ECONOMIA E SOCIETA'

Il Po e i suoi quartieri: anime diverse lungo lo stesso fiume

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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In una Torino spesso raccontata attraverso le sue architetture monumentali e la sua anima industriale, il Po rappresenta la dimensione più intima e contemplativa della città. Un confine morbido tra natura e tessuto urbano, tra movimento e quiete, capace di offrire una lettura diversa dell’abitare contemporaneo.

Il Po scorre lento, silenzioso, mai invadente, eppure imprime un carattere preciso a tutto ciò che lo circonda. Vivere vicino al fiume non è soltanto una scelta abitativa, ma un vero e proprio stile di vita: significa abitare la città senza subirla, trovare uno spazio di respiro all’interno del ritmo urbano, ristabilire un rapporto quotidiano con il paesaggio.

L’acqua, in città, ha un valore che va ben oltre l’estetica. È luce che cambia durante il giorno, riflettendo il cielo e ammorbidendo i volumi architettonici. È aria che si muove e respira, un microclima naturale, uno scenario che rende gli spazi più vivibili, più umani. Abitare lungo il Po significa convivere con un paesaggio che non è mai statico: le stagioni si leggono nei colori delle rive, nei riflessi invernali o nelle ombre lunghe delle sere estive. Una presenza discreta ma costante, che accompagna la quotidianità senza sovrastarla.

Il Po come filo urbano

Il Po non attraversa Torino in modo neutro. La accompagna, la sfiora, la modella. E, nel farlo, incontra quartieri molto diversi tra loro, restituendo a ciascuno un’identità distinta. Vivere lungo il fiume significa scegliere non solo una vista privilegiata, ma un’atmosfera, un ritmo, un modo specifico di abitare la città.

Gran Madre: il salotto elegante sul fiume

Il tratto del Po che incontra Gran Madre è forse il più iconico. Qui il fiume dialoga con la monumentalità della chiesa, con i viali alberati e con una dimensione urbana composta, borghese, quasi parigina.

Abitare in questa zona significa vivere il Po come estensione naturale del proprio spazio domestico: una passeggiata mattutina lungo il fiume, una corsa al tramonto, uno sguardo che si posa sull’acqua prima di rientrare a casa. È il quartiere di chi cerca equilibrio, centralità e bellezza senza eccessi.

Crimea: residenzialità alta e silenzio

Poco più in alto, il Po lambisce la Crimea, una delle zone residenziali più riservate e prestigiose della città. Qui il fiume non è protagonista scenografico, ma presenza discreta, quasi protettiva.

Ville, palazzi immersi nel verde, strade tranquille: il Po diventa elemento di valore ambientale e simbolico. È il quartiere di chi sceglie la qualità della vita come priorità assoluta, lontano dal rumore ma perfettamente connesso al centro urbano.

Borgo Po e Cavoretto: tra città e collina

Nel tratto che accompagna Borgo Po e sale verso Cavoretto, il fiume dialoga con la collina. Qui l’abitare si fa più intimo, quasi sospeso tra piano e panorama.

È una zona di passaggio e di connessione: tra città e natura, tra il quotidiano e la dimensione più contemplativa. Il Po accompagna questa transizione, rafforzando l’idea di un vivere “a misura”, dove architettura e paesaggio convivono con naturalezza.

Il Valentino e San Salvario: il Po come spazio pubblico

Scendendo verso sud, il fiume incontra il Parco del Valentino e lambisce il quartiere di San Salvario. In questo tratto il Po diventa spazio pubblico, vissuto, attraversato, condiviso.

Il parco restituisce al fiume una dimensione sociale e culturale: studenti, famiglie, sportivi, cittadini di ogni età. È il volto più dinamico del Po, quello che racconta una città viva, in movimento, capace di mescolare energie e funzioni diverse.

I Murazzi: memoria e trasformazione

Infine, i Murazzi del Po. Un luogo che per anni ha incarnato la notte torinese, la movida, l’eccesso, ma che oggi si prepara a una nuova identità. Qui il Po è stato confine e movimento; oggi diventa opportunità di rigenerazione urbana.

Per lungo tempo i Murazzi hanno rappresentato l’altra faccia del fiume: rumorosa, informale, notturna. Una stagione intensa che ha lasciato il segno, ma che ha anche mostrato criticità legate al degrado e alla convivenza con il contesto residenziale. Oggi, però, il racconto sta cambiando.

Il progetto di riqualificazione annunciato dal Comune di Torino segna un passaggio simbolico importante: non una semplice riapertura, ma una ridefinizione profonda del rapporto tra città e fiume.

L’obiettivo è restituire i Murazzi come spazio pubblico continuo, vissuto durante tutto l’arco della giornata. Meno concentrazione di locali notturni, più funzioni ibride: attività culturali, ristorazione di qualità, botteghe creative, spazi per lo sport leggero e il tempo libero. Il fiume torna così a essere paesaggio urbano, non semplice sfondo.

Un nuovo modo di abitare il lungo Po

Questa trasformazione ha un impatto diretto sull’abitare. I quartieri affacciati sul Po — da Gran Madre alla Crimea — vedono rafforzarsi la loro vocazione residenziale di pregio, sempre più legata alla qualità dello spazio urbano e al benessere quotidiano.

I Murazzi diventano una cerniera tra centro e natura, tra memoria storica e progetto contemporaneo, tra vita sociale e quiete residenziale. Una visione più matura, più europea, che guarda ai waterfront urbani come infrastrutture culturali e ambientali.

Vivere vicino al fiume significa scegliere una relazione diversa con la città: più profonda, più armonica, più autentica.

C’è anche un valore simbolico, quasi archetipico. L’acqua è passaggio, trasformazione, continuità. Non a caso le città più affascinanti si sono sviluppate lungo i fiumi. Il Po, in questo senso, è memoria viva: ha visto cambiare Torino, ne ha accompagnato le trasformazioni, restando fedele a se stesso.

Il Po non uniforma: distingue. Attraversa la città come una linea continua che cambia voce a ogni quartiere. Ed è proprio questa la sua forza: offrire molte possibilità di abitare senza perdere coerenza. In una Torino che riscopre il valore dei suoi spazi d’acqua, il Po continua a essere non solo un elemento geografico, ma un vero luogo dell’anima urbana.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Torino al quinto posto nella classifica nazionale dell’export orafo

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L’Area Studi Mediobanca pubblica la seconda edizione dell’indagine sul settore orafo-argentiero-gioielliero in Italia.  Lo studio analizza i dati finanziari dei 101 maggiori player con un giro d’affari superiore ai 19 milioni di euro ciascuno.

Torino conquista il quinto posto nella classifica nazionale dell’export orafo con export di 283,4 milioni di euro (2,9% del totale nazionale) e un mini-boom delle esportazioni pari a +157,3% nei primi nove mesi del 2025. La performance della provincia è in netta controtendenza rispetto alla media nazionale che registra un calo del 14,5%. Come spesso si è avuto modo di notare, al calo di Milano (quarta in classifica con export di 910,3 milioni di euro, -38,9%) fa eco un aumento dalla provincia di Torino, segnalando una riconfigurazione degli snodi logistico-commerciali del settore.

In ambito piemontese, Alessandria, terza in classifica nazionale con 1.641,9 milioni di euro (16,8% dell’export totale) e distretto manifatturiero per eccellenza con Valenza, riguadagna posizioni con una crescita del 18,9%. A seguito di scelte logistico-commerciali, la Svizzera (26,0% dell’export alessandrino, circa 427 milioni) supera l’Irlanda (24,0%, circa 394 milioni) come prima destinazione con un “boom” del +447,5%, mentre l’Irlanda perde il 19,4%. Le prime cinque destinazioni coprono il 74,3% dell’export alessandrino (circa 1.220 milioni).

Nel panorama nazionale, Arezzo (primo posto) si conferma leader indiscusso con 3.636,3 milioni di euro (37,2% del totale nazionale), nonostante un decremento del 31,7% determinato dal contraccolpo della Turchia. Vicenza (secondo posto) mantiene 1.894,6 milioni di euro (19,4% del totale) con una crescita del 5,8%. Milano (quarta con 910,3 milioni, 9,3% del totale) cede il 38,9%. Le prime quattro province – Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano – coprono l’82,7% dell’export italiano di settore.

Eventi turistici, scadenza bando il 20 gennaio

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Gli enti pubblici o di diritto pubblico e le associazioni senza scopo di lucro con sede legale in Piemonte hanno tempo fino al 20 gennaio per partecipare a uno dei due bandi che la Regione ha aperto per sostenere progetti di comunicazione e promo-pubblicità degli eventi e iniziative turistiche di livello internazionale, nazionale, regionale e locale.

Accessibili dal portale di Finpiemonte, i due bandi, non cumulabili, mettono a disposizione contributi per quasi 1,4 milioni di euro: uno è selettivo, ossia vincolato alla valutazione a punteggio delle domande e alla conseguente formazione di una graduatoria, l’altro è a sportello, cioè in ordine di presentazione delle domande.

Nello spiegare spirito e obiettivi dell’iniziativa, l’assessore al Turismo Paolo Bongioanni puntualizza che «dalla grande fiera internazionale al piccolo evento locale il Piemonte schiera un calendario di eventi di valenza turistica e capacità attrattiva straordinaria che però finora non è sempre stato comunicato con la potenza di fuoco necessaria per svilupparne in pieno le potenzialità. La Regione, così, interviene interviene per supportare gli organizzatori nella missione di raccontare e comunicare nel modo più efficace il loro progetto e raggiungere così il pubblico potenziale ottenendo la visibilità che meritano. Si contribuisce così alla crescita turistica ed economica e alla riconoscibilità complessiva del Piemonte come grande meta e brand turistico».

«Accanto a voci per così dire “tradizionali” come l’allestimento di spazi espositivi, punti di accoglienza e informazione, spese Siae e realizzazione di stampati e grafiche, oggi chi organizza un evento turistico deve poter essere competitivo nell’accesso a tutte le modalità della comunicazione e promozione digitale – precisa Bongioanni – Questi due bandi vanno incontro agli organizzatori dei nostri eventi turistici in spese come gestione dei siti web e delle pagine social, acquisto di spazi pubblicitari, noleggio service audio-video, realizzazione e pianificazione di spot video, tv, radio e web. Ma anche realizzazione di gadget, ingaggio di testimonial, organizzazione di educational tour con ospitalità per giornalisti, blogger e influencer. Insomma, un sostegno al passo con i tempi e con la svolta verso il futuro che il Piemonte turistico si merita e deve conquistare».

Dalla Regione fondi agli enti locali

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Ammonta a circa 689 milioni di euro l’importo proveniente da fondi regionali, statali, Fesr e Pnnr in favore degli Enti locali piemontesi per il periodo 2026-2028.
Lo ha annunciato l’assessore agli Enti locali della Regione Piemonte, Enrico Bussalino, durante la riunione della Settima commissione del Consiglio regionale, convocata per l’espressione del parere consultivo sul Documento di economia e finanza 2026-2028 (Defr) e sul Bilancio di previsione finanziario 2026-2028 per le materie di competenza. Entrambi i pareri hanno ottenuto il via libera a maggioranza.

Tra i fondi stanziati, circa 2,5 milioni di euro annui sono destinati alle funzioni conferite dalla Regione per le spese di funzionamento delle Province e della Città metropolitana di Torino.
Inoltre per garantire i servizi nelle entità piemontesi più piccole, 
a favore delle Unioni dei Comuni (montani, collinari e di pianura), la Regione stanzia 2 milioni e 300 mila euro di euro annui, a cui si aggiunge la cifra proveniente dallo Stato, che ammonta a circa 2 milioni e 300 mila euro.
In materia di 
Polizia locale e sicurezza integrata vengono stanziati circa 2 milioni di euro annui per contributi a sostegno delle spese di svolgimento delle funzioni in materia di polizia locale, per interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio delle forze dell’ordine come la ristrutturazione delle caserme, per i corsi di formazione del personale e degli agenti neo assunti, per progetti locali in materia di sicurezza.

“Il sostegno agli Enti locali è una priorità strategica per la Regione Piemonte. Per il periodo 2026-2028 lo stanziamento è aumentato di oltre 100 milioni di euro rispetto al triennio precedente a testimonianza del nostro impegno concreto per assicurare risorse fondamentali ai territori, affinché possano rispondere con efficacia alle esigenze dei cittadini – dichiara l’assessore Bussalino –. Rafforzare il sistema delle autonomie locali, dalle aree più estese ai centri più piccoli, significa investire nello sviluppo equilibrato e nella qualità della vita delle comunità”.

Valutare l’impatto oggi: perché Torino investe sulle competenze che contano

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In un contesto economico e sociale in rapido cambiamento, parlare di valutazione di impatto non significa più limitarsi a misurare risultati o a compilare report, ma dotarsi di strumenti concreti per prendere decisioni migliori. È da questa consapevolezza che nasce la VII edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale (CUAP) in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

Negli ultimi anni, fondazioni, pubbliche amministrazioni, imprese e operatori della finanza a impatto si sono trovati di fronte a una crescente richiesta di trasparenza e rendicontazione. Allo stesso tempo, l’evoluzione del quadro normativo europeo – e il recente allentamento di alcuni obblighi formali – ha reso evidente un rischio: confondere la rendicontazione con la valutazione, perdendo di vista la sostanza dei cambiamenti generati dai progetti.

La valutazione di impatto, invece, è una competenza strategica. Significa saper distinguere tra ciò che viene fatto e ciò che realmente cambia, tra output e outcome, tra intenzioni e risultati. È una capacità sempre più richiesta a chi opera nei territori, gestisce risorse pubbliche o private, progetta interventi sociali, culturali e ambientali.

Il CUAP in Valutazione di Impatto Sociale si inserisce in questo scenario come un percorso formativo pensato per chi già lavora, e sente l’esigenza di rafforzare il proprio metodo. Il corso, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026, si svolgerà online, con una formula compatibile con l’attività professionale, e prevede 125 ore complessive tra didattica frontale e project work applicativi.

Il programma affronta i principali temi della valutazione di impatto: dalle metodologie e dagli approcci più diffusi, alla teoria del cambiamento, dall’uso dei dati nei processi valutativi al rapporto tra impatto, sostenibilità ed ESG, fino alla comunicazione dei risultati. Particolare attenzione è dedicata ai casi pratici, che permettono ai partecipanti di confrontarsi con situazioni reali e complesse.

Un elemento distintivo del percorso è il rilascio di due certificazioni professionaliChief Value Officer e Valutatore d’Impatto – insieme a crediti formativi universitari e professionali. Un segnale della volontà dell’Università di Torino di contribuire in modo concreto alla costruzione di nuove competenze, utili non solo sul piano teorico ma anche sul mercato del lavoro.

Torino, con il suo ecosistema di fondazioni, enti pubblici, imprese sociali e iniziative di innovazione, rappresenta un contesto ideale per sviluppare e sperimentare approcci avanzati alla valutazione. Investire su queste competenze significa rafforzare la capacità del territorio di progettare, valutare e migliorare le proprie politiche e iniziative.

In un’epoca in cui le risorse sono limitate e le sfide crescono, saper valutare l’impatto non è un lusso: è una necessità. E formare professionisti capaci di farlo in modo rigoroso e consapevole è una responsabilità che l’università non può eludere.

Agricoltura, dalla Regione 2,8 milioni di euro in più per innovazione e ricerca

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Sale a 10,2 milioni la dotazione per nuovi progetti e tecnologie innovative per la competitività della nostra produzione agricola

Stanziati altri 2,8 milioni di euro per l’innovazione e ricerca al servizio della produzione agricola piemontese. Sono stati autorizzati dalla Commissione Europea lo scorso mese di novembre e vanno ad aggiungersi ai 7,5 milioni già stanziati a tale scopo dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, portando così la somma complessiva disponibile per questo obiettivo alla cifra record di 10,2 milioni di euro.

L’assessore Bongioannispiega l’importanza strategica di questa misura: «Grazie alle nuove risorse potremo finanziare ulteriori progetti fra quelli presentati sul bando apparso a dicembre 2024, portando il numero complessivo dai 19 già coperti dalle risorse precedenti almeno a 27. È un risultato del quale sono estremamente soddisfatto perché incrementa in modo significativo l’impegno per la ricerca e innovazione al servizio della nostra agricoltura. Ricerca e innovazione sono, insieme alla promozione, le chiavi perché il nostro agroalimentare riesca a fare quel salto in avanti in competitività, sostenibilità economica e riconoscimento di valore che merita, e che deve recuperare ritardi non più accettabili su fronti quali l’impiego di nuove tecnologie, la lotta a fitopatie e parassiti e la sperimentazione di nuove varietà più resilienti al cambiamento climatico. In questi mesi stiamo perseguendo con decisione la strutturazione e il potenziamento della Fondazione Agrion, che giorno dopo giorno sta diventando non solo l’organismo di riferimento per la ricerca e innovazione in agricoltura del Piemonte ma uno fra gli istituti più avanzati e di riferimento a livello nazionale. Con queste nuove risorse potremo finanziare ulteriori progetti per far compiere alla nostra agricoltura il passo decisivo verso il futuro».

I progetti sono stati presentati dai Gruppi Operativi Pei-Agri (Partenariato Europeo per l’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura) attivi sul territorio regionale, ossia quei soggetti previsti dalla Politica Agricola Comune e dal Complemento di Sviluppo Rurale (Csr) che riuniscono imprese e soggetti pubblici e privati con l’obiettivo di sviluppare specifici progetti di ricerca e innovazione in agricoltura. Gruppi Operativi Pei-Agri sono composti da imprese agricole in forma singola o associata, enti pubblici, imprese private attive nel settore della ricerca, formazione, Ict e consulenza; altri soggetti del settore agricolo, alimentare, dei territori rurali e della società civile, Università, enti strumentali, agenzie e società in house. All’interno di ogni gruppo è obbligatoria la presenza di almeno un’impresa agricola per poter collaudare e testare in azienda e in campo l’innovazione.

I progetti vengono finanziati al 100%, e hanno un importo economico fra i 100mila e i 400mila euro. Non viene finanziata l’innovazione intesa come acquisto di macchinari, sistemi o applicativi da parte della singola azienda (la Regione prevede per questo altri bandi) ma lo sviluppo sperimentale di innovazioni tecnologiche non ancora presenti sul mercato, e anche innovazioni nell’ambito organizzativo e sociale del lavoro agricolo.

Conclude Bongioanni«Già nel corso di gennaio 2026 avremo la graduatoria definitiva dei progetti finanziati. Di fatto, la mappa dell’innovazione chiamata a portare l’agricoltura piemontese nel futuro che stiamo delineando».

Torino e il Piemonte vedono la luce in fondo al Tunnel? Non prendiamo lucciole per lanterne

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Caro Direttore,

Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ?  Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne  anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.
Voglio dirlo con chiarezza, se noi non ci accorgiamo del nostro stato di salute, se il Medico non analizza bene i dati delle analisi del sangue o delle ecografie noi possiamo passare a miglior vita prima del tempo. La stessa cosa può capitare se i nostri governanti o gli esperti che scrivono commenti sui giornali non capiscono per tempo lo stato di salute economica di una Città o di un Paese. Per oltre vent’anni Torino e il Piemonte non han voluto vedere come stavano realmente le cose .. sono stato il primo nel 2008 a capire che Torino e il Piemonte stavano crescendo meno della media nazionale. Lo dissi da Sottosegretario di Stato ai trasporti alla Presidente Bresso e al Sindaco Chiamparino. Si urtarono e mi mandarono a….  Neanche la denuncia di Mons. Nosiglia nel 2012 quando denunciò che a Torino la metà della Città che stava bene non si accorgeva della metà della Città che stava male.  Abbiamo dovuto aspettare il 2020 che uscisse un bel libro dei tre consulenti delle Amministrazioni di sinistra che denunciarono la crisi di Torino che non aveva saputo o voluto difendere il suo settore più Importante, quello dell’auto. Ci penso’ Banca d’Italia sede di Torino a dirci nel 2022 che nei vent’anni precedenti  Bologna era cresciuta di venti punti di PIL in più rispetto a Torino. In tutti questi anni però sui giornali torinesi non si è voluto vedere lo stato reale della economia così quando Elkan vendette la Fiat alla Peugeot il governo Conte-PD non disse nulla e non mise la golden power. La Golden power è lo strumento che i Governi usano per difendere le proprie aziende strategiche dallassalto di gruppi stranieri. Il tutto mentre lo Stato francese era azionista della Peugeot e ora è azionista di Stellantis. Solo l’anno scorso preoccupato di una possibile sconfitta di Lorusso Pietro Garibaldi tentando di mettere in piedi una Lista presentabile alla Torino che sta bene  ha dovuto dire che Torino è’ una ex malata di una malattia intensa.  Malgrado tutti  gli ottimismi, Torino è ancora indietro, come  si vede dalla tabella della CGIA di Mestre, pubblicata ieri da Lo spiffero, Torino e il Piemonte dal 2019 al 2025 sono solo dodicesimi per crescita della economia. 1,76 punti in meno rispetto alla Emilia e 5,19 in meno rispetto alla Lombardia dal che si capisce perché appena possono le aziende si trasferiscano a Milano. Nel 2025 e 2026 cresceremo 0,12 in meno rispetto alla Emilia mentre recupereremo solo lo  0,6% rispetto alla Lombardia. Rispetto alla media italiana nel totale siamo ancora sotto di oltre due punti malgrado i miliardi degli investimenti del PNRR. Possiamo dire che si vede una luce in fondo al tunnel? NO.
Occorre fare di più molto di più. La proposta di usare i vecchi stabilimenti abbandonati nacque da Gianfranco Carbonato alcuni anni fa, ora , in ritardo, la portiamo avanti.
Il calo economico evidenziato dalla tabella spiega bene perché metà della Città sta male e perché sono aumentate le diseguaglianze.
Questo è il risultato dopo oltre 50 mesi dalla elezione della Giunta Lo Russo che come abbiamo potuto veder bene in questi giorni è nettamente condizionata dalla sinistra interne e da quella di AVS che si e’ alleata sempre più intensamente con gli amici di Askatasuna. Una Amministrazione che non ha saputo gestire il tentativo di accordo con Askatasuna, senza pretendere , come gli avrebbe potuto consigliare un buon uomo di governo, la cessazione immediata e per sempre della violenza come arma di lotta politica. In questo periodo i ragazzi di cui parla oggi anche il Prefetto, sono cresciuti e allenati alla lotta violenta con gli assalti al cantiere della TAV. E adesso dooo aver proclamato Blocchiamo tutto senza capire la gravità di ciò che dicevano, coloro che hanno bloccato le stazioni durante le manifestazioni Plo Flottilla non vogliono pagare le sanzioni previste dalla legge.
Dal punto di vista economico  ora partiranno o si concluderanno lavori cittadini ma la Città sin qui nin  si è ripresa, le periferie sono ancora molto indietro e dovranno aspettare il 2032 per vedere la linea 2 della Metro. Ben altra Vision e efficienza avevano le Amministrazioni torinesi con la DC, il PLI,il PRI, il PSDI e poi con i socialisti di Enzo Biffi Gentilì. Non abbiamo sentito alcuna lamentela sui ritardi del cantiere più importante del nostro Paese, quello della TAV. Per rilanciare Torino la economia e il lavoro ci vuole ben altro, dal rilancio delle Fiere internazionali al rilancio dell’aeroporto, al rilancio del settore auto collegato al Centro per la IA, allo sviluppo di aziende importanti come la SPEA, la DEA come il Centro per la IA che il Governo di Centro Destra ha assegnato a Torino. A questo si aggiunga la Cittadella dell’aerospazio e la necessità di un impegno forte sulle nostre infrastrutture di trasporto come la Tangenziale, il Traforo del Monte Bianco la TAV e il Terzo Valico. Ecco perché in Comune bisogna mandare gente esperta e competente e molto battagliera con Roma. Una amministrazione che organizzi una Cabina di regia forte con Milano, Genova e Lione, perché nella TAV VALLEY che non avrà nulla da invidiare alla Silicon Valley, Torino sarà al centro. E di oggi la notizia che le Mense dei poveri si stanno ampliando . Chi ha scelto di impegnarsi in politica alla luce della Rerum Novarum e degli appelli di Paolo VI questa volta non può più sbagliare e continuare a dare una copertura alle giunte di sinistra. Così nel Centro Destra prima si lavori al Programma partendo dalla discussione sul futuro Piano Regolatore comunale e poi si individui un candidato forte , meglio se con una esperienza nella industria internazionale.

Mino GIACHINO
Responsabile cittadino UDC

Promozione all’estero, il Piemonte punta sui prodotti agroalimentari di qualità

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«6,7 milioni per la promozione Ue dei prodotti piemontesi Dop, Igp, Doc e Docg. Apre il nuovo bando con una dotazione record da 700mila euro in più del 2024»

Ammonta a 6,7 milioni di euro, con un incremento di quasi 700mila euro rispetto al 2024, la dotazione stanziata dalla Regione Piemonte per la promozione dei prodotti agroalimentari di qualità. Le risorse sono state messe a disposizione dall’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni, e saranno destinate alle attività promozionali in Italia e nell’Unione Europea.

I fondi, assegnati tramite bando, serviranno a sostenere i consorzi di tutela e le associazioni di produttori impegnati nella valorizzazione delle eccellenze piemontesi: 13 Dop, 9 Igp, 41 vini Doc, 19 Docg e 4 bevande spiritose, oltre ai prodotti del biologico, del Sistema Qualità Nazionale Zootecnica e dell’agricoltura integrata.

Spiega l’assessore Bongioanni: «Dall’ultima edizione del bando, lo scorso anno, sono intervenuti cambiamenti epocali nella promozione del nostro agroalimentare d’eccellenza e per la crescita della sua redditività. Abbiamo lanciato il brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte” di cui potranno fregiarsi i prodotti agroalimentari di qualità certificata, e che accompagna tutte le azioni di promozione nazionale e internazionale dove è presente la Regione. La cucina italiana ha appena ottenuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dell’Umanità, e quella piemontese, con i suoi prodotti certificati a livello internazionale che da soli costituiscono un quarto del totale italiano, deve conquistare il posto che le spetta. Dazi e mutamenti economici, d’altra parte, ci incoraggiano a esplorare e approcciare con fiducia mercati sempre nuovi. Per la prima volta abbiamo lanciato una grande campagna nazionale di spot televisivi che racconta i nostri straordinari cibi e il loro grande potenziale turistico».

«Per questo – prosegue Bongioanni – ho voluto aumentare di quasi 700mila euro la dotazione del bando 2025 portandola a 6,7 milioni di euro. Grazie ad essa il Piemonte potrà essere presente in modo ancora più incisivo ai grandi eventi promozionali in Italia e nell’Unione Europea come Vinitaly, Fruit Logistica a Berlino e molti altri. Il Piemonte, come non mi stanco di ripetere, deve recuperare un gap di riconoscibilità che lo renda immediatamente percepibile e gli dia finalmente il posto che merita sui mercati e presso i pubblici italiani e internazionali».

Il bando resterà aperto fino al 12 marzo 2026. I contributi previsti vanno da 50mila a 500mila euro e coprono fino al 70% delle spese ammissibili. L’intervento è rivolto ai consorzi di tutela e alle associazioni di produttori piemontesi per la realizzazione, in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea, di iniziative di informazione e promozione dei prodotti vitivinicoli e agroalimentari di qualità.

Tra le attività finanziabili rientrano la partecipazione a fiere e manifestazioni di rilievo — come Fruit Logistica di Berlino e Fruit Attraction di Madrid per la frutta di qualità, Wine Paris, Vinitaly di Verona e Prowein di Düsseldorf per il settore vitivinicolo, il Salone del Gusto di Torino, oltre a fiere nazionali come quelle del Tartufo di Alba e del Bue grasso di Carrù — nonché l’organizzazione di presentazioni e degustazioni, campagne pubblicitarie, spot radiofonici, televisivi e web, la realizzazione di siti internet, iniziative promozionali mirate ed educational rivolti alla stampa specializzata.

Economia Piemonte, situazione di stallo: automotive e moda in crisi

Dalla quarta indagine trimestrale congiunturale del 2024 i valori previsionali rilevati confermano il trend negativo dei precedenti trimestri. La previsione di produzione totale, già preceduta dal segno meno nella terza indagine trimestrale, rimane ancora negativa passando da 16,19% a 12,79%. L’andamento occupazionale passa da 6,08% a 3,69%, mentre il dato sull’ipotesi apprendisti si riduce passando da 21,45% a 18,62%.

 

Le previsioni circa l’andamento occupazionale vedono passare il dato, da –6,08% a            –3,96%.

In merito all’ipotesi di assunzione di apprendisti, il saldo negativo si riduce, passando dal –21,45% al –18,62%.

Rimane ancora negativo il dato relativo alle previsioni di produzione totale, che passa da –16,19% al –12,79%.

Il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini mantiene un valore negativo passando dal –14,74% al –12,79%.

Le proiezioni di investimenti per ampliamenti salgono leggermente e passano da 7,32% a 7,91%; salgono anche quelle per sostituzioni che passano da 13,81% a 15,45%; infine, scende la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti dal 78,87% al 76,64%.

La percentuale di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passa da      –31,34% a –28,04%.

Scende la previsione di regolarità negli incassi, che varia dal 69,18% al 66,23%; aumenta la stima dei ritardi, passando dal 30,62% al 33,42%; le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi passando dallo 0,21% al 0,35%.

Commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “Questa analisi ci fotografa un Piemonte collocato in una posizione di stallo. Pesa la crisi dell’automotive che investe, con effetto domino, tutto l’indotto e la filiera componentistica che rischia la sua stessa sopravvivenza. Questo clima di incertezza si abbatte soprattutto su Torino che con il +87% conquista il tragico primato di città più cassintegrata d’Italia. Anche le tensioni geopolitiche influiscono negativamente sull’economie locali, rallentando una ripresa che ci aspettavamo più robusta. Il settore manifatturiero, in particolare, sta risentendo di queste difficoltà, con una produzione in calo e vendite del made in Italy che stentano a riprendersi. Settori chiave come l’automotive e la moda vivono una crisi profonda, aggravata dalla recessione dei nostri principali partner commerciali, come la Germania. Inoltre, l’intervento sulle detrazioni edilizie contenute nel disegno di legge di bilancio frena anche questo comparto e l’attività di ristrutturazione delle abitazioni. Ma, mentre questi settori hanno subito una importante frenata, ci sono aree in crescita come quelle dei servizi e del turismo che aiutano ad alleviare gli esiti negativi della crisi legata, in primis, al crollo dell’automotive”.

Continua Felici: “Nel dettaglio si evidenzia che scende di circa 3 punti percentuali la previsione di regolarità negli incassi, che varia dal 69,18% al 66,23%, aumenta di circa 3 punti percentuali la stima dei ritardi, passando dal 30,62% al 33,42% e le previsioni di anticipi negli incassi continuano a rimanere minimi passando dallo 0,21% al 0,35%. Mentre sono sostanzialmente stabili le proiezioni di investimenti per ampliamenti che salgono leggermente e passano da 7,32% a 7,91%, migliorano di circa 2 punti percentuali anche quelle per sostituzioni che passano da 13,81% a 15,45% e scende la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti dal 78,87% al 76,64%. Nonostante la Banca Centrale Europea abbia ridotto i tassi di un quarto di punti, (il quarto dallo scorso giugno), che porta al 3% il costo del denaro, gli effetti sulle imprese non è percettibile. Inoltre, questa estrema cautela della BCE, capace solo di mettere in campo una politica monetaria priva di visione, non si addice ad un contesto geopolitico ed economico di profondo cambiamento rispetto allo scorso semestre.

Occorre restituire fiducia alle Pmi perché il costo del denaro continua a rappresentare un vincolo per la ripresa. Ricordiamo che la stretta monetaria ha rallentato le scelte di investimento delle imprese come le evoluzioni di processo, l’acquisto di nuovi macchinari, la rivoluzione degli spazi di lavoro ecc. Tutto questo costa e le Pmi non possono permetterselo e quindi riducono drasticamente la loro capacità di stare sul mercato e di esprimere tutto il loro potenziale, minandone la competitività.”

Conclude Felici: “L’indagine congiunturale conferma il trend negativo delle indagini precedenti. La previsione di produzione totale, già preceduta dal segno meno nella terza indagine trimestrale, passa dal 16,19% al 12,79%. L’andamento occupazionale ancora rimane negativo da –6,08% a –3,69%, mentre il dato sull’ipotesi apprendisti varia passando da 2–1,45% a 1–8,62%. Questi dati ci restituiscono un’economia regionale che resiste, nonostante l’indebolimento dell’economia nazionale e le difficoltà che registrano alcuni settori. Certo il quadro generale è fosco e instabile ed è difficile fare previsioni a lungo termine ma il nostro punto di forza è il tessuto differenziato”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha redatto la quarta indagine trimestrale congiunturale del 2024 utilizzando un questionario telematico rivolto ad un campione significativo di 2.250 imprese selezionate nei comparti di produzione e di servizi che rappresentano maggiormente l’artigianato della nostra regione.

CS

Lista Cirio: Legge Urbanistica, risposta doverosa ai cittadini e agli operatori

 Lavoreremo insieme all’Assessore per nuova normativa all’avanguardia

La Legge sui sottotetti, esaminata e approvata oggi in sede legislativa dalla I e II Commissione, presentata dall’Assessore Gallo, costituisce una doverosa e tempestiva risposta ai proprietari di immobili, agli operatori dell’edilizia, ai tecnici che attendevano una pronta risposta dopo la sentenza della Corte Costituzionale nella primavera scorsa.

Ringraziamo l’Assessore Gallo per essersi rapidamente occupato della questione, offrendo una soluzione immediata alle problematiche più urgenti e alle oltre 4mila pratiche bloccate negli Uffici Tecnici di tutta la regione, e per questo il Gruppo Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale ha sostenuto convintamente questa misura, con l’obiettivo di costruire nel prossimo futuro una normativa più completa che ponga il Piemonte all’avanguardia nell’ambito dell’Urbanistica e dell’Edilizia privata.

Come ha sottolineato il Consigliere Sergio Bartoli nel suo intervento in Commissione “con questo DDL vengano date risposte soprattutto ai sindaci per quanto di competenza dei propri comuni. L’ auspicio è che, in questo caso come in altre situazioni che si dovessero presentare in futuro, si debba sempre ricercare il migliore equilibrio tra sviluppo del territorio, anche nei suoi risvolti edilizi e urbanistici, e la doverosa tutela dell’ambiente che deve rappresentare senza dubbio la priorità di noi legislatori regionali.  Non dimentichiamo mai, anche alla luce dei recenti eventi alluvionali accaduti in Italia ed in Spagna, che l’ambiente deve sempre essere rispettato e salvaguardato. Siamo convinti che le Regioni dovrebbero avere su questa materia, un maggior margine di operatività essendo le migliori realtà di governo conoscitrici del proprio territorio, per attuare concretamente quelle azioni di buon governo e di senso che consentano di dare impulso all’economia e all’edilizia del territorio, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle normative sovraordinate”.

Silvio Magliano, Capogruppo

Sergio Bartoli

Mario Salvatore Castello

Elena Rocchi

Daniele Sobrero