ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 11

Il Gran dji Bric incontra il Pinerolese

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Venerdì 13 marzo scorso si è  svolta a Pinerolo, presso l’Hotel Cavalieri, pizzeria Basilico, una serata dedicata alla promozione delle filiere corte agricole e ai vantaggi per agricoltori, trasformatori e consumatori che sottoscrivono questi contratti di filiera.
La serata, organizzata da Coldiretti Torino, è stata l’occasione per presentare l’esperienza della “Filiera del Gran dji Bric della Collina del Chivassese” e per la firma di un protocollo di fornitura della farina del Gran dji Bric, che sarà utilizzata in tre esercizi del Pinerolese, la pasticceria Ferraud, la Locanda La Posta di Cavour e la pizzeria Basilico.

La filiera del Gran dji Bric rappresenta un esempio virtuoso di filiera agricola che raggruppa una ventina di agricoltori che seminano alcune varietà di grano tenero da panificazione e prodotti da forno adatte al territorio collinare su una superficie di 100 ettari in dodici Comuni, tra cui Casalborgone, Monteu da Po, Verrua Savoia, San Sebastiano da Po, Sciolze, San Raffaele Cimena, Rivalba, Lauriano, Cavagnolo, Castagneto Po, Bruzolo e Brusasco.
Il grano viene trasformato in farina dal Mulino di Casalborgone, da cui si riforniscono quattro panificatori  e trasformatori del territorio che, con la farina del Gran dji Bric sfornano varie tipologie di pane, biscotti e grissini.

“A Pinerolo abbiamo illustrato il valore e le grandi potenzialità delle filiere agricole regolate dai contratti di filiera – ha spiegato il Presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici – Per questo vogliamo ringraziare le realtà economiche che, anche del Pinerolese, hanno creduto nelle filiere locali del cibo. Di fronte alle pratiche sleali delle catene lunghe della distribuzione alimentare e di fronte alla scarsa remunerazione riservata ai produttori , vogliamo ribadire l’efficacia dei contratti di filiera grazie ai quali alle aziende agricole si garantisce un compenso adeguato, mentre ai trasformatori si fornisce un prodotto di qualità a Km zero , dove tutto il territorio viene coinvolto nella creazione di valore per il prodotto locale”.
Ai trasformatori già aderenti nel Chivassese si aggiungono, quindi, i locali del Pinerolese.

“Da sempre crediamo nel valore dei prodotto del territorio  – ricorda Giovanni Genovesio , titolare dei locali coinvolti nella firma del protocollo – introdurre anche nel Pinerolese l’utilizzo di farine da filiera della provincia di Torino, in questo caso della collina di Chivasso, ci pare un gesto di attenzione verso il prezioso lavoro degli agricoltori e dei consumatori che hanno diritto a prodotti di sempre maggiore qualità.  Abbiamo potuto testare queste farine e le abbiamo trovate di qualità eccellente , da qui la decisione di utilizzarle per i nostri menù.
“Per la filiera Gran dji Bric – dichiara Ornella Cravero responsabile del progetto Coldiretti Torino – è  stata un’ottima occasione per farsi conoscere ai di fuori dei confini del territorio chivassese e acquisire nuovi clienti, uno stimolo ad aumentare le superfici coltivate, ma anche un esempio per altri territori, a partire proprio dal Pinerolese, a seguire l’esempio dei contratti di filiera sui prodotti agricoli”.

Mara Martellotta

Mercati di Guerra

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

Gli eventi mediorientali delle ultime settimane stanno generando forti turbolenze sui mercati finanziari.

Gli indici azionari sono i più colpiti, in particolare quelli dei Paesi (asiatici ed europei) che devono importare la maggior parte del petrolio che consumano e che sono perciò più penalizzati dall’impennata del greggio.

Effetti molto limitati ci sono stati, invece, per gli Stati Uniti, in grado di produrre sufficiente petrolio per le proprie necessità e che, nei momenti di incertezza, vengono utilizzati, con la sua valuta, il dollaro, come salvadanaio dagli investitori.

Anche i mercati obbligazionari non sono stati immuni, sebbene in minor misura, da una correzione: i timori di aumento dell’inflazione hanno provocato l’aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, la caduta dei prezzi dei titoli (tanto maggiore quanto più lontana nel tempo è la loro scadenza).

I momenti di difficoltà ed incertezza non sono certo inusuali ma molto difficili da prevedere: quando si profilano all’orizzonte i mercati finanziari ne anticipano le conseguenze e ci si trova a prendere decisioni poco corrette (vendendo spesso nei momenti peggiori).

Alla prova del tempo, le crisi più importanti sono state fantastiche occasioni per acquistare (e pessime per vendere). Lo scotto da pagare è lo stress generato dal vedere il proprio patrimonio in altalena (tanto più “oscillante” quanto maggiore è la componente azionaria).

Sebbene al momento non si possa certo dire che i listini stiano scontando lo scenario peggiore (quello di un conflitto lungo, senza vincitori e con una continuità del regime iraniano) appare però chiaro che l’ottimismo (forse eccessivo…) pre-guerra è svanito e questo è, controintuitivamente, confortante in quanto è proprio nei momenti dove regna il pessimismo che nascono le migliori occasioni d’investimento.

La domanda, semmai, è perché, di fronte ad una delle peggiori crisi mediorientali dal dopoguerra, i mercati finanziari abbiano sinora reagito senza il panico che, secondo molti, una simile situazione sembrerebbe giustificare.

Giova ricordare che i mercati finanziari hanno una lunga storia di reazioni ai drammatici eventi geopolitici ed i loro impatti, come si può osservare dal grafico qui di seguito, sono quasi sempre limitati e, soprattutto, temporanei.

 

La più importante eccezione alla regola è rappresentata dalla crisi innescata dalla cosiddetta Guerra del Kippur, così chiamata perché iniziò il 6 ottobre 1973, proprio nel giorno di Yom Kippur, la festa ebraica più sacra dell’anno, dedicata al digiuno e alla preghiera.

Gli eserciti di Egitto e Siria scelsero strategicamente quel giorno perché gran parte dei soldati israeliani stava osservando la festività, rendendo l’attacco particolarmente inatteso.

Sebbene la guerra ebbe una breve durata, terminò il 25 ottobre 1973, durando quindi solo 19 giorni, le sue conseguenze, economiche e finanziarie, furono pesantissime e si generò una crisi energetica globale senza precedenti, facendo esplodere i prezzi del petrolio, alimentando l’inflazione, e provocando una recessione ed una profonda instabilità internazionale.

Subito dopo l’attacco, l’OAPEC (Organization of Arab Petroleum Exporting Countries, i paesi arabi esportatori di petrolio) impose un embargo totale (fino al marzo del 1974) contro USA, Olanda e gli altri paesi filo-israeliani, colpendo direttamente l’approvvigionamento mondiale di energia, ed il prezzo del petrolio salì del 300%, passando da circa 3 a 12 dollari al barile. Il risultato fu un mix devastante di elevata inflazione e debole crescita economica: la temuta stagflazione.

Il parallelo con la situazione attuale non è, fortunatamente, totalmente calzante.

All’inizio degli anni ’70 il mercato petrolifero non aveva capacità di aumentare l’offerta per compensare il taglio arabo e gli USA avevano ormai superato il picco produttivo (dopo il 1969, con la riduzione dell’estrazione “tradizionale”,  con i pozzi e le trivellazioni, sulla terraferma ed in mare) e l’OAPEC aveva un potere enorme nel controllare il mercato ed i prezzi del greggio.

Oggi non si pone il problema della scarsità (malgrado l’Iran sia un importante produttore, il sesto al mondo con il 3% della produzione globale),  gli USA hanno raggiunto l’autosufficienza energetica ed hanno ampi margini di incremento di produzione se il prezzo del petrolio dovesse rimanere al di sopra dei 70-75 dollari nei prossimi mesi (grazie agli immensi giacimenti di petrolio di scisto), le riserve strategiche sono cospicue (utilizzabili, come già annunciato, per evitare discontinuità nei rifornimenti), e tutti gli altri Paesi del Golfo sono pronti ad incrementare alla bisogna la loro produzione (che però, al momento non può transitare per lo stretto di Hormutz).

A comprova di ciò il prezzo del Brent con consegna a breve termine, a 1-6 mesi, sono saliti violentemente (superando i 100 dollari) riflettendo le attuali difficoltà di trasporto, mentre i valori per le spedizioni a 1-5 anni sono rimasti relativamente stabili (tra i 70 ed i 75 dollari). Insomma, le aspettative da parte del mercato sono che il collo di bottiglia verrà superato tra qualche mese.

Inoltre, negli anni Settanta l’economia mondiale era fortemente dipendente dai consumi di petrolio, quasi tre volte di più di oggi, e questo fu il fattore principale che innescò la spirale inflazionistica e la successiva recessione.

 

I mercati finanziari guardano lontano (sebbene non sempre dimostrando una perfetta capacità di visione) ed intravedono la possibilità di un futuro meno dipendente dal petrolio (ed in particolare da quello proveniente da Paesi poco affidabili ed instabili) e di una ridotta influenza del regime iraniano (depotenziato nelle sue difese e nelle sue capacità offensive) alla destabilizzazione di tutta l’area.

Questo spiega come gli effetti negativi siano stati sinora molto contenuti, pur in presenza di un forte peggioramento dell’umore degli investitori, come testimoniato dall’”indice della paura”, il Fear and Greed Index elaborato dalla CNN sulla base dell’andamento di una serie di indicatori finanziari, e dall’ “American Association of Individual Investors Sentiment Survey”, che misura l’ottimismo degli investitori privati sul mercato azionario.

 

Per il prossimo futuro la chiave di volta sarà la capacità di sopperire allo shock generato dalla chiusura dello stretto di Hormuz, dal quale transita tra il 20 e il 30% del greggio.

Su questo si gioca anche la possibilità per Donald Trump di arrivare alle elezioni di metà mandato, a novembre, con un consenso migliore di quello attuale (ai minimi storici…), per non rischiare di perdere il controllo del Congresso e diventare, per i rimanenti due anni, un presidente azzoppato e con poteri limitati…

 

Naturalmente la partita che si sta giocando è molto più complessa di quanto sin qui descritto.

Con gli Stati Uniti visibilmente in difficoltà, c’è già chi si muove per guadagnare peso geo-politico (la Cina, che continua a non prendere parte a conflitti, accreditandosi nei confronti del mondo come un gigante pacifico) ed economico (la Russia, che vende più gas e petrolio ed a prezzi più elevati).

Gli effetti che produrrà questo conflitto saranno probabilmente molto duraturi ma saremo in grado di valutarli meglio solo quando tutto sarà finito. Speriamo presto…

 

Luca Martina

A Rivoli torna il Mercato Europeo

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Dal 27 al 29 marzo cento espositori da Italia, Europa e dal mondo

Rivoli si prepara ad accogliere l’undicesima edizione del Mercato Europeo, la mostra-mercato itinerante organizzata da FIVA Confcommercio e patrocinata dalla Città di Rivoli.

Da venerdì 27 a domenica 29 marzo 2026, le vie e le piazze del centro cittadino – piazza Martiri, corso Francia e corso Susa – torneranno ad animarsi con 100 espositori provenienti dall’Italia, dall’Europa e da diversi Paesi del mondo, in un appuntamento che negli anni è diventato una presenza stabile nel calendario degli eventi cittadini.

Per tre giorni Rivoli si trasformerà in una grande vetrina internazionale dedicata all’artigianato e alle specialità enogastronomiche, con stand aperti dalle 10 alle 24 e un percorso tra sapori, profumi e tradizioni provenienti da numerosi Paesi.

Accanto alle presenze ormai affezionate alla tappa rivolese – dalla paella spagnola ai biscotti della Bretagna, dalla ceramica inglese alle specialità sarde, fino allo speck austriaco e ai prodotti delle valli alpine – l’edizione 2026 porterà anche diverse novità. Tra queste spiccano i Pasteis de Nata portoghesi, i celebri cestini di pasta sfoglia con crema all’uovo leggermente caramellata, e l’artigianato tipico della Turchia, con tè, infusi, oli essenziali e prodotti tradizionali. Non mancheranno inoltre nuove proposte italiane, tra cui pelletteria artigianale delle Marche, tessile per la casa e profumi per l’ambiente e la persona.

«Il Mercato Europeo – dichiara il sindaco Alessandro Errigo – è un appuntamento ormai consolidato per la nostra città, capace di richiamare visitatori e famiglie e di animare il centro storico con una proposta che unisce tradizioni, culture e sapori diversi. Eventi come questo contribuiscono a rendere Rivoli sempre più viva e attrattiva».

«La manifestazione – aggiunge l’assessore al Commercio Marco Tilelli – rappresenta anche un’occasione importante per il commercio cittadino e per il centro di Rivoli, che per tre giorni diventa una vera piazza internazionale. Ringraziamo FIVA Confcommercio e gli operatori che ogni anno scelgono la nostra città come tappa di questo circuito europeo».

Grazie alla presenza di espositori provenienti da diversi Paesi, il Mercato Europeo offrirà ai visitatori un viaggio tra culture e tradizioni, trasformando il centro di Rivoli in una piazza cosmopolita dove, accanto alle bandiere europee (dall’Austria al Regno Unito, dalla Francia alla Spagna) troveranno spazio anche sapori e artigianato provenienti da altri continenti.

Dall’esperienza al lavoro, competenze riconosciute anche fuori dalla scuola: ecco il nuovo servizio regionale

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La Regione Piemonte ha avviato il nuovo servizio di certificazione delle competenze, con l’obiettivo di valorizzare il talento e riconoscere il merito, trasformando le esperienze maturate nel corso della vita in opportunità concrete di lavoro.

Si tratta di un servizio gratuito, finanziato con 6 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus e diffuso capillarmente su tutto il territorio regionale: è infatti erogato da 72 enti titolati, supportati da 645 operatori qualificati e da una rete di 256 sportelli.

«Troppo spesso le persone possiedono competenze e capacità costruite negli anni di lavoro, nella vita quotidiana o nel volontariato, ma non hanno uno strumento per farle riconoscere – sostiene Elena Chiorino, vicepresidente e assessore regionale al Lavoro – Con questo servizio la Regione ha deciso di compiere una scelta chiara: dare valore a ciò che le persone sanno fare davvero. Certificare le competenze significa dare la giusta dignità ai percorsi di vita e offrire opportunità concrete a chi vuole rimettersi in gioco, trovare lavoro o crescere professionalmente. Continuiamo a investire su formazione e politiche attive perché crediamo in un Piemonte che premi il merito e valorizzi il talento. Dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di esprimere tutto il loro potenziale e aumentare il ventaglio di opportunità a disposizione».

Perché certificare le competenze

Il servizio si rivolge in particolare a chi possiede capacità e conoscenze acquisite attraverso il lavoro, il volontariato, gli hobby o l’autoapprendimento, ma non dispone di una certificazione formale che le attesti. Rappresenta quindi un’opportunità per chi ha interrotto gli studi e ha iniziato a lavorare, per chi è alla ricerca di un’occupazione o desidera ricollocarsi, ma anche per chi intende chiarire e valorizzare le proprie competenze per riprendere un percorso formativo e ottenere una qualifica professionale.

Il servizio è gratuito e aperto a tutti: sia a chi è occupato sia a chi è in cerca di lavoro, purché abbia esperienze da valorizzare.

Con il rilancio del Servizio universale e permanente per l’individuazione, la validazione e la certificazione delle competenze, l’Assessorato al Lavoro della Regione rafforza un percorso su cui negli ultimi anni ha investito progressivamente: rendere effettivo il diritto alla certificazione delle competenze acquisite in qualsiasi contesto di apprendimento, sia formale sia informale.

È possibile certificare tutte le competenze incluse e descritte nel Repertorio regionale delle aree professionali, che spaziano dalla meccanica, impianti e costruzioni alla manifattura e all’artigianato; dalla cultura, informazione e tecnologie informatiche ai servizi alla persona; dai servizi commerciali, turismo e sport fino al settore agroalimentare.

Per approfondire:
https://www.regione.piemonte.it/web/comunicazione/metti-luce-tue-capacita-certifica-tua-esperienza

San Giuseppe, la fiera parte in quinta

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MOSTRA  NAZIONALE 77° EDIZIONE 

Dal 13 al 22 Marzo 2026 al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato. Ingresso al pubblico Gratuito. Territori  Tradizioni Gusti Stili di Vita

 

Il grande protagonista del primo fine settimana della 76esima Mostra Nazionale di San Giuseppe  al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato è stato il pubblico. Moltissimi, infatti, sono stati i visitatori che si sono succeduti nei primi tre giorni di fiera, dopo il taglio del nastro di venerdì alle ore 18, come vuole una tradizione consolidata.

Questo era stato preceduto da brevi interventi del sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, degli assessori regionali Federico Riboldi ed Enrico Bussalino, del consigliere regionale Silvia Raiteri, del presidente della Provincia di Alessandria, Luigi Bernzi, di Adelio Giorgio Ferrari componente la giunta della Camera di Commercio di Alessandria Asti e presidente Confartigianato Imprese Alessandria e di Confidare, dell’amministratore di D&N Eventi Nicoletta Cardillo, , mentre il presidente della Provincia di Mantova Carlo Bottani ha fatto pervenire un breve cenno di saluto.

I visitatori sin dalla serata di venerdì sono stati davvero numerosi, anche in misura maggiore rispetto agli anni precedenti, attratti dalle varie curiosità che la Mostra presenta ma nel fine settimana, sabato si è dovuto prolungare di una mezz’ora l’orario di chiusura per il continuo accesso dei visitatori a partire dalle 17 e domenica, si è dovuto regolare l’afflusso, bloccandolo temporaneamente numerose volte, anche in misura superiore agli anni passati, a dimostrazione dell’interesse che questa manifestazione registra e della capacità di attrazione non soltanto dall’area del Casalese, ma anche dalle province e dalle regioni vicine.

Tra i visitatori della prima domenica anche due giovani e promettenti artisti: Nicolò Filippucci, vincitore di Sanremo Giovani 2026 e Rebecca Ferreri, già ballerina del Talent Amici che si sono fermati a salutare i Grandi Artisti Canori. E’ stata davvero una bella ed inaspettata sorpresa

Tra gli eventi collaterali bene i due momenti musicali al sabato sera con i casalesi Nebulosa Rock e la domenica le esibizioni dei Grandi Artisti Canori sotto la direzione di Federico Marchese.

E anche Arteinfiera, la rassegna di arte contemporanea, curata dall’artista Piergiorgio Panelli, ha avuto un notevole riscontro di gradimento e visitatori, come pure ha avuto successo e partecipazione domenica mattina la presentazione del progetto ‘Verde Comune Monferrato’ a cura di Asproflor.

In questo inizio settimana proseguono gli eventi collaterali in Sala Eventi:

martedì 17, dalle 18.30, a cura del Comune di San Salvatore Monferrato, ci sarà la presentazione del festival musicale PEM – Parole e Musica in Monferrato, mercoledì 18, sempre dalle 18.30 l’istruttore Augusto Cavallo si soffermerà sul tema ‘Nordic Walking è salute’. Giovedì 19, giorno di San Giuseppe, in Mostra ci sarà un ospite speciale: Federico Moccia, scrittore, regista che arriverà in Fiera intorno alle 10, e farà una passeggiata tra gli stand e le realtà espositive per poi essere protagonista, dalle 21 di un talk con un intervento su ‘Come si lavora nel mondo del cinema’..

Venerdì 20, invece dalle ore 20 ci sarà ‘Alza il Volume, a cura degli Amici della Musica Carlo Soliva ETS.

L’evento è organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Casale Monferrato, della Provincia di Alessandria, della Provincia di Mantova, dell’Unione dei Comuni della Valcerrina,  Asproflor Comuni Fioriti e con la partnership di Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo, sponsor Alma Carpets SPA

       Orari

-Feriali: dalle ore 18,00 alle ore 23,00

-Sabato: 21 Marzo, a partire dalle ore 11:00 sino alle 23:00

-Domenica: 22 Marzo a partire dalle ore 11.00 sino alle 22.00

Gasolio oltre i 2 euro, l’allarme degli autotrasportatori del Piemonte: “Costretti a spegnere i motori”

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“Con il costo del carburante oltre i 2 euro, le spese di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi con la conseguenza che gli autisti saranno, purtroppo, costretti a spegnere i motori per non andare in perdita”.

È l’allarme lanciato dalle imprese del trasporto merci di Confartigianato Imprese Piemonte, che segnalano come i rincari del gasolio registrati dall’inizio del conflitto in Iran stiano incidendo sempre più pesantemente sulla sostenibilità economica delle aziende del settore.

“Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le imprese dell’autotrasporto che, mediamente e in condizioni normali, incidono tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Giovanni Rosso, Presidente autotrasportatori di Confartigianato imprese Piemonte – quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante”.

“L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi – conclude Rosso – rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo. Consigliamo, quindi, alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto.”

Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, un mezzo pesante percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con consumi che si attestano intorno a un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni, anche un incremento contenuto del prezzo del gasolio può trasformarsi rapidamente in diverse migliaia di euro di costi aggiuntivi per ogni veicolo.

Lo studio ricostruisce anche l’andamento dei prezzi negli ultimi anni: nel 2021 il diesel alla pompa costava circa 1,35 euro al litro; l’anno successivo, con la crisi legata alla guerra in Ucraina, il prezzo è salito a 1,65 euro al litro, con un aumento del 22,3%. Oggi, invece, il costo ha superato la soglia dei 2 euro al litro.

Le stime di Confartigianato indicano che, mentre con un prezzo di 1,65 euro al litro i costi operativi incidevano per circa il 50% sull’operatività del mezzo, con il gasolio oltre i 2 euro l’incidenza supera ormai l’85%.

Tuttavia, secondo l’associazione di categoria, l’andamento dei prezzi osservato negli ultimi giorni non può essere attribuito esclusivamente alla situazione internazionale.

“Se vogliono che fermiamo gli automezzi lo dicano – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Gli imprenditori stanno già mettendo in campo ogni sforzo possibile per ottimizzare le operazioni: dalla riduzione dei chilometri a vuoto alla formazione per una guida più efficiente, fino al potenziamento della manutenzione preventiva e all’uso della telematica. Quando però ci si scontra con una mentalità degna della sinistra più arcaica rimane poco da fare”.

“È evidente che esistano tensioni internazionali che influenzano il mercato energetico – conclude Felici – ma è ovvio che siamo di fronte ad una speculazione di cui il governo sembra voler approfittare. Il risvolto grottesco e stupefacente sta nelle scuse addotte per non tagliare le accise. Avessero ammesso che la circostanza fa comodo per fare cassa lo avremmo capito, ma dire che “il carburante lo consumano i ricchi” lascia pochi dubbi sull’approccio ispirato al socialismo reale da parte dell’esecutivo, con buona pace dei valori liberali cui sostiene di volersi ispirare.”

“Piemonte, anni 50 e 60 qui in cerca di lavoro: ora la situazione è capovolta”

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Di Mino Giachino *

La realtà anche se alcuni vogliono nasconderla ogni giorno ci presenta il conto. Stamane Marianna Filandri professoressa associata di sociologia dice che il Piemonte e’ la regione peggiore del Nord per crescita di diseguaglianze. Se il Piemonte da 25 anni cresce meno della media nazionale , come dico dal 2008 inascoltato da chi amministra, anche il PIL procapite cala. Nel 2003 il PIL procapite piemontese era 120 sui 100 della media europea . Come ci ha ricordato Eurostat ora siamo sotto i 100. Certo come dice Banca d’Italia e’la diminuita crescita economica di Torino che abbassa il PIL regionale ma tant’è . Il PIL procapite è il livello cui vive la media dei piemontesi quelli che sono distanti dalle luci del centro città , che le vetrine le guardano con tanta tristezza. Quelli che vanno nei bar dove c’è anche il giornale in lettura, quelli che acquistano camice he maglie nei mercati , quelli che girano nei supermercati che costano di meno e mangiano una porzione di tacchino a poco più di 1 euro o 4 porzioni di minestrone a pochi euro. Come dice da tempo il Direttore della Caritas torinese la povertà è in aumento malgrado da 33 anni sia governata dalla sinistra con l’appoggio determinante di alcuni cattolici , di ex Dc e di alcuni torinesi simpatici che si proclamano moderati . Eppure ogni giorno c’è chi invece sui giornali o nelle interviste televisive racconta una realtà diversa. Fino a quando non si sa perché come è noto anche le formiche si incazzano. I giornali possono nascondere le voci scomode ma prima o poi la realtà prende il sopravvento. Certo anche la metà della Città che sta male deve fare sentire la propria voce andando a votare . Il voto è lo strumento più importante gratuito e offerto in modo eguale a tutti, belli e brutti, ricchi e poveri, anzi per i poveri vale molto di più perché consente nel segreto dell’urna di bocciare finalmente chi ha amministrato una Città senza accorgersi che più della metà della città era emarginata, impoverita e insicura. D’altronde dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra alleate al sistema Torino in qualsiasi parte del mondo cambierebbero.
Così difenderemo meglio l’industria,   accelereremo la costruzione della TAV, miglioreremo la tangenziale, rilanceremo fiere e aeroporto,  porteremo lavoro anche in periferia unico modo serio per fermare degrado sociale e violenza. Solo il rilancio  della crescita economica può diminuire le diseguaglianze .
Buona Domenica
* Responsabile torinese UDC

Accordi FSC per l’autonomia energetica del territorio

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La firma degli accordi per il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) tra il Presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessore Vignale e il Sindaco di Giaglione, Enzo Campo Bagatin, segna un passo decisivo verso l’autonomia energetica del territorio. L’intervento, focalizzato sulla transizione ecologica, si concentra sul completamento di una rete di teleriscaldamento alimentata a cippato di legno. Partendo dal primo lotto che ha riqualificato il municipio, il progetto entra ora nelle fasi cruciali (Lotto 2 e 3) con l’obiettivo di estendere i benefici del calore green all’edificio scolastico e alla struttura polivalente. Questa strategia non solo mira a sostituire i vecchi impianti a gasolio, ormai obsoleti e a rischio malfunzionamento, ma trasforma il centro abitato in un modello di gestione virtuosa delle risorse locali, garantendo continuità nei servizi pubblici e una drastica riduzione dei costi di gestione per la comunità. L’operazione si configura come un investimento strutturale che coniuga risparmio economico e tutela ambientale. Grazie al sovradimensionamento della centrale termica originaria, i nuovi lotti permetteranno di servire ulteriori immobili comunali, rendendoli energeticamente efficienti e riducendo al minimo le emissioni in atmosfera. La centralizzazione degli impianti è la chiave di volta di questo progetto: oltre a limitare l’impatto ecologico, la rete di teleriscaldamento permetterà di ottimizzare la manutenzione e abbattere le spese correnti dell’ente. L’adeguamento degli impianti interni e l’estensione della rete verso fabbricati ad uso plurimo rappresentano la chiusura di un cerchio che vede Giaglione all’avanguardia nella lotta allo spreco energetico, trasformando la biomassa solida in una risorsa strategica per il benessere collettivo e la salute del clima.

Tutto su ospitalità e ristorazione, Horeca Expoforum

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Dal 15 al 17 marzo prossimi, al Padiglione 3 del Lingotto Fiere di Torino, torna Horeca Expoforum, il salone professionale dedicato alla filiera dell’ospitalità e della ristorazione e organizzato da GL Events. La terza edizione conferma la crescita dell’evento e il suo ruolo di piattaforma per chi opera nel comparto, una tre giorni che unisce business, formazione e innovazione.
Il salone riunisce una comunità di oltre 300 brand che comprende forniture professionali, food & beverage , torrefazioni, distributori e rafforza la propria dimensione internazionale grazie alla presenza di aziende europee di primo piano.
La Regione Piemonte acquisisce un ruolo centrale  con lo spazio denominato “PiemonteIS”, che mette in rete eccellenze, consorzi e associazioni di categoria in un racconto condiviso del sapere artigianale e gastronomico.
La fiera si arricchisce anche della sezione di Alimentability, iniziativa culturale e scientifica che coinvolge università, ospedali, esperti e media su un tema cruciale, l’informazione agroalimentare etica.
Accanto a questi contenuti l’innovazione resta uno dei pilastri con soluzioni digitali, intelligenza artificiale,  sistemi di pagamento evoluti e un’area dedicata alla start up curata da Piemonte Innova e Polo ICT.
Horeca Expoforum rafforza inoltre il proprio impegno sociale destinando al Banco Alimentare il ricavato dell’iniziativa contro lo spreco, realizzata in collaborazione con Too Good to Go.

“ Horeca Expoforum è  il luogo dove il settore si incontra e si riconosce. Qui professionisti, buyer, distributori e aziende trovano un appuntamento imprescindibile,  uno spazio in cui confrontarsi sulle trasformazioni dell’Horeca e costruire nuove opportunità di crescita” afferma Gabor Ganczer, amministratore delegato di GL events Italia.

Nei settori delle forniture professionali, dagli elettrodomestici agli arredi, dalle stoviglie al tovagliato, molte realtà hanno scelto di tornare e hanno confermato Torino quale snodo commerciale e relazionale strategico.
Costante anche la presenza dei distributori alimentari e delle imprese produttrici di farine, elementi chiave per bakery e pizzerie.
Il mondo del caffè ha il suo spazio e si amplia della collaborazione con SCA Italy Speciality Coffee Association, in un’area dedicata dove troveranno posto competizioni, dimostrazioni e roasters di alta gamma.
A rappresentare l’eccellenza piemontese ritorna la marca Costadoro, storica torrefazione e punto di riferimento nel panorama del caffè di qualità.  Sul fronte internazionale si confermano la partecipazione dal Belgio di Volcke Aerosol, multinazionale specializzata in spray alimentari, dalla Francia di Bragard, uno dei marchi più prestigiosi al mondo nell’abbigliamento professionale,  e dall’Austria di Hobex, uno dei provider più autorevoli in Europa nei sistemi di pagamento cashless.

Un’importante novità e un valore aggiunto per il comparto dell’ospitalità è dato dalla partecipazione della Regione Piemonte con lo spazio “PiemonteIS”, una sala di 48 posti con due cucine a vista che ospiteranno showcooking, degustazioni, concorsi e incontri con personalità della cucina a comporre, durante la tre giorni del Salone, un racconto corale dedicato alle eccellenze produttive agroalimentari, artigianali e gastronomiche del territorio.
“La presenza della Regione Piemonte a Horeca Expoforum 2026 rappresenta una scelta strategica – ha dichiarato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport, Post Olimpico, Caccia e Pesca e Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni – Con ‘PiemonteIS’ offriamo una casa comune alle realtà che rendono competitivo il volano che in Piemonte connette due eccellenze come il sistema agroalimentare e quello dell’ospitalità.
Consolidiamo il dialogo con il mondo Horeca, settore chiave per la valorizzazione delle produzioni piemontesi. Mettere in rete queste eccellenze significa sostenere le imprese, favorire  nuove sinergie e rafforzare lo sviluppo economico e turistico del territorio.
La Regione  investe in qualità, cultura gastronomica e collaborazione tra istituzioni e filiera, convinta che fare sistema sia la leva per una crescita solida e competitiva”.

Altro tassello dell’edizione 2026 di Horeca Expoforum è rappresentato dal festival Alimentability,  promosso da ASA, Associazione Stampa Agralimentare Italiana, che introduce nel salone una dimensione culturale e scientifica dedicata all’informazione agroalimentare etica. Il programma, articolato in momenti divulgativi,  sessioni scientifiche e attività applicative, vedrà la partecipazione dell’Università di Torino, Humanitas Gradenigo, esperti di microbiologia, di neuroscienze sensoriali e di qualità alimentare, insieme a testimonianze del mondo produttivo, tecnico e gastronomico.
Media, giornalisti specializzati, analisti di settore  completeranno il quadro che fa di Alimentability un hub di confronto interdisciplinare, capace di rafforzare la qualità del dibattito pubblico sul cibo, offrendo alla filiera Horeca strumenti aggiornati.
Infine gli espositori di Horeca Expoforum potranno affidare al team di Too Good to Go i prodotti alimentari avanzati, che verranno messi a disposizione del pubblico del Salone attraverso le note “Surprise bag”.

Horeca Expoforum

15-17 marzo ore 9.30-18.30 Padiglione 3 Lingotto Fiere, via Nizza 294

Evento dedicato ai professionisti del settore Ho.Re.Ca

Ingresso gratuito previo accredito sul sito della manifestazione

Mara Martellotta

Coldiretti Torino, confronto con gli industriali del latte e dei formaggi

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“Troppo bassi i prezzi del latte riconosciuti agli allevatori”

Coldiretti Torino invita gli industriali del latte al senso di responsabilità verso il territorio e nella battaglia comune contro le speculazioni. Da oltre 5 mesi agli allevatori viene riconosciuto un compenso che in molti casi è al di sotto dei costi di produzione, una situazione che colpisce soprattutto le aziende gestite da giovani che hanno investito sul loro futuro innovando strutture e infrastrutture per il benessere animale e la qualità del prodotto.
Per affrontare questa situazione insostenibile Coldiretti Torino con una lettera chiede un confronto sindacale urgente alle principali aziende di trasformazione lattiero-casearie del Torinese.

“I prezzi oggi riconosciuti alla stalla – scrive il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – risultano, per molte aziende, non più compatibili con i costi reali di produzione. Negli ultimi mesi il prezzo del latte alla produzione ha registrato una riduzione significativa, mentre i costi continuano a crescere: energia, mangimi, carburanti e manodopera incidono in modo sempre più pesante sui bilanci aziendali. In queste condizioni, numerose aziende zootecniche stanno lavorando senza margini adeguati, con il rischio concreto di ridurre la produzione o di cessare l’attività. Le aziende agricole sono il primo anello della filiera lattiero-casearia e garantiscono ogni giorno qualità, sicurezza e continuità produttiva. Senza un riconoscimento economico adeguato del latte alla stalla, la tenuta del settore diventa fragile, con ricadute su trasformazione, occupazione e territori rurali. Oggi, nel Torinese, sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti diretti, con oltre 35 mila mucche solo di razza Frisona a cui vanno aggiunte razze tipicamente alpine come la Pezzata Rossa e la Pustertaler-Barant. Una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni 500mila litri di latte fresco. Un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la produzione dei formaggi tipici del territorio: buona presenza di proteine e di grassi. Una qualità che è possibile solo con un alto livello di benessere animale e con un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia si basa sul fieno ricavato dal prato stabile e sulle coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati e di campi aperti. Tutto questo patrimonio ambientale sparirebbe se chiudessero i nostri allevamenti”

Mara Martellotta.