ilTorinese

Il Fante Sardo che provocò gli austriaci

Inizialmente l’Alfierie era posto in asse con via Garibaldi e con il filo dei palazzi del lato sinistro di via Roma, per far sì che non coprisse la visuale verso Palazzo Reale. I lavori di riqualificazione di piazza Castello, nel 2000, hanno richiesto un arretramento  verso Palazzo Madama

Tra passeggiate romantiche sotto luci natalizie e regali dell’ultimo momento, eccoci nuovamente giunti, nella settimana che precede il Natale, al nostro consueto appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Oggi vorrei parlarvi di un monumento che, probabilmente vista la bellezza della piazza che lo ospita, passa spesso e volentieri inosservato all’occhio del passante: sto parlando del monumento all’Alfiere dell’Esercito Sardo presente in Piazza Castello. Questa volta l’opera di cui vi andrò a parlare è un po’ diversa dal solito, in quanto il soggetto rappresentato non è come per gli altri monumenti che abbiamo visto un personaggio storico famoso, ma bensì un semplice alfiere dell’esercito sardo; ecco perché in questo caso sarà più interessante capire la vita del suo autore. (Essepiesse)

La statua in marmo bianco posta quasi al centro di piazza Castello, di fronte a Palazzo Madama, rappresenta come detto in precedenza, un semplice alfiere dell’Esercito Sardo. Egli è raffigurato in posizione eretta mentre sguaina la spada con la mano destra e con la sinistra sorregge la bandiera italiana. Il soldato è posto su un doppio basamento in granito che reca sul fronte un bassorilievo e ai lati due stemmi; ai suoi piedi vi sono un cannone ed un ramo con foglie di quercia. Questo Alfiere è il simbolo di un Italia repubblicana e di uno scultore liberale che ha cercato di trasmettere con la sua arte la sete di cambiamento di una nazione ancora agli albori.

Di spirito liberale e repubblicano, Vincenzo Vela è stato uno dei padri del risorgimento artistico italiano. Nato e cresciuto a Ligornetto, un piccolo villaggio del canton Ticino, trascorse gli anni più floridi della sua carriera a Torino. Impiegato fin da piccolo nelle cave del Mendrisiotto come scalpellino, e poi da adolescente nel cantiere del Duomo di Milano, lo scultore svizzero fu molto apprezzato per il suo talento artistico e per la sua forte passione politica: partecipò, nel 1848, con molti suoi compatrioti sensibili alla causa dell’Indipendenza, alle Cinque Giornate di Milano ed in seguito alle battaglie di Peschiera e Sommacampagna.

Dopo l’esito negativo dello scontro con gli austriaci tornò a Milano, dove riprese la sua attività artistica. Giunse a Torino nel 1852, dove oltre ad esercitare l’attività di scultore e docente dell’Accademia, divenne intermediario tra il governo piemontese e i sostenitori ticinesi. In questo clima, Vela aderì con entusiasmo all’iniziativa dei cittadini milanesi di omaggiare, tramite la realizzazione di un’opera, l’Esercito Sardo, simbolo di speranza per tutti loro, esuli ed oppressi, di liberarsi dal dominio austriaco.

Il 15 gennaio 1857 il Consiglio Comunale ricevette la lettera dei “Moltissimi cittadini milanesi interpreti dei voti, e dei desideri del loro paese”intenzionati a “dare una prova solenne d’ammirazione e d’affetto al glorioso esercito sardo, che difende e reintegra l’antico onore delle armi italiane”.Dal momento dell’offerta all’inaugurazione del monumento passarono quasi due anni, durante i quali si discusse sull’opportunità o meno di collocarlo in posizione centrale davanti al Palazzo Madama, o se scegliere una posizione diversa, come piazza Maria Teresa o piazza Carignano.

Vela e il rappresentante dei cittadini milanesi scrissero più volte al Consiglio Comunale, ricordando quanto la localizzazione del monumento valessecome forte dimostrazione politica, e appoggiati in questa linea da Massimo D’Azeglio, riuscirono a convincere tutti che piazza Castello fosse la posizione più appropriata per la statua. Il monumento venne inaugurato il 10 aprile 1859 (pochi giorni prima della II Guerra d’ Indipendenza), ma l’iscrizione ( “I MILANESI ALL’ESERCITO SARDO 15 GENNAIO 1857” ) venne scoperta solo due mesi dopo, l’8 giugno, per paura di compromettere troppo i cittadini milanesi, che il quel periodo erano ancora sotto il dominio austriaco.

Scampato alle minacce di distruzione fatte dal generale dell’esercito austriaco quando il 26 aprile 1859 l’Austria, stufa delle aperte provocazioni (tra cui appunto la posa dell’Alfiere Sardo di fronte al Parlamento sabaudo) dichiarò guerra al Regno di Sardegna, l’Alfiere resta tutt’ora davanti a Palazzo Madama come il simbolo di un gesto di sfida e provocazione alla politica di quel tempo.

Parlando appunto della collocazione del monumento, bisogna ricordare che inizialmente l’Alfierie era posto in asse con via Garibaldi e con il filo dei palazzi del lato sinistro di via Roma, per far sì che non coprisse la visuale verso Palazzo Reale. I lavori di riqualificazione di piazza Castello, nel 2000, hanno richiesto un arretramento dell’Alfiere verso Palazzo Madama, scelta da molti giudicata un po’ infelice in quanto il monumento in marmo bianco si mimetizza molto facilmente con la facciata chiara del palazzo, soprattutto guardandolo dalla prospettiva di via Garibaldi.

Per anni piazza Castello si è presentata ai visitatori come un grande rondò destinato al traffico automobilistico, mentre la piazzetta antistante Palazzo Reale era utilizzata come parcheggio. Il progetto di riqualificazione è iniziato con l’eliminazione del parcheggio di piazzetta Reale ed è proseguita con successivi interventi di pedonalizzazione della parte monumentale con annesse le modifiche sulla viabilità. La riqualificazione ha inoltre permesso di cogliere visivamente, nella sua interezza, la spazialità originaria della piazza e la riappropriazione, da parte dei cittadini, di un luogo simbolicamente significativo della città di Torino.

Ed anche per oggi il nostro piccolo viaggio all’insegna della storia della città termina qui. L’appuntamento è sempre per la prossima settimana con Torino e le sue meraviglie.

(Foto: il Torinese)

Simona Pili Stella

Qualità dell’aria, aggiornamento del Piano e sperimentazione sugli abbruciamenti

/

La quinta Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli, ha approvato a maggioranza due proposte di deliberazione: l’aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell’aria e l’avvio di una sperimentazione sulla disciplina degli abbruciamenti dei residui vegetali.

Il presidente Sergio Bartoli

 

Con il nuovo Piano, il Piemonte evita il previsto blocco della circolazione dei veicoli diesel Euro 5, inizialmente previsto dall’ottobre 2026, sostituendolo con un pacchetto di misure ritenute equivalenti sotto il profilo della riduzione delle emissioni. Tra gli interventi figurano incentivi all’utilizzo dei biocarburanti Hvo per il trasporto pubblico e per le auto diesel Euro 5 ed Euro 6, investimenti nella mobilità sostenibile, sistemi innovativi di filtraggio dell’aria, rivestimenti fotocatalitici e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per la gestione del traffico. Il Piano prevede inoltre azioni rivolte agli allevamenti, agli impianti di riscaldamento e agli edifici per contenere ulteriormente le emissioni.

Illustrando il provvedimento nella precedente seduta, l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati aveva evidenziato il miglioramento registrato dagli ultimi dati di Arpa Piemonte, sottolineando che nel 2025 il biossido di azoto ha rispettato per la prima volta i limiti annuali su tutto il territorio regionale e che anche il particolato continua a diminuire.

La Commissione ha inoltre approvato la proposta che introduce una sperimentazione per valutare una possibile rimodulazione delle limitazioni agli abbruciamenti di sfalci e potature. Le eventuali deroghe saranno consentite solo in particolari condizioni meteorologiche individuate dai bollettini previsionali di Arpa Piemonte, fermo restando le norme sulla tutela della salute, della qualità dell’aria e della prevenzione degli incendi boschivi. Al termine della sperimentazione, la Regione valuterà se i risultati consentiranno di aggiornare il Piano e ridefinire la zonizzazione delle limitazioni.

Nel corso della discussione sono intervenuti per richieste di chiarimento i consiglieri Marina Bordese (FdI), Alice Ravinale (Avs), Gianna Pentenero (Pd), Roberto Ravello (FdI) e Alberto Unia (M5S).

Ufficio Stampa CRP

“Omaggio a Morbelli”, torna il concorso alla Colma di Rosignano

Sabato 18 luglio il prestigioso concorso di pittura estemporanea “Omaggio a Morbelli” ritornerà alla Colma di Rosignano nella dimora estiva “Villa Maria” del grande artista divisionista, il più osservante della tecnica del Neoimpressionismo Scientifico a cui dedicò l’intera esistenza. L’evento, organizzato da Marco Morbelli, nuovo presidente dell’Associazione “Amis d’la Curma”, darà opportunità di visitare lo studio del pittore, il giardino e l’orto curati dalla famiglia Morbelli resi maggiormente accessibili grazie all’impegno del Comune di Rosignano e dell’Istitito Agrario Luparia. Le opere esposte saranno valutate dalla presidente di giuria Giuliana Romano Bussola, Pio Carlo Barola, Piergiorgio Panelli, Laura Rossi, Elena Varvelli.

Anpas, assistenza all’Allianz Stadium

IL 95,5% DEGLI INTERVENTI SANITARI RISOLTO SUL POSTO

L’assistenza sanitaria garantita da Anpas Piemonte durante i sette grandi eventi musicali di giugno conferma il valore strategico del volontariato organizzato per la sicurezza della collettività e il supporto al Servizio sanitario regionale.

Sette grandi eventi musicali, quasi 300 mila spettatori e un dispositivo sanitario capace di garantire assistenza tempestiva, sicurezza e un concreto contributo all’alleggerimento dei Pronto soccorso. È il bilancio dell’attività svolta nel mese di giugno da Anpas Comitato Regionale Piemonte in occasione dei concerti ospitati all’Allianz Stadium di Torino.

La rete delle Pubbliche Assistenze Anpas ha assicurato la copertura sanitaria di sette eventi, tutelando circa 298.000 spettatori grazie all’impiego di 130 presenze associative889 presenze volontarie e 6.885 ore di servizio, con un dispositivo composto da 68 ambulanze17 Posti Medici Avanzati47 medici96 infermieri71 coordinatori dei volontari7 coordinatori sanitari e 9 mezzi logistici. Complessivamente sono stati distribuiti 4.310 litri d’acqua al personale impegnato nei servizi e 850 pasti.

Nel corso delle manifestazioni sono state assistite 268 persone. Di queste, 256, pari al 95,5%, sono state valutate, trattate e dimesse direttamente all’interno del dispositivo sanitario dell’evento, mentre soltanto 12 hanno richiesto il trasporto in ospedale. Oltre 21 pazienti sono stati completamente gestiti sul posto per ogni persona trasportata in Pronto soccorso, a conferma dell’elevata capacità del sistema di intercettare e risolvere i bisogni assistenziali senza gravare sulla rete ospedaliera.

L’intensità assistenziale registrata è stata pari a 0,90 interventi ogni mille spettatori. La quasi totalità degli interventi ha riguardato situazioni a bassa o media complessità: 110 codici bianchi, 148 codici verdi e 10 codici gialli, senza alcun codice rosso. Sono stati assistiti 181 pazienti nei Posti Medici Avanzati e 87 negli ambulatori sanitari allestiti all’interno dell’evento.

L’organizzazione di un presidio sanitario avanzato durante manifestazioni con un’elevata concentrazione di pubblico si conferma uno strumento fondamentale di prevenzione e di supporto al sistema sanitario. La possibilità di effettuare valutazioni cliniche, trattamenti e dimissioni direttamente sul posto riduce infatti il ricorso improprio ai Pronto soccorso, preservando risorse sanitarie e garantendo una maggiore disponibilità di personale, posti letto e servizi diagnostici per le emergenze più gravi. Il dispositivo contribuisce inoltre a diminuire i tempi di attesa, favorisce un utilizzo più appropriato della rete dell’emergenza-urgenza e rafforza la resilienza complessiva del sistema sanitario durante eventi ad alta affluenza.

La valorizzazione dell’attività svolta evidenzia anche il significativo contributo economico e sociale generato dal volontariato organizzato. Le 6.885 ore di servizio prestate gratuitamente rappresentano un valore convenzionale di 137.700 euro. A questo si aggiunge una stima di 61.440 euro quale valore economico potenziale delle prestazioni ospedaliere evitate grazie alla gestione sul posto dei pazienti, oltre a 53.976 euro riconducibili alle risorse organizzative, ai mezzi di soccorso, alle strutture sanitarie temporanee, alle attrezzature, alla formazione e al coordinamento operativo. Complessivamente, il valore economico-sociale generato dall’assistenza sanitaria ai concerti è prudenzialmente stimabile in 253.116 euro.

Fondamentale il ruolo svolto dall’associazione Anpas Croce Verde Torino, che ha curato il coordinamento operativo e il supporto logistico dell’intero dispositivo, mettendo a disposizione mezzi speciali, Posti Medici Avanzati completi di tende e dotazioni sanitarie, un ponte radio dedicato alle comunicazioni operative e ulteriori attrezzature specialistiche indispensabili per l’allestimento e il funzionamento dell’assistenza sanitaria durante tutti gli eventi.

L’attività è stata resa possibile grazie all’impegno congiunto di 29 Pubbliche Assistenze Anpas del PiemonteAmbulanza del VerganteCroce Bianca Acqui TermeCroce Bianca OrbassanoCroce Bianca RivaltaCroce Giallo Azzurra TorinoCroce Giallo Azzurra VolveraCroce Verde AlessandriaCroce Verde ArquateseCroce Verde AstiCroce Verde Bagnolo PiemonteCroce Verde BricherasioCroce Verde Castagnole delle LanzeCroce Verde CollegnoCroce Verde CumianaCroce Verde NoneCroce Verde OvadeseCroce Verde PineroloCroce Verde RivoliCroce Verde TorinoCroce Verde VillastelloneCroce Verde VillaverniaCroce Verde Vinovo Candiolo PiobesiGres SizzanoGruppo Volontari del Soccorso Sud Canavese di CalusoGruppo Volontari del Soccorso ClavesanaGruppo Volontari del Soccorso Cusio Sud OvestGruppo Volontari del Soccorso SanthiàIvrea Soccorso e Volontari del Soccorso Ornavasso.

Vincenzo Sciortino: presidente di Anpas Piemonte: «L’assistenza sanitaria ai grandi eventi rappresenta oggi una componente essenziale della sicurezza pubblica e della capacità di risposta del sistema sanitario. I dati di questi sette concerti dimostrano come un’organizzazione strutturata consenta di garantire assistenza tempestiva ai cittadini e, allo stesso tempo, di ridurre significativamente il ricorso ai Pronto soccorso, preservandone le risorse per le situazioni più complesse. Questo risultato nasce dalla forza della rete Anpas Piemonte, dalla professionalità e dalla disponibilità delle 29 Pubbliche Assistenze coinvolte e da un modello organizzativo che integra volontariato, coordinamento e logistica in un unico dispositivo operativo. In questo contesto, la Croce Verde Torino ha assicurato il coordinamento operativo e il supporto logistico dell’intero sistema, contribuendo alla realizzazione di un dispositivo sanitario efficiente e perfettamente integrato.

Desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento a tutte le volontarie e a tutti i volontari, ai coordinatori, ai professionisti sanitari e alle Pubbliche Assistenze che hanno partecipato a questo importante servizio. Ancora una volta Anpas Piemonte dimostra che il volontariato organizzato è una risorsa strategica per la sicurezza della collettività e un partner affidabile del Servizio sanitario regionale, capace di affrontare con competenza, organizzazione e spirito di servizio eventi di straordinaria complessità».

Luca Rittatore, direttore dei servizi Croce Verde Torino: «Da anni Croce Verde Torino collabora con Anpas Piemonte in occasione delle assistenze sanitarie alle partite domestiche di Juventus Fc presso Allianz Stadium. Questi eventi concertistici presso la struttura rappresentavano tuttavia una nuova importante sfida alla quale oggi possiamo guardare con grande orgoglio grazie alla capacità della rete associativa di coniugare la conoscenza dell’impianto con l’esperienza ormai decennale di assistenza a eventi live di medie e grandi dimensioni. La combinazione di questi due fattori, congiunta alla lucidità di programmazione e di iniziativa nell’affrontare le complessità specifiche del sito, ha permesso di ottenere questi risultati. Il mio ringraziamento va all’incredibile lavoro svolto dallo staff di direzione dedicato ai grandi eventi, all’ufficio autoparco di Croce Verde Torino con cui abbiamo strutturato modelli logistici in grado di fornire soluzioni tempestive ed efficaci alle necessità, e a tutti i volontari che hanno permesso la realizzazione delle assistenze, sia di Croce Verde Torino, quanto delle tante consorelle che hanno risposto con entusiasmo alla chiamata, indispensabili per garantire il raggiungimento delle risorse previste dai piani tecnico-sanitari e, altrettanto e più, per assicurare la copertura sanitaria delle fasi di allestimento».

L’assistenza sanitaria ai grandi eventi rappresenta oggi una componente essenziale della sicurezza pubblica. Oltre a garantire una risposta immediata ai bisogni sanitari degli spettatori, il sistema delle Pubbliche Assistenze costituisce una risorsa strategica per la tutela della salute collettiva, capace di prevenire, intercettare e risolvere bisogni di salute direttamente sul luogo dell’evento, contribuendo in modo concreto alla sostenibilità del Servizio sanitario regionale e alla sicurezza di centinaia di migliaia di cittadini.

L’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze – Comitato Regionale Piemonte Odv rappresenta oggi una delle più importanti realtà del volontariato sanitario italiano. La rete è composta da 81 associazioni e 17 sezioni distaccate, con il coinvolgimento di 11.066 volontari, 5.069 soci e 796 dipendenti.

Anpas Piemonte dispone di una flotta costituita da 469 autoambulanze, 274 mezzi per il trasporto di persone con disabilità, 248 automezzi destinati al trasporto persone e alle attività di protezione civile, oltre a due imbarcazioni. Ogni anno vengono effettuati oltre 602 mila servizi, di cui più di 207 mila nell’ambito dell’emergenza-urgenza 118, per un totale di oltre 20 milioni di chilometri percorsi.

Il giuramento dei nuovi capitreno

Questo pomeriggio, nella Sala Carpanini di Palazzo di Città di Torino, 12 nuovi capitreno hanno prestato giuramento alla presenza di Chiara Foglietta, Assessora ai Trasporti e alla viabilità del Comune di Torino, di Marco Gabusi, assessore ai Trasporti della Regione Piemonte e Giuseppe Falbo, Direttore Regionale Piemonte di Trenitalia.

La procedura di giuramento è prevista per assumere il ruolo di Pubblico Ufficiale che i neo-capitreno rivestiranno nella loro attività lavorativa.

Hanno giurato 8 ragazze e 4 ragazzi, tra i 21 ed i 30 anni, selezionati tra migliaia di candidature dopo un accurato scouting aziendale.

I ragazzi selezionati hanno seguito un lungo percorso formativo sia in aula che a bordo treno, concluso oggi con la cerimonia di giramento. Tra pochi giorni inizieranno ufficialmente la loro carriera a bordo dei treni regionali piemontesi.

Un percorso ricco di elementi teorici e pratici nel quale sono stati trattati con particolare attenzione i temi della sicurezza, dell’accoglienza e dell’informazione ai passeggeri. Durante la formazione pratica i giovani sono stati affiancati da colleghi più esperti dai quali poter apprendere gli aspetti più concreti del mestiere.

I capitreno sono il punto di riferimento essenziale per i viaggiatori sia a bordo treno che a terra. Accolgono, orientano e informano le persone fornendo indicazioni e verificano i titoli di viaggio dei passeggeri provvedendo, se necessario, alla loro regolarizzazione. Il capotreno, nello svolgimento delle proprie mansioni, assume il ruolo di Pubblico Ufficiale sorvegliando la sicurezza e la regolarità della circolazione del treno di cui è responsabile.

Le assunzioni della Direzione Regionale Piemonte di Trenitalia negli ultimi tre anni sono state di 209 capitreno e di 156 macchinisti.

Un processo di ricambio generazionale che rappresenta un’opportunità di lavoro per i giovani del territorio e va di pari passo con il progressivo rinnovo della flotta del Regionale – con 65 treni di ultima generazione in circolazione – che proseguirà quest’anno con l’arrivo di nuovi convogli in linea con quanto stabilito dai Contratti del Servizio Ferroviario Metropolitano e Regionale con la Regione Piemonte e l’Agenzia per la Mobilità.

Il 14 luglio e l’identità nazionale

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

La Francia celebra la sua festa nazionale a Parigi e in tutti i centri, anche i più piccoli, con cerimonie e ricordi della Presa della Bastiglia, un evento più simbolico che realmente rivoluzionario. La Rivoluzione arrivò dopo e portò il terrore, che fu la fine dell’era della ragione per cui la Francia fu benemerita. Il giacobinismo cercò di sdradicare la storia stessa della Francia, innalzando insieme la ghigliottina e l’albero della libertà, un ossimoro. Ma la bufera, alla fine, venne fatta cessare da Napoleone, che pure continuò alcune idee della Rivoluzione.

Dal 1789 sono passati oltre due secoli e l’acqua che è passata nella Senna ha cancellato le forme più estreme a cui giunse la Rivoluzione. Ma certi valori iniziali di fondo sono rimasti. La libertà e l’eguaglianza si sono fuse nella fraternità, o fratellanza, un concetto assai diverso, forse utopistico, che ha anche una lontana radice cristiana.

L’unità nazionale uscì rafforzata da una scelta repubblicana che, salvo i due periodi bonapartisti, rimase una scelta di non ritorno. Anche l’anticlericalismo rivoluzionario lasciò come sedimento un laicismo quasi assoluto, che ebbe il suo trionfo nella III Repubblica.

Va aggiunto che il pensiero liberale di Tocqueville non ebbe seguaci e che la storia francese non conobbe mai un’età liberale, ma ricadde nel 1848 e nel 1871, con la Comune, nella demagogia complottarda della gauche, che resta una costante della storia francese.

Pur con queste esperienze storiche alle spalle, la Francia oggi vive una passione civile nazionale rafforzata nei decenni. Che ci sia al potere De Gaulle, un grande, o Macron, un piccolo, i francesi non rinunciano a sentirsi orgogliosamente francesi. Uno dei motivi è aver riconosciuto come riferimento comune la Grande Rivoluzione, che aprì l’Europa tutta alla contemporaneità.

In Italia è impossibile trovare una data identitaria comune per tutti gli italiani. Certo non può essere il 25 aprile, che segnò anche la fine – solo apparente – di una guerra civile sanguinosa, lasciando odi e morti che ancora oggi evocano un passato che non è passato, come diceva Bobbio.

Non parliamo del 2 giugno, che vide gli italiani divisi quasi a metà, i quali forse si sarebbero ricacciati in un’altra guerra civile se il buon senso di un Re, che partì per l’esilio, non lo avesse impedito, potendo fare affidamento sulla statura politica di De Gasperi. Le divisioni del 2 giugno oggi sono storicamente e politicamente superate, ma quelle del 25 aprile non sono archiviate, perché il dualismo fascismo e antifascismo non appare archiviato.

Le uniche date che restano sono quella del 4 novembre (non più festa della Vittoria, ma delle Forze Armate) e il 17 marzo 1861, che però segnò la proclamazione del Regno e non dell’Unità nazionale. Sono due date che non hanno a che fare con la storia della Repubblica. Un piccolo politico cercò di confondere le acque, “republicanizzando” il 17 marzo, definito festa della bandiera e della Costituzione e persino dell’inno, un pastrocchio privo di senso storico che non piacque a nessuno e non ebbe seguito.

Per questo motivo gli italiani, che hanno comunque una storia molto diversa dai francesi, non potranno per ora scendere in piazza a sventolare il tricolore come simbolo di unità nazionale. L’Italia dei mille campanili, l’Italia a cui fu impedito di unificarsi e che fu condannata alla perdita dell’autonomia politica, non potrà mai essere come la Francia, che ha una storia unitaria di secoli, precedente alla Rivoluzione, che ha consentito ai francesi di formarsi un’identità nazionale che neppure oggi possediamo, perché restiamo il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini, comunque denominati. La Francia ha trovato perfino nel volto di una famosa attrice l’occasione per sentirsi francese. Le attricette italiane prestano il loro volto per le manifestazioni di partito, mai per quelle della Nazione, idea trascurata di cui scrisse il grande storico Federico Chabod.

“La partecipazione selezionata della Giunta Comunale che ha paura anche della sua ombra”

Caro direttore,

sul sito della Città, a cose fatte, secondo la nuova linea della partecipazione cui è scesa la Amministrazione comunale, abbiamo saputo che la sera del 9 luglio alle Gallerie d’Italia si è tenuto il talk”Torino: il futuro ha una storia antica”. Il Sindaco, la Rettrice della Università e il Rettore del Politecnico moderati da una brava giornalista della RAI, Chiara Pottini, si sono confrontati in una conversazione informale sulle prospettive dello sviluppo e sulle future vocazioni della Città.
Una Città che in molti anche nella Amministrazione considerano in declino malgrado dal 1993 sia amministrata da Amministrazioni di sinistre autodefinitesi  progressiste per potere ottenere l’appoggio di mondi di centro che con la sinistra a Torino non si erano mai accompagnati. Mentre le analisi non proprio esaltanti di Banca d’Italia e dell’IRES erano state presentate a tutta la Città qui a sentire parlare di futuro , chi dopo trent’anni non ci presenta una Torino proprio in forma , gli inviti sono stati fatti nell’assoluto riserbo e nel circolo chiuso di quelli cui piace la torino con la t minuscola, che non si sono indignati quando un Vescovo genovese figlio di un operaio cassaintegrato arrivato a Torino la aveva vista divisa in due , la metà della Città che sta bene che non si accorge della metà della Città che sta male. Un giudizio che per essere nella Città dei Santi sociali non era proprio il massimo.

Eppure a me sarebbe piaciuto sentire il parere della Professoressa Prandi , una donna sincera, colpevole di aver detto che Lei in  Barriera non avrebbe mai abitato, e il Prof. Corgnati. Anche a me sarebbe piaciuto vedere il filmato sulla Storia della nostra Città. Neanche aver organizzato la più grande Piazza della Società civile torinese SITAV, una piazza che salvò l’opera più importante per il futuro di Torino, non mi ha dato il diritto di essere invitato nella bella Sala del Sanpaolo. Così mentre il Sindaco  sfuggiva il confronto, noi dell’UDC con una trentina di amici abbiamo iniziato a parlare di Torino, dei suoi problemi economici, sociali, dell’isolamento in cui vivono oltre centomila anziani, delle difficoltà economiche di tanti cassa integrati e abbiamo iniziato a discutere alcune proposte per rilanciare la economia e il lavoro nella nostra Città.
La proposta di istituire una ZES anche al Nord mi sembra interessante anche se complicata. Con la Zes le aree industriali del Nord diventerebbero più competitive e si potrebbe far arrivare un secondo produttore di auto , il settore più importante della economia piemontese. Torino dovrà puntare molto di più del passato recente sulla Organizzazione di grandi Congressi o di Fiere internazionali.  Mentre aspettiamo di capire cosa stiano facendo nel Centro per la Intelligenza Artificiale. Così come occorre accelerare la costruzione della TAV l’opera che ci porterà oltre un milione di turisti in  più all’anno.  Ci stiamo preparando alle prossime elezioni comunali,  perché se si vuole rilanciare davvero il Lavoro e la Sicurezza a Torino , occorre assolutamente cambiare l’amministratore delegato come farebbero gli azionisti di  qualsiasi grande azienda in calo da oltre vent’anni. C’è qualcuno che vuole continuare ad appoggiare la sinistra con una Città che nelle classifiche dei giornali economici e’ scesa di molti punti?

.
Mino GIACHINO
UDC Torino

Piemonte, beni sequestrati e confiscati alle mafie: accordo siglato a Roma

Sottoscritto oggi al Viminale, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario Wanda Ferro, un accordo tra la Regione Piemonte e l’Agenzia nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc).

Firmatari dell’accordo il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il direttore dell’Anbsc, Maria Rosaria Laganà, presente anche il vicepresidente della Regione con delega al Contrasto alle mafie Maurizio Marrone.
L’accordo rappresenta un passo concreto verso una gestione sempre più coordinata, rapida ed efficace dei beni confiscati alla criminalità organizzata presenti sul territorio piemontese. L’obiettivo condiviso è quello di favorirne il recupero, la valorizzazione e il riutilizzo per finalità sociali, istituzionali e di pubblica utilità, restituendo alla comunità il patrimonio sottratto alle mafie.
Al 31 dicembre 2025, in Piemonte risultano censiti 1.466 beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, di cui 548 già destinati e 918 ancora in gestione dell’Anbsc. I numeri evidenziano la rilevanza del patrimonio confiscato nella regione e la necessità di rafforzare gli strumenti di collaborazione istituzionale per accelerarne la destinazione e il riutilizzo. Il recupero dei beni confiscati alle mafie può infatti generare nuove opportunità di lavoro e sviluppo sociale, servizi pubblici, inclusione, sostegno alle fasce più fragili della popolazione e interventi di rigenerazione urbana.
L’intesa permette la costruzione di una governance stabile tra Regione Piemonte, Anbsc ed Enti locali, finalizzata a superare gli ostacoli procedurali, velocizzare i processi di destinazione dei beni e sostenere concretamente i Comuni nella loro valorizzazione. Attraverso la condivisione delle informazioni e il coordinamento operativo sarà così possibile individuare più rapidamente le soluzioni più efficaci per il recupero e il riutilizzo degli immobili confiscati.
Attualmente la Regione Piemonte, grazie all’azione dell’Assessorato per il contrasto alle Mafie, è in prima fila nel sostenere i Comuni assegnatari dei beni confiscati, attraverso i bandi regionali che promuovono il recupero e il riutilizzo. La collaborazione con Anbsc consentirà di integrare le competenze regionali con quelle dell’Agenzia nazionale, creando un modello virtuoso di intervento sul territorio.
La collaborazione tra Regione Piemonte e Anbsc punta infine anche a diffondere la cultura della legalità attraverso iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte agli Enti locali e alla cittadinanza.
“Il grande significato di questo accordo è che non è soltanto un documento di intenti, ma si traduce in un’azione concreta che ci permette di facilitare i rapporti e di arrivare più facilmente alla conclusione dei percorsi che consentono di restituire alla comunità un bene confiscato e far vedere che lo Stato c’è e che lo Stato vince – dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’assessore Maurizio Marrone – Come Piemonte lo affianchiamo a un altro protocollo, che abbiamo sottoscritto insieme alla Prefettura di Torino e alla Procura Generale del Piemonte per sostenere la figura del testimone di giustizia. Due accordi che ci consentono di dire, di aver compiuto un passo in più a favore della legge e della legalità ed è importante farlo a pochi giorni dall’anniversario della strage di via d’Amelio e nel ricordo di Paolo Borsellino che, insieme a Giovanni Falcone e tanti altri, ha pagato con la vita la lotta alla mafia”.

“Marilyn # 100” sulla “Pista 500” del Lingotto

Per il Centenario dalla nascita della mitica “Bomba Bionda”, con il capolavoro restaurato “A qualcuno piace caldo”

Venerdì 17 luglio, ore 21,30

Con la versione originale e sottotitolata della celeberrima commedia di Billy Wilder (un “Premio Oscar” e tre “Golden Globe”) “A qualcuno piace caldo – Some Like It Hot” (1959), l’Arena sul tetto del Lingotto, suggestiva location della Rassegna “Cinema sulla Pista 500”, diventerà, il prossimo venerdì 17 luglio (ore 21,30) eccezionale palcoscenico per una serata speciale intitolata “Marilyn # 100” e dedicata a celebrare il 100° anniversario dalla nascita dell’indimenticata e indimenticabile Marilyn Monroe (al secolo Norma Jeane Mortenson), intramontabile icona e mito senza tempo della filmografia mondiale, la “prima vera sex symbol”, come ebbe a definirla Marlene Dietrich, la “Divina Lili Marlene”.

Nata a Los Angeles il 1° giugno del 1926 e scomparsa per “probabile suicidio” causato da un’overdose acuta di barbiturici (ma le circostanze del decesso restano a tutt’oggi avvolte nel mistero), sempre a Los Angeles, il 5 agosto del 1962Marilyn (nome d’arte propostole dal produttore Ben Lyon, mentre “Monroe” fu da lei stessa scelto e condiviso con il cognome da nubile della madre) verrà ricordata attraverso quello che è considerato il “vertice assoluto” della sua filmografia comica, quell’“A qualcuno piace caldo”, per l’appunto, inserito nel 2000, dall’“American Film Institute” al primo posto nella classifica delle migliori cento commedie statunitensi.

Per restituire al pubblico tutta l’emozione, la genialità narrativa e lo splendore visivo originale, la pellicola, girata interamente in bianco e nero (per scelta dello stesso Wilder che giudicava all’epoca non ancora ottimale la “tecnica del colore”) e interpretata al fianco di due immensi Tony Curtis e Jack Lemmon, sarà presentata, come detto, in un’esclusiva “versione restaurata” in “lingua originale” e con “sottotitoli in italiano”.

Serata tributo, quella del prossimo venerdì sul “tetto del Lingotto” si inserisce nel cuore della terza edizione della rassegna estiva organizzata da “Distretto Cinema” e “Pinacoteca Agnelli”, in collaborazione con “Film Commission Torino Piemonte” e “Museo Nazionale del Cinema”, in programma fino al 26 luglio con inizio sempre alle 21,30.

Considerato, a ragione, uno dei capolavori nella storia del cinema americano (tanto da essere stato scelto nel 1989 “per la conservazione” nel “National Film Registry” della “Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America”), il film offrirà agli spettatori l’opportunità di rivedere o scoprire per la prima volta (una grande occasione per i più giovani!) sul grande schermo “una macchina narrativa perfetta”, un felice intreccio di ironia, suspense e pura geniale comicità, in cui Marilyn, nei panni dell’indimenticabile suonatrice di ukulele “Zucchero Candito”, incarna “tutto il suo fascino, la sua vulnerabilità e i suoi perfetti tempi comici” in una performance che ha contribuito a farne un’icona per eccellenza di femminilità e di tutto il “glamour hollywoodiano”, artefici di quel successo planetario così in contrasto e forse deleterio, nella vita reale, con la profonda fragilità umana di una donna, Norma Jeane, che dentro si portava pesanti traumi infantili, angoscianti insicurezze e il bisogno, sicuramente, di essere amata ed apprezzata per la sua vera essenza, così distante dal semplice cliché di“bambola sexy”.

La trama, incentrata – in pieno “proibizionismo”- su due squattrinati musicisti jazz (il sassofonista Joe ed il contrabbassista Jerry) – in fuga dalla mafia e braccati dalla gang di “Ghette” Colombo, quali testimoni pericolosi per aver assistito involontariamente alla celebre “strage di San Valentino” – che si camuffano da donne (Josephine e Daphne) in un’orchestra femminile, dipana equivoci esilaranti e canzoni iconiche entrate nella storia del costume.

 A qualcuno piace caldo” non è solo, però, una commedia brillante, ma anche una modernissima e graffiante “satira sui ruoli di genere che continua a sfidare le convenzioni sociali e il passare del tempo”, fino al suo leggendario finale, allorché, durante un’ennesima fuga, “Zucchero” cade fra le braccia di Joe, nonostante il suo confessarsi quale bugiardo squattrinato, mentre Jerry rivela a un miliardario un po’ confuso e innamorato della sua “alias” Daphne di essere, in realtà un maschio, sentendosi inaspettatamente rispondere: “ Well … Nobodj’s perfect – Beh … Nessuno è perfetto”. Battuta inserita, pare, al quarantottesimo posto nella classifica delle migliori cento battute del cinema statunitense.

Informazioni utili per il pubblico

L’accesso alla suggestiva Arena all’aperto avviene direttamente attraverso la biglietteria della “Pinacoteca Agnelli”, situata all’interno del “Centro Commerciale Lingotto”. I biglietti per la “serata speciale” possono essere acquistati sul portale web ufficiale della “Pinacoteca Agnelli” al prezzo di 7 euro per la tariffa intera e di 5 euro per la tariffa ridottariservata ai minori di 12 anni e ai “caregiver”.

Gianni Milani

Nelle foto: Una scena dal film; “Some Like It Hot”, il Poster