ilTorinese

In Regione la rappresentativa regionale femminile di calcio a cinque

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha ricevuto al Grattacielo Piemonte la Rappresentativa regionale femminile di calcio a cinque del Comitato Piemonte Valle d’Aosta della Lega Nazionale Dilettanti, che dopo otto anni ha riportato in Piemonte il titolo di campione del Torneo delle Regioni 2026.
 
«Questa vittoria è motivo di orgoglio per tutto il Piemonte. Dietro questo successo c’è il lavoro di tante persone: delle atlete, dello staff, delle società sportive e delle famiglie che ogni giorno credono nello sport. Il nostro grazie a loro e al presidente regionale LND Mauro Foschia. Il Piemonte è orgoglioso di queste ragazze che hanno rappresentato al meglio il nostro territorio. Insieme all’assessore Paolo Bongioanni continueremo a investire nello sport, perché significa dare ai nostri giovani un’opportunità in più per crescere, imparare il valore dell’impegno e costruire il proprio futuro».

Siccità, Cia Agricoltori Italiani: Protocollo emergenziale

«Accogliamo con favore la tempestiva attenzione dimostrata dalla Regione Piemonte, che ha convocato  il tavolo agricolo sull’emergenza caldo e siccità. È un segnale importante di sensibilità verso una problematica che riguarda da vicino il comparto agricolo, motore dell’economia del nostro territorio».

Lo dichiara il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, intervenendo a margine del tavolo convocato dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, insieme agli assessori regionali all’Ambiente Matteo Marnati e all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, per fare il punto sulla situazione determinata dalle alte temperature e dalla persistente carenza di precipitazioni.

«Nel corso dell’incontro – prosegue Carenini – abbiamo chiesto alla Regione di attivare uno specifico Protocollo emergenziale che preveda misure straordinarie per ridurre i consumi idrici non prioritari, attraverso una regolamentazione dell’utilizzo dell’acqua per il riempimento delle piscine, le attività ludiche, il lavaggio delle autovetture e altri impieghi non essenziali, così da garantire un maggiore rilascio della risorsa idrica a favore dell’agricoltura. Una scelta che si rese necessaria già nel 2022 e che oggi rischia di tornare indispensabile».

Secondo il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, il perdurare dell’ondata di caldo estremo rende il quadro particolarmente preoccupante: «Per certi aspetti – conclude Carenini – la situazione che si sta delineando potrebbe diventare persino più grave di quella vissuta nel 2022. Le alte temperature persistenti, unite all’assenza di precipitazioni significative e alla progressiva riduzione delle disponibilità idriche, stanno mettendo sotto forte pressione le coltivazioni e le aziende agricole. Per questo è fondamentale agire subito, con interventi tempestivi e condivisi, per salvaguardare la produzione agricola e tutelare un settore strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Piemonte».

Carceri, detenuto sale sul tetto

VERCELLI: “POLIZIA PENITENZIARIA LASCIATA SOLA”

 

Momenti di tensione nella Casa circondariale di Vercelli dove domenica un detenuto ha inscenato una protesta salendo sul tetto dell’istituto penitenziario. La situazione è stata costantemente monitorata dalla Polizia Penitenziaria, impegnata a gestire l’episodio garantendo la sicurezza dell’istituto e delle persone presenti. All’esterno del carcere erano presenti anche i Vigili del Fuoco e personale della Polizia di Stato, che presidiavano l’area a scopo precauzionale, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto garantisce il controllo della situazione. A renderlo noto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“L’uomo, di nazionalità tunisina e con fine pena marzo 2029, è di corporatura particolarmente esile e stava effettuando l’ora d’aria nel cortile passeggi “, spiegano Vicente Santilli e Mario Corvino, rispettivamente segretario nazionale e vicesegretario regionale SAPPE per il Piemonte. È riuscito a salire sul tetto, dove è rimasto circa sei ore, dalle 16 alle 22. Una protesta estemporanea, che ha reso ancora più evidente la complessità del soggetto e la professionalità con cui la Polizia Penitenziaria è chiamata a gestire situazioni ad alto rischio.” “Il merito dell’esito positivo va all’opera di mediazione e negoziazione condotta dal personale di Polizia Penitenziaria, che ha operato con professionalità, equilibrio e straordinario senso dello Stato”, afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE. Per il leader del primo Sindacato del Corpo, “quanto accaduto conferma come la Polizia Penitenziaria sia chiamata quotidianamente a gestire situazioni di estrema complessità, nelle quali preparazione, autocontrollo e capacità di dialogo sono determinanti quanto gli aspetti operativi”. Capece conclude ribadendo che “episodi come quello di oggi dimostrano quanto sia urgente intervenire sugli istituti più problematici del Paese, a partire da Vercelli, assicurando adeguati organici, migliori condizioni operative e una gestione della popolazione detenuta che tenga conto delle reali capacità ricettive degli istituti. Non è più accettabile chiedere alla Polizia Penitenziaria di supplire, con il solo spirito di servizio, alle carenze del sistema”.

Il SAPPE auspica infine che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria voglia conferire un riconoscimento ministeriale agli operatori che, con competenza e spirito di servizio, hanno evitato conseguenze ben più gravi.

Sfruttamento in agricoltura, documento gruppo lavoro Commissione Legalità

È stato approvato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari, in Commissione Legalità, il documento conclusivo del gruppo di lavoro sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Dopo oltre un anno di lavoro, durante il quale sono state audite le realtà che in Piemonte seguono da tempo questo tema con competenza e professionalità, si è arrivati a una sintesi condivisa.  

Le conclusioni di questo documento partono da una lettura della realtà che riconosce alcune criticità strutturali dell’agricoltura italiana: il calo della manodopera disponibile a fronte di una domanda di lavoro sempre più concentrata e specializzata, un sistema dei decreti flussi che necessita di una profonda riforma, l’assenza di un efficace sistema pubblico di incontro tra domanda e offerta di lavoro, carenze normative sull’accoglienza dei lavoratori stagionali e una distribuzione del valore lungo la filiera che continua a comprimere i margini delle imprese agricole. A ciò si aggiunge un dibattito pubblico spesso polarizzato, che affronta il tema delle migrazioni più come terreno di scontro ideologico che come questione legata al lavoro e all’organizzazione del sistema produttivo. 

Dal documento emerge la volontà chiara e comune di affrontare questo fenomeno attraverso misure organiche e capaci di incidere sulle cause strutturali del problema. 

Tanti i temi su cui ci si è soffermati, proponendo per ciascuno di essi una risposta che la Regione può mettere in campo.

Un primo punto centrale riguarda il tema dell’abitare e delle condizioni materiali di vita dei lavoratori agricoli, in particolare stagionali. Su questo aspetto il consigliere Calderoni (PD), già Sindaco di Saluzzo, ha dichiarato: «Il contrasto allo sfruttamento del lavoro agricolo passa anche dalla capacità di garantire condizioni di vita dignitose ai lavoratori stagionali. Per questo serve una normativa regionale che favorisca un’accoglienza di qualità, con standard verificabili, costi trasparenti e un chiaro coinvolgimento dei datori di lavoro, sostenuto da incentivi e strumenti fiscali. Occorre inoltre promuovere soluzioni abitative innovative per i lavoratori più stabili e rafforzare i servizi di trasporto pubblico stagionale, indispensabili per collegare alloggi, aziende e aree rurali. Il Piemonte ha costruito, negli anni, un modello riconosciuto anche a livello europeo: ora dobbiamo consolidarlo e migliorarlo ulteriormente. Allo stesso tempo, è importante valorizzare e potenziare strumenti già esistenti ed efficaci, come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, evitando inutili duplicazioni e rafforzando la collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali. La legalità si costruisce con controlli efficaci, ma anche con politiche che rendano possibile il lavoro regolare e dignitoso».

Accanto alle condizioni di vita, il documento si sofferma sulla necessità di strumenti capaci di leggere e prevenire le situazioni di rischio, anche attraverso una migliore programmazione del fabbisogno di manodopera. Su questo punto la consigliera Marro (AVS) sottolinea il valore degli indici di congruità, ovvero parametri che permettono di stimare il fabbisogno reale di manodopera e di individuare eventuali anomalie tra lavoro dichiarato e lavoro effettivamente necessario: «Il voto unanime a questa relazione è un risultato di grande valore. Non è frequente che maggioranza e opposizione condividano un documento di questo tipo e significa che il lungo percorso di audizioni ha prodotto una lettura comune delle cause dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. È un punto di partenza importante, perché quando l’analisi è condivisa diventa più difficile voltarsi dall’altra parte. Sono particolarmente soddisfatta che ci sia stato accordo su una proposta come quella degli indici di congruità, cioè uno strumento che permette di stimare il reale fabbisogno di manodopera di un’azienda e, insieme a un sistema pubblico capace di incrociare domanda e offerta di lavoro, di programmare meglio il lavoro stagionale e orientare i controlli dove emergono anomalie. Non serve a puntare il dito contro qualcuno, ma a costruire strumenti che aiutino a prevenire lo sfruttamento. Le audizioni e il lavoro svolto in questi mesi, così come emerge anche dal dossier Grappoli amari sulle Langhe, dimostrano che non siamo di fronte a criticità episodiche, ma a un problema strutturale. Oggi questa consapevolezza è stata riconosciuta dall’intera Commissione Legalità del Consiglio regionale. Adesso deve tradursi in scelte concrete».

Il lavoro del gruppo ha affrontato anche il tema della responsabilità della filiera, della formazione e dei controlli, con particolare attenzione al ruolo della Grande Distribuzione Organizzata. Lo evidenzia la consigliera Canalis (PD), Vicepresidente della III Commissione del Consiglio regionale.

«In un contesto in cui il caporalato sta cambiando pelle, i dazi e i vincoli della Grande Distribuzione impattano sulla nostra agricoltura e la manodopera è sempre più scarsa e vulnerabile, anche le istituzioni pubbliche devono reagire modificando l’approccio. Per migliorare la qualità del lavoro, occorre coinvolgere e responsabilizzare maggiormente la Grande Distribuzione Organizzata, affinché contribuisca a garantire condizioni economiche che permettano alle imprese agricole di sostenere il lavoro regolare. Allo stesso tempo vanno rafforzati i controlli sul collocamento obbligatorio dei lavoratori svantaggiati, così come le attività di vigilanza contro il lavoro irregolare e lo sfruttamento. Un ruolo importante può essere svolto anche dalla formazione professionale, sostenendo attraverso le agenzie accreditate dalla Regione iniziative formative di base rivolte specificamente ai lavoratori stagionali, in particolare sul piano linguistico e della sicurezza sul lavoro».

Tra le proposte emerse anche quella di valorizzare le aziende agricole che garantiscono lavoro regolare e diritti, rendendo riconoscibile la qualità del lavoro lungo tutta la filiera. Su questo interviene il consigliere Coluccio (Movimento 5 stelle):

«È fondamentale l’istituzione di un marchio regionale del lavoro di qualità delle aziende agricole, un “bollino del lavoro etico”. Chi produce rispettando i diritti dei lavoratori deve essere riconosciuto e valorizzato, al contrario di chi sfrutta, usa lavoro nero o viola diritti fondamentali. Il marchio dovrà basarsi su controlli indipendenti, periodici e verificabili, non su autodichiarazioni. Nei casi accertati di violazione dei diritti dei lavoratori, la Regione dovrà poter intervenire anche sui disciplinari e sulle denominazioni di propria competenza. La qualità di un prodotto agricolo deve andare di pari passo con la qualità del lavoro impiegato per produrlo. Legalità, tutela dei lavoratori e delle imprese e dignità del lavoro sono elementi inscindibili».

A chiudere, la consigliera Ravinale (AVS) richiama il percorso politico e istituzionale che ha portato all’approvazione del documento e la necessità di non disperdere il lavoro svolto, anche a partire dall’esperienza del progetto Common Ground:

«Ci eravamo prese a inizio mandato l’impegno di lavorare con serietà sul tema dello sfruttamento lavorativo, che è purtroppo strutturale anche nella nostra Regione, e il documento approvato oggi all’unanimità dimostra che si può fare, uscendo da una logica che limita il contrasto al caporalato a devianze criminali invece di rispondere con gli strumenti necessari: alloggi, trasporti, intermediazione della domanda e dell’offerta, formazione. La Regione è stata capofila di Common Ground, il progetto del Ministero che ha permesso un’azione multilivello indispensabile per contrastare il nuovo schiavismo e che non può andare dispersa quando termineranno i fondi. Ora occorrerà ragionare sull’applicazione dei medesimi strumenti anche ad altri settori, dalla logistica all’edilizia, dove sappiamo essere altrettanto grave il problema del lavoro sommerso e dello sfruttamento».

Mauro CALDERONI (Consigliere regionale Gruppo PD)

Monica CANALIS (Consigliera regionale Gruppo PD e Vicepresidente III Commissione)

Pasquale COLUCCIO (Consigliere regionale Gruppo M5S)

Giulia MARRO (Consigliera regionale Gruppo AVS)

Alice RAVINALE (Presidente Gruppo AVS)

Una nuova sede a Torino per Pavia e Ansaldo

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Lo Studio rinnova il proprio presidio nel Nord Ovest trasferendosi all’interno dell’edificio storico Società delle Acque Potabili di Torino nel cuore della città e rafforza la vicinanza alle imprese del territorio

Milano/Torino, 14 luglio 2027 – Pavia e Ansaldo annuncia l’apertura della nuova sede di Torino, situata in Via San Quintino 14, all’interno dell’edificio storico Società Acque Potabili di Torino nel cuore della città, confermando il proprio impegno a presidiare un territorio strategico per il tessuto imprenditoriale nazionale.

La nuova sede, che sostituisce gli uffici di Corso Luigi Einaudi 18, rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita dello Studio e nasce dall’esigenza di disporre di spazi più funzionali e rappresentativi, in linea con il consolidamento della presenza di Pavia e Ansaldo sul territorio. Il trasferimento rafforza ulteriormente il presidio nell’area piemontese e segue i recenti ingressi di Massimo Longo e Gaia Benessia in qualità di Partner, a conferma dello sviluppo della sede torinese.

«Siamo molto soddisfatti di poter accogliere i nostri clienti nella nuova sede, situata in uno storico edificio nel cuore del distretto economico e professionale della città, che interpreta al meglio i valori di solidità, eccellenza e qualità che da sempre contraddistinguono Pavia e Ansaldo. Siamo convinti che la nostra competenza continuerà a rappresentare un punto di riferimento per le imprese di un territorio che si distingue per la straordinaria capacità di innovare, produrre valore e competere sui mercati nazionali e internazionali», dichiara Massimiliano EliaResponsabile della sede di Torino di Pavia e Ansaldo.

L’apertura della nuova sede si inserisce in una più ampia strategia di sviluppo dello Studio, orientata a consolidare la propria presenza nelle principali piazze economiche italiane e a rafforzare il dialogo con il tessuto imprenditoriale locale, accompagnando imprese e investitori nelle sfide legali, regolatorie e di business sempre più complesse.

«Continuiamo a credere fortemente nelle potenzialità di questo territorio e nel ruolo strategico che Torino riveste per il sistema economico italiano. La città rappresenta oggi un hub di riferimento per il Nord Ovest e un contesto in continua evoluzione, caratterizzato da importanti opportunità di sviluppo. La nuova sede rappresenta un investimento che accompagna la crescita dello Studio e rafforza ulteriormente la nostra capacità di essere vicini ai clienti, offrendo un’assistenza sempre più tempestiva, qualificata e integrata», commenta Stefano BianchiManaging Partner di Pavia e Ansaldo.

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Pavia e Ansaldo è uno studio legale italiano indipendente attivo in Italia e all’estero da più di 60 anni. Fondato nel 1961, da Enrico L. Pavia e Giuseppe Ansaldo, conta oggi 7 uffici – a Milano, Roma, Torino, Madrid, Barcellona, Mosca e Tokyo – 23 dipartimenti specialistici, 7 desk esteri e oltre 140 professionisti. Lo Studio assiste in tutte le aree del diritto d’impresa clienti italiani e internazionali che riconoscono a Pavia e Ansaldo un’eccellenza nei servizi legali per competenza e personalizzazione.

 

Tavolo emergenza idrica, il Piemonte ha sete: il piano della Regione

Si è riunito oggi al Grattacielo Piemonte il Tavolo per l’emergenza idrica al quale hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, gli assessori all’Agricoltura Paolo Bongioanni, alla Montagna Marco Gallo e all’Ambiente Matteo Marnati, delegato al coordinamento del tavolo, i rappresentanti di Arpa, associazioni agricole, parchi e aree protette, consorzi idrici, Anbi, Prefetture, Città Metropolitana di Torino e Province, enti di governo e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche.
«Il caldo e l’assenza di piogge stanno determinando un’emergenza da affrontare con attenzione soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura – ha riassunto il presidente Cirio – Su questo non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo. Per quanto riguarda l’aspetto idropotabile, ci sono un centinaio i Comuni che in questo momento in Piemonte hanno già fatto ordinanze per regolare la gestione dell’acqua, soprattutto nelle frazioni e nei Comuni di montagna, dove ci sono località nelle quali già oggi dobbiamo intervenire con le autobotti. Monitoriamo giorno dopo giorno la situazione, pronti ad avviare la richiesta dello stato di emergenza se non dovessero migliorare le condizioni meteorologiche, in accordo con le altre regioni che vivono la nostra stessa situazione, per dare i ristori necessari».
Per quanto riguarda l’acqua potabile, inoltre, l’assessore Marnati ha raccomandato «un utilizzo consapevole da parte dei cittadini” ed ha annunciato che verranno valutati con attenzione i consumi dei prossimi dieci giorni. Marnati ha precisato che al momento sono circa 100 i Comuni che hanno emesso ordinanze di restrizione dei consumi di acqua non strettamente necessari e una cinquantina per 25.000 abitanti quelli dove si ricorre all’uso delle autobotti per aumentare la quantità di acqua presente nelle vasche degli acquedotti.
L’assessore Bongioanni ha ricordato che “in Regione è operativo un gruppo di lavoro interdirezionale con il compito specifico di monitorare il rischio di perdita del raccolto per cause idriche, che si riunisce con regolarità per elaborare i dati di Arpa e fornire al mondo agricolo indicazioni proiettive”. “E a fine luglio – ha anticipato – incardineremo in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale il disegno di legge di riforma dei consorzi irrigui, destinato a rivoluzionare in modo strutturale la governance della gestione dell’acqua per la nostra produzione agricola e agroalimentare”.

La situazione idrica in Piemonte al 13 luglio
La relazione presentata da Arpa rileva che ad inizio della seconda decade di luglio 2026 il Piemonte presenta una situazione idrica complessivamente deficitaria, con criticità più evidenti sulle portate dei corsi d’acqua e sulle risorse idriche superficiali disponibili. L’indice sintetico di siccità evidenzia condizioni di siccità severa in tutto il bacino del Tanaro, Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea. Le precipitazioni medie di giugno 2026 sul bacino del Po sono state di 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020.
Le temperature per contro sono state marcatamente superiori alla media del periodo: con un’anomalia termica regionale di +3,5 °C, questo del 2026 si colloca quindi tra i mesi di giugno più caldi della serie storica, con valori prossimi ai record assoluti del 2003 e con una persistenza delle anomalie positive particolarmente significativa. A questo si aggiunge l’ondata di calore registrata a fine maggio che ha contribuito ad aumentare in modo deciso l’evapotraspirazione, accentuando lo stress idrico dei suoli e della vegetazione e aggravando gli effetti della scarsità di precipitazioni sulle portate dei corsi d’acqua e sulla disponibilità complessiva della risorsa idrica.
Le risorse idriche superficiali sono ridotte del 37% rispetto alla media del periodo. Nella prima decade di luglio gran parte delle sezioni idrometriche considerate presentano deficit superiori al 40%. In particolare, il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media di 62 m³/s, pari a un deficit del 75% rispetto allo storico.

Per le prossime due settimane l’alta pressione che interesserà gran parte dell’europa, porterà in Piemonte temperature ancora sopra la media stagionale e sporadiche precipitazioni per lo più associate a fenomeni temporaleschi che non consentiranno di superare la situazione idrica complessivamente deficitaria.

Presunto abuso edilizio. A rischio la sede della Fondazione Amendola?

DA PALAZZO CIVICO

La Fondazione Giorgio Amendola rischia di dover lasciare la sua sede in via Tollegno 52, a Torino?  

Il problema nasce da una complessa vicenda legata a una vecchia questione edilizia, oggi sanata, e a una controversia con i condomini.

I consiglieri Liardo e De Benedictis

Nel 2001 la Fondazione si insedia negli spazi comuni del condominio, destinati dal piano pilotis a un uso temporaneo e senza strutture fisse. Nel tempo vengono però realizzati muri, un bagno, sale riunioni e una biblioteca. Nel 2008 viene presentata una richiesta di sanatoria, respinta dal Comune nel 2021 per mancanza di conformità urbanistica.

Successivamente il Comune chiede ai condomini il pagamento dell’IMU per l’uso dell’area pilotis. Ma i residenti rifiutano di pagare e nel 2024 avviano una causa civile chiedendo alla Fondazione di versare la somma dovuta, liberare i locali entro il termine del comodato (2043) e ripristinarli allo stato originario.

Nel 2025 Prospero Cerabona, storica figura della Fondazione, presenta una nuova richiesta di sanatoria, che il Comune approva nel 2026 in base alla nuova normativa sulla casa. Nove condomini impugnano però il provvedimento davanti al TAR, sostenendo che la richiesta fosse illegittima perché presentata dal comodatario e non dai proprietari.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Enzo Liardo e Ferrante De Benedictis criticano la gestione della vicenda, parlando di un presunto grave abuso edilizio e chiedendo chiarimenti attraverso un accesso agli atti.

I Duboin di Torino

Avvocati e storici del diritto, poi militari e cugini di Guido Gozzano

Noi, che impotenti abbiamo assistito alle trasformazioni della nostra Città, relegata sempre più al ruolo triviale di dispensatrice di cibi (spesso preparati da chi viene ad imporci dei gusti estranei alla nostra tradizione), difenderemo i «motivi intellettuali» che la fecero un’eccellente Capitale europea del Regno di Sicilia prima, di Sardegna e d’Italia poi.

Il Palazzo che a Torino sorge sulla Piazzetta prospicente il Santuario della Consolata, si segnala alla storia della cultura, e non solo per rinomate attività commerciali, come la confetteria che legò la sua fama al tradizionale “bicerìn”, la golosa bevanda che si dice apprezzata dai santi torinesi e dai personaggi del Risorgimento nazionale.

Al primo piano di quel palazzo infatti, fino alla morte del titolare, funzionò, insieme con la residenza sua e della sua famiglia, l’ufficio editoriale, archivio e biblioteca dell’avvocato Carlo Felice Amato Giuseppe (noto come Felice Amato) Duboin (Saluzzo, 13.06.1796 – Torino, 17.05.1854) la cui massima opera conosciuta rimane la Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc., pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre 1798 sotto il felicissi­mo dominio della Real Casa di Savoia per servire di continuazione a quella del senatore Borelli, pubblicata, tra 1818 e 1860,  in Torino da Davico e Picco prima (e successivamente da altri stampatori), in trenta volumi in folio più uno di indice generale.

Figlio primogenito dell’avvocato Pierre-François Duboin (Salins-les-Thermes, 1757 – Chieri, 1806) e di sua moglie Rosalia Antonia Moja (Torino, 1767 – 1833), e perciò nipote di quell’Aimé-Joseph Duboin (Samoëns, 1731 – Salins, 1810) che si era trasferito in Tarantasia, nel circondario di Moûtiers, da Samoëns, in Faucigny, località del Faucigny in cui il casato era presente, almeno fin dal Quattrocento, e si fregiava di stemma «d’azur à la fasce d’argent, accompagné en chef de 3 ètoiles d’or et en pointe d’un taureau passant d’or». A Salins, dove fu poi Maire e Député à l’Assemblée des Allobroges, nel 1755, Aimé-Joseph Duboin aveva sposato Laurence Danis dalla quale ebbe quattro figli e cinque figlie, cinque dei quali morti in giovane età. Di essi Pietro Francesco si laureò in giurisprudenza a Torino (5.08.1785) e, successivamente, sposò la torinese Rosalia Antonia Moja, che, a matrimonio avvenuto, il 10.04.1796 ricevette la dote dal padre, il signor vice patrimoniale camerale Michele Secondo Antonio Moja. Commissario di Guerra, egli fu applicato all’Ospedale militare di Saluzzo, dove nacque il loro figlio primogenito, e in seguito, passati a Torino, ebbero ancora: nel 1798, (Pietro Antonio) Maurizio (Vittorio) poi tra i congiurati del 1821 e morto esiliato in Belgio, e, verso il 1804, la figlia Guglielmina. L’avvocato Pietro Francesco Duboin moriva nel 1806 a Chieri, nella sua Cascina della Croce di Pane, lasciando tre figli minori; al mantenimento dei quali avrebbe provveduto la sua vedova con il patrimonio ricavato dalla vendita delle proprietà agricole chieresi.

Come suo padre, anche Felice Amato si laureò in giurisprudenza (Torino, 12.08.1819) e si dedicò alla professione legale e, soprattutto, insieme al figlio maggiore, avvocato Camillo (Giuseppe Amato) (Torino, 1822 -1856), legò il nome di famiglia proprio alla Raccolta delle Leggi.

Nel 1833 Carlo Alberto fondò la Regia Deputazione di Storia Patria ed egli fu chiamato a farne parte e, dal 14.03.1839, fu poi anche corrispondente della Società torinese di Agricoltura.

Nel frattempo, sposò Anna, la figlia del capitano quartier mastro Giuseppe Bon (dal quale il 5.09.1820 aveva ricevuto la dote). La donna, che gli sarebbe sopravvissuta di un anno, morì nel 1857, dopo avergli dato almeno nove figli. Duboin fu pure cavaliere dell’Ordine Mauriziano e consigliere dell’Accademia Filarmonica di Torino alla quale sua moglie diresse i corsi musicali per le giovani.

Ultimo figlio della coppia fu Giacinto (Candido Enrico) Duboin (Torino, 1836 – Roma, 1915) che, appena ventenne, alla morte dei genitori e fino al 1868, fu accompagnato dalla zia Guglielmina Duboin e successivamente dalla sorella Giovanna (Torino, 1834-1904). Il 13.08.1856 egli si laureava in ingegneria idraulica ed architettura civile all’Università di Torino, per proseguire la carriera nel Genio Militare. Giacinto Duboin avrebbe realizzato strade e ferrovie in giro per l’Italia fino a ottenere i gradi di tenente generale e la croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. A Ginestra Sabina fondò e diresse per anni la banda musicale che, col suo nome, ha celebrato negli anni scorsi il suo primo centenario, evento che mi ha permesso di entrare il contatto con i suoi discendenti.

Civilmente, segnaleremo che Giacinto Duboin fu marito di Elvira Galletti (Torino, 1855 – Roma, 1905) dalla quale ebbe almeno cinque figli. Elvira Galletti era, a tutti gli effetti, cugina in primo grado di Guido Gozzano in quanto figlia di Ida Mautino (Agliè, 1838 – Torino, 1864), la sorellastra maggiore di Diodata Mautino (Agliè, 1858 – Torino, 1947), la mamma del Poeta, oltre che moglie del magistrato Arrigo Galletti (Torino, 1829-1910). Il matrimonio Duboin-Galletti si celebrò a Torino, nella chiesa parrocchiale della SS. Annunziata, il 29.10.1874, e le nozze furono benedette da monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba e cugino in primo grado del padre della sposa, davanti ai testimoni: dottor Gioachino Valerio, marito della cugina prima di Arrigo Galletti e fratello del più celebre Lorenzo; e Luigi Bon, figlio di Luigi e parente della madre dello sposo.

Il primo figlio della coppia, Guido Arrigo Felice Giovanni Eugenio Maria Assunta Duboin nacque il 15.08.1875 a Revigliasco, dove fu battezzato, il 22 dello stesso mese, sebbene i Duboin fossero già domiciliati a Roma, e proprio da lui viene il nome poi scelto per Guido il figlio di sua zia Gozzano. Padrini del neonato furono il nonno materno del neonato, avv. Arrigo Galletti e la zia paterna Gioanna Duboin. Anche questa volta il cugino monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba, somministrò il sacramento su delega del Parroco di Revigliasco. Le tracce di Guido Duboin si perderanno prima di rilevare la sua fine o la sua discendenza, ma si sa che studiò ingegneria a Bologna e, per qualche tempo, seguì la carriera paterna, tuttavia il suo nome si perde, con l’indicazione della città di Milano, in un elenco di indirizzi che Guido Gozzano annotò in un’agendina per il 1913.

A Torino, invece, nacquero i tre successivi fratelli Duboin: Mario (Angelo) (19.05.1879), Laura (31.05.1881), e Bice (Annetta Albertina) (20.05.1883), mentre, forse a Roma, sarebbe nato l’ultimo bambino (Carlo?) che, nel gruppo fotografico tardo ottocentesco, che qui presento, compare in braccio alla madre, insieme al padre e ai suoi 4 fratelli. Di essi, soltanto Mario e Laura ebbero una discendenza. Bice non si sposò mai ma, in famiglia, godé di una discreta fama di pianista.

Concludo questa breve nota, ricordando che al Cimitero Generale di Torino il sepolcreto dei Duboin, nel tempo fu venduto ai padri missionari della Consolata che, sulla parete centrale inserirono l’effigie della patrona di Torino e, prima che noi, si reclamasse al camposanto, non riportavamo traccia dei Duboin… mi pare opportuno ancora, sottolineare la parentela di Guido Gozzano con tanti esponenti degli studi e delle professioni legali, infatti sembra giusto spendere una parola per sottrarlo all’infamante nomea di avvocatucolo che qualcuno, all’oscuro dei fatti, volle appioppargli?

Carlo Alfonso Maria Burdet

Ringrazio Maria Clotilde Sieni e Mario Duboin per i documenti storici relativi ai loro antenati diretti e Monique Veisy e Danielle Paget, per le notizie genealogiche transalpine, e dedico a tutti loro questa mia nota.

UniTo incontra le imprese nel nuovo spazio alle Ogr

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Un presidio strategico nel cuore dell’ecosistema dell’innovazione per rafforzare il dialogo tra ricerca, imprese, startup e istituzioni
Oggi, lunedì 13 luglio 2026, la Rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi e la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi, con Davide Canavesio, Amministratore Delegato delle OGR Torino e Marco Pironti, Vicerettore all’innovazione e alla valorizzazione delle conoscenze dell’Università di Torino, hanno inaugurato il nuovo spazio di UniTo presso le OGR Tech delle OGR Torino, l’innovation hub della Fondazione CRT diventato un punto di riferimento europeo per la sperimentazione culturale, artistica, scientifica, tecnologica e imprenditoriale.
L’iniziativa si inserisce nella consolidata collaborazione tra Fondazione CRT e Università di Torino, che si concretizza nel sostegno ai progetti di ricerca, alla formazione, alla valorizzazione delle competenze e, attraverso OGR Torino, nel supporto alla crescita di startup innovative.
L’attivazione dello spazio fa parte delle iniziative per il rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione dell’Università di Torino, sostenute attraverso il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo dedicato ai programmi di innovazione dell’Ateneo. La collocazione presso le OGR Tech consente di valorizzare al meglio un investimento orientato ad ampliare le opportunità di collaborazione tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa.
Le principali attività
Il nuovo spazio è pensato come punto operativo per:
attività di networking e collaborazione tra Università, imprese e attori dell’ecosistema dell’innovazione;
eventi e incontri dedicati alle competenze, alle eccellenze e ai progetti di innovazione dell’Università di Torino;
iniziative di valorizzazione della ricerca, delle infrastrutture scientifiche e delle piattaforme dell’Ateneo per favorire nuove progettualità condivise.
Ricercatrici e ricercatori, docenti e personale impegnato nelle attività di trasferimento tecnologico e valorizzazione della ricerca potranno utilizzare le postazioni attraverso un sistema di prenotazione, lavorando a stretto contatto con imprese, startup e investitori e partecipando alle opportunità di confronto e collaborazione offerte dalle OGR Tech.
Un programma di appuntamenti tematici presenterà le competenze e le eccellenze dell’Università di Torino, con particolare attenzione alle esperienze di trasferimento tecnologico, imprenditorialità accademica e collaborazione con il sistema produttivo, mettendo in evidenza il contributo della ricerca allo sviluppo economico e sociale del territorio.
Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alle infrastrutture di ricerca e alle piattaforme scientifiche dell’Ateneo, promuovendone l’utilizzo come strumenti di collaborazione con imprese, in particolare PMI e startup. In questo contesto trova spazio anche Innosfera, il portale dell’Università di Torino dedicato all’innovazione, che amplia la propria funzione di punto di accesso alle competenze, ai servizi e alle opportunità offerte dall’Ateneo.
L’innovazione – dichiara Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino – è oggi una dimensione imprescindibile della missione dell’università, che non può restare confinata nei laboratori ma deve saper dialogare con il mondo delle imprese. La presenza dell’Università di Torino alle OGR Tech consolida un percorso già avviato e conferma la scelta di essere presenti nei luoghi in cui questo dialogo è più naturale. Siamo un ateneo complesso, per numero di persone, saperi e discipline che lo compongono: una complessità che ci appartiene e che vogliamo accompagnare con chiarezza, offrendo a imprese e investitori un punto di accesso semplice a ciò che l’Ateneo può offrire. È lo spirito con cui la nostra Università è presente in più luoghi della città e del territorio, per mettere insieme ricerca, impresa e istituzioni nella costruzione di innovazione e sviluppo”.
L’Università di Torino – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT – da oggi ha una ‘casa’ anche negli spazi di OGR Tech: un traguardo che segna una tappa importante nel percorso di crescita dell’ecosistema dell’innovazione che la Fondazione CRT sostiene e promuove da anni. La presenza stabile dell’Ateneo rafforza il dialogo tra ricerca, impresa, startup e investitori, creando le condizioni per accelerare il trasferimento tecnologico, valorizzare i talenti e generare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. Si tratta dell’evoluzione di una collaborazione solida e duratura: da anni infatti la Fondazione CRT sostiene i progetti di ricerca dell’Università di Torino, protagonista anche di iniziative dedicate alla formazione e di numerosi programmi di innovazione ospitati alle OGR Tech”.
L’insediamento dell’Università di Torino alle OGR Tech – dichiara Davide Canavesio, Amministratore Delegato delle OGR Torino – rappresenta un passaggio strategico nella crescita del nostro ecosistema dell’innovazione: oggi, la presenza dei due grandi Atenei torinesi all’interno dello stesso hub rafforza un modello fondato sulla prossimità, sulla contaminazione quotidiana e sulla collaborazione tra eccellenze scientifiche, imprenditoriali e tecnologiche. Le OGR Tech si confermano una piattaforma aperta, da abitare e vivere ogni giorno, resa ancora più dinamica da studenti e studentesse: qui la ricerca incontra il mercato, la conoscenza si traduce in progettualità e le connessioni generano nuove opportunità. Per Torino significa rafforzare la competitività dell’ecosistema e consolidare un modello di sviluppo capace di attrarre talenti e accelerare l’innovazione”.
Questo nuovo spazio – dichiara Marco Pironti, Vicerettore all’innovazione e alla valorizzazione delle conoscenze dell’Università di Torino – rappresenta un tassello importante della strategia con cui l’Università di Torino rafforza il proprio ruolo nell’ecosistema dell’innovazione. Vogliamo essere sempre più presenti nei luoghi in cui ricerca, impresa, startup e investitori si incontrano e creano valore, perché è da queste connessioni che nascono nuove opportunità di sviluppo e di trasferimento delle conoscenze. La presenza alle OGR Tech rafforza un percorso che l’Ateneo porta avanti da anni, anche con la collaborazione con il nostro incubatore 2i3T, accompagnando la ricerca lungo tutta la filiera dell’innovazione, dalla valorizzazione dei risultati scientifici fino alla nascita di startup e spin off. Il nostro obiettivo è creare le condizioni perché le competenze che nascono nelle aule e laboratori dell’Università possano trasformarsi più rapidamente in innovazione, contribuendo alla crescita del territorio e alla competitività del sistema produttivo”.
Foto Perottino

Incendi in Piemonte, la situazione migliora grazie alle piogge e al lavoro di 500 operatori


OGGI, LUNEDÌ LA RIUNIONE DEL TAVOLO REGIONALE PER L’EMERGENZA IDRICA

Grazie alle piogge delle ultime ore e al costante lavoro dei soccorritori, migliora la situazione degli incendi che coinvolgono da giorni il territorio piemontese.

In Valsesia a Cravagliana permangono focolai isolati in cresta, a Boccioleto l’incendio è in bonifica con la presenza di squadre di terra dei Vigili del Fuoco e dei volontari del Corpo Antincendi boschivi, a Varallo l’incendio è sotto controllo, a Cervato e Fobello rimangono due piccoli focolai in quota.

Nel Verbano Cusio Ossola, a Premosello Chiovenda operano ancora tre Canadair e un elicottero e sono in corso operazioni di bonifica squadra di terra, a Bannio Anzino e in Val Vigezzo sono presenti piccoli focolai ma l’incendio è sotto controllo.

A Valprato Soana (TO) il fronte Ovest è spento e rimane attivo ma sotto controllo quello Est.

Oltre 500 in questi giorni gli operatori al lavoro: alle squadre dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’ordine si aggiunge l’attività di oltre 200 tra AIB, volontari di Protezione civile e Croce rossa con 60 mezzi.

«Continuiamo a seguire con il massimo impegno, con uomini e mezzi, l’evolversi dei diversi fronti di incendio in Piemonte – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori alla Protezione civile Marco Gabusi e all’Ambiente Matteo Marnati – La situazione climatica e meteorologica che coinvolge l’intera Pianura Padana dura ormai da settimane, con temperature ben oltre la media stagionale e pochissime piogge, e implica la prosecuzione della massima allerta per il rischio incendi. Dopodomani, lunedì, abbiamo convocato il tavolo per l’emergenza idrica, che sarà l’occasione per verificare la situazione causata dalla siccità, che è tra le cause degli incendi, e valutare eventuali misure da adottare, anche in accordo con il governo e con le altre Regioni coinvolte».

Saranno presenti il presidente Alberto Cirio, gli assessori all’Agricoltura Paolo Bongioanni, alla Montagna, Marco Gallo, e all’Ambiente, Matteo Marnati, delegato al coordinamento del tavolo. Sono stati convocati i rappresentanti delle associazioni agricole, dei parchi e le aree protette, i consorzi idrici, l’ente risi, l’Anbi, la Città Metropolitana di Torino, le Prefetture e le Province del Piemonte, gli enti locali, gli enti di governo dell’Ambito territoriale e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche.