SPETTACOLI

Eurovision, ecco il tabellone delle prime due serate

Eurovision Song Contest, si comincia. Con il passaggio di consegne che si è svolto questa mattina a Palazzo Madama tra il sindaco di Rotterdam, Ahmed Aboutaleb, e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, l’edizione numero 66 dell’Eurovision Song Contest, che si terrà nella città della Mole il 10, 12 e 14 maggio prossimi, è ai nastri di partenza. Un rituale, quello dello scambio delle insegne tra le città ospitanti, che va avanti dal 2007. 

Torino è onorata di essere la città sede della prossima edizione dell’Eurovision  Song Contest 2022afferma Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino -. Oltre a essere l’evento musicale più importante al mondo, rappresenta anche l’Europa e suoi valori. Valori di pace, uguaglianze e solidarietà, principi fondativi della nostra Unione e da riaffermare ancora oggi. L’Unione europea nasce come un sogno, oggi è realtà. E la musica è uno straordinario strumento di unione dei popoli. Con Rotterdam condividiamo la forte convinzione di una Europa sempre più unita e solidale”.

È necessario lavorare insieme agli imprenditori e ai cittadini per rendere l’Eurovision una grande occasione anche per loroaggiunge il sindaco di Rotterdam Ahmed Aboutaleb -. Così si otterranno le migliori idee e la città vivrà appieno questo meraviglioso evento. È ciò che abbiamo fatto noi con l’allestimento della nostra città e con i festeggiamenti. Lasciate che il festival pervada ogni angolo di Torino! Questa competizione musicale è una sorta di accumulatore di energia positiva. Caricatelo al massimo e lasciate che tutti in città ne traggano vantaggio”.

Eurovision Song Contestcommenta la Presidente Rai Marinella Soldiè una grande festa della canzone e dei giovani europei, che ha assunto ormai una dimensione globale. La Rai è orgogliosa di organizzare l’edizione 2022, che si prepara ad essere un grande evento mediatico, per raggiungere una platea di 200 milioni di spettatori in tv e sintonizzarsi su un pubblico giovane, sperimentando una comunicazione social e multipiattaforma e soluzioni tecniche di avanguardia nelle riprese e nelle scenografie. Si tratta inoltre di una preziosa opportunità per intensificare la collaborazione tra Servizi Pubblici Europei. Eurovision Song Contest è un grande trampolino di lancio: lo dimostra il successo internazionale dei Maneskin, vincitori dell’ultima edizione, a cui dobbiamo il piacere di essere il paese ospitante quest’anno. Mi auguro che Eurovision 2022 abbia lo stesso spirito e la stessa energia di questa band italiana che con la sua passione, la sua grinta, la forza della sua musica ha conquistato il mondo. Siamo felici che ad ospitare la manifestazione sia Torino, la città che è stata la culla della televisione italiana, abituata ai grandi eventi sportivi e culturali e ad accogliere visitatori di ogni Paese”.

L’Allocation Drawconclude l’Executive Supervisor dell’Eurovision Song Contest, Martin Österdahlsegna un giorno importante nel calendario dell’Eurovision. Quest’anno è più speciale perché è il primo dal 2020. Ora l’eccitazione sta davvero iniziando a crescere, mentre contiamo i giorni fino a maggio in cui accoglieremo tutti gli artisti partecipanti a Torino e condivideremo il Suono della Bellezza al 66° Eurovision Song Contest”.

La cerimonia di oggi, condotta da Carolina Di Domenico e Mario Acampa, è stata anche l’occasione per decidere, tramite un’estrazione a sorte (Allocation Draw) la composizione del cartellone delle prime due serate, che vedranno 36 paesi competere in due semifinali. Procedura valida anche per i cosiddetti Big Five – Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito – che accedono direttamente alla finale, ma che hanno diritto di voto e trasmettono obbligatoriamente solo una delle due serate iniziali. In totale a questa edizione parteciperanno 41 Paesi.

Alla cerimonia, oltre ai Sindaci, hanno preso parte anche, il Presidente del Reference Group dell Eurovision Song Contest Frank-Dieter Freiling, gli Executive Producer Rai Simona Martorelli e Claudio Fasulo e il direttore del Centro di Produzione Tv Rai di Torino Guido Rossi.

Il video on demand dell’evento sarà disponibile su RaiPlay anche con i sottotitoli per i non udenti curati da Rai Accessibilità per Rai Pubblica Utilità.

Questa la composizione delle due semifinali:

Prima semifinale del 10 maggio

 

Prima metà:

Albania

Lettonia

Svizzera

Slovenia

Bulgaria

Moldavia

Ucraina

Lituania

Paesi Bassi

 

Seconda metà:

Norvegia

Russia

Portogallo

Danimarca

Armenia

Austria

Croazia

Islanda

Grecia

 

Nella prima semifinale avranno diritto di voto i seguenti Paesi dei cosiddetti “Big 5”: Francia e Italia.

 

Seconda semifinale del 12 maggio

 

Prima metà:

Australia

Georgia

Cipro

Serbia

Finlandia

Azerbaigian

San Marino

Israele

Malta

 

Seconda metà:

Montenegro

Romania

Repubblica Ceca

Polonia

Belgio

Macedonia del Nord

Svezia

Estonia

Irlanda

 

Nella seconda semifinale avranno diritto di voto i seguenti Paesi dei cosiddetti “Big 5”: Regno Unito, Spagna e Germania.

 

“Poi venne Dio che tutto da’ e tutto toglie“

MUSIC TALES, LA RUBRICA MUSICALE


Poi venne Dio che tutto da’ e tutto toglie

Chiamò un taxi e ci mise su la moglie

E Giuda andò a morire nella notte

Per il vino, per le donne e per le botte”

Oggi a lezione un mio allievo mi ha segnalato un artista che calcherà il palco dell’ Arena veronese e di cui, mio malgrado, ignoravo l’esistenza ma, si sa, Music Tales vive anche affinchè io impari, ogni settimana, qualcosa di straordinariamente nuovo.

Alessandro Mannarino, noto semplicemente come Mannarino (Roma, 23 agosto 1979), è un cantautore italiano. Di lui si parla.

Inizia l’attività artistica nel 2001, esibendosi nel rione Monti con originali spettacoli, a metà strada tra l’attività DJ-istica ed il concerto acustico.

Nel 2006 fonda la “Kampina” una band formata da sei elementi, con cui si esibisce nei principali locali della capitale.

Dall’amicizia con l’attore e autore Massimiliano Bruno

nasce lo spettacolo Roma di notte, inserito nella rassegna teatrale LET della Cometa Off di Roma, curata da Valerio Aprea e da subito sviluppa anche collaborazioni extra musicali con artisti come

Ascanio Celestini, David Riondino e Don Pasta.

Viene invitato in numerose trasmissioni radiofoniche, tra cui Viva Radio 2 di Fiorello, e come ospite di alcune rassegne tra cui Repubblica Roma Rock all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Sul palco del Teatro Ambra Jovinelli è tra i protagonisti dello spettacolo Agostino, tutti contro tutti di Massimiliano Bruno e con, tra gli altri, Rolando Ravello.

Qui viene notato da Serena Dandini che lo vuole con sé, per tre stagioni consecutive, nella trasmissione televisiva di Rai 3 “Parla con me” (che francamente non ricordo affatto n.d.r.).

Durante il 2009 compone la sigla del fortunato programma radiofonico di David Riondino e Dario Vergassola Vasco de Gama che va in onda su Radio 2 Rai.

Nel 2013 scrive assieme al cantautore Artù il brano Giulia domani si sposa contenuto nell’album Artù (Leave Music/Universal).

Ho approfittato per ascoltare qualcosa delle sue opere

e ho scelto di parlare di “Maddalena”.

Principalmente si tratta di una canzone antireligiosa.

Il brano ricalca le vicende del periodo in cui visse Gesù Cristo in versione, ovviamente, Millennium., in cui si rivaluta il ruolo di Giuda (si si, quel Giuda), da traditore a uomo innamorato, che preferisce le distrazioni della vita terrena ad una ipotetica vita nell’aldilà che Gesù gli ricorda ogni tre per due, e, grazie all’intercessione della sua amata Maddalena, anch’essa denigrata dalla storia , trova il suo piccolo paradiso sulla Terra….invece che altrove.

Due amori che hanno sfidato le leggi divine, insomma, raccontati da Dante ed ora da Mannarino.

Ci spiega quindi Mannarino, ai tempi nostri, come gli innamorati siano disposti a sfidare anche Dio pur di essere felici e lo fa, a parer mio, richiamando le sonorità e la penna De Andreiana (si può dire??!!?)

Quante volte abbiamo sognato un amore che sfidasse ogni legge, un amore così forte da non vacillare neppure dinanzi a Dio e al suo giudizio?

Quante volte guardando un film, leggendo un libro o una poesia, abbiamo sperato di poter vivere quelle emozioni che lacerano

e poi guariscono il cuore, consumandolo ancora e ancora?

Di amori così ne è piena la storia, ne strabordano la letteratura, la musica, l’arte, eppure noi non ne siamo mai sazi, ne andiamo alla ricerca come dei vagabondi nel deserto in cerca di acqua, proprio per questo finiamo per innamorarci dei personaggi che, come noi, hanno cercato l’amore in ogni angolo, sfidando anche la morte…Paolo e Francesca, Beatrice e Dante…oggi, Giuda e Maddalena.

Grazie Christian

Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre.”

Buon ascolto

Mannarino – Maddalena

Chiara De Carlo

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Ecco a voi gli eventi da non perdere!

Negli occhi di mia madre (Il Mammone) A teatro

NEGLI OCCHI DI MIA MADRE (IL MAMMONE)

commedia feroce di François-Xavier FRANTZ con Sara D’AMARIO Giulia CEARINI – Elia DE NITTIS

29 gennaio, ore 21.00, Teatro Civico Matteotti di Moncalieri

Quella matassa ingarbugliata che si chiama «famiglia» è al centro de Negli occhi di mia madre (Il Mammone), la nuova rappresentazione teatrale di François-Xavier Frantz, che andrà in scena sabato 29 gennaio alle 21.00 al Teatro Civico Matteotti di Moncalieri.

La «commedia feroce» sarà interpretata da Sara D’Amario, Giulia Cearini ed Elia De Nittis ed è prodotta da Associazione Ancora in collaborazione con Constellation Factory e con il patrocinio e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunità del Comune di Moncalieri.

La sinossi

«Laura sta facendo i bagagli per andarsene da casa “per sempre”. Fausto va nel panico perché aspetta una persona, forse una cliente, che potrebbe arrivare da un momento all’altro».Comincia così Il mammone, che si affida ai personaggi di una Mamma, una Moglie (madre anche lei) e un figlio (che è anche marito e padre): 6 “ruoli” per 3 personaggi.

La pièce è un fuoco di artificio che si sviluppa in un “giocoso carnage famigliare in cui nervosismo e mal sopiti rancori deflagreranno in una parossistica esplosione di verità comichequasi scandalose, perché inconfessabili. Così, in una corsa folle dietro le apparenze, si sveleranno segreti di famiglia, giochi perversi ed esilaranti e altre complicità inaspettate, fino a non capire più chi sia il più dipendente dall’altro, al di di ogni evidenza.

La lettura

Quanto la nostra famiglia d’origine condiziona i nostri futuri rapporti affettivi? Quanto conta l’educazione che riceviamo da piccoli nella nostra formazione? Quanto è importante capire fin da piccoli che le differenze esistono e vanno assunte come un valore?E, infine, da genitori, quanto si è responsabili dei modelli proposti ai figli che a loro volta assorbono e imparano da essi? Con Il mammone, pièce «spietata» tra Yasmina Reza e Feydeau, tra il Boulevard, la Commedia dell’arte e il teatro «di parola», l’autore si propone di indagare sull’incapacità di accettare la fine di una storia d’amore, sul conseguente sentimento del «rifiuto» e sul perché i rapporti familiari possano sfociare in tragedia.

È in questo modo che una commedia con 3 personaggi si propone di osservare il fenomeno della «mammite»: con divertita ironia e sfiorando la tragicommedia, con la certezza che il miglior modo per riflettere sia concedersi una risata folle e liberatoria e abbandonarsi alla commozione. 

Le dichiarazioni di François-Xavier Frantz e Sara D’Amario

«Negli occhi di mia madre (Il Mammone) nascedall’osservazione dell’evoluzione contemporanea dei rapporti tradonne e uomini, tra cui sembra radicarsi un sentimento di crescente incomprensione. La commedia mette anche a fuoco le difficoltà di tanti giovani a diventare autonomi a livello emozionale: spesso perdono la testa fino a diventare violenti,perché non trovano una ragazza brava, attenta, «ossessionata» da loro, almeno quanto lo sia la loro mamma.

La pièce traccia con ironia la genesi dei «mammoni»,analizzandone ogni stadio, fino ad arrivare a una conclusione tanto sorprendente e comica quanto inevitabile e crudele».

François-Xavier Frantz e Sara D’Amario

Informazioni e prenotazioni

29 gennaio 2022

Teatro Civico Matteotti, via Giacomo Matteotti 1, Moncalieri

h. 21.00

prezzo 10

studenti liceali e universitari prezzo 5 €

per prenotazioni: prolocomoncalieri@gmail.com

tel. 011/6407428

richiesto Green Pass rafforzato e mascherina FFP2

In caso di chiusura dei teatri a causa dell’emergenza sanitaria, è prevista una versione video con diffusione in streaming dello spettacolo.

Rock Jazz e dintorni. Marco Masini e il sax di Brandon Allen

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al Magazzino di Gilgamesh blues con il chitarrista Max Altieri. Al Blah Blah proiezione del film horror “The Runner” in cui il regista Boy Harsher è autore anche delle musiche. Al Jazz Club suona il sassofonista Fuat Sunay in duo con il contrabbassista Angelo Viviani.

Mercoledì. Al Jazz Club l’armonicista Big Harp si esibisce con il chitarrista Max Arrigo.

Giovedì. Al Folk Club per la rassegna “Radio Londra” suona il Misterioso Quartet con il sassofonista Brandon Allen. Al Teatro Colosseo “tutto esaurito” per il recital di Marco Masini, tappa conclusiva della tournèe per i suoi 30 anni di carriera. Al Capolinea 8 è di scena il duo The Good Time Makers mentre al Dash suona il quintetto Blues Creen.

Venerdì. Al Cafè Neruda si esibisce il vocalist Lele Piras. Al Teatro Colosseo è di scena il cantautore Enrico Nigiotti. Al Magazzino di Gilgamesh suonano i Freak Out. All’Off Topic il duo femminile I’m Not A Blonde. Allo Ziggy si esibisce il duo Pinhdar con i Varylem.

Sabato. Al Margot sono di scena i Palm In A Forest. Al Cafè Neruda si esibiscono i Soul Time mentre  allo Zac di Ivrea Marta Del Grandi.

Domenica. Il pianista Emanuele Sartoris al Jazz Club rende omaggio a Bill Evans.

Pier Luigi Fuggetta

Il fischio d’inizio dei Giochi senza Frontiere

“Attention..Trois, deux,un..”. Chi non ha atteso con trepidazione nelle serate dei mercoledì queste parole pronunciate con inconfondibile accento svizzero dai giudici Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi, seguite dal fischio d’inizio delle gare dei Giochi senza frontiere?

Un evento popolare al quale, nel corso delle trenta  edizioni svoltesi tra il 1965 e il 1999 ( con una breve pausa a metà degli anni ’80),grazie all’Eurovisione, assistettero centinaia di milioni di telespettatori con degli share altissimi (il 32% in Italia e il 48% in Grecia, addirittura il 78% in Ungheria). L’ascolto più alto venne registrato negli anni ’70.Nel ’78, con la telecronaca di Ettore Andenna e Milly Carlucci la media fu di 17,8 milioni di telespettatori a serata mentre l’’anno precedente, con la conduzione di Rosanna Vaudetti e Giulio Marchetti, fu raggiunto il record di 18,5 milioni a puntata, addirittura più delle Olimpiadi di Monaco. A prestare voce a volto alle telecronache italiane, oltre ai già citati conduttori, vi furono tra i tanti anche Enzo Tortora e Claudio Lippi. La finalissima del ’78 incollo davanti ai televisori duecento milioni di telespettatori in Europa (e l’Italia vinse l’edizione con la squadra di Abano Terme). Si narra che la prima edizione dell’evento, a metà degli anni ’60, venne fortemente voluta dal presidente francese Charles de Gaulle, desideroso di far incontrare i giovani d’Europa in una competizione che rappresentasse anche un momento di gioia e divertimento. Parallelamente nacque la trasmissione più longeva nella storia delle coproduzioni che accompagnò almeno due generazioni di telespettatori europei. Dalle iniziali quattro nazioni che si sfidarono nella prima edizione (Italia, Germania, Francia e Belgio) si allargò la platea dei contendenti al punto che furono diciotto i paesi che offrirono le più diverse e originali ambientazioni con circa 2500 città partecipanti, compresa una puntata invernale nella colonia portoghese di Macao, nel 1990. I giochi di ogni puntata erano generalmente legati a un tema collegato alle peculiarità della città che li ospitava. Ogni squadra era composta da otto atleti, quattro uomini e quattro donne che venivano estratti a  sorte per ogni gioco.

Le edizioni più classiche prevedevano nove manches:  la prima e l’ultima impegnavano tutte le squadre, senza possibilità di giocare il Jolly e di raddoppiare il punteggio ottenuto in quel gioco, mentre le restanti sette erano disputate da tutte le squadre meno una, a rotazione. I punti venivano  assegnati a scalare dalla prima all’ultima classificata e la squadra che non disputava il gioco di gruppo doveva cimentarsi nella prova singola su un percorso a tempo: il famoso e temutissimo fil rouge. Tra gli anni ’80 e ’90 si tennero anche venti edizioni invernali dei giochi (14 come Giochi sotto l’albero e le restanti 6 denominate Questa pazza, pazza neve). In Piemonte ai Jeux sans Frontieres parteciparono 14 località (Acqui Terme, Alba, Arona, Biella, Borgosesia, Canelli, Casale Monferrato, Cesana, Chieri, Limone Piemonte, Sestriere, Stupinigi, Torino e Verbania). Cesana San Sicario fu l’unica a partecipare nel 1981 all’edizione invernale di Questa pazza, pazza neve aggiudicandosi la vittoria nella seconda puntata che venne ospitata l’8 febbraio sui Pirenei francesi, a La Mongie. Nelle memorie di generazioni di telespettatori restano quelle immagini disincantate e serene che avvicinavano tutti, attraverso quelle gare dove si mescolavano sport e allegria, all’idea di una Europa unita, comunitaria. Un ricordo che provoca istintivamente un lieve, sano sentimento di nostalgia per quei Giochi Senza Frontiere ai quali vorremmo ancora assistere.

Marco Travaglini

Casa Fools ripartono le Domeniche Spettacolari

Le giornate dedicate alla famiglia con spettacoli di teatro per l’infanzia.
In programma domenica 23 gennaio Elisir d’amore – Favola in musica” con Luigi Orfeo, attore e regista lirico.
Con l’aiuto di simpatici pupazzi, Luigi racconterà in forma giocosa e coinvolgente le rocambolesche avventure di tutti i personaggi, dando nuova vita a un capolavoro adatto a tutte le età. Il melodramma di Donizzetti diventa così una favola in musica pensata per i più piccoli, ma che lascia a bocca aperta anche gli adulti.
L’appuntamento è alle ore 10 per la replica mattutina e alle 16 per quella pomeridiana. Prima dello spettacolo il pubblico potrà gustare la ricchissima merenda dolce e salata con tanti prodotti genuini.

Due tensostrutture per Eurovision

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Saranno due le tensostrutture che la Città di Torino allestirà per quindici giorni vicino al PalaOlimpico in occasione dell’Eurovision song contest in programma il prossimo mese di maggio.

 

Una ampia tremila mq collocata a fianco dell’impianto sarà sede delle delegazioni e degli artisti dei vari Paesi, dei camerini e dell’area degli sponsor; la seconda – ampia cinquemila mq – sarà installata nell’area dei giardini di piazza d’Armi per ospitare la sala stampa e i circa millecinquecento giornalisti attesi in Città in occasione della manifestazione.

La delibera è stata illustrata in via preventiva durante la seduta della Commissione Ambiente di ieri pomeriggio che ha espresso parere positivo alla deroga al Regolamento al Verde Pubblico previsto per questa tipologia di occupazioni. L’obbligo di ripristino dell’area verde al termine della manifestazione è garantito dalla Città stessa.

L’atto sarà esaminato da parte della Giunta comunale per l’approvazione.

Sanremo, anticipazioni sulle canzoni in gara

Mancano pochi giorni all’avvio della manifestazione canora più seguita in Italia che, da oltre settant’anni, tiene inchiodati gli amanti delle canzonette davanti al televisore. Massimo segreto sulle canzoni in gara, pena l’espulsione dalla gara; ma noi siamo riusciti a carpire i segreti dei concorrenti e ve li proponiamo per prepararvi bene all’evento…

AKA7EVEN
Ma dove l’ha trovato il nome, in un cruciverba? Canta PERTETTA COSI’, forse pensando a Belen RFodriguez…

MICHELE BRAVI
Schizzato fuori dalle pagine dei Promessi Sposi si esibisce con L’INVERNO DEL FUORI, prima canzone dedicata all’elogio degli iscritti all’associazione che raggruppa i “diversamente sessuati”.

DARGEN D’AMICO
Sfigatissimo nome, destinato a svolgere il ruolo di eterno secondo, con medaglia d’argen anziché d’or; canta DOVE SI SBALLA, scritta in una discoteca dove la Coca gira più della Pepsi…

DITONELLAPIAGA CON RETTORE
Chissà se riuscirà ad esibirsi dopo la denuncia dei rettori universitari che non vogliono essere considerati un dito nella piaga? Peccato per la sua CIMICE, originale inno ai pidocchi.

ELISA
La bisbisnipote di Mona Lisa si esibisce con O FORSE SEI TUC, un bel ritornello ispirato al noto cracker belga.

EMMA
La ragazza, elettricista mancata (il padre, grossista di lampadine, avrebbe voluto che si laureasse in elettrodinamica, ma lei ha preferito cantare) partecipa con il toccante OGNI VOLT E’ COSI’, ispirato agli studi prematuramente abbandonati.

GIUSI FERRERI
L’ex commessa, oggi star della musica italiana, punta alla vittoria con MELE, una smaccata pubblicità dei prodotti della Val di Non di proprietà di suo zio.

HIGHSNOB & HU
Non si sa da dove vengano, chi siano, dove vadano… Cantano un piacevole refrain dedicato al rito inglese delle cinque del pomeriggio, ABBI CURA DEL THE

IRAMA
Originario dell’Indostan arrivato in Italia insieme al fratello Diorama, ingegnere specializzato nella creazione di modellini. Ossessionato dalla moglie Sarah, ha scritto OVUNQUE SARAH.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA
Fuggita dal seggio elettorale di Cantù dopo l’annullamento delle elezioni comunali, la ragazza ha composto MIAO MIAO, prendendo spunto dai versi del suo amato micio cinese, Miao Tse Tung.

ACHILLE LAURO
Erede del grande armatore napoletano canta DOMENTICA, canzone dedicata ai malati di Alzheimer

LE VIBRAZIONI
Un trio che ha dovuto cambiare la denominazione originaria di I VIBRATORI, considerata troppo osé. Il loro brano s’intitola DANTISSIMO e celebra i 700 anni dalla morte dell’Alighieri.

MAHMOOD E BLANCO
Accoppiata tra un allevatore di mammuth ed un coltivatore di Prosecco che hanno scritto BRIVIDI sotto l’effetto del COVID 19

ANA MENA
Discendente di Ana Coreta, eremita siriano del II secolo, canta DUECENTOMILA ORE, la versione “giga” di Ventiquattromila baci di Mina. Ma non c’è confronto!

GIANNI MORANDI
Il sempreverde arriva con APRI TUTTE LE MORTE, un testo horror ispirato ad un medico legale che da 30 anni fa autopsie su cadaveri di donne all’istituto di medicina legale di Bologna.

FABRIZIO MORO
Il suo più illustre antenato era Ludovico Moro, che si rivolta nella tomba pensando ad un discendente così. Si esibisce con SEI TUC, con l’obiettivo di fare concorrenza a ELISA (vedi sopra).

NOEMI
Storpèiatura del cognome del nonno, Feliciangelo Poemi, grande scrittore autore di numerosi canti eroici. Più modestamente lei ha composto TI AMO NON LO SO LIRE, uno struggente testo in cui si rimpiange la vecchia moneta italiana.

MASSIMO RANIERI
Altro sempreverde che presenta LETTERA DAL MARE, ispirata ad una storia vera, un a lettera spedita da un focoso siciliano di Alcamo all’amata abitante a Bressanone e pervenuta alla giovine tanto desiderata solo 50 dopo, per i solito disguido delle poste. La ragazza nel frattempo si era sposata con uno shutzen tirolese…

RKOMI
Altro impronunciabile… Ma è giustificato, proviene da una famiglia di sherpa nepalesi. La sua canzone IN SU PER ABILE descrive gli sforzi di un alpinista che vuole aprire una nuova via sul Kanchenjunga.

MATTEO ROMANO
Con un nome così, non potrà mai vincere, troppo banale di questi tempi, non poteva scegliere Kikazzé o Brumbrum? Nessuna speranza per la sua VIRALE, motivetto che trae spunto dalla pandemia.

SANGIOVANNI
Dopo il Battista e l’Evangelista ecco il Sanremista, arrivato al Festival per cantare FAR FALLI un allegro motivetto che coindanna i calciatori più fallosi del campionato di calcio italiano.

TANANAI
Canta CESSO OCCASIONALE, ritornello ispirato agli effetti del confetto Falqui, su testo del Generale Cambronne; insomma, una cagata…

GIOVANNI TRUPPI
Cantautore noto negli ambienti militari che presenta un testo dedicato alla famiglia TUO PADRE; TUA MADRE, TUA ZIA.

YUMAN
Fuggito dallo Yemen canta ORA È QUI, primo pezzo di una trilogia che comprenderà nelle prossime edizioni ORA E’ QUA e poi ORA E’ QUO, dedicata ai nipotini di Paperino.

IVA ZANICCHI
Più che sempreverde, l’ideatrice dell’Imposta sul Valore Aggiunto passa dal fisco all’agricoltura con la delicata VOGLIO ARARTI dedicata ad un giovane coltivatore di mais del Salento. Pare che fra loro ci sia del tenero (grano tenero, ovviamente…).

Gianluigi De Marchi

“Portami il tuo dolce amore riportalo a casa da me”

MUSIC TALES LA RUBRICA MUSICALE 


So di aver riso quando te ne sei andata

Ma ora so di aver solo ferito me stesso

portamelo, portami il tuo dolce amore

riportalo a casa da me”

Bring It On Home to Me” è una canzone del cantautore statunitense Sam Cooke. Il brano fu pubblicato l’8 maggio 1962 , un anno prima della dipartita del cantante, dalla casa discografica RCA Victor.

La canzone fu prodotta da Hugo & Luigi e arrangiata da René Hall.

La canzone, che sin dalla sua uscita riscosse un gran successo tra il pubblico, ottenne il secondo posto in una lista di canzoni R&B stilata da Billboard’s Hot R&B Sides.

È una delle canzoni più note di Cooke, insieme a “Wonderful World”, “A Change Is Gonna Come” e “Chain Gang”.

Il brano è stato inserito in una lista dei 500 brani rock più belli di tutti i tempi. Il testo, come la maggior parte delle canzoni di Cooke, ha come tema principale l’amore (che strano n.d.r.).

L’amante del protagonista, dopo aver lasciato quest’ultimo, viene corteggiata dal protagonista in tutti i modi; è appunto quest’amorosa insistenza che caratterizza tutto il brano fino, a mio parere, alla nausea (parlo del testo).

Amo queste sonorità, le trovo accoglienti, molto confortevoli.

Amo da sempre l’ R&B.

Samuel “Sam” Cooke (Clarksdale, 22 gennaio 1931 – Los Angeles, 11 dicembre 1964) è stato un cantante, compositore e produttore discografico statunitense, di musica gospel, R&B, soul e pop.

Musicisti e critici oggi lo ritengono uno dei fondatori della soul music e uno dei più importanti cantanti della storia di questo genere.

È stato definito da molti “il re del soul” (e, a parere di Jerry Wexler dell’Atlantic Records, il miglior cantante di tutti i tempi).

Piazzò 29 singoli nella “Top 40” negli USA tra il 1957 e il 1965 ed è considerato spesso come “il creatore” del genere.

La rivista Rolling Stone lo ha posizionato al quarto posto tra i migliori cantanti di sempre e al sedicesimo nella lista dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Cooke fu tra i primi artisti neri a occuparsi anche degli aspetti imprenditoriali della sua attività: fondò sia un’etichetta discografica che una casa editrice, come ampliamento della sua carriera di cantante e compositore.

Prese anche parte attivamente nel Movimento per i Diritti Civili (American Civil Rights Movement), usando le proprie capacità musicali per creare legami tra il pubblico di colore e il pubblico bianco.

Oggi voglio parlare di lui, perchè molti di voi lo conosceranno, si, ma molti credo di no, e, per me, vale la pena spenderci due parole.

Curiosità, morì all’età di 33 anni in circostanze non del tutto chiarite l’11 dicembre 1964, nell’Hacienda Motel a Los Angeles;

la versione ufficiale afferma che Sam Cooke venne ucciso con tre colpi di pistola calibro 22 dalla dipendente Bertha Franklin, la quale sostenne di essere stata minacciata da Cooke ubriaco e di avergli sparato per legittima difesa.

Secondo quanto dichiarato dalla Franklin, prima di cadere a terra esanime Cooke avrebbe detto: «Lady, you shot me» (“Signora, mi ha sparato”) in un tono di voce che esprimeva perplessità piuttosto che rabbia.

La sentenza fu di “omicidio giustificabile” (pazzesco), anche se furono in molti a pensare che l’accaduto fu trattato in modo superficiale.

L’amico Cassius Clay quando, durante la veglia funebre, gli rese omaggio disse: «Fosse stato un cantante bianco, Elvis Presley o uno dei Beatles, l’FBI starebbe ancora investigando e qualcuno sarebbe finito dentro».

Là fuori, oltre a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, esiste un campo immenso. Ci incontreremo lì.”

Buon ascolto

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=p73AQkeqQf4&ab_channel=carlopuddu

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Ecco a voi i prossimi eventi!

Il nuovo sentimento per il giovane arabo: riparte la stagione dei Marcido

Da stasera, nello spazio di Marcidofilm di corso Brescia 4bis

Si riparte. Si prova a ripartire. A elencare un calendario teatrale che, pandemia permettendo, possa reggersi in piedi, al di là di interruzioni o chiusure, con ogni sua forza. C’è la passione, c’è la raffinata bravura, c’è la caparbietà di un gruppo ma a volte ogni cosa è insufficiente. I teatri si chiudono, i teatri vanno (?) chiusi, con il rischio assurdo di mettere un tappo alla cultura e soffocarla. Dopo una settimana di applauditissime repliche al Gobetti con “Memorie dal sottosuolo”, merito soprattutto della prova di Paolo Orrico, per cui il termine perfezione non è sprecato, dopo una trasferta milanese, i Marcido (Marcidorjs e Famosa Mimosa: ma da sempre e per tutti, i Marcido) tornano alla loro tana, al luogo d’elezione, alla casa madre di corso Brescia 4bis, al loro Marcidofilm, al loro minuscolo quanto agguerrito teatro in formato bonsai, pronti a riaprire i battenti per una nuova avventura.

Da gennaio a maggio, le novità e la riprogrammazione degli spettacoli che non sono potuti andare in scena nelle scorse stagioni, a causa della chiusure dei teatri per l’emergenza sanitaria. Il debutto è affidato stasera (repliche sino al 30 gennaio) a Maria Luisa Abate, per l’adattamento drammaturgico e la regia di Marco Isidori, con “L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”, tratto da “L’amante” dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua cui la compagnia ha lavorato durante il lockdown. La vicenda – ambientata in una Haifa attraversata dalla guerra del 1973, tra i sogni e i desideri dei tanti protagonisti, le loro personali aspettative – narra di una novantasettenne ebrea che, come risvegliatasi da una malattia colpevole d’averla privata di ogni “consapevolezza vitale” e resa un minerale, “una pietra” come afferma lei stessa, si ritrova a condividere il vivere quotidiano con un ragazzo arabo. Gli inizi sono costruiti sul reciproco sospetto, il presente di divisioni non s’addice alle relazioni, ma con il passare del tempo, specialmente da parte della donna, si giungerà persino alla gioiosa scoperta della costruzione di un sentimento amoroso. Una vicenda odierna che, anche complice la lingua che ne tesse i caratteri e le azioni, dice Isidori, “ci ha portato verso la realizzazione di uno spettacolo dove la performance dell’attrice (una straordinaria Maria Luisa Abate) s’avvita con fatale inesorabilità, in un parossismo non solo interpretativo, ma anche “fonico”, andando verso quella “compiutezza” teatrale, che è stata, e che ancora vogliamo continui ad essere, uno dei cardini della ricerca scenica dei Marcido”.

La stagione vedrà ancora “Vecchio oceano” da “I canti di Maldoror” di Lautréamont e “Specchio a due facce: Eschilo e Petrolini in un’unica invocazione; il riallestimento dello storico “Happy days in Marcido’s field”, una nuova edizione di “Giorni felici” di Beckett, ad aprile “una serata con il poeta Roberto Mussapi”. La stagione si chiuderà con una nuova edizione de “L’avaro” di Molière, anche banco di prova per due giovani attori formatisi nel Laboratorio dei Marcido.

e.rb.