Di Carlo Mancorda
La crescita degli acquisti esteri di BTP viene celebrata come un segnale di fiducia nell’Italia: attualmente gli investitori stranieri detengono circa il 36% del debito pubblico italiano, pari a 1.156 miliardi di euro. Il chè significa, da una parte, che se rendimenti e convenienza dovessero diminuire o la fiducia venire meno, i capitali esteri potrebbero defluire rapidamente, aumentando la pressione sui conti pubblici, dall’altra che gli interessi del debito nelle mani straniere, circa 40 miliardi di euro finiranno all’estero, ovvero non avranno alcuna ricaduta sul mercato italiano per acquisti di beni e consumi. Insomma, tanto entusiasmo non appare affatto giustificato…
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IL COMMENTO
Caro Direttore,
Una Città vive di tante iniziative intelligenti, ma vive anche delle denunce delle cose che non vanno, soprattutto se aiutano a vedere cosa la politica non ha visto. Ma la Città vive anche a seconda di come ricorda i suoi grandi personaggi, delle cose che han detto e delle loro denunce. Quando ho lavorato con Donat-Cattin ricordo le telefonate dei Vescovi per difendere l’azienda in crisi della loro Città. Ma ci sono Città che dimenticano i personaggi scomodi. È la sensazione che ho provato ieri sera alla bella Messa alla Consolata in ricordo dell’arcivescovo Nosiglia, un genovese zero diffidente, dal sorriso che apriva i cuori al dialogo. C’era tanta gente, ma qualche assenza faceva rumore, a partire dalla Giunta Comunale. Eppure Nosiglia per le crisi aziendali e per le difficoltà economiche e sociali di questa nostra bella Torino ne aveva fatto una malattia. Certo, Nosiglia non ha fatto sconti quando proprio alla Consolata aveva lanciato una denuncia arrivata anche nei palazzi romani. A Torino la metà della Città che sta bene non si accorge della metà della Città che sta male. Ma come nella Città amministrata dalla sinistra dal 1993 era dimenticata la metà della Città povera? Il PD reagì male, ma sostanzialmente non capì se è vero che oggi quella metà della Città sta ancora peggio. L’arcivescovo aveva preso iniziative forti che cercavano di coprire il vuoto della politica con l’Agorà sociale, andando nelle fabbriche in crisi… Come dimenticare la Messa all’Embraco? Aveva fatto convocare dal Prefetto il Comitato provinciale della sicurezza per ascoltare dal Parroco della Madonna della Pace la situazione della sicurezza in Barriera.
Nosiglia e Donat-Cattin, insieme a Zaccagnini e Paolo VI, sono le persone che esprimevano alla grande le mie analisi politiche e sociali. Per Nosiglia e Donat-Cattin ho pianto e piango, ma sono sempre dentro di me quando parlo e scrivo. La politica deve impegnarsi contro le grandi diseguaglianze, sapendo che la metà della Città che sta male può solo sperare in una politica buona che ne faccia una priorità. Se la priorità è sistemare via Roma e non Barriera, Aurora e il resto della Città mai sotto i riflettori, non è una buona politica.
Ma una politica cittadina che dimentica i personaggi che più si son dati da fare per la Città non è una buona politica. Eppure, a pochi mesi dalle elezioni, la speranza sta nel fatto che qualcuno faccia della denuncia di Mons. Nosiglia un forte programma per il rilancio della economia e del lavoro, a partire da quei torinesi che hanno grandi capitali e li investano su Torino, come ha chiesto il nostro Cardinale Repole.
Buona Domenica,
Mino Giachino
UDC Torino
La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni
SOMMARIO: Il governo di oggi – Occorre una svolta – Il bagnino di Andora – I gettoni – La festa dell’Unità – Lettere

Il governo di oggi
In un dibattito sul fascismo promosso dal “Fatto quotidiano” alcuni relatori negavano che ci stessimo avviando verso un nuovo fascismo, mentre altri sostenevano il contrario, denunciando l’arrivo di uno Stato autoritario. Oggi, se guardiamo senza il paraocchi ideologico, possiamo accusare di inefficienza il governo, ma certo non di fascismo. L’unica riforma realizzata è quella sulle autonomie regionali che rischia di riportare il Paese agli staterelli prerisorgimentali. Quindi nessun nazionalismo, ma semmai un leghismo vicino alla secessione di Bossi.

Il Premierato forte che doveva fare da contrappeso alla forza centrifuga del leghismo, finora non c’è stato e non ci sarà. La riforma della Giustizia è stata battuta dal referendum. Di quattro anni resta ben poco. Anche la politica estera appare incerta e senza una linea chiara. Mussolini sapeva governare meglio, magari eccedendo in maniera decisionista e dal 1926 in maniera totalitaria. Questo è un giudizio che discende dalla storia.
Occorre una svolta
Secondo molti osservatori politici l’ipotesi di battere il candidato del centro-sinistra Lo Russo alle elezioni comunali del prossimo anno diventa difficile. Non c’è una rosa di candidati, ma solo sotterranei dissensi nei confronti del candidato Marrone considerato troppo a destra per riuscire a raccogliere consensi tra i moderati del centro-destra. L’obiezione del troppo a destra può essere superata dalla presenza del partito di Vannacci, considerato un partito neo-fascista in piena regola. Le indecisioni e la reale mancanza di altri possibili candidati di prestigio rende fragile la coalizione.
Certamente Lo Russo ha le sue rogne con una giunta spostata decisamente a sinistra e con un’Appendino ferocemente ostile alla sua candidatura. Torino è sempre stata una piazza difficile per il centro-destra che non ha mai vinto. Neppure Raffaele Costa riuscì a battere Castellani e in altre occasioni la candidatura di un personaggio paracadutato come Buttiglione era già in partenza sconfitta. Forse l’unico capace di contendere il posto da Sindaco era Enzo Ghigo con dieci anni in Regione con ottimi risultati. Ma non volle candidarsi.
La politica piemontese è ad un punto morto. Occorrerebbe una svolta per non sfasciare il centro-destra che a Torino non ha mai convinto, salvo l’eccezione di Ghigo e di Cirio.
Il bagnino di Andora
Il bagnino di Andora Fabrizio Valente, morto nel salvataggio di bagnanti in pericolo va ricordato degnamente come esempio luminoso di altruismo portato fino al sacrificio della propria vita. Mi ricorda il giovane Mario Soldati che si gettò nelle acque del Po per salvare un coetaneo. Va proposto per lui un riconoscimento al Valor civile che in passato veniva concesso per atti simili. Il bagnino è intervenuto, malgrado la bandiera rossa indicasse il divieto di balneazione.
In questo contesto va ricordato l’atto di teppismo di alcuni maranza che hanno tentato di gettare in acqua un ottantenne. Un modo vile di mancanza di rispetto verso un uomo anziano.
I gettoni
Le circoscrizioni non mi hanno mai convinto. Sono trabiccoli costosi pieni di aspiranti politici che si fanno le ossa a spese della comunità, ottenendo, attraverso i gettoni delle commissioni, sempre molto numerose, un vero e proprio stipendio. Paolo Coccorese ha scritto un’inchiesta esemplare sul funzionamento delle Circoscrizioni veritiero ed allarmante che dovrebbe preoccupare il Comune e il Sindaco in primis.
La festa dell’Unità
Quella di quest’anno a livello torinese si rivela chiusa al dibattito e al confronto delle idee, escludendo a priori tutti i partiti e gli orientamenti non allineati al Pd.
Dopo gli incidenti dello scorso anno la festa risulta essere blindata. Neppure ai tempi del Pci la festa dell’Unità era così. Fui persino invitato io come relatore, ma era il Pci di Fassino e di Ardito, un altro mondo. Siamo tornati al Pd di Bersani un togliattiano mai pentito, senza possedere l’intelligenza e l’acume politico del Migliore.
L’on. Bonaccini ha accusato gli elettori di destra di non essere colti e di leggere poco. Possibile che Bonaccini non sappia che basta controllare su internet e sapere che lo stesso Bonaccini non è laureato? E‘ un diplomato, come diplomata e‘ la presidente Meloni. Come fa a sapere che gli elettori di destra non leggono o leggono poco? Come fa a dire che gli elettori di sinistra leggono molto? Sono affermazioni senza prove che rivelano la supponenza di Bonaccini il quale si ritiene autorizzato a dare i voti agli elettori, mentre saranno gli elettori a dare o non dare il proprio voto alla destra o alla sinistra.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
La nipote che avvelena lo zio
Ho letto della nipote che tentò di avvelenare lo zio, per averne l’eredità, usando i succhi di frutta.
E’ un segno dei tempi tempestosi che viviamo, della caduta dell’etica a livelli così bassi da farci pensare alla giungla selvaggia.
Anch’io ho nipoti, ma almeno questi mi ignorano e non mi considerano. Lo ritenevo un dolore, ma oggi lo sento quasi paradossalmente un privilegio perché i succhi di frutta li compro e li bevo in santa pace a casa mia. Vittorio C.

Concordo, ma non facciamo di un caso un paradigma di comportamento. Il caso è estremo e per fortuna è stato scoperto. C’è da augurarsi che la nipote paghi penalmente per il tentato omicidio.
Un nuovo partito monarchico
Ho letto su Internet di un nuovo partito monarchico che riecheggia nel nome quello che fu di Covelli, con l’approvazione del Principe Emanuele Filiberto che già si candidò senza successo al Parlamento europeo. Mi sembra un ulteriore errore che danneggia l’immagine stessa dei Savoia che dovrebbero restare super partes. Tra il resto lo scudo sabaudo nel simbolo di un partito è un oltraggio alla storia. Cosa ne pensa? Angelo Cipriani

Per quel che vale, sono nettamente contrario. Ad 80 anni del referendum del 1946 non ci sono le condizioni per fare un partito monarchico. Covelli si rivolgeva a milioni di elettori monarchici al referendum che oggi sono tutti morti. E’ uno sforzo inutile che porterà la dinastia a perdere quella superpartiticita’ che è l’unico vero discorso che giustifichi una simpatia monarchica. Tra il resto non dimentichiamo che il partito di Covelli fu obbligato a fondersi con il Msi per sopravvivere alla fine per mancanza di voti. I fondatori oggi appaiono perfetti sconosciuti e tali sono destinati a restare. L’unica ad avere ragion d’essere è l’UMI che nacque nel 1944 e che è apartitica.
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Se dovessimo dare un giudizio sul profilo delle due principali coalizioni che si contendono attualmente il potere nel nostro paese non potremmo che arrivare ad una conclusione abbastanza evidente nonchè oggettiva. E cioè, non ci troviamo di fronte ad alleanze politiche e con una chiara cultura di governo ma, soprattutto a sinistra, si tratta di semplici alleanze/pallottolieri. Certo, sul versante dell’attuale maggioranza di governo la coerenza è, al momento, più credibile perchè il tutto viene riassunto dalla personalità e dal carisma della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Semprechè il centro destra non rincorra supinamente le posizioni, sempre più estremiste e provocatorie, del generale Vannacci. Sul versante della coalizione di sinistra e progressista, invece, il tutto si riduce ad una armata elettorale – appunto, un pallottoliere – dove il cemento unificante è dettato esclusivamente dall’odio implacabile e consolidato nei confronti della Premier. Si tratta di una costante, del resto, che nel campo della sinistra italiana si ripete quasi meccanicamente. La potremmo definire una costante storica che inizia nella prima repubblica con il Pci nei confronti della Democrazia Cristiana e i suoi principali leader e statisti; prosegue contro la cosiddetta “discesa in campo” del capo di Forza Italia per poi esplodere in tutta la sua virulenza e violenza verbale contro Giorgia Meloni. Questa la situazione oggettiva dei fatti. Ora, però, e alla luce di questa concreta situazione, emerge una domanda di fondo. E cioè, ma coalizioni del genere, soprattutto a sinistra, riescono a dispiegare una concreta, tangibile, credibile e costruttiva cultura di governo? Detta con altre parole, è possibile che coalizioni del genere abbiano una concreta possibilità di durare nel tempo e, soprattutto, di candidarsi a governare un paese come l’Italia? Com’è possibile, del resto, dispiegare una vera e credibile cultura di governo quando sulla politica estera, per fare un solo esempio, ci sono non legittime differenze o diversità politico e programmatiche ma addirittura si coltivano visioni alternative? Com’è pensabile che sul terreno economico e sociale, salvo un ripensamento dettato dall’opportunismo e dall’eterna pratica puramente trasformistica, costruire una ricetta credibile quando si confrontano posizioni liberal/liberiste con derive assistenzialiste, populiste e puramente clientelari? E, in ultima analisi, come si conciliano – penso alla giustizia, ma non solo, come ovvio – atteggiamenti garantisti e classicamente costituzionali con posizioni dichiaratamente forcaiole, giustizialiste e manettare? È persin inutile continuare questo elenco per una ragione molto semplice. Perchè, di norma, il pallottoliere non risponde ad una logica politica e programmatica ma solo e soltanto ad una dimensione personale e di potere. Ovvero, si tratta di una logica che è dettata o dall’odio implacabile nei confronti di una persona oppure è frutto e conseguenza di un pregiudizio atavico da scagliare contro il nemico giurato. Ecco perchè, e di fronte ad un contesto sufficientemente definito e preciso per essere messo in discussione in breve tempo, si rende necessaria una concreta iniziativa politica che punti a ricreare una vera e credibile cultura di governo da un lato e, dall’altro, a costruire una posizione politica che non è riconducibile a veti, pregiudizi, pregiudiziali e ragioni di puro potere. E questa iniziativa politica coincide con la costruzione di un progetto che sia in grado di rilanciare quello che un tempo si chiamava semplicemente “politica di centro”. Questa è, oggi, probabilmente l’unica carta in grado di mettere in discussione la “cultura del pallottoliere”. Pallottoliere che, detto fra di noi, ha una sola garanzia: garantire e consolidare l’ingovernabilità di un paese. A questa deriva occorre opporsi, a cominciare appunto dalle prossime elezioni del 2027.
Daniele Cantore: “L’importanza di questa associazione sta nel messaggio socialista, liberale e riformista”
Anche Torino e il Piemonte entrano nella strategia di Riformisti per l’Italia, l’associazione fondata dal deputato Alessandro Colucci e ispirata alla cultura socialista, liberale e riformista. Il progetto, presentato alla Camera e al quale hanno aderito, tra gli altri, Fabrizio Cicchitto, Fabrizio Garavaglia e Daniele Cantore, vuole costruire uno spazio politico e culturale trasversale, senza trasformarsi in un nuovo partito.
Uno degli obiettivi principali è proprio il radicamento territoriale, con particolare attenzione alle grandi città e alle prossime sfide amministrative. Accanto a Milano, Roma e Napoli, Torino viene indicata come uno dei centri nei quali sviluppare l’iniziativa, coinvolgendo amministratori, professionisti, esponenti del mondo del lavoro, dell’associazionismo e dell’imprenditoria.
Per il Piemonte, dunque, l’associazione punta a diventare un luogo di elaborazione di proposte e programmi, con l’intenzione di rafforzare nel centrodestra una componente civica e riformista e di riportare al centro del confronto politico i problemi concreti delle città e dei territori.
A spiegare lo spirito dell’iniziativa è il vicepresidente Daniele Cantore: «L’importanza di questa associazione sta nel messaggio socialista, liberale e riformista che manda a tutti i riformisti, ovunque siano collocati, non per ricordare i tempi passati ma per guardare avanti e offrire prospettive».
UDC, riprende l’attività politica
Martedì primo settembre riprende l’attività dei partiti.
A sinistra con la Festa dell’Unità, al Centro con i convegni di settembre e ottobre.
Prima a partire l’UDC, l’Unione di Centro che ha come simbolo il vecchio Scudo Crociato, che si rifà alla migliore storia democristiana e che a livello nazionale è partner del Governo Meloni. I riferimenti sono quelli della Dottrina sociale della Chiesa applicata alla società del terzo Millennio e della Intelligenza Artificiale. L’UDC torinese, che conta Paolo Greco Lucchina, Vicesegretario nazionale, da alcuni mesi è guidata dal Commissario Mino Giachino, già sottosegretario ai trasporti nell’ultimo Governo Berlusconi e l’ideatore e organizzatore, con la collaborazione delle Madamin, della Grande Manifestazione di Piazza Castello, quando quarantamila pacifici cittadini torinesi dissero SÌ TAV e NO alla Decrescita patrocinata dai Cinque Stelle. L’UDC a Torino vanta professionisti, imprenditori, esponenti sindacali, alcuni consiglieri circoscrizionali, con la presenza fattiva dell’on. Vito Bonsignore, già Sottosegretario al Bilancio e storico amministratore delegato delle autostrade per Milano e Piacenza.
Nell’incontro che si terrà in piazza Savoia angolo via Consolata (dehor del Bar Petit Fleur) si parlerà di Aeroporto e TAV. Rilanciare il nostro aeroporto e accelerare i lavori della TAV sono due delle condizioni più importanti per rilanciare economia e lavoro a Torino, ora che anche a sinistra, sarà per le vicine elezioni comunali, si prende atto che il numero del lavori povero è cresciuto tantissimo, a dimostrazione che i Piani decennali di Castellani e Fassino hanno impoverito la nostra Città, con 305.000 lavoratori piemontesi che guadagnano, secondo uno studio dell’IRES, meno di 14 mila euro lordi l’anno, circa mille euro al mese. Martedì si parlerà anche del convegno programmatico annuale che si terrà a Bardonecchia nel primo week-end di ottobre.
POLITICA
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A destra c’è Vannacci, a sinistra la cosa più interessante è… Valentina Nappi
Campo largo, vocazione stretta
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Campo largo, vocazione stretta: troppi leader, nessuna linea