Oltre 25 milioni di spostamenti attesi sulla rete Anas nel weekend. A Torino e in Piemonte occhi puntati su tangenziale, A4, A5, A6, A21 e A32. Ridotti i cantieri e rafforzata la presenza del personale. Stop ai mezzi pesanti dalle 8 alle 22
È il primo grande sabato di agosto verso Ferragosto e anche sulle strade di Torino e del Piemonte si annuncia una giornata da affrontare con particolare attenzione. Dalle prime ore del mattino è previsto un aumento dei flussi sulle principali direttrici autostradali e sulla tangenziale torinese, soprattutto per chi si muove verso il mare, la montagna e le località turistiche. Sotto osservazione ci sono in particolare la A6 Torino-Savona, utilizzata da migliaia di piemontesi diretti verso la Liguria, la A32 Torino-Bardonecchia verso la Valle di Susa e il Fréjus, la A5 verso il Canavese e la Valle d’Aosta, la A4 in direzione Milano e la A21 verso Alessandria e Piacenza. Possibili rallentamenti anche lungo la rete ordinaria nei punti di accesso alle località di maggiore richiamo turistico. In vista dell’esodo, diversi cantieri sono stati sospesi o ridimensionati proprio per cercare di rendere più scorrevole la circolazione.
Sabato 8 agosto è infatti contrassegnato dal bollino nero nelle ore del mattino, la fascia considerata più critica dell’intero fine settimana per le partenze. Il bollino rosso riguarda invece il pomeriggio di oggi, venerdì 7 agosto, quello di sabato e il pomeriggio di domenica 9 agosto, quando il traffico sarà alimentato soprattutto dai rientri verso le grandi città. Il quadro si inserisce nel pieno dell’esodo estivo, con milioni di italiani pronti a mettersi in viaggio nel weekend che precede la settimana di Ferragosto.
Secondo le stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas, da venerdì a domenica saranno oltre 25 milioni gli spostamenti di autoveicoli previsti sulla rete stradale e autostradale gestita dalla società. Per affrontare l’aumento dei flussi è stato rafforzato il presidio del personale e sono state adottate misure per ridurre l’impatto dei lavori sulla circolazione. Complessivamente, fino al 7 settembre, saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri, pari all’83% dei 1.414 cantieri attivi.
Anche in Piemonte la situazione dei lavori è stata rivista in funzione dell’esodo. Sulla A6 Torino-Savona, una delle arterie più delicate per chi raggiunge la costa ligure, il piano estivo ha previsto un miglioramento della situazione rispetto allo scorso anno e la disponibilità di due corsie nella direzione interessata dai maggiori flussi. Sulla A5 Torino-Ivrea-Aosta rimane invece una situazione da monitorare in corrispondenza del viadotto Camolesa, dove è attiva una deviazione provvisoria con una corsia per senso di marcia. Sulla A21, invece, non sono previsti cantieri inamovibili nel periodo estivo.
La giornata di sabato sarà inoltre caratterizzata dal divieto di circolazione dei mezzi pesanti con massa superiore a 7,5 tonnellate: il blocco sarà in vigore dalle 8 alle 22. Il provvedimento proseguirà domenica 9 agosto dalle 7 alle 22, mentre nella giornata di venerdì 7 agosto il divieto è scattato dalle 16 e terminerà alle 22. La limitazione punta a ridurre la presenza dei mezzi pesanti proprio nelle ore nelle quali è previsto il maggior numero di automobili in viaggio.
Il consiglio per chi deve partire è quindi quello di evitare, quando possibile, le fasce orarie più congestionate e soprattutto di non affidarsi all’ultimo momento. Controllare la situazione del traffico prima di uscire di casa, verificare eventuali modifiche alla viabilità e tenere conto delle condizioni meteorologiche può evitare di trasformare una partenza per le vacanze in una lunga attesa sotto il sole.
Anas ha inoltre richiamato gli automobilisti alla prudenza, sottolineando l’importanza del rispetto dei limiti, della distanza di sicurezza e della necessità di effettuare pause durante i viaggi più lunghi. In particolare, con le temperature elevate di questi giorni, è importante avere a bordo una quantità sufficiente di acqua e prestare attenzione alle condizioni di chi viaggia, soprattutto bambini, anziani e persone più vulnerabili al caldo.
Dal 4 agosto, intanto, è entrato in funzione anche Vergilius Plus, il nuovo sistema di controllo della velocità realizzato da Anas in collaborazione con la Polizia Stradale. Il sistema è stato attivato su 36 tratte della rete stradale Anas e permette di controllare la velocità media dei veicoli lungo determinati percorsi. Tra le tratte interessate figurano soprattutto quelle della A2, oltre ad alcuni segmenti della SS309 Romea, della SS1 Aurelia e di altre strade statali del Centro-Sud.
Per il Piemonte il weekend resta dunque quello della massima attenzione. La tangenziale di Torino e le principali autostrade che convergono sul capoluogo rappresentano i punti da tenere sotto osservazione soprattutto nelle ore della mattina, quando partirà la maggior parte dei vacanzieri. La A6 sarà il principale corridoio verso la Liguria, mentre A32 e A5 convoglieranno una parte consistente del traffico diretto verso montagne e valichi internazionali. Sulla A4, invece, saranno possibili flussi elevati in direzione della Lombardia e del Nord-Est.
La situazione potrebbe diventare più complessa anche nei pressi degli svincoli e delle barriere, dove l’aumento del numero dei veicoli tende a produrre rallentamenti anche in assenza di incidenti o cantieri. Per questo la raccomandazione resta quella di programmare il viaggio, evitare sorpassi azzardati e mantenere una distanza adeguata dal veicolo che precede.
Dopo il sabato da bollino nero, domenica sarà soprattutto la giornata dei rientri. Nel pomeriggio il traffico dovrebbe aumentare progressivamente sulle direttrici verso Torino e gli altri grandi centri urbani, con possibili code anche sulla tangenziale e lungo le arterie di collegamento con le autostrade.
L’esodo verso Ferragosto è dunque ufficialmente entrato nel vivo. Per chi parte, la vacanza comincia anche dalla strada: meglio qualche minuto di prudenza in più che un’ora di coda in più, o peggio ancora un incidente.
Torino e l’acqua
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
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Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
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1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino
1. Torino e i suoi fiumi
Il fil rouge di questa serie di articoli vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
Il 71% del Pianeta Terra è coperto d’acqua.

Il corpo umano è costituito di acqua per il 60%; alla nascita, il peso corporeo di un bambino è costituito d’acqua per l’80%.
Eppure, per capire quanto tale elemento sia essenziale è necessario fare riferimento ad altre cifre: gli studi dell’Unicef sottolineano che ogni giorno circa 700 bambini muoiono a causa di malattie causate dall’utilizzo di acqua non pulita; 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e almeno 263 milioni di individui impiegano più di 30 minuti per raccogliere dell’acqua pulita. Secondo altre statistiche ONU sono ben 3900 i bambini che decedono ogni giorno per scarsità idrica.
Cifre, queste, terrificanti e obbrobriose, che dovrebbero comparire nelle nostre menti tutte le volte che per un po’ di calore, per stanchezza o anche solo per capriccio, ci fermiamo con tranquillità e noncuranza ad abbeverarci ad una fontana.
La definizione del termine “acqua” sul dizionario dice “trattasi di un composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è inodore, incolore e insapore, costituente fondamentale degli organismi viventi, in natura si trova allo stato liquido, (fiumi laghi, mari), allo stato solido, (neve, ghiaccio), allo stato aeriforme, (vapore acqueo).”
Continuando a leggere ci si accorge di quanto sia presente tale parola nel linguaggio, sia che si tratti di argomenti scientifici, sia che ci si riferisca a modi di dire o frasi fatte; vi è poi anche il richiamo alle proprietà purificatrici attribuite all’acqua nelle diverse culture e religioni.
Si parla di “acqua corrente”, cioè disponibile grazie ad un dato sistema di condutture; “acqua minerale”, cioè contenente minerali, utili e necessari per il funzionamento dell’organismo; per i puntigliosi esiste l’ “acqua frizzante”, per alcuni sistemi chimici si utilizza l’ “acqua distillata”. Si differenzia l’ “acqua dolce” dall’“acqua salata”, diversa ancora da quel che si intende per “acqua morta”, cioè stagnante, ancora diversificabile a sua volta dalle “acque bianche” e dalle “acque nere”. Distaccandosi daisignificati più terreni, possiamo fare riferimento a quell’acqua utilizzata nelle funzioni religiose, per questo definita “santa”; se esiste poi una sorta di via di mezzo tra la terra e il cielo, per coloro i quali usano un approccio salutistico o olistico, nella lunga definizione del dizionario, sono presenti le tanto elogiate proprietà delle “acque termali”. In ultima analisi, per sottolineare quanto tale parola sia presente non solo nell’immenso ecosistema, ma anche nel complesso universo linguistico, proponiamo ad esempio alcuni modi di dire: “acqua in bocca”, “fare un buco nell’acqua”, ragazza “acqua e sapone” ecc.
La questione non si esaurisce solo in un lungo elenco di espressioni linguistiche e di statistiche geologiche, una “cosa” di tale arcana importanza e ancestrale essenzialità non può che essere portatrice di significati nascosti, interni ed esoterici. L’acqua è un simbolo ricco di significati, è presente, sotto tale accezione nella Bibbia e nel Nuovo Testamento, è, inoltre, uno dei quattro elementi principali, (acqua, aria, terra, fuoco), a cui tradizionalmente sono attribuite qualità di intuizione e adattabilità. L’acqua è associata alla sfera femminile e alla passività. In alchimia è l’elemento associato al numero 2, simboleggia le polarità in antitesi all’unità, (identificata con l’elemento fuoco). Quando l’acqua si trova allo stato liquido può insinuarsi ovunque e assumere svariate forme, portando al significato traslato di “unione tra spirito e materia”.
La religione cristiana associa l’acqua a Cristo, in quanto sorgente che disseta eternamente. L’acqua è anche purificatrice, utilizzata durante il battesimo, quando i bambini vengono bagnati con l’acqua santa. L’acqua, dunque, pulisce non solo a livello materiale ma anche spirituale, proprio per questo è elemento essenziale in quasi tutti i rituali di purificazione. Nella religione ebraica, l’acqua, viene associata a Dio, perché ritenuta come sua manifestazione all’inizio della creazione. L’elemento viene anche associato al concetto di “nascita” perché essa “dona la vita”, così come accade durante la gestazione, che vede il nascituro immerso per 9 mesi in un liquido. Sono molte le culture dell’antichità in cui l’acqua era considerata fonte di vita, principio cosmico femminile e Madre, proprio in quanto generatrice. Per gli antichi greci i mari, i fiumi, i laghi erano nati da Oceano, figlio di Urano e Gea; rimanendo sempre in ambito classico, si pensi poi al mito di Narciso, vicenda in cui l’acqua è lo specchio che permette di scoprire se stessi.
L’acqua ha anche un significato onirico: quando si sogna l’acqua, significa che l’inconscio richiama a sé significati di energia materna, legati all’ambito profondo e sentimentale, e può indicare stati emotivi diversi a seconda che l’acqua appaia limpida o torbida.
In alcune culture si parla di “prova dell’acqua”, momento importante per il cammino iniziatico, in cui si mette alla prova il candidato, chiamato a resistere ad una serie di difficoltà. La prova diventa metafora di una capacità di adattamento alle diverse condizioni di vita, che l’iniziato deve avere: o ci si adatta o si perisce.
Ma cosa centra il discorso dell’acqua con la nostra città? Ebbene, esso si collega al capoluogo piemontese più di quanto ci possa sembrare. Torino è posta alla confluenza di tre fiumi: il Po, la Dora Riparia e la Stura di Lanzo. Anche altre città sorgono vicino a dei corsi fluviali, ma il nostro è un caso particolare, infatti a Torino, città magica, città in cui si respira l’ascendenza egizia, si percepiscono le linee sincroniche, proprio i due fiumi, il Po e la Dora, assumono una particolare importanza. Analizzati in chiave esoterica, il primo rappresenta il Sole e la componente maschile, la seconda corrisponde alla Luna e alla parte femminile. Sui fiumi inoltre incidono correnti energetiche che, incrociandosi, generano un punto d’intersezione di peculiare forza. Chi si intende di esoterismo sottolinea che il castello del Valentino e il vicino Borgo Medievale simboleggiano forza e per questo si trovano in riva al Po. Il grande cimitero monumentale, invece, si situa sulle sponde del fiume più “notturno”, la Dora.
I due fiumi giustificherebbero dunque l’ambivalenza torinese: città solare e maschile, a cui fa da contraltare una città lunare, femminile, come una sorta di grande madre.
Non dimentichiamo, infine, che a specchiarsi sulle acque del Po c’è anche una chiesa assai particolare, la Gran Madre.
Tre sono i fiumi che bagnano Torino, ma due sono particolarmente cari alla cittadinanza, il Po e la Dora, i due corsi d’acqua diventano, infatti, protagonisti di un angolo di città, fissati in personificazioni statiche e solenni. Si tratta della piazzetta CLN, posta nel centro storico della città, appena dietro le due chiese gemelle di piazza San Carlo (Santa Cristina e San Carlo), lungo l’asse di via Roma in direzione di piazza Carlo Felice e dei giardini Sambuy. Prima del 1935 la piccola piazza era conosciuta come piazza delle due chiese.
L’aspetto attuale si deve alla ristrutturazione del 1935 prevista dal progetto di Marcello Piacentini, avvenuta in pieno periodo fascista, che riguardava il secondo tratto di via Roma e la zona circostante. Nel progetto erano comprese anche le statue di Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III di Savoia e due fontane poste sul retro delle due chiese, con allegorie antropomorfe dei fiumi Po e Dora Riparia. Solo le ultime due statue vennero effettivamente realizzate e la piazza venne rinominata Piazza delle due Fontane, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1973. Durante l’occupazione nazista la piazzetta si incupisce di un’ombra crudele ma purtroppo reale, e ospita il comando della Gestapo, ubicato presso l’albergo Nazionale. Alla fine della guerra, forse proprio per chiudere quella ferita storica, il nome della zona vene cambiato e dedicato al Comitato di Liberazione Nazionale costituitosi al termine del fascismo.
Il tempo scorre, proprio come l’acqua delle due fontane che guardano ieratiche il susseguirsi degli uomini e degli avvenimenti. Eppure anche loro hanno avuto delle peripezie da affrontare, nel1987 le fontane furono svuotate e messe fuori servizio a causa dell’usura della copertura della vasca e dell’impianto idrico.
Solo nel 2005, dopo un significativo restauro, vennero rimesse in funzione; nel 2013 altri lavori di ristrutturazione costrinsero la fontana del Po ad essere chiusa nuovamente, finché il 23 dicembre dello stesso anno vennero nuovamente inaugurate entrambe, con una cerimonia alla presenza dell’allora sindaco di Torino Piero Fassino.
Nel 2017 un pezzo di cornicione di marmo del retro della chiesa di Santa Cristina precipitò sulla fontana dedicata alla Dora Riparia, fortunatamente senza danni né alle perone né al monumento.
Infine, dopo varie vicissitudini, per il Po e per la Dora arriva il vero momento di gloria: la piazza venne scelta nel 1975 dal regista Dario Argento per alcune scene del film Profondo Rosso, rimanendo impressa per sempre sia in una delle pellicole cinematografiche più conosciute, sia nella mente degli appassionati dell’horror.
Alessia Cagnotto
SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE
Ebbi modo, ormai 20 anni fa, di conoscere il compianto Sergio Marchionne una sera a casa di amici comuni e fui immediatamente colpito dal suo essere diverso: diverso dagli altri manager, anche nel modo di vestire, dalla torinesità che allora esalava gli ultimi respiri, dall’ambiente in cui era stato chiamato ad operare.
Qualche tempo dopo fui affascinato dalla sua intervista, quando raccontò il suo arrivo nel 2004 in corso Marconi non trovando nessuno negli uffici. Alla sua domanda “Ma dove sono tutti?” gli risposero “sono in ferie”. “Ma in ferie da cosa?” fu il commento di Marchionne.
Seppure meno di un tempo l’abitudine italiana, particolarmente torinese, di andare in ferie ad agosto è rimasta. Eppure qualcuno ancora si ostina a recarsi in ferie (che deriva dal latino feriae, i giorni di ferie dedicati al culto degli dei) ad agosto, stressandosi il più delle volte più che a restare in ufficio. Sinceramente nessuno ne capisce il motivo, ora che le aziende non fanno più una chiusura totale in quel periodo, stante che per la legge della domanda e dell’offerta i prezzi in quel periodo sono molto più alti, c’è più traffico sulle strade e, dunque, non è certamente il periodo migliore per staccare e riposarsi. Considerando che vanno in ferie ad agosto anche molti pensionati che non hanno obblighi legati all’occupazione.
Ho ascoltato Isoradio RAI tra il 31 luglio ed il 1° agosto scorsi, domandandomi cosa spingesse 26 milioni di italiani a mettersi in viaggio proprio in quel week end, quando c’è il controesodo di luglio insieme all’esodo di agosto, non riuscendo a darmi alcuna risposta sensata.
Ora che le grandi aziende (come era a suo tempo la FIAT) non chiudono più tutte nello stesso periodo, perché le persone non scelgono due settimane a giugno e magari due a settembre, specie chi non ha figli in età scolare? Posso capire negli anni ’70, quando la FIAT nel solo stabilimento di Mirafiori occupava da sola il 5% dell’intera popolazione torinese (compresi anziani, bambini e casalinghe) ma ora lo trovo più una consuetudine che una necessità.
Quest’anno, poi, complici i conflitti ovunque intorno a noi, chi prima era solito recarsi all’estero per le ferie estive ha optato per il Belpaese aggiungendo problemi a problemi: costi, traffico, recettività alberghiera, parcheggi, code e servizi che, necessariamente, vengono erogati in modo peggiore.
Nella nostra cultura il concetto di ferie è quasi sempre associato a quello di turismo, cioè utilizzare le due-tre settimane di sospensione dell’attività lavorativa per scoprire nuove località, nuove culture. Siamo sicuri, però, di farlo nel modo più proficuo, più corretto? Se voglio recarmi in India, non importa se a visitare un ashram o Nuova Delhi sicuramente agosto sarà il periodo peggiore; lo stesso dicasi per nuotare nella baia di Ha Long in Vietnam, a meno che vogliate incontrare un tifone.
Perché, invece, non dividiamo le due esigenze? Quella di riposarci, dopo un anno di lavoro e di stress in un periodo in cui davvero ci si rilassi, magari dando un po’ di ossigeno anche al portafoglio, e quella di scoprire nuove località nel periodo adatto a quella località, che varia molto a seconda della latitudine (mentre noi qui stiamo morendo di caldo, in Nuova Zelanda stanno affrontando nevicate da record).
Come troppo spesso succede, siamo vittime delle nostre consuetudini e lottare contro le quali diventa un’impresa improba (nell’accezione moderna del termine). Cosa ci impedisce di sederci a tavolino, già ad inizio primavera, e decidere quali siano le località migliori per il periodo in cui vogliamo viaggiare? O, al contrario, se siamo obbligati ad effettuare le ferie in un certo periodo, quali siano le località adatte. Se ancora non crediamo che si possa cambiare, in meglio, simuliamo la vacanza come l’avremmo sempre fatta e, poi, proviamo a simulare una vacanza intelligente.
Einstein sosteneva che l’intelligenza sia la capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Sergio Motta
DOMENICA 9 AGOSTO ORE 21,15
La presentazione del libro di Pier Franco Quaglieni
Domenica 9 agosto alle ore 21,15, nel giardino di piazza della Libertà, davanti al Comune di Alassio, gli storici Pier Franco Quaglieni e Gianni Oliva presenteranno il libro “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”, edito da Pedrini. La prefazione è di Giordano Bruno Guerri e la copertina opera dell’artista Ugo Nespolo.
Quaglieni è uno storico riconosciuto a livello nazionale ed internazionale sui temi della laicità dello Stato, a cui ha dedicato decenni di ricerca.
La serata si concluderà con una lettura antologica da parte di Milli Conte di testi tratti dal libro, opera di Cavour, Jemolo, Ruffini, Giolitti, Croce, Mussolini, per giungere al Concordato del 1929, all’articolo 7 della Costituzione Repubblicana e al nuovo Concordato del 1984. Le letture offriranno la possibilità di costruire un percorso storico della storia italiana di oltre 150 anni. Una particolare attenzione sarà dedicata alla distinzione di Norberto Bobbio tra laicità e laicismo, anche se si parlerà pure di Marco Pannella e delle battaglie anticlericali che portarono alla legge sul divorzio. Sono previsti i saluti istituzionali delle autorità.
La presentazione è promossa dalla Città di Alassio, dalla Biblioteca civica “Deaglio” e dalla sezione ligure del Centro Pannunzio intitolata


Il progetto IONX conquista il BAITE Award 2026
Un’innovazione nata nei laboratori del Politecnico di Torino conquista il primo premio del BAITE Award 2026, il contest internazionale dedicato ai giovani ricercatori e ai progetti capaci di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni concrete per industria e società.
A vincere la quinta edizione della competizione è stato IONX Project – Global Flux Motor, sviluppato dai ricercatori Ettore Bianco e Fabio Mandrile del Politecnico di Torino. Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito di NanoValbruna 2026, il forum internazionale dedicato alla rigenerazione e all’innovazione che si è svolto a Valbruna, in Friuli Venezia Giulia.
Il progetto si propone di cambiare il paradigma della mobilità elettrica attraverso un nuovo tipo di motore ad alte prestazioni, progettato per aumentare densità di coppia, potenza ed efficienza rispetto alle tecnologie tradizionali. Il Global Flux Motor integra soluzioni avanzate di raffreddamento e un sistema di frenata magnetica, con l’obiettivo di ridurre dispersioni energetiche, surriscaldamento e produzione di particolato derivante dalla frenata.
Le applicazioni individuate riguardano soprattutto settori ad alta tecnologia come hypercar, motorsport elettrico ed eVTOL, ovvero i veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale destinati anche alla mobilità aerea del futuro.
«Ricevere questo riconoscimento per il nostro GlobalFlux Motor rappresenta un’enorme soddisfazione e una conferma del percorso intrapreso – hanno commentato Bianco e Mandrile –. È il riconoscimento del valore di una tecnologia che punta a ridefinire il concetto di motore elettrico, offrendo la massima densità di potenza in un’architettura estremamente compatta».
Il premio, del valore di 2 mila euro, sarà destinato alle prossime fasi di sviluppo del progetto, a partire dalla realizzazione e dalla validazione del primo prototipo ad alte prestazioni. Il team sta inoltre lavorando all’integrazione della tecnologia su un primo veicolo dimostrativo insieme a un possibile partner industriale e ha avviato interlocuzioni con investitori interessati alla crescita del progetto.
«La vittoria del BAITE Award rappresenta un’importante accelerazione – spiegano i due ricercatori – perché ci permette di trasformare un’innovazione nata in ambito accademico in una tecnologia capace di generare un impatto concreto sul mercato e sulla società».
Il podio del BAITE Award
Al secondo posto si è classificato Chelatech, progetto dell’Università di Catania sviluppato da Vincenzo Patamia ed Erika Saccullo. La ricerca propone un nuovo metodo per realizzare materiali antibatterici attraverso il sequestro dei nutrienti necessari alla crescita dei batteri, evitando l’utilizzo di sostanze biocide potenzialmente dannose. La tecnologia è pensata inizialmente per il settore della carta e del packaging medicale.
Il terzo gradino del podio è andato invece a EXTRA-CELL – EXTRAction of CELLulose from biomass, progetto dell’Università degli Studi di Milano sviluppato da Daniele Carullo, Tommaso Bellesia e Stefano Farris. L’obiettivo è ricavare cellulosa ad alto valore aggiunto da biomasse residuali provenienti dai settori agroalimentare e forestale, promuovendo un modello di economia circolare alternativo alle fonti tradizionali.
Dodici progetti da nove atenei italiani
L’edizione 2026 del BAITE Award è stata dedicata esclusivamente a progetti provenienti dal mondo universitario, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra ricerca e impresa e favorire il trasferimento tecnologico.
Sono stati dodici i progetti finalisti, presentati da nove università e istituzioni scientifiche italiane: oltre al Politecnico di Torino e agli atenei di Catania e Milano, hanno partecipato anche Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Urbino Carlo Bo, Università di Pavia, Università di Pisa, Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Cassino e del Lazio Meridionale.
Le proposte hanno spaziato dai biomateriali alle bioplastiche, dalla valorizzazione degli scarti agroalimentari alle tecnologie per la cattura della CO₂, passando per energia rinnovabile, mobilità sostenibile, medicina personalizzata, elettronica green e nuovi sistemi di diagnostica industriale.
Il BAITE Award si conferma così come un punto d’incontro tra ricerca e mercato, con l’obiettivo di accompagnare le idee più promettenti dai laboratori universitari verso applicazioni industriali in grado di contribuire alla sostenibilità e alla competitività del sistema produttivo.
Insieme a via Roma, sono pronti a tornare a splendere anche gli storici lampioni “Piacentini”. È alle battute finali il restauro conservativo degli 88 apparecchi di illuminazione che caratterizzano il tratto compreso tra piazza CLN e piazza Carlo Felice, un intervento che unisce tutela del patrimonio storico, innovazione tecnologica e sostenibilità.

I lavori, realizzati da Iren Smart Solutions, si concluderanno all’inizio di settembre e accompagnano il percorso di riqualificazione di via Roma, che renderà ancora più bello e accogliente uno dei luoghi più rappresentativi della città, patrimonio di tutti i torinesi.

I caratteristici lampioni “Piacentini”, risalenti agli anni Trenta del Novecento, sono sottoposti a un restauro estetico e funzionale che prevede il recupero delle strutture metalliche e la sostituzione delle componenti deteriorate, nel pieno rispetto delle loro caratteristiche storiche e architettoniche.
L’intervento consentirà inoltre di migliorare le prestazioni energetiche e la sicurezza degli impianti grazie all’installazione di nuove sorgenti luminose a LED ad alta efficienza, capaci di ridurre i consumi e garantire una migliore qualità dell’illuminazione.
Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Città di Torino e approvato dalla Soprintendenza, prevede un investimento complessivo di circa 170 mila euro.
Un intervento che contribuisce a preservare l’identità storica e architettonica del centro cittadino, valorizzando uno degli elementi più riconoscibili di via Roma e rendendo gli spazi pubblici ancora più sicuri, efficienti e accoglienti per cittadini e visitatori.
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La mostra nel prossimo marzo 2027
È un artista di origini giapponesi Ryo Kato, ha quasi cinquant’anni e una faccia di ragazzo. È nato a Nimi, nella prefettura di Okayama, all’interno dell’isola di Honshū, una città che inneggia alla natura e ospita uno dei tre più famosi giardini del Giappone, di antica data, un ampio luogo verde che utilizza una tecnica paesaggista il cui nome è “shakkei”, traducibile come “paesaggio in prestito”, ovvero l’inserimento di elementi esterni al giardino in modo tale da dare la sembianza di farne parte, come le lontane montagne incastonate tra gli alberi, come gli edifici e le colline chiamati a fare intimamente da sfondo. Questo il mondo della sua infanzia, l’introduzione a una filosofia di vita, per pochi anni coltivata. Ma non ancora ventenne ha saggiato l’aria artistica di Parigi per nove mesi e l’esperienza non lo ha soddisfatto, costringendolo a raggiungere Berlino dove oggi vive, con la famiglia, e opera. Felicemente. Tra il 2001 e il 2005 ha frequentato i corsi di Wolfgang Petrick, poi, l’anno successivo, in qualità di “master scholar”, alla Berlin Academy of Arts ha seguito gli insegnamenti di Daniel Richter, proponendo mostre in varie occasioni tedesche e avviandosi verso vari premi. Non ha mai esposto in Italia. “Con una certa emozione” lo farà conoscere Riccardo Dellaferrera nel marzo prossimo negli spazi della Swann Art Gallery, a Torino: lo ha presentato alcuni giorni fa, in una sala che si è riempita a poco a poco, un piccolo assaggio delle sue opere, interessata e curiosa nell’affrontare una pittura nuova, forse espressa con una crudele asprezza, che cerca di collegare due culture, l’europea e la nipponica, che trascina con sé testa e pancia, che certo s’inserisce a buon diritto nell’identità di una galleria che in un solo anno di vita s’è fatta carico – brillantemente e con estrema serietà e con invidiabili corollari alle proprie mostre – della scoperta di nuovi talenti, dell’interesse di un pubblico sempre più numeroso e partecipe, della conoscenza di indirizzi ad ogni occasione diversi e stimolanti.
Sarà nei mesi prossimi Massimo Scaringella, con la propria curatela, a delineare il rapporto tra uomo e natura, a imprimere negli scritti e nelle parole la veemente, rabbiosa denuncia dell’artista “verso questo precipizio su cui continuiamo ad affacciarci”, di quella distruzione che stiamo vivendo, a esplorare i movimenti d’onde trasmesse tra astratto e figurativo, a configurare appieno quel mondo “naturale”, aspro intricato nodoso quanto vilipeso e ferito, che Ryo Kato ha fatto suo, “storie attraverso un linguaggio visivo audace e d’impatto immediato”, tra tratti nervosi e sguardi drammatici e piena consapevolezza, che vogliono esprimere idee corpose intorno alle questioni sociali e ambientali di oggi.
Una famiglia che amava l’arte, quella di Ryo Kato. La nonna dipingeva e il padre era un apprezzato ceramista, impossibile che l’artista sin da ragazzo non avvertisse quell’atmosfera di segni e di colori, non amasse il disegno e la pittura. All’età di otto anni, contro la propria inclinazione, per la sola volontà paterna, si trasferì a Tokyo per iniziare la formazione con un maestro di Go – un antichissimo gioco da tavolo, che necessita di logica e intuizione, considerato un’opera d’arte volta, con l’utilizzo di pietre bianche e nere, alla costruzione di intelligenti configurazioni spaziali, in un attento sguardo alla situazione generale come alle singole aree particolari, nella piena capacità di prevedere e pianificare -, in vista di una carriera professionale come giocatore. Un ambiente urbano e un mondo frenetico ben lontani da un’indole del tutto legata alla natura e alle sue emozioni.
Ma la carriera che l’artista andava cercando e il suo mondo erano altri, “il mio mondo era la pittura, era la sera poter guardare, una volta a letto, sotto le coperte, le immagini di un catalogo di Monet e dell’impressionismo. Solo in seguito avrei finalmente trovato il coraggio di parlare con mio padre, parecchio tempo dopo, avrei parlato delle mie vere aspirazioni, dell’educazione dei figli e della loro libertà, solo allora avrei cominciato a vivere veramente la mia vita.” Non soltanto quel personale sradicamento dal proprio mondo naturale creò un vero shock per Ryo Kato, anche un tratto di foresta che ammirava ogni giorno andando a scuola venne improvvisamente abbattuto: anche da questo episodio nacque il suo impegno contro lo sfruttamento della natura. Oggi, nella casa/studio che ha acquistato, torna spesso a quel dolore quasi fisico, seduto sul divano con una tazza di caffè in mano mentre comincia a schizzare su di un foglio, mentre inizia a prevedere, come accade per il Go, quale sarà la visione globale sulla tela che avrà forma: e allora nascono, tra i colori forti e dilaganti, tra i tratti sghembi e zigzaganti che guardano all’espressionismo, tra il movimento incessante e il silenzioso frastuono, mentre le immagini si fondono l’una nell’altra, gli squarci delle bombe, le crisi economiche e ambientali, gli animali che fuggono o cercano rifugio, gli scarponi dei militari che avanzano tra brandelli di alberi, fuochi che divampano e variopinti pappagalli che tentano di alzarsi in volo, grandi camion a scaricare liquami e immondizia, mostri umani che si sovrappongono agli animali, i rapporti sconnessi e i traumi legati alle bombe, gli eccidi e i fuochi e le belve che si fanno inaspettatamente vittime. In una poetica – sottolinea Scaringella da remoto – che non potrà non emozionare chi visiterà la mostra futura. La visione di cento intuizioni, ognuna ripensata e razionalizzata. Un pensiero, una filosofia, il deciso rifiuto di un manager, l’acquisizione di un livello internazionale costruito tutto da solo, un agguerrito ottimismo nella consapevolezza che ad ogni aspetto negativo succederà sempre qualcosa di positivo a rimettere ogni cosa al suo posto, un successo inseguito che lo sta spingendo sempre più oltre i confini della patria di elezione. Un puzzle a comporre la personalità di Ryo Kato. Tutto da scoprire, in cui perdersi, da abbracciare o da ripensare. Ne parleremo ancora al suo arrivo a Torino, nella primavera prossima.
Elio Rabbione
Nelle immagini alcune opere di Ryo Kato: “Cappuccetto Rosso in viaggio”, “Il potere della natura” e “Estinzione di massa”.
Il clima è diventato uno dei principali fattori di incertezza per il comparto vitivinicolo piemontese, non condizionando soltanto quantità e qualità delle uve raccolte, ma interessando l’intero ciclo produttivo.
L’estate 2026 restituisce con chiarezza la portata del problema con temperature elevate e una situazione idrica particolarmente critica.
Per le imprese vitivinicole significa dover affrontare una crescente variabilità produttiva. Il caldo accelera le fasi vegetative, la scarsità d’acqua aumenta lo stress delle piante, mentre grandinate e temporali intensi possono colpire aree circoscritte provocando, in poche ore, danni molto rilevanti. In alcune delle aree colpite dalle grandinate, i danni hanno compromesso oltre l’80% del raccolto.
La vendemmia anticipata rappresenta uno dei segnali più immediati di questa trasformazione; in alcune aree del Piemonte meridionale è già iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle medie storiche, a partire dal Pinot Nero destinato all’Alta Langa e dalle varietà bianche più precoci.
Il quadro qualitativo restituito dalle prime osservazioni è sicuramente positivo, con uve sane e senza particolari criticità fitosanitarie. In diversi vigneti i grappoli risultano, tuttavia, meno idratati, più piccoli e leggeri. Se il caldo e la scarsità di precipitazioni dovessero proseguire, potrebbero verificarsi riduzioni delle rese, sebbene una valutazione attendibile potrà essere effettuata soltanto con l’avanzare della raccolta.
Cambiano di conseguenza in questo scenario le tecniche agronomiche, i tempi di intervento, l’organizzazione della manodopera e le scelte che le cantine devono compiere per programmare conferimenti e trasformazione.
La gestione della chioma, la cura del suolo e gli inerbimenti stanno mostrando un ruolo importante nel proteggere i grappoli dall’eccessivo irraggiamento, preservando la struttura dei terreni e limitando la perdita di umidità.
Si tratta, tuttavia, di pratiche che richiedono competenze e investimenti continui, che non possono essere lasciati interamente a carico delle singole aziende.
Questa situazione è stata illustrata da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte di fronte alle istituzioni. Il 28 luglio scorso il segretario regionale della federazione Domenico Sorasio ha partecipato a un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, insieme alla cooperativa associata Produttori in Clavesana, altre imprese agricole e rappresentanti dei Comuni del Cuneese.
“L’incontro del 28 luglio ci ha permesso di portare in Regione la voce diretta delle Cooperative, delle aziende e dei territori che stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico – ha dichiarato il segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, Domenico Sorasio – Le prime indicazioni sulla qualità delle uve sono positive, ma la questione va ben oltre questa vendemmia. Le imprese hanno bisogno di condizioni che consentano loro di programmare, investire e produrre reddito”.
Mara Martellotta
Agriturismi, estate top in Piemonte
Agosto traina la stagione, settembre molto promettente
Morandi (Agriturist Piemonte): “Il turismo rurale continua a crescere. Premiata un’offerta che unisce ospitalità, enogastronomia, natura e autenticità”. Allasia: “La sicurezza degli ospiti è la priorità assoluta”
Luglio ha confermato la forte attrattività delle vacanze in campagna, agosto si presenta con ottime prospettive e settembre, con l’arrivo dell’autunno, lascia intravedere un intenso prolungamento della stagione turistica. È un’estate positiva anche per gli agriturismi piemontesi, sostenuti da una domanda che continua a premiare la qualità dell’accoglienza rurale, la varietà delle esperienze proposte e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari del territorio.
Secondo le rilevazioni di Agriturist il Piemonte si conferma tra le regioni italiane meglio posizionate nel turismo rurale. La regione conta oggi oltre 1.450 aziende agrituristiche autorizzate, pari a circa il 5,5% del totale nazionale, con una presenza particolarmente significativa nelle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti e con una rete capillare che interessa l’intero territorio regionale, dalle Langhe-Roero e Monferrato Patrimonio UNESCO alle colline del Canavese, dalle vallate alpine ai laghi, fino alle risaie del Novarese e del Vercellese.
“Le prenotazioni registrate finora – dichiara Lorenzo Morandi, presidente di Agriturist Piemonte – confermano la solidità dell’offerta agrituristica piemontese. Cresce la richiesta di soggiorni che consentano di vivere esperienze autentiche, immerse nella natura, a contatto con le aziende agricole e con le produzioni tipiche. Il nostro territorio può offrire tutto questo grazie a un patrimonio di imprese che negli ultimi anni ha investito nella qualità dell’accoglienza e nella diversificazione dei servizi”.
Le preferenze dei visitatori si orientano sempre più verso soggiorni che affiancano all’ospitalità visite in cantina con degustazioni, escursioni, trekking, cicloturismo, attività per le famiglie e scoperta delle produzioni tipiche. A influire sulle scelte contribuisce anche il caldo di questa estate, che favorisce le destinazioni collinari e montane e una maggiore distribuzione dei flussi turistici anche nei mesi di settembre e ottobre, soprattutto nelle aree vocate alla viticoltura.
Gli agriturismi rappresentano oggi uno dei principali punti di incontro tra agricoltura, turismo e valorizzazione del paesaggio. Un modello di multifunzionalità che contribuisce a sostenere il reddito delle aziende agricole, promuovere le produzioni di qualità e rendere sempre più attrattivi i territori rurali piemontesi per il turismo italiano e internazionale.
Agriturist segue inoltre con attenzione l’applicazione delle nuove disposizioni in materia di sicurezza delle piscine, tema particolarmente rilevante per le numerose aziende che offrono questo servizio. “La sicurezza degli ospiti è una priorità assoluta – conclude il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – ma chiediamo che gli adeguamenti previsti possano essere realizzati con tempi compatibili con l’attività delle imprese, evitando di gravare sulle aziende proprio durante il periodo di massima operatività della stagione turistica”.