SPETTACOLI

NID PLATFORM chiude con numeri record e una forte crescita internazionale

Per la prima volta NID Platform  2026 chiude con numeri record e una forte crescita per presenze ed espansione internazionali, confermandosi un hub strategico imprescindibile per la promozione della danza in Piemonte. Nei quattro giorni tra Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, hanno abitato i palcoscenici oltre 150 artiste e artisti, a cui se ne aggiungono una ventina coinvolti dal format _Italian Windows_  per un pubblico piuttosto ampio, con la presenza di 520 operatori. Si tratta di un aumento del 45% di professionisti accreditati rispetto all’anno precedente, con una rilevante partecipazione estera.
I numeri confermano il Piemonte come snodo centrale nelle dinamiche di internazionalizzazione della creazione contemporanea. Presenti 80 referenti istituzionali  e 70 professionisti della scena coreutica mondiale, giunti da oltre venti nazioni.
La delegazione più numerosa è  stata quella francese , con 22 operatori, seguita da Spagna, Germania e Paesi Bassi, consolidando il ruolo della NID Platform come ponte privilegiato tra Italia e panorama europeo ed extraeuropeo, con presenze da Canada, Taiwan, Thailandia.

La dimensione internazionale della NID Platform 2026 è  stata avvalorata dall’attiva collaborazione con le principali rappresentanze diplomatiche estere presenti in Italia. Fondamentale è  stato il supporto dell’Ambasciata di Francia  con l’Institut Français, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, dell’Ambasciata di Norvegia e della Delegazione del Quebec in Italia, la cui vicinanza istituzionale ha confermato il valore della piattaforma come spazio privilegiato per il dialogo bilaterale e multilaterale.

Determinante per l’iniziativa la sinergia con la rete della diplomazia culturale italiana. La presenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale  (MAECI) , unitamente ai direttori e ai funzionari degli Istituti Italiani di Cultura,  giunti dalle sedi del Nord Europa e del Sud Est Asiatico, ha riaffermato la NID Platform come ponte permanente per promuovere le imprese culturali italiane sui mercati  esteri.
I lavori della piattaforma aprono inoltre nuove prospettive di circuitazione e coproduzione, grazie al coinvolgimento strategico di organismi governativi esteri e network internazionali di settore .
Tra i protagonisti di settore figurano la Fondazione Svizzera per la cultura Pro Helvetia, l’ufficio di promozione Catalan Arts del Governo di  Catalogna insieme a Istitut Ramon Llull, l’ONDA ( Ufficio nazionale di diffusione Artistica francese) e i grandi organismi di coordinamento multilaterale quali l’EDN ( European Dance Development Network) e il DFNE ( Dance Festival Network Europe).

Una delle novità di questa edizione è  stato l’utilizzo di strumenti digitali dedicati all’organizzazione degli spostamenti, alla consultazione del programma, all’accesso ai contenuti e alla gestione degli incontri professionali. Un tratto di rilievo è  stato poi il rapporto con la città e con la mobilità urbana, un progetto innovativo realizzato per la prima volta insieme al _ mobility partner _GTT, Gruppo Torinese Trasporti, che ha permesso agli operatori di muoversi liberamente sui mezzi di trasporto pubblico con un abbonamento digitale  di quattro giorni associato al pass professionale tramite QRCode. È stata sviluppata una app dedicata, disponibile per il download gratuito nei principali storie digitali, che ha permesso a tutti  gli operatori accreditati di costruire in totale autonomia il proprio programma e relazionarsi con altri professionisti e artisti. Nei panel internazionali si è  utilizzato un sistema di traduzione multilingue in tempo reale grazie agli agenti IA, audio introduzioni in italiano e in inglese per tutti gli spettacoli, disponibili su sito e app.

NID PLATFORM è nata nel 2012 dall’iniziativa degli operatori della distribuzione della danza riuniti nell’ambito di ADEP in sede Federvivo- Agis, in condivisione con il Ministero della Cultura, Direzione Generale dello Spettacolo, e si conferma come un osservatorio privilegiato capace di valorizzare tanto le realtà emergenti quanto le compagnie già riconosciute. Fondamentale risulta il sostegno del Ministero della Cultura, Direzione generale dello Spettacolo, nonché,  quest’anno, di Regione Piemonte, con il coordinamento della Fondazione Piemonte dal Vivo, il contributo della Compagnia di San Paolo e il patrocinio dei Comuni di Collegno,  Moncalieri, Torino e Venaria Reale.

MM

Biennale Cinema, Chiarelli: “Le Regioni siano protagoniste”

AL TAVOLO NAZIONALE DELLE REGIONI:«DEVONO AVERE UN RUOLO DA PROTAGONISTE NELLA COSTRUZIONE DELLE POLITICHE NAZIONALI PER IL SETTORE. IL PIEMONTE MODELLO DI SVILUPPO DELL’AUDIOVISIVO».
Presenza record alla Mostra con 9 titoli sostenuti dal sistema audiovisivo regionale. Nel 2026 già 140 produzioni e oltre 700 giornate di riprese. La Regione Piemonte porta alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il proprio modello di sviluppo dell’audiovisivo e prosegue il confronto tra le Regioni sul futuro del settore. L’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli, ha partecipato al panel “Fare sistema per il cinema. Il contributo delle Regioni”, organizzato dalla Regione Veneto nello Spazio regionale all’Hotel Excelsior del Lido. Un format di confronto tra gli assessori regionali alla Cultura già promosso dalla Regione Piemonte lo scorso maggio, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino, e che a Venezia si è concentrato sul cinema e sull’audiovisivo, mettendo attorno allo stesso tavolo le Regioni e i rappresentanti del Parlamento per ragionare sul ruolo dei territori e sulla costruzione di una strategia nazionale sempre più coordinata per il settore.
Il confronto di Venezia assume un significato ancora più rilevante alla luce del via libera arrivato oggi dalla Camera, in prima lettura, al Testo unico sul cinema, approvato con un ampio consenso parlamentare e ora atteso al Senato. Il provvedimento interviene sull’assetto complessivo del settore e prevede, tra le principali novità, la nascita dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, alla quale saranno affidate funzioni gestionali, operative e di attuazione. Un passaggio che rende ancora più centrale il confronto con le Regioni e il contributo maturato sui territori nella costruzione delle politiche nazionali per il cinema e l’audiovisivo.
«Il cinema oggi non può essere considerato soltanto una politica culturale: è industria, lavoro, innovazione, formazione e capacità di attrarre investimenti e raccontare i territori – sottolinea l’assessore Marina Chiarelli –. Il confronto avviato a Venezia è importante perché mette le Regioni nella condizione di condividere esperienze e modelli e di contribuire alla costruzione delle future politiche nazionali per l’audiovisivo. Il Piemonte arriva a questo tavolo con un sistema che negli anni ha saputo crescere, mettendo insieme risorse pubbliche, Film Commission, imprese, professionisti e territori. Ora la sfida è fare un passo ulteriore: rafforzare il coordinamento nazionale senza perdere le specificità e le competenze che le Regioni hanno costruito sul campo».
A raccontare la crescita del sistema piemontese sono innanzitutto i numeri. Al 1° settembre 2026 sono già 140 i progetti audiovisivi realizzati sul territorio regionale, per oltre 700 giornate di riprese. Il Piemonte Film TV Fund può contare nel 2026 su una dotazione complessiva di quasi 8 milioni di euro, di cui, per la seconda sessione aperta il 31 agosto con chiusura il prossimo 2 ottobre, mette a disposizione 3,92 milioni di euro. A questi strumenti si affianca il sistema di fondi e attività sviluppato insieme a Film Commission Torino Piemonte, con l’obiettivo di accompagnare le produzioni, sostenere le imprese e favorire la crescita delle professionalità locali. Una filiera che oggi significa oltre 13,3 milioni di euro di risorse regionali nel 2026 destinate al sistema cinema.  Un modello che trova a Venezia una delle sue vetrine più importanti. Alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica il Piemonte registra infatti un risultato senza precedenti: nove titoli sostenuti dal sistema audiovisivo regionale sono stati selezionati nelle diverse sezioni della Mostra, il numero più alto mai raggiunto.
Nella Selezione ufficiale figurano “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis e “Succederà questa notte” di Nanni Moretti, entrambi in concorso per il Leone d’Oro; “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, film d’apertura della sezione Orizzonti; “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, in concorso nella stessa sezione; e il cortometraggio “Il senso della terra” di Alessandro Ingaria e Simone Massi, presentato fuori concorso in Orizzonti. A questi si aggiungono “Il grande Giaffa” di Marco Santi, “Gusci” di Elisa Chiari e Francesca Trovato e “Rider” di Roan Johnson e Davide “Dade” Pavanello, presenti alla Settimana Internazionale della Critica, e “Uno si distrae al bivio” di Alessandra Lancellotti, presentato alle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori.
«Nove titoli a Venezia non sono soltanto un record – prosegue Chiarelli – ma il risultato visibile di un lavoro che parte molto prima del red carpet. Dietro ogni produzione ci sono imprese, maestranze, professionisti, luoghi e competenze. È questa filiera che vogliamo continuare a far crescere. Quando una produzione sceglie il Piemonte genera economia sul territorio e, nello stesso tempo, porta le nostre città e i nostri paesaggi davanti a un pubblico nazionale e internazionale. La cultura diventa così anche una leva concreta di sviluppo».
La partecipazione al tavolo di Venezia si inserisce quindi in una strategia regionale che punta a consolidare il Piemonte come ecosistema competitivo dell’audiovisivo, capace non soltanto di attrarre produzioni, ma di accompagnarne lo sviluppo, sostenere la filiera locale, favorire nuove professionalità e trasformare gli investimenti culturali in opportunità economiche e occupazionali.
«Il risultato che vogliamo raggiungere è un sistema italiano più forte nel quale Stato e Regioni lavorino insieme, mettendo in rete strumenti, competenze e capacità di investimento. Il Piemonte è pronto a fare la propria parte e Venezia ci restituisce un dato molto chiaro: quando cultura e politiche di sviluppo procedono nella stessa direzione, i risultati arrivano e diventano patrimonio dell’intero territorio» conclude l’assessore Chiarelli.
Al confronto che si è tenuto, hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, il componente della Commissione Cultura Gimmi Cangiano e gli assessori alla Cultura di Veneto, Lombardia, Liguria, Puglia, Emilia-Romagna, Campania e Friuli Venezia Giulia.

MiToSettembre Musica “Un Tè con Beethoven” alla Casa Teatro Ragazzi

Sabato 12 settembre

Due gli appuntamenti di sabato 12 settembre prossimo alla Casa Teatro Ragazzi per MitoSettembre Musica. Alle 15.30 e alle 18 l’attore Pasquale Buonarota  propone “Un Tè con Beethoven”.
Si tratta di una produzione della Fondazione TRG in collaborazione  con il Conservatorio di Torino, nell’ambito di Torino Futura.

Lo spettacolo rappresenta un viaggio alla scoperta del genio di Beethoven attraverso i suoi quartetti per archi. Mentre il Maestro si invola verso l’Olimpo, ecco l’irrompere di Karl, il nipote prediletto, che ci parla non del compositore, ma dell’uomo, dello zio, burbero, affettuoso, contraddittorio, a tratti buffo. Emergono aneddoti, fragilità, ossessioni, piccoli gesti domestici che contrastando inevitabilmente con il ritratto solenne che conosciamo. Base dello spettacolo sono i Quaderni di Conversazione, preziosa testimonianza nella vita del Maestro. Un Tè con Beethoven rappresenta un racconto divertente  e profondamente umano che avvicina alla musica e alla vita di un genio, ricordandoci che dietro ogni grande artista si nasconde, sempre, una persona.

Terzo appuntamento di MiTo per sabato 12 settembre sarà al Conservatorio di Torino alle ore 17 con l’Omaggio a Astor Piazzola da parte del Quartetto Pessoa. In questo caso i biglietti sono esauriti.
Da più di venti anni sulla scena il Quartetto Passoa ha collaborato con grandi musicisti, spaziando dalla grande letteratura classica per quartetto d’archi  a contaminazioni con il blues, il rock blues, il tango, la musica da film e quella contemporanea

Alle ore 20 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini Michele Mariotti, direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma e direttore principale dell’Orchestra Nazionale della RAI dall’ottobre 2026, dirigerà l’Orchestra Sinfonica della RAI nel brano di Benjamin Britten tratto dal Peter Grimes e nella Sinfonia n. 4 detta ‘Italiana’ di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Paola Prestini eseguirà in prima assoluta Kaos per orchestra su commissione di MiTo SettembreMusica.

MM

“Odilia e le altre”: il  Forte di Exilles diventa  teatro

 

Con Cristiana Voglino, Chiara Biancardi, Silvia Nati per un omaggio a Laura Mancinelli

Sabato 12 settembre prossimo alle ore 21, presso il Forte di Exilles, in via degli Alpini, Assemblea Teatro proporrà la pièce teatrale “Odilia e le altre” con Cristiana Voglino, Chiara Biancardi, Silvia Nati e musiche dal vivo di Marta Tangredi. Selezione dei testi e regia di Renzo Sicco. Si tratta di un ricordo di Laura Mancinelli a dieci anni dalla scomparsa; l’artista ha collaborato ed è stata amica di Renzo Sicco e Assemblea Teatro.
“Odilia e le altre” ovvero il Medio Evo immaginato da Laura Mancinelli. Si tratta di un omaggio ai temi generati dalla fervida fantasia creatrice nelle sue amate storie medievali.
Pagine dai “Dodici abiti di Challant”, “ Negli occhi dell’imperatore”, “La lunga notte di Exilles” e “Il miracolo di Santa Odilia” scritte con leggerezza  e al tempo stesso profondità, sulle tracce della luna.

Mara Martellotta

La rassegna “Antiqua” fa tappa a Monforte d’Alba

 sabato 12 settembre, alle 17, con il concerto intitolato “Alessandro Scarlatti tra Napoli e Venezia”
Sabato 12 settembre prossimo, alle ore 17, la suggestiva cornice della chiesa di Sant’Agostino, a Monforte d’Alba, nel Cuneese, splenderà con le note del grande barocco italiano. Nell’ambito della prestigiosa rassegna “Antiqua”, il pubblico sarà guidato in un affascinate percorso musicale intitolato “Alessandro Scarlatti tra Napoli e Venezia”. Il concerto, interamente dedicato alla produzione di Alessandro Scarlatti, uno dei massimi esponenti della scuola musicale napoletana, capace di influenzare profondamente i centri culturali dell’epoca, inclusa la Serenissima. Il programma metterà in luce la raffinata scrittura scarlattiana tra arie vocali e momenti strumentali di rara bellezza. A dare voce e anima a questo repertorio sarà il soprano Marcella Di Garbo, la cui sensibilità interpretativa dialogherà con l’ensemble dei musicisti di Santa Pelagia. La formazione barocca, da anni punto di riferimento per l’esecuzione filologica, si presenterà per l’occasione con un organico d’eccezione composto da Maurizio Cadossi al violino, Michele Rossi al violino, Giovanna Vivaldi al violoncello e Luca Pollastri al clavicembalo. L’evento offre un’occasione per riscoprire il patrimonio musicale del Settecento in uni dei borghi più affascinanti delle Langhe, unendo l’acustica raccolta dell’Oratorio di Sant’Agostino alla maestria di interpreti specializzati nel repertorio antico. Tutti i concerti sono organizzati dagli “Amici della musica di Savigliano”.
Per ulteriori dettagli sul programma della serata e procedere con le prenotazioni raccomandate, si prega di rivolgersi agli organizzatori chiamando il numero 335 5299411
Mara Martellotta

Torino Capitale delle hit: Antonella Clerici e Clementino all’Inalpi Arena per “Suzuki Jukebox” 

 

È stato presentato nella Sala Carpanini di Palazzo di Città, “Suzuki Jukebox – La notte delle hit” lo spettacolo musicale che si terrà all’Inalpi Arena di Torino, venerdì 11 e sabato 12 settembre, con due prime serate evento condotte da Antonella Clerici e la partecipazione di Clementino, in diretta tv su Rai 1 e in diretta streaming su Rai Play.

Ad accogliere i due conduttori e a fare gli onori di casa il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e l’assessore ai Grandi Eventi Domenico Carretta che hanno omaggiato la Clerici e Clementino con un gradito dono gastronomico della storica pasticceria Stratta che, proprio oggi, festeggia i 190 anni dalla sua fondazione.

Dopo il successo dello scorso anno, la grande musica degli anni ’80, ’90 e 2000, riaccenderà l’Inalpi Arena di Torino che vedrà salire sul palco gli interpreti originali delle grandi hit che negli anni ci hanno fatto sognare, ballare ed emozionare. “Suzuki Jukebox – La notte delle hit” è una celebrazione potente della musica, una grande festa, un viaggio nel tempo tra ricordi e canzoni simbolo di più generazioni.

Svelata la line-up con gli artisti, vere icone della musica, che calcheranno il palco, realizzando uno show senza precedenti.

Venerdì 11 settembre i protagonisti saranno: Cristina D’Avena, DSL*Dire Straits Legacy, Drupi, Filippo Gra-ziani, Irene Grandi, Loredana Bertè, Lou Bega, Nek, Neri per Caso, Nino Buono-core, Patty Pravo, Sugarfree.

Sabato 12 settembre, invece, a salire sul palco saranno: Alberto Bertoli, Anna Oxa, Erminio Sinni, Francesco Renga, Gaetano Curreri e gli Stadio, Gazebo, Luca Dirisio, Mario Biondi, Paul Young, Sa-brina Salerno, Spagna, Toploader.

“Suzuki Jukebox – La notte delle hit” è sponsorizzato da Suzuki e prodotto da A1 Pictures, in collaborazione con Direzione Intrattenimento Prime Time.

Le prevendite dei biglietti dell’evento musicale che negli anni è divenuto un vero e proprio appuntamento, grazie anche alla partecipazione di alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale, sono attive sul portale Ticketone e in tutti i punti vendita autorizzati.

“Modulazioni” vede il traguardo

Da Purcell a Scarlatti, il Festival musicale cuneese chiude l’edizione 2026 con la sua ultima settimana di musica

Domenica 13/giovedì 17/ venerdì 18 e sabato 19 settembre (ore 21)

Cuneo

Con un prezioso omaggio alla grande stagione musicale del “Barocco”, domenica 13 settembre, presso il “Teatro Toselli” di Cuneo (via Teatro Giovanni Toselli 9), avrà inizio la settimana conclusiva della V edizione di “Modulazioni”, il Festival di “musica antica” (organizzato da “Noau Officina Culturale” e prodotto da “Maestro Società Cooperativa”) in corso di svolgimento a Cuneo e che, con Resounding”, titolo scelto per l’edizione 2026, propone al pubblico percorsi musicali dedicati in prevalenza, ma non solo, al repertorio inglese.

Quattro, dopo gli eventi di inizio estate, sono gli appuntamenti programmati, con pagine musicali e interpreti di altissimo livello, nel corso della prossima e ultima settimana.

Il via, domenica 13 settembre, vedrà la messinscena di quello che è considerato il primo grande capolavoro del teatro musicale inglese, quel Dido and Æneas”, opera in tre atti composta intorno al 1689 (su libretto di Nahum Tate) dall’inglese Henry Purcell, fra i più grandi compositori di “musica barocca”, e ispirata al IV Libro dell’“Eneide” in cui si racconta (in pagine simboleggianti l’apice della passione umana distrutta dal fato e dall’inganno) dell’amore tra Didone, regina di Cartagine, ed Enea, eroe troiano. Al cuneese “Teatro Toselli”, l’opera si presenta come “produzione originale” di “Modulazioni” e del Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo – Dipartimenti di “Musica Barocca” e “METS-Musica Elettronica e Tecnico del Suono” – in collaborazione con il Festival “Incanti” di Torino. Ingresso libero.

Il programma prosegue giovedì 17 settembre, presso la “Chiesa di San Sebastiano” (contrada Mondovì) dove è in programma “The duel | A Baroque musical tenzone” con le musiche di Georg Friedrich Händel (tedesco naturalizzato inglese e “genio drammatico di prim’ordine” come fu definito dal celebre musicologo Winton Dean)  e del napoletano, compositore e clavicembalista barocco, già anticipatore del classicismo e della musica romantica, Domenico Scarlatti. Interpreti i musicisti de “Il Quartetto Vanvitelli” – il cui nome fa riferimento a Luigi Vanvitelli, il celeberrimo architetto italiano del Settecento, progettista della maestosa “Reggia di Caserta” – l’opera evoca la “storica sfida musicale” al clavicembalo e all’organo, nella Roma del 1708 e sotto la protezione del cardinale Ottoboni, proprio tra gli allora giovani (ma già due “giganti” della musica) Scarlatti e Händel, nati tra l’altro (e in buona compagnia nientemeno che con Johann Sebastian Bach) nello stesso anno, anno di grazia 1685. Un “duello” e un “confronto” musicale tra due personalità e due mondi sonori: “l’inventiva ritmica e il colore armonico di Scarlatti contro la profondità ed il lirismo melodico di Händel”. Il “Quartetto Vanvitelli” (fondato nel 2017 e specializzato nel repertorio cameristico del Seicento e della prima metà del Settecento) rievoca quella storica “tenzone musicale” con un programma che affianca le “Sonate per violino e basso continuo” di Händel ad una selezione di “Sonate” di Scarlatti, trascritte per quartetto a partire dalle “versioni per tastiera”Ingresso libero.

A seguire, sarà il Complesso Monumentale di “San Francesco” (via Santa Maria, 10) nel cuore del centro storico cittadino, ad ospitare gli ultimi due appuntamenti di “Modulazioni 2026”. Il primo, venerdì 18 settembre, vedrà impegnato l’ensemble “Opera Prima” (Gruppo di musicisti e solisti di fama internazionale, “cultori di un approccio fresco e coinvolgente al miglior repertorio barocco”) nel concerto “Come again”, con l’esecuzione di musiche che vanno da John Dowland (incluso il celebre brano “Come again”) a John Blow, fino a Robert Johnson, a Thomas Morley e a Godfrey Finger. Biglietti a 10 euro su “ticket.it.

Il secondo e conclusivo, sabato 19 settembre, porterà sul palco i “Talenti Vulcanici” (Gruppo nato nel 2011) impegnati in “Scarlatti Remixed/La tradizione che si reinventa: da Avison ad una nuova metamorfosi”. L’itinerario musicale proposto intende celebrare, partendo dai “12 Concerti Grossi – per archi – after Scarlatti” di Charles Avison (1744), il “Genio napoletano” come “figura cardine della cultura musicale universale, capace di attraversare i secoli e di continuare a generare forme, idee e visioni”. Espressamente per questo concerto, “Modulazioni” ha, inoltre, commissionato al compositore bresciano Mauro Montalbetti (già direttore artistico del “Cantiere Internazionale d’Arte” di Montepulciano e “compositore in residenza” presso numerose Istituzioni europee), una “composizione contemporanea” ispirata proprio alle “Sonate” di Scarlatti. Biglietti a 10 euro su “ticket.it.

Per info e programma del Festival: www.modulazioni.net o info@modulazioni.net

g.m.

Nelle foto: “ Il Quartetto Vanvitelli”, “L’ensemble Opera Prima” e “I Talenti Vulcanici”

“Da questa parte del mare”. Omaggio a Gianmaria Testa

 

A dieci anni dalla scomparsa al teatro Sociale Busca di Alba

Continua  a crescere l’attesa a due settimane dal concerto per “Scritto domani. Omaggio a Gianmaria Testa”. Per lo spettacolo in programma il 25 settembre prossimo al Teatro Sociale Busca di Alba, i biglietti sono esauriti, a conferma della risposta entusiasta e partecipe del pubblico e degli appassionati della  musica di Gianmaria Testa, che hanno accolto con grande affetto l’idea di questo omaggio collettivo. Rai Radio 3 è media partner ufficiale dell’evento.

Il concerto nasce per celebrare,  nel 2026, i venti anni dell’uscita  di “Da questa parte del mare”, album premiato nel 2007 con la Targa Tenco e interamente dedicato al tema delle migrazioni contemporanee e ai dieci anni della scomparsa di uno dei più originali cantautori italiani.
Voluto da Paola Farinetti, moglie e produttrice di Gianmaria, realizzato in collaborazione con il Comune di Alba, lo spettacolo restituisce dal vivo, in forma integrale, l’album che ha segnato una tappa fondamentale della ricerca artistica e civile dell’autore.
Sul palco del teatro Sociale, aperto a 360 gradi  ovvero sia nella sala storica, sia in quella moderna, con il pubblico avvolto nella musica e dalle parole, si alterneranno 25 artisti chiamati a interpretare le canzoni di “Da questa parte del mare”, a condividere ricordi, frammenti di biografia, storie di incontri con Gianmaria e con i temi che hanno attraversato le sue canzoni.
Il cuore  musicale del concerto è un supergruppo guidato da Roberto Cipelli, storico compagno di viaggio di Gianmaria Testa, affiancato da altri musicisti del jazz italiano, molti dei quali da sempre legati al suo percorso. Intorno alle canzoni  gli interventi di scrittori, attori e amici che sono stati capaci di restituire il profilo di Gianmaria Testa come “uomo politico”, come un artista  che ha scelto la poesia come forma di impegno, capace di parlare di migrazioni, lavoro, dignità, senza slogan ma con una radicale umanità.

“Questo concerto si intitola “ Scritto domani” perché tutto l’album “Da questa parte del mare” non solo non accusa minimamente i venti anni passati, sia per i temi trattati sia per la freschezza del tessuto musicale, ma anche perché appunto sembra scritto domani, come tutti gli obiettivi che ancora dobbiamo realizzare. Mi piace pensare Gianmaria al futuro e non al passato – spiega Paola Farinetti che aggiunge – Desidero ringraziare tutti gli artisti che hanno accolto il mio invito , tutti coloro che stanno a vario titolo dietro le quinte di questa iniziativa, anche molto Stefano Senardi e Domenico Procacci, insieme a Mirko Capozzoli e Alejandro De La Fuente, senza i quali non sarei mai riuscita a realizzare un progetto così complesso, ambizioso e articolato intorno alla figura di Gianmaria. A Gianmaria in tanti hanno voluto e continuano a voler bene ed è qualcosa che non smette mai di commuovermi”.

Mara Martellotta

Savana Funk, Blake Franchetto: «Sul palco lasciamo la mente razionale alla porta»

 

 

Dal nuovo album Behind The Eyes alla dimensione rituale dei concerti: il bassista dei Savana Funk racconta dieci anni di musica, contaminazioni e ricerca. Il 12 settembre la band sarà all’Hiroshima Mon Amour di Torino.

Dopo dieci anni di attività, centinaia di concerti e un percorso che li ha portati dai palchi italiani ai grandi festival europei fino all’Indonesia, i Savana Funk tornano con Behind The Eyes, il loro sesto album di inediti. Un disco che segna un nuovo capitolo per il trio bolognese composto da Aldo Betto, Blake C.S. Franchetto e Youssef Ait Bouazza: più introspettivo, meditativo e aperto all’esplorazione, senza però rinunciare a quelle due coordinate fondamentali che da sempre ne definiscono il suono, groove e melodia.

A raccontarlo è Blake C.S. Franchetto, bassista della band, che abbiamo intervistato in vista del concerto del 12 settembre all’Hiroshima Mon Amour di Torino.

Dopo dieci anni di band, Behind The Eyes sembra rappresentare un passaggio particolarmente significativo nel vostro percorso. È un disco che guarda maggiormente all’interno, ai pensieri, ai sogni, alle esperienze personali. Che cosa avete scoperto di voi stessi durante la sua realizzazione?

«Dopo dieci anni di band c’è stato quello che potremmo definire un vero terremoto musicale e identitario. Siamo partiti da quelli che sono sempre stati i nostri punti di forza, il groove e la melodia, ma abbiamo sentito il bisogno di andare oltre, di esplorare e di espandere una delle caratteristiche che da sempre ci contraddistingue: la ricerca. Non ci siamo mai fermati a ciò che già conoscevamo. Siamo tre elementi con storie personali e identità diverse, cresciuti insieme a partire da culture musicali molto eterogenee. Questa pluralità di anime è sempre stata presente nella nostra musica, pur mantenendo una cifra stilistica molto chiara. Con Behind The Eyes abbiamo voluto guardare oltre il territorio che avevamo già attraversato, anche attraverso un modo diverso di comporre. È un disco che guarda alla vita in maniera più mistica e profonda, anche in relazione alle esperienze che ci sono successe e alla maturità individuale e collettiva che abbiamo raggiunto. Quello che è individuale finisce per diventare collettivo. Basta guardare i titoli dei brani per capire quanto siano differenti gli immaginari che convivono nel disco: si passa dal vento dell’Africa a Ganimede, uno dei satelliti di Giove. Sono elementi apparentemente lontani, ma tutti collegati al nostro percorso. In qualche modo riusciamo a inglobarci bene l’uno nell’altro. Ogni album ha avuto una propria identità e, in questo caso, ogni brano è diventato una nuova esplorazione».

Afro, funk, blues, rock, psichedelia, elettronica, hip hop: negli anni avete attraversato linguaggi diversi. Esiste oggi un “suono Savana Funk” che riconosci immediatamente, al di là dei generi?

«Gli elementi che ci accompagnano sempre sono essenzialmente due: il groove e la melodia. Il groove è dentro di noi, è qualcosa di irrefrenabile che ci accompagna fin dall’inizio. C’è sempre stato questo groove forte, quasi rotolante. L’altro elemento fondamentale è la melodia, anche perché siamo una band prevalentemente strumentale. Non ci interessa cadere nel tecnicismo fine a se stesso. Abbiamo sempre cercato di creare qualcosa che potesse arrivare a tutti. In questo senso siamo forse una realtà particolare: siamo una band strumentale che riesce a raggiungere un pubblico molto variegato. A ogni concerto troviamo persone molto diverse tra loro e, nonostante questo, la nostra musica riesce ad arrivare. Groove e melodia sono quindi il nostro punto di partenza, ma da lì in poi non ci poniamo limiti. Quando componiamo attingiamo naturalmente all’Africa, al blues, alla psichedelia, alla sperimentazione, all’hip hop. Non sono elementi che andiamo necessariamente a cercare: spesso sgorgano durante il processo creativo.

Di solito nasce un’idea, poi la lasciamo sedimentare per un po’ e successivamente la riprendiamo. È un processo che ci permette di attraversare mondi differenti mantenendo però una nostra cifra. Ci sono mondi differenti, ma con un timbro e un suono che li fanno riconoscere come parte dello stesso universo. Possiamo anche arrivare a qualcosa che richiama il punk old school o a un brano ad alto BPM, ma quello che conta è che tutti questi elementi riescano a incastrarsi senza perdere autenticità».

Avete definito il vostro live come un “rito collettivo”. Dopo aver suonato davanti a pubblici molto diversi, dall’Italia allo Sziget fino all’Indonesia, che cosa avete imparato dal palco che non avreste potuto imparare in studio?

«A livello personale mi viene in mente una frase del sassofonista Charlie Parker: “A casa si studia e sul palco si dimentica tutto”. Quando sei lontano dal palco esiste una componente razionale, mentre quando sali devi lasciare quella mente razionale alla porta e connetterti alla vibrazione sonora del momento.Ogni concerto è diverso. Il live ha sfumature che cambiano continuamente e, anche quando esiste una struttura, c’è sempre una parte di improvvisazione. Questo rende ogni esibizione molto viva e autentica. Ci siamo accorti che il pubblico lo percepisce e lo apprezza. C’è anche gente che ci segue in giro per l’Italia, proprio perché sa che ogni volta assisterà a qualcosa di diverso. Sul palco cerchiamo di evitare il solismo fine a se stesso. Abbiamo costruito nel tempo un modo di suonare molto coinvolgente, che nasce soprattutto quando ognuno di noi smette di stare esclusivamente nel proprio mondo e comincia a stare maggiormente in quello degli altri. Basta cambiare un accompagnamento e ci capiamo immediatamente. Quella che potrebbe sembrare una difficoltà diventa l’apertura verso un mondo nuovo.Dal palco questa connessione si percepisce. C’è qualcosa di molto “sciamanico” nel nostro modo di vivere il concerto: è un viaggio che può ricordare anche il mondo della musica elettronica, con una differenza fondamentale: noi stiamo suonando ogni singola nota e in questo c’è quindi qualcosa di profondamente umano.E il pubblico lo sente e ci restituisce energia, noi gliela restituiamo nella stessa misura. A volte si crea una vera e propria trascendenza collettiva.».

In Behind The Eyes per la prima volta la vostra musica si apre anche alla voce, con tre brani cantati. Che cosa vi ha spinto a introdurre questo elemento proprio adesso e che cosa vi permette di raccontare che prima non riuscivate a esprimere soltanto attraverso gli strumenti?

«La voce è arrivata dalla volontà di esplorare nuovi elementi. All’inizio non eravamo particolarmente convinti, proprio perché siamo nati come band strumentale. Ma la voce è un altro elemento per rimanere aperti a qualcosa di nuovo. Io sono forse l’elemento meno pop della band, mentre Aldo e Youssef si sono cimentati maggiormente con la voce, soprattutto Youssef. È un elemento che ha attirato anche persone nuove.Allo stesso tempo, però, non volevamo che il cantato diventasse il centro della nostra musica. Per noi il suono rimane universale e la voce può essere un elemento che si aggiunge, che fa da contorno. La musica, alla fine, deve mantenere la sua prevalenza e la sua vibrazione».

Il 12 settembre sarete all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Che rapporto hai con questa città e che emozione ti dà tornare a suonare qui?

«Torino è una città a cui sono legato anche personalmente: mia madre è di Ivrea e quindi il Piemonte è qualcosa che rimane dentro di me. Ma anche Torino, nel corso degli anni, ci ha accolti in maniera particolare. È una città che ci ha capiti e ci ha dato spazio. Insieme a Bologna e Napoli rappresenta uno dei luoghi in cui abbiamo sentito una forte connessione con il pubblico. Alla fine, il complimento più bello che possiamo ricevere è proprio quello che arriva dall’energia delle persone.

Quando senti che il pubblico è con te, che partecipa e restituisce quello che stai dando dal palco, capisci che il concerto sta diventando qualcosa che va oltre la semplice esibizione.».

Valeria Rombolà

Foto: Simone Cecchetti

Premio Giovanni Graglia chiude il Festival “Luigi Pirandello e del ‘900”

Come da consuetudine, anche la ventesima edizione del Festival Nazionale “Luigi Pirandello e del ‘900” si è conclusa con la cerimonia del Premio Letterario intitolato a Giovanni Graglia, uomo dall’ingegno multiforme, grande appassionato di teatro, cinema e musica, sempre attento a supportare e valorizzare il talento dei giovani artisti e padre del regista e fondatore del Festival “Luigi Pirandello e del ‘900”, Giulio Graglia. Presieduto dalla scrittrice e giornalista Sabrina Gonzatto, la finalità del Premio è quella di assegnare ogni anno un riconoscimento a personalità che si distinguono nel mondo della cultura, dello sport, del giornalismo e dello spettacolo.

I vincitori dell’edizione 2026 sono la giornalista e scrittrice Elena D’Ambrogio Navone, il grande attore e illusionista Arturo Brachetti e il giornalista e scrittore, grande tifoso granata, Gianpaolo Ormezzano, scomparso nel dicembre 2024 (premio alla memoria ritirato dal figlio Timothy, noto giornalista sportivo e firma del Corriere della Sera).

“In questi anni abbiamo riconosciuto tante persone di diversa estrazione, provenienti da mondi professionali differenti e di diverse età, ma che hanno contribuito con il loro lavoro a valorizzare il nostro territorio – ha raccontato Sabrina Gonzatto – perché i talenti vanno riconosciuti e supportati affinchè non si perdano o non vadano sprecati. Questo è un Premio dedicato alla memoria di un uomo che ha saputo prendersi cura della cultura sostenendo, incentivando e valorizzando proprio il talento e l’energia dei giovani”.

“Voglio ringraziare Sabrina Gonzatto – ha sottolineato Giulio Graglia – perché proprio vent’anni fa è partita da lei l’idea di intitolare questo premio a mio padre. Un ‘grazie’ sentitissimo lo voglio riservare alla Regione Piemonte, alla Città di Torino e alle Fondazioni bancarie per il sostegno, e a tutti i collaboratori che ancora una volta ci hanno aiutato durante questi due mesi di festival”.

Le motivazioni dei premi sono le seguenti: a Elena D’Ambrogio Navone “in segno di gratitudine per l’impegno, l’abnegazione e lo spirito d’iniziativa con cui ha saputo promuovere la cultura e la lettura cercando occasioni di incontro, dialogo e condivisione”; ad Arturo Brachetti “per aver elevato l’arte del trasformismo a espressione scenica universale, affermandosi nel panorama internazionale come artista unico nel suo genere per talento, perfezione tecnica e creatività”; alla memoria di Gianpaolo Ormezzano “per aver raccontato lo sport, dal calcio al ciclismo, con cultura, ironia e una scrittura inconfondibile. Grande firma del giornalismo italiano e uomo dalle passioni profonde”.

La cerimonia di premiazione si è conclusa con la lettura, curata da Giulio Graglia, Sabrina Gonzatto e Stefania Rosso, attrice, autrice e direttrice artistica della compagnia teatrale torinese Liberipensatori Paul Valéry, del testo “Ich bin berliner aber kein berliner” di Cristian Mascia, psicologo, drammaturgo, cittadino berlinese.

Mara Martellotta