ECONOMIA E SOCIETA'

Vuoi metterti in proprio? A Torino i commercialisti aiutano gratuitamente chi vuole avviare un’impresa

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Un aiuto concreto per chi ha un’idea imprenditoriale ma non sa come muoversi tra fisco, burocrazia e adempimenti. Riparte dopo la pausa estiva “Chiedi al Commercialista”, il servizio gratuito promosso dall’Ordine dei Commercialisti di Torino e rivolto in particolare ai giovani che intendono avviare un’attività economica.

La novità di quest’anno è l’apertura di un nuovo sportello presso il PIU – Punto Informativo Unificato del Comune di Torino, dove sono già stati programmati tre appuntamenti: 8 ottobre, 12 novembre e 10 dicembre.

Il servizio si aggiunge agli sportelli già presenti all’Informagiovani, in diverse Biblioteche civiche torinesi e nei Comuni di Alpignano, Chieri, Ciriè, Moncalieri, Nichelino, Pinerolo e Rivoli.

A disposizione degli utenti ci sono oltre 100 commercialisti, che offrono gratuitamente colloqui individuali di circa mezz’ora su prenotazione. L’obiettivo è fornire un primo orientamento a chi vuole trasformare un progetto in un’attività imprenditoriale oppure ha già avviato un’impresa e deve affrontare nuove esigenze.

Dalla scelta della forma giuridica agli aspetti fiscali e amministrativi, lo sportello permette di chiarire i primi dubbi e comprendere quali passi compiere in un quadro normativo spesso complesso. Un sostegno che nel tempo ha incontrato una domanda significativa: negli ultimi dieci anni sono stati oltre 5.000 i cittadini che si sono rivolti al servizio.

Le sedi, le modalità di prenotazione e il calendario degli appuntamenti sono disponibili sul sito dell’Ordine dei Commercialisti di Torino. Per il nuovo sportello del PIU è possibile consultare la pagina del Comune di Torino.

Immagine generata con AI

In mostra “L’artigianato che verrà”

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Nel cuore storico di Torino, in Piazza Castello, Confartigianato Imprese Piemonte presenta la mostra “L’artigianato che verrà. Visioni dal presente al futuro”, realizzata con la partnership di Slow Food. La kermesse, ospitata nella Sezione Corte dell’Archivio di Stato, si inserisce nell’ambito dell’edizione 2026 di “Terra Madre Salone del Gusto”, in programma dal 24 al 27 settembre.

 

Una rassegna collettiva, un compendio del bello e del ben fatto, che vede come protagoniste sei imprese artigiane del territorio piemontese (una di Torino, due di Cuneo, una di Biella e una del Verbano) cimentarsi con medium espressivi diversi (marmo, cera d’api, scarti di cereali, tessuto tecnico in parte riciclato, ceramica e ferro) e realizzare sei manufatti, con l’intento di fornire interpretazioni e sguardi differenti sull’artigianato, espressione identitaria di un territorio, in bilico tra tradizione e innovazione.

Infatti, il percorso espositivo prevede realizzazioni rappresentative delle tipicità artigiane dei singoli territori, accompagnate da un itinerario visivo che ne racconta l’evoluzione “dal presente al futuro”. L’allestimento, inoltre, è arricchito da visori 3D, per un’esperienza immersiva e coinvolgente nel mondo dei mestieri artigiani. Non si tratta soltanto di una mostra ma di un percorso narrativo capace di restituire al pubblico una visione dinamica e prospettica del comparto.

Al centro del progetto si sviluppa il concetto di “intelligenza artigiana” scelto negli ultimi anni da Confartigianato come claim per affermare la centralità del valore artigiano: un’intelligenza manuale che si tramanda di generazione in generazione e che convive con l’innovazione, la cura e la capacità di contrastare l’omologazione con risposte personalizzate. Infatti, la creatività che sta alla base del “fare artigiano” sa unire competenza tecnica, estro e attività manuale con l’attenzione autentica per la persona.

All’interno di questa visione l’artigianato si conferma come ambito privilegiato in cui tecnica e creatività restano al servizio dell’uomo, della relazione e della comunità. L’artigianato è manifestazione autentica dell’umanesimo e della centralità della persona.

“Una mostra collettiva – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – capace di coniugare il mondo della bellezza, dell’alta manifattura, delle cose realizzate a regola d’arte con la capacità di trasformare creativamente la materia. L’esposizione ha tra gli obiettivi quello di orientare all’innovazione, valorizzare il territorio e le sue economie produttive, raccontare la poliedricità del saper fare artigiano attraverso la realizzazione di oggetti unici, innovativi e infine combattere l’omologazione e la globalizzazione. “L’artigianato che verrà” è un invito a guardare avanti, partendo dalla consapevolezza di ciò che siamo e dalla forza di ciò che sappiamo fare.”

Saranno esposti:

·         i manufatti dell’azienda di Cuneo “Lu Ferìe” di Paolo Godano, dinamica realtà di Sampeyre specializzata nella lavorazione del ferro

·         una selezione della produzione della nota impresa Besio 1842 di Mondovì, unica azienda artigiana monregalese che ancora oggi perpetua la vera tradizione dell’antica ceramica.

·         Rinascita Lenta, un progetto di LLS 3D Srl, servizi di stampa 3D di Torino che racconta la trasformazione degli scarti della lavorazione dei cereali in una nuova materia bioplastica, utilizzata per realizzare in stampa 3D una chiocciola. All’interno della teca, il visitatore segue un percorso visivo composto da quattro passaggi: gli scarti vegetali e alimentari, la loro trasformazione in biopolimero, la produzione del filamento PLA e la nascita dell’oggetto finale. La chiocciola rappresenta la lentezza necessaria ai processi naturali, la cura delle risorse e la capacità della materia di rigenerarsi. Ciò che normalmente viene considerato un residuo acquista così un nuovo valore e diventa un simbolo concreto di economia circolare.

·         Una selezione di candele di arredamento, di Enomondo Andrea Povero di Celle (Asti)

·         Maglia Pro Pella Sportswear Made in Italy di Biella: un tessuto tecnico ultraleggero, traspirante e aerodinamico. Ogni maglia è composta da 11 pannelli singoli e viene interamente realizzata artigianalmente in Italia attraverso tecnologie produttive Industry 4.0.

·         Silenzio, scultura in marmo palissandro classico – levigato, raw rayé, foglia oro di Tiziana Scaciga / Pietre Trovanti del Verbano Cusio Ossola

L’ambasciatrice australiana incontra le imprese piemontesi

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FOCUS SULL’ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO CON L’UE ATTESO NEL 2027

Gli scambi commerciali pari a 375 milioni nel 2025 destinati a crescere in maniera netta
non appena si concluderanno i negoziati per ampliare le opportunità tra i due continenti.
Cowley: “L’accordo vuol dire costi inferiori, più certezza, protezione più forte per l’eccellenza italiana”

Torino, 18 settembre 2026

Con una bilancia commerciale attiva per 230 milioni nel 2025, l’Australia si avvia a diventare uno dei mercati più interessanti per il Piemonte data l’attesa l’approvazione nei prossimi mesi dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea. Il Piemonte già oggi che si colloca al quarto posto tra le regioni italiane maggiormente esportatrici per un controvalore complessivo di 302 milioni di euro. La struttura delle esportazioni è guidata dai prodotti alimentari, bevande e tabacco (41,6% del totale, in forte crescita rispetto al 2024), seguiti da macchinari e apparecchi (20,1%), mezzi di trasporto (9,0%), articoli farmaceutici (6,1%), sostanze e prodotti chimici (5,8%) e apparecchi elettrici (5,0%). L’import è stato invece pari a 72 milioni di euro l’anno passato, con una composizione merceologica fortemente concentrata: l’83,9% del valore importato è costituito da prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Partendo da queste premesse si è svolto questo pomeriggio a Torino un incontro istituzionale organizzato da Confindustria Piemonte tra l’Ambasciatore d’Australia per l’Italia, Julianne Cowley, e il sistema industriale ed economico regionale.

Dopo otto anni di negoziati, l’Australia e l’Unione Europea hanno concluso un accordo di libero scambio. Desidero parlare in modo molto diretto di ciò che questo accordo significa per voi in quanto leader aziendali: costi inferiori, maggiore certezza, una protezione più forte per l’eccellenza italiana e un percorso più chiaro verso una delle regioni più dinamiche del mondo. Parallelamente, abbiamo firmato un Partenariato per la Sicurezza e la Difesa, e l’Australia ha ora completato il processo di associazione a Horizon Europe. Considerati nel loro insieme, questi non sono annunci diplomatici isolati. Sono le fondamenta di una partnership più profonda: commercio e investimenti; sicurezza e difesa; istruzione, ricerca e innovazione. Desidero ringraziare Confindustria per il suo costante supporto e impegno lungo il cammino che ha portato a questo accordo. Io, così come i precedenti ambasciatori australiani, ho sempre trovato in Confindustria un partner prezioso, focalizzato su come la politica commerciale possa creare reali opportunità per le imprese. È quindi opportuno che i membri di Confindustria — molti dei quali presenti oggi — siano tra i più evidenti beneficiari di questo accordo. Per alcuni di voi, l’Australia rappresenta già un importante mercato di esportazione o una destinazione d’investimento. Per altri, può sembrare ancora lontana. Il mio messaggio oggi è semplice: l’accordo riduce tale distanza, rende l’opportunità più chiara e rafforza le motivazioni commerciali” dichiara l’ambasciatrice Julianne Cowley.

L’incontro di oggi è il primo passo per creare una rete relazionale tra i nostri sistemi produttivi e le condizioni per nuove opportunità commerciali e di investimento, in entrambe le direzioni. L’Unione Europea sta lavorando con l’Australia, a un accordo di libero scambio, che insieme a quelli siglati con i Paesi dell’area Mercosur e a quello con l’India, agevolano e velocizzano le intese bilaterali e le opportunità di business. Crescerà quindi la domanda di connessioni istituzionali e commerciali, strumenti operativi, servizi qualificati e di un accompagnamento, in grado di trasformare le opportunità in nuove e sempre più rafforzate relazioni industriali” ha dichiarato il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amlberto.

La ratifica dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea è prevista tra 12-18 mesi e punta ad eliminare oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee, e a garantire l’accesso strategico alle materie prime critiche. È in questo quadro che, come Confindustria Piemonte, vogliamo rafforzare ulteriormente la capacità delle nostre imprese di cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali. Perché è proprio nelle fasi più complesse come quella attuale, che emerge la forza del nostro sistema industriale, la sua vocazione all’export e la capacità di adattamento” ha sottolineato Alessandro Battaglia, presidente Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte.

All’incontro sono intervenuti anche Andrea Tronzano, assessore Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti, Regione Piemonte, Gabriella Bocca, ceo di Lamebo e vicepresidente Unione Industriali Torino, Federico Cornagliotto, vicepresidente aizoOn e Fondatore e director aizoOn Australia, Stefano Nigro, direttore generale Ceipiemonte, e William Peasland, country director Apd Global.

Dati interscambio con Australia

Nel 2025 le esportazioni italiane verso l’Australia hanno raggiunto i 5.379,3 milioni di euro, in leggera flessione (-1,0%) rispetto ai 5.433,6 milioni di euro del 2024. Le importazioni italiane dall’Australia si sono attestate a 567,8 milioni di euro nel 2025, in calo del 3,6% rispetto ai 588,8 milioni di euro del 2024. Sono circa 547 le imprese italiane con presenza stabile e diretta in Australia, in particolare operanti nel settore alimentare, ottico, energetico ed infrastrutturale che impiegano 45.364 addetti con un fatturato complessivo di 20,6 miliardi di euro. Attraverso impianti produttivi, filiali commerciali o uffici di rappresentanza, attive in quasi tutti i settori: energetico e ingegneristico (ENI, Enel, Saipem, Prysmian), infrastrutture e costruzioni (Webuild, Rizzani de Eccher, Ghella), servizi finanziari (Intesa Sanpaolo), moda e lusso (Zegna, Armani, Ferragamo, Max Mara, Tod’s, Gucci, Luxottica, Ferrari, Maserati), fitness (Technogym) e prodotti alimentari (Barilla, Lavazza, Campari, Ferrero). La comunità di origine italiana supera il milione di persone, con oltre 160.000 residenti nati in Italia (censimento 2021). Italia e Australia hanno festeggiato nel 2024 il 75° anniversario delle relazioni diplomatiche. I due Paesi condividono una lunga tradizione di cooperazione, rafforzata dalla presenza di una consistente comunità italo-australiana (oltre un milione di persone di origine italiana secondo il censimento 2021) e da una fitta rete di accordi bilaterali in ambito scientifico, tecnologico, culturale e di sicurezza sociale.

Fondazione Crt punta sulle nuove generazioni

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6,8 MILIONI DI EURO PER LA SCUOLA

Dal Progetto Diderot a Insieme per il Successo Formativo, fino a Il mio Posto nel Mondo: la Fondazione accompagna bambini e ragazzi del Piemonte e della Valle d’Aosta dalla scuola dell’infanzia all’ingresso nel mondo del lavoro
Torino, 18 settembre 2026 – Suona la campanella per migliaia di studenti del Piemonte e della Valle d’Aosta e riparte l’impegno della Fondazione CRT a favore delle nuove generazioni. Con un investimento di 6,8 milioni di euro la Fondazione porterà nelle classi il Progetto Diderot, rinnovato e ampliato, e rafforzerà il dialogo tra scuola e mondo del lavoro con Insieme per il Successo Formativo – FFTP 4+2. Accanto a questi interventi prenderanno il via anche i percorsi di pre e doposcuola finanziati nell’ambito del progetto Il mio Posto nel Mondo, dedicato al tempo extrascolastico.
“La scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro delle nostre comunità -afferma Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT -. Per questo continuiamo a investire nell’educazione come leva di crescita, inclusione e sviluppo. Dall’infanzia all’ingresso nel mondo del lavoro accompagniamo ragazze e ragazzi con strumenti diversi ma complementari: promuoviamo la curiosità, rafforziamo le competenze, favoriamo l’incontro con il mondo delle professioni e sosteniamo chi vive situazioni di maggiore fragilità. Vogliamo contribuire a una scuola sempre più innovativa, inclusiva e capace di rispondere alle sfide del presente, affinché ogni ragazza e ogni ragazzo possa sviluppare pienamente il proprio talento”.
“Il considerevole investimento della Fondazione CRT e la sinergica collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale con la Fondazione – dichiara Stefano Suraniti, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte – hanno reso possibile, e continuano a rendere possibile, l’attuazione di iniziative educative utili nell’ambito della formazione dei nostri giovani, finalizzate a potenziare la didattica con percorsi e metodologie innovative e per favorire lo sviluppo delle competenze utili per la crescita personale. È fondamentale lavorare in modo proattivo con tutti gli attori del territorio per dare ai nostri allievi e alle nostre allieve pari opportunità, assicurando loro una scuola giusta garante del diritto allo studio sancito dall’articolo 34 della nostra Costituzione”.
Progetto Diderot: la più ampia offerta educativa di sempre
Riparte il Progetto Diderot, storico programma della Fondazione CRT che, per l’anno scolastico 2026/2027, mette a disposizione delle scuole del Piemonte e della Valle d’Aosta 30 linee progettuali, di cui 13 completamente nuove, grazie a un investimento di 2,8 milioni di euro. Dopo la prima tappa a Torino, proseguirà in tutte le province del Piemonte e ad Aosta la presentazione del progetto.
L’iniziativa coinvolge scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado e CPIA, offrendo percorsi che affiancano la didattica tradizionale con metodologie innovative e laboratoriali.
L’offerta affronta alcuni dei temi più rilevanti della contemporaneità: competenze STEM e digitali, intelligenza artificiale, bioingegneria, matematica, educazione finanziaria, sostenibilità ambientale, cittadinanza attiva, prevenzione della violenza di genere, orientamento scolastico e professionale, valorizzazione del patrimonio culturale, arte, storia, filosofia e creatività.
Tra le novità di questa edizione nasce la community Amici del Diderot: gli studenti del Liceo Coreutico Teatrale Germana Erba racconteranno le attività delle diverse linee progettuali attraverso interviste, reportage e contenuti multimediali, dando voce ai protagonisti dell’iniziativa.
Dal 2026/2027 il Progetto Diderot rientra inoltre tra le azioni previste dal Protocollo d’intesa tra Fondazione CRT e Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte. Diverse linee progettuali prevedono attività che potrebbero essere inserite nei percorsi FSL – Formazione Scuola-Lavoro e attività dedicate all’orientamento universitario e professionale.
Anche per questa edizione si rinnova la collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.
Le iscrizioni si apriranno con il tradizionale Click Day il 15 ottobre.
Insieme per il Successo Formativo: cresce il modello che avvicina scuola e mercato del lavoro
Prosegue, con un investimento di 500 mila euro, anche Insieme per il Successo Formativo – FFTP 4+2, il progetto promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte con il sostegno della Fondazione CRT per rafforzare la filiera tecnologico-professionale e ridurre il divario tra competenze richieste dal mercato del lavoro e formazione dei giovani. Con il nuovo anno scolastico prende il via la seconda edizione del progetto.
Per il 2026/2027, grazie al successo della prima edizione, le filiere autorizzate sono 41, mentre gli istituti coinvolti crescono da 6 a 31, di cui 20 avvieranno il percorso proprio quest’anno, a conferma della crescita del modello in tutto il Piemonte.
I percorsi riguardano alcuni dei principali ambiti strategici per lo sviluppo del territorio: Industria 4.0 e 5.0, automazione, robotica, intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale, transizione ecologica, turismo ed enoturismo, professioni socio-sanitarie e competenze digitali, con una particolare attenzione alla partecipazione delle studentesse ai percorsi STEM.
Il contributo della Fondazione CRT sostiene laboratori, formazione di docenti e studenti, esperienze didattiche innovative, attività nell’ambito della Formazione Scuola Lavoro, visite aziendali, attività di orientamento e scambi tra istituti, rafforzando il collegamento tra sistema educativo e mondo produttivo.
Il mio Posto nel Mondo: educazione e inclusione oltre la scuola
Accanto agli interventi rivolti direttamente agli istituti scolastici, la Fondazione CRT continua a investire anche nell’educazione extrascolastica con Il mio Posto nel Mondo (cui ha destinato 3, 5 milioni di euro), il progetto nato per contrastare le disuguaglianze educative e sostenere bambini e ragazzi che vivono situazioni di fragilità personale o socio-economica.
Per il nuovo anno prenderanno il via 67 progetti di pre e doposcuola in Piemonte e Valle d’Aosta, con spazi educativi di qualità capaci di favorire l’apprendimento, la socializzazione, il benessere e l’inclusione.
Come negli anni passati, il progetto sarà presentato attraverso un Road Show organizzato nelle Province del Piemonte e in Valle d’Aosta:
•     lunedì 21 settembre ore 11.00 – Novara, IIS “Fauser”, Via Ricci 14
•     martedì 22 settembre ore 11.00 – Asti, IIS “Alfieri”, Corso Alfieri 367
•     mercoledì 23 settembre ore 11.00 – Casale Monferrato, IIS “Sobrero”, Via Candiani d’Olivola 19
•     mercoledì 23 settembre ore 14.30 – Alessandria, Università del Piemonte Orientale, DIGSPES, Aula 109, Palazzo Borsalino, Via Cavour 84
•     giovedì 24 settembre ore 11.00 – Aosta, Nuovo Polo Universitario, Aula B4, via Monte Vodice
•     venerdì 25 settembre ore 11.00 – Cuneo, Sala San Giovanni, Via Roma 4
•     lunedì 28 settembre ore 11.00 – Vercelli, Sala della Cripta di Sant’Andrea, Via Galileo Ferraris 116
•     martedì 29 settembre ore 11.00 – Biella, Sala Seminari, Città Studi, Corso Giuseppe Pella 2b
•     mercoledì 30 settembre ore 11.00 – Verbania, IIS “Cobianchi”, Piazza Martiri di Trarego 8

Autunno difficile per le imprese piemontesi: energia e materie prime spingono i costi

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Si prospetta un autunno complicato per le imprese piemontesi, strette tra gli effetti delle tensioni in Medio Oriente, il rincaro dell’energia e delle materie prime e le conseguenze di siccità e fenomeni meteorologici estremi. Secondo Confartigianato Imprese Piemonte, la combinazione di questi fattori rischia di tradursi in nuovi aumenti dei costi di produzione, con particolare incidenza sulle attività energivore, sulla lavorazione dei metalli e sul comparto alimentare, a partire dal settore dolciario.

Le tensioni nell’area del Golfo rappresentano un ulteriore elemento di incertezza per gli approvvigionamenti. L’Italia importa infatti da quei Paesi il 56,6% del gasolio raffinato acquistato all’estero. Parallelamente, a maggio 2026 i prezzi di metalli e minerali utilizzati anche nella produzione di macchinari risultavano cresciuti del 39,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Confartigianato Imprese, l’aumento delle spese per elettricità, gas e carburanti potrebbe comportare per famiglie e imprese italiane quasi 29 miliardi di euro di maggiori costi.

Per il Piemonte la stima è di 2,118 miliardi di euro, cifra che colloca la regione al quinto posto nazionale. L’impatto maggiore viene stimato in Lombardia, con 5,402 miliardi, seguita da Emilia-Romagna con 3,011 miliardi, Veneto con 2,952 e Lazio con 2,272 miliardi. Una situazione particolarmente delicata per le regioni a forte vocazione manifatturiera.

“L’escalation del costo del carburante e dell’energia non impatta solo sulle imprese energivore e sull’autotrasporto – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – ma ricadono a cascata su tutti i prodotti trasportati come ad esempio gli alimentari. Aumenti, quindi, che andranno ad aggiungersi ai costi delle materie prime”.

Alle difficoltà determinate dallo scenario internazionale si somma la situazione delle risorse idriche. In Piemonte le riserve vengono indicate sotto il 30%, mentre la necessità di ricorrere maggiormente all’irrigazione rischia di coincidere con una fase di carburanti più costosi. Confartigianato richiama inoltre la necessità di interventi strutturali sugli invasi e sulla manutenzione delle infrastrutture idriche.

“Il sommarsi di tensioni internazionali, mancata gestione del territorio e sostanziale miopia della classe dirigente dei paesi occidentali e dell’Europa crea un vortice perfetto per penalizzare la manifattura, spiega Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. La variabilità dei prezzi è diventata strutturale, e questo danneggia le strategie aziendali. Le imprese artigiane si trovano davanti a un bivio: ritoccare i listini, con il rischio di penalizzare ulteriormente i consumatori, oppure lavorare in perdita mantenendo però intatta la qualità, che resta il nostro tratto distintivo. Il tutto con una crescente azione predatoria da parte della pubblica amministrazione ed un aumento costante della burocrazia”.

Il rischio indicato dall’associazione è quindi quello di una progressiva compressione dei margini delle piccole imprese: assorbire gli aumenti significa ridurre la redditività, mentre trasferirli sui prezzi finali potrebbe indebolire ulteriormente i consumi.

“Senza un piano strutturale per rendere più stabili le filiere e sostenere le imprese nei costi di produzione – conclude Felici – la qualità Made in Piemonte rischia di diventare un lusso sempre meno sostenibile”.

A Rivoli arriva il “gemello digitale”

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300mila euro dalla fondazione Crt per una città senza barriere

Grazie al contributo di 300mila euro della Fondazione CRT, il Comune di Rivoli potrà compiere un duplice passo strategico verso l’innovazione e l’inclusione: la realizzazione del Digital Twin, il gemello digitale della città, e l’avvio della redazione del nuovo Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) per programmare interventi finalizzati alla piena accessibilità degli spazi pubblici.

Il Digital Twin si concretizzerà nella mappatura dell’intero territorio comunale e nella sua riproduzione tridimensionale ad alta precisione. Attraverso rilievi dettagliati di strade, marciapiedi, attraversamenti e spazi pubblici, Rivoli sarà così rappresentata in un modello digitale che consentirà di conoscere e analizzare con precisione le caratteristiche dello spazio urbano. Il modello sarà anche uno strumento di supporto al lavoro degli uffici comunali: permetterà di individuare criticità, simulare gli interventi prima della loro realizzazione, monitorarne gli effetti nel tempo e rendere più efficace la programmazione delle attività di progettazione, manutenzione e gestione del territorio.

Parallelamente, il finanziamento permetterà di sviluppare il nuovo PEBA, avviando una mappatura completa degli ostacoli che limitano la mobilità in città. Il piano censirà e classificherà le barriere in base all’accesso ai servizi essenziali e ai percorsi maggiormente frequentati, definendo priorità di intervento oggettive e trasparenti. L’intero percorso vedrà il coinvolgimento attivo delle associazioni del Terzo Settore e delle persone con disabilità, affinché le priorità individuate rispondano ai bisogni concreti della comunità.

«L’accessibilità non riguarda soltanto le persone con disabilità: riguarda ciascuno di noi, in ogni fase della vita – dichiara il sindaco Alessandro Errigo – Questo finanziamento ci permette di dotare Rivoli di uno strumento innovativo che resterà patrimonio della città e che ci consentirà di programmare gli interventi con maggiore efficacia, mettendo sempre al centro le persone. Eliminare le barriere significa rendere Rivoli più semplice da vivere, più sicura e più accogliente per tutti.»

«Il Digital Twin rappresenta un salto di qualità nel modo di progettare e gestire la città – aggiunge l’assessore alla Transizione digitale Emanuele Bugnone – Avere una rappresentazione tridimensionale e aggiornata del territorio significa mettere a disposizione degli uffici una nuova base di conoscenza, sulla quale progettare gli interventi, leggere le trasformazioni della città e lavorare in modo più efficace e coordinato. È uno strumento che ci permetterà di affiancare all’innovazione tecnologica una programmazione più precisa e, con il PEBA, una maggiore attenzione all’accessibilità.»

“Il contributo della Fondazione CRT al Comune di Rivoli nasce dalla volontà di mettere l’innovazione al servizio dell’autonomia e accessibilità. – afferma Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT – I Digital Twin rappresentano oggi uno strumento efficace per conoscere e progettare meglio gli spazi in cui viviamo: sono modelli digitali sempre più precisi delle città che consentono di leggere il territorio, individuare le barriere, programmare gli interventi. È una direzione già sperimentata a Torino e in altre città italiane e internazionali, dove queste tecnologie supportano le amministrazioni nelle scelte sulla mobilità, sullo spazio pubblico e sulla qualità urbana. Per la Fondazione CRT sostenere questo percorso significa contribuire a una cultura dell’inclusione che parte dalla capacità di progettare città più attente alle esigenze delle persone”.

Scenari Energetici 2027, “La migliore energia”

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L’evento annuale organizzato dal Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino e dall’Unione Industriali Torino analizza gestione e best practice per le imprese. Nell’occasione si è svolta la premiazione della seconda edizione del contest 

Di fronte a uno scenario energetico in continua evoluzione, segnato da incertezze geopolitiche e volatilità dei mercati, il dialogo tra gli operatori della filiera assume un valore strategico. Favorire la conoscenza delle dinamiche in corso e promuovere la condivisione di competenze significa costruire una visione comune e rafforzare la capacità del sistema Paese di rispondere alle sfide energetiche future. In questo contesto le imprese, che sono esposte a costi energetici crescenti, hanno a disposizione diversi strumenti per preservare la loro competitività. Sono questi i principali temi affrontati da Scenari Energetici 2027, l’annuale evento organizzato da Unione Industriali Torino e Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio di Torino, in collaborazione con Confservizi Nord Ovest.

Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio di Torino, ha aperto l’evento con un appello alla politica:” L’industria piemontese resiste, ma è sempre più penalizzata dal costo dell’energia. Servono più rinnovabili, autoproduzione e nucleare di ultima generazione. E, davanti a costi ormai insostenibili che minano la competitività delle nostre imprese, serve un intervento del Governo a sostegno del sistema produttivo”. In seguito, ha preso la parola Giuseppe Bergesio, Presidente del Gruppo Energia di Unione Industriali Torino, sottolineando che “riteniamo importante promuovere il confronto tra esperti, operatori e istituzioni per comprendere l’evoluzione degli scenari energetici. Con il convegno di oggi desideriamo offrire alle imprese strumenti concreti per affrontare le sfide attuali e tutelare così la loro competitività”. A seguire sono stati presentati un’analisi dello scenario economico attuale e un focus su mercati energetici, con gli impatti sulle imprese e le misure dedicate, grazie agli interventi di Raffaello Bronzini, Dipartimento di Economia e Statistica, Servizio Struttura economica, Banca d’Italia, ed Enrica Cottatellucci, Responsabile Promozione e Assistenza alle imprese, GSE.

Successivamente si è svolta una tavola rotonda cui hanno preso parte: Roberto Mazza, membro del Comitato Torino Finanza, Unicredit; Marco Ravazzolo, Responsabile Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità di Confindustria; Massimiliano Truda, consigliere Gruppo Credito, Finanza e Assicurazioni Unione Industriali Torino, Intesa Sanpaolo; Giulio Troncarelli, consigliere Gruppo Digital Technologies Unione Industriali Torino.

Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, nel suo intervento ha ribadito “il nostro impegno per dare ogni supporto utile alle imprese per orientarsi in questo scenario complesso e articolato, sia qui sul territorio, che a Roma grazie all’attività che Confindustria conduce ogni giorno verso il Governo e le Istituzioni. Serve una strategia dove si tengono insieme strumenti finanziari, politiche di supporto, tecnologie e scelte industriali. È questo l’unico percorso possibile per passare dall’incertezza alla competitività”.

A conclusione dei lavori, ha avuto luogo la cerimonia di premiazione della seconda edizione del contest “La migliore energia”, promosso dal Gruppo Energia dell’Unione Industriali Torino per valorizzare l’impegno delle imprese associate nell’opera di ottimizzazione dell’impatto energetico.

Per La Mole-F.lli Milan, società torinese specializzata dal 1978 nella produzione e commercializzazione di prodotti da forno, nelle motivazioni del premio si legge che “il riconoscimento premia un percorso strutturato di efficientamento energetico che, attraverso interventi integrati sul processo produttivo e sul sito, ha migliorato le prestazioni e ridotto i consumi, promuovendo un uso più responsabile delle risorse”.

Per Sagat Torino Airport, la motivazione sottolinea come sia stata premiata “per aver tradotto la propria strategia di decarbonizzazione in un percorso concreto e misurabile, supportato da un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, verso un aeroporto sempre più sostenibile”.

Terra Madre nel cuore di Torino: biodiversità protagonista per i 40 anni di Slow Food

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Dal 24 al 27 settembre il centro di Torino ospiterà la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che quest’anno celebra i 40 anni di Slow Food nel ricordo del fondatore Carlo Petrini. Tema centrale sarà la biodiversità, sintetizzata nel claim “Biodiversity – Be Diversity”.

La manifestazione, organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, si svilupperà lungo un percorso che da piazza Carlo Felice attraverserà via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello e altre aree del centro fino a piazza Vittorio Veneto. Una scelta pensata per portare produttori, comunità e “custodi della biodiversità” direttamente nel cuore della città.

I numeri confermano le dimensioni internazionali dell’appuntamento: oltre 1.500 delegati provenienti da 120 Paesi, più di 600 espositori, oltre 130 Presìdi Slow Food e circa mille eventi, tra cui 200 conferenze, 65 Laboratori del Gusto e più di 60 pranzi e cene. Saranno presenti anche oltre 50 cuochi, mentre più di 90 realtà torinesi parteciperanno al programma Terra Madre Off.

Nessun visitatore dovrà tornare a casa senza aver compreso il valore della biodiversità e la necessità, sempre più urgente, di salvarla”, ha ricordato Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, richiamando le indicazioni lasciate da Carlo Petrini per l’edizione del quarantennale.

Regione Piemonte e Città di Torino sottolineano anche il valore economico e turistico della manifestazione, capace di richiamare migliaia di visitatori e di coinvolgere alberghi, ristoranti e attività commerciali.

Al centro di Terra Madre resteranno il grande Mercato, i Presìdi e i prodotti dell’Arca del Gusto, insieme a incontri dedicati ad agricoltura, sostenibilità, politiche alimentari e giustizia sociale. Tra gli ospiti annunciati figurano Alice Waters, Satish Kumar, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Massimo Montanari, Moni Ovadia, Paolo Hendel e Fulvio Marino.

L’edizione 2026 ricorda inoltre i 30 anni dalla nascita del Salone del Gusto: una mostra fotografica sotto i portici di via Po ripercorrerà attraverso immagini e gigantografie la storia della manifestazione e alcuni dei progetti più significativi sviluppati da Slow Food.

Nuovo piano regolatore: CIA Agricoltori delle Alpi soddisfatta 

“Esprimiamo soddisfazione per la sensibilità dimostrata dalla Città di Torino nei confronti delle nostre osservazioni al nuovo piano regolatore generale e soprattutto per il sostanziale accoglimento dell’impostazione che avevamo proposto per valorizzare il ruolo dell’agricoltura urbana – dichiara Luigi Andreis, direttore provinciale di CIA Agricoltori delle Alpi, commentando le determinazioni del Comune sulle dieci osservazioni presentate dall’organizzazione in materia di attività agricole”.

“Avevamo chiesto – sottolinea Andreis – che il nuovo Prg non considerasse l’agricoltura solo come elemento paesaggistico e ambientale, ma come una vera e propria componente produttiva della città capace di contribuire al sistema del cibo locale, alla sostenibilità, alla resilienza climatica, alla multifunzionalità e alla vitalità economica del territorio. La risposta del Comune va in questa direzione, e riconosce in larga misura la validità delle nostre proposte”.

Tra i punti principali figurano il riconoscimento dell’agricoltura urbana, professionale, come componente del sistema alimentare cittadino, insieme alla valorizzazione dell’agricoltura multifunzionale quale criterio per l’attività del parco agrario urbano. Il Comune ha inoltre accolto le richiesta di una disciplina più chiara per le colture protette, come serre e tunnel, e per le strutture altamente funzionali al ciclo produttivo agricolo, distinguendosi dalle attività logistiche estranee al settore. Sono stati riconosciuti anche l’allevamento non intensivo, il pascolo e la fienagione quali componenti dell’agricoltura urbana multifunzionale e della rete agricola ed ecosistemica. Per quanto riguarda l’agrivoltaico avanzato è stato condiviso il principio dell’integrazione, tra produzione agricola ed energia da fonti rinnovabili.

“È importante – conclude Andreis – che il Comune abbia riconosciuto la necessità di rafforzare la dimensione produttiva e multifunzionale dell’agricoltura urbana. Nelle determinazioni troviamo accolti elementi per noi fondamentali, dalle colture protette alle strutture funzionali al ciclo produttivo, dall’allevamento non intensivo al pascolo e alla fienagione, fino al riconoscimento dell’agricoltura multifunzionale e del suo ruolo nel sistema alimentare della città. È un segnale d’attenzione che apprezziamo e che dimostra come il confronto con le organizzazioni agricole possa contribuire a costruire un Prg più aderente alle esigenze delle imprese e più coerente con i concetti di sostenibilità e valorizzazione del territorio”.

Mara Martellotta

Allarme Trump-cession: il nuovo volto delle crisi economiche

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

Per decenni economisti e investitori hanno studiato i cicli economici individuando una dinamica ricorrente: una fase di crescita sostenuta genera un aumento della domanda di beni e servizi; la capacità produttiva fatica a tenere il passo e i prezzi iniziano a salire. L’inflazione diventa il principale nemico della stabilità economica e le banche centrali intervengono alzando i tassi di interesse. Il costo del denaro aumenta, le obbligazioni perdono valore, gli investimenti rallentano e, infine, anche i mercati azionari subiscono una correzione. È un meccanismo noto, quasi fisiologico, che ha accompagnato tutte le principali economie moderne. Oggi, tuttavia, potremmo trovarci di fronte a qualcosa di diverso. Per la prima volta nella storia contemporanea, una possibile recessione globale e una profonda correzione dei mercati finanziari sembrano dipendere in misura rilevante non dall’evoluzione spontanea del ciclo economico, ma dalle decisioni politiche di una singola persona: Donald Trump. Negli Stati Uniti è stato persino coniato il termine ‘Trumpcession’, neologismo nato dall’unione di Trump e recession, utilizzato da economisti, operatori finanziari e commentatori per descrivere il rischio che le decisioni economiche e geopolitiche del presidente possano condurre l’economia americana e mondiale verso una fase recessiva.

Ciò che rende questa fase storica particolarmente interessante, infatti, è la natura dell’origine della crisi. Non si tratterebbe infatti di una recessione nata dagli squilibri interni del sistema economico, come avvenuto spesso in passato, ma di una crisi innescata da decisioni politiche e strategiche concentrate nelle mani di pochi leader e, in particolare, del presidente americano.

Naturalmente attribuire ogni responsabilità a una singola persona sarebbe eccessivo. Le tensioni geopolitiche, i conflitti regionali e gli interessi delle grandi potenze hanno radici profonde e coinvolgono numerosi attori. Tuttavia è difficile negare che la personalizzazione della politica internazionale abbia raggiunto livelli senza precedenti. Mai come oggi le decisioni di un leader possono influenzare in tempi rapidissimi l’andamento dell’inflazione, dei tassi di interesse e dei mercati finanziari globali.

Per questo motivo gli investitori non stanno osservando soltanto i dati economici. Seguono con la stessa attenzione le dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca, gli sviluppi diplomatici in Medio Oriente e ogni segnale che possa indicare un’escalation o, al contrario, una possibile distensione.

La vera domanda dei prossimi mesi non sarà soltanto se l’inflazione tornerà sotto controllo o se le banche centrali potranno ridurre i tassi. La domanda fondamentale sarà se la politica riuscirà a smettere di essere il principale fattore di rischio per l’economia mondiale.

Perché, se questo scenario dovesse concretizzarsi, gli storici potrebbero ricordare questa come la prima grande crisi economica dal secondo dopoguerra nella quale il ciclo economico è stato messo in secondo piano dalle scelte di un singolo leader politico.

Cerchiamo di capire come siamo arrivati e quali sono le possibili future ripercussioni economiche e finanziarie della situazione in atto.

All’inizio dell’anno il quadro macroeconomico internazionale appariva relativamente favorevole. La crescita mondiale procedeva a ritmi moderati ma positivi. L’inflazione, pur rimanendo superiore agli obiettivi delle banche centrali in alcune aree geografiche, stava progressivamente rallentando. Persino il conflitto tra Russia e Ucraina, pur continuando a rappresentare un elemento di instabilità, sembrava essere stato in larga parte assorbito dai mercati.

In queste condizioni gli investitori potevano ragionevolmente attendersi un graduale ritorno alla normalità: inflazione in discesa, taglio dei tassi di interesse e prosecuzione della crescita economica. Lo scenario ideale per sostenere sia il mercato obbligazionario sia quello azionario.

La situazione è cambiata radicalmente a fine febbraio con l’esplosione delle tensioni in Medio Oriente e con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel confronto con l’Iran. La nuova crisi geopolitica ha immediatamente provocato una forte impennata dei prezzi dell’energia. Petrolio e gas rappresentano la materia prima fondamentale dell’economia globale e qualsiasi incremento significativo dei loro prezzi si trasferisce rapidamente ai costi di produzione, ai trasporti e, in ultima analisi, ai consumatori.

La conseguenza è stata un ritorno delle pressioni inflazionistiche proprio nel momento in cui sembravano sotto controllo. Le banche centrali si sono quindi ritrovate costrette a riconsiderare le proprie strategie monetarie. L’aspettativa di riduzioni dei tassi è stata rinviata e, in alcuni casi, il mercato ha iniziato addirittura a temere nuovi rialzi.

Da qui il ritorno delle difficoltà sui mercati obbligazionari. Come noto, quando i tassi salgono il valore delle obbligazioni esistenti diminuisce. Gli investitori hanno quindi registrato perdite proprio in quella componente dei portafogli che tradizionalmente dovrebbe offrire stabilità.

Più sorprendente è stato il comportamento dei mercati azionari. In circostanze analoghe, caratterizzate da inflazione in aumento e tassi elevati, le Borse avrebbero normalmente reagito con forti ribassi. Questa volta, invece, la correzione è stata relativamente contenuta.

La ragione principale è che gli operatori faticano a interpretare il quadro economico. Da una parte rimane presente una crescita economica ancora positiva, sostenuta dai consumi e dall’innovazione tecnologica. Dall’altra emergono rischi sempre più evidenti legati all’energia, all’inflazione e all’instabilità geopolitica.

I mercati si trovano quindi davanti a un bivio.

Il primo scenario è quello ottimistico. L’aumento dei prezzi energetici si rivela temporaneo, le tensioni internazionali si attenuano e l’economia mondiale continua a crescere. In questo caso gli utili aziendali tornerebbero a rappresentare il principale motore dei mercati e le Borse potrebbero riprendere il loro percorso rialzista.

Il secondo scenario è decisamente più preoccupante. Se il rincaro dell’energia dovesse consolidarsi e tradursi in un’inflazione strutturalmente più elevata, le banche centrali sarebbero costrette a mantenere i tassi di interesse su livelli elevati per un periodo molto più lungo del previsto. La crescita economica rallenterebbe sensibilmente e gli utili delle imprese verrebbero penalizzati. In questo caso una correzione azionaria significativa diventerebbe difficile da evitare.

Il primo scenario (ottimista) trova supporto su una motivazione, oggettiva, forte: la quantità di petrolio e di gas naturale estraibile è ampia, forse, come mai è avvenuto nella storia recente. La situazione di difficoltà e l’aumento dei prezzi del greggio hanno reso convenienti nuove esplorazioni e lo sfruttamento di giacimenti il cui elevato costo ne aveva scoraggiato l’utilizzo incrementando così la quantità a disposizione. Il problema è un altro: il trasporto della materia prima nei paesi consumatori (Europa e Asia innanzitutto visto che gli Stati Uniti ormai producono internamente quanto consumano ed, anzi, sono esportatori netti di gas) è reso quantomai difficoltoso dal blocco dello stretto di Hormuz (dal quale transita un quinto del petrolio estratto) e dagli attentati alle raffinerie e alle rete distributive dei Paesi del Golfo. Ma, come i fiumi che, di fronte a frane e smottamenti, trovano sempre il modo di scavare un nuovo letto che li conduca al mare, così anche i sistemi economici superano le difficoltà attraverso miglioramenti di efficienza/tecnologia ed aprendo rotte alternative a quelle diventate ormai non più percorribili ed è quanto avverrà se la situazione attuale si prolungherà.

Ecco, quindi, che l’argomento “forte” porta gli investitori a non scommettere su di una recessione imminente (la probabilità che non si verifichi o che sia di breve durata è troppo elevata). A questo si aggiunge un argomento “debole”, non oggettivo ma legato alle decisioni prese da chi ha innescato questa situazione di incertezza: come scritto nell’articolo di agosto ( https://iltorinese.it/2026/08/07/chi-dice-donald-dice-danno/ ) su questo sito, la convinzione dei mercati finanziari è che, prima di causare danni irreparabili, il POTUS cambierà la propria strategia con l’obiettivo di evitare una recessione ed il suo “harakiri” politico (in vista anche delle imminenti elezioni di mid term). Si tratta del “TACO” (“Trump always chicken out”, “Trump fa sempre marcia indietro”, si veda l’articolo di agosto)…

Il secondo scenario, al contrario, non ha al momento un supporto “forte”: l’ampia disponibilità di prodotti petroliferi rende improbabile che il prezzo del petrolio (la ragione principale dell’impennata dell’inflazione) rimanga al di sopra dei 100 dollari nei prossimi anni. Rimangono però a suo favore due argomenti “deboli”: la situazione di tensione sui prezzi potrebbe peggiorare nei prossimi mesi provocando così un deciso rialzo dei tassi di interesse e il presidente Trump, a sua volta, potrebbe perdere completamente di vista gli esiti nefasti per il suo consenso (e, in secondo luogo, per l’economia americana e mondiale) e continuare nella sua guerra (sempre più personale) contro l’Iran (a suon di annunci e bombardamenti) ed il mondo (a colpi di dazi e post sul suo social media Truth).

Si tratta di una prospettiva che potrebbe, alla fine, costringere gli investitori a capitolare innescando un’ondata di vendite sui listini che potrebbero provocare una loro subitanea discesa (che però, come sempre avvenuto in passato, verrebbe poi recuperata per lo sconforto di coloro che nel frattempo avevano deciso di vendere).

Per ora la razionalità, la fiducia nei confronti dell’economia e delle imprese, capaci di attraversare ammaccate ma più che mai in vita momenti di forte incertezza, sta prevalendo.

La storia di successo dei mercati azionari ha superato guerre mondiali, sanguinosi attentati, pandemie e crisi finanziarie ed il vero rischio, per il povero investitore, è quello di lasciarsi condizionare dalle emozioni che comprensibilmente suggeriscono di ridurre gli investimenti quando gli eventi che ci circondano fanno suonare gli allarmi dell’incertezza.

Sarà il caso, ancora una volta, di seguire il consiglio di Ulisse: riempire le nostre orecchie di cera e non ascoltare le sirene che porterebbero non, forse, alla nostra perdizione ma molto probabilmente a decisioni inappropriate per i nostri patrimoni.