ECONOMIA E SOCIETA'

Caro carburante, l’autotrasporto si ferma: rischio blocco in Piemonte

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Si avvicina lo stop per il settore dell’autotrasporto merci: anche in Piemonte i camion potrebbero presto restare fermi nei piazzali. La decisione è stata assunta da Unatras, che riunisce le principali sigle nazionali del comparto, tra cui Confartigianato Trasporti, al termine di settimane di confronto senza esito con il Governo, in un contesto economico sempre più difficile per imprese e cittadini. Nei prossimi giorni saranno comunicate le date e le modalità della mobilitazione, nel rispetto delle procedure previste dal codice di autoregolamentazione degli scioperi nel settore.

Alla base della protesta ci sono fattori ormai strutturali: l’aumento dei costi di esercizio, la forte instabilità dei prezzi dell’energia, la riduzione dei margini e squilibri lungo la filiera, ma soprattutto l’assenza di risposte politiche concrete. Se non arriveranno interventi immediati, anche in Piemonte si prospetta quindi un blocco con camion e tir fermi, con conseguenze dirette sulla distribuzione delle merci e dei prodotti alimentari.

Secondo Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti, il costo del carburante – che ha raggiunto i 2,13 euro al litro – incide da solo per circa il 35% dei costi operativi, mentre il peso complessivo di tasse e oneri arriva a sfiorare il 90%. Una dinamica che riporta il gasolio al centro delle criticità del comparto, già più volte affrontate negli ultimi anni.

A pesare ulteriormente è la mancanza di misure attuative da parte dell’Esecutivo: nessuna convocazione, nessun intervento urgente, nessun segnale tangibile. Tra i punti critici anche il Decreto-Legge 18 marzo 2026 n. 33, che prevede 100 milioni di euro in crediti d’imposta per il settore, risorse però non ancora disponibili mentre le imprese continuano a sostenere costi elevati senza adeguate compensazioni.

I numeri spiegano la portata della situazione: un mezzo pesante percorre mediamente 120 mila chilometri l’anno consumando circa 36 mila litri di gasolio. Un aumento di 25 centesimi al litro comporta un aggravio di circa 9 mila euro per singolo camion, che diventano 90 mila euro per una flotta di dieci mezzi. Un impatto difficilmente sostenibile per un settore in cui la marginalità media resta inferiore al 3% del fatturato, con il rischio concreto di azzerare gli utili.

Il fermo avrebbe ripercussioni significative sull’intero sistema produttivo, soprattutto in una regione come il Piemonte, nodo strategico della logistica nazionale ed europea, dove lo stop rischia di tradursi in una paralisi delle filiere.

«Molte imprese dell’autotrasporto non sono più in grado di sostenere economicamente alcuni servizi – afferma Giovanni Rosso – al punto da valutare più conveniente lasciare i mezzi fermi nei piazzali. Restiamo disponibili a un ultimo confronto con il Governo, ma in assenza di risposte immediate, in particolare sulla riduzione delle accise sul gasolio commerciale, non potremo che fermarci».

Rosso sottolinea come la decisione non sia dettata da volontà di protesta fine a sé stessa, ma da una condizione economica ormai insostenibile: «Quando un camion parte, l’azienda anticipa i costi di carburante e pedaggi, mentre i pagamenti arrivano con ritardi. In queste condizioni, continuare a viaggiare non è più conveniente».

Le associazioni ribadiscono che non si tratta di richieste straordinarie, ma della necessità di ristabilire un equilibrio economico minimo per il comparto. Per evitare pesanti conseguenze sull’economia, UNATRAS chiede al Governo interventi urgenti: l’attuazione dei crediti d’imposta già previsti, ristori per il mancato rimborso delle accise, misure a sostegno della liquidità come la sospensione di versamenti fiscali e contributivi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’introduzione di un quadro temporaneo di aiuti anche a livello europeo.

Oggi Congresso Regionale UILTEC Piemonte

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Martedì 21 aprile a Torino, presso  la Chiesa del Santo Volto (Via Val della Torre, 11) si terrà il 4° Congresso Regionale UILTEC Piemonte.

“L’appuntamento rappresenta un momento centrale di confronto sul futuro dei settori dell’energia, della chimica, del tessile e della manifattura nella Regione, con un focus sulle trasformazioni industriali, sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sulla tutela del lavoro”, scrive Uiltec in una nota.

Alle ore 10:00 è previsto un punto stampa con la Segretaria Generale UILTEC nazionale, Daniela Piras, disponibile a incontrare i giornalisti per approfondire i temi al centro del dibattito, con particolare attenzione alle principali vertenze piemontesi, tra cui il caso Kering e la tutela del Made In Italy.

Torino città dell’aerospazio: il progetto di Thales Alenia Space

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La Città di Torino si conferma come polo industriale e tecnologico di rilevanza internazionale, attraverso il consolidamento del sito di Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo, realtà di eccellenza nel settore aerospaziale.

Su proposta dell’assessore all’urbanistica Paolo Mazzoleni, la Giunta comunale ha approvato la richiesta, che passerà successivamente al voto del Consiglio comunale, da parte delle società Leonardo e Thales Alenia Space, di demolire e ricostruire un fabbricato produttivo dismesso localizzato nella zona nord di Torino, in Circoscrizione 4, all’interno dell’isolato compreso tra corso Francia, corso Marche, strada Antica di Collegno e il confine con il comune di Collegno, con accesso da strada Antica di Collegno 253. L’intervento conferma la volontà delle due società di rafforzare e sviluppare le attività industriali esistenti.

L’area coinvolta ha una superficie complessiva di circa 116.396 metri quadri. Il fabbricato esistente presenta una superficie complessiva di circa 5.381 metri quadri e una superficie coperta di circa 4.721 metri quadri. Il nuovo edificio in progetto mantiene una dimensione sostanzialmente analoga e superficie coperta pressoché invariata, ma si caratterizza per una maggiore altezza e una diversa configurazione volumetrica, necessarie per le specifiche attività produttive. Il progetto prevede la realizzazione di un edificio industriale ad alte prestazioni ambientali, progettato secondo criteri di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita e finalizzato all’ottenimento della certificazione LEED, standard internazionale per l’edilizia sostenibile.

La proposta consentirà la riqualificazione di un edificio produttivo dismesso, migliorando la qualità edilizia e ambientale di un’area industriale consolidata. Ma rafforzerà anche il ruolo di Torino come polo industriale e tecnologico di rilevanza internazionale, favorendo l’introduzione di tecnologie innovative, con ricadute positive sul posizionamento competitivo del territorio.

“Questo nuovo investimento è sicuramente una notizia positiva – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – che dimostra la crescente vocazione della nostra città come polo d’eccellenza nel settore aerospaziale, una delle leve di sviluppo del futuro. Ma è anche la conferma della crescente attrattività del nostro territorio per le imprese, per la sua capacità di offrire competenze, formazione, ricerca ma anche qualità della vita”.

“A ciò – afferma l’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni – si aggiungono importanti effetti occupazionali, sia diretti sia indiretti, legati allo sviluppo delle attività produttive e dell’indotto. Inoltre il progetto presenta un elevato livello di sostenibilità ambientale, grazie alla realizzazione di un edificio ad alta efficienza energetica, contribuendo alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento complessivo delle performance del sito”.

La delibera varata  dalla Giunta passerà nelle prossime sedute all’esame del Consiglio Comunale per l’approvazione definitiva.

Caro energia, l’allarme di Confartigianato imprese: “Rischio stop per un’impresa su quattro”

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TORINO – Il caro energia torna a mettere sotto pressione il tessuto produttivo piemontese. Secondo Confartigianato Imprese Piemonte, il 27,3% delle aziende artigiane sta valutando una sospensione parziale dell’attività, mentre l’aumento delle bollette di elettricità e gas per le imprese regionali raggiungerà circa 879 milioni di euro.

A pesare è la nuova impennata dei prezzi energetici e delle materie prime, alimentata dalle tensioni geopolitiche internazionali. L’impatto si estende dall’industria manifatturiera ai servizi, mettendo a rischio soprattutto le realtà più piccole e meno strutturate.

«Siamo di fronte a una situazione molto critica», afferma il presidente di Confartigianato Piemonte, Giorgio Felici. «In appena due mesi il costo del gas è salito del 48%, l’elettricità del 25% e il gasolio del 20%». Un incremento che colpisce duramente anche il settore dei trasporti, dove il carburante rappresenta tra il 25% e il 35% dei costi aziendali, costringendo le imprese ad anticipare liquidità spesso insufficiente.

A complicare il quadro contribuiscono anche le difficoltà sulle rotte commerciali internazionali, in particolare nell’area dello stretto di Ormuz, che ostacolano gli scambi con mercati strategici come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, destinazioni che valgono 8,6 miliardi di euro per l’export delle piccole imprese.

L’impatto del caro energia si distribuisce trasversalmente su tutto il sistema produttivo regionale: dai comparti energivori come vetro e ceramica alla metalmeccanica, fino alla moda, al legno-arredo e all’agroalimentare artigiano, settori simbolo del Made in Italy piemontese.

A livello nazionale, secondo i dati della CGIA di Mestre, il Piemonte si colloca al quarto posto per incremento dei costi energetici nel 2025, con un aggravio complessivo stimato in 1,3 miliardi di euro, dietro Lombardia (3,4 miliardi), Veneto ed Emilia-Romagna (circa 1,7 miliardi ciascuna).

La conseguenza più immediata è la compressione dei margini: «In molti casi produrre significa lavorare in perdita», sottolinea Felici. «Ci sono intere filiere sotto pressione e mestieri che rischiano di fermarsi. Per alcune imprese, oggi, fermarsi è più sostenibile che continuare a produrre».

Da qui la richiesta di interventi urgenti. Confartigianato sollecita misure straordinarie per contenere i costi energetici, il rafforzamento del credito e il ripristino di strumenti simili al “temporary framework” adottato durante la pandemia, per consentire alle imprese di rinegoziare i prestiti e accedere a finanziamenti agevolati.

«Siamo una nazione manifatturiera, non la filiale periferica di una finanziaria», conclude Felici. «Servono interventi immediati, anche a discapito dei vincoli comunitari, per sostenere la liquidità delle PMI ed evitare effetti a catena su produzione e occupazione».

I dati dei prezzi al consumo del mese di marzo a Torino: +1,1% rispetto al 2025

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Nel mese di marzo 2026, a seguito della rilevazione dei prezzi effettuata dall’ufficio di Statistica della Città, l’indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è risultato pari al 101,6 (Base Anno 2025=100), registrando una variazione del +0,7% rispetto al mese precedente e segnando una variazione del +1,4% rispetto al mese di marzo 2025 (tasso tendenziale).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnalano +1,1% sul mese precedente e +2,9% su marzo 2025. I prezzi dei prodotti a media frequenza d’acquisto segnalano una variazione del +0,5% rispetto al mese di febbraio 2026 e del +0,4% rispetto all’anno precedente. I prezzi dei prodotti a bassa frequenza d’acquisto segnalano +0,2% rispetto al mese precedente e una variazione del +1,1% rispetto a marzo 2025.

Nella tipologia di prodotto dei beni si rileva +1,3% su base congiunturale e +1,2% su base tendenziale. I prodotti in rilevazione hanno subito queste variazioni: beni alimentari +0,4% sul mese precedente e +1,2% sull’anno precedente, energetici +5,5% rispetto a febbraio e +2,4% rispetto al 2025, tabacchi +0,1% sul mese precedente e +3,5% sull’anno precedente, altri beni +0,2% sul mese precedente e +0,3% sull’anno precedente.

Nella tipologia di prodotto dei servizi si registra -0,1% su base congiunturale e +2,0% su base tendenziale. Sono state riscontrate le seguenti variazioni: servizi relativi all’abitazione +0,1% sul mese precedente e +2,9% rispetto al 2025, alle comunicazioni +0,4% sul mese precedente e -2,6% sull’anno precedente, servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona -0,5% sul mese precedente e +1,3% sul 2025, servizi relativi ai trasporti +0,4% sul mese precedente e +4,0% rispetto al 2025, servizi vari invariato sul mese precedente e +1,4% sull’anno precedente.

L’inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi segnala +0,1% rispetto al mese precedente e +1,4% rispetto all’anno precedente.

L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.

I dati relativi al mese di marzo si possono consultare QUI

Dalla Regione fondi per le imprese contro l’abbandono della montagna

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Un aiuto concreto rivolto a migliaia di aziende agricole attive nelle aree montane del Piemonte, con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività, la tutela del territorio e il contrasto allo spopolamento.

Per il 2026, la Regione Piemonte ha attivato, nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027, un intervento che mette a disposizione complessivamente 14,4 milioni di euro. Il bando sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Si tratta di una delle principali misure a sostegno dell’agricoltura di montagna, che prevede un contributo annuale per ettaro destinato agli agricoltori che operano in contesti caratterizzati da condizioni difficili, come altitudine elevata, terreni in pendenza e maggiore complessità produttiva.

L’iniziativa punta a favorire la permanenza delle attività agricole, incentivare l’utilizzo continuativo delle superfici e assicurare la manutenzione del territorio, con effetti positivi anche sulla sicurezza ambientale e sulla qualità del paesaggio.

«Questa misura rappresenta un pilastro delle politiche per la montagna – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo e promozione della montagna Marco Gallo – perché riconosce concretamente il ruolo degli agricoltori come presidio del territorio. Senza il loro lavoro quotidiano, intere aree rischierebbero l’abbandono, con conseguenze non solo economiche ma anche ambientali e sociali».

Il contributo, rivolto agli agricoltori attivi nelle zone montane piemontesi, è modulato in base a diversi elementi: il tipo di coltivazione (seminativi, frutteti, pascoli), il livello di svantaggio del terreno e la presenza stabile dell’azienda sul territorio. È inoltre prevista una premialità maggiore per imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, a conferma dell’intenzione di sostenere chi vive e lavora stabilmente in montagna.

Gli importi previsti variano da circa 500 euro fino a un massimo di 13.000 euro per beneficiario, contribuendo a compensare i maggiori costi e i minori redditi legati alle condizioni produttive tipiche delle aree montane.

«Non è solo un contributo economico – prosegue l’assessore Gallo – ma un investimento sulla vitalità delle nostre comunità montane. Sostenere l’agricoltura significa mantenere vivi i territori, preservare il paesaggio e creare le condizioni per nuove opportunità di sviluppo, anche in chiave turistica e ambientale».

Vol.To ETS e ARCI, supporto alle associazioni

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Si rafforza la rete del Terzo Settore torinese grazie al protocollo d’intesa firmato venerdì 10 aprile tra Vol.To ETS e ARCI Torino APS. Un accordo che mette a sistema competenze, reti e strumenti, con l’obiettivo di ampliare e qualificare i servizi a disposizione delle associazioni del territorio.

Il protocollo definisce una collaborazione operativa tra Vol.To ETS e ARCI Torino APS che rafforza in modo concreto il supporto alle associazioni. Vol.To garantisce l’accesso ai servizi del Centro Servizi per il Volontariato – formazione, consulenza e accompagnamento – ampliandone la qualità grazie all’integrazione di competenze specialistiche messe a disposizione da ARCI, mentre ARCI affianca direttamente le associazioni della propria rete, supportandole nelle pratiche e nei percorsi di accreditamento necessari per accedere a questi servizi. L’accordo prevede, inoltre, l’attivazione di uno sportello stabile di orientamento, percorsi formativi dedicati e consulenze su ambiti chiave come gestione degli spazi, sicurezza, somministrazione e spettacolo dal vivo, oltre a interventi di accompagnamento alla messa a norma delle sedi associative. Le due realtà lavoreranno così in modo coordinato alla programmazione e al monitoraggio delle attività, anche attraverso una commissione dedicata, con l’obiettivo di rendere i servizi più efficaci e aderenti ai bisogni delle associazioni.

Il protocollo si rivolge in particolare alle Associazioni di Promozione Sociale (APS), realtà molto diffuse sul territorio che promuovono attività culturali, sociali e ricreative, offrendo un supporto continuativo lungo tutto il percorso operativo, dall’orientamento iniziale alla gestione delle pratiche. Per i volontari questo significa entrare in contesti più strutturati e organizzati, con maggiori opportunità di crescita e partecipazione. La collaborazione tra Vol.To e Arci Torino mette in rete competenze diverse per semplificare i processi e rafforzare in modo concreto la capacità delle associazioni e dei volontari di operare sul territorio.

Stefano Meneghello, Presidente di Vol.To ETS ha commentato così questa nuova collaborazione: «Questa intesa rappresenta un passo avanti nel modo di lavorare del Terzo Settore sul territorio. Sempre più spesso le sfide che le associazioni affrontano richiedono competenze specifiche e risposte integrate: nessun ente, da solo, può presidiare tutti gli ambiti. Per questo abbiamo scelto di costruire una collaborazione strutturata con una realtà importante come ARCI Torino, che ha una storia lunga e radicata nell’associazionismo culturale e sociale del territorio e che nel tempo ha accompagnato la crescita di centinaia di circoli e che vanta una comunità di oltre 80.000 soci. Mettere insieme esperienze diverse significa rafforzare ciò che già esiste e renderlo più efficace. Crediamo da sempre che il futuro del volontariato passi proprio da qui: dalla capacità di fare rete, condividere competenze e costruire percorsi comuni che aumentino la qualità delle attività e l’impatto sociale sul territorio».

Così Daniele Mandarano, Presidente di Arci Torino: «Questo protocollo rappresenta un risultato importante per l’associazionismo del territorio, perché mette in sinergia esperienze, competenze e strumenti diversi, rafforzandone la capacità di risposta. Per Arci Torino, la collaborazione con Vol.To, realtà importante, riconosciuta e autorevole, è particolarmente significativa perché consente di costruire un’alleanza concreta capace di rendere più forte, più accessibile e più qualificato il supporto alle associazioni. Questo accordo dà così forma concreta al valore mutualistico dell’associazionismo, che consiste proprio nel condividere strumenti, competenze e capacità di supporto per rafforzare l’insieme della comunità associativa. In questa logica, servizi e accompagnamento non sono un elemento accessorio, ma una condizione che consente di rendere più libero il volontariato, alleggerire associazioni e collettivi dalle complessità più gravose e metterli in condizione di esprimersi meglio, con più forza e più autonomia, nella promozione di socialità, cultura e partecipazione».

Torino, i banchi storici dei mercati stanno scomparendo

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Un fenomeno che racconta una trasformazione silenziosa e la mancanza di ricambio generazionale

C’è un momento, nei mercati di Torino, che passa quasi inosservato: una serranda che resta abbassata, un banco che non riapre più, un’insegna che lentamente scompare. Non fa notizia, non genera proteste, ma racconta una trasformazione profonda: la fine di un mestiere che non trova più eredi. Nei mercati storici come Porta Palazzo o in quelli di quartiere, molti venditori appartengono a una generazione che ha costruito il proprio lavoro nel tempo: sveglie all’alba, relazioni con i clienti, conoscenza diretta dei prodotti. Un mestiere duro, fatto di fatica fisica e margini spesso ridotti, ma anche di autonomia e identità. Oggi, però, quel sapere rischia di interrompersi. I figli, quando ci sono, raramente scelgono di continuare. Non è solo una questione economica , anche se il guadagno incerto pesa, ma culturale. Il lavoro al mercato non è più percepito come un’opportunità desiderabile, richiede sacrifici, offre poche tutele, e soprattutto appare distante dalle aspettative delle nuove generazioni orientate verso percorsi più stabili o più “riconosciuti”. C’è poi un elemento simbolico: per molti genitori, proprio quei venditori che hanno passato la vita dietro un banco, il desiderio è stato quello di offrire ai figli un’alternativa: studiare, trovare un lavoro meno faticoso, “non fare la stessa vita”. In questo senso, la mancata continuità è anche il risultato di un successo: l’emancipazione sociale, ma ogni avanzamento ha un prezzo, e in questo caso e’ la scomparsa di un sapere. Quando un banco storico chiude, non si perde solo un’attività commerciale, scompare una relazione costruita negli anni, un punto di riferimento per il quartiere, una memoria quotidiana fatta di gesti ripetuti e riconoscibili. Al posto dei banchi storici arrivano spesso nuove forme di vendita: più temporanee, più flessibili, talvolta più curate dal punto di vista estetico e comunicativo. Non è necessariamente un impoverimento, ma è un cambiamento radicale: il mercato smette di essere un sistema di continuità e diventa un luogo di rotazione. Il rischio è che si perda un equilibrio. Perché i mercati funzionano proprio grazie alla coesistenza di stabilità e varietà: da un lato i banchi storici, che garantiscono fiducia e identità, dall’altro le novità, che portano vitalità. Se uno dei due elementi viene meno, il sistema si indebolisce. La domanda, allora, è se questo processo sia inevitabile, in parte sì, le trasformazioni sociali non si arrestano, ma esistono margini di intervento come incentivi per il passaggio generazionale, politiche di sostegno, semplificazioni burocratiche, ma anche un lavoro culturale: restituire dignità e valore a un mestiere che rischia di essere percepito come residuale. Perché dietro ogni banco che chiude non c’è solo una scelta individuale, ma un cambiamento collettivo, e se i mercati sono lo specchio della città, la loro trasformazione ci riguarda tutti. Forse la vera sfida, per Torino, non è impedire che i banchi cambino, ma evitare che scompaiano senza lasciare traccia. Conservare la memoria, anche quando il futuro prende un’altra direzione e’ essenziale per la trasmissione dei saperi e per la protezione della nostra storia.

Maria La Barbera

Vinitaly 2026, vetrina enoica di bandiera e innovazione

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Quasi un’impresa vinicola su tre si è resa protagonista di importanti investimenti nell’applicazione in vigna o in cantina di soluzioni di robotica, Intelligenza Artificiale, blockchain, 5G e realtà virtuale, mentre un ulteriore 55% è interessato a investire in soluzioni di Agricoltura 5.0.

Questi sono i dati che emergono dal primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, diffuso al Vinitaly alla vigilia della Giornata del Made in Italy. I numeri evidenziano come il Vigneto Italia sia la punta avanzata di un settore trainante dell’export tricolore, che punta sulla digitalizzazione per migliorare le fasi di produzione e contenerne i costi, con un occhio alla sostenibilità.

Sono circa  5.000 i giovani agricoltori che hanno deciso di costruire il proprio futuro nel mondo della viticoltura, distinguendosi per una crescente attenzione alla qualità, alla sostenibilità e ai mercati esteri. Secondo l’analisi del Centro Studi Divulga, il settore vitivinicolo si colloca tra i principali ambiti imprenditoriali scelti dagli under 35. I nuovi viticoltori si fanno inoltre promotori della biodiversità, valorizzando antiche varietà di vite e rafforzando il legame con il territorio attraverso i mercati contadini e la vendita diretta.
Per quanto riguarda l’innovazione, non si può non parlare dalle Tea, le nuove Tecniche di Evoluzione Assistita applicate alla viticoltura, per fronteggiare siccità e fitopatologie. Le Tea, infatti, rappresentano una leva strategica per il settore, in quanto consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, ma semplicemente accelerando i processi naturali di adattamento. Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’Oidio, con benefici anche sul fronte della riduzione degli agrofarmaci. Una consapevolezza che nel 2020 aveva spinto Coldiretti a sottoscrivere una storica intesa con la Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) per far tornare gli agricoltori protagonisti di una ricerca pubblica nazionale, in grado di sviluppare soluzioni su misura e renderle disponibili a tutti i produttori.

Nel corso del Convegno, organizzato lunedì pomeriggio nella Casa Coldiretti al Vinitaly, si è parlato delle Tea sul Sangiovese, ma i relatori del Crea hanno confermato di lavorare anche su Chardonnay e, ogni anno, di introdurre nuove sperimentazioni su altri genotipi/cultivar, le cui risposte sono sempre diverse a seconda delle varietà. Tra quelle già in atto, inoltre, ci sono: Nebbiolo, Pinot nero e Pinot grigio, Merlot e Tocai oltre a due portinnesti. Rispetto al Nebbiolo, le sperimentazioni sono pronte per andare in campo, indicativamente, nel prossimo mese di settembre. A quel punto, si potrà iniziare a capire la loro reazione.

“Tecnologia, Intelligenza Artificiale, sostenibilità, biologico, ricerca di nuovi mercati e qualità restano i principali capisaldi rispetto ai quali, anche, il mondo enoico dovrà interfacciarsi – hanno commentato la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone e il Direttore Giovanni Rosso, presenti in fiera a Verona – il lavoro in campo e quello in cantina sono fondamentali ma, oggi più che mai, occorre anche confrontarsi, rifarsi alla scienza e alla ricerca, conoscere le tecnologie di nuova generazione e avere uno sguardo di prospettiva per mantenere solida la tradizione vitivinicola astigiana e italiana, preservandola dalle minacce del nuovo millennio. E ad andare in tale direzione è anche la scelta del biologico, tra le soluzioni aziendali di sostenibilità e innovazione”.

Mara Martellotta

Foto: Vinitaly.com

La Giornata della Terra a Rivoli, in collaborazione con la Sezione Coldiretti

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Domenica 19 aprile, dalle 10 alle 19, Rivoli festeggia la primavera anticipando di qualche giorno la Giornata della Terra, l’evento globale per celebrare l’ambiente e la salvaguardia del pianeta, in collaborazione con la Sezione Coldiretti di Rivoli.

Il tema di questa terza edizione – dopo aver parlato del grano nella prima e del mais nella seconda – sarà la “fienagione”, ripercorrendo così il processo di raccolta, taglio e conservazione del fieno, per scoprire un’arte così preziosa.

Corso Francia e corso Susa (all’altezza dell’inizio del centro storico) ospiteranno numerosi stand dei Coltivatori diretti del territorio creando una vetrina per la spiegazione delle attività anche attraverso video e materiali esplicativi, un viaggio che inizierà dal passato e arriverà al presente, con l’ingresso nel futuro attraverso le tecniche più moderne e tecnologiche. Anche in quest’ottica è prevista una notevole e ricca esposizione di macchinari, da quelli più antichi a quelli più innovativi. Numerosi, poi, gli stand di fiori, piante e prodotti tipici, fra cui anche il Biscotto Rivolotto De.Co. con la possibilità di fare acquisti durante l’intera giornata. La Giornata della Terra sarà anche l’occasione per fare un pranzo all’aperto con i prodotti del territorio, grazie alla presenza di uno sfizioso street food a km zero a cura dei produttori locali con materie prime di eccellenza. Insomma, anche i golosi saranno accontentati.
La Giornata della Terra è pensata anche per i più piccoli che, dopo aver conosciuto i prodotti della terra e scoperto macchinari e mezzi agricoli, potranno divertirsi con alcuni laboratori didattici e un giro sui pony.

L’evento è organizzato da TurismOvest in collaborazione con la Sezione Coldiretti di Rivoli, con il patrocinio della Città di Rivoli, Assessorati all’Agricoltura e al Commercio, e sarà un’importante opportunità per il pubblico di conoscere e avvicinarsi alle imprese del territorio attraverso tanti prodotti naturali e di qualità.
Un’occasione quindi per parlare di ambiente e per promuovere turisticamente il territorio colmando la distanza fra cultura urbana e cultura rurale, cogliendo l’opportunità per visitare Rivoli e il suo splendido centro storico anche in una giornata di primavera.

Il giorno precedente, sabato 18 aprile, si terrà la visita Royal Community Tour, un invito a scoprire Rivoli attraverso i suoi protagonisti e le sue bellezze, grazie ad una visita guidata al centro storico e al Castello con partenza dal punto informazioni di piazza Martiri della Libertà alle ore 15 (per prenotazioni accedere a www.turismovest.it).

La primavera porta con sé anche altri appuntamenti. Il weekend del 9 e 10 maggio Rivoli sarà anche tappa del programma metropolitano del Festival del Verde, con la passeggiata sulla Collina Morenica e il Forest bathing – immersione benefica a contatto con il bosco – nel parco di Villa Melano del 9 maggio alle 9,30 e l’esperienza con guida naturalistica e degustazioni in Cascina il 10 maggio alle ore 15. Nello stesso fine settimana la città si animerà anche con il Pizza Fest Rivoli in piazza Portici oltre alla Festa dell’Europa del 9 maggio e a quella del Volontariato del giorno successivo, in piazza Martiri. Infine, per scoprire la città e le sue bellezze storiche e architettoniche, il 9 maggio alle 15 ci sarà un altro appuntamento con il Royal Community Tour Rivoli.

Per info: www.turismovest.it [1]; aggiornamenti sulle pagine Facebook e
Instagram.

Mara Martellotta