Nella verde Val Tanaro, al confine tra Piemonte e Liguria, in Provincia di Savona, esiste un borgo circondato da castagneti, che con i suoi 106 abitanti rappresentata il più piccolo Comune del Savonese: si tratta di Massimino.
Il paese, ubicato a 540 metri sul livello del mare, deve molto probabilmente il suo nome alla Grangia benedettina di San Massimo, posta sulle sue alture e appartenuta per un certo periodo all’Abbazia di S. Pietro in Varatella di Toirano.
Il suo fascino autentico e la sua aria incontaminata lo rendono una sosta irrinunciabile per il viaggiatore che percorrendo la SS 490 del Colle del Melogno, attraversa questi incantevoli luoghi diretto verso le spiagge della Riviera di Ponente.
LA SUA STORIA
Massimino, come testimoniato da un diploma del 967 d.C. dell’Imperatore dei Romani Ottone I di Sassonia, fece parte della Marca Aleramica, il cui sovrano fu Aleramo I ed il cui capoluogo era Savona.
Aleramo ebbe, tra gli altri, i seguenti figli: Anselmo, che fu il capostipite dei Marchesi di Savona e Ottone, che fu il capostipite di quelli del Monferrato.
Il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, bisnipote di Anselmo, dopo il 19 dicembre 1091, anno della morte di sua zia materna Adelaide di Torino, vedova di Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia Sabauda, occupò le Contee di Asti, Alba, Albenga, Auriate e Bredulo. Si spense nel 1125 e nel 1142 i figli avuti dalla seconda moglie Agnese di Vermandois, si divisero i possedimenti paterni: Manfredo fu il capostipite dei Marchesi di Saluzzo; Berengario, figlio di Guglielmo, diede origine ai Marchesi di Busca; Anselmo ereditò Ceva; Ugo ereditò Clavesana, mentre ad Enrico andarono Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte e alcuni castelli e borghi minori, tra i quali Altare, Calizzano e Sassello. Alla morte del fratello Bonifacio il Minore, Vescovo e Marchese di Cortemilia, ereditò anche il Marchesato di Cortemilia, con castelli e ville delle Langhe, tra i quali Novello. Egli da Beatrice del Monferrato, figlia del Marchese Guglielmo V, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Enrico II e Ottone i, quali furono i primi a portare il cognome Del Carretto in onore del poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes.
Anselmo di Ceva ebbe tra gli altri i seguenti figli: Guglilemo, che portò avanti il ramo di Ceva e Bonifacio, il quale alla morte senza figli dello zio paterno Ugo di Clavesana ereditò i suoi possedimenti e fu il capostipite dei Marchesi di Clavesana.
Massimino divenne possedimento dei Marchesi di Ceva; essi nel XII secolo fecero costruire un maniero del quale rimangono pochi ruderi delle mura che lo circondavano e che cingevano anche il borgo cresciuto ai suoi piedi.
Negli anni ’20 del Duecento, quando regnava il Marchese Guglielmo II di Ceva, passò a suo cugino il Marchese Enrico II Del Carretto, il quale aveva ereditato dal padre, il sopraccitato Enrico I, un feudo vastissimo che andava da Finale Ligure fino ad Alba. Alla morte di Enrico II nel 1233 i suoi possedimenti passarono al figlio Giacomo, il quale da Caterina da Marano, figlia naturale dell’Imperatore dei Romani Federico II di Svevia, ebbe cinque figli, tra i quali Aurelia, che avendo sposato in seconde nozze Francesco Grimaldi detto “Malizia”, divenne la prima Signora di Monaco e tramite il suo figlio di primo letto Ranieri I è l’antenata dell’attuale Principe sovrano Alberto II. Alla dipartita di Giacomo Del Carrretto nel 1268 i suoi tre figli maschi si spartirono i possedimenti paterni: Enrico III fu il capostipite dei Del Carretto di Novello; Corrado di quelli di Millesimo e Antonio di quelli di Finale Ligure.
Massimino entrò a far parte del Marchesato di Finale e per la sua posizione al confine con il Comune piemontese di Bagnasco, che faceva parte del Marchesato di Ceva e dal 1558 del Ducato di Savoia, ospitò numerose bande di contrabbandieri e briganti che dal Piemonte cercavano rifugio nel Marchesato di Finale Ligure.
Nel 1602, alla morte dell’ultimo marchese Sforza Andrea, il marchesato, incluso Massimino passò a Re Filippo II di Spagna. Gli spagnoli, che possedettero queste terre fino al 1713, destinarono il Castello di Massimino a sede della loro guarnigione.
Con il Trattato di Utrecht del 1713 il Marchesato di Finale Ligure andò all’Austria, la quale lo cedette subito alla Repubblica di Genova, con il vicolo che la popolazione continuasse a beneficiare degli statuti e delle autonomie godute fino a quel momento. Massimino divenne quindi genovese e lo rimase fino al Congresso di Vienna, con il quale venne sancita l’annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna. Il maniero venne definitivamente distrutto durante il periodo napoleonico.
L’ECONOMIA
Una delle fonti principali di reddito per la popolazione erano i castagneti che circondano ancora oggi il paese. Molti abitanti con i loro muli e i loro buoi aiutavano il transito dei convogli al Valico dei Giovetti, importante arteria commerciale che collega Calizzano e Murialdo con Massimino e l’alta Val Bormida all’alta Val Tanaro. La loro attività era simile a quella svolta dai “marrons”, i quali aiutavano mercanti e viandanti a valicare il Colle del Moncenisio.
LE BELLEZZE DI MASSIMINO
Nella Borgata di San Vincenzo, sede comunale, si erge la Chiesa Parrocchiale di San Donato, edificata nel 1813.
Nelle vicinanze vi è la chiesetta di San Vincenzo Ferreri, Oratorio dei Disciplinati, risalente al 1797.
Il fiore all’occhiello del paese è la Chiesa di San Giuseppe, edificata a fianco del castello come Oratorio della Compagnia dei Disciplinati prima del XVI secolo.
Al suo interno vi sono tre altari: quello centrale dedicato a San Giuseppe e i due laterali, dedicati rispettivamente a San Rocco e a San Massimo. Gli affreschi che decorano l’abside sono stati realizzati nel 1543, ma parte di essi sono stati ricoperti di calce durante una disinfestazione susseguente ad una delle numerose epidemie pestilenziali che colpirono questo territorio.
Ad un centinaio di metri da questa chiesa, nei verdi boschi, ci sono i ruderi dell’antica Chiesa Parrocchiale di San Donato, che sulla carta topografica di Massimino del 1762 è riportata come Parrocchiale S. Nicolò.
Molti luoghi di culto sono disseminati nelle frazioni.
In Frazione San Pietro c’è l’antichissima chiesetta, intitolata a Sant’Antonio Abate, restaurata nel 1773, mentre in Frazione Costa sorge la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista, la più antica di Massimino, che presenta ancora pregevoli affreschi.
In Frazione Muraglia sorge la cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, edificata nel 1744 dalla popolazione.
In località Boscogrande si trovano due cavità naturali ellittiche, scavate sopra un masso affiorante lungo un sentiero, che la fantasia popolare ha trasformato in impronte lasciate dal diavolo.
Tra i Comuni di Massimino, Calizzano e Murialdo c’è l’area protetta del Bric Zerbi, un sito di interesse comunitario della Regione Liguria, istituito nell’ambito della Direttiva 92/43/CEE e designato come Zona Speciale di Conservazione.
Quest’area di 711 ettari è caratterizzata da una flora composta da faggi e castagni di età e dimensioni notevoli e da una foresta riparia popolata da ontani, salici e dalla calta palustre. Sono inoltre presenti varie specie di orchidee e la bellissima aquilegia scura.
La fauna comprende varie specie di rapaci, tra i quali lo sparviero e il falco pecchiaiolo. Nelle zone umide sono presenti il pesce sanguinerola e alcune specie di anfibi.
La zona occidentale di quest’area protetta è attraversata dall’itinerario escursionistico A51A che collega il Colle dei Giovetti con la Bocchetta di Vetria.
ANDREA CARNINO
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