ilTorinese

Fiamme nella notte al teatro Gobetti

Verso le tre di notte e’ divampato un incendio nei sottotetti del teatro Gobetti a Torino. I vigili del fuoco sono riuscita domare le fiamme che hanno causato danni agli uffici. La causa è probabilmente un cortocircuito.

Livio Berruti, il campione che gareggiava con i gatti a Stroppiana

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Con il Vercellese, pur nato a Torino, aveva un legame familiare, in particolare con Stroppiana, come disse in una serata organizzata da Campagna Amica di Vercelli, dove aveva imparato a correre veloce gareggiando con i gatti. Berutti, infatti, aveva raccolto l’invito dell’allora direttore della Coldiretti di Vercelli e Biella Andrea Desana (correvano i primi anni zero del nuovo millennio) di fare da ambasciatore dei prodotti del territorio assieme ad altri olimpionici

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ADDIO A LIVIO BERRUTI, IL CAMPIONE CHE GAREGGIAVA CON I GATTI A STROPPIANA.

Castello di Saffarone, il maniero riservato di Torino

Da cascina agricola a dimora aristocratica.

A Torino, cosi’ come nel Piemonte intero, lo scenario  e’arricchito da splendidi castelli e proprieta’ gentilizie che ne fanno un luogo unico e prezioso. Oltre ai piu’ famosi manieri siti in citta’ e appena fuori come Il Valentino o il Castello di Rivoli, ve ne sono altri meno conosciuti, ma di ragguardevole bellezza e importanza storica. Uno di questi e’ Il Castello di Saffarone che nel tempo ha cambiato vestito, passando da tenuta agricola a residenza elegante e signorile, e che nonostante il suo cospetto schivo e ritirato contribuisce romanticamente a valorizzare il patrimonio architettonico dell’area torinese.

Appartenuto ai principi Dal Pozzo della Cisterna titolari di incarichi pubblici e benefici ecclesiastici, il Castello di Saffarone in passato era una parte della proprieta’, all’interno della tenuta omonima, insieme alle cascine di Cravetta, Cassinotta e Artrucco.Ereditato dal barone Giovanni Piero Saffarone nel 1865, a cui deve il suo nome, è composto da quattro torrette ed un corpo centrale, due cortili interni ed un bel parco. La prima traccia che riporta all’esistenza dei Saffarone e’ del 1580 e riconduce a“Messer Marco Zaffarone”  che risultava essere il possessore delcomplesso sito tra Torino, Grugliasco e Collegno composto da due edifici e una torre colombaia, una cascina agricola con annessa casa padronale all’interno di uno scenario rurale fatto di pascoli, boschi e campi coltivati. Nel ‘600 il casolare rurale comincio’ la sua trasformazione in dimora con decorazioni, cappella, un muro di recinzione e diverse stalle, la prima versione di un Castello dal sapore rustico con dei tratti che cominciano ad ingentilire. La vera trasformazione avvenne, tuttavia, quando la proprieta’ passo’, nel 1729, ad Anna Maria Litta, sposata con Giacomo Dal Pozzo Cisterna, che volle convertirla in una elegante residenza con tenuta agricola d’eccellenza per sfoggiare il  rango e le ricchezze della casata;  pare che i lavori di restauro furono affidati a Benedetto Alfieri (cugino di Vittorio) uno dei massimi architetti del tempo. Il periodo di splendore termino’nel 1833 con la fine della discendenza Dal Pozzo Cisterna e il maniero ando’ prima ai Marchesi Della Torre e poi ai Valperga di Masino che lo ridestinarono quasi tutto ad attivita’ agricole.

Ancora oggi si puo’ ammirare il salone ovale con il suo soffitto a cupola (che viene utilizzato come proprieta’ privata, per eventi come matrimoni e convegni) le decorazioni e l’arredo antico.

Ubicato a Via Regina Margherita 497, la sua presenza in città e’molto riservata, quasi nascosta, ma il suo fascino e’ indiscutibile agli occhi di chi lo puo’ ammirare partecipando ad eventi privati organizzati al suo interno.

MARIA LA BARBERA

Caccia al tesoro e Pic-nic di Ferragosto al Castello di Miradolo

L’altra collina: il Pavese che guarda Torino

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono luoghi che finiscono per diventare inseparabili dagli scrittori che li hanno raccontati. Pensando a Cesare Pavese, l’immaginario corre subito alle Langhe, alle colline di Santo Stefano Belbo, ai paesaggi che hanno attraversato i suoi romanzi e le sue poesie. Ma se quella fosse soltanto una parte della storia? È da questa domanda che prende avvio L’altra collina. Cesare Pavese tra Pino e Reaglie, il saggio di Gioele Cristofari pubblicato da Seb27.
Contrattista di ricerca in Letteratura italiana contemporanea all’Università dell’Insubria e studioso che da anni dedica il proprio lavoro all’opera pavesiana, Cristofari propone una lettura nuova dello scrittore torinese. Attraverso un’attenta ricerca storica e letteraria, invita infatti a spostare lo sguardo dalle Langhe alle colline che si affacciano su Torino, sostenendo che proprio tra Reaglie e Pino Torinese affondino molte delle radici della sua formazione e del suo immaginario.
Il volume nasce da un progetto promosso dal Comune di Pino Torinese in collaborazione con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea e restituisce un’immagine di Pavese profondamente legata alla città in cui trascorse gran parte della sua vita. Tra i risultati più interessanti emerge anche l’identificazione della cosiddetta “Villa Pavese”, l’antica Vigna Girotto, dove lo scrittore trascorse molte estati della giovinezza: un tassello biografico rimasto finora nell’ombra e che contribuisce a rileggere sotto una luce diversa pagine fondamentali come La casa in collina.
Il pregio del saggio è quello di accompagnare il lettore oltre il mito dello “scrittore delle Langhe”, mostrando come il paesaggio torinese sia stato altrettanto determinante nella costruzione della sua poetica. Quelle colline, sospese tra città e campagna, diventano un luogo di passaggio, di crescita e di scoperta, uno spazio dove biografia e letteratura finiscono per intrecciarsi in modo indissolubile.
A rendere ancora più interessante il volume è la volontà di trasformare la ricerca in un’esperienza concreta. Nelle pagine finali trovano spazio otto itinerari dedicati ai luoghi pavesiani, un invito a percorrere sentieri che ancora oggi conservano il fascino di un paesaggio capace di ispirare uno dei maggiori autori del Novecento.
Per chi ama Torino, questo libro rappresenta molto più di uno studio letterario. È l’occasione per riscoprire una parte della città spesso dimenticata e per osservare le sue colline con occhi nuovi, immaginando il giovane Pavese mentre percorre gli stessi sentieri che, molti anni dopo, sarebbero diventati letteratura. Perché, a volte, basta cambiare prospettiva per accorgersi che le storie che credevamo di conoscere hanno ancora qualcosa di sorprendente da raccontare.
MARZI ESTINI

Auto piomba su dehors: feriti un uomo e una donna

Nel pomeriggio di oggi a Jouvenceaux, frazione di  Sauze d’Oulx, una vettura ha investito il dehors di un bar. Un uomo e un donna  70enni hanno riportato traumi e sono stati trasportati in elicottero al  CTO in codice rosso. Non  sarebbero in pericolo di vita. Alla guida dell’auto una donna di mezza età che ha perso il controllo del veicolo.

Il trekking tra il CAI di Volpiano e i randonneurs di Castries

Dal 3 all’8 agosto il tradizionale trekking tra il CAI di Volpiano e i randonneurs di Castries. Ventiquattro partecipanti per sei giorni di escursioni, condivisione e amicizia. Nel 2027 il passaggio di consegne: sarà Volpiano a ospitare gli amici francesi.

Dal 3 all’8 agosto le montagne del Jura francese hanno fatto da cornice all’edizione 2026 del tradizionale trekking che riunisce il CAI di Volpiano e i randonneurs di Castries, la città francese gemellata con Volpiano. Un appuntamento che negli anni è diventato molto più di un’esperienza escursionistica: un’occasione per rinnovare un rapporto di amicizia che coinvolge direttamente cittadini e associazioni delle due comunità e che rappresenta una delle espressioni più autentiche del gemellaggio tra Volpiano e Castries, avviato nel 2010.

Quest’anno il gruppo era composto da 24 partecipanti: 13 escursionisti del CAI di Volpiano e 11 randonneurs di Castries. Insieme hanno trascorso sei giorni tra sentieri, paesaggi e ambienti naturali del Jura, alternando le escursioni a momenti di incontro e convivialità.

Il trekking si è svolto nel migliore dei modi, in un clima sereno e rilassato che ha confermato ancora una volta quanto, con il trascorrere degli anni, il rapporto tra i partecipanti italiani e francesi sia diventato una vera e propria amicizia. Un ritrovarsi ogni volta con la naturalezza di vecchi amici, capaci di riprendere il cammino insieme come se non si fossero mai separati.

È proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’esperienza: il gemellaggio non rimane soltanto un rapporto istituzionale tra due Comuni, ma diventa un gemellaggio vissuto dalle persone, attraverso esperienze condivise, conoscenza reciproca e relazioni che si consolidano nel tempo.

L’organizzazione del trekking avviene ad anni alterni tra Italia e Francia. Il coordinamento del gruppo di Volpiano è affidato a Franco Rolando, mentre per Castries il referente è Serge Escuret. Al termine dell’edizione 2026, una stretta di mano tra Rolando ed Escuret ha rappresentato il simbolico passaggio di consegne tra Castries e Volpiano: nel 2027 saranno infatti gli escursionisti volpianesi ad accogliere gli amici francesi e a organizzare il nuovo appuntamento.

«Il trekking tra Volpiano e Castries rappresenta molto bene il significato che vogliamo attribuire al nostro gemellaggio – sottolinea il Sindaco di Volpiano Giovanni Panichelli –. I rapporti tra città acquistano ancora più valore quando riescono a uscire dalla sola dimensione istituzionale e diventano occasioni di incontro tra le persone. In questi anni, grazie anche all’impegno delle associazioni, sono nate relazioni e amicizie che continuano nel tempo. La stretta di mano che idealmente consegna a Volpiano l’edizione del prossimo anno è una bella immagine di questa continuità e saremo felici di accogliere nuovamente gli amici di Castries nel 2027».

Il trekking conferma così il ruolo fondamentale svolto dall’associazionismo nel mantenere vivi e concreti i rapporti di gemellaggio, favorendo occasioni di scambio che uniscono sport, territorio, socialità e conoscenza reciproca. Dopo le giornate trascorse sulle montagne del Jura, il cammino proseguirà dunque in Italia: nel 2027 toccherà a Volpiano raccogliere il testimone e ricambiare l’ospitalità, per aggiungere un nuovo capitolo a una storia di amicizia che continua, passo dopo passo, oltre i confini.

Foto: alcuni momenti del trekking 2026 nel Jura francese; la stretta di mano tra Franco Rolando e Serge Escuret che sancisce il simbolico passaggio di consegne a Volpiano per l’edizione 2027.

La scommessa di Osasio: due amici, una pianta e il profumo che diventa destino

Un veterinario e uno zootecnico inseguono il profumo della Menta Piperita Piemonte e trasformano Osasio in un luogo dove la terra, la distillazione e un palazzo restaurato tornano a raccontare

di Luis Cabasés

Osasio non si impone: ti avvolge. La pianura torinese lo circonda come un respiro lento, e quando arriva l’estate, l’aria si riempie di un profumo che sembra una promessa. La menta. Fresca, balsamica, quasi luminosa. È un odore che non si limita a essere odore: è un invito. E due uomini, un veterinario e uno zootecnico, hanno deciso di seguirlo. Alberto Ferrero e Loris Bergese si conoscono da anni. Amici prima che soci, complici prima che imprenditori. Alberto ha le mani che parlano la lingua della campagna, Loris quella delle filiere vive. Un giorno hanno camminato insieme tra le file di menta in fiore. Alberto si è fermato, ha guardato il campo, poi Loris: «Sembra che questo posto voglia raccontare qualcosa». Alberto ha annuito. «Allora ascoltiamolo». Più o meno è andata così: da quel momento hanno iniziato a farlo davvero, fondando Mintriga.

Un nome curioso, quasi birichino, che sembra cambiare significato a seconda di chi lo pronuncia, come se la menta si divertisse a sussurrare interpretazioni diverse a ogni orecchio. E loro, quel sussurro, hanno scelto di seguirlo fino in fondo: dal campo alla distillazione, passando per la distilleria a corrente di vapore della Cooperativa Erbe Aromatiche di Pancalieri, dove l’olio essenziale — sette quintali di pianta per ottenere sei litri di essenza — nasce da un rito antico, custodito da mani che conoscono la menta come si conosce un familiare. Lì la menta si trasforma: diventa essenza, diventa anima. E in quel momento Alberto e Loris hanno capito che questa storia non poteva restare chiusa nei campi, perché aveva già iniziato a camminare da sola. La menta piperita non è una pianta semplice.

«È molto esigente – è scritto nel sito aziendale – vuole terreno abbastanza sciolto per estendere i rizomi, acqua in abbondanza e sole per maturare». Serve pazienza, serve cura, serve un territorio che sappia accoglierla. E il Pancalierese, con i suoi suoli permeabili e il suo microclima, è da sempre il luogo dove la menta ha deciso di crescere al massimo delle sue possibilità. Quando la fioritura esplode, tra fine luglio e agosto, i campi diventano un mare violaceo che sembra muoversi da solo. Le mietitrebbiatrici avanzano lente, e l’aria si impregna di un aroma che non si dimentica. In paese, gli anziani parlano ancora della “cassa di Osasio”, quella rete di famiglie che ha attraversato difficoltà e stagioni affidandosi alla menta come risorsa, come lavoro, come identità. E mentre Alberto e Loris ascoltavano quei racconti, un altro luogo ha iniziato a prendere forma nella loro storia: il Palazzo. Il Palazzo non è solo un edificio. È un personaggio. Un gigante che ha visto passare generazioni, che ha ospitato la distilleria della famiglia Rossi, che ha respirato menta quando Osasio cercava nuove strade. Poi il tempo lo aveva fatto tacere.

È stato Osvaldo Ferrero, architetto e padre di Alberto, a ridargli voce. Ha restaurato il Palazzo con una cura che non si limita alla tecnica: ha rimesso insieme memoria, dettagli, materiali, luci. Ha restituito dignità alle stanze, ha riaperto corridoi, ha fatto tornare a respirare soffitti che sembravano aver dimenticato come si fa. Quando i lavori sono finiti, il Palazzo non era più un luogo del passato: era un luogo pronto ad accogliere il presente. E oggi è lo scrigno dove si può scoprire davvero il lavoro di Mintriga. Chi entra nel Palazzo entra dentro la menta: la coltivazione, la distillazione, la storia delle famiglie, la rinascita di un territorio.

Ogni stanza racconta un pezzo di ciò che Alberto e Loris hanno scelto di custodire. Ogni passo è un incontro con qualcosa che non è solo prodotto: è identità. La loro è stata una scommessa. Una scommessa romantica, quasi incosciente, che nasce solo quando due amici guardano la stessa cosa e vedono lo stesso futuro. Un veterinario e uno zootecnico che hanno deciso di trasformare una pianta in un racconto, un territorio in un destino, un profumo in una promessa.

Hanno scelto la via più difficile: niente coloranti, niente scorciatoie, niente verde artificiale. Il liquore rimane limpido, come lo sciroppo di menta autentico che si beveva un tempo. «Quello che vedi è quello che la pianta ha dato», dice spesso Alberto. E forse è proprio questo il cuore della loro storia: la sincerità. Mintriga non è nato per essere un prodotto. È nato per essere un racconto. Un racconto che vive nei campi, negli fumi della cooperativa, nelle mani di chi coltiva, e soprattutto nel Palazzo restaurato dove ogni stanza sembra dire: “Benvenuto, qui la menta non è una coltura. È un destino.” E quando, nelle sere d’estate, l’aria si riempie di quel profumo fresco, sembra quasi che il territorio dica: «Grazie per avermi raccontato».

Verso EuroPride 2027, Amsterdam passa il testimone a Torino

Amsterdam ha passato ufficialmente il testimone a Torino, che il prossimo anno ospiterà l’EuroPride, la più importante manifestazione europea dedicata ai diritti delle persone LGBTQIA+.

La cerimonia si è svolta ieri sera sul palco dell’EuroPride di Amsterdam al termine della parata, sancendo simbolicamente il passaggio di consegne tra la capitale dei Paesi Bassi e il capoluogo piemontese, che dal 18 al 26 giugno 2027 accoglierà l’evento internazionale.

Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore ai Diritti della Città di Torino Jacopo Rosatelli, cinque rappresentanti del Comitato EuroPride Torino 2027 e uno per il Servizio LGBT dell’Amministrazione comunale. La delegazione torinese ha preso parte anche alla Conferenza sui diritti umani, organizzata ad Amsterdam nell’ambito delle iniziative che hanno accompagnato l’EuroPride e il WorldPride 2026.

L’assegnazione dell’EuroPride 2027 a Torino era stata decisa nel novembre 2024 dall’Assemblea generale dell’European Pride Organisers Association (EPOA), riconoscendo il valore della candidatura del capoluogo piemontese, promossa dal Coordinamento Torino Pride con il sostegno della Città.

“La cerimonia è stata un momento emozionante e carico di significato. Ricevere il testimone da Amsterdam significa assumere una responsabilità importante e confermare l’impegno di Torino per i diritti, la libertà e l’inclusione di tutte le persone – dichiara Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti della Città di Torino -. Nei prossimi mesi continueremo a lavorare insieme al Comitato EuroPride 2027, alle associazioni del coordinamento Torino Pride e alle altre istituzioni per costruire un evento partecipato e capace di coinvolgere l’intera città. L’EuroPride è una grande manifestazione che serve a ribadire che i diritti fondamentali devono essere garantiti ovunque e a chiunque, contro ogni manifestazione.

È emblematico che qui ad Amsterdam si stiano celebrando i 25 anni del matrimonio egualitario, una conquista di civiltà che in Italia resta ancora da raggiungere e per la quale Torino, insieme alle altre città della rete Ready e alle amministrazioni impegnate sui diritti civili, continuerà a impegnarsi fortemente”.

Nato nel 1992, l’EuroPride rappresenta la più importante manifestazione europea dedicata ai diritti delle persone LGBTQIA+ e ogni anno viene ospitata in una diversa città del vecchio continente, nella quale richiama migliaia di partecipanti. Promosso dall’EPOA, l’evento rappresenta un’occasione di confronto sui temi dell’inclusione, dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni.

Dopo Amsterdam, dal 18 al 26 giugno 2027 la manifestazione tornerà così in Italia, sedici anni dopo l’edizione di Roma del 2011, facendo di Torino la capitale europea dei diritti con una settimana di eventi culturali, sociali e politici di rilievo internazionale che culminerà con una grande parata per le vie della città.

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