SOCIOGRAFIA Lettere dal presente
Tutti noi ci siamo accorti di quanto la litigiosità sia in forte aumento, da alcuni anni ormai, in tutti i settori: dalle assemblee condominiali agli uffici pubblici, dai mezzi di trasporto alla circolazione stradale, dalle scuole ai circoli privati.
Il motivo non è chiaro ma è evidente che lo stress accumulato negli anni tra disoccupazione, sfratti, stipendi insufficienti a garantire i bisogni essenziali, microcriminalità, lockdown e molto altro hanno portato il sistema nervoso di molte, troppe persone a non sopportare il benché minimo episodio di contrarietà.
I Paesi nostri vicini non hanno di queste problemi, forse perché i loro governanti mai si sarebbero sognati di instaurare un lockdown, le loro aziende non ricevono cascate di soldi per la CIG per cui i lavoratori continuano a lavorare, ecc. ecc.
La cosa strana, però, è che mentre per il minimo disturbo fisico andiamo dal medico o, quantomeno, ci rivolgiamo al farmacista, compriamo online l’integratore consigliato dal cognato del meccanico della zia della custode, per problemi di ansia, crisi di panico, stress e patologie correlate non facciamo nulla, salvo imprecare contro il mondo intero ed il Governo ladro (anche se non piove), convinti ancora che andare dallo psicoterapeuta sia disdicevole o equivalga ad ammettere la propria debolezza.
Non chiedetemi la ragione: la conoscessi sarei ricco, chiedendo 1 euro per ogni persona che mi domanda la soluzione; evidentemente questo status di cose ha portato il nostro sistema nervoso ad essere iperreattivo e, per contro, a rassegnarsi potenziando una caratteristica che noi italiani abbiamo già ben sviluppata senza esercizio.
Nei ritagli di tempo libero (e sono tanti, per ognuno di noi) anche solo mentalmente parlando, dovremmo riflettere su alcuni punti molto importanti.
Non intendo disquisire sulla sacralità della vita umana, per cui nessuno di noi è autorizzato a uccidere un altro individuo (a volte la morte può essere conseguenza di un altro reato), ma sul fatto che spesso basterebbe riflettere prima di aggredire, pensando che potrebbe succederci di dover reagire, che potremmo eccedere, che il destino quel giorno potrebbe averci in antipatia e, dunque, il dopo sarebbe molto più grave di quanto si possa pensare.
Pensiamo solo ai costi del patrocinio legale (parliamo di migliaia di euro), lo stress dell’interrogatorio di garanzia e di un’eventuale detenzione in cella (ma anche i domiciliari non sono proprio il massimo della gioia), il rischio di essere licenziati per la protratta assenza dal luogo di lavoro, la possibilità, per alcune professioni o mansioni, di non esserne più idonei in caso di condanna.
Non siete ancora convinti? Se siete giovani, scordatevi (ça va sans dire) di partecipare a concorsi pubblici, nelle FF.AA o nelle FF.OO, di candidarvi come Sindaco se siete stati condannati per reati non colposi e se, secondo voi intelligentemente, non avete patteggiato.
Se la violenza avviene tra le mura domestiche i minorenni che assistano sono considerati vittime, quindi la pena aumenta.
Ovviamente, se è vostra abitudine assumere quegli atteggiamenti e, magari, siete già stati condannati è palese che non avrete sconti di pena ma, anzi, la situazione volgerà a vostro sfavore.
Tutto ciò premesso, vale la pena rovinarsi salute e valuta perché non si sanno controllare gli istinti?
Che senso ha far valere i propri diritti (ammesso di essere nel giusto) in modo tale da passare dalla parte del torto?
Come diceva il simpatico Renzo Arbore “Meditate, gente…meditate.”
Sergio Motta
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