ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 6

Nodes, un ecosistema di ricerca e innovazione

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A conclusione del programma NODES – Nord Ovest Digitale E Sostenibile, l’Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Next Generation EU, presenta i risultati delle attività realizzate e l’impatto generato su ricerca, imprese e territori nel corso di oltre tre anni di attività e il contributo offerto al rafforzamento del sistema della ricerca e dell’innovazione nel Nord Ovest e nel Paese.

Nato all’interno del programma nazionale degli Ecosistemi dell’Innovazione, NODES ha avuto l’obiettivo di rafforzare la capacità di collaborazione tra università, imprese e territori, accelerando il trasferimento tecnologico, sostenendo la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e favorendo lo sviluppo di competenze avanzate per accompagnare la doppia transizione digitale ed ecologica.

Con una dotazione complessiva di oltre 112 milioni di euro, il programma ha coinvolto 33 partner tra universitàcentri di ricerca e attori dell’innovazione, attivando un ampio sistema di collaborazioni tra università, imprese, pubbliche amministrazioni e territori. Le attività si sono sviluppate principalmente nei territori di Piemonte, Valle d’Aosta e nell’area occidentale della Lombardia, rafforzando allo stesso tempo la cooperazione con università e imprese delle regioni del Sud Italia, attraverso un investimento dedicato di circa 15 milioni di euro, in linea con gli obiettivi nazionali di sviluppo e coesione territoriale.

“Innovare oggi significa trasformare la conoscenza scientifica in valore concreto per imprese e territori. L’Ecosistema NODES ha contribuito a costruire ponti tra università, ricerca e sistema produttivo, accompagnando la trasformazione digitale ed ecologica del Paese. Il progetto ha rappresentato un’ottima palestra per testare le ricadute su tutto il territorio delle competenze tecnologiche e scientifiche messe a disposizione dagli atenei”, dichiara Stefano Corgnati, Presidente dell’HUB NODES e Rettore del Politecnico di Torino.

Un ecosistema di ricerca e innovazione

Il modello NODES si fonda infatti sulla collaborazione tra università, imprese e territori e sull’organizzazione delle attività in sette Spoke tematici, coordinati dagli Atenei partner dell’Ecosistema.

Gli Spoke hanno sviluppato progetti di ricerca e innovazione in ambiti strategici per lo sviluppo sostenibile, tra cui:

  • aerospazio e mobilità sostenibile
  • green technologies e industria sostenibile
  • turismo e industria culturale
  • montagna digitale e sostenibile
  • salute e silver economy
  • agroindustria primaria
  • agroindustria secondaria

Questo modello ha permesso di mettere in rete competenze scientifiche, infrastrutture di ricerca e capacità imprenditoriali, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e la sperimentazione di soluzioni innovative con ricadute concrete sul territorio.

I risultati e l’impatto del programma

Nel corso dei tre anni di attività, NODES ha sostenuto numerosi progetti di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e innovazione, contribuendo a rafforzare in modo concreto il dialogo tra sistema accademico e sistema produttivo.

Le iniziative dell’Ecosistema hanno coinvolto centinaia di ricercatori, innovatori, studenti e professionisti, favorendo lo sviluppo di nuove competenze e modelli di collaborazione tra ricerca e imprese. In questo contesto, un ruolo centrale è stato svolto dalle attività di supporto alle imprese e alle startup innovative, attraverso programmi di accompagnamento all’innovazione, formazione imprenditoriale e strumenti di accelerazione.

In particolare circa l’80% delle imprese coinvolte in NODES riconosce l’impatto positivo del ruolo degli Atenei nei processi di innovazione delle imprese.

Nel complesso, NODES ha generato un impatto significativo sul territorio, rafforzando le connessioni tra università, imprese e istituzioni e sostenendo la diffusione di conoscenze e competenze avanzate. Le attività sviluppate hanno contribuito ad aumentare la capacità dei territori di generare innovazione, attrarre talenti e favorire la crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico, consolidando il ruolo del Nord Ovest come uno dei principali poli italiani della ricerca e dell’innovazione.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda lo sviluppo tecnologico dei Proof of Concept Accademici: le soluzioni sviluppate hanno registrato un avanzamento medio di due livelli di maturità tecnologica (TRL 4 → 6), avvicinandosi alla fase di applicazione sul mercato. I PoC accademici si sono anche rivelati un potente catalizzatore di nuove collaborazioni con aziende, enti industriali e partner territoriali. Un percorso che si traduce anche in nuove imprenditorialità: 10 startup e spin-off avviati, con 2 ulteriori realtà in fase di costituzione.

L’impatto sulle imprese dell’Ecosistema è altrettanto significativo: il 92% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi o innovato quelli esistenti, risultato che contribuisce alla crescita e all’espansione dei mercati di riferimento già nel breve-medio termine, mentre l’89% ha introdotto innovazioni di processo, rafforzandone efficienza e competitività nel medio-lungo periodo. Inoltre, il 79% delle imprese dichiara di aver coinvolto giovani neo-laureati o alla prima esperienza professionale nelle attività di ricerca e innovazione, lasciando emergere una forte domanda di nuove competenze e una crescente apertura delle imprese verso giovani talenti.

Uncem: che fare per acqua, foreste, ghiacciai

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Si celebrano insieme, in due giorni, acqua, foreste, ghiacciai. Tre Giornate internazionali, evocate anche  a Che tempo che fa e in tante situazioni dai media. Due giorni che cosa lasciano? Uncem da sempre lavora su questi temi chiedendo percorsi politici. Chiedendo che siano la Politica, le Istituzioni, a tracciare pecorsi senza arretrare, guardando avanti. Ma siamo tutti noi Politica. Attivi. Non diamo la colpa, non gettiamo veli e non chiediamo sempre ad altri. Impegniamoci noi, Comuni, Enti locali montani. Anche noi dobbiamo cambiare passo. Le Green Community sono il naturale perimetro di queste azioni che passano dalla valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, dalla costruzione di scelte oltre i singoli campanili. Sui servizi ecosistemici, è necessario dare pieno valore all’acqua e alle foreste. Togliamo di mezzo ideologie e millantatori sui crediti di carbonio forestali. Facciamo ordine dicendo che sono il mezzo e non il fine per la pianificazione e la gestione forestale sostenibile. Sull’acqua, si introduca in tutte le Regioni una percentuale della tariffa del ciclo idrico integrato, senza aumentarla, che torni al territorio montano, attraverso gli Enti locali sovracomunali, per la prevenzione del dissesto e la tutela delle fonti. Ci sono 200milioni di euro potenziali annui, con una percentuale tra il 3 e il 5% di quello che le famiglie pagano l’anno. Sul legno, si creino accordi tra proprietari forestali, Enti locali, imprese: le filiere foreste-legno-energia sono pezzo portante delle rinnovabili. Scegliere il legno è presente. Per fare calore, per fare case, per essere meno dipendenti dall’estero. Serve la Politica. Servono azioni di giustizia sociale, necessarie, come scrive la Laudato Si, come recita un sano e duraturo Green Deal. No alle semplificazioni. È un percorso politico complesso quello in cui vogliamo essere. Non basta dire che investiamo qualche risorsa economica, è greenwashing. Non bastano promesse o dichiarazioni. La montagna garantisce l’acqua perché le foreste sono gestite e non più abbandonate. Perché ci sono comunità che vivono i territori, i paesi. I ghiacciai dipendono dalla nostra capacità di essere lungimiranti. Anche qui, serve la Politica. Che sappia essere impegnata negli investimenti, non solo di soli e nel riconoscere i ruoli dei territori connessi tra loro, i flussi tra Città e Montagne. Ne abbiamo bisogno, e i Comuni insieme sono chiamati a fare la loro parte”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026

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Martedì 24 marzo, nella cornice di Palazzo Barolo

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026, il percorso di confronto e approfondimento sui cambiamenti del sistema produttivo e del mercato del lavoro. L’appuntamento è per martedì 24 marzo alle ore 14.30, nella cornice di Palazzo Barolo, nel cuore cittadino.

Il focus dell’incontro, dal titolo “Dalla fabbrica al territorio: competitività, competenze e governance” è costruire una base comune di lettura del sistema economico produttivo, andando oltre una fotografia settoriale e frammentata. La sessione inaugura i lavori del workshop con un approccio sistemico alle filiere industriali, con particolare attenzione al comparto della meccanica, strategico per il territorio piemontese e nazionale. Obiettivo centrale dell’incontro è quello di fornire strumenti di interpretazione condivisi sulle trasformazioni in atto, mettendo in relazione dinamiche produttive, territori e mercato del lavoro, per favorire un dialogo efficace tra istituzioni, imprese e sistema formativo.

L’evento è co-progettato con Sviluppo Lavoro Italia, il quale darà un contributo chiave attraverso l’analisi basata sui dati di Labour Market Intelligence, che offre un inquadramento aggiornato delle principali dinamiche occupazionali e delle criticità legate al mismatch di competenze lungo le filiere industriali.

L’analisi consentirà di individuare i nodi strutturali tra domanda di lavoro e offerta di competenze, ponendo le basi per il lavoro di approfondimento successivo. Nel corso della sessione, verrà inoltre illustrato il disegno dell’indagine “Quali-quantitativa” che Sviluppo Lavoro Italia approfondirà nelle prossime settimane. L’indagine, attraverso il coinvolgimento di testimoni privilegiati, mira a rilevare in modo puntuale il disallineamento tra fabbisogni professionali delle imprese e offerta formativa, fornendo evidenze utili nell’orientamento delle politiche del lavoro e della formazione più efficaci.

L’evento si rivolge a rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, delle parti sociali, della formazione e della ricerca, e rappresenta un’occasione di confronto aperto sui grandi temi dello sviluppo, del lavoro e delle competenze.

Mara Martellotta

A 40 anni dallo scandalo del metanolo: meno etichette, più voce. Il Piemonte oltre la retorica del vino

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L’OPINIONE

Dal metanolo alla qualità: quarant’anni dopo, il vino italiano è un’altra cosa. I numeri parlano chiaro — meno quantità, più valore, denominazioni passate dal 10% al 60%, export moltiplicato — ma la vera domanda oggi non è più cosa siamo diventati è:  “come lo raccontiamo”?

Il Piemonte del vino è arrivato dove voleva arrivare. Anzi, oltre. Le Langhe e il Monferrato non devono più dimostrare nulla: sono diventati un riferimento globale per i vini rossi: Barolo, Barbaresco, Barbera

Allora il punto è un altro. Se il livello si è alzato così tanto, perché il modo di comunicarlo è rimasto così uguale?  Stesse parole, stessi codici, stessa estetica rassicurante. Territorio, tradizione, eccellenza. Tutto vero, per carità. Ma anche tutto terribilmente omologato, quasi invisibile.

La domanda scomoda che dobbiamo porci è questa: “c’è davvero ancora bisogno di raccontare l’identità del vino piemontese come se fosse una scoperta? Non è forse arrivato il momento di cambiare linguaggio?”

Perché oggi il consumatore non è più quello degli anni ’90. È più curioso, meno reverente, più distante da certi rituali. E forse proprio per questo più disposto ad ascoltare — ma solo se qualcuno smette di parlargli dall’alto.

Perché la qualità, ormai, è acquisita. Adesso tocca alla voce.


Chiara Vannini

 

 

 

1. La vicenda del vino al metanolo (1986)
Nel marzo 1986 scoppiò in Piemonte, soprattutto tra le province di Cuneo e Asti, uno dei più gravi scandali alimentari italiani. Alcuni produttori senza scrupoli alterarono vini economici aggiungendo metanolo, una sostanza tossica, per aumentarne artificialmente la gradazione alcolica e il prezzo di vendita. Le conseguenze furono drammatiche: 23 persone persero la vita, oltre 150 rimasero intossicate e molte subirono danni permanenti, tra cui la perdita della vista.

Le indagini portarono alla luce un sistema di frodi diffuso e coinvolsero numerose aziende, con processi e condanne per i responsabili. L’impatto sul settore fu immediato: i consumi crollarono, le esportazioni subirono forti limitazioni e l’immagine del vino italiano venne seriamente compromessa a livello internazionale.

Tuttavia, da questa crisi nacque una svolta importante: furono introdotti controlli più rigorosi, si rafforzò il sistema delle denominazioni di origine e si avviò un progressivo passaggio verso una produzione orientata alla qualità e alla valorizzazione del territorio.

2. L’export del vino piemontese oggi (dati recenti)
Attualmente il Piemonte si conferma tra le principali regioni italiane per esportazione di vino. Nel 2025 il valore delle vendite all’estero ha superato 1,15 miliardi di euro, pari a circa il 15% dell’export nazionale, collocando la regione tra le prime tre in Italia.

Il dato evidenzia però una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (circa -2%), legata a un contesto internazionale più complesso: incidono fattori come il rallentamento dei consumi, le tensioni commerciali e alcune difficoltà nei mercati chiave, come quello statunitense.

Nonostante queste criticità, il settore resta competitivo: una quota significativa della produzione regionale (intorno al 60%) è destinata ai mercati esteri. Accanto ai tradizionali sbocchi europei e nordamericani, si stanno rafforzando nuove aree di crescita, tra cui Medio Oriente e Asia.

Il Piemonte continua quindi a puntare su vini di fascia alta, certificazioni di qualità e forte identità territoriale, mantenendo un ruolo di primo piano nello scenario vitivinicolo internazionale.

Bando di contributi per i piccoli Comuni

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Torna per il terzo anno consecutivo il bando di Città metropolitana di Torino rivolto ai Comuni con popolazione inferiore ai 10mila abitanti per supportare i progetti di valorizzazione del territorio: i contributi sono previsti a sostegno di eventi, attività, manifestazioni, progetti per promuovere la conoscenza del patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico.
“Torniamo a destinare risorse per aiutare sindache e sindaci impegnati a consolidare e valorizzare l’identità locale. Gli eventi di promozione locale rappresentano l’anima del territorio nelle piccole comunità e meritano di essere sostenuti” sottolinea il vicesindaco di Città metropolitana di Torino Jacopo Suppo. I contributi previsti in totale ammontano a 100mila euro e saranno destinati a seconda della dimensione economica del progetto presentato.
Le iniziative dovranno essere attuate e rendicontate entro il 31 dicembre 2026.
Le domande da parte dei Comuni dovranno essere presentate entro il 20 aprile 2026 esclusivamente tramite posta elettronica certificata PEC a protocollo@cert.cittametropolitana.torino.it
La documentazione è online

PoIiTo ottiene la certificazione Platinum

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Il Politecnico di Torino ha ottenuto la certificazione Platinum del programma FISU Healthy Campusil massimo riconoscimento internazionale promosso dalla International Federation of University Sport (FISU) per gli atenei impegnati nella promozione della salute e del benessere della comunità universitaria. Con questo risultato, il Politecnico entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazione.

Il programma FISU Healthy Campus sostiene le università nello sviluppo di politiche e iniziative dedicate al benessere della comunità accademica, attraverso un percorso di autovalutazione basato su 100 indicatori organizzati in sette aree tematiche legate alla salute e alla qualità della vita nel contesto universitario.

“Il raggiungimento di questo obiettivo è per noi motivo di orgoglio perché ci consente di caratterizzare sempre di più non solo i nostri spazi e le nostre infrastrutture, ma abitudini sane e orientate al benessere della persona. In un ateneo come il Politecnico di Torino che nello sviluppo delle proprie policy mette da sempre al centro le persone, diventa fondamentale che queste possano operare quotidianamente per gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo all’interno di un contesto che sia orientato alla qualità della vita e nel quale si propongono stili di vita sani”, afferma il rettore Stefano Corgnati.

Sono oggi 215 le università nel mondo che partecipano al programma Healthy Campus, di cui 115 già certificate. Il Politecnico di Torino entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazioneIn Italia sono cinque gli atenei aderenti e solo tre hanno raggiunto il livello Platinum: oltre al Politecnico, l’Università di Torino e l’Università di Milano-Bicocca.

Il progetto Healthy Campus si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di tutta la comunità accademica a partire dalla vita all’interno del campus e si basa su un approccio olistico al concetto di salute che integra benessere fisico, mentale e sociale raggiungibile attraverso corretti stili di vita, alimentazione sana, prevenzione delle malattie e dei comportamenti di rischio, adottando azioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale. Attraverso la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche su questi temi tra i campus membri della rete, l’iniziativa sostiene gli atenei nel promuovere un contesto favorevole all’intera comunità universitaria nell’adottare abitudini di vita salutari e sostenibili. In questo modo, le opportunità di svolgere attività sportiva, l’accesso ai servizi e alle iniziative che promuovono il benessere e i corretti stili di vita diventano elementi centrali nell’esperienza della vita universitaria. Per raggiungere tali obiettivi il programma Healthy Campus si compone di un framework attraverso cui le università possono condurre un lavoro di autovalutazione a partire da 100 indicatori corrispondenti a 7 aree di riferimento.

Il lavoro di self-assesment è stato condotto grazie a una collaborazione trasversale e interdisciplinare tra le diverse componenti dell’Ateneo, sotto il coordinamento di Stefano Sacchi (Vicerettore  per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma) e Giulia Mezzalama (Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino), in stretta collaborazione con la Direzione ARIA, Servizio Cultura, Sport ed Eventi, e con la Direzione STUDI; con il Servizio LIFE (Intera Comunità di Ateneo), la Direzione SAIL (Sostenibilità di Ateneo, Infrastrutture di ricerca e Laboratori) e la Direzione PROGES (Progettazione, Gestione, Edilizia e Sicurezza).

 

La validazione finale del processo di autovalutazione e il successivo rilascio della certificazione ufficiale di livello Platino è avvenuta tramite un audit in presenza che si è tenuta il 9 e il 10 febbraio presso diverse sedi del Politecnico di Torino.

“L’ottenimento della certificazione Healthy Campus di livello Platinum rappresenta il riconoscimento di questo impegno e conferma il ruolo del Politecnico di Torino come ateneo capace di integrare salute, sostenibilità e innovazione nelle proprie politiche di campus, contribuendo alla costruzione di comunità universitarie più resilienti, inclusive e orientate a stili di vita sani”, afferma il vicerettore per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma Stefano Sacchi.

“Il programma Healthy Campus non è soltanto uno strumento che permette di leggere il nostro Ateneo sotto molteplici prospettive, ma anche una straordinaria opportunità per confrontarsi con università di tutto il mondo sulla grande sfida globale della salute e del benessere della comunità universitaria, in particolare delle giovani generazioni, delle studentesse e degli studenti”, commenta Giulia Mezzalama, Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino.

I 7 Cluster del Programma Healthy Campus

 

Gestione del programma Healthy Campus (Healthy Campus Management): mappatura dei programmi, iniziative e gruppi di lavoro esistenti, definizione della visione e della strategia per l’implementazione del programma Healthy Campus, definizione dei ruoli istituzionali e operativi, definizione degli obiettivi strategici per ciascun cluster, strategie di comunicazione, mappatura degli stakeholders.

Attività fisica e sportiva (Physical Activity and Sport): le strutture sportive, l’accesso alle strutture e alle attività sportive, i team studenteschi sportivi, le Rappresentative sportive, il programma Dual Career.

Nutrizione (Nutrition): gestione e qualità dei servizi mensa e bar, valore nutrizionale dei cibi, presenza di erogatori d’acqua all’interno del campus, promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Prevenzione delle malattie (Disease Prevention): programmi e campagne di prevenzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili, accessibilità delle cure dentali per studenti e personale, accessibilità alla vaccinazione, promozione dei check-up medici.

Salute mentale e sociale (Mental and Social Health): promozione del benessere individuale e sociale, con servizi di supporto e counseling psicologico, attenzione alla dimensione di genere, riduzione delle disuguaglianze ed eliminazione delle discriminazioni.

Prevenzione dei comportamenti dannosi per la salute (Risk Behaviour): iniziative e servizi per affrontare le dipendenze e ridurre i comportamenti fonte di rischio per la salute.

Ambiente, sostenibilità e Responsabilità Sociale (Environment, Sustainability and Social Responsability): azioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale delle strutture del campus, gestione consapevole delle risorse e implementazione di spazi verdi all’interno del campus.

Dati sulle università iscritte al programma Healthy Campus:

 

Università iscritte al programma 215
Università iscritte al programma con certificazione 115
Università italiane iscritte al programma 5 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università IULM, Università di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Napoli
Università con certificazione di livello Platino 65
Università italiane con certificazione di livello Platino 3 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università di Milano-Bicocca

 

Polito Healthy Campus Highlights

 

Nel corso dell’audit dedicato al programma FISU Healthy Campus sono stati evidenziati diversi punti di forza relativi alle iniziative e alle strategie sviluppate dal Politecnico di Torino per promuovere il benessere della comunità universitaria. In particolare, l’auditor ha riconosciuto il forte impegno e la dedizione del personale coinvolto nell’implementazione del programma, sottolineando la capacità dell’Ateneo di attivare una collaborazione trasversale tra le diverse componenti della comunità accademica – personale accademico, tecnico-amministrativo e studenti.

Dal confronto con i diversi gruppi di lavoro e dalle attività svolte durante la visita sono emersi alcuni ambiti prioritari su cui il Politecnico di Torino sta sviluppando in modo significativo le azioni del programma Healthy Campus. In primo luogo la promozione dell’attività sportiva come fattore di benessere fisico e mentale e come strumento di inclusione sociale e partecipazione alla vita universitaria, affiancata dal rafforzamento dei servizi dedicati al benessere della comunità accademica, attraverso iniziative di supporto psicologico, prevenzione e accompagnamento nel percorso universitario e dalle iniziative di prevenzione e promozione della salute, rivolte all’intera comunità politecnica. Da segnalare anche l’impegno sui temi della sostenibilità ambientale e della qualità degli spazi del campus, attraverso progetti e strategie orientati alla gestione responsabile delle risorse e alla creazione di ambienti universitari più sostenibili.

Nel corso dell’audit sono stati inoltre presentati diversi progetti e iniziative che testimoniano l’approccio interdisciplinare adottato dall’Ateneo nell’implementazione del framework Healthy Campus e che contribuiscono a rafforzare il ruolo del Politecnico di Torino come contesto universitario attento alla salute, all’inclusione e alla sostenibilità.

Giachino: “Logistica e Van Dyck per una giornata a Genova”

Su Linkedin sta ottenendo una certa visibilità l’invito dell’ex sottosegretario ai trasporti Mino Giachino, attuale presidente di Saimare spa, per una “giornata speciale” a Genova il prossimo 9 aprile. Prima di andare alle storiche Stazioni Marittime di Genova, considerate il più bel Terminal passeggeri del mondo, il terminal da dove partivano i migranti per le Americhe, chi vuole può andare a Palazzo Ducale,  un altro capolavoro di Genova, a visitare la Mostra che contiene ben 60 dipinti del celebre fiammingo Van Dyck. In mezzo ovviamente la pasta col pesto di Pra o un fritto misto. Se la bellezza, come ha detto Papà Leone, entra nel cuore e lo allarga,  sicuramente chi seguirà il consiglio di Mino arriverà alle Stazioni Marittime per dibattere sui modi per aumentare la crescita della economia e del lavoro , con l’animo ben predisposto. A discutere del libro dell’uomo della TAV i professori Gian Enzo DUCI e Fabrizio VETTOSI, moderatore Luca PONZI della Rai di Genova.

Torino-Lione: insediato il Comitato di supporto Avigliana-Orbassano

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Si è insediato  il Comitato di Supporto alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione – tratta nazionale Avigliana-Orbassano. La prima seduta, dedicata all’indizione e al coordinamento delle attività, si è svolta al Grattacielo della Regione Piemonte, alla presenza dei tecnici regionali, dei rappresentanti di RFI, dei sindaci e degli amministratori dei territori coinvolti dall’opera. Un momento di confronto operativo che segna l’avvio di un percorso strutturato di accompagnamento e condivisione con gli enti locali, con l’obiettivo di garantire un avanzamento efficace e coordinato dei lavori sulla tratta nazionale.

Il Comitato avrà il compito di favorire il dialogo tra istituzioni e territorio, monitorare lo stato di attuazione degli interventi e affrontare in modo puntuale le criticità che potranno emergere nelle diverse fasi di realizzazione dell’infrastruttura.

Nel corso dell’incontro, accogliendo le richieste emerse da parte di alcuni sindaci, è stata inoltre condivisa la volontà di attivare specifici tavoli tematici dedicati alle esigenze dei territori. I tavoli approfondiranno in modo mirato le principali tematiche connesse all’opera, tra cui agricoltura, industria, sostenibilità ambientale, questioni legate al sistema delle imprese e alla viabilità, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e condivise.

“La costituzione del Comitato rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare il raccordo tra i livelli istituzionali e assicurare un confronto costante con i territori interessati – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture Strategiche, Enrico Bussalino –. La Torino-Lione è un’opera strategica per il Piemonte e per l’intero sistema logistico del Nord-Ovest: significa maggiore competitività, nuove opportunità di sviluppo e un sistema di trasporti più moderno e sostenibile. Per questo, oltre al lavoro del Comitato, attiveremo tavoli tematici specifici per affrontare nel dettaglio le esigenze dei territori, garantendo ascolto e soluzioni concrete per accompagnare la realizzazione dell’opera in modo efficace, trasparente e attento alle esigenze delle comunità locali”.

Torino cambia pelle: il nuovo Piano Regolatore tra visione urbana e fase di transizione

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Torino si prepara a riscrivere il proprio futuro urbano. Dopo oltre trent’anni, il nuovo Piano Regolatore Generale entra nella fase decisiva del suo iter, segnando un passaggio storico per la città.

Non si tratta semplicemente di un aggiornamento tecnico, ma di una vera e propria evoluzione culturale: un cambio di paradigma nel modo di progettare, vivere e trasformare lo spazio urbano.

Eppure, accanto alla visione, si apre oggi una fase più delicata, meno raccontata ma estremamente concreta: quella della transizione.

Il nuovo PRG nasce per rispondere a sfide che negli anni ’90 non esistevano: una città non più in crescita, ma stabile e in trasformazione; un’economia plurale, fatta di servizi, innovazione, cultura e turismo; una forte pressione ambientale legata al cambiamento climatico ed una maggiore attenzione alle disuguaglianze tra quartieri.

Per questo, il Piano si struttura attorno a tre grandi visioni: Torino come città dell’innovazione, Torino città del welfare e della prossimità ed una Torino città ecosistema. Insomma, Una nuova idea di città.

Queste tre direttrici puntano a rendere la città più accessibile, inclusiva e sostenibile per crescere meglio, non di più.

Il principio che guida il nuovo Piano, infatti, è chiaro: non espandere, ma trasformare.

Le nuove volumetrie saranno possibili, ma legate a un ritorno per la collettività: verde urbano, servizi e spazi pubblici.

È un modello più evoluto, in cui lo sviluppo privato contribuisce attivamente alla qualità urbana.

La città della mobilità e dei quartieri

Lo sviluppo si concentrerà nelle aree meglio collegate dalla metropolitana, dal passante ferroviario e quindi dalle principali direttrici urbane.

Allo stesso tempo, il Piano restituisce centralità ai quartieri, superando la logica centro-periferia e lavorando su una città fatta di identità locali, differenze e potenzialità.

Rigenerazione urbana e flessibilità

Il cuore del nuovo PRG è la rigenerazione con il recupero delle aree dismesse prediligendo la trasformazione degli spazi industriali e la riattivazione dei vuoti urbani.

A questo si aggiunge un elemento chiave: maggiore flessibilità nelle destinazioni d’uso.

Siamo però giunti alla fase più delicata: il tempo della transizione

Accanto a questa visione, si apre infatti una fase estremamente sensibile.

Con l’adozione del Piano preliminare entrano in vigore le cosiddette misure di salvaguardia: un meccanismo tecnico che impone alle nuove pratiche edilizie di essere conformi sia al piano vigente sia a quello in corso di approvazione.

Questo passaggio, necessario per evitare trasformazioni incoerenti, introduce inevitabilmente una fase di incertezza. Le pratiche già approvate proseguono, ma tutte quelle in istruttoria, non ancora autorizzate o basate su previsioni del vecchio piano possono subire rallentamenti, richieste di adeguamento o, in alcuni casi, sospensioni.

Il rischio di un “limbo urbanistico”

È in questo spazio intermedio che si crea quello che potremmo definire un limbo attuativo.

Un tempo sospeso in cui le regole stanno cambiando e le decisioni diventano più caute

Facendo sì che gli investimenti richiedono maggiore attenzione.

Le stesse associazioni di categoria hanno già evidenziato alcune criticità:

•aumento dei costi

•incertezza sulle bonifiche

•difficoltà nei cambi di destinazione d’uso

•rallentamenti nei permessi

Il rischio, se non gestito con strumenti adeguati, è quello di generare un temporaneo blocco del mercato.

Una sfida per il sistema pubblico

Dal dibattito emerge una consapevolezza condivisa: questa fase dovrà essere accompagnata con attenzione. Sarà fondamentale introdurre delle norme transitorie chiare, procedure più snelle e leggibili e strumenti di dialogo tra pubblico e privato.

Perché una città non si trasforma solo con le regole, ma con la capacità di renderle applicabili.

Un momento critico… ma anche strategico. Ogni fase di cambiamento porta con sé una doppia lettura. Da un lato incertezza, rallentamenti e possibile complessità; dall’altro: nuove opportunità, margini di negoziazione e possibilità di anticipare il mercato con intelligenza.

Per chi opera nel settore immobiliare, questo è un momento che richiede non solo competenza tecnica, ma soprattutto capacità di lettura e visione.

Abitare il cambiamento

Il nuovo Piano Regolatore non è solo uno strumento urbanistico.

È una lente attraverso cui leggere il futuro della città.

E oggi, più che mai, abitare significa scegliere non solo uno spazio, ma un contesto, una direzione, un modo di vivere.

In questa fase di transizione, la differenza non la farà chi si limita a seguire il mercato, ma chi saprà interpretarlo.

Perché è proprio nei momenti di passaggio che si costruiscono le città di domani.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Torino, lieve aumento dei prezzi al consumo 

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Un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente e del +1,2% rispetto al mese di febbraio 2025. Questi i dati diffusi nel mese di febbraio 2026 a seguito della rilevazione dei prezzi effettuata dall’Ufficio di Statistica della Città. L’indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è risultato pari al 100,9 (Base Anno 2025=100).

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi delle bevande alcoliche, tabacco e droghe (+2,0%), trasporti (+1,2%), servizi di ristoranti e servizi di alloggio (+1,0%), informazione e comunicazione (+0,9%), assistenza alla persona, protezione sociale e beni e sevizi sociali (+0,8% ), ricreazione, sport e cultura (+0,3%), abbigliamento e calzature (+0,2%). Pressoché invariati i servizi relativi all’abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+0,1%), i finanziari e assicurativi (+0,1%). Così come gli apparecchi per uso domestico, arredamenti e manutenzione corrente dell’abitazione (0,0) e i servizi di istruzione (0,0).

In diminuzione i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (-0,1%), la sanità (-0,1%).

L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.

I dati relativi al mese di febbraio si possono consultare sul sito: http://www.comune.torino.it/statistica/

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