ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 5

Premio europeo all’aeroporto di Torino

L’Aeroporto di Torino riconosciuto migliore scalo europeo della sua categoria dall’Associazione che riunisce oltre 500 scali di 55 paesi

Caselle Torinese, 4 luglio 2024 – Torino Airport vince il primo premio come Best European Airport nella sua categoria in occasione della 34esima Assemblea e Congresso Annuale di ACI Europe, in corso a Istanbul.

I Best Airport Awards, giunti alla 20esima edizione, premiano l’eccellenza e i risultati eccezionali raggiunti dagli scali nell’intero portafoglio di attività aeroportuali, e quest’anno hanno voluto premiare gli aeroporti che hanno saputo spingere il proprio modello di business in nuovi territori, con nuovi modelli di creazione di valore e abbracciando la trasformazione e la flessibilità, prendendosi cura delle persone e del pianeta.

L’Aeroporto di Torino è stato giudicato da una giuria indipendente formata da esperti di aviazione civile della Commissione Europea, di Eurocontrol, di SESAR Joint Undertaking, dell’International Transport Forum e di FlightGlobal.

Primo nella categoria fino a 5 milioni di passeggeri, l’Aeroporto di Torino si è distinto per la significativa ripresa del traffico attraverso un approccio proattivo per garantire la nuova connettività, il lavoro svolto in campo della sostenibilità, l’attenzione alla qualità del servizio reso al passeggero e l’importante impatto sull’economia del territorio.

Parlando durante la cerimonia, l’Amministratore Delegato di Torino Airport Andrea Andorno ha dichiarato: “È con grande orgoglio che accolgo questo riconoscimento per il nostro aeroporto, premiato come miglior scalo europeo del 2024 nella sua categoria. Un sentito ringraziamento va ad ACI Europe e a tutta la giuria, che hanno riconosciuto il valore dell’impegno profuso nel corso di questo ultimo anno. Un caloroso grazie va in particolare a tutti i dipendenti del Gruppo SAGAT: con la loro quotidiana dedizione è stato possibile raggiungere ancora una volta questo importante risultato, frutto del lavoro di una squadra di grande valore. Grazie, naturalmente, anche ai nostri Azionisti che da sempre ci supportano nello sviluppo del nostro aeroporto in un’ottica innovativa e sostenibile. Questo riconoscimento conferma come la nostra crescita sia stata sostenibile nel ruolo chiave di volano di sviluppo per il territorio e ci sprona ulteriormente a raggiungere nuovi traguardi”.

Giacomo Ponti nel consiglio dell’Unione Italiana Food

Giacomo Ponti, Presidente della Ponti Spa, di Italia del Gusto e del Gruppo Aceti di Federvini, è stato eletto membro del Consiglio dell’Unione Italiana Food, l’associazione che rappresenta direttamente oltre 500 imprese delle categorie merceologiche alimentari in Italia, e di Centromarca, la realtà che raccoglie circa 200 imprese in rappresentanza di 2.400 marchi dell’industria nazionale, nell’ambito delle rispettive Assemblee annuali.

“Sono onorato dell’elezione nei Consigli di due organizzazioni così prestigiose che esprimono comparti industriali e produttivi fondamentali per lo sviluppo del nostro tessuto economico e sociale – ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente di Ponti Spa -. Le nostre imprese garantiscono infatti capacità di investimento e innovazione decisive che siamo chiamati a preservare e a rafforzare. Ringrazio tutti gli associati che hanno voluto affidarmi questi nuovi ruoli di responsabilità, che mi vedranno impegnato per la valorizzazione delle eccellenze del Made in Italy e per il sostegno instancabile alla crescita delle filiere italiane nel mercato globale”.

 

Ecco come saranno i nuovi battelli green sul fiume

Il Po tra passato, presente e futuro

Alla presenza dell’assessore ai Fiumi e al Verde pubblico, Francesco Tresso, è stata inaugurata a Palazzo Madama la mostra “CHANGE! Ieri, oggi, domani. Il Po”. L’esposizione, ospitata nella sala del Senato fino al 13 gennaio 2025, condurrà il visitatore in un viaggio ideale lungo il Grande Fiume, tra installazioni artistiche, capolavori pittorici e cartografie storiche che raccontano in modo efficace, immediato e accessibile il tema della crisi climatica.

Il fiume Po rappresenta un’importante leva di cambiamento su cui la Città di Torino sta investendo grazie ai fondi del PNRR. Con il “progetto fiume” Torino mira a rafforzare il suo rapporto con il Po, elemento di connessione tra i principali luoghi turistici e culturali della città, come parchi, musei e residenze reali, nonché un fondamentale asse di sviluppo sportivo, ricreativo e naturalistico.

In questi giorni è stato completato l’ultimo tassello del progetto con l’assegnazione del bando per la realizzazione dei battelli, che torneranno a solcare il fiume a partire dall’autunno del 2026. L’azienda nautica finlandese Mente Marine si è aggiudicata la gara e fornirà imbarcazioni dal design innovativo e full electric – primo caso in Italia – dotate di sensori in grado di acquisire dati e informazioni sullo stato di salute del fiume durante la navigazione.

L’imbarcazione sarà tipo catamarano, con doppio scafo in vetroresina e sovrastruttura in alluminio, con ampie vetrate per offrire una visuale completa. Il ponte superiore sarà parzialmente calpestabile, permettendo ai passeggeri di godere di una vista panoramica durante la navigazione. Il layout interno sarà flessibile e in grado di adattarsi a diverse configurazioni. Con una lunghezza di circa 15 metri, una larghezza di 5,5 metri e un peso di 15 tonnellate, l’imbarcazione avrà una capienza massima di 59 persone. Le batterie da 130 kwh garantiranno un’ampia autonomia e tempi di ricarica ridotti, con due punti di ricarica situati ai Murazzi e alla darsena che verrà realizzata nella zona di Italia 61. Inoltre, la passerella mobile a poppa garantirà piena compatibilità con i nuovi attracchi previsti lungo il percorso.

L’imbarcazione prevederà anche postazioni per le biciclette, integrando così la navigazione al sistema intermodale di modalità urbana leggera che si sviluppa lungo le sponde del fiume. L’accessibilità a bordo per le persone con disabilità sarà garantita dalla passerella mobile che si adatterà automaticamente ai vari approdi.

Il progetto non si limita a reintrodurre la navigazione sul fiume, ma punta a creare un’esperienza immersiva dell’ambiente fluviale, che verrà completata dal nuovo spazio a terra – il River Center – la cui realizzazione è in corso nelle arcate dei Murazzi. Sarà un hub di informazione e condivisione, pensato per raccontare e valorizzare il “sistema fiume” nel suo complesso. Attrezzato per eventi e attività innovative, sarà anche un luogo di valorizzazione e promozione turistica della città, a disposizione di tutti gli attori che vivono quotidianamente il fiume. Il termine dei lavori per il River Center è previsto per la fine del 2024.

L’assessore Francesco Tresso ha dichiarato: “È splendido vedere il fiume Po dalla città, ma è ancora più affascinante ammirare la città dal suo fiume. Presto, torinesi e turisti potranno vivere nuovamente questa esperienza, grazie a modalità innovative e immersive che metteranno in risalto lo stretto legame tra Torino e il suo fiume principale. Il Po è indissolubilmente legato alla storia di Torino – continua l’assessore -, ne rappresenta il presente e, grazie a questo progetto che apre nuove prospettive di sviluppo, sarà sempre più parte del futuro della città. È un elemento di connessione tra luoghi e persone, nonché un vero e proprio laboratorio di conoscenza a cielo aperto e un luogo di innovazione e sperimentazione sulle tematiche legate ai cambiamenti climatici”

TORINO CLICK

Gustavo Gonzalez, CEO di Agreenet a “Parla con me”

Less food waste for a fresher future

Giovedì 4 luglio una nuova puntata di “Parlami di Spreco”powered by “Parla con Me”, condotta da Simona Riccio – Agrifood & Organic Specialist e Founder di Parla Con Me®intitolata: Less food waste for a fresher future, avrà come ospite Gustavo Gonzalez, CEO di Agreenet.

Agreenet è una startup italiana che sta rivoluzionando il mondo del food sviluppando soluzioni innovative per estendere la shelf-life dei prodotti freschi e combattere lo spreco alimentare. Tra le loro innovazioni spicca PìFresc, una tecnologia all’avanguardia che, applicata come uno sticker sull’imballaggio, è in grado di ritardare la comparsa della muffa di almeno 7 giorni, riducendo lo spreco fino al 74%. Questa soluzione naturale è particolarmente efficace per frutti non climaterici come agrumi, uva da tavola, fragole, frutti di bosco e ciliegie.

Gli obiettivi di Agreenet sono chiari: ridurre lo spreco alimentare lungo l’intera filiera e a casa del consumatore, aumentare i ricavi e i profitti per produttori e distributori, e offrire una soluzione sostenibile in linea con le politiche ambientali e normative sul packaging. Il team di Agreenet, giovane ma esperto, è impegnato nello sviluppo di ulteriori tecnologie a supporto della filiera agroalimentare e sta raccogliendo capitali da fondi di Venture Capital per espandere la produzione e la commercializzazione.

In diretta sui seguenti canali:

“L’estensione delle Fasce fluviali del Po penalizzerà gli agricoltori”

 

 

 

Comprendiamo la necessità di rivedere, dopo tanto tempo, le Fasce fluviali ma di pari passo andrebbero adeguati anche i vincoli previsti al loro interno, perché negli anni sono cambiate le condizioni meteo-climatiche tipiche di quei territori. Un ampliamento delle Fasce, oltre a comportare limitazioni anche importanti all’attività agricola in generale, basti citare le restrizioni che verranno imposte alla pioppicoltura, rischia di incidere in modo particolarmente grave sugli allevamenti zootecnici. Ci saremmo aspettati un maggior coinvolgimento in fase preliminare e non, come spesso accade, a decisioni ormai assunte.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, è preoccupato per le conseguenze del “Progetto di aggiornamento del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino del fiume Po e del PGRA del Distretto idrografico del fiume Po” che, di fatto, allarga le cosiddette “Fasce A” dell’asta del Po e dei suoi principali affluenti, ossia aree adiacenti ai corsi d’acqua dove sono vietate numerose lavorazioni agricole.

 

L’Autorità di Bacino del fiume Po sta procedendo, infatti, a una ridefinizione delle fasce fluviali, operazione che comporta, nella maggior parte dei casi, un loro allargamento, dovuto essenzialmente a ragioni di sicurezza idraulica. L’area interessata dalle modifiche ricade per la maggior parte in provincia di Cuneo, ma l’Autorità di bacino prevede di estendere in tempi brevi l’attività di revisione all’intera regione.

 

Per quanto riguarda i vincoli alla zootecnia va ricordato che le attuali Fasce A e B dei fiumi piemontesi sono già state classificate tra le zone vulnerabili dai nitrati (ZVN), in ultimo con il D.G.R. n. 27-7198/2023/XI del 12 luglio 2023, circostanza che comporta notevoli appesantimenti gestionali per le aziende agricole con terreni ricadenti al loro interno. Adesso, se anche gli ampliamenti dovessero rientrare nelle ZVN, ci sarebbero difficoltà ancora maggiori nello smaltimento dei reflui zootecnici, con risvolti economici non trascurabili e un reale pregiudizio allo svolgimento dell’attività di allevamento.

Dato l’impatto che la maggiore estensione delle Fasce fluviali avrà sul settore agricolo chiediamo alla Regione di attuare in tempi brevi un’azione di concertazione con le organizzazioni agricole, per valutare in modo approfondito sia le conseguenze e la sostenibilità della nuova perimetrazione, sia le ricadute sulle aziende zootecniche di un possibile ampliamento delle ZVN”, conclude il presidente Allasia.

 

Washington Abbiamo un Problema!

IL PUNTASPILLI  di Luca Martina

Il confronto organizzato dalla CNN tra i due candidati alla presidenza USA, fortemente voluto dal presidente in carica, sembra essersi tramutato per lui in un clamoroso boomerang e c’è già chi lo accosta, non senza ragione, al celebre confronto televisivo (il primo della storia) tra Kennedy e Nixon, finito in una clamorosa sconfitta di quest’ultimo, repubblicano e vicepresidente in carica.
Nel 1960 gli Stati Uniti erano impegnati in una guerra fredda con l’Unione Sovietica (che stava anche guadagnando la leadership nello spazio con il lancio del satellite Sputnik) e con l’espansione del comunismo vicino ai suoi confini, a Cuba dove Fidel Castro stava procedendo alla nazionalizzazione di tutti i possedimenti americani, comprese le raffinerie, le fabbriche e le case da gioco.
Oggi la leadership mondiale statunitense si trova nuovamente messa in dubbio da un nuovo ordine mondiale che ricorda da vicino i tempi della guerra fredda e che vede l’ascesa della Cina e, ancora una volta, la minaccia proveniente dalla Russia (che con Putin punta a restaurare la grandeur sovietica), per non parlare del peso economico e geopolitico sempre più importante dei Paesi “non allineati”; India in testa.
L’esordio del match Biden-Trump non ha riguardato però i grandi temi internazionali bensì un problema molto più sentito dall’americano medio.
La prima domanda, posta dal giornalista della CNN Jake Tapper, che conduceva il dibattito insieme alla collega Dana Rash, è stata infatti relativa “alla maggiore preoccupazione degli elettori americani: il fortissimo        aumento del costo della vita provocato dall’inflazione”.
Che si tratti di uno dei temi cruciali per la corsa presidenziale non ci sono dubbi e ne avevo parlato poche settimane fa in questo articolo https://iltorinese.it/2024/06/04/domande-complicate-e-semplici-risposte-elezioni-pessimismo-e-inflazione/ .
L’impoverimento percepito da una vasta fascia di popolazione è una delle maggiori “sconfitte” imputate, a torto o a ragione, al presidente Biden, con conseguente perdita di popolarità nei sondaggi degli ultimi mesi.
Senza volerci troppo inoltrare nei contenuti del dibattito, ampiamente commentati dalla stampa, sono emersi alcuni aspetti che ritengo valga la pena esaminare.
Va sottolineato, innanzitutto, che nessuno dei due candidati ha brillato e la vittoria di Trump va attribuita innanzitutto alla pessima vena manifestata da Biden (apparso stanco, la voce roca e monocorde, e poco lucido sin dalle prime battute).
Lo scontro è stato, poi, combattuto sui (presunti) successi e fallimenti dei due presidenti (quello attuale e quello precedente) e quasi per nulla sui progetti che intendono proporre per il futuro, l’argomento che più interessa gli elettori.
Mentre la trasmissione era ancora in corso, di fronte alle incertezze del presidente, sono subito iniziate a fioccare le critiche (anche democratiche) alla candidatura di Biden e il giorno dopo è stato il New York Times, storicamente molto vicino alle posizioni “liberal” dei democratici, a chiedere un passo indietro al presidente in carica.
La questione per i “Dem” non è certo di facile soluzione: con Biden si va probabilmente incontro ad una sconfitta (la performance dell’altra sera è stata definita “uno schianto automobilistico visto al rallentatore”) ma un cambiamento in corsa difficilmente cambierebbe il destino delle elezioni, come d’altronde già avvenuto in passato, nel 1968, quando Lyndon B. Johnson, in calo di popolarità per il perdurare della guerra in Vietnam e con seri problemi di salute, lasciò il posto al vice Hubert Humphrey (sconfitto, poi, dal redivivo Nixon).
Va anche ricordato come la corsa presidenziale sia anche una gigantesca idrovora di denaro: nel 2020 la campagna di Biden costò complessivamente 1,7 miliardi di dollari mentre quella di Trump la superò con ben 1,96 miliardi di dollari.
Un candidato completamente nuovo, possibile comunque solo di fronte ad una rinuncia di quello attuale, dovrebbe avere la capacità di raccogliere somme enormi ed in tempi brevi per potersi sobbarcare una campagna da affrontare velocemente e con un vento contrario.
L’unica ipotesi finanziariamente sostenibile sarebbe la candidatura della vicepresidente (come avvenne con Lyndon Johnson) Kamala Harris: trattandosi dello stesso “ticket” presidenziale (rispettivamente come presidente e suo vice) potrebbe attingere ai fondi raccolti e finanziare così la corsa elettorale.
Peccato che Kamala sia in patria estremamente impopolare e una sua candidatura sarebbe improponibile perché troppo divisiva per il partito democratico.
Biden, in fondo, è comunque riuscito ad ottenere un’investitura pressoché plebiscitaria, con il 99% dei voti, da parte dei delegati democratici durante la lunga serie di “primarie” tenutesi tra il 23 gennaio e l’8 giugno e di questo si fa ancora forte, respingendo le richieste, sempre più pressanti, di fare un passo indietro.
Osservatori interessati a quanto sta accadendo sono anche i mercati finanziari.
Il denaro, si sa, non ha colore politico e quello che conta sarà il programma economico del nuovo presidente.
Quasi mai una presidenza è stata automaticamente avversata, o favorita, dagli investitori e anche il giudizio espresso a freddo, il giorno dopo l’incontro, ha confermato lo scarso entusiasmo trasmesso dal confronto televisivo.
Per concludere, possiamo affermare che dagli studi della CNN in Georgia, è risuonato, forte e chiaro, all’indirizzo del partito democratico un messaggio: “Washington abbiamo un problema!” (*)… E sono davvero in molti, anche al di fuori degli Stati Uniti, che si augurano che Biden abbia la saggezza di ascoltarlo e di trarne le dovute conseguenze.
(*) La frase “Houston abbiamo un problema”, diventata presto sinonimo dell’insorgere di problemi imprevisti e di difficile soluzione, fu pronunciata da Jack Swigert, pilota del modulo di comando della celebre ma sfortunatissima missione lunare Apollo 13. Dopo gli allunaggi delle missioni Apollo 11 e 12 si doveva trattare di un viaggio di routine (molto criticata perché ritenuta da molti inutile) verso la Luna ma venne funestata da moltissimi problemi. Il film “Apollo 13” (con un cast stellare che comprendeva tra gli altri Tom Hanks e Kevin Bacon) ha raccontato le vicende dell’equipaggio e il lieto fine della vicenda, con l’ammaraggio nelle acque del Pacifico ed i tre componenti dell’equipaggio sani e salvi, il 17 aprile 1970.

Forum Ambrosetti: economia ligure in crescita

THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI

RAPALLO. «Il quadro delineato dai numeri di questo 8° forum è più che confortante: evidenzia una economia ligure in costante crescita, fattore che si riverbera direttamente sull’occupazione, altro punto cardine per lo sviluppo e il futuro della nostra terra. Dopo il grande rimbalzo post Covid, con il PIL della Liguria che nel 2022 è cresciuto del 5,1% (più della media nazionale) e un anno e mezzo, il 2023 e metà 2024, con una crescita regionale allineata alla media nazionale, nel 2025 si attende una crescita dell’1,4%, maggiore della media nazionale: una tendenza che conferma lo stato di salute dell’economia ligure. Il tasso di occupazione raggiunge la quota del 72,2% nel 2023, davvero ragguardevole. Scendono i NEET, giovani che non studiano e non lavorano. Turismo, innovazione, tecnologia, economia del mare, export sono i settori che trainano il sistema Liguria, che si conferma la prima regione italiana per TEU movimentati, incidenza delle imprese dell’Economia del mare sul totale, per posti barca e approdi turistici, per incidenza di occupati e valore aggiunto della Blue Economy sul totale regionale e seconda per numero di crocieristi, con un export che, nel 2023, ha fatto segnare un nuovo record, con un valore pari a 10,7 miliardi di euro». Lo ha detto il presidente ad interim della Regione Liguria Alessandro Piana a margine del suo intervento all’ottavo Forum Ambrosetti a Rapallo.
«Fondamentale continuare con le infrastrutture – ha continuato Piana – il porto di Genova nel 2023 con 47.8 milioni di tonnellate è il secondo porto a livello nazionale per merci movimentate dopo Trieste. Allo stesso tempo, considerando il Sistema Portuale di Genova nel complesso, con 62.9 milioni di tonnellate quest ultimo risulta prima in Italia. Vorrei sottolineare anche che cresce l’attenzione alle imprese ma anche all’ambiente. La soddisfazione ambientale tra i cittadini, nel 2023 è aumentata di 2.5 punti percentuali nell’ultimo anno passando dal 76% al 78 5% (prima regione in Italia) ed è diminuita anche la percentuale di cittadini liguri preoccupati per la perdita di biodiversità sintomo che stiamo lavorando in modo adeguato sia per spingere il motore economico sia per presentare il nostro habitat».

Ambiente e sicurezza, Anas certificata

Anas, società del Polo Infrastrutture del Gruppo Fs Italiane, ha ottenuto la certificazione per tre norme internazionali: ISO 14001 (sistema di gestione ambientale), ISO 45001 (sistema di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro) e ISO 39001 (sistema di gestione della sicurezza del traffico stradale). In particolare, quest’ultima certificazione rappresenta l’impegno tangibile di Anas per raggiungere il traguardo della riduzione del 50% delle vittime di incidenti stradali come previsto dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Un traguardo importante per Anas che ha così concluso il percorso con l’ente di certificazione RINA: mette in evidenza la crescita della società nella cultura del miglioramento e nei metodi di monitoraggio dei processi.

È stato inoltre avviato il percorso per il conseguimento della certificazione PdR 125 sulla parità di genere. Si tratta di un sistema di certificazione previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con l’obiettivo di accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate per ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche per la crescita professionale delle donne.

“Siamo estremamente soddisfatti di aver conseguito le certificazioni – ha spiegato l’Amministratore Delegato di Anas, Aldo Isi – rappresentano un importante riconoscimento dei nostri sforzi per migliorare costantemente i processi aziendali in termini di gestione ambientale, salute e sicurezza sul lavoro e sicurezza stradale. Per garantire il massimo impegno in questo senso abbiamo istituito un comitato interno per il monitoraggio delle non conformità e il miglioramento continuo rafforzando tutte le strutture e gli organici coinvolti in questi processi. Le certificazioni ottenute – ha sottolineato l’ingegner Isi – ci permettono di essere in linea con le migliori pratiche internazionali e ci aiutano ad aumentare la fiducia dei nostri stakeholder, inclusi clienti, partner e comunità locali”.

Sulla sicurezza stradale, in particolare, Anas continuerà a investire in infrastrutture più sicure e innovative con il ricorso a tecnologie avanzate per monitorare e gestire il traffico in tempo reale. Intensificherà, inoltre, la collaborazione con le autorità competenti e le altre parti interessate per promuovere sempre di più la consapevolezza sui pericoli stradali e sui comportamenti corretti alla guida.

Per l’eccellenza operativa e la sostenibilità a lungo termine i sistemi di gestione, in particolare, sono per Anas un metodo ormai consolidato, strutturato ed efficace. Consentono di identificare, valutare e gestire i rischi e permettono all’azienda di adottare misure preventive e correttive tempestive.

Silicon Box ha scelto Novara

Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: “Investimenti in Italia nei chips per oltre 9 miliardi nei primi sei mesi del 2024, nessuno come noi in Europa”
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il sindaco di Novara Alessandro Canelli: “Il Piemonte ha vinto: oggi nasce la Silicon Valley italiana, il Piemonte è sempre più attrattivo per investimenti ad alto contenuto tecnologico”

Silicon Box ha scelto Novara, in Piemonte, come sede del suo nuovo maxi-impianto produttivo per la realizzazione di chiplet integration e advanced packaging e testing foundry, il primo nel suo genere in Europa per un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro.

L’annuncio durante la conferenza stampa per la firma della lettera di intenti che si è svolta a Palazzo Piacentini, sede del Mimit, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dei co-fondatori di Silicon Box, Ceo Byung Joon (BJ) Han, Sehat Sutardja e Weili Dai, del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e del sindaco di Novara, Alessandro Canelli.

Il sito di Novara è stato selezionato dall’azienda attraverso un processo di valutazione dettagliato, con il supporto di esperti e consulenti indipendenti.

A pieno regime l’impianto potrà generare 1.600 nuovi posti di lavoro diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti per la costruzione della fabbrica e per le forniture e la logistica a essa collegate. Lo stabilimento sarà costruito e gestito secondo i principi net zero europei, riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente. L’investimento è al momento ancora soggetto all’approvazione della Commissione Europea.

Il sito contribuirà a soddisfare la domanda di assemblaggio di semiconduttori, principalmente nel mercato europeo, per abilitare nuove tecnologie come applicazioni di nuova generazione nel campo dell’intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni e componenti per veicoli elettrici.

“L’annuncio di oggi – ha sottolineato Urso – conferma validità del nostro piano strategico sulla microelettronica: è in atto un effetto volano degli investimenti sui chip in Italia. Silicon Box è davvero un caso modello, un unicum nel panorama internazionale, sarà il primo impianto di produzione di chiplet in Europa. Un partner industriale che ci farà crescere nel settore dell’alta tecnologia e che ci permetterà di aumentare le capacità di design e nel know how”.

Urso ha poi aggiunto che “dall’inizio del 2024, se sommiamo l’investimento di Silicon Box a quello di STMicroelectronics e altri più contenuti da parte di aziende straniere in Italia – oltre all’assegnazione della linea pilota sui materiali ad alta resistenza che la Commissione europea ha voluto realizzare nella Etna Valley in Sicilia – arriviamo a un ammontare complessivo di oltre 9 miliardi di euro sulla microelettronica nel nostro Paese. Un dato, solo nei primi sei mesi dell’anno, non riscontrabile in nessun altro Paese europeo”.

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha ribadito nel corso dell’incontro l’importanza dei risultati raggiunti in questi anni alla guida della Regione: “Il mio primo mandato da presidente del Piemonte si è concluso con l’importante risultato del secondo modello di auto a Mirafiori a Torino e il secondo si apre con il coronamento di un lavoro che ci impegnato negli ultimi mesi, con il governo, il Comune di Novara e Silicon Box per un investimento straordinario, da oltre 3 miliardi di euro, che approda in Piemonte con oltre 1600 posti di lavoro in un settore, quello dei chip e dei semiconduttori, che rappresenta il futuro della manifattura e che si aggiunge a altri investimenti annunciati nelle scorse settimane a conferma di quanto sia strategica la scelta del governo italiano di insediare in Piemonte e a Torino la sede della Fondazione per l’intelligenza artificiale”.

Poi Cirio ha proseguito: “L’investimento di Silicon Box rappresenta per noi un risultato straordinario, dimostra che investire in Piemonte è conveniente e conferma l’attrattività crescente del nostro territorio che ha battuto la competizione di regioni come la Lombardia e il Veneto che per anni sono state il locomotore del Nord a cui oggi si aggiunge a pieno titolo anche il Piemonte grazie al grande lavoro di questi anni e al fatto che, con Tav e Terzo Valico, che vanno a completamento nei prossimi anni, proprio in questo territorio si incroceranno le grandi direttrici europee di mobilità e di scambio delle merci. Ci abbiamo lavorato tanto, ci abbiamo creduto, abbiamo investito tempo, rapporti e risorse. Questo è il primo passo della Silicon Valley in Italia ed è un’occasione unica che rende il nostro Piemonte sempre più centrale in Italia e in Europa”.

“Un grande risultato per la nostra città – ha dichiarato in conferenza stampa il sindaco di Novara Alessandro Canelli. L’arrivo di Silicon Box a Novara costituisce un investimento strategico epocale non solo per Novara e per il Piemonte ma per l’Italia tutta. Da 10 mesi a questa parte abbiamo lavorato per costruire un dossier di candidatura che ha consentito di portare in città questo insediamento che di fatto dà inizio ad un cambio di paradigma sullo sviluppo futuro della città di Novara e del nord est del Piemonte con la nascita di un hub della scienza e della tecnologia e di un distretto dell’innovazione per il quale la nuova produzione per i semiconduttori sarà centrale e il cui ruolo includerà lo svolgimento di compiti aggiuntivi relativi all’ambiente tecnologico, territoriale ed economico che la nuova fabbrica andrà a creare intorno ad essa. Mission che porterà anche a nuove opportunità di collaborazione con le università italiane ed enti di ricerca europei. Un intervento che prevede anche un importante rigenerazione urbana di aree industriali dismesse e degradate nel tessuto urbano. Inoltre, il progetto avrà un impatto rilevantissimo sul piano dell’occupazione, certamente, ma anche e soprattutto sul piano economico e formativo.

Il sindaco ha poi sottolineato come “Novara non è stata scelta a caso: la posizione strategica del nostro territorio è senz’altro stata essenziale nella decisione finale, ma gli investitori hanno visto molto di più nella nostra città. Hanno visto un tessuto produttivo florido, un’Università dove arrivano studenti da tutta Europa, hanno visto la presenza di scuole tecniche già altamente specializzate. Silicon Box non sarà dunque solo un parco tecnologico, ma una realtà dove verrà fatta formazione e che si impegnerà a creare un ecosistema della filiera dei semiconduttori e che aiuterà la nostra città’ ad avviare ulteriori progetti di riqualificazione e rigenerazione”.

L’investimento di Silicon Box si inserisce a pieno titolo nella strategia europea segnata dal Chips Act – che punta a raddoppiare la quota di mercato globale dell’Ue nel settore dei semiconduttori entro il 2030, dal 10 ad almeno il 20% – e nella strategia italiana per la microelettronica, che stanzia 4 miliardi per attrarre in Italia grandi investimenti e punta a irrobustire la ricerca industriale avanzata.

L’arrivo della multinazionale di Singapore a Novara rappresenta il secondo grande investimento in Italia nel settore della microelettronica in poche settimane, dopo quello da 5 miliardi annunciato a fine maggio da parte di STMicroelectronics per la costruzione di un nuovo impianto a Catania per la produzione in grandi volumi di carburo di silicio (SiC) da 200 mm per dispositivi e moduli di potenza, nonché per attività di test e packaging.

Certificato di merito per il Gru Kids Festival

Klépierre Italia ha ottenuto un riconoscimento nella serata di premiazione dei CNCC Awards 2024 per il progetto Gru Kids Festival realizzato dal Centro Commerciale Le Gru (Grugliasco – Torino), che è stato premiato con il Certificato di Merito nella categoria Corporate Social Responsibility.

CNCC Awards è il riconoscimento annuale del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali per il valore apportato dalle attività, le campagne, le strategie ed i sevizi di eccellenza resi ai clienti dei Centri Commerciali.

Gru Kids Festival, il primo Festival in Italia dedicato agli under 14, con un palinsesto di attività che coinvolge rappresentanti della cultura dell’infanzia a livello nazionale e locale, declinato su diverse discipline attraverso metodologie innovative di edutainment.

Giunto alla sua seconda edizione, grazie alla collaborazione con CPD Consulta per le Persone in Difficoltà, il Festival è diventato completamente accessibile a tutti i bambini e i ragazzi e ha permesso al Centro Le Gru di entrare nell’Agenda della Disabilità, realizzata dalla Consulta con la Fondazione CRT e con una rete attiva di più di 270 soggetti locali profit e no profit.

Il Centro Le Gru e i suoi partner sono già al lavoro per realizzare la prossima edizione del Festival, in programma dal 28/9 al 20/10, con quattro weekend tematici su Natura, Videoclip e Musica, Giallo, Fotografia, sempre all’insegna dell’inclusione.