POLITICA- Pagina 4

Caccia, Ricca (Lega): “Un conto tutelare lo stambecco, altro impedire contenimento”

“Assurda la proposta con cui Avs  vorrebbe azzerare la possibilità di caccia in Piemonte. Una richiesta irricevibile che somiglia più a una provocazione che a una presa di posizione. Il fatto che la Lega, insieme al presidente Cirio, si sia battuta e abbia ottenuto di mantenere la protezione della specie dello stambecco, simbolo autentico e sacro della nostra Regione, non significa che si debba chiudere alla possibilità di caccia e alle attività di contenimento perché è proprio da queste ultime che si ottiene la garanzia del rispetto dell’ecosistema. Del resto lo abbiamo visto nel post covid, quando a causa dello stop alle attività di caccia la riproduzione incontrollata di alcune specie come ad esempio il cinghiale ha prodotto danni incalcolabili a colture agricole e allevamenti di bestiame. Con il modello caccia-free non si ottiene la tutela dell’ambiente, ma l’esatto opposto, e si infligge un vulnus al contenimento che resta attività necessaria anzitutto alla tutela dell’ambiente. Ancora una volta certa sinistra ha ceduto alla tentazione di strumentalizzare una questione di buon senso nel tentativo di guadagnare una visibilità che però stavolta si gioca sulle spalle di agricoltori, allevatori e cacciatori. Ottenendo come unico risultato quello di dimostrare ciò che sono: distanti anni luce dalle esigenze di chi ogni giorno si guadagna da vivere con il lavoro. Respingeremo al mittente questo genere di richieste e continueremo a difendere chi  assicura il controllo faunistico così come tutte le categorie che fanno grande il nostro Piemonte e tutelano il nostro territorio, senza eccezioni”. Così in una nota in risposta alla dichiarazione della consigliera regionale di Avs, Alice Ravinale, il capogruppo Lega in Piemonte, Fabrizio Ricca.

AVS: “il Piemonte sia ‘caccia free'”

Accogliamo e rilanciamo le parole del Presidente Alberto Cirio che ieri nell’ufficio del Presidente Nicco ha detto che “Il rispetto degli animali è il nostro credo”. Se questo è l’impegno, allora traduciamolo in atti concreti: per questo proporremmo con la legge di riordino, che a breve sia in commissione redigente, di rendere la nostra Regione pienamente caccia-free per quanto riguarda la caccia sportiva.

La scenetta dello stambecco di peluche è arrivata dopo con il consueto giochino interno alla destra e che fa tutto da sola, con i partiti nazionali che propongono di togliere gli stambecchi dalle specie protette e gli esponenti locali, in questo caso il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca, che fanno retromarcia. Ma dopo le belle parole di ieri, è il momento di passare dal simbolo alla sostanza. Un Piemonte davvero attento al benessere animale e alla tutela della biodiversità esclude la caccia sportiva sul territorio, investe in prevenzione e monitoraggio faunistico, rafforza le aree protette e i corridoi ecologici, promuove un turismo naturale e attività outdoor sostenibili che valorizzino la fauna viva, non i trofei. E poi investe in consapevolezza ambientale e non in propaganda, una su tutte quella sul lupo: in Piemonte è presente tra le 400 e le 500 unità appena, con una media di 5 esemplari ogni 100km2 e la caccia è un controsenso utile solo a soddisfare le manie venatorie di pochi. I lupi contengono naturalmente il numero degli ungulati, dove ci sono lupi in libertà, i cinghiali – gli stessi che poi sarebbero oggetto di caccia selettiva – abbassano drasticamente il loro tasso di riproduzione.

Chiediamo alla maggioranza di dare coerenza al messaggio del Presidente: rendere il Piemonte caccia-free è una scelta chiara che potrebbe dimostrare rispetto per gli animali, per la scienza e per i cittadini che chiedono politiche ambientali finalmente al passo con i tempi.

Siamo pronte a confrontarci in commissione per costruire una norma che metta davvero al centro la tutela della fauna selvatica e degli ecosistemi. È un’occasione per il Piemonte di essere un modello nazionale per la tutela degli animali.

AVS Consiglio regionale del Piemonte

Giachino: TAV e Rete europea importanti per il lavoro e l’ambiente

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Intervenendo all’importante Convegno organizzato dalla Associazione internazionale ferrovieri AEC , l’ex Sottosegretario ai trasporti Mino GIACHINO ha spiegato come Torino , la Città nella quale Cavour ideò e il più piccolo degli Stati europei approvò’ il primo Traforo internazionale del Frejus, sia il posto ideale per cercare di capire il futuro cui è importante tendere . La Pianura Padana è l’area più inquinata d’Europa e l’Italia rischia una sanzione da un miliardo di euro. Il modo più importante e concreto di ridurre l’inquinamento e’ il trasferimento di una parte importante del trasporto, merci e passeggeri, dalla strada alla rotaia. La realizzazione in corso dei quattro corridoi ferroviari europei (Genova-Rotterdam, Brennero Berlino e Adriatico-Baltico collegati e messi in reta dal Corridoio Mediterraneo il corridoio della TAV) sarà il più importante intervento europeo che oltre a diminuire inquinamento e traffico sulle strade , aumenterà lo sviluppo economico del Paese. Da anni l’Italia ha una bassa crescita economica e dovendo pagare quasi 90 miliardi di interessi l’anno sul grande Debito Pubblico generato negli ultimi 40 anni h poche risorse da destinare alla Sanità, alla Scuola e alla Ricerca. Se i lavori generano migliaia di posti di lavoro (3000 alla sola TAV, 500 per la costruzione della nuova Diga al porto di Genova , 3.000 al Terzo Valico) ancora di più verranno generati quando le opere saranno ultimate perché l’aumento del turismo e della logistica porterà decine di migliaia di posti di lavoro nelle Città e nei Centri logistici.
BG

La procura chiede archiviazione per Laus, Carretta e Grippo

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La procura della Repubblica di Torino ha chiesto l’archiviazione nell’inchiesta che vedeva tra gli indagati esponenti politici quali il deputato Mauro Laus (Pd), l’assessore comunale Mimmo Carretta e la presidente del consiglio comunale Maria Grazia Grippo, in relazione alla gestione di Rear, cooperativa operante nel settore della vigilanza, sicurezza e multiservizi. L’inchiesta era partita nel 2023 e puntava  sui pagamenti pubblici ricevuti dalla società quando Laus, secondo la ricostruzione, ricopriva un ruolo di rilievo nella cooperativa.

Voucher scuola, Ravinale (Avs): “Giunta Robin Hood al contrario”

Continua la vergogna dei Voucher scuola. L’ingiustizia era già palese dello scorso anno, quando per il Voucher A, destinato alle rette delle scuole paritarie, sono state finanziate il 100% delle domande ammesse mentre per il Voucher B, rivolto agli studenti delle scuole statali e dei CFP per l’acquisto di libri di testo, materiali didattici e trasporto, anche dopo l’iniezione di nuove risorse la copertura si è fermata a un livello molto più basso: sono state 60.508 le domande ammesse ma non finanziate.
E questa Giunta cosa fa? Invece di cercare le risorse per ampliare l’offerta, pensa bene di intervenire drasticamente sulla domanda, riducendo significativamente il tetto ISEE per poter accedere al Voucher B (libri, trasporti e attività formative per studenti di scuola statale), da 26,000 euro dello scorso anno a 15.748,78 euro. Non solo: l’importo dei Voucher B diminuisce sensibilmente, proprio a danno di chi ha redditi bassissimi.  Un trucchetto per dire che soddisferanno il 100% delle domande, ma a caro prezzo per tantissime famiglie.
Non paga, la Giunta addirittura alza il tetto ISEE per il Voucher A destinato a pagare l’iscrizione nelle scuole paritarie, da 26.000 a 30.000 euro, mettendo nero su bianco una ingiustizia palese che privilegia chi sceglie la scuola paritaria e penalizza chi non riesce a pagare i libri di testo per i propri figli.
Tutto questo viene fatto dalla Giunta che ha trovato quasi 40 milioni di Euro per i mezzi pubblici gratis agli universitari con redditi fino a 80.000 euro di Isee, più di quattro volte tanto la soglia massima per i voucher per trasporti e libri la scuola dell’obbligo.
Noi abbiamo pensiamo che si dovrebbe fare esattamente l’opposto, come abbiamo fatto anche con l’Ordine del Giorno 368: più risorse sul Voucher B, un tetto ISEE più basso per il Voucher A e una graduatoria unica basata sul reddito. Tre misure semplici, che vanno tutte nella stessa direzione: prima si aiutano le famiglie che hanno più difficoltà.

ALICE RAVINALE

Lo studio assiduo e smisurato di Gennaro Sasso

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

All’età di 97 anni è morto a Roma Gennaro Sasso rinomato  studioso di storia della filosofia e direttore per decenni  dell’ istituto di studi storici  fondato da  Benedetto Croce a Napoli. Si potrebbe ripetere per lui il celebre Soliloquio di Croce: la vita intera è preparazione alla morte. Infatti lo studio assiduo e perfino smisurato ha riempito la sua vita. Fu allievo di Carlo Antoni e si laureò con una tesi su Machiavelli che ebbe correlatore Federico Chabod, grande studioso del Segretario fiorentino e direttore dell’ Istituto di studi storici di Napoli dove Sasso  divenne borsista. Era presidente della Fondazione Giovanni Gentile ed a lui si deve un lavoro intenso per favorire  uno studio non aprioristicamente  divisivo di Gentile e Croce. Ho conosciuto e frequentato Sasso a Napoli e a Roma . Ritengo la sua opera il lavoro di un grande erudito che avrebbe desiderato oltrepassare con il suo pensiero Croce e Gentile che studiò a lungo, senza raggiungere l’obiettivo. Di sicuro interesse è la sua interpretazione di Machiavelli  che vede nel suo totale rifiuto del Cristianesimo  colpevole di aver cancellato  i valori del mondo classico. Meno convincente è il fatto di averlo accostato agli Esistenzialisti per una visione sulla caducità che sarebbe comune: un accostamento forzato perché Machiavelli fu uomo del’ 500 e del Rinascimento, mentre l’esistenzialismo espresse  la crisi profonda della società decadente del Novecento. Avemmo anche qualche discussione sui temi della laicità: lui sostenitore ferreo del laicismo, io formato alla scuola di Bobbio ma anche di Croce, laico, rispettoso di ogni fede e portato non solo a “dirsi cristiano , ma ad una fede depurata da ogni forma di intolleranza alla maniera di Tocqueville. Era un carattere malinconico e chiuso, direi quasi algido. Me lo disse Alda Croce prima ancora del nostro primo incontro avvenuto a Palazzo Filomarino a Napoli. Si occupò anche di studi danteschi che hanno interessato anche Cacciari. Vidi in lui il vecchio Azionismo“ che gli impedì di essere un  liberale. Il Partito d’azione, tanto odiato da Croce, era destino che, dopo aver fulminato le figlie e il genero, dovesse restare di casa a palazzo Filomarino. Un azionismo meridionale alla De Ruggiero, vicino anche a Guido Calogero   di cui aveva sposato la figlia, un azionismo  per fortuna non gobettiano. Muore con lui un grande studioso che  non divenne mai filosofo come invece  Nicola Matteucci, cresciuto anche lui all’ Istituto di Napoli, ma subito aperto ad interessi e studi  internazionali.

Moncalieri e Alpignano al centrosinistra, Venaria al centrodestra

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In Piemonte cala la partecipazione al voto: l’affluenza complessiva si è attestata al 54,43%. La provincia con il maggior numero di votanti è stata Vercelli, con il 63,41% degli aventi diritto, seguita da Asti (60,39%), Novara (57,73%), Cuneo (57,57%), Alessandria (56,08%), Verbano-Cusio-Ossola (54,78%), Biella (54,75%) e Torino (51,89%).

Nei piccoli Comuni chiamati alle urne spicca il dato di Monteu da Po, nel Torinese, dove ha votato il 100% degli aventi diritto.

Per quanto riguarda i centri con oltre 15 mila abitanti, tre dei cinque Comuni hanno già eletto il sindaco: il centrosinistra prevale a Moncalieri e Alpignano, mentre il centrodestra conquista Venaria. A Trecate e Valenza si andrà invece al ballottaggio tra due settimane.

Giovanni Negri: “Tortora liberale e radicale, difensore dei diritti e della libertà”

L’INTERVISTA

A oltre quarant’anni dal caso giudiziario che travolse Enzo Tortora, quella vicenda continua a rappresentare una delle pagine più cupe della giustizia italiana. Arrestato nel 1983 con accuse poi rivelatesi infondate, Tortora divenne il simbolo degli errori giudiziari, della carcerazione preventiva e del rapporto spesso difficile tra magistratura, politica e informazione.

Nel pieno di quella battaglia civile arrivò anche la candidatura alle elezioni europee del 1984 nelle liste del Partito Radicale, fortemente sostenuta da Marco Pannella e da Giovanni Negri. All’epoca Negri era il più giovane segretario politico della storia repubblicana: appena 27 anni quando venne eletto alla guida del Partito Radicale. Oggi imprenditore, giornalista, già protagonista di numerose battaglie garantiste e sui diritti civili, fu tra coloro che videro nella candidatura di Tortora non soltanto un gesto politico, ma una battaglia per lo Stato di diritto.

Con Giovanni Negri ripercorriamo oggi quella stagione: dalla scelta di portare Tortora in Europa, fino all’eredità che quel caso ha lasciato nel dibattito italiano sulla giustizia e sui diritti dei detenuti.
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Onorevole Negri, uso il titolo che le spetta per la sua precedente vita politica. Partiamo da lontano, parlando proprio di politica, della Prima Repubblica che vide voi radicali protagonisti “rivoluzionari” rispetto al sistema. Che cosa ricorda di allora?
“Noi radicali fummo una pietra miliare del cambiamento, eravamo i ribelli delle grandi battaglie sociali e dei diritti. Ma non fu contestazione fine a sé stessa. Il nostro era un autentico attaccamento alle istituzioni. La nostra passione civile era ispirata dal rispetto dei valori della Repubblica, dall’operare per fare il bene. Montanelli fece l’apologia di Pannella attraverso una metafora che rende bene l’idea: disse che era un cavallo pazzo ma poi alla sera tornava alla fattoria e  rimetteva tutti gli altri cavalli tranquilli al loro posto.
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Veniamo a Enzo Tortora. Ne avrebbe di cose da dire, ma provi a tracciarne un ritratto in sintesi.
Enzo era un gran signore. Prima di diventare il Tortora inguaiato, io già lo vedevo come un radicale e liberale, culturalmente parlando. Lo dipingerei come un “riformatore protestante”, un “anglosassone in Calabria”. Enzo voleva bene come un padre a me e ai radicali, ci aveva giurato fedeltà. Nei lunghi viaggi in macchina prima e dopo la campagna per le Europee del 1984, ci raccontava decine e decine di aneddoti della sua vita da giornalista e conduttore, aveva l’entusiasmo di un bambino, nonostante fosse irrimediabilmente segnato dalla barbarie giudiziaria che lo aveva colpito. E il suo impegno per una giustizia più giusta e per i diritti dei carcerati fu strenuo e sincero. Così come lo fu quello precedente, con la battaglia da vero pioniere per la libertà della televisione contro il monopolio pubblico, quando nacquero grazie a lui e a Renzo Villa, prima Tele Alto Milanese e poi Antenna 3 Lombardia. Alla fine del suo periodo buio era riuscito a riprendersi almeno parte della vita che gli era stata negata dal dramma che lo aveva colpito e che lo avrebbe portato di lì a poco alla morte. Quando morì rimasi annichilito, faccio fatica a parlarne ancora oggi, è come se piombassi in un pozzo nero. Fu la morte di un familiare, di un fratello…”
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Un episodio che fece scalpore, fu l’arrivo di Tortora  in moto per consegnarsi alla polizia in piazza Duomo a Milano, dopo la rinuncia dell’immunità parlamentare…
“Un ricordo indelebile! Fu una combine. Mentre con Pannella tenevo un comizio in piazza, a fendere la folla fu una moto guidata da un signore piuttosto anziano (era un nostro militante che si era prestato al gioco), con un passeggero a bordo: quando quest’ultimo si tolse il casco, lo stupore di tutti: era Tortora, arrivato in quel modo spettacolare, in stile radicale, per farsi arrestare. Un colpo mediatico incredibile, che avevamo preparato con cura! Un dirigente della digos mi disse: “Onorè, le faccio i complimenti…”. E poi la polizia accompagnò Tortora ai domiciliari nella sua casa di via dei Piatti, a poche decine di metri. Dove tra l’altro Enzo si accorse di essere senza chiavi e gli agenti gli dissero: “La lasciamo qui in attesa che arrivino ad aprirle la porta, ci fidiamo di lei”.
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E quella volta con Pippo Baudo?
“Deve sapere che Tortora una volta mi raccontò di avere incrociato –  nel periodo della vicenda giudiziaria – Pippo Baudo all’aeroporto. E mi disse scandalizzato che il suo collega di un tempo fece finta di non conoscerlo. Enzo pareva molto deluso e turbato da questo atteggiamento. Anni dopo mi trovavo nel bel mezzo della Sardegna con un’amica. La moto si guastò. Finchè non arrivò un macchinone dal quale scese un signore gentilissimo che ci aiutò a farla ripartire. Lo ringraziai e lo salutai. La mia amica mi disse: “Ma non lo hai riconosciuto? E’ Pippo Baudo!”: Passò del tempo ed ebbi occasione di rivederlo. A quel punto gli dissi ciò che mi aveva raccontato Tortora. Ebbene, Baudo mi assicurò che quella volta non si era accorto di lui. Forse era talmente provato da risultare irriconoscibile?”
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Se oggi pensa al caso Tortora, si chiede se è mai servito a qualcosa?
“Quello di Tortora fu un urlo contro l’inumana ingiustizia. Enzo fu protagonista, vittima e poi trionfatore. In quei momenti drammatici, quando lo incontravo ripeteva sempre ad alta voce a sé stesso e a chi aveva di fronte: “un orrore, un orrore…” per descrivere quello che gli era capitato. Se è servito a qualcosa? Direi comunque di sì. Molti si sono dimenticati di quella vicenda, ma una storia così grande e terribile non può essere passata invano. Ha lasciato un segno,  sicuramente. E mi permetta di dire che vi fa onore, con il vostro interesse, riportare alla memoria le battaglie di Tortora, per una giustizia migliore e per la libertà di televisione”.
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Cristiano Bussola