Cresce la domanda di aiuto sociale. Nel 2026 l’UCEBI prosegue la rete nazionale di interventi grazie ai fondi dell’8×1000
Dall’esperienza di Torino ai progetti in tutta Italia e nelle aree di crisi internazionale: contrasto alla povertà, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale sono i quattro ambiti di intervento che l’UCEBI continuerà a sostenere anche nel 2026.
Crescono nelle città italiane le situazioni di fragilità economica e sociale e aumentano le richieste di sostegno per bisogni primari come il cibo e i beni essenziali. In questo contesto si inserisce l’esperienza realizzata nel 2025 dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nel quartiere Lucento di Torino, dove, grazie ai fondi dell’8×1000, ogni mese circa 40 famiglie hanno ricevuto sostegno alimentare e accompagnamento sociale.
Il progetto Banco Alimentare ha coinvolto circa 20 volontari, impegnati nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari, nell’erogazione di buoni spesa destinati ai nuclei più fragili e nell’accompagnamento delle persone seguite. I beneficiari sono stati soprattutto famiglie numerose, madri sole e nuclei con redditi molto bassi.
Accanto all’aiuto materiale, il progetto ha dato particolare rilievo alla relazione personale, all’ascolto e alla presa in carico delle situazioni di fragilità, confermando un modello di intervento che mette al centro la dignità della persona.
L’esperienza di Torino rappresenta uno dei risultati concreti resi possibili dai fondi dell’8×1000 e si inserisce nella rete nazionale di interventi sociali dell’UCEBI, che proseguirà anche nel 2026 in Italia e all’estero attraverso quattro principali aree di intervento: contrasto alla povertà e distribuzione alimentare, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale, interventi nelle aree colpite da guerre e crisi umanitarie.
Una rete presente in tutta Italia
L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia opera attraverso una rete di 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956.
Le comunità battiste sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra le città in cui sono attivi progetti di solidarietà, educazione e sostegno alle fragilità figurano Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Civitavecchia, Napoli, Caserta, Bari, Altamura, Barletta, Conversano, Cosenza, Palermo, Catania e Cagliari.
Oltre al progetto realizzato a Torino, la rete UCEBI sostiene numerosi interventi sul territorio nazionale.
A Napoli, il progetto “Nuove Povertà” accompagna persone senza dimora attraverso distribuzione di beni essenziali, ascolto e percorsi di inclusione. A Caserta, “Al fianco degli ultimi” garantisce consegne domiciliari di aiuti alimentari alle famiglie più fragili, secondo un modello fondato sulla prossimità e sulla continuità del sostegno. A Roma, il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle promuovono attività educative e linguistiche rivolte a minori e adulti stranieri. A Civitavecchia, la Diaconia Carceraria realizza laboratori, percorsi formativi e iniziative di reinserimento sociale dedicate alle persone detenute.
L’impegno nelle crisi internazionali
Grazie ai fondi dell’8×1000, l’UCEBI sostiene anche interventi nelle aree colpite da guerre ed emergenze umanitarie.
Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania, “Combatants for Peace” promuove percorsi di dialogo nonviolento tra comunità israeliane e palestinesi. In Libano, durante la crisi del 2024, gli interventi sostenuti dall’UCEBI hanno raggiunto oltre 2.000 persone, attraverso la distribuzione di beni essenziali, 657 kit di prima necessità e un successivo supporto psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.
La campagna 8×1000 “Se lo merita!”
I risultati raggiunti in progetti come quello di Torino sono al centro della nuova campagna 8×1000 UCEBI “Se lo merita!”, che racconta come ogni firma possa tradursi in interventi concreti a favore delle persone più fragili.
Dalle famiglie sostenute con gli aiuti alimentari alle persone senza dimora accompagnate nei percorsi di inclusione, dalle donne che ricostruiscono la propria autonomia alle comunità colpite da guerre e crisi umanitarie, la campagna invita a superare stereotipi e pregiudizi nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.
Il messaggio è semplice: la solidarietà non nasce dal giudizio, ma dal riconoscimento della dignità della persona. Nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare un aiuto.
Pur contando circa 5.000 membri, l’UCEBI raccoglie ogni anno circa 16.000 firme per l’8×1000, un dato che testimonia una fiducia che va oltre la sola comunità battista. Dal 2008 oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti, con particolare attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione.
«I risultati raggiunti nel 2025 dimostrano come i fondi dell’8×1000 possano trasformarsi in interventi concreti a favore delle persone più fragili. L’esperienza di Torino è uno dei tanti progetti che confermano il valore di una presenza costante sul territorio e della capacità di accompagnare le persone non solo nei bisogni materiali, ma anche nella relazione e nell’ascolto. Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni. Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe», dichiara il Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Sandro Spanu.
«La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità. Ogni firma rappresenta la possibilità di trasformare la solidarietà in interventi concreti, in Italia e all’estero, a favore di chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità», conclude Spanu.
Un impegno che continua nel 2026
Nel 2026 l’UCEBI prosegue il proprio impegno sociale in Italia e all’estero attraverso un modello stabile fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento, destinando oltre il 90% delle risorse ricevute ai progetti finanziati con l’8×1000.
Dalla distribuzione alimentare al contrasto della povertà, dal sostegno alle donne vittime di violenza ai percorsi di educazione e inclusione sociale, fino agli interventi nelle aree di crisi internazionale, l’obiettivo rimane quello di trasformare ogni firma in un aiuto concreto per chi attraversa una situazione di fragilità.
Riceviamo e pubblichiamo
Con lo stesso spirito, con cui abbiamo aperto il Museo Ettore Fico in Barriera di Milano nel 2014, abbiamo deciso di trasferirci nel quartiere Madonna di Campagna nel 2026 per poter dimostrare che le periferie posso offrire una visione alternativa alla consuetudine, attivare un pubblico nuovo per le attività culturali e offrire alla Città un’alternativa alle zone centrali.
Dalla nostra nuova sede si può usufruire del Parco Dora e degli spazi del Kappa Futur Festival (Ex Teksid-Ferriere Fiat), della chiesa di Antonio Botta, del Museo dell’Ambiente e del distaccamento di Informatica dell’Università, incontrare moltissimi ragazzi che studiano e altrettanti operai, impiegati e semplici persone che lavorano o vivono qui. Il nostro nuovo progetto è riformulato rispetto alle attività del Museo Ettore Fico che, per il momento, è stato “congelato” in attesa di un nuovo e proficuo dialogo con la Città e le Istituzioni. La programmazione delle mostre sarà semestrale e inizierà alla fine del mese di settembre con una mostra personale di Giovanni Termini, l’artista vincitore del Premio MEF assegnato durante Artissima 2025. Ogni mostra sarà l’“assolo” di un singolo artista che si confronterà con lo spazio e la produzione di una singola installazione site-specific. Questa serie di mostre avrà un unico titolo: “Caveau” e un sottotitolo deciso dall’artista invitato, per sottolineare la preziosità e l’unicità dell’operazione. Le mostre avranno durata di sei mesi ciascuna e le visite avverranno in un contesto intimo e meditativo. L’ingresso sarà gratuito e su appuntamento, il numero di visitatori sarà di 15/20 partecipanti per ogni incontro, tutti insieme e allo stesso orario, e potranno beneficiare di una visita esclusiva con operatori culturali che illustreranno le opere e la loro poetica. Le visite saranno su prenotazione nominale, ci piace sapere chi ci verrà a trovarci per poter attivare una reciproca conoscenza, avere un reciproco rapporto privilegiato, si potranno instaurare rapporti fra i visitatori stessi dando vita a interessanti scambi interpersonali che daranno frutti in contrapposizione all’anonimato in cui quotidianamente ci troviamo. Chiederemo a tutti di lasciare per un’ora i telefoni spenti ed entrare in sintonia con le opere e lo spazio nel “caveau” dell’arte. Giovanni Termini Assoro (Enna) 1972, vive e lavora a Pesaro. La sua ricerca si concentra su una ridefinizione della scultura, intesa non come organizzazione di volumi statici, ma come combinazione di forme in espansione. I media da lui utilizzati, consistono in oggetti quotidiani provenienti dai contesti più diversi e realizzati con materiali differenti: legno, acciaio, vetro, tubi da ponteggio che dialogano fra loro per affermare il primato della materia e della forma. Gli oggetti, accostati in modo contrastante, coinvolgono lo spettatore sia fisicamente sia mentalmente e le installazioni che realizza trasmettono uno spaesamento ironico o paradossale invitando il pubblico a fermarsi e a riflettere, mettendo in relazione la solidità delle strutture con l’insicurezza dell’esistenza. Il paradosso tra stabilità-forza e squilibrio-precarietà riflette la condizione umana, collegandosi alle tensioni interne delle strutture. Termini realizza preferibilmente opere site-specific, con l’intento di inventare un nuovo alfabeto dello spazio, dando vita e voce a prospettive inusuali e a grandi luoghi non convenzionali. Egli indaga precedentemente lo spazio in cui le sue opere verranno create, lo assorbe e lo vive prima di attuare l’installazione. Il processo concettuale e riflessivo è vitale come la fase dell’assorbimento concettuale, quando l’idea si trasforma in forma. La sua idea di spazio – lo spazio in cui l’artista lavora e in cui l’opera nasce e vive – non coincide con una dimensione astratta e predefinita, il suo non è uno spazio cartesiano, bensì uno spazio valutato dalla prospettiva stessa dell’artista come grado zero. Lo spazio diventa infatti un “cantiere” – parola chiave nella pratica di Termini, sinonimo di un ambiente in continuo progresso, avanzamento e trasformazione – che nasce come strumento di introspezione e diventa infine la forma espressiva distintiva dell’artista. Il cantiere non è soltanto il luogo in cui si lavora e la materia si trasforma, è anche il luogo in cui dominano ordine, rigore, logica del movimento e in cui tutto può accadere, come nella vita.
Fondazione Ettore e Ines Fico
Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio? L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Piemonte ha presentato un Ordine del giorno per promuovere la diffusione del neologismo Atèfano, che letteralmente significa “colui che è privato del proprio figlio”, o per analogia linguistica “un orfano di figlio”.
L’iniziativa è partita dalla Regione Liguria, che ha accolto la proposta dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS” proprio per colmare un vuoto linguistico e sociale profondissimo: mentre in italiano esistono infatti parole precise per definire chi perde un coniuge (vedovo) o chi perde i genitori (orfano), non esisteva una parola per definire un genitore che perde un figlio.
“Abbiamo voluto dare attenzione ad una categoria colpita da uno dei più grandi dolori che si possano immaginare – ha detto il presidente del Consiglio, Davide Nicco – con un atto concreto che riconosce e dà un nome a quel dolore”.
“Dopo la Liguria, anche l’Assemblea piemontese voterà nelle prossime sedute un atto di indirizzo per diffondere questo neologismo – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Francesco Graglia e primo firmatario dell’Odg – che è stato condiviso da tutte le forze politiche, con l’auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità. Dare un nome alle persone che hanno vissuto questo evento traumatico significa renderle visibili, con l’obiettivo finale di garantire loro delle tutele”.
“Sostenere questa iniziativa – ha sottolineato il vicepresidente Domenico Ravetti – significa fare il nostro dovere, che non è solo quello di essere legislatori, ma anche di affrontare temi che servono a metterci in relazione con il mondo che ci circonda”.
“Atèfano non è soltanto un neologismo – sostiene Angelo Vaccarezza, consigliere segretario ed estensore della mozione approvata dal Consiglio regionale della Liguria -. È un vocabolo che racchiude una storia, quella di Rachele Franchelli, morta nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale, e della sua famiglia. Al voto dell’Assemblea regionale ligure, ha fatto seguito quello della Provincia di Savona, di numerosi Comuni del Savonese e del comune di Genova”.
Per Silvia Ravera e Gastone Franchelli, la mamma e il fratello di Rachele “questo progetto nasce dalla consapevolezza che nominare il dolore significa riconoscerlo e dargli dignità, aiutando anche la comunità a comprendere, accogliere e supportare chi come noi vive questa tragedia. Nella ricerca linguistica che abbiamo portato avanti sono stati di grande supporto i contributi di docenti universitari e dell’Accademia della Crusca, che potrà valutare l’inserimento ufficiale del termine nel vocabolario della lingua italiana se si diffonderà nell’uso comune. Mai prima d’ora avevamo avuto il sostegno delle istituzioni e di questo siamo estremamente grati. Adesso però chiediamo di non abbandonarci in questo cammino che sappiamo essere ancora lungo”.
Per Franco Zanet, autore del libro “Noi che non abbiamo nome” e padre di Alessandro, scomparso nel 2016 “è un’iniziativa importante, che riconosce un’identità al nostro vuoto”.
Torino, maxi operazione della Polizia
Maxi operazione della Polizia di Stato ieri a Barriera di Milano, dove dal pomeriggio fino a tarda sera è stato messo in campo un vasto dispositivo di controllo che ha interessato il Parco Sempione, l’area delle piscine, l’ex deposito ferroviario e le strade circostanti. Le forze dell’ordine hanno presidiato gli accessi alla zona e avviato una serie di verifiche nei confronti delle persone presenti.
Nel corso dell’intervento sono state identificate oltre 200 persone e sono scattati 11 arresti: sette per reati legati agli stupefacenti, tra cui un uomo che aveva ingerito alcuni ovuli di droga; due persone sono finite in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare perché gravemente indiziate di una rapina ai danni di un’anziana; un arresto è stato eseguito in forza di un ordine di carcerazione già emesso dall’autorità giudiziaria, mentre un’altra persona è stata fermata con l’accusa di una rapina aggravata commessa nei confronti di un anziano.
L’operazione ha portato anche al sequestro di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti: circa 130 grammi di crack, 100 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 10 grammi di eroina, oltre a hashish, Mdma e anfetamine. In un’area adiacente al parco sono state inoltre trovate e sequestrate, a carico di ignoti, circa 21 mila compresse di Rivotril.
Sul fronte della sicurezza urbana sono stati emessi 40 ordini di allontanamento dall’area di Parco Sempione, sottoposta a vigilanza rafforzata, e 14 provvedimenti di divieto di accesso alle aree urbane (Daspo urbano). Due cittadini stranieri irregolari sono stati destinatari di un decreto di espulsione, mentre dodici persone sono state denunciate per diversi reati, tra cui inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazioni della normativa sull’immigrazione e occupazione abusiva di immobili.
Parallelamente gli agenti hanno effettuato un’accurata bonifica dell’area, con l’obiettivo di restituire maggiore sicurezza e fruibilità ai residenti. All’operazione hanno partecipato anche il Reparto Prevenzione Crimine, il Reparto Mobile, la Polizia Ferroviaria, che ha intensificato i controlli nella stazione Torino Rebaudengo-Fossata identificando oltre 60 persone, oltre alla Polizia Stradale e alla Polizia Locale impegnate nei posti di controllo lungo le vie del quartiere.
Durante i controlli alla circolazione sono stati fermati numerosi veicoli e sanzionati nove conducenti di monopattini elettrici: quattro perché senza casco, quattro per la mancanza della targa obbligatoria e uno per uso non conforme del mezzo. In alcuni casi sono stati anche sequestrati i veicoli.
L’intervento si inserisce nell’attività quotidiana di presidio di Barriera di Milano, uno dei quartieri maggiormente interessati da fenomeni di microcriminalità. La Polizia ha annunciato che operazioni analoghe saranno ripetute nei prossimi giorni anche in altre zone considerate sensibili della città, affiancando il controllo ordinario del territorio e il dispositivo garantito dai militari dell’operazione “Strade Sicure”.
Per il monitoraggio dell’area sono stati impiegati anche droni, unità cinofile antidroga, pattuglie a cavallo e gli equipaggi motociclistici “Nibbio”, così da assicurare un controllo esteso e capillare dell’intero quadrante interessato dall’operazione.
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PoliTo primo per comunicazione e occupabilità
Torna il Trofeo della Mole 2.0
A TORINO IL GRANDE RITORNO DEL TENNIS IN CARROZZINA
Montepremi in crescita e più di 50 atleti di livello internazionale: per la 18° edizione scenderanno in campo Penney e Bin Yusoff nella categoria Open, Morch e Miranda per le Donne e tra i Quad il torinese Hegor Di Gioia e Alberto Saja.
Manca una settimana alla 18° edizione del Trofeo della Mole 2.0, uno degli eventi paralimpici più importanti del panorama nazionale. Il torneo, dedicato alla memoria di Mariella Echampe, tornerà a colorare i campi del Circolo della Stampa – Sporting di Corso Giovanni Agnelli 45 a Torino, dal 22 al 26 luglio.
Il torneo internazionale di tennis in carrozzina, organizzato dalla SSD Volare in collaborazione con ITF (International Tennis Federation) e FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), fa parte dell’Uniqlo Wheelchair Tennis Tour e gode del patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino e Comitato Italiano Paralimpico, Turismo Torino e Provincia, Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Torino “La Veja” e Panathlon Club Torino Olimpica.
Classificato come ITF 100 di wheelchair tennis, l’iniziativa si conferma come un appuntamento di grande livello e una vera e propria rampa di lancio per atleti emergenti, nonché una vetrina di prestigio per i migliori interpreti della disciplina. L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 52 atleti provenienti da 17 nazioni, che si sfideranno nelle categorie Open, Femminile e Quad, sia in singolare che in doppio, con tabelloni di consolazione per garantire il massimo del gioco e dell’inclusione.
Il montepremi complessivo è salito a 14mila euro, ulteriore segnale dell’ambizione di un torneo che punta sempre più in alto, passato da ITF Futures Series nel 2025, alla categoria superiore ITF100 di quest’anno.
Anche quest’anno non mancheranno alcuni grandi nomi del circuito:
· Nella categoria Open, i riflettori saranno puntati su Andrew Penney (GBR, n. 21), Mohamed Bin Yusoff (MYS, n. 35) e Adam Berdichevsky (ISR, n. 37).
· In campo femminile, occhi puntati su Emmanuelle Morch (FRA, n. 22), Vitoria Miranda (BRA, n. 29), Ruby Bishop (GBR, n. 41).
· Tra i Quad, il ruolo di favorito spetta a Andrew Bogdanov (USA, n. 16), seguito dagli italiani Hegor Di Gioia (ITA, n. 36) e Alberto Saja (ITA, n. 39).
La rappresentanza italiana potrà contare su altri atleti di ottimo livello come Luca Arca (n. 49) tra gli Open, Vanessa Ricci (n. 55) e Maria Vietti (n. 77) per le Donne e Mariagrazia Lumini (n. 70) tra i Quad.
«Guardiamo con grande soddisfazione al percorso di crescita del Trofeo della Mole — afferma Luca Cosentino, segretario della SSD Volare — Le prime edizioni hanno rappresentato una fase fondamentale di costruzione ed esperienza, con l’obiettivo ben definito di sviluppare il torneo anno dopo anno. I risultati ottenuti finora confermano la bontà del lavoro svolto. In questa edizione il montepremi ha raggiunto i 14.000 euro, un investimento significativo che testimonia la volontà di elevare ulteriormente la qualità della manifestazione. Questo ci ha consentito di incrementare il livello tecnico e competitivo del torneo, attirando un numero sempre maggiore di partecipanti e diversi atleti di vertice del circuito mondiale. Tra gli aspetti più significativi di questa crescita c’è la collaborazione con Turismo Torino e Provincia. Sabato pomeriggio proporremo infatti due visite guidate dedicate agli atleti, per offrire loro l’opportunità di conoscere da vicino la città e il suo patrimonio culturale. Si tratta di un’iniziativa particolarmente innovativa nel panorama del wheelchair tennis internazionale, dove raramente gli eventi sportivi riescono a creare un legame così diretto con il territorio ospitante. Desidero inoltre, esprimere un sincero ringraziamento a tutti i partner e agli sponsor che sostengono il torneo, con una menzione speciale alla FITP Piemonte e alla sua presidente, Manuela Savini, per il prezioso contributo e l’impegno dimostrato. Il loro supporto è determinante per continuare a crescere e migliorare. Guardiamo al futuro con ambizione e determinazione: vogliamo che il Trofeo della Mole diventi un punto di riferimento assoluto nel panorama mondiale del wheelchair tennis e crediamo di avere tutte le carte in regola per raggiungere questo traguardo».
Sulla stessa linea anche la Direttrice Giulia Capocci, che sottolinea: «Anche in questa edizione il Trofeo della Mole 2.0 si conferma tra gli appuntamenti più significativi del panorama internazionale del tennis in carrozzina. Sono particolarmente lieta di ricoprire per il secondo anno consecutivo il ruolo di direttrice del torneo. Il livello tecnico dei partecipanti è molto alto: il tabellone ospita atleti e atlete di ottima classifica, pronti a dare vita a incontri equilibrati, intensi e spettacolari. Un elemento che testimonia la costante crescita qualitativa della manifestazione. L’aumento del valore agonistico dei giocatori presenti rappresenta infatti una conferma importante del percorso intrapreso negli ultimi anni. Siamo orgogliosi della fiducia che molti atleti continuano ad accordarci, scegliendo di tornare al Trofeo della Mole edizione dopo edizione e riconoscendone non solo l’importanza sportiva, ma anche quella umana. Con altrettanto entusiasmo diamo il benvenuto a chi partecipa per la prima volta, contribuendo con la propria presenza a rendere il torneo sempre più attrattivo, dinamico e in continua evoluzione».
L’organizzazione del 18° Trofeo della Mole 2.0 sarà possibile anche grazie al fondamentale apporto dei volontari e al sostegno di numerosi partner pubblici e privati.
MAIN SPONSOR: Intesa Sanpaolo.
PLATINUM SPONSOR: Eaton, Fondazione Lavazza, Iren, Fondazione Teresio Fantini, Simco, FCV e Valmora.
GOLD SPONSOR: Carrozzeria Poliziano, Guidosimplex, Consorzio Asti e Moscato d’Asti DOCG, Ottobock.care, Teleflex, Gruppo Elak Dufour Novi, Lab 3.11, Bonino Srl, Vietti & Levorato Srl, GL9, Agrivalle Srl, Cantelli Scale Srl, Camera di Commercio Torino e Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino.
SUPPORTER: Pasta Berruto, Tapporosso – Centrale del Latte di Torino, Beebad, Modo Rent, Jolly Sport, Dunlop, Braderm, Paglieri Spa, Xerjoff, Stellantis Autonomy, La Baita, Menabrea, Molecola, Raspini salumi e Pasta Girardi.
A Palazzo Madama torna il “San Giuseppe” di Daniel Seiter
Uno svolazzo di angioletti, più o meno paffuti, un punto di chiarore in quel Bambinello a rischiarare la scena costruita nei toni bruni, il viso misericordioso della Vergine avvolta nella sua veste rosata e San Giuseppe, il ramo fiorito di fiori bianchi ai suoi piedi, a offrire quel gruppo di famiglia ai fedeli, a quell’angolo di città che timidamente Daniel Seiter, pittore di corte di Vittorio Amedeo II, ha posto, tra il 1698 e il 1699, in questa grande tela, alta e imponente, tre metri per due, che torna oggi al pubblico di Palazzo Madama, nella Camera delle Guardie: opera acquistata in asta a Vercelli nel maggio scorso, operazione eccellente di munificenza voluta da un gruppo che riunisce gli Amici della Fondazione Torino MuseI, più che volenterosa e agguerrita presidente Maria Leonetti Cattaneo, e l’avvocato Marziano Marzano, già assessore alla Cultura e vice sindaco di Torino. Non soltanto un’acquisizione ma la conferma, in tempi gretti e inariditi e quanto mai ingenerosi, che il mecenatismo non fu prerogativa di un rinascimento o di un’epoca barocca ma che può trovare spazio – un ampio spazio? – anche ai nostri giorni. Non era giusto che “Il Patrocinio di San Giuseppe e l’Immacolata Concezione con Gesù Bambino” finisse in qualche collezione privata o risparisse chissà dove, come già successe in epoca di trafugamenti francesi di epoca napoleonica che ne fecero perdere le tracce. “Senza trionfalismi” – ripete con eleganza sabauda Marzano – “e come esempio di bella storia istituzionale” e di senso civico, i signori si sono dati da fare, hanno affrontato tempi stretti e carte bollate e hanno riportato a casa di storia torinese.
Questo “San Giuseppe” venne commissionato dalla Città di Torino verso la fine del secolo XVII e concepito per la chiesa di Santa Cristina, devozione e onore al santo che era stato eletto compatrono della città, dopo la conclusione della guerra contro la Francia di Luigi XIV. Gli ultimi decenni hanno dato spazio a studi approfonditi che hanno consentito di ricostruirne la storia e di identificarlo con la grande pala documentata dalle fonti settecentesche. È felicemente posto oggi nella prima sala che introduceva agli appartamenti di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, al piano nobile del palazzo: di qui si raggiungevano infatti la Camera di Parata e gli appartamenti di rappresentanza. Unione che si fa ancora maggiore se si pensa al legame che legò la sovrana sostenitrice del culto del santo, che accrebbe giorno dopo giorno il proprio rapporto privilegiato con il monastero di Santa Cristina (volle tra l’altro essere sepolta in abito monacale) e con la beata Maria degli Angeli. Per molte ragioni la tela doveva tornare alla società del capoluogo, gesto di generosità – ripetiamolo -, di valida appartenenza e di altezza intellettuale. L’impegno e la fatica li ha descritti con vivacità Maria Cattaneo, durante la presentazione di ieri: “Non è stata cosa da poco l’intera operazione, forte per noi che ci sovvenzioniamo con una quota associativa annuale di cento euro, centocinquanta se a sottoscrivere sono marito e moglie, ma l’occasione voleva dire che san Giuseppe aveva proprio scelto noi”, entusiasmo corrisposto da Marzano che di recente s’è fatto già promotore del restauro di un polittico di Defendente Ferrari.
Daniel Seiter – nato a Vienna nel 1647 e morto a Torino nel 1705, dopo un apprendistato veneziano e un breve soggiorno romano venne nella capitale sabauda, lavorò tra l’altro a Palazzo Reale (la “Galleria del Daniel”, che da lui prende il nome, raffigura nella volta il trionfo di Vittorio Amedeo II) e nella Villa della Regina, sono andate perdute le sue opere per l’Ospizio di Carità in via Po, altre tele in alcune chiese torinesi e in Germania, a Brunswick e Dresda – torna ospite in un nuovo allestimento della sala, seicentesca a tutto tondo, specchio della stagione barocca italiana, accompagnandosi a Giovanni Serodine e al Cairo, a Orazio Gentileschi e al Dauphin e al Cerano, “sottolineando il ruolo di Torino quale crocevia artistico europeo. Ha sottolineato Giovanni C.F. Villa, direttore di Palazzo Madama: “Il museo non è soltanto il luogo della conservazione delle opere, ma lo spazio in cui la storia della città ritrova le proprie connessioni.Il ritorno della pala di Daniel Seiter ci permette di rileggere una stagione fondamentale della cultura sabauda e, al tempo stesso, di restituire nuova forza e nuovo significato a uno degli ambienti più rappresentativi del piano nobile del palazzo”.
Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città, ha ribadito quanto l’acquisizione sia “un gesto di grande attenzione verso il patrimonio comune e conferma quanto la collaborazione tra istituzioni, cittadini e realtà private possa contribuire in modo concreto alla tutela e alla valorizzazione del proprio percorso museale, rafforzando il legame tra le collezioni civiche, la città e la sua storia”; mentre Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, commenta in conclusione: “Tra gli obiettivi strategici della Fondazione vi è quello di favorire una partecipazione sempre più ampia alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio, promuovendo forme di sostegno capaci di trasformare l’interesse individuale in una responsabilità condivisa verso la collettività. Le acquisizioni, i restauri e i progetti di valorizzazione acquistano infatti il loro significato più profondo quando diventano occasioni di coinvolgimento della comunità e strumenti di trasmissione della memoria alle generazioni future”.
Elio Rabbione
Nelle immagini, la tela di Daniel Seiter posta a Palazzo Madama (part.); l’ex vice sindaco di Torino, Marziano Marzano, l’assessora Rosanna Purchia, la Presidente degli Amici della Fondazione di Palazzo Madama e Giovanni Villa, direttore del Palazzo, alle loro spalle l’opera. Ph. Perottino