ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 9

Torino, verso la quarta linea del Gerbido: inceneritore operativo dal 2031

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In Commissione Ambiente del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli, si è svolta un’audizione dedicata al progetto di ampliamento dell’impianto di incenerimento del Gerbido, a Torino.

All’incontro, richiesto dalla consigliera Alice Ravinale, hanno preso parte Paolo Foietta, Federica Canuto e Palma Urso per l’Autorità Rifiuti Piemonte, insieme alle professoresse del Politecnico di Torino Maria Chiara Zanetti e Deborah Panepinto. Presente anche l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati.

Nel corso dell’audizione è stato illustrato come l’Autorità, con il supporto del Politecnico, abbia definito i criteri tecnici e di sostenibilità ambientale da fornire alla società di gestione per la progettazione della quarta linea dell’impianto, attualmente gestito da TRM.

La nuova linea, la cui entrata in funzione è prevista per il 2031, consentirà di estendere il servizio a tutte le province piemontesi, trattando i rifiuti urbani residui della raccolta differenziata. L’impianto dovrebbe raggiungere una capacità compresa tra 240.000 e 280.000 tonnellate annue. La struttura sarà separata dalle tre linee esistenti per garantire la continuità del servizio durante i lavori.

Un aspetto centrale riguarda il recupero energetico: il calore prodotto verrà riutilizzato per ampliare la rete di teleriscaldamento, mentre il modello tariffario previsto punta a contenere i costi.

Durante la seduta si è discusso anche dello studio di fattibilità per l’utilizzo dello scalo ferroviario di Orbassano, così da gestire i rifiuti provenienti da distanze superiori ai 60 chilometri, e delle compensazioni ambientali destinate ai Comuni coinvolti: Beinasco, Grugliasco, Rivoli, Rivalta di Torino, Orbassano e Torino.

In chiusura, il presidente Foietta ha sottolineato una criticità: negli ultimi anni la produzione pro capite di rifiuti indifferenziati è aumentata, raggiungendo i 162 chilogrammi a persona rispetto all’obiettivo di 116. “C’è il rischio che l’impianto progettato non sia sufficiente – ha avvertito – per questo è indispensabile migliorare la raccolta differenziata”.

Nel dibattito sono intervenuti anche i consiglieri Alberto Unia, Alice Ravinale e Nadia Conticelli, che hanno posto quesiti in particolare sulle emissioni e sui sistemi di filtraggio dell’impianto.

Il sindaco Lo Russo al Mercato del Corso di Campagna Amica

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Sabato 28 marzo

L’appuntamento è previsto per le ore 10.30, quando il sindaco incontrerà i produttori contadini del mercato e visiterà i locali dello storico ( e liberty) Cinema Corso, che Coldiretti ha ristrutturato e trasformato in una casa aperta ai cittadini, con un’enoteca regionale, una sala incontri e una cucina per street food contadino.

Per l’occasione, il presidente e il direttore di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici e Carlo Loffreda, presenteranno al sindaco i prodotti dell’agroalimentare a KM ZERO del Torinese, che subiscono gli effetti dei rincari dovuti alla Guerra del Golfo. Tra questi, tutti i prodotti agricoli che si trovano ora nella stagione delle semine e dell’avvio dell’annata agricola, dalle farine alla frutta, dalla verdura ai prodotti di origine animale come latte e carne.

Mara Martellotta

Edilizia, l’allarme di Confartigianato imprese Piemonte: “Servono interventi urgenti”

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L’aumento dei costi dei materiali da costruzione mette in difficoltà le imprese piemontesi, con un balzo in avanti fino al 30%. A rischio i lavori pubblici e privati

L’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, fino al 30%, comincia a incidere profondamente sui bilanci delle imprese piemontesi del settore. Con il conflitto nel Golfo Persico, come già accaduto per la guerra in Ucraina, il costo delle materie prime, dei semi lavorati e dei prodotti finiti rischia di gravare sulle realtà del Piemonte che si occupano di edilizia, costruzioni e di lavori pubblici.

L’allarme lo lancia Confartigianato Imprese Piemonte, ricordando come gli imprenditori stiano affrontando una tempesta perfetta per il costo delle materie prime, dei semi lavorati e dei prodotti, per la scarsa reperibilità di questi, per l’aumento di costi di trasporto e per la necessità di aggiornare continuamente listini e preventivi per non perdere ordini e lavori.

“C’è una forte preoccupazione perché l’instabilità dei prezzi, dalle materie prime all’energia, fino al gasolio, possa ripercuotersi sia sui lavori pubblici sia sugli interventi privati – afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – i durissimi contraccolpi di questa situazione potrebbero essere difficili da affrontare, soprattutto per le piccole e medie imprese”.

“Sarebbe opportuno, da parte delle istituzioni prevedere una revisione dei prezzari che tengano conto dell’andamento dei prezzi dei materiali da costruzione, anche per prevenire possibili distorsioni derivanti da speculazioni. A questo proposito – conclude Giorgio Felici – invitiamo la politica ad adoperarsi per rendere operativo l’osservatorio per il monitoraggio dei prezzario delle opere pubbliche, istituito dalla Legge di Stabilità 2026, che avrà il compito, tra gli altri, di raccogliere, analizzare e confrontare i dati relativi ai costi dei prodotti, dell’attrezzatura e delle lavorazioni, oltre a vigilare sulle dinamiche di mercato che i cidono sulla determinazione dei prezzi nei diversi ambiti territoriali”.

Le analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato stimano come in Piemonte le imprese artigiane del settore costruzioni siano 48 mila 426, il 42,7% del totale delle imprese artigiane, tutte interessate da uno shock riguardante i maggiori costi delle materie prime. L’aumento generalizzato dei prezzi, come da comunicazioni che stanno arrivando dai fornitori alle imprese, varia tra il 10% e il 15%, con punte del 30%.

“Oltre agli aumenti immediati – commenta Enzo Tanino, presidente di Confartigianato Piemonte Edilizia – si stanno diffondendo anche pratiche commerciali che riflettono il clima d’incertezza del mercato. Alcuni fornitori, infatti, richiedono alle imprese di confermare i preventivi entro 24 ore, avvisando che, in caso contrario, le condizioni economiche potrebbero subire delle modifiche”.

“Queste dinamiche – continua Tanino – si inseriscono in un contesto già complesso per il settore delle costruzioni. All’inizio dell’anno si erano registrati aumenti intorno al 10%, mentre il recente aumento dei costi dei carburanti sta incidendo direttamente sulle spese di trasporto, sull’impiego dei mezzi di cantiere e, più in generale, sull’operatività quotidiana delle imprese”.

“Il tema riguarda in modo diretto anche il settore degli appalti pubblici: questi aumenti che abbiamo rilevato rischiano di incidere sull’equilibrio economico di cantieri già avviati – conclude Tanino – e rischiano di creare difficoltà sia per le imprese sia per le pubbliche amministrazioni, impegnate nelle opere e nel rispetto delle ultime scadenze nei progetti PNRR.”.

Per Confartigianato Imprese Piemonte, se tale dinamica dovesse proseguire, il rischio concreto sarebbe quello del rallentamento o fermo dei cantieri pubblici, e la difficoltà di realizzazione degli interventi programmati sul territorio. I assenza di meccanismi di adeguamento efficaci, il rischio è quello di compromettere l’equilibrio dei contratti e rallentare l’esecuzione degli interventi.

Gian Giacomo Della Porta

Da La Stampa a Stellantis: Torino dopo l’uscita degli Agnelli

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Fine di un secolo: la cessione di GEDI ridisegna l’editoria italiana e segna l’addio della dinastia al capoluogo subalpino

La vendita del gruppo GEDI rappresenta un passaggio storico per il sistema dell’informazione in Italia e, allo stesso tempo, un momento simbolico molto forte per Torino. Non si tratta semplicemente di un cambio di proprietà, ma della conclusione di una lunga fase durata quasi cent’anni, durante la quale la famiglia Agnelli – oggi incarnata dagli Elkann – ha avuto un ruolo centrale non solo nell’industria automobilistica, ma anche nel mondo dei media.

L’operazione ha comportato lo smantellamento di uno dei principali gruppi editoriali del Paese. Le attività più importanti, tra cui la Repubblica, le emittenti radiofoniche e le piattaforme digitali, sono passate al gruppo greco Antenna, mentre La Stampa è stata acquisita da SAE, realtà già presente nel settore dell’editoria territoriale. Questo riassetto riflette dinamiche ormai evidenti da tempo: da un lato l’apertura del mercato a investitori internazionali, dall’altro la progressiva disgregazione dei grandi poli editoriali a favore di strutture più distribuite e meno centralizzate. In parallelo, il digitale continua a guadagnare peso, ridimensionando il ruolo economico della carta stampata.

La cessione ha anche alimentato timori nel mondo giornalistico e istituzionale, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia delle redazioni e la tenuta dei livelli occupazionali. Il cambiamento, infatti, non riguarda solo gli assetti societari, ma tocca direttamente il futuro del lavoro nel settore.

A Torino l’impatto è particolarmente significativo. La vendita de La Stampa interrompe un legame storico con la famiglia Agnelli iniziato nel 1926, un rapporto che ha contribuito in modo determinante a definire l’identità culturale e civile della città. Per decenni il quotidiano è stato un punto di riferimento per la classe dirigente industriale torinese, oltre che uno spazio di connessione tra economia, politica e società. Ha avuto anche un ruolo importante nel raccontare Torino al resto del Paese e all’estero.

Con il passaggio di proprietà, la città perde un importante centro decisionale. Le scelte editoriali e strategiche non saranno più radicate nello stesso contesto territoriale, con il rischio di un progressivo allentamento del legame tra il giornale e la realtà locale.

L’uscita degli Agnelli dall’editoria si inserisce in un processo più ampio di distacco da attività storicamente connesse a Torino. Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione della presenza diretta della famiglia in settori chiave legati al territorio, accompagnata da un orientamento sempre più marcato verso una dimensione internazionale. L’editoria rappresentava uno degli ultimi simboli di questo radicamento, e la sua cessione assume quindi un significato che va oltre il semplice dato economico: segna la fine di un modello in cui impresa e territorio erano strettamente intrecciati.

Questo passaggio richiama quanto già avvenuto nel comparto automobilistico. La trasformazione di FIAT in Stellantis, con una struttura societaria globale e sedi fuori dall’Italia, ha ridotto il peso specifico di Torino nel sistema produttivo. La città ha progressivamente perso centralità industriale, così come si è ridimensionato l’impatto occupazionale diretto del settore. Il passaggio da azienda nazionale a gruppo multinazionale ha ridefinito le priorità strategiche, privilegiando una logica globale rispetto a quella territoriale.

In questo contesto, la vendita di GEDI appare coerente con una linea di sviluppo orientata verso attività internazionali e più redditizie, accompagnata da un progressivo disimpegno rispetto agli asset legati al territorio torinese.

Le conseguenze per la città possono essere rilevanti. Sul piano occupazionale si aprono interrogativi sul futuro delle redazioni, delle strutture produttive e delle attività collegate, con possibili effetti su stabilità del lavoro, riorganizzazioni e riduzioni. Ma l’impatto non si limita al perimetro diretto dell’editoria. Il settore contribuisce infatti a sostenere un più ampio ecosistema fatto di pubblicità, iniziative culturali, eventi e servizi. Un eventuale ridimensionamento rischia quindi di avere effetti a catena sull’economia locale.

C’è poi un aspetto meno immediato ma altrettanto importante, legato al ruolo simbolico della città. Torino potrebbe perdere ulteriormente peso come centro decisionale, con una riduzione dei luoghi in cui si formano strategie e visioni. Questo comporta anche una minore capacità di incidere nel dibattito nazionale e un indebolimento della propria identità storica di città industriale e culturale.

La cessione di GEDI segna dunque un cambio di fase. Da un lato si riduce il ruolo delle grandi famiglie industriali italiane nell’editoria come strumento di influenza e presenza pubblica; dall’altro si consolida un sistema mediatico più frammentato e aperto a capitali globali. In questo scenario, anche il peso di Torino appare destinato a ridimensionarsi.

Non è soltanto una operazione economica. È il segnale di una trasformazione più profonda, in cui i tradizionali centri industriali perdono progressivamente centralità mentre le decisioni si spostano su scala internazionale. Torino si trova ancora una volta dentro questo cambiamento, ma in una posizione più fragile, chiamata a ridefinire il proprio ruolo in un contesto completamente diverso rispetto al passato.

“Scrigni genetici” per le foreste di domani

Non sono semplici angoli di bosco, ma veri e propri “scrigni genetici” capaci di garantire la sopravvivenza delle foreste di domani. La Regione Piemonte ha approvato l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale (D.D. n. 162 del 18 marzo 2026): una mappa strategica di 142 popolamenti da seme selezionati per la loro qualità, resilienza e adattabilità.

In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, piantare un albero non basta: occorre piantare l’albero “giusto”. Conservare la variabilità genetica, infatti, significa garantire che i boschi del futuro siano composti da specie autoctone, capaci di adattarsi ai cambiamenti ambientali e di mantenere l’equilibrio ecologico del territorio. L’aggiornamento del Registro trasforma i boschi piemontesi in una rete di serbatoi naturali dove raccogliere semi autoctoni di altissima qualità.

«I boschi da seme sono i pilastri della biodiversità forestale piemontese – dichiara l’assessore alla Montagna e alle Foreste, Marco Gallo -. Attraverso la valorizzazione di queste risorse genetiche locali, un lavoro d’eccellenza avviato fin dagli anni Novanta in collaborazione con IPLA spa, garantiamo che le foreste di domani siano geneticamente adatte ai nostri ambienti. Solo così potremo rispondere con efficacia alle sfide del cambiamento climatico».

Il Registro oggi conta 368 materiali di base (MB) tra specie arboree e arbustive. La novità rilevante riguarda il salto di qualità per la filiera: 16 materiali sono stati elevati alla categoria di “Selezionato”, a dimostrazione di un patrimonio forestale che può esprimere una crescente qualità.

Il sistema include oggi 142 popolamenti selezionati (boschi naturali sottoposti a rigorosi controlli ecologici); tra cui 9 arboreti da seme, oltre a 75 cloni di pioppo quali materiali “controllati”,  eccellenza della pioppicoltura piemontese.

Il Registro è il cuore della tracciabilità: secondo le direttive europee, la produzione, il commercio e l’utilizzo delle piante forestali devono garantire per ogni lotto il materiale di base d’origine, a tutela della biodiversità genetica e delle capacità di adattamento: una piantina nata da un seme raccolto in una valle alpina ha infatti molte più probabilità di sopravvivere in quell’ambiente rispetto a una proveniente da contesti diversi.

«Per garantire il successo dei rimboschimenti, ma anche per creare nuove foreste urbane che aiutino a rinfrescare le nostre città, è fondamentale partire in vivaio da materiali di base di qualità – prosegue l’assessore Gallo -. Non è sufficiente selezionare la specie corretta: occorre che le piantine mantengano il più possibile la ricchezza genetica boschi d’origine, attraverso la corretta raccolta e conservazione dei semi. Con questo aggiornamento forniamo uno strumento operativo fondamentale alla filiera vivaistica pubblica e privata, garantendo che ogni nuovo intervento abbia le migliori possibilità da punto di vista genetico per essere idoneo e duraturo».

La Regione Piemonte, attraverso l’attivazione degli interventi del CSR 2023-2027, sostiene la gestione dei popolamenti da seme attraverso il finanziamento di disciplinari e interventi mirati di gestione forestale, volti a preservare e incrementare la produzione di frutti e semi.

La gestione di queste “riserve genetiche” non è infatti un segreto per pochi addetti ai lavori. La localizzazione geografica e i dettagli tecnici di ogni bosco da seme sono consultabili pubblicamente attraverso il Sistema di Conoscenze Ambientali (SCA) della Regione Piemonte. Un modo per rendere i cittadini e i proprietari forestali partecipi della custodia di un patrimonio che appartiene a tutti.

 

Tradizione e innovazione a braccetto alla San Giuseppe 2026

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MOSTRA NAZIONALE 13/22 MARZO 2026

 

Alle 22 di domenica 22 marzo è calato il sipario sulla 77esima edizione della Mostra Nazionale di San Giuseppe al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato, organizzata dalla società D&N Eventi, la SECONDA che si è fregiata dal titolo di Nazionale.

Il dato dei visitatori, da una prima stima è attestato sull’ottimo dato dello scorso anno pari a circa 143mila visitatori nell’arco dei dieci giorni di fiera, con un leggero rialzo, e ha avuto un buon andamento economico complessivo nonostante il periodo congiunturale mondiale non favorevole.

L’edizione 2026, però, ha fatto registrare, accanto ad un radicamento della manifestazione nelle sue tradizioni e alla conferma del gradimento della formula vincente da anni dell’ingresso gratuito e del percorso alternato, alcuni significativi cambi di abitudine nei visitatori. Innanzitutto c’è da registrare un afflusso più alto rispetto agli anni precedenti la sera dell’inaugurazione, venerdì 13 marzo, dopo il taglio del nastro del Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra. Nel primo fine settimana sabato 14 il maltempo non ha aiutato sino alle 17 poi c’è stata una vera e propria ‘fiumana’ di persone che ha portato alla decisione di posticipare la chiusura oltre le ore 23:00 programmate, accesso in crescendo che si è ripetuto nella prima domenica con diversi stop per fare affluire regolare i visitatori all’interno del Polo Espositivo. In settimana particolari punte di pubblico sono state raggiunte mercoledì 18 e, soprattutto giovedì 19, ricorrenza della festività del Santo che da il nome all’evento. A memoria un simile afflusso nel giorno di San Giuseppe non veniva ricordato da anni. Nella stessa serata c’è stata anche la presenza di un ospite di livello nazionale, lo scrittore, regista, sceneggiatore Federico Moccia che ha dapprima fatto un giro tra gli stand poi è stato protagonista di un interessante talk show condotto da Paolo Formia. Altrettanto alta è stata la partecipazione nel secondo fine settimana, il venerdì e soprattutto la domenica, quando è stato raggiunto il culmine alle 17.30 essendosi reso necessario uno stop alle entrate. Inoltre c’erano ancora molti visitatori che pur approssimandosi l’orario di chiusura volevano entrare. A fronte di questi cambi di abitudine si potrà pensare per il futuro un allungamento del termine di chiusura della manifestazione, in particolare nei fine settimana.

Altra novità positiva è stata in Fiera la presenza dei giovani, molti, provenienti sia da Casale che dai Comuni del Monferrato, ma anche dalle aree vicine al Casalese, a dimostrazione dell’attrattività che sia la Mostra che gli eventi collaterali, in particolare quelli musicali, creano nei confronti delle giovani generazioni

 

L’edizione 2026 della San Giuseppe all’insegna dell’incipit ‘Mostra Territori, Tradizioni, Gusti e Stili di Vita ha registrato 160 espositori, presenti alla Manifestazione, provenienti da tutto il territorio Nazionale, tra i quali molte eccellenze targate Made in Italy e premiate in altri prestigiosi eventi, e oltre ai due ristoranti che hanno somministrato nei 10 giorni piatti e vini della cucina Piemontese e di quella Sarda, sono stati allestiti stand che ospitavano delizie etniche di varie nazioni, Spagnole, Argentine, Messicane, Vietnamite e Rumene, oltre a quelli che proponevano eccellenze e specialità delle regioni italiane e prestigiose birre artigianali.

Molti sono stati anche i commercianti, le aziende e gli artigiani provenienti da tutta Italia che hanno partecipato alla Mostra, proponendo prodotti e servizi di qualità, a dimostrazione di quanto questo evento sia sempre attuale e abbia risonanza in tutta Italia, con imprenditori che provengono da moltissimi chilometri di distanza da Casale Monferrato ed affrontano una trasferta impegnativa per ben dieci giorni, per portare la loro offerta ad un pubblico che – ormai è un dato assodato negli anni – non è soltanto locale ma ha una caratterizzazione interregionale.

Una menzione particolare va alla presenza dell’associazione Kotalia che ha promosso le tradizioni e la cultura della Corea del Sud, proprio nell’ottica di un allargamento di confini e delle prospettive dell’evento fieristico

Inoltre, come ogni anno, non è mancata l’area dedicata a particolari format: le proposte dell’edizione 2026 sono state due, una dedicata al mondo delle Spose e l’altra ispirata all’Oktober Fest.

Non sono mancate neppure iniziative legate al territorio come la presentazione nella prima domenica del progetto ‘Verde Comune Monferrato’, a cura di Asproflor Comuni Fioriti, martedì 17 del Festival PEM – Parole e Musica in Monferrato, mercoledì 18 di ‘Nordic Walking è salute’, a cura di Augusto Cavallo e, sabato 21, della presentazione e del contestuale avvio del Progetto “Smart Generation” che vede come capofila il comune di Odalengo Grande e coinvolge l’Unione Valcerrina, i singoli comuni della zona e diversi enti, istituzioni ed associazioni, rivolto ai giovani dai 15 ai 34 anni.

Non è mancata la musica con i tanti appuntamenti tutti molto partecipati e di buon livello, dai momenti dedicati ai gruppi (Nebulosa Rock Band e Smokin’ Mojo, ), ad “Alziamo il Volume” con gli Amici della scuola Carlo Soliva, al concerto del C.E.M. – Centro Esperienze Musicali- presenza ormai tradizionale alla Fiera, così come il pomeriggio dei Grandi Artisti Canori con la direzione di Federico Marchese che ha presentato diversi inediti.

Anche le proposte artistiche di Arteinfiera, esposizione di opere di arte contemporanea fondata e coordinata dal maestro Piergiorgio Panelli, ha incontrato il gradimento del pubblico con molti visitatori avendo come argomento lo sguardo, con il titolo ‘Guardami dentro gli occhi’ ispirato al Maestro Panelli da una canzone di Roberto Vecchioni.

L’evento è stato organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il Patrocinio di: Regione Piemonte, Città di Casale Monferrato, Provincia di Alessandria, Provincia di Mantova, Unione dei Comuni della Valcerrina, Asproflor Comuni Fioriti e in partnership con: Confidare, Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo, sponsor Alma Carpets S.p.A.

 

 

Nodes, un ecosistema di ricerca e innovazione

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A conclusione del programma NODES – Nord Ovest Digitale E Sostenibile, l’Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Next Generation EU, presenta i risultati delle attività realizzate e l’impatto generato su ricerca, imprese e territori nel corso di oltre tre anni di attività e il contributo offerto al rafforzamento del sistema della ricerca e dell’innovazione nel Nord Ovest e nel Paese.

Nato all’interno del programma nazionale degli Ecosistemi dell’Innovazione, NODES ha avuto l’obiettivo di rafforzare la capacità di collaborazione tra università, imprese e territori, accelerando il trasferimento tecnologico, sostenendo la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e favorendo lo sviluppo di competenze avanzate per accompagnare la doppia transizione digitale ed ecologica.

Con una dotazione complessiva di oltre 112 milioni di euro, il programma ha coinvolto 33 partner tra universitàcentri di ricerca e attori dell’innovazione, attivando un ampio sistema di collaborazioni tra università, imprese, pubbliche amministrazioni e territori. Le attività si sono sviluppate principalmente nei territori di Piemonte, Valle d’Aosta e nell’area occidentale della Lombardia, rafforzando allo stesso tempo la cooperazione con università e imprese delle regioni del Sud Italia, attraverso un investimento dedicato di circa 15 milioni di euro, in linea con gli obiettivi nazionali di sviluppo e coesione territoriale.

“Innovare oggi significa trasformare la conoscenza scientifica in valore concreto per imprese e territori. L’Ecosistema NODES ha contribuito a costruire ponti tra università, ricerca e sistema produttivo, accompagnando la trasformazione digitale ed ecologica del Paese. Il progetto ha rappresentato un’ottima palestra per testare le ricadute su tutto il territorio delle competenze tecnologiche e scientifiche messe a disposizione dagli atenei”, dichiara Stefano Corgnati, Presidente dell’HUB NODES e Rettore del Politecnico di Torino.

Un ecosistema di ricerca e innovazione

Il modello NODES si fonda infatti sulla collaborazione tra università, imprese e territori e sull’organizzazione delle attività in sette Spoke tematici, coordinati dagli Atenei partner dell’Ecosistema.

Gli Spoke hanno sviluppato progetti di ricerca e innovazione in ambiti strategici per lo sviluppo sostenibile, tra cui:

  • aerospazio e mobilità sostenibile
  • green technologies e industria sostenibile
  • turismo e industria culturale
  • montagna digitale e sostenibile
  • salute e silver economy
  • agroindustria primaria
  • agroindustria secondaria

Questo modello ha permesso di mettere in rete competenze scientifiche, infrastrutture di ricerca e capacità imprenditoriali, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e la sperimentazione di soluzioni innovative con ricadute concrete sul territorio.

I risultati e l’impatto del programma

Nel corso dei tre anni di attività, NODES ha sostenuto numerosi progetti di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e innovazione, contribuendo a rafforzare in modo concreto il dialogo tra sistema accademico e sistema produttivo.

Le iniziative dell’Ecosistema hanno coinvolto centinaia di ricercatori, innovatori, studenti e professionisti, favorendo lo sviluppo di nuove competenze e modelli di collaborazione tra ricerca e imprese. In questo contesto, un ruolo centrale è stato svolto dalle attività di supporto alle imprese e alle startup innovative, attraverso programmi di accompagnamento all’innovazione, formazione imprenditoriale e strumenti di accelerazione.

In particolare circa l’80% delle imprese coinvolte in NODES riconosce l’impatto positivo del ruolo degli Atenei nei processi di innovazione delle imprese.

Nel complesso, NODES ha generato un impatto significativo sul territorio, rafforzando le connessioni tra università, imprese e istituzioni e sostenendo la diffusione di conoscenze e competenze avanzate. Le attività sviluppate hanno contribuito ad aumentare la capacità dei territori di generare innovazione, attrarre talenti e favorire la crescita di imprese ad alto contenuto tecnologico, consolidando il ruolo del Nord Ovest come uno dei principali poli italiani della ricerca e dell’innovazione.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda lo sviluppo tecnologico dei Proof of Concept Accademici: le soluzioni sviluppate hanno registrato un avanzamento medio di due livelli di maturità tecnologica (TRL 4 → 6), avvicinandosi alla fase di applicazione sul mercato. I PoC accademici si sono anche rivelati un potente catalizzatore di nuove collaborazioni con aziende, enti industriali e partner territoriali. Un percorso che si traduce anche in nuove imprenditorialità: 10 startup e spin-off avviati, con 2 ulteriori realtà in fase di costituzione.

L’impatto sulle imprese dell’Ecosistema è altrettanto significativo: il 92% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi o innovato quelli esistenti, risultato che contribuisce alla crescita e all’espansione dei mercati di riferimento già nel breve-medio termine, mentre l’89% ha introdotto innovazioni di processo, rafforzandone efficienza e competitività nel medio-lungo periodo. Inoltre, il 79% delle imprese dichiara di aver coinvolto giovani neo-laureati o alla prima esperienza professionale nelle attività di ricerca e innovazione, lasciando emergere una forte domanda di nuove competenze e una crescente apertura delle imprese verso giovani talenti.

Uncem: che fare per acqua, foreste, ghiacciai

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Si celebrano insieme, in due giorni, acqua, foreste, ghiacciai. Tre Giornate internazionali, evocate anche  a Che tempo che fa e in tante situazioni dai media. Due giorni che cosa lasciano? Uncem da sempre lavora su questi temi chiedendo percorsi politici. Chiedendo che siano la Politica, le Istituzioni, a tracciare pecorsi senza arretrare, guardando avanti. Ma siamo tutti noi Politica. Attivi. Non diamo la colpa, non gettiamo veli e non chiediamo sempre ad altri. Impegniamoci noi, Comuni, Enti locali montani. Anche noi dobbiamo cambiare passo. Le Green Community sono il naturale perimetro di queste azioni che passano dalla valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, dalla costruzione di scelte oltre i singoli campanili. Sui servizi ecosistemici, è necessario dare pieno valore all’acqua e alle foreste. Togliamo di mezzo ideologie e millantatori sui crediti di carbonio forestali. Facciamo ordine dicendo che sono il mezzo e non il fine per la pianificazione e la gestione forestale sostenibile. Sull’acqua, si introduca in tutte le Regioni una percentuale della tariffa del ciclo idrico integrato, senza aumentarla, che torni al territorio montano, attraverso gli Enti locali sovracomunali, per la prevenzione del dissesto e la tutela delle fonti. Ci sono 200milioni di euro potenziali annui, con una percentuale tra il 3 e il 5% di quello che le famiglie pagano l’anno. Sul legno, si creino accordi tra proprietari forestali, Enti locali, imprese: le filiere foreste-legno-energia sono pezzo portante delle rinnovabili. Scegliere il legno è presente. Per fare calore, per fare case, per essere meno dipendenti dall’estero. Serve la Politica. Servono azioni di giustizia sociale, necessarie, come scrive la Laudato Si, come recita un sano e duraturo Green Deal. No alle semplificazioni. È un percorso politico complesso quello in cui vogliamo essere. Non basta dire che investiamo qualche risorsa economica, è greenwashing. Non bastano promesse o dichiarazioni. La montagna garantisce l’acqua perché le foreste sono gestite e non più abbandonate. Perché ci sono comunità che vivono i territori, i paesi. I ghiacciai dipendono dalla nostra capacità di essere lungimiranti. Anche qui, serve la Politica. Che sappia essere impegnata negli investimenti, non solo di soli e nel riconoscere i ruoli dei territori connessi tra loro, i flussi tra Città e Montagne. Ne abbiamo bisogno, e i Comuni insieme sono chiamati a fare la loro parte”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026

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Martedì 24 marzo, nella cornice di Palazzo Barolo

Torino ospita una nuova tappa del Net Forum 2026, il percorso di confronto e approfondimento sui cambiamenti del sistema produttivo e del mercato del lavoro. L’appuntamento è per martedì 24 marzo alle ore 14.30, nella cornice di Palazzo Barolo, nel cuore cittadino.

Il focus dell’incontro, dal titolo “Dalla fabbrica al territorio: competitività, competenze e governance” è costruire una base comune di lettura del sistema economico produttivo, andando oltre una fotografia settoriale e frammentata. La sessione inaugura i lavori del workshop con un approccio sistemico alle filiere industriali, con particolare attenzione al comparto della meccanica, strategico per il territorio piemontese e nazionale. Obiettivo centrale dell’incontro è quello di fornire strumenti di interpretazione condivisi sulle trasformazioni in atto, mettendo in relazione dinamiche produttive, territori e mercato del lavoro, per favorire un dialogo efficace tra istituzioni, imprese e sistema formativo.

L’evento è co-progettato con Sviluppo Lavoro Italia, il quale darà un contributo chiave attraverso l’analisi basata sui dati di Labour Market Intelligence, che offre un inquadramento aggiornato delle principali dinamiche occupazionali e delle criticità legate al mismatch di competenze lungo le filiere industriali.

L’analisi consentirà di individuare i nodi strutturali tra domanda di lavoro e offerta di competenze, ponendo le basi per il lavoro di approfondimento successivo. Nel corso della sessione, verrà inoltre illustrato il disegno dell’indagine “Quali-quantitativa” che Sviluppo Lavoro Italia approfondirà nelle prossime settimane. L’indagine, attraverso il coinvolgimento di testimoni privilegiati, mira a rilevare in modo puntuale il disallineamento tra fabbisogni professionali delle imprese e offerta formativa, fornendo evidenze utili nell’orientamento delle politiche del lavoro e della formazione più efficaci.

L’evento si rivolge a rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, delle parti sociali, della formazione e della ricerca, e rappresenta un’occasione di confronto aperto sui grandi temi dello sviluppo, del lavoro e delle competenze.

Mara Martellotta

A 40 anni dallo scandalo del metanolo: meno etichette, più voce. Il Piemonte oltre la retorica del vino

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L’OPINIONE

Dal metanolo alla qualità: quarant’anni dopo, il vino italiano è un’altra cosa. I numeri parlano chiaro — meno quantità, più valore, denominazioni passate dal 10% al 60%, export moltiplicato — ma la vera domanda oggi non è più cosa siamo diventati è:  “come lo raccontiamo”?

Il Piemonte del vino è arrivato dove voleva arrivare. Anzi, oltre. Le Langhe e il Monferrato non devono più dimostrare nulla: sono diventati un riferimento globale per i vini rossi: Barolo, Barbaresco, Barbera

Allora il punto è un altro. Se il livello si è alzato così tanto, perché il modo di comunicarlo è rimasto così uguale?  Stesse parole, stessi codici, stessa estetica rassicurante. Territorio, tradizione, eccellenza. Tutto vero, per carità. Ma anche tutto terribilmente omologato, quasi invisibile.

La domanda scomoda che dobbiamo porci è questa: “c’è davvero ancora bisogno di raccontare l’identità del vino piemontese come se fosse una scoperta? Non è forse arrivato il momento di cambiare linguaggio?”

Perché oggi il consumatore non è più quello degli anni ’90. È più curioso, meno reverente, più distante da certi rituali. E forse proprio per questo più disposto ad ascoltare — ma solo se qualcuno smette di parlargli dall’alto.

Perché la qualità, ormai, è acquisita. Adesso tocca alla voce.


Chiara Vannini

 

 

 

1. La vicenda del vino al metanolo (1986)
Nel marzo 1986 scoppiò in Piemonte, soprattutto tra le province di Cuneo e Asti, uno dei più gravi scandali alimentari italiani. Alcuni produttori senza scrupoli alterarono vini economici aggiungendo metanolo, una sostanza tossica, per aumentarne artificialmente la gradazione alcolica e il prezzo di vendita. Le conseguenze furono drammatiche: 23 persone persero la vita, oltre 150 rimasero intossicate e molte subirono danni permanenti, tra cui la perdita della vista.

Le indagini portarono alla luce un sistema di frodi diffuso e coinvolsero numerose aziende, con processi e condanne per i responsabili. L’impatto sul settore fu immediato: i consumi crollarono, le esportazioni subirono forti limitazioni e l’immagine del vino italiano venne seriamente compromessa a livello internazionale.

Tuttavia, da questa crisi nacque una svolta importante: furono introdotti controlli più rigorosi, si rafforzò il sistema delle denominazioni di origine e si avviò un progressivo passaggio verso una produzione orientata alla qualità e alla valorizzazione del territorio.

2. L’export del vino piemontese oggi (dati recenti)
Attualmente il Piemonte si conferma tra le principali regioni italiane per esportazione di vino. Nel 2025 il valore delle vendite all’estero ha superato 1,15 miliardi di euro, pari a circa il 15% dell’export nazionale, collocando la regione tra le prime tre in Italia.

Il dato evidenzia però una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (circa -2%), legata a un contesto internazionale più complesso: incidono fattori come il rallentamento dei consumi, le tensioni commerciali e alcune difficoltà nei mercati chiave, come quello statunitense.

Nonostante queste criticità, il settore resta competitivo: una quota significativa della produzione regionale (intorno al 60%) è destinata ai mercati esteri. Accanto ai tradizionali sbocchi europei e nordamericani, si stanno rafforzando nuove aree di crescita, tra cui Medio Oriente e Asia.

Il Piemonte continua quindi a puntare su vini di fascia alta, certificazioni di qualità e forte identità territoriale, mantenendo un ruolo di primo piano nello scenario vitivinicolo internazionale.