Al Polo del Novecento di Torino arriva NOIRE, un’installazione in realtà aumentata dedicata a Claudette Colvin, in programma dal 12 al 24 febbraio in occasione del Black History Month.
Dopo l’inaugurazione al Centre Pompidou di Parigi e le tappe internazionali che l’hanno portata al Tribeca Film Festival di New York e al Digital Culture Center di Milano, l’opera approda in città con un progetto che unisce memoria storica, tecnologia e partecipazione attiva del pubblico.
L’esperienza dura 32 minuti e si sviluppa all’interno di uno spazio immersivo in cui elementi reali e virtuali convivono. I visitatori non sono semplici spettatori, ma diventano parte della narrazione, muovendosi fisicamente nell’ambiente e vivendo in prima persona il gesto rivoluzionario compiuto nel 1955 a Montgomery da Claudette Colvin, la quindicenne afroamericana che si rifiutò di cedere il posto sull’autobus a una persona bianca, anticipando di mesi l’atto simbolico che avrebbe reso celebre il movimento per i diritti civili. Attraverso suoni, immagini e interazioni digitali, il pubblico sperimenta il peso del pregiudizio, la tensione della scelta e il coraggio di una decisione che ha segnato la storia ma che per lungo tempo è rimasta ai margini della memoria collettiva.
Il direttore del Polo del Novecento, Alessandro Rubini, spiega come “il progetto si inserisce pienamente nella missione dell’istituzione, da sempre impegnata a raccontare il Novecento e le sue fratture sociali e culturali. Si tratta di una storia che parla di discriminazione di razza e di genere, temi centrali per comprendere il secolo scorso, ma affrontati con un linguaggio nuovo, quello della realtà immersiva. L’obiettivo è permettere alle persone di stare idealmente al fianco di Claudette Colvin, di vivere il pregiudizio come lo ha vissuto lei e di riconoscere il coraggio delle sue scelte, mettendo in luce la difficoltà degli eroi che non sempre vengono celebrati. Proporre contenuti di grande qualità attraverso strumenti innovativi diventa così un modo per coinvolgere pubblici diversi e stimolare una partecipazione più profonda e consapevole.”
Particolare attenzione è rivolta ai giovani e alle scuole. L’installazione è pensata come esperienza multiplayer per gruppi di dieci persone, una scelta che ha portato a strutturare un percorso didattico articolato. Prima dell’attività immersiva gli studenti vengono introdotti ai temi della discriminazione razziale e di genere del Novecento; al termine, invece, è previsto un momento di confronto e dibattito per rielaborare quanto vissuto. L’intento non è solo trasmettere informazioni, ma far percepire emotivamente queste storie, raccogliendo le reazioni dei ragazzi e stimolando il dialogo anche fuori dall’aula, nelle famiglie e nella vita quotidiana.
“NOIRE rappresenta anche un banco di prova per il futuro del Polo del Novecento”, conclude il Direttore Rubini. “L’istituzione intende sperimentare nuovi linguaggi insieme ai partner e al proprio pubblico, osservando quali strumenti riescano davvero a generare coinvolgimento ed emozione. Se l’esperimento funzionerà, questo progetto sarà soltanto il primo di una serie di iniziative che utilizzeranno le tecnologie immersive per raccontare la storia contemporanea. In questo modo la memoria esce dai confini tradizionali dell’esposizione museale e diventa un’esperienza concreta, partecipata e attuale, capace di parlare alle nuove generazioni con strumenti vicini al loro modo di vivere e percepire il mondo.”
L’appuntamento al Polo del Novecento è uno di quelli che se lo sai, corri a vederlo. Se lo scopri una volta terminato, te ne penti. Qui trovate il link per prenotarvi: https://www.eventbrite.it/e/noire-installazione-di-realta-aumentata-tickets-1980457034302?aff=oddtdtcreator
Lori Barozzino
La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.
Giungono da tutta Italia, anche dall’estero, gli auguri per i novant’anni di Jas Gawronski, giornalista famoso, deputato europeo del Pri e poi di Forza Italia, Senatore della Repubblica che sarebbe stato giusto nominare senatore a vita. E’ uomo libero che è stato amico di Papa Wojtyla, di Giovanni Agnelli e di Silvio Berlusconi , ma ha sempre saputo mantenere la sua indipendenza di giudizio inalterata. E’ amico di Giuliano Ferrara, senza condividerne gli estremismi. E’ stato molto amico di Enzo Bettiza che lo iniziò al giornalismo e ha deciso di lasciare i suoi libri in dono alla storica Biblioteca dei Chiostri di Ravenna che ha già ricevuto quelli di Bettiza. Un gesto molto importante apprezzato dal presidente Antonio Patuelli.


Un progetto ideato da Rosalba Castelli che intreccia arte, educazione ed impegno civile coinvolgendo le scuole, numerose artiste e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, insieme alle reti ed alle realtà attive nel contrasto della violenza di genere.