ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 7

Viaggi, ristoranti e benessere. Torino spende in esperienze per dimenticare la precarietà

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L’OPINIONE

A Torino si spende di più, ma non necessariamente si vive meglio
È questa la fotografia più nitida che emerge dai consumi delle famiglie torinesi tra il 2025 e l’inizio del 2026: meno soldi destinati alla spesa alimentare, più risorse investite in viaggi, cene fuori, palestra, sport e benessere personale. Un cambio di priorità che racconta molto più di una semplice moda.

Dietro questi numeri c’è una città che prova a difendere la propria qualità della vita in un clima economico percepito come fragile. La spesa media mensile cresce e supera i 2.600 euro, ma contemporaneamente diminuisce la capacità di risparmio: solo una minoranza riesce ancora a mettere qualcosa da parte. È il segnale di una classe media che continua a consumare, ma lo fa comprimendo le spese considerate essenziali.

Il dato più significativo non è tanto l’aumento delle uscite per il tempo libero, quanto il calo di quelle alimentari. Per la prima volta da anni, molte famiglie riducono acquisti quotidiani e consumi domestici pur di non rinunciare a esperienze che garantiscono evasione immediata. Ma anche qui vale la pena chiedersi: quale turismo, quali esperienze?

“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”, scriveva Lorenzo il Magnifico. E sembra quasi il manifesto implicito di questa stagione: spendere oggi per sentirsi vivi subito, anche se il risparmio si assottiglia e il futuro resta opaco. Il fitness, la cena fuori, il weekend diventano piccoli strumenti di compensazione emotiva dentro una quotidianità percepita come instabile.

Eppure sarebbe sbagliato leggere questi dati come il segnale di una città più ricca o più serena. Al contrario: raccontano una fragilità diffusa, mascherata da consumo. Si taglia sulla spesa quotidiana per salvare piccoli spazi di gratificazione personale. È il paradosso torinese contemporaneo: consumare esperienze per sentirsi meno precari, mentre la precarietà resta lì, sullo sfondo, sempre più normalizzata

Chiara Vannini

 

 

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Le famiglie torinesi faticano a risparmiare

La spesa media mensile delle famiglie torinesi si attesta nel 2025 a 2.616 euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Diminuisce la quota destinata ai consumi alimentari, tornati sui livelli precedenti alla pandemia, mentre cresce la spesa per beni e servizi non alimentari, trainata soprattutto dai costi legati alla casa — in particolare utenze e arredamento. Riprende anche il settore dell’abbigliamento, mentre restano stabili le spese per viaggi, vacanze e consumi fuori casa. In calo, invece, il numero delle famiglie che riesce a risparmiare. A livello territoriale, in Lombardia la spesa risulta superiore del 17% rispetto al Piemonte.

I dati sono stati presentati a Palazzo Birago nell’ambito dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, l’indagine promossa dalla Camera di commercio di Torino che, in coerenza con le rilevazioni ISTAT nazionali, analizza consumi e abitudini di acquisto di 240 nuclei residenti nel capoluogo piemontese.

Come sottolineato da Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, si registra un lieve incremento della spesa mensile, dovuto principalmente agli acquisti non alimentari. Tengono le spese per il tempo libero, riparte l’abbigliamento, ma si riduce la quota di famiglie in grado di accantonare risparmi. Cresce inoltre la preferenza per i negozi tradizionali, mentre la grande distribuzione mostra una lieve flessione. Nel confronto territoriale, la spesa delle famiglie torinesi si mantiene in linea con quella regionale piemontese, pur restando inferiore alla media nazionale.

L’indagine evidenzia anche l’evoluzione della composizione familiare nell’ultimo decennio. È diminuito il numero medio dei componenti dei nuclei familiari ed è aumentata in modo significativo la presenza di persone che vivono sole. Nel campione analizzato, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre il 45%, dato coerente con gli archivi anagrafici della Città di Torino, secondo cui circa un residente su due vive da solo.

Dal punto di vista economico, il 40% delle famiglie si colloca in una fascia di livello medio, il 15% in condizioni di agiatezza e il 14,2% in una situazione di autosufficienza. La fascia di debolezza economica interessa invece il 30,8% delle famiglie torinesi e supera il 53% tra le persone sole.

Nel complesso, il quadro del 2025 mostra famiglie che mantengono stabile il livello di spesa, ma con una crescente pressione sui bilanci domestici e una minore capacità di risparmio.

Neanche Lo Russo e’ riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino

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L’OPINIONE 

L’ultima domanda dell’intervistatore al dibattito che si è tenuto ieri nelle splendide sale di Palazzo Carignano in occasione del 150* anniversario del più importante settimanale diocesano La Voce il Tempo, ha chiarito che neanche Lo Russo è riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino mentre le difficoltà della metà della Città che è in difficoltà come disse l’Arcivescovo NOSIGLIA sono ancora aumentate.
Avremo la seconda Biblioteca d’Europa, via Roma sara’ pedonalizzata, nel 2027 partiranno finalmente i lavori della Linea 2 della Metro ma i primi risultati si vedranno nel 2033-4. Nel frattempo chi non ce la fa a arrivare a fine mese e fa fatica a mangiare due volte al giorno dovrà contare sui pasti delle Caritas parrocchiali o sulle 12 Mense dei poveri. In questi anni la distanza tra il Centro e la periferia è ancora aumentata. Il degrado in Barriera e Aurora è sicuramente cresciuto.
Cosi dopo 33 anni di Giunte di sinistra che si definiscono progressiste a Torino le diseguaglianze sono aumentate. Quanto manca a Torino la cultura democratica cristiana che aveva una sensibilità e una attenzione agli ultimi che derivava dai Santi sociali. Non avendo difeso  l’industria sottovalutata da Castellani e seguaci oggi il 75% dei giovani ha un lavoro precario perché da chi collabora alla lavorazione dei film ai grandi eventi trova occupazioni a tempo parziale da 1 mese a tre mesi massimo. Torino nello studio Zangola sul lavoro figura agli ultimi posti tra le Città italiane.
In qualsiasi azienda privata di fronte a questi risultati si cambierebbe guidatore. Nella attesa  degli incontri sulla nuova strategia di Stellantis con FILOSA e’ evidente che la carta più grande non può essere il sogno delle Olimpiadi del 2040 ma l’arrivo della TAV di cui però nessuno parla piu’ . Dimenticata nel dibattito di ieri, dimenticata dai giornali su spinta del PD fortemente diviso al suo interno. In un dibattito subito chiuso di repubblica e’ emerso come sia stato il PD a frenare l’opera dalla parte italiana negli ultimi anni. L’opera si farà solo perché noi SITAV avemmo il coraggio di organizzare la grande Piazza Castello del 10.11.2018. Anche se qualcuno , dimenticando di gestire fondi pubblici e di essere pagato edita  pubblicazioni molto parziali.

La TAV che fa parte di un corridoio che collega un quinto del PIL europeo porterà traffici commerciali e turistici 365 giorni l’anno e ci renderà più attrattivi di investimenti esteri . A quel punto forse anche i capitalisti torinesi ,che oggi investono sulla piazza di Londra o N. York, torneranno ad investire su Torino.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Cinque nuovi Distretti del Commercio. La Regione: «Più servizi e presidio delle periferie»

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La Giunta Regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo Paolo Bongioanni, ha approvato uno stanziamento di 100mila euro grazie al quale potranno essere costituiti e sostenuti nelle spese d’avviamento 5 nuovi Distretti del Commercio, due dei quali potranno nascere a Torino. La somma – messa a disposizione a bilancio dall’assessore al Bilancio e Attività Produttive Andrea Tronzano – sarà assegnata tramite un bando che verrà pubblicato nelle prossime settimane e consentirà di intervenire con un sostegno di 20mila euro per ogni nuovo distretto.

Spiega l’assesssore Bongioanni: «Ho fatto questa delibera per soddisfare una forte richiesta del territorio che chiede di avere sul territorio altri Distretti del commercio, strumenti che in tutto il Piemonte si stanno rivelando uno strumento strategico per contrastare la desertificazione commerciale, per sostenere l’organizzazione e il miglioramento dei servizi al servizio delle comunità e rilanciare gli esercizi di vicinato. Proprio per questo, con questa delibera, ho modificato la normativa precedente togliendo il vincolo che prevedeva che Torino potesse avere al massimo due distretti, portando a tre il numero istituibile. Una scelta che consente una copertura ancora più capillare dell’area urbana e più rispondente alle specifiche esigenze di ogni quartiere».

Commentano il vicepresidente della Giunta regionale Maurizio Marrone e l’assessore Tronzano«Un distretto commerciale forte è anche un presidio di vitalità e controllo del territorio, e quindi di sicurezza sociale in contesti periferici e difficili. Con particolare riferimento alle periferie urbane di Torino, i negozianti che tengono esercizi di prossimità a fronteggiare spaccate e degrado sono eroi che devono trovare al loro fianco le istituzioni. Per questo motivo, poter accompagnare la nascita di due nuovi distretti in Torino è un intervento di straordinaria importanza per rilanciare il commercio di prossimità, con tutto il volano di effetti positivi che esso porta con sé per il tessuto urbano e i suoi abitanti».

Il bando è rivolto alle Amministrazioni comunali. La spesa progettuale ammissibile per l’istituzione di un nuovo Distretto ammonta a 25mila euro: le agevolazioni concesse della Regione Piemonte coprono fino all’80% della spesa, ossia 20mila euro per ogni progetto. Condizione necessaria per l’attivazione del Distretto è un protocollo d’intesa stipulato tra l’Amministrazione comunale (o le Amministrazioni comunali nel caso di Distretto diffuso) e almeno una fra le associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative per il settore del commercio a livello provinciale. In aggiunta a questi partner stabili possono aderire al Distretto altri soggetti interessati. È prevista l’istituzione di un solo Distretto Urbano per ogni Comune, con l’eccezione del Comune capoluogo di Regione che potrà procedere all’istituzione di ulteriori due Distretti oltre a quello già esistente, per un massimo di tre Distretti del Commercio.

Torino ha attualmente un Distretto Urbano del CommercioL’area del Distretto di Torino include il centro storico della città e altre zone limitrofe che comprendono piazza Vittorio Veneto e i Murazzi, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto. Si tratta di un’area che ospita circa 7.800 esercenti, più di 200 attività ricettive1.690 esercizi pubblici di somministrazione, oltre ad alcune centinaia di attività di servizi alla persona. Da tempo le associazioni di categoria sottolineano come un solo distretto sia ormai inadeguato per rispondere alle dimensioni territoriali del capoluogo, per capacità di copertura del territorio e rispondenza alle caratteristiche specifiche e al tessuto economico composito dei diversi quartieri.

Con i nuovi 5 Distretti del Commercio il numero di quelli attivati in Piemonte salirà a 103, di cui 78 già operativi e 20 in corso di avviamento.

Cosa potrà essere finanziato attraverso questo intervento?

– Spese per la definizione e sottoscrizione del protocollo d’intesa obbligatorio necessario all’individuazione, funzionamento e costituzione del Distretto del Commercio, comprensive di attività di accompagnamento al partenariato, consulenze specialistiche, attività di informazione, ecc.

– Spese per la predisposizione del programma strategico di interventi per il Distretto del Commercio, comprensive di analisi sul tessuto economico del territorio interessato, approfondimenti specialistici, ecc.

– Spese di formazione, di comunicazione e di marketing territoriale per il coinvolgimento del maggior numero possibile di imprese del commercio nell’esperienza del Distretto del Commercio e per la promozione dell’iniziativa

– Eventuali spese di incarico di un manager di Distretto.

Stazione di Porta Susa, arriva un nuovo supermercato 

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C’era anche l’assessore al Commercio della città di Torino Paolo Chiavarino, questa mattina alla stazione ferroviaria Porta Susa, all’inaugurazione del nuovo supermercato Carrefour Express. Con l’apertura di oggi Porta Susa inverte la rotta in un hub attraversato ogni anno da circa 13 milioni di viaggiatori. Il nuovo Carrefour sorge al piano strada, sul lato di corso Bolzano. Uno store di venticinque vetrine e 200 metri quadri, con sedute e tavolini all’esterno.

Ma il piano di rilancio guidato da Altageres Srl, la società incaricata da RFI per la gestione degli spazi commerciali, non si ferma qui e prevede una vera e propria rivoluzione logistica interna per valorizzare il piano -1. Le biglietterie abbandoneranno il livello sotterraneo per essere trasferite al piano strada (lo stesso del nuovo Carrefour), occupando i locali attualmente sfitti. La Polizia Ferroviaria (Polfer) resterà al piano -1, ma verrà spostata verso l’uscita di corso Matteotti, con spazi più ampi, su due livelli, e standard di sicurezza aggiornati.

“Sarà un luogo da vivere – spiega l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino – Con l’apertura di nuove attività al piano meno uno Rfi intende reinterpretare l’immaginario dei portici torinesi, coniugando identità storica e linguaggi contemporanei, trasformando la stazione in un luogo da vivere oltre la semplice funzione di transito”.

TorinoClick

Il Dipartimento di Management dell’Università di Torino esporta in Europa il Bilancio Pop

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Il Bilancio POP arriva in Spagna e lo fa ad Almería, dove si è tenuta oggi la Giornata internazionale per la creazione della rete spagnola di Popular Financial Reporting. L’iniziativa è volta non soltanto ad esportare un modello tecnico di rendicontazione, ma soprattutto a portare in Europa una risposta concreta a un’esigenza sempre più diffusa: rendere comprensibili ai cittadini le decisioni pubbliche, i bilanci, l’uso delle risorse e i risultati prodotti dalle amministrazioni. “Dal Piemonte all’Andalusia, il Bilancio POP dimostra che la trasparenza non è soltanto pubblicare documenti, ma renderli leggibili; che la rendicontazione non è soltanto un adempimento, ma una relazione; e che un bilancio pubblico può diventare uno strumento democratico, capace di riavvicinare cittadini, territori e istituzioni”, dichiara Silvana Secinaro, Professoressa ordinaria Università di Torino e responsabile scientifica del progetto Bilancio POP e POP Accounting, insieme al professor Paolo Biancone.

Il Progetto del Popular Financial Reporting

Il progetto nasce grazie al contributo scientifico dell’Università di Torino – Dipartimento di Management “Valter Cantino”, che ha sviluppato e diffuso in Italia il Popular Financial Reporting, pensato per tradurre informazioni economico-finanziarie e dati di gestione pubblica in un formato chiaro, sintetico, visuale e accessibile, capace di parlare anche a chi non possiede competenze tecniche. Le linee guida dell’Università di Torino definiscono lo strumento principale del Popular Financial Reporting ovvero il Bilancio POP: una forma trasparente e semplificata di rendicontazione sociale, costruita per facilitare la comunicazione tra amministrazioni e cittadini e fondata anche sull’integrazione dei Sei Capitali: intellettuale, umano, naturale, produttivo, sociale e finanziario.

Il tema è di forte attualità. In un contesto di crescente distanza tra cittadini e istituzioni, il problema non è soltanto pubblicare dati, ma renderli davvero comprensibili. Una recente analisi del progetto Bilancio POP sottolinea che il rischio per la democrazia non è coinvolgere i cittadini su temi complessi, bensì farlo senza adeguati strumenti informativi. I dati ISTAT sulla partecipazione politica confermano questa criticità soprattutto tra i giovani fino al 24 anni, con percentuali molto basse di interesse e informazione: si informa di politica almeno una volta alla settimana solo il 16,3% dei 14-17enni e il 34,6% dei 18-24enni; oltre 15 milioni di cittadini italiani di almeno 14 anni dichiarano di non informarsi mai di politica. In questo scenario, il Bilancio POP si propone come risposta concreta a questa esigenza.

La Giornata internazionale ad Almerìa

L’evento si è svolto nel Salón Noble del Ayuntamiento de Almería e ha avuto come obiettivo la creazione della prima rete spagnola dedicata al Popular Financial Reporting. La Giornata si inserisce nell’ambito del progetto “Almería Innova y Transparente: Impulsando la Agenda 2030 en el Ámbito Local”, co-finanziato dal Ministero dei Diritti Sociali, Consumo e Agenda 2030 – attraverso la Direzione Generale dell’Agenda 2030 – nel quadro del Bando 2024 di Sovvenzioni destinate ad azioni per l’impulso dell’Agenda 2030 negli Enti Locali, gestito in collaborazione con la Federazione Spagnola dei Comuni e delle Province (FEMP) in qualità di ente collaboratore del Ministero, e dallo stesso Ayuntamiento de Almería.

La Giornata è stata l’occasione per presentare il rapporto VISA – Visión Integral y Simplificada Anual, concepito come strumento di trasparenza, comunicazione pubblica e avvicinamento della gestione municipale alla cittadinanza.

L’Università di Torino ha inoltre presentato la propria metodologia ed esperienza nell’innovazione della comunicazione finanziaria pubblica, mostrando come dati economici e gestionali possano diventare informazione utile, accessibile e orientata alla partecipazione.

Alla giornata di Almería ha infine portato la propria testimonianza la Città di Settimo Torinese, rappresentata da Carmela Vizzari, Assessora al Bilancio e Tributi, Lavoro, Sviluppo Economico, Commercio e Mercati Comunali, e Legalità. Settimo Torinese è intervenuta nella tavola rotonda dedicata a come le pubbliche amministrazioni comunicano azioni, bilanci e risultati alla cittadinanza. La sua presenza ha un valore particolare perché la città ha pubblicato più edizioni del Bilancio POP, confermando la possibilità di trasformare la rendicontazione in una pratica continuativa di dialogo con la comunità.

Il percorso italiano dei Bilanci POP

Il percorso italiano è ormai consolidato: i Bilanci POP di enti pubblici sono oltre 50, grazie al contributo scientifico dell’Università di Torino, che ha dato vita anche a un filone di ricerca internazionale sui temi della trasparenza, della rendicontazione dialogica e dell’innovazione nella governance, in sintesi “POP Accounting”. Il modello si è diffuso tra enti pubblici, imprese, scuole, università e organizzazioni professionali, dimostrando di non essere uno strumento per pochi specialisti, ma un linguaggio nuovo per raccontare il valore pubblico.

Tra le esperienze degli enti pubblici si collocano casi diversi per dimensione, territorio e complessità amministrativa, come Regione Piemonte, Settimo Torinese, Benevento, Castel Maggiore, Massafra e la Città Metropolitana di Milano. Alcune di queste esperienze sono già consolidate, altre sono in corso di redazione a seguito di incarico conferito. Il modello sta inoltre uscendo dal perimetro strettamente pubblico. Anche aziende private, fondazioni, infrastrutture strategiche, ordini professionali ed enti di rappresentanza stanno adottando il Bilancio POP di sostenibilità per raccontare in modo accessibile il valore generato. Tra le esperienze già avviate o in corso figurano OGR Torino, GEIE del Traforo del Monte Bianco, CEIP Piemonte, l’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Cassa Ragionieri. In alcuni casi si tratta di Bilanci POP già realizzati, in altri di percorsi in corso di redazione a seguito di incarico conferito. Il segnale è chiaro: la domanda di rendicontazione accessibile non riguarda più soltanto la pubblica amministrazione, ma attraversa il mondo economico, professionale, culturale, infrastrutturale e previdenziale.

Il caso di Dogliani: superare i confini linguistici

Tra le esperienze più significative vi è anche il comune di Dogliani, che ha pubblicato il proprio Bilancio POP in collaborazione con l’Università di Torino – Dipartimento di Management “Valter Cantino”. Il sito istituzionale del Comune presenta il Bilancio POP come uno strumento di rendicontazione sociale pensato per comprendere obiettivi e risultati dell’amministrazione, rendere conto ai cittadini in modo chiaro, trasparente e accessibile e stimolare un processo decisionale condiviso.

L’elemento di forte impatto è che Dogliani ha reso disponibile anche l’English Bilancio POP Dogliani: un segnale concreto della capacità del modello di superare i confini linguistici e territoriali e di proporsi come strumento europeo di comunicazione pubblica.

I torinesi riscoprono i negozi di quartiere

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L’indagine annuale della Camera di commercio di Torino sulle abitudini di spesa delle famiglie evidenzia anche i luoghi privilegiati per fare acquisti. Nel 2025 emerge un’inversione di tendenza: dopo quattro anni di calo, cresce infatti la quota di chi sceglie i negozi tradizionali, passata dal 17,2% del 2024 al 20,9%. Parallelamente si registra una diminuzione della frequentazione di supermercati e ipermercati.

A commentare i dati è Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia: «Il ritorno dei negozi tradizionali nelle preferenze dei torinesi rappresenta un riconoscimento per un sistema imprenditoriale che ha saputo resistere alle difficoltà, innovarsi e offrire un livello di servizio difficilmente eguagliabile dalle piattaforme online.

Non si tratta solo di un rimbalzo temporaneo, seppur ancora contenuto, ma del segnale di un cambiamento più profondo nei comportamenti di consumo. I clienti mostrano oggi una maggiore attenzione nelle scelte, privilegiando acquisti più frequenti ma mirati, per i quali il negozio di prossimità risulta particolarmente adatto. Si afferma così un modello orientato alla qualità, al servizio e al rapporto diretto con il commerciante, capace di offrire competenza e consulenza.

A questo quadro si aggiunge anche il contributo dei visitatori: i turisti dimostrano infatti un interesse crescente per l’offerta commerciale torinese, contribuendo in maniera significativa alla ripresa dei consumi».

Vino piemontese alla conquista del mondo: 7,7 milioni per nuovi mercati

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Promozione del vino piemontese, Bongioanni: «Un bando da 7,4 milioni di euro per consorzi e associazioni e uno stanziamento da 270mila per enoteche e strade del vino. Così andiamo alla conquista dei nuovi mercati e rafforziamo il legame fra vino, turismo e territorio»

La Regione Piemonte mette in campo un intervento complessivo da 7 milioni e 670mila euro per sostenere e rafforzare la presenza del vino piemontese sui mercati internazionali. L’iniziativa è promossa dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni e si articola in due strumenti distinti ma complementari: un bando da 7,4 milioni di euro finanziato attraverso fondi europei Ocm Vino, destinato a consorzi di tutela e associazioni di produttori per attività promozionali nei Paesi extra Unione Europea, già aperto con scadenza fissata al 22 giugno, e un fondo da 270mila euro complessivi, suddiviso in tre annualità da 90mila euro ciascuna tra il 2026 e il 2028, destinato a sostenere iniziative di promozione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità promosse da enoteche regionali, botteghe del vino, cantine comunali e strade del vino e del cibo del Piemonte.

Si tratta di un’azione strutturata pensata per accompagnare il comparto vitivinicolo piemontese in una fase di trasformazione complessa a livello globale. «L’ultimo Vinitaly ci ha confermato una volta di più che un comparto d’eccellenza assoluta come quello vitivinicolo piemontese ha la capacità e la forza di superare l’attuale fase di cambiamento determinata dalì’incertezza geopolitica, dall’aumento dei costi dell’energia e dei trasporti, dai dazi, dalle crisi economiche che hanno interessato mercati tradizionali e da un cambiamento di abitudini e di consumi cui certo non hanno giovato certe campagne di demonizzazione dell’Unione Europea. Ormai il sistema ha compreso in tutti i suoi segmenti che bisogna andare ad aggredire i nuovi mercati senza ritardi e timidezze. Per questo, nelle prossime settimane, come Regione Piemonte saremo a Vilnius, a Hong Kong, a New York a grandi fiere e borse internazionali per promuovere il nostro agroalimentare e il nostro vino che ne è il primo traino. E intanto stiamo dando gambe ai due grandi progetti pensati per accompagnare il nostro vino in questa sfida: l’Osservatorio sui Mercati vitivinicoli che potrà offrire ai nostri produttori indicazioni scientifiche su quali mercati indirizzarsi e a che prezzi, e il progetto ViteLab Network che unisce su impulso del Piemonte 11 centri di ricerca applicata di tutto il Nord Italia per condividere dati e risultati sull’innovazione tecnologica e genetica in viticoltura».

Il bando Ocm, che rappresenta la parte più consistente delle risorse, mira a sostenere progetti di promozione del vino di qualità nei mercati extra Ue da realizzare tra il 16 ottobre 2026 e il 15 ottobre 2027. Possono partecipare consorzi, associazioni di produttori, cooperative e forme aggregate come Ati e Ats, anche attraverso progetti che coinvolgano più regioni, purché il Piemonte assuma il ruolo di capofila. Il contributo pubblico può coprire fino al 50% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 650mila euro per i progetti presentati in forma aggregata e di 150mila euro per quelli dei singoli produttori. Tra le attività finanziabili rientrano iniziative di comunicazione e promozione volte a valorizzare la qualità e la sicurezza dei prodotti, la partecipazione a eventi fieristici di rilievo internazionale, campagne informative sui sistemi di qualità europei come Dop, Igp e biologico, oltre a studi di mercato e analisi di efficacia delle azioni intraprese.

Accanto a questo intervento, la Regione riconosce il ruolo strategico svolto dalle realtà territoriali impegnate nella promozione del vino e delle produzioni tipiche. «Sono le vetrine dove il mondo del vino con i suoi produttori incontra le tante declinazioni del territorio e dei suoi prodotti agroalimentari d’eccellenza: un presidio indispensabile nel consolidamento di quel rapporto fra vino, cibo e turismo che è una punta di diamante del Piemonte e dobbiamo incentivare sempre più». Le risorse dedicate a questo ambito saranno distribuite attraverso tre bandi annuali e serviranno a sostenere progetti capaci di valorizzare il legame tra vino, territorio e offerta turistica, contribuendo a rafforzare l’identità e l’attrattività del Piemonte.

Credito alle imprese: ‘Confidare’ approva il bilancio 2025

Crescita sostenibile, solidità patrimoniale e nuovo impulso allo sviluppo delle imprese Patrimonio e margini stabili, commissioni in aumento e attenzione crescente a start up, ESG, giovani e imprenditoria femminile.

Confidare S.C.p.A., primo Confidi piemontese e tra gli operatori di riferimento in Italia nel settore delle garanzie e del credito diretto alle PMI, conferma il proprio percorso di crescita.

L’Istituto, che nel 2027 celebrerà il primo decennale ma che racchiude in sé, attraverso progressive fusioni per incorporazione, una lunga storia nata nel 1972, prosegue con rinnovato entusiasmo nel proprio percorso di sviluppo all’insegna di valori fondamentali quali crescita sostenibile, solidità patrimoniale e vicinanza concreta alle imprese.

L’esercizio 2025 evidenzia un quadro economico ordinato, con un utile netto positivo pari a 34.885 euro, margini sostanzialmente stabili, commissioni nette in aumento dell’8,7% e una gestione finanziaria in linea con l’esercizio precedente. Sul versante patrimoniale, il quadro si conferma solido e prudente, con Fondi Propri pari a 26,4 milioni di euro e un CET1 Capital Ratio pari al 31,6%.

Gli obiettivi conseguiti nel 2025 confermano un quadro complessivamente ordinato e coerente con il percorso di sviluppo della Società”, esordisce Adelio Giorgio Ferrari, Presidente di Confidare. “Il bilancio approvato rafforza il ruolo di Confidare quale intermediario responsabile, vicino alle imprese e attento alla qualità della crescita”. Gli fa eco Andrea Ricchiuti, Direttore Generale del Confidi con sede a Torino nella prestigiosa cornice di Via XX Settembre 41: “Proseguiamo convinti e coerenti sulla strada intrapresa nel classificarci sempre più come hub propulsivo per il tessuto economico imprenditoriale italiano, favorendo l’interazione tra imprese, sistema bancario, istituzioni e strumenti agevolativi”.

Nel 2025 Confidare ha attivato complessivamente oltre 93 milioni di euro di risorse a favore delle imprese, considerando garanzie, credito diretto, attività di intermediazione e strumenti di finanza agevolata. Un risultato che conferma la capacità dell’Istituto di operare come piattaforma di sostegno al sistema produttivo, mettendo in relazione imprese, banche, istituzioni e opportunità di sviluppo. Particolarmente rilevante il contributo agli investimenti, sia attraverso l’attività di garanzia sia tramite il credito diretto.

Considerando congiuntamente le operazioni garantite e le erogazioni dirette finalizzate a investimenti, Confidare ha accompagnato nel 2025 interventi per un valore complessivo superiore a 35 milioni di euro, confermando la propria capacità di sostenere le imprese non solo nella gestione dei fabbisogni ordinari, ma anche nei percorsi di crescita, innovazione e rafforzamento competitivo.

Ma c’è di più. Il 2025 conferma anche l’attenzione dell’Istituto verso le nuove direttrici di sviluppo dell’economia reale. Le start-up garantite sono state 299, per un importo finanziato di oltre 27,5 milioni di euro. Parallelamente, Confidare ha continuato a sostenere l’imprenditoria femminile e le imprese giovanili under 35, confermando una visione del credito come leva di inclusione, innovazione e crescita del territorio.

Nel 2025, anche in pieno allineamento ai maggiori trend mondiali in ambito green, Confidare ha confermato la propria attenzione verso gli investimenti ESG e verso i percorsi di sostenibilità delle imprese. Un ambito destinato ad assumere un peso crescente nelle strategie di sviluppo dell’Istituto, coerentemente con l’evoluzione del mercato, delle aspettative regolamentari e della domanda di strumenti finanziari sempre più orientati alla transizione ambientale e sociale.

In sintesi, i principali profili che hanno caratterizzato l’esercizio sotto il profilo strategico, organizzativo e di governo sono: il completamento di un’importante operazione di cartolarizzazione, l’approvazione del nuovo Piano Strategico 2026–2028, l’avanzamento del percorso di adeguamento ai rischi climatici e ambientali, la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità relativo all’esercizio 2024, nonché il rafforzamento degli assetti di governo societario, dei presìdi di controllo, della qualità dell’attivo e delle partnership con il sistema bancario e con gli altri interlocutori della filiera commerciale.

Nel complesso, il bilancio 2025 restituisce l’immagine di una Società solida, prudente e in evoluzione, capace di coniugare presidio del rischio, sostegno alle imprese e visione strategica. “Confidare intende continuare a essere un punto di riferimento per le PMI e per i territori”, chiosano all’unisono i manager. “Il 2025 conferma la validità del nostro modello: un intermediario specializzato, vicino al sistema produttivo e orientato a una crescita sostenibile, concreta e responsabile”.

L’approvazione del bilancio 2025 conferma così il posizionamento di Confidare come intermediario specializzato, patrimonialmente solido e vicino alle PMI, capace di accompagnare investimenti, nuove iniziative imprenditoriali e percorsi di sviluppo sostenibile.

Maggiori informazioni su www.confidare.it.

Giovani, imprese, futuro: il Piemonte investe 42 milioni nella formazione tecnica

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Daniela Cameroni, assessore regionale alla Formazione: «Quando la formazione è costruita insieme al sistema produttivo, funziona: continueremo a portare avanti questa visione»

La Regione Piemonte consolida la propria strategia in materia di istruzione e occupazione con l’approvazione del nuovo atto di indirizzo relativo alla programmazione triennale 2026-2029 dell’offerta di Formazione Tecnica Superiore, che include sia i percorsi degli ITS Academy sia quelli di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS). Il piano prevede uno stanziamento complessivo pari a 42,3 milioni di euro di fondi regionali, ai quali si affiancheranno ulteriori risorse di provenienza nazionale e, potenzialmente, anche finanziamenti legati al PNRR, con l’obiettivo di rafforzare le competenze, supportare il tessuto produttivo e favorire l’inserimento qualificato dei giovani nel mondo del lavoro.

«Con questo piano rafforziamo una scelta chiara: investire sulla formazione tecnica superiore come leva concreta di sviluppo e occupazione – spiega Daniela Cameroni, assessore alla Formazione della Regione Piemonte – Gli ITS Academy e i percorsi IFTS rappresentano una risposta efficace ai bisogni reali delle imprese e, allo stesso tempo, un’opportunità vera per i nostri giovani di costruire il proprio futuro senza dover lasciare il territorio. I risultati parlano da soli: oltre il 90% degli studenti trova lavoro entro un anno. Questo significa che quando la formazione è costruita insieme al sistema produttivo, funziona. La Regione Piemonte continuerà a portare avanti questa visione con determinazione, trasformando le politiche formative in risultati concreti e misurabili per cittadini e imprese».

I percorsi di Istruzione Tecnologica Superiore, promossi attraverso sette Fondazioni attive sul territorio, costituiscono oggi un canale formativo altamente qualificato e sempre più rilevante. Si tratta di corsi biennali della durata complessiva di 1800 ore, focalizzati su ambiti tecnologici strategici che spaziano dall’energia alla meccatronica, dall’agroalimentare all’ICT, includendo anche turismo e tessile. Una caratteristica distintiva di questi percorsi è la forte integrazione con il mondo del lavoro: almeno il 35% delle attività si svolge infatti in azienda, anche in contesti internazionali. Al termine del percorso viene rilasciato un diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, riconosciuto sia a livello nazionale sia europeo (livello EQF 5), che consente un rapido ingresso nel mercato del lavoro o la prosecuzione degli studi in ambito universitario.

Gli ITS Academy continuano a dimostrarsi uno strumento particolarmente efficace nel rispondere alla crescente domanda di competenze tecniche avanzate da parte delle imprese, offrendo percorsi gratuiti, orientati alla professionalizzazione e capaci di tradurre la formazione in opportunità occupazionali concrete.

Parallelamente, i percorsi IFTS rappresentano un’opzione formativa più breve ma altrettanto mirata: si tratta di corsi annuali post-diploma della durata di 800 ore, sviluppati attraverso la collaborazione tra istituti scolastici, enti di formazione, università e imprese. Questi percorsi integrano formazione teorica e pratica, preparando figure tecniche specializzate pronte a operare all’interno dei processi produttivi e organizzativi delle aziende.

Sia i percorsi ITS sia quelli IFTS possono essere attivati anche attraverso contratti di apprendistato, offrendo agli studenti la possibilità di combinare studio e lavoro, conseguire un titolo e percepire al contempo una retribuzione, in un modello che rafforza il legame tra sistema formativo e mondo produttivo.

I dati confermano la solidità di questo modello: in Piemonte gli ITS registrano da tempo risultati molto positivi, con oltre il 90% dei diplomati che trova occupazione entro un anno in ambiti coerenti con il percorso di studi intrapreso, a dimostrazione della capacità del sistema di rispondere in modo efficace alle esigenze delle imprese.

L’alta formazione tecnica si configura dunque come uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo economico, promuovere l’innovazione, colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro e rafforzare la competitività del sistema produttivo.

In particolare, gli ITS Academy svolgono un ruolo chiave nella diffusione della cultura scientifica e tecnologica, nell’orientamento dei giovani verso le professioni tecniche, nell’aggiornamento del personale docente e nel trasferimento di innovazione, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Un sistema che accompagna i giovani nel passaggio dalla formazione al lavoro e che, allo stesso tempo, sostiene l’aggiornamento continuo delle competenze lungo tutto l’arco della vita.

Per approfondire:
ITS Academy: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/opportunita-formative/corsi-post-diploma-alta-formazione-gli-its-academy

IFTS: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/istruzione-formazione-lavoro/formazione-professionale/opportunita-formative/percorsi-istruzione-formazione-tecnica-superiore-gli-ifts

Nova Coop, “Dona la Spesa” torna sabato 9 maggio

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Per tutta la giornata sarà possibile donare beni alimentari, prodotti per la cura della persona e l’igiene dell’infanzia ai volontari presenti in negozio

 

La raccolta di Nova Coop “Dona la Spesa” torna sabato 9 maggio per tutta la giornata nei punti vendita Coop della provincia di Torino, per raccogliere beni di prima necessità a favore delle realtà del territorio impegnate quotidianamente nel sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà.

Soci e clienti potranno sostenere l’iniziativa acquistando prodotti alimentari per la cura della persona e l’igiene dell’infanzia e donandoli ai volontari presenti all’ingresso del negozio. Come sempre, l’indicazione è di privilegiare, tra i prodotti alimentari, i beni a lunga conservazione come pasta secca e riso, olio, pelati, carne e tonno in scatola, legumi, farina, zucchero, sale, biscotti, marmellate, latte a lunga conservazione, cereali, merendine, alimenti per la prima infanzia.

Nella provincia di Torino l’iniziativa coinvolgerà tutti i 34 punti vendita della rete Coop, tra cui Torino città, Collegno, Grugliasco, Rivoli, Avigliana, Alpignano, Venaria Reale, Settimo Torinese, Chivasso, Ivrea, Pinerolo, Nichelino, Moncalieri, Carmagnola e altri centri del territorio, con il coinvolgimento di associazioni, enti caritativi e realtà del terzo settore attive a livello locale nella distribuzione di aiuti alimentari e beni di prima necessità.

‹Con “Dona la Spesa” rinnoviamo un impegno che per Nova Coop si traduce in un’attenzione concreta e costante verso i bisogni delle comunità in cui operiamo – sottolinea Carlo Ghisoni, Direttore Politiche Sociali di Nova Coop –. Iniziative come questa sono particolarmente preziose per le associazioni perché consentono di raccogliere prodotti a lunga conservazione, facilmente gestibili e conservabili nel tempo, senza le complessità legate alla refrigerazione. Questo permette di costruire scorte che garantiscono un sostegno continuativo a chi si trova in difficoltà. In un contesto in cui cresce la fragilità economica di molte famiglie, il Piemonte è la regione con il più alto tasso di popolazione in povertà relativa nel Nord Italia, il ruolo di un’impresa come la nostra è anche quello di mettere a sistema la partecipazione di soci e clienti e trasformare un gesto semplice, come la spesa, in un’azione di solidarietà concreta e continuativa per il territorio›.

Dona la Spesa si terrà il 9 maggio in contemporanea in 67 negozi della rete Nova Coop, coinvolgendo oltre 500 volontari. In occasione della scorsa edizione aveva permesso di raccogliere 45 tonnellate di prodotti, per un corrispettivo di 135 mila euro.

Il dettaglio dei negozi e delle onlus coinvolte in provincia di Torino:

Coop Alpignano per il Gruppo Volontariato Vincenziano SS. Annunziata Alpignano; Coop Avigliana per la Croce Rossa Italiana di Avigliana; Coop Borgaro Torinese per la Caritas di Borgaro; Coop Caluso per AVULSS di Caluso; Coop Carmagnola per la Caritas di Carmagnola; Coop Chivasso per l’Associazione Punto a Capo; Coop Collegno Super per il MASCI Regina Margherita di Collegno; Coop Giaveno per la Caritas di Giaveno; Coop Ivrea per la Caritas di Ivrea; Coop Nichelino per la Caritas di Nichelino; Coop Orbassano per il Gruppo Volontariato Vincenziano; Coop Pinasca per la Caritas di Pinasca; Coop Piossasco per l’associazione “A Piossasco nessuno resta solo”; Coop Rivoli per l’associazione “Il Pane sul Muricciolo”; Coop San Mauro Torinese per la San Vincenzo de Paoli; Coop Settimo Torinese per la Croce Rossa Italiana; Coop Strambino per la Caritas di Strambino; Coop Susa per la Croce Rossa Italiana; i negozi Coop di Torino (Corso Belgio, Corso Molise, Piazza Respighi, via Botticelli, Corso Novara, Incoop Corso Inghilterra e via Madama Cristina, Fiorfood e Ipercoop di Parco Dora) per realtà del territorio tra cui Sermig – Arsenale della Pace, Agenzia San Salvario, Parrocchie locali e associazioni sociali; Coop Volpiano per la Caritas di Volpiano; Ipercoop Beinasco per la Caritas di Beinasco; Ipercoop Chieri per Insieme per gli Altri; Ipercoop Ciriè per Caritas e Croce Verde; Ipercoop Collegno per il Centro di Ascolto Pier Giorgio Frassati; Ipercoop Cuorgnè per la San Vincenzo; Ipercoop Pinerolo per l’Emporio Solidale “Una goccia”.