LIFESTYLE

La pasta è saporita con fave, pecorino e salsiccia

Un’idea per un primo piatto insolito e gustoso?

Linguine fave e salsiccia.

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Ingredienti per 4 persone:

320gr. di linguine o trenette

400gr. di fave fresche o surgelate

300gr. di salsiccia o salamella

Cipolla, sale,pepe, olio

1 ciuffetto di menta.

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Sbollentare le fave (conservare un mestolino di acqua di cottura), privarle della pellicina, lasciar raffreddare e frullarne meta’ con l’acqua di cottura, il ciuffo di menta, sale, pepe. Nel frattempo soffriggere un pezzetto di cipolla con un cucchiaio di olio, aggiungere la salsiccia ridotta a pezzettini, lasciar rosolare, unire il pure’ di fave e le fave intere rimaste. Cuocere la pasta al dente e spadellarla nel sugo. Servire con pecorino grattugiato fresco.

 

Paperita Patty

(Foto: il Torinese)

Con Agriflor un assaggio di primavera nel centro di Torino

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Domenica 25 febbraio, dalle 9 alle 19 in Piazza Vittorio Veneto, torna l’appuntamento mensile con il mercatino di Agriflor per fare un tuffo nella natura in centro città

 

Torna anche nel 2024 l’appuntamento mensile con Agriflor, il mercatino di piante, fiori e prodotti agroalimentari artigianali organizzato da Orticola del Piemonte.

Domenica 25 febbraio dalle 9 alle 19 in Piazza Vittorio Veneto a Torino. Saranno circa una trentina i vivaisti e i produttori agricoli provenienti da tutto il Piemonte che metteranno in mostra le proprie eccellenze.

In attesa dei colori e dei profumi della Primavera, spazio alle aromatiche e alle dalie, alle piante da interno, alle rose e alle viole, alle erbacee perenni e alle piante ornamentali e molto altro ancora.

Non solo piante e fiori ma anche proposte agroalimentari per tutti i gusti grazie alla presenza di produttori artigiani che porteranno tipicità tutte da assaporare come il miele e le olive con il loro olio, le nocciole e i formaggi, senza dimenticare verdura e frutta di stagione, liquori e vino.

Il prossimo appuntamento con Agriflor è in programma domenica 10 marzo, mentre sabato 23 e domenica 24 marzo come da tradizione Follia in Fiore battezzerà la Primavera presso la magnifica Certosa Reale di Collegno.

 

Quanto conta l’estetica per i torinesi?

Scopri –To. Alla scoperta di Torino

“Mens sana in corpore sano” famosa locuzione latina che nel tempo è stata spesso ripresa da molti autori per spiegare quanto fosse importante il connubio mente corpo.
Spesso si pensa che la parte estetica sia effimera e che coloro che danno troppo seguito a questa parte abbiano poca sostanza. Le ricerche scientifiche però smentiscono queste dicerie, la parte estetica diventa fondamentale quasi quanto la parte interiore perché “l’abito fa il monaco”. La nostra cura, il nostro modo di vestirci viene trasmesso al nostro interlocutore che giudicherà le nostre parole anche in base a come siamo vestiti o acconciati. Per esempio se siamo vestiti di “rosso” faremo accelerare il battito cardiaco della persona con cui parliamo che deciderà se tradurre quell’aumento come eccitazione o agitazione. Il “nero” invece trasmette lusso, sicurezza e in alcuni casi chiusura, il “verde” aiuta a concentrarsi ecc..
I colori non solo trasmettono agli altri qualcosa ma anche a noi stessi che li indossiamo, questa teoria si chiama “embodied cognition” ecco che se ci sentiamo particolarmente giù di morale sarà utile contrastarlo vestendoci come ci vestiremmo se ci sentissimo alla grande, il vestito ci aiuta ad incarnare ciò che vorremmo essere.
Numerosi sono i lavoratori delle boutiques torinesi che conoscono bene l’uso psicologico dei colori e l’armocromia e riescono a consigliare ai loro clienti sempre le cose migliori da indossare a seconda dell’evento.
Ma come ci si veste a Torino ad un evento? Di solito i torinesi tendono ad essere molto sobri e sempre eleganti in tutti i contesti. Tutti noi abbiamo delle aspettative su come si vestiranno gli altri in determinati contesti, per esempio in una gioielleria o durante una riunione di un’importante azienda ci aspettiamo che chi ne fa parte sia vestito elegante e non in tuta o se dovessimo immaginare un personal trainer al contrario lo immagineremo vestito da sportivo. Questo fa si che anche gli altri abbiano delle aspettative su come noi saremo vestiti in un determinato contesto, sta a noi scegliere se confermare quell’aspettativa, (cosa consigliata secondo gli psicologi per fare un’ottima impressione), o decidere se sconvolgere la nostra platea con abiti fuori luogo. I torinesi secondo le interviste confermano di avere spesso delle aspettative ben definite dall’analisi di come di presentano gli altri rilevando strane le persone che rompono determinati schemi facendosi a monte delle idee negative solo dal loro abbigliamento per poi a volte, col trascorrere del tempo, rendersi conto dell’errore cognitivo commesso.
Andare ad un colloquio per un’azienda di occhiali per esempio è molto diverso da andare ad un provino per una parte da attore, nel primo caso la scienza dice che tenderanno ad essere scelte maggiormente le persone dall’aspetto curato e che dia l’idea di precisione e puntualità, mentre nel secondo caso si tenderà a scegliere i candidati dall’aria più artistica, meno formali, dall’aspetto semplice e meno curato.
E’ quindi fondamentale saper prendersi cura anche della nostra parte estetica perché è il nostro biglietto da visita e se sappiamo come gestirla otterremo sicuramente risultati positivi.
Numerosi parrucchieri della città sabauda confermano che spesso molte donne, ma anche uomini, non hanno sicurezza in loro stessi per il loro aspetto e che anche solo un taglio o un colore di capelli o delle exthension possono far sentire il cliente  più attraente e di conseguenza più sicuro di se stesso. Alcuni riescono addirittura a raggiungere i propri obiettivi solo nel momento in cui si sentono più belli, più  sicuri e si amano di più.
Anche i numerosi negozi di estetica del centro di Torino affermano che molte persone si prendono cura di se stessi solo quando stanno male e da lì si rendono conto quanto sia importante farlo già in anticipo perché il proprio corpo è il contenitore della nostra mente e l’uno non può esserci senza l’altro. Proprio per questo sfatiamo il mito delle “bionde stupide” nato purtroppo per gioco da alcuni film celebri degli anni novanta, o da alcune serie televisive, la bellezza esteriore può e deve andare in connubio con quella interiore quindi la parola d’ordine è … “Mens sana in corpore sano e curato”.
NOEMI GARIANO

Allegre bruschette tricolori

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Bastano davvero pochi minuti per realizzare uno sfizioso aperitivo o un antipasto estivo allegro e colorato con ingredienti freschi di stagione dal sapore mediterraneo. La bruschetta e’ la soluzione ideale, un piatto estremamente semplice e gustoso, sempre gradito, dalle infinite combinazioni, secondo il vostro gusto e fantasia, perfette anche per accompagnare una bella grigliata di carne da gustare con gli amici.

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Ingredienti

 

Fettine di pane tostato

1 pomodoro maturo

1 peperone giallo

4 champignons

1 spicchio di aglio

Prezzemolo

Caciotta fresca

Olio evo, sale

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Strofinare con l’aglio le fettine di pane tostato. Lavare le verdure. Tagliare il pomodoro, svuotarlo dei semi, lasciar scolare poi, tagliare a cubetti. Preparare una dadolata di peperone, tagliare a fettine sottili i funghetti, la caciotta, mettere tutto in una terrina e condire con olio, sale e prezzemolo. Distribuire su ogni fetta di pane e servire.

Paperita Patty

I tabù

Tutti noi conosciamo il termine tabù ma pochi ne conoscono l’origine: deriva dalla lingua polinesiana, dove la parola tapuindica quei comportamenti che la società condanna perché contrari alla religione o all’etica.

E’ evidente che il tabù, di qualsiasi natura, ha senso se lo inquadriamo nell’epoca e nella latitudine in cui nasce: nella nostra cultura fino a qualche decennio fa era tabù, per una donna,indossare i pantaloni o fumare per strada perché venivano considerate, ipso facto, donne volgari o prostitute.

Per fortuna i tempi cambiano e le persone, almeno in teoria, si dovrebbero evolvere ma certi tabù rimangono: soprattutto rimane la censura che la società pone in essere nei confronti di chi si allontana dalla retta via, via che nessuno sa da chi sia stata disegnata.

La religione, quella cattolica in particolare, ma anche islam ed ebraismo, forti della loro diffusione sul pianeta sono tra le principali fonti di tabù.

Pensiamo soltanto a concetti quali i rapporti prematrimoniali, il sesso anale, l’unicità della coppia, l’incesto, la prostituzione (sia nell’esercitarla che nel rivolgersi ad essa) e molto altro.

Come sanno sia coloro che seguono le mie lezioni presso l’Università popolare sia chi si rivolge a me come coach, io sottolineo sempre come un tabù sia tale per la propria coscienza, in quanto nessuno deve permettersi di dirci se sia corretto o meno agire in un certo modo né può sostituirsi a noi nello stigmatizzareo nel propugnare un comportamento.

Il fatto stesso che un comportamento sia censurato fino ad una certa data e poi consentito o viceversa dovrebbe far capire come non sia il fatto in sé sbagliato, ma sia la modalità con cui la società lo percepisce a fare la differenza. In Italia andare a convivere senza matrimonio fino a 40 anni fa era considerato “peccato”, mentre in Germania, Francia, Svizzera era una cosa perfettamente normale: eppure il Dio è lo stesso nei quattro Paesi.

Girare nudi per casa, anche davanti ai figli è tutt’ora tabù nel Belpaese, mentre nei Paesi citati prima e ancor più nel Paesi scandinavi è cosa perfettamente normale. Vorrei ricordare che, quando nel 1929 venne istituito il proibizionismo negli Stati Uniti, il consumo di alcool non si azzerò come previsto dalla norma ma, al contrario, diminuì pochissimo mentre peggiorò enormemente la qualità del prodotto perché distillato clandestinamente, senza controlli igienici e spesso con tracce pericolosissime di alcool metilico.

Allo stesso modo se facciamo crescere i nostri figli con l’ossessione per il corpo, facendo percepire una cosa normale come il corpo nudo in ambito familiare come se fosse il peggior peccato, otterremo solo di instaurare in loro un concetto totalmente errato e malizioso del rapporto genitori-figli. Non ci si stupisca poi se, quando avremo bisogno di essere accuditi perché non più autosufficienti, i nostri figli non riusciranno a lavarci e vestirci perché saranno in imbarazzo o avranno un’idea falsata del contatto con il corpo del genitore.

Che dire, poi, del rapporto con le altre fedi e con gli atei? Pensate solo che regioni come il Veneto hanno un tasso elevato di praticanti (a messa tutte le domeniche) ma, al contempo, detengono il primato delle bestemmie: ipocrisia? Se è vero che dobbiamo amarci uno con l’altro, perché poi associamo inevitabilmente il nero con lo spaccio di droga, la nera con la prostituzione, i cinesi con prodotti fabbricati a basso costo (ricordo che le maggiori aziende di informatica, telefonia ed elettronica sono cinesi) e così via. Eppure, il tabù è ancora vivo: mogli e buoi dei Paesi tuoi. Voglio vedere se un siciliano che sposa una altoatesina la considera dello stesso Paese. A meno che per paese non si intenda il Comune, magari di 3000 abitanti, dove si vive entrambi, e allora abbiamo buone probabilità di sposare qualcuno della nostra linea di parentela.

E la pornografia? Nessuno la vieta per i danni che può avere a livello sessuale e psicologico sui giovani e sui meno giovani: la si vieta perché è peccato. Qualcuno dovrebbe spiegarmi, poi, perché non diciamo ai maschi che se si eiacula sovente (in caso di solitudine la pornografia può aiutare) si riduce notevolmente il rischio di carcinoma prostatico e si ha un miglioramento del tono muscolare e del riposo dovuto alla produzione di endorfine.

Oltretutto, ciò che dovrebbe far riflettere sull’assurdità dei tabù è il detto “fate come dico, non fate come faccio” come venne rinfacciato a Platone (“In un modo tu parli, in un altro vivi”): se una cosa è tabù per me, perché tu la fai? Sottolineare come un comportamento sia vietato, riprovevole ottiene molto spesso l’effetto contrario: spingere le persone a verificare di persona gli effetti dell’infrazione: effetti che, praticamente sempre, non esistono.

Sergio Motta

Gobino, 60 anni di delizie al cioccolato

Guido Gobino dal 2024:

60 anni di storia, tre generazioni, un cioccolato d’eccellenza

Giudici d’eccezione del progetto GugArt³: Marinella Senatore, Damir Ivic e Nicola Lagioia

Torino, 22 febbraio 2024. Sessant’anni di storie, di lavoratrici e lavoratori, di profumi di nocciole piemontesi e di pregiati cacao guidati dalla passione di un’unica famiglia: Giuseppe, Guido e Pietro Gobino.

Via Cagliari 15, sede della storica fabbrica Gobino odora di cioccolato dal 1964: i più fini cacao aromatici del mondo, dopo aver navigato solcando gli oceani, fanno il loro ingresso in questo quartiere residenziale di Torino per essere trasformati in variegate praline e ripartire sotto questa forma alla volta dei palati più raffinati del mondo.

Sessant’anni e tre generazioni di Cioccolato: nel 2024 Guido Gobino rende omaggio a Torino e al territorio che lo ospita promuovendo l’arte, la musica, la cultura per le nuove generazioni.  Un virtuoso connubio che crea un cioccolato apprezzato oggi in sei continenti e anche nello spazio, prodotto da un’azienda da sempre attenta all’eccellenza e alle tematiche di sostenibilità ambientale e sociale, grazie anche al contributo di Pietro Gobino, entrato in azienda nel 2021.

Il 2024 rappresenta l’inizio di una nuova fase, una nuova generazione, un nuovo respiro di un’azienda che ha saputo mantenere il passo con i tempi, trasformandosi e rigenerandosi, senza timore di mescolarsi con mondi diversi. Un’evoluzione che non si ferma e che riesce a proporre un’identità sempre fresca rimanendo fedele a sé stessa.

Un anno memorabile e ricco di eventi: performance artistiche, presentazioni, talk e soprattutto il lancio a settembre della nuova collezione, interpretata da Pietro Gobino, dal design completamente rinnovato con abbinamenti sorprendenti e prodotti inediti, realizzati con origini di cacao esclusivi e pregiati.

La prima miccia si è accesa lo scorso ottobre, con l’open call GugArt³, rivolta a creativi under 35, attivi nelle arti visive, nella musica e nella scrittura, che offre una Residenza d’Arte di una settimana dal 26 febbraio al 1 marzo nella sede produttiva di Via Cagliari per promuovere l’arte e cultura giovanile. Qui i 9 finalisti verranno ispirati da suoni, profumi, storie e attività del laboratorio per la creazione delle loro opere che saranno poi esposte nel corso dell’anno durante alcune tra le più prestigiose manifestazioni culturali della città. Una giuria d’eccezione composta da tre figure di spicco del panorama culturale italiano e internazionale accompagneranno gli artisti nel loro percorso creativo e decreteranno i vincitori delle residenze: Marinella Senatore, artista multidisciplinare formatasi nel campo della musica, delle belle arti e del cinema, Damir Ivic, storica firma de Il Mucchio e Soundwall e autore di saggi sulla musica contemporanea, e Nicola Lagioia, scrittore e conduttore radiofonico italiano, direttore del Salone internazionale del libro di Torino dal 2017 al 2023.

Desideriamo celebrare i nostri 60 anni di attività insieme a tutte le persone che hanno contribuito alla nostra storia e che continuano a farlo. Il 2024 rappresenta un traguardo di cui siamo molto orgogliosi oltre che un nuovo punto di partenza per l’azienda: sapere evolvere intuendo i cambiamenti del presente, nei gusti, nelle esigenze e nelle abitudini mantenendo fede alla propria identità e alle proprie radici è stata la sfida più importante di questo percorso lungo 60 anni e che accomuna tre generazioni” afferma Guido Gobino.

Dal 1964 dal portone del laboratorio di via Cagliari sono entrate ed uscite moltissime persone, ognuna di loro con la propria storia. Se mio nonno Beppe incarna idealmente il cioccolato classico e tradizionale mio padre Guido rappresenta l’espressione dello slancio innovativo nel panorama del cioccolato artigianale, la sfida più grande per me sarà quella di seguire le loro orme e di contribuire con creatività e rinnovamento al futuro della Guido Gobino – Afferma Pietro Gobino, promotore del progetto – La curiosità, la passione, l’attenzione meticolosa e l’attenta ricerca per realizzare un prodotto esclusivo e di qualità, che potesse rappresentare la città di Torino nel mondo ci hanno sempre contraddistinto, per questo motivo abbiamo deciso di restituire al nostro territorio un progetto culturale ed è nato così il progetto GugArt³ che vedrà susseguirsi una serie di appuntamenti in città dove protagonisti saranno i giovani a partire dalla residenze d’arte.

Di seguito i principali appuntamenti:

30 Aprile 2024MUSICA

I musicisti saranno i primi ad essere chiamati sul palco con la loro esibizione il 30 aprile durante un concerto aperto al pubblico

Maggio 2024SALONE OFF – SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO – SCRITTURA

I giovani scrittori presenteranno i loro lavori all’interno del Salone Off del Salone Internazionale del Libro, guidati da un moderatore d’eccezione in dialogo con Guido e Pietro Gobino.

Novembre 2024 – TORINO ART WEEK – ARTI VISIVE

Durante la Torino Art Week di novembre sarà allestita una mostra con le opere dei tre artisti in gara e avrà luogo l’evento finale di premiazione dei vincitori per ognuna delle tre categorie Musica, Scrittura e Arti Visive.

Last but not least presto nelle Botteghe sarà disponibile la nuova tavoletta dedicata al 60° anniversario, divisa in tre parti che compongono il logo offrendo un’esperienza del tutto unica con tre ricette inedite: “GUIDO”, un morbido Fondente con gruè di cacao racchiuso in un guscio di Cioccolato Extra Bitter Blend 63%, la “G” centrale al Cioccolato Fondente 83%, realizzato con pregiato cacao Criollo del Guatemala, e “OBINO”, un guscio di Cioccolato al Latte finissimo racchiude un morbido ripieno alla Nocciola aromatizzato al caffè.

Tutti le informazioni e gli aggiornamenti sono pubblicati su guidogobino.com/news

La Cioccolateria Artigiana Guido Gobino si caratterizza dalla costante aspirazione e tendenza alla realizzazione di un cioccolato di eccellenza, prodotto nel rispetto della tradizione torinese con uno sguardo rivolto al futuro. La pregiata qualità del suo cioccolato nasce dal connubio di creatività, gusto e passione. La sua è una storia lunga sessant’anni e contraddistinta da un’attenta selezione delle materie prime, da una lavorazione all’avanguardia, da una sperimentazione ininterrotta con il fine di raggiungere una qualità assoluta. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è distribuito in 52 Paesi, dal Giappone agli Emirati Arabi Uniti, dagli USA alla Francia, dalla Cina all’Australia. Dal 2021 Guido Gobino è affiancato dal figlio Pietro che ha portato un nuovo spirito innovativo e, oltre a rimarcare la sensibilità verso le tematiche ambientali, ha contribuito alla pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità, quale strumento per testimoniare l’impegno dell’azienda nella divulgazione di una strategia d’impresa responsabile. Nell’autunno del 2020, in occasione del 25° anniversario del Tourinot®, viene presentato “5 grammi di felicità”, il libro scritto da Giuseppe Culicchia ed edito da Slow Food Editore che racconta la storia del celebre Tourinot, il Giandujotto di Torino. Nel gennaio 2019 l’azienda sigla un accordo di licenza pluriennale con Armani/Dolci per la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della linea Armani/Dolci by Guido Gobino. guidogobino.com

La Chirurgia Plastica del dottor Spaziante è una ‘Chirurgia dell’Anima’

RITRATTI TORINESI

“Posso dire che per me la Bellezza è qualcosa che fa sognare, ma è molto più forte del sogno. E’ un ideale, un miraggio, un enigma.”   Igor Mitoraj
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Il Dott. Luca Spaziante, specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, ha fatto di tre principi i perni della sua professione: armonia, eleganza e bellezza. Nato a Potenza da madre pittrice e padre architetto, risulta molto legato alla sua terra e ai valori umani ad essa appartenenti, coltivando l’arte e respirandola a 360⁰. Quest’ultima diventa per lui una grande eredità che decide di affinare e approfondire e che lo porterà a conoscere in modo più approfondito l’arte della scultura, da cui è profondamente attratto. Questa passione si unirà a quella per l’anatomia e lo renderà interprete e protagonista di questo connubio che, arricchito dai suoi studi in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, porterà la sua mano a operare con grande sensibilità, precisione e eleganza. Arte e Medicina rappresentano per lui una sorta di laboratorio della sanità, dell’esclusività e del miglioramento dell’essere fisico e mentale, ma anche di profonda etica.

Il Dott. Spaziante è un medico intraprendente nell’ambito di svariate realtà ospedaliere e private, realtà che si espandono subito dopo la sua laurea conseguita a Pavia, portandolo a lavorare a Roma, Firenze e Perugia. Successivamente si reca a Torino dove consegue la specializzazione in Chirurgia plastica, Ricostruttiva ed Estetica con il massimo dei voti e dignità di stampa, perfezionando la sua formazione con ulteriori Master universitari, tutti conclusi con il massimo dei voti.

Attualmente ricopre il ruolo di Dirigente Medico presso la SC Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e svolge la sua attività libero professionale tra Torino, Milano, Alba, Asti e Albenga. Naturalezza e innovazione vanno nella sua attività professionale di pari passo con la metodologia che ricerca il mantenimento di ciò che rende unico e irripetibile il volto umano, oltre che dell’armonia e dell’eleganza del corpo, utilizzando quello stesso garbo che lo scultore usa nello scolpire una statua.

La sua spiccata sensibilità artistica lo porta a estrapolare, attraverso una raffinata tecnica chirurgica, la versione più bella e naturale del volto e del corpo sul quale interviene.

Secondo il Dott. Spaziante il concetto di bellezza non ha mai avuto nel tempo un valore assoluto ma è sempre stato rappresentato da un ideale ricorrente, capace di percorrere i secoli mutando e adattandosi al ruolo che la figura femminile ha assunto attraverso le diverse epoche, a seconda della situazione sociale, economica, culturale e religiosa. Se le statuette più antiche, quali la Venere di Willendorf, risalente addirittura a 24.000 anni A.C mostravano seno, fianchi e addome abbondanti, mettendo in rilievo la funzione procreatrice femminile, anche nella Roma antica la figura femminile rimaneva opulenta, per cambiare poi in epoca rinascimentale, dove compariva il concetto di bellezza secondo canoni geometrici, rapporti proporzionali e sequenze matematiche, cosiccome tramandato dal mondo greco.

Ed è proprio l’arte classica greca, tutta basata sulla ricerca delle proporzioni ottimali, ad essere per lui, sin dall’inizio della sua attività, la strada da seguire, così come i grandi artisti dell’epoca rinascimentale che sposarono lo stesso ideale di bellezza.

Il senso delle proporzioni rappresenta per il Dott. Spaziante la stella polare per realizzare i suoi interventi con la massima precisione e senza mai stravolgere la naturalezza del viso e del corpo: “correggere senza stravolgere” è un suo principio di base a cui si affida per donare benessere psicofisico ai suoi pazienti.

Molto amante della scultura, si ispira ad essa nell’elaborazione della sua arte chirurgica. Oltre a Rodin, Mitoraj, Michelangelo, Canova, fonti costanti per lui di ammirazione e studio a cui ritorna spesso per trarre ispirazione, una delle sue scultrici contemporanee preferite, cui fa sempre riferimento, è senza dubbio Rabarama, capace di realizzare sculture e dipinti con creature ibride scomponendone le parti del corpo e del viso. Come lui stesso ha spiegato, quella stessa scomposizione visibile nelle opere dell’artista viene attuata nella sua mente ogni volta che si approccia chirurgicamente ad un volto o a un corpo per renderlo migliore.

Interviene spesso in modo differente e con altrettante tecniche sulle varie aree anatomiche, ma il risultato deve sempre rispecchiare i suoi principi di naturalezza, eleganza e armonia.

La sua chirurgia plastica, strettamente connessa all’arte e al senso delle proporzioni, armonia e equilibrio, la definisce “chirurgia dell’anima” quando, realizzata con maestria e etica, permette di donare al paziente una metamorfosi interiore attraverso il cambiamento corporeo. È fermamente convinto della stretta connessione tra mente e corpo che gli permette, attraverso il cambiamento delle forme esteriori (soma), di ottenere conseguenti positive ripercussioni interiori (psiche) che portano alla cura dei conflitti del profondo.

Arte e Medicina nel Dott. Spaziante sono ispirate da una profonda etica, dove la sofferenza causata dalla malattia trova conforto e salvezza e dove la volontà di apparire più giovani e più belli diventa parte integrante di un desiderio spontaneo, mai involgarito dalle mode o da una mancata serietà. Il progetto di Luca Spaziante accomuna l’umanizzazione del paziente nei luoghi di cura ad esso più adatti alla professionalità nei metodi e nelle finalità, considerando che “il paziente non è un numero ma un essere umano che richiede attenzione e professionalità”.

 

Mara Martellotta

 

 

 

 

 

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Il Salone del Vino a Eataly Torino Lingotto

20 cantine da tutta Italia e i loro vini, per una serata unica il 29 febbraio

Dal 2 al 4 marzo ritorna per la sua seconda edizione il Salone del Vino di Torino. E da martedì 27 febbraio si terrà una settimana di eventi diffusi in tutta la città, nel programma OFF del Salone.

In occasione di questo ricco palinsesto, giovedì 29 febbraio Eataly Lingotto ospita una serata unica: protagoniste 20 cantine da tutta Italia, con più di 100 vini in degustazione, tanta musica e le tapas della Chef Giorgia Serrani. L’appuntamento è in sala dei Duecento, al primo piano di Eataly, dalle ore 18.30 per “Cantine d’Italia 2024. Più di 100 vini in festa!”. Sarà l’occasione per vivere uno spaccato dell’Italia del vino e scoprire la nuova edizione della guida GoWine, dedicata a oltre 750 cantine italiane che valgono il viaggio.

Le cantine ospiti e al centro delle degustazioni arrivano da tutto lo Stivale. Si parte dalle eccellenze locali piemontesi, per compiere un vero e proprio tour tra le regioni, raccontarne le tipicità, le tradizioni e i gusti del territorio. Ed ecco allora le aziende vitivinicole nell’Alessandrino, l’Astigiano e il Cuneese, passando per quelle di Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto e poi Lazio, Campania, fino alla Puglia. Per assaggiare tutti i vini sono in vendita carnet speciali, con pacchetti di degustazione da 5 o 10 calici. E per i soci GoWine, è previsto un esclusivo carnet per degustazioni illimitate.

Per maggiori informazioni e per prenotare il proprio carnet: www.torino.eataly.it

  • Degustazione 5 calici | 20 €
  • Degustazione 10 calici | 30 €
  • Degustazione illimitata riservata ai soci Go Wine | 28 €

Cantine ospiti:

Silvano Bolmida – Monforte d’Alba (Cn)

Cantina d’Isera – Isera (Tn)

Cantina La Spina – Marsciano (Pg)

Cantina Oriolo – Montelupo Albese (Cn)

Cantine del Notaio – Rionero in Vulture (Pz)

Cascina Mucci – Roddino (Cn)

Castello di Luzzano Fugazza – Rovescala (Pv)

Castello di Tagliolo – Tagliolo Monferrato (Al)

Cascina Castlet – Costigliole d’Asti (At)

Castello di Gabiano – Gabiano (Al)

Conte Collalto – Susegana (Tv)

Marisa Cuomo – Furore (Sa)

Fattoria San Lorenzo – Montecarotto (An)

La Source – Saint Pierre (Ao)

Leone de Castris – Salice Salentino (Le)

Mancinelli – Morro d’Alba (An)

Mottura Sergio – Civitella d’Agliano (Vt)

Poderi Moretti – Monteu Roero (Cn)

Tenuta Maffone – Pieve di Teco (Im)

Villa Franciacorta – Monticelli Brusati (Bs)

Profumo di mare con l’insalata di polpo mediterranea

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Il profumo del mare nel piatto. Un piatto fresco e leggero dal gusto unico e saporito. L’insalata di polpo puo’ essere servita come antipasto o come secondo piatto accompagnato da pane abbrustolito leggermente strofinato con uno spicchio di aglio. Una ricetta semplicemente deliziosa.

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Ingredienti

1 Polpo di medie dimensioni

100 gr. di olive verdi o nere

100 gr. di sedano

½ cipolla rossa di Tropea

10 pomodori Pachino

20 capperi dissalati

Olio evo, succo limone, sale, pepe q.b.

2 foglie di basilico e prezzemolo, 1 foglia alloro

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Cuocere il polpo in pentola a pressione in acqua poco salata con l’aggiunta di una foglia di alloro per circa 15/20 minuti dall’inizio del fischio. Lasciar intiepidire. Lavare e pulire le verdure, affettarle e metterle in una ciotola con le olive, i capperi, il prezzemolo tritato e i pomodorini tagliati a meta’. Tagliare il polipo a tocchetti, condire con olio evo, poco sale, pepe macinato al momento e succo di limone, unire alle verdure, mescolare e lasciar insaporire. Servire accompagnato da fette di pane casereccio abbrustolito e strofinato con poco aglio.

Paperita Patty