ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 538

Militari italiani in Tunisia

Nelle scorse settimane si è svolta la fase esecutiva del programma NATO Defence Education Enhancement Programme (DEEP) TUNISIA, teso a potenziare le  capacità formative nazionali tunisine, su specifiche materie d’insegnamento a carattere militare

In tale contesto il Centro Studi Post Conflict Operations (CSPCO) del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito ha fornito un supporto formativo al Tunisian War College (TNWC). Un nucleo di formatori, composto da tre esperti della materia appartenenti al CSPCO sono stati inviati in Tunisia per lo sviluppo di un seminario orientativo sulla “Stabilizzazione e Ricostruzione”, quale elemento didattico cardine del modulo “Gestione delle Crisi”, nell’ambito del programma didattico annuale della Scuola Superiore di Guerra   della Tunisia, istituzione di alta istruzione militare destinata a formare gli ufficiali superiori delle Forze Armate locali. In particolare, il seminario ha posto l’accento sulla complessità degli attuali scenari di crisi internazionali, evidenziando la necessità di operare utilizzando un approccio sempre più integrato tra tutti i vari attori coinvolti, razionalizzando adeguatamente le risorse disponibili.  L’uditorio, composto da 70 Ufficiali Tunisini e 15 provenienti da altri paesi (Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Mauritania, Niger, Mali, Chad, Gabon, Costa d’Avorio, Benin, Camerun e Repubblica Centrale dell’Africa), si è rivelato estremamente interessato agli argomenti trattati, partecipando in modo interattivo sia durante i periodi di lezione frontale sia nei momenti dedicati alla discussione. Al termine dell’attività, la controparte tunisina ha manifestato il proprio vivo apprezzamento nei confronti del contributo didattico fornito dal CSPCO, chiedendo alla NATO di reiterare l’attività anche nel prossimo anno accademico ed auspicando, per il futuro, una più stretta  collaborazione tra i due enti.

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Strumenti di pagamento elettronici, quando e come conviene usarli

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
 
Buongiorno, Avvocato: qualche consiglio circa il corretto uso delle carte di pagamento? Grazie, Enrico.
 
Carta o Bancomat? Chi non si sente porre questa domanda almeno una volta al giorno, alzi la mano. Nella maggior parte dei casi rispondiamo senza riflettere, ma la differenza tra carta di credito e bancomat c’è, eccome! Ma anche se all’apparenza potrebbero sembrare identiche, carta di credito e bancomat sono strumenti con prerogative, logiche e tempi di addebito molto diversi. Dunque la scelta al momento di un pagamento dovrebbe essere tutt’altro che casuale. La principale differenza tra bancomat e carta di credito consiste nei tempi in cui viene addebitato l’importo sul conto corrente del titolare. Il bancomat comporta l’addebito immediato (“Pay now”) della cifra corrisposta, mentre con la carta di credito l’addebito a carico del consumatore è posticipato (“Pay later”). Utilizzando un bancomat (o carta di debito) tra la strisciata e l’addebito intercorrono quindi pochi secondi. Con entrambe, inoltre, è possibile effettuare prelievi alle casse automatiche, ma per le carte di credito è prevista una commissione aggiuntiva che varia a seconda del circuito (Visa, Mastercard, American Express) e delle condizioni dettata dall’emittente. Dal momento che le logiche di pagamento e addebito sono basate su tempistiche diverse, i versamenti effettuati con bancomat devono essere garantiti dalla disponibilità immediata di denaro. Vien da sé che se la cifra da saldare supera tale disponibilità, è opportuno offrire all’esercente la carta di credito e posticipare l’addebito della somma o rateizzarla in un certo arco di tempo. Il bancomat, d’altro canto, è la scelta migliore per chi vuole monitorare le proprie uscite ed evitare di farsi prendere la mano dagli acquisti sfrenati. Pagare con il bancomat, infatti, significa avere sempre sotto controllo il saldo reale e l’entità delle uscite mensili. Il rischio di andare “in rosso” in questo caso non c’è, in quanto una volta esaurito il denaro in conto tutti i pagamenti successivi verranno rifiutati. Anche se molte persone non si fidano ancora dei pagamenti elettronici, in realtà questi strumenti sono sicuri e affidabili, specie se utilizzati con criterio. Volendo scendere nel dettaglio, il bancomat è l’unico a prevedere la digitazione di un PIN al momento del pagamento. Eccetto per i bancomat e le carte abilitate al “contact-less” (che non prevede di strisciare fisicamente la carta o digitare Pin per i pagamenti fino a un certo importo), il PIN è una garanzia in caso di furto o smarrimento e rende difficile la clonazione.
 

Geronimo Stilton e i biglietti per la Partita del Cuore

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NELLO STAND DELLA FONDAZIONE PIEMONTESE PER LA RICERCA SUL CANCRO
 
 In vista della Partita del Cuore del 27 maggio all’ Allianz Stadium sarà anche lanciato il primo Sms solidale 45527 legato all’evento.  Altre iniziative: “Un caffè per la Ricerca” con Lavazza e Valmora e le sfide con lo speciale calcio balilla messo a disposizione dalla Federazione Paralimpica Italiana

 
L’ incontro con Geronimo Stilton che promuoverà la Partita del Cuore,  il lancio dell’Sms solidale 45527 collegato all’incontro sportivo benefico in programma lunedì 27 maggio prossimo all’Allianz Stadium di Torino, un “Caffè per la Ricerca”, sfide al calcio balilla con i campioni della Nazionale italiana Paralimpica… E’ molto ricco il programma di iniziative della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro nel proprio spazio (Padiglione 3, stand R158) al Salone Internazionale del Libro di Torino, manifestazione di cui è Charity Partner. La Fondazione promuove anche quest’anno nel suo stand il progetto di raccolta fondi “Un caffè per la Ricerca”, realizzato grazie alla consueta collaborazione con Lavazza e Valmora, due celebri marchi dell’eccellenza piemontese: a fronte di un offerta minima di 1 euro a favore dell’Istituto di Candiolo IRCCS, si potrà degustare un buon caffè e sostenere la ricerca. La stessa offerta che sarà chiesta a chi vorrà sfidarsi con lo speciale calcio balilla paralimpico, messo a disposizione dalla Federazione Paralimpica Italiana di questa specialità, presente venerdì 10 maggio dalle 16.30 con il presidente Francesco Bonanno, nove volte campione del mondo, e col suo vice e ct della Nazionale, Roberto Falchero, che offriranno una dimostrazione della loro abilità affrontando alcuni dei protagonisti della Partita del Cuore. Nello stand della Fondazione sarà inoltre possibile acquistare i biglietti della Partita del Cuore e domenica 12 maggio, dalle ore 13, Geronimo Stilton, il famoso topo giornalista, nato dalla penna di Elisabetta Dami e protagonista di decine di libri e cartoni animati, donerà una copia del suo  “Piccolo libro della gentilezza” a chi acquisterà un  tagliando per l’ evento del 27 maggio. Proprio in contemporanea con l’apertura del Salone (giovedì 9 maggio) partirà la raccolta fondi della Partita del Cuore attraverso l’ Sms solidale 45527, che rimarrà attivo fino al 9 giugno.  Il primo sms a sostegno della Ricerca partirà dunque dal Lingotto di Torino.

Tutti di corsa contro la fame

2377 alunni di elementari, medie e superiori di Collegno, Borgosesia, Moncalieri, Alba, Novara, Crevoladossola, Rivalorolo C.se, Quarona e Cuorgnè si impegnano per costruire un mondo libero dalla Fame.

 

 

Da oggi 8 maggio si tiene la quinta edizione italiana della Corsa contro la Fame, un evento didattico, sportivo e solidale pensato da Azione contro la Fame per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado e delle superiori. L’iniziativa nasce in Francia nel 1997, per poi espandersi a Spagna, Italia e Germania, sempre con l’idea di assegnare un ruolo chiave agli alunni delle scuole partecipanti, ai quali viene chiesto un coinvolgimento attivo nell’essere parte della soluzione al problema della fame nel mondo. Quest’ anno, in Italia, 77.000 ragazzi di 303 scuole correranno l’8 maggio per raccogliere fondi da destinare alla cura e alla prevenzione della malnutrizione infantile. Per ogni Istituto, è stato pensato un percorso di formazione tenuto da un rappresentante di Azione contro la Fame, con l’obiettivo di sensibilizzare gli alunni sulle cause e le conseguenze della malnutrizione nel mondo. Nel corso degli incontri di sensibilizzazione agli alunni sarà proiettato un video in cui si spiegheranno i progetti di Azione contro la Fame in Ciad, un Paese sconvolto da anni di conflitti regionali che hanno reso la situazione nutrizionale molto grave. A conclusione di ogni incontro, agli studenti verrà consegnato lo strumento chiave del progetto, il Passaporto Solidale, con cui potranno sensibilizzare i loro amici, conoscenti e parenti e raccogliere delle mini-sponsorizzazioni. L’ 8 maggio a conclusione del percorso formativo, ogni scuola partecipante, con il supporto di Azione contro la Fame, organizzerà la Corsa, durante la quale i ragazzi potranno moltiplicare le promesse di donazione raccolte per il numero di giri di corsa che riusciranno ad effettuare.  “Nelle scorse edizioni abbiamo notato che i ragazzi rimangono molto colpiti dal nostro lavoro e ci fanno moltissime domande a riguardo. Iniziative come la Corsa sono importanti anche per questa ragione: far capire alle nuove generazioni che possono davvero fare la differenza, anche abitando dalla parte opposta del mondo,” dice Simone Garroni, D.G. di Azione contro la Fame in Italia. Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale che combatte le cause e le conseguenze della malnutrizione in 50 Paesi del mondo. Da quasi 40 anni salviamo la vita dei bambini malnutriti, garantiamo alle loro famiglie accesso all’acqua potabile, cibo, istruzione e assistenza sanitaria di base.

La Regione recupera gli "uomini che odiano le donne"

Dopo essere stato avviato in via sperimentale, il progetto della Regione Piemonte per cercare di riabilitare gli autori di violenza contro le donne diventa strutturale

Entro il 31 maggio gli enti locali, le organizzazioni titolari dei Centri antiviolenza iscritti all’apposito albo regionale, tutti coloro che sono impegnati nella promozione e realizzazione di interventi e attività a favore degli autori della violenza potranno presentare domanda per accedere a finanziamenti che ammontano complessivamente a 100.000 euro. L’assessora regionale ai Diritti sostiene che si intende rendere questi uomini non più un pericolo per le donne che hanno maltrattato, dato che quando escono dal carcere vanno spesso a cercare di nuovo le proprie vittime, diventano stalker, minacciano o si accaniscono verso di loro nei modi più violenti. Fino ad oggi le associazioni specializzate in questo tipo di interventi hanno preso in carico 280 uomini con l’obiettivo di restituire alla società persone non più pericolose ma in grado di gestire la loro aggressività. Alcuni esempi: 60 detenuti nel carcere di Torino, 45 in quello di Vercelli e 15 in quello di Biella con condanna definitiva a sfondo sessuale beneficiano di un programma specifico; le otto associazioni che si sono occupate di portare avanti questo lavoro fuori dal penitenziario (Cerchio degli uomini, Consorzio socio-assistenziale cuneese, Spam-Paviol, Consorzio socio-assistenziale Ossola, Medea, Gruppo Abele, Elios Coop e Punto a capo) hanno in carico 162 persone. Di queste, sette su dieci sono italiane e in sette casi su dieci si tratta di mariti o conviventi delle vittime.

Tra reale e virtuale con i pazienti del Regina Margherita

Nell’ambito della programmazione OFF del Salone Internazionale del Libro, una mostra in esposizione dal 7 al 19 maggio al Circolo del Design, a cura dell’Associazione DEAR Onlus con TODO

Una mostra interattiva nella meraviglia delle possibilità combinatorie offerte dall’incontro tra architettura, grafica, tecnologia e fantasia. È Ad-mirabilia, che il Circolo del Design ospiterà nella nuova sede di via San Francesco da Paola 17, a Torino.
 
Ad-mirabilia nasce in un contesto particolare come quello del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino, diretto dalla professoressa Franca Fagioli. Qui, da tre anni, l’associazione DEAR onlus, impegnata nell’umanizzazione degli ambienti di cura, porta avanti Robo&Bobo, un innovativo percorso didattico-laboratoriale che promuove l’alfabetizzazione nei campi del design e del digitale presso i ragazzi ospedalizzati.
 
Ad-mirabilia parte da uno spunto letterario, Le città invisibili di Italo Calvino, e conduce ad un viaggio nelle architetture tra reale e virtuale: nel corso dei laboratori di Robo&Bobo (che si tengono con cadenza settimanale all’interno del reparto, sotto la guida di operatori appositamente formati per il progetto), i ragazzi hanno osservato edifici storici e contemporanei, di cui hanno studiato le tecniche costruttive ed i dettagli, per poi giocare a scomporli e riassemblarli sulla base delle proprie suggestioni. Hanno lavorato con strumenti sia analogici sia digitali, come immagini e ritagli cartacei, app e visori per realtà virtuale, imparando come le attività manuali siano spesso propedeutiche alla comprensione ed all’uso delle tecnologie.
L’obiettivo del progetto è quello di offrire delle possibilità per moltiplicare i punti di vista, perdendosi nelle corrispondenze tra architettura e letteratura: l’invito, per chi visita la mostra, è di fare lo stesso.
 
“D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”, dice il Marco Polo di Italo Calvino a Kublai Khan. Le meraviglie cui ci invita Calvino sono quelle che stanno inscritte in ogni gioco combinatorio. La parola “inventare” significa propriamente “trovare”, cioè mettersi in una posizione di ricerca e sperimentazione che ci consenta di pescare dalla gran cava di materiali della Storia quello che ci serve per esplorare le potenzialità che si nascondono in noi. Potremo così ampliare la conoscenza di noi stessi e degli altri e interrogarci sul senso del nostro essere al mondo e sui modi possibili di vivere insieme. “Leggere” e “riscrivere” le città, come hanno fatto i ragazzi del progetto Ad-mirabilia, significa allora aprirsi a sempre nuove dimensioni, avviare un cantiere di memorie, desideri e sogni.
Ernesto Ferrero
 
Il programma si arricchisce di:

  • un incontro di approfondimento sul progetto, sempre al Circolo, in programma martedì 14 maggio alle ore 18:30. Intervengono Paola Cappelletti per DEAR Onlus, Alice Mela per TODO, Roberto Maria Clemente per Studio Fionda, Pier Giuseppe Molinar per 70Magenta, e Valentino Megale per Softcare Studios; modera Leonardo Caffo, filosofo, curatore e scrittore;
  • una giornata di laboratori per bambini (6-10 anni) e ragazzi (11-14 anni), sabato 18 maggio dalle 14.30 alle 18.30, al Circolo del Design su prenotazione (info@circolodeldesign.it).

 
 
Ad-mirabilia è un progetto a cura di DEAR Onlus con TODO.
Il progetto espositivo è stato realizzato in collaborazione con il Circolo del Design, che dal 2015 promuove la cultura del design e del progetto, mettendo in rete aziende e professionisti, studiosi ed appassionati. Dal 2019, sotto la direzione di Sara Fortunati, il Circolo ha sede a Palazzo Costa Carrù della Trinità: oltre 400 mq per dare spazio a talk con i protagonisti del settore, mostre e workshop, una biblioteca ed uno store con una selezione di prodotti e brand.
Città della Salute è partner istituzionale del progetto.
La sponsorizzazione tecnica è di 70Magenta, Tipografia Ideal e 3DP srl.
Il progetto video è di Ortiche.
Robo&Bobo è realizzato con il supporto di Compagnia di San Paolo (Maggior Sostenitore) e 8per1000 Valdese.

Studenti piemontesi a Trieste, crocevia di frontiere contese

Cinquanta studentesse e studenti piemontesi, accompagnati da dieci docenti e da uno degli esperti degli Istituti storici della Resistenza piemontesi, parteciperanno dal 10 al 12 maggio al viaggio studio a Trieste che prevede la visita dei luoghi della memoria del confine orientale

Si tratta del primo dei tre appuntamenti riservati agli studenti vincitori della 38° Edizione del progetto di Storia Contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico regionale.
Le principali mete saranno la Risiera di San Sabba a Trieste, la foiba di Basovizza e, nel Goriziano, il memoriale di Redipuglia, dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale.
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Trieste, luogo dei luoghi
Trieste, ricca di storia sul crinale carsico e crocevia di frontiere contese, è la città più settentrionale del Mediterraneo e più meridionale della Mitteleuropa, una città “luogo dei luoghi”, con un passato importante, complesso e sofferto, che si porta addosso i segni di ferite mai rimarginate e di irrisolti conflitti. Una città dove si sente l’odore salmastro del mare e il fischiare della bora, con le onde che s’infrangono sul molo Audace dove, nel 1914, (quando si chiamava ancora molo San Carlo) attraccò la corazzata “Viribus Unitis”, nave ammiraglia della marina Imperiale con a bordo le salme dell’Arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia, uccisi nell’attentato di Sarajevo. Sullo stesso molo, quattro anni più tardi, giunse il cacciatorpediniere “Audace” della marina italiana. Era il 3 novembre del 1918, finiva la prima guerra mondiale e la nave che diede il nuovo nome a quella lingua di terra in mezzo al mare, vi sbarcò un battaglione di bersaglieri.
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Trieste letteraria, da Saba a Joyce
Trieste ha una “identità di frontiera”, è un crocevia cosmopolita che rispecchia le tensioni europee, che fonde – spesso drammaticamente – culture ed etnie diverse, una città letteraria dove, non a caso, molti scrittori hanno trovato ispirazione. Tra i tanti si possono citare Italo Svevo, Umberto Saba, Rainer Maria Rilke, Scipio Slataper, Boris Pahor Claudio Magris, Stuparich, James Joyce. Joyce visse a lungo in città, vi completò la raccolta di racconti “Gente di Dublino”, scrisse diverse poesie, oltre al dramma “Esuli” e ai primi tre capitoli de “l’Ulisse”, il libro che gli diede fama internazionale. In uno dei luoghi più belli della città, il Ponterosso che attraversa il Canal Grande, nel quartiere teresiano, un monumento in bronzo raffigura lo scrittore irlandese mentre cammina, assorto nei suoi pensieri, con un libro sottobraccio e il cappello in testa. La targa, riprendendo la “Lettera a Nora” del 1909, recita: “la mia anima è a Trieste”.
Trieste e la “rivoluzione” di Franco Basaglia
Trieste è la città dove lo psichiatra Franco Basaglia iniziò – dall’ospedale psichiatrico San Giovanni – la rivoluzione che portò all’abolizione dei manicomi con la legge 13 maggio 1978 n. 180. “La libertà è terapeutica”, venne scritto sui muri bianchi di quella “città dei matti” che rinchiudeva dietro le sbarre, con un “fine pena mai” chi era segnato dalla malattia. La legge “Basaglia”, a quarant’anni dall’entrata in vigore con tutto l’impatto che ebbe sulla società italiana affrontando il difficile rapporto tra malattia mentale, società, poteri e ideologie, è stata la “traccia” più scelta dagli studenti che hanno lavorato sul Progetto di storia contemporanea, raccogliendo i favori del 55 % delle ragazze e dei ragazzi. Grazie a questa legge ai “matti” venne riconosciuta la dignità di esseri umani, mettendo fine alla loro vita di non-persone, da segregare e sorvegliare perché “pericolose per sé e per gli altri”. Franco Basaglia, grande ispiratore della riforma, costrinse tutti a prendere atto che il malato mentale non era uno scarto della società, ma una persona che, nella sua debolezza, deve essere rispettata e aiutata a curarsi.
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La Risiera di San Sabba
Oltre al paesaggio fisico ci sono i luoghi dell’anima e le storie di personaggi veri, come Diego de Henriquez. Uomo straordinariamente singolare, triestino erede di una famiglia di ascendenza nobiliare spagnola, collezionista di ogni genere di materiale bellico e ideatore del Civico Museo della Guerra per la Pace, Diego de Henriquez ricopiò in due dei suoi diari, prima che venissero cancellate, le scritte lasciate dai prigionieri nelle celle della Risiera di San Sabba, lo stabilimento per la pilatura del riso che i nazisti trasformarono in lager diretto da Odilo Globočnik ,ufficiale delle SS e supervisore della costruzione di diversi campi di concentramento in Polonia (Bełżec, Sobibór, Treblinka), uno dei maggiori responsabili dello sterminio di milioni di persone durante l’Olocausto, calato a Trieste per fare della Risiera un luogo di morte. Le vittime della Risiera, unico campo di sterminio nazista in territorio italiano, sono stimate tra le 3000 e le 5000 persone, per la maggior parte partigiani e ostaggi, sloveni e croati, ma anche italiani, oltre ad almeno 28 ebrei.
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La Foiba di Basovizza
Durante il viaggio si visiterà la Foiba di Basovizza, nell’omonima frazione di Trieste a nord-est della città, sull’altopiano del Carso. Dichiarata monumento nazionale nel 1992, rappresenta il simbolo delle atrocità commesse sul finire della seconda guerra mondiale e negli anni successivi dalle milizie di Tito. Pozzo minerario in disuso, nel maggio 1945 fu teatro di esecuzioni di civili e militari italiani, arrestati dalle truppe jugoslave d’occupazione. Gran parte delle vittime vennero gettate dentro le foibe, voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso triestino e in Istria. Quella di Basovizza, nel tempo, è diventa il principale memoriale, dotato da una decina d’anni di un Centro di Documentazione.
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Il Sacrario di Redipuglia
Ultima meta, sulla strada del ritorno a Torino, sarà il Sacrario di Redipuglia, il più grande e maestoso “parco della Rimembranza” dedicato ai caduti della Grande Guerra. Redipuglia, il cui toponimo deriva dallo sloveno “sredij polije” (“terra di mezzo”), si trova nella provincia di Gorizia, sul versante occidentale del monte Sei Busi e sorge nei luoghi dove, durante la Prima Guerra Mondiale, si svolsero le violentissime battaglie dell’Isonzo. Inaugurato il 18 settembre 1938, dopo dieci anni di lavori, l’opera –  conosciuta anche come  Sacrario “dei Centomila” – custodisce i resti di 100.187 soldati caduti nelle zone circostanti, in parte già sepolti, in un primo momento, sull’antistante Colle di Sant’Elia. Fortemente voluto dal regime fascista, il sacrario celebra il sacrificio dei caduti e offre degna sepoltura a coloro che non avevano trovato spazio nel cimitero degli Invitti. Si tratta di una  struttura imponente, composta da tre livelli di gradoni, sormontata da tre croci che richiamano l’immagine del Golgota e la crocifissione di Cristo. Circondato dai cipressi e dai prati  attraversati dai sentieri che passano accanto al museo e alle opere militari (camminamenti, caverne, trincee, postazioni per mitragliatrici e mortai) offre una testimonianza della linea difensiva realizzata prima dagli austriaci e poi conquistata dagli italiani.
 

Marco Travaglini

“Sharjah. Memorie di un emiro illuminato”

Lo sceicco Al Quasimi lancia la versione italiana del suo libro. La presentazione ufficiale  nella splendida cornice di Palazzo Madama a Torino

Si è tenuta a Palazzo Madama di Torino la cena di gala in onore dell’emiro di Sharjah, Sultan bin Muhammad Al Qasimi. Sharjah – tra i sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti) – ospite d’onore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2019. Sua Altezza Reale ha presentato per la prima volta in Italia il suo libro, edito da Mondadori, dal titolo “Sharjah. Memorie di un Emiro illuminato”, dove narra la propria vita intensa, raccontata attraverso alcuni dei principali avvenimenti della storia contemporanea in grado di creare interessanti spunti di riflessione. “Si parla di questo libro come se fosse un’autobiografia, ma in realtà parla della storia di un intero Paese – ha dichiarato  Sultan bin Muhammad Al Qasimi -. Le decisioni prese nella storia del mio regno e che sono ricordate nel libro nascono non dal volere di una persona, ma dal volere collettivo perché i libri sono il valore della cultura e dell’umanità. Ringrazio questo paese, culla della cultura per la straordinaria accoglienza e per darmi la possibilità di raccontare, attraverso il mio libro, la storia di Sharjah con la profonda cultura che ci accomuna. La cultura, il sapere, la scienza sono fattori chiave nello sviluppo delle Nazioni, ed è nostro dovere sostenere gli intellettuali e coloro che con il proprio lavoro la diffondono nel mondo”.

All’evento hanno preso parte le principali della città, la sindaca di Torino Chiara Appendino, Omar Obaid Al Shamsi, Ambasciatore Italia degli Emirati Arabi Uniti, il Console Generale degli Emirati Arabi Uniti Abdalla Al Shamsi, il presidente della Sharjah Book Authority, Ahmed Al Ameri, Antonella Parigi, Assessore allaCultura della Regione Piemonte, il Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, l’imprenditore Agostino Re Rebaudengo, Paola Gribaudo presidente dell’Accademia Albertina, Giulio Biino, presidente del Salone del Libro di Torino, Maurizio Rebola, Presidente del Circolo dei Lettori e numerose altre personalità del mondo culturale e imprenditoriale.

Uomo di profondissima cultura e grande carisma, Al Qasimi è protagonista in prima persona di quel sistema virtuoso che è valso a Sharjah la nomina a Capitale Mondiale del Libro 2019 da parte dell’UNESCO il 23 aprile scorso a riprova della sua centralità nel panorama editoriale internazionale. Infatti, lo Sceicco, non solo nel corso degli anni ha scritto numerosi libri, ma ha sempre sostenuto gli intellettuali e coloro che diffondono la cultura, comprese le librerie, le case editrici e le relative istituzioni statali, trasformando Sharjah in un centro moderno e brillante, il faro intellettuale degli Emirati Arabi.

A proposito della nomina da parte dell’UNESCO, Sua Altezza Al Qasimi ha recentemente dichiarato: «Questo riconoscimento ci incoraggia a continuare nel sostenere iniziative volte alla diffusione della conoscenza e alla costruzione di civiltà, facendodi Sharjah la culla della rinascita culturale e intellettuale del mondo arabo islamico. C’è ancora molto da fare. La produzione diconoscenza non si ferma mai, così come il corso della vita. Sharjah è pronta a proseguire questo viaggio e, se Dio vorrà, i nostri figli continueranno la nostra marcia per rendere Sharjah un faro per la conoscenza, una meta per coloro che sono assetati di scienza e cultura».

La partecipazione di Sharjah in qualità di Ospite d’Onore al Salone del libro è un’importante testimonianza, dunque, dell’impegno che l’emirato esercita da sempre nella promozione e nella tutela della cultura e in particolar modo della letteratura. Un encomio e un plauso a un Paese che da sempre mette il sapere e la conoscenza al primo posto.

A riconoscimento di questo impegno culturale, nella mattinata di ieri, l’Emiro Al Qasimi ha ricevuto il dottorato honoris causa in Urban Regional Development dal Politecnico e dall’Università di Torino. L’emirato di Sharjah si distingue per la sua forte vocazione culturale e per l’impegno profuso nella conservazione e nella tutela delle proprie radici e della cultura araba, sempre mantenendo un occhio di riguardo e un’attenzione particolare all’istruzione e alla ricerca scientifica.

Sua Altezza Sheikh Dr. Sultan bin Muhammad Al Qasimi, che governa Sharjah dall’anno della sua fondazione nel 1971, è infatti conosciuto e amato per le sue politiche progressiste e per la promozione di iniziative di grande rilevanza come la creazione della prima Accademia per la conservazione della lingua araba, la creazione della prima “Free publishing zone” al mondo e opere filantropiche fra cui il restauro di un importante monastero in Armenia, l’organizzazione di festival teatrali in diversi paesi arabi, la costruzione di un nuovo edificio per ospitare la sede dell’Unione degli Archeologi Arabi in Egitto, un importante contributo per l’International Theatre Institute e per la fondazione della Fondazione Culturale Azzagra in Spagna.

Lo Sceicco Sultan bin Muhammed Al Qasimi ha studiato filosofia e storia presso le Università inglesi di Durham eExeter e ingegneria al Cairo. Membro del Consiglio Supremo degli Emirati Arabi Uniti e capo dell’Emirato di Sharjah fin dal 1972, è anche un apprezzato storico e letterato, autore di numerose opere tra cui The Myth of Arab Piracy in the Gulf (1986), The British Occupation of Aden (1990) e The Fragmentation of the Omani Empire (1989).

11 maggio Giornata per la salute della mano: visite gratuite

 
Screening gratuiti in tutta Italia per sensibilizzare i cittadini sulle patologie che colpiscono la mano e l’arto superiore
 
Torna la 7^ edizione della Giornata Nazionale per la Salute della Mano, un’iniziativa promossa dalla SICM Società Italiana di Chirurgia della Mano, che si svolgerà sabato 11 maggio 2019 nelle principali città italiane. L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini sul corretto approccio diagnostico-terapeutico verso le principali patologie della mano e renderli consapevoli del ruolo degli specialisti in questo senso. Sabato 11 maggio dalle ore 8,30 alle ore 12, presso gli ambulatori di Ortopedia (piano terra atrio centrale – accesso A) dell’ospedale CTO della Città della Salute di Torino (via Zuretti 29), gli specialisti di chirurgia della mano saranno a disposizione dei cittadini per consulti gratuiti, durante i quali potranno visitare le mani, suggerire approfondimenti diagnostici o terapie fisiche e conservative o orientare verso trattamenti chirurgici. Il Centro ha in corso da tempo anche attività di prevenzione ad esempio attraverso informazione nelle scuole per evitare i traumi nei bambini nei quali le mani sono elemento di scoperta del mondo circostante e nei quali una lesione può comportare un’ invalidità che condizionerà tutta la loro vita. Una Giornata dedicata all’informazione ed alla prevenzione delle patologie della mano. Le patologie che interessano la mano assumono sempre più rilevanza nella nostra società ad alte richieste funzionali e richiedono molto spesso diagnosi e terapie da parte di medici specializzati in tale settore. Solo per la comprensione del problema basti pensare che i traumi della mano in ambito lavorativo sono la prima causa di assenza dal lavoro ed ogni anno in Europa si verifica un totale di 8,8 milioni di incidenti. In aumento purtroppo i traumi legati ad attività ricreazionali (es. giardinaggio o attività domestiche) che comportano a volte anche l’amputazione di segmenti che è possibile ricostruire solo in Centri ad alta specializzazione come il C.T.O. di Torino. Di altrettanta rilevanza sono le patologie non acute (artrosi, sindrome del tunnel carpale, etc.), che comportano difficoltà funzionali importanti nello svolgimento delle attività di tutti i giorni. E’ per tale motivo che la SICM (Società Italiana di Chirurgia della Mano) ha deciso di istituire annualmente una Giornata a livello nazionale di informazione del cittadino, mettendo a disposizione i migliori specialisti in chirurgia della mano dei Centri accreditati nei diversi ospedali italiani. Per informazioni rivolgersi all’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) dell’ospedale CTO dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle ore 12,30 allo 011 6933522.
 
 

5 maggio: “1000 mani per la Salute”

Una camminata non competitiva di 3 km  organizzata dalla Città della Salute

In occasione della Giornata Mondiale 2019 per l’igiene delle mani dell’OMS, la Città della Salute di Torino organizza: “1000 mani per la Salute”, una camminata non competitiva di 3 km. Alle ore 9 avverrà la conferma dell’iscrizione e la consegna di guanti bianchi presso i gazebo dedicati, con esperienza guidata di lavaggio mani “live”. Dopo una presentazione della giornata, alle 10,45 i partecipanti partiranno dal cortile priincipale di corso Bramante 88 dell’ospedale Molinette di Torino. L’arrivo è previsto alle ore 11,45. La partecipazione è gratuita con iscrizione obbligatoria sul sito: www.cittadellasalute.to.it. Agli iscritti verrà donata una confezione di gel igienizzante mani.
Le mani sono il principale veicolo di trasmissione dei germi, prendono i microbi quando toccano persone e oggetti “contaminati”, trasportano i microbi se non sono correttamente lavate/igienizzate.
Lavarsi le mani è un gesto apparentemente normale che può fare la differenza ed essere efficace nella prevenzione della trasmissione dei germi patogeni. In Italia sulla base di studi multicentrici di prevalenza, si può stimare che il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, quindi, si verificano 450-700 mila infezioni all’anno in pazienti ricoverati in ospedale. Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili (135-210 mila) e che siano direttamente causa del decesso nell’1% dei casi (1350-2100 decessi prevenibili in un anno).L’igiene delle mani riduce del 50% il numero di infezioni e quindi i decessi correlati. Secondo il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta rappresenta la misura più importante per prevenire la diffusione delle infezioni.