Le code e prenotazioni nei negozi di parrucchiere e barbiere, che si sono create in questa prima fase di riapertura dopo il lockdown di due mesi, mi hanno portato a riflettere
Durante la cosiddetta “quarantena” diverse persone hanno apprezzato il rallentamento dei ritmi quotidiani e lavorativi, accanto alla possibilità di stare con i propri cari; altre, magari, invece, si sono trovate a dover vivere, in uno spazio chiuso ed in un tempo dilatato, relazioni affettive che già presentavano, in precedenza, delle problematiche. Altre persone ancora, magari affettivamente felici, si sono trovate a dover affrontare problemi pratici di gestione dei figli (magari pure piccini), lasciati a casa da scuola o dall’asilo. Davvero ogni soggetto ed ogni nucleo familiare è diventato una piccola imbarcazione, da traghettare in acque non calme. La riapertura è stata essenzialmente rivolta al settore commerciale, escludendo, ovviamente, ancora per precauzione i settori ludici e dell’intrattenimento (quali teatri e cinema). In fondo ha messo a nudo, al di là della giusta necessità di far girare il motore dell’ economia, un po’ le tendenze della società contemporanea. Ogni adattamento ad una situazione nuova, hanno ben spiegato gli psicologi, necessita sempre di un periodo di tempo più o meno lungo. Anche nel caso dell’adattamento al periodo di lockdown, questo ha finito con il produrre, in molte persone, affaticamento, calo dell’attenzione e, in alcuni casi, anche stati quali ansia e stress. Se così è, anche il ritorno alla normalità (al di là dell’importanza della cautela e prevenzione sanitaria) avverrà, secondo me, per gradi e a piccoli passi. Ma non potrà passare soltanto attraverso segnali esteriori (pur considerando la cura della persona essenziale, anche in tempi di lockdown). Se non verrà ad includere anche processi di solidarietà e condivisione con il prossimo, sono convinta allora che questa epidemia da Covid 19 ci avrà insegnato ben poco.
Mara Martellotta
In collaborazione con: http://www.pannunziomagazine.it/
Messo a punto da un team composto da Paolo Biancone (nella foto), Andrea Martra, Piercarlo Rossi e Silvana Secinaro, docenti del Dipartimento di management, e Alberto Sasso, professionista specializzato in architettura sostenibile e rigenerazione del territorio, Covidless A&T è un servizio di sostegno operativo all’economia turistica e culturale del territorio e degli Entri locali per il rilancio del territorio. Covidless A&T, nel rispetto delle norme e dei protocolli di distanziamento sociale relativi all’operatività dei singoli esercizi, si concentra sui i bisogni dei fruitori e dei turisti che si aspettano di trovare contenuti di intrattenimento e di fornitura adeguati. La valutazione di rating è totalmente indipendente dallo scenario normativo regionale e nazionale anti Covid-19. L’obiettivo è supportare gli Enti locali nel mantenimento e potenziamento degli standard di accoglienza ricettivo-turistica e culturale. Nella pratica, il modello fornisce un rating di attrattività territoriale, in grado di identificare e potenziare gli aspetti di fruibilità turistico ricettiva e culturale al pari del periodo pre COVID-19. Si parte da una valutazione, guidata da un referente, che fornisce punteggi per i vari aspetti: dall’ospitalità alberghiera agli impianti sportivi, dall’accessibilità agli uffici comunali, fino allo shopping, alla ristorazione e all’intrattenimento. In base al punteggio ottenuto si potranno individuare i punti di forza e le aree di miglioramento sulla base delle quali costruire un percorso, affiancati dal team di esperti, per potenziare gli aspetti necessari. Al termine del percorso i Comuni saranno certificati e riceveranno l’attestazione ed il marchio “Covidless Approach&Trust”. Il modello si basa sullo studio realizzato per la rivalutazione e valorizzazione delle Valli Olimpiche Piemontesi, che ha dimostrato come sia possibile definire delle linee guida declinabili anche su altre realtà. Il primo Comune che ha aderito a Covidless A&T è il Comune di Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, provincia di Verbania. La ricerca ha il patrocinio di Uncem – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.
