LIFESTYLE- Pagina 3

Le supposte di glicerina

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Andreino è un tipo piuttosto strano. Non tanto per l’aspetto fisico – mingherlino, calvo, con due gambette corte e secche come manici di scopa – quanto per il carattere, diciamo chiuso, che dimostra di avere. Andreino è un burbero solitario. Uno di quelli  che dormono con il sedere scoperto , sempre di cattivo umore. Vive da solo, lavora da solo ( è un artigiano del ferro che non conta le ore e si tira “piat cumè ‘n dés ghèi”, piatto come una moneta da dieci centesimi, vale a dire stanco morto ), mangia da solo davanti alla tv accesa, va a cercar funghi da solo e non pesca mai dove ci sono altri. Ha le sue idee fisse sulla salute ( “l’infragiùur, se t’al cùrat, al dura sèt dì, se t’al cùrat mìa, al pòl durà anca na ‘smana”, che – tradotto –significa che il raffreddore, se lo curi, dura sette giorni, se non lo curi può durare anche una settimana).

A dimostrazione della scarsa considerazione che ha, in genere, dei dottori. L’unico per cui ha rispetto è il dottor Rossini. Da quella volta che gli curò una fastidiosissima sciatalgia, per Andreino è “un gatto”, il migliore, l’unico vero medico in circolazione. Se lo dice lui che si vanta di aver consumato più scarpe che lenzuola, dichiarando la buona salute e una certa avversione per quei signori che avevano contratto il giuramento di Ippocrate, c’é da credergli. Il problema è che il dottor Mauro Rossini, quelle rare volte che lo ha incontrato nella veste di paziente nel suo studio medico, non è quasi mai riuscito a spiegargli le cure che servivano poiché Andreino lo interrompeva,  annuendo vigorosamente e ripetendo come un mantra: “ho capito…certo…chiaro… grazie, grazie, dottore”. Un comportamento a dir poco imbarazzante, con tutti i rischi che poteva generare, tra i quali l’incomprensione. Tant’è che un giorno, recatosi dal medico perché sofferente da tempo di stitichezza e senza che nessun tipo di cura gli avesse fatto effetto, mentre il dottore stava illustrando diagnosi e rimedio, si alzò di scatto, lo ringraziò con tutto il cuore e si precipitò nella farmacia davanti al municipio. “Si ricorda la posologia?”, chiese il farmacista, consegnandogli le supposte di glicerina. Lui disse di sì e,  a scanso di equivoci, se ne fece dare due scatole. Passati una decina di giorni si presentò dal suo medico che gli domandò come stesse e se le supposte avessero fatto il loro dovere. Andreino, tenendo gli occhi bassi, temendo di fare una critica all’uomo che tanto stimava, rispose: “Caro dottore, per andar di corpo ci sono andato e son più libero ma mi è venuto un gran mal di stomaco. Quelle supposte “in pròpi gram”, sono cattive. Ogni volta che ne mettevo in bocca una e la masticavo mi veniva da vomitare”. Cos’era mai stato, direte voi? Ha poi solo sbagliato la parte, in fondo. Invece di farsele salire, le supposte le fece scendere. Comunque , l’effetto per esserci stato c’è stato. Alla spiegazione del medico, una volta tanto, prestò ascolto e compreso l’errore, si affannò con le scuse e i buoni proponimenti. Da quel giorno Andreino sta ancora da solo come un eremita ma ha imparato, se non ad ascoltare chi gli parla per il suo bene ( è più forte di lui..) almeno a leggere i bugiardini delle medicine. Così, per evitare fastidi e un po’ , come gli disse Giuanin, battendogli una gran pacca sulle spalle, per “tègn da cùunt la candéla che la prucisìon l’è lunga”. Un modo come un altro per dire al burbero ometto di aver cura di sé. Con il dubbio che le parole gli entrino da un orecchio per uscire immediatamente dall’altro.

Marco Travaglini

Quando il nord incontra il sud a tavola

Scopri -To  ALLA SCOPERTA DI TORINO 

Tra le tante prelibatezze della cucina italiana molto rinomate sono quelle provenienti dall’sud Italia e a Torino sono molti i locali siciliani e napoletani. Tra i siciliani emerge principalmente il ristorante Banco di Sicilia. Quest’ultimo si trova in una zona molto centrale, in via Arnaldo da Brescia 23 a Torino e propone piatti tipici della cucina siracusana e tantissime varietà di pesce rigorosamente fresco in una location che riporta tutti i colori e l’anima della Sicilia.
Dal 2019 hanno rilevato l’attività gli attuali proprietari nativi di Avola, un piccolo paesino nel sud della Sicilia adiacente a Noto e hanno rinnovato ulteriormente il locale e anche le proposte gastronomiche.
Il menù, scritto sia in siciliano che in italiano, è molto variegato, offre numerosi antipasti e primi tra cui La Marzamemi ovvero busiate con pesto di pistacchio e tartare di tonno rosso a crudo o il loro cavallo di battaglia la Portopalo con fusilli, pesce spada, melanzane, uvetta, mandorle, ricotta, menta e pangrattato.

Anche i secondi meritano di essere assaggiati non solo per la loro bontà ma anche per la freschezza dei prodotti, tra di essi il pesce spada con le mandorle, il polpo con la ricotta fresca, il fritto di calamari e tantissimi altri anche per chi preferisce la carne.
Tra i dolci sua maestà il cannolo farcito al momento con una spumosa ricotta, la cassata e altri dolci tipici siciliani. Spesso per notare la freschezza dei cannoli, i siciliani consigliano di scegliere quelli senza cioccolata all’interno e già farciti perché dovrebbe essere indice di un prodotto preparato il giorno precedente, chiaramente non è sempre così ma dove si riesce conviene preferire sempre quelli farciti al momento solo con la ricotta e qualche goccia di pistacchio o cioccolato sulle punte.
Al banco di Sicilia prediligono materie prime della Trinacria come i pistacchi di Bronte, la ricotta delle pecore allevate come un tempo nel parco delle Madonie e le mandorle d’Avola, o meglio di Noto. Non tutti sanno che le mandorle sono di Noto, ma vengono poi lavorate e imbustate ad Avola e quindi prendono quest’ultima denominazione di provenienza.
Anche l’offerta vinicola è molto ampia e viene gestita dal figlio del titolare Riccardo Ferro, esperto in materia.

L’ ANGOLO PARTENOPEO, LA VERA PIZZA NAPOLETANA A TORINO

Tra i ristoranti napoletani più succulenti della nostra provincia Sabauda vi è L’Angolo Partenopeo, in Corso Cavour 24 a Beinasco, prima cintura di Torino. Il locale su due piani è molto elegante con splendidi quadri che raffigurano il meraviglioso mare napoletano. Tra le loro prelibatezze vi sono le pizze dalle classiche a quelle più elaborate come la Pizzapanz con Fiordilatte, ricotta di bufala, crocchè di patate e guanciale croccante, la Mortadella e Pistacchi, la Polpetta con parmigiano e ragù e tantissime altre.
Tra gli antipasti ricordiamo gli assaggi Street Food che prevedono le principali portate napoletane più conosciute come il crocchè di patate, le zeppole e le frittatine. Tra i primi emergono le linguine all’astice, scialatielli di pasta fresca con pomodorini del piennolo stracciatella di bufala e pistacchi, paccheri e risotti con particolarissimi abbinamenti. Tra i secondi il pesce fresco e una succulenta carne come il filetto caramellizzato.
Al sud non si può concludere una cena senza il dolce e all’Angolo Partenopeo lo sanno bene, la loro proposta è molto ampia dal babà al rum all’aragosta alla crema di pistacchio ma l’eccellenza è la Delizia al limone, un tortino di Pan Di Spagna con semifreddo al limone di Sorrento. Per chi invece ama il cioccolato la mousse ai tre cioccolati con granella di mandorle.
I torinesi si sa, amano molto la cucina, e quella del sud in particolare per la sua bontà e anche per le porzioni che spesso sono molto diverse rispetto a quelle del nord!
Entrambi i locali sono due grandissime eccellenze del territorio e evidenziano quanto sia importante mescolare tradizioni del sud con quelle del nord per rendere il tutto ancora più particolare e ricercato.

NOEMI GARIANO

La pizza, così semplice ma regina della tavola

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La bellezza della semplicita’. Pochi semplici ingredienti che si uniscono e danno vita ad uno dei simboli della tradizione italiana nel mondo: la pizza

Una base croccante farcita con pomodoro, mozzarella, olive. Prepararla in casa e’ davvero semplice e veloce, non occorrono particolari capacita’, potete impastare la base nella planetaria o a mano, il risultato sara’comunque garantito. Profumata, calda, filante….impossibile resisterle!

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Ingredienti :
(dosi per tre teglie tonde da 28cm)
 
500gr. di farina 0
5 cucchiai di olio evo
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale fino
1 bustina di lievito secco tipo Mastro Fornaio
275ml di acqua tiepida
Salsa di pomodoro rustica q.b.
Mozzarella q.b.
Olive taggiasche q.b.
Filetti di acciuga (facoltativi, a piacere)
Basilico o origano
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Preparare l’impasto base. Impastare, nel mixer o a mano, per almeno dieci minuti, la farina precedentemente setacciata con la bustina di lievito secco, aggiungere lo zucchero, il sale, l’olio ed infine l’acqua tiepida. Quando si e’ ottenuta una palla morbida ed elastica, metterla sul piano di lavoro infarinato e riprendere ad impastare a pugno chiuso con forza, sbattendo ripetutamente l’impasto sul tavolo. Quando la pasta si presentera’ liscia ed inziera’ a formare delle piccole bolle, inciderla con quattro tagli a croce, metterla in una terrina infarinata, coprirla con un tovagliolo e riporla in forno o nel micronde (spenti) al riparo da correnti d’aria per almeno quattro ore. Terminata la lievitazione riprendere l’impasto, impastarlo nuovamente sino a sgonfiarlo, tagliare la pasta in tre parti, stenderla a mano o con il mattarello,sistemarla nelle teglie  tonde  foderate con carta forno, guarnire con passata di pomodoro, mozzarella a dadini, olive, filetti di acciughe o altro a piacere, irrorare con un filo di olio, salare. Infornare nel forno preriscaldato alla massima potenza e cuocere ciascuna pizza per circa 15/20 minuti. Servire calda.

 

Paperita Patty

Evitiamo di restare prigionieri di rimorsi e rimpianti

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STARE BENE CON NOI STESSI

Chi di noi non ha provato rimorsi o rimpianti? Forse abbiamo imparato ad evitare che essi diventino così profondamente radicati nel nostro presente quotidiano tanto da farci loro prigionieri, e da impedirci di sentirci liberi di vivere serenamente la nostra vita di tutti i giorni… O forse no…

Proviamo rimorso quando siamo pentiti di aver fatto una determinata azione nel passato, mentre il rimpianto consiste nel sentire dolore per qualcosa che non si è fatto nel passato, in genere per non aver colto un’occasione. Queste due condizioni emotive ci provocano spesso disagio e sofferenza.

Rischiamo così di vivere male, o comunque non nel miglior modo possibile, il momento per noi infinitamente più importante, cioè quello presente. Se ci riflettiamo un attimo comprendiamo facilmente che sia il rimorso che il rimpianto hanno a che fare con il senso di colpa.

Ognuno di noi deve in qualche modo farci i conti, e magari anche iniziare a farci pace… In quanto legate al passato, queste due sensazioni sono spesso e decisamente poco utili nel presente, e anzi sovente di grave ostacolo.

Evitiamo quindi di continuare a pensare con tristezza o risentimento a cosa avremmo potuto fare o essere, o a come avremmo potuto agire diversamente, e di restare prigionieri di un rammarico e di un pentimento che ci tolgono serenità, energie e determinazione.

Possiamo mettere in atto a questo scopo alcuni pensieri, atteggiamenti e comportamenti che possono rivelarsi concretamente utili per tornare a vivere in modo più equilibrato e sereno. Ne riparliamo domenica prossima su questa rubrica de “Il Torinese”. Buona domenica!

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.

www.tentoni.it

Cyberbulli si nasce?

Il bullismo non è una novità dei nostri tempi: già 50 anni fa, e anche prima, era piuttosto frequente che nelle scuole ci fosse uno in ogni classe che bullizzava i compagni, o alcuni di essi, forte della sua possenza fisica o del prestigio paterno o, semplicemente, perché abituato a incutere timore.

Con il peggioramento delle condizioni di vita nella società, anche il bullismo è aumentato iperbolicamente non soltanto nelle scuole ma, grazie allo sviluppo dei social e dei media, soprattutto virtualmente.

Leggiamo spesso di adolescenti, ma non soltanto, vittime di cyberbullismo che, complice l’anonimato, percepiscono difficoltà nel reagire, nel denunciare il sopruso.

I cyberbulli, spesso totalmente ignoranti circa il funzionamento della rete, pensano che evitando il contatto fisico e grazie all’anonimato o a false generalità sia impossibile, o quanto meno difficile, risalire all’autore dei reati.

Gli elementi caratteristici del bullismo sono aggressione, molestia e discriminazione, anche nella sua forma virtuale; in realtà una segnalazione alla Polizia postale sfocia in brevissimo tempo nell’identificazione degli autori di un reato informatico, sia esso una calunnia, una diffamazione o una minaccia per la propria incolumità.

Spesso, però, le giovani vittime temendo la reazione dei genitori o ignorando i loro diritti lasciano correre, consentendo ai cyberbulli di continuare la loro attività criminale.

A chi va attribuita la colpa di tutto ciò? Sicuramente i genitori, troppo impegnati a fare gli amici dei figli non si accorgono del disagio vissuto da questi; gli educatori, che troppo spesso tendono a sorvolare su compiti gravosi preferendo non rischiare denunce o problemi. I ragazzi stessi, colpevoli indirettamente, perché non essendo seguiti, non sviluppando autostima, non riescono a reagire, non necessariamente in senso fisico, alle prevaricazioni.

I tribunali sono ulteriori colpevoli: la riforma Cartabia che pareva risolvesse ogni problema del mondo ed è servita soltanto a crearne di ulteriori, ha di fatto svuotato le aule giudiziarie creando il caos nei procedimenti giudiziari, come si nota bene nei Tribunali dei minori di 30 città italiane. Qualsiasi persona, anche non addetta ai lavori, sa che un caposaldo perché la giustizia funzioni è la certezza della pena: se hai serie possibilità che il reato cada in prescrizione o venga giudicato in fretta perché esaminato male, come vittima ti sentirai demotivato a adire le vie giudiziarie, macome carnefice ti sentirai legittimato a reiterare il comportamento deviato.

I costi della Giustizia, l’impunibilità dei magistrati, il sovraffollamento degli istituti di pena, un codice penale non aggiornato alla reale situazione della Società, i costi elevati di indagini ed intercettazioni sono tutti elementi che concorrono, da un lato, a vanificare alcuni tentativi di chiedere ed ottenere giustizia, dall’altro a ridurre l’efficacia di molte indagini.

Ma è dalla società che devono venire i principali segni di miglioramento: i genitori devono tornare a fare i genitori e non essere complici, sempre e comunque, dei figli e delle loro azioni; la scuola, con i limiti che le appartengono, deve vigilare sui comportamenti tenuti nel suo ambito ed educare anche in tal senso. Le istituzioni devono farsi carico della repressione di ogni condotta illecita, di concerto tra educatori, magistrati e psicologi, per prevenire prima che combattere ogni forma di bullismo, violenza, prevaricazione.

Il buon senso sarebbe, in realtà, la prima soluzione al problema:capire che ogni bullo può in realtà trovarne un altro che lo bullizza e, dunque, la catena non si interrompe mai; allo stesso modo, ma è un concetto riservato alle persone intelligenti, quindi ad una élite, che senso ha bullizzare un altro essere umano quando tu hai ottime probabilità di essere peggio di lui?

Molti fattori hanno contribuito a questo peggioramento: non si legge più, troppe ore passate davanti alla tv, genitori assenti, educatori impreparati, compagnie composte da tanti singoli, ognuno intento sul proprio cellulare, hanno modificato, in peggio,il carattere delle persone.

Se cessasse il concetto che mettere al mondo figli sia un “must” e si accettasse che i figli non sono soltanto un atto biologico ma un complesso evento di biologia, psicologia, sociologia, medicina e altro forse, e sottolineo forse, la nostra società potrebbe sperare in un futuro di persone educate, interessate al proprio e altrui benessere anziché essere gettate in pasto ai leoni senza preparazione alcuna.

Sergio Motta

Le lasagne in bianco con verdura e salmone

Le lasagne sono sempre perfette, ideali per le occasioni speciali. Ricche e gustose si possono preparare in tante varianti sfiziose. Gustiamole in bianco con la verdura ed il pesce. 

Ingredienti 

1 Confezione di sfoglia per lasagna (senza precottura) 
200gr. di ricotta 
150gr. di mascarpone 
250gr. di ritagli di salmone affumicato 
1 palla di spinaci cotti 
500ml. di besciamella 
Pepe, sale, timo, parmigiano grattugiato q.b

Saltare in padella, senza condimento, i ritagli di salmone tagliati a striscioline. Lasciar raffreddare. Mescolare la ricotta con il mascarpone, unire gli spinaci cotti e saltati in padella, il timo, il sale, il pepe ed il salmone. In una teglia da forno imburrata assemblare le lasagne a strati alternando le sfoglie al composto e besciamella. Ultimati gli ingredienti cospargere con abbondante parmigiano. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 30 minuti. 



Paperita Patty