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Nuovi progetti europei al Politecnico di Torino: giovani ricercatori protagonisti dell’innovazione

Il Politecnico di Torino rafforza il proprio ruolo nella ricerca internazionale grazie all’ottenimento di cinque finanziamenti nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellowships, parte del programma Horizon Europe. I progetti premiati, guidati da giovani studiosi e studiose, affrontano temi cruciali per il futuro: dalla sostenibilità ambientale alle energie rinnovabili, dall’intelligenza artificiale alle trasformazioni urbane.

Queste borse sostengono ricercatori post-doc favorendo esperienze internazionali e lo sviluppo di competenze avanzate, incentivando al contempo la collaborazione tra università, centri di ricerca e realtà industriali, con l’obiettivo di tradurre i risultati scientifici in applicazioni concrete.

Tra i progetti selezionati, TRITON si concentra sull’impatto del rumore negli oceani, sviluppando materiali innovativi capaci di controllare la propagazione delle onde acustiche, ispirandosi alle strutture naturali delle barriere coralline per proteggere gli ecosistemi marini.

SWELL, invece, punta a rendere più efficiente e competitiva l’energia del moto ondoso, grazie a sistemi di controllo intelligenti basati su apprendimento automatico, in grado di adattarsi alle condizioni del mare e migliorare le prestazioni dei dispositivi.

Sul fronte tecnologico, EDGELM affronta le sfide legate all’intelligenza artificiale, proponendo soluzioni per eseguire modelli avanzati direttamente su dispositivi locali, riducendo consumi energetici, tempi di risposta e rischi per la privacy.

Con un approccio sociale e urbano, GLOWS analizza le trasformazioni delle economie cittadine, concentrandosi su attività spesso invisibili come il lavoro sessuale, per comprendere l’impatto dei cambiamenti economici e urbanistici su queste realtà.

Infine, TIDAL studia il rapporto tra porti e città, in particolare nei contesti africani, esaminando come le grandi infrastrutture influenzino lo sviluppo urbano e le dinamiche sociali, con l’obiettivo di individuare modelli più equi e sostenibili.

Al via il 43° Palio Storico dei Borghi di Avigliana

Sabato 9 maggio alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Avigliana si terrà il primo degli eventi legati al 43° Palio Storico dei Borghi di Avigliana, la grande manifestazione che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano, diretta a Melun, dove avrebbe conosciuto il suo sposo Luigi di Valois-Orléans, fratello minore del Re di Francia Carlo VI.
I Capi dei borghi storici di Avigliana presteranno il solenne Giuramento dinanzi al Conte di Savoia Amedeo VII detto “il Conte Rosso”, legando il proprio onore al destino della vittoria.
Verrà inoltre svelato il Drappo del Palio 2026.
Successivamente nel Giardino delle Donne ci sarà lo spettacolo degli Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana.
Seguirà un rinfresco.
Il prossimo appuntamento legato al Palio sarà sabato 23 maggio alle ore 20 in Piazza Conte Rosso, dove si terrà la Cena del Canapo, accompagnata da spettacoli di giocoleria, musica ed intrattenimento. Durante la serata verranno eletti Miss e Mister Palio 2026.

Troppe aggressioni: guardie armate in ospedale a Chivasso

Aggressioni e tensioni sono sempre più frequenti nei Pronto Soccorso di molti ospedali piemontesi, dove la pressione sul personale sanitario continua a crescere. Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo degli episodi di violenza, legato anche alla crescita delle fasce più fragili della popolazione: persone in difficoltà che, non trovando altri canali per far valere le proprie esigenze, finiscono talvolta per ricorrere a comportamenti aggressivi.

Per far fronte a questa situazione, l’Asl To4 ha introdotto la sorveglianza armata nell’ospedale di Chivasso, da maggio, una misura emergenziale pensata per garantire la sicurezza del personale, degli utenti e delle strutture. Si tratta di uno strumento già adottato in altri Pronto Soccorso, concepito come deterrente temporaneo e come supporto ad altre strategie più strutturali che devono essere sviluppate, a partire da una migliore organizzazione dei servizi.

San Vincenzo De Paoli: quasi un milione di euro, la prossimità diventa relazione


6.756 persone incontrate e 906 volontari: il Bilancio Sociale 2025 della ODV Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Torino racconta un modello
che supera l’assistenza e punta all’accompagnamento

TORINO – Il Bilancio Sociale 2025 della ODV Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Centrale di Torino non è una semplice rendicontazione di cifre, ma il racconto di una missione che si fa vicinanza, accoglienza e speranza. Tra le pieghe del documento emergono storie di vita vissuta, di vicinanza e di difficoltà superate.

Con un investimento di 962.425 euro trasformati in gesti concreti e 6.756 persone incontrate, l’Associazione testimonia che la prossimità non è un’erogazione di servizi, ma un incontro.

«Il Consiglio Centrale di Torino offre un esempio concreto di ciò che significa coniugare identità vincenziana, prossimità e capacità di leggere i bisogni reali delle persone», afferma Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.

«Un impegno che descrive – come sottolinea il Presidente del Consiglio Centrale di Torino Rodrigo SardiUna comunità che non si arrende e che continua a credere nella forza della carità», puntando su relazione, accompagnamento e prevenzione.

Secondo Federico Violo, Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta, la sfida oggi è: «Intercettare e prevenire le nuove forme di disagio».

LA VISITA AL DOMICILIO


Mentre il mondo dell’assistenza attende spesso che sia il povero a bussare, i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli scelgono di invertire la rotta: scelgono di 
farsi prossimi, di uscire, di entrare nelle case. La Visita al domicilio, pratica identitaria fin dalla fondazione dell’Associazione nel 1833, resta il cuore pulsante di questa missione.


Varcare quella soglia significa innanzitutto offrire un 
dono di sé: non si portano solo risposte materiali, ma ascolto, consiglio e quel calore morale che spesso manca più del pane. Attraverso appuntamenti costanti — settimanali o quindicinali — la visita trasforma un “utente” in una persona e il bisogno in una relazione di fiducia. È solo dentro questo legame profondo che l’aiuto materiale (il pagamento di un affitto, la bolletta, il pacco viveri) smette di essere un fine e diventa un mezzo: una mano tesa per innescare una scintilla di cambiamento e autonomia.

Come ricorda il consigliere spirituale Padre Erminio Antonello (Congregazione della Missione): «La carità deve nutrirsi di vita nello Spirito per riconoscere negli altri non solo un bisogno, ma un volto, una storia, un fratello».

SEMI DI RISCATTO E DIGNITÀ

Il percorso verso il riscatto sociale passa attraverso l’istruzione. Per questo la Società di San Vincenzo De Paoli ha intensificato gli sforzi per sostenere il futuro dei più giovani. Nel 2025, grazie a 727 ore di doposcuola e alla distribuzione di corredo scolastico per 300 bambini, si è cercato di spezzare il circolo vizioso dell’emarginazione. Una gioia grande arriva anche dall’Università: il sostegno a 23 studenti meritevoli ha portato a 4 nuove lauree in discipline come Ingegneria e Legge. Sostenere lo studio significa credere che le fragilità di oggi non debbano diventare l’esclusione di domani.


Allo stesso modo, la 
Commissione Lavoro, nata nel Consiglio Centrale di Torino, agisce per restituire la dignità che solo l’occupazione può dare. Nel 2025 sono stati seguiti 29 percorsi personalizzati, portando a 8 assunzioni e 3 tirocini, curando non solo il curriculum, ma la ferita dell’autostima che spesso colpisce chi, superati i 50 anni, si sente rifiutato dal mondo produttivo.

IL PROGETTO ABITO


Nell’emporio solidale 
“Abito”, la prossimità si fa accoglienza premurosa. Non una distribuzione passiva, ma un vero negozio dove le persone possono scegliere i propri vestiti tra relle e manichini, preservando la propria dignità. Qui sono stati donati 45.000 capi e, attraverso la campagna “Non lasciateci in mutande”, oltre 7.300 capi nuovi di biancheria intima. Ma Abito è anche un luogo di educazione: qui 5 studenti hanno trasformato sanzioni scolastiche in percorsi di crescita, scoprendo il valore del servizio agli altri. Accanto a loro, la nuova Conferenza “Sant’Omobono”, nata nel dicembre 2025 proprio dentro l’emporio. La nuova realtà nasce per dare una forma strutturata all’aiuto, permettendo ai volontari di prendersi cura della persona a 360 gradi, integrando il servizio di vestiario con un supporto umano costante.

L’ABBRACCIO CHE NON DIMENTICA NESSUNO


Un impegno innovativo del 2025 è stato il contrasto alla povertà energetica. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Banco dell’Energia, la Società di San Vincenzo De Paoli non si è limitata a pagare le bollette, ma ha attuato un vero efficientamento domestico. Ciò ha significato analizzare i consumi delle famiglie e sostituire 126 elettrodomestici vecchi e “energivori” (come frigoriferi e lavatrici obsoleti) con modelli moderni a basso consumo. Questo intervento riduce stabilmente il costo delle bollette e insegna un uso consapevole delle risorse, trasformando un aiuto d’emergenza in un risparmio che dura nel tempo.

Dalla lotta alla povertà energetica, alla gestione di Casa Arietti a Candiolo, dove il social housing diventa condivisione, la Società di San Vincenzo De Paoli non lascia nessuno indietro. La missione dell’Associazione raggiunge persino il silenzio dei 58 monasteri di clausura sostenuti in tutta Italia dalla Conferenza San Pio X: un legame di preghiera e aiuto che unisce il trambusto della città alla pace delle grate.

Con 906 volontari e una storia iniziata nel 1850, il Consiglio Centrale di Torino continua a camminare accanto all’uomo attraverso una prossimità che non si arrende, cercando di rimuovere le cause della povertà per restituire a ogni persona la sua piena dignità.

L’Inter è Campione d’Italia: il 21° Scudetto è il trionfo della rinascita firmata Chivu

 

C’è qualcosa di profondamente simbolico, quasi poetico, nella conquista del 21° Scudetto da parte dell’Inter. Non è soltanto una vittoria sportiva: è la celebrazione di una ricostruzione, di un percorso umano e mentale prima ancora che tecnico. Ed è impossibile raccontare questo trionfo senza fermarsi sulla figura di Cristian Chivu, l’uomo che ha raccolto i frammenti di una squadra smarrita e li ha ricomposti con pazienza, visione e coraggio.

Perché questa Inter, a un certo punto, era davvero come un vaso rotto. I cocci sparsi sul pavimento: certezze svanite, fiducia incrinata, identità smarrita. Una squadra che sembrava aver perso il proprio riflesso, incapace di riconoscersi. In molti avrebbero provato a sostituire quel vaso, a buttarlo via e ripartire da zero. Chivu no.

Chivu ha scelto la via più difficile: raccogliere ogni singolo pezzo.

Con una calma quasi artigianale, ha rimesso insieme ciò che sembrava irrecuperabile. Non ha nascosto le crepe, non ha finto che non esistessero. Le ha accettate, comprese, trasformate. Ed è proprio qui che nasce la grandezza del suo lavoro: quel vaso, una volta ricomposto, non è tornato com’era prima. È diventato qualcosa di diverso. Più forte. Più autentico. Persino più bello.

Il merito più grande di Chivu non è stato solo tattico. È stato psicologico.

Ha lavorato sulla testa dei giocatori prima ancora che sulle loro gambe. Ha restituito fiducia a chi l’aveva smarrita, ha ridato centralità a chi si sentiva ai margini, ha ricostruito un senso di appartenenza che sembrava dissolto. Ha trasformato un gruppo fragile in una squadra consapevole, capace di soffrire e reagire, di cadere e rialzarsi.

Ogni partita vinta, ogni punto conquistato, è stato un piccolo passo in questo processo di ricostruzione emotiva. E quando la pressione si è fatta più intensa, quando il peso dello Scudetto ha iniziato a farsi sentire, l’Inter non si è spezzata. Ha resistito. Come quel vaso, ormai ricomposto, che porta i segni delle sue fratture ma proprio per questo è più resistente.

Il 21° Scudetto non è solo un numero. È un simbolo. È la prova che dalle crepe può nascere bellezza, che dalla fragilità può emergere forza. È il trionfo di un’idea di calcio che mette al centro l’uomo, prima ancora del giocatore.

E allora sì, questo titolo porta un nome chiaro e forte: Cristian Chivu. L’allenatore che non ha avuto paura dei cocci, che ha saputo vedere oltre la rottura, che ha trasformato una squadra spezzata in un’opera compiuta.

Un vaso nuovo, certo. Ma fatto della stessa materia di quello vecchio. Solo, infinitamente più prezioso.

Luca Bellone
Tifoso interista doc

Testo raccolto da Enzo Grassano

Adesioni nel mese di maggio: export e imprese, dalla Regione 27 milioni per il triennio 2026-2029

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La Regione Piemonte ha avviato il nuovo ciclo dei Progetti integrati di filiera (PIF) per il periodo 2026-2029, con una dotazione complessiva di 27 milioni di euro, in aumento rispetto ai 17 milioni stanziati per il triennio precedente. Le piccole e medie imprese piemontesi potranno aderire fino al 21 maggio, rispondendo all’avviso pubblicato sul sito istituzionale.

«Con questo nuovo ciclo per gli anni 2026–2029, mettiamo in campo 27 milioni di euro per accompagnare le imprese piemontesi nei mercati internazionali, a testimonianza della consapevolezza della Regione Piemonte di quanto l’export sia un elemento importante per il nostro territorio – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno strumento concreto e collaudato, capace di rafforzare la competitività delle nostre aziende e valorizzare le eccellenze produttive del territorio. Offriamo alle pmi un supporto operativo completo: dalla partecipazione a grandi eventi fieristici internazionali, quali quelli dedicati all’automotive e all’aerospazio, a incontri b2b con operatori esteri, iniziative di incoming e servizi di supporto personalizzato, oltre a percorsi di crescita e aggregazione – proseguono Cirio e Tronzano – È un investimento mirato per sostenere crescita, occupazione e innovazione, oltre che per presentare in una dimensione di sistema i settori di eccellenza dell’economia regionale, anche in una prospettiva di attrazione degli investimenti».

I progetti saranno gestiti da Ceipiemonte e sono rivolti a micro, piccole e medie imprese interessate a sviluppare o consolidare la propria presenza sui mercati esteri. Il programma coinvolge dieci comparti produttivi: automotive e trasporti, aerospazio, agritech e macchinari agricoli, cleantech e green building, microelettronica e automazione, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività previste comprendono la partecipazione a fiere internazionali, missioni all’estero, incontri B2B con operatori stranieri, iniziative promozionali e servizi di consulenza per lo sviluppo commerciale.

«Consolidiamo un modello che funziona, basato su filiere, competenze e accompagnamento operativo: le imprese – aggiungono Cirio e Tronzano – vengono supportate con servizi qualificati, relazioni e opportunità reali di business. È così che rafforziamo la presenza del Piemonte nel mondo e creiamo condizioni favorevoli per attrarre investimenti, sostenere l’occupazione e generare crescita. Siamo di fronte a profonde trasformazioni delle dinamiche internazionali geopolitiche e commerciali e abbiamo la necessità di sostenere le nostre imprese nella ricerca di nuovi mercati. Nelle scorso settimane insieme al Comune di Torino, al sistema camerale e accademico, al Ceip e ai nostri centri di ricerca siamo stati in Canada, confermando il modello efficace delle missioni di sistema, proprio per consolidare rapporti commerciali e individuare filiere strategiche per le nostre imprese a partire da aerospazio e scienze della vita. E’ ciò che stiamo facendo anche con l’Asia, dopo la missione dello scorso anno in Giappone, guardando a un’area del mondo che offre straordinarie potenzialità per le nostre aziende in tutti i settori economici».

Con l’avvio della nuova programmazione, la Regione Piemonte prosegue dunque nella strategia di sostegno all’internazionalizzazione, puntando sulla competitività delle imprese e sulla loro presenza nei mercati globali.

Incidente stradale: un morto e due ragazze ferite

Un uomo di di 67 anni è  morto ieri  in un incidente sulla Strada di Cassano a Novi Ligure (Al). Sul posto la polizia locale, il  118, elisoccorso e vigili del fuoco, per verificare la dinamica. L’auto della vittima forse si è capottata per evitare una vettura da una via laterale, o a seguito dell’impatto con questo veicolo. Nell’urto sono rimaste coinvolte anche una ragazza di 21 anni e una di 15.

Parla con Me torna con un nuovo format

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Le puntate registrate, disponibili online e dedicate a filiere, territori e responsabilità.

La prima puntata sarà pubblicata mercoledì 6 maggio 2026. Il progetto ideato da Simona Riccio proseguirà con cadenza quindicinale sui canali digitali e sul sito ufficiale.

Torino, maggio 2026 – Parla con Me® torna nel 2026 con un format rinnovato, pensato per dare continuità e profondità ai temi che attraversano oggi il sistema agroalimentare, le filiere produttive, i territori e le trasformazioni culturali, economiche e sociali ad essi collegate.

A differenza delle edizioni precedenti, quest’anno le puntate saranno registrate, avranno una durata di circa 20 minuti e resteranno sempre disponibili online: sulla pagina LinkedIn della founder Simona Riccio, LinkedIn Top Voice Italy, sui canali ufficiali e sul sito di Parla con Me®.

La prima puntata sarà pubblicata mercoledì 6 maggio 2026. Da quel momento, il palinsesto proseguirà con cadenza quindicinale, proponendo conversazioni brevi, autorevoli e accessibili, costruite per accompagnare il pubblico nella comprensione di temi complessi senza semplificarli.

Parla con Me® non è un semplice format di interviste, né un contenitore promozionale. È uno spazio editoriale che mette in dialogo istituzioni, imprese, territori, professionisti, associazioni e persone, con l’obiettivo di raccontare ciò che spesso resta dietro le quinte: il lavoro delle filiere, le scelte produttive, le responsabilità pubbliche, la comunicazione e il valore dei territori.

Il palinsesto 2026 si svilupperà intorno ad alcune aree editoriali principali: filiere e territori, persone, lavoro e responsabilità, cura e relazioni, tessile e moda consapevole, trattata come filiera produttiva a pieno titolo.

Il 2026 sarà inoltre un anno particolarmente significativo perché ricorre il decennale della Legge 166/2016, la cosiddetta Legge Gadda, che ha segnato un passaggio importante nel contrasto allo spreco alimentare e nella promozione del recupero delle eccedenze.

Per Parla con Me® sarà l’occasione per tornare più volte su questo tema, dando spazio non solo al quadro normativo, ma anche a esperienze, progetti, imprese, associazioni, enti e realtà territoriali che ogni giorno contribuiscono a dare valore al cibo e a ridurre gli sprechi.

Il progetto è aperto anche alla segnalazione di iniziative e casi concreti legati al recupero alimentare, alla prevenzione dello spreco, all’educazione al valore del cibo e alla costruzione di filiere più consapevoli.

Tra le prime puntate già registrate ci sono temi centrali come il cibo come politica pubblica, il rapporto tra turismo, filiere e Made in Italy, lo spreco alimentare, il fast fashion e la cultura della durata, l’intelligenza artificiale tra opportunità e responsabilità.

“Con Parla con Me® vogliamo continuare a costruire uno spazio di confronto serio, umano e comprensibile, capace di mettere insieme competenze diverse e temi che oggi non possono più essere letti separatamente”, spiega Simona Riccio, Founder di Parla con Me®. “Le filiere non sono solo produzione. Sono lavoro, territorio, responsabilità, cultura e scelte quotidiane. Il decennale della Legge 166/2016 sarà per noi anche un’occasione importante per dare voce a chi lavora concretamente contro lo spreco e per restituire valore al cibo.”

Per seguire le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

Casa del Pingone: un indirizzo che rimette a fuoco Torino

 

Nel cuore più raccolto di Torino, a due passi dai grandi flussi ma lontano dal loro rumore, c’è un indirizzo che sembra parlare sottovoce — e proprio per questo si fa notare. Casa del Pingone non è solo un luogo, è una dichiarazione d’intenti.

Dal Made in Italy dell’accoglienza più autentica a una visione contemporanea dell’ospitalità, qui si entra in uno spazio che tiene insieme storia e presente senza forzature. L’edificio — tra i più antichi della città, già dimora di Emanuele Filiberto Pingone, in Via della Basilica al civico 3 — conserva tracce medievali e stratificazioni artistiche che attraversano i secoli, dagli affreschi del piano nobile fino agli angoli più raccolti della struttura. Ma non è nostalgia: è materia viva.

Ed è proprio qui  il luogo gastronomico che spetta alla Torino della ristorazione , non format buttati a caso. Qui si viene per mangiare, certo, ma anche per restare. Per trattenersi a lungo, tra una cena e un cocktail, in quell’atmosfera intellettuale che non ha bisogno di esibizioni, ma che sa farsi contemporanea. Un posto dove piace fare tardi e che rispetta l’identità culturale della Torino di oggi che racconta la Torino che fu. E ai torinesi piace così.

Sotto il disegno di Federico de Giuli — nome già noto nell’accoglienza turistica e nella ristorazione torinese — Casa del Pingone prende forma come spazio ibrido e coerente: boutique hotel di sei suite, ognuna arredata con modernariato scelto, ambienti per incontri e lavoro, e una suite all’ultimo piano che si apre tra torre medievale, terrazzo e vista sulla collina e sul Palazzo Reale.

Al piano terra, il bistrot lavora su una cucina essenziale, rigorosa, senza fronzoli. Il territorio è il punto di partenza, ma non il limite: tecnica, ricerca e una sensibilità sempre più orientata al vegetale costruiscono una proposta che non ha bisogno di sovrastrutture. Accanto, il laboratorio interno di panificazione e pasticceria scandisce i ritmi della giornata, dalle colazioni alle ultime portate. E poi la caffetteria, aperta fino a mezzanotte: espresso, estrazioni specialty, vermouth piemontesi e miscelati che tengono il passo della città — o forse lo anticipano.

Lo chef: un percorso senza scorciatoie

C’è una linea abbastanza chiara, nel percorso di Lorenzo Cherubini, 28 anni, braidese, torinese d’adozione da due. Ed è quella della sostanza.

A 16 anni muove i primi passi all’Osteria del Boccondivino, a Bra, uno dei luoghi simbolo della cultura gastronomica langarola e legato all’universo Slow Food. Poi tre anni all’Osteria Syslak, sempre a Bra: una cucina schietta, territoriale, dove si impara davvero a trattare la materia prima senza compromessi.

Il passaggio all’Osteria Arborina, a La Morra, ristorante stellato Michelin guidato da Andrea Ribaldone, lo porta dentro una cucina gastronomica strutturata, fatta di tecnica e organizzazione di brigata.

Il ritorno a Bra segna una deviazione interessante: il ristorante giapponese Tako, dove resta un anno e mezzo per confrontarsi con tecniche e sensibilità completamente diverse. Poi di nuovo Torino, al Ristorante Consorzio, indirizzo centrale per chi cerca una cucina piemontese contemporanea, costruita su materie prime eccellenti e una continua tensione tra tradizione e creatività.

Oggi l’approdo alla Casa del Pingone, dove Cherubini arriva come Executive Chef. Qui può mettere insieme tutto: rigore, ricerca, semplicità. Senza bisogno di dimostrare, ma con l’urgenza di fare bene.

I piatti: niente riletture, solo sostanza

Qui non siamo nel territorio rassicurante della “tradizione che si rinnova”. No, finalmente. Il punto non è rifare le ricette piemontesi, ma scomporle. Prendere gli ingredienti simbolo e rimetterli al centro.

Le cervella fritte, per esempio, vengono trattate con rispetto ma senza timore: alleggerite, accompagnate da ortaggi di stagione, costruite attorno a una materia prima che arriva da Porta Palazzo, a due passi. Una cucina che parte dal mercato, davvero.

Sugli agnolotti si vede la mano piemontese: precisa, battuta. Ma anche qui niente nostalgia. La presentazione è giocosa — sì, anche con la “schiumetta” — ma è sostanza: formaggi piemontesi lavorati con intelligenza, qualcosa che diverte senza diventare trucco.

E poi l’agnello, forse il terreno più personale. C’è conoscenza totale dell’animale, delle sue parti, e un approccio concreto all’antispreco: gli scarti diventano fondi, brodi, profondità. Tornano nel piatto, a sostenere e amplificare la carne.

È una cucina che lavora per sottrazione, ma con idee chiarissime. Silenziosa, precisa, necessaria. E in una Torino che a volte confonde novità con rumore, questa è già una presa di posizione.

Chiara Vannini

Regina Elena O.d.v. Premio di giornalismo La Rosa d’Oro, i vincitori

Il primo premio a Mauro Pigozzo, seguito da Evelina Frisa e Lisa Bernardini.

Milano Conclusa a Milano la nona edizione del Premio Internazionale di giornalismo e comunicazione “La Rosa d’Oro” dell’Associazione Internazionale Regina Elena O.d.v. patrocinata dal Comune di Milano, Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e dalla Federazioni Relazioni Pubbliche Italiana.

Con la cerimonia di premiazione ospitata dalla Scuola Militare “Teuliè”, sono stati premiati i vincitori e consegnate le menzioni speciali 2026.

Primo classificato il giornalista Mauro Pigozzo (Veneto), il secondo premio è stato assegnato alla collega Evelina Frisa (Abruzzo) e terza classificata Lisa Bernardini (Lazio). Una menzione speciale è andata alle giornaliste Anna Paola Lacatena (Puglia) e Michela Valoppi (Friuli Venezia Giulia).

Le Menzioni speciali per la comunicazione sono andate a: Gabriele Albertini, Arianna Augustoni, Istituto del Nastro Azzurro sezione di Como, Rivista “Borc San Roc” di Gorizia e il giornalista John Pedeferri.

I premi sono stati consegnati dal Presidente nazionale dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, Ilario Bortolan e dal Delegato nazionale ai rapporti istituzionali e alla comunicazione Biagio Liotti.

Nel corso dell’evento l’Associazione ha assegnato il 49° Premio Internazionale per la Pace “Principessa Mafalda di Savoia” alla Scuola Militare Teuliè, l’80° Premio “Amm. Sq. Antonio Cocco” al Colonnello Antonio Calligaris, Comandante della Teuliè e l’81° Premio “Amm. Sq. Antonio Cocco” a Iolanda Bajona presidente del PASFA di Milano. Il 20° Premio “Barone Roberto Ventura” al Conte Dr. Giuseppe Rizzani.

Numerosi messaggi di adesioni sono pervenuti dall’Italia e dall’estero e sono stati ricordati il presidente d’onore Cav. Gr. Cr. Prof. Avv. Emmanuele Emanuele di Villabianca Barone di Culcasi, il primo vice presidente nazionale Cav. Gr. Cr. Gen. D. Dott. Giovanni Albano e il Delegato di Ancona, Comm. Giovanni Luciano Scarsato, scomparsi pochi giorni fa.

Il premio di giornalismo e comunicazione nasce come riconoscimento all’impegno professionale di giornalisti e comunicatori per incentivare la corretta informazione.