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Nuova rotta con Wizz Air da Torino a Sharm el Sheikh

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Dal 27 ottobre 2026 prende il via il nuovo collegamento di linea verso il Mar Rosso, biglietti in vendita da oggi.

Caselle Torinese, 16 luglio 2026 – Wizz Air amplia la propria offerta da Torino Airport e annuncia oggi una nuova rotta che arricchirà il network della compagnia dalla nuova base piemontese. Partirà con la stagione invernale 2026/2027 il collegamento diretto per Sharm el Sheikh, che per la prima volta collegherà Torino con il Mar Rosso tramite un volo di linea. I biglietti sono in vendita da oggi su wizzair.com e sull’app ufficiale WIZZ con tariffe a partire da 45,99€.

Il volo per Sharm el Sheikh, operativo il martedì e il sabato dal 27 ottobre 2026, rappresenta una delle principali novità del network Wizz Air da Torino: la nuova rotta offrirà ai passeggeri piemontesi un collegamento diretto verso una delle destinazioni più richieste dell’Egitto durante la stagione invernale, ideale per vacanze all’insegna del relax, dello snorkeling e del clima mite tutto l’anno.

Il nuovo collegamento si inserisce nel percorso di crescita avviato con l’apertura della nuova base Wizz Air a Torino, che vedrà l’arrivo di due aeromobili basati sullo scalo: il primo dal 14 settembre e il secondo dal 25 ottobre 2026. Grazie a questo investimento, la compagnia continua a rafforzare la connettività del Piemonte offrendo nuove opportunità di viaggio sia per il traffico leisure, sia per motivi familiari o di lavoro.

Con la nuova rotta annunciata oggi, il network Wizz Air da Torino per la stagione Winter 2026/2027 raggiungerà complessivamente 20 destinazioni, di cui 4 nazionali e 16 internazionali. L’offerta comprenderà i collegamenti nazionali verso Catania, Napoli, Palermo e Roma Fiumicino, oltre alle rotte internazionali per Barcellona, Bilbao, Bucarest, Budapest, Danzica, Iasi, Katowice, Londra Luton, Madrid, Malaga, Praga, Sharm el Sheikh, Tirana, Valencia, Varsavia e Wroclaw, confermando il ruolo di Torino come mercato strategico per la crescita della compagnia.

Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air, ha dichiarato: “Con l’avvicinarsi dell’apertura della nostra nuova base a Torino, continuiamo a dare forma, rotta dopo rotta, al progetto di crescita che abbiamo costruito per il Piemonte. Dopo aver recentemente rafforzato i collegamenti dedicati ai flussi turistici in entrata verso le montagne piemontesi, oggi guardiamo alle esigenze dei passeggeri del territorio e aggiungiamo Sharm el Sheikh al nostro network, offrendo un nuovo collegamento diretto verso il Mar Rosso proprio durante la stagione invernale. È esattamente questo il valore di una base Wizz Air: sviluppare un network sempre più ampio e diversificato, capace di creare nuove opportunità di viaggio e rispondere a differenti esigenze di mobilità. Con due aeromobili basati e 20 destinazioni nella Winter 2026/2027, Torino sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra crescita in Italia. E siamo solo all’inizio. Let’s WIZZ, Torino!”.

Paolo Papale, Direttore Sviluppo Aviation di Torino Airport ha commentato: “L’annuncio della nuova rotta per Sharm el Sheikh, che per la prima volta collega Torino al Mar Rosso con un volo di linea, rappresenta una grande novità per il nostro scalo e per i passeggeri piemontesi. Questo sviluppo conferma il valore del percorso intrapreso con Wizz Air e contribuisce ad ampliare ulteriormente le opportunità di viaggio da Torino verso destinazioni nazionali e internazionali di forte attrattiva”.

Piemonte ferito dal fuoco: fino a 900 ettari bruciati, parte la ricostruzione

Dopo l’emergenza incendi che nei giorni scorsi ha interessato diverse aree del Piemonte, la Regione guarda già alla fase della ricostruzione ambientale. L’obiettivo è programmare gli interventi necessari per favorire il recupero delle superfici forestali colpite dal fuoco, non appena le condizioni del terreno consentiranno di operare.

«Ci si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo».

Una prima stima indica che gli incendi abbiano interessato tra gli 800 e i 900 ettari distribuiti nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. A creare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei roghi hanno contribuito settimane caratterizzate da temperature elevate, precipitazioni scarse e, nei giorni più critici, forti venti di foehn. I bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte avevano infatti segnalato un progressivo aumento del livello di pericolosità, culminato l’8 luglio con un rischio elevato su gran parte del territorio regionale.

Secondo le prime ricostruzioni dei Vigili del Fuoco, diversi incendi sarebbero stati provocati dai fulmini caduti durante i temporali che hanno interessato la regione. Inneschi naturali che, complici il vento e la vegetazione particolarmente secca, hanno favorito una rapida propagazione delle fiamme.

Tra le aree più colpite figura la Valsesia, dove sono andati in fumo circa 450 ettari. A Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, l’incendio ha interessato 226 ettari di bosco, compromettendo ampie superfici di querceti, faggete e altre formazioni forestali. Danni rilevanti anche in Valle Soana, nel Torinese, dove il fuoco, partito dalle praterie d’alta quota, ha raggiunto successivamente boschi di larici e abeti.

Le conseguenze non riguardano soltanto la perdita della copertura arborea. Secondo le stime regionali sarebbero circa 700 mila gli alberi distrutti, mentre gli effetti sulla biodiversità coinvolgono habitat naturali, insetti impollinatori, rettili, uccelli e piccoli animali. Anche la fauna selvatica di maggiori dimensioni, come caprioli e camosci, è stata costretta ad abbandonare le aree percorse dal fuoco, spostandosi verso zone più vicine ai centri abitati.

I tempi di recupero degli ecosistemi saranno necessariamente lunghi. Nei primi anni potranno ricomparire le specie erbacee e arbustive pioniere, fondamentali per limitare l’erosione del terreno. Per la formazione di un nuovo bosco saranno necessari almeno quindici o vent’anni, mentre il ritorno a ecosistemi forestali maturi, come faggete e querceti, richiederà in molti casi diversi decenni.

«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB hanno lottato contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è stato un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori».

L’assessore sottolinea inoltre come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e dalla Regione evidenzino l’efficacia dell’intervento delle squadre impegnate sul campo. «I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati – evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondo valle».

Callori, linea cadetta. Da Moncestino a Rosignano 

Camillo Callori, unico figlio di Carlo e Philippine nato a Moncestino, partecipò alla guerra d’indipendenza e fu esattore delle Imposte Dirette a Parma, Oneglia e Mortara, trasferimenti motivati dalle assegnazioni dell’Amministrazione Fiscale Sabauda. Prima di trasferirsi a Torino dove viveva separato, abitava alla “Cascina Partenga” dei Callori a San Martino di Rosignano con la moglie Vittoria sposata nel 1869, da cui ebbe dieci figli. Vittoria era figlia del medico di Camagna Giuseppe Guasta e Angelica Maria Luparia, sorella dell’avvocato Vincenzo Luparia, fondatore dell’ “Ente Morale di Scuola di Agricoltura Pratica Vincenzo Luparia” di San Martino di Rosignano. Camillo fu l’esecutore testamentario della scuola, documento ricevuto dal notaio Carlo Guaschino il giorno dopo la morte dello zio Vincenzo avvenuta nel 1886, testamento impugnato dagli altri eredi fino al 1889 senza ottenere il patrimonio dell’avvocato.

Vittoria si dedicò completamente alla realizzazione del progetto dello zio coinvolgendo il marito e altri parenti, riuscendo nel 1888 ad avviare la scuola “Vincenzo Luparia” oggi ITAS, sede associata con altri istituti di Casale Monferrato: Leardi, Jaffe e Sobrero. Vittoria ereditò dallo zio Vincenzo la “Villa Sophora” di San Martino di Rosignano per esplicita rinuncia alla quota di proprietà del figlio Filippo Callori. Alla morte di Vittoria, le nuove eredi Maria e Giuseppina, sorelle di Filippo, suore laiche appartenenti ad un Ordine Monacale, donarono la villa ai Frati Francescani che la occuparono posizionando un guardiano all’ingresso, vendendo gli arredi di proprietà a diversi antiquari con grande disappunto delle nipoti inesorabilmente espulse. Altre due sorelle, suore Figlie della Carità, rinunciarono alla proprietà: Paola fu madre superiora a Cagliari, mentre Eufrosina residente a Torino all’Istituto Alfieri Carrù fu madre superiora nel Ricovero di corso Casale e nell’Ospedale Militare torinese, in seguito trasferita a Genova e Venezia.
La nobildonna Giulia Callori, nata a Varengo due anni dopo il fratello Filippo, si unì in matrimonio con il cav. uff. Luigi Morano, latifondista originario di San Martino di Rosignano, fondatore nel 1908 della “Distilleria Cooperativa di Rosignano e Cellamonte” per la trasformazione delle vinacce in grappe. Luigi Morano dispose il patrimonio a favore dell’Asilo Infantile e alla Parrocchia del suo paese, destinando la propria “Villa Scagliotta” per fondare una casa di riposo. Luigi e Giulia, senza discendenti, adottarono un bambino orfano di nome Antonino dopo il terremoto di Messina del 1908 dove lei accorse come crocerossina. Abitarono a Casale nella casa Monti di via Roma dove Giulia fu vittima di un ingente furto consistente in pellicce, gioielli e una borsetta d’oro, frutto delle sue frequenti puntate parigine per un valore di circa cinquanta mila lire.

Giulia, donna di cultura, pubblicava le sue novellette sul Corriere di Casale e faceva parte del mondo chic casalese. Famose le sue scorribande in carrozza nel centro di Casale con la chioma al vento che suscitava continui improperi dei passanti. Segretario del Consiglio di Amministrazione della Distilleria fu nominato il cognato di Morano, l’avvocato Filippo Callori, titolare a Casale di uno studio legale al n.2 di via Mellana, dimora storica quattrocentesca dei nobili Gambera di Rosignano, classico esempio del Rinascimento casalese. Il primogenito Filippo di idee liberali, assessore e amministratore di opere pie cittadine, fu nominato cavaliere della Corona d’Italia, presidente del Consiglio Collegio Trevigi, vice Console Onorario della Repubblica Argentina, priore della Compagnia San Michele e Procuratore della Corte d’Appello di Casale. Nato a Parma,  completò gli studi a Genova, nel 1895 si laureò a Torino e si unì in matrimonio con Felicita De Mattei nel 1904, abitanti a Casale nella residenza del marito in via Mellana.
Erano cugini di primo grado con il conte Ranieri, padre del cardinale Federico Callori, maestro di Camera, maggiordomo di Sua Santità il papa e cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana a Roma, morto nella Città del Vaticano nel 1971. Il conte Federico Callori, padre di Ranieri, negli anni tra il 1862 e il 1879 ospitò don Bosco nel palazzo Callori di Vignale. La tenuta “La Gambera” di San Martino di Rosignano, residenza estiva di Felicita, risale alla linea primordiale dei conti Gambera, i signori di Rosignano che diedero seguito a nobili discendenze monferrine: Callori, Langosco, Pico Gonzaga, Visconti, Vidua, Ricci, Gozzani, Leardi e Sannazzaro. Anche i marchesi Gozzani, cognati dei Callori di Moncestino, erano consignori di Rosignano, proprietari di masserie e terreni come la Vallarina, Fornace, Calcinara e Contrada sotto il Castello. Felicita era figlia di Maria Toso e Virgilio De Mattei che lasciò lo “Studio d’Ingegneria Soldati & C.” di Torino per trasferirsi a Casale, lungimirante Direttore Generale della “S.A. Calce & Cementi” con l’hobby dell’astronomia.
(3-Continua)
Armano Luigi Gozzano 

Ai Musei Reali “Torino crocevia di sonorità”

Ai Musei Reali “Torino Crocevia di sonorità – Ritratto a due voci”

Nella giornata di venerdì 17 luglio, i Musei Reali osservano un’apertura straordinaria, dalle 19.45 alle 23.30 (con ultimo ingresso alle ore 22.45), in occasione del concerto per voci e pianoforte intitolato “Torino Crocevia di sonorità – Ritratto a due voci”. L’evento, inserito nel programma della rassegna “Estate Reale 2026 – Una sera al museo”, che si svolge all’interno del Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale, alle ore 21, vede protagonisti sul palco il soprano Tamara Moldavchuk e il baritono Franco Celio Cioli, accompagnati da Marta Conte al pianoforte, in cui eseguono musiche che spaziano da Franz Schubert a Hugo Wolf, da Ludwig van Beethoven a Gabriel Fauré,da Henri Duparc a Claude Debussy, da Reynaldo Hahn a Robert Schumann. Il concerto è realizzato dai Musei Reali in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino.

La Caffetteria Reale rimane aperta fino all’inizio del concerto, alle ore 21.

Musei Reali – Palazzo Reale di Torino – Piazzetta Reale 1

Info biglietti: Intero: € 8,00 – gratuito fino agli 11 anni compiuti – gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità. La vendita è disponibile online al link:https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17 e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

Info e programma: https://museireali.beniculturali.it/ – mr-to.eventi@cultura.gov.it

Mara Martellotta

 

 

Venerdì 17 luglio 2026

TORINO CROCEVIA DI SONORITÀ

Ritratto a due voci

Concerto per voci e pianoforte. In collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.

Musei Reali di Torino, Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale

 

Programma:

 

Franz Schubert (1797-1828)
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Goethe)
1. Mignon und der Harfner
Gesänge des Harfners, D. 478 (Goethe)
1. Wer sich der Einsamkeit ergibt
2. Wer nie sein Brot mit Tränen ass
3. An die Türen will ich schleichen
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Mignon-Lieder, Goethe)
2. Heiss mich nicht reden
3. So lasst mich scheinen

Hugo Wolf (1860-1903)
dai Mignon-Lieder, Goethe

Nur wer die Sehnsucht kennt
Kennst du das Land

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
An die ferne Geliebte (Jeitteles)

Gabriel Fauré (1845-1924)
Mandoline (Verlaine, Cinq Mélodies de Venise op. 58)

Henri Duparc (1848-1933)
Extase (Lahor)

Claude Debussy (1862-1918)
Chevaux de bois (Verlaine, Ariettes oubliées)

Reynaldo Hahn (1874-1947)
L’heur exquise (Verlaine, Chansons Grises)

Robert Schumann (1810-1856)
Tanzlied (Rückert, Vier Duette op. 78)

 

Orari

Visita libera al percorso museale: 19.45–23.30

Inizio concerto: 21.00

 

Percorso visitabile

Primo piano di Palazzo Reale

Armeria Reale

 

Caffetteria Reale

Aperta fino alle ore 21.00

 

Biglietti

Intero: € 8,00

Gratuito fino agli 11 anni compiuti

Gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità

 

Biglietti disponibili online al link: https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17

e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

 

Informazioni:

https://museireali.beniculturali.it/

mr-to.eventi@cultura.gov.it

 

Social:

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YouTube Musei Reali Torino

 

Condanna a Roggero, Salvini e Cirio: “Ora la grazia”

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Il gioielliere di Grinzane nel Cuneese sparò e uccise due rapinatori. Dovrà scontare 14 anni e 9 mesi, attenderà l’ordine del tribunale per costituirsi. La mobilitazione social. Anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio oltre al leader leghista Salvini propone di ricorrere alla grazia presidenziale.

Leggi l’articolo su L’identità:

La Cassazione conferma la condanna a Roggero, Salvini: “Grazia”

Mondiali di calcio, Argentina in finale: battuta l’Inghilterra 2-1

 

L’Argentina conquista la finale del Mondiale al termine di una semifinale emozionante, superando l’Inghilterra per 2-1 con una spettacolare rimonta nei minuti finali. Dopo il vantaggio inglese nella ripresa, l’Albiceleste ha reagito con carattere trovando il pareggio con Enzo Fernández e il gol decisivo in pieno recupero firmato da Lautaro Martínez.
La nazionale campione del mondo in carica si giocherà ora il titolo contro la Spagna, che nell’altra semifinale ha eliminato la Francia. La finalissima promette grande spettacolo tra due delle squadre più forti del torneo.
Appuntamento a domenica 19 luglio ore 20.

Enzo Grassano

Morta escursionista dispersa in montagna

E’ morta l’escursionista precipitata sulle montagne del Torinese a Groscavallo, nelle Valli di Lanzo, e al momento non vengono diffuse le generalità della donna. Per individuare la dispersa le ricerche sono andate avanti per tutta la notte dopo l’allarme scattato quando la struttura ricettiva in cui la donna era ospite ha lanciato l’allarme.

Carceri piemontesi, l’emergenza continua: detenuti oltre la capienza, agenti in affanno e aggressioni

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Il sistema carcerario del Piemonte continua a vivere una fase di forte sofferenza, con problemi che da anni attendono una soluzione strutturale. A pesare sono soprattutto il numero di detenuti superiore alla disponibilità effettiva dei posti, la cronica carenza di personale della Polizia penitenziaria e un clima interno reso sempre più difficile dall’aumento degli episodi di violenza, dalle problematiche legate alla salute mentale e dalle condizioni spesso obsolete di diversi istituti.

I dati aggiornati al 2026 confermano un quadro che resta critico. Nelle tredici strutture penitenziarie piemontesi sono presenti circa 4.360 persone ristrette, a fronte di una capienza regolamentare di poco inferiore ai 4.000 posti. In realtà la disponibilità effettiva è ancora più ridotta, perché numerose celle risultano inutilizzabili per lavori di manutenzione o per carenze strutturali. Questo significa che il livello di affollamento supera stabilmente il 109%, con inevitabili ripercussioni sulla gestione quotidiana degli istituti.

Tra le realtà più in difficoltà c’è il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, il più grande del Piemonte. Qui i detenuti sfiorano le 1.500 unità a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.100 posti. Si tratta di uno degli istituti più congestionati del Nord Italia, dove il sovraffollamento rende sempre più complicata la convivenza all’interno delle sezioni detentive e limita gli spazi destinati alle attività lavorative, formative e trattamentali previste dall’ordinamento penitenziario.

L’eccessiva presenza di detenuti si riflette inevitabilmente anche sulle condizioni di lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo una grave scopertura degli organici, con centinaia di unità mancanti rispetto al fabbisogno. Questa situazione costringe il personale a turni particolarmente gravosi, a un ricorso costante allo straordinario e a una gestione sempre più complessa delle emergenze. Gli agenti sono chiamati a operare in contesti dove il numero delle persone da sorvegliare supera spesso quello previsto e dove la presenza di soggetti con problematiche psichiatriche o di tossicodipendenza richiede un impegno ancora maggiore.

Le conseguenze sono evidenti anche sul piano della sicurezza. Negli ultimi anni si è registrato un incremento degli episodi di violenza all’interno degli istituti di pena. Le aggressioni nei confronti degli appartenenti alla Polizia penitenziaria sono aumentate, così come le risse tra detenuti, gli atti di autolesionismo, i danneggiamenti e gli episodi di protesta. Il Rapporto Antigone 2026 evidenzia che, a livello nazionale, nel corso del 2025 le aggressioni agli agenti sono cresciute di oltre il 12% rispetto all’anno precedente, mentre quelle tra detenuti hanno fatto segnare un incremento ancora più marcato rispetto ai dati di pochi anni fa. Una tendenza che trova riscontro anche negli istituti piemontesi, dove le organizzazioni sindacali segnalano con frequenza episodi di violenza e interventi resi sempre più difficili dalla scarsità di personale.

A Torino non sono mancati negli ultimi mesi casi di aggressioni agli agenti, colluttazioni tra detenuti, incendi di suppellettili, proteste e danneggiamenti, situazioni che hanno richiesto il tempestivo intervento del personale in servizio. Le sigle sindacali sottolineano come il crescente disagio interno sia strettamente collegato all’elevato numero di detenuti presenti e alla difficoltà di garantire un’adeguata separazione tra soggetti con caratteristiche criminologiche molto diverse.

Un’altra questione sempre più rilevante riguarda la presenza nelle carceri di persone affette da disturbi psichiatrici. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, una parte consistente di questi soggetti viene gestita all’interno degli istituti penitenziari ordinari, che però non dispongono sempre delle professionalità e delle strutture necessarie per affrontare situazioni tanto delicate. Questa condizione contribuisce ad alimentare tensioni, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio, fenomeni che continuano a rappresentare una delle principali criticità dell’intero sistema penitenziario.

Il sovraffollamento incide inoltre sulla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Quando le sezioni ospitano un numero di detenuti superiore alla loro capacità, diventa più difficile organizzare corsi di formazione, attività lavorative, percorsi scolastici e progetti di reinserimento sociale. Proprio queste iniziative rappresentano invece uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di recidiva e favorire il ritorno alla vita civile una volta terminata la detenzione.