E’ morto a 93 anni Peppo Sacchi che nel 1972, con Enzo Tortora “inventò” le televisioni private in Italia, con Tele Biella. Fu la prima tv libera a contrastare il monopolio della Rai, seppure le trasmissioni fossero via cavo. La moglie di Sacchi, Ivana Ramella, conduttrice e giornalista della storica emittente piemontese (che vide tra i suoi collaboratori un giovanissimo Ezio Greggio e l’antennista Enzo Gatta che divenne regista di Portobello) era morta due anni fa. Sacchi in gioventù era stato regista della Rai e della televisione della Svizzera italiana. Poi fondo’ la sua tv finché la Rai non gli mando’ gli ispettori a tagliare il cavo. Poi Sacchi continuò a lavorare con la sua Tele Biella una volta che – grazie alle sue battaglie – l’etere fu liberalizzato.
IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALLE NITTO ATP FINALS
L’iniziativa promozionale delle Nitto ATP Finals che accompagnerà il pubblico verso il torneo in programma all’Inalpi Arena dal 15 al 22 novembre 2026.
Con grande partecipazione ed entusiasmo ha preso il via questa mattina il calendario di appuntamenti di “Tennis in Città 2026”, l’iniziativa promozionale delle Nitto ATP Finals che porterà il tennis nelle piazze e negli spazi pubblici di Torino e del Piemonte, trasformandoli in luoghi aperti dove scoprire, praticare e vivere questa disciplina.
La Reggia di Venaria ha ospitato l’inaugurazione ufficiale nella Corte d’Onore e in piazza della Repubblica. Da oggi e per tre giorni, fino a domenica 7 giugno, il pubblico potrà cimentarsi con la racchetta guidato dagli insegnanti certificati della Federazione Italiana Tennis e Padel.
Il campo da mini-tennis e le diverse postazioni di gioco rimarranno aperti dalle 9 alle 18, accogliendo famiglie, bambini e appassionati di tutte le età. Un’opportunità concreta per imparare le basi di questo sport anche per chi non ha mai giocato.
Il trofeo delle Nitto ATP Finals è l’ospite d’onore della manifestazione. Sarà esposto per l’intera durata dell’evento nella suggestiva Cappella di Sant’Uberto, dove il pubblico potrà ammirarlo gratuitamente e avvicinarsi simbolicamente all’appuntamento di novembre. L’ingresso a “Tennis in Città 2026” e la visita al trofeo sono completamente gratuiti e non richiedono prenotazione.
«Inaugurare questo percorso dalla Reggia di Venaria ha un profondo valore simbolico e strategico – dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e gli assessori Paolo Bongioanni e Andrea Tronzano –. Le Nitto ATP Finals rappresentano un asset fondamentale per il posizionamento internazionale del nostro territorio, forti del grande successo di coinvolgimento e di pubblico che ha caratterizzato questi anni straordinari. Con “Tennis in Città” trasformiamo un grande appuntamento in un’opportunità di partecipazione diffusa, alimentando l’entusiasmo con cui l’intera regione attende l’edizione 2026, un momento chiave che apre ufficialmente una nuova, entusiasmante prospettiva per il futuro del grande tennis in Piemonte. La risposta eccezionale di oggi dimostra che siamo pronti a confermarci una capitale mondiale dello sport. Investire in queste iniziative significa promuovere l’eccellenza, generare valore economico attraverso i grandi eventi e garantire che la pratica sportiva rimanga un patrimonio accessibile, capace di unire e far crescere le nuove generazioni».
«Nel corso di questi anni, Venaria Reale è stata la culla dello sport internazionale, teatro di grandi eventi sportivi – commenta Fabio Giulivi, Sindaco della Città di Venaria Reale – come la partenza del Giro d’Italia e de La Vuelta a España. Questo grazie al conferimento del titolo di Città Europea dello Sport 2025. Oggi la Città torna a ospitare un importante evento come “Tennis in Città”, ammirando dal vivo il trofeo delle Nitto ATP Finals. Il tennis italiano in questi anni è diventato protagonista a livello mondiale per merito di campioni come Sinner, Berrettini, Cobolli, Arnaldi, Musetti e Sonego. Grazie a manifestazioni di questo calibro, lo sport diventa strumento di salute, inclusione sociale ed educazione. E, perché no, potrebbe far avvicinare al tennis tanti giovani concittadini».
«Nato nel cuore di Torino, il progetto “Tennis in Città” è cresciuto rapidamente fino a coinvolgere progressivamente tutto il territorio piemontese. Siamo molto soddisfatti che un’iniziativa nata per avvicinare il pubblico alle Nitto ATP Finals e portare il tennis fuori dai circoli stia ampliando il proprio raggio d’azione in tutta la regione – afferma Pierangelo Frigerio, consigliere della Federazione Italiana Tennis e Padel –. L’obiettivo della FITP è sempre stato quello di trasformare le Nitto ATP Finals in un’opportunità concreta di partecipazione, pratica sportiva e coinvolgimento dei territori. Portare campi e attività nelle piazze, nei parchi e negli spazi pubblici significa lasciare un’eredità che va oltre la settimana dell’evento. Il coinvolgimento crescente delle istituzioni e delle comunità locali conferma la bontà di un progetto che unisce promozione sportiva, inclusione e valorizzazione del territorio. Le Nitto ATP Finals sono una straordinaria vetrina mondiale, ma il vero successo è trasformare l’entusiasmo generato dai campioni in passione e pratica sportiva diffusa tra giovani e famiglie piemontesi».
«Siamo particolarmente soddisfatti che proprio la Reggia di Venaria rappresenti la prima tappa dell’evento “Tennis in Città 2026”, accogliendo anche il prestigioso trofeo delle Nitto ATP Finals che potrà essere ammirato liberamente dal nostro pubblico fino al 7 giugno – commentano Michele Briamonte e Chiara Teolato, Presidente e Direttrice generale del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude –. Un’ulteriore nuova occasione per promuovere lo sport, i suoi valori coniugati con il benessere personale in un contesto culturale straordinario che, piace ricordarlo, storicamente già ospitava proprio il “gioco della pallacorda” o “trincotto”, antenato del tennis nei tempi aulici. Per questo teniamo a ringraziare gli organizzatori e tutti i partner, istituzionali e non, che hanno consentito la realizzazione di questa significativa iniziativa».
“Tennis in Città 2026” nasce con l’intento di portare questa disciplina fuori dagli stadi e dai circoli privati, per condividere lo sport all’interno di spazi pubblici in cui la pratica diventa accessibile a tutti e dove bambini e famiglie possono scoprire un’eccellenza piemontese dalle radici profonde e dalle proiezioni internazionali.
Il 15 novembre il tennis internazionale tornerà al centro della scena con le Nitto ATP Finals all’Inalpi Arena. Ma fino ad allora, il cammino verso il torneo coinvolgerà direttamente i cittadini e tutti coloro che si vorranno avvicinare a questo sport nei luoghi scelti per l’iniziativa.
La manifestazione, organizzata dalla Federazione Italiana Tennis e Padel e dall’ATP, è promossa dal Ministero per lo Sport e i Giovani, dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino, in collaborazione con la Città di Venaria e il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. Nei prossimi mesi il progetto farà tappa in altri spazi pubblici di Torino e del Piemonte.
Giovedì 11 giugno sarà protagonista Diego De Silva, che presenterà il suo ultimo romanzo “I titoli di coda di una vita insieme”
Proseguono le passeggiate letterarie alla Fondazione Emanuele di Mirafiore, l’appuntamento che da sedici anni trasforma l’ultimo bosco della bassa Langa, all’interno del Villaggio Narrante di Fontanafredda, in un palcoscenico naturale dedicato all’ascolto, alla lettura condivisa e al dialogo con gli autori. Giovedì 11 giugno, alle ore 18.30, protagonista della serata sarà Diego De Silva, che leggerà e racconterà il suo ultimo romanzo edito da Einaudi “I titoli di coda di una vita insieme”
Protagonisti del libro sono Fosco e Alice, che si sono amati intensamente e che presto, senza sapere perché, si diranno addio. Nel vortice di parole più o meno giuste, abbracci notturni e antiche recriminazioni, decidono di raccontare la loro stria secondo il proprio sguardo. Alice vuole una conclusione drammatica, convinta che un grande amore si misuri dalle ferite e dal male che è possibile infliggersi, Fosco ha un atteggiamento più morbido, quasi passivo, incline ad accettare qualsiasi condizione. Le loro posizioni si traducono in documenti freddi e mortificante, che non raccontano nulla di una vita in comune. Senza rinunciare all’ironia che lo contraddistingue, De Silva racconta con intensità le speranze, le delusioni e le felicità nascoste e l’intreccio complesso dei sentimenti che accompagnano la fine di un amore.
Diego De Silva, autore, giornalista e sceneggiatore napoletano, ha pubblicato i suoi libri con Einaudi, e dai suoi romanzi che hanno per protagonista l’avvocato Vincenzo Malinconico è stata tratta una serie televisiva di successo trasmessa da Rai 1.
L’ingresso agli appuntamenti è libero e gratuito, con prenotazione obbligatoria tramite il sito della Fondazione Mirafiore: www.fondazionemirafiore.it
Mara Martellotta
Due milioni di euro
La Regione Piemonte mette a disposizione due milioni di euro per finanziare iniziative dedicate alla prevenzione dei rifiuti promosse dagli enti del Terzo settore privi di attività commerciale. La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, la scheda tecnica della misura denominata “Prevenzione della produzione dei rifiuti”, inserita nel quadro delle azioni regionali finalizzate alla riduzione degli scarti e allo sviluppo di pratiche di economia circolare.
L’intervento mira a valorizzare il contributo delle organizzazioni sociali nella diffusione di modelli di consumo più sostenibili, incentivando attività che favoriscano il riutilizzo dei beni, il recupero delle risorse e la diminuzione degli sprechi.
«Con la dotazione di due milioni di euro – sottolinea l’assessore Marnati – compiamo un passo decisivo verso un’economia più efficiente. Il Terzo settore è un alleato insostituibile: gli enti che non svolgono attività commerciale ma operano per il bene comune hanno ora strumenti concreti per diventare protagonisti del cambiamento».
L’assessore evidenzia inoltre come le risorse siano destinate a «iniziative che uniscono sostenibilità ambientale e solidarietà sociale, puntando sul riuso, sulla riparazione e sulla gestione responsabile delle eccedenze alimentari. Recuperare cibo dalle mense e dal commercio per donarlo a chi vive in condizioni di povertà significa combattere lo spreco e sostenere le fasce più fragili. Ora lavoreremo all’apertura dei bandi: invito tutti gli enti interessati a cogliere questa opportunità».
Potranno accedere ai finanziamenti gli enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore che non esercitano attività economiche e che non risultano iscritti al Repertorio Economico Amministrativo (REA).
Tra le attività ammissibili rientrano progetti dedicati al recupero e alla condivisione di beni, come il riutilizzo di libri scolastici e di altra natura, la realizzazione di biblioteche degli oggetti — sistemi che consentono di prendere in prestito attrezzature e strumenti anziché acquistarli —, il recupero e la rigenerazione di computer portatili e gli interventi di manutenzione e riparazione volti ad allungare il ciclo di vita dei prodotti.
Particolare rilievo viene attribuito alle iniziative contro lo spreco alimentare. Saranno infatti sostenuti progetti per la raccolta e la redistribuzione delle eccedenze provenienti da negozi, mercati ambulanti e servizi di ristorazione collettiva. Gli alimenti recuperati potranno essere destinati, anche dopo eventuali processi di trasformazione, a persone e famiglie che vivono situazioni di disagio economico o fragilità sociale.
I contributi potranno inoltre finanziare il potenziamento delle strutture e delle attrezzature necessarie per il recupero, il trasporto e la conservazione delle eccedenze alimentari, oltre ad azioni finalizzate a limitare la produzione di rifiuti da imballaggio e di rifiuti indifferenziati durante mense, manifestazioni popolari, eventi culturali, concerti e iniziative sportive, con un’attenzione particolare alla riduzione dell’utilizzo di materiali monouso.
Le risorse saranno erogate sotto forma di contributi a fondo perduto in conto capitale fino all’85% delle spese ammissibili. Per essere finanziati, i progetti dovranno prevedere investimenti non inferiori a 30 mila euro, mentre il contributo massimo concedibile per ciascuna iniziativa sarà pari a 500 mila euro.
La copertura finanziaria dell’intervento sarà garantita attraverso fondi europei, nazionali e di coesione, con una programmazione distribuita nel triennio 2026-2028. È inoltre prevista una quota aggiuntiva destinata alle attività di assistenza tecnica.
Con il via libera alla delibera, la Regione potrà ora procedere alla pubblicazione dei bandi che consentiranno agli enti del Terzo settore interessati di presentare le proprie candidature e accedere alle agevolazioni previste.
Disservizi senza fine, che in molti Consorzi si sommano alla sospensione degli assegni di cura.
«Ci risiamo. Dopo i tre mesi di interruzione nella primavera 2024, dopo la crisi generalizzata di inizio 2026, in alcune Asl piemontesi si è di nuovo interrotta la fornitura dei pannoloni e degli altri dispositivi di assorbenza per le persone non autosufficienti. Le segnalazioni arrivano soprattutto dall’ASL TO3 e dalle ASL di Alessandria e di Asti e non riguardano gli acquisti, ma la consegna a domicilio da parte dell’aggiudicatario dell’appalto regionale.
L’acquisto centralizzato dei dispositivi da parte della Regione e la consegna da parte delle Asl dovrebbe garantire risparmi e prezzi migliori e facilitare l’organizzazione delle famiglie e dei gestori delle Rsa, ma questo sistema in Piemonte non funziona ormai da anni. La gara per i pannoloni è stata bandita da SCR e assegnata ad un unico aggiudicatario per l’intera Regione, che ha un contratto diretto con l’Asl di Asti, azienda capofila per la fornitura dei pannoloni, la pianificazione delle consegne e il riassortimento del magazzino.
Molte famiglie da settimane di nuovo non ricevono i pannoloni e devono provvedere in autonomia, con un grave carico economico e organizzativo.
Anche nelle RSA le cose non vanno meglio, visto che molte strutture stanno chiedendo alle famiglie soldi extra per comprare i pannoloni.
Come è possibile che l’assessorato regionale alla sanità non riesca a risolvere una volta per tutte i problemi legati al contratto di distribuzione?
Il sempre vigoroso assessore Riboldi affronti di petto la situazione, che a questo punto non è imputabile ai suoi predecessori.
Soprattutto, non è ammissibile che la giunta Cirio si disinteressi così tanto della non autosufficienza. Non solo non garantisce la consegna puntuale dei pannoloni, ma continua a lasciare più di 23.000 persone non autosufficienti in lista d’attesa per i progetti residenziali e domiciliari a cui hanno diritto a seguito della certificazione ASL di non autosufficienza, non concede più di 14.000/15.000 convenzioni sui posti letto nelle RSA piemontesi, non riforma le vecchie DGR sugli standards di cura e non anticipa il Fondo Nazionale Non Autosufficienza 2025-2027 per le prestazioni domiciliari in lungo assistenza (assegni di cura e servizi domiciliari), a differenza di quanto fatto praticamente da quasi tutte le altre Regioni.
La linea della Giunta Cirio sulla non autosufficienza, a dispetto del palliativo dei bonus una tantum, è obiettivamente fallimentare».
Monica CANALIS – consigliera regionale PD – Commissione Sanità
Ci sono persone che fanno arte.
E poi ce ne sono altre che sembrano nate direttamente dentro di essa, come se respirassero creatività ancora prima di imparare a parlare.
Bene , Daniela Cavalcabò appartiene a questa rara e preziosa qualità.
Nasce in una famiglia di musicisti, cresce tra note, strumenti, melodie, emozioni.
L’arte entra nella sua vita appena apre gli occhi. La musica diventa linguaggio quotidiano, sensibilità naturale, respiro.
Canta, suona, osserva, assorbe tutto ciò che è creativo.
E la vita continua a portarla proprio lì, dentro quel mondo fatto di vibrazioni artistiche e libertà espressiva.
Sposa infatti un chitarrista conosciuto dell’epoca e da questa unione nasce Alessandro, destinato a sua volta a vivere la musica ad altissimi livelli, diventando infatti il tastierista di Francesco De Gregori per 17 anni.
Una famiglia quindi in cui la musica non è soltanto passione, ma è identità.
Ma Daniela non si ferma mai a una sola forma d’arte, a tal punto da diventarne talmente dotta da portarsi anche ad insegnarla per ben 20 anni.
La sua mente curiosa, vivace, brillante la porta anche verso il mondo della pubblicità, dove lavora come designer creativa in diverse agenzie, distinguendosi immediatamente per la sua capacità di immaginare, inventare, trasformare le idee in emozioni visive.
Collabora anche con Guido Gobino, storico nome dell’eccellenza dolciaria torinese (che la menziona caldamente anche nel libro della sua biografia) , contribuendo con allestimenti e intuizioni creative, arrivando persino a ideare una nuova opera dolciaria al cioccolato chiamata : “Il N’uovo di Gobino”.
Eppure dentro di lei continua a vivere un’altra passione profondissima: quella per i bijoux e per la scultura.
Daniela osserva il mondo come fanno i veri artisti. Nulla per lei è banale. Ogni oggetto può trasformarsi. Ogni dettaglio può rinascere.
Dalle sue mani prendono vita bijoux unici, poetici, materici, spesso costruiti recuperando elementi apparentemente semplici, ai quali riesce a donare nuova anima, nuova dignità, nuova bellezza.
Perché gli artisti autentici non vedono ciò che una cosa è ma vedono ciò che potrebbe diventare.
Ed è forse anche per questo che il legame con Bob Noto (figura iconica del mondo gourmet e della creatività italiana) è stato così profondo.
Tra loro esisteva quella rara complicità che nasce soltanto tra persone capaci di riconoscere la bellezza nei dettagli più invisibili.
Ma la parte più straordinaria di Daniela non è soltanto il talento. È la sua umanità.
Oggi continua a vivere con un’energia che commuove.
Corre da una parte all’altra della città aiutando persone fragili, donne sole, madri in difficoltà, bambini, famiglie dimenticate. Recupera, conserva, sistema, porta, dona.
Nulla va sprecato se può servire a qualcuno.
E mentre continua a creare bijoux venduti nei negozi più belli di Torino, continua anche a seminare bene intorno a sé con una naturalezza quasi disarmante..proprio come facevano gli artisti di una volta. Quelli che avevano talento nelle mani, ma soprattutto bontà nelle vene.
Il tratto più sorprendente di Daniela è proprio questo : il tempo passa, ma lei non smette mai di ringiovanire nello spirito e nell’anima. Non per inseguire la giovinezza ma perché conserva quella curiosità, quella voglia di creare, di immaginare e di mettersi sempre in gioco che appartengono agli spiriti più vivi.
La sua è una lezione preziosa soprattutto per i giovani. In un mondo che corre veloce e si affida continuamente a nuovi strumenti e tecnologie, Daniela dimostra che la vera innovazione nasce prima di tutto dalla mente, dalla forza, dalla sensibilità e dalla capacità di reinventarsi . Con mezzi semplici, ma con un patrimonio immenso di esperienza, cultura e passione, continua a creare piccole magie quotidiane.
Oggi probabilmente potrebbe limitarsi a godersi il meritato riposo, dedicarsi soltanto agli affetti, ai nipoti, alle passeggiate e ai piaceri della vita. E invece lei sceglie ancora di costruire, immaginare, progettare e condividere. Lo fa con equilibrio, con eleganza e con la consapevolezza della propria età, senza rincorrere il tempo ma dialogando con esso.
Ed è questa la sua forza più autentica: dimostrare che la qualità della vita non dipende dagli anni che passano, ma dalla capacità di restare vivi dentro.
Daniela ha occhi verdi che parlano ancora di entusiasmo, di musica, di curiosità verso il mondo.
Ama i Beatles, ama la cultura, ama le persone, ama tutto ciò che contiene anima.
Ed è forse proprio questo il segreto della sua unicità:
non aver mai smesso di guardare la vita con stupore.
Perché ci sono artisti che creano oggetti bellissimi e poi ci sono artisti molto più rari:
quelli che, senza accorgersene, rendono più bella anche la vita degli altri.
Monica Di Maria di Alleri Chiusano
Il gusto delle cose semplici
La custode delle storie appese a una gruccia…
In un’epoca che misura il valore delle persone attraverso i numeri, la visibilità e il successo apparente, esistono ancora luoghi dove il tempo sembra seguire regole diverse.
Uno di questi luoghi è una lavanderia nel centro di Torino.
Niente insegne luminose, nessuna strategia di marketing aggressiva, nessuna promessa di rivoluzionare il mondo. Solo una donna pacata , solare, instancabile se pur distrutta , elegante nei modi e raffinata nella sua cultura dell’essere , così speciale, unica …..e che da ventotto anni apre la saracinesca ogni mattina e svolge il proprio lavoro con una dedizione che oggi è diventata merce rara.
A prima vista qualcuno potrebbe definirlo un lavoro semplice. Ma è proprio qui che nasce l’equivoco del nostro tempo.
Non esistono lavori umili. Esistono modi straordinari di svolgerli.
E lei appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Tra le sue mani passano abiti che raccontano vite. Vestiti da cerimonia, cappotti ereditati, maglioni amati, tessuti delicati che sembrano ormai perduti. Lei li osserva, li studia, li comprende…e spesso compie piccoli miracoli.
Allunga ciò che si è ristretto, recupera ciò che sembrava irrimediabilmente rovinato, elimina macchie che parevano eterne, ripara strappi e restituisce dignità a capi che altri avrebbero gettato via.
Ma la sua vera specialità non è il lavaggio: è la cura.
Quella cura antica che non si insegna nei corsi e non si compra online.
La stessa cura con cui accoglie ogni cliente, ricordandone le abitudini, ascoltandone le storie, trattando ogni persona con rispetto e gentilezza.
Nel suo negozio vivono anche i suoi quattro compagni inseparabili: tre eleganti levrieri e un trovatello salvato dalla strada.
Chi entra comprende subito che non si tratta soltanto di amore per gli animali. Si tratta di una precisa filosofia di vita. Rispetto per ciò che è fragile.Rispetto per ciò che è stato trascurato.Rispetto per ciò che merita una seconda possibilità.
Forse è per questo che riesce a restituire vita agli abiti….perché vede valore dove altri vedono soltanto un oggetto consumato.
I mestieri come il suo hanno costruito il nostro Paese.
Sono i lavori silenziosi che hanno accompagnato generazioni intere senza chiedere applausi.
Il calzolaio, la sarta, il falegname, il fornaio, il lavandaio…professioni che oggi rischiano di essere considerate minori solo perché non producono visibilità. Eppure sono essenziali.
Perché una società non vive soltanto di innovazione. Vive anche di mani esperte, di esperienza, di pazienza e di cura.
Proteggere questi mestieri significa proteggere una parte della nostra identità.
Significa ricordare che il valore di una persona non dipende dal titolo che porta sul biglietto da visita, ma dalla passione, dall’onestà e dall’amore che mette ogni giorno nel proprio lavoro.
Da ventotto anni questa donna non lava soltanto abiti, custodisce un’idea di mondo e ne protegge il sentimento .
Per alcuni, forse, suonerebbe bizzarro…ma persino gli abiti hanno un posto importante nel cuore della gente , perché gli stessi ci rammentano ricordi preziosi, la nostra unicità , il nostro stile e quindi la nostra fedele appartenenza a noi stessi.
Essi simboleggiano doni importanti, testimoniano amori e ricordi molto radicati in tutti noi .
Lei vive ancora in un mondo in cui la competenza è praticamente fondamentale e dove la gentilezza non è una debolezza ma un’invito a cogliere il meglio di tutto e di tutti.
Una donna lei che vive in un mondo in cui anche l’amore può prevedere forme di appartenenze differenti da altre ma molto intense.
Infatti la sua famiglia è costituita anche dai suoi animali che la accompagnano ogni giorno, come dalla gente del borgo che per lei nutre un grande rispetto e non manca mai di mostrarle affetto ringraziandola giorno per giorno .
Per tutto questo, possiamo quindi considerare il fatto che l’eccellenza può nascondersi anche dietro il bancone di una piccola lavanderia.
Ed è così che al mattino, il primo mattino … come in una fiaba che si ripete da ventotto anni senza perdere un grammo della sua magia, lei apre la porta della sua lavanderia e comincia il rito.
Espone i capi appena lavati e stirati con una cura che somiglia a una carezza. Li sistema uno accanto all’altro come farebbe la direttrice di un grande atelier, eppure quelli non sono abiti creati per una sfilata. Sono gli abiti della vita.C’è la giacca di chi va al lavoro, il vestito della festa, il maglione che ha attraversato un inverno difficile, la camicia di un incontro importante, l’abito di una giovane sposina, il cappottino di un bimbo, il foulard di una signora che non rinuncia all’eleganza.
Ogni capo custodisce una storia quindi, un’emozione. Ogni piega racconta una persona. Ogni tessuto porta con sé un frammento di vita diverso da tutti gli altri.
Forse è proprio questo il segreto della sua unicità: non lavare semplicemente dei vestiti, ma prendersi cura, ogni giorno, delle piccole storie che le persone le affidano….restituendole più pulite, più ordinate, e qualche volta persino un po’ più leggere.
Proprio come fanno le persone speciali….senza rumore, senza clamore. Con la semplice, straordinaria bellezza dell’amore per ciò che fanno, se pur tra vapore, detersivi e ferri da stiro, stiratura di pieghe e rammendi di strappi.
Ogni giorno tornano a nuova vita abiti stanchi e tessuti segnati dal tempo, ma forse, senza saperlo, si restituisce anche qualcosa che oggi si trova sempre più difficilmente: la fiducia nelle persone e la più autentica e fedele professionalità .
Perché certi mestieri puliscono si i tessuti, ma alcune persone, sanno invece anche rendere un po’ più pulito il mondo .
Monica Di Maria di Alleri Chiusano
(Lavanderia S.Maria : via San Dalmazzo 16/A – Torino -Tel. 333.6638003)
Animalisti, manifesti negli stadi
Caro direttore,
azione coordinata nel tardo pomeriggio di giovedì 4 giugno, dei Militanti del Movimento CENTOPERCENTOANIMALISTI rispettivamente allo Stadio Euganeo di Padova, Romeo Menti di Vicenza, Bentegodi di Verona e l’Olimpico di Torino.
Sono stati affissi striscioni con il nome della squadra e il testo: “ritiro in Trentino? Dove ammazzano gli Orsi? Anche no!”
Molte società calcistiche scelgono di fare i loro ritiri estivi in Trentino. I motivi della scelta sono: il clima favorevole, la bellezza naturale, l’ospitalità, i prezzi vantaggiosi.
Caratteristiche che si possono riscontrare in tutte le regioni italiane.
Mentre c’è una ragione etica per evitare il Trentino: ed è la persecuzione cui sono sottoposti gli Animali Liberi, Orsi, Lupi, Sciacalli, Cervi, Marmotte… perfino i Cormorani!
E poi c’è la tragica situazione dell’Orso rinchiuso al Casteller, presso Trento: Papillon, cui continuano a negare la libertà e anche il trasferimento in un ambiente migliore: trasferimento possibile e senza spese, ma rifiutato dalla Giunta di Trento.
Chiediamo alle società sportive di Padova, Vicenza, Verona e Torino di riconsiderare la scelta del Trentino: questa regione va evitata, finché non cambierà la linea anti-Animali di chi la governa.
MOVIMENTO CENTOPERCENTOANIMALISTI
Si va tutti a “La Corte”
Apre a Torino un nuovo “polo” dedicato all’inclusione, all’autonomia e alla formazione delle persone con disabilità e non
Giovedì 11 giugno, ore 18
Generosi e coraggiosi artefici dell’iniziativa, “I Buffoni di Corte Aps”, Associazione operante dal 2008 sul territorio torinese (prima sede in corso Sebastopoli 272/e) nell’ambito didattico e formativo dei giovani, adolescenti e persone “con disabilità”. In quasi 18 anni di attività più di 800 sono ad oggi gli associati, oltre 600 le famiglie coinvolte, 1500 i volontari e oltre 600 i sostenitori (con un network che include più di 70 aziende partner e oltre 20 Organizzazioni “non profit”): è a loro e al costante impegno sociale ed organizzativo de “I Buffoni” che si deve la creazione de “La Corte” (via Rubino, 82), nuova sede dell’Associazione e nuovo “polo” rivolto per l’appunto ai giovani e alle persone “con disabilità” residenti a Mirafiori Nord, e non solo.
Il complesso sorge nel sito, dove fino al 2018 era presente l’“asilo nido” di quartiere e assegnato dal “Comune di Torino” a “I Buffoni di Corte” nel 2021, oggi trasformato grazie al progetto (ispirato alla Scuola del “Bauhaus” secondo i principi chiave di “bellezza” e “anamorfismo”, con effetti di illusione ottica tridimensionale visibili da precisi punti di vista) firmato dall’architetto torinese Alex Cepernich, fervido sostenitore della visione e missione dell’Associazione. Il fabbricato, a forma di “L” composto da un solo piano fuori terra, cui si unisce un secondo immobile di circa 90 metri quadrati, immerso nei 1565 metri quadrati di giardino (destinati ad ospitare un “orto urbano”, una “zona relax” ed un “punto ristoro” per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità), sarà inaugurato giovedì 11 giugno, alle 18, alla presenza del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, degli assessori Carlotta Salerno e Jacopo Rosatelli, affiancati dal presidente della “Circoscrizione Due”, Luca Rolandi.
Sottolineano Luca Nicolino e Valentina Cocchi, rispettivamente presidente e direttrice operativa de “I Buffoni di Corte”: “ ‘La Corte’ vuole essere uno spazio aperto a tutti, un luogo in cui laboratori e progettualità saranno, da un lato consolidati e potenziati e, dall’altro, ampliati con nuove iniziative rivolte non solo alle persone con disabilità, ma anche ai giovani, che qui potranno accompagnarci nei nostri progetti ma anche studiare negli spazi ‘coworking’, agli anziani, ai cittadini del quartiere e del territorio che qui possono venire per un caffè, per scambiare due chiacchiere e per prendere parte alle molte attività con tutte le persone dell’Associazione”.
L’obiettivo, insomma, è quello di “diventare un luogo di formazione ed incontro all’interno del quale possa generarsi ed unirsi una collettività, attraverso l’interazione tra associati, studenti, professionisti del settore e volontari”.
E gli spazi, oggi, di certo, non mancano (costruiti grazie ai fondi “PNRR – Piano Integrato Urbano” e ai contributi di “Fondazione Compagnia di San Paolo”, “Reale Foundation”, “Fondazione Peppino Vismara” “Rotary” e “Interact”, oltre a quelli di “aziende private” e tantissime “persone fisiche”). Spazi che possono contare su 20 laboratori, una palestra, che accoglierà “attività di teatro”, “danza e movimento”, una cucina dove si terrà uno dei “progetti di autonomia e formazione al lavoro” portato avanti dall’Associazione, “Mani in pasta”. Laboratori e attività che, attualmente, coinvolgono 150 famiglie di persone con disabilità e circa 80 adolescenti e giovani; “volontari scout”, persone impegnate in lavori di pubblica utilità, servizio civilisti e tirocinanti di Università e Scuole Superiori.
Nello specifico, l’Associazione organizza “laboratori artistici”, gestiti da professionisti e dedicati a giovani e persone con disabilità, dalla ceramica all’acrobatica, dalle percussioni al canto e al teatro. Propone inoltre percorsi di formazione al lavoro come “Mani in Pasta” (di cui già s’é accennato) e “percorsi educativi” come “Una chiave per l’autonomia” e “Senza vergogna”, nell’ambito dell’affettività e della sessualità, abbinati alla “danzamovimentoterapia”. Per non dimenticare i suoi “servizi di supporto”, come lo “sportello informativo” e quello “psicologico”, nonché quelli di “formazione” e “sensibilizzazione” rivolti a scuole (studenti e personale), “gruppi scout” e aziende.
Fiore all’occhiello, in conclusione, la creazione di un’eccellente “Compagnia Teatrale”, “La Compagnia delle Frottole”, nata nel 1998 e composta da 23 attori di cui 10 con disabilità cognitiva.
Per ulteriori info: www.ibuffonidicorte.it
Gianni Milani
Nelle foto: I giovani de “La Corte”; Particolare degli “interni”; Attività in giardino; Teatro “La Compagnia delle Frottole”
Cresce il turismo a Castelnuovo Don Bosco
“L’elaborazione dei dati di Visit Piemonte non lascia alcun dubbio: il turismo nell’area di Castelnuovo Don Bosco cresce e negli ultimi anni fa registrare trend positivi esponenziali di cui non possiamo che andare fieri.” Grande soddisfazione emerge dalle parole del sindaco di Castelnuovo Don Bosco Umberto Musso nell’analisi sui flussi turistici che premiano fra il 2024 e il 2025 le Terre dei Santi facendo rilevare importanti incrementi di visite nell’area situata a cavallo fra il Monferrato Astigiano e le colline del Torinese. A spiccare è certamente il dato che riguarda i flussi dall’estero con gli arrivi (ossia il numero complessivo degli utenti che arrivano in zona) che salgono addirittura di quasi il 65% rispetto all’anno precedente con le presenze (numero totale dei pernottamenti) che si incrementano del 37,6%. Anche gli arrivi dall’Italia sono all’insegna del segno più grazie ad un incremento dell’11,2% accompagnato anche da un +0,6% per le presenze interne. Complessivamente dunque a Castelnuovo Don Bosco gli arrivi nel 2025 sono stati 9.092 contro i 7.913 dell’anno precedente (aumento del 22,7%) mentre le presenze sono salite dell’11,8% passando da 15.860 a 17.738. In conclusione sono molti i nuovi turisti (soprattutto dall’estero) che hanno scelto di visitare Castelnuovo Don Bosco facendo aumentare anche i pernottamenti complessivi, rispondendo a un obiettivo comune di tutta l’area che desidera accrescere le ricadute economiche sulla ricettività, la ristorazione e il commercio derivanti da un prolungamento di soggiorno. “Sul fronte del turismo – aggiunge il primo cittadino di Castelnuovo Don Bosco – abbiamo deciso di incidere maggiormente innanzitutto affiliando il nostro Comune all’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero per poter finalmente rientrare in un ampio circuito di promozione del territorio. Ma abbiamo lavorato per lanciare, oltre alle consuete e importanti manifestazioni, anche eventi culturali, musicali e incontri che vanno a qualificare le nostre zone con proposte qualitative. Altro aspetto su cui insisteremo particolarmente è quello della comunicazione che è fondamentale per raggiungere un pubblico sempre più ampio. Infine non è da sottovalutare l’attenzione al territorio: la giusta manutenzione del verde pubblico, degli spazi fioriti e delle strade rendono il Comune bello da vedere e da vivere e se il territorio è ben curato risulta dunque più appetibile.” E a proposito di eventi e turismo a Castelnuovo Don Bosco si entra nel vivo della stagione estiva di eventi a cominciare dall’appuntamento di sabato 27 giugno quando il paese diventerà il borgo del vino con una festa dedicata ad una delle principali eccellenze del territorio conosciuto per il Fresia, la locale Malvasia e non solo. Subito dopo sarà la volta, nel primo weekend di luglio, della tradizionale Corsa delle Botti, per legare il prodotto enologico delle colline castelnovesi ai suoi più caratteristici riti.