ilTorinese

L’estate in città non è mai stata così fresca: a Grugliasco arriva il “Sunday Lunch Park”

Sport, food e DJ set per trasformare il Parco Porporati in un’oasi urbana.

Giro di boa per la IV edizione di “R.Estate al Parco”, che arricchisce il suo calendario serale aprendo straordinariamente di giorno domenica 19 e 26 luglio.

Grugliasco (TO), 15 Luglio 2026 – Chi l’ha detto che per trovare relax, sport e divertimento a luglio bisogna per forza fuggire dalla città? La quarta edizione di “R.Estate al Parco Porporati – Luci, Note e Sapori”, giunta a metà del suo ricchissimo cartellone, lancia una novità assoluta per chi resta a casa: il SUNDAY LUNCH PARK.

Domenica 19 e domenica 26 luglio, dalle 11:00 alle 17:00, la magia che da oltre un mese illumina le notti grugliaschesi si accende anche di giorno. Un format innovativo pensato per le famiglie, i giovani e chiunque cerchi una vera e propria oasi urbana a ingresso gratuito.

All’ombra dei grandi alberi del parco si potrà pranzare gustando le proposte food & beverage della manifestazione, accompagnati da un’inconfondibile atmosfera chill. Ma il vero protagonista sarà l’intrattenimento, pensato per tutte le età:

  • Per gli sportivi: Un nuovissimo campo in erba per sfide all’ultimo punto a Green Volley e Calcio Tennis.

  • Per i più piccoli: Un’area baby dedicata per farli divertire (e far rilassare i genitori) con sabbia magica, piscina con palline colorate e un’area giochi ad acqua per rinfrescarsi.

  • Per le “Good Vibes”: Colonna sonora d’eccezione affidata all’energia di DJ Frisk di TOradio, che curerà la selezione musicale per tutto il pomeriggio.

Le sere d’estate continuano fino all’8 agostoIl “Sunday Lunch Park” si inserisce nel più ampio contenitore di “R.Estate al Parco”, progetto ideato e realizzato da Bis Eventi in collaborazione con SoulFood Music Factory, con il prezioso sostegno della Città di Grugliasco e della Società Le Serre.

Fino all’8 agosto, infatti, l’area verde di Via Tiziano Lanza continuerà a confermarsi il punto di riferimento dell’estate con oltre 50 giorni di eventi. Tutte le sere (fino a mezzanotte), il parco si trasforma in un suggestivo Garden of Lights: i tavoli in legno e i filari di lucine creano l’atmosfera di un “bosco incantato”, palcoscenico perfetto per un’offerta gastronomica trasversale e una proposta musicale eclettica. Dal rock al pop, dallo swing al jazz, passando per soul, RnB e le travolgenti serate caraibiche e sudamericane: un viaggio sonoro dalle mille e una nota.

INFORMAZIONI PRATICHE

  • Dove: Parco Porporati, Grugliasco (TO) – Ingresso Lato Sud (Via Tiziano Lanza).

  • Quando: Tutti i giorni fino all’8 agosto (fino a mezzanotte).

  • Eventi Speciali: Sunday Lunch Park Domenica 19 e 26 Luglio, ore 11:00 – 17:00.

  • Ingresso: Gratuito.

  • Programma completo: www.restatealparco.it

  • Infoline e Prenotazioni: 329.98.81.042 (attivo tutti i giorni dalle 11:00 alle 23:00)

Cia Agricoltori delle Alpi: allarme siccità in montagna

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Il caldo estremo e la persistente siccità stanno producendo gravi effetti sui territori agricoli del Torinese e della Valle d’Aosta, con le situazioni più critiche che si registrano nelle aree interne, collinari e montane, dove la disponibilità di acqua rappresenta ormai il principale fattore di rischio per la tenuta delle aziende agricole e zootecniche.

«Le conseguenze di questa torrida estate non sono uguali ovunque – dichiara Luigi Andreis, direttore provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi –. Nelle aree di pianura la presenza di impianti irrigui, canalizzazioni e sistemi di captazione consente, pur con molte difficoltà, di gestire la situazione. Ben diverso è il quadro nelle zone collinari, marginali e soprattutto in alta montagna, dove non esistono infrastrutture per l’approvvigionamento idrico. Quando manca l’acqua, manca anche l’erba e gli allevatori sono costretti a rinunciare all’alpeggio oppure ad anticipare la demonticazione, riportando le mandrie a valle con settimane di anticipo».

Una situazione che rischia di trasformarsi in un doppio danno economico per le aziende zootecniche.

«Chiediamo a Regione Piemonte, Regione Valle d’Aosta e Governo di prevedere deroghe immediate alle regole sul calendario del pascolamento – prosegue Andreis –. Chi è costretto ad abbandonare l’alpeggio prima del tempo, oppure non può nemmeno salirvi per mancanza di pascolo, non deve perdere i contributi pubblici. Sarebbe inaccettabile che, oltre ai danni causati dalla siccità, gli allevatori fossero costretti anche a restituire gli aiuti ricevuti o a vederseli negare, mentre devono acquistare foraggio in pianura per alimentare animali che avrebbero potuto pascolare in montagna. Oltre al danno, sarebbe una vera e propria beffa».

Per questo, Cia Agricoltori delle Alpi chiede anche che venga dichiarato lo stato di emergenza nei casi di demonticazione anticipata o di mancato alpeggio dovuti alle condizioni climatiche eccezionali.

L’associazione sottolinea inoltre come l’attuale quadro normativo non sia più adeguato all’evoluzione del clima: «Prendiamo amaramente atto che il clima cambia molto più rapidamente delle norme – osserva Andreis –. Regole scritte decenni fa non possono più governare una realtà profondamente diversa. Non ha più senso fissare rigidamente al 15 ottobre la conclusione della stagione del pascolamento, quando ottobre e novembre presentano ormai temperature molto più elevate rispetto al passato, consentendo in molti casi ancora il pascolo. È necessario aggiornare la normativa alla nuova realtà climatica, introducendo maggiore flessibilità nella gestione delle attività agricole e zootecniche».

Accanto agli interventi urgenti, Cia Agricoltori delle Alpi ribadisce la necessità di affrontare il problema della siccità con una strategia di lungo periodo: «L’emergenza va gestita, ma non basta più. Occorre mettere in campo misure strutturali che consentano all’agricoltura di adattarsi a un cambiamento climatico ormai evidente. Servono un piano straordinario per la realizzazione di nuovi invasi e micro-invasi, semplificando il più possibile le procedure autorizzative, così da trattenere l’acqua nei periodi piovosi e renderla disponibile durante quelli siccitosi. È fondamentale incentivare la diffusione di sistemi irrigui a basso consumo idrico, dall’irrigazione a goccia a quella a pioggia, e promuovere sistemi agroidraulici per la raccolta delle acque meteoriche, soprattutto nelle aree collinari».

Infine, secondo Andreis, è inevitabile pensare anche all’aggiornamento del modello produttivo: «Se vogliamo mantenere le colture tradizionali, dobbiamo investire in ricerca per rendere varietà come il mais e il nocciolo resistenti ai climi siccitosi, prima che gli agricoltori siano costretti ad affidarsi a produzioni tropicali, come il mango e le banane, uno scenario che preferiremmo non dover vedere».

Sotto l’ombrello Mercury

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CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI ’60

Smash Records” nacque nel 1961 come sottoetichetta di “Mercury”, per la pubblicazione di generi alternativi al “focus” originario dell’etichetta madre. Primo responsabile fu Shelby S. Singleton Jr, con la collaborazione di Charles Fach, che gli subentrò nel 1966-1967. Dopo che “Philips” acquistò “Mercury” e fondò “Fontana” come sussidiaria per la musica internazionale, “Smash Records” diventò etichetta “country” con contributi rock, R&B soul e pop misti.

Shelby S. Singleton Jr nel 1967 uscì da Smash Records e nel 1969 acquistò la “Sun Records” da Sam Phillips.

Smash Records” rimase attiva fino al 1970. Successivamente venne rilanciata più volte, nel 1979, nel 1985 e nel 1989. Nel 1991 “PolyGram” decise di riattivare “Smash Records” nel PolyGram Label Group, con generi del tutto diversi e pienamente commerciali, incentrati sul settore dance. Nel 1992 passò ad “Island Records”, per poi spegnersi del tutto nel 1996.

Si elencano qui i soli 45 giri “Smash Records” di surf, garage rock e psych rock tra 1965 e 1969:

– BOBBY SIMMS “The World Is Funny / You’re My Every, Everything” (S-1980) [1965];

– RON WINTERS “Big Black Bike / My Girl” (S-1987) [1965];

– THE OUTLAWS “Don’t Cry / Only For You” (S-2025) [1966];

– THE SPOTLIGHTS “Dick Tracy / Little Orphan Annie” (S-2031) [1966];

– DEE JAY AND THE RUNAWAYS “Peter Rabbit / Are You Ready” (S-2034) [1966];

– THE SCOTLAND YARDLEYS “Some Guys Have It (Some Guys Never Will [I-II]” (S-2036) [1966];

– THE LEFT BANKE “Walk Away Renee / I Haven’t Got The Nerve” (S-2041) [1966];

– DEE JAY AND THE RUNAWAYS “She’s A Big Girl Now / He’s Not Your Friend” (S-2049) [1966];

– SWINGIN’ MEDALLIONS “She Drives Me Out Of My Mind / You Gotta Have Faith” (S-2050) [1966];

– THE UNDERPRIVILEGED “Come On / You Hurt Me” (S-2051) [1966];

– GARY AND THE HORNETS “Hi, Hi, Hazel / Patty Girl” (S-2061) [1966];

– THE FIVE EMPREES “Gone From My Mind / Hey Diddle Diddle” (S-2065) [1966];

– THE DISTORTIONS “Behind My Wall / A Love That Loves You” (S-2068) [1966];

– THE DELIGHTS “Every Minute, Every Hour, Every Moment / Just Out Of Reach” (S-2072) [1966];

– THE LEFT BANKE “Pretty Ballerina / Lazy Day” (S-2074) [1966];

– SWINGIN’ MEDALLIONS “I Don’t Want To Lose You Baby / Night Owl” (S-2075) [1966];

– THE FIVE CARDS STUD “Once / Beg Me” (S-2080) [1967];

– SWINGIN’ MEDALLIONS “I Found A Rainbow / Don’t Cry No More” (S-2084) [1967];

– THE RAVES “Mister Man / Mother Nature” (S-2088) [1967];

– THE LEFT BANKE “Ivy, Ivy / And Suddenly” (S-2089) [1967];

– THE JET STREAM “All’s Quiet On West 23rd / Crazy Me” (S-2095) [1967];

– THE UPPER CLASS “Help Me Find A Way / Can’t Wait” (S-2096) [1967];

– THE LEFT BANKE “She May Call You Up Tonight / Barterers And Their Wives” (S-2097) [1967];

– THE RAVES “Think Of Your Love / Don’t Chop Down My Tree” (S-2105) [1967];

– SWINGIN’ MEDALLIONS “Turn On The Music / Summer ‘s Not The Same This Year” (S-2107) [1967];

– HALLMARKS “Soul Shakin’ Psychedelic Sally / Girl Of My Dreams” (S-2115) [1967];

– THE SAN FRANCISCO EARTHQUAKES “I Feel Loved / That Same Old Fat Man” (S-2117) [1967];

– THE FRONT END “Eeny Meeny / You” (S-2147) [1967];

– THE RAVES “Everything’s Fire / Sing Children Sing” (S-2162) [1968];

– APPLE “Thank U Very Much / Your Heart Is Free Just Like The Wind” (S-2143) [1968];

– FRIENDS OF THE FAMILY “Can’t Go Home / How You Gonna Keep Your Little Girl Home” (S-2144) [1968];

– THE ONE WAY STREET[S] “Girls, Girls / Yard Dog” (S-2155) [1968];

– SAN FRANCISCO EARTHQUAKE “Fairy Tales Can Come True (Have You Heard About Lucy) / Su Su” (S-2157) [1968];

– THE PURPLE CUCUMBER “Some Kind Of Magic / Green Eyed Song” (S-2163) [1968];

– THE FRONT END “Beverly / Go On Home” (S-2172) [1968];

– THE TEA COMPANY “Flowers / Come And Have Some Tea With Me” (S-2176) [1968];

– SAN FRANCISCO EARTHQUAKE “The March Of The Jingle Jangle People / Bring Me Back A Little Water” (S-2179) [1968];

– THE YELLOW JACKETS “Hi Boy / When I First Saw Her Face” (S-2180) [1968];

– THE BARRACUDAS “No Matter What You Do / Wait For Tomorrow” (S-2181) [1968];

– OX-BOW INCIDENT “Reach Out / Harmonica Man” (S-2189) [1968];

– THE FRONT END “Remember (Walking In The Sand) / The Real Thing” (S-2199) [1968];

– WOODY’S TRUCK STOP “People Been’ Talking / Tryin’ So Hard” (S-2201) [1968];

– ASYLUM CHOIR “Isicle Star Tree / Indian Style” (S-2204) [1969];

– OX-BOW INCIDENT “You Can’t Make Love By Yourself / She’s Gone” (S-2207) [1969];

– THE TROLL “Satin City News / Professor Pott’s Pornographic Projector” (S-2208) [1969];

– SAN FRANCISCO EARTHQUAKE “Everybody Laughed / The Day Lorraine Came Down” (S-2218) [1969];

– FLANAGAN “Spin Spin / Go My Way” (S-2221) [1969];

– PROCESSION “Adelaide, Adelaide / One Day In Every Week” (S-2225) [1969];

– THE ORGAN GRINDERS “Daylight / Mirror Images” (S-2227) [1969];

– THE FAMILY AFFAIR “Let’s Get Together / Crazy Morning” (S-2235) [1969];

– PROCESSION “You – Me / Every American Citizen” (S-2239) [1969];

– THE ORGAN GRINDERS “Babylon / Precious Time” (S-2242) [1969];

– THE LEFT BANKE “Myrah / Pedestal” (S-2243) [1969];

– THE SHERWOODS “No Deposit, No Return / Ride, Baby, Ride” (S-2252) [1969].

Gian Marchisio

Non ho capito ma mi adeguo

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SOCIOGRAFIA    LETTERE DAL PRESENTE

La recente votazione alla Camera circa le preferenze nella legge elettorale ha riaperto, se mai fosse stato chiuso, l’annoso problema dell’ignoranza degli italiani.

Tralasciando i balletti e le richieste della minoranza, che si commentano da sé, sono i commenti sui social la vera pietra dello scandalo.

Persone, che fino a cinque minuti prima ignoravano che si sarebbe votato quel giorno su quell’argomento, che tuonavano contro il Governo (ricordiamo che si vota in Parlamento, non a Palazzo Chigi) sostenendo che il Governo doveva andare a casa. A parte che dovrebbero essere abituati ad avere Governi tecnici, cioè non eletti, che quindi era difficile mandare a casa non essendo legati al voto degli italiani, è palese che qui si ignori totalmente la distinzione tra potete legislativo (Parlamento) ed esecutivo (Governo).

Quelle stesse persone ieri, quando la legge elettorale è stata approvata alla Camera, non hanno proferito verbo, anzi testo, sicuramente tutti molto presi da cose urgenti e non delegabili.

Non posso pensare che tutti siano rinsaviti sulla via di Damasco, e che abbiano capito qualcosa, basterebbe poco, di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e, in generale, di come funzionino le cose nella Pubblica Amministrazione.

Io sostengo che stiamo ancora troppo bene, che non ci interessa tutelare i nostri interessi al punto che andiamo dietro a chi fa la voce più grossa, come i topi correvano dietro al pifferaio di Hamelin, perché non obbliga a pensare, a riflettere, a farsi un’idea propria.

Ed il silenzio che segue appena le cose cambiano (vedi approvazione di ieri) non dipende dalla consapevolezza di essersi sbagliati (occorrerebbe avere umiltà e autoironia, che sono doti delle persone intelligenti) ma dal fatto che non sanno più come orientarsi, a chi dare ragione, non riuscendo a capacitarsi di quanto accaduto, proprio perché non comprendendo il fenomeno non ne puoi comprendere gli effetti.

A loro favore vi sono sicuramente un mainstream zoppo, che corre la maratona quando è uno schieramento ad esultare, ma arranca asmatico (se non va addirittura in coma) quando cambia il vento.

D’altra parte, cosa ci si può aspettare da un Paese dove i votanti alle ultime elezioni politiche sono stati il 63,8% degli aventi diritto, registrando il risultato più basso nella storia della Repubblica? Salta subito all’occhio che, stante i risultati ottenuti, gli assenteisti sono stati proprio quelli che ballano sui carri ed esultano alla Camera per poi lamentarsi di aver perso.

Giovenale formulò la famosa locuzione “panem et circenses” per criticare la politica romana di far divertire i cittadini perché, in tal modo, non pensassero ai problemi concreti.

Noi potremmo creare la locuzione “Balla e ridi” a dimostrazione di come qualcuno possa, ancora nel 21° secolo, distrarre i propri elettori perché non si accorgano dell’incapacità di chi hanno votato.

Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

Sergio MOTTA

 Campionati Italiani Assoluti di ciclismo su pista

Campionati Italiani Assoluti di ciclismo su pista tornano in calendario dopo tre anni di assenza e, per la terza volta nella sua trentennale storia, ad ospitarli è il Velodromo Francone di San Francesco al Campo. L’evento, che richiamerà sulla pista canavesana il meglio del ciclismo azzurro, è patrocinato dalla Città metropolitana di Torino e sarà il momento centrale delle celebrazioni per il trentesimo anniversario di attività dell’impianto. Le gare, sempre ad ingresso libero e gratuito per il pubblico, cominceranno lunedì 27 luglio nel pomeriggio e saranno seguite da una serata di gala, con la cerimonia di inaugurazione dei campionati 2026 e la festa del trentennale. Saranno assegnati i titoli nelle categorie Élite e Juniores maschili e femminili. Saranno in tutto undici le discipline che assegneranno il titolo nazionale, per un totale di 22 prove tra maschili e femminili.

Saranno sette le prove Endurance: Inseguimento individuale, Corsa a puntiEliminazioneScratchOmnium (la combinata di quattro specialità su pista che assegna punti progressivi), Madison o americana, Inseguimento a squadreQuattro invece le prove per la velocitàKeirin, Velocità individuale, Velocità a squadre e Kilometro da fermo. Il programma dettagliato è pubblicato sul sito della Federazione Ciclistica Italiana e potrà subire variazioni in base al numero di iscritti. Per le categorie Élite la partecipazione è libera: le società provvedono alle iscrizioni online sul sistema informatico della FCI entro il 21 luglio. Per gli Juniores, l’accesso è invece filtrato dai Comitati Regionali della Federazione: ogni regione può schierare al massimo quattro atleti per specialità individuale. Per l’Inseguimento a squadre, la Velocità a squadre e la Madison, la partecipazione è riservata alle rappresentative regionali, con un massimo di due formazioni per regione per specialità.
Per i dettagli della manifestazione è possibile consultare il sito Internet della FCI www.federciclismo.it o quello del Velodromo www.velodromofrancone.it

Fare Anima. La Scuola Urbana continuativa raccontata in un documentario

 Un progetto di Scuoletta Montessori che unisce metodo Montessori, pedagogia all’aperto e vita comunitaria per sperimentare un diverso modo di apprendere

Portare la scuola fuori dalle aule e trasformare il territorio, la natura e la vita quotidiana in luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di Fare Anima, il progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano (TO), che integra il metodo Montessori con la pedagogia all’aperto attraverso l’esperienza della Scuola Urbana continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti tra gli 11 e i 14 anni imparano attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa Serotonina, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un ecovillaggio. Il progetto nasce dalla convinzione che la crescita dei ragazzi non passi soltanto dall’apprendimento delle discipline scolastiche, ma anche dall’esperienza concreta, dall’autonomia e dalla capacità di costruire relazioni. Per questo il percorso educativo di Scuoletta Montessori affianca ai principi del metodo Montessori la pedagogia all’aperto, trasformando la città, i laboratori, gli spazi naturali e i luoghi della vita quotidiana in ambienti di apprendimento. La Scuola Urbana continuativa nasce proprio con questo obiettivo: permettere ai ragazzi di sperimentare direttamente ciò che studiano, mettendo in relazione conoscenze, esperienze e vita reale. Dopo i primi due anni di sperimentazione sul territorio torinese, il progetto ha compiuto un ulteriore passo con un’esperienza residenziale all’ecovillaggio LUMEN, in provincia di Piacenza. Qui 30 ragazzi, accompagnati da 5 educatori, hanno condiviso un periodo di vita comunitaria durante il quale studio, attività pratiche, gestione della quotidianità e relazioni sono diventati parte di un unico percorso formativo. È da questa esperienza che prende forma Fare Anima, espressione ispirata al pensiero di James Hillman e intesa come un invito a coltivare legami, autenticità, responsabilità e consapevolezza nella crescita delle nuove generazioni. A documentare questo percorso è il film diretto da Christian Torelli, direttore creativo di Serotonina, che ha scelto di seguire con la macchina da presa i gesti della quotidianità, le relazioni, le difficoltà e le scoperte dei ragazzi, senza costruire una dimostrazione teorica ma lasciando parlare l’esperienza stessa. Il documentario restituisce così uno sguardo dall’interno su un modello educativo che mette al centro la persona e considera la relazione parte integrante dell’apprendimento. Più che raccontare una scuola diversa, Fare Anima propone una riflessione sul significato stesso dell’educazione e sul ruolo che esperienze condivise, autonomia, natura e comunità possono avere nella formazione degli adolescenti. Il documentario diventa così la testimonianza di un percorso educativo che continua a evolversi e che, attraverso la Scuola Urbana continuativa, intende aprire nuove possibilità di apprendimento dentro e fuori la scuola. Il documentario sarà disponibile in streaming su Amazon Prime Video gratuitamente dal 21 luglio.

NOTE DI REGIA Questo docufilm non vuole dimostrare nulla. Vuole mostrare. Mostrare che è possibile un modo diverso di apprendere e crescere, dove la relazione conta quanto la conoscenza, dove le regole si reinventano per accogliere, dove ogni persona è vista come un essere umano, non un numero sul registro scolastico. Ho sentito l’urgenza di raccontare un’esperienza che mette al centro il valore dell’incontro, della trasformazione e dello sguardo autentico tra persone. Ragazze e ragazzi si sono ritrovati lontani da casa, fuori dai ritmi e dai ruoli della scuola tradizionale. Qui, senza banchi né campanelle, hanno imparato a conoscere sé stessi, a guardarsi negli occhi, a vivere pienamente. La macchina da presa ha seguito con delicatezza ogni gesto quotidiano: un abbraccio spontaneo, la timidezza che cede al coraggio, il silenzio di chi sente la nostalgia dei genitori e la gioia inattesa di imparare qualcosa di pratico. Fare Anima è un atto d’ascolto. È la prova che quando un’educazione incontra il cuore, può nascere qualcosa che va oltre la scuola.

SCUOLETTA MONTESSORI ORBASSANO

Il Progetto Fare Anima nasce dalla volontà di osservare e documentare il progetto di Scuola Urbana continuativa all’interno del piano educativo di Scuoletta Montessori, scuola parentale che ha il desiderio di poter offrire un percorso formativo/pedagogico ispirato a due metodi educativi differenti, il metodo Montessori e la pedagogia all’aperto che per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni diventa “Scuola Urbana”. Infatti, mentre il metodo Montessori aiuta il ragazzo a sviluppare le sue naturali propensioni ad autogestirsi e auto-disciplinarsi acuendo la sua capacità di apprendere in modo spontaneo verso il mondo che lo circonda, la pedagogia all’aperto offre un modo alternativo e all’avanguardia per fissare attraverso l’esperienza pratica del mondo esterno e le percezioni che derivano da questo vissuto con saperi e informazioni in modo naturale. Oggi i ragazzi sono soggetti ad un forte rischio di inattività e sempre di più vivono all’interno delle loro case, delle palestre, delle biblioteche; questi sono luoghi importanti, ma non danno la possibilità di esperire il proprio corpo, i propri pensieri, la propria energia e i propri limiti in libertà, all’interno di una collettività, e in un ambiente naturale. Troppo spesso la tecnologia, il telefonino, la tv, le consolle ecc… allontanano i ragazzi dal mondo reale catapultandoli loro malgrado in un mondo “finto” e “patinato” che ha poco a che vedere con la realtà. Per questo nasce il progetto sperimentale di “Scuola Urbana”, una scuola di “strada” in cui l’educatore di riferimento sviluppa e approfondisce un argomento, facente parte del programma, portando i ragazzi nel mondo e dandogli la possibilità di apprendere stando all’interno di un laboratorio cittadino o naturale a seconda dei contesti. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni hanno ormai bisogno di toccare con mano l’ambiente che li circonda per potersi misurare con la realtà materica che incontrano e che offre loro l’opportunità di interiorizzare esperienze significative volte alla costruzione di un’identità e una personalità equilibrata. Dopo 2 anni di scuola Urbana sul territorio della provincia di Torino il team degli educatori e degli osservatori pedagogici del progetto decidono di superare una barriera territoriale e temporale, contattano il primo eco-villaggio, LUMEN a Piacenza, con l’idea di osservare gli effetti animici e pratici di questa esperienza, con l’idea che la Scuola Urbana continuativa potesse essere quella chiave per “Fare Anima” come insegna Hillman, cioè coltivare la profondità, i legami, il senso e l’autenticità delle esperienze nella vita di tutti i giorni, così da far radicare nei giovani, che diventeranno adulti, semi preziosi di umanità pacifica, collaborante, nella cura e capace di spendere un’energia non solo per sé ma per la collettività, il bene più prezioso.

CHRISTIAN TORELLI Direttore creativo, fondatore dell’agenzia Serotonina con sede a Torino, compositore, autore e frontman della rock band AVVOLTE. Da sempre interessato allo storytelling attraverso la narrazione visiva, ha lavorato alla realizzazione di numerosi flash mob e videoclip musicali, affrontando temi sociali come le morti bianche, la violenza domestica e i profughi di guerra. Nel 2023 ha realizzato un docufilm per Fondazione Lavazza, raccontando la vita e la dignità dei coltivatori di caffè in Repubblica Dominicana. Parallelamente all’attività artistica e imprenditoriale, è docente di comunicazione e storytelling presso l’Istituto Europeo di Design, il Politecnico e la Facoltà di Economia di Torino, dove promuove una visione umana e relazionale del progetto comunicativo. Fare Anima rappresenta per Torelli un’estensione naturale del suo percorso: un’indagine visiva che intreccia intimità e identità collettiva, nel tentativo di restituire senso e connessione in un tempo frammentato. SEROTONINA Serotonina è l’agenzia creativa più felice d’Italia. Con sede a Torino, è attiva nei campi della comunicazione strategica, del marketing, degli eventi, del web, dell’identità visiva, della fotografia, del podcast, dell’ufficio stampa e della produzione video. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che spazia dal mondo istituzionale a quello culturale al terzo settore, lavorando con realtà come Fondazione Lavazza, OVS, Politecnico di Torino, Università di Torino, Unione Industriali Torino e tanti altri. Nel tempo l’agenzia ha attraversato linguaggi diversi — dallo storytelling aziendale ai contenuti per i social media, dagli spot pubblicitari ai documentari di impatto sociale — restando fedele a un’unica idea di fondo: trasformare idee, valori e obiettivi in produzioni capaci di coinvolgere il pubblico, non solo di attraversarlo per qualche secondo. Una buona comunicazione non si limita a essere vista: deve lasciare qualcosa.

Il viaggio di Odisseo, il grandioso spettacolo di Christopher Nolan

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PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Quei versi, con l’ondeggiare dei nostri momenti giovanili, li abbiamo amati o scolasticamente sopportati, ce li hanno raccontati con il cuore o con un’asfissiante tiritera, qualcuno ha fatto sì che ci piacesse andare oltre. Poi sono stati Saba e Pascoli, Foscolo e il nostro Gozzano, non ci siamo mai addentrati in Joyce: in seguito arrivarono le terzine senza confini di Dante e “lo maggior corno della fiamma antica” non lo si è più potuto dimenticare, nel suo desiderio e nella sfrontatezza di solcare i mari, di superare le colonne conosciute e vedere la propria nave, “la poppa in suso e la prua ire in giù”, avvitarsi su se stessa per scendere inevitabilmente, definitivamente, nel fondo. Nulla ha potuto trattenerlo, né gli affetti familiari né le lotte e la vecchiaia che dovrebbe rappacificare con se stessi e con il mondo, una nuova partenza quindi. Anche Christopher Nolan, nel proprio mondo d’immagini, e di folgorante scrittura, s’è spinto ben al di là di chi lo ha preceduto, il Camerini degli anni Cinquanta o il televisivo e applaudito Franco Rossi, il dimenticato Pavioli o il recentissimo e apprezzatissimo Uberto Pasolini: ha innalzato la grandezza e la grandiosità di quei dodici episodi, che vanno a formare un avventuroso quanto eroico e lacrimevole viaggio di ritorno da una città distrutta e da una guerra sino alla propria patria, sovvertendo ed eliminando personaggi e narrazioni, ingigantendo, immergendosi appieno negli animi dei tanti personaggi e nel “divertimento” suo e dello spettatore, proponendo in primissimo piano le asprezze e la “maraviglia” dei paesaggi, correndo tra Grecia e Marocco, tra Irlanda e Scozia, al centro delle Egadi e delle Eolie, una abbuffata di immagini felicissime e complete dovute a Hoyte van Hoytema, suo fervido collaboratore – da “Interstellar” a “Dunkirk”, da “Tenet” a “Oppenheimer” che gli messo nelle mani l’Oscar due anni fa -, eccelso nelle aperture come nei chiaroscuri.

Certamente, si sarebbe altresì tentati di muovere a Nolan alcuni rimproveri, di aver distorto, di aver modificato, di aver troppo modernizzato. Quegli eccessivi inseguimenti dell’eroe e dei suoi compagni, obbligati a ogni pie’ sospinto ad andar per monti e per valli; l’eliminazione dei Feaci e dell’ospitale Nausicaa, come dell’apparizione della madre Anticlea nel buio dell’Ade, grande episodio di sentimenti, ridotto al nucleo di un film di zombie; l’aver cancellato il dialogo di Ulisse rivolto a Polifemo con quel “Nessuno” che è messaggio di filosofia e traduzione spiccia allo stesso tempo, mentre il monstrum pare una sorta di lucertolone che ha il potere di alzarsi e di sgusciare e d’afferrare corpi umani per farsene pranzo e cena; soprattutto la scelta di una Elena (e di una Clitennestra fedifraga) – che nel poema, tra l’altro, sarebbe “dalle bianche braccia”- che ha i tratti e il colore dell’Africa di Lupita Nyong’o, soprattutto il sottofinale, che pare un sufflé mestamente sgonfiato, se si pensa che la coppia Odisseo/Penelope, lasciando il regno dell’isola all’erede Telemaco, se ne parte per nave “in esilio”. Sono quei “momenti” che non offendono per nulla – lo ripetiamo – la grandezza e la positività del film di Nolan, magari vanno a fare buona compagnia a quel “quandoque bonus dormitat Homerus”, ovvero a quelli per cui anche l’antico poeta, secondo il buon Orazio, se la prendeva comoda, con qualche desiderio in più di rilassarsi. Va dato merito all’autore ancora una volta di non aver tradito le generali aspettative, d’aver umanizzato quel “nostos” – il viaggio – che lo riporta alla sua petrosa isola (dirà Odisseo “non cercare gli dei negli uomini, rimarrai deluso”; anche la protettrice Minerva, interpretata da Zendaya, è un debole apparizione che arriva timidamente e qua e là a rincuorare il proprio protetto), di non aver troppo scomodato gli interventi divini, eccezion fatta per il truce Poseidone che fa di tutto per vendicare l’accecamento della gigantesca prole, di aver guardato al sudore e al sangue, alla fatica e allo smarrimento, alla sfida e a quel minimo di furbizia rimasta per cui Ulisse va universalmente famoso.

Avremo il ciclope, le sirene incantatrici da cui è necessario nascondere l’udito, la maga Circe, assai meno seduttiva di come l’avevamo studiata, che slunga le facce di quei soldati e li tramuta in porci, Argo e Euriclea che con un solo sguardo tutto comprende in un attimo; abbiamo un frenetico ritmo, incalzante, privo di soste, un meraviglioso frastagliamento di scene e di momenti, li ripercorriamo, ripensati e ingigantiti, e li gustiamo maggiormente, come è il recupero del cavallo ingannatore e l’entrata in Troia, calandosi dalla pancia, con alcuni di quegli eroi che stanno per annegare, i fuochi e le stragi, gli inganni e gli eroismi e le difese, le distruzioni totali, tutto in un prezioso brano di cinema, in un crescendo finale che ricorderemo per un pezzo, accompagnato dalla colonna sonora di Ludwig Göransson, altro prezioso collaboratore, a cui il regista ha chiesto di non fare uso dell’orchestra: Göransson ha noleggiato trentacinque gong di bronzo di dimensioni diverse, li ha registrati, li ha combinati con i sintonizzatori; ha aggiunto inoltre una lira, delle dimensioni di un uomo, venendo incontro al desiderio di Nolan per cui il suo suono coincidesse con quello dell’arco di Odisseo, nella gara che precede la strage dei pretendenti, colpevoli per vent’anni d’aver occupato la sua casa. Avremo l’incastellatura dei tanti dubbi e dell’ambiguità che Nolan non cancella nel protagonista di Matt Damon, capace anche di momenti di poesia oltre che di forza e di tracotanza, semmai accrescendolo della consapevolezza dei suoi umani fallimenti, delle morti dei tanti compagni in primo luogo.

Cast di prim’ordine, da Anne Hathaway a Tom Holland che è Telemaco, qui chiamato a maggior spazio e ad essere meno parvenza burattinesca, da Charlize Theron (lei pronta a rinunciare a quella bellezza che da sempre le conosciamo, Calipso, alla quale esporre i tanti sensi di colpa, forse l’allontanamento più tangibile dal poema, l’ansia del girovagare, lo stupore dei sette anni spesi accanto a lei, con l’inganno) a un bravo John Leguizamo che è il fedele porcaro Eumeo, a un efficace Robert Pattinson che è un Antinoo di anno in anno sempre più attaccato a quel trono che un colpo ben assestato della spada gli farà abbandonare, qui confuso nella carneficina e non prima vittima come Omero aveva descritto. Il consiglio è una visione del film a cui abbandonarsi, un viaggio personale, una riflessione che accompagna lo spettatore lungo i 172’ per nulla avvertibili, in un mare di toni realisticamente cupi ma altresì metaforicamente, modernamente intesi. Gli ultimi respiri – tra morti e moribondi e urla supplici – sono tra le rovine di Troia.

Flash mob di Futuro Nazionale per Roggero

Visto l’ordine di carcerazione emesso questo pomeriggio, stante la gravità e l’urgenza della situazione di Mario Roggero, alcuni militanti torinesi di Futuro Nazionale si sono ritrovati per un rapido flash-mob davanti al palazzo di giustizia di Torino per chiedere il differimento dei termini sulla richiesta di carcerazione, nella speranza di ottenere al più presto la grazia.

“I nostri militanti si sono recati al Tribunale di Torino per rivolgere un appello al Magistrato di Sorveglianza affinché sia sottoposta alla sua valutazione l’istanza di sospensione dell’ordine di carcerazione di Mario Roggero e la esamini con la massima tempestività, nel pieno rispetto della legge ma anche di quel senso di umanità che la Costituzione pone a fondamento dell’esecuzione della pena. Mario ROGGERO è prima di tutto un uomo che lo Stato non è riuscito a proteggere.” Dichiara l’on. Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale di Futuro Nazionale.

“Per anni ha subito rapine e violenze senza ricevere quella sicurezza che ogni cittadino ha il diritto di pretendere. Oggi rischia di diventare, agli occhi di molti italiani, vittima anche di una risposta dello Stato che appare distante dalla percezione di giustizia e dalla concreta realtà dei fatti. Deve prevalere la sensibilità giuridica e umana affinché la richiesta di sospensione dell’ordine di carcerazione non venga lasciata senza un’immediata valutazione.” continua l’on. Emanuele Pozzolo.

“Dietro questo fascicolo non c’è soltanto un numero di procedimento: c’è un uomo di 72 anni, una famiglia e una vicenda che ha profondamente segnato la coscienza del Paese. Lo Stato non può abbandonarlo una seconda volta.” Conclude il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale del partito.

Futuro Nazionale

Foto Francesco Valente

Sicurezza nella movida, Epat: «Bene il ddl anti-maranza, ma servono più controlli»

 Epat accoglie con favore il via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge sulle cosiddette misure “anti-maranza” e valuta positivamente anche la sperimentazione dei Care Team avviata dall’assessore comunale alla Sicurezza, Porcedda. Per l’associazione, tuttavia, questi strumenti non bastano da soli a contrastare il fenomeno della microcriminalità e delle baby gang che, negli ultimi mesi, ha inciso in modo significativo sulla vita notturna cittadina. Secondo Epat è indispensabile affiancare agli interventi normativi una presenza stabile e ben visibile delle Forze dell’Ordine nelle zone più sensibili.

I gestori dei pubblici esercizi ricordano di essere già chiamati a rispettare numerosi obblighi concordati con l’amministrazione comunale per limitare i disagi legati alla movida, dalla tutela della quiete pubblica alla pulizia delle aree circostanti. In diversi quartieri, inoltre, gli operatori hanno avviato iniziative condivise per migliorare il decoro urbano e contenere il rumore, sostenendo costi che, secondo le stime di Epat, possono arrivare fino a 15-20 mila euro per stagione.

«Gli operatori dei pubblici esercizi nelle zone movida debbono assicurare e vigilare sulla tranquillità dei propri dehors e dei locali – sottolinea il presidente di Epat, Vincenzo Nasi -. Le misure adottate a livello comunale, ma anche quelle ipotizzate con estensione di zone rosse con ulteriore limitazione su alcool e contenitori utilizzabili per l’offesa, sono interventi che possono contribuire, ma gli stessi attengono alle imprese. Occorre guardare al suolo pubblico che non è non nella disponibilità e nella responsabilità degli esercenti”.

Per il presidente dell’associazione la vera priorità resta il rafforzamento del controllo del territorio nelle aree dove si registrano con maggiore frequenza episodi di violenza e degrado.

«Non chiediamo di militarizzare la città – prosegue Nasi – ma chiediamo un presidio stabile e riconoscibile delle Forze dell’Ordine nelle aree oggi più esposte: San Salvario, piazza Vittorio e Borgo Rossini. È necessario garantire una presenza capace di prevenire i problemi, intervenire rapidamente e restituire fiducia a chi vive, lavora e frequenta questi quartieri. Non si può agire soltanto dopo un’aggressione o un episodio grave; la percezione di insicurezza produce un effetto immediato sulle attività. I clienti cambiano abitudini, evitano determinate strade e scelgono altri luoghi per trascorrere la serata. Secondo le segnalazioni raccolte tra gli operatori, questa situazione sta modificando profondamente la geografia della movida torinese. Piazza Vittorio registra una riduzione dell’affluenza, San Salvario torna a essere percepita come un’area d’abbandono e anche Borgo Rossini risente degli episodi di microcriminalità».

L’associazione sottolinea come gli esercenti abbiano già investito risorse economiche e organizzative per garantire sicurezza e qualità dell’offerta serale, chiedendo ora un analogo impegno da parte delle istituzioni.

«Gli esercenti stanno facendo la propria parte – conclude Nasi –. Ora chiediamo che questo impegno venga riconosciuto e sostenuto. Investire nella sicurezza del territorio significa proteggere anche i lavoratori e i clienti, tutelare l’economia della sera e restituire vivibilità e attrattività alle strade di Torino».

Anche il direttore di Epat, Claudio Ferraro, evidenzia come il problema non riguardi soltanto le singole attività commerciali, ma abbia conseguenze sull’intero tessuto urbano e sulla vitalità dei quartieri.

«Quando le persone smettono di frequentare una zona, il danno non riguarda soltanto il singolo locale – evidenzia il direttore Epat Claudio Ferraro –. Si indebolisce l’intero quartiere: diminuiscono la presenza di cittadini, il lavoro, l’attrattività e il presidio garantito dalle attività aperte. Un locale frequentato, illuminato e gestito responsabilmente è parte della soluzione, non del problema. Purtroppo, oggi le aree interessate della città sono molto più ampie ed occorre un profondo ripensamento sulla vita serale e, come già da tempo richiesto alla Città, una completa rivisitazione delle esigenze della stessa e l’eliminazione delle zone definite come zone movida, a favore di un organico e programmatico intervento rigenerativo sull’intero territorio cittadino».

Foto archivio TorinoClick Città di Torino