CULTURA E SPETTACOLI Archivi - Il Torinese

CULTURA E SPETTACOLI

“Non devi toccarlo per sentire che L’amore è ogni secondo che rubiamo”

Music Tales, la rubrica musicale 

“Non devi toccarlo per sapere che

L’amore è ovunque tu vada

Non devi toccarlo per sentire che

L’amore è ogni secondo che rubiamo

L’amore è amore non è niente senza di te

L’amore è amore è tutto ciò che fai”

Il 22 maggio scorso Pac Man ha compiuto 43 anni: era il 22 maggio del 1980 quando venne lanciato il videogioco che divenne icona del suo tempo. E che, ancora oggi, gli italiani ricordano con più nostalgia: secondo un sondaggio che Deliveroo ha condotto in collaborazione con SWG, è il videogioco a cui sono più legati, superando anche un grande classico come Super Mario. La faccina gialla e i quattro fantasmini sono i preferiti anche dei giovani nati tra il 1990 e il 2000, tra cui Pac Man raggiunge picchi di gradimento del 37%.

Ma quali sono i ricordi e le memorie degli Anni Ottanta più ricorrenti nel cuore e nelle mente degli italiani? Tra gli oggetti eletti a simbolo di una decade così capace di ispirare e di far parlare di sé ci sono il motorino, il rullino fotografico e lo zaino da scuola, specie tra chi è nato negli Anni Settanta.

Il Commodore 64. Un computer così lento che, mentre si accendeva, nel frattempo ti era passata tutta la vita davanti!

Chi ha vissuto gli Anni Ottanta non può avere dimenticato i suoi iconici film e programmi tv. Tra le pellicole che hanno segnato intere generazioni ci sono «Ritorno al futuro», la saga con Michael J. Fox e Christopher Lloyd, il romanticissimo «Il tempo delle mele», interpretato da una giovanissima Sophie Marceau e l’appassionante «Dirty Dancing», con i mitici Patrick Swayze e Jennifer Grey. Tra i programmi TV, sono rimasti nel cuore «Drive In» e «Bim Bum Bam», con l’indimenticabile pupazzo rosa Uan. ​Qualcuno ricorda con nostalgia anche i sabato sera della «Corrida» di Corrado.

Mi ricordo le Timberland, irrinunciabili per il bagaglio del paninaro perfetto assieme al giubbotto di jeans, le suddette cinture del Charro, le felpe daltoniche della Best Company e il più blasonato piumino Moncler, che ti faceva sentire un omino Michelin felicemente ridicolo e teoricamente sexy. Molto teoricamente.

Oltre 1 italiano su 4 dichiara che avrebbe voluto essere adolescente proprio in quegli anni, passati alla storia per la dinamicità, l’ottimismo, la fiducia nel futuro, ma anche per le tendenze musicali e le grandi innovazioni.

Le musicassette, i dischi in vinile, i walkman, i paninari, ma quel che a me manca di più in assoluto è quella leggerezza data non dalla mancanza di avvenimentoi brutti, ma dalla “protezione” regalata dall’assenza di internet. Mi odieranno alcuni di voi, ma io ci stavo meglio.

La bellezza di tale leggerezza era palpabile nella musica, nella moda, nei contatti umani, nel gioco…nel fatto semplice che si pensava alla vita come un dono splendido quale è.

Era il tempo del Moncler e delle sfitinzie…era il tempo in cui “noi” eravamo davvero felici e non lo sapevamo.

Cominciava un decennio, gli anni Ottanta, che per tanti versi a molti di noi sembrarono brutti, superficiali, vacui, vuoti; ma furono pur sempre l’ultimo periodo in cui l’Italia cresceva, l’economia tirava, le famiglie si arricchivano, il futuro non appariva un problema ma un’opportunità. L’ultima volta in cui siamo stati felici; anche se in modo diverso rispetto al decennio precedente.

Negli anni Ottanta io sapevo sognare e credere nei sogni e non solo perché ero bambina. Era proprio l’atmosfera ad essere diversa, prima che i decenni successivi ci disilludessero, rendendoci troppo adulti tutti, perfino i più giovani.

Gli anni ‘80 sono stati forse l’ultimo periodo in cui i ragazzi hanno avuto la speranza di poter fare qualcosa per il proprio futuro.

“La vita è gloriosa quando è felice. I giorni sono spensierati quando sono felici.”

Buon ascolto

Love Is Love (Remastered 2003)

CHIARA DE CARLO

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere!

Willie Peyote: “riparto con un nuovo tour e un locale”

Willie Peyote, classe 1985, “nichilista, torinese e disoccupato. Perché dire rapper fa subito bimbominkia e dire cantautore fa subito Festa dell’Unità”. Guglielmo Bruno non ama incasellarsi in una categoria precisa o semplicemente non vuole riconoscersi in qualcosa, di modo da avere la libertà di spaziare.

Ed è proprio quello che ha fatto in questi anni, combinando e sperimentando nuova musica e diverse tematiche, facendosi così spazio nel panorama musicale nostrano. Willie inizia ufficialmente la sua carriera nel 2013, con il suo primo album “Non è il mio genere, il genere umano“, anche se la sua gavetta inizia ben prima. Quell’album, però, segna il suo debutto davanti al grande pubblico. Da quel momento seguiranno, “Educazione sabauda” che suscita l’ attenzione anche da parte di alcuni personaggi politici per le accuse irriverenti alla società, nel 2017 la “Sindrome di Tôret” e nel 2019 “Iodegradabile” con cui fa suo ingresso alla Virgin Records. Il lungo stop dovuto al Covid lo allontana momentaneamente dalle scene musicali, per tornare in grande stile nel 2021 sul Palco del Festival di Sanremo dove si aggiudica il premio della critica “Mia Martini” grazie al singolo “Mai dire mai(la locura)”. L’8 aprile 2022 esce il branoFare schifo”, realizzato con la partecipazione di Michela Giraud, a cui ha segue “La colpa al vento. Entrambi hanno anticipato il suo quinto album Pornonostalgia, con cui Willie si sofferma sulla nostalgia galoppante in cui viviamo, di ciò che non ci è appartenuto, di ciò che non è mai stato nostro e “delle cose che non riusciamo a tenere in mano per più di un tot di tempo”.

Con il lancio del nuovo singolo “Picasso”, Willie tornerà di nuovo a calcare i palchi dei maggiori club della penisola, subito dopo l’estate, con un tour che riprende il nome del primo album “Non è (ancora) il mio genere”. Intanto è diventato socio di un locale di nuova apertura ai Murazzi, luogo musicalmente simbolo della sua città. In questa intervista proviamo ad indagare questo aspetto un po’ inedito di Willie.

Hai scelto di diventare socio di due nuovi locali ai Murazzi. Come mai questa scelta?

E’ stato un po’ un caso, perché sono molto amico dei ragazzi che avevano il progetto già in atto. Quando me l’hanno proposto ho accettato gioiosamente. Potrò dare una mano nella programmazione artistica o magari organizzare eventi. Sono felice di poter contribuire alla valorizzazione dei Murazzi: sono molto affezionato a quel luogo.

I nuovi locali sembrano avere uno stile molto raffinato rispetto ad un tempo.

Sì è così, anche se- essendo socio- non è stata una mia scelta decidere questo aspetto. In ogni caso il nuovo look è dato dal fatto che sono passati 12 anni ed è cambiato il mondo intanto e di conseguenza si è voluta dare un’altra impostazione.

Ti è molto caro questo posto della tua città. Ha inciso anche sulla tua musica?

Sì, come per tutti i ragazzi della mia generazione è stato un luogo di incontro ma anche di scoperta di tanta nuova musica. Era percepito come il centro della scena torinese ed era bello andare fuori da Torino e sentire che tutti conoscessero i Murazzi: un luogo di interesse musicale e non nell’immaginario collettivo italiano. Ci sono dei riferimenti nelle mie canzoni a questo posto perché ha fatto parte della mia vita e ci sono un cresciuto.

La vicinanza alla tua città è molto forte come si evince dalle tue canzoni. Inoltre capita di incontrarti in città e sei sempre rilassato e disponibile. Il successo non ha inciso sulle tue abitudini?

Non mi infastidisce che la gente mi fermi perché penso sia semplicemente una questione di educazione e di saper discernere il momento giusto. Lo reputo sempre un buon segno. In ogni caso non ho mai pensato di poter cambiare abitudini per fare questo lavoro: il successo basta non inseguirlo troppo e non arriva, ti permette di vivere una vita normale.

VALERIA ROMBOLA’

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Brigitte Giraud “Vivi veloce” -Guanda- euro 18,00

Con questo romanzo la scrittrice, traduttrice, giornalista ed ex libraia, Brigitte Giraud, (nata in Algeria nel 1960), ha vinto il premio Goncourt nel 2022. Un libro sul destino, dove in poco meno di 200 pagine ha ripercorso tutti i micro eventi che hanno portato al fatale incidente di moto in cui ha perso la vita il marito.

Storia di una perdita avvenuta 22 anni fa, il 22 giugno 1999, con la quale ha fatto i conti senza autocommiserazione e con una lucidità razionale sorprendente.

Ha ricostruito quello che definisce «…puro movimento coreografico», ovvero la sequela dei tanti “se” che scandiscono ogni capitolo del libro, nel tentativo di mettere in fila ordinata e cronologica le coincidenze che hanno portato Claude su quella strada, in quel preciso momento e a bordo di una moto maledetta che non era nemmeno sua.

Non si dà risposte, ma semplicemente rivive tappe, minimi avvenimenti e imprevisti che, col senno di poi, sembrano essersi concatenati fino ad invertire quel destino che sembrava pieno di prospettive. E ragiona sui tanti minuscoli segnali che non ha saputo cogliere.

Aveva insisto con Claude per comprare a tutti i costi una nuova casa, da ristrutturare . Lei stava per pubblicare il suo secondo romanzo; lui aveva il suo lavoro come direttore della sezione musicale della biblioteca di Lione, inoltre scriveva articoli come esperto di musica. Avevano un figlio di 8 anni che crescevano con una precisa e armoniosa condivisione di compiti. Tra i quali andare a prendere il bimbo a scuola, Claude a bordo della sua «mansueta Suzuki che guidava pian pianino».

Ma un brutto giorno, il destino beffardo, gli mette davanti la moto del fratello di Brigitte: un pericoloso modello di Honda, una moto da corsa che in Giappone è proibita, mentre viene venduta all’estero, dove miete vittime.

Il caso ci ha messo lo zampino, lei aveva fatto un favore al fratello ospitando il bolide nel garage della nuova casa. Ed è per caso che Claude una mattina cambia la sua solita routine e inforca il bolide del cognato per andare a prendere il figlio. Rispetta l’ultimo semaforo rosso della sua vita, ma quando riparte perde il controllo delle due ruote e quella sarà la sua impennata definitiva.

Brigitte, che al momento era a Parigi per incontrare il suo editore, ospite di un’amica, scoprirà al ritorno la tragedia sulla quale non smette più di interrogarsi con tutta la sequenza dei “se” che costellano la vita di tutti noi.

Banalmente, basta trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato…..e una frazione di secondo può fermare il nostro percorso per sempre, stravolgendo tutto. Un bellissimo romanzo su cui meditare.

 

John Galsworthy “La saga dei Forsyte” -Bompiani- euro 24,00

L’editore Bompiani riporta in libreria “La saga dei Forsyte”, il monumentale ciclo narrativo pubblicato tra 1906 e 1921 dallo scrittore e drammaturgo inglese John Galsworthy; nato in una ricca famiglia del Surrey nel 1867 a Kingston upon Thames e morto ad Hampstead nel 1933, l’anno dopo aver ottenuto il Premio Nobel.

Figlio di un avvocato, era destinato seguire la carriera di famiglia, ma quello che ama di più è viaggiare ed è proprio al ritorno da un tour in Australia che sulla nave il suo destino incrocia quello di Joseph Conrad, ed è la svolta. Tra i due si crea un’amicizia che durerà nel tempo; soprattutto, al cospetto del grande scrittore, Galsworthy mette a fuoco quello che vuole veramente fare nella sua vita.

E’ così che si scopre scrittore, iniziando a pubblicare a proprie spese e sotto pseudonimo; poi l’idea della trilogia che lo renderà famoso e immortale.

La saga è costituita da tre romanzi: “Il possidente”, “Nella ragnatela” del 1920 e l’anno dopo “Affittasi” ultimo capitolo, più due racconti intitolati “Interludi”.

E’ la complessa storia di una ricca famiglia inglese che scivola dal successo al declino, sullo sfondo della tarda società vittoriana fino al primo dopoguerra.

Un mosaico di personaggi che si muovono imbrigliati tra rivalità, rancori, inimicizie, tradimenti, ed incarnano i valori borghesi dell’epoca. Una famiglia in cui ardono volontà di intraprendenza, individualismo, senso di appartenenza all’élite, accentuato attaccamento alla proprietà e all’idea che tutto si possa ottenere comprandolo.

Nel primo volume di oltre 800 pagine è tracciata la struttura del nucleo familiare: i primi 10 capostipiti generano 21 eredi che a loro volta ne mettono al mondo solo 17.

A contare sono i maschi, mentre le donne hanno poco peso, anche se poi le loro vite incideranno parecchio sul destino familiare.

Galsworthy li osserva tutti in modo meticoloso e li mette in scena lungo un’infilata di capitoli scanditi da improvvisi salti di scena, passaggi temporali repentini e dialoghi spesso serrati e altamente rivelatori delle varie personalità.

La narrazione inizia in un pomeriggio del 1896 in cui la famiglia si trova riunita per il fidanzamento della piccola di casa, June, con l’architetto spiantato Philip Bosinney.

A osservare dall’alto la scena c’è il patriarca 80enne Jolyon, dubbioso sull’opportunità di quel matrimonio.

Al giovane povero in canna viene comunque affidato un incarico di tutto rispetto: progettare e costruire fuori città una casa per Soames, Forsyte di seconda generazione e la sua irrequieta moglie Irene. Un matrimonio senza figli e con parecchie sorprese……

 

 

Sana Krasikov “I patrioti” – Fazi Editore- euro 20,00

L’autrice è nata in Ucraina nel 1979, ma poi si è trasferita con la famiglia negli Stati Uniti nel 1987, e in questo corposo romanzo racconta la storia familiare di una migrante americana nella Russia degli anni 30. Fondamentalmente tenta di dare una risposta al quesito: se sei immigrato a quale patria ti senti di appartenere e sei fedele?

Protagonista è Florence Fein, figlia di genitori ebrei e con una nonna lituana. L’America è attanagliata nella morsa della Grande Depressione e lei a 23 anni rincorre un uomo che l’ha stregata, sognando un grande futuro che pensa possa realizzarsi solo nel sistema sovietico. Finirà per ritrovarsi pericolosamente intrappolata nell’Urss di Stalin.

Il libro copre la storia di tre diverse generazioni sullo sfondo di avvenimenti storici ricostruiti con grande serietà e frutto di scrupolose ricerche. Un mosaico narrativo che parla di vari retroscena poco noti, totalitarismo che soffoca le vite private, corruzione, inganni, delusioni, promesse mancate e grandi passioni.

Il sogno di Florence, planata a Magnitorsk, finisce per incrinarsi e travolgerla.

Quasi 75 anni dopo, il figlio Julian, che lavora in America per una Compagnia Petrolifera, coglie l’occasione di un viaggio di lavoro a Mosca per ricostruire il passato materno. Vuole sapere cosa è successo alla madre sopravvissuta alla prigionia e ai campi di lavoro per 7 anni, mentre il figlio finiva nell’ orfanotrofio di Saratov.

Chiede di consultare i dossier del terribile Kgb, disponibili per chi annovera parenti arrestati, uccisi o deportati durante la spietata dittatura staliniana.

Anche la vita del figlio di Julian, Lenny, oscillerà sospesa tra due paesi diversissimi, due società e due culture opposte e in conflitto tra loro. Un romanzo che ci porta a riflettere su temi complessi come identità e libertà.

 

Alicia Giménez Bartlett “La presidente” -Sellerio- euro 16,00

Solo momentaneamente la famosa scrittrice spagnola ha lasciato in panchina la sua eroina per eccellenza Pedra Delicado, e ha fatto scendere in campo, a Valencia, due giovani ragazze, fresche di Accademia di Polizia.

Sono le poco più che 30enni sorelle Berta e Marta Miralles, diversissime tra loro. Una musona dopo una delusione sentimentale e attenta alla dieta, l’altra decisamente più leggera e capace di godersi la vita. Battibeccano spesso, ma in realtà sono molto affiatate.

Alle due protagoniste viene subito affidato un caso che è un’autentica mina vagante. Devono indagare, ma sottotraccia, sulla misteriosa morte della presidente della Comunità Valenciana, l’ex sindaca Vila Castelli, trovata senza vita in una camera d’hotel a Madrid, avvelenata da un caffè al cianuro.

Era stata una donna con un grande potere, poi caduta in disgrazia e coinvolta in un’indagine per corruzione.
La versione ufficiale è morte naturale, ma forse è stata messa a tacere perché qualcuno temeva che potesse rivelare segreti scomodi.

Tra le pagine serpeggia anche un certo sospetto maschile verso le colleghe femmine e le loro presunte competenze. Forse la scottante indagine è affidata alle due novelline, proprio perché ritenute opportunamente inesperte e incapaci di scavare troppo a fondo.

Inutile dire che Berta e Marta vi sorprenderanno e che ancora una volta Alicia Giménez Bartlett ci regala un noir trasudante ironia e -come nel caso dei divertenti scontri ironici tra Pedra Delicado e il suo braccio destro Fermin- anche qui sono gustosissimi i contrasti tra le sorelle.

Una formula collaudata che è il marchio di fabbrica della scrittrice spagnola. Ed ora che Pedra è sugli schermi televisivi, dove ha preso forma in una strepitosa Paola Cortellesi e un altrettanto grande Andrea Pennacchi, non possiamo che apprezzarla ancora di più. E aspettare il prossimo libro con lei al centro, al quale la Bartlett sta lavorando.

Intanto gustiamoci le due sorelle alle prese con un caso ispirato da un fatto di cronaca vero. Il coinvolgimento in un’indagine per corruzione di Rita Barberà che era stata sindaca di Valencia per un ventennio: donna molto popolare, dichiaratamente gay, imprevedibile e autoritaria, ma di grande humor.

Nello spazio “Terra di Nad” il monologo “Alla ricerca di Kaidara”

TERRA NAD – frazione Combette Chianocco(To)

PRESENTA

Martedì 6 giugno 2023 – ore 9.30 –

ALLA RICERCA DI KAIDARA

Ritorna il teatro di qualità in Valsusa. Martedì 6 giugno – ore 9.30 – va in scena nello spazio “Terra di Nad” il monologo “Alla ricerca di Kaidara”. Con Amandine Delclos, per la regia e drammaturgia di Giordano V. Amato. Tre giovani eroi, Hammadi, Hamtudo e Demburo, partono alla ricerca del misterioso Kaidara. Il loro sarà un viaggio ricco di avventure e di strani incontri. L’introvabile Kaidara abita luoghi straordinari e può apparire improvvisamente sotto le spoglie di un umile mendicante, o di un vecchietto deforme, dispensando a ognuno premi e castighi, secondo i propri meriti. La nostra messa in scena prende spunto da una delle opere più significative della cultura africana tradizionale. Pubblicato per la prima volta nel 1968 da Amadou Hampaté Ba e Lilyan Kesteloot, il racconto iniziatico fa parte della letteratura tradizionale Peul del Ferlo senegalese, come dei Peul del Macina. Il pantheon Peul indica Gheno come Creatore del Mondo, una figura dall’autorità incontrastata, che corrisponde al padre di famiglia della società tradizionale. Da Gheno deriva una schiera di geni, sorta di cinghia di trasmissione, e tra questi il nostro Kaidara. “Kaidara”, sotto la parvenza di favola per bambini, dispensa insegnamenti profondi e attuali.

Ingresso euro 5

Rock Jazz e dintorni a Torino. Tiziano Ferro e gli Statuto

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al Teatro Carignano Manuel Agnelli è protagonista di “Lazarus”. Al Jazz Club canta Nede.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana suona il pianista Paolo Ricca.

Giovedì. Al Bunker per “CreativAfrica”  si esibisce Sona Jobarteh. Allo Spazio 211 è di scena Anthony Sasso. Inaugurazione del Sound Garden all’Hiroshima Mon Amour, con l’esibizione di Federico Dragogna dei Ministri. Al Blah Blah suonano gli Ex Abrupto.

Venerdì. Per “Jazz Is Dead!” è di scena la violoncellista Mabe Fratti al Planetario di Pino Torinese. Al Magazzino sul Po si esibisce Rossana De Pace. All’Off Topic è di scena Fabrizio Cammarata mentre all’Hiroshima Mon Amour si esibisce Dente.

Sabato. Alla Tesoriera per “Evergreen Fest” suonano gli Statuto. Allo Spazio 211 sono di scena i Come.

Domenica. Allo Ziggy suonano i Gaerea. Allo Stadio Olimpico arriva Tiziano Ferro.

Pier Luigi Fuggetta

Vittorio Sereni e il “respiro” del lago

E’ stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo. Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981, due anni prima della morte

La “sua” Luino , qualche anno fa, ne ha celebrato il centenario con una originalissima regata velica sul lago al tramonto. Sulla vita e l’opera poetica di Vittorio Sereni, si sono susseguiti iniziative, dibattiti, convegni. Il suo, dopo quello di Piero Chiara, è il secondo centenario che si è celebrato nella capitale della sponda magra del lago Maggiore. Grande poeta e intellettuale di rango, tra i fondatori della rivista “Corrente” nel 1938, espressione dei giovani ermetici milanesi, traduttore e critico acuto, prima capo ufficio stampa alla Pirelli e poi direttore letterario alla Mondadori ( per la quale, e per primo, diresse la collana “I Meridiani”), Vittorio Sereni  è stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo.

Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981,due anni prima della morte. La poesia di Sereni offre un respiro largo, profondo ma, agli inizi, risente del “richiamo” del lago a Luino. E’ lì che nasce, nel 1919,  da padre campano ( funzionario di dogana)  e da madre luinese. Lì frequentò la scuola elementare e lì tornò spessissimo da adulto per incontrare i vecchi amici e per trascorrervi le vacanze. La vicinanza  della Svizzera, la vita della comunità che s’articolava tra il lago e il tracciato di una delle più antiche strade ferrate del nord-ovest dell’Italia unita com’era la Novara – Pino, prossima in quel punto a varcareil confine, hanno influenzato la prima raccolta poetica di Sereni, Frontiera, del 1941.

Già nel titolo si coglie la sintesi di avventura e d’inquietudine, tipica di una città di confine che è ponte tra genti e lingue, paesi e culture. Basta leggere alcuni versi di “Terrazza” per rendersene conto: “Improvvisa ci coglie la sera/ Più non sai dove il lago finisca/ un murmure soltanto sfiora la nostra vita/ sotto una pensile terrazza/  Siamo tutti sospesi a un tacito evento questa sera/  entro quel raggio di torpediniera/ che ci scruta poi gira se ne va”. E’ il lago  che, verso nord, si stringe, s’inabissa tra pareti di roccia alta e grigia, richiamando alla memoria i sentieri  di montagna e i valichi , i viandanti e i contrabbandieri. Quel lago che Vittorio Sereni e Piero Chiara , così simili e così diversi, ci hanno insegnato ad amare.

 

Marco Travaglini

 

Una cura tutta tua. Il primo podcast di Antonella Viola

 

Un progetto scritto a voce e firmato Storielibere.fm

 

Domenica 4 giugno, ore 17,30

Anteprima al Festival della TV di Dogliani

Piazza Belvedere, Dogliani (CN)

 

 Disponibile in anteprima su Storielibere.fm da domenica 4 giugno e

su tutte le piattaforme da lunedì 5 giugno 2023

Negli ultimi decenni la vita media si è allungata moltissimo, ma spesso arriviamo agli anni della maturità appesantiti da malanni che nel tempo hanno indebolito la nostra salute. Oggi però abbiamo dalla nostra parte molti strumenti che ci possono aiutare a migliorare il nostro stile di vita, vivere più a lungo e meglio. A cominciare dal prenderci cura del nostro sistema immunitario.

 

Come funziona? Come possiamo aiutarlo a funzionare meglio? E perché lavorare per “potenziarlo” spesso non è una buona idea?

 

L’immunologa, ricercatrice e docente Antonella Viola, nel suo primo podcast Una cura tutta tua, stimola gli ascoltatori a osservare il proprio corpo e i suoi segnali, alla ricerca del benessere e dell’equilibrio.

 

Nelle otto puntate della serie, l’autrice racconta il funzionamento del nostro sistema immunitario, portando l’ascoltatore a conoscere gli aspetti più scientifici dei meccanismi fisiologici attraverso esempi vicini alla nostra vita di tutti i giorni. Si toccheranno temi come l’alimentazione e il suo rapporto con la salute, ma si parlerà anche di falsi miti, malattie autoimmuni e di medicina di genere, cioè di quali sono le esigenze delle donne che la medicina “tradizionale” non considera come specifiche. Si parlerà poi di sonno, integratori, di come mantenere il corpo giovane, del ruolo importante delle infiammazioni, e dei tanti aspetti che regolano il nostro equilibrio e il nostro benessere.

 

Una cura tutta tua è un progetto scritto a voce e firmato Storielibere che sarà presentato domenica 4 giugno alle 17,30 nell’ambito del Festival della TV di Dogliani (Piazza Belvedere a Dogliani – CN). Il primo episodio sarà disponibile in anteprima su Storielibere.fm da domenica 4 giugno e su tutte le piattaforme da lunedì 5 giugno 2023.

 

Una cura tutta tua è un podcast di Antonella Viola

A cura di Cecilia Belluzzo

La copertina è di Chiara Lanzieri

Post-produzione e Sound Design di Cecilia Belluzzo

 

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Per ascoltare Una cura tutta tua di Antonella Viola dal 5 giugno:

Ascolta su Spotify: clicca qui

Ascolta su Apple podcast: clicca qui

Ascolta su Amazon Music: clicca qui

Ascolta su Storielibere (dal 4 giugno): clicca qui

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Antonella Viola insegna Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova. Ha coordinato numerosi progetti di ricerca nazionali, europei e americani finalizzati allo studio dei meccanismi di azione che regolano il funzionamento del sistema immunitario in risposta a infezioni e cancro. Si è inoltre occupata di studiare le alterazioni delle risposte immunitarie associate a immunodeficienze o malattie autoimmuni. Oltre alla sua attività didattica e di ricerca, Antonella Viola si occupa attivamente di divulgazione scientifica in Italia e in Europa ed è ospite di diverse trasmissioni televisive e radiofoniche e di manifestazioni culturali. È membro del Consiglio di Amministrazione di Giangiacomo Feltrinelli Editore S.r.l., del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Terapie Avanzate e della Fondazione ONDA, del Consiglio Direttivo del Centro Elena Cornaro per gli studi di genere dell’Università di Padova. È stata membro del comitato scientifico di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova. Tra i numerosi riconoscimenti e premi, ricordiamo la nomina a EMBO member (dal 2016) e a socia dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (dal 2020). È autrice per Feltrinelli, Mondadori e Gribaudo, ed editorialista per il quotidiano La Stampa. È in libreria in questi giorni per Feltrinelli il suo ultimo libro “La via dell’equilibrio. Scienza dell’invecchiamento e della longevità”.

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Storielibere è una piattaforma editoriale di podcast audio affidata a narratori autorevoli, punti di riferimento nei propri ambiti e per i temi trattati.

Scritto a voce significa vissuto, raccontato, trasmesso, con la qualità della buona scrittura e la capacità di coinvolgimento della voce e dei suoni.

La piattaforma è stata fondata nel 2018 e sino ad oggi ha pubblicato oltre 100 serie originali superando i 18 milioni di download.

 

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La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Il 2 giugno secondo Rai Storia – La cavaliera di gran croce – Il tapiro a Giannini – Lettere

Il 2 giugno secondo Rai Storia
La trasmissione di Rai storia dedicata al 2 giugno in cui nella prima parte ha imperversato l’ equivalente repubblicano di una giovane italiana del littorio in jeans e camicia rossa, si è rivelata faziosa, partigiana e lacunosa. Un’apologia sfrontata di un personaggio assai discutibile come Giuseppe Romita  è  infatti in pieno contrasto con le regole di una ricostruzione storica serena. Solo testimonianze a senso unico ,senza storici come Francesco Perfetti o Gianni Oliva. Spazio in abbondanza a Nilde Jotti, ad esempio, senza far ascoltare le voci di  uomini politici come Alfredo Covelli e senza neppure citare il ministro della Real  Casa Falcone Lucifero che fu uno dei protagonisti delle giornate del referendum. E’ stata citata solo la regina Maria Jose‘ per il suo voto ai socialisti. Sul re Umberto II che  parti’ per l’esilio per evitare una probabile guerra civile – gesto nobilissimo riconosciuto anche da Paolo Mieli – si è manifestata una ingenerosità  meschina e settaria ,senza neppure menzionare  il  suo messaggio del 13 giugno 1946. E’ mancata totalmente una riflessione storica come quella dei libri  di Gianni Oliva dedicati ad Umberto e al referendum. Si è trattato di una trasmissione di regime che non può neppure piacere ai veri repubblicani. La Repubblica nacque nel peggiore dei modi possibili, poi si riscattò con De Nicola ed Einaudi ,ambedue monarchici, come lo fu Benedetto Croce. Sono state esaltate figure minori come Parri e Sforza che non dimostrarono nessuna capacità politica. Io, ascoltando Rai storia, ho sentito l’ orgoglio di aver conosciuto e incontrato più volte Umberto II. I monarchici furono del tutto inadeguati, ma Umberto II, a detta di Luigi Barzini, sarebbe stato un grande re.  E sono anche orgoglioso di averlo ricordato a Torino e a Racconigi nel quarantennale della sua morte pochi mesi fa.
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La cavaliera di gran croce
Questa settimana ad Evelina Christillin è  stato consegnato il diploma di  cavaliere di gran croce, la massima onorificenza dello Stato, Patrizia Sandretto  è stata nominata solo commendatore, malgrado il lungo ed appassionato impegno  per una esemplare fondazione privata in cui ha messo i propri denari. Poco tempo fa Lapo Elkann  aveva detto che la Christillin era “grottesca, senz’anima, senza dignità“ . Parole durissime. Sento un po’ di imbarazzo ad essere anch’io cavaliere di gran croce dal 1999 di fronte a cotanta nomina. Evelina potrebbe diventare presto  presidente dell’associazione cavalieri fondata a Torino da Marocco, Castellani, Ferreri, Garavelli, Pieri e da chi scrive, poi caduta in mani romane da tempo, con risultati non certo entusiasmanti. Con lei al vertice i cavalieri avrebbero sicura visibilità, anzi avrebbe sicura visibilità la ineffabile presidente, il prodotto più riuscito e stagionato del “sistema Torino“  insieme al presidente della Fondazione San Paolo Profumo anche lui cavaliere di gran croce dal 2021.
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Il tapiro a Giannini
“Striscia la notizia”  ha consegnato a Massimo Giannini direttore de “La Stampa“ che riceve tanti premi e perde un numero altissimo di lettori (negli ultimi tempi sarebbero 14 mila in meno) un maxi tapiro proiettandolo sulla sede del giornale in via Lugaro. E’ il direttore che ha abolito la rubrica delle lettere dei lettori, negando il diritto di replica. Antonio Ricci rivela ancora una volta indipendenza e coraggio, elementi che rendono uniche le sue trasmissioni che tra un riso e l’altro graffiano i potenti autoreferenziali, gli arroganti, i faziosi, i disonesti e gli incapaci di cui è piena l’Italia.

LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com

Tricolore sul grattacielo
Vorrei proporre di mettere in cima al grattacielo della Regione Piemonte un tricolore che dia un po’ di vita al grigiore di un edificio che nasce vecchio e che appare sinceramente brutto. Alfonso Del Vecchio
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La storia del grattacielo progettato da un celebre ed esoso architetto non è stata felice ed ha rivelato inefficienza ed anche episodi di corruzione. Cirio ha realizzato il trasloco. Sarebbe interessante sapere come si trova il personale nel nuovo grattacielo. Ben venga il tricolore, sperando che il vento dell’ultimo piano non lo sfilacci nel giro di qualche giorno. Sicuramente Fuksas non ha pensato al tricolore che non è la sua bandiera.
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L’ex assessore Tessore
La rag. Elda Tessore che fu assessore al turismo e passò alla storia non solo per i due orrendi gianduiotti in piazza Solferino, si dimise improvvisamente e inspiegabilmente per ragioni di salute. Vorrei notizie della stretta collaboratrice del sindaco Chiampa. Benedetta Martinengo
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Non so dirle niente su Tessore che fu anche sovrintendente del Regio senza averne la benché minima competenza. La ritengo una persona piuttosto arrogante, il tipico esempio del socialista rampante che lasciò subito Craxi in disgrazia  e si accasò nei ds come Marzano. Spero per lei che si sia ripresa  al meglio e viva  serenamente  insieme al marito, un noto avvocato, una splendida vecchiaia. All’epoca fu una donna considerata molto bella da molti. Io da anni non la saluto più ,neppure quando mi capita di vederla, molto di rado alla farmacia Solferino. Mario Soldati venne da lei presentato al cinema Romano nel 1982 e la Tessore spavaldamente disse di essere totalmente atea. Mi sorprese il commento di Soldati  che portai a cena al “Porto di Savona”: ‘Chi è ateo è senza morale’, un giudizio sicuramente troppo severo  da parte dello scrittore ex allievo dei gesuiti.
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Portas con chi sta?
 L’ex deputato Pd, poi passato con Renzi, Portas, anticamente di Forza Italia, fondatore del partitino dei Moderati, uno dei cespugli del Pd, ha ottenuto una carica importante dal sindaco di Torino Lo Russo dopo che l’ex deputato aveva dichiarato di voler appoggiare Cirio alle Regionali. Cosa ne pensa?   Luisella Bongiovanni
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Io sono da sempre un moderato come lo furono Cavour e d’Azeglio nel  Risorgimento.  Certo non ho nulla da spartire con l’on. Portas che intende il moderatismo a corrente alternata  in base a tattiche politiche di bassissimo profilo.

“Segnali in codice” Il romanzo di Barberis è un viaggio nei misteri della Repubblica

Roma, anni Settanta. Alessandro Maccari e Cesare Fontanelli sono due ragazzi dell’alta borghesia capitolina, che hanno scelto la militanza nella lotta armata.

GABRIELE BARBERIS

Quarant’anni più tardi, le loro vicende si intrecceranno con quelle di Luca Boursier, uno svogliato studente universitario, figlio ribelle del più importante banchiere italiano. Per una serie di circostanze, il giovane inizia a collaborare con un’agenzia giornalistica di Milano contigua al mondo della politica. Sotto la guida di un direttore controverso e dell’enigmatica collega Giulia Tembassi, Luca riesce a mettersi in evidenza a livello nazionale dimostrando di possedere il fiuto del reporter investigativo di razza. Ma pian piano Boursier si avventura in un crescendo di intrighi fino a entrare in possesso di un documento sconvolgente che potrebbe riscrivere gli ultimi decenni della Storia d’Italia e compromettere i vertici della Repubblica.
Dietro una fitta cortina di inganni che tutto distorce e confonde, gli apparati occulti dello Stato scenderanno in campo per custodire un segreto da proteggere a qualsiasi costo.
Segnali in codice è un viaggio mozzafiato al termine della notte della Repubblica, un’immersione in apnea nei misteri di una stagione ancora tragicamente aperta, che ci ricorda come l’Italia non sia mai stata innocente.
Gabriele Barberis Vignola (1965), biellese di nascita, torinese di adozione, milanese per lavoro. Giornalista e opinionista, da oltre trent’anni segue giorno per giorno la politica italiana. Questo è il suo romanzo d’esordio.

“Nice Festival” di scena a Chieri

La seconda edizione del Festival organizzato dal Centro di Produzione per il Circo Contemporaneo “blu cinQue/Nice”

Dal 5 all’11 giugno

Chieri (Torino)

L’appuntamento o, meglio, gli appuntamenti vanno da lunedì 5 a domenica 11 giugno. Il che si traduce, in termini di cifre, in 8 Compagnie internazionali e altrettanti spettacoli (2 prime nazionali), per un totale di 19 repliche, cui si aggiungono 5 incontri – uno ogni mattina – dedicati alle scuole del territorio e l’elegante Chapiteau (struttura teatrale itinerante o “teatro pret-a-porter”) del Collettivo toscano “Teatro nelle Foglie” a fare da cornice alle maggiori produzioni della kermesse: questo è il “Nice Festival” di Chieri, alla sua seconda edizione, in programma per sette giorni (all’aperto) presso l’“area ex Fidivi”, in viale Fiume 3 o all’interno dello Chapiteau di “Compagnia Teatro nelle Foglie”. Oltre agli spettacoli, sono anche da mettere in conto due laboratori di arti circensi, aperti a tutti, e l’accompagnamento della “FC Street Band” nella giornata di sabato 10 giugno. Organizzato dal Centro di Produzione per il Circo Contemporaneo “blucinQue/Nice”(diretto da Caterina Mochi Sismondi e da Paolo Stratta), è l’unico progetto riconosciuto e finanziato dal “MIC” in tutto il Nord Italia e uno dei quattro riconosciuti a livello nazionale. A partire dal 2022 il Centro ha creato una “rete di partenariato” con le quattro città diGrugliasco, Chieri, Moncalieri e Settimo Torinese, attorno al fulcro del capoluogo di Torino da cui sono nati i “Nice Festival”. A calcare le scene saranno: Compagnia blucinQue, Accademia Cirko Vertigo,Compagnia Teatro nelle Foglie, Compagnia Nanirossi, Eleni Fotiou e Gabriel Taiar,Carlo Cerato, Maria Celeste Funghi e Carla Carnerero e El Niño del Retrete. I biglietti, con un costo che va dai 3 ai 5 euro, sono acquistabili su “Vivaticket”, tramite l’APP del Centro di Produzione “blucinQue Nice” o in loco presso la sede del Festival e in via Tiziano Lanza 31 a Grugliasco, sede di “Fondazione Cirko Vertigo”.

“Grazie al ‘Nice Festival’, Chieri rafforza la sua rete di relazioni tra città, territori e comunità e si colloca – afferma l’assessora alla Cultura e all’Istruzione di Chieri, Antonella Giordano – al centro dei circuiti di produzione culturale contemporanea andando anche a recuperare quella è stata la tradizione legata al teatro di strada. Fondamentale è il coinvolgimento del territorio, in particolare delle scuole. A loro verrà dedicato uno spettacolo ogni mattina, un modo per avvicinare i nostri giovani alla cultura con nuovi linguaggi e forme espressive. Saranno giorni emozionanti, per tutti”.

Per le scuole del territorio, si inizia lunedì 5 giugno alle ore 10 e tutti i giorni fino a venerdì 9 giugno, con “Binario Zero” di “Accademia Cirko Vertigo”, primo ente in Italia a rilasciare un diploma di laurea per “Artista di Circo Contemporaneo”, equipollente al “Dams”. Partendo dalla lettura dei più noti testi di Italo Calvino, lo spettacolo porta in scena, nello spazio all’aperto e attraverso le tecniche dell’equilibrismo, della danza, del teatro e del lollipop, le avventure di quattro viaggiatrici: ognuna di loro ha con sé una valigia che nasconde una storia. La nuova creazione “Vertigo” andrà in scena anche per il resto del pubblico da martedì 6 a venerdì 9, alle ore 18.

Lo spettacolo di apertura ufficiale della kermesse sarà “Gelsomina Dreams” di “Compagnia blucinQue”, in programma all’interno di Chapiteau “Teatro nelle Foglie” lunedì 5 giugno, alle ore 19,30, e a seguire martedì 6 e mercoledì 7 giugno alle ore 21. Dichiarato “omaggio al genio di Federico Fellini”, è un viaggio onirico in bilico tra danza, poesia, musica e circo, a partire da immagini ispirate al mondo dei sogni del grande regista romagnolo e ad alcuni dei suoi film. Sulla scena gli artisti della “Compagnia blu cinQue” si muovono in uno spazio simbolico, fatto di pochi elementi, in cui coreografie, suono e luci trasportano lo spettatore in un mondo sospeso nel tempo, un’ambientazione che allude a un set cinematografico dismesso e di felliniana memoria. A chiudere la carrellata degli spettacoli, saranno, domenica 11 giugno, alle 17,30, Elena Fresch e Matteo Mazzei con una pièce tout public, dai caratteri tipici dell’arte di strada, “Nanirossi show”, una ventata d’aria fresca, il meglio di un repertorio di virtuosismo acrobatico e tecnico eseguito con facilità, leggerezza e con uno spirito comico infallibile ed elegante. Completano il programma due laboratori di arti circensi aperti e tutti e, nella giornata di sabato 10 giugno alle ore 17, l’intervento della “FC Street band” che si sposterà da viale Fiume 3 a piazza Umberto e ritorno richiamando e animando il pubblico.

Per info e programma completo: www.blucinque.it o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto:

–       Chapiteau “Teatro nelle Foglie”

–       Caterina Mochi Sismondi: “Gelsomina Dreams”, ph. Andrea Macchia

–       Antonella Giordano, assessora alla Cultura e all’Istruzione di Chieri