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Opere irrigue, proroga domande contributi

L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha prorogato dal 31 luglio al 31 ottobre 2022 la presentazione delle domande per la concessione di contributi a copertura delle spese di progettazione di infrastrutture irrigue e di bonifica destinate destinate all’approvvigionamento e gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche

Il bando regionale, che ha una dotazione finanziaria complessiva di 2 milioni e 450 mila euro, è rivolto ai consorzi di bonifica, ai consorzi di irrigazione e agli enti irrigui gestori di canali appartenenti al demanio o alla patrimonio regionale.

La dotazione finanziaria verrà ripartita equamente, ed in proporzione del contributo richiesto, tra i beneficiari fino ad un massimo di 150.000 euro. E’ inoltre ammessa la presentazione di un progetto da un soggetto capofila rappresentante di più consorzi di irrigazione gestori di comprensorio.

Per l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte la proroga si rende necessaria per valutare anche nuove strategie maturate a seguito dell’attuale emergenza idrica, riconosciuta a livello regionale e nazionale, che ha determinato situazioni di grave deficit idrico e di conseguenza ha messo in difficoltà i consorzi stessi che sono impegnati nel garantire una maggiore e più costante disponibilità dell’acqua, essenziale per l’irrigazione in agricoltura.

Il link al bando https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/contributi-spese-progettazione-infrastrutture-irrigue-eo-bonifica

Ridurre i costi energetici per usi pubblici e per l’industria del Turismo

Ridurre i costi energetici per usi pubblici e per l’industria del Turismo: è questo il lungimirante obiettivo che la Regione Piemonte con l’Assessore all’ambiente, energia, innovazione e ricerca Matteo Marnati e il Consigliere Valter Marin hanno voluto illustrare, incontrando gli operatori  e i Comuni delle Alte Valli Susa e Chisone, lunedi 1 agosto.

La soluzione può venire dal modello innovativo e il primo in Italia realizzato da Acea Pinerolese Energia(Acea Energie Nuove)  con le comunità energetiche condominiali e territoriali presentate nel corso dell’incontro dall’Amministratore Unico, Francesco Carcioffo.

La transizione energetica nelle stazioni sciistiche e nelle località turistiche delle montagne diventa un imperativo che interseca il risparmio, all’ambiente e alla sostenibilità.

Nel corso della mattinata l’Ing Carcioffo ha infatti presentato le enormi potenzialità delle Comunità energetiche condominiali per i condomìni e per le strutture di accoglienza turistica che possono così ridurre il consumo energetico da fonti fossili di oltre l’80%, grazie alla realizzazione di vere e propri strutture efficientate che attraverso cappotti, pareti ventilate o insuflaggio, l’utilizzo di infissi a doppio vetro, e grazie alla realizzazione di comunità energetiche a livello di condominio dove prende corpo l’autoproduzione e l’autoconsumo dell’energia fotovoltaica prodotta sul tetto per fornire l’elettricità per i singoli appartamenti e per alimentare una pompa di calore ad alta efficienza ed abbattere l’utilizzo del gas naturale, attualmente largamente usato per il riscaldamento residenziale.

Gli edifici montani che tipicamente necessitano di molta energia potranno più che dimezzare il fabbisogno di energia termica per riscaldarsi e ridurre di circa il 90% delle fonti fossili rispetto ad ante intervento.

Fin qui l’aspetto abitativo e di accoglienza turistica, ma il concept presentato da Acea, vede un livello di coinvolgimento sovraterritoriale e di realizzazione di Comunità energetiche territoriali che mettano a sistema le strutture di accoglienza turistiche efficientate, esse stesse Comunità energetiche su scala di edificio, che si possono unire in diversi cluster con le varie impiantistiche di produzione di energia rinnovabile prodotta sul territorio (fotovoltaico, eolico e idroelettrico) esistenti, da censire e implementabili in futuro per dare vita alla prima Stazione Sciistica Rinnovabile e quasi totalmente autonoma sul fronte energetico.

Acqua, vento, sole e biomasse, tipicamente abbondanti sulle vette alpine, possono così diventare nello scenario presentato da Acea, i tre gregari di una transizione energetica d’alta quota e un industria turistica tendente allo zero emission e a basso impatto energetico. Questi tre elementi naturali possono diventare anche una fonte di sviluppo di una economia delle energie rinnovabili che si affianca a quella del turismo per servirla e aiutare gli operatori ad abbattere di molto i costi energetici, ma creando al contempo un ulteriore indotto e fonte di lavoro nelle aree alpine.

 

“I grandi scenari energetici in evoluzione in Europa – ha dichiarato Matteo Marnati Assessore all’ambiente, energia, innovazione e ricerca della Regione Piemonte – ci impongono di trovare formule alternative per abbattere l’aumento dei costi dell’energia e ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili come il gas. Le comunità energetiche diventano protagoniste per andare incontro a queste esigenze e soddisfare esigenze ambientali, sociali ed economiche. La Regione Piemonte punterà molto sulla costituzione delle comunità energetiche ambendo a diventare la regione più virtuosa a livello nazionale.

“Prima importante riunione con Sindaci, presidenti Unioni Montane Comuni Olimpici Via Lattea e Alta Valle Susa, operatori ed imprese del territorio – ha detto il Consigliere Regionale Valter Marinper illustrare una eccezionale opportunità di costituire più comunità energetiche finalizzate ad una decisa riduzione dei costi energetici che puntino all’autoconsumo. Industria del Turismo green che punta sulle energie rinnovabili”

Rinnovabili, risparmio e comunità energetiche ad alta quota sono un volano di crescita per le nostre montagne – ha detto l’ing. Carcioffo AU di Acea Energie Nuove (Acea Pinerolese energia Srl ) – questo il concetto che abbiamo presentato a livello preliminare come possibilità di studio da realizzare sul territorio delle alte valli. Un’idea lungimirante, quella proposta nel corso dell’evento realizzato e voluto dalla Regione Piemonte a Cesana, che può diventare un volano di business, sostenibilità e riduzione dei costi energetici, attraverso l’esportazione del concetto di comunità energetiche in montagna, luogo dove il fare comunità è da sempre un elemento fondante per la crescita. Un’opportunità nuova per dare risalto a questa vocazione territoriale e per rilanciare le montagne.”

 

Abbi pazienza

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

Gli Stati Uniti sono forse già in recessione.  

La prassi vuole che ci vogliano due trimestri consecutivi negativi di crescita negativa del PIL e i dati sul secondo trimestre hanno confermato la decrescita registrata nel primo.

L’ufficialità tarderà ad arrivare in quanto dovrà essere deliberata da un gruppo di economisti nominati dal National Bureau of Economic Research  (un’organizzazione di ricerca privata americana senza scopo di lucro “impegnata a intraprendere e diffondere ricerche economiche imparziali tra i responsabili delle politiche pubbliche, i professionisti delle imprese e la comunità accademica”) chiamato  “Business Cycle Dating Committee”, “Comitato sulla datazione del ciclo economico”.

Suona un po’ strano che l’avvio di una recessione debba essere ratificato da un gruppo di saggi istituito all’uopo ma forse ci dice una volta di più quanto, in economia, questa parola sia esorcizzata e pronunciata il meno possibile, proprio come si fa, tra noi umani, con la morte.

Eppure le temutissime recessioni si ripetono, con una certa monotona regolarità, da molti secoli mentre, per fortuna, ben più rare e gravi sono le depressioni.

Nella Bibbia la Genesi racconta, forse per la prima volta nella storia, l’alternarsi di un ciclo economico positivo (sette anni di vacche grasse) e recessivo (i successivi sette anni di vacche magre).

Al faraone appaiono, in un sogno angoscioso, sette vacche grasse e di bello aspetto che vengono prima affiancate e poi divorate da altre sette vacche brutte e magre.

Il sovrano dell’Egitto chiede aiuto a Giuseppe, il penultimo dei dodici figli di Giacobbe, che, detenuto in prigione, aveva fama di interpretare i sogni dei carcerati.

Giuseppe, novello economista, raccomanda di conservare la produzione in eccesso per gli anni di carestia attraverso uno dei primi prelievi fiscali documentati dell’antichità (un quinto dei prodotti: il 20%): prevenire per curare e tenere sotto controllo la malattia e tornare, prima possibile, a correre come sono tornate a fare le borse ultimamente.

A prima vista sembra a dir poco curioso che, in concomitanza con la pubblicazione dei deludenti dati sul PIL statunitense, i mercati finanziari abbiano messo a segno, dopo sei mesi consecutivi di discesa, un importante (seppure parziale) recupero.

Sono pazzi questi mercati… O forse, semplicemente, l’eccessivo pessimismo di inizio luglio aveva posto le basi per un “rimbalzo”.

Ad aiutare è stata anche la dichiarazione del governatore della banca centrale statunitense che, dopo avere alzato ancora una volta i tassi ufficiali, la scorsa settimana ha lasciato aperto lo spiraglio ad una maggiore prudenza nel volere stroncare la pianta infestante dell’inflazione se l’economia dovesse peggiorare più velocemente del previsto.

Tanto è bastato per giustificare il ritorno di un moderato ottimismo.

Quanto avvenuto non è nient’altro che la riprova che gli eccessi, di pessimismo ma anche di ottimismo, sono spesso indicatori “contrarian” (meglio, cioè, fare il contrario che seguire supinamente le pulsioni della maggioranza).

Naturalmente nulla è più illusorio delle facili occasioni di guadagno e a conferma di ciò la capacità di previsione manifestata dall’andamento delle borse lascia spesso a desiderare: come ricordava il premio Nobel per l’economia Paul Samuelson “il mercato azionario ha previsto nove delle ultime cinque recessioni”…

L’economia sta rallentando e le aziende più solide hanno subito sinora solo un modesto peggioramento delle loro prospettive; per potere davvero voltare pagina servirà ancora un più deciso ridimensionamento delle stime sugli utili di quest’anno che tenga conto del rallentamento della domanda prodotto dall’aumento dei prezzi (e presto, forse, anche della disoccupazione).

Solo allora l’inflazione perderà il suo carburante più importante, una domanda troppo elevata a fronte di un’offerta limitata dai colli di bottiglia creatisi con la pandemia ed ora in via di esaurimento, e i banchieri centrali potranno così placare la loro ira nei confronti dell’inflazione.

Anche da noi in Europa, con una guerra alle porte e una crescita dei prezzi frutto più dell’aumento delle materie prime (peraltro in forte correzione già da fine maggio) che della forza dei consumi, sarà la recessione (temperata dagli investimenti programmati per il Next Generation EU) la migliore medicina per rallentare l’indice dei prezzi.

Il futuro continua ad essere promettente, le innovazioni che hanno da sempre guidato la creazione di maggiore benessere non sono certo in rallentamento, ma occorrerà mantenere i nervi saldi di fronte ad un probabile ritorno della volatilità (gli alti e, soprattutto, i bassi di mercato).

Un solo imperativo dovrà tenere a mente il risparmiatore avveduto per non incorrere in scelte autolesionistiche: Abbi pazienza ***.

*** Per chi ne fosse privo o non la conoscesse può cercarne la via sullo stradario di Pistoia.

Coldiretti: sì al Distretto del cibo in Canavese ma senza consumo del suolo

Coldiretti Torino offre la propria collaborazione alla Città metropolitana di Torino per realizzare, anche in Canavese, il Distretto del cibo.

Ma chiede che lo stesso ente accantoni i progetti che prevedono nuovo consumo di suolo e che dimostri, nei fatti, una reale volontà di valorizzare l’agricoltura canavesana.

Nei giorni scorsi una delegazione di Coldiretti Torino con il presidente Bruno Mecca Cici e il direttore Andrea Repossini ha incontrato la consigliera metropolitana delegata allo sviluppo economico e al turismo Sonia Cambursano proprio per lanciare questo nuovo strumento di promozione dei valori agroalimentari del territorio.

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Coldiretti: si al Distretto del cibo in Canavese ma senza consumo del suolo

Arte, ambiente, tecnologia con “Esponente 2022” di Fondazione Crt

Arte, ambiente, tecnologia connotano i 90 progetti espositivi sostenuti dalla Fondazione CRT con il bando “Esponente 2022”: i contributi, per complessivi 930 mila euro, renderanno possibili mostre, catalogazione e riordino delle collezioni e, da quest’anno, anche eventi collaterali “off” come laboratori, workshop e performance.

 

Musei e mostre tenderanno a offrire esperienze sempre più innovative, inclusive e sostenibili, in linea con i goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: per questo la Fondazione CRT amplia il proprio sostegno anche alle iniziative culturali che orbitano attorno alle attività espositive, per intercettare le diverse esigenze di pubblici eterogenei e alimentare nuove opportunità di occupazione e crescita del territorio”, affermano il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia e il Segretario Generale Massimo Lapucci.

 

I contributi di Esponente sono diffusi capillarmente sul territorio: dal Cristallo di Luce, installazione itinerante che coniuga arte e sostenibilità ambientale “firmata” Share Festival a Torino, alle “Balene di Frankestein” del Parco Paleontologico Astigiano; da “Geometrie d’Acqua” del Mu.Di. il Museo dinamico di Casale Monferrato nell’Alessandrino, alla mostra “Joan Miro’. Genius loci: l’alfabeto del segno e della materia” a Cherasco nel Cuneese. Da “S+T+ARTS4Water” della Fondazione biellese Pistoletto che supporta artisti, ricercatori ed esperti di tecnologia nel rispondere alle sfide territoriali legate all’acqua, alla mostra “Giacomo Manzù scultore e scenografo” a Vercelli; dal progetto C.A.R.S, che coinvolge gli artisti in una cartografia “sentimentale” del paesaggio del Verbano Cusio Ossola, all’iniziativa “Dalla pietra all’acqua” dell’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone nel Novarese.

 

Dal 2005 a oggi, la Fondazione CRT ha reso possibili con il bando Esponente circa 1.200 mostre e attività espositive, per oltre 15 milioni di euro di contributi.

100 milioni al Gruppo Iren per gli obiettivi di sostenibilità

BPER Banca, attraverso la divisione Corporate & Investment Banking guidata da Marco Mandelli, e il Gruppo Iren hanno sottoscritto in data odierna una Linea di Credito Term Loan pari a 100 milioni di euro, della durata di 6 anni, a supporto degli investimenti correlati ad obiettivi di sostenibilità, contribuendo al rafforzamento della solidità finanziaria del Gruppo.

Il finanziamento, di tipo Sustainability Linked, è destinato a sostenere il piano di investimenti previsti nella strategia al 2030 del Gruppo Iren perseguendo gli obiettivi di riduzione dell’intensità carbonica, della riduzione delle perdite di rete idrica, nonché un uso più razionale delle risorse e la progressiva crescita nella produzione di energie rinnovabili.

L’operazione si inserisce nel contesto del rafforzamento della struttura di liquidità del Gruppo adeguata agli attuali livelli di rating e con condizioni di tasso e durata allineate agli standard di Iren. Un’ulteriore operazione che evidenzia la completa integrazione tra gli obiettivi industriali e di sostenibilità e che coniuga questi due aspetti attraverso il meccanismo premio/penalità legato al raggiungimento dei target prefissati.

Marco Mandelli, Responsabile della Direzione Corporate & Investment Banking di BPER Banca, dichiara: “La diffusione della cultura ESG interna ed esterna alla Banca è tra gli obiettivi principali del recente Piano Industriale 2022-2025, che vede un’importante previsione di spesa, tra le altre cose, nell’erogazione del credito green. La linea di credito sottoscritta con un Gruppo importante come Iren ci consente una condivisione di valori importanti, uno su tutti il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, tema fondamentale per entrambe le realtà.”

Anna Tanganelli, CFO del Gruppo Iren ha inoltre commentato: “La sottoscrizione di questa nuova linea di credito con BPER Banca, evidenzia la capacità del gruppo di diversificazione delle fonti di finanziamento supportata dal solido merito di credito riconosciuto dal mercato oltre che dalle consolidate relazioni bancarie anche in ambito territoriale. Al contempo viene rafforzato il ruolo della Finanza come strumento di completo allineamento agli obiettivi di sostenibilità del Gruppo”.

Per il Banco del Sorriso ancora solidarietà grazie a Lions e Fondazione Ulaop – Crt

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Dall’inizio della collaborazione nel 2015 sono stati raccolti oltre 365 mila prodotti per la cura e l’igiene della persona. Da quest’anno il Distretto 108 Ia1 metterà anche in campo un programma di screening oculistici e laboratori educativi e di sensibilizzazione sulla cura di sé e sull’igiene personale.

È stata rinnovata ufficialmente la partnership che coinvolge i Lions Club di Torino e cintura e la Fondazione ULAOP-CRT Onlus per il progetto “Il Banco del Sorriso”. La convenzione ha l’obiettivo di integrare la fornitura di generi di prima necessità con prodotti specifici per l’infanzia (pannolini, prodotti per l’igiene, materiale scolastico, ecc.) e proposte di carattere culturale ed educativo.
Nata nel 2015, la collaborazione tra Lions Club e Fondazione ULAOP, continua quindi con un nuovo accordo che si integra con il Mercato Solidale della Consulta per le Persone in Difficoltà all’interno della Rete Torino Solidale. Sono 65 gli enti destinatari coinvolti, tra cui parrocchie, centri di ascolto, Sermig, Cottolengo, e altre realtà dell’area metropolitana di Torino, di Collegno e Rivoli, per un totale di circa 2.700 famiglie beneficiarie e 3.000 bambini nella fascia d’età 0-12 anni.
“Dall’inizio della partnership, nel 2015, sono stati donati dai Club Lions del Distretto 108 Ia1 alle famiglie beneficiarie 362.284 pannolini, 2.400 pacchetti di salviette, 1.080 bagnoschiuma” dice il neo Governatore Carlo Ferraris. “Tutto è stato possibile grazie alla disponibilità di privati come Fondazione Torino Musei e Chiesa del Santo Volto, che hanno messo a disposizione i loro spazi e collaborato agli allestimenti in occasione dei concerti di raccolta fondi, grazie alla collaborazione con alcune farmacie di Torino e con ITA Giolitti, alle raccolte dirette nei supermercati, all’organizzazione di eventi di raccolta fondi come concerti al pubblico e spettacoli di magia per bambini”, aggiunge Giovanna Sereni, Coordinatrice Service “Bambini Nuovi Poveri” e membro Commissione Multidistrettuale Attività di Service.

Torino è nella top ten delle “città fotovoltaiche del 2021”

Roma, Brescia e Treviso sono le prime tre province italiane ad aggiudicarsi il premio di “città fotovoltaiche” del 2021

Ecco come si è chiuso il 2021 per il solare in ltalia e quali sono le prospettive future

Elmec Solar presenta la quinta edizione del Barometro del Fotovoltaico in Italia che mette in evidenza le 10 province d’Italia che si sono distinte per maggior numero di installazioni fotovoltaiche nel corso del 2021. L’analisi mostra che a dicembre 2021 sono 1.061.083 il totale degli impianti collocati nel BelPaese contro i 935.961 dell’anno precedente, con una percentuale di aumento pari a +13% in un solo anno. E il trend è in costante crescita.

 Il 2021 si chiude con dati incoraggianti per l’Italia che ha raggiunto un installato complessivo di oltre 1 milione di impianti su tutto il territorio nazionale, per l’esattezza 1.061.031.
Questa è la prima evidenza emersa dalla quinta edizione del Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar, l’azienda di Brunello (VA) del gruppo Elmec che si occupa di installare e manutenere impianti fotovoltaici residenziali e industriali. Con questa nuova edizione, Elmec Solar ha voluto stilare la classifica delle 10 province italiane più virtuose in termini di approvvigionamento sostenibile; in altre parole, si tratta delle città che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici nel corso del 2021.
Oltre a stilare la classifica delle “10 città fotovoltaiche del 2021”, Elmec Solar, offre nel suo periodico Barometro del fotovoltaico una panoramica sullo stato attuale delle rinnovabili in Italia e le prospettive per il futuro.

“In Italia negli ultimi 10 anni si è passati da poco più di 50 megawatt di potenza installata a circa poco più di 60 megawatt” afferma Alessandro Villa Amministratore Delegato di Elmec Solar e Membro del Consiglio di Italia Solare. “Il valore totale delle rinnovabili in Italia rappresenta circa il 16,3 % di cui, una buona fetta (più o meno il 40%), è occupata dall’idroelettrico che è un settore storico in italia e la cui crescita è rimasta costante nel tempo.  D’altra parte invece, Il fotovoltaico rappresenta il 35% che, a sua volta, si traduce in una percentuale pari al 6,7% del totale del valore delle rinnovabili in Italia mentre, il restante, è occupato dall’eolico”. La strada intrapresa è quella giusta, ma serve fare sempre di più per un progressivo allontanamento dai combustibili fossili che sono ancora molto utilizzati e rappresentano fonte di inquinamento”.

Secondo la rielaborazione da parte di Elmec Solar dei dati pubblicati da Italia Solare, sono 10 le province d’Italia che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici a tutto il 2021. Le 10 province sono rispettivamente: Roma (40.559 impianti), Brescia (33.330 impianti), Treviso (32.773 impianti), Padova (30.939 impianti), Vicenza (26.949 impianti), Torino (25.838 impianti) , Bergamo (23.371 impianti) , Verona (23.331 impianti), Venezia (23.007 impianti) e Milano (22.340 impianti).
Complessivamente, sono stati installati in Italia circa 80.000 impianti fotovoltaici nel corso del 2021, con una crescita costante nell’arco dei mesi: a marzo 2021 erano 950.160 gli impianti totali installati sul suolo italiano, a giugno 2021 968.711 (+18.551), a settembre 2021 989.687 (+20.976) e a dicembre 2021 1.016.083 (+ 26.393).

Di seguito la classifica delle 10 province italiane che hanno installato il maggior numero di impianti fotovoltaici a tutto il  2021.

CLASSIFICA PROVINCIA Numero totale di impianti a dicembre 2021
1 Roma 40.559
2 Brescia 33.330
3 Treviso 32.773
4 Padova 30.939
5 Vicenza 26.949
6 Torino 25.838
7 Bergamo 23.371
8 Verona 23.331
9 Venezia 23.007
10 Milano 22.340
                                                                       
Fotografia di un’Italia sempre più rinnovabile: il parere della Elmec Solar di Brunello             
In Italia ci sono diversi documenti che fissano gli obiettivi da raggiungere in tema di rinnovabili entro il 2030: il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) e la Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
A livello pratico, per raggiungere gli obiettivi del 2030, si dovrebbero installare circa 70 GW di rinnovabili nei prossimi 10 anni, il che significa installare circa 7 GW all’anno.
La missione per incrementare in questo decennio (2020-2030) il parco fotovoltaico di 30-50 GW è certamente impegnativa, ma non impossibile. Oggi giorno risulta più problematico l’approvvigionamento dei materiali, i produttori di pannelli fotovoltaici, ma non solo, sono in difficoltà e si fa sempre più fatica a soddisfare le crescenti richieste del mercato.Per centrare gli obiettivi del 2030, è dunque necessario aumentare la velocità di installazione dei nuovi impianti fotovoltaici a seconda dello scenario di riferimento. Riassumendo quindi gli obiettivi, la capacità globale di energia elettrica da fonti rinnovabili è più che raddoppiata del 2010 e nel 2020 arrivando quasi ai 3.000 gigawatt ora di produzione annua; si tratta di una tendenza che, con molte  probabilità, continuerà ad aumentare negli anni a venire raggiungendo una produzione stimata di 6.000 gigawatt entro il 2029. Questi numeri segnano un evidente successo verso uno  sviluppo sempre più sostenibile nel mondo dell’energia ma, per poter restare sulla cresta dell’onda, è necessaria una ancor maggiore consapevolezza da parte di tutti che è importante andare in questa direzione.
Direzione che, tra l’altro, gioverebbe anche alle finanze visti i rapidissimi tempi di rientro (3-6 anni) di un investimento sul fotovoltaico. Tenendo conto oltretutto della capacità di produzione di energia pulita e garantita per una media di 30-50 anni a seconda della tecnologia installata. È necessario un cambio di paradigma. Abbiamo bisogno di trovare una direzione e mettere in campo azioni concrete. Gli obiettivi dell’agenda 2030 richiedono l’impegno di ognuno. Siamo tutti responsabili.

Lotta al contante, un’impresa inutile e dannosa

“Dopo un mese di incassi accettando il bancomat mi sono rovinato, ma sono fiero di aver dato una mano decisiva nella lotta contro le mafie che riciclavano il denaro sporco nel mio negozio…” Il tono del mio fruttivendolo è beffardo, ovviamente, ma la sostanza è (purtroppo per lui e per tanti piccoli commercianti obbligati ad accettare pagamenti elettronici) pienamente vera.

L’obbligo scattato a luglio di incassare solo per mezzo di carte di credito o altri strumenti tracciabili è una tagliola penalizzante per i piccoli punti vendita, che debbono accollarsi costi pesanti per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge.
Chi si ostina a pretendere i contanti per vendere ai clienti quattro pesche o una T-shirt rischia una multa salata, pari a 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione.
Se una signora compra quattro spiedini di carne per 20 euro e il macellaio le rifiuta l’utilizzo della sua VISA, scatta una sanzione di 30,80 euro (pari ad oltre il 150% dell’acquisto). Se la stessa signora esce e va a comprarsi una camicetta firmata del costo di 900 euro e si vede rifiutare il pagamento con la carta, la sanzione è di 66 euro (pari a meno del 7% della compera). Come si nota subito, una tassazione regressiva, che colpisce molto più duramente i piccoli trasgressori rispetto ai grandi (nota sulla quale riflettere un po’…).
Riepiloghiamo brevemente la storia della lotta al contante e facciamo qualche considerazione sugli obiettivi della legge e sui risultati concreti ottenibili.
Il denaro contante è uno dei mezzi di pagamento legali: le monete ed i biglietti sono emessi dagli Stati, ed hanno caratteristiche tali da poter essere ben difficilmente contraffatte. Chi incassa contanti è sicuro di avere in cassa l’importo della transazione commerciale o del servizio professionale senza avere alcun onere.
Da anni però molti Stati hanno avviato crociate più o meno decise contro l’utilizzo delle loro monete come mezzo di pagamento, considerando il contante uno strumento nelle mani di mafie, evasori fiscali, criminali di ogni genere che riuscirebbero, grazie all’anonimato della circolazione, a prosperare allegramente senza lasciare traccia. Bancomat e carte di credito, invece, seguono il proprietario passo passo con una “scia” che consente di verificare ogni operazione.
In Italia, come accennato, da anni esiste una norma che spinge esercenti commerciali e professionisti a dotarsi di un POS (l’apparecchiatura che consente i pagamenti elettronici), ma fino al 30 giugno la norma era poco seguita perché non erano previste sanzioni per chi pretendeva il pagamento in contanti.
Ora invece, dopo una massiccia e martellante campagna di marketing, il governo ha sconfessato la sua stessa moneta, appiccicando addosso a chi la usa l’etichetta di criminale. Tiri fuori un biglietto da 100 euro, ti guardano con sospetto; esibisci un biglietto da 200 ed intorno a te si crea il vuoto. Non parliamo se poi dal portafoglio spunta un introvabile biglietto da 500, rischi di essere immediatamente arrestato…
E coì tabaccai, commercianti, ristoranti, alberghi, artigiani e professionisti debbono non solo dotarsi del POS, ma anche usarlo per ogni operazione, a partire dalla soglia minima di 5 euro.
Si dirà: cosa cambia, l’importante è incassare, l’importo delle vendite finisce direttamente sul conto in banca, è anche una comodità.
Ecco il punto: l’importo finisce sul conto in banca, il POS è gestito dalla banca, bancomat e carte di credito sono in mano alla banca.
Mentre i contanti sono emessi, garantiti e gestiti dallo Stato in forma gratuita, gli strumenti elettronici e le transazioni sono gestiti dal sistema bancario.
Il fruttivendolo deve usare il POS?
Deve comprarlo, sborsando alcune centinaia di euro. Deve attivare un contratto con la banca, pagando un canone periodico (20-30 euro il mese) più una commissione fissa per ogni operazione, più una commissione variabile sull’importo incassato (2-3% in media).
L’assurdo è che, per combattere il fantomatico giro di contante legato alla criminalità, si concentra l’attenzione sul modesto giro d’affari di piccoli esercizi commerciali (immaginando che uno spacciatore di droga “pulisca” i propri incassi a botte di 50 euro in cartoleria o dal macellaio) caricandoli di oneri, mentre la malavita continua imperterrita a spostare miliardi di dollari da Singapore alla isole Cayman con un semplice clic sul computer muovendo bitcoin, ethereum o una delle altre migliaia di criptovalute circolanti in totale anonimato senza POS e senza bancomat!
Facciamo due rapidi conti.
L’amico macellaio che comprava carne per 800 euro e la rivendeva in contanti a 1.000 euro poteva rifornire le celle frigorifere con 800 euro e trattenere 200 euro per coprire i costi e mantenere la famiglia.
Oggi però incassa solo 980 euro, perché 20 se li trattiene la banca; quindi (se non vuole ridurre il suo livello di vita) può acquistare solo 780 euro che rivende (mantenendo intatto il margine di guadagno del 25%) a 975 euro, con i quali può ricomprare (dedotte le commissioni e la quota spese) solo 755,5 euro di carne.
Ad ogni passaggio la situazione peggiora, si riduce pian piano il giro d’affari e si arriva inesorabilmente alla chiusura della macelleria…
Nel frattempo, la banca, con una dozzina di passaggi (vedi tabella) accumula oltre 160 euro!

Tav.1- Effetto delle commissioni POS
acquisti vendite netto banca spese+fam
800,0 1000,0 980,0 20 200
780,0 975,0 955,5 19,5 200
755,5 944,4 925,5 18,8 200
725,5 906,9 888,7 18,1 200
688,7 860,9 843,7 17,2 200
643,7 804,6 788,5 16,1 200
588,5 735,6 720,9 14,7 200
520,9 651,2 638,1 13,0 200
438,1 547,7 536,7 10,9 200
336,7 420,9 412,5 8,4 200
212,5 265,6 260,3 5,3 200
60,3 75,4 73,9 162,3 2200

Ricapitolando, la lotta al contante:
⦁ trasferisce ricchezza dalle attività produttive al sistema bancario
⦁ provoca una riduzione del giro d’affari del commercio
⦁ in alternativa, provoca una riduzione del tenore di vita degli operatori economici
⦁ in alternativa, spinge all’aumento dei prezzi (scarico sul consumatore del costo del bancomat)
Possibile che non si possano trovare soluzioni alternative e (soprattutto) più efficaci se veramente si vuole combattere l’evasione e la malavita?
Proviamo a suggerirne un paio.
⦁ Bloccare le transazioni in criptovalute, chiudendo le piattaforme di negoziazione, individuando chi acquista le monete virtuali per eseguire accertamenti fiscali sulla provenienza e sulla destinazione dei fondi.
⦁ Bloccare ogni movimento di capitale da e verso i “paradisi fiscali”, luoghi in cui si accumulano i soldi veramente illegali.
⦁ Fissare un limite ragionevole all’uso del contante (ad esempio 5.000 euro) che non penalizzi il piccolo commercio.
⦁ Rendere completamente gratuito l’utilizzo di POS e bancomat, per equiparare realmente l’utilizzo del contante a quello elettronico.
⦁ Introdurre l’euro digitale in vista dell’abolizione dei biglietti cartacei, dando legalità, controllo ed efficienza alla circolazione della moneta virtuale sotto il controllo dello Stato.
Difficile? Certo.
Impossibile? Assolutamente no, gli strumenti per intervenire ci sono, basta usarli ed avere la volontà di combattere veramente (e non solo a parole) evasione, malavita, crimine.

Gianluigi De Marchi

Giachino: “i ragazzi di Greta e la Tav che non inquina”

Caro Direttore,
Sono padre di tre figli e sì che ogni tanto occorre avere il coraggio di porre domande scomode ai figli. Le domande scomode che i giornali torinesi non hanno posto ai ragazzi di FridayForFuture riuniti per alcuni giorni nel Campus universitario a parlare di clima e che ieri erano in Valle nel corso dell’attacco dei Notav al cantiere di S. Didero con 12 poliziotti feriti .  Inutilmente ho inviato comunicati ai giornali sostenendo che 1/3 dell’inquinamento è causato dal trasporto su strada e che quindi non parlare del trasporto su rotaia e della TAV era profondamente sbagliato.
I giornali sono stati importantissimi nella mia vita e nella Mia formazione . Ho letto Direttori di giornali polemizzare con leader politici e ottenendo risposte e correzioni di linea . Ieri a S. Didero han perso non solo i NoTav violenti….
La TAV insieme a tante altre cose darà una mano a costruire un mondo e a un clima migliore . Il 40% di coloro che muoiono prima causa inquinamento è dovuto dalle polveri sottili generate dal trasporto su strada .
4 anni fa lanciai la battaglia per salvare l’opera ora proseguo per accelerare i lavori e fare la mia parte affinché tra 10-20 anni la metà del trasporto passeggeri e merci vada su rotaia e non inquini.

Mino Giachino
Sitav