ECONOMIA E SOCIETA'

Agroalimentare, sport e territorio alla Fiera del Peperone di Carmagnola

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Un confronto sui nuovi progetti per il Piemonte

Domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino, Simona Riccio modererà l’incontro con Paolo Bongioanni e Fabrizio Galliati

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 17.00, nell’ambito della 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, in programma dal 28 agosto al 6 settembre, si terrà l’incontro “Agroalimentare, sport e territorio: nuovi progetti per il Piemonte”, presso il Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Il confronto sarà moderato da Simona Riccio, Founder Parla Con Me®, Agrifood Communication Strategist e LinkedIn Top Voice Italy, e vedrà la partecipazione di Paolo Bongioanni, Assessore regionale a Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico – Regione Piemonte, e di Fabrizio Galliati, Presidente del CAAT – Centro Agro Alimentare Torino.

L’appuntamento metterà al centro il legame tra agroalimentare, sport, giovani, corretti stili di vita e valorizzazione del territorio, con una riflessione sui nuovi progetti per il Piemonte e sul ruolo delle produzioni agroalimentari come strumenti di identità, benessere, educazione e sviluppo locale.

Parleremo di come le produzioni agroalimentari possano dialogare con sport, comunità locali e nuove generazioni, dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra cibo, salute, qualità, corretti stili di vita e territorio.

Agroalimentare e sport non sono mondi distanti: entrambi parlano di energia, educazione, benessere, appartenenza e futuro. Entrambi possono contribuire a costruire una cultura più consapevole, capace di partire dai prodotti, dalle filiere e dalle comunità per arrivare alle persone.

“Il Piemonte ha un patrimonio agroalimentare straordinario, ma la sfida non è solo proteggerlo o promuoverlo. La sfida è inserirlo dentro nuove connessioni di valore, capaci di unire agricoltura, sport, giovani, salute, educazione e identità locale”, dichiara Simona Riccio.

Con Parla Con Me®, Simona Riccio porta alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola uno spazio di confronto in cui l’agroalimentare viene raccontato come sistema vivo, capace di dialogare con le trasformazioni sociali, culturali ed economiche del territorio.

Appuntamento domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino

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Giachino: “E accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle?”

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino. Accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle? Quando i Sindaci del PD e Cinquestelle vendevano le azioni?
Quando uscivano i dati sul numero dei passeggeri trasportati tutti a magnificare la percentuale di aumento mentre la sostanza che definiva il ruolo limitato del nostro aeroporto era la posizione rispetto agli altri scali italiani  scesa negli ultimi anni da quattordicesimo  aeroporto italiano a tredicesimo ben distanziato da Bologna e Catania , dopo Bari e Pisa, uno scandalo. L’unico che ricordava questo dato era il sottoscritto che cercavo invano di spiegare i giornalisti la situazione  ma la potenza comunicativa della Sagat era più forte.
In questa situazione a Milano che invece ritengono  strategici per la economia lo sviluppo dell’aeroporto , tenuto presente che controllano dal punto di vista azionario Caselle, hanno pensato di come sfruttare meglio le sinergie.
Torino si scopre nuda perché alcuni Sindaci avevano venduto le quote.
Per fortuna le cose non sono così semplici per una certa voracità del Sindaco di Milano, un elefante in cristalleria. La presenza nell’azionariato di CDP ,la Banca del Ministero del Tesoro , dice che l’interesse generale deve prevalere così come la presenza in F2i della Fondazione CRT e del Sanpaolo, chissà perché sin qui silenziosi, ci dà spazio.
Ha fatto molto bene Cirio a chiamare Giorgetti perché CDP non potrà che pretendere che seppure nella diversità degli aeroporti nessuno usi o violenti l’altro e così Torino, pur non avendo più una azione , potrà giocare un ruolo importante, con lo stesso management o no.
 
Mino Giachino 
Responsabile torinese UDC

Aeroporto: “dopo i gravi errori dei Sindaci PD e cinque stelle Torino recuperi”

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Le infrastrutture generano sviluppo, dalle autostrade alla Tav sino agli aeroporti. Era una lezione che ci arrivava dai romani con la costruzione delle strade consolari e che Cavour sublimò portando il più piccolo degli Stati europei ad approvare nel 1857 l’opera del secolo, il Traforo del Frejus, che apriva il Piemonte all’Europa che si andava industrializzando.

Nel ‘900 decisive furono le autostrade e gli Agnelli, quando credevano in Torino e nel Piemonte, costruirono con il contributo degli industriali torinesi l’Autostrada Torino-Milano. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione torinese e piemontese arrivò dalla costruzione di autostrade e trafori autostradali voluta dal Prof. Grosso (DC).

Nel ’75, con la vittoria del PCI alle elezioni comunali, iniziò una politica regressiva. Si rinunciò a costruire la Metropolitana, contrarietà alla costruzione dell’autostrada verso il Frejus, sino a vendere le quote del Comune e della Regione nell’aeroporto, dimenticando che l’aeroporto genera punti di PIL importanti e di qualità. Dal PCI nacquero i No Tav.

Così Torino, come dico inascoltato da oltre dieci anni, aveva un aeroporto solo quattordicesimo tra le città italiane e la posizione è solo leggermente migliorata negli ultimi anni. Anche se la Sagat ha rinunciato da anni al cargo aereo, proprio ora che il cargo aereo è in forte aumento.

10 righe per spiegare gli errori di chi ci ha amministrato negli ultimi decenni e per spiegare uno dei motivi della bassa crescita dell’economia cittadina che dura da venticinque anni. Mentre la politica torinese è in vacanza, a Milano, dove l’importanza dei trasporti è chiara, l’Amministrazione comunale, che controlla la SEA, la società che gestisce gli aeroporti, ha lanciato il progetto Nord Ovest dei trasporti, che non prevede la fusione degli aeroporti, come qualcuno che non vuole capire l’ha definita, casomai una fusione per incorporazione.

TORINO non può dire di no a una politica aeroportuale di area vasta come il Nord Ovest, ma deve far valere i propri numeri e i propri collegamenti, pur partendo dalla posizione di debolezza di non aver più una azione in mano. Azioni in mano ce le ha il S. Paolo, azioni in mano le ha CDP che, essendo pubblica, non può essere di parte.

Più che FinPiemonte, dovrebbero palesarsi i tre Presidenti di Regione che, dopo dieci anni di parole deboli sulla macroregione, possono finalmente aprire un confronto concreto e importante sulla politica dei trasporti e della logistica. In questo caso a poco servono le interrogazioni, serve di più aprire una discussione in Comune e in Regione sulla politica dei trasporti, che incide pesantemente sul funzionamento del sistema economico, della mobilità e del turismo.

Mino Giachino 
Responsabile UDC

Aperti per ferie a Torino. Ecco i negozi e locali che non chiudono a Ferragosto e dintorni

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Le settimane a cavallo di Ferragosto rappresentano da sempre un periodo particolarmente delicato per chi resta in città: molte attività sospendono temporaneamente il servizio per le ferie estive e trovare negozi, servizi alimentari e locali aperti può diventare più complesso.

Quest’anno saranno 107 gli esercizi commerciali e i locali che garantiranno l’apertura nelle due settimane centrali di agosto, cinque in più rispetto allo scorso anno. Si tratta di attività che hanno aderito volontariamente ai turni predisposti dalla Città di Torino, che ne ha pubblicato gli elenchi ufficiali suddivisi per circoscrizione: un punto di riferimento per residenti e turisti che trascorreranno il periodo di Ferragosto in città.

Dei 107 esercizi aperti, 62 sono attività di vendita alimentare – tra panetterie, macellerie, latterie, gastronomie, discount e supermercati – mentre 45 sono bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie ed enoteche.

Per quanto riguarda il settore alimentare e la grande distribuzione, resteranno aperti numerosi punti vendita In’s Mercato distribuiti in diverse zone della città, oltre ad altri esercizi di vicinato che garantiranno il servizio, generalmente con apertura mattutina festiva. Tra questi figurano il Drugstore (Cuor di Crai) di via Salbertrand, il Pastificio Defilippis di via Lagrange e le panetterie Perino Vesco, presenti sia in centro sia in corso Dante.

Anche l’offerta della ristorazione sarà ampia per il giorno di Ferragosto e per le giornate immediatamente precedenti e successive. In centro saranno aperti, tra gli altri, il ristorante Arcadia in Galleria Subalpina, il Ristorante Solferino, il Bar Francia di via Garibaldi, il Caffè Ariston, il Pastificio Defilippis, Dal Bugiardino, Porto di Savona, Sfashion Café e M*Bun.

Nelle circoscrizioni 2 e 3 saranno operativi i McDonald’s di piazza Santa Rita, via Pio VII e via Monginevro, mentre nelle circoscrizioni 4, 6 e 7 resteranno aperti, tra gli altri, i McDonald’s di via Livorno e corso Giulio Cesare, Angolo di Vino, l’Antica Trattoria “Con Calma”, il Ristorante F.lli La Cozza e Bacalhau Osteria. In circoscrizione 8 saranno invece aperti il bar di via Nizza 360, la Pasticceria Dell’Agnese e il Ristorante Birilli.

Gli elenchi completi delle attività aderenti e i relativi turni di apertura sono disponibili sul sito della Città di Torino.

Parla Con Me, online “Turismo italiano: tra record ed emergenza”

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Simona Riccio dialoga con Andrea Cerrato su turismo, governance delle destinazioni e qualità delle ricadute sui territori

È online la nuova puntata di Parla Con Me®, la trasmissione digitale ideata e condotta da Simona Riccio, Agrifood Communication Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder del progetto.

La puntata, dal titolo “Turismo italiano: tra record ed emergenza”, affronta una delle contraddizioni più evidenti del settore: il turismo viene raccontato alternativamente attraverso nuovi record di arrivi e presenze oppure come un comparto in continua emergenza.

Ospite è Andrea Cerrato, Community & Destination Manager, Co-founder ASSIDEMA, esperto di marketing territoriale, governance delle destinazioni e turismo sostenibile e responsabile.

Il confronto mette al centro una domanda precisa: i numeri bastano davvero a misurare il successo di una destinazione? Durante la puntata si parla di gestione dei flussi, governance delle destinazioni, ruolo di DMO e DMC e capacità di generare valore per territori, imprese, residenti e visitatori.

«Promuovere una destinazione non basta: occorre governarla», sottolinea Simona Riccio. «Il vero successo si misura nella qualità delle relazioni e delle ricadute economiche, sociali e culturali che il turismo genera sul territorio».

La puntata, online da oggi 12 agosto, rappresenta l’ultimo appuntamento del palinsesto 2026 di Parla Con Me®. A seguire prenderà il via Leggi Con Me®, powered by Parla Con Me®, il format che attraverso libri e autori apre nuove conversazioni su innovazione, sostenibilità, lavoro e società.

Parla Con Me® darà poi appuntamento al pubblico alla 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, dove Simona Riccio sarà protagonista di nuovi incontri dedicati a territorio, turismo, filiere agroalimentari, valore del cibo e contrasto allo spreco alimentare.

La puntata è disponibile sul canale YouTube di Parla Con Me®.

Guarda la puntata: https://www.youtube.com/watch?v=y0WR-iANW94
Per seguire tutte le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

Artigianato piemontese, segnali di ripresa nel terzo trimestre ma i saldi restano negativi

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Piccoli segnali di miglioramento per l’artigianato piemontese, anche se il quadro economico continua a essere caratterizzato da diverse criticità. È quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su un campione di 2.250 imprese dei principali comparti produttivi e dei servizi.

Il dato più significativo riguarda l’occupazione. Il saldo previsionale migliora sensibilmente, passando dal -4,43% al -1,77%. Un andamento ancora negativo, dunque, ma con una riduzione di quasi tre punti percentuali della componente pessimistica rispetto alla precedente rilevazione.

Qualche miglioramento si registra anche sul fronte degli ordini. La previsione relativa all’acquisizione di nuovi ordini passa dal -20,65% al -20,22%, mentre quella relativa alla produzione complessiva sale dal -17,61% al -17,02%.

Ancora più evidente il cambiamento sul fronte dell’export. Il saldo relativo alle previsioni di acquisizione di nuovi ordini dall’estero passa infatti dal -46,61% al -41,90%. Anche in questo caso il dato rimane pesantemente negativo, ma la contrazione della componente negativa rappresenta un segnale di maggiore fiducia da parte delle imprese.

Per quanto riguarda le aziende che prevedono una diminuzione degli ordini provenienti dall’estero, la percentuale scende dal 49,49% al 47,20%, mentre rimane sostanzialmente stabile la quota di imprese che si attende un andamento regolare degli ordini per l’export, passata dal 47,63% al 47,50%.

Sul fronte degli investimenti emerge un altro elemento incoraggiante: diminuisce dal 70,07% al 66,89% la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti. Un dato che potrebbe indicare una maggiore propensione delle aziende a tornare a mettere risorse sul futuro, pur in un contesto ancora caratterizzato da prudenza.

Meno favorevole, invece, il quadro relativo agli incassi. La quota di imprese che prevede pagamenti regolari scende dal 66,02% al 63,43%. Rimane invece molto contenuta la percentuale relativa agli anticipi, che passa dallo 0,11% allo 0,65%.

Anche le prospettive relative all’inserimento di apprendisti restano negative: il saldo migliora leggermente, passando dal -24,49% al -23,58%, ma conferma la cautela delle imprese sul fronte delle nuove assunzioni.

Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, l’indagine descrive una situazione di «timida risalita», nella quale tuttavia i principali indicatori continuano a mantenere il segno meno.

Particolarmente importante, secondo Felici, è proprio il miglioramento delle prospettive occupazionali: il passaggio dal -4,43% al -1,77% viene interpretato come un primo segnale di inversione, seppure ancora fragile. Anche il recupero sul fronte dell’export viene considerato significativo, soprattutto in una fase nella quale le piccole imprese devono fare i conti con un quadro internazionale instabile.

Il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte richiama inoltre l’attenzione sul credito alle imprese, sostenendo la necessità di favorire maggiormente l’accesso ai finanziamenti per le realtà artigiane. Secondo Felici, il miglioramento dei saldi previsionali dovrebbe essere utilizzato come un’occasione per sostenere le micro e piccole imprese e accompagnarle verso una prospettiva di maggiore stabilità.

«La leggera flessione della negatività dei dati previsionali di questo semestre è positiva», osserva Felici, sottolineando però che il miglioramento non deve tradursi in un motivo per abbassare la guardia. Per il presidente dell’associazione servono infatti interventi capaci di ridurre l’incertezza e consentire alle imprese una programmazione di lungo periodo.

L’indagine, condotta attraverso un questionario telematico, ha coinvolto 2.250 imprese piemontesi appartenenti ai settori della produzione e dei servizi maggiormente rappresentativi del comparto artigiano regionale. I numeri restituiscono quindi un quadro ancora fragile, ma nel quale diversi indicatori mostrano una progressiva riduzione della componente negativa rispetto alle rilevazioni precedenti.

L’economia torinese continua a crescere meno rispetto alle altre città

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Giachino: “Se non arrivava la 500 ibrida, dove saremmo?

Caro Direttore,

a contar musse, prima o poi si sbatte il naso. Ieri il documento economico nazionale della Confesercenti-CER ha fatto il punto sulla crescita dell’economia nelle nostre città e nelle nostre Regioni e tutti gli ottimismi che sono stati lanciati in questi anni nelle tante Assemblee delle varie categorie, dell’Ires, sono caduti. Ci si è anche inventati il PILnow per conoscere prima come è la situazione. Tutto inutile.

Era chiaro che ciò che stavamo perdendo nel settore auto non poteva essere sostituito dal turismo e dal loisir, come ripeto da quasi vent’anni. Se si fa la somma, il totale, come diceva il Principe De Curtis, fa piazza pulita di tutti gli ottimismi sparsi per non disturbare il manovratore, cioè il nostro Sindaco.

Oggi è in ferie in Turchia, ma dal suo computer legge i giornali, come sto facendo io dalle 4, vicino alla finestra aperta della mansarda di via Cernaia dove abito, e vedrà che Torino cresce solo dello 0,7%, mentre Bologna dell’1,1%, cioè il 50% in più. L’Italia dello 0,9%, il Piemonte dello 0,8%, Milano dell’1,1%. È ovvio che la bassa crescita di Torino frena il Piemonte, come ha detto due anni fa Banca d’Italia.

Cosa ci dicono questi dati? Che se Torino cresceva di più, il Piemonte avrebbe avuto una crescita almeno come la media nazionale, anche se sotto l’Emilia e il Lazio.

Il dato ci dice che, se a Mirafiori non arrivava la 500 ibrida, il modello nuovo che il Governo ha chiesto testardamente per un anno a Tavares e a Elkann, la crescita economica della città che ha trainato il boom economico sarebbe stata bassissima.

E non è che possiamo sperare che la nuova Biblioteca di Torino Esposizioni cambi le cose. Le cose le avrebbero potute cambiare nuovi centri fieristici e congressuali o l’arrivo della BYD, se qualcuno gli avesse venduto lo stabilimento di Grugliasco.

Il dato di Confesercenti dice ufficialmente che anche questa Amministrazione comunale non è riuscita a rilanciare economia e lavoro a Torino, che Torino è più povera di prima e che la metà della città che stava male ai tempi della coraggiosa denuncia dell’Arcivescovo Nosiglia oggi sta peggio.

Con questi brutti risultati vorrei capire con che faccia tanta gente, gente bene, che si inventa tante sigle solo per garantire il secondo mandato a Lo Russo, giustificherà la sua scelta. Illustri professori, rappresentanti di una società civile che non hanno mai messo la faccia per difendere l’industria o la Tav, esponenti del mondo cattolico che non sentono sulla coscienza i risultati sociali molto negativi di trent’anni di amministrazioni di sinistra.

Per rilanciare le periferie abbandonate non basta acquistare centinaia di scope per un sabato di lavoro che si conclude con la foto col Sindaco. A Torino c’è bisogno di lavoro, c’è bisogno di tanta innovazione nel sistema produttivo, c’è bisogno di nuovi investimenti da parte dei privati, come chiedeva, inascoltato, a San Giovanni del 2025 il nostro giovane Cardinale Repole.

Le Banche e le Fondazioni bancarie debbono fare molto di più e soprattutto meglio per il territorio. Meno interviste, meno convegni e più investimenti produttivi.

La situazione non è bella perché questo dato negativo giunge al termine degli investimenti del PNRR che evidentemente non hanno dato gli stessi risultati positivi del Piano Marshall. Ma allora Torino aveva amministrazioni coi fiocchi.

Sono stato il primo, nel 2008, a denunciare la bassa crescita dell’economia torinese. Mi ricordo gli insulti che ricevetti dal Bresso quando lessi i dati ISTAT al Salone del TOSM, presenti due persone di qualità come Carbonato e Ocleppo.

Nel 2013 ho lanciato l’idea di portare a Torino l’Autorità dei Trasporti e i conseguenti posti di lavoro. Nel 2018 ho lanciato, con la collaborazione delle madamin, l’organizzazione della Grande Manifestazione di piazza Castello che ha salvato la TAV.

Ora sto lavorando a una nuova Manifestazione per la TAV per dire basta alle violenze assurde dei No Tav, condannate con forza anche dal Presidente Mattarella.

Ma la gente che è andata a votare in questi anni ha preferito la sinistra. Ecco i risultati. Se vinceva Damilano, oggi Torino starebbe meglio, perché la sintonia col Governo e la sua esperienza manageriale avrebbe giovato a Torino.

Con questi risultati economici negativi, tra qualche giorno si inaugurerà la nuova via Roma, scoprendo in ritardo che negli anni scorsi Parigi e Barcellona hanno piantato nuovi alberi contro il caldo. Noi arriveremo dopo, con due-tre anni di ritardo.

Tutte le cose fatte e strombazzate in questi anni magari sono state utili a prendere voti alle elezioni, ma dal punto di vista economico non sono bastate.

Torino ha bisogno di fare di più. Dovremmo fare una manifestazione a Bruxelles per cambiare la politica dell’auto, perché il settore non è morto. L’anno scorso sono state prodotte più di 100 milioni di auto. Bruxelles deve difendere la tecnologia che ci ha reso grandi, che usi nuovi combustibili.

Nelle nostre Università ci vuole più innovazione. L’Istituto Italiano di Tecnologia, nato da una Finanziaria del Governo Berlusconi, può essere replicato a Torino.

Bisogna pensare alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli. Bisogna completare la linea 1 della Metro e dare il via alla linea 2. Occorre un tavolo per rilanciare il nostro aeroporto. Accelerare i lavori della Tav per rimettere la nostra città al centro dell’Europa.

Ecco perché, tra pochi mesi, bisogna assolutamente cambiare amministrazione comunale.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Emergenza idrica, Piemonte e Liguria puntano sugli invasi

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«Opere strategiche di interesse nazionale»

L’emergenza acqua e la necessità di programmare nuove infrastrutture per garantire la disponibilità della risorsa idrica diventano terreno di collaborazione tra Piemonte e Liguria. È questo il tema al centro del confronto tra il sindaco di Imperia Claudio Scajola e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che hanno rilanciato la necessità di una strategia comune per affrontare una situazione destinata a pesare sempre di più sui territori.

La cooperazione tra le due regioni è già attiva nella gestione delle emergenze. Un esempio concreto arriva dagli incendi che da settimane interessano diverse aree delle Alpi Marittime: i Canadair impegnati nelle operazioni di spegnimento utilizzano infatti le acque del Mar Ligure per rifornirsi, dimostrando quanto la collaborazione tra territori confinanti possa essere determinante nella risposta alle emergenze.

Ma oltre all’emergenza immediata, il confronto si è concentrato soprattutto sulle prospettive dei prossimi anni. Al centro della strategia vengono indicati gli invasi nell’area delle Alpi Marittime, considerati una possibile infrastruttura decisiva per affrontare gli effetti della crisi climatica e garantire una gestione più efficace dell’acqua.

L’obiettivo è arrivare a un piano condiviso in vista della programmazione europea 2028-2034, individuando le opere prioritarie e le possibili fonti di finanziamento. Per questo, Cirio e Scajola hanno concordato di organizzare a Imperia, nel prossimo autunno, un incontro operativo dedicato proprio alla realizzazione e alla gestione degli invasi, coinvolgendo amministrazioni locali, istituzioni e territori interessati.

La partita, però, non riguarda soltanto i finanziamenti. Piemonte e Liguria chiedono che gli interventi sugli invasi possano essere riconosciuti come opere strategiche di interesse nazionale. Una qualificazione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe contribuire a ridurre i tempi delle procedure autorizzative e burocratiche e accelerare la realizzazione delle infrastrutture.

«L’incontro di oggi va nella direzione di rafforzare la collaborazione istituzionale tra i nostri territori, con un’attenzione particolare alla gestione e alla prevenzione delle emergenze idriche con cui ci confrontiamo tutti da settimane», spiegano Scajola e Cirio.

Secondo i due amministratori, la sfida non può però essere affrontata soltanto attraverso interventi d’emergenza. Serve una pianificazione di lungo periodo capace di mettere al centro la disponibilità e la conservazione dell’acqua. In quest’ottica, la prossima programmazione europea potrebbe rappresentare un’importante occasione per reperire le risorse necessarie.

Scajola e Cirio sottolineano inoltre la necessità di superare quelle che definiscono «preclusioni ideologiche» che negli anni hanno frenato il dibattito sugli invasi. Il cambiamento climatico, sostengono, impone infatti di affrontare il problema con una prospettiva più pragmatica e lungimirante.

L’obiettivo dichiarato è quindi trasformare l’emergenza idrica in una strategia strutturale: più capacità di accumulo, maggiore sicurezza nella disponibilità dell’acqua e infrastrutture in grado di sostenere agricoltura, territori e attività economiche. La richiesta di inserire gli invasi tra le opere strategiche nazionali rappresenta, in questo percorso, il passaggio considerato necessario per accelerare una partita che Piemonte e Liguria considerano ormai non più rinviabile.

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Dal Politecnico di Torino arriva il motore elettrico del futuro

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Il progetto IONX conquista il BAITE Award 2026

Un’innovazione nata nei laboratori del Politecnico di Torino conquista il primo premio del BAITE Award 2026, il contest internazionale dedicato ai giovani ricercatori e ai progetti capaci di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni concrete per industria e società.

A vincere la quinta edizione della competizione è stato IONX Project – Global Flux Motor, sviluppato dai ricercatori Ettore Bianco e Fabio Mandrile del Politecnico di Torino. Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito di NanoValbruna 2026, il forum internazionale dedicato alla rigenerazione e all’innovazione che si è svolto a Valbruna, in Friuli Venezia Giulia.

Il progetto si propone di cambiare il paradigma della mobilità elettrica attraverso un nuovo tipo di motore ad alte prestazioni, progettato per aumentare densità di coppia, potenza ed efficienza rispetto alle tecnologie tradizionali. Il Global Flux Motor integra soluzioni avanzate di raffreddamento e un sistema di frenata magnetica, con l’obiettivo di ridurre dispersioni energetiche, surriscaldamento e produzione di particolato derivante dalla frenata.

Le applicazioni individuate riguardano soprattutto settori ad alta tecnologia come hypercar, motorsport elettrico ed eVTOL, ovvero i veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale destinati anche alla mobilità aerea del futuro.

«Ricevere questo riconoscimento per il nostro GlobalFlux Motor rappresenta un’enorme soddisfazione e una conferma del percorso intrapreso – hanno commentato Bianco e Mandrile –. È il riconoscimento del valore di una tecnologia che punta a ridefinire il concetto di motore elettrico, offrendo la massima densità di potenza in un’architettura estremamente compatta».

Il premio, del valore di 2 mila euro, sarà destinato alle prossime fasi di sviluppo del progetto, a partire dalla realizzazione e dalla validazione del primo prototipo ad alte prestazioni. Il team sta inoltre lavorando all’integrazione della tecnologia su un primo veicolo dimostrativo insieme a un possibile partner industriale e ha avviato interlocuzioni con investitori interessati alla crescita del progetto.

«La vittoria del BAITE Award rappresenta un’importante accelerazione – spiegano i due ricercatori – perché ci permette di trasformare un’innovazione nata in ambito accademico in una tecnologia capace di generare un impatto concreto sul mercato e sulla società».

Il podio del BAITE Award

Al secondo posto si è classificato Chelatech, progetto dell’Università di Catania sviluppato da Vincenzo Patamia ed Erika Saccullo. La ricerca propone un nuovo metodo per realizzare materiali antibatterici attraverso il sequestro dei nutrienti necessari alla crescita dei batteri, evitando l’utilizzo di sostanze biocide potenzialmente dannose. La tecnologia è pensata inizialmente per il settore della carta e del packaging medicale.

Il terzo gradino del podio è andato invece a EXTRA-CELL – EXTRAction of CELLulose from biomass, progetto dell’Università degli Studi di Milano sviluppato da Daniele Carullo, Tommaso Bellesia e Stefano Farris. L’obiettivo è ricavare cellulosa ad alto valore aggiunto da biomasse residuali provenienti dai settori agroalimentare e forestale, promuovendo un modello di economia circolare alternativo alle fonti tradizionali.

Dodici progetti da nove atenei italiani

L’edizione 2026 del BAITE Award è stata dedicata esclusivamente a progetti provenienti dal mondo universitario, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra ricerca e impresa e favorire il trasferimento tecnologico.

Sono stati dodici i progetti finalisti, presentati da nove università e istituzioni scientifiche italiane: oltre al Politecnico di Torino e agli atenei di Catania e Milano, hanno partecipato anche Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Urbino Carlo Bo, Università di Pavia, Università di Pisa, Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Le proposte hanno spaziato dai biomateriali alle bioplastiche, dalla valorizzazione degli scarti agroalimentari alle tecnologie per la cattura della CO₂, passando per energia rinnovabile, mobilità sostenibile, medicina personalizzata, elettronica green e nuovi sistemi di diagnostica industriale.

Il BAITE Award si conferma così come un punto d’incontro tra ricerca e mercato, con l’obiettivo di accompagnare le idee più promettenti dai laboratori universitari verso applicazioni industriali in grado di contribuire alla sostenibilità e alla competitività del sistema produttivo.

Vino piemontese e clima: le richieste dal confronto in Regione

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Il clima è  diventato uno dei principali fattori di incertezza per il comparto vitivinicolo piemontese, non condizionando soltanto quantità e qualità delle uve raccolte, ma interessando l’intero ciclo produttivo.
L’estate 2026 restituisce con chiarezza la portata del problema con temperature elevate e una situazione idrica particolarmente critica.
Per le imprese vitivinicole significa dover affrontare una crescente variabilità produttiva. Il caldo accelera le fasi vegetative, la scarsità d’acqua aumenta lo stress delle piante, mentre grandinate e temporali intensi possono colpire aree circoscritte provocando, in poche ore, danni molto rilevanti. In alcune delle aree colpite dalle grandinate, i danni hanno compromesso oltre l’80% del raccolto.
La vendemmia anticipata rappresenta uno dei segnali più immediati di questa trasformazione; in alcune aree del Piemonte meridionale è già iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle medie storiche, a partire dal Pinot Nero destinato all’Alta Langa e dalle varietà bianche più precoci.
Il quadro qualitativo restituito dalle prime osservazioni è sicuramente positivo, con uve sane e senza particolari criticità fitosanitarie. In diversi vigneti i grappoli risultano, tuttavia, meno idratati, più piccoli e leggeri. Se il caldo e la scarsità di precipitazioni dovessero proseguire, potrebbero verificarsi riduzioni delle rese, sebbene una valutazione attendibile potrà essere effettuata soltanto con l’avanzare della raccolta.
Cambiano di conseguenza in questo scenario le tecniche agronomiche, i tempi di intervento, l’organizzazione della manodopera e le scelte che le cantine devono compiere per programmare conferimenti e trasformazione.
La gestione della chioma, la cura del suolo e gli inerbimenti stanno mostrando un ruolo importante nel proteggere i grappoli  dall’eccessivo irraggiamento, preservando la struttura dei terreni e limitando la perdita di umidità.
Si tratta, tuttavia, di pratiche che richiedono competenze e investimenti continui, che non possono essere lasciati interamente a carico delle singole aziende.
Questa situazione è stata illustrata da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte di fronte alle istituzioni. Il 28 luglio scorso il segretario regionale della federazione Domenico Sorasio ha partecipato a un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, insieme alla cooperativa associata Produttori in Clavesana, altre imprese agricole e rappresentanti dei Comuni del Cuneese.
“L’incontro del 28 luglio ci ha permesso di portare in Regione la voce diretta delle Cooperative, delle aziende e dei territori che stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico  – ha dichiarato il segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, Domenico Sorasio – Le prime indicazioni sulla qualità delle uve sono positive, ma la questione va ben oltre questa vendemmia. Le imprese hanno bisogno di condizioni che consentano loro di programmare, investire e produrre reddito”.

Mara Martellotta