Dopo il successo dello scorso anno riparte la musica nel Parco del Gran Paradiso.
Un appuntamento speciale con Andrea Mondoni (Università di Pavia) e Silvia
Ghidotti (ETS BIOMA), dedicato a uno dei temi più affascinanti e attuali della biodiversità.
Dopo il successo dello scorso anno riparte la musica nel Parco del Gran Paradiso.
Un appuntamento speciale con Andrea Mondoni (Università di Pavia) e Silvia
Ghidotti (ETS BIOMA), dedicato a uno dei temi più affascinanti e attuali della biodiversità.
Si è aggiudicato l’ottantesima edizione del Premio Strega per la narrativa, che quest’anno ha presentato una sestina finalista di grande valore, “I convitati di pietra”, romanzo del grande scrittore e poeta milanese Michele Mari, pubblicato da Einaudi nel novembre del 2025, già vincitore del Premio Strega Giovani 2026, risultando il più votato in una giuria composta da ragazzi e ragazze tra i 16 e i 18 anni d’età. Il libro si presenta dall’alto della grande tradizione letteraria giallistica inglese e sudamericana, cui fa da sfondo, all’interno di una narrazione apparentemente semplice, sia dal punto di vista stilistico sia da quello contenutistico, il grande simbolo innominabile, presenza muta ma percepibile, inquietante e inevitabile del convitato di pietra. Un’entità che aleggia ineluttabilmente nell’opera di Michele Mari che, nella sua cifra infuocata e precisa, si conferma in quanto poeta prestato alla narrativa, affascinando il lettore con una prosa lineare, divertente, cinica, costruita nei minimi particolari, a cominciare dall’utilizzo elegante di parole e verbi che, scritti al momento giusto, aprono a riflessioni alle quali il lettore accede attraverso una dimensione magica e privata che soltanto la letteratura sa evocare. Questa intima sensazione conferisce una maggiore forza e un rinnovato valore al simbolo del convitato di pietra, ovvero quello spirito della letteratura che prende posto di diritto alla tavola della vita, nominando le entità della notte per portarle alla luce, denunciando l’inevitabilità del destino, ridicolizzandoci nella fragilità che ci coglie al pensiero che basti il silenzio a fugare il terrore, come se non nominarlo possa incidere in modo sostanziale su un fato già determinato al concepimento dell’esistenza. “I convitati di pietra” di Michele Mari rappresenta un breve inno ai capolavori dello humor nero e del giallo, un vento che riporta il lettore sulle orme di Agatha Christie, George Simenon, Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis Borges attraverso un’attualizzazione e una contemporaneità della giallistica e del thriller estremamente televisiva. Quando gli ex alunni della III A del liceo Berchet di Milano siglano un patto “demoniaco” e mortale che prevede il versamento di una somma ciascuno in un fondo comune, destinato a essere incassato per intero da un unico superstite, vincitore di un gioco che dalla goliardia muta in breve tempo in una sfida fatta di rancori, tentativi di omicidio e disperazione, Michele Mari ci mette a contatto con una parte di noi che, se da un lato ride divertita di tutta l’azione scenica in atto, dall’altro si inquieta e sprofonda in una domanda tanto semplice quanto terribile: cosa farei io al loro posto? La risposta, citando Bob Dylan, viaggia nel vento, nel tempo e nella sua umana percezione, la stessa che con il passare degli anni ci mette di fronte, in una forma sempre più definita e distinguibile, il convitato di pietra.
Mara Martellotta
Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.
Io resto fermo a Bruno Caccia, il magistrato martire del dovere che evitava le interviste e le ostentazioni politiche.
Adesso apprendo dal “Corriere della Sera” che il prode Scarpinato ha sostenuto che la Costituzione “non è di tutti”, contravvenendo allo spirito e alla lettera del testo del 1948, che risultò essere un compromesso alto tra posizioni in partenza divergenti. Certo, alla Costituente non ci furono i missini, ma essi già nel ’48 vennero eletti in Parlamento senza problemi di ordine costituzionale. Scarpinato riprende in modo rozzo l’idea dell’arco costituzionale di De Mita, che avrebbe dovuto escludere i missini, che invece crebbero in voti. De Mita diceva qualcosa di anticostituzionale, perché la Costituzione è una garanzia per tutti gli italiani. Salvo che in una norma transitoria, non fa mai riferimento al passato regime perché i Costituenti seppero guardare avanti a un nuovo modello di società democratica. Scarpinato elenca i delitti di mafia e le stragi attribuite ai neo-fascisti, ma, ad esempio – è il Corriere a ricordarlo – dimentica di citare il terrorismo rosso che ha insanguinato il Paese, uccidendo anche dei magistrati. Sarebbe interessante sapere se le Br sono fuori o dentro la Costituzione, visto che per Scarpinato essa “non è di tutti”.
In una visione democratica la Costituzione dovrebbe essere la legge di tutti senza eccezioni. Estremizzare il discorso porta inevitabilmente a ridurre la Carta a un documento di parte. La Carta ha garantito libertà e pace e solo le quasi inapplicate leggi Scelba e Mancino fecero da gendarme al neo-fascismo, che andava combattuto e va combattuto con la politica più che con le manette, usate in via preferenziale, se non esclusiva, dal fascismo. Lasciamo fuori la Costituzione dalle diatribe di parte. Essa merita rispetto e non può essere un richiamo elettorale come poteva essere Garibaldi nel 1948, che non portò fortuna a chi se ne appropriò come simbolo elettorale. Il fatto che il “Corriere” prenda posizione su questi temi mi pare cosa molto importante. Guai se la Costituzione diventasse un’arma politica devastante. Salterebbe lo Stato di diritto.
|
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO)
Domenica 12 luglio, ore 15
Un percorso guidato tra gli affreschi per scoprire le vicende dei santi celebrati nel mese di luglio attraverso immagini, simboli e tradizioni dell’immaginario medievale
Le storie dei santi prendono forma negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, dove arte e devozione si intrecciano in un percorso dedicato alle figure di Maddalena, Marta, Anna e Giacomo. Domenica 12 luglio l’appuntamento “Luglio è il mese del racconto” propone una visita guidata che conduce il pubblico alla scoperta delle vicende di quattro protagonisti della tradizione cristiana, celebrati dal calendario liturgico nel corso del mese. L’iniziativa accompagna i visitatori in un racconto costruito attraverso le immagini conservate nella Precettoria. Gli affreschi diventano il punto di partenza per ripercorrere episodi, leggende e attributi iconografici che hanno contribuito a definire la devozione popolare e l’immaginario medievale, offrendo una nuova chiave di lettura del patrimonio artistico del complesso. Il percorso mette in relazione le opere con le storie dei santi, evidenziando come la pittura fosse uno strumento capace di trasmettere racconti, valori e significati a un pubblico che, nel Medioevo, trovava nelle immagini una delle principali forme di conoscenza e di narrazione. |
|
|
![]() |
|
|
|
INFO Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO) Domenica 12 luglio 2026, ore 15 Luglio è il mese del racconto Costo della visita: 7 euro, oltre il prezzo del biglietto Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica): 011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it
|
ASL VC: «L’oro bianco» che unisce le mamme
Per Daniela Marano, insegnante di Vercelli, l’Ospedale Sant’Andrea è legato ai momenti più importanti della sua vita di mamma. Qui, nel 2020, è nata la sua prima figlia, Giulia. Quattro anni dopo, mentre attende Leonardo, il secondo figlio, vive un momento di grande apprensione: al settimo mese di gravidanza cade accidentalmente su un cordolo mentre sta organizzando la festa di compleanno della bambina. Per precauzione viene ricoverata per 48 ore presso la struttura di Ostetricia e Ginecologia dell’Asl VC. Tutto si risolve per il meglio e il 9 novembre 2024 nasce Leonardo.
Pur avendo partorito entrambi i figli al Sant’Andrea, Daniela conosce più da vicino la Pediatria soltanto dopo la nascita del secondogenito, grazie al Centro Famiglie Villa Cingoli realtà del Comune di Vercelli che si occupa di sostenere mamme e bambini.
È qui che scopre l’esistenza della Banca del Latte, un servizio che raccoglie il latte materno in eccesso donato dalle mamme per destinarlo ai neonati più fragili, in particolare ai bambini prematuri o con particolari necessità cliniche.
Daniela decide di aderire con convinzione al progetto. Per mesi si reca regolarmente per i controlli e le donazioni, consapevole del valore di quel latte particolarmente prezioso nelle prime fasi della crescita dei neonati: «Quando venivo a donare vedevo i bambini prematuri e le loro famiglie. Sapevo che con quel mio piccolo gesto potevo dare un sostegno concreto a loro e alle loro mamme. Questo mi faceva sentire unita a loro».
L’esperienza le permette anche di apprezzare la rete di professionisti che accompagna le famiglie nel percorso della nascita e della crescita dei bambini: «La collaborazione tra Ostetricia, Pediatria e Consultorio è sempre molto efficiente. Nei primi mesi di vita di Leonardo ho avuto un ingorgo mammario e ho visto come i diversi servizi siano riusciti a coordinarsi rapidamente per aiutarmi. È una rete che ammiro molto».
Da insegnante, Daniela ha trasformato la propria esperienza anche in un’occasione di sensibilizzazione. Parlando della donazione del latte materno con le mamme delle sue alunne e con donne in attesa di un bambino, si è resa conto di quanto siano ancora diffusi falsi miti e informazioni incomplete.
«Mi sono accorta che c’erano molte resistenze dovute soprattutto alla scarsa conoscenza. Sono felice di aver dato il mio contributo per superarle e di aver potuto condividere la mia esperienza personale».
A colpirla maggiormente è stata l’umanità del personale sanitario e il rapporto che si crea tra le mamme donatrici e gli operatori.
«Mi hanno sempre colpita la disponibilità e l’attenzione che il personale dedica non solo ai bambini, ma anche alle mamme. Si crea un legame speciale. La dottoressa Elena Uga resta in contatto con tutte noi e basta un suo messaggio perché molte mamme si attivino subito per donare quello che chiamiamo affettuosamente “oro bianco”».
«La Banca del Latte è una risorsa fondamentale per la cura dei neonati prematuri e dei bambini che, per specifiche condizioni cliniche, non possono essere allattati direttamente dalla propria mamma. Il latte umano donato conserva proprietà nutrizionali e protettive preziose e contribuisce a migliorare gli esiti di salute dei piccoli pazienti. Per questo il contributo delle donatrici è così importante. Storie come quella di Daniela ci ricordano quanto la collaborazione tra famiglie e professionisti sanitari sia determinante nel garantire le migliori cure ai nostri bambini», aggiunge Gianluca Cosi, Direttore della Struttura Complessa di Pediatria.
Una rete di solidarietà silenziosa ma concreta, che attraverso la donazione del latte materno trasforma un gesto quotidiano in un aiuto prezioso per i neonati più vulnerabili e per le loro famiglie.
«La testimonianza di Daniela racconta perfettamente il valore della donazione del latte materno e il significato più autentico della sanità pubblica: costruire una comunità che si prende cura delle persone nei momenti di maggiore fragilità. Dietro ogni donazione c’è un gesto di straordinaria generosità che può fare la differenza per la salute di un neonato e rappresenta un esempio concreto di solidarietà tra famiglie. A tutte le mamme che scelgono di donare va il nostro più sincero ringraziamento», sottolinea il Direttore Generale dell’Asl Vercelli Marco Ricci.
«Ci sono gesti che non fanno rumore, ma che possono cambiare una vita. La donazione del latte materno è uno di questi. La storia di Daniela ci ricorda che la sanità pubblica non è fatta solo di cure e tecnologie, ma anche di persone che scelgono di aiutare altre persone nei momenti di maggiore fragilità. Grazie alle mamme donatrici e al lavoro dei professionisti che rendono possibile questo percorso, tanti bambini possono ricevere un aiuto prezioso proprio quando ne hanno più bisogno. È un esempio straordinario di solidarietà e di comunità che merita di essere conosciuto e valorizzato», sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.
I fiumi che attraversano Torino sono di nuovo al centro delle strategie future della Città, grazie al progetto “Torino e i suoi fiumi. Proiezioni Strategiche del Pettine Blu” di cui si è discusso l’8 luglio durante l’incontro negli spazi culturali di Dorado, in lungo Dora Firenze 37, a Torino, alla presenza dell’assessore alla Cura della città, verde pubblico, parchi e fiumi della Città di Torino Francesco Tresso, dell’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni, del direttore del Centro FULL Loris Antonio Servillo, di Pietro Garibaldi docente dell’Università degli studi di Torino e di Luca Ballarini ideatore di Torino Stratosferica.
Il progetto, promosso dalla Città di Torino, Assessorato alla Cura della città, Verde Pubblico e Fiumi, e sviluppato dal Centro Interdipartimentale FULL del Politecnico di Torino, grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, ha l’obiettivo di invertire lo sguardo sui fiumi per rivelarne le potenzialità progettuali, nuovi usi e molteplici relazioni con e lungo i quattro corsi d’acqua. La visione che ne emerge è capace di orientare e delineare prospettive innovative mettendo in relazione corsi d’acqua e aree urbane, osservando e ripensando la Città a partire dai fiumi.
L’ambizione finale del lavoro è di contribuire alla costruzione di una Torino sensibile all’infrastruttura verde-blu basata su tre grandi temi. Prima di tutto, ricostruire l’identità delle aste fluviali, enfatizzando la vocazione delle diverse porzioni di Città che si affacciano sui fiumi, attraverso la realizzazione di interventi lineari lungo le sponde. In secondo luogo, individuare scenari per le grandi aree di trasformazione, dove possono essere collocate opportunità di sviluppo economico, ma coordinate da una visione coerente. Infine, costruire lo spazio fluviale come rifugio climatico, capace di rispondere al progressivo surriscaldamento delle aree urbane, oltre che di fungere da punto nodale per il sistema ecologico della Città.
I fiumi, oggi quasi invisibili nel percepito quotidiano, acquisiscono in questa inversione di sguardo un ruolo attivo in relazione ai cittadini, al futuro della città e di chi abita nei comuni limitrofi, attraversati e connessi tramite le dorsali verdi-blu.
“I fiumi di Torino – ha dichiarato l’assessore alla Cura della città, verde pubblico, parchi e fiumi della Città di Torino Francesco Tresso – si sviluppano per una quarantina di km nel territorio cittadino: una vera infrastruttura blu, quindi, che va considerata non solo per i servizi ecosistemici resi alla città, ma anche per le opportunità che offrono in termini di fruizione e di socialità. Un patrimonio oggi particolarmente fragile, che richiede interventi pianificati e coordinati tra loro, nell’ottica di meglio valorizzare questa risorsa costruendo una relazione più forte con la Città”.
TorinoClick



La Regione Piemonte sta seguendo con attenzione la situazione degli incendi che stanno interessando alcune zone del Verbano Cusio Ossola.
E’ in corso l’evacuazione precauzionale di circa 150 persone dalla frazione Colloro di Premosello Chiovenda, dove l’incendio rischiava di arrivare vicino alle case. Le persone fragili sono già state ricoverate nella casa di riposo, per le altre persone sono a disposizione due palestre.
Sono all’opera in zona 30 volontari di Protezione civile, mentre dal 30 giugno sono al lavoro ogni giorno nella zona una sessantina di volontari con 14 mezzi.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirionel pomeriggio ha sentito al telefono il sindaco di Premosello Chiovenda Elio Fovanna per avere da lui l’aggiornamento in tempo reale della situazione e domani in tarda mattinata sarà sul posto insieme agli assessori Marco Gabusi e Matteo Marnati.
“Un sentito ringraziamento – ha dichiarato il presidente Cirio – va rivolto al Dipartimento di Protezione civile, ai Vigili del fuoco, al Corpo regionale antincendi boschivi, ai coordinamenti provinciali dei volontari di Protezione civile, a tutte le donne e uomini del nostro sistema di Protezione civile che stanno lavorando da giorni per contenere gli incendi e garantire la sicurezza alle nostre comunità”.
In questi giorni in tutto il Piemonte sono intervenuti nelle province di Torino, Vercelli e Verbania una media di 6-7 Canadair al giorno e 3 elicotteri regionali. Oggi è arrivato nell’aeroporto di Cameri un Erikson del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
Quattrocento anni dopo la sua ultima importante trasformazione, l’antico Castello inaugura il suo nuovo volto: “Da fortezza a Forte 4.00”
Sabato 11 luglio
Gavi (Alessandria)
E’ storia assai complessa e ricca, nei secoli, di potenti avvicendamenti e stravolgimenti politici e strutturali, quella dell’antica “fortezza” (di tipo prettamente difensivo) di Gavi.
Costruito dalla “Repubblica di Genova – La Superba”, presumibilmente intorno al XIII secolo, su un preesistente Castello di origine medievale, per passare poi alla Francia nel 1804 ed infine al “Regno di Sardegna”, attraverso il “Congresso di Vienna” del 1815, il monumento celebra, sabato prossimo 11 luglio, i 400 anni dall’inizio dei lavori che trasformarono l’antico maniero medievale nell’imponente fortezza moderna che ancora oggi domina il paesaggio lungo la cosiddetta “via Postumia” che, nell’antichità, collegava la “Repubblica di Genova” al Basso Piemonte – Monferrato e alla Lombardia, restituendosi al pubblico assolutamente rinnovato negli spazi, nei servizi e nelle modalità di racconto.
L’11 marzo 1626 prendevano infatti avvio (su progetto di Frate Vincenzo Maculani– Gaspare Maculano detto “fra Fiorenzuola” – poi divenuto cardinale e operante in collaborazione con l’architetto genovese Bartolomeo Bianco) gli interventi che avrebbero dato forma all’attuale struttura fortificata, usata anche come “campo di detenzione” per soldati e prigionieri di guerra durante il Primo ed il Secondo Conflitto Mondiale: una complessa “macchina difensiva a tre livelli”, con “bastioni” e “cortine murarie” progettati per resistere agli assedi e attraversare i secoli. A quattrocento anni e quattro mesi esatti da quella data, il Forte (oggi di “proprietà demaniale” adibita a struttura museale) apre le porte a un percorso di valorizzazione che guarda al futuro, con un “percorso espositivo permanente” e l’integrazione di “nuove tecnologie digitali” per un racconto sempre più accessibile a tutti.
La trasformazione è stata resa possibile grazie a un articolato programma di “investimenti pubblici e privati”.
Tra gli interventi più recenti figurano quelli finanziati attraverso il “PNRR – Misura 1.2 Accessibilità”. Che sono davvero tanti: dalla riqualificazione delle aree esterne e di una porzione della mulattiera alta al recupero di alcuni spazi del “Basso Forte” destinati al nuovo “percorso museale permanente” e al ripristino del “vigneto storico”, realizzato in collaborazione con i “Produttori del Gavi”, fino al restauro e alla messa in sicurezza dei “bastioni” e delle antiche “garitte panoramiche”. È stata inoltre realizzata una “nuova biglietteria”, rinnovata nei servizi e nelle tecnologie, accanto ad una nuova “cartellonistica multilingue” e ad un allestimento museale progettato anche per “pubblici con disabilità” e con strumenti digitali basati sull’“intelligenza artificiale”, capaci di dare voce ai protagonisti della lunga storia del “Forte”. E ancora: la messa in sicurezza dell’“Alto Forte”, la realizzazione di una nuova “aula didattica”, l’installazione di “ascensori” e “servoscala”, nonché il totale ammodernamento in chiave tecnologica della “sala conferenze”, del “sistema di illuminazione” degli spazi interni ed esterni, insieme all’“arredo urbano”, alle “sedute nei punti panoramici” e ai “servizi” in genere, improntati ad una fruizione più sostenibile, tra cui un punto di ricarica e manutenzione per “e-bike”.
“Il programma di valorizzazione restituisce solo in parte – sottolineano i responsabili- la portata del lavoro in corso: un progetto che non si limita al recupero materiale del complesso monumentale, ma ridefinisce il rapporto tra patrimonio storico, innovazione e pubblico, proiettando il ‘Forte’ verso il futuro nel segno della continuità con la propria storia”.
Le celebrazioni di sabato 11 luglio prenderanno il via alle 10,30, con la presentazione degli interventi realizzati ed una “visita guidata”, alla scoperta degli spazi oggetto delle trasformazioni più significative.
Dalle 16, il pubblico potrà partecipare all’inaugurazione della mostra “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson” e della prima edizione di “Fortissima Parade”, rassegna artistica che vedrà la partecipazione di “collettivi” e “street artist” con “installazioni immersive” tra luci e colori. Il pomeriggio si concluderà con momenti dedicati a più che piacevoli “degustazioni” dei prodotti del territorio e con un “momento musicale”, prima del trasferimento al “campo sportivo” di Gavi, dove, dalle 21,45, sarà possibile assistere al grande spettacolo di “Luci e Suoni sul Forte” realizzato con la tecnica soft della “Dark Light” o “Luce Scura”. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito e senza prenotazione, ad eccezione delle visite all’“Alto Forte”, per le quali è richiesta la prenotazione all’indirizzo drm-pie.gavi@cultura.gov.it (ogni visita potrà accogliere un massimo di quindici partecipanti).
g.m.
Nelle foto: Il “Forte di Gavi”, immagini di repertorio (esterni ed interni)