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Autovelox  sulle tangenziali di Torino

I controlli, terminate le ultime verifiche sulle apparecchiature e dispositivi, saranno avviati dalla terza settimana del mese di febbraio 2020 anche per garantire agli utilizzatori delle tangenziali di Torino la conoscenza dell’esatta dislocazione delle postazioni

Nell’ambito delle iniziative volte al contrasto dell’incidentalità e al miglioramento della sicurezza della rete viaria delle Tangenziali di Torino, la Polizia Stradale di concerto con la Concessionaria ATIVA S.P.A., dopo attente valutazioni sui tratti autostradali più interessati da errati comportamenti dell’utenza in transito, ha provveduto all’installazione di due box per la collocazione di apparecchiature Autovelox 105 SE, misuratori di velocità di ultima generazione.

I box visibili e ampiamente segnalati con i previsti cartelli stradali indicati dalla norma che regolamenta la materia sono al momento due e sono stati collocati: uno prima dell’uscita per “Stupinigi”, percorrendo la Tangenziale Sud diretti verso “Piacenza – Savona” e uno nei pressi dello svincolo per “C.so Regina Margherita” della Tangenziale Nord, con direzione “Aosta – Milano”; entrambi i tratti di strada indicati hanno un limite di velocità di 130 km/h.

 

L’avvio di tale strategia, primariamente adottata a scopo preventivo, si colloca all’interno di altre iniziative il cui scopo si prefigge il contrasto dei comportamenti più rischiosi adottati dai conducenti durante la guida e secondo le direttive impartite dal Ministro dell’Interno nell’anno 2017, la cosiddetta Direttiva Minniti.

L’”Eccesso di velocità”, come purtroppo constatato nei rilievi degli incidenti stradali, incide notevolmente sull’esito di questi, in particolare sulle lesioni alle persone coinvolte.

I controlli, terminati le ultime verifiche sulle apparecchiature e dispositivi, saranno avviati dalla terza settimana del mese di febbraio 2020 anche per garantire agli utilizzatori delle tangenziali di Torino la conoscenza dell’esatta dislocazione delle postazioni.

I servizi saranno svolti a cura del personale della Sottosezione Polizia Stradale di Torino, Reparto che quotidianamente espleta la sua attività di vigilanza e soccorso sulla rete autostradale delle Tangenziali di Torino e il calendario relativo ai giorni in cui saranno attivi i controlli sarà consultabile sul sito: https://www.poliziadistato.it/articolo/175

Pranzo di solidarietà all’Imbarco Perosino

Al grido di : “ Rilanciamo il Valentino. Difendiamo (…anche ) il Perosino ! “ è stato organizzato domenica scorsa un grande pranzo di solidarietà presso lo stesso Imbarco di Viale Virgilio 53 con l’augurio e la speranza che questo bel locale storico non subisca la stessa sorte di altri locali del parco chiusi e abbandonati da qualche tempo

Un modo per dire NO al progressivo degrado e desertificazione del Valentino. Recentemente infatti si andava ventilando l’ipotesi di uno sfratto del Perosino, ma in seguito a un incontro tra i gestori e Antonino Iaria, Assessore all’ Urbanistica della Città di Torino , tale pericolo sembra si stia allontanando.

Ed è stato proprio lo stesso Iaria in Sala Rossa a confermare come la Città “ ha tutto l’interesse a valorizzare i luoghi storici che rappresentano una risorsa del Valentino “. Si va quindi verso una soluzione consensuale . Nel 2000 il Demanio ha ceduto al Comune tutti i terreni sulle sponde del fiume, ma Anna De Coster, figlia di Graziella Perosino, la titolare dell’Imbarco, ricorda che “ questa struttura l’aveva comprata mio nonno nel 1936”. Da qui avevano avuto inizio i contrasti, che ci si augura possano venire appianati grazie all’estrema disponibilità dell’Assessore Iaria, che si è anche dichiarato favorevole alla costituzione di un comitato di gestione del Valentino.


La festa di solidarietà del 2 febbraio ha richiamato moltissime persone, tra cui giornalisti, artisti, politici. Ad allietare la giornata si sono esibiti alcuni musicisti, come il cantautore Flavio Bonifacio e il famoso Walter Matacena, che ha deliziato i presenti con il suo violino. In bocca al lupo al Perosino, dunque, così come alle altre realtà esistenti nel parco !

Mauro Reverberi

Coronavirus, a Caselle i controlli della temperatura sui voli internazionali

Sono stati attivati oggi nell’ambito delle misure di prevenzione del  Coronavirus, i controlli sanitari su tutti i voli internazionali in arrivo presso l’Aeroporto Sandro Pertini di Torino

 

Tutti i passeggeri e gli equipaggi in arrivo dall’estero verranno  sottoposti al controllo della temperatura corporea, che avverrà dopo lo sbarco, all’interno del Terminal. Se ne occupa il personale della Sanità Aerea e  del Sistema di Emergenza 118 con l’impiego di termometri a infrarossi a  rilevazione frontale.

 

Le farmacie torinesi in campo

Si attivano anche le farmacie, attraverso una locandina con  le indicazioni utili per una corretta informazione sul coronavirus. L’iniziativa è delle oltre  700 farmacie di Torino e Città metropolitana per consigliare i cittadini ad adottare  adeguati comportamenti igienico-sanitari per  prevenire la diffusione del virus.

A fine mese torna Expocasa: all’Oval 20 mila metri di idee

Torna a Torino, all’Oval Lingotto dal 29 febbraio all’8 marzo 2020, il più importante appuntamento del nord ovest d’Italia per tutto ciò che riguarda l’arredamento e le idee per l’abitare, Expocasa, giunta all’edizione numero 57.

9 giorni di evento, 20 mila mq di superficie espositiva, oltre 400 espositori: organizzata da GL events Italia, Expocasa è una vetrina di eccellenza che offre al grande pubblico una panoramica completa sulle novità e tendenze nel settore arredamento e sulle soluzioni migliori per dare nuova vita agli spazi domestici ed esterni.

 

A conferma che l’arredamento è uno dei segmenti del lifestyle più amati dal pubblico, Expocasa dedica grande spazio al meglio dell’interior design, alle ultime tendenze in fatto di disposizione degli spazi e della scelta dei colori, ma anche all’innovazione nel settore domotica con i comandi intelligenti che sono centrali nel rendere la casa uno spazio costruito su misura per sé e per le proprie esigenze. Non è un caso che sia cresciuta la scelta di “macchine intelligenti”, strumenti che hanno permesso una gestione smart e al tempo stesso divertente dello spazio casalingo, un luogo-rifugio in cui oggi convivono praticità e tecnologia, senza tralasciare però l’attenzione agli aspetti della convivialità e benessere che rendono la casa accogliente per chi la abita.

 

Da una parte Expocasa propone un percorso suddiviso per aree tematiche, con i migliori marchi del settore, da Arredo3 a Zecchinon Cucine, da Le Fablier a Caccaro: in mostra le novità per la zona cucina, passando attraverso gli spazi del benessere e l’area giorno, per arrivare alla zona notte e alle camerette per bambini e ragazzi, sempre più orientate ad essere funzionali in vista della loro crescita. Un percorso dinamico strutturato in modo da consentire al pubblico di trovare la soluzione più adatta alle proprie esigenze e al proprio stile abitativo, da quello classico e tradizionale a quello più contemporaneo e all’avanguardia.

 

Expocasa si conferma come punto di riferimento del nord ovest d’Italia per le idee per l’abitare proponendo un ricco calendario di appuntamenti aperti a tutti: tornano infatti la Cucina di Expocasa, animata da showcooking e incontri con chef ed esperti del settore food, ma anche i workshop e laboratori con gli interior design ed esperti del settore a disposizione, gratuita, del pubblico per fornire suggerimenti e indicazioni, anche legislative, per rinnovare e rendere ancora più su misura la propria casa. E quindi: come si può utilizzare anche in casa il colore dell’anno, il classic blu Pantone, in maniera elegante? O ancora, come applicare negli appartamenti i principi dell’armocromia per raggiungere un risultato di equilibrio e di benessere cromatico? E come rendere una abitazione ancora più green? Queste solo alcune delle risposte che si potranno avere visitando Expocasa, dal 29 febbraio all’8 marzo 2020, all’Oval Lingotto di Torino.

I conti della Regione tra progetti da realizzare e criticità

Il timone del governo della Regione è ben saldo e raggiungeremo i risultati che ci siamo prefissi, ma dovremo affrontare con serietà una difficile e molto complessa situazione dei conti, ereditata dal passato.

Abbiamo adottato ogni correttivo possibile, però ci vuole responsabilità da parte di tutti, maggioranza e opposizione”: è uno dei passaggi salienti della conferenza stampa che il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha voluto convocare martedì in vista del dibattito sul bilancio di previsione 2020, poi avviato il 5 febbraio in Commissione. Accanto a lui gli assessori al Bilancio, Andrea Tronzano, e alla Sanità, Luigi Icardi, e i capigruppo di maggioranza.

“Un problema – ha chiarito Cirio – arriva dai vecchi debiti, la cui rata dal 2020 sale a 500 milioni l’anno. L’altro è la storica criticità della spesa sanitaria, che dopo l’uscita dal piano di rientro è tornata a sforare. Finora la spesa in più è stata coperta con fondi una tantum, ma questi sono esauriti e d’ora in poi non si potrà più farlo”.

Il presidente ha comunque evidenziato che “ci facciamo carico della situazione senza compromettere i servizi e la crescita. In marzo presenteremo il nuovo Piano della Competitività, che comprenderà investimenti per 500 milioni di euro e sarà la nostra azione di sostegno all’economia e all’occupazione. Inoltre, sarà rifinanziata con 15 milioni la legge che eroga risorse ai Comuni, sarà esentato per tre anni dal pagamento del bollo auto chi acquista una nuova vettura rottamandone una inquinante, sarà scontata l’Irap alle imprese, saranno inserite risorse per i territori montani, le Province, la protezione civile, l’edilizia scolastica. Entro marzo verrà presentata anche una nuova legge sull’idroelettrico, che punta alla realizzazione di nuovi invasi e far entrare nelle casse della Regione le risorse relative alle concessioni. Cercheremo di liberare fondi effettuando risparmi e far pagare all’Unione Europea ciò che fino ad oggi non ha pagato, come i 20 milioni per le borse di studio e i 25 della quota infrastrutturale del trasporto pubblico locale. Inoltre, metteremo la massima attenzione per recuperare l’evasione del pagamento del bollo auto”.

L’assessore Icardi ha voluto chiarire che sul fronte della sanità “la situazione è drammatica. e ci vede già con un piede nel prossimo piano di rientro, che però cercheremo di evitare. Ma è necessario rivedere completamente il sistema, perché se non lo faremo noi sarà Roma a farlo in nostra vece. Abbiamo raschiato il fondo del barile, non c’è più nulla di risorse straordinarie una tantum da usare a copertura delle perdite. Per finanziare il settore dovremo spendere solo le risorse trasferite dal fondo sanitario regionale, che nel 2019 abbiamo sforato per 407 milioni” e nel 2020 saranno di 8,5 miliardi. Stiamo raccogliendo i dati azienda per azienda e li diffonderemo al più presto, insieme alle misure che ogni azienda sarà chiamata a mettere in campo per stare nel budget assegnato. Dal fondo nazionale avremo 80 milioni in più rispetto al passato, ma non ci sarà altro a cui attingere”.

Il quadro debitorio

Come ha illustrato l’assessore Tronzano, oggi la Regione ha spalle un debito complessivo rispetto ai mutui o alcune operazioni realizzate negli anni di 9,3 miliardi di euro (al netto dei conti della sanità):

– 4,2 miliardi collegati all’utilizzo del Decreto Legge 35 del 2013, che ha consentito alle Regioni di chiedere allo Stato l’anticipo di risorse e liquidità

– 3,1 miliardi di mutui vari contratti dalla Regione

– 1,8 miliardi per l’acquisto dei derivati risalenti alla Giunta Bresso e all’allora assessore Peveraro

– 203 milioni di prestiti obbligazionari

Tutto ciò si traduce in una “maxi rata” che la Regione deve restituire ogni anno al sistema bancario e allo Stato, che per il 2020 sarà di 497 milioni di euro, 54 in più rispetto al 2019, mentre nel 2021 la cifra salirà a 557 milioni (113 milioni in più rispetto al 2019).

Questo perché la Giunta precedente aveva rinegoziato i mutui pendenti, scegliendo di spalmare il beneficio generato da questa ricontrattazione sul biennio 2018-2019 (in particolare sul 2019). A questo si aggiunge anche il carico dei derivati.

Dal 2020, quindi, la rata comincerà a incrementare nuovamente e andrà coperta con le risorse del bilancio che, anche a parità di voci rispetto a quello del 2019, avrà 50 milioni in più di obblighi da coprire e di conseguenza 50 milioni in meno per altre attività.

I conti della sanità

La sanità ha un bilancio autonomo, ma che ovviamente si riflette sullo stato di salute generale delle casse della Regione.

A marzo 2017 è terminato il piano di rientro, che ha risanato i conti del sistema sanitario. Dallo stesso 2017 le aziende sanitarie hanno ricominciato ad avere forte difficoltà di sostenibilità dei propri costi ricorrendo alle sole fonti ordinarie di finanziamento, cioè il Fondo sanitario regionale e le cosiddette entrate proprie (ad esempio il ticket). Secondo questa analisi, l’incapacità di copertura delle spese è stata di 107,5 milioni nel 2017, di 302 milioni nel 2018 e 407 milioni nel 2019.

I conti sono stati chiusi in pareggio perché sono state utilizzate tutte le risorse risparmiate negli anni e nelle disponibilità delle Asl e della Regione.

In particolare: nel 2017 i 107,5 milioni sono stati coperti con fondi extra del Fondo sanitario nazionale nella disponibilità delle Asl (insomma, i loro risparmi); nel 2018 i 302 milioni di disavanzo sono stati coperti con 141 milioni di risparmi delle Asl dei fondi extra FSN, 80 milioni di fondi della Gestione sanitaria accentrata destinati alle Asl e solitamente usati per investimenti (ad esempio in innovazione tecnologica), 81 milioni sono stati recuperati con fondi extra rispetto al Fondo sanitario nazionale ordinario (una tantum come ad esempio i ritorni delle risorse dovute alle Regioni dalle case farmaceutiche a seguito della contrattazione tra il Ministero e l’Agenzia del farmaco); nel 2019 per coprire i 407 milioni di disavanzo, oltre a tutte queste risorse già utilizzate per la copertura dei due anni precedenti, si è usato il fondo di tutti i residui attivi/passivi, comprese le risorse incassate negli ultimi dieci anni attraverso le sanzioni dello Spresal per violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro (circa 20 milioni).

 

RAVETTI E GALLO (PD) SUI CONTI DELLA SANITA’: “DA ICARDI I SOLITI NUMERI MA NESSUNA SOLUZIONE”

“I numeri li aveva già dati a luglio. Poi era tornato a darli a settembre-ottobre. Quindi li ha ripetuti, con toni alquanto allarmistici, anche  in conferenza stampa. Ma quello che l’assessore Icardi in questi sette mesi continua a non dire, è che cosa intende fare, quali politiche pensa di adottare senza incidere sui servizi e sui cittadini. Quello che è emerso con chiarezza oggi, è che nei conti della sanità regionale non c’è alcun disavanzo da coprire. La Giunta di centrosinistra non ha lasciato in eredità debiti, ma c’è stata, a partire dal 2017, una maggiore spesa coperta grazie ad entrate straordinarie. Una maggiore spesa che è stata determinata non da sprechi o inefficienze ma da due fattori fondamentali. Il primo è che, usciti dal piano di rientro, è stato possibile tornare ad assumere personale medico e sanitario, dopo che per anni il blocco del turn over aveva fatto esplodere la mobilità passiva. Il secondo fattore è dato dall’incremento della spesa farmaceutica legata ai farmaci innovativi, in particolare antitumorali ed epatite C. Noi siamo orgogliosi di aver consentito alla sanità piemontese di tornare ad assumere e di aver garantito a tutti i piemontesi cure per malattie gravi. L’assessore Icardi, preoccupato per la perdita lorda di 278 milioni di euro nel 2019, ha voluto avvisare tutti del fatto che il Piemonte ha già un piede nel futuro piano di rientro. Sulla cura, su come affrontare la situazione, sulle politiche da adottare, solo silenzio e un rinvio a future conferenze stampa e future slides. Dove magari spiegherà anche come pensa di pagare il maggiore contributo da parte della sanità privata. Speriamo solo che tanto allarmismo non sia propedeutico a infauste scelte, come un nuovo blocco delle assunzioni. Questo sì che sarebbe un salto nel passato che pagherebbero duramente tutti i piemontesi”

La settimana dell’armonia interreligiosa

Riceviamo e pubblichiamo

E’ in corso la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa fissata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la prima settimana di febbraio di ogni anno.

UNA DELEGAZIONE DELLA CHIESA DI SCIENTOLOGY DI TORINO A MILANO PER UN INCONTRO INTERCONFESSIONALE
La Chiesa di Scientology di Torino la celebra ricordando uno scritto del fondatore L. Ron Hubbard che dedicò tutta la sua vita (1911-1986) allo studio delle religioni all’importanza del loro ruolo nella società. Nel 1973, condusse una ricerca a New York scoprì una società drammaticamente peggiore rispetto a quella degli anni precedenti. Da tale ricerca riconobbe, prevedendola, la direzione presa dall’attuale cultura: flagrante immoralità, violenza per il compiacimento personale, politica tramite terrorismo. “Il punto più critico in cui una cultura può essere attaccata – scrisse – è probabilmente la sua esperienza religiosa. Quando si possono distruggere minare le istituzioni religiose, allora l’intera struttura della società può essere rapidamente demolita condotta alla rovina. La religione è il primo senso di comunità. Il tuo senso di comunità si forma grazie all’esperienza reciproca con gli altri.” In adesione a queste parole e all’intento della Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa, Giovedì febbraio una delegazione della Chiesa di Scientology di Torino si recherà Milano per un incontro pomeridiano con rappresentanti di altre religioni e laici per sottolineare l’importanza cruciale del dialogo e cooperazione interconfessionale.

Lunedì il giorno di febbraio più caldo in 62 anni

Lunedì 3  è stato il giorno di febbraio più caldo degli ultimi 62 anni in Piemonte

Lo afferma  Arpa -Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Un record che  riguarda non solo le massime, 27.3 gradi a Cumiana (Torino), 27 nel centro città, ma persino le medie delle temperature in pianura, che hanno registrato 22.3 gradi per le massime, 12.9 le medie, 5 le minime. In un quarto delle stazioni meteo Arpa è stato ottenuto il nuovo record di temperatura massima per  febbraio.

Enzo Ghigo in visita al negozio Biraghi

Il Presidente del Museo Nazionale del Cinema consolida la collaborazione con l’azienda cuneese

 

Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino, ha visitato nei giorni scorsi il negozio Biraghi di piazza San Carlo a Torino.

Accompagnato da Claudio Testa, Direttore Marketing e Strategie Commerciali di Biraghi, che ha illustrato il progetto di ristrutturazione del negozio curato in collaborazione con la Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, Ghigo ha avuto modo di vedere ambientati i due zootropi moderni – dispositivi ottici per visualizzare immagini e disegni in movimento – creati artigianalmente e commissionati da Biraghi traendo ispirazione da un antico zootropio presente negli archivi del Museo Nazionale del Cinema.

 

Uno di questi, posizionato in vetrina, racconta attraverso la rapida successione di immagini la produzione dei Biraghini. Una collaborazione che l’azienda di Cavallermaggiore ha voluto fortemente per avviare un dialogo con le realtà museali torinesi ed entrare in contatto con il grande pubblico. Il negozio, inaugurato lo scorso ottobre, sorge nei locali ex F.lli Paissa e raccoglie in un unico luogo le eccellenze enogastronomiche di tutto il Piemonte, vicine per filosofia e vocazione al progetto.

 

Ghigo si è poi confrontato con Bruno Biraghi, alla guida dell’azienda con la sorella Anna, e con l’occasione ha espresso il desiderio di rinnovare in futuro la collaborazione con Biraghi: «Ho sempre seguito l’azienda, da quando ero in Regione fino a oggi – sostiene Ghigo -. In questa nuova veste di Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino ho avuto la possibilità e l’onore di visitare il negozio di piazza San Carlo dove sono esposti i due zootropi, che denotano l’attenzione e l’interesse dell’azienda verso la nostra realtà museale. Spero che questo primo passo sia di auspicio per ulteriori collaborazioni con questa azienda che senza dubbio è un fiore all’occhiello per la nostra Regione».

In difesa della libera ricerca storica alla vigilia del giorno del Ricordo

La caccia alle streghe, di qualsiasi colore, è  sempre incompatibile con la democrazia liberale

Di Pier Franco Quaglieni 
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Ascoltando Antonio  Scurati  che in modo serio ed accigliato stabilisce un confronto tra Mussolini e Salvini, si rimane stupiti degli elementi di somiglianza politica  tra i due  che lo scrittore – che non è uno storico – riesce a trovare
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In effetti ambedue si possono considerare a loro modo dei populisti, ma il confronto, ammesso che si possa fare, va a tutto vantaggio di Mussolini che fu un vero politico. Salvini rivela il fiato corto sia  tattico che strategico. I pieni poteri uno li chiese in Parlamento da presidente del Consiglio, l’altro bevendo un mohito a Milano Marittima. Questi confronti, se vengono considerati storicamente e  non sotto un profilo meramente politicante, finiscono di avvantaggiare Mussolini che seppe realmente perseguire un fine  politico e personale molto preciso che sfociò nella dittatura. Rappresentano quasi un’apologia del Duce di cui Scurati non si rende conto.
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Creare allarmismo perché Salvini sarebbe un potenziale dittatore è totalmente sbagliato. Salvini, sia pure con l’aiuto di qualche Sardina, si è dimostrato un avversario che è  possibile battere anche per le sue ingenuità che appaiono, a volte, forme di intollerabile  arroganza. La fobia del fascismo e’ incompatibile con una seria ricerca storica. Dai tempi di  Renzo De Felice in poi – al di là delle scomuniche di Nicola Tranfaglia – le vulgate non sono vera  storia, ma interpretazione politica della storia, se non  addirittura uso politico della medesima.
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Forse stiamo smarrendo per strada  questi ragionamenti a cui si era giunti faticosamente. Prima i governi Berlusconi con lo sdoganamento dei neo fascisti e adesso Salvini  hanno messo indietro l’orologio della ricerca storica. Uno storico come  Gian Enrico Rusconi, ad esempio, non ha  più spazio neppure sui giornali. E’ un segno allarmante del conformismo che si sta delineando all’orizzonte. In passato Claudio Pavone, pur sollevando polemiche, poté scrivere di  Resistenza come guerra civile. Forse oggi questi discorsi non si potrebbero più  fare. Eppure stiamo parlando di temi legati alla prima metà del secolo scorso e quindi ampiamente storicizzabili  ed anche già  storicizzati.
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Le cose che si potevano scrivere liberamente in passato, oggi non è più possibile  scriverle perché si rischia la scomunica, se non il linciaggio mediatico. I libri di Giampaolo Pansa vennero astiosamente criticati perché considerati non storici da campioni dell’antifascismo gramsciano come Angelo d’Orsi che si accanì  con poverissime argomentazioni contro lo scrittore  che si limitava a fornire dei dati incontrovertibili sulla guerra civile e sul dopo, senza pretendere di fare lo storico . Invece di confutare Pansa si fece di Pansa  un fantoccio polemico contro cui accanirsi.
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Oggi lo storico  dell’arte Tomaso Montanari  può permettersi di dileggiare Pansa a cadavere caldo senza una effettiva presa di distanza, se non da parte del critico televisivo del “Corriere della Sera”Aldo Grasso a cui va reso merito per il suo articolo di condanna per un atto orrendo, oltre che ingiustificato, compiuto da Montanari, eroe di un antifascismo gladiatorio e vistosamente illiberale. Nessun altro si è dissociato dal volgare oltraggio al cadavere di Pansa, idealmente esposto al ludibrio in una sorta di un nuovo piazzale Loreto mediatico.
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Se si parte dall’idea che il fascismo è un reato, si cade obbligatoriamente sul  piano giudiziario, impedendo la libera  ricerca.  La ricerca storica non ha mai fine, mi diceva Franco Venturi, il grande storico che fu anche un fermissimo antifascista, ma che si oppose alla contestazione studentesca che voleva riallacciarsi alla Resistenza per giustificare il ricorso  alla violenza. E quindi non ci si può scandalizzare della revisione storica che è il sale della ricerca storiografica. La storia, in ogni caso, va discussa nelle aule universitarie, non in quelle giudiziarie. La caccia alle streghe, di qualsiasi colore, è  sempre incompatibile con la democrazia liberale.  Forse può essere compatibile con le pseudo- democrazie illiberali dei paesi dell’ Est che hanno convissuto con la dittatura comunista e sono poco avvezze alla libertà.
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Lo abbiamo scritto tante volte e lo ripetiamo anche oggi: le idee vanno confutate con  valide argomentazioni, non vanno vietate soprattutto quando le valide argomentazioni non mancano. Altrimenti si cade in un regime  che in nome della salvaguardia della  libertà impedisce  paradossalmente la libera espressione delle idee. Le democrazie assistite o protette che tanto piacevano, ad esempio, a Scelba e a Sogno, improntate a certi furori ideologici del secondo Dopoguerra,   non erano vere democrazie. Questo dato storico va riconosciuto, sia che si parlasse di comunisti che di fascisti.
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Se a distanza di decenni ci ritroviamo costantemente a parlare di fascismo e di antifascismo, non è un buon segno. Alla vigilia del Giorno del ricordo del 10 febbraio sento una brutta aria che tira. Con la scusa del contestualizzare e del voler  capire c’è quasi  un tentativo in atto, se non di  riabilitare, almeno di  giustificare, gli  infoibatori che avrebbero agito così, reagendo alla dominazione fascista. La storia non è mai giustiziera, ma non può neppure essere sempre giustificatrice. La storia delle foibe non è questa  e nessuno ha  il diritto di tentare di giustificare dei criminali, fermo restando che va condannato, senza distinguo,  il regime fascista per le sue violenze nei territori dell’Adriatico orientale.
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Meno che mai ha senso confrontare i profughi Giuliano-Dalmati  con quelli della Prussia Orientale  dopo la fine della II Guerra Mondiale. Sono storie diverse che non possono essere confrontate  e il tentativo di paragonarle e’ storicamente fuorviante ed è volto a ridimensionare il dramma dell’Esodo in Italia dopo  le violenze  e la pulizia etnica di Tito.
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Speravamo che il Giorno del Ricordo fosse un punto fermo ed invece temiamo che non sia più così. Occorre di nuovo che Gianni Oliva ripubblichi i suoi libri per far capire una realtà che solo Rifondazione comunista si rifiutava di riconoscere. Io vorrei rivendicare il valore  più che mai attuale dell’antifascismo liberale di  Benedetto Croce che nel 1949, rivolgendosi ai giovani dell’ istituto per gli studi storici di Napoli disse che, essendo stato lui un fiero  antifascista, non avrebbe mai potuto scrivere una storia del fascismo. Uno dei miei maestri, Alessandro Galante Garrone, mi disse la stessa cosa. Si trattava di uomini  di alto livello innanzi tutto morale di cui oggi si è smarrito anche il ricordo .

Premio Odisseo: creatività, innovazione e sostenibilità

Il CDVM valorizza i fattori chiave del successo delle organizzazioni del futuro

Il Premio Odisseo 2020, giunto quest’anno alla sua nona edizione, si propone lo scopo di valorizzare e premiare le realtà territoriali che siano state capaci di distinguersi per la realizzazione di progetti orientati alla creatività, innovazione e sostenibilità. Si tratta, in particolare, di progetti relativi ad attività di marketing innovativo e digitale e di promozione della sostenibilità ambientale.

Il titolo, che definisce meglio gli ambiti, permettendo altresì la flessibilità delle candidature, è “Odisseo 2020. Creatività. Innovazione. Sostenibilità. Fattori chiave del successo delle organizzazioni del futuro”.

“Si possono candidare tutte le aziende – spiega Antonio De Carolis, presidente del CDVM (Club Dirigenti Vendite & Marketing dell’Unione Industriale di Torino), in seno al quale è nato il Premio – enti ed organizzazioni presenti in Piemonte ed in Valle d’Aosta di piccole e medie dimensioni nei loro rispettivi settori”. Le candidature saranno accettate fino al termine ultimo del 10 febbraio prossimo, attraverso la compilazione di una scheda e la fornitura di materiali illustrativi e di comunicazione. Seguirà, sempre in febbraio, la riunione della giuria di primo livello che esaminerà le candidature e creerà la short list di un massimo di dodici nominativi.

La giuria di secondo livello – prosegue il presidente De Carolis – si riunirà invece nel mese di marzo prossimo per la scelta dei sei vincitori. Seguiranno poi la comunicazione agli interessati ed entro aprile avrà luogo la cerimonia di premiazione”.

Il Premio Odisseo è nato da un’idea del Consiglio Direttivo del CDVM che, nel novembre 2004, ha recepito una serie di preziose sollecitazioni pervenute da alcuni consiglieri e da alcuni componenti del Gruppo Giovani. Dopo una bozza preliminare elaborata nel dicembre 2004, nel gennaio immediatamente successivo il gruppo si rafforzò con l’entrata di nuovi componenti che avrebbero dato un ulteriore valido contributo alla creazione e alla prima edizione del Premio Odisseo, tra cui il Past President del CDVM Gianluigi Montresor, che assunse la carica di Presidente del Premio portandolo al livello di notorietà che oggi vanta; al gruppo avrebbero partecipato anche l’allora Presidente Paolo Guazzone ed altri Consiglieri quali Bocchi, Gennaro e Turcati che ancora oggi collaborano all’organizzazione. Seguendo una lunga tradizione, anche l’edizione 2020 del Premio Odisseo si propone di premiare la creatività imprenditoriale con opere d’arte contemporanea, quali espressione diversa ma complementare di un unico talento. Infatti ai vincitori andrà l’omaggio di un’opera d’arte esclusiva, offerta da artisti contemporanei, mentre a tutte le aziende entrate nella short list sarà consegnato un diploma di partecipazione.

Tutte le informazioni e notizie inerenti il Premio sono disponibili sul sito www.premiodisseo.com e sul sito www.cdvm.it.

Ulteriore riferimento è la Segreteria del CDVM e del Premio Odisseo presso l’Unione Industriale, Via Fanti 17, 10128 Torino. Tel 011 5718438, Mail cdvm@ui.torino.it

 

Mara Martellotta