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Esistono luoghi capaci di ridefinire l’identità di un intero quartiere, anche quando ci si trova nel cuore pulsante e dinamico di una metropoli.
Nel pieno centro di Torino, a due passi dalle storiche vie sabaude, Brün – Buona Pasta Fresca ha fatto esattamente questo: ha preso la tradizione millenaria del pastificio artigianale e l’ha trasformata in un punto di riferimento quotidiano per residenti, lavoratori e amanti del buon cibo.
La vera forza di Brün sta nella sua doppia anima: non siamo solo un laboratorio dove acquistare la pasta fresca da portare a casa, ma un vero e proprio spazio di ristorazione. Qui la pasta non viene solo creata, ma viene cucinata sul momento per offrirti un’esperienza gastronomica completa, dalla semola al piatto pronto in tavola.
Un manifesto di sostenibilità: farine biologiche e residuo chimico zero
Entrare da Brün significa riscoprire il significato più autentico della parola qualità. La filosofia della nostra cucina e del nostro laboratorio si fonda sulla trasparenza assoluta della filiera, partendo dall’ingrediente più elementare e sacro: la farina.
· Farine biologiche certificate: Selezioniamo esclusivamente farine bio, varietà di grani antichi del nostro meridione e grani pregiati come il Senatore Cappelli, macinati a pietra per preservare intatte tutte le proprietà nutritive e il sapore originario del chicco.
· Residuo chimico zero: Una scelta etica rigorosa per garantire una pasta non solo straordinariamente buona, ma pulita e priva di pesticidi o glifosati, tutelando la salute dei clienti e la salvaguardia dell’ambiente.
· Alta digeribilità: L’utilizzo di queste materie prime non raffinate e lavorate con cura artigianale si traduce in una pasta fresca leggera, nutriente e facilmente digeribile, perfetta per rigenerarsi a metà giornata.
Solo ingredienti del territorio: il Piemonte nel piatto e in cucina
La carta d’identità di Brün parla piemontese. Ogni condimento, ogni ripieno delle nostre specialità e ogni piatto espresso che esce dalla nostra cucina nasce da un’attenta ricerca di filiere controllate a km 0 e prodotti rigorosamente italiani e del territorio.
Dalla cremosità della Toma delle valli piemontesi o del Castelmagno ai porri locali, fino alle carni selezionate per i tradizionali agnolotti, ogni ingrediente racconta la biodiversità del Piemonte. Il nostro menu segue fedelmente il ritmo delle stagioni: non troverete mai un condimento fuori periodo, perché la vera eccellenza rispetta i tempi della terra.
Il rito del pranzo da Brün: come funziona la nostra ristorazione
Aperti tutti i giorni esclusivamente a pranzo, abbiamo pensato a una formula che unisce la freschezza del laboratorio artigianale alla comodità del ristorante. Pranzare da noi è un rito semplice e genuino:
1. Scegli la tua pasta: Lasciati ispirare dai formati freschi del giorno esposti nella nostra vetrina.
2. Scegli il condimento: Guarda la lavagna e abbina alla pasta i sughi espressi e stagionali preparati dai nostri chef, insieme alla tua bevanda preferita.
3. Rilassati al tavolo: Accomodati, al resto ci pensiamo noi. Il tuo piatto ti verrà servito direttamente al tavolo, caldo e saltato al momento.
È la pausa pranzo ideale per i professionisti degli uffici del centro che cercano velocità senza rinunciare alla salute, ma anche per i torinesi DOC e i passanti che vogliono regalarsi un momento di autentico piacere.
Orgoglio sabaudo: l’identità torinese tra rigore e innovazione
Torino è una città che ama la concretezza, il lavoro ben fatto e la discrezione. Brün incarna perfettamente questa identità sabauda: poche parole, nessun fronzolo e tantissima sostanza nel piatto.
La tradizione piemontese viene celebrata quotidianamente attraverso i grandi classici – come le tagliatelle all’uovo e gli agnolotti di carne – ma viene anche proiettata nel futuro. Grazie alla flessibilità della sua proposta, il laboratorio sperimenta formati moderni e accostamenti inediti, dimostrando che l’artigianato locale non è un pezzo da museo, ma una materia viva, capace di evolversi e di conquistare le nuove generazioni.
Mettendo al centro la salute delle persone, la filiera corta e il piacere di sedersi a tavola, Brün – Buona Pasta Fresca ha dimostrato che fare ristorazione oggi significa prima di tutto creare valore e benessere per la propria città.

Telefono
Dove siamo
Ci trovi in Via Santa Teresa 16/D a Torino

La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.







