SPETTACOLI

Torino Capitale delle hit: Antonella Clerici e Clementino all’Inalpi Arena per “Suzuki Jukebox” 

 

È stato presentato nella Sala Carpanini di Palazzo di Città, “Suzuki Jukebox – La notte delle hit” lo spettacolo musicale che si terrà all’Inalpi Arena di Torino, venerdì 11 e sabato 12 settembre, con due prime serate evento condotte da Antonella Clerici e la partecipazione di Clementino, in diretta tv su Rai 1 e in diretta streaming su Rai Play.

Ad accogliere i due conduttori e a fare gli onori di casa il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e l’assessore ai Grandi Eventi Domenico Carretta che hanno omaggiato la Clerici e Clementino con un gradito dono gastronomico della storica pasticceria Stratta che, proprio oggi, festeggia i 190 anni dalla sua fondazione.

Dopo il successo dello scorso anno, la grande musica degli anni ’80, ’90 e 2000, riaccenderà l’Inalpi Arena di Torino che vedrà salire sul palco gli interpreti originali delle grandi hit che negli anni ci hanno fatto sognare, ballare ed emozionare. “Suzuki Jukebox – La notte delle hit” è una celebrazione potente della musica, una grande festa, un viaggio nel tempo tra ricordi e canzoni simbolo di più generazioni.

Svelata la line-up con gli artisti, vere icone della musica, che calcheranno il palco, realizzando uno show senza precedenti.

Venerdì 11 settembre i protagonisti saranno: Cristina D’Avena, DSL*Dire Straits Legacy, Drupi, Filippo Gra-ziani, Irene Grandi, Loredana Bertè, Lou Bega, Nek, Neri per Caso, Nino Buono-core, Patty Pravo, Sugarfree.

Sabato 12 settembre, invece, a salire sul palco saranno: Alberto Bertoli, Anna Oxa, Erminio Sinni, Francesco Renga, Gaetano Curreri e gli Stadio, Gazebo, Luca Dirisio, Mario Biondi, Paul Young, Sa-brina Salerno, Spagna, Toploader.

“Suzuki Jukebox – La notte delle hit” è sponsorizzato da Suzuki e prodotto da A1 Pictures, in collaborazione con Direzione Intrattenimento Prime Time.

Le prevendite dei biglietti dell’evento musicale che negli anni è divenuto un vero e proprio appuntamento, grazie anche alla partecipazione di alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale, sono attive sul portale Ticketone e in tutti i punti vendita autorizzati.

“Modulazioni” vede il traguardo

Da Purcell a Scarlatti, il Festival musicale cuneese chiude l’edizione 2026 con la sua ultima settimana di musica

Domenica 13/giovedì 17/ venerdì 18 e sabato 19 settembre (ore 21)

Cuneo

Con un prezioso omaggio alla grande stagione musicale del “Barocco”, domenica 13 settembre, presso il “Teatro Toselli” di Cuneo (via Teatro Giovanni Toselli 9), avrà inizio la settimana conclusiva della V edizione di “Modulazioni”, il Festival di “musica antica” (organizzato da “Noau Officina Culturale” e prodotto da “Maestro Società Cooperativa”) in corso di svolgimento a Cuneo e che, con Resounding”, titolo scelto per l’edizione 2026, propone al pubblico percorsi musicali dedicati in prevalenza, ma non solo, al repertorio inglese.

Quattro, dopo gli eventi di inizio estate, sono gli appuntamenti programmati, con pagine musicali e interpreti di altissimo livello, nel corso della prossima e ultima settimana.

Il via, domenica 13 settembre, vedrà la messinscena di quello che è considerato il primo grande capolavoro del teatro musicale inglese, quel Dido and Æneas”, opera in tre atti composta intorno al 1689 (su libretto di Nahum Tate) dall’inglese Henry Purcell, fra i più grandi compositori di “musica barocca”, e ispirata al IV Libro dell’“Eneide” in cui si racconta (in pagine simboleggianti l’apice della passione umana distrutta dal fato e dall’inganno) dell’amore tra Didone, regina di Cartagine, ed Enea, eroe troiano. Al cuneese “Teatro Toselli”, l’opera si presenta come “produzione originale” di “Modulazioni” e del Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo – Dipartimenti di “Musica Barocca” e “METS-Musica Elettronica e Tecnico del Suono” – in collaborazione con il Festival “Incanti” di Torino. Ingresso libero.

Il programma prosegue giovedì 17 settembre, presso la “Chiesa di San Sebastiano” (contrada Mondovì) dove è in programma “The duel | A Baroque musical tenzone” con le musiche di Georg Friedrich Händel (tedesco naturalizzato inglese e “genio drammatico di prim’ordine” come fu definito dal celebre musicologo Winton Dean)  e del napoletano, compositore e clavicembalista barocco, già anticipatore del classicismo e della musica romantica, Domenico Scarlatti. Interpreti i musicisti de “Il Quartetto Vanvitelli” – il cui nome fa riferimento a Luigi Vanvitelli, il celeberrimo architetto italiano del Settecento, progettista della maestosa “Reggia di Caserta” – l’opera evoca la “storica sfida musicale” al clavicembalo e all’organo, nella Roma del 1708 e sotto la protezione del cardinale Ottoboni, proprio tra gli allora giovani (ma già due “giganti” della musica) Scarlatti e Händel, nati tra l’altro (e in buona compagnia nientemeno che con Johann Sebastian Bach) nello stesso anno, anno di grazia 1685. Un “duello” e un “confronto” musicale tra due personalità e due mondi sonori: “l’inventiva ritmica e il colore armonico di Scarlatti contro la profondità ed il lirismo melodico di Händel”. Il “Quartetto Vanvitelli” (fondato nel 2017 e specializzato nel repertorio cameristico del Seicento e della prima metà del Settecento) rievoca quella storica “tenzone musicale” con un programma che affianca le “Sonate per violino e basso continuo” di Händel ad una selezione di “Sonate” di Scarlatti, trascritte per quartetto a partire dalle “versioni per tastiera”Ingresso libero.

A seguire, sarà il Complesso Monumentale di “San Francesco” (via Santa Maria, 10) nel cuore del centro storico cittadino, ad ospitare gli ultimi due appuntamenti di “Modulazioni 2026”. Il primo, venerdì 18 settembre, vedrà impegnato l’ensemble “Opera Prima” (Gruppo di musicisti e solisti di fama internazionale, “cultori di un approccio fresco e coinvolgente al miglior repertorio barocco”) nel concerto “Come again”, con l’esecuzione di musiche che vanno da John Dowland (incluso il celebre brano “Come again”) a John Blow, fino a Robert Johnson, a Thomas Morley e a Godfrey Finger. Biglietti a 10 euro su “ticket.it.

Il secondo e conclusivo, sabato 19 settembre, porterà sul palco i “Talenti Vulcanici” (Gruppo nato nel 2011) impegnati in “Scarlatti Remixed/La tradizione che si reinventa: da Avison ad una nuova metamorfosi”. L’itinerario musicale proposto intende celebrare, partendo dai “12 Concerti Grossi – per archi – after Scarlatti” di Charles Avison (1744), il “Genio napoletano” come “figura cardine della cultura musicale universale, capace di attraversare i secoli e di continuare a generare forme, idee e visioni”. Espressamente per questo concerto, “Modulazioni” ha, inoltre, commissionato al compositore bresciano Mauro Montalbetti (già direttore artistico del “Cantiere Internazionale d’Arte” di Montepulciano e “compositore in residenza” presso numerose Istituzioni europee), una “composizione contemporanea” ispirata proprio alle “Sonate” di Scarlatti. Biglietti a 10 euro su “ticket.it.

Per info e programma del Festival: www.modulazioni.net o info@modulazioni.net

g.m.

Nelle foto: “ Il Quartetto Vanvitelli”, “L’ensemble Opera Prima” e “I Talenti Vulcanici”

“Da questa parte del mare”. Omaggio a Gianmaria Testa

 

A dieci anni dalla scomparsa al teatro Sociale Busca di Alba

Continua  a crescere l’attesa a due settimane dal concerto per “Scritto domani. Omaggio a Gianmaria Testa”. Per lo spettacolo in programma il 25 settembre prossimo al Teatro Sociale Busca di Alba, i biglietti sono esauriti, a conferma della risposta entusiasta e partecipe del pubblico e degli appassionati della  musica di Gianmaria Testa, che hanno accolto con grande affetto l’idea di questo omaggio collettivo. Rai Radio 3 è media partner ufficiale dell’evento.

Il concerto nasce per celebrare,  nel 2026, i venti anni dell’uscita  di “Da questa parte del mare”, album premiato nel 2007 con la Targa Tenco e interamente dedicato al tema delle migrazioni contemporanee e ai dieci anni della scomparsa di uno dei più originali cantautori italiani.
Voluto da Paola Farinetti, moglie e produttrice di Gianmaria, realizzato in collaborazione con il Comune di Alba, lo spettacolo restituisce dal vivo, in forma integrale, l’album che ha segnato una tappa fondamentale della ricerca artistica e civile dell’autore.
Sul palco del teatro Sociale, aperto a 360 gradi  ovvero sia nella sala storica, sia in quella moderna, con il pubblico avvolto nella musica e dalle parole, si alterneranno 25 artisti chiamati a interpretare le canzoni di “Da questa parte del mare”, a condividere ricordi, frammenti di biografia, storie di incontri con Gianmaria e con i temi che hanno attraversato le sue canzoni.
Il cuore  musicale del concerto è un supergruppo guidato da Roberto Cipelli, storico compagno di viaggio di Gianmaria Testa, affiancato da altri musicisti del jazz italiano, molti dei quali da sempre legati al suo percorso. Intorno alle canzoni  gli interventi di scrittori, attori e amici che sono stati capaci di restituire il profilo di Gianmaria Testa come “uomo politico”, come un artista  che ha scelto la poesia come forma di impegno, capace di parlare di migrazioni, lavoro, dignità, senza slogan ma con una radicale umanità.

“Questo concerto si intitola “ Scritto domani” perché tutto l’album “Da questa parte del mare” non solo non accusa minimamente i venti anni passati, sia per i temi trattati sia per la freschezza del tessuto musicale, ma anche perché appunto sembra scritto domani, come tutti gli obiettivi che ancora dobbiamo realizzare. Mi piace pensare Gianmaria al futuro e non al passato – spiega Paola Farinetti che aggiunge – Desidero ringraziare tutti gli artisti che hanno accolto il mio invito , tutti coloro che stanno a vario titolo dietro le quinte di questa iniziativa, anche molto Stefano Senardi e Domenico Procacci, insieme a Mirko Capozzoli e Alejandro De La Fuente, senza i quali non sarei mai riuscita a realizzare un progetto così complesso, ambizioso e articolato intorno alla figura di Gianmaria. A Gianmaria in tanti hanno voluto e continuano a voler bene ed è qualcosa che non smette mai di commuovermi”.

Mara Martellotta

Savana Funk, Blake Franchetto: «Sul palco lasciamo la mente razionale alla porta»

 

 

Dal nuovo album Behind The Eyes alla dimensione rituale dei concerti: il bassista dei Savana Funk racconta dieci anni di musica, contaminazioni e ricerca. Il 12 settembre la band sarà all’Hiroshima Mon Amour di Torino.

Dopo dieci anni di attività, centinaia di concerti e un percorso che li ha portati dai palchi italiani ai grandi festival europei fino all’Indonesia, i Savana Funk tornano con Behind The Eyes, il loro sesto album di inediti. Un disco che segna un nuovo capitolo per il trio bolognese composto da Aldo Betto, Blake C.S. Franchetto e Youssef Ait Bouazza: più introspettivo, meditativo e aperto all’esplorazione, senza però rinunciare a quelle due coordinate fondamentali che da sempre ne definiscono il suono, groove e melodia.

A raccontarlo è Blake C.S. Franchetto, bassista della band, che abbiamo intervistato in vista del concerto del 12 settembre all’Hiroshima Mon Amour di Torino.

Dopo dieci anni di band, Behind The Eyes sembra rappresentare un passaggio particolarmente significativo nel vostro percorso. È un disco che guarda maggiormente all’interno, ai pensieri, ai sogni, alle esperienze personali. Che cosa avete scoperto di voi stessi durante la sua realizzazione?

«Dopo dieci anni di band c’è stato quello che potremmo definire un vero terremoto musicale e identitario. Siamo partiti da quelli che sono sempre stati i nostri punti di forza, il groove e la melodia, ma abbiamo sentito il bisogno di andare oltre, di esplorare e di espandere una delle caratteristiche che da sempre ci contraddistingue: la ricerca. Non ci siamo mai fermati a ciò che già conoscevamo. Siamo tre elementi con storie personali e identità diverse, cresciuti insieme a partire da culture musicali molto eterogenee. Questa pluralità di anime è sempre stata presente nella nostra musica, pur mantenendo una cifra stilistica molto chiara. Con Behind The Eyes abbiamo voluto guardare oltre il territorio che avevamo già attraversato, anche attraverso un modo diverso di comporre. È un disco che guarda alla vita in maniera più mistica e profonda, anche in relazione alle esperienze che ci sono successe e alla maturità individuale e collettiva che abbiamo raggiunto. Quello che è individuale finisce per diventare collettivo. Basta guardare i titoli dei brani per capire quanto siano differenti gli immaginari che convivono nel disco: si passa dal vento dell’Africa a Ganimede, uno dei satelliti di Giove. Sono elementi apparentemente lontani, ma tutti collegati al nostro percorso. In qualche modo riusciamo a inglobarci bene l’uno nell’altro. Ogni album ha avuto una propria identità e, in questo caso, ogni brano è diventato una nuova esplorazione».

Afro, funk, blues, rock, psichedelia, elettronica, hip hop: negli anni avete attraversato linguaggi diversi. Esiste oggi un “suono Savana Funk” che riconosci immediatamente, al di là dei generi?

«Gli elementi che ci accompagnano sempre sono essenzialmente due: il groove e la melodia. Il groove è dentro di noi, è qualcosa di irrefrenabile che ci accompagna fin dall’inizio. C’è sempre stato questo groove forte, quasi rotolante. L’altro elemento fondamentale è la melodia, anche perché siamo una band prevalentemente strumentale. Non ci interessa cadere nel tecnicismo fine a se stesso. Abbiamo sempre cercato di creare qualcosa che potesse arrivare a tutti. In questo senso siamo forse una realtà particolare: siamo una band strumentale che riesce a raggiungere un pubblico molto variegato. A ogni concerto troviamo persone molto diverse tra loro e, nonostante questo, la nostra musica riesce ad arrivare. Groove e melodia sono quindi il nostro punto di partenza, ma da lì in poi non ci poniamo limiti. Quando componiamo attingiamo naturalmente all’Africa, al blues, alla psichedelia, alla sperimentazione, all’hip hop. Non sono elementi che andiamo necessariamente a cercare: spesso sgorgano durante il processo creativo.

Di solito nasce un’idea, poi la lasciamo sedimentare per un po’ e successivamente la riprendiamo. È un processo che ci permette di attraversare mondi differenti mantenendo però una nostra cifra. Ci sono mondi differenti, ma con un timbro e un suono che li fanno riconoscere come parte dello stesso universo. Possiamo anche arrivare a qualcosa che richiama il punk old school o a un brano ad alto BPM, ma quello che conta è che tutti questi elementi riescano a incastrarsi senza perdere autenticità».

Avete definito il vostro live come un “rito collettivo”. Dopo aver suonato davanti a pubblici molto diversi, dall’Italia allo Sziget fino all’Indonesia, che cosa avete imparato dal palco che non avreste potuto imparare in studio?

«A livello personale mi viene in mente una frase del sassofonista Charlie Parker: “A casa si studia e sul palco si dimentica tutto”. Quando sei lontano dal palco esiste una componente razionale, mentre quando sali devi lasciare quella mente razionale alla porta e connetterti alla vibrazione sonora del momento.Ogni concerto è diverso. Il live ha sfumature che cambiano continuamente e, anche quando esiste una struttura, c’è sempre una parte di improvvisazione. Questo rende ogni esibizione molto viva e autentica. Ci siamo accorti che il pubblico lo percepisce e lo apprezza. C’è anche gente che ci segue in giro per l’Italia, proprio perché sa che ogni volta assisterà a qualcosa di diverso. Sul palco cerchiamo di evitare il solismo fine a se stesso. Abbiamo costruito nel tempo un modo di suonare molto coinvolgente, che nasce soprattutto quando ognuno di noi smette di stare esclusivamente nel proprio mondo e comincia a stare maggiormente in quello degli altri. Basta cambiare un accompagnamento e ci capiamo immediatamente. Quella che potrebbe sembrare una difficoltà diventa l’apertura verso un mondo nuovo.Dal palco questa connessione si percepisce. C’è qualcosa di molto “sciamanico” nel nostro modo di vivere il concerto: è un viaggio che può ricordare anche il mondo della musica elettronica, con una differenza fondamentale: noi stiamo suonando ogni singola nota e in questo c’è quindi qualcosa di profondamente umano.E il pubblico lo sente e ci restituisce energia, noi gliela restituiamo nella stessa misura. A volte si crea una vera e propria trascendenza collettiva.».

In Behind The Eyes per la prima volta la vostra musica si apre anche alla voce, con tre brani cantati. Che cosa vi ha spinto a introdurre questo elemento proprio adesso e che cosa vi permette di raccontare che prima non riuscivate a esprimere soltanto attraverso gli strumenti?

«La voce è arrivata dalla volontà di esplorare nuovi elementi. All’inizio non eravamo particolarmente convinti, proprio perché siamo nati come band strumentale. Ma la voce è un altro elemento per rimanere aperti a qualcosa di nuovo. Io sono forse l’elemento meno pop della band, mentre Aldo e Youssef si sono cimentati maggiormente con la voce, soprattutto Youssef. È un elemento che ha attirato anche persone nuove.Allo stesso tempo, però, non volevamo che il cantato diventasse il centro della nostra musica. Per noi il suono rimane universale e la voce può essere un elemento che si aggiunge, che fa da contorno. La musica, alla fine, deve mantenere la sua prevalenza e la sua vibrazione».

Il 12 settembre sarete all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Che rapporto hai con questa città e che emozione ti dà tornare a suonare qui?

«Torino è una città a cui sono legato anche personalmente: mia madre è di Ivrea e quindi il Piemonte è qualcosa che rimane dentro di me. Ma anche Torino, nel corso degli anni, ci ha accolti in maniera particolare. È una città che ci ha capiti e ci ha dato spazio. Insieme a Bologna e Napoli rappresenta uno dei luoghi in cui abbiamo sentito una forte connessione con il pubblico. Alla fine, il complimento più bello che possiamo ricevere è proprio quello che arriva dall’energia delle persone.

Quando senti che il pubblico è con te, che partecipa e restituisce quello che stai dando dal palco, capisci che il concerto sta diventando qualcosa che va oltre la semplice esibizione.».

Valeria Rombolà

Foto: Simone Cecchetti

Premio Giovanni Graglia chiude il Festival “Luigi Pirandello e del ‘900”

Come da consuetudine, anche la ventesima edizione del Festival Nazionale “Luigi Pirandello e del ‘900” si è conclusa con la cerimonia del Premio Letterario intitolato a Giovanni Graglia, uomo dall’ingegno multiforme, grande appassionato di teatro, cinema e musica, sempre attento a supportare e valorizzare il talento dei giovani artisti e padre del regista e fondatore del Festival “Luigi Pirandello e del ‘900”, Giulio Graglia. Presieduto dalla scrittrice e giornalista Sabrina Gonzatto, la finalità del Premio è quella di assegnare ogni anno un riconoscimento a personalità che si distinguono nel mondo della cultura, dello sport, del giornalismo e dello spettacolo.

I vincitori dell’edizione 2026 sono la giornalista e scrittrice Elena D’Ambrogio Navone, il grande attore e illusionista Arturo Brachetti e il giornalista e scrittore, grande tifoso granata, Gianpaolo Ormezzano, scomparso nel dicembre 2024 (premio alla memoria ritirato dal figlio Timothy, noto giornalista sportivo e firma del Corriere della Sera).

“In questi anni abbiamo riconosciuto tante persone di diversa estrazione, provenienti da mondi professionali differenti e di diverse età, ma che hanno contribuito con il loro lavoro a valorizzare il nostro territorio – ha raccontato Sabrina Gonzatto – perché i talenti vanno riconosciuti e supportati affinchè non si perdano o non vadano sprecati. Questo è un Premio dedicato alla memoria di un uomo che ha saputo prendersi cura della cultura sostenendo, incentivando e valorizzando proprio il talento e l’energia dei giovani”.

“Voglio ringraziare Sabrina Gonzatto – ha sottolineato Giulio Graglia – perché proprio vent’anni fa è partita da lei l’idea di intitolare questo premio a mio padre. Un ‘grazie’ sentitissimo lo voglio riservare alla Regione Piemonte, alla Città di Torino e alle Fondazioni bancarie per il sostegno, e a tutti i collaboratori che ancora una volta ci hanno aiutato durante questi due mesi di festival”.

Le motivazioni dei premi sono le seguenti: a Elena D’Ambrogio Navone “in segno di gratitudine per l’impegno, l’abnegazione e lo spirito d’iniziativa con cui ha saputo promuovere la cultura e la lettura cercando occasioni di incontro, dialogo e condivisione”; ad Arturo Brachetti “per aver elevato l’arte del trasformismo a espressione scenica universale, affermandosi nel panorama internazionale come artista unico nel suo genere per talento, perfezione tecnica e creatività”; alla memoria di Gianpaolo Ormezzano “per aver raccontato lo sport, dal calcio al ciclismo, con cultura, ironia e una scrittura inconfondibile. Grande firma del giornalismo italiano e uomo dalle passioni profonde”.

La cerimonia di premiazione si è conclusa con la lettura, curata da Giulio Graglia, Sabrina Gonzatto e Stefania Rosso, attrice, autrice e direttrice artistica della compagnia teatrale torinese Liberipensatori Paul Valéry, del testo “Ich bin berliner aber kein berliner” di Cristian Mascia, psicologo, drammaturgo, cittadino berlinese.

Mara Martellotta

MiTo SettembreMusica alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani

Due concerti in programma giovedì 10 settembre alle ore 17 e alle ore 20

MiTo SettembreMusica sceglie come ambientazione per i due concerti di giovedì 10 settembre, alle ore 17 e alle ore 20, la Casa Teatro Ragazzi e Giovani. Il primo concerto si intitola “Classical Marimba”, e comprende al suo interno la Ciaccona in re minore di J.S. Bach, il Capriccio n.24 in la minore di Nicolò Paganini, L’Arabesque di Claude Debussy, la Rapsodie in blue per pianoforte e orchestra di George Gershwin, e la nuova composizione per Marimba di Adélaïde Ferrièr. Il secondo concerto, alle 20, sempre alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani, si intitola “Da Rameau all’elettronica”, e comprende, oltre ai brani da Nouvelles Suites de Clavecin di Jean-Philippe Rameau, la nuova composizione per Marimba di Adélaïde Ferrièr, la Composed Improvisation per tamburo rullante di John Cage e, tra gli altri, il Temazcal di Javier Álvarez.

Concertista di fama internazionale, Adélaïde Ferrièr si è esibita sui palcoscenici più rinomati al mondo, quali la Philarmonie di Parigi, il Mozarteum di Salisburgo, l’Opéra National di Parigi, il teatro Argentina di Roma, la Filarmonica di Brno, il teatro di Epidauro e il Festival di Salisburgo. Nel 2017 è stata nominata “rivelazione solista strumentale” alla 24ª edizione dei Victoires de la Musique Classique, e nel 2026 è stata nominata nella categoria “Solista strumentale”. Nel dicembre 2025, l’artista è stata invitata a esibirsi nel Banchetto del Premio Nobel, a Stoccolma, in una prima mondiale di “Jacob Mühlrad”.

Biglietti numerati euro 10/Biglietti numerati euro 6 con acquisto contestuale del concerto pomeridiano.

Mara Martellotta

Il pianista Konstantin Lifschitz e il direttore William Christie per MiTo

Per MiTo SettembreMusica in programma mercoledì 9 settembre, alle ore 17, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, un concerto con il pianista ucraino Konstantin Lifschitz, che suonerà di Felix Mendelssohn Bartholdy, da Lieder Ohne Worte op19 n.1 in mi maggiore, opr38 n.5 in la minore, op.62 n.1 in sol maggiore, op.67 n.5 in si minore, op.67 n.3 in si bemolle maggiore, op.38, n.6 in la bemolle maggiore. Di Brahms, Sette Fantasie op.116, e di Francesco Schubert, Sonata in do maggiore D840 Reliquie, completata da Ernst Křenec. Secondo appuntamento della giornata, sarà alle ore 20, presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto, per la direzione musicale di William Christie, al clavicembalo e all’organo, impegnato nell’esecuzione di Marc-Antoin Charpentier di “Les Arts florissants”, “La dechante d’Orphée aux infer” e “Le jardin des voix”. Saranno impegnati i danzatori Noémie Larcheveque, Claire Graham, Andrea Scarfi, Tom Godefroid. Alla regia Marie Lambert-Lebihan e Stéphane Facco. La coreografia è affidata a Martin Chaix, assistente alla coreografia è Eleonore Freeman, costumi di Hubert Barrère e la codirezione de “Les jardins des voix” è di Paul Agnew.

William Christie è codirettore musicale, fondatore de “Les Arts florissante”, clavicembalista, direttore d’orchestra, musicologo e insegnante, architetto di una delle avventure musicali più straordinarie degli ultimi quarant’anni. Nato a Buffalo e stabilitosi in Francia, la sua carriere prese una svolta decisiva nel 1999, quand9 fondò “Les Arts florrisante”, e alla guida di questo ensemble assunse un ruolo pionieristico nella riscoperta della musseica barocca, rivelando al vasto pubblico il repertorio francese del Seicento e del Settecento. La sua discografia comprende più di 100 registrazioni, in particolare nella raccolta “Les Arts florissante” per ArmoniaMundi, per i quali ha recentemente pubblicato l’album “Nei giardini d’amore”.

Christie ha inoltre scoperto generazioni di cantanti e strumentisti: desideroso di mettere a disposizione le sue conoscenze ai giovani artisti, ha deciso di fondare l’Accademia “Les jardins de voix”, e insegna nel quadro di una residenza alla Juilliard School di New York. Appassionato di arte e giardinaggio, ha dato vita al festival “Les jardins de William Christie”, che si tiene ogni estate nella sua residenza in Vandea.

Mara Martellotta

E’ di scena “Urban Dream Chieri”

Da venerdì 11 a domenica 13 settembre

Tre giorni di eventi in Piazza Dante

Sabato 12 settembre: VILLABANKS, GRETA TEDESCHI e la Notte Bianca

Domenica 13 settembre: LA VIJÀ nel Cortile del Complesso di San Filippo

 

In occasione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie, Patrona della Città, quest’anno Chieri cambia ritmo. Il tradizionale appuntamento con le “Feste ‘d Cher – Settembre chierese” torna in una veste completamente nuova: “Urban Dream Chieri” proporrà tre giorni di musica, spettacoli, street food, intrattenimento e grandi artisti per trasformare il cuore della città in un’esperienza unica.

 

«Quest’anno il Settembre chierese si propone con una veste completamente rinnovata e ringiovanita-dichiara l’assessora alla Cultura Antonella Giordano-Il cuore della manifestazione sarà Piazza Dante, con tre serate di musica e divertimento. La musica accompagnerà anche lo shopping, con la Notte Bianca in programma sabato 12 settembre nelle vie del centro. Non dimenticheremo tuttavia la tradizione, con l’appuntamento della Vijà, che sarà proposta nel cortile del Complesso di San Filippo, un luogo caro ai chieresi. Durante i giorni della Festa patronale sarà poi possibile visitare la mostra dedicata ad Alberto Maso Gilli nella cappella di San Filippo o conoscere le meravigliose opere del Moncalvo con il percorso guidato Scoprichieri. Per tutto il mese di settembre (…e di ottobre) sono in programma numerosi altri appuntamenti culturali, di promozione del territorio e sportivi che renderanno la città sempre più attrattiva».

“Urban Dream Chieri” è un evento organizzato da Wake Up, Freedom Eventi, Countach Agency e ToFace AGENCY, che hanno partecipato al bando contributi della Città di Chieri.

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PROGRAMMA EVENTI

 

VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2026

Ore 21.30 – PIAZZA DANTE

 ‘70-‘80-‘90 VIBES

Una notte dedicata ai più grandi successi che hanno fatto la storia della musica, in collaborazione con la storica discoteca Premiere di Poirino.

In consolle: Franco Frassi & Piero Vallero.

Ingresso gratuito.

Dalle 19:00 – Street Food, Cocktail Station e Area Food

SABATO 12 SETTEMBRE 2026

Ore 21.30 – PIAZZA DANTE

VILLABANKS E GRETA TEDESCHI

 “Noi due sotto a un milione di stelle..Mi stringe e ripete che sono il migliore di sempre..Noi due sotto un milione di stelle”.

Sul palco uno degli artisti più iconici della scena urban italiana: VILLABANKS.

Ad aprire la serata sarà la dj torinese GRETATEDESCHI, fra le migliori 100 Dj donna al mondo, nonché prima in Italia.

In consolle: Vitto Vee e Fricci.

Ingresso gratuito fino a disponibilità capienza.

Dalle 19:00 – Street Food, Cocktail Station e Area Food

Dalle 21.00 alle 24.00 la città sarà animata da una vivacissima “NOTTE BIANCA”, con negozi e locali aperti in tutto il centro storico: da San Domenico a Piazza Cavour, il cuore cittadino si trasformerà in un grande palco a cielo aperto, con postazioni musicali e DJ Set diffusi.

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026

 

Ore 21.00 – Cortile del complesso di San Filippo

Via Vittorio Emanuele II, 63

LA VIJÀ 

Il tradizionale spettacolo in lingua piemontese che rievoca le antiche veglie contadine con musica, racconti e gli immancabili stranòt, composizioni in rima, racconti e momenti di satira che, con ironia e autenticità, raccontano la nostra terra e la nostra gente.

Ingresso gratuito.

Ore 21.30 – PIAZZA DANTE

WE LOVE 2000

Le hit che hanno segnato un’intera generazione, da cantare e ballare insieme fino a tarda sera.

Ingresso gratuito.

Dalle 19:00 – Street Food, Cocktail Station e Area Food

Info: www.comune.chieri.to.it

Il Piemonte in Thailandia all’ International Festival of Dance and Music 

Il presidente della Regione Cirio: “Rafforziamo le sinergie con un Paese che ama la nostra cultura e la nostra enogastronomia”

Avere il teatro Regio di Torino tra gli ospiti dell’edizione 2027 del più importante evento culturale del mondo asiatico dedicato alle arti dello spettacolo rappresenta l’obiettivo dell’ International Festival of Dance and Music, che ha inaugurato in queste ore la sua 28esima edizione a Bangkok alla presenza del re Rama X e della regina Suthina Tidjai.

Protagonista della serata anche il Piemonte, con il presidente della Regione Alberto Cirio, l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e il Sovrintendente del Teatro Regio Mathieu Jouvin, accompagnati dall’ambasciatore d’Italia a Bangkok Paolo Dionisi. È  stato loro riservato l’onore di sedere accanto al Re nel palco della massima autorità thailandese in occasione della prima del Festival.

Gli organizzatori della prestigiosa manifestazione desiderano sviluppare le sinergie in vista della prossima edizione che quest’anno ha preso il via con l’esibizione della New York City Opera e che nel 2027 si propone di avere tra i suoi artisti internazionali anche l’eccellenza del Teatro Regio di Torino.

“Siamo contenti dell’interesse della direzione del Bangkok’s International Festival of Dance and Music, il più importante festival di spettacolo di musica e danza in Asia- spiega il Sovrintendente del Teatro Regio di Torino Mathieu Jouvin – la possibilità di questo progetto si inserisce nel  percorso di internazionalizzazione del Teatro Regio, sviluppato in questi anni in perfetta sintonia con la Città di Torino e la Regione Piemonte.  Il Regio, promuovendo all’estero il grande patrimonio artistico italiano, vuole e può rappresentare sempre di più uno strumento di promozione al servizio del suo territorio”.

“ La Thailandia è un Paese che ama la nostra storia, la nostra arte e la nostra enogastronomia  – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla cultura Marina Chiarelli – la grande attenzione che questo festival, che rappresenta una delle istituzioni più prestigiose dell’intero continente asiatico, mostra verso il Piemonte e verso una delle sue eccellenze come il Teatro Regio ne è  una testimonianza”.

“Abbiamo incontrato il presidente Uberoi nei mesi scorsi a Torino,mdove ha potuto vedere e apprezzare la grande qualità dell’offerta artistica del nostro Teatro Regio – ha dichiarato l’assessora alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia – siamo davvero molto contenti dell’interesse dimostrato per la collaborazione del Teatro Regio di Torino nell’ambito della prossima edizione del Bangkok’s International Festival of Dance and Music, certi che questa sinergia possa aprire la strada a nuove e future collaborazioni in campo artistico e culturale”.

Proprio Bangkok sarà anche quest’anno una delle capitali internazionali che a novembre ospiterà un collegamento simultaneo con il Castello di Grinzane Cavour, la tradizionale Asta mondoale del Tartufo Bianco d’Alba. Un’altra dimostrazione di quanto i thailandesi nutrono verso la cucina e i vini italiani, a cominciare dallo stesso fondatore del Bangkok’s International Festival, J.S. Uberoi, uno dei più influenti personaggi della cultura in Thailandia, al quale il Piemonte ha voluto portare uno dei suoi simboli di eccellenza nel mondo: una pregiata bottiglia di Barolo del 1945, anno di nascita di Uberoi, donata dalla propria collezione personale dalla famiglia Abbona, della storica cantine dei Marchesi di Barolo. La presenza del Piemonte a Bangkok è stata un’occasione per espandere la rete di relazioni con alcune d3lle istituzionali culturali più importanti della Thailandia, ed esplorare una collaborazione a lungo termine nei campi dell’arte contemporanea e delle arti visive.

“Il Castello di Rivoli è molto interessato a sviluppare relazioni per mostre future, residenze e scambi reciproci di artisti  – spiega il direttore Francesco Manacorda – la scena artistica thailandese è in fase di grande sviluppo, come anche il suo ecosistema istituzionale, e il momento storico rende queste collaborazioni urgenti e significative”.

Tra le realtà interessate a collaborare con i nostro sistema culturale, vi è il DIB Museum, il primo grande museo privato di arte contemporanea inaugurato nel dicembre 2025 in un ex magazzino industriale per opera di una famiglia di mecenati, ma anche il il BCCC Bangkok Art and Cultural Centre, e la Bangkok Kunsthalle, un’altra delle principali istituzioni thailandesi dedicate all’arte contemporanea, inaugurata nel 2024 negli spazi di un’ex tipografia, un complesso di tre edifici, parzialmente distrutti in un incendio nel 2001 e rimasti abbandonati per oltre vent’anni a Yaowarat, nel cuore della Chinatown di Bangkok. Tra le possibili sinergie, anche quella con la suggestiva Jim Thompson House, formata da case in legno del XIX secolo che Thompson, ex agente dei servizi segreti USA, divenuto un importante imprenditore della seta, fece smontare e trasportare da varie zone della Thailandia per poi ricomporle a Bangkok alla fine degli anni Cinquanta.

Mara Martellotta

 

Al via a Torino l’edizione 2026 di MITO SettembreMusica

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Lunedì 7 settembre, alle ore 16.30, a Palazzo Civico Sala Carpanini, si terrà l’incontro “Ricordare Giorgio Balmas”, con la partecipazione del musicologo Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, con il coordinamento di Susanna Franchi. Alle ore 20, all’Auditorium RAI Arturo Toscanini, si terrà il concerto di inaugurazione, su musiche di Benjamin Britten verrà eseguito il “War Requiem” per soli, coro, coro dei ragazzi, orchestra e orchestra da camera. Protagonista sarà l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il Coro di Voci Bianche del Teatro Regio, il Coro del Teatro Regio di Torino, il soprano Elena Guseva, il tenore Nicholas Spence, che sostituisce Allan Clayton, assente per motivi di salute, il baritono Boskovhus, il maestro del Coro Gea Garatti Ansini, il maestro del Coro di Voci Bianche Claudio Fenoglio, con la direzione di Simon Young, in collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Teatro Regio di Torino.

La direttrice australiana Simon Young è considerata tra le più importanti del nostro tempo. Dal 2022 è direttrice principale della Sydney Symphony Orchestra, dove attualmente dirige, tra gli altri progetti, un ciclo di concerti dal Ring des Nibelungen di Wagner. Nel 2024 ha debuttato al festival di Bayreuth con quest’opera monumentale ed è tornata nell’estate 2025 per dirigere altri due cicli completi. Ha ottenuto riconoscimenti internazionali come interprete di spicco di Wagner e Strauss, e i suoi impegni l’hanno portata nei teatri più prestigiosi del mondo, tra cui il Wiener Staatsoper, l’Operá National de Paris, il Covent Garden di Londra, il Metropolitan di New York, lo Staatsoper Berlin, il Semper Oper di Dresden e l’Open House di Zürig, e per la prima volta, nel 2023, al teatro alla Scala con una nuova produzione di Peter Grims, per la regia di Robert Carsen. Oltre al suo ampio lavoro operistico, è molto richiesta sulla scena operistica alla testa delle maggiori compagini internazionali. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, come una laurea honoris causa dalle università di Sydney e Melbourne, ed è membro dell’Ordine d’Australia e Cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia.

Mara Martellotta