ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 539

In aumento le bombe d’acqua

La ricerca ha messo in rilievo nuove evidenze sul rischio climatico  

Pubblicato su Geophysical Research Letters, è lo studio dei tre esperti di idrologiaPierluigi Claps, Daniele Ganora e Andrea Libertino del Politecnico di Torino

Le città italiane sono in ritardo nel predisporre piani di adattamento ai cambiamenti climatici e soprattutto alle cosiddette bombe d’acqua che, fra l’altro, stanno crescendo di numero e intensità. È l’allarme lanciato da uno studio del Politecnico di Torino apparso su Geophysical Research Letters e scritto da tre esperti di idrologia: Pierluigi ClapsDaniele Ganora e Andrea Libertino del Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente, il Territorio e le Infrastrutture del Politecnico di Torino.

 

La ricerca ha messo in rilievo nuove evidenze sul rischio climatico che derivano da una banca dati che unisce eventi storici e rilevamenti dalle reti di monitoraggio regionali.

L’indagine esamina in particolare i nubifragi estremi italiani, ormai comunemente denominati bombe d’acqua e conclude che in alcune aree la loro intensità sta effettivamente aumentando.

 

Le piogge torrenziali di breve durata, tipicamente di qualche ora, mettono a dura prova i sistemi di drenaggio delle città e sono sempre più spesso causa di vittime, determinate dalla mancanza di preavviso, di conoscenze e di prudenza, soprattutto alla guida. A partire dal 2000, anno della grande alluvione del Po, la stragrande maggioranza delle 208 vittime censite dal CNR-IRPI nel progetto POLARIS sono state causate da alluvioni improvvise generate da forti nubifragi di breve durata. Molto spesso questi disastri sono avvenuti in aree urbane, che mostrano sempre di più la loro vulnerabilità rispetto a questi eventi, tanto intensi quanto improvvisi e concentrati geograficamente.

 

Queste caratteristiche rendono ancora oggi molto arduo il compito della Protezione Civile di assicurare alla popolazione un sufficiente preavviso – spiega in particolare il Pierluigi Claps, docente di Idrologia e Protezione Civile – Questo rende a volte molto gravosa la responsabilità dei sindaci di indicare in tempi brevi le misure di emergenza da adottare, come insegnano i casi di Genova, 2011 e Livorno 2017La preparazione della popolazione rispetto alle piene improvvise, le cosiddette ‘flash floods’, si può costruire preparando scenari di rischio nei quali si simulano eventi di pioggia di forte intensità per prevedere le conseguenze quando le opere di protezione non dovessero risultare sufficienti, come nel caso di Via Fereggiano a Genova

La ricerca del Politecnico di Torino fornisce elementi proprio in questa direzione: i risultati sono basati sull’elaborazione di piogge torrenziali registrate in intervalli da 1 ora a 24 ore, tratte da una banca dati che non ha precedenti in Italia, costituita da circa 5000 stazioni che hanno funzionato nell’arco di un secolo, a partire dal 1915.  Un campione rappresentativo di 1346 stazioni ha reso possibile rilevare, su base statistica che in alcune aree d’Italia la frequenza e l’intensità delle bombe d’acqua mostra tendenze all’aumento nel tempo, a causa della maggiore capacità dell’atmosfera di immagazzinare vapor d’acqua, grazie al riscaldamento globale. “L’Italia risulta un paese di per sé vulnerabile ad alluvioni e frane, ma la ricerca evidenzia che, indipendentemente dalla fragilità del territorio, è proprio il clima a mostrare una intensificazione dei suoi fenomeni estremi nel Nord-Est, in Liguria ed in altre aree del centro e del sud del paese” spiegano gli esperti.

 

La complessità orografica e geografica dell’Italia non consente di concludere che vi sia in atto un aumento complessivo dell’intensità dei nubifragi nel nostro paese – aggiunge Andrea Libertino che ha affrontato l’argomento nella sua tesi di dottorato – Le analisi mettono piuttosto in luce specifiche condizioni locali, con aree dove l’aumento è statisticamente rilevante (triangoli rossi) ed altre dove è invece evidente il contrarioQuanto all’aumento della frequenza con cui si manifestano gli eventi, dare una risposta è difficile ed i risultati non consentono ancora conclusioni significative”.

 

Esaminando infatti l’andamento nel tempo dei ‘record’ nazionali di pioggia totale in poche ore, i ricercatori hanno rilevato che il ritmo con cui questi record vengono superati è cresciuto solo nell’ultimo decennio, e solo in alcune aree geografiche, senza però raggiungere l’evidenza statistica. “È stato possibile ottenere questi risultati – sottolinea Daniele Ganora, docente di Protezione Idraulica del Territorio al Politecnico – solo disponendo dei cento anni di osservazioni della banca dati I-RED, pubblicata dagli stessi autori sulla rivista Hydrology and Earth Systems Sciences, una delle poche raccolte al mondo in cui i nubifragi sono registrati alla scala nazionale per periodi così lunghi. Un archivio così cospicuo ha reso possibile adottare metodi statistici, denominati “record-breaking” mai prima d’ora utilizzati per misurare se la frequenza delle piogge estreme stia aumentando”.

 

Finanziare la ricerca significa anche fornire ai cittadini elementi concreti su cui basare i propri comportamenti e le richieste da indirizzare ai propri amministratori – conclude Claps – In questo caso i risultati sono arrivati anche grazie a fondi che il Politecnico di Torino ha reso disponibili in autonomia ai propri docenti e ricercatori per compensare la scarsità di occasioni di finanziamento in ambito nazionale. Una proposta di ricerca su questo argomento, presentata in collaborazione con scienziati di fama interazionale di altre università italiane e del CNR, è stata recentemente bocciata dal Ministero per l’Università e la Ricerca nell’ultimo bando PRIN”.

 

Nuovo caf a Pinerolo con Unc Piemonte

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Giovedì 11 Luglio un aperitivo di benvenuto alla popolazione per presentare l’iniziativa

Il Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori (dal 1955 a oggi la prima, più antica e autorevole associazione consumeristica italiana), fondato e presieduto dall’Avvocato Patrizia Polliotto, inaugura un’importante collaborazione tesa a potenziare i servizi di assistenza offerti ai consumatori.


A Pinerolo, infatti, presso la sede UNC in Viale Cavalieri d’Italia 14, di cui è Responsabile l’Avvocato Samuele Perassi, giovedì 11 Luglio dalle ore 18.00 alle 20.30, verrà presentata la nuova partnership siglata con il CAF CDL, nella persona della Dottoressa Vera Petrillo, mediante un aperitivo gratuitamente offerto a quanti vorranno partecipare per conoscere da vicino i nuovi, molteplici servizi.

“UNC Piemonte è lieta di instaurare un rapporto di reciproca collaborazione con la Dott.ssa Vera Petrillo del CAF CDL, quale strumento a integrazione degli ambiti di consulenza ai consumatori pinerolesi. Siamo certi che questo è il primo passo di un percorso destinato a crescere nell’ottica della tutela dei cittadini del comprensorio”, spiega l’Avvocato Patrizia Polliotto.
Per informazioni, CAF CDL 392 5435722, UNC Piemonte 347 3106063.

Anticipo indennità cassa integrazione, accordo firmato

Regione Piemonte, Intesa Sanpaolo, CGIL, CISL, UIL hanno siglato un accordo per l’anticipo delle indennità di cassa integrazione straordinaria alle lavoratrici e ai lavoratori residenti in Piemonte

Il documento sottoscritto da Alberto Cirio, presidente della Regione, con l’assessore al Lavoro Elena Chiorino, Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria di Intesa Sanpaolo, Claudio Stacchini, Giovanni Baratta e Teresa Cianciotta, delle segreteria regionali di CGIL, CISL e UIL, vuole dare risposta immediata allo stato di difficoltà che viene a crearsi nell’attesa del pagamento Inps ed è applicabile in caso di cassa integrazione straordinaria, contratti di solidarietà e periodi di fruizione del Fondo di integrazione salariale.

www.regione.piemonte.it

Rosso: “Palinsesto Rai, preoccupazioni per Torino”

“Mancherebbero trasmissioni e verrebbero previste solo nuove fiction, ma senza il personale sufficiente”, commenta l’assessore regionale

Martedì prossimo a Milano verranno presentati in pompa magna i nuovi palinsesti Rai. “E al Centro di produzione Rai di Torino questo momento è vissuto con apprensione perché le voci sono tutt’altro che rassicuranti”, spiega l’assessore piemontese Roberto Rosso.

“A fronte di 70 lavoratori che terminano il loro rapporto al Centro torinese, l’azienda vuole assumere soltanto una dozzina di nuovi addetti. Tuttavia le anticipazioni che circolano sul palinsesto, non sembrano riguardare la previsione di nuove trasmissioni prodotte negli studi Rai di Torino, che ricordo è uno dei 4 centri di produzione, oltre Roma, Milano e Napoli”, spiega Rosso.

“Non solo – aggiunge l’assessore – da quanto apprendo, risulta che a Torino si cercheranno di portare le produzioni di fiction, che come noto però comportano la sottoscrizione di un accordo sindacale per gli straordinari e il lavoro nei giorni festivi. Nel recente passato un simile accordo non è stato trovato e quindi il Centro torinese rischia ancora una volta di essere vuoto. Abbiamo lo Studio 1 di via Verdi che è tra i più grandi e attrezzati d’Italia, abbiamo grandi professionalità, ma Roma continua a snobbarci”.

Le fiction di per sé non sono una cosa negativa. “Al contrario, ben vengano, però allora è giusto che l’azienda proceda a nuove assunzioni a Torino, per far fronte a un tipo di lavorazione che è notoriamente diversa da quella in studio. Dire di voler portare le fiction a Torino mentre il personale è in contrazione sembra quasi provocatorio nei confronti dei sindacati”.

Rosso conclude: “Per carità, spero di essere smentito e che invece a Torino la Rai abbia previsto 5 o 6 grandi trasmissioni che occuperanno gli studi di via Verdi al cento per cento. Però temo che le anticipazioni ben informate abbiano un solido fondo di verità”.

Jazz e Pop, i nuovi treni

E’ Pronto a correre sui binari il 136esimo treno Jazz, l’ultimo della commessa Trenitalia (Gruppo FS Italiane). Ora a regime la produzione dei nuovi convogli Pop

 

Uscito dal centro di progettazione e di produzione Alstom di Savigliano (CUNEO), nel pieno rispetto dei tempi, il Jazz entrerà presto in servizio in Campania.

 

A festeggiare la fine delle consegne Marco Gabusi, Assessore ai Trasporti Regione Piemonte, Marco Della Monica, Direttore Regionale Trenitalia Piemonte, Michele Viale, Amministratore Delegato Alstom Ferroviaria, Davide Viale, Direttore sito Alstom di Savigliano, a cui si sono uniti i team di lavoro dei treni Jazz e Pop di Alstom e Trenitalia.

 

Si tratta di un progetto di successo quello di Jazz, che vede oggi in circolazione 136 treni Alstom della famiglia Coradia in 11 regioni italiane, dal Trentino alla Sicilia. Si uniranno presto i Pop, nuovi treno regionali monopiano di Alstom parte dell’accordo quadro firmato con Trenitalia. I primi tre Pop – su un totale di 47 treni destinati all’Emilia-Romagna – sono già in servizio dal 14 giugno e arriveranno progressivamente nelle altre regioni italiane.

 

I treni Jazz e Pop fanno parte di un piano di rinnovo del trasporto regionale e stanno già rivoluzionando il modo di viaggiare dei pendolari. I nuovi treni, a più unità elettriche (EMU), possono viaggiare a una velocità massima di 160 km orari e hanno un ingresso alle carrozze “a raso” del marciapiede, che facilita l’entrata e l’uscita dei passeggeri. Rispondono a criteri di sostenibilità ambientale e sono riciclabili fino al 97%, garantendo inoltre un risparmio energetico del 30% rispetto ai treni precedenti. Molti i servizi a bordo: impianto di video sorveglianza per una maggiore sicurezza, schermi interni visibili da ogni punto del treno per le informazioni, impianto di sonorizzazione, scritte in braille, prese di corrente a 220 V per l’alimentazione di cellulari e PC portatili.

I Coradia “Jazz” e i “Pop” sono progettati e realizzati da Alstom in Italia.  Lo sviluppo del progetto, la produzione e la certificazione sono gestiti dal sito Alstom di Savigliano (Cuneo), centro di eccellenza per i treni regionali, con il supporto di Sesto San Giovanni (MI) per i sistemi di trazione e i convertitori ausiliari, e di Bologna per i sistemi di segnalamento a bordo treno.

 

Massimo Iaretti

Quando i metalmeccanici erano più dei pensionati

Chiara Appendino ha annunciato la conclusione urbanistica di una porzione di città. Zona industriale che noi bocia chiamavamo Ferriere, zona industriale intasata di stabilimenti.  Acciaio e gomma. Con la Michelin che faceva concorrenza alla Ceat, tutto concentrato nella zona Nord, la mitica zona Nord. Il PCI aveva decine di sezioni o di case del popolo
 Tutto ordinato: centro Crocetta e precollina che votavano Dc e le periferie che votavano i comunisti o i socialisti. Muri neri come la pece.  In mezzo agli stabilimenti piccole case con il ballatoio che seguivano con estremo ordine le gerarchie sociali. Dai piani bassi con operai ed artigiani torinesi, alle soffitte piene dell’ ultima immigrazione dal Sud.  In mezzo molti veneti se non istriani.  Gli istriani erano un mondo a sé. Enclave anticomunista nella barriera rossa per antonomasia. E ne avevano ben donde, perché cacciati dalle loro case . Calabresi e siciliani si stavano organizzando, diretti verso Porta Palazzo e i suoi commerci.Con i Pugliesi ottimi commercianti del mercato. Mercati che cominciavano ad essere predisposti verso le 3 e 30 o 5 del mattino. Il primo turno alla Feroce (Fiat) iniziava alle 6. Prima corsa verso Mirafiori alle 4,45. Un altro mondo, un altro pianeta, un altro modo di vivere. Scarsa la vita notturna.  Con Fred Buscaglione che emigrato a Roma trovava la morte troppo presto ad aspettarlo. C’ erano gli echi di scrittori della resistenza, con Beppe Fenoglio, probabilmente il migliore e fieramente monarchico ed anticomunista.  La dolorosa assenza di Cesare Pavese che non aveva saputo tradurre in azione la libertà vissuta dalla letteratura americana. Ed Italo Calvino, ottima sintesi tra pensiero politico ed azione politica. Dalle Ferriere alla casa editrice Einaudi, alla rude razza pagana di Norberto Bobbio, icona mondiale del laicismo. Sempre tutto ordinato: l’intellettuale faceva il pensatore, l’operaio produceva ed il padrone comandava.  Per antonomasia il padrone cattivo si chiamava il padrone delle Ferriere. Lavoro durissimo nelle fonderie. Grandi forni con grandi colate. Gli alti forni non si spegnevano mai, notte e giorno compresi sabato e domenica. Solo d’ agosto la fermata dovuta per manutenzione e pulizia.
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Tanta fuliggine e tanta silicosi.  Operai con i polmoni rovinati. Non erano soli. Le mogli che lavano le tute e i figli che giocano sempre in strada o negli oratori. Di lavoro si moriva anche in questo modo. Sempre in modo ordinato, con tragica fatalità.  Il primo magistrato torinese che indago’ sulle morti alla Fiat fu Sorbello nel 1968. Prima di allora nessuno moriva in officina.  Grazie a medici compiacenti il decesso avveniva in ospedale. Vittorio Valletta docet. Chi protestava veniva licenziato.  Per non lasciare nulla d’ intentato c’era la schedatura degli operai da parte della Fiat. Se era illegale poco importa: la sicurezza era garantita. Tra servizi segreti deviati e servizi d’ informazione privati Torino ha dato il suo contributo a Gladio e P2. Come lo scandalo dei petroli, con dentro imprenditori nostrani o genovesi, quando  i magistrati andavano da Pertini che gli parlava nelle cantine della Camera per paura delle intercettazioni. Divago? Forse, ma Torino era centrale nel bene e nel male. E da tutta Italia arrivavano i “cafoni” del Sud che morendo letteralmente di fame erano disposti a qualsiasi tipo di lavoro. Manovalanza a basso costo con la prima occupazione regolarmente e rigorosamente in nero ed un posto alla Feroce era  un punto inarrivabile per i più. E metà degli intellettuali novelli rivoluzionari che volevano  conoscere la rude razza pagana.  Nanni Balestrini con il suo libro Bibbia. Vogliamo tutto.  O Adriano Sofri che prendeva in parola Palmiro Togliatti che (polemicamente) gli diceva: provaci tu nel fare la rivoluzione. O Toni Negri che oltre a indottrinare chiedeva soldi per le armi.  I disastri sono sotto gli occhi di tutti.  E noi bocia che per giocare sognavamo i muri sporchi di nero per carbone e fuliggine. E le fabbriche erano parte della nostra vita e della nostra formazione. Tutti a Torino avevamo un parente stretto che lavorava o aveva lavorato alla Feroce. O perlomeno da artigiani e piccoli industriali o commercianti che  lavoravano per la Fiat. Lo scontro c’ era eccome.  Persino sul calcio.  Il Torino dove i tifosi erano fieramente anti Agnelli. Poi l’operaio-massa capovolge i rapporti tifando Juve. E nel 1980 cambiò tutto. Ironia della sorte, da lì a poco il piano regolatore di Cagnardi e soci si inventò le Spine, dove prima c’ erano fabbriche case servizi ed assi di penetrazione. Per una città che cambiava  più turismo più servizi e meno industria. Era una città che cercava se stessa sapendo di non poter più essere quello che era stata. Tutto cambiava ed il sindacato passava dai metalmeccanici, categoria più numerosa  come iscritti e come importanza politica, ai pensionati sempre più numerosi.Torino non sapeva che cosa sarebbe stata. Ed oggi continua nel cercarsi,  pur non trovandosi. Tutto è tempo. Viene il tempo di pensare al proprio passato. Con un presente incerto.  Ed il futuro manco immaginabile.
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Patrizio Tosetto

Ok ai fondi per le piccole stazioni di sci

Sbloccati i fondi per le piccole stazioni sciistiche. Parere favorevole, nella seduta  della Conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale, presieduta dal presidente Stefano Allasia, al provvedimento urgente a favore degli impianti delle microstazioni montane.

Una decisione unanime. su proposta dell’assessore regionale al Bilancio e alle attività produttive Andrea Tronzano, che ha presentato il provvedimento identico all’analogo licenziato a maggio dalla terza Commissione e decaduto con la vecchia legislatura.

Una procedura abbreviata, in attesa della costituzione delle Commissioni permanenti, possibile per l’unanime volontà dei gruppi e giustificata dalla necessità di rendere possibile alle piccole stazioni alpine la preparazione della prossima stagione invernale. Proprio per questo motivo è stato mantenuto l’identico testo del provvedimento che era stato predisposto dalla precedente Giunta regionale.

Sicurezza sul lavoro: a Torino il programma Rspp

Fa tappa venerdì 5 a Torino il programma “RSPP Lab Science of Safety 2019” di 3M

 

E’un percorso itinerante che prevede 8 tappe in tutta Italia, grazie al quale i professionisti Responsabili della Sicurezza avranno la possibilità di confrontarsi sul tema della prevenzione e della gestione del rischio negli ambienti confinati con tecnici ed esperti giuridici.

 

Il preoccupante quadro tracciato dall’INAIL evidenzia che in Piemonte le denunce di infortunio sono salite dello 0,50%tra il 2017 e il 2018 (da 47.457 a 47.693) e sono aumentate di oltre il 18% quelle che hanno avuto un esito mortale (da 83 a 98).

Partendo dai dati INAIL, l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, ha invece elaborato le statistiche relative agli infortuni mortali sul lavoro a livello provinciale occorsi nel 2018, considerando solo i decessi accaduti in occasione di lavoro, con esclusione quindi di quelli in itinere. Con riferimento alla regione Piemonte, i decessi sul lavoro dello scorso anno sono stati 64: 33 a Torino, 10 a Cuneo, 8 ad Alessandria, 7 ad Asti, 4 a Novara, 2 a Verbano-Cusio-Ossola. Non sono invece stati registrati infortuni mortali sul lavoro nella provincia di Biella.

La quarta tappa del tour “RSPP Lab Science of Safety 2019” di 3M si tiene a Torino presso l’Hotel NH.

I giovani d’Europa si incontrano al Colle del Lys

Tre giorni per riflettere su libertà, democrazia e pace nel 75°
anniversario dell’eccidio nazifascista

Si svolgerà dal 5 al 7 luglio la 24° edizione di EuroLys, il meeting internazionale
dei ragazzi europei che ogni anno accompagna le celebrazioni per ricordare
l’eccidio del 2 luglio 1944 quando, al Col del Lys, persero la vita 32 partigiani della
17° Brigata Garibaldi “Felice Cima” trucidati dalle truppe nazifasciste.
Il Colle del Lys è un valico alpino delle Alpi Graie a quota 1.311 metri che collega la
bassa Valle di Susa con la Valle di Viù. Qui 75 anni fa si consumò una delle più
feroci rappresaglie della Seconda Guerra Mondiale contro i partigiani a opera di un
contingente di soldati tedeschi e fascisti. Durante un rastrellamento alle prime luci
dell’alba del 2 luglio nove garibaldini furono uccisi in combattimento e ventitré
furono prima catturati e poi seviziati e giustiziati.
La tre giorni di Eurolys è nata proprio per favorire la conoscenza dei fatti del 1944 e
della lotta partigiana e stimolare tra i partecipanti la riflessione su libertà, pace,
democrazia e uguaglianza. Durante il soggiorno al Col del Lys i ragazzi avranno la
possibilità di conoscere i partigiani che combatterono su quelle montagne e di
percorrere i loro stessi sentieri, oltre ad assistere a performance artistiche e
musicali.
Tutto intorno alla torre circolare del Colle, monumento che onora la memoria dei
2024 caduti delle brigate partigiane dislocate nelle valli Susa, Lanzo, Sangone e
Chisone durante la guerra di Liberazione.
A organizzare e coordinare le manifestazioni, in collaborazione con alcuni Comuni
del Torinese, è il Comitato Resistenza Colle del Lys, associazione democratica e
apartitica di promozione sociale, che riafferma e persegue gli ideali di Libertà,
Giustizia e Pace. EuroLys ha il patrocinio della Città Metropolitana di Torino e
della Regione Piemonte.
Comitato Resistenza Colle del Lys – via Capra 27 – 10098 Rivoli (To) – info@colledellys.it
Quest’anno, in occasione del 75° anniversario, nella sede dell’Ecomuseo della
Resistenza “Carlo Mastri” verrà inaugurato il nuovo centro visite del Parco
provinciale del Colle del Lys. Qui, a seguito di un ampliamento e di una
ristrutturazione del vecchio fabbricato, troveranno spazio nuovi allestimenti
espositivi che permetteranno di valorizzare e rendere fruibile le testimonianze
storiche e l’archivio video-fotografico che racconta la Resistenza nelle valli
torinesi e illustrare gli aspetti paesaggistici, geologici e naturalistici del parco. Il
taglio del nastro è in programma alle ore 12 di domenica 7 luglio.
Sempre domenica, a partire dalle ore 9,30, si terrà l’assemblea pubblica dei
rappresentanti delle istituzioni, con la presentazione, discussione e approvazione
del documento d’intenti per il 2019. Alle ore 11 prenderà il via la tradizionale
cerimonia commemorativa, con gli onori militari, l’arrivo della fiaccola della libertà
dal sacrario del Martinetto di Torino, la deposizione degli omaggi floreali. L’oratore
ufficiale sarà lo storico Gianni Oliva.
Alle 14,30 sarà posata la targa commemorativa in memoria del comandante
Amedeo “Deo” Tonani e dei partigiani cremonesi. La passeggiata rievocativa
inizierà alle 15, con letture sui sentieri della memoria, organizzate da UISP Valle
Susa. Durante la giornata si terrà anche un mercatino dei prodotti tipici locali.
Durante i tre giorni di EuroLys i ragazzi indosseranno la maglietta celebrativa
della manifestazione, realizzata sulla base del disegno vincitore del concorso di
idee proposto nei mesi scorsi agli studenti delle classi terze e quarte dell’Istituto di
istruzione superiore Giulio Natta di Rivoli.
Tutte le informazioni, gli aggiornamenti e la gallery fotografica sono disponibili sul
sito www.colledellys.it

Il turismo montano? Più lento, dolce, profondo…

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Di Marco Travaglini

Scriveva tempo fa, Enrico Camanni: “Le Alpi sono il luogo della biodiversità: con circa cinquemila specie spontanee di piante vascolari ospitano da sole i tre settimi della flora europea; nell’Europa centrale sono la sola regione che abbia conservato dei biotopi originali”

Importanti studi botanici hanno dimostrato che buona parte di queste 5 mila specie, alcune delle quali uniche, si trovano nella valle dell’Alleigne, il “vallone della legna”. Quest’ampio vallone si trova sulla destra orografica del torrente Ayasse, nell’aostana valle di Champorcher. Una zona molto interessante anche dal punto di vista etnografico e storico, non dissimile da altre comunità di montagna, la cui sopravvivenza era legata a un territorio aspro, difficile, all’agricoltura di sussistenza, alla monticazione del bestiame.Una storia vissuta in salita. Millenni di lotta per coltivare, per muoversi, per strappare faticosamente alla montagna le risorse: pietra, legno, terra da coltivare, pascoli. L’elemento importante era la stessa verticalità: l’intera economia era basata sugli spostamenti altitudinali stagionali, in base ai ritmi della natura. Le tracce si vedono nei terrazzamenti, nella ragnatela di stradine e sentieri che segnavano i versanti vallivi collegando il fondovalle ai maggenghi e agli alpeggi. Una storia come molte altre, non dissimile da quella valgrandina. Dal 1992 parco nazionale, la Val Grande è l’area selvaggia più ampia del nostro paese e dell’arco alpino. Anche per quelle comunità le risorse erano misere e le difficoltà molto alte. Si legge sul sito web del parco come “raggiungere gli alpeggi poteva significare accompagnare un bovino alla volta lungo stretti e scoscesi sentieri, oppure raccogliere la poca acqua piovana in cisterne di pietra, strappando la sopravvivenza alla montagna, in una quotidiana vita in salita”. Immagini da un “mondo dei vinti” che ha lasciato un’eredità fatta di resti di teleferiche, piazzole delle carbonaie, polloni di faggio ricresciuti dopo il taglio del tronco principale, a testimonianza dei grandi disboscamenti. Con il tempo la natura si è ripresa i boschi e i pascoli abbandonati, cambiando fisionomia al paesaggio. Quasi un messaggio per gli uomini che, con la scelta del parco, hanno compreso la necessità di difendere e preservare questa preziosa riserva di biodiversità. Avere cura del vallone dell’Alleigne o dell’area valgrandina del parco, preservandoli anche per le generazioni future, equivale a porre attenzione alle scelte che si compiono oggi, affinché non ne venga compromessa l’eccezionale qualità ambientale. Regola aurea soprattutto quando si parla del turismo. Negli ultimi tempi, la montagna come destinazione di vacanza non impegnativa – weekend, long-weekend, settimane bianche – ha riconquistato fascino e interesse presso un pubblico vasto dopo aver patito molto la concorrenza delle mete esotiche, più o meno vicine e a buon prezzo.

 

La rassicurante e tradizionale vacanza in montagna è tornata in auge nelle preferenze dei turisti italiani, grazie ad alcune stagioni di buon innevamento, al desiderio di viaggi verso mete tranquille e poco distanti da casa, al bisogno di concedersi un’evasione “ecologica”, a contatto con un ambiente e un territorio tutelati e rispettati. Il turismo montano si è preso una rivincita? In parte è così ma i problemi sono tanti e persistenti. E’ vero che la montagna offre un’immagine rassicurante e la qualità delle nostre stazioni sciistiche è migliorata un po’ ovunque. Ma pensando al futuro le prospettive si fanno più complicate perché il turismo, più di altri, è un settore dove l’offerta deve saper incontrare una domanda molto esigente. L’impresa turistica montana, più sensibilmente delle altre, richiede un insieme di condizioni territoriali e ambientali particolari. Gli accessi, la valorizzazione della qualità del paesaggio e delle stazioni montane attraverso interventi di riqualificazione urbanistica e di manutenzione del paesaggio, la cura dei sentieri e dei boschi, nuovi sforzi in termini di comunicazione e promozione rivolti al pubblico, sono solo alcuni degli aspetti.

Non è sufficiente affidarsi alle dinamiche del mercato, ai flussi potenziali. Occorre un rinnovamento d’immagine e di sostanza. Nuove infrastrutture di svago e sportive, sentieri censiti e resi praticabili, ben segnalati con indicazioni precise sui tempi per raggiungere le varie mete; rifugi, posti tappa, percorsi-vita nei quali s’illustrino le caratteristiche della vegetazione, della fauna, della cultura e della storia del luogo; una ricettività che consenta di trovare idonee sistemazioni e consumare pasti con prodotti genuini a prezzi ragionevoli; invogliare all’escursionismo, al trekking e ad ogni forma di turismo attivo. La concentrazione del turismo in pochi periodi dell’anno, ha causato fenomeni di saturazione del territorio. I segni di un certo raggiungimento del “punto di rottura”, si vedono da tempo. La crisi delle piccole e medie stazioni sciistiche non investe soltanto le Alpi italiane ma anche quelle svizzere, austriache e bavaresi,con fallimenti e chiusure, a testimonianza di un modello di sfruttamento turistico modellato “a fotocopia” che ha portato ad una omogeneizzazione del territorio alpino. L’industria turistica montana rischia così di perdere la sua specifica identità, il fattore principale di reddito, diventando economicamente più debole. Da qui la scelta di operare per destagionalizzare il turismo, evitando di puntare tutto su troppo marcate concentrazioni nel tempo e nello spazio.Troppe volte l’offerta turistica montana si è standardizzata. Sono state proposte stazioni che sembrano linee di produzione, dove tutto è a pagamento, senza scampo. La dimensione ludica della socialità, dell’incontro,è lasciata all’intraprendenza del singolo, poiché il sistema “lavora” e non si diverte più. Il professor Luigi Gaido, già docente universitario a Grenoble e Aosta, grande esperto del settore, sosteneva che, se è vero che “ il turismo è la “messa in forma” di un sogno coltivato per mesi, a volte per anni, e che prima o poi si realizzerà, questo sogno è sempre una sorta di fuga dal quotidiano, di rottura dal solito, di ricerca di sé attraverso il viaggio e ciò che porta. Come sfuggire al quotidiano se tutto ricorda il luogo da cui si è partiti e dove il divertimento non è sempre adeguato alle esigenze, salvo per chi scia?”. In molti sostengono che non è più eludibile, parlando di sostenibilità, la stipula di un “patto” tra l’attività turistica e l’ambiente. Allargando e modificando l’offerta dei territori. Andrebbero, ad esempio, valorizzate le realtà collocate tra i 700 e i 1300 metri, la cosiddetta “mezza montagna” che può offrire soluzioni al processo di destagionalizzazione, sperimentando le “stagioni di mezzo” dove l’ambiente montano può offrire molto.

 

La stessa cara, vecchia “settimana bianca” si dovrà rifare il look, diventando una proposta di vacanza più dinamica e flessibile. In montagna non ci si va più solo per sciare: ci sono infinite attività, giochi e sport facili e divertenti per godersi la neve e la natura invernale, senza essere necessariamente degli esperti d’attacchi, tavole e scarponi. Anche perché i problemi legati all’innalzamento della temperatura d’inverno cambieranno le prospettive. Le previsioni del Centre d’Etudes de la Neige, stimavano per il 2030 un incremento medio della temperatura di 1,8°C e una diminuzione del 25% delle giornate con neve al suolo per le località situate a 1500 metri d’altitudine.

 

E non si trattava delle stime più pessimistiche. Le condizioni climatiche determineranno anche un maggior ricorso all’innevamento artificiale con tutti i costi, economici e ambientali, che ne derivano.Nelle Alpi il turismo sostenibile è l’unica alternativa a lungo termine al turismo di massa convenzionale che sia in grado di garantire uno spazio vitale per la natura e l’uomo. Ma non basta la buona volontà. Si impongono scelte per la programmazione, la promozione e l’attuazione di un turismo sostenibile, determinando chi è coinvolto, chi promuove, chi decide. Lo sviluppo sostenibile non è una scelta ideologica ma una ragione di competitività tra sistemi economici e sociali, un nuovo modo di pensare a forme di benessere, di crescita economica durevole e d’equità, redistribuendo nel tempo e nello spazio le persone che oggi frequentano le “terre alte”.Il turismo c’è già. I turisti pure. Quella che è in gran parte ancora da costruire è una moderna cultura dell’accoglienza, una formazione professionale adeguata ai tempi, politiche pubbliche in grado di sostenere progetti innovativi. In fondo gran parte dei turisti desiderano trovare la valle dell’Alleigne, la Val Grande o le altre valli alpine in condizioni ambientali più che accettabili. Per questo dovremo far sì che il turismo del domani sia davvero “più lento, più profondo, più dolce”, evitando quei fenomeni di consumo rapace ai quali ci si è abituati per troppo tempo. Nell’interesse di tutti, a partire dalla montagna e da chi ci vive e lavora.

Nelle immagini il Parco nazionale della Val Grande e il Parco regionale dell’alpe Veglia delle Aree protette Ossola