ilTorinese

Un ritratto di Margherita di Savoia, tra manoscritti e doni, tra Carducci e Manzoni

Nelle sale della Biblioteca reale, sino al 6 gennaio

Ultime notizie – Italia – Interno – Torino, 20 novembre. Questa notte, ad un’ora, S.A.R. la Duchessa di Genova dava felicemente alla luce una Principessa che sarà tenuta oggi, alle ore 11, al sacro fonte da S.M. la Regina vedova Maria Teresa e da S.A.R. il Principe Giovanni di Sassonia, ed alla quale verranno imposti i nomi di Margherita Maria Teresa Giovanna. Lo stato di salute dell’Augusta Puerpera e della Neonata è ottimo”. Con tanto d’etichetta e di maiuscole ufficialmente rispettate, prendeva avvio nella “Gazzetta Piemontese” il cammino terreno – era il 1851, nelle stanze di palazzo Chiablese, sarebbe deceduta a Bordighera settantacinque anni dopo – di Margherita di Savoia, festeggiata nel suo centenario in più occasioni, non ultima la duplice mostra-dossier “Margherita, prima regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale” (alla Biblioteca Reale di piazza Castello sino al 6 gennaio), un viaggio non soltanto attraverso un’esistenza umana ma attraverso gli anni di una nazione che si andava costruendo, un contesto storico di crescita che percorreva i costumi e la letteratura, l’industria e l’artigianato, un repertorio di libri a stampa, documenti d’archivio, incisioni e fotografie, per la maggior parte inediti, “a testimoniare la vita e gli interessi della sovrana, lettrice curiosa e grande appassionata di musica”, non passando certo in secondo luogo le testimonianze dei doni preziosi che le provenivano da tutta Italia e che confermavano la popolarità della sovrana – “era una vera e seria professionista del trono, e gl’italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina”: ebbe a scrivere Indro Montanelli, forse anche ripensando a quell’affetto che si riversò nelle grandi azioni come nelle cose magari di poco conto quotidiane, con un elenco che verrebbe ad abbracciare una pizza e un panforte, certi dolcetti tipici di Stresa e una sala teatrale romana, la Capanna, nel gruppo del Rosa, a ricordare il suo amore per la montagna, un lago in Etiopia e vari giardini, ospedali e ricoveri, corsi e piazze e viali, oltre un modello di macchina da cucire adoperata dalle massaie – e, nello stesso tempo, dell’affermarsi nelle arti di un gusto fin de siècle”. Il tutto culminando in quell’”Onde venisti? quali a noi secoli / Sì bella e mite ti tramandarono?” di un Carducci che aveva superato da poco i quaranta – musicata in seguito per coro e orchestra da Ernesto Luzzato -, che certo non rimase insensibile all’intelligenza e al fascino altresì dell’illustre donna (una sezione della mostra è dedicata al poeta e prosatore, tra manoscritti e dediche).

Ampliandosi il ritratto della sovrana nel Medagliere Reale con “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Patrizia Petitti e Daniele Speranza. È lo sguardo del visitatore a posarsi su alcuni dei personaggi femminili che fanno parte delle collezioni numismatiche dei Musei Reali – ben 60mila tra monete, medaglie e sigilli, un terzo dei quali recano volti di donna -, qui un viaggio ideale che si snoda da Arsinoe II con un ottodramma in oro a Cleopatra e Galla Placidia e Caterina di Russia per giungere appunto alla medaglia d’oro coniata per il XXV di Matrimonio o a quella con l’effigie della sola sovrana, nelle vesti ormai di regina madre (1924), ambìto premio per i riconoscimenti o le andate in pensione di questo o quel dirigente e (crediamo?) lavoratore, sino a quella che è opera di Marcelle Renée Lancelot Croce, nome che si va sempre più riscoprendo nella numismatica, e che fu coniata per le nozze (1896) di Elena di Montenegro e Vittorio Emanuele di Savoia.

Lunghe le teche che raccolgono i ricordi di Margherita, lavoro di ricerca dovuto ai curatori Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, si guarda ai Calendari Reali che racchiudono gli elenchi dei membri della famiglia reale e dei regnanti europei, e una doppia veduta di Piazza Castello durante il carnevale del 1857, gli inviti e le disposizioni a tavola per le feste organizzate nel 1868 a Torino, Firenze e Genova e i balli a corte (in un invito torinese leggiamo le “persone che v’interverranno” sono Signore 417 e Signori 1519 sommando ai quali Guardia Nazionale e Armata e vari il totale raggiungeva i 2907 ospiti) in occasione del matrimonio con il cugino e principe ereditario Umberto di Savoia, che diverrà re dieci anni più tardi e che cadrà assassinato a Monza nel luglio del 1900 per mano dell’anarchico Bresci. Atto che mise fine a una malsicura vita di coppia, a un legame che Margherita, dopo un primo pensiero di separazione, aveva, camuffandolo, salvaguardato dal momento che il regio consorte dal 1864 intratteneva una liaison con la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta, di sette anni maggiore, che gli aveva generato il piccolo Alfonso: quadretto extraconiugale che non impedì ai principi di celebrare nell’aprile del 1893 le Nozze d’argento. E alla sovrana di piangere le più calde lacrime, sincere, che la portarono a formulare quei fogli che oggi vediamo e che contengono l’accorata preghiera alla “Devozione in memoria del Re Umberto I mio signore ed amatissimo consorte”, con tanto di rosario credo de profundis e requiem che per suo desiderio avrebbero dovuto ingrossare il libro delle preghiere di ogni buon cristiano: ma che la Chiesa rifiutò. Una frase del tipo “per quel tuo sangue vermiglio che sgorgò da tre ferite, per il tuo martirio che incoronò tutta una vita di bontà e di giustizia” – con buona pace di Bava Beccaris e Compagni e delle cannonate milanesi -, eccetera eccetera, non avrebbe avuto un seguito.

Tra i doni che Margherita ricevette e sono oggi in mostra è il manoscritto autografo di Alessandro Manzoni “Dell’unità della lingua e dei mezzi del diffonderla”, documento ricavato dai lavori della Commissione per l’unificazione linguistica nazionale, di cui – con un’ulteriore necessità di “sciacquare i panni in Arno” – divenne presidente nel gennaio del 1868. In occasione della mostra vengono riaperte le splendide sale settecentesche al primo piano di Palazzo Reale che accolgono l’appartamento abitato da Margherita, al centro il grande ritratto in sembianze giovanili che è opera di Michele Gordigiani e le preziose porcellane acquistate negli anni di regno presso le più prestigiose manifatture europee (Meissen) e nazionali (Richard Ginori) come le eleganti committenze assegnate agli ebanisti. Sino al 29 settembre, prestito della Reggia di Caserta, sarà possibile ammirare nella Sala dei Medaglioni dell’Appartamento di Rappresentanza la culla sontuosissima di Vittorio Emanuele III, eseguita su disegno di Domenico Morelli da artisti ed esperti artigiani campani, donata ai Savoia dalla città di Napoli. “La Biblioteca Reale è per me il luogo del cuore – ha confessato durante la presentazione della mostra la direttrice dei Musei Paola D’Agostino – e questa mostra non vuole essere soltanto il ricordo di una sovrana nel centenario della morte ma un’occasione per mostrare il patrimonio prezioso librario delle collezioni, dei manoscritti e fotografico; non soltanto un omaggio a una regina amata ma anche a Torino e a quella stagione che la città visse prepotentemente a cavallo dei due secoli”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Michele Gordigiani (Firenze 1835 – 1909), Margherita di Savoia Genova, 1872, olio su tela, legno scolpito, intagliato e dorato, Musei Reali di Torino, Palazzo Reale; Album fotografico per la culla del principe di Napoli, 1869 Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale e Medagliere Reale, 2026, installation view: crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino; “Il volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; 2026; installation view; crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino.

ATELIER 8 : design e architettura con identità

L’eleganza del dettaglio, la magia dello spazio e il respiro internazionale

Esistono studi di architettura che progettano ambienti comuni. Dove gli altri vedono solo metri quadri, loro vedono possibilità e potenzialità.

La loro realtà e’ di trasformare gli spazi in esperienze emotive, intime e sofisticate.

Atelier 8 nasce proprio da questa visione, un incontro armonioso tra architettura, interior design, cultura estetica e una sensibilità internazionale capace di distinguersi immediatamente nel panorama contemporaneo Torinese.

Fondato dallarchitetto Luana Blacetta e dalla designer Naz Sida, lo studio rappresenta una nuova generazione di professioniste che ha saputo costruire unidentità forte, elegante e profondamente riconoscibile.

La firma progettuale di Atelier 8 si riconosce soprattutto nella straordinaria capacità di valorizzare anche gli spazi più complessi. Dove molti vedono limiti, lo studio vede opportunità. Piccolissime metrature, ambienti difficili o apparentemente impossibili da trasformare diventano autentici microcosmi di eleganza e funzionalità. Dallidea progettuale, alla realizzazione in cantiere fino allultimo dettaglio degli interni, disegnato e realizzato tutto tailor made.

Reinventano pochissimi metri quadrati trasformandoli in appartamenti completi, sofisticati e perfettamente vivibili. Vere e proprie scatole magicheprogettate con precisione sartoriale, dove ogni centimetro viene studiato, reinventato e valorizzato con una creatività fuori dal comune.

Per Atelier 8, il design non si ferma agli interni. Lo spazio viene pensato nella sua totalità, attraverso progetti architettonici capaci di unire estetica, equilibrio e identità, trasformando ogni ambiente in un luogo che racconta davvero chi lo vive.

Ma il vero lusso che Luana e Naz offrono oggi , in unepoca sempre più veloce, impersonale e delegata al web , è il rapporto umano.

Ogni progetto viene seguito passo dopo passo con una cura artigianale, come un abito realizzato su misura. Lo studio accompagna il cliente in ogni fase del percorso creativo, ascoltando desideri, abitudini, e necessità, trasformandole in ambienti che raccontano davvero chi li abita.

Dai materiali alle luci, dai volumi agli equilibri estetici più piccoli, ogni dettaglio viene studiato con una presenza costante e una dedizione sempre più rara da trovare nel mondo contemporaneo dellarchitettura e design. Ed è proprio questa capacità e attenzione al cliente che diventa uno dei valori più importanti dello studio.

Atelier 8 porta inoltre avanti una visione profondamente legata alleccellenza italiana. Lo studio collabora e valorizza artigiani, materiali e lavorazioni Made in Italy, esportando allestero quella cultura del dettaglio, della manifattura e della bellezza che rende il design italiano unico nel mondo.

La loro forza nasce in Italia, ma il loro sguardo è già fortemente internazionale. Nel tempo hanno sviluppato progetti e collaborazioni anche allestero, lavorando tra Inghilterra, America, Francia, Medioriente portando ovunque il proprio stile raffinato e quella capacità tutta italiana di creare ambienti eleganti, accoglienti e profondamente identitari.

Ed è proprio questa anima cosmopolita, unita alla qualità artigianale italiana, a rendere Atelier 8 particolarmente apprezzato anche da una clientela straniera che arriva dallestero e che vive all’estero.

Non amano lesibizionismo né la costruzione artificiale dellimmagine. Lasciano che siano i progetti, la competenza e il passaparola a raccontarle. Ed è forse proprio questo che le rende ancora più interessanti, bisogna scoprirle, entrare nel loro universo creativo, osservare il loro modo di lavorare per comprendere davvero quanto siano diverse.

Perché appena si entra in contatto con questa meravigliosa realtà, si percepisce immediatamente quel quid raro che distingue i professionisti capaci da quelli destinati a lasciare un segno.

Una sensibilità contemporanea, una visione internazionale, una cura quasi sartoriale e una straordinaria capacità di trasformare limpossibile in qualcosa di incredibilmente unico.

Atelier 8 non progetta semplicemente interni e volumi abitativi.

Disegna atmosfere. Emozioni. Modi di vivere.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Pentecoste e Maria Ausiliatrice insieme per i cattolici

Si tiene sabato 23 maggio alle 21 nella chiesa del Santo Volto (via Val delle Torre 3 a Torino) la veglia interdiocesana di Pentecoste presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. La veglia sarà occasione di preghiera e festa con i neofiti che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella notte di Pasqua. La Veglia di Pentecoste, che celebra il dono dello Spirito Santo, è aperta ai cristiani “ma anche a quanti si considerano in ricerca e magari dubitano, ma si interrogano sui grandi temi della vita e della fede”. Si può seguire in diretta sul canale YouTube della Diocesi di Torino. Quest’anno la festa di Maria Ausiliatrice, 24 maggio, cade nella solennità di Pentecoste. Domenica alle 11:00 la solenne Messa sarà presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, con la Corale della Basilica. Alle ore 20:30 si terrà la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice, presieduta da mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare, con la presenza del Rettor maggiore don Fabio Attard. Il carro dell’Ausiliatrice, portato dai gruppi parrocchiali e dai Cooperatori Salesiani, attraverserà le vie storiche di Valdocco. Al rientro la Messa conclusiva sarà presieduta dal Rettore della Consolata. La diretta TV su Rete 7 accompagnerà i fedeli dalle 17:00 alle 23:00.       fr
foto del settimanale  “La Voce e il Tempo”

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

HUNGRY ROADS Quando il cibo smette di essere “fast” e torna a essere umano

Ci sono persone che non insegnano soltanto un mestiere, ma insegnano un modo di stare al mondo.

Cecily, l’ideatrice di questo fantastico progetto, inglese/polacca con origini italiane (nonna piemontese) cresciuta negli Stati Uniti, con quella mentalità internazionale capace di vedere opportunità dove altri vedono ostacoli, è una di quelle donne rare, forti e senza il bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, determinata ma al tempo stesso incapace di perdere la sua sensibilità, in grado di costruire il presente e il futuro.

Viaggiando spesso per il mondo, alla scoperta di sapori variegati appartenenti a quasi tutta la cucina internazionale attraverso la sua grande passione per il cibo, Cecily, oltre a Fry me Hungry Roads ha lanciato anche MexBomb, In-Out-secret delivery, Chick Me Out, Ahorita, Rlbs&Wings, Burrito Loco, Unburger (Veggie & Vegan) e Hats off (tutti questi Brands sono presenti sulle varie piattaforme delivery e disponibili anche per take away). La filosofia vincente di tutte queste realtà è legata innanzitutto al voler creare il minimo spreco di cibo possibile, utilizzando le materie prime al meglio, offrendo nuovi sapori tramite cucine e tipologie di cottura davvero svariate.

Cecily si dimostra quindi una donna dalla mente visionaria, concreta, lucida, instancabile, ma soprattutto capace di vedere valore nelle opportunità lavorative ma innanzitutto negli altri, prima ancora che gli altri riescano a vederlo in se stessi.

Ed è così che incontra Clara, donna più giovane, profondamente attratta dall’Asia, dai suoi equilibri, dai suoi sapori, dalla sua filosofia del dettaglio e dell’armonia, nonché cuoca eccellente e assai versatile. Ancora in cammino ma con dentro qualità autentiche che Cecily riconosce immediatamente.

E allora non la lascia indietro: la prende per mano, la osserva, la guida, la forma, le insegna quindi il lavoro ma trasmette in lei innanzitutto il rispetto per tutto ciò che si crea, la profondità delle cose eseguite con passione e amore, la dignità del sacrificio e la bellezza della crescita.

Con il tempo Clara non resta semplicemente accanto a lei ma diventa parte della sua visione. Diventa socia.

Entra poi a far parte del progetto anche Anna Chen. Una presenza preziosa che arricchisce un format già profondamente trasversale e aperto al mondo.

Con la sua presenza Hungry Roads si apre anche alla cucina orientale, arricchendosi così di culture, profumi e contaminazioni che ampliano ulteriormente l’identità di questo percorso umano e professionale.

Ma il cuore di Cecily resta sempre li, in quella meraviglia, con quella capacità rara di creare legami prima ancora che aziende. Di far crescere e formare donne, non solo collaboratrici, di insegnare loro un lavoro, certo…ma anche il coraggio di credere nel proprio valore.

Non solo un business quindi, non solo un marchio, ma un modo nuovo di portare qualità anche a coloro che la ricevono. Emozione e identità che va quindi successivamente a confluire dentro una società che troppo spesso consuma tutto in frettain questo caso il cibo ma anche le persone.

Si incontrano nel 2020, lanno delle serrande abbassate, delle città vuote, delle paure silenziose

che una pandemia semina come se non ci fosse un domani. Un periodo in cui molti hanno smesso di credere nei progetti.

Loro invece hanno deciso di costruirne uno, senza timore ma con lamabile sfacciataggine di chi

non si ferma, di chi non indugia, ma che al contrario osa la tenacia di oltrepassare persino

limpossibile.

Visioni assai differenti e lontane le loro ma che invece di scontrarsi, si sono riconosciute. E forse

Hungry Roads nasce proprio lì : in quella capacità rara di capire che le differenze, quando sono

autentiche, possono diventare forza creativa.

Nel pieno del COVID inventano dark kitchen, delivery segreti, nuovi brand costruiti quasi

sottovoce, mentre il mondo aveva paura persino di uscire di casa.

Eppure la gente risponde, perché dietro quel progetto non cera solo marketing, ma unenergia

vera. Cera il desiderio di far sentire le persone meno sole anche attraverso un piatto consegnato a domicilio.

Ed è così che i risultati arrivano rapidamente. Da subito Milano, poi Pavia e infine Torino.

Hungry Roads non è semplicemente una catena o un format gastronomico di qualità ottima,

è una filosofia! Elidea che si possa mangiare bene anche nei luoghi dove normalmente si

consuma male. Eil coraggio di portare qualità dentro la notte, nei festival, nelle discoteche , nei

luoghi frequentati dai giovani, dove troppo spesso il cibo viene considerato soltanto un riempitivo

veloce e senza anima.

Cecily, Clara e Anna invece, hanno deciso di ribaltare questo concetto. Perché anche un ragazzo che esce da una serata alle tre del mattino merita di assaporare qualcosa di buono e stimolante. Qualcosa fatto con attenzione, non indigesto, non cibo spazzatura, qualcosa che non sia soltanto velocema anche umano.

Ed è qui che il progetto abbraccia anche, o soprattutto, un concetto altamente sociale.

Hungry Roads parla ai giovani senza giudicarli. Entra nei loro spazi, nelle loro abitudini, nei loro

ritmi notturni, ma porta dentro quei mondi unidea diversa di gusto, di qualità, di rispetto per ciò che si mangia.

Eun pocome se dicesse : la bellezza può esistere ovunque, anche in strada, anche dopo la

mezzanotte, anche dentro una discoteca o chissà ancora dove…”.

Il grande successo degli eventi del 9 e del 16 maggio alla discoteca CACAO, con il progetto X Project, ha dimostrato che questa intuizione non è soltanto romantica ma funziona davvero! E’ un passo verso un sogno molto più grande : esportare questo format in tutta Italia.

Ma forse il vero segreto di Hungry Roads, sta si nella qualità appartenente a tutto il progetto, ma si afferma innanzitutto nellanima!

Al giorno doggi aprire un locale è relativamente facile, ma aprire qualcosa che lasci unemozione

è molto più raro.

Cecily, Clara e successivamente anche Anna, non stanno semplicemente vendendo cibo, ma stanno cercando di riportare valore in luoghi dove lo stesso si era perso. Stanno dimostrando

che si può fare impresa senza perdere empatia, perché si può crescere senza diventare freddi,

indifferentie che si può parlare ai giovani senza trattarli superficialmente.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che colpisce di più : donne che hanno attraversato difficoltà,

sfide, cambiamenti, successie che invece di chiudersi hanno scelto di creare qualcosa capace di unire le persone, le persone tutte.

Perché alla fine Hungry Roads non parla solo di buon gusto del cibo, di fame, ma parla di incontri

e di valore. Narra di strade anche a volte sperse, ma che improvvisamente trovano direzione e di notti che diventano opportunità.

Hungry Roads sussurra una bella storia che parla di esseri umani che, nonostante tutto,

continuano ancora a cercare qualcosa da condividere lasciando un sapore sempre più profondo, in tutti i sensi…

Infine, possiamo paragonare questo progetto a una lunga tavola apparecchiata nella vita.

Prima arrivano gli antipasti : gli incontri, le intuizioni, i sogni detti piano.

Poi arrivano i primi : le difficoltà, le prove, le corse contro il tempo, le notti infinite.

Poi arrivano i secondi, quelli più intensi, dove serve forza vera per restare in piedi quando il mondo si ferma, almeno in parte

E poi finalmente arriva il dolce : i sorrisi delle persone, il successo inatteso, i giovani che

capiscono la qualità senza bisogno di troppe spiegazioni.

E poi entra in scena lamaro, quello buono però, quello che non lascia tristezza, ma consapevolezza. Quello che ti fa appoggiare lentamente il bicchiere sul tavolo e pensare che, forse, la vita non è fatta soltanto per rincorrere continuamente qualcosa, perché la felicità è anche riuscire a creare un luogo, fosse pure una strada, una notte, una discoteca, un festival, dove le persone si sentano bene davvero.

E Hungry Roads , in fondo, sembra proprio questo : non un semplice progetto di cibo, ma una

cena volante nel mondo fantastico di chi davvero sa apprezzarla e coglierla, con un anima capace

di lasciare dentro alle persone una sensazione raraquella di sentirsi pieni, sereni e finalmente in

pace con il mondo, anche solo per una notte.

(Contatti : 335.7090137 hungryroads.srl@gmail.com

Nuova apertura prevista per giugno : via san Massimo 2 – Torino )

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

“UWA, Ugi Weekend ad Alassio” rinnova l’appuntamento

“UWA, Ugi Weekend ad Alassio”, l’appuntamento all’insegna della solidarietà ideato da Davide Ravello dei Bagni Corner Beach, giunge alla sua terza edizione e si svolgerà nel fine settimana di sabato 23 e domenica 24 maggio prossimi. L’iniziativa, dedicata ai bambini in cura a Torino e ospiti di Ugi – Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini OdV, si pone l’obiettivo di regalare un weekend di relax e divertimento a 28 persone, tra cui i piccoli, i loro fratellini e genitori, nella rinomata località marittima ligure di Alassio. Gli ospiti, che giungeranno nella mattinata di sabato 23 maggio presso i Bagni Corner Beach, avranno così modo di passare gratuitamente due giorni da favola, organizzati nei minimi dettagli. L’appuntamento, grazie anche all’importante contributo degli sponsor e dei commercianti della zona, prevede tante novità, momenti di gioco e intrattenimento.

“Ringrazio tutti coloro che si sono voluti inserire in questa iniziativa capace di crescere ancora – ha spiegato Davide Revello – quando abbiamo pensato al progetto UWA non credevamo neppure di poterlo realizzare e, invece, oggi siamo al terzo anno. La cosa che mi fa più piacere, inoltre, è il fatto che gli sponsor stanno crescendo, il che ci dà la possibilità di ospitare più famiglie e di programmare nuove iniziative per intrattenerle. Come nasce UWA? In inverno trascorro gran parte del mio tempo a Torino – continua Revello -. Sono stato colpito dalla realtà di Ugi che ho imparato a conoscere molto bene e mi sono detto: anch’io voglio fare qualcosa per questi bambini che ogni giorno combattono una battaglia difficilissima. Ecco allora l’idea di regalare loro un intero weekend di relax e di spensieratezza mettendo a disposizione il mio stabilimento e il mio staff, composto dai miei figli Simone e Marco, sua moglie Barbara, e da tanti amici che si sono offerti di partecipare, come i miei colleghi, i ristoratori e gli albergatori della zona. Sono istruttore di nuoto, in passato ho lavorato molto nelle piscine con bambini affetti da disabilità o malati, so quello che passano e cosa devono sopportare le famiglie. È importante da parte di chi è più fortunato dare loro una mano, sempre. Anche un piccolo gesto può fare la differenza”.

“Quello di Alassio rappresenta molto più di un semplice fine settimana al mare – ha sottolineato il presidente di Ugi, professor Enrico Pira – è un’occasione preziosa di serenità, condivisione e spensieratezza per i nostri bambini e per le loro famiglie, che ogni giorno affrontano percorsi complessi e delicati. Iniziative come UWA dimostrano quanto la solidarietà concreta possa fare la differenza. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento a Davide Revello, agli sponsor, ai commercianti e a tutti coloro che hanno scelto di sostenere ancora una volta questo progetto, regalando ai nostri bimbi e alle loro famiglie momenti autentici di gioia e normalità”.

 “A nome mio e dell’amministrazione – ha dichiarato il vicesindaco di Alassio, Angelo Galtieri –  è sempre un piacere per la città di Alassio accogliere questi ragazzi per permettere loro di godere del nostro mare e di due giorni di divertimento. Ringraziamo tutte le attività commerciali che si impegnano a garantire una pausa da sogno”.

Il programma del weekend prevede l’arrivo nella mattinata di sabato 23 maggio, la sistemazione negli hotel, l’arrivo in spiaggia, la merenda offerta dai Bagni Bernardino, il pranzo offerto dai ristoranti Sail Inn, Panama e La Marinas, un pomeriggio di giochi e relax in spiaggia con il gelato offerto dalla Gelateria Leccarie e un giro turistico sul trenino di Emilio, a precedere la cena a base di pizza offerta da Pizzeria 88. Domenica mattina la si passerà in spiaggia e vi sarà modo di gustare la focaccia offerta dalla Panetteria Galli, e alle 10 il Mago Taz intratterrà i presenti con uno spettacolo di magia.  Il pranzo con primo sarà offerto dal Ristorante Panama e il fritto misto di pesce e patatine dal Ristorante La Marina. Il rientro a Torino, previsto per le ore 17, sarà preceduto da relax in spiaggia, giochi e gelato offerto dalla Gelateria Leccarie.

Il progetto UWA, ideato dai Bagni Corner Beach di Alassio, si è concretizzato grazie all’aiuto di chi ha creduto in esso, a partire dagli sponsor: Automotomarco (Torino), Golden Garage (Moncalieri), CityEmotion (Torino-Alassio), Morando Petfood Spa (Andezeno, Torino), Hotel Rosa Allegroitalia (Alassio), Hotel Toscana, Hotel Danio, Hotel Corso, Residence Panama, Ristorante Sail Inn, Ristorante Panama, Ristorante La Marinas, Pizzeria 88, Gelateria Leccarìe, Bagni Bernardino, Trenino Emilio, Panetteria Galli Silvana. Si ringraziano per il preziosissimo supporto: il Comune di Alassio, il Mago Taz, Cartitalia, Alassio Magazine.

Mara Martellotta

Al Museo MIIT  Athos Faccincani: “Quando la luce abita i sogni”

Inaugura sabato 23 maggio, dalle ore 18, presso il Museo MIIT diretto da Guido Folco, in corso Cairoli 4, a Torino, la mostra dal titolo “Athos Faccincani. Quando la luce abita i sogni”, curata da Gianluigi Bettoni e aperta fino al 7 giugno prossimo. Nel periodo dell’esposizione sarà possibile ammirare un’ampia selezione delle opere del maestro che, come recita il titolo dell’esposizione, ha saputo coniugare sogno e realtà con un alfabeto pittorico intriso di luci e colori vibranti.

“Si tratta di un’arte gioiosa e al tempo stesso intensa di significati ed emozioni di immediata lettura, ma anche intimamente profonda, in quanto riflesso dello spirito dell’anima del maestro – spiega il direttore del Museo MIIT, Guido Folco – Tra le opere in mostra sono presenti alcuni dipinti dedicati a Torino, come quello intitolato l’incanto dell’amore, la stupenda rappresentazione di una città in piena fioritura nel giardino roccioso del parco del Valentino, tra ruscelli, giochi d’acqua e gli ormai famosi “lampioni innamorati”, che si abbracciano vicino a una romantica panchina: uno dei luoghi simbolo della città viene reinterpretato da Faccincani con il suo consueto sguardo poetico, con quell’amore e passione verso la luce e il colore che sempre caratterizzano il suo lavoro. L’opera intitolata “Nel silenzio. Passeggiare verso la Mole” narra di un altro angolo della città, osservata da uno scorcio dei giardini reali, nel silenzio della natura rigogliosa che sembra invadere tutto lo spazio urbano. Questa è sicuramente una delle caratteristiche dell’arte di Faccincani: la capacità di osservare gli spazi abitati dall’uomo da una prospettiva differente, spesso inaspettata e sempre incentrata sulla valorizzazione della bellezza e della natura. Nei toni e nei cromatismi accesi di uno spazio inondato dalla luce, il maestro sorprende con contrasti decisi, chiaroscuri intensi e profondi, metafora dei suoi sentimenti al cospetto di una realtà che sa essere sorprendente. “Il bello di natura”, caro alla pittura ottocentesca, non solo italiana, vedeva nella raffigurazione del velo del paesaggio il soggetto principale con cui esprimere i sentimenti e le emozioni dell’essere. In Faccincani assume visioni e connotazioni nuove, contemporanee e dirette. Le sue composizioni sembrano abbracciare l’osservatore, indurlo a percorrere sentieri, strade, respirare i profumi di una natura in fiore, a percepire l’aria frizzante e il  amore di un sole sempre protagonista, un simbolo della filosofia esistenziale del maestro, della sua “seconda stagione”.

Athos Faccincani si può considerare un maestro indiscusso dei nostri tempi, originale e personale in ogni sua interpretazione del mondo, maestro di vita, capace di mutare nel tempo e di regalarci gli aspetti migliori e la visione più onirica e candida dell’esistenza.

L’artista, nato a Peschiera del Garda nel 1951, dedica già da bambino molte ore al disegno e alla pittura, anche se di nascosto, in quanto la madre era profondamente contraria alla pratica artistica. Segue da piccolo la bottega di artisti quali Guidi e Seibezzi Novati, maestri che gli insegnano le varie tecniche pittoriche e gli trasmettono il coraggio di coltivare le proprie passioni e rendere nel proprio talenti. Athos comprende che desidera diventare un pittore per intima necessità. Dopo il diploma, si dedica quindi alla pittura a tempo pieno, e i suoi lavori giovanili, in stile espressionista, ritraggono personaggi cupi e piegati dal peso della sofferenza. Per approfondire lo studio della figura, entra nel mondo delle carceri, degli emarginati e degli ospedali psichiatrici, fa propria la sofferenza altrui e la trasmette attraverso la tela. Non passa molto tempo prima che qualcuno noti forza e intensità espressiva delle sue opere, iniziando a commissionargli lavori sempre più importanti. Alla fine degli anni Settanta, Athos affronta il lavoro più importante della sua carriera, realizzando una mostra sulla Resistenza, e le sue personali vengono visitate anche dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, complimentandosi per aver rappresentato la guerra senza aver preso posizione, se non quella di essere uomo di grande sensibilità, lo nomina Cavaliere della Repubblica. Dopo questo importante riconoscimento, il pittore deve affrontare un periodo di crisi interiore che per quasi un angolo terrà lontano dal cavalletto. Quindi, eliminati i colori cupi dalla sua tavolozza, recupera la gioia di vivere e ricomincia a dipingere guardando al mondo con gli occhi di un bambino, prediligendo paesaggi che gli permettono di catturare una natura generosa e lussureggiante, e di esprimere un mutamento radicale nel suo stile, che diventa di chiara derivazione impressionista, utilizzando colori puri e accesi per ripetere gli stessi elementi in ogni quadro: la luce, il sole alto e il racconto semplice.

Con la sua pittura, l’artista ha stregato pubblico e critica, e i suoi lavori sono approdati nelle case di star hollywoodiane e ha esposto nelle località più belle d’Italia, a Londra, a Vienna, Parigi, Chicago, New York, Zurigo, Hong Kong, Singapore e molte altre.

Museo MIIT, Corso Cairoli, 4, Torino – dal 23 maggio al 7 giugno 2026 – da martedì a domenica dalle10 alle 13 e dalle 16 alle 20 – lunedì 1 giugno aperto – 011 8129776 – www.museomiit.it
– info@athosfaccincani.it

Mara Martellotta

EXPOSED Torino Photo Festival

3° edizione

Dal 9 aprile al 2 giugno

Mettersi a nudo

HIGHLIGHTS DEL WEEKEND

22 – 23 – 24 maggio 2026

Domani: Inaugurazione Edicola Acrobatica in Piazza San Carlo

Sabato e domenica: EXPOSED feat Witty Books Dummy Award a Cripta747

L’EDICOLA ACROBATICA

Dal 22 maggio al 2 giugno in piazza San Carlo

Inaugurazione aperta al pubblico: venerdì 22 maggio ore 19:00


È un’edicola o un circo? Un circo o un’edicola? Nessuno dei due…è un’Edicola Acrobatica! 
Nell’ambito di EXPOSED Torino Photo Festival e della mostra Acrobati, 2020-2025 di Paolo Ventura, allestita sotto i portici di piazza San Carlo, dal 22 maggio al 2 giugno il chiosco all’angolo tra la piazza e via Giovanni Giolitti si trasforma come in un’acrobazia e torna a riempirsi di carta stampata sistemata negli espositori originali. Sia il circo che l’edicola sono stati dei simboli forti del secolo passato: il circo era una delle forme di intrattenimento più popolari e iconiche del Novecento, e ha influenzato molto l’immaginario dell’artista Paolo Ventura; l’edicola è stata tra i luoghi simbolo dell’arredo urbano e dell’evoluzione architettonica delle città da fine Ottocento in avanti. Un piccolo spazio in cui vita, informazione, cultura alta e bassa, figurine e cartoline erano sapientemente mescolate dal giornalaio. 

L’Edicola Acrobatica, con un’operazione di camouflage simile alle molte operate dall’artista nel corso degli anni, è curata dalla Libreria Marini, con il patrocinio e la collaborazione della Città di Torino, e dialoga con il mondo di Paolo Ventura, legato alle atmosfere primonovecentesche, ma allo stesso tempo sfuggente a qualsiasi determinazione di spazio e tempo. Un’ampia selezione di libri dell’artista e non solo, fotografie, ephemera e riviste d’epoca accompagna in un’allegra sarabanda i suoi sogni, le sue fantasie, le sue storie sospese e i suoi racconti a colori. 

Venerdì 22 maggio alle ore 19:00 si terrà l’evento inaugurale, aperto al pubblico, alla presenza del direttore artistico di EXPOSED, Walter Guadagnini, dell’artista Paolo Ventura, insieme ad Adele Marini e Martha Micali della Libreria Marini.

Orari di apertura:

22 maggio: 11:00-21:00

ANFOV: Tecnologie per l’emergenza, comunicazione e gestione integrata delle crisi

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 Il 27 maggio – Sala Carpanini del Comune di Torino

Strategie e azioni della Pubblica Amministrazione dell’area metropolitana
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Torino, 22 maggio 2026
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Scenari d’emergenza, situazioni di crisi, eventi eccezionali che necessitano di strategie avanzate che possono essere messe in campo dalla pubblica amministrazione e dai privati per gestirli. È il tema di un importante convegno che si terrà il prossimo 27 maggio 2026, presso la Sala Carpanini del Comune di Torino, dal titolo “Tecnologie per l’emergenza: comunicazione e gestione integrata delle crisi”. L’evento è promosso dalla Consulta per l’Innovazione di ANCI Piemonte e da ANFoV, con il patrocinio del Comune di Torino.
L’iniziativa vuole essere un momento di confronto strategico rivolto in particolare agli amministratori e ai dirigenti della Pubblica Amministrazione dell’area metropolitana di Torino, con l’obiettivo di approfondire il ruolo strategico delle tecnologie, delle reti, della comunicazione e delle priorità da adottare nella gestione delle emergenze.
In contesti contemporanei caratterizzati da crescente complessità – come eventi naturali, emergenze sanitarie, situazioni di emergenza nella sicurezza pubblica o eventi ad alta intensità di rischio – la capacità di garantire coordinamento operativo, interoperabilità tra sistemi e condivisione in tempo reale delle informazioni diventa un fattore determinante per la tutela dei cittadini e la resilienza dei territori.
Il convegno intende offrire una panoramica su modelli organizzativi, piattaforme digitali e soluzioni tecnologiche più avanzate – tra cui le comunicazioni mission critical su reti 4G/5G, i sistemi integrati tra enti e le tecnologie per la continuità operativa delle infrastrutture – con un focus specifico sulle esigenze della Pubblica Amministrazione locale dell’area di Torino e provincia. Attraverso il contributo di istituzioni, enti locali e operatori del settore, saranno analizzate esperienze concrete e best practice, con l’obiettivo di promuovere una gestione delle crisi sempre più efficace, integrata e orientata al futuro.
Il convegno vedrà la partecipazione di Michele Pianetta, vice Presidente ANCI Piemonte, di Clelia Imberti, Presidente della Consulta per l’Innovazione di ANCI Piemonte e Vice Sindaco di Borgo San Dalmazzo (Cn) e di Antonello Angeleri, Segretario Generale ANFoV.
Sono previsti gli interventi istituzionali di Marco Gabusi, Assessore alla Protezione Civile, Trasporti e Infrastrutture della Regione Piemonte, Marco Porcedda, Assessore alla Legalità e alla Sicurezza del Comune di Torino e Francesco Tresso, Assessore alla Protezione Civile del Comune di Torino. Sono inoltre previsti gli interventi di Bruno Ifrigerio, Direttore della Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica della Regione Piemonte e di Daniele Caffarengo, Dirigente Settore Regionale Protezione Civile del Piemonte. Tali interventi forniranno il quadro della situazione di Torino e del Piemonte per quel che riguarda la gestione delle situazioni di crisi o emergenza.
Per quel che riguarda le capacità d’intervento dal punto di vista delle aziende che operano in tali scenari, interverranno:
Federico Protto, Amministratore Delegato Cellnex (con contributo video), principale operatore europeo indipendente di infrastrutture per telecomunicazioni wireless con la gestione di una vasta rete di torri, siti e nodi (oltre 27.000 in Europa), offrendo servizi di condivisione infrastrutturale per operatori mobili, radiotelevisivi e per le reti di emergenza;
Giovanni Noli, Responsabile territoriale E-Distribuzione, società del Gruppo Enel che gestisce la rete elettrica a livello nazionale;
Massimiliano Palma, Ceo di Regola, azienda piemontese del gruppo Frequentis specializzata nello sviluppo di soluzioni software per la gestione delle emergenze, l’allertamento, la Protezione Civile e le Forze dell’Ordine;
Fabrizio Tucci, Direttore Risk Management Iren, una delle principali multiutility italiane nei settori dell’energia elettrica, del gas, del teleriscaldamento, della gestione dei servizi idrici integrati.
L’evento si inserisce nel percorso avviato nell’ultimo anno dalla Consulta per l’Innovazione di ANCI Piemonte con una serie di appuntamenti sul territorio piemontese destinati ad approfondire i principali temi legati all’innovazione nella Pubblica Amministrazione con un focus sugli argomenti cruciali per la gestione dei servizi erogati ai cittadini, ai quali sono invitati i Comuni e gli enti locali.
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Michele Pianetta, Vice Presidente ANCI Piemonte: “Questo convegno si inserisce nel percorso che ANCI Piemonte sta promuovendo per accompagnare gli enti locali nell’adozione di soluzioni innovative, con particolare attenzione ai territori dell’area metropolitana torinese, dove la complessità e la diversità territoriale richiedono strumenti sempre più evoluti.”
Clelia Imberti, Presidente della Consulta per l’Innovazione di ANCI Piemonte: “La Consulta per l’Innovazione nasce proprio per creare momenti di confronto concreti tra amministrazioni e imprese. La gestione delle emergenze è uno degli ambiti in cui l’innovazione può davvero fare la differenza, salvando tempo e, soprattutto, vite.”
Antonello Angeleri, ANFoV: “Le emergenze richiedono oggi un salto di qualità nella capacità di comunicare e coordinarsi. Le tecnologie digitali rappresentano una leva fondamentale per supportare le decisioni migliorando la tempestività degli interventi della Pubblica Amministrazione. Siamo lieti di contribuire a fornire strumenti di valutazione utili, con i nostri soci, in questo campo”.
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Il convegno si svolgerà dalle ore 10:30 alle 13:30 in Sala Carpanini al Comune di Torino.
La partecipazione è rivolta agli amministratori locali, agli enti pubblici e agli operatori interessati ai temi dell’innovazione applicata alla sicurezza e alla gestione delle crisi.

“Lo zaino sospeso”: CPD promuove giornata di solidarietà per bambini e famiglie 

 Sabato 23 maggio, dalle ore 15 alle 18, la Scuola Maritano dell’Istituto Comprensivo Baricco di Torino ospiterà una speciale iniziativa dedicata alla solidarietà e rivolta non solo alla scuola, ma a tutta la cittadinanza: la “Giornata dello zaino sospeso”.

L’iniziativa ideata da CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà in collaborazione con  l’Istituto Comprensivo Baricco si inserisce nel programma della Festa dei Vicini, la storica iniziativa promossa dal Comune di Torino che quest’anno celebra la sua ventesima edizione e che invita scuole, associazioni e quartieri ad aprirsi al territorio per creare occasioni di incontro e comunità.

Famiglie, studenti, insegnanti e cittadini del quartiere sono invitati a trascorrere un pomeriggio aperto a tutti a tutte con attività sportive e di gioco, musicali, laboratori manuali di ricycling, sensibilizzazione a uno stile di vita green con attività rivolte agli orti scolastici, momenti di incontro e iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione.

Cuore della giornata sarà il progetto “Zaino sospeso”, nato con l’obiettivo di raccogliere materiale scolastico da destinare a bambini e ragazzi in situazioni di fragilità economica.
Tutti coloro che sono interessati a compiere una donazione che aiuti a comporre il numero più alto di zaini possono recarsi presso la Scuola Maritano in via Ferdinando Marsigli 25 per donare zaini, astucci, quaderni, colori e materiale di cancelleria in buono stato oppure nuovo, contribuendo così alla creazione di veri e propri kit scolastici completi.

Questa nuova attività che unisce scuola e terzo settore si collega alla precedente esperienza de La Campagna del Dono in sospeso che è stata lanciata in occasione della Festa di Natale dell’istituto del 13 dicembre scorso, uno dei tre grandi eventi annuali con cui la scuola si apre al territorio. In quella occasione sono stati coinvolti circa 1.200 studenti dei tre plessi scolastici – dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado – invitati insieme alle proprie famiglie a donare giochi in buono stato destinati a coetanei che altrimenti non avrebbero potuto ricevere un regalo sotto l’albero.

Abbiamo scelto il nome zaino sospeso perché uno zaino rappresenta molto più di un semplice insieme di oggetti scolastici: significa possibilità, inclusione e soprattutto diritto allo studio”, spiega Giovanni Ferrero, direttore della CPD.

La sede dell’evento sarà il plesso Maritano, che per l’occasione coinvolgerà non solo tutta la comunità scolastica Baricco, ma anche residenti e realtà del quartiere, trasformando gli spazi interni ed esterni della scuola in una piazza aperta alla città.

L’invito è rivolto a tutti e tutte: partecipare significa contribuire concretamente a costruire una rete di vicinanza e sostegno per le famiglie del territorio.