«Lo stambecco, che oggi la destra vorrebbe inserire tra le specie cacciabili, è esattamente la ragione per cui esiste il più antico parco nazionale italiano. Senza lo stambecco non esisterebbe il Parco Nazionale del Gran Paradiso. È il suo simbolo, la sua ragione storica e culturale. Aprire alla possibilità di cacciarlo, come prevede uno specifico emendamento al cosiddetto DDL Malan (n. 1552), è una scelta scellerata da ogni punto di vista: un danno a una specie protetta, che il Parco ha salvato all’estinzione, e al Parco stesso, che da oasi amata dai turisti diventerebbe una riserva di caccia. Ora vogliamo capire se la Regione Piemonte sia stata coinvolta nel percorso legislativo approdato in Senato, oppure se tutto sia avvenuto all’insaputa della Giunta Cirio. Nel qual caso, Cirio non può fare finta di nulla». Lo afferma il consigliere regionale Alberto Avetta (PD), che ha presentato un’Interrogazione sull’argomento. «L’apertura della caccia allo stambecco rischia di vanificare gli sforzi decennali di conservazione fatti dal Parco, che hanno salvato la specie dall’estinzione (sul versante alpino italiano si contano 15mila esemplari). La Regione Piemonte deve assumere una posizione e aprire una discussione nelle Commissioni consiliari per approfondire con estrema attenzione l’opportunità di questa scelta e le sue ricadute sul patrimonio faunistico del Parco».
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