ilTorinese

L’equipaggio della Regia Venaria con i corni al Castello di Casotto

La musica dei corni da caccia unisce tutto l’arco alpino e, in occasione delle Giornate Internazionali del corno da caccia, organizzate dall’Accademia di Sant’Uberto nel 2024 a Venaria Reale e nel 2025 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi e a Palazzo Carignano, è nata la collaborazione con i Corni delle Alpi. Si tratta di strumenti che sono nati per essere suonati nella natura: il Corno da caccia, in Piemonte e nell’area francofona, evoca le grandi foreste e le caccie a cavallo reali. Il suo suono è entrato nella musica dell’età barocca e romantica. Il corno delle Alpi rappresenta un antico strumento a fiato in legno, simbolo della tradizione alpina; nato inizialmente coinvolto e strumento di comunicazione tra pastori, si è poi evoluto in una raffinata iconamusicale in gradi di emettere suoni caldi e avvolgenti che echeggia per chilometri nelle valli montane, ed è presente nella musica d’arte del Settecento, come nella Sinfonia “Pastorella” di Leopold Mozart, padre del più celebre W.A.Mozart, e dell’Ottocento. Entrambi dall’origine antica e non immediatamente collegata alla musica, il Corno dialogava inizialmente con i cani, seguendone attività e movimento. Nel contesto montano aveva lo scopo di essere usato come megafono di legno fra i pastori per comunicare tra un alpeggio e l’altro, radunare il bestiame o segnalare dei pericoli. Sulle Alpi, lo sviluppo del Corno è avvenuto in lunghezza, come una lunga pipa che oggi raggiunge i tre metri e mezzo in fa.

Per la rassegna musicale “Cerimoniale e divertissement 2026 – early music today”, il 7giugno, alle ore 16, avrà luogo un evento al castello di Casotto, a Garessio, in provincia di Cuneo. Per musica en plein air, l’Equipaggio della Regia Venaria si esibirà con i corni da caccia (patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO 2020) e due formazioni di corni delle Alpi: gli svizzeri corni dal Generus e i francesi Les Briançonneurs. Il concerto è gratuito e si svolgerà nella corte d’onore del castello.t

Info: info@accademiadisantuberto.

“Depositi di meraviglia” e “Più forte delle bombe” alla Gam

Fondazione Torino Musei per Archivissima 26  Sabato 6 giugno 2026, ore 10:30

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Sala incontri Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

In occasione di Archivissima 2026, la Fondazione Torino Musei, insieme al suo Archivio Fotografico, propone un doppio appuntamento: il talk con Chiara Bertola e Adrien Gardère, moderato da Maria Chiara Guerra dedicato al tema dei depositi museali e in particolare al Deposito Vivente allestito al secondo piano della GAM di Torino, seguito dalla presentazione del documentario realizzato a partire da una ricerca sul Fondo Danni di Guerra.

DEPOSITI DI MERAVIGLIA

Nel museo contemporaneo, il deposito è il luogo in cui la relazione tra collezione e pubblico assume una dimensione inedita, intima e mutevole, capace di generarsi in forme nuove a ogni sguardo. Lo spazio più nascosto è quello della maggiore apertura. Qui, come nel Musée Imaginaire di Malraux, ogni osservazione è legittima, ogni interpretazione è possibile: la macchina museale si rivela, nella sua continua trasformazione, come organismo vivo.

Chiara Bertola, direttrice del museo, racconta come ha riportato alla luce i giacimenti nascosti della collezione, in dialogo con Adrien Gardère, museografo francese che, nelle sue esperienze internazionali — dal Louvre-Lens al V&A East — ha reinventato il deposito come luogo della narrazione e della relazione.

 

QUELLO CHE NON C’È: DAL FONDO DANNI DI GUERRA

Siamo abituati a pensare agli archivi come a luoghi di ordine, certezza e conservazione. File allineati, inventari meticolosi, documenti che resistono al tempo e restituiscono tracce tangibili del passato. Eppure, se ci soffermiamo davvero ad ascoltare, ci accorgiamo che non sono solo le parole scritte a raccontare la storia. Tra quei faldoni ordinati si nasconde un’altra dimensione, più sottile: quella delle assenze.

Vuoti che interrompono la continuità del racconto e ci costringono a interrogarci. Perché manca qualcosa? Chi o cosa ha determinato quell’assenza? È il risultato del caso, della dimenticanza o di una scelta consapevole?

Ogni archivio è, in fondo, una narrazione incompleta, e l’incompletezza apre uno spazio di possibilità. I documenti mancanti non rappresentano soltanto una perdita: diventano un invito a interrogare, immaginare, ricostruire.

L’archivio, allora, non è soltanto un deposito del passato, ma uno spazio vivo, attraversato da continue relazioni tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto; un luogo in cui la memoria non si limita a conservare, ma continua a formarsi anche attraverso le sue crepe.

 

DOCUMENTARIO: PIÚ FORTE DELLE BOMBE

È proprio indagando una di queste crepe che è emerso il Fondo Danni di Guerra, oggetto di un importante lavoro di ricerca che ne ha permesso la ricostruzione e ha messo in luce le correlazioni con materiali conservati in altri archivi. Alla prima fase di indagine è seguito un lavoro di riordino, inventariazione e digitalizzazione.

È stato così possibile ricostruire la storia del Fondo e le modalità del suo ingresso in Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei.

Dalla fitta corrispondenza dell’allora direttore dei Musei Civici, Vittorio Viale, con personalità pubbliche e private, se ne deduce la presenza già intorno al 1945.

Il Fondo è costituito da circa 320 fototipi, tra lastre, pellicole e stampe fotografiche che documentano edifici, monumenti e complessi architettonici della città di Torino danneggiati o distrutti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Nel corso degli anni, la documentazione fotografica ha subito manipolazioni che ne hanno modificato l’assetto originario. Il nucleo è probabilmente riconducibile a un corpus più ampio di natura documentaria e fotografica prodotto dall’Ufficio Protezione Antiaerea (UPA), attivo tra il 1936 e il 1946. Gli scatti non venivano realizzati direttamente dall’Ufficio, ma affidati a soggetti esterni: ditte specializzate, fotoreporter e Corpo dei Vigili del Fuoco. Gran parte della produzione fotografica dei Vigili del Fuoco è oggi conservata presso il loro Archivio Storico, mentre presso l’Archivio Storico della Città di Torino si conserva il fondo UPA.

Il Fondo Danni di Guerra ha rappresentato uno strumento fondamentale di tutela durante la ricostruzione ed è oggi una testimonianza di grande valore storico sullo stato del patrimonio architettonico e monumentale torinese nel periodo postbellico.

Il video documentario, realizzato da Alessandro Muner in occasione di Archivissima 2026, ripercorre le tappe di questa esplorazione, alla ricerca di Quello che non c’è e sarà visibile in sala incontri sabato 6 e domenica 7 giugno a ingresso libero, durante gli orari di apertura del museo

Auto ignora l’alt e finisce in un fossato: un occupante in ospedale

L’auto si schianta, si ribalta e finisce in un fosso dopo che i due occupanti hanno ignorato l’alt; uno è stato trasportato in ospedale, l’altro è fuggito. È successo nella notte del 4 giugno a Salassa, in via Cavalier Botta, quando due uomini hanno ignorato l’alt imposto dai carabinieri della stazione di Cuorgné. Stando alla ricostruzione, la vettura in fuga, viaggiando a forte velocità e fuori controllo, ha prima abbattuto un palo della Telecom e poi è finita in una scarpata a lato della strada.

A bordo dell’auto, dopo il mancato stop obbligatorio, il veicolo si è schiantato, si è ribaltato e ha terminato la corsa in un fossato. Uno dei due è stato trasportato in ospedale, mentre l’altro si è allontanato a piedi.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Rivarolo Canavese per liberare l’uomo rimasto incastrato nell’abitacolo e i soccorsi del 118 Azienda Zero, che lo hanno trasportato all’ospedale di Cuorgné; le sue condizioni non risultano preoccupanti. L’altro occupante è riuscito a fuggire a piedi nel buio, facendo perdere le proprie tracce.

VI.G

La “Truffa si camuffa” fa tappa alla Crocetta

Prosegue la campagna preventiva nei mercati della Città

Terza tappa nei mercati torinesi della campagna “La truffa si camuffa”. Ieri

il nuovo mezzo attrezzato della Polizia Locale di Torino ha sostato al mercato della Crocetta, dopo essere stato, nelle scorse settimane, al mercato di corso Racconigi e di corso Cincinnato.

L’ufficio mobile permette agli agenti di presidiare direttamente le strade e i quartieri, offrendo supporto, materiale informativo e consulenza per difendersi dai raggiri. Opera come presidio itinerante a partire dalle attività di prevenzione e contrasto alle truffe del progetto “La truffa si camuffa” attualmente in corso. Nelle prossime settimane prevedrà altri appuntamenti specifici nei luoghi più frequentati in modo particolare delle persone più anziane e a rischio raggiri, come il mercato di piazza Foroni l’11 giugno e quello di via Onorato Vigliani il 18 giugno. Ma anche centri anziani, bocciofile, giardini e Asl. Qui si possono vedere i video della campagna, ricevere materiale informativo e consigli utili per aumentare la propria consapevolezza rispetto ai meccanismi di imbroglio più frequenti e pericolosi.

L’iniziativa, promossa dalla Città di Torino con il Corpo di Polizia Locale, si aggiunge al pattugliamento attivo nelle piazze e nelle vie della città e al ricco calendario di conferenze e seminari organizzati in tutte le Circoscrizioni, focalizzati sulle tecniche più diffuse di raggiro (porta a porta, digitale, telefonico) e sulle migliori azioni da mettere in campo per evitarle. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: spiegare le truffe più diffuse che stanno circolando, per aumentare consapevolezza e capacità di riconoscimento. Ma anche fornire indicazioni su cosa fare se la truffa dovesse verificarsi: chi chiamare e come comportarsi.

Anche questa mattina al mercato della Crocetta era presente l’assessore alla Polizia Locale e alla Sicurezza della Città di Torino Marco Porcedda: “L’obiettivo è quello di informare su quali sono le truffe più diffuse oggi, quali gli strumenti da poter mettere in campo per evitare di essere truffati e, se
dovesse capitare, cosa fare per cercare di trovare una soluzione. Il 112 è sempre il numero di riferimento per qualsiasi necessità e, come ripetiamo sempre, bisogna ricordarsi che qualsiasi cosa che vi mette molta fretta è sempre qualcosa che ci deve riflettere sulla necessità di effettuare veramente con rapidità quell’azione. Sono molto probabilmente delle truffe ed è sempre meglio pensarci prima. Oggi le truffe più diffuse – prosegue Porcedda – continuano ad essere quelle che sfruttano gli smartphone, quindi SMS, email e whatsapp. Ma anche le truffe presso le abitazioni in cui chi commette il raggiro si spaccia o per falso tecnico del gas o per un appartenente alle forze di polizia. Oggi siamo qui perchè i mercati sono gli ambienti che le persone anziane e quelle che hanno più necessità di essere tutelate, frequentano maggiormente. Vogliamo essere prossimi, vicini e arrivare fin dove la necessità è più sentita. Quindi la presenza nei mercati ci è sembrata la scelta più logica per poter procedere con questo percorso”.

TorinoClick

Spaccio, Ravello (FdI): “Pd scopre sicurezza: è lo stesso delle pipette da crack?”

“Davvero difficile non stupirsi della giravolta del Partito Democratico. Oggi scende in strada contro lo spaccio e distribuisce questionari ai cittadini per chiedere quali soluzioni adottare, ieri voleva distribuire gratis le pipette per il crack. Una scena che sarebbe quasi comica se non riguardasse un problema drammatico come il degrado e lo spaccio di droga che affliggono Torino”.

Lo dichiara Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte.

“Proprio loro, gli stessi ambienti politici che in questi anni hanno sostenuto o strizzato l’occhio a modelli fondati sulla riduzione del danno, sulla normalizzazione del consumo di droga e sulle cosiddette stanze del buco, ora si accorgono dell’esistenza dello spaccio e chiedono ai cittadini cosa si aspettano dalla politica. La ‘banda del buco’ ha superato sé stessa. Siamo alla follia”.

“La risposta i torinesi la conoscono già: più controlli, più Forze dell’Ordine, più prevenzione, più presidio della Polizia Locale e tolleranza zero verso chi avvelena quartieri e famiglie. Non servono questionari sociologici per capire ciò che i residenti denunciano da anni”.

“Il contrasto allo spaccio – conclude Ravello – non si improvvisa alla vigilia delle campagne elettorali e non si affronta inseguendo ambiguità ideologiche. Chi oggi organizza banchetti sulla sicurezza dovrebbe prima spiegare perché per anni ha minimizzato il problema e perché continua a guardare con indulgenza a politiche che rendono la droga sempre più accettabile. Torino ha bisogno di risposte, che la sua amministrazione non dà, non di passerelle”.

PLD organizza incontro sulla Tav

PARTITO LIBERALDEMOCRATICO A RIVOLI

Dopo oltre vent’anni di dibattiti, polemiche e campagne ideologiche, la realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione è oggi entrata in una fase di avanzamenti concreti.
I lavori per il collegamento tra il nodo ferroviario torinese, l’interporto logistico di Orbassano e la direttrice della Val di Susa rappresentano una delle più importanti infrastrutture strategiche europee per il trasporto sostenibile, la competitività economica e l’integrazione continentale.

Per questo motivo, il Partito Liberaldemocratico della provincia di Torino promuove per sabato 13 giugno, dalle 9.30 alle 13 presso la Sala Consiliare del Comune di Rivoli, un incontro di formazione e approfondimento dedicato agli iscritti, ai simpatizzanti e agli esponenti dell’area centrista, liberale e riformista del territorio. L’incontro avrà il titolo:

“TRATTA FERROVIARIA TORINO-LIONE – SI AVANZA: UN’OPERA STRATEGICA, UN FUTURO CHE CORRE”.

Analizzeremo dati, documenti e sviluppi concreti dell’opera, affrontando con serietà e competenza una discussione troppo spesso dominata da
slogan, semplificazioni e narrazioni distorte. Secondo il Partito Liberaldemocratico, sostenere quest’opera significa scegliere sviluppo, sostenibilità, connessioni internazionali e competitività per il Piemonte e per tutto il Nord-Ovest italiano. Relatori saranno l’architetto Paolo Foietta (già Commissario Straordinario del Governo per l’Asse Ferroviario Torino-Lione e attualmente Presidente della Delegazione Italiana presso la Commissione intergovernativa italo-francese per la linea ferroviaria TorinoLione) e l’architetto Massimo Giuntoli  (già Presidente Ordine Architetti PPC di Torino).

Modererà l’incontro Fabrizio Goria (giornalista de La Stampa)

Incendio in un appartamento: frigo va a fuoco, 3 persone in ospedale

Un improvviso cortocircuito al frigorifero ha scatenato un incendio in un appartamento al pianterreno. È quanto accaduto nella mattinata di oggi in Borgo Vittoria, in un palazzo di via Cardinal Massaia, al civico 21.

Dall’apparecchio si è alzata una fitta coltre di fumo che in breve ha risalito la tromba delle scale, invadendo i piani superiori e rendendo inagibile un alloggio al secondo piano. Sul posto sono accorse immediatamente le squadre dei vigili del fuoco del distaccamento di Corso Regina Margherita: i pompieri hanno domato le fiamme e tratto in salvo tre persone, rimaste intrappolate dal fumo e rifugiate sul balcone.

I tre sono stati soccorsi dal personale sanitario del 118 e trasportati in codice verde all’ospedale Maria Vittoria per accertamenti e cure per inalazione di fumi; le loro condizioni non risultano comunque preoccupanti. Sul posto sono intervenute anche le volanti della Polizia di Stato per i rilievi e gli accertamenti del caso.

VI.G

La 500 ibrida può salvare Mirafiori? I numeri frenano l’ottimismo

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La nuova Fiat 500 ibrida è diventata il progetto industriale più importante per il rilancio di Mirafiori e rappresenta una delle principali speranze per il futuro del settore automobilistico torinese. Dopo le difficoltà incontrate dalla 500 elettrica, penalizzata da una domanda europea inferiore alle aspettative, Stellantis ha deciso di affiancare una versione mild hybrid della storica utilitaria, puntando su un modello più accessibile e in grado di intercettare una platea più ampia di automobilisti.

L’avvio della produzione ha segnato un momento significativo per lo stabilimento torinese, che negli ultimi anni ha vissuto una lunga fase di ridimensionamento caratterizzata da fermate produttive e ricorso agli ammortizzatori sociali. L’obiettivo dichiarato dal gruppo automobilistico è quello di riportare Mirafiori a volumi decisamente superiori rispetto a quelli registrati negli ultimi anni, con l’ambizione di superare quota 100 mila vetture annue quando il progetto entrerà pienamente a regime.

Tuttavia, osservando i dati disponibili nei primi mesi del 2026, emerge un quadro che invita alla prudenza. Le vetture uscite dalle linee produttive dello stabilimento torinese, considerando sia la 500 elettrica sia la nuova 500 ibrida e i modelli Maserati, mostrano un recupero rispetto al passato recente, ma restano ancora lontane dai livelli che sarebbero necessari per raggiungere nel breve periodo gli obiettivi indicati inizialmente da Stellantis. Alcune stime formulate dagli osservatori del settore suggeriscono infatti che la produzione effettiva dell’anno potrebbe attestarsi su valori inferiori alle previsioni più ottimistiche diffuse al momento dell’annuncio del progetto.

Questo non significa necessariamente che il piano sia destinato a fallire. Nei programmi industriali automobilistici è normale che i volumi crescano progressivamente nel corso dei mesi successivi al lancio commerciale di un nuovo modello. La risposta del mercato europeo alla 500 ibrida sarà quindi determinante per comprendere se Mirafiori riuscirà davvero a ritrovare una dimensione produttiva più consistente.

La scelta di riportare una motorizzazione ibrida nello storico stabilimento torinese nasce da una constatazione ormai condivisa da gran parte dell’industria automobilistica europea: la transizione verso l’elettrico procede con ritmi più lenti rispetto a quanto ipotizzato pochi anni fa. L’interesse dei consumatori per le vetture a batteria continua a crescere, ma non abbastanza rapidamente da sostenere da solo gli elevati livelli produttivi programmati dai costruttori. Per questo motivo la tecnologia ibrida viene considerata una soluzione intermedia capace di rispondere meglio alle esigenze del mercato attuale.

La vicenda della 500 ibrida si inserisce però in un contesto più ampio che riguarda l’intera area torinese. La città che per decenni è stata identificata con la Fiat e con la grande industria dell’automobile sta vivendo una trasformazione profonda. Se nel secolo scorso Mirafiori rappresentava uno dei più grandi poli produttivi europei, oggi il settore automobilistico continua a mantenere un peso economico rilevante ma con numeri decisamente inferiori rispetto al passato. Migliaia di posti di lavoro dipendono ancora direttamente o indirettamente dall’automotive, rendendo ogni decisione industriale particolarmente importante per il territorio.

Alle difficoltà legate all’andamento del mercato si aggiungono altri elementi che stanno mettendo sotto pressione il comparto: la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori asiatici, i costi energetici elevati, la necessità di sostenere investimenti molto consistenti per sviluppare nuove tecnologie e l’incertezza che accompagna l’evoluzione normativa europea in materia di mobilità e riduzione delle emissioni.

Anche il Piemonte risente di questa situazione. La rete di aziende che produce componenti e servizi per il settore automobilistico sta attraversando una fase delicata, caratterizzata da una domanda meno dinamica e da margini sempre più ridotti. Molte imprese hanno avviato strategie di diversificazione per ridurre la dipendenza dal solo comparto auto, orientandosi verso settori come l’aerospazio, la meccanica avanzata, l’energia e le tecnologie innovative. Si tratta di un processo complesso ma ritenuto indispensabile per garantire prospettive di crescita nel medio periodo.

In questo scenario la nuova Fiat 500 ibrida assume un valore che va oltre il semplice lancio di un modello automobilistico. Per Torino rappresenta un banco di prova decisivo sulla capacità di mantenere un ruolo centrale nella produzione industriale italiana. I primi segnali mostrano una ripresa rispetto agli anni più difficili, ma i numeri attuali indicano che il percorso per raggiungere i traguardi annunciati da Stellantis è ancora lungo. Il successo commerciale della vettura, insieme alle future scelte strategiche del gruppo e alla capacità della filiera piemontese di innovarsi e diversificarsi, sarà determinante per capire se Mirafiori potrà tornare a essere uno dei motori dell’industria nazionale oppure se dovrà continuare a confrontarsi con una fase di transizione che dura ormai da diversi anni.

Il Vermouth Carpano celebra 240 anni di storia

Con una nuova partnership con Gerla 1927 e sulla Pista del Lingotto

Carpano, punto di riferimento internazionale del Vermouth di Torino del gruppo Fratelli Branca Distillerie, celebra 240 anni dalla nascita tornando nel luogo in cui la sua storia ha avuto inizio: Torino.
Si tratta di una ricorrenza simbolica per il brand che, nel 1786, grazie all’intuizione di Antonio Benedetto Carpano, diede vita sotto i portici della città alla prima ricetta del vermouth moderno, trasformando per sempre il rito dell’aperitivo in un’esperienza culturale e sociale destinata a diventare patrimonio italiano.
In occasione di questo importante anniversario Carpano annuncia una prestigiosa collaborazione con il gruppo Gerla 1927, marchio storico torinese dell’alta pasticceria e della ristorazione. Si tratta di un progetto che nasce da una profonda affinità di visione tra due eccellenze accomunate da un legame radicato con la città, dalla cura per la qualità e dalla capacità di attraversare il tempo restando un punto di riferimento contemporaneo. Attraverso la partnership con il gruppo Gerla 1927, la gamma Carpano entrerà nei luoghi più autentici dell’ospitalità torinese con drink list su misura. La collaborazione prende così forma come un racconto diffuso dedicato alla città e ai suoi rituali contemporanei, fatto di esperienze, signature cocktail, percorsi gastronomici e momenti di incontro pensati per restituire una visione attuale dell’aperitivo torinese.
Il percorso unisce icone cittadine dal fascino senza tempo. La presenza di Carpano prenderà forma in alcuni luoghi emblematici dell’ospitalità torinese, ciascuno legato a una diversa espressione del rito dell’aperitivo e della cultura cittadina.

Al Caffè Platti 1875, istituzione torinese e storico salotto della vita culturale cittadina, frequentato da figure quali Cesare Pavese e Luigi Einaudi, la cultura del vermouth incontra quella dei grandi Caffè, spazi in cui il consumo si fa conversazione, abitudine sociale, memoria condivisa.
Gerla 1927, storica pasticceria in corso Vittorio Emanuele II, vanta, invece, il legame con la tradizione della pasticceria piemontese aperta oggi anche a una proposta di cocktail bar capace di estendere con naturalezza il dialogo tra dolce, aperitivo e convivialità.
House of Carpano nasce, invece, sulla terrazza de La Pista Restaurant, sul tetto del Lingotto, uno degli edifici più emblematici della Torino industriale. Nato come stabilimento Fiat, con la celebre pista di collaudo sospesa sulla città, il Lingotto è nel tempo diventato un simbolo della capacità torinese di trasformare la propria memoria produttiva in cultura, ospitalità e visione urbana.
House of Carpano proporrà cocktail segnature costruiti sull’intera gamma del brand, abbinamenti gastronomici pensati per valorizzare la complessità aromatica del vermouth e una programmazione musicale con DJset ogni giovedì, venerdì e sabato.
House of Carpano sarà aperta al pubblico dall’11 giugno e rappresenterà uno spazio dedicato all’esperienza dell’aperitivo a 360 gradi, un’esperienza in cui la storia del brand, la materia del vermouth, il paesaggio  del Lingotto e la ritualità torinese trovano una forma riconoscibile e aperta alla città.
Carpano, attraverso questa collaborazione, sceglie di raccontare i propri 240 anni, riaffermando la contemporaneità di una storia che continua a dialogare con il presente , attraverso luoghi, persone e linguaggi capaci di evolvere insieme a Torino.

“I grandi marchi non vivono nella nostalgia della propria storia. Vivono – afferma Niccolò Branca, Presidente di Fratelli Branca Distillerie – nella capacità  di trasformare la propria eredità  in qualcosa che generi ancora significato, esperienza e relazione. Carpano appartiene alla cultura internazionale del  vermouth non perché abbia inseguito i cambiamenti del mercato, ma perché ha saputo rimanere fedele a una visione abbastanza solida da attraversarli senza perdere se stessa.
Tornare a Torino con questa profondità e questa struttura significa riaffermare che l’origine di un brand non è  un fatto relegato al passato, ma che continua a produrre qualità e visione nel presente. La tradizione,  che non è conservazione, rappresenta, invece, la capacità di scegliere il futuro con la stessa intransigenza con cui si è  sempre scelto il meglio”.

“Le grandi idee diventano rilevanti solo quando trovano una forma concreta per entrare nei luoghi, nelle abitudini e nei gesti delle persone – ha affermato Roberto Munnia, Presidente del Gruppo Gerla 1927- con Carpano abbiamo voluto costruire un progetto che parta dalla storia, ma che non si limiti a raccontarla, ma la traduca piuttosto in esperienza quotidiana, in accoglienza, in qualità, in un modo di vivere contemporaneo in Torino. Per noi l’ospitalità è  proprio questo, immaginare con ambizione e poi dare corpo a quella visione, dettaglio dopo dettaglio”.

MM

Anna Magnani. Il volto del Neorealismo

di Debora Bocchiardo

Anna Magnani, icona di resilienza e forza al femminile, nasce a Roma il 7 marzo 1908 da padre ignoto.  La madre, Maria, una sarta originaria della Marche, poco dopo la nascita lascia la piccola alla nonna e alle zie e si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove sposerà un ricco austriaco.

Anna, una volta divenuta adolescente, vorrà conoscere la propria madre, ma tornerà con l’amara consapevolezza di non essere né accettata né voluta.  È l’inizio della crescita personale di colei che verrà riconosciuta come volto del Neorealismo cinematografico. Anna diventa una donna forte perché sa di poter contare solo su se stessa e di potercela fare. Sempre.

La ragazza si iscrive a corsi di recitazione, sa cantare e suona il pianoforte. Mentre già lavora in teatro e nell’avanspettacolo, nel 1927 si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse, che nel 1935 diverrà l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’amico, e frequenta i corsi assieme a Paolo Stoppa.

Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con Totò.

Il suo battesimo cinematografico è del 1928, con una breve apparizione nel film di Augusto Genina “Scampolo”. Il suo vero debutto avviene nel 1934 nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”.

La grande opportunità per dimostrare il proprio talento arriva nel 1941 con Vittorio De Sica che la vuole in “Teresa venerdì”.

Seguono diverse commedie fino alla grande svolta del 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Con uno straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film, la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento, è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale. la Sora Pina, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti regala all’attrice la ribalta internazionale il suo primo Nastro d’Argento.

Un secondo Nastro d’Argento arriverà due anni dopo con il premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia grazie all’ “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei.

Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”.

Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonata dal proprio compagno le porta un altro Nastro d’Argento. Nel 1951 il quarto meritatissimo Nastro d’Argento lo ottiene per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto tentando di inserire la figlia nel mondo dello spettacolo. Un sogno che, in quegli anni, era condiviso da molti italiani e alimentato dal crescente successo di Cinecittà e delle tante produzioni che lì venivano realizzate.

Nel 1956 riceve l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955. Per lo stesso ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico.

L’America la ama, ma lei ama l’Italia, la sua Roma “Con le chiese che si siedono sui tetti delle case” come diceva lei.

Nel 1956 “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini le fa ottenere il quinto Nastro d’Argento.

Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor, realizzato nel 1957. Una pellicola con cui otterrà anche il David di Donatello ed una nomination all’Oscar.

Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello.

Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”. Il sodalizio umano e artistico si rivela un grande successo di pubblico e critica, nonostante né il regista né l’attrice si ritengano soddisfatti della loro collaborazione.

L’amore di Anna Magnani per il teatro, nel frattempo, non è diminuito e l’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in diversi ruoli e muove piccoli passi nel mondo della televisione.

Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cameo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa.

Anna Magnani, indomita e coraggiosa, affronta la sua battaglia peggiore nel 1973, quando si spegne a Roma il 26 settembre, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita da Roberto Rossellini e dal figlio Luca, avuto dall’attore Massimo Serato ma cresciuto solo da lei. I due grandi amori della sua vita.

Riposa nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, vicino alla villa dove adorava trascorrere il tempo libero.