Ci sono mani che non chiedono, ma hanno bisogno. La data di questo concerto è molto più di musica: è pane, cura, ascolto. Riempire una sala… può riempire molte vite ! La vostra presenza sarà il vero dono, capace di trasformarsi in aiuto concreto per chi ha davvero bisogno
TORINO – Sabato 9 maggio, alle ore 18:00, la
Cucina Malati Poveri ETS diventerà teatro di
un incontro speciale tra grande musica e storia
del territorio con l’evento “La Scuola d’Archi
Piemontese”.
La serata si aprirà con una breve introduzione
storica a cura di Giorgio Tabacco, fondatore
de L’Astrée e profondo conoscitore del
patrimonio musicale piemontese. L’intervento
offrirà al pubblico le chiavi di lettura per
comprendere l’importanza di Torino nel
panorama europeo del XVIII secolo,
contestualizzando le opere che verranno
eseguite.
Il Concerto: Il Settecento dei Grandi Maestri
A seguire, i violinisti Francesco D’Orazio e
Paola Nervi, componenti di punta de L’Astrée,
eseguiranno un raffinato programma di duetti.
Il percorso musicale partirà dalla prima metà
del Settecento con Giovanni Battista Somis,
per approdare alle composizioni di Gaetano
Pugnani e del suo allievo prediletto, Giovanni
Battista Viotti, figure che hanno reso la scuolaviolinistica torinese celebre nelle corti di
Londra, Parigi e San Pietroburgo.
L’Astrée e la riscoperta del Barocco
Fondato nel 1991, l’ensemble L’Astrée è una
formazione specializzata nel repertorio sei-
settecentesco eseguito con strumenti originali.
Grazie a una costante attività di ricerca e a
prestigiose collaborazioni discografiche (come
il progetto dei manoscritti vivaldiani per
Opus111), il gruppo è oggi ospite dei più
importanti festival internazionali, dal Lincoln
Center di New York al Konzerthaus di Vienna.
Il Programma della serata
• Giovanni Battista Somis: Duetto in fa
maggiore op.7 n.3
• Gaetano Pugnani: Duetto in do minore op.13
n.6
• Giovanni Battista Viotti: Duetto in la
maggiore op.29 n. 2 e Duetto in do minore
op.29 n.3
Solidarietà e Bellezza
L’evento, ospitato presso la Cucina Malati
Poveri ETS, rinnova il legame tra l’assistenza
alle persone fragili e la promozione culturale.
L’Associazione invita la cittadinanza a
partecipare gratuitamente a questo momento dialta arte, volto a nutrire lo spirito e a far
conoscere le attività di sostegno portate avanti
quotidianamente dai volontari.
Informazioni e Contatti
• Data: Sabato 9 maggio 2026
• Orario: Ore 18:00
• Luogo: Cucina Malati Poveri ETS – [Corso
Palestro 11 Torino
• • Info e prenotazioni:
info@cucinamalatipoveri.it
• Segreteria
Cucina Malati Poveri ETS
info@cucinamalatipoveri.it



Faustino Girella-Nobiletti a quel tempo era uno dei più brillanti e vivaci dirigenti della gioventù comunista novarese. Un’attivista coi fiocchi, tanto bravo e affidabile che un giorno, su esplicita richiesta del senatore Leone, venne inviato a Vercelli. I comunisti della città del riso avevano richiesto ai cugini novaresi l’invio di “un compagno sveglio e in gamba per una delicata azione di propaganda”. In ballo c’era la campagna elettorale contro la legge-truffa. “Dovete sapere che la legge elettorale varata quell’anno, che noi ribattezzammo legge truffa, fu una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale vigente all’epoca dal 1946”. Promulgata il trentun marzo millenovecentocinquantatre la legge numero centoquarantotto, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del sessantacinque per cento dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento della metà più uno dei voti validi. Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza nelle elezioni politiche di giugno, la Democrazia Cristiana e altri cinque partiti si apparentarono. Al fianco dello scudocrociato c’erano socialdemocratici, liberali, repubblicani, gli altoatesini della Südtiroler Volkspartei e gli autonomisti del Partito Sardo d’Azione. “Noi, comunisti e socialisti, insieme a personalità come Ferruccio Parri e Piero Calamandrei avversammo con tutte le nostre forze quella legge”, aggiunse Faustino. Nel Paese era ancora vivo il ricordo della legge Acerbo, voluta da Mussolini in persona pochi mesi dopo la Marcia su Roma. In base a quella legge, la lista che prendeva più voti otteneva i due terzi dei seggi. E fu così che il listone fascista , grazie ai brogli e alle intimidazioni delle squadracce, nel ventiquattro ottenne il sessantaquattro virgola nove per cento dei voti, offrendo al regime una larga quanto fraudolenta base di consenso popolare. Faustino, di fronte a quell’importante incarico, non volle farsi trovare impreparato e predispose con cura il suo corredo. Infilò nel tascapane un po’ di vestiario di ricambio, la tuta, due pennelli ( “per le scritte murali”), una pagnotta di segale, una piccola toma di formaggio del Mottarone. Raggiunse Novara in treno e da lì Vercelli, viaggiando su di un carro carico di fieno. Recatosi alla sede del Pci in corso Prestinari, trovò ad attenderlo Francesco Leone in persona. Il senatore era un personaggio di prim’ordine. Noto antifascista e fondatore del Partito Comunista, comandante antifranchista durante la guerra civile spagnola e dirigente di spicco della Resistenza. La prima sorpresa l’ebbe in quel momento. L’incarico che egli era stato riservato consisteva nel contattare i vecchi monarchici vercellesi ai quali, spacciandosi per un inviato della casa Reale ( i Savoia erano in esilio a Cascais , in Portogallo), doveva rivolgere l’invito alla mobilitazione contro quella legge-tagliola. Già in Parlamento, i rappresentanti del Partito Nazionale Monarchico avevano votato contro la legge e il suggello della casa Reale serviva a rinvigorire la critica. Fu così che , lasciato perdere il suo corredo da propagandista dovette infilarsi un completo grigio scuro non proprio della sua misura, visto che gli andava un poco stretto di spalle, era corto di maniche e risultava lungo di gamba. Ma, come precisò con voce ferma Francesco Leone erano “particolari ai quali non si doveva prestare troppa attenzione”. Dopotutto, in quegli anni duri del dopoguerra, anche a un inviato dei Savoia sarebbero stati perdonati certi difettucci sartoriali. L’anello con il sigillo della Real Casa invece gli andava a pennello. Massiccio e lucente, pareva vero in tutto e per tutto. Merito di Gianni Fiorino, un artigiano orafo di Valenza che aveva fatto il partigiano in Valsesia con Cino Moscatelli. “Mi venne da ridere, guardandomi allo specchio”, confidò Faustino. Rise ancora di più quando, apprendendo che sua madre dimorava a Pratolungo, una frazione di Pettenasco, sfruttando quel suo doppio cognome, il Partito decise di affibbiargli anche un titolo nobiliare: Fausto Girella-Nobiletti, Conte di Pratolungo. Ah, se l’avesse saputo quel suo amico e compagno, sindacalista dei tessili della FIOT-CGIL. Lui sì che portava un nome e un cognome in grado di far scattare sull’attenti ogni monarchico: Umberto Re. Con il cognome a precederne il nome si sarebbe ottenuta la più alta carica dei Savoia.


