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Una notte alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

in Cosa succede in città

Mercoledì 24 luglio 
Gioiello di Filippo Juvarra, residenza dei Savoia e patrimonio dell’UNESCO,
la Palazzina di Caccia di Stupinigi apre agli ospiti di Club Silencio le sue
maestose porte per un evento unico targato Palchi Reali.

Club Silencio è l’associazione culturale il cui obiettivo è valorizzare e promuovere il
patrimonio storico-culturale dei musei e degli edifici storici d’Italia attraverso
l’organizzazione di iniziative serali.

Mercoledì 24 luglio Scopri l’interno della sontuosa Palazzina dalla biblioteca fino al
Salone centrale, saranno inoltre presenti le guide della struttura per fornirti preziose
informazioni e curiosità.
L’aperitivo con cocktail bar verrà servito nel Cortile d’Onore della Palazzina e sarà
accompagnato dalle musiche di Ramon Moro e Altriparty & Hypsidia nell’ambito
di Palchi Reali.

“Claude Monet – The immersive experience”
Durante la serata potrai visitare la mostra “Claude Monet – The immersive
experience”, un viaggio multimediale a 360° gradi nell’arte dell’Impressionismo.

LA COMODITÀ DEL TAVOLO
A disposizione tavoli e area lounge con area food e bar dedicati. Il servizio, che dà
priorità di accesso, è attivo dalle 19:30 alle 21:30 ed è riservabile.

INFO UTILI
Mercoledì 24 luglio 2019, dalle ore 19:30 alle ore 00:00
Piazza Principe Amedeo, 7, 10042 Stupinigi, Nichelino TO

EVENTO
Come accreditarsi all’evento → https://clubsilencio.it
Dalle 19:30 alle 20:45 → Aperitivo + 1° drink: €20
Dalle 21:30 → 1° drink: €12
Visita libera + Claude Monet – The immersive experience

PREMIUM PASS
Cosa comprende e come acquistarlo → https://clubsilencio.it
– ingresso garantito
– ingresso prioritario
– un flute di spumante by Winelivery (codice promo €5: BONTON facendo un ordine
su winelivery.com su un acquisto di €15 o superiore)

Yemen, guerra senza fine

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA E SOCIALE

Focus internazionale  di Filippo Re

Sauditi, emiratini, iraniani, russi e americani, sembra che non ci sia potenza regionale o internazionale che voglia fermare una volta per tutte il conflitto nello Yemen che si trascina da oltre quattro anni.

Una guerra quasi dimenticata che fa comodo a tanti, come ai governi europei che vendono le armi e agli estremisti islamici che approfittano del caos. Uno scontro che nel frattempo continua a falcidiare la popolazione sia per i bombardamenti sia per la fame. Secondo alcune organizzazioni umanitarie sono quasi 100.000 le persone uccise in Yemen nel conflitto che da marzo 2015 oppone i sauditi che guidano una Coalizione internazionale ai ribelli sciiti Houthi armati dall’Iran. “Non dimentichiamo il disastro dello Yemen”: le parole che il vescovo Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (comprendente Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen) più volte pronuncia con la speranza che questa tragedia non venga ignorata perchè, forse, meno importante di altre crisi mediorientali, sembrano cadute nel vuoto. Con il risultato che la situazione nel Paese asiatico resta drammatica per la fame, la povertà, la siccità, la guerra e l’epidemia di colera. Quasi 11 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, oltre l’85% della popolazione vive grazie agli aiuti umanitari mentre tre milioni di yemeniti sono sfollati. Sono milioni le persone che hanno necessità di assistenza sanitaria e sono privi di servisi igienici e di acqua potabile ma la preoccupazione maggiore in queste settimane è per la crisi di colera che ha già ucciso un milione di yemeniti. Si aggrava anche la situazione dei minori.

Nei primi quattro mesi del 2019 oltre 400 ragazzi sono stati uccisi o sono rimasti feriti e più di 3 bambini al giorno perdono la vita o restano mutilati. La Camera dei Deputati ha fermato le bombe italiane che cadono sullo Yemen ma dal cielo continua la pioggia incessante di ordigni devastanti su ospedali, scuole, aeroporti quasi 20.000 sono i raid condotti finora dalla coalizione saudita e migliaia sono i minori vittime di bombe, attacchi kamikaze, congegni esplosivi e mine, armamenti prodotti all’estero e venduti dai governi stranieri alla Coalizione saudita. Tra questi ci sono anche le bombe prodotte in Italia dalla fabbrica Rwm in Sardegna la cui esportazione verso i Paesi che violano i diritti umani è vietata dalle leggi italiane. Ora la Camera ha votato una mozione di maggioranza per sospendere la vendita di armi pesanti come missili e bombe d’aereo a Riad e agli Emirati. Dall’inizio del conflitto almeno 6500 bambini sono rimasti uccisi e feriti durante i bombardamenti. La “svolta” è giunta (resta però da vedere se la mozione sarà realmente applicata) dopo che nei mesi scorsi anche Germania, Danimarca, Finlandia e Gran Bretagna avevano deciso di sospendere le esportazioni di armi pesanti verso l’Arabia Saudita. Londra è il secondo esportatore di armi a Riad dopo gli Stati Uniti con sei miliardi di dollari dal 2015, quando la guerra cominciò, pari al 42% delle vendite totali di armi inglesi. Nello Yemen continua intanto la guerra regionale “per procura” tra Riad e Teheran. Gli insorti sciiti, grazie ai missili ricevuti da Teheran, hanno alzato il tiro e colpiscono gli aeroporti nel sud dell’Arabia Saudita in risposta ai raid sauditi sulle loro città nello Yemen del nord. Nel 2014 gli Houthi presero il controllo della capitale Sana’a costringendo il presidente Mansour Hadi, filo-saudita, alla fuga. A marzo 2015 l’offensiva dei ribelli sciiti verso la città Aden nel sud del Paese dove nel frattempo si era rifugiato Hadi scatena la reazione dei sauditi che formano una Coalizione sunnita di dieci Stati, del Golfo, oltre all’Egitto e al Sudan con l’obiettivo di aiutare l’ex presidente con raid aerei. In quattro anni sono morti oltre 100.000 yemeniti per i combattimenti e altri 120.000 di fame e malattie.

Approfittando della guerra e dell’anarchia centinaia di miliziani di Al Qaeda e dell’Isis hanno occupato porzioni di territorio. I negoziati in Svezia hanno avuto finora poco successo e la fine della guerra è lontana. Gli interessi in gioco sono tanti, da una parte e dall’altra. La monarchia di Riad non può mollare lo Yemen ai filo-iraniani e quindi vuole riprendere completamente il controllo di quel territorio che ha sempre considerato il proprio “giardino di casa” . Lo Yemen è fondamentale per controllare lo stretto di Bab el Mandeb dove transita il petrolio del Golfo diretto in Europa e i sauditi, acerrimi rivali di Teheran, non possono certo lasciarlo nelle mani di un gruppo che obbedisce agli ordini dei pasdaran che tramite gli insorti sciiti aumenterebbero la loro influenza sull’intera regione. Una soluzione potrebbe essere quella di tornare a due Stati distinti, uno al nord e uno al sud, oppure alla formazione di più di due Stati perchè all’interno dello Yemen ci sono varie regioni che hanno mire indipendentiste. Per Paul Hinder la strada giusta potrebbe essere uno Stato confederato, quindi meno centralizzato di come era in passato.

Dal settimanale “La Voce e il Tempo”

Ecco come saranno i nuovi dehors

in prima pagina

A conclusione di un percorso durato qualche mese, il Consiglio comunale ha approvato la deliberazione contenente il testo del nuovo Regolamento comunale: “Disciplina dell’allestimento di spazi e strutture all’aperto su suolo pubblico, o privato ad uso pubblico, attrezzati per il consumo di alimenti e bevande annessi a locali di pubblico esercizio di somministrazione”.

La novità sostanziale del nuovo regolamento è l’individuazione di due tipologie di manufatti: i “dehors” e i “padiglioni”, le cui relative specifiche costruttive sono raccolte in uno strumento normativo organico allegato alla deliberazione, le Norme tecniche, che descrivono prescrizioni e indicazioni tecniche oltre a disciplinare le specifiche progettuali in un’ottica complessiva finalizzata a garantire la riqualificazione formale e funzionale dell’ambiente cittadino.

Nel Regolamento, i “dehors” vengono definiti come l’allestimento di spazi all’aperto attrezzati per il consumo di alimenti e bevande, annessi ad un locale pubblico, mediante un insieme di elementi posti in modo funzionale ed armonico al suolo pubblico, senza delimitazioni, anche su pedana. I “padiglioni”, invece, strutture che costituiscono un ambiente chiuso, delimitato completamente o in parte.

Le indicazioni progettuali sono contenute nelle Norme tecniche e sono il risultato del lavoro di integrazione, in un unico testo coordinato, dei contributi forniti dai diversi servizi della Città e da enti esterni, recepiti i pareri di ASL e Regione Piemonte. Vi sono elencati i criteri di progettazione e di inserimento nel contesto ambientale, storico, viabile, in attuazione delle normative di sicurezza, di edilizia e igienico-sanitarie.

Nello specifico, i ”dehors” potranno essere realizzati su tutto il territorio cittadino, nel rispetto dei parametri stabiliti dalle Norme tecniche e dalle regole di inserimento nello spazio circostante dettate dal contesto storico e paesaggistico, dalle normative e dai regolamenti vigenti, mentre i “padiglioni” potranno essere realizzati sul territorio cittadino ad esclusione delle aree e dei fronti definiti all’interno delle Norme tecniche ad esclusione della Zona Urbana Centrale Storica (ZUCS), dove saranno consentiti solo su parere favorevole della competente Soprintendenza e limitatamente ad alcuni ambiti puntualmente individuati.

Torino a luglio è Liberty: la Fontana dei Mesi è spensierata

in CULTURA E SPETTACOLI

Lo stile Liberty anche detto stile Floreale appartiene alla città di Torino da più di un secolo

A chi piace bighellonare spensieratamente dico che può darsi egli incappi nello stile Liberty da un momento all’altro, come si incontra una pianta, magari un bel vaso di fiori, in un giardino all’inglese oppure come in mare si incrocia inaspettatamente la bianca cresta di un’onda. I palazzi realizzati con quello stile si trovano in diversi frangenti della città; essi sono opportunamente segnalati da cartelli informativi che ricordano alcune informazioni come, ad esempio la data di costruzione, l’architetto, il nome stesso del palazzo. La seconda uscita della rubrica sulla Fontana dei Dodici Mesi di Torino è dedicata prima di tutto allo stile Liberty, poi ai lettori che abitano a Torino tanto quanto agli aspiranti vacanzieri, visitatori della città e naturalmente alla statua del mese di luglio che anche in questo caso è una figura femminile in movimento.


In breve la Fontana dei Mesi è una fontana di forma più rotonda che ovale, costruita su di un tratto in pendenza del terreno e è formata da cascate e da spruzzi; oltre ai giochi d’acqua la Fontana è costituita dalle statue a cui sono dedicate le uscite di questa rubrica, da altre statue raffiguranti imponenti nettuno. Parte integrante della fontana è la sorta di laghetto all’interno delle due braccia lungo le quali si trovano simmetricamente le statue.


Inaugurata nel 1898 in occasione della grande esposizione in pieno periodo Liberty la Fontana è uno dei luoghi più amati dai torinesi che frequentano il bellissimo parco del Valentino, specialmente dopo la riapertura avvenuta a seguito del lungo restauro. Come abbiamo visto in precedenza, tutte le dodici statue hanno caratteristiche peculiari e con questa rubrica proviamo ad associare delle correnti artistiche alle statue, con il duplice eventuale buon risultato di ricordare l’aspetto della statua e di fare una passeggiata al parco. La statua del mese di giugno che abbiamo visto in precedenza tiene in grembo un involto e incede, con la gamba destra avanzata. Luglio ha le braccia levate e tiene sul capo un lembo della veste che si gonfia leggera al vento estivo e la leggerezza ricercata fino all’estremo è uno dei tratti più caratteristici del Liberty. La donna è colta in un momento di pausa dal cammino.

La sua fisicità, così come il volto, è caratterizzata da grande gioia e da altrettanta spensieratezza del vivere. Ricorda prepotentemente un tratto della femminilità che tutti ci auguriamo non vada mai perduto nonostante gli orribili femminicidi che tragicamente accadono così spesso che è quello di riuscire a gettare il passato dietro alle spalle insieme al suo correlato di portare il presente alla realtà.

In chiusura penso: chissà se qualche lettore della rivista iltorinese.it, durante la prossima eclissi totale di Luna -uno degli eventi astronomici che la scorsa settimana ha tenuto tutta Italia col naso all’insù- ricorderà la statua del mese di Luglio, per il fatto che Luglio alla Fontana dei Mesi ferma un attimo eterno oppure per quella mezzaluna che forma il velo. In attesa di Ferragosto, nessuna anticipazione per la prossima uscita, ma restate connessi! Si parlerà ancora della Fontana dei Mesi e naturalmente di arte.

Elettra-ellie-Nicodemi

 

Speranze per la lotta contro i tumori?

in Cosa succede in città

Lotta ai tumori, in Piemonte ci si prepara alle terapie innovative CAR-T nel sistema Sanitario Piemontese. Forse ci sono speranze per trovare un rimedio al male del secolo?. I tumori, devastanti per il soggetto ammalato di tumore, lo sono altrettanto per chi ne è indirettamente coinvolto, familiari e persone che non si danno pace per questa sventura che si abbatte sui propri cari.

Per dirla con la indimenticabile Oriana Fallaci, morta per questo male, il tumore  è un nemico con cui si combatte per fasi alterne, quando pensi di averlo vinto, ricompare più forte di prima, fino alla fine.

La bella notizia è che finalmente c’è qualcosa di nuovo con cui contrattaccarlo. Vale a dire, attraverso la bioingegnerizzazionedelle cellule dei pazienti,  si restituisce al sistema immunitario la sua naturale capacità di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali.

Di tutto questo si è parlato a Torino dove si è svolta la settima tappa della Road Map CAR-T, un tavolo di confronto organizzato da Motore Sanità per favorire l’introduzione di questa terapia nel SSR piemontese. Sulle CAR-T in Italia, sul lavoro che dovranno svolgere, in tandem istituzioni e ospedali, per introdurre queste terapie in Piemonte è intervenuto Mario Boccadoro, Direttore SC Ematologia Universitaria, AOU Città della Scienza e della Salute Torino.

La terapia con Chimeric Antigen Receptor T-Cells (CAR-T) si sta imponendo come l’ultima frontiera dell’immunoterapia e in particolare delle terapie cellulari. Uno degli approcci più sofisticati all’immunoterapia è la terapia con cellule T, che esprimono la molecola cosiddetta CAR (Chimeric AntigenReceptor).

Mentre la lettera T rappresenta le cellule, o linfociti, T. Queste cellule sono le più potenti cellule killer a disposizione del sistema immunitario.

 

“Ogni anno in Italia – dichiara Franca Fagioli, Direttore SC Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti, Presidio Ospedaliero Infantile Regina Margherita – vengono diagnosticati approssimativamente 500 casi di leucemia linfoblastica acuta nella popolazione pediatrica e degli adolescenti. L’immunoterapia basata sull’impiego delle CAR-T cells rappresenta una strategia terapeutica complessa la cui corretta gestione richiede la presenza di requisiti strutturali ed organizzativi adeguati, la presenza di un sistema di gestione della qualità del processo, un elevato grado di interazione fra le singole figure coinvolte e soprattutto un’adeguata expertise del team.

 

L’utilizzo delle Car-T richiederà un nuovo approccio anche dal punto di vista della governance sanitaria, come sottolineato da Franco Ripa, Responsabile Programmazione dei Servizi Sanitari e Socio-Sanitari, Regione Piemonte.

Un ruolo fondamentale per la somministrazione delle terapie a base di cellule Car-T potrebbe essere svolto dalla Città della Scienza e della Salute di Torino, che già in sé racchiude competenze e apparecchiature per affrontare tutti gli aspetti legati all’utilizzo di questo farmaco.

I Linfomi diffusi a grandi cellule rappresentano il linfoma più comune – spiega Umberto Vitolo, Direttore SC Ematologia Ospedaliera. che dire, una nuova speranza si profila per questo subdolo killer!

Tommaso Lo Russo

 

Giona delle sequoie. Viaggio tra i giganti rossi del Nord America

in CULTURA E SPETTACOLI

Al Castello di Miradolo, la presentazione del nuovo libro di Tiziano Fratus. Domenica 28 luglio, ore 16. San Secondo di Pinerolo (Torino)


Un suggestivo viaggio on the road compiuto da un infaticabile e poetico cercatore di alberi secolari, là dove vivono gli esemplari più grandi e antichi del pianeta: questo è “Giona delle sequoie. Viaggio fra i giganti rossi del Nord America”, il nuovo libro dello scrittore e poeta bergamasco (cresciuto fra Lombardia e Piemonte) Tiziano Fratus, recentemente edito da Bompiani e di cui la Fondazione Cosso ospita la presentazione, nel Parco del Castello di Miradolo, in via Cardonata 2, a San Secondo di Pinerolo. L’appuntamento – e il luogo non poteva essere più adeguato – è per domenica 28 luglio, a partire dalle ore 16. Quelli di Fratus sono viaggi del corpo, della memoria e dell’anima che, ancor prima di diventare scrittura, magicamente ti portano in luoghi e spazi terrestri che risuonano di voci e immagini che senti appartenere alle tue radici e alle tue origini. Ancor prima, e molto prima, che ci arrivi. Una sorta di “terra dello spirito”. Che, per lo scrittore, è in questo suo ultimo libro la mitica California, lungo la Weast Coast dell’Oceano Pacifico. “Nel continente delle sequoie, la Sequoia Belt, una delle più grandi cattedrali naturali del pianeta insieme all’Amazzonia e alla foresta del Borneo, Fratus – si legge in una nota stampa – ha respirato il vento che l’oceano riversa fra i giganti rossi che popolano luoghi mitici quali Big Sur, Humboldt County, Jedediah Smith; ha deviato verso i luoghi sacri in Sierra Nevada, da Calaveras a Yosemite, da Mariposa alla Giant Forest, dal General Grant Grove a Mountain Home. All’ombra di questi Eden verticali si spalancano le pagine di una storia leggendaria, fatta delle imprese di uomini che hanno avuto un ruolo centrale nell’incredibile conquista di terre sconosciute: i primi avventurieri, i taglialegna, i cacciatori di grizzly, i guardia parco, i conservazionisti e gli amanti della natura che hanno lottato per la loro salvaguardia inventando l’istituzione della riserva naturale così come oggi noi la conosciamo. E poi scrittori, poeti, fotografi e artisti che si sono lasciati ispirare dal canto di una Madre Natura esuberante e gargantuesca”. Fra questi, Tiziano Fratus che incontrando le sequoie millenarie in California e gli antichi boschi delle Alpi ha coniato il concetto di Homo Radix, legato alla disciplina della Dendrosofia come pratica quotidiana di meditazione in natura. In vent’anni, Fratus ha pubblicato opere di grande diffusione per i maggiori editori italiani, fra i quali “Manuale del perfetto cercatore d’alberi”, “Ogni albero è un poeta”, “L’Italia è un bosco”, “Il libro delle foreste scolpite”, “Il bosco è un mondo” e “Il sole che nessuno vede”. Collabora con il “Manifesto” e “Radio Francigena”. Le sue liriche, pubblicate in diciassette paesi, sono state raccolte di recente nell’opera “Poesie creaturali”. Per Bompiani ha pubblicato “I giganti silenziosi” (2017). Nel 2012, per la sua attività letteraria e divulgativo-scientifica, ha ricevuto il “Premio Ceppo Natura” a Pistoia e nel 2015 il “Premio Le Ghiande” del Festival Cinemambiente di Torino.Al Castello di Miradolo, la presentazione del libro di Fratus sarà seguita da una passeggiata all’interno del Parco ottocentesco dell’antica dimora, all’ombra degli alberi secolari del giardino. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti. Obbligatoria la prenotazione al n° 0121/502761 o prenotazione@fondazionecosso.it

g. m.

Boni: “Di nuovo ‘i diversi’, gli omosessuali, divengono l’obiettivo da colpire”

in POLITICA
Riceviamo e pubblichiamo
RADICALI: FRASI VICEPRESIDENTE CANNATA INQUALIFICABILI E TERRIBILI
“Come nei momenti più bui della storia”
“Pochi giorni fa un altro esponente di Fratelli d’Italia della nuova giunta di Vercelli aveva dato del ‘parassita’ ad un invalido al 100%. Oggi si apprende che Giuseppe Cannata, Vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli, ha scritto sulla sua pagina ‘ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili’. Frasi inqualificabili e terribili. Questi sono i frutti avvelenati che raccogliamo dopo mesi nei quali le più alte cariche del Governo e del Parlamento, a partire da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, hanno sdoganato insulti, invettive, parole violente senza precedenti. I supposti nemici diventano ‘zecche’ o ‘parassiti’. Secondo Cannata devono morire; devono essere ammazzati per il solo fatto di essere omosessuali. Questi inqualificabili figuri stanno avvelenando i pozzi della nostra democrazia e del nostro vivere civile e non si rendono conto che quell’acqua avvelenata presto o tardi la berranno anche loro. Presto o tardi di queste Istituzioni che sfregiano ogni giorno avranno estremo bisogno.La storia si ripete e non se ne rendono conto questi protagonisti di second’ordine. Di nuovo ‘i diversi’, gli omosessuali, divengono l’obiettivo da colpire come in altri momenti bui della nostra storia è accaduto. Noi lottiamo per la difesa dello Stato di Diritto, dei diritti civili, della libertà sessuale e, perfino, dell’educazione”.
 Igor Boni “Direzione nazionale Radicali Italiani”

Incendi dolosi, caos treni anche a Torino

in prima pagina

Gli incendi (dolosi secondo Rfi) presso lo snodo di Firenze che regola i  flussi tra Nord e Sud del Paese hanno provocato ritardi medi  di 180 minuti, con punte di 240

Sono stati  cancellati 42 treni Alta velocità,  di Trenitalia e di Italo».  A Torino le partenze dei treni da Porta Nuova e diretti nel Centro e nel Sud sarebbero quasi tutte in orario. Difficile, invece,  la situazione dei flussi in arrivo: tre ore di ritardo per il Frecciarossa 9504 partito da Termini, 230 minuti per il 9610 partito da Napoli e  due ore per il Frecciarossa 9312 atteso da Salerno.

Viano e quella sua idea di laicità

in CULTURA E SPETTACOLI
Di Pier Franco Quaglieni
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Carlo Augusto Viano meritava molto più delle poche righe che gli ha dedicato “ La Stampa” nel momento della sua scomparsa
Insieme al “fratello gemello “ Pietro Rossi rappresentava il meglio dell’Università’ torinese dopo il pensionamento di Nicola Abbagnano (di cui fu allievo non pedissequo) e dopo la morte immatura di Pietro Chiodi,il genio filosofico che non poté esprimere il meglio di se’. Vattimo ,solo apparentemente, con il suo” pensiero debole” e successivamente con il suo vetero marxismo , ha rappresentato un elemento sicuramente importante che si è però rivelato una meteora passeggera . Più importante di lui fu sicuramente il suo maestro Luigi Pareyson.
Solo Maurizio Ferraris rappresenta oggi il maestro insuperato ,di fama davvero internazionale, che da ‘ prestigio all’Univesita’ di Torino in Italia e all’estero,oscurando totalmente la figura di Vattimo. Tra chi scrive e Viano c’ è stata una lunga collaborazione e una lunga amicizia che subì un ‘improvvisa e definitiva interruzione. Viano aveva colto ,da Vico in poi, la fine di ogni originalità della filosofia italiana, ormai a rimorchio delle filosofie straniere . Lo ricordo in una splendida lezione nei primi Anni Ottanta al Centro “Pannunzio” dove nacque il nostro rapporto.
Pur allievo di Abbagnano, aveva visto i limiti dell’ Esistenzialismo positivo del grande Divulgatore della storia della filosofia che ebbe in Giovanni Fornero il suo prosecutore . Egli era molto interessato ai temi della laicità ,ma quando finì per confondere il più arcigno laicismo con la laicità le nostre strade si allontanarono irreparabilmente . Viano era ateo e contrario ad ogni fede religiosa che vedeva come il frutto di superstizioni che la ragione doveva rifiutare con assoluta fermezza . Su di lui finivano di pesare pregiudizi antireligiosi molto forti che gli impedivano di cogliere appieno il tema della laicità così come Bobbio ( di cui pure fu allievo ) lo aveva impostato.
Io stesso ho teorizzato per tanti anni la laicità liberale intesa come rispetto di tutte le idee e di tutte le fedi e ho considerato laico il credente Manzoni e il credente Jemolo.Anche Marco Pannella considerava laici i credenti e i non credenti. Viano tendeva ad irridere queste posizioni che considerava di fatto filoclericali,forse dimenticando il magistero del Croce del “Perché non possiamo non dirci cristiani “. Con lui intavolai tante discussioni che non si rivelarono proficue .La sua adesione al gruppuscolo giacobino di “Libertà e giustizia “ ,tanto caro al quotidiano “Repubblica “,ruppe il nostro rapporto . Eppure egli non è solo un maestro dell’ Università di Torino,ma anche una delle figure più importanti della filosofia italiana della seconda metà del secolo scorso.
Certo un minore,ma un minore non privo di originalità che merita attenzione almeno come Giulio Gioriello e come Gennaro Sasso. A Torino la figura più interessante,a mio parere, resta quella dell’eretico Costanzo Preve che inutilmente cercai di mettere in contatto con lui. Preve era un professore di liceo che non ebbe mai la cattedra universitaria che gli sarebbe spettata per i suoi libri . Il suo pensiero resta il più originale e presto o tardi gli verrà riconosciuto questo merito. Comunque anche Viano ha contribuito agli studi filosofici e quelli relativi alla bioetica.
La sua morte a novant’anni mi rattrista profondamente perché la sua fervida intelligenza e la sua indipendenza di giudizio restano degli esempi importanti. Fu uno studioso  che non si lasciò invischiare nelle spire del marxismo come buona parte della filosofia italiana della seconda parte del ‘900. Il comune amico Nicola Matteucci mi parlava molto bene di lui e della sua opera,pur essendo  Matteucci un liberale duro e puro che non però non si lasciava condizionare nei suoi giudizi da valutazioni politiche contingenti.

Ecco i razzi sparati contro la polizia

in prima pagina

L’ufficio stampa della Questura di Torino ha diffuso nella tarda mattinata di lunedì la foto dei paracaduti dei razzi di segnalazione nautica che gli antagonisti, nella serata di sabato, hanno sparato nel sentiero Gallo Romano contro le Forze dell’Ordine, unitamente a bombe carta e pietre. La caratteristica di questi razzi di segnalazione è quella di contenere una sostanza incandescente ed illuminante che, nel caso dell’altra sera, ha verosimilmente provocato il principio di incendio nel bosco, poi spento grazie all’intervento  delle forze dell’ordine  e dei tecnici del cantiere con estintori che hanno inoltre evitato la propagazione delle fiamme nel bosco. Analogo strumento illuminante era stato utilizzato, in altro contesto, dagli anarchici, provocando l’incendio di un grande capannone interno al carcere di Torino in occasione delle iniziative di solidarietà ai militanti libertari arrestati a seguito dell’operazione “Scintilla”.

M.Iar.

 

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