“Attivare subito le deroghe al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico”
Confagricoltura Piemonte ha scritto al presidente della Regione, Alberto Cirio, e agli assessori all’Ambiente e all’Agricoltura, Matteo Marnati e Paolo Bongioanni, per chiedere l’attivazione urgente delle procedure previste dal Piano di Tutela delle Acque per le situazioni di scarsità idrica, con la possibilità di deroghe temporanee e controllate al Deflusso Minimo Vitale e al Deflusso Ecologico.
La sollecitazione nasce dalla crescente difficoltà, segnalata da più comprensori irrigui piemontesi, di garantire le portate necessarie alle colture nella fase di massimo fabbisogno stagionale. Il caso più acuto riguarda in queste ore il bacino del torrente Orco, ma la criticità, secondo l’organizzazione agricola, interessa ormai in modo più ampio il territorio regionale. La richiesta arriva nello stesso giorno in cui il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha convocato la Cabina di regia nazionale sulla crisi idrica, che ha segnalato situazioni di severità idrica significativa proprio nelle regioni del bacino del Po.
Confagricoltura Piemonte chiede alla Regione di riconoscere formalmente la gravità della situazione, di definire un percorso istruttorio rapido per i Consorzi irrigui, di affiancare alle eventuali deroghe un monitoraggio costante con il supporto di ARPA Piemonte e di aprire un tavolo permanente con Autorità di Bacino, ARPA, ANBI Piemonte, Consorzi e organizzazioni agricole per seguire l’evoluzione della crisi.
“Non mettiamo in discussione la tutela dei corsi d’acqua – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – ma chiediamo un’applicazione equilibrata e tempestiva degli strumenti che la stessa pianificazione regionale prevede per le fasi di crisi. Le nostre aziende stanno affrontando settimane decisive per la sopravvivenza delle colture e un’attesa prolungata rischia di tradursi in danni non più recuperabili”.
Allasia richiama inoltre l’esperienza di altre Regioni, come la Lombardia, che hanno già aggiornato la disciplina delle deroghe parziali al DMV in presenza di severità idrica documentata: “Un modello che dimostra come sia possibile conciliare salvaguardia ambientale e continuità delle produzioni, senza contrapposizioni ideologiche”.
CONFINDUSTRIA PIEMONTE E ORGANISMO DEL COMMERCIO DELL’INDUSTRIA DEL MAROCCO IN ITALIA
Una giornata di lavori con istituzioni, esperti e imprese dedicata alle prospettive di mercato ai settori merceologici emergenti e agli strumenti operativi di tutela per le imprese italiane. Amalberto: “L’internazionalizzazione è una partita di squadra e noi lavoriamo come sistema”
Torino, 10 luglio 2026
Il Marocco grazie a un interscambio di circa 750 milioni di euro per le imprese piemontesi rappresenta un partner commerciale di primo piano. Per approfondire quali siano i possibili ulteriori canali di sviluppo sia per l’import che per l’export verso il Paese nordafricano, l’Organismo del Commercio e dell’Industria del Marocco in Italia insieme a Confindustria Piemonte ha organizzato a Torino una mattinata di lavori.
“I numeri dell’interscambio tra Piemonte e Marocco raccontano un legame ancora contenuto rispetto al potenziale, ma in evoluzione, e che trovano piena coerenza con la strategia nazionale del Piano Mattei per l’Africa, che individua nel Marocco uno dei partner privilegiati per una cooperazione economica di nuova generazione, fondata su investimenti, trasferimento di competenze e filiere condivise, e non solo su rapporti commerciali tradizionali. Gli investimenti diretti italiani nel Paese, pari a oltre 1,2 miliardi di euro di stock nel 2023, confermano che le nostre imprese hanno già intrapreso questa strada con convinzione” ha dichiarato Giorgia Garola, presidente Ceipiemonte e vicepresidente delegata per l’internazionalizzazione dell’Unione Industriali Torino, in apertura dei lavori.
“Confindustria Piemonte, insieme alle 8 Associazioni territoriali, rappresenta 6.000 imprese, 285.000 occupati e 27 settori merceologici. Imprese che ogni giorno misurano la propria competitività sui mercati internazionali producono, assumono, innovano e che, per crescere, devono guardare fuori dai confini nazionali. Il Marocco mira a costruire collaborazioni e sviluppare progetti nei settori dell’energia, dell’agricoltura e della formazione, e con questa giornata vogliamo stimolare nuove opportunità commerciali reciproche. Perché l’internazionalizzazione è una partita di squadra e per questo lavoriamo come sistema, insieme a tutti i soggetti chiave: Regione Piemonte, CEIP, il sistema camerale, SACE, SIMEST, ICE, le Università. Solo così si creano le condizioni perché le relazioni si tradurranno in nuovi investimenti e iniziative concrete e durature” ha dichiarato Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.
“Il Marocco cresce oggi a ritmi molto sostenuti non paragonabili a quelli europei” ha sottolineato anche Marouan El Mansoub, Presidente dell’Organismo Marocco-Italia, illustrando il massiccio programma di investimenti del Regno che sta modernizzando porti, ferrovie, autostrade, strutture sanitarie ed energie rinnovabili. Il Governo marocchino ha varato un variegato sistema di incentivi e bandi che l’Organismo aiuta a intercettare, inclusi contributi a fondo perduto che in alcune regioni possono coprire fino al 40% dell’investimento complessivo.
Il Segretario Generale dell’Organismo, l’avvocato Paolo Spataro, ha ribadito la solidità delle relazioni diplomatiche e del quadro giuridico locale, che garantiscono un ambiente sicuro per grandi imprese e PMI. I settori di investimento coinvolgono competenze a 360 gradi: dall’ambiente e l’energia verde al manifatturiero, dall’automotive all’agroalimentare (Agritech), fino ai trasporti, edilizia e turismo. Le soluzioni finanziarie e legali sono state approfondite nella tavola rotonda tecnica con l’avvocato Paolo Jorio (per l’Organismo Marocco Italia), Federica Ingrosso (senior specialist relazioni esterne di Simest) e Stefano Nigro (Direttore Generale di Ceipiemonte). Il dibattito si è arricchito delle testimonianze aziendali di Arnaldo Carignano (Randstad), Jawad Khezzane (Bimotor) e Stefano Pesce (Comau).
Le conclusioni sono state affidate al senatore Massimo Berruti, membro dell’Organismo del Marocco-Italia che ha ribadito “il ruolo di facilitatore che l’Organismo del Marocco, fortemente radicato con le istituzioni locali, sta svolgendo nel promuovere partenariati bilaterali solidi e affidabili, capaci di generare valore aggiunto per le imprese di entrambi i Paesi”, e ad Alessandro Battaglia, Presidente della Commissione Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte che ha sottolineato come il Marocco “sia una destinazione su cui costruire relazioni industriali stabili e durature. Proprio come le esperienze delle imprese che oggi abbiamo ascoltato, e che confermano come le imprese stiano diversificando i mercati di sbocco, rafforzando la presenza extra-europea e adottando strategie più flessibili. Cresce quindi la domanda di strumenti operativi, servizi qualificati e di un accompagnamento continuativo, in grado di trasformare le opportunità in relazioni commerciali stabili e durature. Il Marocco per sistema industriale italiano e piemontese è un Paese cui quindi dobbiamo guardare con convinzione, rafforzando relazioni industriali di medio-lungo periodo, basate su complementarità produttiva, investimenti e integrazione delle filiere“.
La crisi del comparto risicolo continua a destare forte preoccupazione anche in Piemonte, prima regione italiana per superficie coltivata a riso. Prezzi in calo, importazioni in aumento, costi di produzione elevati e criticità legate alla gestione dell’acqua stanno comprimendo la redditività delle aziende e mettendo a rischio uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale.
Confagricoltura guarda con favore al tavolo nazionale convocato dal Ministero dell’Agricoltura il prossimo 30 luglio, richiesto dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, per individuare interventi concreti a sostegno della filiera.
“È positivo che il Governo abbia raccolto le sollecitazioni del settore aprendo un confronto dedicato – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – così come apprezziamo l’impegno che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sta portando avanti in sede europea, quale relatore del Comitato europeo delle Regioni sul futuro della risicoltura, per chiedere una maggiore tutela delle produzioni europee dalla concorrenza sleale proveniente dai Paesi extra UE. Sono iniziative importanti che ora devono tradursi in decisioni concrete a sostegno delle imprese”.
Per Confagricoltura Piemonte il rilancio del comparto passa da un insieme di interventi strutturali: controlli più efficaci sulle importazioni, semplificazione della PAC e delle procedure amministrative, innovazione varietale attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), diffusione delle nuove tecnologie, investimenti nelle aziende e nella rete irrigua, oltre a una maggiore aggregazione dell’offerta e allo sviluppo di accordi di filiera che favoriscano una migliore programmazione delle produzioni.
“La competitività si costruisce riducendo i costi e aumentando la capacità di innovare”, sottolinea Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella. “La prossima programmazione regionale – aggiunge Coppo – dovrà sostenere gli investimenti nelle aziende, nella ricomposizione fondiaria e nelle infrastrutture irrigue, creando le condizioni per una risicoltura più moderna, efficiente e competitiva”.
Accanto alle prospettive di medio periodo restano le difficoltà del mercato.
“Le quotazioni dei risi Lunghi A destinati al parboiled continuano a non coprire i costi di produzione – osserva Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco – e le proposte contrattuali avanzate dall’industria non sono oggi sufficienti a garantire un’adeguata remunerazione. A questo si aggiunge una situazione idrica sempre più delicata, che aumenta l’incertezza delle imprese. È indispensabile lavorare insieme, lungo tutta la filiera, per restituire prospettive ai risicoltori e salvaguardare un patrimonio produttivo che appartiene all’intero Paese”.
Per Confagricoltura Piemonte il riso non rappresenta soltanto una produzione agricola di eccellenza, ma un presidio del territorio, dell’ambiente e dell’economia delle aree risicole. Difenderne la competitività significa garantire il futuro di migliaia di aziende e di una filiera che fa dell’Italia il primo produttore europeo di riso.
Il 25 e 26 luglio 2026, Pontechianale, nel cuore della Valle Varaita in provincia di Cuneo, ospiterà la terza edizione della Festa delle Alpi – Fête des Alpes.
Dopo il Piccolo San Bernardo nel 2024 e il Moncenisio nel 2025, l’importante evento transfrontaliero approda quest’anno ai piedi e sulla vetta del Colle dell’Agnello, il valico stradale più alto d’Europa, un’area storicamente unita dalla lingua occitana e da radici comuni.
Guidata dagli slogan “Stay young, live the mountains” e “Abitare le Alpi, costruire il futuro”, la manifestazione celebra lo storico legame di amicizia tra Piemonte, Valle d’Aosta e i dipartimenti francesi di Savoia e Hautes-Alpes. Il programma delle due giornate unisce momenti di riflessione politica e culturale a grandi appuntamenti popolari, sportivi e gastronomici.
Questo evento rappresenta una celebrazione e, al tempo stesso, una vetrina fondamentale per fare il punto sulle politiche transfrontaliere tra Piemonte e regioni francesi confinanti. Al centro del dibattito si trovano i fondi strutturali europei e i programmi di cooperazione, con particolare attenzione agli strumenti che da anni intervengono sui territori alpini di confine. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei residenti e favorire il ripopolamento di queste aree attraverso risposte concrete alle sfide comuni, quali la transizione ecologica, la digitalizzazione, la gestione della sicurezza nei territori montani e la creazione di nuove opportunità occupazionali per i giovani.
L’iniziativa di Pontechianale offre dunque l’opportunità di analizzare i risultati raggiunti e, soprattutto, di tracciare le linee guida della nuova programmazione europea 2028-2034.
Dichiara l’assessore allo Sviluppo e alla Promozione della Montagna di Regione Piemonte Marco Gallo: «Con la Festa delle Alpi il Piemonte raccoglie con orgoglio il testimone dalla Savoia, proseguendo un percorso che, dopo le due edizioni del Piccolo San Bernardo e del Moncenisio, continua a rafforzare il dialogo tra i territori dell’arco alpino. La scelta di Pontechianale è profondamente simbolica: una porta naturale tra Italia e Francia, un luogo che da sempre unisce comunità, culture e relazioni e che rappresenta al meglio lo spirito di questa manifestazione.
Per la Regione Piemonte la montagna è una priorità strategica quale spazio di opportunità, innovazione e sviluppo, e dove investire significa rafforzare la qualità della vita delle comunità, sostenere le imprese, valorizzare il patrimonio naturale e creare nuove prospettive per le giovani generazioni. La Festa delle Alpi interpreta pienamente questa visione: è il luogo in cui istituzioni, amministratori, cittadini e territori si incontrano per condividere idee, esperienze e progetti, nella convinzione che le sfide della montagna si affrontino insieme. Un valore che ritroviamo anche nella collaborazione con gli amici francesi, partner fondamentali di un percorso che dimostra come la cooperazione sia uno strumento concreto di crescita per tutti i territori. Con questo spirito vogliamo continuare a rafforzare il ruolo delle Alpi come spazio europeo di dialogo, collaborazione e sviluppo, guardando con fiducia alle opportunità offerte dalla prossima programmazione europea. Perché il futuro delle nostre montagne si costruisce insieme, mettendo al centro le comunità, i territori e una visione condivisa capace di generare valore per il Piemonte, per la Francia e per l’Europa».
«La Festa delle Alpi rappresenta un momento di straordinario valore simbolico e concreto per i territori alpini – sottolinea Leonardo Lotto, assessore agli Affari europei, Innovazione, PNRR, Politiche nazionali per la montagna e Politiche giovanili della Regione Autonoma Valle d’Aosta – È l’occasione per riaffermare con forza l’identità comune delle nostre comunità di montagna, che da secoli condividono tradizioni, lingue, economie e relazioni transfrontaliere. Festeggiare le Alpi in un colle, esprime con grande forza l’idea che le montagne non dividono ma uniscono e creano legami forti che ci permettono di guardare con fiducia ai rapporti di cooperazione tra questi territori. L’edizione 2026, ospitata al Colle dell’Agnello, conferma infatti il rafforzamento delle relazioni con la Regione Piemonte e il Dipartimento francese della Savoia confinanti tra loro nonché la vitalità di un progetto, nato nel 2024 con la prima edizione che si è svolta al Colle del Piccolo San Bernardo. In un contesto segnato da sfide importanti, dal cambiamento climatico allo spopolamento delle aree montane, eventi come questi dimostrano quanto sia fondamentale lavorare insieme, superando i confini amministrativi per valorizzare le risorse, il patrimonio culturale e le opportunità di sviluppo sostenibile. La montagna non è solo un territorio da tutelare, ma uno spazio vivo, dinamico, europeo, capace di innovazione e di dialogo. La Festa delle Alpi è il simbolo di questa visione e un’opportunità concreta per rafforzare le sinergie tra le nostre Regioni e i territori confinanti, nel segno della cooperazione alpina e di una visione condivisa del futuro delle Alpi».
«È una gioia e un orgoglio vedere il concept della Festa delle Alpi franco-italiana declinato quest’anno dalla Regione Piemonte – afferma Hervé Gaymard, presidente del Consiglio dipartimentale della Savoia – Le prime due edizioni, che abbiamo organizzato nel 2024 al colle del Piccolo San Bernardo e poi nel 2025 al colle del Moncenisio, hanno dimostrato che questa Festa ha pienamente diritto di cittadinanza tra i grandi appuntamenti estivi dei nostri territori. Hanno soprattutto dimostrato la loro capacità di unire gli abitanti e gli attori socio-economici da una parte e dall’altra del confine. Attorno ai valori che ci uniscono, la Festa delle Alpi è un momento privilegiato per ritrovarsi, dialogare, riflettere insieme, condividere visioni comuni e rafforzare le nostre cooperazioni attraverso nuovi progetti e accordi. Essa si iscrive appieno nello spirito del Trattato del Quirinale e trova naturalmente il suo radicamento nel territorio di cooperazione del programma europeo ALCOTRA. La sua vocazione sarà quindi quella di vivere e crescere lungo il confine alpino franco-italiano, sostenuta dalla forza della nostra storia comune, dai numerosi progetti immaginati insieme e dal vento di amicizia che unisce i nostri due popoli. Esprimo i miei migliori auguri di successo per questa edizione 2026, organizzata al colle dell’Agnello e nel magnifico borgo di Pontechianale. Sarà per me un grande piacere portare in questa occasione la voce del Dipartimento della Savoia e riaffermare il nostro impegno a favore di una cooperazione alpina sempre più ambiziosa».
Per Silvano Dovetta, presidente dell’Unione Montana Valle Varaita e consigliere delegato della Provincia di Cuneo «La Festa delle Alpi è un momento importante per la nostra valle e per tutte le comunità di questa porzione di arco alpino. È un’occasione di incontro che sono lieto che la Regione Piemonte abbia deciso di organizzare in provincia di Cuneo e in Valle Varaita. Mi auguro che chi verrà a Pontechianale a prendere parte ai tanti eventi in programma possa approfittare anche per fare una riflessione sul valore delle nostre terre alte. La montagna non deve essere percepita, infatti, solo come un luogo da frequentare durante il tempo libero: è un territorio vivo, con persone che lavorano, tengono aperti servizi, custodiscono il paesaggio e mantengono tradizioni e comunità. Ha un ruolo fondamentale per l’economia, per l’ambiente e per il tessuto sociale del nostro Paese. Le montagne, inoltre, sono sempre state una cerniera tra popoli e culture, un luogo di incontro e di scambio, non di divisione. È questo spirito che la Festa delle Alpi vuole trasmettere. L’invito è quindi a vivere queste giornate con gioia e orgoglio, ma anche a ricordarsi della montagna durante tutto l’anno. Perché la montagna è una risorsa preziosa, da conoscere, rispettare e sostenere ogni giorno, non soltanto nelle occasioni di festa».
Oltre 160 mila passeggeri trasportati
A due anni dall’avvio del collegamento diretto tra Torino e Istanbul, Turkish Airlines traccia un bilancio dell’attività della rotta inaugurata il 10 luglio 2024, che collega quotidianamente il capoluogo piemontese con l’hub internazionale della compagnia in Turchia.
Secondo i dati diffusi dal vettore, nei primi due anni di operatività il collegamento ha trasportato oltre 160 mila passeggeri tra Torino e Istanbul. Di questi, il 37% è costituito da viaggiatori diretti verso il Piemonte, un dato che, secondo la compagnia, ha contribuito ad alimentare i flussi turistici verso il territorio. La rotta ha inoltre registrato una crescita del 13% rispetto al primo anno di attività.
Con Torino salgono a nove le destinazioni italiane servite da Turkish Airlines, che opera già su Milano, Roma, Venezia, Bologna, Napoli, Catania, Palermo e Bari. Attraverso l’hub di Istanbul, i passeggeri in partenza dal Piemonte possono raggiungere le numerose destinazioni internazionali servite dalla compagnia.
In occasione del secondo anniversario del collegamento, İzzet Emre Göl, General Manager Milano e Torino di Turkish Airlines, ha commentato: «Siamo orgogliosi di collegare il Piemonte alla Turchia e al resto del mondo con i nostri voli. Con Torino, Turkish Airlines raggiunge nove destinazioni in Italia, uno dei mercati più strategici per la compagnia. Questo secondo anniversario rappresenta non solo una celebrazione dei risultati raggiunti, ma anche la conferma del nostro impegno a sostenere il turismo, gli scambi culturali e le relazioni economiche tra Italia e Turchia».
L’automotive italiano continua a vivere una fase di forte difficoltà e il Piemonte, storica capitale dell’industria automobilistica nazionale, ne sta pagando le conseguenze più pesanti. La frenata della produzione, il calo del fatturato registrato da molte aziende della componentistica e un mercato che fatica a ripartire alimentano le preoccupazioni di imprenditori, lavoratori e istituzioni.
La crisi non nasce da un solo fattore. Sulla competitività del comparto incidono la lenta diffusione delle auto elettriche, il rallentamento della domanda europea, i costi energetici ancora elevati, la crescente concorrenza dei produttori asiatici e l’incertezza sulle future politiche industriali. A questo si aggiungono le difficoltà di una filiera che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi.
In Piemonte l’industria dell’auto rappresenta ancora uno dei principali motori dell’economia regionale. Migliaia di imprese operano nella produzione di componenti, nella progettazione, nell’ingegneria e nei servizi collegati, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Quando rallenta la produzione dei grandi stabilimenti, l’effetto si riflette inevitabilmente su tutto il sistema industriale, coinvolgendo anche numerose piccole e medie imprese.
Le maggiori preoccupazioni continuano a concentrarsi su Mirafiori, simbolo della tradizione automobilistica torinese. Lo stabilimento vive ormai da tempo una situazione caratterizzata da produzioni ridotte rispetto agli anni passati e da frequenti periodi di sospensione dell’attività attraverso gli ammortizzatori sociali. Sindacati e lavoratori chiedono risposte chiare sui futuri investimenti e sull’assegnazione di nuovi modelli che possano riportare volumi produttivi adeguati e garantire stabilità occupazionale.
Il tema riguarda ben oltre i cancelli della fabbrica. Intorno a Mirafiori ruota infatti una vasta rete di fornitori, aziende specializzate e attività di servizio che dipendono direttamente dall’andamento dello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento della produzione avrebbe inevitabili ripercussioni sull’intero sistema economico torinese e piemontese, già alle prese con una trasformazione industriale particolarmente complessa.
La necessità di definire una strategia per il rilancio del settore è stata al centro del primo incontro dell’Osservatorio strategico sull’automotive e sulla componentistica, istituito dalla Regione Piemonte dopo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali. La riunione, ospitata nel Grattacielo Piemonte, ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, degli assessori Daniela Cameroni e Andrea Tronzano e dei rappresentanti delle principali sigle sindacali del comparto.
Nel corso del confronto sono state analizzate le criticità che interessano l’industria automobilistica regionale, con particolare attenzione alla situazione di Mirafiori e agli effetti della transizione tecnologica sull’intera filiera. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello di creare un luogo di confronto permanente tra istituzioni e parti sociali, così da monitorare l’evoluzione del settore e individuare possibili interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione.
La Regione ha inoltre annunciato che porterà queste istanze al tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Alberto Cirio, chiederà che il Governo definisca una politica industriale capace di rafforzare la competitività del comparto, incrementare la produzione negli stabilimenti italiani e offrire prospettive concrete ai lavoratori e alle aziende della componentistica.
Al termine dell’incontro, gli esponenti della Giunta regionale hanno ribadito che il settore automobilistico rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale irrinunciabile per il Piemonte. Per questo motivo il confronto con sindacati e imprese proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’intenzione di costruire un percorso condiviso che accompagni la trasformazione del comparto senza disperdere competenze, professionalità e capacità produttive che hanno fatto di Torino uno dei principali poli europei dell’automobile.
Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.
Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.
Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.
Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.
L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.
“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.
Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.
Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.
Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.
Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.
Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.
Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.
Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.
Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.
Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.
Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.
MB Ufficio stampa CRP
Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più concreti per rendere la transizione energetica più vicina a cittadini, imprese, enti del Terzo Settore e amministrazioni locali. Una CER è un soggetto giuridico composto da realtà diverse che collaborano per produrre e condividere energia elettrica da fonti rinnovabili, mantenendo ciascuna il proprio contratto di fornitura. L’energia prodotta, ad esempio attraverso impianti fotovoltaici, viene immessa in rete e condivisa virtualmente tra i membri della comunità che si trovano nella stessa cabina primaria di riferimento, generando benefici ambientali, economici e sociali per chi partecipa e per il territorio. In questo quadro si inserisce CERTo, Comunità Energetica Rinnovabile nata in Piemonte con l’obiettivo di sviluppare un modello cooperativo capace di unire sostenibilità ambientale, partecipazione e valore sociale. Il progetto sta entrando in una fase operativa importante: due impianti fotovoltaici a Torino e ad Acqui Terme sono già stati realizzati e saranno allacciati a breve, altri due sono in fase di realizzazione e ulteriori due sono stati progettati e hanno ricevuto la conferma dell’ottenimento del contributo PNRR, con l’avvio dei lavori previsto nei prossimi mesi. I benefici: energia condivisa, incentivi e impatto sociale Il sistema nazionale prevede specifici strumenti di sostegno per favorire la diffusione delle comunità energetiche. La tariffa incentivante riconosciuta dal GSE sull’energia condivisa può variare, in base alla taglia dell’impianto e al valore di mercato dell’energia, tra 60 e 120 euro/MWh, con una durata di 20 anni. Per gli impianti fotovoltaici sono inoltre previste maggiorazioni legate alla localizzazione geografica. Attraverso il proprio Regolamento interno, ciascuna CER stabilisce le modalità di impiego dei fondi ottenuti. I benefici, però, non sono soltanto economici. Aderire a una CER significa contribuire alla riduzione delle emissioni e alla produzione locale di energia pulita. Per le imprese, la partecipazione può inoltre rafforzare il proprio impegno ESG e il posizionamento nei confronti di clienti, partner, istituti di credito e stakeholder sempre più attenti alle performance ambientali e sociali. Nel caso di CERTo, la dimensione sociale è parte integrante del progetto. I ricavi generati dall’incentivazione dell’energia condivisa potranno sostenere iniziative di interesse collettivo, con finalità sociali, educative, ambientali o di contrasto alla povertà energetica. In questo modo la comunità energetica diventa anche uno strumento per rafforzare la coesione locale e promuovere nuove forme di partecipazione. Chi sceglie di aderire al progetto, inoltre, potrà beneficiare di apposite convenzioni stipulate con installatori di sistemi fotovoltaici e fornitori di energia.
CERTo: un modello cooperativo che cresce nei territori
CERTo nasce come progetto cooperativo e territoriale per accompagnare cittadini, imprese, cooperative, enti del Terzo Settore e realtà locali nella costruzione di comunità energetiche accessibili, stabili e capaci di generare benefici condivisi. Le prime configurazioni sono in fase di attivazione a Torino e ad Acqui Terme, mentre gli impianti già realizzati, quelli in corso di realizzazione e quelli ammessi a contributo PNRR permetteranno di avviare progressivamente la condivisione dell’energia e testare un modello replicabile in altre aree del Piemonte. In attesa dell’avvio effettivo dell’attività di condivisione, sono in corso iniziative di promozione, animazione territoriale e formazione per spiegare in modo semplice il funzionamento tecnico ed economico delle CER, raccogliere nuove manifestazioni di interesse e supportare chi vuole valutare l’installazione di impianti fotovoltaici o l’ingresso come consumatore in una configurazione attiva. L’adesione a CERTo non comporta l’obbligo di cambiare fornitore energetico e garantisce piena autonomia nella scelta di fornitori e installatori, mettendo però a disposizione competenze, valutazioni dedicate e riferimenti qualificati per rendere la partecipazione più accessibile anche a chi non dispone internamente delle competenze tecniche necessarie. Per cittadini, cooperative, imprese ed enti interessati, aderire a CERTo significa entrare in un percorso collettivo che permette di contribuire alla produzione di energia rinnovabile, partecipare alla costruzione di benefici condivisi e rafforzare il proprio impegno per una transizione energetica più equa, locale e accessibile.
APPROVATO ANCHE IL PROGETTO DI FATTIBILITÀ TECNICO-ECONOMICA PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA VERDE ESTERNA
È stato individuato dall’apposita Commissione selezionatrice l’Ente del Terzo settore con il quale l’Amministrazione comunale avvierà un percorso di co-progettazione al fine di predisporre il progetto definitivo per la gestione del complesso dell’areaScotti: si tratta dell’ATS-Associazione Temporanea di Scopo, che vede come capofila EXEAT ed è composta da Croce Rossa Italiana Comitato di Chieri, La Contrada, Aldente Lab, Frequenze, Fondazione della Comunità Chierese, Coop. Sociale Agricola Settimomiglio.
A tale soggetto saranno assegnati in gestione alcuni degli spazi riqualificati, ovvero: il bar/ristorante, la piazza coperta, la sala polifunzionale per attività di pubblico spettacolo, conferenze ed iniziative pubbliche e attività comunitarie, il desk informativo ed un locale a disposizione, per eventuale ampliamento al fine della sostenibilità della gestione.
Il Gestore sarà tenuto a garantire la piena valorizzazione degli spazi, la custodia, la pulizia e il mantenimento del decoro degli stessi, provvedendo alla manutenzione ordinaria. Si farà carico dell’apertura e della chiusura dei locali della “Piazza delle Associazioni” (ovvero gli spazi che ospiteranno le associazioni chieresi e che saranno assegnati attraverso un apposito bando) e della valorizzazione e cura dell’area verde esterna. Il Gestore dovrà provvedere agli interventi di adeguamento, allestimento o miglioramento degli spazi assegnati. Gli spazi saranno assegnati a titolo gratuito, senza il pagamento di un canone/corrispettivo, e non verranno erogati contributi economici ordinari per la gestione corrente (è previsto un contributo di 150mila euro in conto capitale per sostenere l’investimento iniziale di completamento e allestimento dei locali).
L’ATS, che ha presentato il progetto “Hub di Comunità”, riunisce soggetti con comprovata esperienza nella gestione di servizi sociali, culturali, formativi e di somministrazione, con una forte e consolidata presenza sul territorio chierese. La cooperativa Exeat, che fa da capofila, da dodici anni opera nella ristorazione sociale presso l’Ex Mattatoio; il Comitato CRI di Chieri è attivo dal 1972 e titolare di un Training Center accreditato NAEMT a livello internazionale; la cooperativa sociale La Contrada è impegnata da anni in servizi educativi e socio-assistenziali; Aldente Lab è attiva nella promozione culturale e nella progettazione partecipata; Frequenze opera nell’’organizzazione di eventi e nella gestione di attività culturali; la Fondazione della Comunità Chierese è un soggetto consolidato nella promozione di iniziative filantropiche e di sviluppo locale; la cooperativa sociale agricola Settimomiglio è attiva nell’ambito dell’agricoltura sociale e dell’inclusione lavorativa. Tutti soggetti il cui profilo garantisce continuità operativa, capacità progettuale e radicamento territoriale. Il loro progetto si articola su tre pilastri (ristorazione inclusiva, polo formativo ed eventi, agorà giovanile), dimostra una forte attenzione all’inclusione sociale, alle giovani generazioni e alla dimensione comunitaria e presenta una visione strategica chiara e coerente con gli obiettivi dell’Avviso pubblico, efficacemente sintetizzata nel concetto di “fabbrica di welfare generativo”. La programmazione culturale proposta è ampia e diversificata, con un’offerta orientata a pubblici differenziati e a un bacino sovracomunale. Il piano economico-finanziario è elaborato e articolato. Inoltre, la proposta dedica attenzione alla valorizzazione integrata degli spazi interni ed esterni, prevedendo una continuità funzionale tra la Piazza Coperta e il parco circostante, con estensione all’aperto delle attività aggregative, culturali e di ristorazione. L’area verde è concepita come palcoscenico naturale per festival ed eventi estivi di respiro sovracomunale. Un elemento molto importante di questo progetto è la capacità di costruzione di reti territoriali da parte dei vari soggetti dell’ATS, dalla rete dell’agricoltura sociale e della food policy a quella del welfare e della salute fino all’innovazione giovanile e all’istruzione. Al termine del percorso di co-progettazione, sarà poi stipulata una convenzione per regolare i rapporti tra l’Amministrazione e l’Ente gestore.
Nel frattempo, la Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo al recupero e alla sistemazione dell’area esterna del complesso dell’area Scotti, con apertura del parco ad un utilizzo da parte della cittadinanza, per un importo di 580.000 euro.
La trasformazione dell’ex caserma Scotti in un “polo della socialità”, un presidio civico permanente aperto alla comunità e destinato a funzioni sociali, culturali e associative, viene ad interessare anche l’area verde circostante, che diventerà un parco pubblico a disposizione dei cittadini e dove potranno svolgersi attività ed eventi.
Il progetto prevede interventi di rinnovo e valorizzazione del patrimonio arboreo e vegetazionale, con la messa a dimora di nuove alberature (selezionate in base alla maggiore resilienza e adattabilità climatica), la realizzazione di 600 metri di siepi perimetrali ed il rifacimento delle superfici a prato.
Sono poi previsti nuovi camminamenti pedonali, strutture leggere per l’aggregazione e l’inserimento di nuovi elementi di arredo urbano (panchine, cestini portarifiuti, fontanelle d’acqua potabile, arredi per picnic, totem informativi). Inoltre saranno installati sistemi di videosorveglianza e antintrusione, realizzato un nuovo impianto di illuminazione esterna e costruita una nuova cabina per potenziare le forniture elettriche e la gestione fotovoltaica.
Dichiara il Sindaco Alessandro Sicchiero: «Terminato come da cronoprogramma il cantiere ed avviata la co-progettazione con l’Ente gestore, ora avviamo un’altra importante fase, finalizzata a migliorare l’accessibilità, la sicurezza, la qualità paesaggistica e la fruibilità pubblica dell’area verde esterna alla Scotti. Chieri avrà così a disposizione un nuovo importante polmone verde».