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Cosa succede in città

“Edoardo Sanguineti. Il volto del poeta” In mostra alla “GAM” di Torino

Ritratti e altre opere dedicate al grande intellettuale genovese dai suoi “amici artisti”

Fino al 19 febbraio 2023

Il giorno successivo alla sua scomparsa, avvenuta a Genova (dov’era nato il 9 dicembre del 1930), un giornalista, ricordandolo, scrisse a ragione: “Tutta la sua faccia, i lineamenti, persino lo sguardo – come hanno detto altri – appartenevano a una simbologia poetica”. Era il 19 maggio del 2010. Il giorno prima, il 18 maggio, Edoardo Sanguineti, moriva nell’ospedale genovese di “Villa Scassi” e con lui scompariva una figura di “letterato a 360 gradi, fuori e dentro il mondo accademico”. Ci lasciava un grande uomo di cultura piena, un’intellettuale bizzarro e raffinato, fra i protagonisti d’eccellenza delle neoavanguardie letterarie del secondo Novecento. Scompariva fisicamente quell’ironica, scapigliata “immagine d’altri tempi” che ritroviamo nell’intenso misterioso ritratto a lui dedicato dal pittore cubano Manuel Antonio Rodriguez Puente dove la forza dello sguardo “è posta in primo piano rispetto al mezzo busto obnubilato, privato degli stessi occhi”, con quelle grandi mani ossute, protese in avanti, in una sorta di gesto magico o di difesa, a protezione di un volto dal sorriso sottile che pare manifestarsi dal nulla, accompagnato a quel mento ardito in atto d’“arrampicarsi verso il grande naso adunco”. Il dipinto di Rodriguez Puente è solo una delle oltre 40 opere – ritratti ma non solo, appartenenti alla ricca collezione privata di “Casa Sanguineti”  – accolte negli spazi della “Wunderkammer” della “GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di Torino e che magnificamente raccontano il forte legame d’arte e d’affetto che univa Edoardo Sanguineti – poeta, drammaturgo, critico letterario, traduttore e saggista, fra i membri fondatori dello sperimentale “Gruppo 63” nonché docente di Letteratura italiana a Torino, Salerno e a Genova – ai numerosi amici artisti che con lui condividevano la consapevolezza della stretta connessione fra parola scritta e immagine segnico-cromatica.

La celebrazione della sua figura, in una rassegna a cura di Clara Allasia e del figlio Federico Sanguineti, si colloca all’interno di “SanguiNetwork: ritratto del secolo breve”, progetto di rilevante interesse nazionale promosso dal “Centro Interuniversitario Edoardo Sanguineti” del “Dipartimento di Studi Umanistici” presso l’Ateneo torinese. Il percorso in mostra si propone proprio di ricostruire, non solo i legami d’amicizia, ma anche le fertili collaborazioni del poeta e intellettuale (nonché militante politico nelle fila del Pci – quando il Pci era ancora Pci – e deputato alla Camera fra gli indipendenti di sinistra dal ’79 all’ ‘83) con alcuni tra i più celebri artisti a lui contemporanei. “Il rapporto – dicono i curatori – si rivela pienamente solo guardando anche alle molte pagine che Sanguineti ha dedicato al mondo dell’arte: tra le immagini e la parola letteraria esiste per lui una relazione profonda”. Che svela, appunto, il “Volto del poeta”. In mostra, si diceva più di 40 opere: dall’aggressiva “Perpetual ikon” del genovese Francesco Pirella (firmatario nel ’95 con Sanguineti, Gillo Dorfles e Mario Persico del “Manifesto dell’Antilibro”) alla curiosa “carta” di Carol Rama che reca variamente il nome della celebre raccolta di poesia di Sanguineti “Laborintus”, il nome dell’amico poeta e una data, venerdì 24 novembre 1972.

E ancora, solo per citarne alcuni, da Emilio Vedova, al “nucleare” “Ritratto della famiglia Sanguineti” di Enrico Baj fino a Pietro Cascella a Ugo Nespolo e ai vigorosi brillanti giochi astratti di Albino Galvano, suo docente al Liceo “D’Azeglio” di Torino. Curiosità: a ciascuna opera s’affianca un testo di Sanguineti, frammenti di saggi, poesie, sonetti ma anche divertenti giochi di parole costruiti sui nomi degli artisti. Accanto alla “carta” di Carol Rama, leggiamo ad esempio: “Mi piace supporre […] che Carol rappresenti egregiamente il caso dell’artista che prova un brivido di spaventato sbalordimento dinanzi al primo materializzarsi del proprio immaginario più profondo, e a lungo studia, in faticoso esorcismo, di raffreddarlo, di aggirarlo, di proiettarlo neutralizzato in una catena di soluzioni equivalenti, ma rese controllabili e sopportabili”. E’ questa, in fondo, l’estrema fatica del fare arte. E poesia “che non è – come scriveva Sanguineti – una cosa morta, ma vive una vita clandestina”.

Gianni Milani

“Edoardo Sanguineti. Il volto del poeta”

Wunderkammer GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429518 o www.gamtorino.it

Fino al 19 febbraio 2023

Orari: dal mart. alla dom. 10/18; chiuso il lunedì

Nelle foto:

–       Manuel Antonio Rodriguez Puente: “Edoardo Sanguineti – Fragmenti de una obre”, 2022

–       Francesco Pirella: “Perpetual ikon per Edoardo Sanguinetti (Gatti lupeschi)”, 2011

–       Carol Rama: “Senza titolo”, 1972

–       Enrico Baj: “Ritratto della famiglia Sanguineti”, s. d.

Il Bosco o la Giungla? La costruzione di una maschera di carnevale in realtà aumentata

Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

Domenica 12 febbraio, ore 15

 

Per Carnevale, alla Palazzina di Caccia di Stupinigi si giocherà, domenica 12 febbraio, con gli animali delle decorazioni delle sale per la costruzione di una maschera di carnevale.

Con la fotocamera del proprio smartphone, si potrà rivivere la storia in un’esperienza totalmente immersiva e nuova. Con Benedetta Frezzotti è in programma un laboratorio per la costruzione della propria maschera come se fosse un’animazione tridimensionale attraverso la realtà aumentata di Meta.

Per partecipare al laboratorio è necessario un cellulare con installata una versione aggiornata di Instagram o Facebook.

 

BENEDETTA FREZZOTTI

Illustratrice, autrice e docente di nuove tecnologie. Autrice e consulente per Pearson, ha collaborato con i più importanti editori italiani. Vive e lavora a Milano, mentre le sue storie viaggiano tra Belgio, Messico, Emirati Arabi e Italia. Attualmente è autrice e curatrice della collana AKAbook, Edizioni Piuma.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 12 febbraio, ore 15

Il Bosco o la Giungla?

Visita alla Palazzina e laboratorio in sala dedicata

Durata: 2 ore e 15 minuti circa

Costo dell’attività: 8 euro, oltre il prezzo del biglietto

Giorni e orario di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Biglietti: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

www.ordinemauriziano.it

Info e prenotazioni: 011 6200634 biglietteria.stupinigi@ordinemauriziano.it

Rock Jazz e dintorni a Torino: Neima Ezza e Plàsi

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al Machito si esibiscono la vocalist Tiziana Cappellino e il trombettista Cesare Mecca.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana sono di scena Le 3 Chic. Al Jazz Club suona il sestetto Zenit Jazz Ensemble.

Giovedì. Al Dash si esibisce il duo The Good Time Makers. All’Hiroshima Mon Amour è di scena il rapper Neima Ezza. Al Jazz Club suonano gli Sweetieblues. Federico Sirianni  rende omaggio a Leonard Cohen al Circolo dei Lettori. Al Cafè Neruda si esibisce la cantante Sonia Schiavone. Al Blah Blah suona il trio The Jackets con il The Blues Against Youth.

Venerdì. Al teatro Alfieri per 3 sere consecutive Red Canzian presenta l’opera pop “Casanova”. Al Folk Club si esibisce Foy Vance. Al Jazz Club su esibisce la Lady Soul’s Band. Allo Ziggy sono di scena  gli Strana Officina con gli Hateworld. A El Paso “antifestival” per 2 giorni con De Vanveras, Surfoniani e Mucopus. Al Blah Blah suonano gli This Eternal Decay. Allo Spazio 211 si esibiscono : Attack The Sun, Banana Joe  e Cara Calma.

Sabato. Al Cafè Neruda sono di scena Garza & Cerotti. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce la vocalist Dilù Miller accompagnata dalla Long Valley Blues Band. Al Jazz Club suona Daisy June & The Loose. Al Magazzino sul Po è di scena il quartetto Tonno affiancato dagli Xylema. Secondo giorno di “antisanremo” al El Paso con S-Naked, Plastination e Bialera. Al Blah Blah suonano i Dobermann. Allo Ziggy suonano i Quarantena  con i Bad Frog.

Domenica. Al teatro Colosseo la cover band Abba Real Tribute. Al Maffei si esibisce il cantautore Plàsi.

Pier Luigi Fuggetta

Holden Grand Tour Ventuno tappe in Italia e una a Londra

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Per imparare a scrivere con la Scuola Holden
in collaborazione con autori e librerie locali

TORINO – Imparare a scrivere storie è un viaggio lunghissimo. Chi scrive per passione o per mestiere è sempre in cammino, e Holden Grand Tour può essere l’inizio di questo viaggio: si tratta di un progetto ideato dalla Scuola Holden di Torino per portare percorsi di scrittura base in giro per il mondo, in collaborazione con librerie e scrittori locali.

Nel 2023 il Grand Tour prevede 21 tappe in Italia più una tappa a Londra. Le città italiane coinvolte saranno Alghero, Ascoli Piceno, Bari, Bisceglie, Bitonto, Busto Arsizio, Catania, Catanzaro, Cosenza, Empoli, Enna, Firenze, Ladispoli, Mortara, Ravenna, Roma, San Benedetto del Tronto, Trapani, Trento, Varese e Venezia. Le lezioni cominceranno a marzo e di solito si concentrano nel weekend, per due o al massimo cinque appuntamenti.

In classe ci si addentra nel mondo della narrazione seguendo una mappa di libri, trame, autori e autrici classici e contemporanei: tra le loro pagine ci sono ispirazioni e segreti, metodi per affinare la tecnica e spunti per incoraggiare il talento.

In cattedra ci sarà sempre uno scrittore o una scrittrice, che insegnerà a mettere a punto diversi strumenti per poi usarli. Si leggerà molto e si scriverà ancora di più, ci si allenerà a scrivere incipit, dialoghi e descrizioni, si studierà come si organizza un plot, si sceglierà il genere a cui dedicarsi, soffermandosi sulla ricerca della giusta voce narrante. Si scoprirà che la grammatica delle storie è fatta da alcuni elementi fondamentali, come l’arco evolutivo dei personaggi, la struttura della trama, il punto di vista. Si comincerà a capire quando le storie funzionano e quando, invece, non stanno in piedi e perché.

Alla fine di ogni percorso, la Scuola Holden ripartirà per una nuova tappa del Grand Tour, alla ricerca di nuovi viaggiatori. Ma a quel punto, tutti quelli della classe appena conclusa saranno in grado di tracciare nuove rotte, ideate da loro, e di far arrivare lontano le proprie parole.

Tutte le date, i corsi e le informazioni per iscriversi si trovano online sul sito della Scuola Holden: scuolaholden.it/holden-grand-tour

Tutte le tappe di Holden Grand Tour

Londra / The Italian Bookshop in collaborazione con Londra Scrive

con Marco Mancassola, Caterina Soffici, Livia Franchini, Paolo Nelli, dal 1° al 29 marzo

Roma / in collaborazione con Libreria Spazio Sette

con Nadia Terranova, dal 7 marzo al 16 maggio

Varese / in collaborazione con Libreria Ubik Varese

con Giorgio Fontana, dal 18 marzo al 1° aprile

Empoli / in collaborazione con libreria La San Paolo * Libri & Persone

con Eleonora Sottili, 25 e 26 marzo

Ravenna / in collaborazione con Libreria Dante di Longo

con Giusi Marchetta, 25 e 26 marzo

Busto Arsizio / in collaborazione con Libreria Ubik Busto

con Giuseppe Culicchia, , 25 e 26 marzo

Venezia / in collaborazione con Libreria Toletta – Spazio Eventi

con Roberto Ferrucci e Tiziano Scarpa, 25 e 26 marzo

Firenze / in collaborazione con Libreria Alice

con Pietro Grossi, 25 e 26 marzo

Bitonto / in collaborazione con Libreria Hänsel e Gretel Libri e giochi

con Andrea Donaera, 25 e 26 marzo

Catanzaro / in collaborazione con Libreria Ubik Catanzaro

con Luca Ricci, 25 e 26 marzo

Trento / in collaborazione con Libreria Erickson

con Arianna Giorgia Bonazzi, 1 e 2 aprile

Catania / in collaborazione con Legatoria Prampolini – Libreria Vicolo Stretto

con Giorgio Vasta, 1 e 2 aprile

Enna / CNA Servizi in collaborazione con Bookstore Mondadori

con Eleonora Lombardo, 1 e 2 aprile

Cosenza / Ovo – Officina Visuale Orizzontale in collaborazione con Bookstore Mondadori

con Elena Giorgiana Mirabelli, 1 e 2 aprile

Bisceglie (BA) / in collaborazione con Vecchie Segherie Mastrototaro

con Emiliano Poddi, 1 e 15 aprile

Alghero / Biblioteca della Confraternita della Misericordia in collaborazione con Cyrano Libri, Vino e Svago

con Loredana Lipperini, 1 e 2 aprile

Ascoli Piceno / in collaborazione con Libreria La Rinascita

con Cristiano Cavina, 1 e 2 aprile

Ladispoli / in collaborazione con Libreria Scritti & Manoscritti

con Elvira Seminara, 1 e 2 aprile

San Benedetto del Tronto / in collaborazione con Libri ed Eventi, Associazione culturale I Luoghi della Scrittura e Pelasgo 968

con Alessio Romano, 1 e 2 aprile

Trapani / in collaborazione con Libreria Galli Ubik (Erice Casa Santa)

con Evelina Santangelo, 1 e 2 aprile

Mortara / in collaborazione con Libreria “Le mille e una pagina”

con Iaia Caputo, 1 e 2 aprile

Bari / in collaborazione con Libreria Campus

con Alessandra Minervini, 2 e 16 aprile

Un coloratissimo van Gogh, tra la sua arte e un improbabile “cafè” parigino

Oggi ultima replica dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Andrea Ortis

È stato forte l’affetto che ha legato Vincent van Gogh a suo fratello Theo, più giovane questo di quattro anni, sopravvissutogli sei mesi soltanto. Una figura di riferimento e d’appoggio, il primo a riconoscerne la grandezza, una figura di pace interiore e
serenità entro cui rifugiarsi in ogni momento, al riparo delle contrarietà e delle tragedie della vita, la mente sconvolta, la quasi totale povertà, lo scarso
riconoscimento della sua epoca verso un’arte che sino alla morte tardò ad affermarsi.
Di quell’affetto raccontano le lettere scambiate tra i due fratelli, gli accadimenti, le psicologie e le confessioni, un mezzo altresì per gli storici per gettare una luce dettagliata e profonda su circa vent’anni di storia – la prima lettera data all’agosto del 1872, le ultime con la morte di Vincent nell’estate del 1890 -, 668 lettere del pittore al
fratello, la maggior parte in olandese, molte in francese, un paio in inglese. Un patrimonio che la vedova di Theo, Johanna Bonger, pensò a pubblicare nel 1914, soltanto poco più di una dozzina di anni fa il Van Gogh Museum di Amsterdam ha dato una veste completa all’importante, unico carteggio.
È stato altrettanto forte l’affetto che un uomo di teatro come Andrea Ortis ha riversato
sull’artista, creando grazie a quelle lettere, in occasione del 170mo anniversario della
nascita, uno spettacolo come “Van Gogh Cafè”, tutto suo nella scrittura, nella regia e nell’interpretazione. Ma non so se gli abbia reso un omaggio del tutto convincente. C’è il segmento “Van Gogh”, i primi disegni, il lavoro all’estero, il maldestro rapporto con il padre e la vocazione religiosa che lo porta ad essere predicatore laico e ad assistere in
una regione carbonifera del Belgio minatori e ammalati, secondo il più puro spirito francescano, condividendo la casa e il cibo e persino gli indumenti; c’è tutta la passione per l’arte e per la vita artistica, ci sono gli innamoramenti tutti naufragati, c’èl’amore caritatevole verso Sien, ex prostituta già con un bambino al collo e in attesa di
un altro, che Vincent ospita e spinge alla redenzione, pur nel mezzo di ogni privazione
quotidiana: la donna, stanca di quella vita di stenti, tornerà al vecchio mestiere. Ci sono i primi capolavori e la scoperta della pittura giapponese, l’incanto di Parigi, tra i tetti di rue Lepic e il Moulin de la Galette, e l’incontro e la frequentazione (con
qualcuno, anche l’amicizia, con Paul Signac e con Gauguin, non sempre al riparo da forti incomprensioni) di altri artisti, c’è la “casa gialla” di Arles e la camera in cui visse, c’è la terrazza del caffè o la notte stellata, ci sono gli autoritratti non ultimo quello dell’orecchio mozzato avvolto in una benda chiara, ci sono i soggiorni negli ospedalipsichiatrici, c’è l’ultimo soggiorno a Auvers-sur-Oise e il colpo di pistola fatale. C’è il mondo onirico della bellezza (“sogno di dipingere, poi dipingo i miei sogni”), e quello della quotidianità ritrovato nelle lettere.
Che dovrebbe essere la spina dorsale dello spettacolo . Che invece si perde spesso in una lettura scolastica, nel frastuono di un passaggio di un treno, nella cattiva chiarezza di chi è incaricato alla lettura. Troppe cose vanno perse e quel che dovrebbe chiarire e approfondire non fa altro che creare
confusione. Altro è al contrario ridondante: per cui, se da un lato è bello vedere un’attrice entrare nelle vesti di Agostina Segatori, con il suo buffo cappellino rosso, o della Mousmé, con la sua camicetta a righe rosse e blu, non credo che abbia pieno merito per entrare in una “commedia” musicale un approfondimento come quello
ascoltato sui “Mangiatori di patate”.
Dall’altro lato, poi, altra area del tutto autonoma, che coltiva una vita tutta sua, c’è il “cafè”. Dove capita un antiquario di fine ottocento che per inspiegato caso tiene tra le
mani, e sfoglia con l’intero personale, un libro che racchiude la lunga corrispondenza
tra i due fratelli; c’è la cantante (Floriana Monici, gran bella voce) che non vuole
essere seconda a nessuno e c’è la ragazza (Chiara Di Loreto, eccellente anche lei)
dell’infaticabile corpo di ballo che senza sgomitare troppo rappresenta la volontà di
emergere e il nuovo futuro, c’è l’orchestra di cinque elementi, bravissimi, capitanati da Antonello Capuano autore degli arrangiamenti e delle composizioni, ci sono le coreografie di Marco Bebbu e i costumi di Marisa Vecchiarelli, ci sono le scene diGabriele Moreschi, vere protagoniste dello spettacolo, dispensatrici d’immagini che
vanno dirette all’occhio dello spettatore e soprattutto a chi sia un patito di tutta l’opera di van Gogh.
Ma questo è tutt’altro, un mondo a sé, la creazione perfetta per un’altra produzione. Ortis è alla ricerca di un’atmosfera? Ma allora a che serve
infarcire di exploit canori fuori epoca l’intera serata? Che senso ha accomunare attraverso  le traversie del pittore le voci di Edith Piaf e di Charles Aznavour e di Yves Montand? Che centra “Milord” se da un momento all’altro ti può venire in mente la
rossa criniera di Milva? Nonostante tutta la personale convinzione dell’onesta drammaturgica di Ortis, siamo obbligati a portarci a casa alcuni brani soltanto dello spettacolo e nell’intenzione di un omaggio è davvero un peccato. Comunque un Alfieri
gremitissimo e plaudente, per l’emozione di tutti gli attori raccolti in proscenio. Ultima replica oggi, domenica 5 febbraio, alle ore 15,30.
Elio Rabbione
Le immagini dello spettacolo sono di Giulia Marangoni

“Viaggio della memoria attraverso l’esodo delle genti del confine orientale” per il Giorno del Ricordo

Si intitola “Viaggio della memoria attraverso l’esodo delle genti del confine orientale” la mostra con cui quest’anno il Consiglio regionale celebra il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio.

La mostra, che sarà esposta dall’1 al 15 febbraio 2023 nelle vetrine dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico di via Arsenale 14/G, è organizzata dalla sezione di Torino dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – ANVGD.

L’inaugurazione si svolgerà mercoledì 1° febbraio alle 11 nei locali dell’Urp di via Arsenale 14/G a Torino, alla presenza del presidente del Consiglio regionale del Piemonte Stefano Allasia e dei rappresentanti dell’associazione ANVGD: Antonio Vatta e Andor Brakus presidente e vicepresidente, i consiglieri Nello BelciWalter Cnapich e Giuliana FilippovicMario Biasiol autore del plastico, l’autore Egidio Rocchi.

L’esposizione è divisa in tre parti: l’esodo vero e proprio con le partenze degli esuli, la descrizione dei luoghi che sono stati da loro forzatamente abbandonati nei territori della ex Jugoslavia ed infine il plastico del villaggio di baracche di corso Polonia a Torino (attuale corso Unità d’Italia) che, sorto nel 1947 sulle rive del Po per ospitare profughi e sfollati provenienti da diverse zone, venne smantellato soltanto nel 1961 in vista delle manifestazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia.

Le tre sezioni sono raccontate attraverso una quindicina di fotografie e 12 dipinti realizzati dagli esuli che, traferiti a Torino, non hanno mai dimenticato la propria terra di origine: Luigi Buranello, Maria Cervai, Luigi Cnapich, Piero De Gennaro, Algerio De Luca, Antonio Donorà, Gianfranco Gavinelli, Michele Privileggi, Aurelia Pusar, Alfredo Sficco, Aldo Sponza, Tullio Tulliach.

La lunga notte di Sarajevo nelle foto di Paolo Siccardi

Giovedì 9 febbraio, dalle 17,30 alle 21,00, verrà inaugurata presso il Museo Storico Nazionale d’Artiglieria nel Mastio della Cittadella di Torino la mostra fotografica di Paolo Siccardi “La lunga notte di Sarajevo – 5 aprile 1992/29nfebbraio 1996”.

L’evento è organizzato dall’Associazione La Porta di Vetro, presieduta dall’ex giornalista RAI Michele Ruggiero. La mostra sarà visitabile presso il Museo dell’Artiglieria tutti i giorni dal 10 febbraio al 19 marzo, dalle 9,00 alle 19,00 con ingresso gratuito. Ancora una volta la Porta di Vetro ha deciso di utilizzare il linguaggio fotografico per dare respiro a eventi che appartengono alla nostra storia contemporanea, dopo “Torino ferita” e “Città ferite” sugli anni del terrorismo in Italia, focalizzando il drammatico assedio di Sarajevo, durato quattro anni, durante la guerra nei Balcani della prima metà degli anni ’90. L’iniziativa, sostenuta dal Consiglio regionale del Piemonte e dal Comitato regionale dei Diritti Umani, patrocinata dalla Città di Torino, è frutto della collaborazione con la Direzione del Museo di Artiglieria, cui si deve l’ospitalità, e l’Anarti, l’Associazione Artiglieri d’Italia, che ha inserito la mostra all’interno delle manifestazioni previste per il Centenario della sua costituzione. Le foto rappresentano il lavoro del fotoreporter free-lance torinese Paolo Siccardi,testimone attento e scrupoloso, nei suoi continui reportage in quegli anni a Sarajevo. Uno sguardo sull’orrore dei conflitti armati che riporta all’attualità dei nostri giorni. La mostra raccoglie trenta immagini in bianco e nero di medio-grande formato, suddivise in cinque gruppi con l’intento di rendere visibile l’attesa delle persone intrappolate nel catino sarajevese, tenute sotto scacco dal tiro dei cecchini e dalla martellante pioggia di granate. Paolo Siccardi, giornalista e photoreporter free-lance torinese, è autore di diversi libri e mostre fotografiche. Il suo percorso professionale è iniziato documentando a Torino le lotte operaie e alla fine degli anni di piombo, i primi processi per terrorismo. I suoi reportages prevalentemente a carattere sociale, sono stati pubblicati dai più importanti giornali italiani ed esteri. Tra i più significativi: la guerra in Afghanistan durante l’invasione sovietica nel 1986 che seguirà fino al 2009 con la missione Isaf. Il Nicaragua sandinista e nel 1991 la prima guerra del Golfo con l’Iraq di Saddam Hussein. Per dieci anni ha seguito i conflitti nell’ex Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia fino al 1999 in Kosovo). Era in Romania prima e dopo la caduta del regime di Ceausescu per seguire la condizione infantile dei bambini sieropositivi e i ragazzi di strada. In Africa nord-occidentale (Libia, Marocco, Senegal, Costa d’Avorio, Repubblica Popolare del Benin e Togo). Dal 2000 ha iniziato la sua collaborazione esclusiva con il settimanale Famiglia Cristiana che lo ha portato diverse volte in Sud Sudan con i progetti di Unicef, AMREF e Flying Doctors per documentare la condizione umanitaria e lo scoppio del conflitto. Nell’ottobre 2012 è stato in Siria nella città assediata di Aleppo, a Gaza e West Bank per seguire i progetti dell’ONG inglese Oxfam. Nel 2015 inizia a seguire il conflitto nel Donbass in Ucraina che l’ha portato più volte in quella regione. Dal gennaio del 2016 lavora sulle rotte migratorie e sui profughi in fuga dalle guerre attraverso la Wester Balk Route. Vincitore del premio giornalistico per il migliore reportage di guerra nel 2002, promosso dall’Ordine dei Giornalisti dell’Abruzzo ha ricevuto la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per la partecipazione alla mostra fotografica collettiva “Exodos” del 2017.

Il “Gruppo Building” presenta le enigmatiche sculture di Daniele Accossato

“Wrapped”, negli spazi open air e indoor di “Domus Lascaris”

Fino al 30 aprile

“Wrapped”, come dire: “avvolto” o “imballato” o “impacchettato”. Ben chiaro il titolo. Che senza tanti giri di parole, ti mette davanti al lavoro scultoreo di un artista il cui “ghiribizzo” non è tanto il voler mostrare le sue, pur evidenti e innegabili, capacità di abile manipolatore delle forme, bensì quello di costringerti, di fronte alle sue installazioni, a fermare gli occhi per mettere in moto la testa, la riflessione, il “comprendonio”. Il cuore, forse. Sculture “imballate”. Ma perché mai? In base a quali criteri? O filosofie? O forse perché “repetita juvant”? Tant’é. L’artista di cui si parla è il giovane (classe ’87) torinese Daniele Accossato.

E l’idea, se proprio si vuole, non è così strana e peregrina. Ad “impacchettare”, molto più alla grande (come dimensioni!), oggetti e monumenti d’architettura e d’arte, e non solo, ci avevano già mirabilmente pensato da fine anni Cinquanta del secolo scorso fino al 2021 (con l’“imballaggio” postumo dell’“Arco di Trionfo” a Parigi) Christo e Jeanne Claude, dando vita alla “Land Art”, su ispirazione probabilmente della “poetica dadaista” e dell’inquietante “L’enigma di Isidore Ducasse” di Man Ray. Predecessori illustri del nostro Accossato. Non meno intrigante, però, nel creare “situazioni” plastiche decisamente coinvolgenti e suggestive. Un corpus di opere, raccolte per l’appunto, sotto il titolo di “Wrapped”, in un’esposizione aperta al pubblico, fino al prossimo 30 aprile, nella “galleria d’arte open air e indoor” di “Domus Lascaris”, palazzo razionalista degli anni Cinquanta – tra via Lascaris, via Francesco d’Assisi e via Dellala – reinterpretato nel 2020 in chiave modernista dal “Gruppo Building”, società imprenditoriale, fondata da Piero Boffa, che, negli ultimi anni si è distinta nell’investire sul recupero e la ristrutturazione di importanti palazzi storici (vedi “Alfieri 6”, scelta come “casa più bella del mondo”), con l’obiettivo di “realizzare appartamenti di prestigio e riportare il cuore di Torino ad una dimensione residenziale”. Obiettivo in cui volutamente rientra la promozione, all’interno dell’opera realizzata, di momenti espositivi tesi a sostenere l’arte contemporanea del territorio, attraverso la produzione artistica, e in particolare la ricerca nel campo della scultura. Su questa linea si inserisce la mostra dedicata al giovane Accossato, “la cui opera – si è scritto – è la metafora di un’azione violenta, irriverente e sacrilega, nettamente in antitesi con il suo apparente nobile scopo, ovvero rendere accessibile a molti qualcosa che solitamente è concesso a pochi: il bello, il sacro e la libertà”. Così si spiega il wrap, il package dell’artista: il celare l’oggetto è alla base della sua filosofia artistica, in quanto l’oggetto nascosto viene vieppiù esaltato poiché immaginato e anelato. Negata al nostro sguardo, la forma scultorea “rivela tutto il vuoto del suo non esserci”.

È questo il senso di un’esposizione (fruibile dallo spazio pubblico esterno a “Domus Lascaris”) le cui sculture vengono rinchiuse ed esposte nei loro contenitori da trasporto, tirate giù dai piedistalli e portate ad una condizione più umana e quindi ad un rapporto più intimo con lo spettatore. Le casse, le gabbie da trasporto, gli imballaggi, allo stesso tempo “prigione e protezione, fanno dell’opera una merce”. Qualcosa che verrà spedita, trasportata, venduta con una provocazione: “È davvero possibile – chiede Accossato – che l’Arte sia anche merce? L’Arte non è tale in quanto libera da compromessi?”. Ecco il birichino “ghiribizzo” (di cui sopra) dell’ “Accossato-pensiero”. A voi la risposta.

Gianni Milani

“Wrapped”

Domus Lascaris, via Lascaris 7, Torino; tel. 011/5581711 o www.building.it

Fino al 30 aprile

 

Nelle foto: immagini da “Wrapped”

Gianduja al Varietà delle Marionette Grilli

4 e 5 FEBBRAIO alle ore 17.00

Ispirandosi alla tradizione delle marionette la Compagnia Marionette GRILLI crea lo spettacolo “Gianduja al Varietà delle Marionette” 🤩 Uno spettacolo di marionette adatto a un pubblico di ogni età!! Comprende una colonna sonora forte e incisiva 🎼 che accompagnerà lo spettacolo. Stupirà continuamente il pubblico con un repertorio tipico del Settecento e Ottocento ✨
Dal circo alla ballerina di danza orientale, dall’inferno alla cantante lirica… un susseguirsi di trasformazioni capaci di affascinare e stupire continuamente il pubblico di ogni età 😃 Stiamo parlando di “Gianduja al Varietà delle Marionette” della Compagnia Marionette GRILLI con il suo tradizionale repertorio tipico del Settecento e Ottocento ✨

🎭 Ci vediamo il 4 e il 5 febbraio alle ore 17.00 all’Alfa Teatro di Torino 🎭

☎ INFO: +39 334 2617947
🎫 https://bit.ly/3H8cnEG

prenota on line

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A letto con Sartre – Commedia. Regia di Samuel Benchetrit, con François Damiens, Valeria Bruni Tedeschi e Vanessa Paradis. Una piccola cittadina portuale di pochi abitanti del nord della Francia, un boss della criminalità locale innamorato di una giovane cassiera e per lei poeta di poesie piuttosto strampalate, la figlia adolescente innamorata di un bullo della scuola, uno scagnozzo che oltre la violenza ha scoperto la forza del teatro e la sua nuova vera passione. Durata 107 minuti. (Centrale, Fratelli Marx sala Chico)

Anton Cechov – Drammatico. Regia di René Féret, con Nicolas Giraud e Lolita Chammah. La vita di un grande scrittore, tutti i dubbi e la disperazione, le passioni. La sua professione di medico con cui mantiene la famiglia ma anche la passione per la letteratura, la pubblicazione dei racconti nei giornali, anche l’infelicità perla morte del fratello ucciso dalla tubercolosi: un dramma non soltanto familiare che lo porterà a intraprendere un lungo viaggio nella prigione di Sakhalin e la visione della vita drammatica che i detenuti sono costretti a vivere. Durata 96 minuti. (Centrale)

Avatar – La via dell’acqua – Fantasy. Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Kate Winslet e Sigourney Weaver. Sequel del primo “Avatar” arrivato sugli schermi nel 2009, ottava fatica di Cameron lungo una carriera ormai quarantennale. Personaggi e scenografie e avventure impresse nella memoria del pubblico, favolistiche, emozionanti. La storia che occuperà da oggi gli schermi natalizi vedrà Jack Sully e Neytiri e i loro tre figli ancora alle prese con gli umani, guidati dal colonnello Miles Quaritch, che hanno nuovamente scommesso sulla riconquista delle loro terre: il militare, con alcuni altri marine, viene nascosto nelle sembianze dell’avatar di un Na’vi, per poter assomigliare al nemico e con l’inganno poter catturare il traditore Sully, a cui si deve l’intero disegno della difesa del suo nuovo popolo. La famiglia sarà così costretta ad abbandonare la propria casa per andare in cerca di nuovi territori nelle regioni di Pandora. Scrive Alessandra Levantesi Kezich nelle colonne de La Stampa: “Cameron ha portato a buon fine la missione e offre un’affascinante esperienza immersiva, assolutamente da godere su grande schermo… l’ultima, magistrale parte del racconto, tutta giocata nelle vie dell’acqua, rivela una volta di più in Cameron il gran signore degli Abissi che sappiamo.” Per gli appassionati: i personaggi principali già hanno firmato i rispettivi contratti per la partecipazione agli “Avatar” 3 e 4. Durata 192 minuti. (Massaua in 3D, Ideal in 3D, Reposi sala 3 in 3D, Uci Lingotto sala 5 in 3D e sala 10, The Space Torino sala 1 / 2 in 3D / 5 in 3D / 7 in 3 D, The Space Beinasco sala 2 in 3D / 3 in 3D / 4 / 5 / 7 in 3D, Uci Moncalieri sala 3 e sala 13)

Babylon – Commedia drammatica. Regia di Damien Chazelle, con Brad Pitt, Diego Calva, Olivia Wilde, Lukas Haas, Eric Roberts, Tobey Maguire e Margot Robbie. Un racconto memorabile ambientato nella Hollywood degli anni Venti, nel passaggio dal muto alla sonorità, una storia di ambizioni smisurate e di eccessi oltraggiosi, che ripercorre l’ascesa e la caduta di molti personaggi di un’epoca di sfrenata decadenza e depravazione nella sfavillante mecca del cinema. Attori chiamati a dar vita ad antichi personaggi che nelle azioni e negli angoli più nascosti dell’esistenza riportano alla memoria i nomi dei primi divi hollywoodiani. Dal regista premio Oscar di “La La Land”. Durata 188 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 5, Uci Lingotto sala 2 / 3 / 11, The Space Beinasco sala 1 / 3 / 8 / 9, Uci Moncalieri sala 4 e sala 6)

Close – Drammatico. Regia di Lukas Dhont, con Eden Dambrine e Gustav De Waele. I tredicenni Léo e Rémi sono molto legati eabituati a dimostrarsi affetto in pubblico genuinamente, senza preoccuparsi di cosa possa pensare chi li vede da fuori. Un giorno, mentre sono a scuola, una loro coetanea davanti l’intera classe chiede loro se sono una coppia, insospettita dal loro modo di comportarsi. Nonostante Léo specifichi che il loro rapporto è soltanto di amicizia e quasi fraterno, il loro forte e duraturo legame viene improvvisamente e bruscamente interrotto. Léo inizia a evitare l’amico, timoroso ormai che la loro amicizia possa essere fraintesa. Dal canto suo, Rémi si sente ferito e non riesce a comprendere il vero motivo del perché il suo migliore amico abbia cambiato atteggiamento nei suoi confronti. Quello che Léo non si aspetta però è che la sua vita verrà colpita da una tragedia totalmente inaspettata, che lo porterà ad affrontare le conseguenze della sua scelta. Durata 107 minuti. (Nazionale sala 4)

Decision to Leave – Thriller, Drammatico. Regia di Park Chan-Wook. Un austero detective deve indagare su un possibile caso di omicidio, sulla morte di un uomo durante una scalata in montagna. Non passerà molto tempo prima che i suoi sospetti ricadano sulla moglie della vittima per la quale l’uomo inizia a provare un forte sentimento. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “La vertigine Hitchcockiana torna nelle geometrie di Park Chan-Wook, la cui destrezza tecnica o artistica non si esaurisce mai in sé ma cerca traiettorie per rappresentare il mistero e il desiderio. Qui il mélo alla Wong Kar-Wai sposa il thriller mentre la protagonista Tang Wei segna l’incrocio tra Kim Novak e Eva Marie Saint.” Durata 138 minuti. (Fratelli Marx sala Groucho anche V.O., Nazionale sala 1 anche V.O. / sala 2 V.O. / sala 3)

Everything Everywhere All At Once – Commedia fantastica. Regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert, con Michelle Yeoh e Jamie Lee Curtis. Evelyn, una donna di origini cinesi, gestisce con il marito Raymond una lavanderia a gettoni, impresa che è il sostentamento per l’intera famiglia, che comprende pure il nonno materno e la loro figlia Joy. Evelyn non è contenta del proprio matrimonio, sa di aver sposato un uomo tropo debole, non vede certo di buon occhio la relazione che Joy sta portando avanti con un’altra donna, arriva in più l’ufficio delle tasse, nella persona della ferrea quanto puntigliosa Deirdre, a reclamare gli arretrati dei pagamenti. La mal sopportata infelicità di un’esistenza viene del tutto rivoluzionata da un attualissimo metaverso che la spinge ad affrontare un’avventura in cui convogliano realtà parallele, impresa non da poco se si tratta di salvare il destino degli universi e sconfiggere il nemico per sempre. Undici nomination agli Oscar. Durata 139 minuti. (Centrale V.O., Due Giardini sala Ombrerosse, Uci Lingotto sala 9, Uci Moncalieri sala 11)

Godland – Nella terra di Dio – Drammatico. Regia di Hlynur Pàlmason, con Elliott Crosset Hove. Sul finire dell’Ottocento, L’Islanda è sotto il controllo danese. Al prete Lucas viene assegnato l’incarico di recarsi sull’isola, documentare con delle foto la vita degli abitanti locali e costruire una chiesa. Ma tra mari ostili e lunghi pellegrinaggi le condizioni sul suolo islandese si rivelano proibitive, e l’atmosfera inospitale. Ben presto la spedizione, composta tra gli altri dalla guida Ragnar con cui Lucas entra subito in conflitto, perde pezzi e speranza. Durata 143 minuti. (Greenwich Village sala 2 e sala 3)

Grazie ragazzi – Commedia. Regia di Riccardo Milani, con Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Vinicio Marchioni e Sonia Bergamasco. Antonio Cerami è un attore di teatro che da tre anni non calca il palcoscenico, vive da solo in un appartamento a Ciampino dove sente il passaggio di ogni aereo e doppia film porno per arrivare a fine mese. Il suo amico Michele, che ha un lavoro stabile presso un piccolo teatro romano, gli trova un incarico insolito: sei giorni di lezioni di recitazione presso il carcere di Velletri allo scopo di far mettere in scena ai detenuti una serie di favole. È un progetto finanziato dal Ministero cui la direttrice del carcere, Laura, ha acconsentito senza troppo entusiasmo ma ad entusiasmarsi sarà Antonio, che deciderà di mettere in scena presso il teatro di Michele un progetto più grande, scoprendo inaspettatamente del talento nella improbabile compagnia: “Aspettando Godot” di Beckett, perché i detenuti “sanno cosa vuol dire aspettare: non fanno altro”. Così Mignolo dalla moglie focosa, Aziz nato a Tripoli e arrivato in Italia con il gommone, Damiano il balbuziente, Diego il boss e Radu l’addetto alle pulizie rumeno lavoreranno per interpretare un testo complesso e impegnativo. Si lasciano andare scoprendo il potere liberatorio dell’arte e la sua capacità di dare uno scopo e una speranza oltre l’attesa. Durata 117 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Rosso, Fratelli Marx sala Harpo, Greenwich sala 2 e sala 3, Romano sala 1 e sala 3, The Space Torino sala 6, The Space Beinasco sala 6 e sala 9)

L’innocente – Commedia. Di e con Louis Garrel, e con Anouk Grinberg e Noémie Merlant. A Lione Abel lavora come guida in un acquario e non si è ancora ripreso dalla prematura scomparsa della moglie. Anche la madre Sylvie lo preoccupa, visto che continua a sposare detenuti in serie. L’ultimo della lista è l’ex rapinatore Michel, il appena uscito di prigione apre un negozio di fiore insieme alla donna. Abel però è convinto che ci sia sotto qualcosa di losco. Vista la situazione, si mette a pedinare il novello fioraio coinvolgendo l’amica Clémence. Durata 99 minuti. (Greenwich Village sala 1 e sala 2, Nazionale sala 2 / 3 / 4)

La ligne – La linea invisibile – Regia di Ursula Meier, con Stephanie Blanchoud, Valeria Bruni Tedeschi e Dalì Benssalah. Durante un furioso litigio, la trentenne Margaret ferisce la madre Christina e viene per questo condannata a restare per tre mesi lontana dalla donna, ad almeno cento metri di distanza dallasua abitazione. Molto legata alla sorellina Marion, Margaret – musicista fallita con alle spalle altri episodi di violenza che hanno messo fine al rapporto sentimentale e professionale con l’ex Julien – accetta di tenere all’aperto le lezioni di musica per la ragazzina, restando al di qua di una linea tracciata sul terreno e impossibile da superare. Nel frattempo Christina, donna fragile e vanesia che accusa le figlie di averle rovinato la carriera da pianista, passa da una relazione all’altra, incapace di interessarsi alle vite degli altri, nemmeno quando la primogenita Louise la rende nonna, e soprattutto di elaborare il rapporto con Margaret. Durata 101 minuti. (Massimo sala Rondolino anche V.O.

Le otto montagne – Drammatico. Regia di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi e Elena Lietti. La storia di una amicizia iniziata tra le montagne e le vallate della Val d’Aosta, tra due ragazzi dodicenni, Pietro e Bruno, il primo nato in città, a Torino, l’altro abituato da sempre a trascorrere le sue giornate tra quello scenario. Una storia di rapporti anche tra padri e figli, i genitori di Pietro disposti a ospitare l’amico per farlo studiare in città, la opposizione paterna, il tempo della crescita e degli affetti e dell’innamoramento, un legame stretto pronto ad attraversare i decenni, una storia di tante avversità o di diversità o di montagne a cui dare la scalata, fisicamente quanto psicologicamente, una storia di un presente e di un passato con cui fare doverosamente i conti e anche con cui fare pace. Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017, Premio della Giuria a Cannes. Durata 147 minuti. (Ambrosio sala 2, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Rosso, Fratelli Marx sala Harpo, Romano sala 1 e sala 3)

Il primo giorno della mia vita – Drammatico. Regia di Paolo Genovese, con Toni Servillo, Margherita Buy, Valerio Mastandrea, Lino Guanciale, Giorgio Tirabassi e Sara Serraiocco. Il regista di “Perfetti sconosciuti” e di “The Place” lo ha definito “il film più bello che ho fatto”. Tratto da un suo romanzo, è la storia di quattro persone, diversissime tra loro, ormai definitivamente stanche del continuo affrontare le tante avversità che la vita ha posto e pone davanti a loro e pronte quindi a metter fine alla loro esistenza. Ma una figura misteriosa compare in mezzo a loro con la propria facoltà di regalare loro una settimana intera per scoprire quel che sarebbe il mondo senza di loro. Inizierà una nuova ricerca della felicità e soprattutto il desiderio di ricominciare. Durata 121 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, Eliseo Blu, Ideal, Reposi sala 4, Uci Lingotto sala 4, Uci Moncalieri sala 2 e sala 11)

Gli spiriti dell’isola – Drammatico. Regia di Martin McDonagh, con Colin Farrell (Coppa Volpi alla Mostra del Cinema veneziana) e Brendan Gleeson. Nel 1923, su un’isola al largo della costa occidentale dell’Irlanda, due amici di lunga data, Padraic e Colm, si ritrovano in una situazione di stallo quando Colm decide bruscamente di porre fine alla loro amicizia. Padraic, confuso e devastato, tenta di riaccendere il loro rapporto con il supporto di sua sorella Siobhan, che insieme a Dominic, il figlio del poliziotto locale, ha le sue preoccupazioni all’interno della comunità locale. Ma quando Colm lancia un ultimatum scioccante per concretizzare le proprie intenzioni, gli eventi iniziano a degenerare. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Martin McDonagh esplicita in maniera scoperta il debito che il suo cinema ha sempre avuto con la sua attività parallela di commediografo per il teatro. Serve così ancora una volta due ruoli abissali ai volti-feticcio di Colin Farrell e Brendan Gleeson, in una conflittualità crescente e incontrollata: il resto lo dicono l’isola, le splendide figure di contorno e l’eco non distante delle battaglie della guerra civile d’Irlanda sulla terraferma.” Durata 90 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Classico, Eliseo Grande, Reposi sala 1, Romano sala 2, Uci Lingotto sala 8, Uci Moncalieri sala 13)

The Fabelmans – Commedia drammatica. Regia di Steven Spielberg, con Paul Dano, Michelle Williams, Gabriel LaBelle, Judd Hirsch, Seth Rogen e David Lynch. A sei anni, all’inizio degli anni Cinquanta, Sammy Fabelmans si rifiuta di andare al cinema, quel mondo di immagini gli mette paura. Lo sguardo rassicurante della madre gli fa comprendere quanto i film siano sogni indimenticabili, quello pragmatico e sicuro del padre gli dice quanto sia interessante una macchina che può muovere immagini fisse. Lei è tutta per la leggerezza e per la poesia, la tecnologia e l’idea fissa per lui. Le immagini che indurranno il piccolo Sammy alla grande svolta della sua vita sono quelle del “Più grande spettacolo del mondo” di De Mille: Sammy, ovvero Steven Spielberg, il grande fascinatore dei nostri tempi, tra squali e alieni, tra animali preistorici e camion che inquietanti ti seguono per le strade e archeologi immersi nelle più entusiasmanti delle avventure. Imbraccerà una cinepresa e con l’aiuto di compagni di scuola e famigliari, comincerà con i piccoli western, con le prime scene di guerra. Immagini dei mondi fantasiosi “di fuori”, ma anche immagini della propria famiglia, dei propri genitori che hanno intenzione di divorziare, procurando al ragazzino una enorme amarezza: il padre ingegnere vorrebbe trasferirsi a Los Angeles perché ha avuto notizia di una promozione, la madre che ha rinunciato per crescere la famiglia alla carriera di pianista vorrebbe restare a Phoenix. La sceneggiatura firmata dal regista e da Tony Kushner (autore teatrale dell’applauditissimo “Angels in America”) avvolge lo spettatore in intimismo, in grande determinazione e negli affetti (soprattutto verso la madre, a cui il film è dedicato) familiari. “The Fabelmans” è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Spielberg mette in scena il suo alter ego Sam Fabelman in questo romanzo di formazione che è confessione e, naturalmente, lettera d’amore rivolta al cinema. Perché il cinema è una passione che nasce nell’infanzia e si sostanzia per sempre della meraviglia, del timore e dello stupore primigeni provati di fronte al “più grande spettacolo del mondo”. La cinepresa del regista americano riflette sull’esistenza, sulla famiglia, sugli amori che finiscono impercettibilmente ed è lo strumento che cattura il dettaglio segreto e doloroso della verità.” Durata 151 minuti. (Reposi sala 2, Romano sala 1)

The Plane – Drammatico. Regia di Jean-François Richet, con Gerald Butler e Mike Colter. Allo scoppio di una violenta tempesta, il comandante di aereo Torrence mette in salvo i passeggeri con un atterraggio di fortuna. L’aereo però atterra su di un’isola delle Filippine dove infesta una guerra tra gruppi avversi e equipaggio e passeggeri vengono presi in ostaggio da ribelli indipendentisti: soltanto su un ex marine accusato di omicidio e che l’FBI stava trasportando su quel volo potrà contare Torrence per poter mettere definitivamente in salvo tutti quanti. Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Uci Lingotto sala 1 / 3 / 9, Uci Moncalieri sala 14)

Un bel mattino – Drammatico. Regia di Mia-Hansen Løve, con Léa Seydoux e Nicole Garcia. Sandra Kinsler, traduttrice consacrata al suo lavoro e al prossimo, vive a Parigi con la sua bambina e il peso di un lutto. Vedova da cinque anni, riscopre l’amore con Clément, un vecchio amico in piena crisi coniugale. Ma quel nuovo sentimento improvviso si scontra con la realtà e la malattia degenerativa di suo padre, un insegnante di filosofia che vive solo e ha bisogno di cure costanti. Per gestire l’irreversibile demenza del genitore, comincia per Sandra e la sua famiglia la dolorosa ricerca di una casa d’assistenza. Tra una vita che si spegne e un amore che comincia, Sandra approfitta di quegli ultimi momenti di complicità con il padre e cerca all’orizzonte un nuovo inizio. Durata 112 minuti. (Nazionale sala 1 e sala 3)

Un vizio di famiglia – Thriller. Regia di Sébastien Marnier, con Jacques Weber, Laure Calamy e Doria Tillier. La giovane Stéphane conduce da sempre una vita priva di emozioni e di giorni che si possano definire diversi l’uno dall’altro, lavora come operaia in una fabbrica di generi alimentari, nei momenti liberi fa visita alla sua compagna, ospite nel carcere femminile. Decide improvvisamente di prendere contatto con il padre che non ha mai conosciuto, un ricchissimo industriale con villa in riva al mare, dove vive con un quartetto di donne davvero imprevedibile. Sono una moglie quotidianamente sopra le righe, la loro figlia piena di ambizioni e madre a sua volta di una ragazzina ribelle, la loro cameriera piena di misteri. È chiaro che le quattro donne non vedano di buon occhio l’arrivo improvviso della sconosciuta, che non è certo entrata nella casa per rinunciare alla sua parte di eredità. Intenzione di Stéphane è di farsi accettare dalla sua nuova famiglia, magari mentendo a se stessa e agli altri con le invenzioni di una personalità che non esiste, di un successo che non è mai esistito. Con l’inizio di simili bugie e con l’avanzare in ognuno di saldi sospetti, cresce un mistero che a poco a poco entra nella vita di ogni giorno della famiglia. Durata 125 minuti. (Due Giardini sala Nirvana e sala Ombrerosse)

Le vele scarlatte – Drammatico. Regia di Pietro Marcello, con Noémie Lvovsky e Louis Garrel. Film chiamato a inaugurare lo scorso anno la Quinzaine des Réalizateurs del 75° Festival di Cannes. Nella Francia del primo dopoguerra, Juliette, orfana di madre, vive con il padre Raphaël, reduce di guerra, individuo chiuso e estremamente burbero. Anche Juliette, per il suo carattere solitario, è malvista in paese, non ha amicizie, gli altri abitanti del villaggio la evitano. Ha in sé un’anima sognatrice: un giorno, sulla riva del fiume, riceve la visita di una maga felice nel predirle che delle vele scarlatte appariranno presto all’orizzonte per condurla via, lontano da quel paese e da quelle persone. Una promessa o una profezia che sa di magia, un momento atteso a lungo: fino al giorno in cui un giovane quanto eroico aviatore non scende dal cielo e si posa accanto a lei. Durata 103 minuti. (Massimo sala Cabiria anche V.O.)