ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 3

Coldiretti Piemonte, richiesta Tavolo Verde in Regione

/

 Per adottare urgentemente ogni azione al fine di evitare ulteriori penalizzazioni per l’emergenza siccità

“Con l’emergenza siccità, che prosegue, è necessario adottare tutte le misure che consentono di salvaguardare le realtà produttive anche attraverso provvedimenti straordinari”. È quanto afferma Coldiretti Piemonte, che ha chiesto la convocazione del Tavolo Verde tramite una specifica lettera all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni.

“Sono già significativi i danni alle produzioni di quest’annata, situazioni che ovviamente si riflette sul reddito delle imprese e sulla tenuta di importanti settori produttivi regionali – hanno fatto notare Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – il fondo AgriCat è solo il primo tassello attraverso il quale attivare una rete di effettivo supporto al tessuto imprenditoriale piemontese. Poiché l’emergenza in atto rischia di generare ulteriori ripercussioni nelle varie realtà produttive, è urgente, come già richiesto, adottare ogni provvedimento possibile, che consenta di giungere al riconoscimento dello stato di calamità naturale. Al fine di approfondire i diversi aspetti connessi con lo stato di emergenza in atto, e fornire agli operatori del settore puntuali indicazioni, e urgentemente la Regione convochi, come abbiamo sollecitato, un Tavolo Verde. Ribadiamo, come già più volte fatto, che resta necessario lavorare con una programmazione e pianificazione per ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua, al fine di incrementare la capacità di stoccaggio e non arrivare sempre ad operare in emergenza”.

M.M.

Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto insieme per le politiche economiche

/

Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto e imprese mettono a sistema una strategia condivisa sulle politiche industriali. I primi obiettivi sono il censimento e la mappatura del Distretto e credito per le imprese

 Non una semplice interlocuzione tra territori, ma il tentativo di costruire una voce comune del sistema economico e produttivo del Nord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avviano una nuova fase di collaborazione attraverso una ‘Cabina di Regia delle Regioni del Nord’, con l’obiettivo di coordinare le rispettive politiche economiche e industriali e, soprattutto, di rendere più strutturato ed efficace il confronto con il Governo e con la Commissione europea.

La costituzione della Cabina di Regia arriva dopo l’incontro del 30 giugno a Milano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Andrea Tronzano (Piemonte), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia) e Massimo Bitonci (Veneto). Un confronto che ha consentito di entrare nel merito delle questioni sulle quali i territori stanno già lavorando e che, proprio per la loro rilevanza strategica, possono essere affrontate con una prospettiva comune. Nella giornata odierna tenutasi a Torino, nel Palazzo della Regione Piemonte, la Cabina di regia ha lanciato la grande scommessa su cui si lavorerà da subito: l’istituzione del Distretto unico della manifattura del Nord con l’intento di essere propositivi nelle relazioni con il Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea.

La posta in gioco è significativa. Nel loro insieme, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresentano una componente del sistema economico italiano che contribuisce a più della metà del Pil nazionale. Un peso economico che, nelle intenzioni dei promotori della Cabina di Regia, può tradursi in un contributo ancora più qualificato alla definizione delle politiche industriali, economiche ed energetiche del Paese e dell’Unione europea.

Dalle aree industriali al credito: una piattaforma ampia

Il lavoro avviato dalle cinque Regioni non si limita a un singolo dossier. Al contrario, l’agenda condivisa abbraccia alcuni dei principali nodi che riguardano oggi la competitività del sistema produttivo.

Tra i temi individuati ci sono innanzitutto le aree di accelerazione industriale, insieme agli strumenti territoriali come le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata (ZLS) e le Reti innovative regionali (RIR), il rafforzamento delle filiere industriali e le misure di sostegno agli investimenti. L’obiettivo è capire come rendere più efficace l’utilizzo di questi strumenti, favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.

Altro capitolo centrale è quello dell’accesso al credito. Sul tavolo ci sono la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e, più in generale, gli strumenti necessari a garantire alle imprese condizioni di finanziamento adeguate in una fase nella quale costo del denaro, investimenti e transizione industriale sono strettamente collegati.

La questione riguarda soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese, che costituisce una parte essenziale delle filiere produttive del Nord. Da qui anche l’attenzione alle certificazioni delle PMI e delle filiere industriali, considerate uno degli strumenti attraverso cui rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva delle imprese.

La sfida dopo il PNRR: innovazione, ricerca e talenti

Un altro terreno sul quale le cinque Regioni intendono coordinarsi è quello dell’innovazione.

Il tema è particolarmente rilevante per un territorio nel quale convivono grandi gruppi industriali, PMI, università, centri di ricerca e filiere altamente specializzate. La questione, dunque, non è soltanto quella di sostenere la nascita di nuove tecnologie, ma di riuscire a trasferirle concretamente nei processi produttivi, aumentando produttività e competitività delle imprese. Un nuovo modello a sistema per essere competitivi anche nell’attrarre e trattenere i talenti. In questo quadro, la collaborazione tra le Regioni può assumere un valore politico preciso: evitare la frammentazione degli interventi e provare a costruire una massa critica sufficiente per competere con i grandi ecosistemi industriali europei.

Aiuti di Stato e dimensione d’impresa: il nodo delle regole europee

La partita non si gioca però soltanto sul terreno delle risorse. Una parte decisiva riguarda infatti le regole.

Tra i temi individuati c’è la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis, insieme alla questione del dimensionamento delle imprese.

La possibilità di intervenire sulle imprese, sostenerne gli investimenti e accompagnarle nei processi di trasformazione dipende quindi anche dal quadro regolatorio europeo. Per le cinque Regioni, il confronto con Bruxelles diventa inevitabilmente parte integrante della strategia.

Lo stesso vale per gli IPCEI di natura nazionale, strumenti attraverso i quali sostenere progetti strategici e tecnologicamente avanzati. Anche in questo caso il coordinamento tra territori può servire a costruire proposte più forti e coerenti rispetto alle singole iniziative regionali.

Casa, Torino recupera terreno: prezzi su del 17,4% negli ultimi cinque anni

/

Nel lungo periodo il mattone torinese resta sotto i livelli di vent’anni fa, ma i dati più recenti indicano una netta inversione di tendenza. Milano continua invece a correre e si conferma un caso a parte tra le grandi città italiane

Il mercato immobiliare italiano ha cambiato più volte direzione negli ultimi vent’anni e Torino ne rappresenta bene l’andamento. Se si guarda al lungo periodo, infatti, i prezzi delle abitazioni nel capoluogo piemontese risultano ancora inferiori del 26,9% rispetto a vent’anni fa. Negli ultimi cinque anni, però, la situazione è decisamente cambiata: i valori sono cresciuti del 17,4%, una performance superiore alla media nazionale.

È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha messo a confronto l’andamento dei prezzi delle abitazioni in Italia e nelle quattro grandi città di Milano, Napoli, Roma e Torino, prendendo come riferimento periodi di venti, dieci e cinque anni.

Il dato di lungo periodo restituisce gli effetti delle diverse fasi attraversate dal mercato, a cominciare dalla crisi immobiliare iniziata nel 2007. Complessivamente, in Italia, rispetto a vent’anni fa le abitazioni hanno perso il 24,1% del loro valore. Tra le città considerate, la contrazione più consistente riguarda Napoli, con il -32,4%, seguita da Roma con il -29,8% e Torino con il -26,9%.

A distinguersi nettamente è Milano, unica delle quattro città ad avere oggi valori superiori a quelli di vent’anni fa: nel capoluogo lombardo l’incremento raggiunge infatti il 25,1%.

Lo scenario cambia radicalmente restringendo l’analisi all’ultimo decennio. In Italia i prezzi sono aumentati mediamente del 16,7%. Milano guida ancora la classifica con un balzo del 59,2%, mentre Napoli registra un +17,1%. Più contenuto il recupero di Torino, pari all’8,7%. Roma rimane invece leggermente in territorio negativo, con una variazione del -1,2%.

Sono soprattutto gli ultimi cinque anni a mostrare la nuova fase del mercato torinese. In questo periodo il prezzo delle abitazioni in città è cresciuto del 17,4%, contro una media italiana del 16%. Tra le quattro metropoli esaminate, Torino è seconda soltanto a Milano, dove l’aumento raggiunge il 22,3%. Seguono Napoli con il 15,9% e Roma con il 9,7%.

Il quadro che emerge è quindi quello di una Torino che non ha ancora recuperato le quotazioni di vent’anni fa, ma che negli anni più recenti ha mostrato una rivalutazione significativa del patrimonio residenziale.

“L’analisi su diversi archi temporali – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – evidenzia come il mercato immobiliare residenziale italiano abbia attraversato fasi molto diverse. Se il confronto a vent’anni mostra una contrazione dei valori generalizzata, incorporando la crisi iniziata nel 2007, gli ultimi dieci e cinque anni rivelano una ripresa più marcata, soprattutto in alcune grandi città. Milano si distingue per continuità e intensità della crescita, mentre Torino evidenzia negli ultimi anni un recupero significativo.

Due elementi rendono particolarmente interessante il caso di Milano nel confronto con Napoli, Roma e Torino: dopo la diminuzione dei prezzi iniziata nel secondo semestre del 2007, in linea con il dato nazionale, il capoluogo lombardo è stato il primo a invertire la tendenza, registrando una fase di stabilità già nel secondo semestre del 2016. Inoltre nel 2020, anno segnato dalla pandemia, Milano è stata l’unica tra le quattro città considerate a rilevare prezzi ancora in aumento”.

Variazione prezzi 20 anni 10 anni 5 anni
Italia -24,1% +16,7% +16,0%
Milano +25,1% +59,2% +22,3%
Napoli -32,4% +17,1% +15,9%
Roma -29,8% -1,2% +9,7%
Torino -26,9% +8,7% +17,4%

Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Coldiretti Piemonte: Unione Europea, dal 3 settembre stop alla carne brasiliana

/

Dal 3 settembre l’Europa chiude le porte a carne e altri prodotti di origine animale brasiliana che non garantiscono il rispetto delle stesse regole imposte agli allevatori europei. Si tratta di una vittoria figlia della battaglia condotta da Coldiretti e Filiera Italia in Italia e a Bruxelles per affermare il principio di reciprocità.  Non una battaglia contro il commercio Internazionale,  ma contro la concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l’ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti.

“Una decisione che segna un principio fondamentale: non può esserci tutela del reddito degli agricoltori né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti  secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle nostre imprese – affermano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte , e Bruno Rivarossa, delegato confederale – È la dimostrazione che la reciprocità non è uno slogan, ma può e deve diventare il criterio sul quale costruire la politica commerciale europea. Ai nostri allevatori sono richiesti ogni giorno investimenti e regole rigorose sulla tracciabilità, sul benessere animale  e sulla sicurezza alimentare. Non è più  accettabile che gli stessi obblighi scompaiano quando il prodotto arriva da migliaia di km di distanza. Con lo stop, quindi, difendiamo le nostre razze autoctone, il lavoro degli imprenditori e la salute dei cittadini”.

Dopo le denunce e le mobilitazioni di Coldiretti e Filiera Italia, l’Unione Europea ha finalmente verificato sul campo la capacità del sistema brasiliano di rispettare norme comunitarie. Dal 3 settembre il Brasile non figura, dunque, tra quelli autorizzati per l’ingresso nell’Unione di una serie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.

“Il commercio è un’opportunità solo quando avviene a condizioni eque, chi vuole vendere alimenti sul mercato europeo deve garantire gli stessi standard degli agricoltori europei. Ci auguriamo che quanto successo con il Brasile, venga attuato anche con il grano canadese trattato in preraccolta con glifosato, secondo pratiche non consentite agli agricoltori italiani, e per tutte quelle formule che non tengono conto delle regole a cui adempiono le nostre produzioni. Lo stop al Brasile dimostra che cambiare le regole è possibile. Ora l’Europa deve trasformare questa decisione in un principio generale che preveda stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei – concludono Brizzolari e Rivarossa”.

Mara Martellotta

Nuove regole sugli imballaggi: cosa rischiano le imprese?

/

Dal 12 agosto  sono cambiate le regole europee sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. L’entrata in applicazione delle prime disposizioni del nuovo Regolamento europeo PPWR apre una fase di adeguamento che interesserà anche una parte consistente del sistema artigiano piemontese.

Sono oltre 40 mila le imprese artigiane che operano nei comparti potenzialmente interessati dalla nuova disciplina. Si tratta, tra gli altri, di imprese alimentari, del legno-arredo, della moda, della cosmetica, della meccanica e di numerose altre attività manifatturiere. La platea delle imprese effettivamente chiamate ai diversi adempimenti sarà tuttavia articolata e dipenderà dalla tipologia di imballaggio, dalle modalità di vendita e dal ruolo ricoperto dall’impresa nella filiera. Il nuovo quadro riguarda, tra gli altri casi, gli imballaggi utilizzati per prodotti destinati alla vendita sul mercato nazionale, quelli autoprodotti, gli imballaggi collegati alle esportazioni e quelli utilizzati nelle vendite a distanza verso altri Paesi dell’Unione europea. Per la vendita diretta sono previste fattispecie differenti in funzione del mercato di destinazione.

Per le imprese artigiane la novità si traduce innanzitutto nella necessità di prestare maggiore attenzione alla conformità degli imballaggi, alla documentazione tecnica e alle dichiarazioni richieste. Un aggravio che rischia di pesare soprattutto sulle microimprese, spesso prive di strutture amministrative dedicate.

“E’opportuno che ogni impresa, in base alle sue dimensioni e al mercato di riferimento, si informi per individuare il proprio posizionamento nella filiera – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – in modo che abbia chiaro se deve occuparsi direttamente delle dichiarazioni di conformità. Non è un’operazione semplice in un tessuto produttivo variegato come quello del Piemonte, dove le filiere possono essere molto diverse. Resta da vedere se le imprese situate extra-UE, ossia quelle che beneficiano sempre degli aggravi burocratici che la UE impone alle aziende nostrane, saranno anche tenute al rispetto di certe regole. Ne dubitiamo. Lamentiamo poi la mancanza di atti delegati e norme tecniche. Infatti per le microimprese il tema resta quello di riuscire a orientarsi, ma sarà fondamentale che i rapporti tra imprese e fornitori siano chiari e che la documentazione necessaria sia facilmente disponibile. Ormai è frequente l’impressione che dietro al concetto di “sostenibilità” ci siano intenti pelosi che con la sostenibilità hanno poco a che vedere”.

Dal 12 agosto sono scattati inoltre specifici limiti alla presenza di PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti. Il Regolamento UE 2025/40 ne vieta l’immissione sul mercato quando le concentrazioni raggiungono o superano le soglie stabilite dalla normativa.

“Per il settore alimentare il packaging non è semplicemente una confezione – conclude Felici – è parte integrante della sicurezza del prodotto della sua conservazione e della qualità con cui arriva al consumatore. Per le imprese alimentari il tema dei PFAS rende ancora più evidente quanto sia importante avere una filiera dei materiali trasparente e affidabile. La piccola impresa deve poter ricevere dal proprio fornitore garanzie e documentazione sulla conformità dell’imballaggio, senza doversi fare carico di controlli e oneri tecnici sproporzionati rispetto alle proprie dimensioni. Ci saranno sicuramente delle ripercussioni soprattutto per le più strutturate che vendono anche all’estero”.

Un capitolo specifico riguarda inoltre le imprese che utilizzano il commercio elettronico. Le vendite a distanza, in particolare quelle rivolte ad altri Paesi dell’Unione europea, rientrano tra gli ambiti nei quali il nuovo quadro regolamentare assume particolare rilevanza. Per le imprese artigiane che vendono online questo significa prestare maggiore attenzione anche alla quantità e alla tipologia di imballaggio utilizzato per le spedizioni, riducendo, ove possibile, confezioni sovradimensionate e materiale non necessario.

A Torino torna il Festival Internazionale dell’Economia. Qual è il futuro dello stato sociale?

/

Dal 22 al 25 ottobre oltre 130 appuntamenti. Tra gli ospiti sei Premi Nobel per l’Economia. Da quest’anno la manifestazione si sposta in autunno

Sarà “Salvare lo stato sociale” il tema della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, in programma a Torino dal 22 al 25 ottobre 2026. La manifestazione, curata da Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto e Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri, cambia collocazione nel calendario e da quest’anno si svolgerà in autunno, con l’obiettivo di favorire una maggiore partecipazione di studenti, università e imprese.

Al centro dei quattro giorni ci sarà il futuro del welfare state europeo, chiamato ad affrontare trasformazioni che ne mettono alla prova sostenibilità ed efficacia: invecchiamento della popolazione, crisi demografica, globalizzazione, immigrazione, cambiamento climatico e aumento delle spese militari legato alle tensioni internazionali. Il Festival proverà a interrogarsi sulle possibili riforme necessarie per continuare a garantire protezione sociale, riduzione delle disuguaglianze e sostegno alle fasce più fragili.

Il programma prevede oltre 130 appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico, tra lecture, dialoghi, confronti, incontri con gli autori, approfondimenti storici e iniziative dedicate al rapporto tra economia e cinema. A Torino arriveranno economisti, sociologi, demografi, scrittori e studiosi provenienti da diversi Paesi.

Particolarmente significativa la presenza di sei Premi Nobel per l’Economia: Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth e Michael Spence.

Per Tito Boeri, lo stato sociale rappresenta uno degli elementi distintivi dell’identità europea e una conquista che oggi deve essere non soltanto difesa, ma anche riformata per rispondere ai nuovi rischi economici e sociali. Una riflessione che assume un significato particolare anche per Torino e il Piemonte, territori alle prese con l’invecchiamento della popolazione e importanti trasformazioni demografiche.

Novità dell’edizione 2026 sarà inoltre il gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie di Lione, uno dei principali festival francesi dedicati alla divulgazione economica, nato nel 2008.

 

Tra i protagonisti: i Premi Nobel Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth
e Michael Spence. Oltre a Alan Auerbach, François Bourguignon, Pierre Cahuc, Marco Cappato,
Gianrico Carofiglio, Bea Cantillon, don Luigi Ciotti, Piero Cipollone, John Cochrane, Carlo Cottarelli,
Maurizio Ferrera, Maurizio Ferraris, Raffaele Fitto, Elsa Fornero, Sara Gama, Matthew Gentzkow, Vera
Gheno, Paolo Giordano, Gian Maria Gros-Pietro, Jonathan Gruber, Gordon Hanson, Hilary Hoynes,
Margarita León, Matteo Maggiori, Franca Maino, Branko Milanović, Magne Mogstad, Maurice
Obstfeld, Pier Carlo Padoan, Nando Pagnoncelli, Luca Pancalli, Fabio Panetta, Giōrgos Papandreou,
Antonio Patuelli, Giuseppe Remuzzi, Cecilia Sala, Chiara Saraceno, Matteo Saudino, Fiona Scott
Morton, Guido Tabellini, Philippe Van Parijs, Silvia Vannutelli, Gianluca Violante, Ignazio Visco, Luigi
Zingales.

 

Il Comune adotta la proposta tecnica del nuovo Piano Regolatore che cambierà Torino

/

 

La Giunta comunale ha adottato la Proposta Tecnica del Progetto Definitivo del Piano Regolatore Generale, presentata dal sindaco Stefano Lo Russo e dall’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni. Si tratta del passaggio amministrativo formale che chiude l’istruttoria sulle 875 osservazioni pervenute al Progetto Preliminare e consegna il Piano alla fase decisionale che vedrà coinvolti la Regione Piemonte, la Città metropolitana di Torino e, per i profili di competenza, la Soprintendenza.

La seconda Conferenza di copianificazione e valutazione, che verrà convocata nei prossimi giorni, avrà sessanta giorni, a partire dalla trasmissione della convocazione, per esprimersi. La riduzione dei termini, introdotta dalla nuova legge regionale 5/2026, rappresenta un’opportunità importante per accelerare il percorso del nuovo Piano, mantenendo pienamente il confronto istituzionale e tutte le verifiche previste dalla normativa. A conclusione della Conferenza e acquisito il parere motivato relativo alla Valutazione Ambientale Strategica, la Proposta Tecnica verrà revisionata dalla Città per dare vita al Progetto Definitivo, che sarà quindi sottoposto dalla Giunta al Consiglio comunale per l’approvazione. Se l’iter procederà secondo i tempi previsti, l’obiettivo dell’amministrazione è portare il nuovo Piano Regolatore Generale all’approvazione definitiva del Consiglio comunale entro la fine dell’anno.

“Il nuovo Piano Regolatore è uno degli strumenti più importanti con cui disegniamo il futuro di Torino – dichiara il sindaco Stefano Lo Russo –. Dopo oltre trent’anni la città ha bisogno di uno strumento urbanistico capace di accompagnare una nuova stagione di sviluppo, con procedure più chiare e fluide, in grado di favorire la rigenerazione urbana, attrarre investimenti e rendere Torino sempre più dinamica e competitiva. Un Piano che mette insieme crescita e sostenibilità ambientale, qualità dello spazio pubblico e qualità della vita, e che riconosce nel trasporto pubblico una delle leve fondamentali per costruire la Torino dei prossimi anni. Con il passaggio di oggi entriamo in una fase molto importante del percorso. La riduzione dei tempi della seconda Conferenza di copianificazione prevista dalla nuova legge regionale rappresenta un’opportunità significativa e il nostro auspicio è che, attraverso una collaborazione positiva e costruttiva tra tutti gli enti chiamati a esprimersi nei prossimi sessanta giorni, si possa procedere con efficacia verso l’approvazione definitiva di uno strumento di cui Torino ha grande bisogno”.

La Proposta Tecnica adottata dalla Giunta contiene le controdeduzioni a tutte le 875 osservazioni pervenute. Le integrazioni riguardano prevalentemente correzioni cartografiche, modifiche alle Norme di Attuazione e precisazioni volte a rendere più chiari alcuni contenuti già presenti nel Piano. Le scelte strutturali rimangono quelle contenute nel Progetto Preliminare adottato dal Consiglio comunale lo scorso marzo. Sulle osservazioni e sulle relative controdeduzioni si pronuncerà infine il Consiglio comunale in sede di approvazione del Progetto Definitivo.

“Abbiamo rispettato il percorso e i tempi che ci eravamo dati, affrontando puntualmente tutte le osservazioni e affinando ulteriormente gli strumenti normativi e cartografici del Piano – dichiara l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni –. Adesso si apre il confronto conclusivo con gli altri enti nell’ambito della Conferenza di copianificazione e valutazione. Ringrazio gli uffici del Dipartimento Urbanistica ed Edilizia Privata e del Servizio Nuovo Piano Regolatore, assistiti da InfraTo, che lavorando tutta l’estate hanno chiuso questa fase in tempi davvero record. Sono certo che tutti gli enti presenti nella Conferenza coopereranno fattivamente per giungere altrettanto rapidamente a una conclusione positiva”.

Il procedimento segue gli articoli 15 e 15-bis della legge regionale 56/1977, con i termini ridotti disposti dall’articolo 6 della legge regionale 5/2026 (cosiddetta “Cresci Piemonte”) per effetto dell’attivazione della Cabina di Regia su richiesta della Città. La Proposta Tecnica del Progetto Definitivo interviene su norme, cartografia e schede là dove le osservazioni e il confronto con gli enti, nell’ambito della Cabina di Regia, hanno segnalato possibili migliorie, tra cui quelle relative alle altezze massime, alle tutele del tessuto storico e alla quota minima di diritti perequati derivanti da aree cedute. La documentazione viene inoltre completata e aggiornata, in particolare per quanto riguarda il Rapporto Ambientale e la verifica del dimensionamento del Piano.

Ora tocca alla Conferenza di copianificazione e valutazione, che si esprime sulla conformità alla normativa vigente, sulla coerenza con la pianificazione sovraordinata e sulla sostenibilità ambientale e territoriale. Il Progetto Definitivo dovrà quindi essere approvato dal Consiglio comunale, completando il percorso per dotare Torino di uno strumento urbanistico profondamente rinnovato rispetto al Piano oggi vigente, redatto da Augusto Cagnardi e Vittorio Gregotti, che fu adottato nel 1991 e approvato nel 1995.
Nel frattempo, l’attività urbanistica prosegue nell’ambito del cosiddetto regime di salvaguardia, nel rispetto delle misure introdotte con deliberazione del Consiglio comunale n. 123 del 16 marzo 2026.

Tav, i dati veri sugli scambi commerciali mondiali

/
La disinformazione o disinformatia è un arma di battaglia politica che arriva dall’epoca staliniana e che è stata e viene usata molto da noi. Per supportare la battaglia NOTAV sono state diffuse  nel tempo presunte verità che si dimostrano in grandi falsità per convincere la gente che non legge, giovani studenti etc. I risultati si vedono. E’ incredibile che solo in Valsusa i sedicenti ambientalisti siano contro il treno. E’ incredibile che i giovani di Friday for Future ispirati da Greta alla battaglia ambientalista , che ho incontrato già otto anni fa , non solo non prendano posizione a favore del trasporto su rotaia ma anzi si schierano con i NoTav.
Qui vorrei concentrarmi sul grande falso sui traffici che sarebbero in calo perché alcune produzioni piemontesi e francesi sono in calo….etc.etc.
A livello globale nel 2024 i container trasportati nel mondo sono stati 6 milioni in più.
Il commercio mondiale cresce in media del 3% all’anno.
Il 30-35% del PIL italiano dipende dagli scambi internazionali .
Premetto che la TAV, Torino-Lione e’ l’anello del Corridoio Mediterraneo ex Corridoio 5 che collegherà il porto di Algesiras al fondo della Spagna col Portogallo, con la Francia , l’Italia e i Paesi ex comunisti sino a Kiev.
Il Corridoio Mediterraneo collegherà Paesi che insieme producono 1/5 del PIL europeo.
Nei giorni scorsi il Presidente della Regione Liguria Bucci ha incontrato il Commissario europeo del Corridoio Mediterraneo per avere appunto un quadro della situazione dei lavori dopo gli scontri NOTAV del luglio scorso.
Il Corridoio Mediterraneo infatti incrocerà nella Pianura Padana il Corridoio Genova-Rotterdam, a Verona incrocerà il Corridoio del Brennero verso la Germania e a Padova il Corridoio Adriatico- Balcani. Nella Pianura padana entro 8 anni se non ci saranno altri ritardi si incroceranno Corridoi ferroviari che collegheranno il 60% del PIL europeo.
La Nuova Rete europea dei trasporti su rotaia che possiamo chiamare la Futura Metropolitana d’Europa toglierà quindi traffico passeggeri e merci dalla strada. Milioni di auto e di camion in meno nei trasporti di lunga gittata . I trasportatori italiani invece di star fuori tutta la  settimana per trasportare merci dall’Italia all’Inghilterra , potranno fare tratte giornaliere in Italia per trasportare i container dallo scalo ferroviario italiano alla azienda o al Centro commerciale italiano più vicino allo scalo . Migliorerà la vita degli autisti e dei trasportatori, diminuirà l’inquinamento , diminuirà la congestione del traffico e diminuiranno gli incidenti stradali .
Premetto che attraversano il versante francese le merci dirette verso Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra e viceversa attraversano il versante italiano le merci dirette verso l’Italia e i Paesi dell’Est europeo.
Rispetto al 2014 i soli scambi commerciali Italia Francia sono aumentati del 54% raggiungendo nel 2025 il valore record i di 112,3 miliardi di euro. La Francia è il primo investitore straniero in Italia con circa 100 miliardi di euro e quasi 359.000 lavoratori impiegati in aziende francesi i controllate dai francesi.
Un dato poco citato è rappresentato dall’attivo  commerciale (Export- Import)verso la Francia  a favore del nostro Paese che oscilla negli anni tra i 10 e i 20 miliardi di euro l’anno.
La Nuova rete europea è cofinanziata dalla Europa e dai singoli Stati genererà benefici economici e ambientali per oltre 100 anni . I romani quando costruirono le strade consolari non fecero la analisi costi e benefici ma solo per fare un esempio , sino al 1970, cioè per 1970 anni, la strada che collegava Roma alla Francia era la Via Aurelia. 1970 anni perché poi vennero costruite superstrade e autostrade.
Ma le strade non vengono usate solo per il trasporto  merci o dei turisti , che rappresentano iniezioni importanti di PIL.
Le autostrade , come mi disse nel 1971 Giuseppe Casciana, l’autista siciliano del Ministro Donat-Cattin , sono “mobilità sociale”. Giuseppe, non è laureato caro Bonaccini,  ma aveva capito prima di tanti ,a sinistra, la grande importanza delle vie di trasporto più veloci che allora erano le autostrade e oggi è il Treno AV che ci porterà , comodamente seduti e senza inquinare a Potsdam a vedere da vicino la grande Incredulità del S. Tommaso   dipinta magistralmente dal Caravaggio o a Parigi a vedere la Gioconda e che toglierà quasi un milione di TIR all’anno solo nella Pianura Padana con grande miglioramento dell’ambiente .
Quando verranno ultimati i tratti italiani dei corridoi ferroviari europei e la Nuova diga al porto di Genova aumenteranno i volumi di traffico dal Mediterraneo e verso il Mediterraneo , crescerà la attività logistica sino a dare un punto in più all’anno di PIL  alla economia nazionale . L’Italia, l economia italiana , il lavoro italiano  non possono perdere questa grande opportunità.
Mino Giachino
SITAV SILAVORO

Pignatelli Day: un grande successo con oltre 500 visitatori

/


Venerdì 28 agosto nei campi di Fondazione Podere Pignatelli si è svolta una giornata dedicata a confronto varietale e tecniche di coltivazione di mais e soia

Venerdì 28 agosto a Villafranca Piemonte, presso la Fondazione Podere Pignatelli, si è svolto il tradizionale appuntamento annuale del Pignatelli Day, patrocinato da Regione Piemonte, le cui protagoniste sono state due colture centrali per l’agricoltura piemontese: mais e soia. Un evento organizzato in collaborazione con CAPAC e DISAFA (Università degli Studi di Torino), che ha offerto a tutti i presenti l’opportunità di confrontarsi con esperti e tecnici del settore sull’introduzione di nuovi ibridi di mais e varietà di soia, oltre che su metodi di coltivazione, strategie di difesa e produttività delle colture.

Un evento che quest’anno ha coinvolto 24 espositori e attratto un numero altissimo di persone: a visitare i campi sperimentali sono state oltre 500 persone tra agricoltori, tecnici e ricercatori, che hanno avuto anche l’opportunità di conoscere macchinari all’avanguardia e altri strumenti utili nella gestione delle colture.

Amedeo Reyneri, Presidente della Fondazione Podere Pignatelli, ha rimarcato che: “la giornata di oggi, che è stata così partecipata, porta grande valore al territorio, perché è un momento di grande comunicazione diretta da parte della Fondazione verso le aziende agricole. Viviamo in un tempo in cui le informazioni sono spesso mediate, un fatto che porta a sentire sempre di più la mancanza di confronti personali, diretti, dialogati. Questa giornata è l’occasione in cui Fondazione Podere Pignatelli comunica direttamente con gli agricoltori, con dimostrazioni pratiche in campo e quindi ponendosi come punto di riferimento e interlocutore reale”.

Paolo Colombatto, Direttore della Fondazione, ha affermato: “quest’anno abbiamo anticipato l’evento di oltre una decina di giorni, a causa di una campagna molto calda e siccitosa, che ha messo a dura prova le colture in campo. Questo è un sintomo inequivocabile del cambiamento climatico, a cui Podere Pignatelli risponde proponendo strategie efficaci di mitigazione e ricerca continua sul confronto varietale e sulle tecniche di coltivazione. Oggi sono stati presentati più di 90 ibridi di mais delle principali ditte sementiere e 40 varietà di soia, con molte novità: numeri importanti, che dimostrano pienamente il valore della ricerca in campo agricolo”.

L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare l’avanzamento di alcuni progetti finanziati in ambito CSR dalla Regione Piemonte e promossi dalla Fondazione in collaborazione con partner del territorio: RADICE, che accompagna la cerealicoltura piemontese verso un modello agricolo più sostenibile e resiliente, GO-FITO, che propone strategie alternative di difesa dalle malattie, e SMARTech, che propone tecnologie di precisione nelle attività agronomiche.

Attività realizzata nell’ambito del progetto “AGRODEMO” finanziato con fondi FEASR – CSR 2023/2027 della Regione Piemonte – Intervento SRH05 – Azioni dimostrative per il settore agricolo – Bando 1/2023

Fiat, comincia l’era Belloni: Torino guarda (con apprensione) al futuro di Mirafiori

/

Dal 1° settembre Arnaud Belloni assume la guida di Fiat, Abarth e Lancia, insieme alla responsabilità del marketing di Stellantis in Europa.

Il manager francese prende il posto di Olivier François, protagonista degli ultimi quindici anni del marchio torinese, destinato a proseguire la collaborazione con il gruppo come Strategic Advisor dopo un periodo di affiancamento.

Per Fiat si apre una nuova fase, che interessa direttamente anche Torino e il Piemonte: la questione principale sarà verificare se la ripartenza della 500 Hybrid rappresenterà soltanto una risposta alla fase di difficoltà oppure il primo passo verso nuovi investimenti e altre produzioni capaci di garantire prospettive più solide a Mirafiori e all’indotto piemontese. C’è un clima di apprensione ma anche di cauto ottimismo. La novità è lo stop produttivo alle Carrozzerie di Mirafiori. Infatti Stellantis ha comunicato ai delegati sindacali che le linee resteranno ferme mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 settembre per  mancanza di componenti dei motori della Fiat 500 ibrida.

Belloni arriva all’incarico con una lunga esperienza nell’automotive e una conoscenza già consolidata dell’universo oggi riunito sotto Stellantis. Il cambio al vertice avviene mentre Fiat è impegnata a rafforzare la propria offerta e a trovare un equilibrio tra motorizzazioni elettriche e ibride, nuovi modelli e necessità di recuperare volumi sul mercato europeo.

Da Torino l’attenzione è rivolta soprattutto a Mirafiori, dove il 2026 ha portato un’inversione di tendenza rispetto alla pesante contrazione degli anni precedenti. A trainare la ripresa è soprattutto la 500 Hybrid, insieme alla versione elettrica. Tra gennaio e giugno sono uscite dalle linee torinesi poco più di 36 mila vetture, contro circa 15.300 nello stesso periodo del 2025. Un recupero importante che ha permesso di aumentare l’attività produttiva e di procedere anche con nuovi inserimenti di personale.

Non tutti i problemi, però, possono considerarsi risolti. Il traguardo delle 100 mila vetture inizialmente indicato per il 2026 appare difficile da raggiungere e rimane aperta la questione della capacità produttiva ancora disponibile nello stabilimento, anche in seguito alla riduzione dell’attività legata a Maserati. Da qui la richiesta, avanzata da tempo dai sindacati, di destinare a Torino un ulteriore modello.

Qualche segnale favorevole arriva intanto dal mercato automobilistico nazionale. Nei primi sette mesi del 2026 le immatricolazioni in Italia hanno superato quota 1,06 milioni, con una crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente. A luglio Stellantis, comprendendo anche Leapmotor, si è attestata intorno al 26% del mercato italiano.

Il futuro di Mirafiori interessa comunque un’area molto più vasta dello stabilimento. Torino e il Piemonte conservano una filiera automotive di primo piano, formata da aziende della componentistica, dell’ingegneria, della progettazione e dei servizi. La tenuta dei volumi produttivi può quindi avere effetti diretti su una parte rilevante del sistema industriale regionale.