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Le ragioni del pappagallo

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Arsenio era un pappagallo cinerino dal piumaggio prevalentemente grigio, con tonalità più scure sulla testa e sulle ali, e un bel becco nero e ricurvo.

Giorgio lo ricevette in regalo dallo zio Arialdo che a sua volta l’aveva portato con se a Torino al termine di un lungo viaggio in Africa equatoriale. Il piccolo pennuto, originario delle foreste pluviali nel cuore del continente nero, aveva una caratteristica particolare che lo distingueva dagli altri volatili e da gran parte degli animali: l’eccezionale intelligenza, secondo alcuni esperti paragonabile a quella di un bambino di tre anni. Perfettamente in grado di associare alle parole ripetute l’esatto significato, con gli anni e adeguatamente istruito, aveva imparato ad esprimersi con brevi frasi compiute, interloquendo nelle conversazioni. Ghiotto di frutta e semi, Arsenio era diventato a tutti gli effetti un membro della famiglia di Giorgio, scapolo impenitente. La strana coppia filava d’amore e d’accordo, condividendo l’appartamento in Corso Casale che offriva una suggestiva vista sul verde del parco Michelotti e sul Po. Giorgio, progettista di una nota azienda, si era formato al dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico torinese. La sua attività gli consentiva di passare buona parte del tempo lavorando da casa, condividendo le giornate con il fedele Arsenio. Appassionato di calcio, era cresciuto nel mito del Grande Torino, la compagine degli “invincibili” capitanati da Valentino Mazzola che persero tragicamente la vita nell’incidente aereo del 4 maggio 1949, schiantandosi sulla collina di Superga. Trasmettere quel sentimento d’affetto al pappagallo non fu per nulla difficile, tant’è che Arsenio imparò a ripetere con infallibile memoria l’esatta sequenza della storica formazione, imitando la voce del suo padrone con un lieve timbro nasale: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Un bel giorno l’azienda chiese a Giorgio la disponibilità  di recarsi per un periodo di sei mesi all’estero, in America del Sud, allo scopo di contribuire all’avvio di un nuovo sito produttivo a Montevideo, la capitale dell’Uruguay. Era un’occasione davvero importante e quasi unica per la sua carriera ma occorreva risolvere il problema del pappagallo, abituato a convivere con il suo padrone. Tra l’altro a Montevideo avrebbe dovuto dividere l’appartamento con un collega.

Erano due locali più i servizi nel quartiere della città vecchia, a poca distanza dalla piazza dell’Indipendenza. Uno spazio abbastanza angusto e per di più l’altro tecnico pareva fosse allergico al piumaggio degli uccelli. Non vi era dubbio sul fatto che Arsenio non potesse seguirlo nella missione. A chi lasciarlo in custodia, allora? Parenti non ne aveva più, avendo perso i genitori in tenera età e morto da un anno anche il vecchio zio Arialdo. Era un cruccio enorme, un tormento da togliere il sonno. Ad un certo punto maturò un’idea. L’unico vero amico che aveva, un compagno di università con il quale trascorreva talvolta le serate e qualche fine settimana, era stato sfrattato e stava cercando una sistemazione. Lo chiamò spiegando il suo problema e chiedendogli la cortesia di occupare il suo alloggio per il tempo della missione. Non avrebbe avuto nessuna spesa e l’unico obbligo di prestare cura al ciarliero pappagallo. L’amico, che si chiamava Giulio, invitato a cena accettò con entusiasmo la proposta. Arsenio, con le sue spiccate capacità intuitive, colse dai discorsi dei due amici seduti a tavola nell’alloggio di corso Casale dei frammenti di discorso che non gli piacquero,  e si chiuse in un ostinato mutismo. Ma ben presto dovette fare buon viso alla situazione che si venne a creare con la partenza del padrone di casa, accettando la novità. Il pennuto, superato l’imbarazzo delle prime giornate dove prevalse una lieve malinconia, considerando che il nuovo inquilino gli dava regolarmente da mangiare, gli parlava e qualche volta canticchiava dei motivi di suo gradimento, al punto che ne ripeteva qualche parola, accettò la presenza di Giulio. Anzi, con il passare dei giorni, gli si affezionò. L’uomo raccontava all’uccello storie e confidenze quasi avesse a che fare con una persona e decise anche  di fare un piccolo scherzo all’amico. Tifoso sfegatato della Juventus, la vecchia signora antagonista del Torino, oltre a insegnare al pappagallo parole e proverbi in piemontese, gli ripeté una frase che avrebbe certamente fatto colpo su Giorgio: “Viva la  goeba”. Ai bianconeri juventini era stato incollato addosso   anche questo curioso soprannome, riservato tanto ai giocatori quanto ai tifosi, di “gobbi”. Pareva che il termine risalisse a un curioso episodio degli anni ’50 quando per una intera stagione, durante le corse dei giocatori, le loro maglie trattenendo l’aria,  si gonfiavano creando una specie di gobba. Una malignità, probabilmente creata ad arte dai rivali, tifosi dei granata. Fatto sta che quel “viva la Gobba” in piemontese piacque molto ad Arsenio che lo ripeteva di continuo come un mantra, accompagnandolo con altri spezzoni del dialetto subalpino.

Un giorno, dopo l’uscita di Giulio per delle compere, un fattorino si presentò sull’uscio per consegnare un pacco. Dopo aver suonato il campanello udì una voce gracchiante rispondere dall’interno: “Chi è?”. “Devo farle una consegna, signore!”, disse l’uomo. “Chi è?” rispose Arsenio, ripetendo l’invito più volte. “Sono il fattorino. Ho qui un pacco per lei. Mi può aprire, per favore?”, replicò il dipendente della ditta spedizioniera, tradendo un certo fastidio. Il pappagallo, per tutta risposta, inanellò una serie di frasi mescolando il piemontese con l’italiano: “Cosa fai daré ëd la pòrta?”, “Va via, fafioché d’un fafioché” ( in pratica dandogli del buono a nulla, di colui che parla tanto e non conclude niente), “Gavte la nata, balengo” (l’equivalente dell’invito a togliersi il tappo, un modo come un altro per suggerire di farsi furbo). Spazientito, il fattorino rispose con un epiteto che provocò la furibonda reazione di Arsenio che alzò ancor di più la sua stridula voce. Offeso l’uomo ridiscese le scale, visibilmente infuriato. Incontrando il portiere dello stabile gli chiese chi fosse quel maleducato che abitava al terzo piano. L’addetto alla custodia, stupito, rispose a sua volta non gli risultava nessuno in casa, avendo visto uscire una mezz’ora prima il signor Giulio. Bastò questa risposta perché il fattorino gli sbattesse tra le braccia il pacco urlandogli un seccatissimo “Visto che ci sono i fantasmi, allora a consegnare questo ci pensi lei!!”, infilando il portone e andandosene per la sua strada con un diavolo per capello. Passarono i giorni, le settimane, i mesi e il pappagallo sviluppò un attaccamento morboso nei confronti di Giulio, manifestando episodi sempre più costanti di gelosia.

Uno dei casi più frequenti si manifestava quando Giulio era costretto a uscire. Era sufficiente che indossasse la giacca o un cappotto perché Arsenio strillasse con sofferenza, roso dal tormento: “Non andare via! Stai qui! Non uscire!”. Per ingannare l’intelligentissimo volatile era arrivato al punto di calare dalla finestra, con la complicità del portinaio, la giacca o il soprabito, fugando il sospetto di una imminente fuga. Al termine dei sei mesi, al ritorno di Giorgio, il pappagallo raggiunse l’apice della possessività gridando disperatamente: “Giulio non andare via.. A l’è mej n’amis che des parent (è meglio un amico che dieci parenti).. Non mi lasciare, non abbandonarmi.. A basta ‘n to soris! (basta un tuo sorriso). Erano scenate davvero strazianti, a riprova di un amore che spezzava il cuore. Un diluvio di parole che Arsenio, rifiutandosi di mangiare, emetteva con una voce acuta e stridente che pareva sul punto di spezzarsi in pianto. I due amici, non potendo restare indifferenti davanti a tanta sofferenza, considerato che l’appartamento era abbastanza grande e che Giulio un alloggio per se non l’avevo ancora trovato, decisero di condividere l’abitazione di corso Casale. Il pappagallo ascoltò con attenzione il discorso che gli fecero, quasi si stessero rivolgendo a un bambino. E come un marmocchio davanti ai doni trovati sotto l’abete la mattina di Natale, Arsenio dimostrò tutta la sua felicità svolazzando per le stanze, pur senza rinunciare ad avere l’ultima parola: “I papagal l’an sempre rason”. I pappagalli hanno sempre ragione. E come si poteva dargli torto?

Marco Travaglini

Intrecciare i fili scioglie lo stress

Il potere rilassante, creativo e anche social della maglia

 

Pensare che lavorare a maglia sia semplicemente una attività artigianale legata alla gioia di indossare un bel maglione fatto in casa è riduttivo, credere che intrecciare fili sia solo una occupazione di ripiego per passare pomeriggi in alternativa alla noia, ancora di più.

Sferruzzare, incrociare cordoncini colorati dopo aver scelto con cura i colori della lana, o del cotone, e i ferri, a seconda del lavoro da fare, ha un notevole potere rilassante che viene considerato molto vicino a quello della meditazione. Proprio per queste sue facoltà rilassanti, che allentano persino la tensione muscolare e contribuiscono ad abbassare la pressione arteriosa, questo creativo lavoro manuale è sempre più praticato e non solo dal mondo femminile, pare infatti che anche gli uomini si siano avvicinati numerosi al magico mondo dei gomitoli e dei filati.

Una dimostrazione  dell’indiscutibile successo del knitting, come lo chiamano gli anglosassoni, è la crescita significativa dei gruppi di knitters sui social come, ad esempio, Raverly,  uno dei più famosi e popolosi, che conta dieci milioni di utenti. Non parliamo, quindi, di una attività d’altri tempi dai contorni nostalgici  e a conduzione familiare, ma di un passatempo virtuoso praticato oramai  da molti che stimola la concentrazione, migliora la motricità   con un rilascio consistente di  benefici terapeutici.

Nella comunità dei knitter lovers troviamo personaggi molto famosi come per esempio l’affascinante Marilyn Monroe che, tra una ripresa e l’altra dei suoi film, sovente si trovava a sferruzzare, ma anche principesse contemporanee come Kate Middleton, attrici very cool come Sarah Jessica Parker e  giovani uomini  come Ashton Kutcher che nel nostro immaginario non sono certo intenti a fare sciarpe e centrini ma che, al contrario,   nella realtà si professano dei fan appassionati.

 

La Harvard Medical School ha affermato che fare la maglia rallenta il ritmo del cuore di circa 10 battiti al minuto, inoltre, lavorare ai ferri è utile, come altre attività manuali, per superare l’ansia e la depressione e questo  grazie alla sua capacità di mindfulness che, con consapevole attenzione, aiuta a  rimanere nel presente, qui e ora.

 

E’ inutile negare, poi, che la pandemia non abbia stimolato e aiutato la crescita di questa pratica specialmente nelle vendite di kit per creazioni che dal 2020 sono state da record. Inoltre piattaforme come la spagnola We are knitters o l’italiana Bettaknit hanno aumentato decisamente il loro volume di affari tanto da volersi espandere intorno al globo. Inoltre per tante persone, che hanno iniziato solo per  hobby, lavorare a maglia è diventata una vera attività commerciale spesso innovativa e social come, per esempio, la creazione di knit cafè ovvero luoghi dove ci si incontra per sferruzzare e confrontarsi su modelli e produzione.

 

E’ sorprendente  che una passione legata al passato come quella dell’agucchiare, che si tramanda di generazione in generazione, sia diventata una attività di interesse contemporaneo.

Fare la maglia è una attività, dunque, che crea opportunità e  benefici che interagiscono tra loro. E’ una terapia efficace per combattere il troppo pensare, un hobby moderno che continua a fare proseliti, anche social,  un lavoro che dà vita a  vere e proprie comunità universali che parlano il linguaggio del filato e, considerate le riconosciute virtù meditative, uno strumento per depurarsi dalla frenesia e dai ritmi convulsi della vita quotidiana.

Maria La Barbera

 

Amelia e le tristi letture

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Amelia aveva circa quarant’anni ma ne dimostrava almeno venti di più. Colpa dei capelli incanutiti precocemente e della schiena curvata dalla fatica del lavoro nel cotonificio.

Quanta strada aveva fatto su e giù nei reparti dello stabilimento, tra le spole dei telai  e  le balle di cotone. Non si era certo risparmiata in quel duro lavoro ma nemmeno aveva avuto alternative perché doveva pur guadagnarsi da vivere dopo essere rimasta orfana di entrambi i genitori. Quel pane amaro, con la fatica e il sudore della fronte come companatico, se lo era guadagnato per intero, dal giorno in cui aveva compiuto undici anni, varcando il cancello dello stabilimento. Le donne nel cotonificio lavoravano tanto e guadagnavano poco. Tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle 7,30 alle 12,00 e dalle 13,30 alle 18,00. Nei mesi freddi dell’inverno entravano che era ancora scuro e uscivano quando ormai era calato il buio. A quel tempo anche le biciclette erano una rarità e molte, come Amelia, abitavano lontano e dovevano compiere lunghi tragitti a piedi, calzando gli zoccoli in tutte le stagioni e con ogni tempo. C’era chi lo chiamava “il calvario delle femmine” e non c’era in quella definizione nulla d’esagerato. La puntualità e la precisione erano fondamentali. A chi tardava anche di pochi minuti  veniva tolta un’ora di salario e se veniva compiuto un errore sul lavoro si era costretti a pagare una multa che veniva detratta dalla paga. Anche Amelia aveva iniziato, come tutte, dalle mansioni più semplici. Lei e le altre ragazzine erano state ausiliarie, attaccafili e spolatrici e poi, dopo un rapidissimo apprendistato, messe al telaio. Si era fatta donna in fabbrica, contribuendo con il proprio lavoro  al sostentamento della famiglia della zia Carla. Aveva fatto i conti con quella dura realtà subendo torti e soprusi, ingoiando rospi in silenzio ma mai  aveva perso l’allegria e l’ironia ereditate dalla sua povera mamma. Nel tempo aveva ottenuto la qualifica di maestra e con quella la responsabilità di insegnare il lavoro alle altre, verificando che non commettessero errori, rispettando tempi e ritmi nell’opificio. Cercava sempre di essere di manica larga, raramente alzava la voce e aiutava le ragazze a trarsi d’impaccio quand’era necessario. Anche per questo era ben voluta e ascoltata. A volte prendeva in giro le più giovani e, in fondo anche se stessa, raccontando una storia di grande dolore e affanno. “Care ragazze, ogni sera apro un libro che mi è molto caro e ogni pagina che leggo mi strappa lacrime e sospiri”. Le ragazze , incuriosite, si stringevano attorno a lei in un capannello. E si chiedevano quale mai fosse questo libro che squassava il cuore della signora Amelia che era una donna fatta e non era certo nell’età dei facili turbamenti. Che storie vi si narravano? Imbrogli amorosi? Intrighi, sotterfugi, indicibili trame che provocavano inconfessabili pensieri? E chi erano gli autori? Era la letteratura rosa di Liala o  l’umorismo un po’ osé di Pitigrilli? O si trattava forse di un racconto di Carolina Invernizio? Amelia lasciava che la loro fantasia corresse, che sognassero a occhi aperti. Cosa costava immaginare d’essere protagoniste di quelle storie dove le eroine erano sempre povere e romantiche, a volte coraggiose e decise, ben disposte a credere nei grandi amori anche se spesso celavano cocenti delusioni che lasciavano i cuore infranti? Non era un peccato regalare speranze, e a volte illusioni, a gente semplice che aveva bisogno di sognare per dimenticare per un istante la dura realtà di tutti i giorni. Ma poi, per non tirarla troppo per le lunghe, svelava il mistero. Quel libro s’intitolava “Lina Curletti,alimentari e affini”. Negli anni che precedettero la guerra anche Amelia, come tante,  faceva la spesa con il libretto. Tanto le serviva e tanto comprava, ben attenta a non fare un passo che fosse più lungo della gamba.La signora Lina,proprietaria dell’emporio dove si trovava un po’ di tutto, dal cibo al sapone, dalle scope di saggina alle candele, segnava gli acquisti e le relative cifre sulle pagine a righe del quadernetto con la copertina nera dove, nell’unico rettangolino bianco, erano scritti il nome e cognome del proprietario e quello del negoziante. Nel suo caso, con una calligrafia chiara e pulita, si leggeva in inchiostro blu il suo come e cognome – Amelia Donati – accanto a quello della Curletti. Fare la spesa con il libretto era un sistema di pagamento posticipato a fine mese, quando arrivava lo stipendio.Si “segnava” sulle pagine l’importo della spesa,generalmente sostenuto presso l’unico esercizio commerciale del paese. Era un credito che il negoziante faceva al cliente sulla fiducia, riempiendo di cifre e parole le righe,giorno dopo giorno. La sua lettura rappresentava un richiamo costante alla realtà e alla consapevolezza che spesso i denari erano scarsi e mancava “il due per far tre” nelle povere tasche di chi viveva del proprio lavoro. Per questa ragione i sospiri e lacrime erano ben più sentiti di quelli che poteva suscitare un romanzo d’appendice. E le risate delle ragazze, di fronte a questa storia, tradirono un po’ di quell’amaro che la vita riserva ogni giorno a chi deve con fatica mettere insieme il pranzo con la cena. E Amelia offrì alcune delle caramelle “Rossana” che portava in tasca per “donare quell’ attimo di dolcezza” che almeno per un istante scacciasse via quella nota di malinconica tristezza.

 

Marco Travaglini

(Foto di Aplasia Wikipedia)

Profumo di mare con l’insalata di polpo mediterranea

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Il profumo del mare nel piatto. Un piatto fresco e leggero dal gusto unico e saporito. L’insalata di polpo puo’ essere servita come antipasto o come secondo piatto accompagnato da pane abbrustolito leggermente strofinato con uno spicchio di aglio. Una ricetta semplicemente deliziosa.

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Ingredienti

1 Polpo di medie dimensioni

100 gr. di olive verdi o nere

100 gr. di sedano

½ cipolla rossa di Tropea

10 pomodori Pachino

20 capperi dissalati

Olio evo, succo limone, sale, pepe q.b.

2 foglie di basilico e prezzemolo, 1 foglia alloro

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Cuocere il polpo in pentola a pressione in acqua poco salata con l’aggiunta di una foglia di alloro per circa 15/20 minuti dall’inizio del fischio. Lasciar intiepidire. Lavare e pulire le verdure, affettarle e metterle in una ciotola con le olive, i capperi, il prezzemolo tritato e i pomodorini tagliati a meta’. Tagliare il polipo a tocchetti, condire con olio evo, poco sale, pepe macinato al momento e succo di limone, unire alle verdure, mescolare e lasciar insaporire. Servire accompagnato da fette di pane casereccio abbrustolito e strofinato con poco aglio.

Paperita Patty

A Vinadio è già tempo di Natale

Mercatino al “Forte Albertino”, oltre cento bancarelle e numerose attività per grandi e piccini

Sabato 26 e domenica 27 novembre

Vinadio (Cuneo)

Fra i Comuni occitani del Piemonte, a Vinadio, nella cuneese Valle Stura di Demonte, fervono già i preparativi per la magia delle quasi prossime feste natalizie, ospitando la 18^ edizione del famoso “Mercatino di Natale” che ogni anno fa sold out di visitatori. Sabato 26 (dalle 14 alle 18) e domenica 27 novembre (dalle 10 alle 18), infatti, torna il tradizionale appuntamento con il caratteristico shopping prenatalizio al coperto nei corridoi dell’antica “Fortezza Albertina” fatta costruire nel 1834 da Casa Savoia: un centinaio le bancarelle che proporranno prodotti tipici d’eccellenza, articoli natalizi, manufatti artigianali e tante altre idee regalo, all’interno di un percorso di oltre 500 metri, su due livelli di camminamento caratterizzati da corridoi, postazioni di artiglieria e grandi cameroni. L’evento è organizzato da “Fondazione Artea”, in collaborazione con il “Comune di Vinadio” e l’“Associazione Turistica Pro loco Vinadio”, con il contributo della “Fondazione CRC”. Il biglietto di ingresso costa 3 euro, l’accesso è gratuito per i bambini fino a 10 anni e il sabato per i residenti locali. Oltre allo shopping, domenica 27 sarà anche possibile  addentrarsi nella “Caserma Carlo Alberto”, il “cuore” della Fortezza, attraverso un percorso guidato e animato negli ambienti che ospitarono in passato centinaia di soldati e che porterà oggi i visitatori alla scoperta di spazi nuovamente fruibili al pubblico dopo gli importanti interventi di restauro conservativo. Il tour guidato, con partenza gruppi ogni mezz’ora dalle 10,30, ha un costo di 4 euro (gratuito per bambini fino a10 anni). La prenotazione è obbligatoria telefonando al numero 328/ 2032182. Sempre domenica gli organizzatori hanno pensato a una doppia attività dedicata alle famiglie. Dalle 10 alle 18 avrà luogo “Babbo Natale al Forte”, con l’attesissimo ritorno del Babbo dalla bella e lunga barba bianca. Nella sua casetta temporanea, allestita quest’anno nelle storiche e suggestive camere da sparo, i bambini potranno nuovamente incontrare il loro amato beniamino, accompagnato dal simpatico elfo Zibidì, per consegnargli personalmente le loro letterine. Dalle 10 alle 12,30, invece, sarà la volta di “Manchi solo tu!”, l’attività rivolta a famiglie con bambini dai 3 ai 7 anni, con musica dal vivo e basi originali a cura de “La Fabbrica dei Suoni”. I componenti di un’allegra e buffa famiglia saranno pronti ad accogliere i partecipanti per condividere con loro il magico clima natalizio. Sabato e domenica, a partire dalle 12, presso la “Caserma” del Forte sarà anche possibile degustare piatti della tradizione con i menù a base di polenta e sughi a scelta, minestrone di trippe e formaggi della Valle Stura, dessert, vino o succo biologico. E per i bambini menù dedicati con pasta o polenta e dessert. Prenotazione consigliata al numero 328/2032182. Inoltre, negli spazi del “Mercatino” sarà allestito un punto ristoro con bevande calde, panini e frittelle. A completare l’offerta, per tutto il weekend, saranno anche previste passeggiate in carrozza a cura del “Gruppo attacchi Meréns” e la possibilità di fruire di un’ampia pista di pattinaggio sul ghiaccio (1.200 metri quadrati) completamente rinnovata e al coperto, a ingresso ridotto presentando il biglietto del “Mercatino”.

Per ulteriori info: www.fortedivinadio.com

g.m.

La Magia del Natale a Nichelino

Ecco il ricchissimo programma degli eventi che l’Assessorato Eventi e Tradizioni Locali organizza per un magico Natale in Città. A cura dell’Ufficio Grandi Eventi.

30 Novembre 1942 | L’inferno arriva dal cielo

Mercoledì 30 novembre

A 80 anni dalla tragedia che ha visto crolli, incendi, vittime e feriti tra i civili nichelinesi a causa di un bombardiere precipitato tra le case durante la II Guerra Mondiale, l’Amministrazione comunale e il Gruppo Officine della Memoria ricordano le vittime.

Programma:

  • 10.30 incontro con gli studenti presso la scuola media “A. Manzoni” (via Moncenisio, 24);
  • 12.00 in via S. Francesco angolo via F. Filzi Cerimonia di deposizione della corona presso la lapide a ricordo delle vittime;
  • 21.00 nella sala Mattei del Comune di Nichelino (piazza Di Vittorio, 1) racconto dell’episodio bellico, con testimonianze e aneddoti, a cura del Gruppo Officine della Memoria.

 

 

La Magia del Natale a Nichelino

Ecco il ricchissimo programma degli eventi che l’Assessorato Eventi e Tradizioni Locali organizza per un magico Natale in Città. A cura dell’Ufficio Grandi Eventi.

NATALE È REALE Palazzina di Caccia di Stupinigi

Inaugurazione il 3 dicembre alle 11.00

3-4-8-10-11-17-18 DICEMBRE dalle 10.00 alle 20.00 e fino alle 23.00 il 10 dicembre con la “Notte Bianca”, animazioni circensi con il fuoco e giochi di luce.

Vivi la tua favola con la magica casa di Babbo Natale… con foto ricordo – Presepi napoletani e meccanico – Visita museale alla Palazzina di Caccia – Villaggio degli Elfi con animazioni, giochi e laboratori per bambini –  Scuderie e la storia delle renne – Mercatino delle eccellenze artigiane e Xmas street food.

SCONTO BIGLIETTO A € 6,00 PER FAMIGLIE NICHELINESI con bambini in età di scuola materna e primaria. Gli aventi diritto dovranno esibire alla biglietteria il volantino promozionale e un documento che attesti la residenza nel Comune di Nichelino (promozione fino ad esaurimento biglietti). Il programma completo è consultabile sul sito www.natalereale.it.

SINO AL 6 GENNAIO nelle principali piazze e vie cittadine luminarie e decori natalizi. Albero Granny in piazza Di Vittorio.

CHRISTMAS VILLAGE con la Casetta di Babbo Natale e il suo aiutante Elfo, in piazza Di Vittorio: animazioni, bancarelle natalizie, foto ricordo con Babbo Natale, distribuzione tè e cioccolata calda (a cura ass. S. Matteo Onlus), nei seguenti giorni: 8, 11, 18 e 24 dicembre ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00; 9 – 10, 17 e 23 dicembre 15.00 -18.00. A cura di ASD PS Puro Stile Italiano.

 

8 DICEMBRE

VIA TORINO, 9.00 – 18.30, (da ang. Via M. D’Azeglio ad ang. Via Cuneo)

Negozi aperti e bancarelle natalizie, prodotti artigianali, hobbysti e stand solidali con le associazioni di volontariato del territorio, con tante idee regalo.

Intrattenimenti musicali con la Banda Musicale “G. Puccini” e la Natal Band, zampognari, Giostra Gonfiabile per bambini e Mini palco con intrattenimento bimbi nel tratto oltre Crociera, Pista go kart a pedali (in piazza Camandona), Babbo Natale Led itinerante. In caso di maltempo la manifestazione sarà spostata a domenica 11 dicembre 2022.

PIAZZA DI VITTORIO  

INTORNO ALL’ ALBERO GRANNY dalle 15.00

Progetto “Un albero, una comunità” in collaborazione con Laboratorio “Mani d’Oro”, Ass. “Amici dell’Arpino” e l’Ass. Patela Vache, inaugurazione del Calendario dell’avvento “Un dono per la tua Città”; Concerto Scuola Civica Musicale, Danze storiche a cura del GS Conte Occelli, Musica itinerante con la Banda Musicale “G. Puccini”.

BABBO NATALE … PER LE VIE E A CASA TUA!

Dal 7 al 23 dicembre 2022, orari: 10.00 – 12.00 e 15.30 – 18.30 (con esclusione di 8 e 9 dicembre) servizio gratuito di consegna a domicilio dei pacchi regalo natalizi, acquistati presso gli esercenti di Nichelino aderenti all’iniziativa, da Babbo Natale e il suo aiutante Elfo a bordo della jeep della C.R.I.!

Animazione itinerante per le vie cittadine e in occasione delle feste natalizie dei Comitati di Quartiere.

Per spedire la letterina e partecipare all’estrazione a premi finale, cerca la buca delle lettere di Babbo Natale: presso la Croce Rossa Italiana in via D. Chiesa, sulla jeep di Babbo Natale e in piazza Di Vittorio, nella casetta di Babbo Natale.

A cura della C.R.I. Comitato Locale di Nichelino.

 

TUTTI A TEATRO!

Teatro Civico Superga – Piazzetta Macario 1

7 DICEMBRE ore 20.45

Concerto “Musica Animata” le colonne sonore dei cartoni animati classici e recenti eseguite da maestri e allievi dell’Accademia Musicale ARTEMUSICA e auguri di Natale con il Coro delle Voci BiancheCosto biglietto € 7,00.

Evento organizzato con il patrocinio della Città di Nichelino.

Prevendite disponibili presso la sede dell’Accademia Musicale Artemusica, Via Torino 168.

Per info consultare:  www.accademiamusicaleartemusica.it

8 DICEMBRE ore 18.00

Spettacolo per famiglie “L’apprendista di Babbo Natale”, una produzione di Fantateatro – ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria entro il 7 dicembre scrivendo a: biglietteria@teatrosuperga.it

 

26 DICEMBRE ore 18.00

Concerto di Natale

Il salotto degli Strauss: amori, scandali e balli alla Corte di Vienna. Uno spettacolo sofisticato dai tratti maliziosi. Di e con Lucia Margherita Marino, con l’orchestra giovanile TAKKA BAND. Costo biglietto € 15,00 acquistabile presso la biglietteria del teatro dal martedì al venerdì dalle h 16.00 alle h 19.00 oppure sul sito www.ticketone.it

28 DICEMBRE ore 21.00

Concerto di fine anno a cura del Circolo Polesani nel Mondo, con l’Orchestra Magister Harmoniae dell’Associazione Musica Insieme APS della Città di Grugliasco e la Corale Polifonica Polesana. Apertura del concerto con gli allievi della sezione musicale del III Istituto Comprensivo di Nichelino.

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria entro il 19 dicembre presso la sede del Circolo in Via Vespucci 27 oppure scrivendo a: info@polesani-nichelino.com.

 

16 DICEMBRE

CENTRO D’INCONTRO N. GROSA (Via Galimberti, 3) alle 21.00, QUIZZONE DI NATALE a cura dell’Associazione KAIROS. Per info scrivere a kairos.nichelino@gmail.com.

 

17 DICEMBRE

VIA XXV APRILE (tratto dal numero civico 6 al 82) dalle 15.00 alle 18.00 – Il Fantastico Mondo di Via XXV Aprile!

Famose mascotte accoglieranno i bambini per divertirsi insieme. Babbo Natale e i suoi Elfi aiuteranno i  bambini  a scrivere a Babbo Natale imbucando la letterina nella cassetta postale. In tutti i punti di animazione dolcetti, palloncini, giochi e Foto Fantasy show con i personaggi. A cura dell’ Associazione XXV Aprile.

 

CENTRO D’INCONTRO N. GROSA (Via Galimberti, 3) – Natale con il Summer Village CNN: giochi, truccabimbi, musica, laboratori e merenda per bambini (3-6 anni) e ragazzi (7-12 anni). Previsto baby parking dalle 15.30 alle 18.30. Per info e iscrizioni: cnnsummervillage@gmail.com.

 

18 DICEMBRE

PIAZZA ALDO MORO dalle 9.00 alle 18.00

Stand Associazioni volontariato con idee regalo, giochi in legno, distribuzione di cioccolata e tè caldi (a cura di Ass. Alpini di Nichelino), Banda Musicale “G. Puccini”Coro folcloristico abruzzese e molisanoanimazione e giochi con Happy Bakery Family, aspettando Babbo Natale.

17.30 Concerto Gospel.

A cura di Pro-Loco Nichelino.

PIAZZA DI VITTORIO dalle 15.00 alle 17.00 Flash Mob, hip hop, balli e giochi di gruppo, a cura di Summer Village CNN.

20 DICEMBRE

Festa di Natale della Terza Età – CENTRO D’ INCONTRO N. GROSA, dalle 15.00 scambio di auguri e saluti dell’Amministrazione Comunale. Ingresso libero.

6 GENNAIO

Via XXV APRILE (tratto da Via Torino a Via Torricelli) dalle 9.00 alle 19.30 – Festa della Befana

con negozi aperti, stand di prodotti artigianali, alimentari e non, hobbysti, animazione con distribuzione di dolcetti da parte di simpatiche Befane, punti musicali e baby dance.

A cura di Associazione XXV Aprile.

 

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FOTO EZIO SARA

Il fascino dei Jukebox, costruiti a Torino

Tra i primi in Italia  a costruirli ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina

Era un mercoledì, il 22 giugno del 1927. Un giorno apparentemente come tanti altri se non fosse che proprio quel mercoledì vennero messi in vendita i primi Jukebox. E fu una vera e propria rivoluzione per la musica. Bastava introdurre una moneta e girare una manovella per selezionare un disco tra quelli esposti in una vetrina rettangolare. Così funzionavano i fonografi a moneta, antesignani dei jukebox moderni, che furono messi in commercio per la prima volta dalla Ami, un’azienda già nota per la produzione di pianoforti a gettoni, la cui diffusione aveva aperto la strada ai mitici “contenitori armonici” (traduzione letterale del termine). Le prime versioni di jukebox erano in legno e contenevano 12 dischi a 78 giri. I prodotti Ami si affermarono soprattutto in Europa mentre negli Usa conquistarono il mercato marchi come Wurlitzer, Seeburg e Rock-Ola. Tra i primi in Italia  a costruirli – su licenza della Ami – ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina, nel rione di San Salvario, specializzata nelle lavorazioni meccaniche di precisione. I cari, vecchi jukebox, hanno sempre esercitato un grande fascino, offrendo la colonna sonora per intere generazioni che si sono incrociate, magari nel lido di una spiaggia o in un bar di uno sperduto paesino. Del jukebox , i meno giovani, rammentano non solo i motivi delle canzoni ma anche il rumore del gettone o della moneta, il clank clank della meccanica che si muoveva per selezionare il disco, il fruscio dei 45 giri di vinile suonati decine di volte al giorno. In Italia il jukebox divenne celebre grazie al Festivalbar, trasmissione che premiava la canzone più “gettonata” nei jukebox di tutto il paese. Non si contano i film dove i  jukebox accompagnano le scene, come in Grease ma non vi è dubbio che una delle figure mitiche è stata quella di Arthur Fonzarelli, il “Fonzie” della  famosissima serie televisiva Happy Days, che faceva partire quello del ristorante diArnold’s con un pugno, ascoltando i successi di Elvis Presley. Poi, nel tempo,  sono venuti i mangiadischi (i giradischi portatili), le audio cassette da infilare nel registratore o nell’autoradio,  i cd dei Walkman  e infine i lettori Mp3 e chissà qual’altra diavoleria. Ma il jukebox rimane il jukebox. E niente e nessuno potrà prenderne il posto nella storia.

 

Marco Travaglini

Ho fatto l’Albero: l’esperienza più dolce del Natale firmata La Perla di Torino

Il noto brand torinese lancia nel suo laboratorio il nuovo workshop a tema natalizio, per creare e decorare con le proprie mani un albero di cioccolato ed immergersi nella magica atmosfera delle Feste

La Perla di Torino, che quest’anno compie 30 anni, l’8 dicembre propone nel suo laboratorio in Lungo Dora Colletta 81 a Torino un’esperienza inedita nel mondo del cioccolato: Ho Fatto l’Albero, un workshop dedicato a grandi e piccini per liberare la fantasia e scoprire da vicino l’arte del buon cioccolato.

Un’iniziativa pensata per entrare pienamente nel Christmas mood e mettersi alla prova con amici e famiglia nella decorazione di un goloso albero di cioccolato, che è possibile portare a casa, personalizzandolo con estro e fantasia. Una bella occasione per divertirsi con le persone care sotto le Feste e realizzare un pensiero fatto a mano da regalare o portare in tavola il giorno di Natale.

Ogni partecipante avrà a disposizione un kit che comprende:

  • Albero di cioccolato del gusto scelto in fase di registrazione
  • Camice, guanti, cuffia e calzari per entrare in laboratorio
  • Cioccolato, pasta di zucchero e sac à poche per la decorazione
  • Speciale incarto per l’albero, confezionato a mano dal team La Perla di Torino

Il workshop si svolgerà nel laboratorio dell’azienda in Lungo Dora Colletta 81 a Torino, per partecipare è necessario compilare il form online sul sito laperladitorino.it selezionando il numero di persone, il giorno e la fascia oraria.

Ho Fatto l’Albero
Data: Giovedì 8 dicembre
Durata 90 minuti
Prezzi:

– Adulti e bambini a partire da 8 anni: 30 € – ogni partecipante ha a disposizione un albero di cioccolato da decorare

– Bambini fino a 8 anni con accompagnatore: 30 € – ogni bambino avrà a disposizione un albero di cioccolato da decorare insieme all’accompagnatore

Form di prenotazione: laperladitorino.it

Degustare il territorio (in musica) all’enoteca dell’Albugnano

IL SECONDO APPUNTAMENTO CON “SENSUM”:

MUSICA E VINO ALL’ENOTECA REGIONALE DELL’ALBUGNANO

Sabato 26 novembre a partire dalle 17, la quindicesima Enoteca Regionale del Piemonte ospita un nuovo appuntamento per gustare alcuni dei vini simbolo del territorio a “suon di musica”, romanticamente affacciati sul “Balcone del Monferrato”

 

Dopo il successo dello scorso ottobre, all’Enoteca Regionale dell’Albugnano (Via Roma 9 ad Albugnano in provincia di Asti) torna Sensum, una degustazione guidata a ritmo di musica.

L’appuntamento è per Sabato 26 novembre, a partire dalle 17.

Durante la serata sarà possibile assaporare cinque diverse etichette dei vini del territorio, bianchi e spumanti locali, il Freisa, l’Albugnano e la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, accompagnati da altrettanti brani musicali proposti dal Trio Quodlibet, un giovane ma già affermato gruppo torinese, con la partecipazione della flautista piemontese Rebecca Viora.

Attraverso le note di Vivaldi e Dvořák, Beethoven e Mozart, un viaggio multisensoriale per stimolare tutti i sensi, dal gusto alla vista, dall’olfatto all’udito, affacciati sul Balcone del Monferrato per godersi un panorama unico.

Il costo per partecipare a “SENSUM” è di 20 euro.

A seguire, chi fosse interessato potrà gustarsi un aperitivo a base di prodotti tipici locali e vini del territorio al costo aggiuntivo di 12 euro.

La prenotazione è obbligatoria contattando il numero 333.6269361 o scrivendo
all’indirizzo

Dopo questo secondo appuntamento con SENSUM, l’Enoteca Regionale dell’Albugnano tornerà protagonista il 3 dicembre con l’inaugurazione della mostra dell’artista Mario Saini dal titolo “dipinti non solo dipinti”, che sarà esposta fino al 30 dicembre, creando un intrigante connubio tra vino e arte.

Queste iniziative rientrano nel progetto dell’Enoteca Regionale dell’Albugnano, volto a promuovere le numerose tipicità enogastronomiche di un territorio ricco di tesori, compreso tra la Collina Torinese e il Nord Astigiano, e a creare interessanti collaborazioni all’insegna dell’arte e della cultura. Inaugurata lo scorso maggio, l’Enoteca non è solo un punto di riferimento enogastronomico ma è anche un punto di partenza informativo e turistico per andare ad esplorare i tesori artistici e culturali del “romanico”, a cominciare dalla vicina magnifica Abbazia di Vezzolano.

 

 

Enoteca Regionale dell’Albugnano

Via Roma, 9 – 14022 Albugnano (AT)

enotecalbugnano@gmail.com