ilTorinese

L’economia torinese continua a crescere meno rispetto alle altre città

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Giachino: “Se non arrivava la 500 ibrida, dove saremmo?

Caro Direttore,

a contar musse, prima o poi si sbatte il naso. Ieri il documento economico nazionale della Confesercenti-CER ha fatto il punto sulla crescita dell’economia nelle nostre città e nelle nostre Regioni e tutti gli ottimismi che sono stati lanciati in questi anni nelle tante Assemblee delle varie categorie, dell’Ires, sono caduti. Ci si è anche inventati il PILnow per conoscere prima come è la situazione. Tutto inutile.

Era chiaro che ciò che stavamo perdendo nel settore auto non poteva essere sostituito dal turismo e dal loisir, come ripeto da quasi vent’anni. Se si fa la somma, il totale, come diceva il Principe De Curtis, fa piazza pulita di tutti gli ottimismi sparsi per non disturbare il manovratore, cioè il nostro Sindaco.

Oggi è in ferie in Turchia, ma dal suo computer legge i giornali, come sto facendo io dalle 4, vicino alla finestra aperta della mansarda di via Cernaia dove abito, e vedrà che Torino cresce solo dello 0,7%, mentre Bologna dell’1,1%, cioè il 50% in più. L’Italia dello 0,9%, il Piemonte dello 0,8%, Milano dell’1,1%. È ovvio che la bassa crescita di Torino frena il Piemonte, come ha detto due anni fa Banca d’Italia.

Cosa ci dicono questi dati? Che se Torino cresceva di più, il Piemonte avrebbe avuto una crescita almeno come la media nazionale, anche se sotto l’Emilia e il Lazio.

Il dato ci dice che, se a Mirafiori non arrivava la 500 ibrida, il modello nuovo che il Governo ha chiesto testardamente per un anno a Tavares e a Elkann, la crescita economica della città che ha trainato il boom economico sarebbe stata bassissima.

E non è che possiamo sperare che la nuova Biblioteca di Torino Esposizioni cambi le cose. Le cose le avrebbero potute cambiare nuovi centri fieristici e congressuali o l’arrivo della BYD, se qualcuno gli avesse venduto lo stabilimento di Grugliasco.

Il dato di Confesercenti dice ufficialmente che anche questa Amministrazione comunale non è riuscita a rilanciare economia e lavoro a Torino, che Torino è più povera di prima e che la metà della città che stava male ai tempi della coraggiosa denuncia dell’Arcivescovo Nosiglia oggi sta peggio.

Con questi brutti risultati vorrei capire con che faccia tanta gente, gente bene, che si inventa tante sigle solo per garantire il secondo mandato a Lo Russo, giustificherà la sua scelta. Illustri professori, rappresentanti di una società civile che non hanno mai messo la faccia per difendere l’industria o la Tav, esponenti del mondo cattolico che non sentono sulla coscienza i risultati sociali molto negativi di trent’anni di amministrazioni di sinistra.

Per rilanciare le periferie abbandonate non basta acquistare centinaia di scope per un sabato di lavoro che si conclude con la foto col Sindaco. A Torino c’è bisogno di lavoro, c’è bisogno di tanta innovazione nel sistema produttivo, c’è bisogno di nuovi investimenti da parte dei privati, come chiedeva, inascoltato, a San Giovanni del 2025 il nostro giovane Cardinale Repole.

Le Banche e le Fondazioni bancarie debbono fare molto di più e soprattutto meglio per il territorio. Meno interviste, meno convegni e più investimenti produttivi.

La situazione non è bella perché questo dato negativo giunge al termine degli investimenti del PNRR che evidentemente non hanno dato gli stessi risultati positivi del Piano Marshall. Ma allora Torino aveva amministrazioni coi fiocchi.

Sono stato il primo, nel 2008, a denunciare la bassa crescita dell’economia torinese. Mi ricordo gli insulti che ricevetti dal Bresso quando lessi i dati ISTAT al Salone del TOSM, presenti due persone di qualità come Carbonato e Ocleppo.

Nel 2013 ho lanciato l’idea di portare a Torino l’Autorità dei Trasporti e i conseguenti posti di lavoro. Nel 2018 ho lanciato, con la collaborazione delle madamin, l’organizzazione della Grande Manifestazione di piazza Castello che ha salvato la TAV.

Ora sto lavorando a una nuova Manifestazione per la TAV per dire basta alle violenze assurde dei No Tav, condannate con forza anche dal Presidente Mattarella.

Ma la gente che è andata a votare in questi anni ha preferito la sinistra. Ecco i risultati. Se vinceva Damilano, oggi Torino starebbe meglio, perché la sintonia col Governo e la sua esperienza manageriale avrebbe giovato a Torino.

Con questi risultati economici negativi, tra qualche giorno si inaugurerà la nuova via Roma, scoprendo in ritardo che negli anni scorsi Parigi e Barcellona hanno piantato nuovi alberi contro il caldo. Noi arriveremo dopo, con due-tre anni di ritardo.

Tutte le cose fatte e strombazzate in questi anni magari sono state utili a prendere voti alle elezioni, ma dal punto di vista economico non sono bastate.

Torino ha bisogno di fare di più. Dovremmo fare una manifestazione a Bruxelles per cambiare la politica dell’auto, perché il settore non è morto. L’anno scorso sono state prodotte più di 100 milioni di auto. Bruxelles deve difendere la tecnologia che ci ha reso grandi, che usi nuovi combustibili.

Nelle nostre Università ci vuole più innovazione. L’Istituto Italiano di Tecnologia, nato da una Finanziaria del Governo Berlusconi, può essere replicato a Torino.

Bisogna pensare alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli. Bisogna completare la linea 1 della Metro e dare il via alla linea 2. Occorre un tavolo per rilanciare il nostro aeroporto. Accelerare i lavori della Tav per rimettere la nostra città al centro dell’Europa.

Ecco perché, tra pochi mesi, bisogna assolutamente cambiare amministrazione comunale.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Wall Drawing, l’opera d’arte nelle Langhe firmata David Tremlett

A Coazzolo, piccolissimo comune in provincia di Asti, sorge una piccola chiesa costruita alla fine del Seicento, tuttora consacrata, che vanta una meravigliosa vista mozzafiato sulle colline.


Questa deliziosa cappella, la Beata Maria Vergine del Carmine, edificata tra i filari delle vigne del Moscato e già Patrimonio Unesco, è diventata, in seguito all’intervento di wall drawing dall’artista britannico David Tremlett, un bellissimo esempio di opera moderna pop.
La superfice, di 300 metri quadri circa, è stata dipinta dal pittore con tre colori dominanti: il giallo per il porticato, la terra di Siena per il corpo della chiesa e il verde oliva per la sacrestia e il basamento.
David Tremlett, molto apprezzato per i suoi dipinti murali, è innamorato del nostro paese, che considera, a ragione, la patria della pittura e che lo ha meravigliato con opere d’arte incredibili e potentissime come quelle di Michelangelo e Raffaello.  “Per imparare qualcosa devi lasciarti stupire e saper osservare”, afferma Tremlett, e lui per realizzare quest’opera lo ha fatto profondamente: ha osservato i vigneti, ha parlato con i contadini condividendone il lavoro, le giornate e il cibo.


Il risultato è arrivato dopo centinaia di disegni, forme geometriche e dettagli in cerca di un dialogo con la natura, tra tradizione e modernità. Ed è proprio quest’ultimo l’aspetto più interessante e se vogliamo più sorprendente di questo progetto artistico, l’incontro tra il passato e il contemporaneo, l’unione tra la genuinità ed i valori di una comunità d’altri tempi con nuovi linguaggi artistici, la capacità di far coabitare una natura meravigliosa e portatrice di memorie e semplicità con l’ardire di un opera che si esprime attraverso un lessico innovativo.

 

Maria La Barbera

Don Gallizio è tornato a celebrare la Madonna della Neve di Bousson 

È  stata particolarmente significativa l’edizione 2026 della festa patronale della Madonna della Neve a Bousson, celebrata il 5 agosto scorso nella suggestiva Cappella del Santo Spirito.
Si è  trattato di una giornata che è  stata capace di unire fede, tradizione e comunità, assumendo quest’anno un significato ancora più profondo per gli abitanti della  borgata.
A rendere speciale la celebrazione è  stato, infatti, il ritorno di don Andrea Gallizio, parroco di Cesana Torinese che, in occasione della festa di Bousson, è tornato a celebrare la Santa Messa dopo un periodo di malattia e convalescenza. Un ritorno è stato accolto con grande affetto dalla comunità, che ha voluto stringersi attorno al proprio parroco in questo importante momento.

Alla celebrazione era presente il Sindaco di Cesana Torinese, Daniele Mazzoleni, insieme agli abitanti della borgata e a numerosi partecipanti  che hanno voluto condividere una giornata profondamente legata alla storia e all’identità di Bousson.
Quella di quest’anno è  stata, però, la prima festa patronale senza Mary Regazzoni, figura fondamentale per la comunità e autentica custode delle tradizioni della borgata. La sua assenza si è  fatta sentire, ma il modo migliore per ricordarla è stato proprio quello di portare avanti ciò in cui ella ha sempre creduto.
Durante  la festa le ragazze e le donne di Bousson hanno indossato con orgoglio i tradizionali abiti della borgata, dimostrando quanto siano ancora vive le tradizioni che Mary ha saputo trasmettere nel corso degli anni, un gesto semplice che rende la memoria comunità e continuità, capace di passare da una generazione a quella successiva.
“È stata una giornata particolarmente importante per Bousson e per tutta la comunità  di Cesana – ha sottolineato il sindaco Daniele Mazzoleni – Il ritorno di don Andrea dopo la malattia ci ha regalato un momento di grande gioia e lo abbiamo accolto con grande affetto. Nel contempo questa è la prima festa senza Mary Regazzoni, una persona che ha rappresentato moltissimo per Bousson e che ha dedicato tanto alla conservazione delle sue tradizioni. Coglierne oggi la continuità attraverso le ragazze e le donne che hanno indossato con orgoglio i costumi della borgata è  stato il modo più bello per sentirla ancora presente tra noi.
La tradizione vive quando viene trasmessa e condivisa e Bousson ha dimostrato ancora una volta di avere una comunità forte e orgogliosa delle proprie radici”.

MM

Treni  Torino – Bardonecchia, Meneguzzi: “Decisione inaccettabile”

Forte preoccupazione e profondo disappunto in tutto il territorio dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea per la decisione di sospendere, dal 10 agosto al 9 ottobre 2026, la circolazione ferroviaria tra Bussoleno e Bardonecchia, al fine di permettere i lavori di manutenzione straordinaria sulla linea. La sospensione, che interesserà i collegamenti regionali della Sfm3 Torino Porta Nuova – Susa/Bardonecchia e, in alcune giornate, quelli legati all’alta velocità Frecciarossa Roma Termini – Bardonecchia, causerà disagi dovuti a cancellazioni e variazioni riguardanti la tratta Torino – Bardonecchia.
Ciò che l’Unione Montana contesta non riguarda i lavori di manutenzione e ammodernamento, che risultano necessari, ma le scelte dei tempi, che andrebbero inevitabilmente a danneggiare gli interessi della Valle di Susa nel periodo di maggiore afflusso turistico.
Inoltre, a preoccupare, è il servizio sostitutivo legato all’utilizzo degli autobus, che non consentirebbe il trasporto di biciclette, monopattini elettrici, monowheel, hoverboard e altri mezzi di micromobilità, né di animali di grossa taglia, con il rischio di vanificare gli investimenti e il lavoro che amministrazioni e operatori stanno portando avanti per rendere le comunità montane sempre più attrattive e accessibili.

“Una scelta che riteniamo inaccettabile – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea e Sindaco di Sauze d’Oulx, Mauro Meneguzzi – perché va a colpire direttamente il territorio e, in modo incredibile, il nostro comparto turistico. Nessuno mette in discussione la necessità dei lavori da svolgere sulla linea ferroviaria, ma è incomprensibile che si scelga di alterare il servizio proprio in piena stagione turistica. Chi prende queste decisioni deve conoscere meglio la Valle di Susa e deve comprendere cosa rappresenta questo territorio all’interno del ‘sistema Piemonte’. La ferrovia non è soltanto un servizio per i residenti, ma una porta d’accesso fondamentale per il nostro turismo, per chi arriva dalla città, per chi vuole raggiungere le nostre montagne senza utilizzare l’automobile. Interrompere il collegamento proprio in questo periodo significa penalizzare l’intero sistema”.

Parole, queste di Mauro Meneguzzi, alle quali si associa il grido d’allarme di TurinAlps-Associazione dei Consorzi Turistici della Valle di Susa, per voce del suo Presidente, Giorgio Montabone: “Noi siamo veramente rimasti increduli della notizia. Non si può immaginare la programmazione di lavori di questa tipologia nel bel mezzo della stagione turistica, a metà agosto. Ci lascia esterrefatti la mancata comunicazione ai Consorzi e ai Sindaci del territorio dell’inizio dei lavori, a dimostrazione della vera sensibilità di RFI nei confronti del comparto più importante della Valle di Susa che, come sappiamo, registra numeri importantissimi per quanto riguarda il turismo montano piemontese. Una sensibilità nei confronti del turismo che è praticamente nulla”.

Mara Martellotta

Bus al posto dei treni in Val Susa. Valanga di proteste

Un lettore ci scrive

Caro direttore,

ma sono diventati matti? Nel pieno della stagione turistica i treni che collegano Torino con l’alta Valle di Susa vengono fermati e sostituiti da pullman! Una decisione a dir poco assurda e folle quella presa dalla Rete Ferroviaria Italiana. Dal 10 agosto la linea ferroviaria della Valle sarà interessata da nuovi interminabili cantieri, almeno fino a ottobre. I lavori si devono fare, certamente, ma non si poteva aspettare la fine dell’estate e cominciare a settembre? No, proprio nei giorni di Ferragosto si bloccano i treni tra Bussoleno e Bardonecchia, bisogna scendere dal treno e salire sul bus. Quanto tempo ci vorrà per arrivare in alta Valle? Animali e bici dovranno restare a casa! Un duro colpo al turismo ad agosto e una mazzata a tutti coloro, pendolari e studenti, che a settembre dovranno impiegare molto più tempo per andare a Torino a studiare e a lavorare. Una decisione insensata, le Ferrovie dovrebbero fare un passo indietro.
 Ercole Milani

Movida, controlli in Borgo Rossini. Due arresti, sanzioni ai locali

Nel fine settimana, hanno avuto luogo controlli straordinari del territorio ad alto impatto coordinati dalla Polizia di Stato nelle aree cittadine maggiormente interessate dal fenomeno della “movida”.
L’attività è iniziata venerdì sera e ha visto una presenza rafforzata delle Forze di polizia in Borgo Rossini, ove insistono numerose attività commerciali che richiamano soprattutto durante il weekend centinaia di avventori. I controlli sono stati intensificati a seguito dell’incremento di fenomeni di microcriminalità registrati di recente ed in previsione dell’emanazione nelle prossime settimane dell’ordinanza prefettizia che individuerà la predetta area come zona a cosiddetta “vigilanza rafforzata”, oggetto di esame durante l’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
I servizi sono stati, inoltre, estesi anche ad altre particolarmente interessate da afflusso di persone, come Piazza Santa Giulia, Corso Brescia, corso Novara, via Maria Ausiliatrice, Lungo Dora Firenze, Porta Palazzo, Piazza Vittorio Veneto.
Complessivamente in queste zone, recentemente interessate da segnalazioni, giunte anche sulla applicazione YouPol della Polizia di Stato, relative a fenomeni di spaccio e di microcriminalità, soprattutto in corrispondenza di locali commerciali aperti anche fino a tarda notte, sono stati controllati 12 esercizi commerciali, fra cui minimarket, pizzerie kebab, sale giochi e bar.
L’attività ha portato all’identificazione di 260 persone e al controllo di 12 esercizi pubblici; per 6 di essi sono scattate sanzioni per circa 4000 € in merito a diverse violazioni amministrative, fra cui la vendita delle bevande in vetro e di alcolici oltre l’orario consentito, alcune carenze igieniche e per occupazione del suolo pubblico.
Ai controlli hanno concorso operatori del Reparto Mobile di Torino, del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, della Squadra Mobile torinese, della Polizia Amministrativa e Sociale, nonché personale dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale.
L’unità cinofila della Polizia di Stato ha consentito di rinvenire e sequestrare delle piccole quantità di cannabinoidi abbandonate da ignoti in aree verdi; contestati complessivamente 3 illeciti amministrativi per il possesso di stupefacente.
Due persone sono state arrestate da personale della Squadra Volante per aver tentato, in concorso, di strappare una collana in oro a una donna in Piazza della Repubblica, poco prima della mezzanotte. Una terza è stata denunciata per reati contro il patrimonio.

Caldo, Torino e Piemonte verso un Ferragosto ancora rovente

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Temporali e qualche grado in meno non basteranno a chiudere la lunga fase rovente

In Piemonte ancora temperature oltre i 35 gradi, con punte vicine ai 40 in pianura. A Torino attivi i centri climatizzati per anziani e persone fragili

Torino cerca un po’ di respiro, ma l’estate non sembra avere intenzione di concederlo davvero. Dopo giorni caratterizzati da temperature molto elevate, il fine settimana potrebbe portare qualche temporale e una parziale attenuazione del caldo, soprattutto grazie a una maggiore instabilità atmosferica. Ma non sarà, almeno secondo le tendenze disponibili, la fine della fase rovente. Il Piemonte resta infatti inserito in un quadro di temperature ben superiori alla norma del periodo e le proiezioni per la settimana di Ferragosto lasciano aperta la possibilità di una nuova intensificazione del caldo.

In pianura il termometro ha già raggiunto valori prossimi ai 40 gradi nelle zone più calde della regione, mentre anche nelle aree collinari e pedemontane le temperature sono rimaste elevate. A Torino il problema non è soltanto rappresentato dai picchi pomeridiani. A rendere particolarmente pesante questa fase sono anche le notti molto calde, durante le quali gli edifici e le superfici urbane continuano a restituire il calore accumulato durante il giorno. Il risultato è una città che fatica a raffreddarsi e nella quale, dopo una giornata trascorsa con temperature elevate, anche il riposo notturno può diventare difficile.

La possibile svolta del weekend va quindi presa con cautela. L’arrivo di aria più instabile potrà favorire temporali soprattutto sulle montagne e nelle zone pedemontane, con la possibilità di fenomeni localmente intensi, raffiche di vento e grandinate. In alcune aree il passaggio temporalesco potrebbe determinare un abbassamento delle temperature, ma non necessariamente duraturo. La massa d’aria calda presente sulla regione potrebbe infatti tornare a farsi sentire già nei giorni successivi.

Ed è proprio guardando alla settimana di Ferragosto che cresce l’attenzione. Le proiezioni a medio termine indicano la possibilità di un nuovo aumento delle temperature tra il 12 e il 17 agosto, con valori nuovamente superiori ai 35 gradi in diverse zone del Piemonte e punte più elevate nelle aree di pianura. È ancora presto per stabilire con precisione quali saranno le temperature di Ferragosto e dove si concentreranno i valori più alti: le previsioni a questa distanza temporale possono cambiare sensibilmente. Il segnale più evidente, però, è che l’estate non sembra intenzionata a cambiare marcia.

Per Torino questo significa mantenere alta l’attenzione soprattutto sulle persone anziane e su chi vive condizioni di fragilità. Quando il caldo persiste per più giorni consecutivi, infatti, l’organismo ha meno possibilità di recuperare e aumenta il rischio di disidratazione, debolezza, cali di pressione e malori. Il problema diventa ancora più delicato per chi vive solo, assume terapie continuative o non dispone di abitazioni adeguatamente fresche.

La Città di Torino ha attivato anche quest’anno il Piano Estate, una rete di interventi destinata soprattutto agli anziani e alle persone più vulnerabili. Sono disponibili centri di accoglienza climatizzati distribuiti nelle diverse Circoscrizioni, pensati come luoghi nei quali trascorrere le ore più calde della giornata. Tra le strutture indicate dalla Città figurano il Centro d’Incontro Cimabue, il Centro d’Incontro Plava, quello di via Negarville, lo Spazio Anziani di via Pilo e altri punti distribuiti sul territorio. Gli orari, però, non sono uguali per tutte le sedi e nel mese di agosto possono esserci modifiche, sospensioni o chiusure: prima di raggiungere un centro è quindi opportuno verificare le informazioni aggiornate del Comune.

Per gli anziani torinesi è inoltre disponibile il Servizio Aiuto Anziani, che rappresenta un punto di riferimento per informazioni e assistenza. La Città ha messo in campo anche una rete di interventi per il monitoraggio delle situazioni più delicate, con il coinvolgimento dei servizi sociali, sanitari e della Protezione Civile. In caso di emergenza sanitaria, naturalmente, il riferimento resta il 112.

Le raccomandazioni per affrontare questi giorni sono quelle ormai note, ma che con temperature così elevate diventano ancora più importanti: bere con regolarità anche quando non si avverte lo stimolo della sete, evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde, limitare gli sforzi fisici durante il pomeriggio, mantenere gli ambienti domestici schermati e cercare, quando possibile, luoghi freschi e ventilati. Particolare attenzione deve essere riservata a chi assume farmaci: eventuali modifiche alle terapie o l’assunzione di integratori non dovrebbero mai essere decise autonomamente.

Il caldo, però, non è soltanto una questione sanitaria. Le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni aumentano l’evaporazione, peggiorano lo stress idrico della vegetazione e rendono più difficile la situazione per l’agricoltura. In Piemonte la lunga sequenza di giornate calde pesa anche sui terreni e sulle riserve idriche, mentre nelle aree boschive aumenta l’attenzione sul rischio di incendi.

A Torino entra poi in gioco il cosiddetto effetto isola di calore urbana. Strade, piazze, tetti e superfici in cemento assorbono l’energia solare e la rilasciano lentamente dopo il tramonto. È uno dei motivi per cui una notte in città può risultare molto più difficile da sopportare rispetto a una notte trascorsa in un’area rurale o collinare. Ombra, alberi, parchi, fontane e luoghi climatizzati diventano quindi strumenti importanti per ridurre l’esposizione, soprattutto per chi è più vulnerabile.

La possibile parentesi temporalesca dei prossimi giorni potrebbe dunque regalare qualche ora di sollievo, ma non autorizza ancora a mettere via il ventilatore. Il Piemonte resta alle prese con una fase estiva particolarmente calda e le indicazioni disponibili guardano già alla settimana di Ferragosto con la possibilità di un nuovo rialzo delle temperature. Per Torino la sfida sarà soprattutto quella di proteggere le fasce più fragili da una combinazione spesso più insidiosa del semplice numero segnato dal termometro: caldo persistente, umidità e notti troppo calde. E mentre il calendario si avvicina al 15 agosto, la vera incognita non è più se arriverà qualche temporale, ma quanto durerà la prossima tregua.

L’eclettismo culturale di Mario Soldati

Il 19 giugno del 1999 Mario Soldati moriva a Tellaro, piccolo borgo marinaro ligure. Nato a Torino nel novembre del 1906, Soldati è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano.

Scrittore, giornalista, regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo, ha contribuito moltissimo alla cultura e al costume italiano. Intellettuale finissimo, regista di autentici capolavori come “Piccolo mondo antico” e “Malombra”, autore di romanzi come “America primo amore”, “Le lettere da Capri” (premio Strega nel 1954), “I racconti del maresciallo”, di reportage famosi come “Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini”, Soldati ha lasciato un segno indelebile con la sua poliedrica attività artistica. Lo storico e saggista Pier Franco Quaglieni, l’ha ricordato con il libro “Mario Soldati. La gioia di vivere”, pubblicato nel ventennale della morte dello scrittore e regista torinese. Un testo di grande interesse aperto da un ampio saggio del direttore del Centro Pannunzio, amico personale di Soldati che fu uno dei fondatori del sodalizio culturale subalpino, presiedendolo per due decenni. Un altro grande amico di Soldati, il novarese Enrico Emanuelli, grande firma de La Stampa e del Corriere della Sera, ne tratteggiò così il profilo: “Soldati è scorbutico. Dicono che spesso lo sia per posa. E’ anche legato ad umori repentini, una cosa gli va o non gli va, un po’ a capriccio. Ma dietro a questi suoi estri, vi è una natura d’uomo indipendente, acuto, pieno di difetti appunto perché ha virtù non comuni”. Il brevissimo racconto che segue ( La camelia di Mario Soldati) è un piccolo omaggio alla sua memoria.

“Mario l’aveva portata da Tellaro a Corconio, dalla frazione più orientale del comune di Lerici, nello spezzino, dove aveva scelto di vivere i suoi ultimi anni, al luogo che, forse, più di altri, aveva lasciato un segno, una traccia indelebile nel suo animo, sulla collina che guarda il lago d’Orta. La “General Coletti” era una camelia bella,forte e rigogliosa, con i suoi grandi fiori doppi, a peonia, rosso ciliegia intenso chiazzato a macchie di un bianco candido, puro. L’aveva curata con le proprie mani, pazientemente, con l’attenzione necessaria che si presta ad una creatura apparentemente fragile e delicata. Così l’aveva portata con sè, sul lago d’Orta. Tornare in quel luogo dove aveva vissuto, con il suo più caro amico, “l’altro Mario”, un lungo momento magico, tra l’autunno del 1934 e la primavera del 1936 quando il destino li appaiò, assecondandoli nella scelta di un volontario esilio sul lago d’Orta, si era rivelata una buona idea. Anche portare in dono la camelia agli eredi delle due sorelle Rigotti, l’Angioletta e la Nitti, che all’epoca gestivano l’alberghetto dove dimorarono, era stata un’ottima e gradita intuizione. La locanda non c’era più e il suo posto era stato preso da un’abitazione privata che, però, aveva mantenuto intatta la fisionomia dello stabile. Lì, entrambi, quasi adottati da quella famiglia, misero radici e vissero intere stagioni alloggiando in “una stanza d’angolo, la più bella e più soleggiata dell’albergo, con una finestra a nord e una a ovest”. I ricordi erano come un fiume in piena. Le lunghe chiacchierate davanti al fuoco del camino, mangiando castagne arrosto o bollite, bevendo il vino nuovo nelle ciotole, si accompagnavano alle pagine che vennero scritte, ai libri che presero forma, agli articoli e ai saggi critici che consentirono a entrambi di racimolare il necessario per poter vivere “da scrittori”. L’ambiente circostante si era offerto con generosità ai “due Mario”, Soldati e Bonfantini, ricompensando i loro sguardi con l’intensa bellezza del paesaggio da una sponda del lago all’altra; da Gozzano a Orta, fino ad Omegna e da lì verso Oira, Ronco, Pella e Lagna. Dal balconcino della casa di Corconio, il panorama era rimasto intatto. Mario guardava, ammirato, la camelia dai fiori color panna e fragola. Poi, chiusi gli occhi, annusando l’aria, immaginava i colori del lago. Mario dubitava di potervi tornare. L’età non consentiva grandi progetti e nemmeno di coltivare illusioni. Lo consolava il pensiero che la più bella delle sue camelie potesse rimaner lì, a dimora. Un gesto d’amore di un uomo che in quei luoghi aveva lasciato una parte del suo cuore”.

Marco Travaglini