HUNGRY ROADS Quando il cibo smette di essere “fast” e torna a essere umano

Ci sono persone che non insegnano soltanto un mestiere, ma insegnano un modo di stare al mondo.

Cecily, l’ideatrice di questo fantastico progetto, inglese/polacca con origini italiane (nonna piemontese) cresciuta negli Stati Uniti, con quella mentalità internazionale capace di vedere opportunità dove altri vedono ostacoli, è una di quelle donne rare, forti e senza il bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, determinata ma al tempo stesso incapace di perdere la sua sensibilità, in grado di costruire il presente e il futuro.

Viaggiando spesso per il mondo, alla scoperta di sapori variegati appartenenti a quasi tutta la cucina internazionale attraverso la sua grande passione per il cibo, Cecily, oltre a Fry me Hungry Roads ha lanciato anche MexBomb, In-Out-secret delivery, Chick Me Out, Ahorita, Rlbs&Wings, Burrito Loco, Unburger (Veggie & Vegan) e Hats off (tutti questi Brands sono presenti sulle varie piattaforme delivery e disponibili anche per take away). La filosofia vincente di tutte queste realtà è legata innanzitutto al voler creare il minimo spreco di cibo possibile, utilizzando le materie prime al meglio, offrendo nuovi sapori tramite cucine e tipologie di cottura davvero svariate.

Cecily si dimostra quindi una donna dalla mente visionaria, concreta, lucida, instancabile, ma soprattutto capace di vedere valore nelle opportunità lavorative ma innanzitutto negli altri, prima ancora che gli altri riescano a vederlo in se stessi.

Ed è così che incontra Clara, donna più giovane, profondamente attratta dall’Asia, dai suoi equilibri, dai suoi sapori, dalla sua filosofia del dettaglio e dell’armonia, nonché cuoca eccellente e assai versatile. Ancora in cammino ma con dentro qualità autentiche che Cecily riconosce immediatamente.

E allora non la lascia indietro: la prende per mano, la osserva, la guida, la forma, le insegna quindi il lavoro ma trasmette in lei innanzitutto il rispetto per tutto ciò che si crea, la profondità delle cose eseguite con passione e amore, la dignità del sacrificio e la bellezza della crescita.

Con il tempo Clara non resta semplicemente accanto a lei ma diventa parte della sua visione. Diventa socia.

Entra poi a far parte del progetto anche Anna Chen. Una presenza preziosa che arricchisce un format già profondamente trasversale e aperto al mondo.

Con la sua presenza Hungry Roads si apre anche alla cucina orientale, arricchendosi così di culture, profumi e contaminazioni che ampliano ulteriormente l’identità di questo percorso umano e professionale.

Ma il cuore di Cecily resta sempre li, in quella meraviglia, con quella capacità rara di creare legami prima ancora che aziende. Di far crescere e formare donne, non solo collaboratrici, di insegnare loro un lavoro, certo…ma anche il coraggio di credere nel proprio valore.

Non solo un business quindi, non solo un marchio, ma un modo nuovo di portare qualità anche a coloro che la ricevono. Emozione e identità che va quindi successivamente a confluire dentro una società che troppo spesso consuma tutto in frettain questo caso il cibo ma anche le persone.

Si incontrano nel 2020, lanno delle serrande abbassate, delle città vuote, delle paure silenziose

che una pandemia semina come se non ci fosse un domani. Un periodo in cui molti hanno smesso di credere nei progetti.

Loro invece hanno deciso di costruirne uno, senza timore ma con lamabile sfacciataggine di chi

non si ferma, di chi non indugia, ma che al contrario osa la tenacia di oltrepassare persino

limpossibile.

Visioni assai differenti e lontane le loro ma che invece di scontrarsi, si sono riconosciute. E forse

Hungry Roads nasce proprio lì : in quella capacità rara di capire che le differenze, quando sono

autentiche, possono diventare forza creativa.

Nel pieno del COVID inventano dark kitchen, delivery segreti, nuovi brand costruiti quasi

sottovoce, mentre il mondo aveva paura persino di uscire di casa.

Eppure la gente risponde, perché dietro quel progetto non cera solo marketing, ma unenergia

vera. Cera il desiderio di far sentire le persone meno sole anche attraverso un piatto consegnato a domicilio.

Ed è così che i risultati arrivano rapidamente. Da subito Milano, poi Pavia e infine Torino.

Hungry Roads non è semplicemente una catena o un format gastronomico di qualità ottima,

è una filosofia! Elidea che si possa mangiare bene anche nei luoghi dove normalmente si

consuma male. Eil coraggio di portare qualità dentro la notte, nei festival, nelle discoteche , nei

luoghi frequentati dai giovani, dove troppo spesso il cibo viene considerato soltanto un riempitivo

veloce e senza anima.

Cecily, Clara e Anna invece, hanno deciso di ribaltare questo concetto. Perché anche un ragazzo che esce da una serata alle tre del mattino merita di assaporare qualcosa di buono e stimolante. Qualcosa fatto con attenzione, non indigesto, non cibo spazzatura, qualcosa che non sia soltanto velocema anche umano.

Ed è qui che il progetto abbraccia anche, o soprattutto, un concetto altamente sociale.

Hungry Roads parla ai giovani senza giudicarli. Entra nei loro spazi, nelle loro abitudini, nei loro

ritmi notturni, ma porta dentro quei mondi unidea diversa di gusto, di qualità, di rispetto per ciò che si mangia.

Eun pocome se dicesse : la bellezza può esistere ovunque, anche in strada, anche dopo la

mezzanotte, anche dentro una discoteca o chissà ancora dove…”.

Il grande successo degli eventi del 9 e del 16 maggio alla discoteca CACAO, con il progetto X Project, ha dimostrato che questa intuizione non è soltanto romantica ma funziona davvero! E’ un passo verso un sogno molto più grande : esportare questo format in tutta Italia.

Ma forse il vero segreto di Hungry Roads, sta si nella qualità appartenente a tutto il progetto, ma si afferma innanzitutto nellanima!

Al giorno doggi aprire un locale è relativamente facile, ma aprire qualcosa che lasci unemozione

è molto più raro.

Cecily, Clara e successivamente anche Anna, non stanno semplicemente vendendo cibo, ma stanno cercando di riportare valore in luoghi dove lo stesso si era perso. Stanno dimostrando

che si può fare impresa senza perdere empatia, perché si può crescere senza diventare freddi,

indifferentie che si può parlare ai giovani senza trattarli superficialmente.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che colpisce di più : donne che hanno attraversato difficoltà,

sfide, cambiamenti, successie che invece di chiudersi hanno scelto di creare qualcosa capace di unire le persone, le persone tutte.

Perché alla fine Hungry Roads non parla solo di buon gusto del cibo, di fame, ma parla di incontri

e di valore. Narra di strade anche a volte sperse, ma che improvvisamente trovano direzione e di notti che diventano opportunità.

Hungry Roads sussurra una bella storia che parla di esseri umani che, nonostante tutto,

continuano ancora a cercare qualcosa da condividere lasciando un sapore sempre più profondo, in tutti i sensi…

Infine, possiamo paragonare questo progetto a una lunga tavola apparecchiata nella vita.

Prima arrivano gli antipasti : gli incontri, le intuizioni, i sogni detti piano.

Poi arrivano i primi : le difficoltà, le prove, le corse contro il tempo, le notti infinite.

Poi arrivano i secondi, quelli più intensi, dove serve forza vera per restare in piedi quando il mondo si ferma, almeno in parte

E poi finalmente arriva il dolce : i sorrisi delle persone, il successo inatteso, i giovani che

capiscono la qualità senza bisogno di troppe spiegazioni.

E poi entra in scena lamaro, quello buono però, quello che non lascia tristezza, ma consapevolezza. Quello che ti fa appoggiare lentamente il bicchiere sul tavolo e pensare che, forse, la vita non è fatta soltanto per rincorrere continuamente qualcosa, perché la felicità è anche riuscire a creare un luogo, fosse pure una strada, una notte, una discoteca, un festival, dove le persone si sentano bene davvero.

E Hungry Roads , in fondo, sembra proprio questo : non un semplice progetto di cibo, ma una

cena volante nel mondo fantastico di chi davvero sa apprezzarla e coglierla, con un anima capace

di lasciare dentro alle persone una sensazione raraquella di sentirsi pieni, sereni e finalmente in

pace con il mondo, anche solo per una notte.

(Contatti : 335.7090137 hungryroads.srl@gmail.com

Nuova apertura prevista per giugno : via san Massimo 2 – Torino )

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

Via Francigena Marathon Val di Susa 2026: ultima chiamata per iscriversi 

Recenti:

Non chiamateli giocattoli

PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani Non chiamateli giocattoli, le macchinine d’epoca possono valere una fortuna Il

IL METEO E' OFFERTO DA

Fit Homeless