Alberto Frisoni da Casale Monferrato inventa da zero il metodo ONET certificato primo al mondo sull’utilizzo integrato dei social (Facebook, Instagram, YouTube) per il network marketing online e a soli 19 anni diventa leader mondiale nella sales directoring della sua azienda di know-how.
Ex campione di motocross nazionale, poliglotta con lunghe permanenze all’estero, dopo il diploma di perito agrario, cambia molti mestieri e non pago, decide di trasformare la figura crepuscolare del commesso viaggiatore alla Arthur Miller, in quella del pubblicitario commerciale 2.0 coniugando al top il ruolo di claimer creativo a quello di agente commerciale glocal del Villaggio Globale.
Nel suo manuale il ” Sistema Perfetto”( pagg.159 disponibile su Amazon ) spiega come partendo da un piccolo spazio privato tipo garage alla Brin e Page, dotati di connessione webfast in multitasking e voglia di interazione sociale si possa superare il Multi Level Marketing taylorista e sfuttatore a struttura piramidale pre-Berners Lee e mettendoci costanza, volontà e spirito di sacrificio, si possa dopo qualche anno di intensa attività e impiegando il metodo da lui testato, raggiungere in proprio una buona posizione reddituale. Il testo spazia dalla psicologia motivazionale, alla neweconomy, dalla satyagraha gandhiana, alla meditazione zen, alla sociologia economica, ricco di citazioni e esempi pratici, porta il lettore a conoscere in prima persona tutto del mestiere, mettendogli in mano la cassetta degli attrezzi per fare del cyberspazio il territorio fisico e virtuale della propria autorealizzazione professionale. Non vuole creare nuovi proseliti, addirittura dissuade chi non voglia sentirsi portato per questo genere di attività, la dove la Silicon Valley passa dal bar sotto casa ai geek dei campus di Berkeley, dai ”non luoghi” di Marc Augé ai millennials di provincia. E se qualcuno, simpatizzante per il sovranismo noglobal alla Diego Fusaro, può giustamente storcere il naso e opporre un rifiuto, altri potranno con altrettante ragioni parafrasando il compianto John Belushi, pensare di mettersi alla prova e come un mantra recitare : ”quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. E chiamatemi aquila.
Aldo Colonna
Si accantona quanto era in preparazione all’interno delle sale abitualmente occupate dalle abituali mostre per “invadere” altri spazi, in maniera inusuale, per riappropriarsi di quella “ricerca consolatoria della bellezza che l’uomo, già dai tempi della preistoria, ha sempre cercato di rappresentare, riprodurre, reinventare”, per attirare sotto il cielo una diversa e non già percorsa occasione. Succede nel centro della città, nel palazzo sede della Fondazione Accorsi-Ometto in via Po che occupa il Museo delle Arti Decorative, con Novecento in cortile. Omaggio ai Grandi Maestri della scultura contemporanea, mostra promossa dal direttore della Fondazione Luca Mana, con la collaborazione di Giuliana Godio, e curata da Bruto Pomodoro (fino all’11 ottobre prossimo). La visita in totale sicurezza, ammesso un massimo di 23 persone, ogni mezz’ora.
Cavalcata interrotta (1990) di Paolo Borghi occupa lo spazio del portico che immette alle sale superiori, una suggestiva terracotta che rivisita con devozione il mondo antico; dalla riscoperta di qualche civiltà (l’omaggio agli obelischi egizi), dalla suggestione di riti antichi in ogni loro più decifrabile simbologia (la tartaruga posta a base di Tobiolo o della “montagna dei tanti personaggi con cui l’artista ha costruito la sua opera qui esposta), come dal manierismo di stampo toscano paiono nascere le quattro sculture del ceco Ivan Theimer esposte (si noti ancora il realismo dello scudo con la Medusa caravaggesca del 2005); mentre l’intera mostra viene sovrastata dall’Ikaro alato (2000) di Igor Mitoraj – nato a Oederan nel 1944, piccolo centro della Sassonia, trascorre la giovinezza nei pressi di Cracovia -, un’altezza di 3,60 metri, un capolavoro che guarda agli eroi del passato a rappresentare una classicità spezzata, un archeologia che guarda alla manomissione dell’umanità presente, deposta dolente come l’altro bronzo del 2014, Luci di Nara pietrificata.
“L’abolizione delle preferenze ha segnato una grave frattura nel rapporto dei cittadini con la politica, e di riflesso con le istituzioni. Chi pensava di combattere la corruzione o un mercato dei voti più immaginario che reale, con l’abolizione delle preferenze ha rafforzato la partitocrazia e i “cerchi magici“ che nei diversi partiti fanno corona al leader di turno. Hanno spezzato ogni legame fra il candidato e il territorio.
Per la mia generazione, Settembre non era scuola. C’era tutto il mese per dover riprendere le lezioni. Ogni tanto qualche materia di rimando, niente di che, una pura formalità.
L’appello, però, si è presentato come aperto “a tutte/i coloro che si sentono “accomunati dai valori espressi nella nostra Costituzione”.
Un percorso non a caso in piazze e vie della città. E p