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Più informazione online: il Torinese apre a Milano e Genova

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Da settembre “Il Nuovo Giorno Milanese” e “Il Nuovo Giorno Genovese”

L’informazione si amplia, mantenendo lo stesso spirito di indipendenza e di attenzione al territorio.

Dopo anni di crescita costante e grazie alla fiducia dimostrata ogni giorno dai lettori, Il Torinese compie un nuovo passo nel proprio percorso editoriale. A partire dal mese di settembre prenderanno infatti il via due novità online: Il Nuovo Giorno Milanese e Il Nuovo Giorno Genovese, (in breve: il Milanese e il Genovese) due siti di informazione collegati che andranno ad affiancare Il Torinese, ampliando lo sguardo su un’area strategica del Nord-Ovest italiano.

L’obiettivo è raccontare un territorio che, pur appartenendo a tre regioni diverse, continua a essere fortemente unito da infrastrutture, relazioni economiche, iniziative culturali e progetti di sviluppo. Quello che per decenni è stato conosciuto come il “triangolo industriale” Torino-Milano-Genova rappresenta ancora oggi uno dei motori del Paese, un sistema nel quale imprese, università, porti, logistica, innovazione e cultura dialogano quotidianamente.

Con la nascita dei due nuovi siti sarà possibile seguire più da vicino l’attualità di Milano e della Lombardia, di Genova e della Liguria, senza perdere il legame con Torino e il Piemonte. I tre siti condivideranno contenuti, approfondimenti e progetti editoriali, offrendo ai lettori un’informazione ancora più ampia e completa sui temi che interessano il Nord-Ovest: cronaca, economia, politica, cultura, ambiente, turismo, eventi, infrastrutture e innovazione.

Si tratta di una scelta che nasce dall’ascolto dei lettori e dalla volontà di offrire un servizio sempre più ricco. In questi anni Il Torinese ha costruito una comunità di persone che cercano un’informazione seria, tempestiva e indipendente. È proprio grazie alla loro fiducia che oggi è possibile affrontare questa nuova sfida editoriale.

L’obiettivo non è soltanto raccontare tre città, ma mettere in rete tre territori che condividono una storia comune e che guardano insieme al futuro, valorizzando le connessioni che li uniscono e le opportunità che possono nascere dalla collaborazione.

Il Nuovo Giorno Milanese e Il Nuovo Giorno Genovese saranno online da settembre e rappresenteranno un nuovo punto di riferimento per chi desidera essere informato su ciò che accade nel cuore produttivo, economico e culturale del Nord-Ovest.

Un progetto che guarda avanti, con la stessa passione per l’informazione che da sempre contraddistingue Il Torinese e i suoi lettori.

È in pericolo il Santuario sulla vetta del Thabor, tra due Stati

E’ l’antica cappella collocata a 3178 metri sulla vetta del Monte Thabor. Si trova in territorio francese, nel Comune di Névache, ma appartiene al Comune di Bardonecchia. Dedicata alla Vergine Addolorata, la chiesetta vanta da secoli un forte legame storico e religioso con Bardonecchia e la Valle Stretta, quasi un luogo del cuore per i parrocchiani di Bardonecchia e di Melezet. Ma oggi è in pericolo, vittima anch’essa del riscaldamento climatico. Eretta su uno strato di permafrost sta scivolando e rischia di crollare. Il terreno gelato si scioglie per le alte temperature. È oggetto di numerosi restauri ma ora non bastano più e l’accesso è vietato per motivi di sicurezza. La cappella è infatti diventata una sorta di bivacco per escursionisti e alpinisti ma la zona adesso non è più sicura per le persone. Quindi è stata presa una decisione storica. La cappella in vetta verrà smontata e trasferita a causa dello scioglimento del permafrost che provoca lo spostamento delle fondamenta. Verrà ricostruita poco più in alto su un’area stabile usando, per quanto possibile, i vecchi materiali della chiesa. L’origine della costruzione della cappella non è ben chiara. Unica certezza è che nel 1600 era già presente, ma si parla anche del ‘400, e quindi da centinaia di anni è meta di pellegrinaggi. Escursionisti, soldati e pellegrini hanno lasciato piccoli ex voto, fotografie e targhe in segno di ringraziamento per essere tornati sani e salvi dalla montagna. È anche chiamata la “Terra Santa delle Alpi”, secondo la tradizione infatti, un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa vide una somiglianza tra questa montagna e il Monte Thabor, il monte della Trasfigurazione di Gesù, in Galilea, e le diede quel nome. Dopo la II Guerra Mondiale il Monte Thabor passò alla Francia ma la cappella è rimasta cara nella tradizione religiosa degli abitanti della valle. Dal 1860, ogni 16 luglio, si tiene una messa in quota in seguito a un voto fatto dagli abitanti di Melezet per sconfiggere un’epidemia di tifo. La Festa della Cappella si tiene invece il 24 agosto. Nel tempo si sono diffusi vari racconti popolari. Uno di questi racconta che la montagna sia un luogo “protetto” dalla Madonna e che i pellegrini che salgono con fede trovino sempre la forza di raggiungere la vetta, anche con il maltempo. Per la ricostruzione della cappella del Monte Thabor occorre molto denaro ed è necessario allestire un grande cantiere lassù, a oltre 3000 metri. Presso la parrocchia di Bardonecchia c’è un punto di raccolta fondi. Don Franco si appella alla generosità di tutti perché ogni gesto conta per ridare vita al piccolo santuario.        Filippo Re 

San Luigi Gonzaga, restituita con l’AI la vista a un occhio senza più speranze

Da meno di un decimo a otto decimi di vista, senza necessità di correzione con lenti.
Si tratta del risultato di un intervento, tra i primi in Italia, eseguito all’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano su un paziente di 82 anni, che da molti anni non riusciva più a utilizzare efficacemente entrambi gli occhi e presentava una situazione particolarmente compromessa nell’occhio destro.
A eseguire l’intervento è stato il professor  Raffaele Nuzzi, direttore della Struttura Complessa Universitaria di Oftalmologia del San Luigi, che ha utilizzato l’intelligenza artificiale quale strumento per progettare un secondo cristallino artificiale personalizzato e individuare la soluzione chirurgica più efficace per un caso di eccezionale gravità.
La paziente era affetta da cataratta e glaucoma e presentava una grave compromissione visiva in entrambi gli occhi, meno di un decimo di vista nell’occhio destro e un decimo nel sinistro. L’occhio destro portava gli esiti di un intervento di cataratta effettuato molti anni prima, con residui del cristallino, importanti aderenze infiammatorie, marcata dilatazione della pupilla e alterazioni dell’intero segmento anteriore. Si trattava di un occhio  di dimensioni molto ridotte , con una elevata ipermetropia indotta.
Il grave difetto visivo e del campo visivo non poteva essere corretto con lenti. Era stata valutata anche la possibilità di intervenire sulla cornea con laser ad eccimeri, ma le caratteristiche particolari dell’occhio rendevano i parametri necessari incompatibili con i limiti applicativi della tecnologia.

È  a questo punto che l’intelligenza artificiale è  diventata uno degli strumenti a disposizione dello specialista per costruire una soluzione terapeutica personalizzata. Insieme alla ripetizione degli esami specialistici, necessaria  a causa della variabilità dei parametri oculari, l’AI è stata utilizzata per il calcolo biometrico, per effettuare simulazioni e per progettare le caratteristiche del secondo cristallino artificiale da impiantare tenendo conto delle alterazioni anatomiche, delle patologie pregresse e degli esiti delle ripetute infiammazioni.
L’intervento è stato eseguito con tecnica mininvasiva attraverso microaccessi corneali. Il professor Nuzzi ha rimosso i residui della precedente cataratta e le numerose aderenze, ricostruito l’iride, la pupilla e la camera posteriore e inserito il nuovo cristallino artificiale, posizionandolo anteriormente a quello impiantato nel precedente intervento e posteriormente all’iride, preservando al tempo stesso la cornea già compromessa.
Dopo il trattamento di entrambi gli occhi la paziente è passata da meno di 1/10 a 8/10 nell’occhio destro e da 1/10 a 10/10 nell’occhio sinistro, senza necessità di correzione aggiuntiva.
È stata inoltre recuperata la collaborazione funzionale fra i due occhi, con il ripristino della visione stereoscopica e tridimensionale,  compromessa da molti anni.

“La complessità in questo caso nasceva dalla sovrapposizione di numerosi problemi anatomici e funzionali e dagli esiti degli interventi e delle infiammazioni precedenti – spiega il professor Raffaele Nuzzi – Non esisteva una soluzione standard applicabile alla paziente. L’intelligenza artificiale ci ha fornito uno strumento importante per integrare i diversi parametri, effettuare le simulazioni e soprattutto progettare il secondo cristallino artificiale necessario per questo specifico occhio. La tecnologia, però, diventa realmente utile quando viene inserita all’interno della valutazione clinica e dell’esperienza chirurgica. Il risultato più importante è che oggi i due occhi siano tornati a lavorare insieme, con un recupero della visione stereoscopica e tridimensionale”.
L’intervento si inserisce nell’attività ad alta complessità della Struttura di Oftalmologia del San Luigi, che esegue circa mille interventi chirurgici complessi l’anno.
L’attività comprende la chirurgia dei tumori palpebrali con ricostruzione plastica, il trattamento delle gravi alterazioni congiuntivali con ricostruzione, tutte le tipologie di trapianto di cornea e di chirurgia del glaucoma, gli interventi per distacco della retina con approccio esterno e/o vitrectomia e le vitrectomie per patologie come il foro maculare e tutte le altre patologie vitreo-retiniche.

“La storia di questa paziente – dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte – dimostra come l’innovazione abbia davvero valore quando riesce a restituire alle persone ciò che sembrava perduto. Grazie alla competenza  dei professionisti del San Luigi Gonzaga e all’utilizzo delle tecnologie più avanzate, è stato possibile affrontare con successo un caso di eccezionale complessità, restituendo una qualità di vita che fino a poco tempo fa pareva irraggiungibile. È  questo il volto della sanità pubblica, una sanità capace di porre ricerca, innovazione e professionalità al servizio dei pazienti, trasformando il progresso scientifico in concrete opportunità di cura”.

Mara Martellotta

Chi dice Donald dice Danno?

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

Il principale patrimonio strategico degli Stati Uniti non sono certo le portaerei, né il dollaro, né Silicon Valley bensì la credibilità. La convinzione, coltivata per decenni, che le istituzioni americane siano prevedibili, affidabili e guidate da regole più forti delle personalità che temporaneamente occupano il potere.

Negli ultimi mesi, tuttavia, questa reputazione è stata messa a dura prova da Donald Trump, non soltanto attraverso le sue decisioni politiche ma, soprattutto, attraverso il suo modo di comunicare.

La presidenza Trump ha sempre fatto largo uso dell’imprevedibilità come strumento negoziale. Nel settore immobiliare e negli affari privati, sorprendere la controparte può essere un vantaggio. Nella politica internazionale, però, l’incertezza permanente genera costi elevati. Alleati, investitori e governi stranieri tendono infatti a premiare la prevedibilità e a penalizzare i continui cambi di rotta.

Negli ultimi mesi il presidente ha alternato annunci di imminenti accordi diplomatici a minacce di escalation, dichiarazioni sull’inflazione “sconfitta” a nuove iniziative tariffarie, promesse di pace a messaggi dai toni apertamente bellicosi.

Questo stile può risultare efficace nel dominare il circo mediatico, ma finisce per erodere la fiducia degli interlocutori internazionali e degli stessi cittadini americani.

Alla, iperattiva e spesso caotica, comunicazione si sono poi aggiunti, negli ultimi mesi, i dubbi sulla sua conduzione della guerra con l’Iran.

Facciamo un passo indietro… Nel 1982, durante la presidenza Reagan, dopo l’invasione israeliana del Libano, il Segretario alla Difesa Caspar Weinberger formulò una serie di principi che sarebbero diventati noti come “Weinberger Doctrine”.

La dottrina nasceva dalle lezioni del Vietnam e stabiliva che gli Stati Uniti dovessero ricorrere alla forza militare solo quando fossero soddisfatte alcune condizioni fondamentali:

  • Interesse nazionale vitale chiaramente coinvolto.
  • Intenzione di vincere in modo deciso.
  • Obiettivi politici e militari chiaramente definiti.
  • Adeguamento costante dei mezzi agli obiettivi.
  • Sostegno dell’opinione pubblica e del Congresso.
  • Ricorso alla forza come ultima risorsa.

 

Dopo averlo dapprima ignorato, appoggiando un intervento militare americano in Libano al fianco di Israele, Ronald Reagan tornò successivamente sui suoi passi e nel 1984 (dopo un sanguinoso attacco Hezbollah agli alloggiamenti dell’esercito USA all’aeroporto di Beirut) accettò i saggi consigli di Weinberger e ritirò le truppe.

Anche se entrambi repubblicani, la differenza tra Ronald e Donald non si limita certo ad una sola consonante…

E’ di tutta evidenza come la gestione della guerra contro l’Iran non soddisfa buona parte di questi criteri (così come non l’ha fatto a suo tempo la dottrina Bush, dopo gli attacchi alle torri gemelle, con la sua “Guerra al Terrore”), diventati nel tempo il paradigma da seguire per valutare l’opportunità di un intervento militare.

Quello che ha caratterizzato la Dottrina Trump è stata, al contrario, la mancanza di obiettivi stabili nel tempo, le continue oscillazioni tra ricerca di un accordo e minacce militari, l’assenza di un chiaro consenso politico interno ed il dubbio che sia stata realmente esplorata fino in fondo, prima di intervenire, l’opzione diplomatica.

La conseguenza è che il conflitto appare oggi agli occhi di molti osservatori più simile a una campagna di pressione continua che a un’operazione militare caratterizzata da obiettivi definiti e da una chiara strategia di uscita.

È esattamente il tipo di scenario che Weinberger cercava di evitare (memore del Vietnam…) quando elaborò la sua dottrina.

Ma c’è un aspetto ancora più importante per comprendere l’attuale situazione politica negli Stati Uniti: gli elettori americani votano con il portafoglio.

Tra tutte le variabili economiche, nessuna pesa quanto l’inflazione. Il cittadino medio può non seguire l’andamento del PIL o degli utili aziendali, ma sa perfettamente quanto paga per fare il pieno, acquistare generi alimentari o sottoscrivere un mutuo.

L’inflazione, con i suoi effetti immediati sulla qualità della vita, è tornata prepotentemente al centro delle preoccupazioni nazionali.

L’effetto combinato delle tensioni geopolitiche, dell’aumento dei prezzi energetici e delle politiche tariffarie ha contribuito a mantenere elevate le pressioni sui prezzi.

Un effetto immediato si è visto, inoltre, sul mercato immobiliare, con i tassi dei mutui trentennali saliti sensibilmente nel corso del 2026 ed ora sui livelli massimi dal 2007. Il mercato delle abitazioni ne ha rapidamente risentito aumentando così l’insofferenza degli americani (anche da parte di chi lo aveva votato) nei confronti del presidente.

E’ opportuno ricordare che Trump aveva fatto della promessa di ridurre l’inflazione (attribuendo la salita alla debolezza suo avversario, Joe Biden) il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale.

L’incapacità del POTUS nel rispettare quanto promesso è certamente un altro dei fattori che sta contribuendo al calo del livello di approvazione, ormai ai minimi dalla sua rielezione.

Ma dare per scontato che questo prefiguri una probabile sconfitta del partito presidenziale alle elezioni di metà mandato può essere un azzardo.

Il sistema politico americano, infatti, raramente segue schemi semplici.

Le previsioni per le elezioni di novembre indicano effettivamente un vantaggio democratico nella competizione per la Camera dei Rappresentanti ma molto più equilibrata appare invece quella per il Senato.

La composizione della mappa elettorale rende più difficile trasformare il vantaggio nazionale democratico in una conquista automatica della camera alta.

Per questo motivo numerosi osservatori ritengono plausibile uno scenario nel quale i Repubblicani perdano la Camera ma mantengano il controllo del Senato.

Una prospettiva che limita il rischio politico per il GOP e contribuisce a mantenere relativamente stabili le aspettative degli investitori (che non amano mai i cambiamenti di scenario troppo bruschi).

L’umore degli americani resta, dunque, depresso e gli indici di fiducia dei consumatori mostrano una diffusa preoccupazione per il costo della vita, l’occupazione e le prospettive economiche.

Questa inquietudine emerge chiaramente nel mercato obbligazionario.

Dall’inizio del conflitto iraniano i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti (provocando una perdita del loro valore) incorporando pressioni inflazionistiche persistenti ed una crescente incertezza fiscale (il debito pubblico americano continua a salire e per un creditore, e lo è chi detiene titoli obbligazionari, non è mai una buona notizia).

Osservando esclusivamente il mercato dei titoli pubblici si potrebbe concludere che gli investitori siano altamente pessimisti sulle prospettive dell’economia americana.

Che la situazione sia spesso più complicata di quanto appare a prima vista lo dimostra però il modo, paradossale, con il quale i mercati finanziari stanno vivendo questa situazione.

Mentre il quadro rappresentato dal mercato obbligazionario, come spiegato sopra, è ricco di ombre, il mercato azionario, al contrario, ha mostrato una sorprendente resilienza ed una netta prevalenza degli ottimisti.

Per spiegare quanto sta avvenendo possiamo utilizzare il proverbiale “rasoio di Occam”, con il quale possiamo sfrondare le tante possibili spiegazioni per ridurla ad una sola (“Pluralitas non est ponenda sine necessitate”): l’andamento degli utili aziendali.

La stagione delle trimestrali del primo semestre ha evidenziato una crescita degli utili estremamente robusta, trainata soprattutto dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale, dai semiconduttori e da numerosi comparti industriali.

Le robuste stime sugli utili hanno finora compensato il peso dei fattori negativi provenienti dalla politica e dalla geopolitica consentendo ai listini un percorso, seppur accidentato, positivo.

Gli investitori azionari, in fondo, acquistano flussi di cassa futuri e finché gli utili crescono, mettendo così in secondo piano tutti i timori che quotidianamente leggiamo sui social networks ed ascoltiamo dai notiziari (diventando, alla fine, quasi un “rumore di fondo”, fastidioso ma sopportabile), il mercato continua a trovare sostegno e valide motivazioni per continuare salire.

Occorre anche dire che la mancanza di credibilità attribuita alle esternazioni del presidente USA ne hanno limitato largamente i danni, potenzialmente molto negativi, arrecati ai listini azionari.

Gli investitori americani hanno sintetizzato la loro volontà di non prendere sul serio le parole provenienti dalla Casa Bianca nell’acronimo “TACO”: Trump Always Chicken Out (“Trump fa sempre marcia indietro”, con il sottointeso “quando il mercato prende male, scendendo, una sua esternazione”).

Per utilizzare una metafora omerica, molto in voga di questi tempi, si potrebbe dire che l’apertura dell’otre dei venti contrari da parte del presidente ha certamente provocato violente burrasche, alcune raffiche hanno colpito il dollaro, altre la fiducia dei consumatori, altre ancora il mercato obbligazionario, ma le vele sono state strappate solo a coloro che continuavano a prevedere una recessione imminente.

I venti sono stati, invece, propizi per chi, non facendosi spaventare dalle turbolenze, ha saputo mantenere la calma e la barra dritta nella gestione del proprio portafoglio.

D’altronde, nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa verso quale porto navigare* così come non lo è per l’investitore che non ha chiari i suoi obiettivi di investimento: tanto più sono ambiziosi, tanto è maggiore la possibilità che i venti ne accelerino la navigazione ma anche, di converso, quella di essere scaraventati fuori bordo dalla violenza delle onde…

Auguro al/alla paziente lettore/lettrice che è arrivato/a sino al fondo di questo articolo una buona navigazione (e che sia anche un auspicio per questa caldissima estate)!

 

*  Parafrasi dalla lettera 71 delle Lettere a Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium) di Seneca. La citazione corretta recita: “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.”(Per chi ignora quale porto sia la sua meta, nessun vento è il suo vento).

 

Luca Martina

In poche ore i carabinieri salvano la vita a due persone

La capillarità e la presenza costante sul territorio si esprimono anche in interventi che per la loro tempestività permettono di salvare delle vite. È quello che è accaduto in una manciata di ore questo martedì in due cittadine della Provincia di Torino: Cuorgnè e Ciriè. In ordine temporale, il primo episodio risale alle prime ore della notte, dove una pattuglia della Stazione Carabinieri di Rivarolo Canavese era impegnata in un servizio di traduzione di un arrestato domiciliare. Percorrendo l’SP45, all’altezza della località Deiro Superiore, i militari si sono imbattuti in un sinistro stradale autonomo che aveva coinvolto un giovanissimo motociclista di 17 anni, residente nel canavese. I tre militari, constatando nell’immediatezza la gravità della copiosa emorragia alla gamba del giovane, si sono rapidamente attivati avvolgendo un asciugamano attorno alla ferita, consentendo di far arrestare temporaneamente il sanguinamento fino all’arrivo dell’elisoccorso del 118, che lo ha trasportato all’Ospedale “San Giovanni Bosco” di Torino, fortunatamente non in pericolo di vita. Poche ore dopo, intorno alle 10 del mattino, al secondo piano di una palazzina del ciriacese, i Carabinieri del Radiomobile di Venaria sono intervenuti dopo essere stati inviati dalla locale centrale operativa a seguito di una segnalazione di un tentativo di suicidio partita dalla moglie di un anziano di 76 anni. Arrivati a casa dei coniugi, i militari hanno avviato una negoziazione durata diversi minuti, fondamentali per carpirne la sua fiducia e convincerlo ad affidarsi alle parole dei due
Carabinier

Pd: “Non pagati i lavoratori delle aziende che consegnano pannolini”

  “La Regione chiarisca immediatamente la situazione”

«Negli ultimi giorni sono stato contattato da alcuni lavoratori e lavoratrici delle aziende subappaltatrici impegnate nel servizio di consegna dei pannolini e degli ausili assorbenti. Le segnalazioni ricevute riferiscono di stipendi non corrisposti che sarebbero conseguenza del mancato pagamento delle fatture da parte dell’azienda appaltatrice. Si tratta di una situazione che desta forte preoccupazione e che richiede un’immediata verifica da parte della Regione Piemonte.» Lo dichiara Angelo Catanzaro, consigliere comunale del Partito Democratico di Torino.

«Non conosco quale sia la reale situazione e proprio per questo chiedo all’Assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, di accertare con la massima urgenza quanto sta accadendo. Se le segnalazioni ricevute dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a una vicenda gravissima che coinvolge lavoratori, lavoratrici e le loro famiglie, oltre a un servizio essenziale destinato a migliaia di persone fragili. È necessario fare immediatamente chiarezza e, qualora emergano criticità, intervenire senza ulteriori ritardi affinché nessun lavoratore debba subire le conseguenze di eventuali ritardi nei rapporti economici tra aziende.»

Alla richiesta di chiarimenti si unisce Claudio Cerrato, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Torino.

«Ci aspettiamo una risposta immediata dall’Assessore Riboldi. Quando sono in gioco gli stipendi dei lavoratori e un servizio fondamentale rivolto alle persone più fragili non c’è spazio per rinvii o silenzi. La Regione ha il dovere di chiarire rapidamente quale sia la situazione e di adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire sia il rispetto dei diritti dei lavoratori sia la continuità del servizio. Chiediamo trasparenza, tempi certi e responsabilità: nessuna famiglia deve vivere nell’incertezza e nessuna persona fragile deve correre il rischio di vedere compromesso un servizio indispensabile.»

Sulla vicenda interviene anche Laura Pompeo, consigliera regionale del Partito Democratico.

«Se la situazione fosse effettivamente quella che emerge dalle segnalazioni ricevute, ci troveremmo di fronte a un fatto estremamente grave. Alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale depositerò immediatamente un’interrogazione per conoscere la reale situazione, le eventuali responsabilità e le iniziative che la Giunta intende assumere. Il compito dell’Assessore Riboldi è porre immediato rimedio. Se non è in grado di farlo, intervenga direttamente il Presidente Cirio. Comprendiamo che il Presidente abbia in questo momento altre priorità, come le imminenti elezioni politiche nazionali, ma il Piemonte non può essere messo in secondo piano. Qui ci sono lavoratori che attendono il proprio stipendio, famiglie che vivono nell’incertezza e persone fragili che hanno diritto a un servizio essenziale. Da Palazzo Lascaris ci aspettiamo risposte immediate e fatti concreti, non il silenzio.»

Angelo Catanzaro

Consigliere comunale di Torino – Partito Democratico

Claudio Cerrato

Capogruppo Partito Democratico – Consiglio comunale di Torino

Laura Pompeo

Consigliera regionale del Piemonte – Partito Democratico

Challenge Stellina tra Susa e Mompantero

L’appuntamento per la trentottesima edizione del Challenge Stellina è per domenica 23 agosto tra Susa e Mompantero, alle pendici del Rocciamelone, dove si tornerà a correre nel ricordo delle gesta dei partigiani della Divisione “Stellina”, guidati dal filatelista Giulio Bolaffi, il celebre Comandante Laghi. Sui sentieri che furono teatro della battaglia delle Grange Sevine del 26 agosto 1944, per la terza volta il Challenge Stellina ospiterà anche il Campionato Italiano, sulla scia dei precedenti datati 2010 e 2020, che decretarono i successi di Valentina Belotti e Martin Dematteis prima e di Gaia Colli e Cesare Maestri poi. Con il recente adeguamento delle rassegne tricolori del mountain running italiano ai nuovi format dei campionati internazionali, il 23 agosto prossimo i migliori interpreti nazionali della disciplina si sfideranno per il titolo italiano “Uphill” Assoluto e Juniores, in una prova che sarà anche valida quale seconda tappa del Campionato Italiano di Società e che sarà aperta anche a tutte le categorie Master, alle quali saranno anche rivolte premiazioni dedicate.

Per tutti gli atleti al via sarà forte il richiamo del percorso storico della gara, quello che nel corso degli anni è diventato teatro delle sfide tra atleti in corsa con le maglie delle rispettive squadre nazionali e che, sullo sfondo, conserva il valore aggiunto della possibilità di misurarsi contro due record di gara di valore assoluto. A detenerli rimangono infatti il neozelandese Jonathan Wyatt (1 ora, 14′,37″ nel 2004) e dall’austriaca Andrea Mayr (1ora, 29′,41″ nel 2021), entrambi più volte campioni del mondo e icone assolute della disciplina. Particolare il legame di Wyatt con il Challenge Stellina, da lui vinto per ben tredici volte, sulla scia di precedenti quattro successi consecutivi del trentino Antonio Molinari, suo storico avversario. Risponde invece a tempi più recenti l’approdo sui sentieri di Susa e Mompantero della sette volte iridata Andrea Mayr, che ha atteso il 2021 per porre la sua nobile firma sull’albo d’oro di una corsa che alle donne, sino al 2010, riservava un percorso più breve, con partenza da località Chiamberlando, da cui oggi partono le gare Juniores e Master over 65. Una distanza di 14,5 Km e un dislivello in salita di oltre 1600 metri sono sicuramente esigenti. Molto suggestiva, inoltre, l’area di partenza all’Arco di Augusto dell’8 avanti Cristo. A Susa è attesa buona parte della squadra azzurra impegnata nel giugno scorso nei Campionati Europei di Kamnik, in Slovenia, a cui si era arrivati dopo la rassegna tricolore “Up and down” disputata all’inizio maggio nella cuneese Revello.

Il ritiro dei pettorali sarà possibile sabato 22 agosto dalle 15 alle 18 e domenica 23 dalle 6,30 alle 8,15 al Castello della Contessa Adelaide a SusaSabato 22 alle 17 al Castello sono in programma le “Chiacchiere olimpiche” con Franco Bragagna, introdotto dai campioni olimpici Livio Berruti e Maurizio DamilanoDomenica 23 la corsa partirà alle 9 dall’Arco di Augusto per le categorie Assolute e dalle località Chiamberlando di Mompantero per la categoria Juniores Under 20 e Master over 6. I primi arrivi a Costa Rossa di Mompantero sono previsti per le 9,45, mentre alle 11,30 inizierà la manifestazione istituzionale di commemorazione della battaglia partigiana delle Grange Sevine.

Le iscrizioni sono aperte tramite il sistema online del portale della FIDAL e tutte le informazioni di dettaglio sono reperibili nel sito Internet ufficiale della manifestazione www.stellinarace.it

Incroci più accessibili: segnalatori acustici e chiamata per quattro semafori trafficati

 

Quattro importanti incroci cittadini saranno dotati di nuovi dispositivi acustici e sistemi di chiamata per facilitare l’attraversamento delle persone con disabilità visiva. La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, ha approvato l’intervento nell’ambito del progetto ToMove.

“In questi anni abbiamo costruito un confronto costante con associazioni e persone con disabilità visiva per capire quali fossero gli elementi della città capaci di incidere maggiormente sull’autonomia degli spostamenti – spiega l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta –. Questo percorso, sviluppato anche attraverso ToMove, il laboratorio con cui Torino sperimenta nuove soluzioni per una mobilità più intelligente, connessa e accessibile, ci ha permesso di individuare alcuni nodi strategici del trasporto pubblico su cui intervenire. I lavori che partiranno nei prossimi mesi rappresentano un primo passo per rendere questi luoghi più fruibili e sicuri per tutte e tutti”.

Gli interventi riguarderanno gli impianti semaforici all’incrocio tra corso Francia e corso Marche, all’accesso della fermata Marche della metro 1; in piazza Massaua, altro punto di interscambio con la stessa linea; in corso Vittorio Emanuele II all’altezza di piazza Carlo Felice, proprio davanti alla stazione di Porta Nuova; e in corso Massimo D’Azeglio all’incrocio con corso Dante, non lontano dalla fermata Dante della metro. Si tratta di punti particolarmente frequentati, dove ogni giorno migliaia di persone si spostano passando dalla metropolitana agli autobus e ai tram.

L’investimento è di quasi 95 mila euro, interamente finanziato attraverso il Fondo complementare al PNRR nell’ambito del programma “Mobility as a Service for Italy”. I lavori saranno realizzati da Iren Smart Solutions e dovranno concludersi entro l’autunno di quest’anno.

Il segnale acustico e il pulsante a chiamata sono solo il primo intervento per migliorare l’accessibilità di queste intersezioni, ma rappresentano già, da soli, un aiuto concreto per muoversi in autonomia. I percorsi tattili di orientamento, che completeranno l’eliminazione delle barriere sensoriali, saranno realizzati successivamente con altri finanziamenti.