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Grattacielo Regione: notifica chiusura indagini

in BREVI DI CRONACA

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino stanno notificando 10 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, nei confronti di 2 funzionari e 2 ex funzionari della Regione Piemonte e di 6 amministratori di società ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di cui agli artt. 323 commi 1 e 2 c.p. (abuso d’ufficio in concorso) 110, 355 c.p. (inadempienza contrattuale in concorso) 81 cpv, 314, 61 n7 c.p. e 479 c.p. (peculato in concorso e falso ideologico). I provvedimenti scaturiscono da una articolata attività d’indagine iniziata nell’anno 2018 che cristallizzato profili di responsabilità a carico di Dirigenti e Funzionari della Regione Piemonte che, abusando della funzioni loro devolute nell’ambito della procedura contrattuale di costruzione del Nuovo Complesso Istituzionale della Regione, si sarebbero appropriati, falsificando i registri di contabilità, di euro 15.571.327,20 di fondi regionali liquidandoli alla consortile incaricata della costruzione dell’opera “TORRE REGIONE PIEMONTE” per la fornitura e posa di materiale di fatto “mai” entrati in cantiere. Parimenti sono emersi profili di responsabilità a carico degli amministratori delle società coinvolte nella realizzazione dell’opera responsabili di inadempienza contrattuale, per aver fornito alla stazione appaltante piastrelle non conformi agli standard richiesti (prive del previsto trattamento con prodotti consolidanti e idrorepellenti e gravate da valori eccessivi di deformabilità sia sotto carico che a scarico avvenuto) e per tale motivo in buona parte lesionatesi nel tempo già sottoposte a sequestro probatorio il 15 febbraio scorso.

Stalking a Nichelino: cosparge di benzina l’auto della ex

in BREVI DI CRONACA

Si è registrato un ennesimo caso di stalking in Piemonte. Protagonista è un 33enne di Nichelino che non riusciva a darsi pace della relazione finita con una ragazza. Nella notte tra lunedì e martedì, dopo essere stato allontanato dal cortile dell’abitazione dell’ex suocero, con cui aveva avuto una lite ritenendolo ‘colpevole’ di aver ospitato la figlia , è tornato con una tanica di benzina. Poi ha cosparso del liquido infiammabile le vetture di padre e figlia parcheggiate sotto casa, ma l’azione è stata notata dall’ex suocero che ha avvertito i carabinieri. Quando i militari sono arrivati sul posto l’uomo ha tentato di fuggire a piedi ma è stato bloccato dopo una breve colluttazione. Uno dei carabinieri ha riportato una distorsione al polso. Adesso dovrà rispondere di incendio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il giovane, tra l’altro, era stato scarcerato due giorni fa e sottoposto all’obbligo di firma, dopo che era stato arrestato dai carabinieri il 18 luglio scorso per avere aggredito il titolare ed il dipendente di un negozio di kebab di Rivalta di Torino.

I carabinieri scoprono “mercato dello sballo”

in BREVI DI CRONACA

Era un vero e proprio ‘mercato dello sballo’, fornito di ogni tipo di sostanza stupefacente, quello che i carabinieri di Venaria hanno scoperto nel quartiere periferico di Mirafiori Nord. A ‘gestirlo’, si fa per dire, erano due giovani torinesi, incensurati, trovati in possesso di un chilo e mezzo di marjuana, 25 grammi di cocaina e 75 di ecstasy in cristalli. I militari hanno individuato la centrale di spaccio seguendo alcuni giovani tossicodipendenti veneriesi sino a Torino dove andavano a rifornirsi. La vendita della droga avveniva nel garage condominiale della coppia dove uno vendeva e l’altro aveva il ruolo di vedetta che, però, è stata bloccata dai carabinieri, senza dare la possibilità di avvisare il socio. Oltre la droga i militari hanno sequestrato materiale vario per il confezionamento e 1800 euro ritenuto il frutto dello spaccio.

I due arrestati sono finiti in cella al carcere ‘Lorusso e Cotugno’ di Torino

 

 

Rubavano denaro con gli attacchi informatici: arrestati

in BREVI DI CRONACA

Gli attacchi informatici di natura finanziaria a cittadini ed imprese hanno da tempo superato i livelli di guardia, giungendo oggi a rappresentare una delle principali minacce alla tenuta ed alla sicurezza del tessuto economico del Paese. Le denunce pervenute alla Polizia di Stato fanno registrare aumenti preoccupanti (+340% nel 2018 rispetto al 2017, con un trend che si conferma crescente anche in relazione all’anno in corso).

Il panorama di attacco, sempre più variegato e tecnologicamente avanzato, vede nei noti schemi criminali del B.E.C. o Invoice Fraud (“Frode della Fattura”) e del CEO Fraud (“Frode dell’Amministratore delegato”), alcune della più insidiose forme di aggressione: abili hacker, dopo aver studiato e profilato le loro vittime grazie a virus informatici ed ingegneria sociale, si insinuano nelle comunicazioni commerciali usurpando l’altrui identità, ed ingannano gli ignari interlocutori circa la falsa necessità di dover disporre pagamenti, spesso molto ingenti, verso IBAN differenti da quelli già noti alle parti, dirottando così i pagamenti verso conti correnti accesi ad hoc, sia in Italia che all’estero.

Pagamenti i quali, una volta disposti, finiscono nelle mani (e sui conti correnti) di reti internazionali di soggetti prestanome, sapientemente reclutati dalle organizzazioni criminali, allo scopo di disperdere le tracce e riciclare il profitto del reato, rendendo ancor più arduo il compito degli investigatori. Trattasi di reati ad elevato contenuto tecnologico, che richiedono risposte investigative sempre più rapide e tecnicamente qualificate.

È in questo contesto che la Polizia di Stato, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torino, ha nei giorni scorsi individuato 4 nigeriani, tre dei quali sono finiti in stato di fermo e, di conseguenza, in carcere in quanto responsabili di riciclaggio internazionale dei proventi illeciti scaturenti dalle attività criminali prima ricordate.

Al termine di un’articolata attività d’indagine specialistica, la Sezione investigativa financial cybercrime della Polizia Postale di Torino ha stretto il cerchio attorno ai quattro soggetti, colti sul fatto in momenti separati mentre si apprestavano ad effettuare operazioni di prelievo presso gli sportelli di uno stesso ufficio postale del torinese. Gli accertamenti svolti, hanno poi confermato che tali operazioni di prelievo erano effettivamente finalizzate  ad incassare il denaro proveniente da numerosi attacchi informatici, che avevano in precedenza colpito diverse ed ignare società commerciali all’estero.

La tempestività e rapidità dell’intervento da parte dei cyber-agenti, non soltanto ha permesso inizialmente di risalire all’origine, sebbene estera, della frode, ma anche di ricostruire compiutamente il quadro probatorio a carico dei quattro malfattori, assicurati alla giustizia; ha altresì consentito di sequestrare denaro contante ancora in giacenza ed individuare ulteriori conti correnti circa i quali sono in corso ulteriori accertamenti. Il fermo è stato convalidato dal Gip del Tribunale di Torino con applicazione della misura cautelare della custodia in carcere per tutti e tre personaggi.

In varie circostanze, del resto, il territorio piemontese è risultato luogo elettivo per la monetizzazione dei proventi dei reati in parola, mediante condotte di riciclaggio che consentono di occultare la provenienza delittuosa del denaro. Tuttavia il fenomeno è  oggetto di costante monitoraggio da parte della Polizia Postale, con il coordinamento del Servizio Centrale della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, attraverso attività di controllo mirato, rese possibili dalle partnership da tempo proficuamente instaurate con Poste Italiane s.p.a. e con i principali Istituti bancari nazionali, sinergie che consentono, come nel caso attuale, di realizzare interventi tempestivi a tutela delle vittime dei reati ed a presidio dell’integrità del tessuto economico-produttivo del Paese.

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I tempi tramontati di Nenni e Mussolini

in POLITICA
Gli untorelli non vanno mai in vacanza o in pensione per fine attività.  Grazie al web spargono il loro veleno, la loro peste . Tra le ultime loro prodezze il caso di Hansel e Gretel. Dopo 24 ore dall’ arresto degli indagati avevano già deciso: colpevoli delle più spregevoli colpe. Gli untorelli sapevano tutto e soprattutto sono tutti psichiatri psicologi pedagoghi, in particolare esperti giuristi e magistrati. Anche qui giudici inquirenti e giudici giudicanti. Se dopo le 24 ore qualcosa cambia non è importante.  La peste è stata seminata. Lo psichiatra Claudio Foti ora è un po meno colpevole (anche se emergerebbero a suo carico presunti maltrattamenti in famiglia). Arrestato, ha portato le registrazioni di alcune sue sedute. La conseguenza è stata la revoca degli arresti domiciliari. Dunque?  Francamente non si può andare avanti così.  L’ inarrivabile è sempre  Lui Giggino di Maio.  Per rassicurare il suo alleato di governo esordisce : mai con il PD complice dei soprusi di Bibbiano, salvo poi scoprire che i pentastellati piemontesi hanno finanziato la onlus Hansel e Gretel. Ovvio che i pentastellati non sono complici degli eventuali abusi degli indagati come é altrettanto ovvio che il PD non è complice degli eventuali abusi fatti dai sindaci iscritti al PD.  Ecco la parola magica: eventuali.  Ma agli untorelli non importa nulla di queste precisazioni. Untorelli che si dividono in due grandi categorie.  La maggioranza inconsapevole in buona fede trova in questi falsi la giustificazioni alle proprie frustrazioni.  La seconda è minoritaria come numero consapevole.  Vede in queste non verità il mezzo per raggiungere altri scopi considerati più nobili.  Entrambi pericolosi per un minimo di convivenza civile. Non è in gioco la politica, il governo, ma sono in gioco le più elementari regole di civismo ed un minimo di tolleranza.  E ci  si rifugia nella storia.  Pietro Nenni alla morte di Benito Mussolini fu addolorato umanamente.  Così come Benito Mussolini gli salvò per ben due volte la vita. Entrambi romagnoli, entrambi amici e poi nemici. Una umanità che non ti aspetteresti per quei drammatici tempi.  Una umanità che pretendi per questo sconclusionato e drammatico presente.
Patrizio Tosetto

“Ceramics in love – two”, appuntamento con la grande ceramica

in CULTURA E SPETTACOLI

A Castellamonte, in anticipo e sotto il segno della più vasta internazionalità. Fino al 4 agosto

Manca un anno alla fatidica tappa dei “Sessanta”. E per la 59esima edizione della “Mostra della Ceramica” – iniziata quest’anno il 20 luglio scorso, con circa un mese di anticipo rispetto al tradizionale periodo agostano – Castellamonte, la città delle “stufe” d’arte note in tutto il mondo e dei primi caminetti “Franklin” prodotti in Italia, sta già preparandosi (si presume) alla gran festa del 2020. Primo evidente e ottimo segnale, l’incredibilmente ampia partecipazione e soprattutto l’impensabile e vasta internazionalità (mai così accentuata nelle edizioni precedenti) degli artisti che hanno inteso aderire al concorso “Ceramics in love”, momento clou della mostra voluto anche quest’anno dal curatore Giuseppe Bertero, insieme ai ceramisti castellamontesi. Concorso in versione “two”, non solo perché alla sua seconda edizione ma soprattutto poiché articolato quest’anno nelle due sezioni di “Arte” e “Design”, cui hanno dato la loro adesione da tutto il mondo ( o quasi) 220 artisti, di cui 180 quelli selezionati dalla Giuria: 120 le opere nella sezione “Arte” e 60 nella sezione “Design”, cui fanno da preambolo il progetto didattico “Design Ceramica” dello storico Liceo Artistico Statale “Felice Faccio” e la mostra del “gioiello ceramico”, organizzata da CNA – Federmoda.

Tutte le opere saranno esposte nei locali storici, di primo riferimento della Mostra, di Palazzo Botton e al Centro Congressi Martinetti. Un autentico successo, considerate anche le ben 27 nazioni di diversa provenienza rappresentate in rassegna, per un totale di 43 artisti stranieri, affiancati dagli italiani giunti da tutte le regioni d’Italia. Dalla Cina al Giappone al Messico, via via fino al Brasile alla Giordania, Israele, Slovenia, Croazia e ancora Serbia, Ucraina, Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio, Svizzera fino alla Polonia, Turchia, Tunisia, Germania, Grecia, Cipro, Olanda, Ungheria, Finlandia, Stati Uniti e, ovviamente, Italia: accompagnata dal coloratissimo manifesto di Guglielmo Marthyn (che interpreta in chiave gradevolmente Pop il famoso “Amore e Psiche” del Canova) la mostra di quest’anno è sicuramente la più internazionale finora mai proposta a Castellamonte. “Il nostro obiettivo – spiegano gli organizzatori – era quello di accogliere e consentire ad un nutrito numero di artisti italiani e stranieri di poter mostrare la loro creatività, nell’interpretazione di un’arte tanto antica quanto moderna, in cui la tradizione si affianca all’innovazione dei materiali e delle tecniche, sperimentando le più nuove forme espressive, fino al linguaggio 3D, sia nel momento della fase progettuale sia nel passaggio a quella pratica”.

Fino al 4 agosto, tutta Castellamonte parteciperà, come sempre, all’evento “con tutte le realtà locali –ancora gli organizzatori – della produzione ceramica, nota in particolare per le ‘stufe’ di antica tradizione pur se oggi attualizzate da un moderno raffinato ed estroso design, praticato insieme alla più ampia varietà produttiva nelle numerose botteghe d’arte che portano avanti con grande passione il fascino arcano dell’argilla, quando incontra l’ardore dei forni e il fuoco della creatività”. Oltre ai già citati “punti chiave” e pubblici di Palazzo Botton e del Centro Congressi Martinetti, anche per quest’anno sono confermate le location private che da sempre ospitano la mostra, quali il “Cantiere delle Arti”, la ditta “Castellamonte”, la “Casa Museo Allaria”, la “Fornace Museo Pagliero”, le “Ceramiche Castellamonte” di Elisa Giampietro, le “Ceramiche Camerlo” e le “Ceramiche Grandinetti”. Molte e di vario genere (dall’enogastronomico al musicale) anche le iniziative collaterali offerte, per animare la rassegna, dalle varie associazioni locali (per info: tel. 0124/51871 o www.castellamonte.to.it), mentre, come per la precedente edizione, nei giorni prefestivi e festivi è prevista una navetta per un sopralluogo ai suggestivi “castelletti”, da dove si ricava la famosa argilla rossa di Castellamonte.
Libero l’ingresso. Orari: dal lun. al ven. 17/21, sab. e dom. 10/21

Gianni Milani

Nelle foto il manifesto della mostra e le opere di alcuni artisti selezionati

– Guglielmo Marthyn: Manifesto della 59esima edizione della Mostra della Ceramica di Castellamonte
– Palazzo Botton, Esposizione
– Opera di Anna Motola
– Opera  di Maurizio Bellan
– Opera di Xu – Hongbo

Una notte alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

in Cosa succede in città

Mercoledì 24 luglio 
Gioiello di Filippo Juvarra, residenza dei Savoia e patrimonio dell’UNESCO,
la Palazzina di Caccia di Stupinigi apre agli ospiti di Club Silencio le sue
maestose porte per un evento unico targato Palchi Reali.

Club Silencio è l’associazione culturale il cui obiettivo è valorizzare e promuovere il
patrimonio storico-culturale dei musei e degli edifici storici d’Italia attraverso
l’organizzazione di iniziative serali.

Mercoledì 24 luglio Scopri l’interno della sontuosa Palazzina dalla biblioteca fino al
Salone centrale, saranno inoltre presenti le guide della struttura per fornirti preziose
informazioni e curiosità.
L’aperitivo con cocktail bar verrà servito nel Cortile d’Onore della Palazzina e sarà
accompagnato dalle musiche di Ramon Moro e Altriparty & Hypsidia nell’ambito
di Palchi Reali.

“Claude Monet – The immersive experience”
Durante la serata potrai visitare la mostra “Claude Monet – The immersive
experience”, un viaggio multimediale a 360° gradi nell’arte dell’Impressionismo.

LA COMODITÀ DEL TAVOLO
A disposizione tavoli e area lounge con area food e bar dedicati. Il servizio, che dà
priorità di accesso, è attivo dalle 19:30 alle 21:30 ed è riservabile.

INFO UTILI
Mercoledì 24 luglio 2019, dalle ore 19:30 alle ore 00:00
Piazza Principe Amedeo, 7, 10042 Stupinigi, Nichelino TO

EVENTO
Come accreditarsi all’evento → https://clubsilencio.it
Dalle 19:30 alle 20:45 → Aperitivo + 1° drink: €20
Dalle 21:30 → 1° drink: €12
Visita libera + Claude Monet – The immersive experience

PREMIUM PASS
Cosa comprende e come acquistarlo → https://clubsilencio.it
– ingresso garantito
– ingresso prioritario
– un flute di spumante by Winelivery (codice promo €5: BONTON facendo un ordine
su winelivery.com su un acquisto di €15 o superiore)

Yemen, guerra senza fine

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA E SOCIALE

Focus internazionale  di Filippo Re

Sauditi, emiratini, iraniani, russi e americani, sembra che non ci sia potenza regionale o internazionale che voglia fermare una volta per tutte il conflitto nello Yemen che si trascina da oltre quattro anni.

Una guerra quasi dimenticata che fa comodo a tanti, come ai governi europei che vendono le armi e agli estremisti islamici che approfittano del caos. Uno scontro che nel frattempo continua a falcidiare la popolazione sia per i bombardamenti sia per la fame. Secondo alcune organizzazioni umanitarie sono quasi 100.000 le persone uccise in Yemen nel conflitto che da marzo 2015 oppone i sauditi che guidano una Coalizione internazionale ai ribelli sciiti Houthi armati dall’Iran. “Non dimentichiamo il disastro dello Yemen”: le parole che il vescovo Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (comprendente Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen) più volte pronuncia con la speranza che questa tragedia non venga ignorata perchè, forse, meno importante di altre crisi mediorientali, sembrano cadute nel vuoto. Con il risultato che la situazione nel Paese asiatico resta drammatica per la fame, la povertà, la siccità, la guerra e l’epidemia di colera. Quasi 11 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, oltre l’85% della popolazione vive grazie agli aiuti umanitari mentre tre milioni di yemeniti sono sfollati. Sono milioni le persone che hanno necessità di assistenza sanitaria e sono privi di servisi igienici e di acqua potabile ma la preoccupazione maggiore in queste settimane è per la crisi di colera che ha già ucciso un milione di yemeniti. Si aggrava anche la situazione dei minori.

Nei primi quattro mesi del 2019 oltre 400 ragazzi sono stati uccisi o sono rimasti feriti e più di 3 bambini al giorno perdono la vita o restano mutilati. La Camera dei Deputati ha fermato le bombe italiane che cadono sullo Yemen ma dal cielo continua la pioggia incessante di ordigni devastanti su ospedali, scuole, aeroporti quasi 20.000 sono i raid condotti finora dalla coalizione saudita e migliaia sono i minori vittime di bombe, attacchi kamikaze, congegni esplosivi e mine, armamenti prodotti all’estero e venduti dai governi stranieri alla Coalizione saudita. Tra questi ci sono anche le bombe prodotte in Italia dalla fabbrica Rwm in Sardegna la cui esportazione verso i Paesi che violano i diritti umani è vietata dalle leggi italiane. Ora la Camera ha votato una mozione di maggioranza per sospendere la vendita di armi pesanti come missili e bombe d’aereo a Riad e agli Emirati. Dall’inizio del conflitto almeno 6500 bambini sono rimasti uccisi e feriti durante i bombardamenti. La “svolta” è giunta (resta però da vedere se la mozione sarà realmente applicata) dopo che nei mesi scorsi anche Germania, Danimarca, Finlandia e Gran Bretagna avevano deciso di sospendere le esportazioni di armi pesanti verso l’Arabia Saudita. Londra è il secondo esportatore di armi a Riad dopo gli Stati Uniti con sei miliardi di dollari dal 2015, quando la guerra cominciò, pari al 42% delle vendite totali di armi inglesi. Nello Yemen continua intanto la guerra regionale “per procura” tra Riad e Teheran. Gli insorti sciiti, grazie ai missili ricevuti da Teheran, hanno alzato il tiro e colpiscono gli aeroporti nel sud dell’Arabia Saudita in risposta ai raid sauditi sulle loro città nello Yemen del nord. Nel 2014 gli Houthi presero il controllo della capitale Sana’a costringendo il presidente Mansour Hadi, filo-saudita, alla fuga. A marzo 2015 l’offensiva dei ribelli sciiti verso la città Aden nel sud del Paese dove nel frattempo si era rifugiato Hadi scatena la reazione dei sauditi che formano una Coalizione sunnita di dieci Stati, del Golfo, oltre all’Egitto e al Sudan con l’obiettivo di aiutare l’ex presidente con raid aerei. In quattro anni sono morti oltre 100.000 yemeniti per i combattimenti e altri 120.000 di fame e malattie.

Approfittando della guerra e dell’anarchia centinaia di miliziani di Al Qaeda e dell’Isis hanno occupato porzioni di territorio. I negoziati in Svezia hanno avuto finora poco successo e la fine della guerra è lontana. Gli interessi in gioco sono tanti, da una parte e dall’altra. La monarchia di Riad non può mollare lo Yemen ai filo-iraniani e quindi vuole riprendere completamente il controllo di quel territorio che ha sempre considerato il proprio “giardino di casa” . Lo Yemen è fondamentale per controllare lo stretto di Bab el Mandeb dove transita il petrolio del Golfo diretto in Europa e i sauditi, acerrimi rivali di Teheran, non possono certo lasciarlo nelle mani di un gruppo che obbedisce agli ordini dei pasdaran che tramite gli insorti sciiti aumenterebbero la loro influenza sull’intera regione. Una soluzione potrebbe essere quella di tornare a due Stati distinti, uno al nord e uno al sud, oppure alla formazione di più di due Stati perchè all’interno dello Yemen ci sono varie regioni che hanno mire indipendentiste. Per Paul Hinder la strada giusta potrebbe essere uno Stato confederato, quindi meno centralizzato di come era in passato.

Dal settimanale “La Voce e il Tempo”

Viaggi ed esplorazioni del duca degli Abruzzi

in CULTURA E SPETTACOLI

Al Museo del Risorgimento di Torino, gli scatti di Vittorio Sella documentano le imprese del leggendario principe esploratore. Fino al 20 ottobre

Era il 31 luglio del 1954, quando il K2 (o Karakorum 2, nella regione himalaiana) diventò per tutti “la montagna degli italiani”. In quel giorno e in quell’anno, gli 8.609,02 metri della seconda vetta più alta al mondo, dopo l’Everest, furono infatti raggiunti per la prima volta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, nell’ambito della spedizione italiana guidata da Ardito Desio. Prima di allora, a partire dal 1902, furono ben cinque (alcuni conclusisi tragicamente) i tentativi di scalata della “Grande Montagna”. Sicuramente il più importante, pur se non decisivo (la quota raggiunta fu di “soli” 6.600 metri) fu quello compiuto nel 1909 dalla spedizione, ancora una volta italiana, guidata da Luigi Amedeo di Savoia, alpinista ammiraglio ed esploratore noto col titolo di “duca degli Abruzzi” che accompagnato, fra gli altri, dall’amico Vittorio Sella, nipote di Quintino e considerato il più grande fotografo di montagna di tutti i tempi, aprì la via di salita lungo lo sperone est della montagna, ancor oggi nota come “Sperone degli Abruzzi”.

Terzogenito di Amedeo di Aosta e nipote di Vittorio Emanuele II, a centodieci anni da quella mitica impresa, Luigi Amedeo di Savoia (Madrid, 1873 – Johar in Somalia, 1933) è oggi ricordato, attraverso un’attenta selezione dei viaggi e delle esplorazioni compiute fra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Novecento, dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, con una mostra fotografica ospitata nel Corridoio dell’Aula del Parlamento Italiano, fino al prossimo 20 ottobre. Realizzata in collaborazione con la Fondazione Sella Onlus di Biella, che detiene l’opera omnia di Vittorio Sella e parte del materiale fotografico di Luigi Amedeo, insieme al Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” CAI-Torino, con il sostegno della Fondazione CRT, la rassegna (titolata: “Viaggi ed esplorazioni del duca degli Abruzzi: un racconto per immagini 1897 – 1909”) è un suggestivo reportage delle grandiose spedizioni che in poco più di dieci anni resero celebre il “duca degli Abruzzi” in tutto il mondo: nel 1897, la prima ascensione tutta italiana del Monte Sant’Elia in Alaska, 5.489 metri fino ad allora inviolati; nel 1899-1900, esattamente centoventi anni fa, la spedizione al Polo Nord a bordo della leggendaria baleniera “Stella Polare” – immagine icona per eccellenza della mostra, ripiegata e incastrata per una falla fra i ghiacci dell’Artide – che raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell’epoca, 86° 34’, superando il primato precedente raggiunto dal norvegese Nansen; nel 1906, l’esplorazione del massiccio africano del Ruwenzori, le famose Montagne della Luna, fra Congo e Uganda, con 17 vette scalate, tre delle quali prendono i nomi di Margherita, Umberto e Alessandra; e nel 1909, come si diceva, l’impresa del K2, con il fallito (per duemila metri) tentativo di ascesa ma con il nuovo record mondiale di altitudine e l’apertura dello sperone di salita che ancora oggi porta il suo nome.

“L’intento della mostra – dicono gli organizzatori – è quello di riviverne il racconto e la straordinarietà in un’epoca in cui tali spedizioni necessitavano di una meticolosa programmazione e preparazione e i cui rischi rimanevano altissimi”. Il fascino dei luoghi è restituito con ampia generosità dalle stupende fotografie di Vittorio Sella (44 stampe digitali che riproducono gli scatti del celebre alpinista-fototografo e 19 originali che fanno parte della collezione del Museo) e rivivono nelle parole di chi partecipò alle spedizioni, in primis in quelle di Filippo De Filippi, grande medico e naturalista e redattore delle relazioni ufficiali delle imprese in Alaska, sul Karakorum e sul Ruwenzori, mentre l’avventura al Polo Nord è documentata dallo stesso duca, insieme al suo “secondo” Umberto Cagni, ne “La Stella Polare nel Mare Artico”, resoconto letterario e diario di viaggio di incredibile determinazione narrativa, caratteristica dei grandi esploratori e navigatori di inizio Novecento. Capaci di riassumere, nel racconto di un’impresa, il significato di un’anima e di una vita intera. Che per Luigi Amedeo si concluderà nella Somalia italiana, lontano per scelta personale dai fasti della vita politica e militare, impegnato in un progetto di colonizzazione agricola lungo la valle del fiume Uebi Scebli, di cui nel 1928, nel corso della sua ultima esplorazione, scoprirà le sorgenti. La morte lo raggiungerà a soli sessant’anni, nel 1933, nel villaggio che da lui prese il nome “Duca degli Abruzzi” (oggi Johar), dove venne sepolto. In mostra, accanto alle fotografie di Vittorio Sella, troviamo anche il video originale della spedizione in Karakorum, sonorizzato dal musicista Andrea Costa, due oli su tela datati 1897 raffiguranti “L’incrociatore Cristoforo Colombo” e “Il veliero Bona” realizzati dall’ufficiale di marina e pittore di corte Eduardo De Martino, nonché oggetti appartenuti al duca (la sua inseparabile Kodak) e un rigoroso dettagliato modello, firmato Luigi Malice, scala 1:40, della gloriosa “Stella Polare”.

Gianni Milani

Nelle foto

– “Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, fotografato durante la spedizione in Alaska”, Vittorio Sella, 1897 (Courtesy Fondazione Sella)
– “K2 al levare del sole dall’angolo di congiunzione del ghiacciaio Baltoro con il ghiacciaio Godwin Austen”, Vittorio Sella, 1909 (Courtesy Fondazione Sella)
– “La Stella  Polare dopo la seconda pressione nella baia di Teplitz”, 1899, (Courtesy Fondazione Sella)
– “Catena dell’Himalaya”, Vittorio Sella, 1909 (Museo Nazionale del Risorgimento Italiano)

Come saranno i nuovi dehors?

in prima pagina

A conclusione di un percorso durato qualche mese, il Consiglio comunale ha approvato la deliberazione contenente il testo del nuovo Regolamento comunale: “Disciplina dell’allestimento di spazi e strutture all’aperto su suolo pubblico, o privato ad uso pubblico, attrezzati per il consumo di alimenti e bevande annessi a locali di pubblico esercizio di somministrazione”.

La novità sostanziale del nuovo regolamento è l’individuazione di due tipologie di manufatti: i “dehors” e i “padiglioni”, le cui relative specifiche costruttive sono raccolte in uno strumento normativo organico allegato alla deliberazione, le Norme tecniche, che descrivono prescrizioni e indicazioni tecniche oltre a disciplinare le specifiche progettuali in un’ottica complessiva finalizzata a garantire la riqualificazione formale e funzionale dell’ambiente cittadino.

Nel Regolamento, i “dehors” vengono definiti come l’allestimento di spazi all’aperto attrezzati per il consumo di alimenti e bevande, annessi ad un locale pubblico, mediante un insieme di elementi posti in modo funzionale ed armonico al suolo pubblico, senza delimitazioni, anche su pedana. I “padiglioni”, invece, strutture che costituiscono un ambiente chiuso, delimitato completamente o in parte.

Le indicazioni progettuali sono contenute nelle Norme tecniche e sono il risultato del lavoro di integrazione, in un unico testo coordinato, dei contributi forniti dai diversi servizi della Città e da enti esterni, recepiti i pareri di ASL e Regione Piemonte. Vi sono elencati i criteri di progettazione e di inserimento nel contesto ambientale, storico, viabile, in attuazione delle normative di sicurezza, di edilizia e igienico-sanitarie.

Nello specifico, i ”dehors” potranno essere realizzati su tutto il territorio cittadino, nel rispetto dei parametri stabiliti dalle Norme tecniche e dalle regole di inserimento nello spazio circostante dettate dal contesto storico e paesaggistico, dalle normative e dai regolamenti vigenti, mentre i “padiglioni” potranno essere realizzati sul territorio cittadino ad esclusione delle aree e dei fronti definiti all’interno delle Norme tecniche ad esclusione della Zona Urbana Centrale Storica (ZUCS), dove saranno consentiti solo su parere favorevole della competente Soprintendenza e limitatamente ad alcuni ambiti puntualmente individuati.

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