La sentenza della Corte d’Assise di Torino nel processo a carico di Giovanni Zippo, imputato per l’esplosione del 30 giugno 2025 in un condominio di via Nizza, e’ prevista per domani. Quel giorno morì il trentatreenne Jacopo Peretti e altre persone rimasero ferite. La difesa dell’imputato 41enne e’ intervenuta ieri chiedendo l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il recupero del rito abbreviato.
La Spagna è la prima finalista del Mondiale 2026. Nella semifinale disputata il 14 luglio a Dallas, la nazionale di Luis de la Fuente ha superato la Francia per 2-0 al termine di una prestazione di grande personalità, confermando il suo ruolo tra le favorite del torneo.
Le Furie Rosse hanno sbloccato il risultato al 22′ con Mikel Oyarzabal, impeccabile dal dischetto dopo un fallo subito da Lamine Yamal. Nella ripresa, al 58′, è arrivato il raddoppio firmato da Pedro Porro, bravo a finalizzare un’azione corale che ha spento le speranze dei francesi.
Per la Spagna si tratta di una finale conquistata con pieno merito dopo un percorso convincente. La Francia, invece, dovrà accontentarsi della finale per il terzo posto.
Ora l’attenzione si sposta sulla seconda semifinale, in programma domani sera, 15 luglio, tra Argentina e Inghilterra. Dal confronto uscirà l’avversaria della Spagna nella finalissima del Mondiale 2026.
Marcatori: Oyarzabal 22′ (rig.), Pedro Porro 58′.
Enzo Grassano
Con il concerto “Luce” si conclude il ciclo di ‘Rosso Beethoven’, ciclo concertistico della stagione estiva del Teatro Regio che si tiene presso i Musei Reali di Torino, precisamente presso la Corte d’Onore di Palazzo Reale. Il concerto “Luce” si terrà martedì 21 luglio prossimo alle ore 21, con replica mercoledì 22 luglio.
Sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio debutta Liubov Nosova, giovane direttrice russa già apprezzata in istituzioni europee importanti.
Il programma del concerto vede accostate l’Ouverture Leonore e la Settima Sinfonia, due capolavori beethoveniani che conducono l’ascoltatore dal dramma della prigionia alla liberazione, fino alla forza sconvolgente e travolgente del movimento.
Attraverso la Leonore e l’energia travolgente della Settima Sinfonia, il suono di Beethoven diventa luce pura, delineando un cammino radioso capace di trasformare il dramma della liberazione nel trionfo della gioia e della vita.
La Leonore n. 3 in do maggiore op. 72 è sicuramente la più rappresentativa delle quattro ouverture scritte per l’opera Fidelio e venne composta nel 1806. La Settima Sinfonia fu eseguita per la prima volta a Vienna nel 1813 e divenne da subito uno dei più clamorosi successi di Beethoven, tanto che Richard Wagner la definì l’”apoteosi della danza”. Sono quattro i movimenti che la caratterizzano, tra i quali l’Allegretto che Abbado ha descritto come “uno dei brani di Beethoven più perfetti nella forma”.
Liubova Nosova appartiene alla nuova generazione di direttrici d’orchestra che ei stanno affermando sulla scena internazionale.
Si è formata presso il Conservatorio Statale di San Pietroburgo e si è perfezionata in prestigiose accademie europee, dirigendo negli ultimi anni importanti orchestre sinfoniche e produzioni operistiche. Il concerto “Luce” del 21 e 22 luglio prossimi segna il debutto con l’Orchestra del Teatro Regio e conclude il percorso “Rosso Beethoven”, affidando a una giovane bacchetta una delle pagine più luminose e coinvolgenti di tutto il repertorio beethoveniano.
“Emozione Reale” è stata accolta con grande entusiasmo da tutto il pubblico fin dal concerto inaugurale. Invita il pubblico a vivere la serata ai Musei Reali a partire dalle ore 19.30.
Il percorso “all inclusive” comprende la visita all’appartamento della regina Elena, la possibilità di una passeggiata nel giardino Ducale, l’aperitivo alla Caffetteria Reale e il Concerto nella Corte d’Onore di Palazzo Reale alle ore 21.
Ai possessori del biglietto per il concerto è consentito l’ingresso a partire dalle ore 20. La Caffetteria Reale resterà aperta per consumazioni prima degli spettacoli.
Prenotazioni tavoli info@caffetteriareale.it
In caso di annullamento per maltempo, il teatro ha previsto una data di recupero per il concerto Luce il 23 luglio.
Mara Martellotta
Liberato l’ormeggio il battello si preparava a far rotta verso l’isola Pescatori. L’Helvetia si muoveva al rallentatore, restia a prendere il largo

Pareva non voler lasciare l’attracco, confidando nell’accoglienza dell’imbarcadero per prendere fiato e riposare il suo scafo provato da decenni di onorato servizio sulle acque del Verbano.
Ma le due eliche, mosse dalla potenza dei quattrocento cavalli a motore, fecero ribollire l’acqua e pur con un certo rimpianto e di malavoglia, partì. Con me era salita a bordo solo una coppia di stranieri. E più di tre quarti dei posti a sedere erano vuoti. Non c’era da stupirsi. La bella stagione era agli inizi e, per di più eravamo a metà settimana. Il lago era calmo e l’aria appena mossa da una leggera e piacevole brezza. Attraverso il tondo dell’oblò della porta d’accesso al ponte di coperta verso prua, dov’erano stivati i grossi e rigidi salvagenti, vidi un gabbiamo che si era posato vicino ai sugheri. Pur essendo uccelli di mare, diverse colonie di gabbiani vivono sui grandi laghi del nord, dal Maggiore al Garda. E quello lì,con una certa insistenza, mi guardava fisso con i suoi occhietti mobili. Ritto sulle zampette, se ne stava con fare allegro appollaiato sul parapetto, le lunghe ali raccolte, muovendo il becco adunco e robusto. Sembrava mi parlasse, intendesse comunicare, desideroso di dispensare un saluto. Lo guardavo anch’io con curiosità. Forse troppa perché, qualche minuto dopo, prese il volo e si diresse verso il largo, lanciando le sue grida un po’ rauche. Il battello, dopo la breve navigazione stava per giungere all’attracco sull’isola quando un gabbiano planò sul ponte e mi fissò a lungo. Pareva in tutto e per tutto lo stesso di qualche istante prima che forse, con gesto garbato e cortese,non voleva far mancare un saluto prima dello sbarco.
Marco Travaglini
Era il 3 febbraio del 1957 quando la televisione mandò in onda la prima puntata di Carosello portando nelle case degli italiani che possedevano quella scatola magica con tubo catodico la “réclame”.
Nei pochi esercizi pubblici dotati di televisore le trasmissioni rappresentavano un evento che richiamava l’attenzione di molti avventori. C’era persino chi si portava la sedia da casa per potersi godere in santa pace gli spettacoli come Lascia o raddoppia, condotta da un giovanissimo Mike Buongiorno. Ovviamente anche la prima puntata di Carosello incuriosì tutti. Partito con un ritardo di un mese sulla data annunciata il programma fu frutto un compromesso tra la dirigenza della televisione pubblica e i rappresentanti delle maggiori imprese del paese che avevano intravisto l’incredibile potenzialità comunicativa del mezzo televisivo per le loro attività commerciali. L’idea di produrre filmati con brevi scenette venne suggerita dalla Rai per evitare eventuali critiche da parte di chi, pagando il canone, non avrebbe gradito la pubblicità in tv. La produzione di questi cortometraggi fu demandata all’industria cinematografica nazionale garantendo, nel rispetto di regole precisa, un buon livello d’inventiva e qualità. Per quasi vent’anni, fino al 31 dicembre del 1976 – quando toccò a Raffaella Carrà, con un certo aplomb, fare l’annuncio di commiato – furono davvero in tanti a non perdersi una sola delle puntate che andavano quotidianamente in onda dalle 20,50 alle 21,00. Per i più piccoli era diventato un appuntamento ormai tradizionale, quasi proverbiale: immediatamente dopo Carosello, “tutti a nanna”. Edmondo Berselli, nell’introduzione a “Tutto il meglio di Carosello”, pubblicato da Einaudi nel 2008 con tanto di allegato dvd, raccontò così l’attesa di quell’evento: “Alle nove di sera, dopo il telegiornale, apertosi l’allegro sipario della sigla con maschere, trombe e mandolini, passano nel bianco e nero della Rai i carburanti della Shell e la potente benzina italiana Supercortemaggiore, la famosissima macchina per cucire Singer, ornamento e risorsa di tutte le operosità domestiche, il Cynar a base di carciofo efficace contro il logorio della vita moderna, i favolosi e galeotti cosmetici di l’Oréal di Parigi: così che a rivedere i prodotti presentati nella primissima messa in onda di Carosello si ottengono già diversi segnali sulla veloce modernizzazione a cui l’Italia si preparava”.
Un fenomeno di costume, con le sue furbizie e le ingenuità che nel tempo portarono la pubblicità a perdere la propria innocenza. Solo due volte, venerdì santo a parte, l’appuntamento giornaliero con quelli che nel tempo diventarono i “consigli per gli acquisti” fu sospeso: quando a Dallas, il 22 novembre del 1963, fu assassinato il presidente Kennedy e il 12 dicembre del 1969 quando una bomba provocò la strage di Piazza Fontana a Milano. La sera dell’annuncio della chiusura di Carosello, lasciò attoniti molti telespettatori. Le parole della Carrà, nonostante fossero state pronunciate con grazia nella sera di San Silvestro del ‘76, fecero l’effetto di una sentenza capitale. Il Carosello non c’era più? E perché mai? Il mercato della pubblicità si stava trasformando in senso più moderno e dinamico? I produttori stavano diventando insofferenti verso i limiti di tempo imposti da questa modalità di reclamizzare i loro prodotti? Era difficile farsi una ragione, immaginare che il “logorio” della modernità travolgeva anche slogan come “Ullallà, è una cuccagna”, “Non è vero che tutto fa brodo”, “Omsa, che gambe”, “Ho un debole per l’uomo in Lebole”, “A scatola chiusa compro solo Arrigoni”. I filmati di Carosello portavano la firma di grandi registi come Sergio Leone, i fratelli Taviani, Ermanno Olmi e molti attori famosi prestavano la loro faccia degli sketch televisivi, da Totò a Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Tino Scotti, il grande Eduardo De Filippo.
I personaggi erano entrati a far parte dell’immaginario collettivo di una nazione, protagonisti di una indemoniata sarabanda. Calimero, piccolo e nero con l’olandesina della Mira Lanza stava insieme a Cimabue (“fai una cosa né sbagli due”) mentre la linea di Cavandoli senza pronunciare una parola cercava la titina dentro una pentola a pressione della Lagostina. Unca Dunca, uscito dalla penna di Bruno Bozzetto, sognava la Riello mentre l’Omino coi baffi preparava un caffè con la moka Bialetti a Lancillotto e ai cavalieri della tavola rotonda. Il caffè, ovviamente, era offerto dalla torinese Lavazza e lo portavano Carmencita e il suo “caballero misterioso”. Da un angolo della strada balzava fuori, con i confetti Falqui, Tino Scotti che muovendo i baffi suggeriva come bastasse “la parola”. Nel gran bailamme di Carosello restavano impresse frasi celebri: “E che, ci ho scritto Jo Condor?”, “E la pancia non c’è più”. grazie all’Olio Sasso, “Gigante buono, pensaci tu”, “Miguel-son-sempre-mi” e il suo merendero, la famiglia degli Incontentabili alla ricerca di un elettrodomestico che li accontentasse. Ubaldo Lay, fasciato nel suo impermeabile da tenente Sheridan sorseggiava un’aperitivo Biancosarti mentre discuteva con Cesare Polacco nei panni del calvo ispettore Rock della Brillantina Linetti. Il sorriso smagliante di Carlo Dapporto (si lavava i denti con la Pasta del Capitano) era rivolto all’attore Franco Cerri, l’uomo in ammollo che vedeva lo sporco andar via dalla sua camicia a righe mentre la biondissima svedese Solvi Stubing invaghiva tutti sussurrandoci “chiamani Peroni, sarò la tua birra”. C’era Virna Lisi che “con quella bocca può dire ciò che vuole”, mentre Ernesto Calindri stava perennemente seduto al suo tavolino in mezzo al traffico caotico a bersi un estratto di carciofo (il Cynar) “contro il logorio della vita moderna”. Come si poteva rinunciare a quel motivetto della sigla (“Tatataratararatarara..”) che accompagnava l’apertura del sipario del teatrino in una festa di trombe e mandolini ?
Il paese per qualche tempo si avvitò in una disputa tra chi denunciava gli effetti dell’educazione di massa al consumo e chi, all’opposto, metteva in risalto l’arte della pubblicità e la “pubblicità come arte”. Nell’estate del 1976, dalle pagine del Corriere della Sera Enzo Biagi anticipò un “coccodrillo” per Carosello. Scrisse : “ Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell’altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all’ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta”. Carosello era nato da un compromesso fra il mercato e le famiglie, fra la narrazione e lo slogan, proponendo un mondo immaginario, irreale ma al tempo stesso ironico, disincantato. E questo giustifica un ragionevole filo di nostalgia.
Marco Travaglini
L’ecosistema torinese rafforza la propria dimensione europea entrando nel board della principale rete internazionale dedicata all’economia sociale
Torino Social Impact compie un nuovo passo nel proprio percorso di internazionalizzazione entrando a far parte del Comitato Esecutivo di Diesis Network, una delle principali reti europee dedicate all’economia sociale. Contestualmente, Torino Social Impact acquisisce lo status di full member della rete, che riunisce oltre 80 organizzazioni partner attive in 30 Paesi.
L’ingresso è stato ufficializzato in occasione dell’Assemblea Generale di Diesis Network, svoltasi l’8 luglio 2026 a Bruxelles, durante la quale è stata nominata nel Comitato Esecutivo Raffaella Scalisi, advisor strategica di Torino Social Impact.
La nomina rappresenta un importante riconoscimento del lavoro sviluppato dall’ecosistema torinese negli ultimi anni e rafforza il ruolo di Torino all’interno di uno dei principali network internazionali impegnati nella promozione di modelli economici inclusivi, sostenibili e orientati all’impatto.
Diesis Network riunisce organizzazioni, reti, centri di competenza e stakeholder dell’economia sociale provenienti da tutta Europa e da altri contesti internazionali, favorendo il confronto e la collaborazione sui temi dello sviluppo degli ecosistemi territoriali, dell’innovazione sociale, della misurazione dell’impatto, della transizione digitale e della partecipazione.
Per Torino Social Impact, l’ingresso nel Comitato Esecutivo conferma il valore del percorso intrapreso per affermare Torino come laboratorio europeo dell’economia sociale e dell’impact economy, grazie alla collaborazione tra imprese sociali, cooperative, aziende, fondazioni, università, istituzioni pubbliche, investitori e organizzazioni del Terzo Settore.
All’interno del Comitato Esecutivo, Torino Social Impact contribuirà allo sviluppo delle strategie della rete in linea con l’Action Plan 2025–2030 di Diesis Network, che punta a rafforzare la crescita e l’impatto della rete, favorire la collaborazione tra i membri, valorizzare le competenze degli ecosistemi territoriali e promuovere una governance sempre più aperta, trasparente e partecipata. In particolare, Torino Social Impact porterà il proprio contributo sui temi delle partnership tra profit e non profit e della finanza di impatto.
Il nuovo incarico si inserisce in un percorso già consolidato di collaborazione internazionale che vede Torino Social Impact protagonista di progetti europei dedicati al rafforzamento dell’economia sociale, alla trasformazione digitale, alla capacity building e allo sviluppo di strumenti condivisi per la misurazione e la gestione dell’impatto.
L’ingresso nel Comitato Esecutivo di Diesis Network rappresenta un’opportunità strategica per valorizzare l’esperienza dell’ecosistema torinese in un contesto europeo sempre più ampio e, allo stesso tempo, rafforzare relazioni, progettualità e alleanze capaci di generare valore per lo sviluppo dell’economia sociale a livello locale, nazionale e internazionale.
Torino Social Impact è un’iniziativa costituita nel 2017 nell’ambito del Comitato per l’Imprenditoria Sociale della Camera di commercio di Torino per promuovere l’economia sociale e la finanza di impatto a livello territoriale attraverso la collaborazione tra soggetti locali diversi. Oggi riunisce quasi 450 partner, comprendendo attori pubblici e privati, organizzazioni profit e non profit, nonché enti del mondo della finanza, della filantropia e della ricerca. L’iniziativa ha creato numerose opportunità di apprendimento condiviso e ha dato vita a progetti sperimentali e iniziative pionieristiche. Tra queste figurano la Borsa dell’Impatto Sociale, programmi dedicati all’uso della tecnologia e dei dati per il bene comune, percorsi di procurement sociale sia pubblico sia privato, numerose comunità di pratica, hub di competenze, attività di formazione e ricerca applicata dedicate alla misurazione dell’impatto sociale. Nella cornice di Torino Social Impact, inoltre, è stato elaborato e approvato il Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030.

E invita i consumatori a verificare il TAEG effettivo
Concessionarie e rivenditori offrono ai consumatori la possibilità di acquistare determinati modelli accedendo a dei finanziamenti, pagando così l’autovettura a rate e con condizioni apparentemente vantaggiose.
Abitualmente l’intermediario avanza al cliente una proposta di finanziamento, che prevede contestualmente la sottoscrizione di polizze accessorie (ad esempio, furto e incendio, Kasko, protezione grandine, ecc.). Nonostante tali servizi siano definiti “facoltativi”, si tratta di un meccanismo a cui è quasi impossibile sottrarsi, perché se si vuole approfittare delle promozioni e acquistare un’auto ad un prezzo vantaggioso, è di fatto obbligatorio ricorrere al finanziamento e sottoscrivere le polizze accessorie ad esso abbinate, che peraltro presentano un’alta redditività per l’intermediario. L’acquirente viene così a trovarsi “imprigionato” in uno schema contrattuale che favorisce unicamente il concessionario e la finanziaria, senza riuscire a calcolare gli interessi reali che dovrà effettivamente pagare, né a conoscere con precisione il metodo di ammortamento applicato.
E questo succede perché il TAEG (tasso annuo effettivo globale) viene spesso calcolato solo sull’importo del veicolo e non conteggiando i costi delle polizze. Se così fosse, il “tasso soglia” verrebbe frequentemente superato, configurando l’ipotesi di usura (e in caso di accertamento giudiziale dell’usura, gli interessi non sono dovuti e quelli già versati devono essere restituiti).
È quanto è successo alla signora F.V., residente a Torino, che nel settembre del 2022 ha sottoscritto un contratto di finanziamento di 23.164,99 euro (91 rate) per l’acquisto di un veicolo, a fronte di un importo totale di circa 40mila euro. Contestualmente, la signora F.V. ha sottoscritto quattro polizze accessorie per un costo complessivo di 8.823,99 euro.
Il contratto di finanziamento prevedeva un TAEG del 13,35%, ma includendo il costo delle polizze, nonché le spese di istruttoria e le spese di incasso, ecco che il TEG (tasso effettivo globale) effettivo risulta pari al 27,44%, come calcolato dalla perizia tecnica effettuata dalla Outliers.
La legge (108/1996) stabilisce espressamente che per determinare se un tasso di interesse è “usuraio”, perché sopra soglia, occorre tenere conto di tutte le commissioni e remunerazioni a qualsiasi titolo, nonché delle spese.
Commenta Alessandro Di Benedetto, presidente ADUCON Piemonte: «Siamo di fronte a una giungla finanziaria che si ripete con preoccupante sistematicità ai danni di migliaia di cittadini che acquistano un’autovettura. Come ADUCON stiamo esaminando una mole impressionante di contratti di finanziamento di acquisto auto, che presentano anomalie gravi e ricorrenti, tanto da far ipotizzare una prassi commerciale consolidata e del tutto scorretta da parte di diverse finanziarie e intermediari. Il meccanismo è quasi sempre lo stesso: il consumatore viene attratto da un prezzo d’acquisto dell’auto agevolato ma solo a condizione di sottoscrivere un finanziamento. Da quel momento in poi, il costo reale del credito decolla artificialmente attraverso costi nascosti e tassi usurai. ADUCON dice basta a questo sistema che abusa della buona fede dei risparmiatori. Abbiamo già avviato diverse azioni legali per chiedere il ricalcolo e la “purificazione” di questi contratti da ogni interesse usurario e indebito, applicando la sanzione della gratuità del prestito ove previsto. Invitiamo tutti i consumatori che hanno sottoscritto finanziamenti auto a sottoporre i propri contratti alle nostre sedi per una verifica tecnica immediata. Non esiteremo a portare la questione davanti alle autorità di vigilanza e nelle sedi giudiziarie per scardinare questo sistema».
Aducon offre ai propri iscritti una pre-perizia gratuita e l’invio della diffida alla società finanziaria. In assenza di un riscontro positivo, è possibile procedere per vie legali.
Per contattare Aducon è sufficiente inviare un messaggio whatsapp al numero 3936647324 per essere richiamati e fissare un appuntamento.
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Te. 011/6279720 – info@aducon.it
Totò Riolo cala il tris alla Cesana-Sestriere
. Grande e crescente successo per la Regina delle corse in salita che è partita da Cesana Torinese
CESANA TORINESE – In una domenica con temperature più da Sud Italia, il siciliano Salvatore Totò Riolo su PRC A6 ha vinto la 44° edizione Cesana-Sestriere, cronoscalata organizzata dall’Automobile Club Torino, valida per i campionati Europeo e Italiano Velocità in salita Auto Storiche.
Per Totò Riolo è il terzo successo sui 10,400 km della Cesana Sestriere dopo il primo exploit del 2008 ed il successo dello scorso anno.
Organizzata in maniera impeccabile da Automobile Club Torino con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, del Coni, dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, del Comune di Cesana Torinese e del Comune di Sestriere, la competizione ha visto al via 150 vetture della massima serie tricolore italiana e continentale, cui si sono aggiunte le altre meravigliose auto della Cesana-Sestriere Experience che è stata vinta da Andrea della Chiara Grande su Lancia Aurelia B20 GT del 1956.
Una edizione che ha richiamato sul percorso un pubblico sempre più numeroso e appassionato come conferma il Sindaco di Cesana Torinese Daniele Mazzoleni che esprime i suoi ringraziamenti: “Anche quella di quest’anno è stata un’edizione memorabile per la Cesana Sestriere. Le piogge delle prove non hanno creato problemi all’impeccabile organizzazione dell’Automobile Club Torino e domenica abbiamo assistito ad una gara spettacolare in un contesto di pubblico in gran crescita, segno che passione per i motori continua ad appassionare. Un grazie da parte dell’amministrazione comunale di Cesana va a tutti coloro che hanno lavorato alla buona riuscita dell’evento, ai piloti che ci hanno emozionato e al pubblico che ha reso ancora più spettacolare l’evento”.
POLITICA
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Populismo speculare: dalle “bimbe di Conte” alle “bimbe di Vannacci”