ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 10

Dal clima al turismo: Alpi più verdi e competitive, 24 nuovi progetti per il Piemonte transfrontaliero

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Innovazione, sostenibilità ambientale, cultura e turismo sono al centro dei 24 nuovi progetti finanziati dal Programma Interreg Francia-Italia Alcotra. Le iniziative rafforzano la cooperazione transfrontaliera tra i due Paesi e portano sul territorio torinese e cuneese oltre 5,5 milioni di euro, finanziati per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale e per il restante 20% dallo Stato.

I progetti sono stati approvati al termine della consultazione scritta del Comitato di sorveglianza. Si tratta di 6 progetti singoli ammessi nella prima finestra del quarto bando e di 18 microprogetti selezionati nell’ambito del secondo bando dedicato all’obiettivo “Turismo e cultura”.

«Questo risultato conferma la capacità del Piemonte di essere protagonista nella cooperazione europea – afferma l’assessore regionale Marco Gallo –. Parliamo di oltre 5,5 milioni di euro che generano ricadute concrete sui territori, rafforzano i legami con la Francia e sostengono innovazione, ambiente, cultura e competitività delle nostre imprese».

I progetti singoli

Il Piemonte partecipa con 23 beneficiari, di cui 3 nel ruolo di capofila, per un contributo complessivo di 4,9 milioni di euro.

I progetti singoli rappresentano l’asse strategico del programma: dispongono di budget rilevanti (mediamente tra 1,5 e 2 milioni di euro ciascuno) e coinvolgono partenariati strutturati composti da enti pubblici, università e centri di ricerca, imprese e realtà del terzo settore.

«Non si tratta di interventi simbolici – sottolinea l’assessore Gallo – ma di azioni strutturate che incidono sullo sviluppo delle aree alpine. Innovazione tecnologica, transizione ecologica e formazione sono leve decisive per rendere i nostri territori più competitivi e resilienti».

Le tematiche affrontano alcune delle principali sfide delle aree alpine, dalla transizione ecologica a quella digitale.

Sul versante ambientale, RISK-CAP-RES utilizza realtà immersiva e geoportali per promuovere l’autoprotezione dai rischi connessi ai cambiamenti climatici; ALCOTRA 0Plastique punta alla tutela della biodiversità contrastando l’inquinamento da microplastiche, con interventi su laghi e sentieri supportati da tecnologie avanzate; AllIAnce-Eco migliora la gestione dei rifiuti organici attraverso l’intelligenza artificiale e l’istituzione di un Albo Compostatori Digitale.

Per lo sviluppo economico e occupazionale, Mieux+ sperimenta un modello di logistica urbana a basse emissioni per rafforzare la competitività delle Pmi; TRAME affronta le crisi industriali e climatiche delle valli alpine promuovendo la “specializzazione intelligente” e la formazione verso i nuovi mestieri verdi; ALPINE-STEM crea una rete tra atenei per facilitare la mobilità degli studenti nelle discipline scientifico-tecnologiche, attivando laboratori permanenti di innovazione.

Dal punto di vista territoriale, nella Città metropolitana di Torino si contano 18 partner (di cui 2 capofila) coinvolti in 6 progetti per un valore di 3,7 milioni di euro; in provincia di Cuneo partecipano 5 partner (di cui uno capofila) in due progetti del valore complessivo di 1,2 milioni.

I microprogetti

Accanto alle iniziative strategiche, il Piemonte è coinvolto in 18 microprogetti – sui 23 complessivamente approvati – dedicati a turismo e cultura. I beneficiari piemontesi sono 20, di cui 10 coordinatori, per un contributo totale di 675.000 euro.

Introdotti nella programmazione 2021-2027, i microprogetti sono pensati per favorire la partecipazione di piccole realtà locali – Comuni, imprese, associazioni e organizzazioni non governative – attraverso procedure semplificate e con una forte dimensione territoriale.

«I microprogetti rappresentano un importante valore aggiunto – evidenzia l’assessore Gallo – perché consentono anche ai piccoli Comuni e alle associazioni di essere protagonisti della cooperazione europea. È così che si costruisce un’Europa vicina ai territori, capace di valorizzare cultura, memoria e turismo sostenibile nelle nostre vallate alpine».

Tra le iniziative culturali, le arti performative diventano strumenti di coesione con Danza/Dansez!, Rizoma, GIOCONDA, TransMET-ART e CORPS ETRANGERS, che utilizzano teatro e danza per connettere generazioni e sostenere le fragilità. D’ACCORD e SINESTESIE rinnovano invece la fruizione musicale, dalla tradizione occitana alla musica classica per l’infanzia.

La memoria condivisa è al centro di Connextion Memorie, dedicato alla persecuzione antiebraica, PONT, sui legami medievali, e Triobriga, che valorizza l’identità brigasca. A questi si affiancano il recupero dei saperi astronomici rurali con Entre Ciel et Terre e le narrazioni sonore inclusive lungo la via della transumanza con NTP-CROSS.

In risposta alle sfide climatiche, SEPIM e Habitour propongono nuovi modelli di accoglienza turistica e di abitare montano; Ci.Tu.Re., SCENA e ITA.C valorizzano i percorsi outdoor tra mountain bike, biodiversità e itinerari delle abbazie. Chiude il quadro Voici-voilà, dedicato alla formazione dei futuri progettisti culturali europei.

La distribuzione territoriale vede nella Città metropolitana di Torino 11 partner (6 capofila) coinvolti in 10 progetti per un valore di 367.000 euro; in provincia di Cuneo partecipano 9 partner (4 capofila) in 8 progetti per un totale di 307.000 euro.

Medio Oriente in fiamme: quali effetti economici per i torinesi dopo l’attacco USA-Israele all’Iran?

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Negli ultimi giorni, una serie di attacchi militari coordinati dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha scatenato una nuova e grave escalation di tensioni in Medio Oriente, con rischi di un conflitto più ampio e instabilità sui mercati globali. Le conseguenze vanno ben oltre i confini regionali e possono influire sui prezzi del carburante e dei beni energetici.Per i cittadini torinesi, consumatori, risparmiatori e lavoratori, comprendere come queste dinamiche internazionali possano tradursi in impatti concreti sull’inflazione, sugli investimenti e sul risparmio è fondamentale. Per questo abbiamo chiesto al consulente finanziario Flavio Bosia di aiutarci a interpretare i futuri sviluppi e le scelte da considerare.

Dottor Bosia, alla luce di quel che stiamo vedendo, dobbiamo aspettarci un aumento del prezzo del carburante e delle bollette di luce e gas?

Sì, è uno scenario plausibile nel breve-medio termine. Gli attacchi coordinati dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran hanno già generato tensione sui mercati energetici. Il principale rischio resta un’eventuale chiusura – parziale o prolungata – dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20-25% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto. Già nelle ore notturne i prezzi sul petrolio e sul gas naturale mostrano una pressione al rialzo.

Per le bollette domestiche di luce e gas l’impatto non è immediato, ma se la situazione si protrae oltre le prossime settimane è ragionevole attendersi un incremento dei costi energetici al consumo, che si rifletterebbe sulle tariffe regolamentate e sui contratti indicizzati. Da valutare: proteggersi ora stipulando forme di contratto a lungo termine con prezzo fisso.

Se abbiamo investito risparmi in borsa, cosa potrebbe succedere?

Nel breve termine è possibile assistere a una fase di vendite generalizzate, soprattutto su titoli sensibili al costo dell’energia e alla logistica internazionale. I settori più esposti al ribasso sarebbero trasporti marittimi, compagnie aeree, spedizionieri e, in misura minore, alcune manifatture energivore.

Al contrario, le commodities energetiche (petrolio, gas naturale), i metalli industriali (rame in primis) e i beni rifugio come oro e argento tendono a beneficiare di queste fasi di incertezza geopolitica: le posizioni già in essere su questi asset potrebbero performare positivamente.

L’esperienza storica insegna che eventi di questo tipo generano spesso volatilità iniziale seguita da normalizzazione, a meno che non si verifichi un’escalation duratura con interruzione stabile dei flussi energetici. Per questo motivo si consiglia di evitare reazioni impulsive e di monitorare l’evoluzione dei grafici settimanali e mensili, che filtrano meglio il “rumore” delle notizie quotidiane.

Dal punto di vista dei tassi di interesse e dell’inflazione, si può aspettarsi che la Banca Centrale Europea o altre istituzioni adottino decisioni che potrebbero incidere sui mutui o sui risparmi degli italiani?

È una possibilità concreta, ma non automatica. Un rialzo prolungato dei prezzi energetici alimenta l’inflazione core e quella attesa, riducendo lo spazio per ulteriori tagli dei tassi da parte della BCE. In uno scenario di inflazione “da offerta” persistente, la Banca Centrale potrebbe decidere di mantenere i tassi fermi più a lungo del previsto o, in casi estremi, di valutare un nuovo ciclo restrittivo.

Per i cittadini con mutuo a tasso variabile significherebbe rate potenzialmente più alte; per chi ha liquidità su conti deposito o titoli di Stato a breve, invece, rendimenti ancora attraenti.

Al momento, però, la BCE guarda l’insieme dei dati macroeconomici: un episodio isolato, per quanto grave, non basta da solo a cambiare la traiettoria. Servirà capire la durata e l’intensità della risposta iraniana e le ripercussioni reali sui flussi energetici globali.

Quali strategie di gestione finanziaria consiglia ai cittadini torinesi per proteggere i propri risparmi e budget familiari se il conflitto in Medio Oriente si protrarrà a lungo?

In caso di prolungamento del conflitto, le priorità sono tre:

  1. Protezione del potere d’acquisto: mantenere una quota di portafoglio esposta a beni che storicamente rendono bene in fasi inflattive da energia (oro fisico o ETC, azioni di società petrolifere integrate, commodity agricole se i prezzi alimentari dovessero salire di riflesso).

  1. Gestione prudente del debito: chi ha un mutuo variabile dovrebbe valutare la possibilità di fissare il tasso, approfittando di eventuali finestre ancora favorevoli prima di un eventuale irrigidimento monetario.

  1. Liquidità e diversificazione: conservare una riserva in titoli brevi per cogliere opportunità (acquisti a sconto in caso di correzioni di mercato) e non essere costretti a vendere in perdita.

Sul fronte del budget familiare, è utile rivedere le voci di spesa sensibili all’energia (carburante, riscaldamento, elettricità) e adottare piccoli accorgimenti di efficientamento senza stravolgere le abitudini.

Infine, la regola d’oro resta evitare decisioni emotive: i mercati digeriscono velocemente gli shock geopolitici quando non si trasformano in crisi strutturali.

Quali sono i piccoli accorgimenti in famiglia che suggerisce?

Per le famiglie con un buon margine di manovra finanziaria, in questa fase di tensioni geopolitiche che stanno già spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, l’approccio più sensato è sfruttare le opportunità attuali per ridurre l’esposizione futura ai rincari, senza creare allarmismi o comportamenti da emergenza. Non siamo in uno scenario inflattivo generalizzato come nel 2022: l’inflazione core resta sotto controllo in Europa, e il rischio principale è concentrato sull’energia e sui trasporti.

Ecco le mosse concrete e misurate che consiglio:

Sfruttare le offerte per acquisti in grande formato su beni di lunga conservazione

In questo momento molti supermercati e piattaforme online propongono sconti interessanti su pacchi grandi o multipack di prodotti stabili (pasta, riso, legumi secchi, olio extravergine, caffè, detersivi, prodotti per l’igiene). Comprare una fornitura per 6-12 mesi a prezzi attuali significa fissare il costo e proteggersi da eventuali aumenti legati ai trasporti più cari. Non si tratta di accaparramento, ma di approfittare di promozioni già in corso per ottimizzare la spesa familiare a medio termine.

Fissare il prezzo di luce e gas con un contratto a prezzo bloccato

Se si è sul mercato libero, è il momento di valutare un passaggio (o un rinnovo) a un’offerta a prezzo fisso per 12-24 mesi. Le tariffe fisse sono ancora competitive rispetto a quelle indicizzate, e un contratto bloccato oggi protegge da eventuali aggiustamenti trimestrali se i costi del gas o dell’elettricità dovessero salire ulteriormente. Confrontare velocemente le proposte dei principali fornitori aiuta a scegliere senza fretta.

Ridurre l’impatto del carburante senza stravolgere le abitudini

Il GPL continua a essere molto più stabile e conveniente (attorno a 0,69 €/litro contro 1,67-1,73 €/litro di benzina e diesel). Se l’auto lo consente o se si sta pensando a un cambio, un’auto a GPL o un retrofit può dimezzare il costo al chilometro e resistere meglio ai rialzi del petrolio.

In alternativa: monitorare i prezzi alla pompa (app come Prezzi Benzina o siti analoghi) e fare rifornimento nei giorni/orari più convenienti; raggruppare gli spostamenti; valutare car sharing o noleggio a lungo termine per periodi di picco; o destinare un’auto secondaria più efficiente ai tragitti brevi.

L’idea di fondo è monitorare l’andamento reale dei prezzi nelle prossime settimane (soprattutto futures energetici e listini alla pompa) e intervenire laddove è possibile e conveniente: bloccare costi futuri quando sono ancora accessibili, approfittare di promozioni esistenti, ridurre la dipendenza da voci variabili come il carburante.

Niente panico, niente scorte da bunker: solo decisioni razionali e tempestive per preservare il potere d’acquisto senza sacrifici inutili.

Lori Barozzino

Claudia e Tiziana Rubioglio alla Milano Fashion Week

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ALTRO SUCCESSO IN PASSERELLA PER DUE GIOVANI DONNE E GLI ABITI DA LAVORO DELLA WEST ROSE

Le due sorelle imprenditrici di Orbassano (To) osano affiancare, fra le prime in Italia, il mondo dell’abbigliamento professionale a quello del fashion tradizionale: una tendenza sempre più seguita anche da altri brand

 «Sempre bello ed emozionante ritornare in passerella per la Milano Fashion Week, siamo precursori di uno stile unico»

Si chiude la Milano Fashion Week 2026 per le collezioni autunno-inverno, e le sorelle Claudia e Tiziana Rubioglio, due coraggiose imprenditrici di Orbassano, si sono nuovamente rese protagoniste di questo evento fashion di caratura internazionale.

La passerella multibrand organizzata da Yes Brand, in occasione della Milano Fashion Week, ha già dato spazio ad una “prima” assoluta tre anni or sono, con gli abiti da lavoro diventati parte integrante di una passerella della moda milanese: anche stavolta, le divise da estetista, dentista, hair stylist, infermiera hanno impreziosito il portamento di 16 modelle con ben 32 passaggi sul red carpet.

L’esperienza, infatti, è stata ripetuta nel corso della kermesse milanese presso il lussuoso Hotel Melia di Milano, con la presentazione di numerose collezioni di brand emergenti e non, in un evento organizzato da Tiziano Cavaliere per Bros Group Italia con il patrocinio di Assomoda-Confcommercio Milano.

Le sfilate hanno presentato le collezioni di aziende italiane ed internazionali all’interno di una vera e propria fashion marathon: fra loro anche la West Rose di Orbassano, in questo frangente con la sua linea di moda professionale dal titolo Terra elettrica – Energia dalle radici.

«Terra elettrica nasce da quello che siamo: due sorelle legate alle nostre radici. Ma con un mondo dentro, energia, elettricità ed una voglia di esprimerci che ci ha portato a creare West Rose – spiegano Claudia e Tiziana Rubioglio, sorelle titolari del brand West Rose -. Il nostro logo è una rosa. La rosa è il fiore di famiglia, rappresenta le nostre radici. Gli abiti che abbiamo fatto sfilare rappresentano la nostra visione che naturalmente si fonda sull’esperienza del passato ma con uno sguardo volto alle tendenze future».

Lavoro, Sostenibilità, Donna rappresentano in sintesi il modus operandi di questa impresa femminile giovane e dinamica. Prodotti studiati e specifici per la quotidianità lavorativa, made in Italy e realizzati con materiali tecnici selezionati.

«Vogliamo che tutti coloro che indossano una delle nostre uniformi si sentano speciali, unici e alla moda ma allo stesso tempo sicuri e comodi continuano Claudia e Tiziana Rubioglio con abiti da lavoro che siano eleganti, pratici e che contemporaneamente si adattino e valorizzino il corpo della persona che le indossa. E non solo: ricordiamo che spesso la divisa da lavoro costituisce un’arma efficace anche per prevenire gli infortuni».

Un aspetto importante, che va ben oltre l’aspetto estetico e il design degli abiti da lavoro, visto che la West Rose di Orbassano è uno dei leader italiani del settore abbigliamento professionale Made in Italy: fornisce abbigliamento da lavoro ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale.

Uno stile che, negli ultimi anni, è stato ripreso da brand molto conosciuti: vedere abiti professionali in passerella rappresenta ormai un evento possibile anche nell’haute couture. Un tabù infranto dalle imprenditrici orbassanesi che, fra le prime aziende in Italia, hanno creduto a questa piccola rivoluzione culturale nel mondo fashion.

Fondata nel 2011, West Rose fornisce abbigliamento da lavoro che valorizza il marchio ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale: un percorso professionale che continua quindi con una produzione taylor made e comincia ad interessare anche i mercati esteri, con una clientela che ormai ha valicato i confini italiani ed europei, permettendo a West Rose di sbarcare anche negli Usa e in Asia: una bella soddisfazione per questa impresa orbassanese a trazione femminile.

 

Oltre 93mila imprese femminili in Piemonte: il 21% è artigiano

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In Piemonte l’imprenditoria femminile non rappresenta una componente marginale dell’artigianato, ma una parte strutturale e consolidata del sistema produttivo regionale.

Al 31 dicembre 2025 le imprese femminili registrate sono 93.489, di cui 19.735 artigiane, pari al 21,1% del totale. Le imprenditrici artigiane sono 30.584 e rappresentano il 22% degli imprenditori del comparto, un’incidenza leggermente superiore alla media nazionale (21,9%).

Nel corso dell’ultimo anno il calo delle imprese femminili si è attestato a -0,8%, una flessione più contenuta rispetto al dato complessivo (-1,2%). Un andamento che segnala una maggiore capacità di resilienza dell’imprenditoria femminile, pur in un contesto economico complesso.

Il Piemonte si colloca al quarto posto in Italia per numero di donne con cariche nelle imprese artigiane, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Oltre la metà (55,7%) ricopre il ruolo di titolare, il 20,6% è amministratrice e il 20% socia. Si tratta prevalentemente di realtà di piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio: più del 50% conta tra 1 e 9 addetti, con un modello che intreccia attività economica, occupazione e comunità locale.

Dal punto di vista settoriale, quasi la metà delle imprese femminili artigiane opera nei servizi alla persona (49,1%), seguiti dal manifatturiero (26,4%), dai servizi alle imprese (14,6%) e dalle costruzioni (10,1%).

I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su fonte Unioncamere-Infocamere.

Tra le principali criticità segnalate dalle imprenditrici emerge innanzitutto il peso della burocrazia (54,5%), spesso ritenuta sproporzionata rispetto alla dimensione delle micro e piccole imprese. Segue il tema della conciliazione tra vita professionale e privata (53,4%), che interessa imprese di ogni dimensione, con o senza dipendenti. Rilevanti anche le difficoltà legate alla liquidità e all’accesso al credito (41,7%), soprattutto nelle fasi di incertezza economica. Il 27,1% segnala inoltre la mancanza di tempo da dedicare alla formazione e all’aggiornamento delle competenze.

«Dai nostri rilievi emerge che solo una quota ridotta di imprese femminili ha fatto ricorso a misure di sostegno dedicate – osserva Sara Origlia, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte – non tanto per assenza di bisogno, quanto per scarsa conoscenza delle opportunità, per la complessità delle procedure o per requisiti poco compatibili con la realtà delle piccole imprese artigiane. È necessario interrogarsi sull’efficacia delle politiche pubbliche: non basta prevedere risorse, occorre renderle realmente accessibili».

Origlia sottolinea inoltre che il sostegno alle imprese guidate da donne non può essere episodico né concepito come misura assistenziale. «Deve diventare una scelta strutturale di politica economica, capace di valorizzare il contributo delle donne alla crescita e alla competitività del Paese, coinvolgendo istituzioni, associazioni di categoria e sistema bancario».

La conciliazione resta uno dei principali fattori che incidono sulla competitività. «Oggi – aggiunge – la famiglia è spesso l’unico vero supporto. Servono strumenti concreti e politiche di welfare più efficaci, capaci di sostenere l’occupazione femminile e aiutare a bilanciare lavoro e cura. È necessario rafforzare la spesa per famiglie e giovani e intervenire anche sulla leva fiscale, prevedendo la detraibilità delle spese sostenute per servizi di assistenza e conciliazione».

«Non si tratta di quote rosa – conclude Origlia – ma di riconoscere competenze e talento. Offrire alle donne pari opportunità significa rendere l’intero sistema economico più solido, innovativo e competitivo».

Infrastrutture e Logistica renderanno centrale l’Italia nell’economia globale

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L’ex Sottosegretario ai trasporti e attuale Presidente di Saimare spa Mino Bartolomeo GIACHINO  ha concluso stamane la tavola rotonda dell’importante  Convegno internazionale  “Shipping, Forwarding&Logistica Meet Industry” che si tiene nell’aula magna di Assolombarda , la grande sede degli industriali milanesi , la capitale economica del nostro Paese.
Nei grandi capovolgimenti in corso nel mondo l’Italia ,che dipende al 40% dalla economia globale   manterrà la propria centralità grazie alle sue Infrastrutture portuali, ferroviarie , autostradali e aeroportuali. Senza l’attivo commerciale che nel 2025 ha superato i 50 miliardi,  il PIL italiano da anni avrebbe il segno negativo. Il commercio mondiale da cui dipende la economia Italia che deve importare materie prime e semilavorati da trasformare e esportare , si regge sulla efficienza del nostro sistema logistico , dai porti alle infrastrutture e sempre di più dalla intermodalita’. L’incrocio nella Pianura Padana di ben quattro Corridoi ferroviari europei (TAV, Terzo Valico, Brennero, Corridoio Adriatico, che mettono in rete e collegano oltre il 50% del PIL europeo rappresenterà per il nostro Paese una grande occasione di competitività, di attrazione investimenti e di sviluppo del lavoro e del PIL. Governare quella che GIACHINO ha definito  la più Grande Area logistica del Sud Europa sarà la sfida più importante per i Governi , per le Regioni, per i porti, interporti. Dalla approvazione del Piano Nazionale della Logistica approvato dalla maggior parte degli operatori del settore, dallo sblocco delle autostrade del Mare nel 2008, dalla approvazione del primo  FERROBONUS della storia nel 2009 si è perso tempo e il Paese non ha ancora una politica della logistica organica, al punto che il costo della  inefficienza logistica del Paese come hanno certificato i due studi Confindustria e Coldiretti è raddoppiato.
Conto molto sul lavoro del Vice Ministro Rixi a partire dalla Riforma dei porti, ha detto Mino GIACHINO. Nella Porti Italia spa sarebbe opportuno trovassero spazio le Regioni che rappresentano il retroporto naturale. A questo proposito sarebbe quanto mai opportuno che tutti i parlamentari piemontesi presentassero un emendamento coerente. Così come sarà importante il ruolo delle Regioni nella Conferenza Stato Regioni.
La costruzione della nuova Diga Foranea a Genova è sicuramente l’opera simbolo di un PNRR che altrimenti rischia di dare un contributo alla nostra economia inferiore alle ricadute del Piano Marshall.  La Nuova Diga dovrebbe portare un aumento dei traffici dei porti italiani che da anni è sempre allo stesso livello. La gestione della Grande Area Logistica , la diminuzione dei tempi di attesa nei porti e il miglioramento dei collegamenti ferroviari tra porto e Pianura Padana oltre all’aumento della efficienza nei controlli alla merce dovrebbe farci recuperare le centinaia di migliaia di containers italiani che da anni scelgono di arrivare i porti del Nord Europa. Tra l’aumento dei traffici dovuto alla Diga e il recupero dei traffici sin qui persi potrebbe arrivare un aumento della crescita del PIL almeno dello 0,5% se non di più.  Ecco perché i fondi per il FERROBONUS e il MAREBONUS dovrebbero entrare strutturalmenre del Bilancio dello Stato.
Ecco perche’ la politica delle infrastrutture e la logistica dovrebbero essere ancora più centrali nella azione diel Governo Meloni per il rilancio dell economia e del lavoro e per ridurre un Debito pubblico enorme di 3.000 miliardi che ci costa ogni anno 90 miliardi di interessi.

Expo Machieraldo 2026, edizione col botto fra grandi ospiti e sold-out

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Una due giorni partecipatissima per la Fiera di riferimento del Nord Italia dedicata a ferramenta e casalinghi.

Oltre 3.500 partecipanti in un weekend, e più di 140 espositori da tutta Italia sono i numeri che danno la dimensione della crescita costante di ‘Expo Machieraldo 2026’, Fiera di riferimento nel Nord Italia del settore ferramenta e casalinghi svoltasi a Malpensa Fiere (Busto Arsizio), che porta a casa un sold-out e tanta soddisfazione per questa nona, azzeccata edizione.

Un evento promosso da ‘Machieraldo Gustavo Spa’, dal 1910 azienda leader del comparto, e ottimamente organizzato da ‘Ma.Mu. Srl’, rinomata agenzia di marketing dedicato, con la sapiente direzione e guida di Sebastian Galimberti.

Felice del risultato sin qui raggiunto, frutto di un ottimo lavoro di squadra, e dell’impegno quotidiano espresso sul campo”, commenta l’AD Michele Raselli. “Anche quest’anno abbiamo avuto ottime e importanti anteprime di prodotto che i dettaglianti e gli esercenti nostri abituali clienti hanno avuto modo di scoprire e di testare direttamente sul campo qui in kermesse”, prosegue soddisfatto Raselli.

Il nostro è un format che punta molto al coinvolgimento e all’interazione diretta fra i partecipanti, alternando momenti di scambio commerciale ad altri di intrattenimento, come testimonia il successo riscosso dalla presenza interattiva con il pubblico di ospiti di primo piano quali Diletta Leotta, Testimonial del brand U-Power, Pietro Senaldi Condirettore di ‘Libero’, Giuseppe Cruciani e Maurizio Scandurra, rispettivamente conduttore e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.

Tutte le informazioni sul sito www.machieraldo.it.

Industria 2026: Torino regge il confronto, ma il Nord-Est corre di più

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Torino, marzo 2026 – L’industria piemontese si presenta all’appuntamento con il 2026 in una fase di graduale recupero, ma senza slanci. Dopo un biennio segnato da rallentamenti produttivi e contrazioni in alcuni comparti chiave, il 2025 ha mostrato segnali di stabilizzazione. Il quadro resta però articolato, soprattutto se confrontato con le altre grandi regioni manifatturiere del Paese.

Crescita contenuta, ma segnali di stabilità

Le stime più recenti indicano per il Piemonte una crescita del PIL attorno allo 0,5–0,7% nel 2025, con un andamento leggermente migliore nella seconda parte dell’anno. Si tratta di un incremento modesto, in linea con la media italiana ma inferiore rispetto ai ritmi europei. La manifattura ha dato segnali di recupero rispetto ai trimestri precedenti, pur senza tornare ai livelli pre-rallentamento.

Alcuni comparti hanno mostrato maggiore vitalità: l’aerospazio, l’agroalimentare e parte della meccanica specializzata hanno beneficiato della domanda estera e di investimenti mirati in innovazione. Più complessa la situazione dell’automotive, storicamente centrale per Torino, ancora alle prese con la transizione elettrica, la riorganizzazione produttiva e volumi inferiori rispetto al passato.

Export in recupero, ma non ai vertici nazionali

Le esportazioni piemontesi sono tornate a crescere nel corso del 2025, con un incremento moderato su base annua. Il rimbalzo è legato soprattutto ai mercati extra-UE e ai settori ad alta specializzazione tecnica.

Nel confronto con altre regioni, tuttavia, il Piemonte non guida la classifica nazionale.

  • Lombardia continua a rappresentare il principale motore industriale del Paese per valore aggiunto e volumi di export.

  • Veneto mantiene una forte vocazione manifatturiera diffusa, con performance solide nei distretti della meccanica e del sistema casa.

  • Emilia-Romagna si distingue per l’elevata competitività della meccanica avanzata e dell’automazione, con tassi di crescita superiori alla media nazionale.

Rispetto a queste realtà, il Piemonte conserva una struttura industriale robusta ma meno dinamica, con una crescita più prudente e una maggiore esposizione alle difficoltà del settore automobilistico.

Attrattività e investimenti esteri: un punto di forza

Un elemento positivo per Torino e per l’intera regione resta la capacità di attrarre capitali stranieri. Il tessuto industriale piemontese ospita numerose imprese a controllo estero che hanno confermato piani di investimento e sviluppo, in particolare nei settori ad alta tecnologia.

Questa presenza contribuisce a mantenere elevato il livello di competenze e a integrare il territorio nelle catene globali del valore. In questo ambito, il Piemonte si colloca tra le regioni italiane più credibili sul piano internazionale, anche grazie alla disponibilità di competenze tecniche e infrastrutture logistiche strategiche.

Mercato del lavoro: crescita fragile

Se la produzione mostra segnali di tenuta, l’occupazione industriale non evidenzia un’espansione significativa. La creazione di nuovi posti di lavoro procede lentamente e si concentra soprattutto nei segmenti più innovativi. Le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo piemontese, faticano a sostenere investimenti consistenti in digitalizzazione e formazione.

A differenza di regioni come Lazio, dove la crescita è sostenuta anche dai servizi avanzati e dal comparto farmaceutico, il Piemonte resta fortemente ancorato alla manifattura tradizionale, con minori effetti compensativi provenienti dal terziario ad alto valore aggiunto.

Le prospettive per il 2026

Per il 2026 le previsioni delineano uno scenario di consolidamento: crescita moderata, export stabile e progressiva normalizzazione delle filiere produttive. Molto dipenderà da tre fattori chiave:

  1. Evoluzione della domanda internazionale.

  2. Stabilità dei costi energetici e delle materie prime.

  3. Capacità delle imprese di accelerare su innovazione e transizione ecologica.

Nel confronto nazionale, il Piemonte dovrebbe mantenersi nella fascia intermedia-alta delle regioni italiane per crescita del PIL, ma difficilmente supererà le performance delle realtà più dinamiche del Nord-Est.

I tempi lenti delle opere pubbliche: un danno per l’economia

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L’INTERVENTO 

Di Mino Giachino *

Caro Direttore,
Oggi a Torino gli Industriali torinesi hanno presentato l’annuale importante rapporto OTI sullo stato di avanzamento dei lavori delle Infrastrutture torinesi e piemontesi. Uno studio molto interessante e utile per politici e giornalisti che seguono le Infrastrutture che come sai  sono le opere più importanti per generare lo sviluppo della economia e del lavoro come ci insegnarono i romani duemila anni fa , anche se da queste parti hanno dimenticato questo insegnamento.  Peccato che a parte il Sindaco LO RUSSO e i due Assessori regionali Bussalino e GABUSI ci fossi solo io.  Eppure si tratta di opere che servono i trasporti autostradali e  ferroviari della nostra regione . Meno male che gli industriali su questo argomento si impegnano perché il costo di trasporto e della logistica e’ uno dei quattro costi più importanti di una azienda. Il punto è che nel frattempo i tempi di realizzazione si sono allungati come abbiamo visto per la Asti Cuneo e come vediamo purtroppo per l’opera più importante per il futuro non solo di Torino e del Piemonte , la TAV.
Le ultime opere costruite con una buona velocità sono state il passante di Mestre e la linea AV  da Torino a Salerno tutte e due inaugurate nel 2009 , governo Berlusconi , di cui ho l’onore di aver fatto parte. In Piemonte alla lentezza dei lavori si aggiunge la lentezza nel fare una politica della logistica regionale al livello della Lombardia e dell’Emilia e questo è uno dei motivi per cui anche quest’anno la economia piemontese cresce meno della media nazionale. Il Sindaco Lo Russo ha ammesso onestamente che la posizione contraria della sinistra comunista a costruire a Torino la metropolitana ha causato un ritardo grave per cui Torino se tutto va bene avrà un pezzo della Linea 2 (km.8) solo nel 2033 così da collocarsi agli ultimi posti in Europa per linee di metro e questo mentre Torino è sempre ai primi posti per lo smog. Uno smog , caro Direttore, che a Torino provoca almeno mille morti anticipate all’anno. Perché questo è il punto che molti non hanno ancora  presente. Per spingere la economia , il commercio, l’industria e il lavoro lo strumento più importante che hanno Governi , Regioni e Comuni e’ la costruzione delle infrastrutture. Da questo punto di vista i romani furono i primi a capirlo, molti loro discendenti invece non lo hanno ancora capito. Ritardare la costruzione delle infrastrutture significa ritardare la crescita della economia e del lavoro. Trasportare merci e passeggeri su strada inquina mentre il trasporto su ferrovia o su metropolitana non inquina. Purtroppo in questi giorni i Sindaci PD della Bassa Valle di Susa ,sino a Rivalta e Rivoli , stanno di nuovo creando discussioni e difficoltà al progetto della linea AV , parte italiana, e questo dovrebbe chiarire definitivamente ai torinesi che se vogliono rilanciare il lavoro a Torino devono assolutamente cambiare Amministrazione comunale.  D’altronde la sinistra è stata al potere dal 1993 ad oggi quasi due volte il ventennio. La democrazia ha come base la alternanza al potere.  Anche perché le amministrazioni DC da quelle di Peyron a GRosso, Anselmetti , Porcellana e Picco erano molto più efficienti.  Qui a quattro anni e mezzo di amministrazione non un’opera pubblica è stata ultimata, i trasporti pubblici lasciano a desiderare a partire dalle scale mobili . La bassa crescita economica di questi ultimi trent’anni ha fatto aumentare le diseguaglianze come mi prima.
* Responsabile UDC Torino

Infrastrutture, entro il 2033 concluse 42 opere in Piemonte per 30 miliardi

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Torino, 2 marzo 2026 – Il sistema infrastrutturale piemontese mostra segnali di avanzamento secondo quanto emerge dall’edizione 2026 del Rapporto Oti Piemonte, che analizza 71 interventi ritenuti strategici per la competitività del territorio. Entro la fine dell’anno è prevista la chiusura di 15 cantieri, mentre l’orizzonte al 2033 indica il completamento di 42 opere per un investimento complessivo stimato in 30 miliardi di euro.

Dal primo monitoraggio avviato nel 2001 sono state portate a termine 24 infrastrutture tra linee metropolitane, collegamenti stradali, tratte ferroviarie, interporti e trafori alpini.

Il rapporto, promosso da Unioncamere Piemonte e Confindustria Piemonte con il contributo di Regione Piemonte, Fondazione Slala e delle Accademie di filiera, fotografa una situazione articolata: 27 interventi sono in fase progettuale, 9 restano allo stadio di proposta, 30 risultano già cantierati e 4 sono stati ultimati nel corso del 2025.

Un impulso importante è arrivato dal Pnrr, che ha sostenuto nove opere incluse nel monitoraggio e che contribuirà a determinare l’avanzamento previsto nel 2026.

Amalberto: segnali incoraggianti, ma non basta

“I segnali positivi che emergono da questa edizione dell’Osservatorio Oti Piemonte vanno nella direzione giusta ma non sono però certo risolutivi poiché sono ancora molte le infrastrutture che le imprese aspettano. Si tratta di un freno, tra i tanti, che negli ultimi 30 anni hanno rallentato lo sviluppo della nostra economia. Questo osservatorio in 25 anni è stato una sentinella attiva, segnalando e rimarcando di volta in volta la mancanza di fondi, le progettazioni a rilento e quelle poche opere che hanno visto la luce, meno di una all’anno. Grazie al Pnrr c’è stata un’accelerazione, come imprese siamo a disposizione per fornire pieno supporto affinché stabilmente il Piemonte arrivi a poter usufruire nel 2033 delle opere oggi in fase di realizzazione. Questi investimenti sono le fondamenta su cui far sviluppare la complessa transizione che la manifattura vive da alcuni anni, ma anche il principale asset per aumentare l’attrattività di questo territorio” dichiara Andrea Amalberto, presidente Confindustria Piemonte.

Stato di avanzamento: equilibrio stabile, ma crescono i ritardi gravi

Nel dettaglio, 31 opere risultano coerenti con il cronoprogramma, un dato sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Sono 22 invece i progetti che hanno registrato rallentamenti nell’ultimo anno, mentre salgono da 5 a 9 quelli classificati in grave ritardo. Restano 7 le opere ferme in attesa di una proposta progettuale definitiva.

Tra i 30 interventi già avviati, 19 procedono secondo i tempi previsti, 10 accumulano ritardi e uno presenta criticità significative: si tratta dei lavori sulla Statale 33 del Sempione, dove il cantiere di Villadossola non è ancora partito.

Per quanto riguarda le opere in progettazione (27 in totale), aumentano quelle in fase preliminare e quelle in progettazione definitiva, mentre si riduce il numero degli interventi nelle fasi più avanzate. Le proposte progettuali salgono a 9, includendo nuovi collegamenti viari e infrastrutturali.

Escono dal monitoraggio quattro opere completate nel 2025: il potenziamento della stazione ferroviaria di Rivalta Scrivia, il raddoppio del traforo autostradale del Frejus, l’autostrada Asti-Cuneo e la tangenziale di Fossano. Rimane inoltre incluso nel quadro l’Autostrada Ferroviaria Alpina (AFA).

Coscia: infrastrutture decisive per la competitività

“Lo sviluppo infrastrutturale è uno dei temi centrali per il rilancio dell’economia nell’attuale congiuntura economica e per una strutturata capacità di internazionalizzazione per le nostre imprese, peggiorata da un’incertezza geopolitica internazionale. In una congiuntura complessa come quella che stiamo attraversando, lo sviluppo infrastrutturale rappresenta una delle chiavi di volta per la tenuta dell’economia nazionale. Far parte del progetto OTI Piemonte è per noi strategico perché il programma rientra appieno nelle politiche delle Camere di commercio: monitorare le criticità e raccontare lo stato di avanzamento dei progetti infrastrutturali ritenuti strategici per il territorio è un elemento imprescindibile per sostenere la nostra economia e le nostre imprese” commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Camera di commercio di Alessandria-Asti.

Malabaila: pianificazione e manutenzione al centro

“Nei prossimi anni sarà decisivo fare sistema affinché gli investimenti infrastrutturali generino una ricaduta stabile sul Piemonte. Dobbiamo, quindi, sin da ora impostare un piano pluriennale per la manutenzione delle infrastrutture, integrare le connessioni dell’ultimo miglio e i collegamenti di verso le nuove e vecchie opere. Le Zone logistiche semplificate vanno bene ma dobbiamo anche predisporre incentivi e bandi per la digitalizzazione e l’ammodernamento dei terminal logistici, mappare aree per nuovi investimenti per la logistica per attrarre investimenti, sostenendo la conversione modale con il “ferrobonus”. Infine, c’è il tema della formazione e delle competenze nel settore logistico e costruzioni, che va sostenuto insieme alle Accademie di filiera e la Regione” dichiara Paola Malabaila, presidente Ance Piemonte e presidente della Commissione Infrastrutture e Urbanistica di Confindustria Piemonte.

Il convegno di presentazione

Il Rapporto Oti Piemonte 2026 è stato illustrato nel corso del convegno “Infrastrutture e logistica: necessità strategica per la competitività di territori e imprese”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, del mondo imprenditoriale e dei principali soggetti coinvolti nella pianificazione e gestione delle grandi opere.

Il quadro che emerge è quello di una regione che sta recuperando terreno sul fronte infrastrutturale, ma che dovrà garantire continuità negli investimenti e maggiore rapidità esecutiva per trasformare i cantieri aperti in un reale vantaggio competitivo per imprese e territori.

Aperta la prima sessione di BeST – Beni Senza Tempo, di Fondazione CRT

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Torino, 2 marzo 2026 – È aperta la prima sessione di BeST – Beni Senza Tempo, il bando della Fondazione CRT dedicato agli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Piemonte e della Valle d’Aosta.
In continuità con il precedente programma “Restauri Cantieri diffusi”, il bando – riservato a enti pubblici, enti religiosi e organizzazioni senza scopo di lucro – finanzia, con un contributo massimo di 50.000 euro per cantiere, il restauro di beni immobili, di organi, statue, affreschi, decorazioni, parchi e giardini storici di interesse culturale (artistico, storico, botanico, paesaggistico).
L’obiettivo del bando è far rivivere il patrimonio storico-artistico rendendolo parte attiva dei percorsi turistici e culturali, coinvolgendo le comunità locali e rafforzando il senso di appartenenza. Particolare attenzione sarà riservata alla sostenibilità economica dei progetti e alla capacità delle organizzazioni di strutturare una rete di partner per favorire le occasioni di fruizione del bene nonché di definire un piano di valorizzazione replicabile nel tempo.
La scadenza per la prima sessione è fissata al 31 marzo 2026.
La seconda sessione sarà aperta dal 1° al 31 luglio 2026.
Dal 2004 a oggi la Fondazione CRT ha sostenuto oltre 3.400 cantieri, destinando più di 57 milioni di euro per tutelare, valorizzare e restituire alla collettività il patrimonio artistico e culturale.
Il bando è consultabile sul sito: www.fondazionecrt.it