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Reggia di Venaria, “Eredità visiva di tre generazioni”

La  Reggia di Venaria ospita dal 28 maggio al 30 agosto prossimi, lungo la Promenade della Galleria Alferiana, una nuova mostra fotografica dal titolo “Eredità visiva di tre generazioni”.
L’esposizione, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento dell’architetto Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, personalità e enti, che hanno consentito il suo allestimento e la sua realizzazione ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che, nel corso di tre quarti di secolo, si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini scattate dalla macchina fotografica, dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale.

Si tratta di un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione dell’immagine tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
La mostra è  articolata in tre sezioni ordinate in senso cronologico, ciascuna dedicata a un membro della famiglia e si apre con le fotografie del padre Stefano, seguite da quelle del figlio Paolo, per chiudere con le elaborazioni e produzioni digitali del nipote Filippo.
Di Stefano Robino ( 1922-2017) sono presenti 85 stampe fotografiche, realizzate tra il 1948  e il 1970, che ricostruiscono l’attività di questo autore che, nelle sue stesse parole, ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante la notorietà raggiunta a partire  dalla metà  degli anni Cinquanta, con partecipazione a mostre e concorsi internazionali e la pubblicazione su importanti riviste quali “Il Corriere Fotografico”, “Ferrania”, “Leica Photografie”, “Life” e “Modern Photography”.
Il lavoro condotto sull’archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha permesso di comprendere il suo processo di produzione e le tematiche da lui privilegiate, i Luoghi, le Fabbriche, le Figure, i Racconti, per chiudere con una sezione intitolata L’Archivio rivisitato, che si propone come una ulteriore apertura, quasi un suggerimento di ricerca, costituita di immagini che egli non aveva scelto, non aveva mai stampato, ma che ancora oggi ci appaiono suggestive e stimolanti.

Sono 54 le fotografie in mostra di Paolo Robino ( 1952), professionista dal 1978. La sua sequenza antologica parte dai primi anni Settanta, quando raccoglieva l’eredità artistica del padre, per giungere fino alle ultimissime produzioni, con un’ampia proposta di campagne di documentazione del patrimonio artistico e architettonico, indicata anche dal progressivo passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale, cui si aggiungono alcuni ritratti  e figure ambientate, tracce di legami affettuosi professionali e personali.

Ambiente digitale e immagine di sintesi sono ormai il territorio di elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali ( FX Artist)  e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali. In mostra l’artista fotografo propone  un interessante video di animazione in AI delle fotografie realizzate  dal nonno Stefano  e uno Showreel personale con estratti delle proprie produzioni VFX per film e serie TV, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.

MM

Ricerca di persone scomparse, esercitazione alle Nuove

Alcuni binomi dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana ODV   capitanati dal Caposquadra Vassilia Sacco saranno impegnati, domenica 31 maggio, in una speciale esercitazione operativa presso il Museo del Carcere Le Nuove di Torino, luogo della memoria cittadina e contesto particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, ambientale ed emotivo.

L’attività avrà l’obiettivo di consolidare le competenze dei binomi nella ricerca di persone scomparse in ambiente confinato, urbano e strutturalmente articolato. I percorsi di lavoro si svilupperanno tra corridoi, scale, cambi di quota, ambienti chiusi, passaggi stretti e aree caratterizzate da una forte stratificazione odorosa.

Un contesto come quello del Museo Le Nuove rappresenta, per le Unità Cinofile, un banco di prova di grande valore. Non si tratta soltanto di seguire una traccia: il lavoro richiede capacità di lettura dell’ambiente, gestione delle contaminazioni, lucidità operativa, precisione tecnica e pieno rispetto del cane in ogni fase della ricerca.

I cani lavoreranno uno alla volta, sotto la supervisione degli istruttori e nel massimo rispetto della struttura ospitante. Gli esercizi saranno orientati alla simulazione di scenari realistici di ricerca, con particolare attenzione alla gestione della longhina, alla lettura del comportamento del cane, alla capacità di osservazione del conduttore e all’applicazione delle procedure operative previste in caso di intervento reale.

«La ricerca di persone scomparse richiede preparazione, metodo e responsabilità. Ogni esercitazione è un’occasione per crescere come binomio e come squadra, ma anche per ricordare che dietro ogni intervento reale c’è una persona da ritrovare e una famiglia che aspetta una risposta», dichiara Ivan Schmidt,  Capo Formatore dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana.

La scelta del Museo del Carcere Le Nuove non è casuale. Si tratta di un luogo carico di storia, memoria e silenzio, capace di offrire ai binomi un ambiente unico per lavorare su concentrazione, precisione, controllo emotivo e gestione di scenari non convenzionali. La formazione delle unità cinofile di soccorso passa anche da contesti complessi, capaci di avvicinare l’addestramento alla realtà operativa delle ricerche.

L’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana prosegue così il proprio percorso di formazione continua, con l’obiettivo di mantenere elevati standard tecnici e operativi nella ricerca persone, nel mantrailing e nelle attività di supporto alle emergenze.

Un ringraziamento particolare va alla direzione e ai volontari del Museo del Carcere Le Nuove di Torino per la disponibilità e la sensibilità dimostrata nell’ospitare un’attività formativa di alto valore sociale.

«Siamo molto felici di ospitare un momento di formazione delle Unità Cinofile della Croce Verde di Cumiana: è un’immagine potente e significativa quella di esercitarsi per un lavoro che accende la speranza e che cerca la vita in un luogo in cui le mura sono intrise di atti di eroismo e coraggio, ma anche di sofferenza e sacrificio», dichiara Maria Di Marco, presidente dell’Associazione Nessun Uomo è un’Isola, che gestisce il Museo del Carcere Le Nuove.

Cities Mission Conference 2026. A Torino oltre 600 delegati da tutta Europa

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Dalle infrastrutture energetiche ai nuovi spazi pubblici, dalla mobilità intelligente alla rigenerazione urbana: si è aperta ieri la Cities Mission Conference 2026. Fino al 29 maggio, il capoluogo piemontese ospita i rappresentanti delle città europee impegnate nella missione UE ‘100 città intelligenti e a impatto climatico zero’ per un confronto su progetti, strumenti e soluzioni già in fase di realizzazione.

Teatro delle sessioni principali del forum saranno le OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino, ex complesso industriale ferroviario oggi riconvertito in uno spazio dedicato a cultura, innovazione e sperimentazione, simbolo della capacità della città di rigenerare spazi e funzioni urbane in chiave sostenibile.

L’evento è organizzato dalla Commissione Europea, da NetZeroCities e dalla Città di Torino, in collaborazione con i partner locali Politecnico di Torino, OGR Torino e Cottino Social Impact Campus. Oltre 600 i partecipanti tra amministratori locali, decisori pubblici, tecnici ed esperti provenienti da tutta Europa che si riuniranno per approfondire le politiche urbane per la neutralità climatica, l’attuazione dei Climate City Contracts e gli strumenti necessari ad accelerare la transizione ecologica nelle città europee.

“La Cities Mission Conference è un’occasione per mostrare come la transizione climatica non sia un obiettivo astratto, ma un insieme di interventi che stanno già trasformando Torino – spiega il sindaco Stefano Lo Russo -. Accogliere le città europee significa anche condividere esperienze, strumenti e soluzioni che possono accelerare questo percorso comune verso la neutralità climatica.”

La sessione inaugurale della Conferenza è in programma domani, giovedì 28 maggio, alle ore 9.00 nella Sala Fucine delle OGR Torino e vedrà gli interventi del Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e di rappresentanti nazionali ed europei. L’apertura istituzionale rappresenterà il momento centrale di avvio dei lavori e offrirà un quadro delle sfide e delle opportunità che le città europee stanno affrontando nel percorso verso la neutralità climatica.

Già oggi però l’appuntamento entra nel vivo con le City Dives, 14 visite studio tematiche che porteranno i partecipanti direttamente nei luoghi in cui Torino sta già sperimentando e realizzando soluzioni concrete per la transizione ecologica. Le visite anticipano l’avvio delle sessioni plenarie e dei tavoli istituzionali, in programma dal 28 al 29 maggio alle OGR Torino.

 “Le City Dives rappresentano uno degli elementi più significativi dell’iniziativa perché portano il confronto direttamente nei luoghi in cui le politiche climatiche prendono forma – sottolinea Chiara Foglietta, assessora alla Transizione Ecologica della Città di Torino -. È qui che si vede come energia, mobilità, spazi verdi e rigenerazione urbana siano parti di una stessa strategia di trasformazione della città, già in atto nei quartieri di Torino.”

Questi sopralluoghi attraversano diversi quartieri e ambiti della città, raccontando Torino come un laboratorio urbano a cielo aperto: energia, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, housing sociale, infrastrutture verdi, economia circolare e innovazione sociale. Il percorso mostra come gli obiettivi del Climate City Contract si traducano in interventi concreti, infrastrutture operative e sperimentazioni già attive nei quartieri cittadini.

Le visite, organizzate con il coinvolgimento di imprese pubbliche e private, università, fondazioni, centri di ricerca, realtà del terzo settore e amministrazione comunale, costituiscono uno dei momenti centrali della manifestazione: occasioni di confronto diretto tra città europee su modelli replicabili, governance, finanziamento e attuazione delle politiche urbane per il clima.

Alcune City Dives offrono scenari particolarmente efficaci per raccontare in modo immediato e visivo come la trasformazione urbana sostenibile stia già cambiando il volto di Torino. Dai sistemi di accumulo termico e dalle infrastrutture energetiche sotterranee dell’Heat Garden e della cabina Arbarello, fino al Centro 5T che gestisce traffico, ZTL e servizi digitali in reale per la città e l’area metropolitana, emergono esempi concreti di innovazione urbana applicata. Altre tappe mostrano invece come le strade cittadine diventino spazi di sperimentazione per la mobilità attiva e la sicurezza urbana attraverso sensori, rilievi e nuove soluzioni progettuali.

Il racconto della trasformazione urbana passa anche attraverso il rapporto tra città e ambiente naturale, con i percorsi dedicati al Parco del Valentino e alle rive del Po, dove infrastrutture verdi e blu, cantieri e interventi di riqualificazione restituiscono centralità al fiume e agli spazi pubblici. I Climate Shelters mostrano invece come piazze e aree urbane possano essere ripensate come rifugi climatici contro il caldo estremo grazie ad alberature, superfici permeabili e soluzioni nature-based.

I tour dedicati all’Ex-MOI, al Parco Dora e all’Environment Park raccontano infine alcuni dei più significativi processi di rigenerazione urbana della città: dall’ex Villaggio Olimpico trasformato in progetto di housing sociale, fino alle grandi aree industriali riconvertite in parchi urbani e poli per l’innovazione ambientale. Anche la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea entra nel programma come esempio di riqualificazione energetica e di ripensamento del ruolo culturale e sociale degli spazi pubblici.

La Cities Mission Conference 2026 conferma così Torino come uno dei principali laboratori europei della transizione urbana sostenibile, capace di trasformare obiettivi climatici in progetti concreti e modelli replicabili per le città europee.

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Orsini magnifico, una vita di teatro, amori e amicizie

Per la stagione dello Stabile, al Carignano, sino al 31 maggio

In quest’epoca di opacità in cui l’asticella della Cultura continua a scendere inesorabilmente e sempre più in fretta, dove da molte parti e in altrettanto molte occasioni il pressapochismo la fa da padrone, dove la Storia (qui, quella teatrale, con i suoi visi e i suoi titoli e le sue tappe impresse nella memoria) è ormai stata cancellata pressoché del tutto, dove la lingua italiana, e la dizione, è in via di estinzione – quando le menti della Crusca gridano al netto pericolo -, soppiantata da messaggi e messaggini insulsi che abbreviano se non cancellano, beh, in quest’epoca, andate anzi correte a guardare e a sentire – a Torino, al Carignano, sino a domenica 31, per la stagione dello Stabile torinese – il viso e la voce del novantaduenne Umberto Orsini – li ha fatti il 2 d’aprile scorso – con i suoi ricordi, con il suo vestito di scena che non vuol indossare sino all’ultimo, con quelle volute di fumo che al riparo del proprio camerino vorrebbe assaporare e che per un po’ il pompiere di servizio gli nega. “Prima del temporale” non è un amarcord di fatti eclatanti o una serata d’onore del grande attore, non è un monumento a se stesso, non è la volontà del laudator temporis acti: “Prima del temporale”, con quell’Attore che prima d’indossare le battute e la vicenda del Signore strindberghiano, è una festa, è una cavalcata che abbraccia con le sue pause, con i suoi momenti divertiti e dolorosi che sono poi quelli di una vita, della vita di ognuno di noi, settant’anni di teatro e di vita teatrale, grandiosa, incancellabile, magnificamente affollata e stupendamente vissuta.

Prima del temporale” è un doveroso ripiegarsi di un vecchio progetto, dovuto all’amicizia e alla collaborazione tra Orsini e Massimo Popolizio – che oggi crea una regia rispettosa, di piccoli tocchi, ma sempre presente e attenta a concretizzarsi con proiezioni, con brevissimi filmati, con le luci e le ombre, magari con un trenino che passa in scena e che ti riporta alla mente quello con cui giocava nella infanzia il piccolo Gaiev del “Giardino” di Strehler -, un “Temporale” che doveva prendere forma ma azzerato con la tragedia del Covid, oggi riproposto sotto veste diversa. Le radici dello spettacolo stanno in “Sold out”, una sorte di confessione/autobiografia pubblicata sette anni fa da Laterza, la traccia lunga 80’ è il tempo cadenzato prima dell’andata in scena, tra le pareti bianche di un camerino di un vecchio teatro di provincia, con i suoi tubi blu del riscaldamento ancora in bella vista, dove è il termine della tournée di “Temporale”, l’ultima replica, quando la giovanissima sarta di scena (ha solo ventidue anni) va e viene con le chiacchiere di ogni sera e ascoltando molto (una convincente Diamara Ferrero), dove il pompiere (il colorito Flavio Francucci) avrà pure lui la sua unica battuta (del lampionaio) da dire visto l’infortunio improvviso di un attore. Mentre Orsini racconta. Un destreggiarsi tra la maschera e il volto, recita e vita, realtà e finzione, incontri e memorie, innamoramenti e perdite. Racconta del ragazzo che voleva diventare avvocato e che al contrario, era il 25 settembre del 1955, con i soldi per il viaggio prestati da mamma e fratello (che a sua insaputa l’aveva iscritto ad un esame all’Accademia), se ne andò dalla provincia a Roma, con il gran battesimo e l’ottimo auspicio di un incontro, proprio su quel treno, con Orson Welles. Del provino con “L’uomo dal fiore in bocca” – “da metà in poi, mi raccomando!”, tranfia l’esaminatore stufo del solito Pirandello e che ha già deciso che quel ragazzo attore non lo sarà mai, mentre lui attacca sicuro “caro signore, ecco, venga qua… qua sotto questo lampione, venga, le faccio vedere una cosa, sotto questo baffo, epitelioma si chiama” – e della borsa di studio, della ricerca di una pensione, “magari questa di via Salaria, così qualche giorno ti incontro Visconti che abita nei paraggi, no, 750 lire a notte sono troppe, meglio quest’altra a 150”, delle prime amicizie, Alberto Arbasino e Peppino Patroni Griffi e Pierino Tosi, e le giornate sulla spiaggia di Ostia, e quella lunga anni e anni, quotidiana, con Corrado (Pani) – “Corradino, Corradino, sei quello che mi manca di più” -, la telefonata del mattino che sempre lo svegliava, il linguaggio colorito, l’annoiata confessione delle continue tournée.

Racconta del suo primo ingresso nel teatro, racconta del “Diario di Anna Frank” e della Compagnia dei Giovani, di come Romolo (Valli) l’avesse posto sotto l’ala di protezione e di insegnamento di Rossella (Falk), “sai, quelle vocali chiuse e aperte…”, come ne fosse nata un’amicizia presto mutata in un amore: un amore che tornerà a essere amicizia, lunga una vita e pronta a farsi ora scambievole protezione, “ti sei ammalata un paio d’anni prima di morire, io l’ultima estate venivo a casa tua quasi ogni giorno e ti pregavo di aiutarmi, a ripassare un testo che avrei portato in scena, a sbagliare di punto in bianco le vocali aperte e chiuse, nella finzione ultima che tu mi potessi correggere, come quei vecchi tempi”. Rossella e Umberto sembrano discorrere ancora oggi, da quelle immagini, con lei che gli manda un “ciao” e lo saluta con la mano, in uno degli ultimi momenti dello spettacolo. Un commiato, definitivo. Momenti di dolore, anche momenti d’allegria, da rotocalco, da gossip: come quando la produzione francese lo chiama per il capitolo secondo di “Emmanuelle”, lui nicchia ma il cachet mette certamente voglia e convince. Nella roulotte del primo attore, al riparo del sole della Polinesia, arriva “la più bella donna che io avessi mai conosciuto”, Sylvia Kristel, in un amen eccola come mamma l’ha fatta, venuta lì a spiegare “et bien, Umbertò, quand je serai sur toi tu dois immédiatement mettre tes mains sur mes fesses, comment dites-vous italiens, le chiappe… voilà, pour cacher subìto la mia cellulite.”

Ci sono le ore di preparazione, magari con una matita tra i denti, il ripetere incessante le battute – ricordo che, accordandomi per un’intervista, un altro monstrum, Lina Volonghi, mi disse di essere nel suo camerino per le 18, lei già ci sarebbe stata per ripetere tutto il testo che la sera avrebbe recitato, se ben ricordo anche quello dei tanti compagni in scena: esistono ancora quegli attori? -, durante le notti seminsonni o le partite di tennis, c’è spazio per un’altra fidanzata, “no, signora, non sono il fidanzato delle Kessler, di una sola, signora, di una sola”, nel ricordo di una ragazza dalle lunghe gambe che con la sorella aveva incontrato un giorno nel bar della Rai di via Teulada, loro pronte in costume per registrare il dadaumpa, lui per essere Ivan nei “Fratelli Karamazov” di Bolchi, pronto a registrare la media dei 15 milioni di spettatori a puntata. C’è spazio per aggrapparsi con la voce che si alza disperata al ricordo di altri amici, il Ronconi delle tante prove, da “Besucher” all’”Uomo difficile” ad “Affabulazione” e il Visconti di “Vecchi tempi”, c’è spazio per richiamare dal nulla la figura del padre, quel borghese di Novara che aveva perso un occhio in guerra e che soprattutto “perché non mi hai mai preso in braccio, perché non mi sono mai seduto sulle tue ginocchia? perché non mi hai mai dato una carezza?”: ed è il momento forse più alto e doloroso della grande prova di un Grande Attore, dello scavare quanto più può dentro il suo intimo, mettendo a nudo l’assenza dei sentimenti e l’amore mancato. Il suo Signore è pronto per entrare in scena, scoppia un temporale vero, “è arrivato l’autunno, la nostra stagione, la stagione di noi vecchi”, direbbe il Signore di Strindberg. Mezza sala. Sala buia. Sipario. Alla fine tutto quanto il pubblico, in platea e in ogni ordine di palco, in un Carignano gremito, è in piede ad applaudire e il Grande Attore a salutare, con un sorriso frenato e composto, a portarsi la mano al cuore. Il cuore della festa.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Claudia Pajewski.

Investito da uno scooter mentre attraversava: anziano in gravi condizioni

Stava attraversando sulle strisce pedonali ed è rimasto investito da uno scooter: anziano finisce in ospedale. È successo nella prima serata di ieri a Rivoli, in corso Kennedy. Un uomo di circa 70 anni, di origine cinese e residente in città, stava camminando sulle strisce pedonali vicino all’incrocio con il civico 211, quando è stato travolto dal mezzo a due ruote guidato da un ragazzo di circa 30 anni di origine marocchina.

Sul posto sono intervenuti i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno prestato assistenza a entrambi i coinvolti e, successivamente,  li hanno trasportati in ospedale. Il pedone è in condizioni preoccupanti ed è stato sottoposto nella serata di ieri a un intervento chirurgico alla testa; la prognosi è riservata.

Il conducente dello scooter non ha riportato ferite gravi ed è stato dimesso. Gli agenti della polizia locale hanno effettuato i rilievi, mentre i carabinieri hanno messo in sicurezza la carreggiata. Nell’area si sono registrati disagi alla circolazione.

VI.G

Torino dice addio alla performer Cinzia Martini

La mattatrice di tante serate notturne è mancata e amici e parenti le rendono omaggio oggi, 28 maggio, dalle 16 alle 18 in Lungo Dora Pietro Colletta 113, Torino.

Torino è una città di artisti e creativi che coprono tutte le forme d’arte, come un bosco fitto di alberi di ogni forma e colore. Due giorni fa, uno dei suoi rami si è spezzato.

Cinzia Martini, Eloiso quando si spegnevano le luci della ribalta, era una performer, un’attrice, una mattatrice delle serate notturne popolate di Drag Queen e ballerini. Ma era anche l’amica di tanti, sempre gentile e divertente. Cinzia era dissacrante e rumorosa ma anche una creatura con delle gambe pazzesche. Indossava un paio di occhiali che la facevano sembrare quella zia intenta a sferruzzare e a spettegolare. Non restarne affascinati era impossibile.

“Lo sapevo che mi avresti lasciato. In queste ore sto cercando di ricordare quante volte abbiamo litigato, e sto pensando a quante volte mi hai fatto ridere. Quante volte ci siamo ricordati le sfighe passate e quante gare di barzellette ci siamo fatti.” Sono le parole struggenti che Dario Bellotti, in arte Barbie Bubu, affida alle sue pagine social.

“E quante volte non ti ricordavi la tua parte sul palco… Vabbè, anche quando ci salivi, eri sempre al centro dell’attenzione!
Sei sempre stato una fonte di consigli per i miei allievi o per la mia vita artistica. Mi dicevi: “Dario, non stai male, se dimagrisci troppo non sei più la BarbieBubu… rimani così”. E tu, invece? Tu sei dimagrito e sei sparito.

Ti voglio e ti vorrò sempre un bene infinito, grazie maestro dell’arrangiarsi. Se rinasco voglio vivere la tua vita: come la raccontavi tu era troppo figa! Ma non voglio soffrire come hai sofferto tu, però.

Quanta gente famosa che hai conosciuto… e mi hai sempre presentato come una dea del Teatro. Faremo nuovamente uno spettacolo insieme, ci puoi contare. Però questa volta non piangere tenendo il gin tonic in mano dicendomi che quello che ti faccio fare è la cosa più bella della tua vita. Perché il teatro è bello, sì, ma lo è anche vivere con amici come te.”

Cinzia ha lasciato questa dimensione come una vera regina, scrivendo nei minimi dettagli come avrebbe voluto fosse organizzata la festa per il suo viaggio astrale. A quanto pare, le lacrime sono bandite: ci saranno protagonisti la musica, le amate Drag Queen, i colleghi di palco dei suoi spettacoli e chiunque vorrà festeggiare con lei. Ha chiesto di portare i colori più belli e il sorriso migliore, si legge nel racconto condiviso dagli amici, organizzato per aiutarla a compiere il suo ultimo viaggio.

Il saluto avverrà oggi, giovedì 28 maggio 2026, dalle ore 16 alle ore 18, presso la Casa Funeraria Memoria, in Lungo Dora Pietro Colletta 113, Torino.

Il funerale si svolgerà venerdì 29 maggio alle ore 9 presso la chiesa Parrocchia S. Giulio D’Orta, in corso Cadore 17, Torino.

Se volete contribuire alla raccolta fondi potete farlo quiper aiutare la famiglia, colpita di recente da un altro lutto.

Ciao Cinzia, mi rattrista sapere che non potrò più sentire le tue battute e vedere quelle gambe pazzesche.

Lori Barozzino

“La Grande Invasione”… di libri e autori

Per il secondo anno, ritorna a Chieri (ma anche ad Ivrea e ad Aosta) il “Festival della lettura”. Ospite internazionale, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha

Dal 29 al 31 maggio

Chieri (Torino)

Incontri con scrittrici e scrittori, lezioni, reading, momenti di approfondimento e rassegne stampa condivise: anche quest’anno (alla sua seconda edizione) non mancherà di cifre particolarmente significative abbinate a momenti culturali di altissima qualità, “La Grande Invasione”, il “Festival della lettura” – curato da Marco Cassini e Gianmario Pilo insieme ad Eleonora Pepe e a Mariangela Crupi per gli eventi dedicati ai più piccoli – che si terrà a Chieri da venerdì 29 a domenica 31 maggio. Festival che la “città collinare” condivide in parallelo da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno con Ivrea (dove l’evento raggiunge addirittura la sua quattordicesima edizione) e sempre da venerdì 29 a domenica 31 maggio con Aosta, che ospita la terza edizione.

“Sarà un’invasione ‘gentile’ – sottolineano con soddisfazione Alessandro Sicchieri e Antonella Giordano, sindaco e assessora alla ‘Cultura’ della Città – fatta di pensieri, dialoghi e presenze che animano la nostra Comunità, portando la Cultura tra le persone e in spazi diversi, per renderla occasione concreta di partecipazione”. Del resto, non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. In programma, ci sono infatti ben 30 incontri, tutti gratuiti, per un totale complessivo di più di 20 ospiti nell’arco di tre giorni. Sei il luoghi ospitanti: dall’“Auditorium Leo Chiosso” (via Conceria, 2) alla “Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone” (via Vittorio Emanuele II, 1), dal “Caffè Vergnano” (via Vittorio Emanuele II, 3) al “Cortile del Municipio” (via Palazzo di Città, 10), fino alla “Libreria Mondadori – Centro Storico” ( via Vittorio Emanuele II, 42b) e alla “Sala del Consiglio Comunale” (via Palazzo di Città, 10). A dare il via ai giochi, venerdì 29 maggio, sarà il drammaturgo, romanziere e poeta veneziano (“Premio Strega” 2009) Tiziano Scarpa che leggerà alcune poesie tratte dalla raccolta da lui stesso tradotta, “Tutto il giorno alle corse dei cavalli, tutta la notte alla macchina da scrivere” di Charles Bukowski: versi che, quarant’anni dopo la prima uscita negli Stati Uniti, “conservano intatte la strabordante vitalità, l’ironia corrosiva, la sferzante ruvidezza di una scrittura unica”. A seguire, Alessandro Perissinotto.

Sua la lezione dedicata a Georges Simenon “I mille volti di Maigret”. In chiusura della prima giornata, Mauro Pescio che racconta il giornalista, scrittore e attivista politico argentino Rodolfo Jorge Walsh Gill (diventato nel 1977 uno dei tanti desaparecidos per una lettera d’accusa al regime di Videla) e il suo capolavoro “Operazione Massacro”, libro definito da Gabriel García Márquz “un capolavoro del giornalismo universale”Sabato 30 e domenica 31 maggio sono confermati gli appuntamenti mattutini al “Caffè Vergnano” con la rassegna-stampa a cura della giornalista Simonetta Sciandivasci, che sarà anche in conversazione con l’autrice, attivista e studiosa femminista indonesiana Intan Paramaditha, a partire dal suo “La notte dei mille inferi”, nel quale rivela come la cosa più spaventosa nella vita non siano i “fantasmi che popolano le sue opere”, ma il “pregiudizio umano”. A seguire, Nicola Lagioia, nella sua lectio “La guerra come malattia della specie” spiegherà in che modo la letteratura possa aiutare a capire i conflitti del mondo. A trattare il “tema bellico” anche la lectio dell’economista Alessandro Giraudo, mentre sul tema “La Costituzione come anima della nostra comunità” dialogheranno idealmente Matteo Saudino e Benedetta Tobagi, che a Chieri racconterà come si arrivò al voto delle donne del 2 giugno 1946. In estrema sintesi, altre presentazioni in programma: quelle di Alice Basso, seguita da Beatrice Tozzi (che, con il romanzo “Memorabilia” ha vinto il “Premio InediTo – Colline di Torino”), da Marco BalzanoElena Varvello e Marco Rossari. Ancora da evidenziare, per questa seconda edizione del “Festival” il ritorno della sezione “Esordi” (sette i “talenti emergenti” segnalati) e l’arrivo a Chieri per la prima volta de “La piccola invasione”, la sezione dedicata ai lettori più giovani, con nove appuntamenti ed oltre quaranta classi coinvolte di ogni ordine e grado, dove si terranno reading e specifici “laboratori”.

I giochi si concluderanno nella serata di domenica 31 maggio con Valeria Parella che, in dialogo con Stefania Soma (Petunia Ollister), a partire dal suo ultimo romanzo “La ragazzina”, racconta la sua storia di Giovanna d’Arco per quello che è anche oggi: la storia di una ragazza che sfida il potere degli uomini, che rifiuta i ruoli imposti, che rivendica la propria voce e il proprio spazio nel mondo.

Da segnalare, infine, che sempre a Chieri, da mercoledì 3 a venerdì 5 giugno si svolgerà, a cura del locale “Liceo Augusto Monti”, il Festival “PARA RISUM. Affrontare la guerra a colpi di risate”. L’evento inaugurale con lo scrittore urbinate Alessio Torino (mercoledì 3alle 9, alla “Biblioteca Museion”) è realizzato in collaborazione con “La grande invasione”.

Per info dettagliate su programma e luoghi: www.lagrandeinvasione.it

g.m.

Nelle foto: Intan Paramaditha; Locandina “Festival”; Nicola Lagioia; Benedetta Tobagi

Marco Bardesono, la passione del giornalismo dalla cronaca nera all’era dell’intelligenza artificiale

RITRATTI TORINESI


Quando e com’è nata la sua passione per il giornalismo?

La mia passione per il giornalismo nacque in parrocchia, in un piccolo paese in provincia di Torino, Agliè, quando mi misi a scrivere per il bollettino parrocchiale locale durante gli ultimi due anni del liceo. All’epoca non esisteva “Estate Ragazzi”, quindi scrivevo i resoconti delle gite che venivano organizzate e di altre attività parrocchiali. Successivamente mi iscrissi all’università e partecipai alla fondazione e alla diffusione di un giornalino universitario che si chiamava “L’Asterisco”: i temi che venivano affrontati in questo giornale erano più che altro di carattere politico; quelli erano anni intensi, gli Anni di Piombo, e scrivere su un giornale centrista, di ispirazione cristiana era, da un certo punto di vista, anche pericoloso, poteva creare dei problemi. Nonostante questo, con alcuni colleghi universitari, ci impegnammo a portare avanti il progetto, diffondendo questo foglio (ancora prodotto con il ciclostile) nelle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. La passione vera, quella che mi portò seriamente sulla strada del giornalismo, nacque proprio con L’Asterisco, giornale che oggi non esiste più e che, negli ultimi tempi, venne trasformato in una sorta di foglio di servizio per gli studenti, in cui si davano informazioni riguardanti piani di studio, biblioteche in cui andare a studiare, problematiche degli studenti fuori sede…

Come è proseguito il suo percorso?

Proprio in quel periodo conobbi una persona che lavorava in Rai e che cercava studenti che alla radio potessero coprire dei turni da programmista/regista in determinati periodi dell’anno, in modo particolare d’estate, nel mese di agosto, e durante le feste comandate, tra Natale e Capodanno e nel periodo pasquale. Insomma, contratti brevissimi, ma si riusciva comunque a lavorare per la messa in onda di determinati programmi già fatti precedentemente. Accettai questa mansione e lavorai in radio, in particolare per Radiodue, per un paio d’anni. In seguito, alla fine degli studi, partecipai a una selezione nazionale per frequentare alcuni stage a Roma, sempre per Radiodue, in particolare per la trasmissione Radiodue 3131, condotta dal grande Corrado Guerzoni. Venni preso e lavorai circa tre anni a Roma. Fu un periodo molto formativo perché ebbi anche modo di entrare in contatto con Corrado Guerzoni, gigante del giornalismo radiofonico e con un’esperienza politica e di comunicazione che, all’epoca, non aveva pari, tant’è vero che, prima di diventare il direttore di Radiodue, Corrado Guerzoni fu per molto tempo il portavoce di Aldo Moro. Tornato a Torino in pianta stabile, feci un’esperienza televisiva nella televisione locale, in modo particolare nel Canavese, di cui però non conservo ricordi memorabili. Si trattò di un’esperienza che sicuramente mi ha arricchito, anche dal punto di vista tecnico e non solo giornalistico, ma ho comunque continuato le mie collaborazioni giornalistiche con la carta stampata. Subito dopo approdai alla Voce di Chivasso, nata dalle ceneri del Risveglio di Chivasso, un giornale che all’inizio si occupava esclusivamente di Chivasso e del Chivassese e che in seguito, nel corso degli anni, ha saputo ampliare il bacino di distribuzione arrivando a coprire tutto il Canavese, e in anni successivi, infatti, si è trasformato ne La Voce del Canavese.

Lei è stato anche direttore di quella testata. Volevo chiederle se oggi, in qualità di vicedirettore di Torino Cronaca, riscontra delle differenze con il ruolo di direttore che ha ricoperto in passato per La Voce di Chivasso e La Voce del Canavese.

Si tratta di due ruoli e strutture differenti: un conto sono le funzioni che si hanno come direttore responsabile di una testata locale della provincia e un altro i ruoli, i compiti e le mansioni che si hanno in un giornale come Torino Cronaca, che non può considerarsi in sé un semplice giornale locale, perché nasce al di fuori della tradizione dei giornali locali e si pone come la seconda voce di una grande città. Certamente il bacino di distribuzione è locale, però la mentalità che bisogna avere in un giornale come Torino Cronaca è diversa da quella di un giornale locale come La Voce del Canavese, in cui ciò che conta maggiormente è diventare punto di riferimento per la comunità in questione, che comunque rappresenta un bel modo per l’informazione di entrare in contatto diretto con i cittadini.

Il ruolo di cronista è riuscito a mantenerlo anche a Torino Cronaca o si è occupato esclusivamente della vicedirezione?

Fui chiamato da Beppe Fossati, originario delle terre del Canavese, fondatore di Torino Cronaca, che inizialmente mi propose di occuparmi di cronaca nera, un’esperienza durata più di vent’anni, esaltante e faticosa perché si trattava di confrontarsi con una città come Torino su questioni che riguardano la sicurezza, l’emarginazione e le emergenze. Il ruolo del cronista è stato, e continua a essere, un ruolo “mobile”, la cui bravura non si misura tanto dal consenso che si ottiene su internet per numero di visualizzazioni dei propri articoli quanto per il numero di suole delle scarpe che si consumano. Ora mi occupo della vicedirezione, anche perché non sono più un ragazzino, e fare il giornalista di cronaca nera significa faticare molto anche fisicamente, seguire le dimostrazioni in mezzo ai gas lacrimogeni, prendersi qualche pietrata e correre da un capo all’altro della città per seguire molteplici eventi. Insomma, è un ruolo che normalmente, nelle redazioni, viene affidato ai giornalisti giovani.

Quanto è cambiato il ruolo del giornalista oggi? Quali le differenze da quando ha iniziato la sua carriera?

Le differenze ci sono e penso che non vi siano dubbi a riguardo. Oggi il punto è come porsi di fronte all’utilizzo dei social e all’intelligenza artificiale, che ha cambiato le dinamiche di molti settori professionali, non solo quelle del giornalismo. Se il giornalista riesce a governare l’intelligenza artificiale, utilizzandola in quanto strumento d’aiuto e non di sostituzione al suo ruolo per scrivere gli articoli o trovare le notizie, allora è possibile mantenere il senso di praticare l’attività giornalistica. Io non sono contrario all’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei giornalisti, a patto che siano in grado di governarla e di non farsi governare. Il lettore si accorge se un articolo è fatto con il cuore e se possiede il DNA caratteristico di chi lo scrive.

Mara Martellotta

 

Al Sermig “Etica e Sport” presenta il documento che unisce valori e sport

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Il rilancio della Carta Etica

L’Associazione Etica e Sport presenta la riedizione della Carta Etica dello Sport venerdì 29 maggio 2026 alle 18 a Torino, presso il Sermig in un evento aperto a tutti.

La Carta fu redatta dall’associazione, in prima stesura nel 2012. Ha accompagnato in questi anni la individuazione di esperienze positive e buone pratiche nell’ambito della cultura dello sport. Esperienze riconosciute con la consegna annuale dei premi titolati a Rinaldo Bontempi e Maurizio Laudi.

All’evento saranno presenti Maria Grazia Grippo presidente del Consiglio comunale della Città di Torino, Jacopo Suppo vicesindaco metropolitano, Valentina Cera consigliera regionale. I testimoni che racconteranno la carta sono: il fondatore del Sermig Ernesto Olivero, l’on. Mauro Berruto, l’ex procuratore Marcello Maddalena, la prof.ssa Franca Fagioli direttrice del Dipartimento di Patologia e cura del bambino dell’ospedale Regina Margherita, l’ex arbitro Alfredo Trentalange, l’ex calciatrice della nazionale Sara Gama, l’atleta paralimpico Fabrizio Bich, la psicologa dello sport Giorgia Rocchetta, il Presidente dell’USSI subalpino Federico Calcagno, la prof.ssa Isabella Dalbesio dell’ufficio scolastico regionale, Patrizia Alfano vicepresidente della Consulta dello sport della Città di Torino, l’Amministratore delegato di Ascot Ascensori Luca Cotterchio. L’incontro sarà moderato e coordinato dai giornalisti Luca Rolandi e Stefano Tallia presidente dell’Ordine del giornalisti del Piemonte.

Centinaia sono state le adesioni alla Carta da parte di enti locali, istituzioni varie, associazioni sportive e scuole, singoli cittadini, molte di Comuni del Piemonte. L’evoluzione della società e del fenomeno sportivo, non ultimo l’inserimento nella Costituzione che riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme, ha indotto l’Associazione a introdurre nella Carta del 2012 nuovi punti che riconoscessero sensibilità e nuove esigenze di tutela e di diritto.

Tra le novità del nuovo testo più spazio alle nuove sensibilità culturali quali: parità di genere, tutela dei minori, contrasto alle dipendenze, attenzione alla sostenibilità ambientale, sport e impresa e infine sport e pace.

La Carta vuole essere una sorta di “bussola morale” per quanti si occupano di sport dal punto di vista della messa in campo di politiche pubbliche atte a garantire il diritto alla pratica sportiva. Per quanti praticano lo sport ai vari livelli o si occupano di preparare chi pratica, per chi educa e può considerare lo sport una importante opportunità educativa, per chi si occupa di salute, organizza e sostiene lo sport in vario modo e chi comunica lo sport: pulito, inclusivo, sostenibile, accessibile a tutti, che superi ogni barriera.

La sottoscrizione della Carta è libera e non comporta nessun obbligo se non quello di impegnare chi la firma ad applicarla in tutte le sue forme. Sarà anche possibile sottoscriverla digitalmente.

L’Associazione si impegna nel corso dei prossimi anni a divulgarla in tutto il territorio regionale, sensibilizzando tutti coloro che hanno in vario modo a che fare con questo importante fenomeno del vivere collettivo.

A Moriondo Torinese una corsa per… coraggiosi

 

Dopo una profonda esperienza accumulata anche nel mondo delle OCR, le corse a ostacoli, il Team Garbin lancia la prima edizione della Braveheart Run, in collaborazione con il Comune di Moriondo Torinese. Una corsa senza l’assillo del cronometro (anche se a fine gara un riconoscimento verrà consegnato ai primi 3 uomini e donne), non ci saranno classifiche ma solo il sapore della sfida con se stessi, per completare un tracciato alla portata di tutti ma che diventa teatro di un confronto podistico con le proprie capacità.

L’appuntamento è fissato per il prossimo 14 giugno e si potrà scegliere su due distanze, il lungo di 7,2 km oppure il medio di 4,5 entrambi con un dislivello quasi nullo, di 60 metri appena. Il tracciato è tutto disegnato su strade comunali, sterrate e sentieri nella piccola città torinese e nei suoi dintorni, sempre presidiati da personale dell’organizzazione. Previsti lungo il percorso punti di ristoro con acqua e integratori.

La partenza della prova è fissata per le ore 9:00 in Piazza Vittorio Veneto a Moriondo Torinese. Per partecipare il costo è di 10 euro per il percorso lungo e 6 per il corto. A tutti andrà un ricco pacco gara comprendente anche la T-shirt personalizzata dell’evento. E’ un evento per tutta la famiglia, un modo diverso per condividere una giornata di sport e benessere con un pizzico di epicità…

Per informazioni: Functional Cross Training Chieri, www.teamgarbin.it