POLITICA

VIVA EMMA! Bonino ricordata dai Radicali

 A COMMEMORAZIONI PREFERIAMO AZIONI

Conferenza stampa Radicale per 3 obiettivi boniniani
Lunedì 14 settembre, alle ore 12, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta in via San Dalmazzo 9/bis a Torino si terrà una conferenza stampa dove Radicali ricorderanno Emma Bonino, le sue battaglie, e al contempo chiederanno alle istituzioni di fare azioni concrete e non solo commemorazioni su 3 obiettivi specifici.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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Sommario: Una netta distinzione – L’8 settembre – Ad Agliè c’è un affascinante luogo gozzaniano che merita di essere conosciuto – Farinetti in tv – Lettere

Una netta distinzione

Le polemiche aspre che turbano il confronto politico, portandolo fuori dal perimetro della democrazia obbligano a piantare dei paletti. Il primo è quello volto a ribadire che il Nazionalismo non va confuso con il patriottismo. L’idea di Nazione è quella definita da Federico Chabod sull’onda del Risorgimento. Il Nazionalismo è una concezione sbagliata di Nazione. Per troppo tempo molti hanno ridotto tutto a Paese, mentre l’idea di Nazione è ben altro. Ma andare oltre nel concepire presunte superiorità nazionali è proprio dei fascismi e può condurre alla guerra. Chi riscopre la retorica del Ventennio in un clima normale sarebbe ridicolo, ma oggi può essere una minaccia. Ogni estremismo va combattuto sul piano delle idee e vinto sul terreno del voto. Basta alle crociate e anti crociate che ricacciano l’Italia indietro nella storia di un passato negativo.

L’8 settembre

L’8 settembre è una data nera della storia d’Italia perché segnò la morte della Patria, come disse Galli della Loggia. Troppi errori, troppe viltà, ma anche qualche eroe nel momento più tragico: ricordo l’ammiraglio Bergamini ed altri che non si misero in borghese per tornare a casa.

Quest’anno sui social l’8 settembre viene rievocato anche da chi ha una folle nostalgia della Repubblica sociale che causò la guerra civile tra Italiani. Ogni colpa è attribuita al Re e a Badoglio che scapparono a Brindisi. Non fu una pagina gloriosa, ma la fuga a Brindisi consentì di salvare Roma dalla sua distruzione e soprattutto di trasferire la sede del governo italiano in un territorio libero. Il regno del Sud fu una pagina importante per il riscatto dell’onore perduto.

Gran parte degli errori e delle omissioni è da attribuire a Badoglio che non si rivelò all’altezza del compito e dei tempi calamitosi. Anche gli Alti comandi ebbero gravissime responsabilità. Ma sostenere la tesi del tradimento nei confronti dell’alleato tedesco è prova di malafede e di ignoranza. Dopo la data nefasta ci furono i Martini – Mauri e i Sogno, i Montezemolo, i comunisti, i socialisti, i cattolici, i liberali, i repubblicani, gli anarchici, i senza- partito a rialzare il tricolore caduto nella polvere. Per non parlare degli IMI, gli internati militari in Germania di cui Guareschi ci ha narrato la storia. La storia è sempre complessa e chi cerca di vedere solo una pagina per tornaconto politico si rivela ingenuo, per dire cretino. Di fessacchiotti così ne conobbi anche tra i miei allievi ed alcuni contribuii a “salvarli” dalle ingenuità instillate dai padri o dai nonni che erano stati e continuavano ad essere fascisti.

Ad Agliè c’è un affascinante luogo gozzaniano che merita di essere conosciuto

È l’affascinante dimora storica, composta da tre corpi,- uno settecentesco, l’altro ottocentesco e l’ultimo risalente al 1926- che è stata ereditata da uno dei due figli di Giovanni Cordero, Jacopo- e da Annabella Parenzo, madrina e zia acquisita di Jacopo.

Annabella, donna di grande stile e raffinatezza, buyer di Fiorucci negli Stati Uniti e collezionista d’arte, ogni estate lasciava Nizza, dove viveva, per tornare in questa dimora avvolta nelle atmosfere crepuscolari, una volta frequentata da Guido Gozzano, che amava scrivere sulla panchina del suggestivo giardino, dove domenica 27 settembre si terrà la presentazione di Certe donne, a Torino- Incontri ravvicinati con figure straordinarie, opera di una delle scrittrici d’oggi più interessanti, Marina Rota. Andrò ad ascoltarla. E spero di tornarci a fare io una conferenza. Gozzano morì nel 1916, quindi quest’anno c’è un anniversario da ricordare.

Farinetti in tv

Qualche rara volta vado da Eataly in via Nizza. L’ultima volta sono stato a comprare dell’ottimo Pata Negra, simile a quello che mangio da Botin a Madrid.

Ma l’ultima apparizione di Oscar Farinetti a Rete 4 mi ha schoccato. L’ennesimo libretto di Oscar niente meno che su Omero e con l’intento di redifinire i concetti di antifascismo e di democrazia. Un intruglio neppure ben amalgamato che mescola Omero alla attualità contemporanea. Un pasticcio. Solo gente palesemente incolta farebbe accostamenti così arditi. Farinetti è un uomo d’affari, per tanti anni renziano, rimasto sempre di sinistra. Con il suo accento langarolo e i suoi baffetti dovrebbe evitare di andare in televisione. Ma la scrittura soprattutto non è il suo mestiere. Non ha le qualità minime dello scrittore, neppure dello scrittorello di provincia. Ad Alba ci fu Fenoglio, adesso si è insediato Farinetti. Un segno dei tempi di oggi.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Addio a Bonino e Costa

Sembra una coincidenza che due politici siano mancati quasi contemporaneamente: Emma Bonino e Raffaele Costa. Due cuneesi, anche se la famiglia di Costa era di origini meridionali. So che lei li ha conosciuti, cosa ne pensa?  Tonio Filippini

 

La morte impone sempre rispetto e quindi mi trattengo da giudizi storici troppo severi. Sono stati due politici di successo che furono anche ministri, deputati, parlamentari europei e tanto altro. Non godettero mai della mia simpatia se non in alcune occasioni. Bonino era collaboratrice fedele di Pannella, quando volle far da sé, commise errori. Passò ad un esagerato liberismo, per poi ritornare su posizioni di sinistra dopo la morte di Pannella. Ricordo che una volta mi telefonò dal ministero un sabato pomeriggio: mi stupii per lo zelo. Era più sessantottina che liberale. Il liberalismo non le era congeniale, un certo estremismo sì. Il partitino + Europa è detestabile. Ma io per far piacere ad Alda Croce la premiai al centro Pannunzio nel 1999, invece di premiare Pannella con cui divenni amico. Andammo anche a cena al “Cambio” dove Emma si trovò a disagio.

Costa è una mia vecchia conoscenza. Lo conobbi nel 1964 quando era segretario di Cuneo del PDIUM che alleò ai missini, distruggendo il partito monarchico a Cuneo. Lo ricordo nel 1965 quando ad Asti non volle parlare insieme all’avvocato Nela che ricordava i partigiani azzurri di Mauri. Rimasi allibito. Poi l’ho risentito quando era uno dei leaders liberali, ma io ero troppo amico di Badini Confalonieri per apprezzarlo. Il suo era un liberalismo abbastanza privo di cultura, volto a cogliere la polemica spicciola, se non il qualunquismo. Il mio amico Giorgio Cavallo promosse più incontri con lui, ma non ne uscii convinto. Era meglio Zanone che non era ancora così sinistro come poi divenne. Io avevo lasciato la tessera del PLI nel 1969 e quindi da allora ero e sono un cane sciolto. Provo piacere nel rifiutare collari e non scodinzolare a favore di nessuno. Costa ebbe però una colpa che io non ho il diritto di dargliela perché non ero un militante del PLI: chiudere il PLI in modo poco degno anche al fine di ottenere un seggio da Berlusconi. Venne gettato anche l’archivio storico del partito, quando vennero gli ufficiali giudiziari a pignorare i mobili in via Frattina, sede nazionale di quel partito. Ma nello squallore della classe politica italiana d’oggi ambedue, Bonino e Costa, giganteggiano. Pace alla loro anima, anche se molti più che onorarli li strumentalizzano.

 

La nuova via Roma

È stato visto all’inaugurazione di via Roma nuova. Lei ne era critico e i festeggiamenti solenni creati per fare un’apoteosi alla Giunta mi sono sembrati pacchiani. E poi citare Hermès nell’invito mi è sembrata una esagerazione. Ci sono problemi fermi che marciscono come il mancato sottopasso di largo Maroncelli. Questa è una giunta con troppi assessori incapaci e faziosi.

Felice Ghio

Sono stato perché invitato dal sindaco con cui ho un buon rapporto personale fatto di reciproco rispetto. Ero anche curioso di vedere. Non so se meritasse una festa così la nuova via Roma. Neanche quando la fece, abbattendo quella vecchia, il regime fece una festa così. Ma erano altri anni, anche se il regime non mancava certo nella capacità di onorare i suoi successi.

Lidia Poët

Cosa pensa dello sceneggiato televisivo dedicato all’ avvocato Lidia Poet ? Non mi ha suscitato finora entusiasmo, anzi mi ha deluso.    Gianna Casula

Ho visto due puntate. L’argomento è interessante e certe immagini torinesi – forse non troppo fedeli – le ho gradite. Io sono stato amico del senatore e notaio di Pinerolo Luigi  Poët e la cosa mi incuriosiva. Debbo dire che lo sceneggiato è mal recitato e l’interprete femminile sembra ad una suffragetta. Fuori luogo un linguaggio con termini volgari e sconci sulla bocca di Lidia. Il turpiloquio femminile nell’ 800 penso che esistesse solo nelle donne di bordelli o da strada. E’ una mia impressione ovviamente perché ho mai dedicato studi a questi temi.
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Gava e Lauro
Ho notato che la “La stampa”  ha pubblicato la fotografia del vecchio  caporione Dc  napoletano Gava – padre del ministro – invece di quella del sindaco  monarchico di  Napoli Achille Lauro . Un errore grossolano.   Susanna Liegi
Sono cose che nei giornali succedono. La fretta è sempre cattiva consigliera anche quando sceglie di omettere notizie. “La Stampa” è ancora un giornale in crisi  con tirature basse che  superano di poco le 50 mila copie  giornaliere. E sta perdendo ancora  copie. La fotografia errata è un peccato veniale.

Tav, Ravello (Fdi): “Lo Russo re dei camaleonti”

 “DICE CHE È ESSENZIALE E POI TENDE LA MANO A CHI VUOLE FERMARLA. IL TAVOLO COL M5S? LO FACCIANO IN STREAMING, APRANO IL CAMPO LARGO COME UNA SCATOLA DI TONNO!”

“Stefano Lo Russo si guadagna il titolo di re dei camaleonti, non c’è gara. Alla Festa dell’Unità proclama che la TAV è ‘essenziale per lo sviluppo della città e del Nord Ovest’, che ‘va fatta’ e che bisogna smettere di parlare di come fermarla. Nello stesso intervento, però, tende la mano al Movimento 5 Stelle e decreta che al campo largo ‘non c’è alternativa’. Tutto regolare, tutto esilarante”. Lo dichiara Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.

“Adesso attendiamo con curiosità il tavolo in cui PD e M5S – e Avs – scriveranno il programma comune per Torino. E facciamo una richiesta agli amici grillini, alla vecchia maniera di quando promettevano di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno: mettetelo in streaming. Vogliamo vedere il momento esatto in cui Lo Russo scriverà ‘TAV essenziale, va fatta’ e il M5S, che la considera inutile, dannosa e dispendiosa, dovrà decidere se firmare o turarsi il naso. Sarebbe un contributo impagabile alla comicità politica italiana. Il campo largo si conferma per quello che è: non una coalizione fondata su una visione comune di Torino e del Piemonte, ma un’alleanza nella quale sui grandi temi si può pensarla in maniera diametralmente opposta, purché ci si metta d’accordo sulle candidature. Purché si vada contro la Destra. Altro che superare gli attriti del passato: qui per stare insieme bisogna superare le proprie idee”.

Voto: diritto o dovere?

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SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

Il diritto al voto è stato conquistato con sacrifici e lotte da parte delle generazioni che ci hanno preceduto.

Se pensiamo che il suffragio universale, cioè il voto consentito a tutti i cittadini maggiorenni, di entrambi i generi, ha fatto la sua comparsa in Italia in concomitanza con il referendum del 2 giugno 1946, ci rendiamo conto di quanto sia recente quella conquista.

Per motivi che la sociologia, troppo impegnata a redigere statistiche di nessun valore, ancora non comprende, i cittadini italiani si sono disaffezionati dal voto, tanto alle elezioni politiche quanto a quelle amministrative o regionali, forse un po’ meno ai referendum abrogativi dove il quorum è uno sbarramento, al punto che chiunque vinca viene accusato di aver riscosso il successo grazie ad una minoranza degli aventi diritto al voto.

Considerando il costo di ogni tornata elettorale dove, tra emolumenti ai componenti del seggio, stampa delle schede e dei manifesti, straordinari del personale impegnato nella consegna e nel ritiro del materiale elettorale, stipendio degli addetti alla sorveglianza dei plessi scolastici ove si vota, illuminazione delle sezioni elettorali che deve rimanere accesa durante l’intera notte, va da sé che un’affluenza scarsa rende quasi sproporzionata l’intera macchina burocratica a fronte dell’esiguo interesse mostrato dagli aventi diritto al voto.

Non è la prima volta che parlo dello scarso interesse civico che gli italiani mostrano in svariate occasioni, voto compreso.

Ma se nel caso di una elezione, di qualsiasi natura, il risultato è comunque salvo, avesse votato anche un solo italiano sui 45 milioni che votano sul territorio nazionale, nel caso di un referendum abrogativo i numeri sono determimanti.

Secondo la nostra Costituzione (art, 75, comma 4°) una consultazione referendaria che intenda abrogare una norma è valida solo che se almeno il 50% più 1 degli aventi diritto si reca alle urne.

Va da sé che se non si raggiunge il c.d. quorum si sarà sprecato inutilmente il denaro pubblico, le scuole avranno chiuso inutilmente e si sarà vanificata un’opportunità di democrazia diretta.

Tutti coloro che, come leoni da tastiera sui social, o al bar, o sui luoghi di lavoro si lamentano che lo Stato spreca soldi per questa o quella cosa, che i politici sono pagati troppo (ma chissà perché pochi vogliono candidarsi) dovrebbero fare un esame di coscienza e vedere se si siano recati alle urne tutte le volte che si sono svolte elezioni o referendum di qualsiasi natura; se abbiano rinunciato ad una gita al mare proprio nella domenica in cui hanno luogo le elezioni, se abbiano espresso civilmente il voto o, come è successo di trovare a me in una delle innumerevoli volte in cui sono stato scrutatore, non abbiano messo una fettina di salame nella scheda piegata e infilata nell’urna anziché esprimere una scelta, cosa che persino le scimmie sanno fare.

Solo quando acquisiremo questa forma di maturità civica potremo criticare gli altri, obiettare che “gli altri” siano incivili, privi di senso civico, ecc.

Fino ad allora salviamo fingiamo almeno di essere corretti: pensiamo alle nostre colpe e, solo molto dopo, critichiamo lo Stato a prescindere.

E se non siamo andati a votare, non abbiamo diritto di criticare chi ci governa.

Sergio Motta

Andrea Orlando alla Festa dell’Unità

INDUSTRIA, LAVORO E ZES: QUALE FUTURO PER IL PIEMONTE? 
L’ industria affronta una delle fasi di trasformazione più delicate degli ultimi anni. Automotive, occupazione, investimenti e competitività sono le questioni con cui deve misurarsi la nostra Regione, che continua ad avere un peso centrale nella manifattura italiana.
In questo scenario, l’esclusione del Piemonte dalla ZES pone una domanda politica e industriale: quali strumenti servono oggi per sostenere gli investimenti e accompagnare la trasformazione del sistema produttivo?
Se ne discuterà sabato 12 settembre alle 18.30, alla Festa dell’Unità al Parco Ruffini, nell’incontro “Zona economica speciale: l’occasione mancata per il Piemonte. Quali politiche industriali per l’Italia nell’Europa del lavoro?”.
A confronto saranno Andrea Orlando, responsabile politiche industriali del PD nazionale, Giorgio Airaudo, segretario generale CGIL Piemonte, Marco Gay, presidente Unione Industriali Torino, e Nadia Conticelli, consigliera regionale PD Piemonte.
Introduce Giulia Russi, GD Federazione di Torino. Modera Gabriele Guccione, Corriere della Sera.
Politica, imprese e sindacato si confronteranno su una domanda che riguarda il futuro industriale del Piemonte: il territorio ha bisogno di nuovi strumenti. Quali e con quali priorità?

Le primarie non sono un dogma

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

In gioco c’è la credibilità della politica e dei partiti. Non sono mai stato un fan delle primarie. Non le ho mai considerate un dogma. Quasi infallibile e, di conseguenza, intoccabile. E questo per la semplice ragione che arrivo da una tradizione politica e culturale che ha sempre esaltato la centralità ed importanza della politica rispetto a qualsiasi forma organizzativa. Anche la migliore. Certo, “pensiero e azione” è uno slogan che ha sempre caratterizzato il percorso concreto del cattolicesimo popolare e sociale nella vita politica italiana. Ma è altrettanto indubbio che la politica ha sempre avuto il sopravvento. E quindi il ruolo della guida politica dei rispettivi partiti era la precondizione essenziale per dare credibilità alla politica da un lato e autorevolezza ai gruppi dirigenti dall’altro. Due condizioni decisive per evitare che la politica ceda il passo agli umori della pubblica opinione o ai marchingegni organizzativistici. Anche perchè proprio sul capitolo, sempre delicato e complesso, della selezione della classe dirigente si misura la credibilità dei gruppi dirigenti dei partiti. Certo, le primarie non c’erano quando esistevano i partiti democratici, popolari e di massa; non venivano richieste quando i gruppi digerenti dei partiti erano fatti da leader e da statisti e, in ultima istanza, le primarie non venivano invocate quando i suddetti gruppi dirigenti si assumevano direttamente la responsabilità di sciogliere i nodi riconducibili alle scelte più difficili e delicate. Cioè, per fare un esempio, a chi doveva guidare di volta in volta le coalizioni. Per il partito, quando è uno strumento politico democratico, partecipativo e collegiale, erano i congressi che liberamente e democraticamente eleggevano i gruppi dirigenti. Ora, e senza entrare nelle vicende – intricatissime e misteriose – che, al riguardo, regolano il cosiddetto ‘campo largo’, è indubbio che c’è una domanda a cui non possiamo non dare una risposta quando si parla di riproporre il dogma delle primarie come panacea di tutti i mali e soluzione miracolistica di tutti i nodi. E cioè, detto con parole semplici e comprensibili, chi oggi nella coalizione di sinistra e progressista ha la forza politica, e anche il carisma, per proporre una soluzione per scegliere la guida dell’alleanza senza ricorrere alle fatidiche primarie? Pongo questo problema non perchè sono interessato alle vicende del ‘campo largo’ – di cui, come ovvio, non ne faccio parte – ma per la ragione che proprio attorno alle primarie, lo ripeto, si gioca parte della credibilità, del prestigio, del ruolo e della funzione della politica nel nostro paese. E quando parlo della politica parlo, soprattutto, della qualità e dell’autorevolezza dei gruppi dirigenti dei vari partiti. Perchè questa era, e resta, una delle precondizioni essenziali per la qualità e l’autonomia della politica. Non si recupera credibilità e ruolo se si continua a privilegiare la cultura della delega. Nel caso specifico, ricorrere sistematicamente alle primarie ogniqualvolta si presenta l’appuntamento della scelta delle classi dirigenti ai massimi livelli. Certo, per potere assolvere a questo compito sono necessarie ed indispensabili due condizioni essenziali: avere una vera e credibile ‘democrazia dei partiti’ da un lato e, soprattutto, garantire una altrettanto credibile e seria ‘democrazia nei partiti’ dall’altro. Due condizioni, senza le quali, non è possibile affrontare seriamente il capitolo della selezione democratica delle classi dirigenti. Ecco perchè, proprio parlando delle primarie, siamo quasi costretti a prendere atto che in gioco non c’è soltanto la scelta di un potenziale capo della coalizione di uno schieramento politico ma, soprattutto, il ritorno – o meno – del ruolo della politica, dei partiti e della stessa qualità delle rispettive classi dirigenti.

Addio a Emma Bonino protagonista di mezzo secolo di politica italiana

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È morta a 78 anni Emma Bonino, protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana e delle battaglie radicali. L’annuncio è arrivato da +Europa: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».

Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni. Il 7 settembre era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro di Roma e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito. Bonino aveva già affrontato in passato seri problemi di salute, compreso un tumore al polmone diagnosticato nel 2015 e precedenti crisi respiratorie che avevano reso necessario il ricovero.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, aveva iniziato negli anni Settanta il lungo percorso politico al fianco di Marco Pannella. Eletta alla Camera per la prima volta nel 1976, aveva fatto delle libertà individuali, dei diritti civili, della lotta alla pena di morte e della difesa dei diritti delle donne alcuni dei principali terreni del proprio impegno.

La sua carriera si era sviluppata anche nelle istituzioni europee e internazionali. Europarlamentare e commissaria europea, Bonino era stata ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo Prodi, vicepresidente del Senato e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Esteri nel governo Letta.

E’ morto a 90 anni il liberale Raffaele Costa

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È morto a  90 anni Raffaele Costa, piemontese, esponente liberale di spicco e protagonista per decenni della politica italiana. Nato a Mondovì nel 1936, laureato in Giurisprudenza e Scienze politiche, avvocato e giornalista, è stato deputato dalla VII alla XIV legislatura. Fu ministro per le Politiche comunitarie e gli Affari regionali, ministro dei Trasporti e poi  della Sanità.

Dopo l’esperienza nel Partito Liberale Italiano, di cui fu anche segretario nazionale, aderì a Forza Italia. Fu parlamentare europeo dal 1999 al 2004 e, dal 2004 al 2009, presidente della Provincia di Cuneo e consigliere regionale del Piemonte. Nel 1997 si candidò a sindaco di Torino in competizione con Valentino Castellani..

A ricordarlo, venerdì 11 settembre, anche il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani con un messaggio pubblicato su Facebook. “Raffaele Costa ci ha lasciati dopo una lunga malattia. Con lui se ne va un grande protagonista della politica italiana, un vero liberale impegnato nella difesa dei valori e nella lotta contro gli eccessi della burocrazia che paralizzano le attività di chi intraprende e creano grandi difficoltà ai cittadini”.

Costa era il padre di Enrico Costa,  capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Non solo Festa de l’Unità: a Roma inizia la Festa dell’Udc

Domani a Roma ha inizio la Festa della amicizia della UDC il partito che si rifà alla migliore tradizione della DC, il partito che seppe ricostruire il Paese semidistrutto dalla seconda guerra mondiale diventando la prima economi del mondo per tasso di crescita economica. Il Boom economico fu il miglior risultato della DC insieme ai suoi alleati centristi e socialdemocratici.
in una epoca di scontro permanente, le distanze crescono, il dibattito sembra diventare inconciliabile.
Per la UDC il Paese h bisogno di dialogo, di ponti non di muri.
L’appello ll’Italia ha bisogno di Te rappresenta la ricerca di parlare con chi non ce la fa e fa fatica ad arrivare a fine mese, a parlare con le aziende per rilanciare da un lato la produttività  , per rialzare i salari e dall’altro lato la riduzione dei costi provocati da tante inefficienze a partire dal costo della energia sino ai costi della logistica e della burocrazia. Tre costi che gravano per almeno 150 miliardi sul nostro sistema economico e ne frenano la CRESCITA. Invece il Paese deve crescere di più per ridurre il Debito pubblico(3200 miliardi)  e il suo costo che arriva a 90 miliardi l’anno. Se non si riduce il costo del debito pubblico si farà fatica a trovare le risorse per la Sanità, la Scuola e la Ricerca.
Senza il Centro rappresentato dall’UDC e Noi moderati,  il Centro Destra farebbe molta fatica a parlare col sindacato , col mondo dell’impresa , col ceto medio . Ecco perché interverranno alla Festa, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Taiani. Nei dibattiti della Festa della Amicizia 2026 festa si parlerà della famiglia, della Sanità e del Welfare, dei giovani e del lavoro, di infrastrutture come la TAV, il Brennero, gli aeroporti etc. La presenza di Giorgetti e di Maurizio Leo fa capire che si parlerà anche della prossima Legge Finanziaria.

Mino Giachino
Commissario UDC TORINO