Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.
“Non so perché, ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.
“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà. La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione, la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità, dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta
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