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Grimaldi (Verdi Sinistra): Nessuno in Italia dovrebbe lavorare per meno di 10 euro l’ora

Salario minimo. La manovra dovrebbe occuparsi di questo, non di punire i percettori di reddito di cittadinanza.

  

“Nessuno in Italia dovrebbe lavorare per meno di 10 euro l’ora. Anzi, l’attuale inflazione ci suggerisce che a gennaio dovrebbero essere 11. Eppure, un lavoratore italiano guadagna in media in un anno ben 15 mila euro in meno di un omologo tedesco. Lavoriamo meno? No: 1.730 ore annue in media contro le 1.363 della Germania. I working poor in Italia sono 2,9 milioni, in sostanza nel nostro Paese il lavoro non è più un’assicurazione contro il rischio povertà” – ha dichiarato oggi in Aula il Vice-capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi, primo firmatario di una mozione per l’introduzione di un salario minimo legale pari a 10 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali, da rivalutare annualmente sulla base della variazione dell’indice dei prezzi.

 

“Nella sfera del lavoro povero si possono inquadrare praticamente quasi tutti i lavoratori precari, il lavoro irregolare, una parte dei lavoratori dei settori agricoli e del lavoro domestico. Per questo diciamo salario minimo legale, ma anche interventi per porre un freno alla precarietà, alla discontinuità lavorativa, al proliferare di tipologie contrattuali che spostano il rischio d’impresa interamente sul lavoratore, alla crescita esponenziale dei part-time involontari, alla disparità salariale di genere e geografica” – ha proseguito Grimaldi. – “Tutto è interconnesso. Tutto riguarda la dignità di chi lavora. Una dignità troppo a lungo calpestata, proprio nella Repubblica democratica che sul lavoro si è fondata. La manovra dovrebbe avere questo tema al centro, non la punizione dei percettori di reddito di cittadinanza”.

Gallo (Pd) e gli orari dell’Asl a Piossasco

 “PER ORA RESTANO IN VIGORE GLI ORARI RIDOTTI. MA C’E’ UN’APERTURA A RIVEDERLI IN BASE ALL’INCREMENTO DI DOMANDA”

29 novembre 2022 – “Il 20 settembre scorso, dopo anni di attesa, è stata aperta, dopo una lunga attesa, la nuova sede dell’Asl TO3 di Piossasco presso l’ex Casa San Giacomo di via Trento, 1, in locali completamente ristrutturati. Si tratta di un servizio con ottime potenzialità. Tuttavia, all’interno dell’Azienda Sanitaria esiste un disequilibrio nella distribuzione dei servizi di base. Per esempio, mentre a Orbassano il Poliambulatorio per i prelievi di sangue con accesso diretto è aperto dalle 8.00 alle 8.45 dal lunedì al venerdì, lo stesso servizio è offerto a Piossasco solo il martedì con lo stesso orario e l’apertura del CUP è limitata a due giorni alla settimana, con il conseguente impoverimento dell’offerta che costringe i cittadini a rivolgersi altrove. Ho chiesto, quindi, all’Assessore regionale alla Sanità quando siano previsti gli ampliamenti dell’offerta annunciati in occasione dell’apertura dall’Asl TO3” dichiara il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Raffaele Gallo.

“Ritengo che sia urgente riequilibrare, all’interno del Distretto Area Metropolitana Sud dell’Asl TO3 i servizi di base, rispondendo concretamente alle richieste degli utenti che sottolineano la necessità di un incremento dei giorni e di un ampliamenti dell’orario di apertura per CUP e Centro Prelievi” spiega Gallo.

“L’Assessore alla sanità, nella sua risposta, ha affermato che il direttore dell’Asl TO3 avrebbe sottolineato come questa organizzazione consenta che in ogni Comune del distretto ci siano un CUP e un Centro Prelievi, precisando che, per ora, non è previsto alcun ampliamento dell’offerta, dal momento che gli utenti del centro prelievi sarebbero circa 40 alla settimana e quelli del CUP circa 100 per ciascuno dei giorni di apertura. E’ stata, tuttavia, manifestata la disponibilità, in caso di un incremento della domanda, a rivedere orari e aperture. Chiaramente apprezzo la disponibilità al dialogo e mi confronterò con il territorio per capire quali siano le effettive esigenze” conclude l’esponente dem.

 

Vittorio Beltrami, il mite e inflessibile custode dei valori antifascisti

A dieci anni dalla scomparsa

Il 29 novembre di dieci anni fa si spegneva Vittorio Beltrami, partigiano ed ex presidente della Regione Piemonte, fondatore della Casa della Resistenza di Fondotoce a Verbania. Era un mite e inflessibile custode dei valori antifascisti, una persona con un garbo d’altri tempi, corretta e tenace, orientata al bene comune, capace di ascoltare, rigorosa nelle proprie iniziative che sempre corrispondevano a una precisa ispirazione ideale. Vittorio Beltrami aveva 86 anni e venne eletto consigliere regionale sin dalla prima legislatura del ’70 tra le file della Democrazia Cristiana e per un mandato, dal 1985 al 1990, ricoprì l’incarico di presidente della Giunta regionale. Nato a Omegna il 6 giugno del 1926,visse la sua infanzia nella casa di ringhiera a ridosso della Porta Antica con il padre, operaio alla Cobianchi, e la madre operaia tessile alla De Angeli Frua. Frequentò l’oratorio dei Padri Missionari che ne influenzarono la formazione religiosa e civile. Ancora adolescente divenne presidente dalla Gioventù dell’ Azione Cattolica, dando subito prova delle sue capacità di organizzatore e dirigente, doti che mise a frutto durante la vita. Lavorò prestissimo alla Cobianchi e a diciotto anni scelse si salire in montagna intraprendendo la lotta partigiana nelle file della divisione Valtoce con i fratelli Di Dio. Nei lunghi mesi di lotta della Resistenza conobbe la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie, Carla Chiavenuto. Dalla loro unione – si sposarono nel 1953 – nacquero i due figli, Claudia e Gianluca. Dopo la guerra lavorò prima come impiegato e poi come geometra. Militò sempre nella Dc e negli anni cinquanta fu eletto nel Consiglio comunale della sua città. Il suo impegno proseguì per un decennio ,dal  1964 al 1974, in Consiglio provinciale a Novara e, come già ricordato, in Regione fino al 1995. Durante gli anni ’80 fu protagonista di una battaglia politica, coronata dal successo, per mantenere a Torino l’Alenia Spaziale. Nel 2003  gli astrofisici italiani Umberto Munari e Maura Tombelli, riconoscendone l’impegno, gli dedicarono un asteroide che avevano scoperto, con tanto di certificazione dell’agenzia aerospaziale degli Stati Uniti d’America. Oggi sul sito della NASA  è possibile vedere l’asteroide “Vittorio Beltrami”, seguirne l’orbita e conoscere tutte le caratteristiche di questo corpo celeste  che ha una grandezza di circa 15 chilometri di diametro. Dopo i lunghi anni d’impegno politico e istituzionale scelse di ritirarsi a vita privata dedicandosi al ricordo della lotta di Liberazione e alla sua “creatura”: la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce, la più grande d’Europa. Un “contenitore della memoria” che aveva fortemente voluto con la legge regionale istitutiva che lo vide primo proponente. Resta di Beltrami, presidente della Casa della Resistenza,  il profilo nitido di un una persona perbene, mite ma determinata, cortese e inflessibile nell’indicare il radicamento necessario in valori di libertà e di democrazia. Un articolo a sua firma, pubblicato  su Nuova Resistenza Unita nell’estate del 2009, riassume con efficacia il senso del suo impegno. Scriveva Vittorio Beltrami: “Siamo ad oltre 60 anni dalla fine della guerra e il tempo continua nella sua azione di spegnimento dei fuochi del risentimento e promuove la rimonta di quei valori che hanno sorretto la guerra di Liberazione.. Sono i valori della libertà, della democrazia, della fraternità. Non può essere scordato che la Resistenza è stata l’espressione concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana contro la barbarie neopagana per la riconquista dei diritti umani primordiali. Sono valori che non mutano col scendere della sera e col cambiare delle stagioni tanto politiche, quanto atmosferiche. Si conservano, crescono e maturano contro ogni dissennata forma di populismo”.

Marco Travaglini

 

Azione: ok alle Province, ma ridefinire il ruolo delle Regioni

Raccolgo e condivido l’appello, se così può essere definito, del ministro Calderoli a ricreare le province come istituzione elettiva. 

È allora necessario fare un po’ di chiarezza sui tanti (troppi?) livelli di governo sul territorio. Tornare alle Province come istituzione elettiva non può significare soltanto creare occasioni di “lavoro” per il ceto politico dopo aver ridotto il numero dei parlamentari. Calderoli sa che le Regioni, nate nel 1970, erano state pensate come “ente di programmazione” mentre le funzioni effettive di governo rimanevano in capo a Province e Comuni, con la più che valida ragione che erano le istituzioni più vicine ai cittadini e al territorio.

     Quello che è successo negli ultimi trent’anni e sotto i nostri occhi. Abbiamo tutti assistito alla nascita di uno “statalismo regionalizzato” con la produzione debordante di apparati burocratici, sovrapposizioni di funzioni e di ruoli tra Regioni, Province e Comuni. L’autonomia differenziata promette ora, senza rimedi incisivi alle proposte presentate, di costruire 20 piccoli Stati. È il caso, chiedo al ministro Calderoli, di fermarsi tutti e ragionare come meglio organizzare lo Stato?Alla luce di un dato inquietante più di ogni altro: dacché ha preso il via la sussidiarietà istituzionale si sono allargare le distanze fra i diversi territori, fra il Nord e il Sud, e all’interno di una stessa Regione.

On. Daniela Ruffino (Azione)

 

Nasce la Casa dei Conservatori in Piemonte

Sabato 3 dicembre, ore 17:30

Riceviamo e pubblichiamo 

 

Il think-tank di centro destra con i suoi vertici nazionali inaugurerà a Torino, giorno Sabato 3 dicembre 2022, alle ore 17:30 in Corso Giulio Cesare 338, “La Casa dei conservatori Piemontesi”.
Presenzieranno all’evento, oltre al Presidente Francesco Giubilei, al Vicepresidente De Benedictis ed ai coordinatori territoriali, ospiti illustri e grandi amici di Nazione Futura, tra i quali spiccano i nomi del sottosegretario all’Università On. Augusta Montaruli e dell’assessore Regionale Maurizio Marrone.
Il percorso di crescita di Nazione Futura prosegue incessante. Dopo le numerose iniziative di cui è stato protagonista nel corso degli ultimi quattro anni, il circolo Torinese, sotto la guida del Vicepresidente Nazionale Ferrante De Benedictis, punta ad un sempre maggior radicamento sul territorio piemontese.
Il Vicepresidente Ferrante De Benedictis oltre a ringraziare tutti coloro che hanno permesso il raggiungimento di questo importante traguardo, dichiara: – ”La sede di Nazione Futura Piemonte nasce dall’esigenza di dare voce ad una politica matura e consapevole, offrendo così uno spazio di discussione attorno al quale coagulare idee e progetti”- e aggiunge inoltre : -”il nostro sarà un lavoro prepolitico che ci auguriamo possa essere utile al percorso che ci porterà alle prossime importanti elezioni regionali in Piemonte. Siamo certi di poter offrire un contributo di idee e di competenze utili al centro destra”-.

Ischia, Ruffino (Azione): il Governo riscriva la manovra

Dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione), componente della commissione Ambiente:

     La solidarietà e la vicinanza alle popolazioni colpite dalla tragedia non possono essere la prima e l’ultima pagina pagina degli impegni di governo. Perché solidarietà e vicinanza non restituiscono le vittime ai loro familiari, soprattutto non possono essere un colpo di spugna sulle responsabilità di chi ha tollerato se non coperto ogni forma di abusivismo edilizio. Matteo Salvini e Giuseppe Conte hanno tollerato a tal punto, che il governo Conte I ha condonato proprio a Ischia ogni forma di illegalità edilizia sotto la solita voce “emergenza sociale”.

     Salvini, se ritrova un briciolo della credibilità politica perduta da tempo, dovrebbe ora farsi avanti e chiedere scusa per la flat tax riconosciuta agli autonomi nella fascia di reddito fino a 85 mila euro e proporre di dirottarla in un fondo per la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio. Sarà bene ricordare che proprio il Pnrr, alla missione 2 e nelle componenti 1 e 4 stanzia qualcosa come 15,06 miliardi di euro per la sicurezza e la tutela ambientale. Attenzione, presidente Meloni: se Regioni e Comuni tirano per le lunghe, il governo farà bene ad avocare a sé, attraverso un commissario, tutte le fasi necessarie per accelerare la salvaguardia del territorio. Che significa, poi, salvare la vita alle persone.

Energia, esposto di Italia Liberale Popolare

L’aumento dei costi energetici si sta abbattendo com uno tsunami sulla nostra economia, riducendo drammaticamente il potere di acquisto delle famiglie e mettendo a rischio la prosecuzione delle attività della piccola e media impresa e del mondo del commercio e della ristorazione.
L’aumento spropositato registrato sopratutto l’estate scorsa ha messo in ginocchio numerose attività e per questo il Direttivo Regionale del Piemonte di Italia Liberale e Popolare ha deciso di sostenere l’iniziativa del Responsabile Regionale Giustizia, Avv. Alberto Del Noce che, insieme all’Avv. Umberto Maria Del Noce, ha depositato un esposto, presso il Tribunale di Torino, in cui si denuncia come il dissesto economico di molte attività potrebbe essere figlio di una speculazione economica senza precedenti.
Secondo Claudio DesiròSegretario Nazionale di Italia Liberale e Popolare, “si tratta di un’iniziativa giusta e giustificata dalla volontà di cercare di fare chiarezza circa eventuali fenomeni speculativi ingiustificati che avrebbero danneggiato notevolmente l’economia del nostro Paese”.
“Le famiglie italiane si trovano oggi a dover combattere tra inflazione e bollette ed il mondo delle professioni, del commercio, della piccola e media impresa, si ritrova a dover far fronte ad un aumento di costi fissi che ne mette a repentaglio la stessa sopravvivenza. Se tutto ciò fosse dovuto puramente a speculazione finanziaria, sarebbe assimilabile ad un crimine”, conclude Desirò.
“Il mondo del Commercio, della Ristorazione, Alberghiero, sono in una situazione drammatica: molte attività, quotidianamente, si ritrovano a dover decidere se chiudere, per evitare eventuali fallimenti d’impresa, piuttosto che provare a sopravvivere tra mille difficoltà”, così Alessandra GirardelloResponsabile Commercio di Lib-Pop Piemonte, che aggiunge “diverse attività commerciali nelle scorse settimane hanno spento definitivamente le proprie luci: un danno economico e sociale notevole che non si ripercuote unicamente sugli imprenditori e sui loro dipendenti che hanno perso il lavoro, m su tutto il tessuto sociale del nostro Paese che affronta un più che probabile contrazione economica i cui primi effetti sono già evidenti”.
Partendo dai comunicati di Ascom e Camera di Commercio di Torino, che sottolineano come vi siano ben 2487 aziende piemontesi a rischio chiusura a causa del caro bollette, con 15 mila posti di lavoro in gioco, l’Avv. Del Noce ha deciso di dare voce ad un imprenditore torinese particolarmente colpito da questa situazione.
“Per nome e per conto dell’imprenditore mio assistito, ho presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Torino contro le società erogatrici del servizio energetico per truffa, utilizzando anche i termini utilizzati dall’ex Ministro Cingolani, cioè abuso di posizione dominante e aggiotaggio”, così l’Avv. Alberto Del Noce di Lib-Pop Piemonte.
“Tramite la consulenza di un economista, abbiamo ricostruito la catena di aumenti da cui si evince che gli aumenti in bolletta, a carico di cittadini ed imprese, sono dovuti unicamente agli aumenti dei costi di speculazione sugli scambi virtuali e non riflettono un aumento di costi per le società imperatrici che, infatti, stanno vertiginosamente incrementando i propri profitti”, conclude Del Noce.
L’auspicio dell’iniziativa è di fare chiarezza riguardo una situazione che sta gravemente colpendo l’economia del nostro Paese, mettendo in ginocchio famiglie ed imprese e che, in assenza di interventi decisi, potrebbe sfociare in risultati devastanti dal punto di vista economico e sociale per tutti.
Italia Liberale e Popolare
Direttivo Regionale Piemonte

Leone e Preioni (Lega): “Grazie all’on. Panza per la modifica dello stato di protezione del lupo”

“Apriamo agli abbattimenti selettivi per difendere i nostri allevatori”

Arriva dal Parlamento europeo la richiesta ufficiale ai ministri di Ambiente e Agricoltura di sostenere, per il Governo italiano, la proposta di emendamento per la modifica della Convenzione di Berna relativa allo status di conservazione del lupo. 

“Un passaggio fondamentale – commenta il presidente della Terza commissione del Consiglio regionale del Piemonte, il leghista Claudio Leone – visto l’aumento esponenziale della specie e i gravi danni agli allevamenti in tutte le aree montane dell’Unione europea, primo tra tutti il nostro Piemonte. Modificare lo stato di protezione del lupo, non certamente a rischio di estinzione, permetterebbe agli Stati di proteggersi in modo più adeguato da un proliferare sempre più pericoloso e dannoso. Ringrazio i colleghi della Lega, in particolare l’europarlamentare piemontese Alessandro Panza, per essersi fatto portavoce nell’emiciclo di Bruxelles di una situazione grave e di una interlocuzione che vedrà sempre il sottoscritto in prima fila per risolvere il problema degli allevatori anche con politiche di abbattimento che reputo, personalmente, strumento proporzionato a questa situazione di emergenza”.

“Bisogna consentire l’abbattimento selettivo dei lupi che uccidono i nostri animali d’allevamento – aggiunge il capogruppo regionale della Lega Salvini Piemonte Alberto Preioni -, come già avviene altrove. Vista l’escalation di un problema che si sta diffondendo non più solo in montagna, ma anche in pianura e nei centri abitati, non c’è più tempo da perdere. Impossibile pensare di correre ancora questo rischio: il quadro richiede azioni in sede europea e nazionale. Dobbiamo dire basta a chi con il paraocchi continua ad appoggiare insostenibili posizioni animaliste. Lo scenario è mutato radicalmente e la presenza del lupo e degli animali selvatici e predatori è in costante aumento, come dimostrano le segnalazioni ormai all’ordine del giorno. Dobbiamo consentire agli allevatori di proteggere le loro greggi con misure efficaci, anche imbracciando i fucili. Solo così intere famiglie che da generazioni abitano in montagna potranno continuare a tutelare le loro comunità; l’alternativa, il rischio concreto che si va profilando senza interventi forti, sarebbe l’abbandono del territorio e degli alpeggi da parte delle piccole e medie attività. E questo nessuno di noi lo vuole”.

Un nuovo Statuto dei Lavoratori?

Si ritorna a parlare, qua e là, di riscrivere un nuovo “Statuto dei Lavoratori” funzionale alle nuove regole del mercato del lavoro che hanno fatto capolino in questi ultimi anni nel panorama sociale ed economico del nostro paese.

 

La richiesta non è affatto peregrina anche se, soprattutto su
questi temi, occorre sempre distinguere dove finisce la propaganda e dove inizia un vero progetto
politico. Certo, quando si parla di regole che disciplinano il mercato del lavoro è del tutto evidente
che, con lo scorrere del tempo, si deve intervenire purchè i diritti dei lavoratori si rafforzino e non
vengano scalfiti. Anche perchè la grande lezione politica, culturale, sociale ed etica dello Statuto
dei Lavoratori è quella di aver introdotto principi e valori che non possono essere messi in
discussione in virtù dell’adeguamento ad una maldestra modernità. Sotto questo aspetto c’è una
grande somiglianza con il ruolo e la funzione della Carta Costituzionale.
Ora, è ormai sufficientemente noto – perchè appartiene alla storia – come è decollato lo “Statuto
dei Lavoratori” votato dal Parlamento Italiano nel maggio del 1970. Al di là dei vari giudizi politici e
culturali e al netto degli altrettanto noti pregiudizi ideologici, è acclarato che grazie al coraggio e
alla determinazione politica dei Ministri del Lavoro Brodolini e soprattutto di Carlo Donat-Cattin, fu
possibile adottare un atto che ha segnato in profondità la storia democratica del nostro paese.
“Abbiamo portato la Costituzione nelle fabbriche” disse Donat-Cattin alla Camera nel suo
intervento prima del voto finale sulla legge. Una legge che passò malgrado l’astensione dei
comunisti – che è sempre bene non dimenticare – e che segnò un punto di svolta e di non ritorno
nelle relazioni sindacali e, soprattutto, un deciso cambio di passo sotto il versante del
riconoscimento dei diritti democratici e liberali dei lavoratori. Una legge che confermò anche la
profonda natura popolare, sociale e democratica della Democrazia Cristiana malgrado il radicato
e dogmatico pregiudizio di larga parte della sinistra italiana che continua ad individuare nella
stagione democristiana un periodo nefasto e nocivo per la stessa qualità della nostra democrazia.
Ma, se quello “Statuto dei Lavoratori” segnò un passo in avanti di straordinaria importanza per la
nostra civiltà democratica, oggi forse è necessario un nuovo intervento che, senza mettere affatto
in discussione le conquiste sancite in quello storico Statuto, riesca a cogliere e soprattutto a
tutelare il nuovo ed inedito panorama professionale che si è aperto nel nostro paese con
l’innovazione tecnologica da un lato e la forte e ormai endemica precarietà dei rapporti di lavoro
dall’altro. Un intervento correttivo che, però, richiede intelligenza politica, coerenza culturale e
coraggio istituzionale. Esiste una sola domanda, fondamentale e decisiva, se si vuole procedere in
questa direzione: e cioè, quale partito e quale coalizione si fa carico di un progetto che ha una
valenza politica ed un impatto concreto sulle persone di portata storica? Certamente non il Pd
che ormai rappresenta gli interessi borghesi, alto borghesi, aristocratici, dei cosiddetti “garantiti” e
tutto ciò che non ha più nulla a che fare con gli interessi e le istanze dei ceti popolari. E questo al
netto delle chiacchiere virtuali dei capi delle infinite correnti che scorrazzano in quel partito. Sul
versante del Centro forse sarebbe il momento che il progetto politico di quel partito non si
fossilizzasse solo e soltanto sugli interessi dei ceti medio alti con un approccio sostanzialmente
liberal/liberista ma guardasse con maggiore attenzione anche e soprattutto alle istanze, alle
domande e alle richieste dei ceti popolari. Forse toccherà proprio al centro destra e, nello
specifico, all’antica “destra sociale” di Giorgia Meloni affrontare questo tema spinoso, delicato ma
oltremodo necessario per garantire e tutelare masse crescenti di lavoratori, di inoccupati e di
precari? Lo vedremo cammin facendo.
Al riguardo, chi ancora si riconosce nella tradizione e nel filone del cattolicesimo sociale italiano
forse adesso dovrebbe battere un colpo. Per non essere complici dell’inerzia da un lato e per non
regalare ad altri una rappresentanza politica, culturale e sociale che sarebbe solo la conseguenza
della nostra pigrizia ed indifferenza. Una cultura politica non si può sacrificare sull’altare di una
maldestra ed equivoca modernità. E su questi temi gli epigoni del cattolicesimo sociale, che
conserva tuttavia una grande modernità ed attualità, non possono voltarsi da un’altra parte.

Giorgio Merlo

Scuola, Piccolotti e Grimaldi (Verdi Sinistra): Assurdo trasferire migliaia di docenti a metà anno

Va tutelata la continuità didattica.

“Quasi 1.400 docenti in tutto il Piemonte, durante la pausa natalizia, verranno trasferiti dalle proprie scuole in altre sedi. Un’assurda centrifuga che li porterebbe ad abbandonare a metà percorso circa 80.000 studenti e studentesse a cui viene negata la continuità didattica, proprio nel primo anno di normalità dopo due di pandemia” – dichiarano i deputati di Alleanza Verdi Sinistra, Elisabetta Piccolotti e Marco Grimaldi, la prima firmataria di un’interpellanza sulla vicenda.

“La normativa nazionale non ha previsto che gli insegnanti precari vincitori del concorso straordinario bis ottenessero la cattedra dall’avvio del prossimo anno scolastico e l’USR del Piemonte ha previsto i trasferimenti dei vincitori nelle prossime settimane” – proseguono Piccolotti e Grimaldi. – “Chiediamo al Ministro Valditara di intervenire affinché tali trasferimenti vengano posticipati a fine anno scolastico. Vanno tutelate la continuità didattica e la possibilità per gli studenti di essere valutati da insegnanti che li hanno conosciuti”.