SPETTACOLI

Sta per tornare MITO SettembreMusica: Milano e Torino, vent’anni di musica insieme

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Con la XX edizione di MITO SettembreMusica, Milano e Torino rinnovano un patto culturale che, anno dopo anno, ha saputo unire le due città: vent’anni di musica insieme, di ascolto, di dialogo fra luoghi, pubblici e tradizioni diverse, fino a imporsi come modello di buone pratiche. Questa ricorrenza conferma la volontà corale che accomuna le due città nel voler continuare a costruire, attraverso la cultura, uno spazio comune, facendo sì che si scelga sempre di superare distanze e confini. Si tratta di una storia che appartiene alle nostre città e che ribadisce l’impegno verso la cultura pubblica, portandola nei luoghi della vita quotidiana, allargandola al pubblico con o casione di ascolto, conoscenza e incontro. Il tema della prossima edizione sarà “Harmonia”. L’armonia come nobilitazione delle differenze e volontà di farle convivere in equilibrio in una congiuntura contrassegnata da tensioni, fratture e conflitti, affinchè la musica ricordi che ogni voce trova senso compiuto solo nell’ascolto dell’altra. La nuova direzioe  artistica, di Speranza Scappucci, inaugura una fase nuova della storia del festival, ancora più aperta all’internazionalità e nel segno, come sempre, della qualità. Il programma mostra con evidenza la natura diffusa del festival: MITO SettembreMusica attraversa le città, i grandi teatri, chiese, spazi culturali, sedi di quartiere e luoghi dedicati ai giovani e alla formazione, contribuendo a disegnare una geografia culturale in cui ogni luogo diventa interprete di un’unica partitura cittadina.

“Ci sono anniversari che ci ricordano il cammino fatto più del tempo trascorso. La XX edizione di MITO SettembreMusica rappresenta uno di questi momenti, un’occasione per ritrovarci, per guardare quello che è stato costruito e, di conseguenza, per rinnovare il senso di un progetto che continua a unire Milano e Torino nella creazione e diffusione della cultura musicale – afferma il Presidente del Festival, Alberto Meomartini – era il 2007 quando le due città scelsero di dare vita a una grande e unica proposta culturale: da allora il festival ha accompagnato generazioni diverse di ascoltatori, abitato spazi urbani consueti e meno consueti, portato la musica dove il pubblico già la cercava e dove avrebbe potuto incontrarla per la prima volta. Uno dei grandi punti a favore di MITO è di essere un progetto condiviso. La visione che accomuna Torino e Milano è un concetto relazionale, e anche per questo sono felice delle parole che la direttrice artistica Speranza Scappucci ha scritto per questa edizione: ‘ovunque risuonano concetti e parole di vicinanza, comune denominatore l’armonia’, da cui deriva il nome dell’edizione. Harmonia rappresenta quindi lo spirito di questa edizione nella quale, la grande tradizione, dialoga con il presente, la dimensione sinfonica incontra la voce, la musica antica si affianca alla nuova creazione, e i grandi maestri si alternano ai giovani e ai progetti di formazione. Dai concerti inaugurali alla Scala e all’Auditorium Rai, fino agli appuntamenti conclusivi, il festival attraversa pagine che parlano di pace, memoria, trasmissione e futuro”.

“Il tema dell’edizione 2026 di MITO SettembreMusica è ‘Harmonia’, una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, ma che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi – afferma la direttrice artistica, Speranza Scappucci – la domanda che mi accompagna è solo in apparenza semplice: come tenere unite differenze reali, di città, pubblici e repertori, luoghi, generazioni senza cancellarne l’individualità. In un tempo segnato da fratture e polarizzazione, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari e uno dei più fraintesi. In musica l’armonia non è solo assenza di tensione, è anche relazione fra voci diverse, una forma di equilibrio costruito attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento. L’armonia non è eliminare il conflitto ma trasformarlo in ascolto. Questo ha guidato la scelta di artisti e contenuti. Ho immaginato un’edizione in cui tradizione e contemporaneità potessero dialogare in modo autentico, dalla musica antica a quella contemporanea. A Torino, Simon Young inaugurerà il festival lunedì 7 settembre alle ore 20, presso l’Auditorium Rai, con il concerto ‘War requiem’, accompagnata dall’OSN Rai, dal Coro e dal Coro di Voci Bianche; Riccardo Chailly si esibirà con la Filarmonica della Scala, Michele Mariotti con l’OSN Rai, William Christie con Les Arts florissants, Jakub Hroŝ con i Banberger Symphoniker, il Pomo d’Oro, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, solo per citarme alcuni. Ho invitato giovani ensemble italiane e straniere di straordinaria vitalità: artisti che forse il pubblico non conosce ancora ma che lo trascineranno con un’energia, una libertà e una qualità musicale capace di lasciare un segno fin dal primo ascolto. Accanto alla tradizione figurerà la musica del presente. Il festival ospita ‘Caos’ di Paola Prestini, compositrice italiana tra le più originali della scena contemporanea, con un brano commissionato appositamente per questa edizione. Verrà poi eseguito un concerto speciale dedicata ai giovani studenti e studentesse del Conservatorio di Milano e Torino, diretto e offerto da me alle due città, un momento importante di crescita per le generazioni future. Due saranno gli anniversari significativi: il 2026 segna i cinquant’anni della morte di Benjamin Britten, uno dei compositori più importanti del XX secolo. Il programma si apre con il ‘War requiem”, monumentale capolavoro pacifista scritto nel 1962 e ancora attualissimo, e la sua musica risuona anche in altri momenti del programma sinfonico e cameristico. Con l’integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, affidata al Quartetto d’archi della Scala, volgiamo lo sguardo al centenario della morte del grande compositore, che si celebrerà nel 2027 in un progetto che dispiega tra questa e la prossima edizione”.

La Filarmonica della Scala si esibirà anche a Torino, presso l’Auditorium Agnelli del Lingotto, con Riccardo Chailly direttore. Venerdì 11 settembre, alle 20, presso il Conservatorio G. Verdi si esibirà il quartetto Pessoa, in un omaggio a Morricone. Sempre al Conservatorio, il 12 settembre, il Quartetto Pessoa dedicherà un omaggio ad Astor Piazzolla. Domeni a 13 settembre, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, si esibirà l’Orchestra Suzuki di Torino per festeggiare i cinquant’anni dalla sua nascita.

Beethoven verrà celebrato il 14, 16 e 18 settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dal Quartetto d’Archi del teatro alla Scala.

Infine, Britten verrà celebrato sabato 19 settembre in due appuntamenti al Conservatorio Verdi, alle ore 17, in “Canticles” con Brian Zeger al pianoforte, Kelsey Lauritano come mezzosoprano, Matthew Swensen tenore e Debora Maffeis al Corno, e lo stesso giorno, all’Auditorium Agnelli del Lingotto, con il concerto “In memoriam” con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Levy Sekgapane tenore e Alessio Allegrini al corno e alla direzione.

La giornata conclusiva di MITO SettembreMusica sarà il 20 settembre, alle 15, presso l’Auditorium del Lingotto, con Hrusa/Brahms; alle 15.30 e 18 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con l’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano che eseguiranno “L’usignolo” di Andersen. Infine, alle 20, al Conservatorio Verdi, David Frai al Pianoforte eseguirà “Le Variazioni” di Goldberg.

Lunedì 7 settembre, alle ore 16, al Teatro Regio foyer del Toro, si terrà un incontro con Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, coordinati da Susanna Franchi, dal titolo “Ricordare Giorgio Balmas”. A vent’anni dalla sua scomparsa, il festival ricorda il suo fondatore. Nel 1975, a Torino, venne fondato il primo Assessorato per la Cultura. Diego Novelli, allora Sindaco, nominò assessore Giorgio Balmas, fondatore dell’Unione Musicale Studentesca.

Mara Martellotta

SaltinPiazza: gli Equilibri invisibili e l’arte della Fragilità

Sta per arrivare la 36esima edizione di SantinPiazza, il festival di teatro di strada più longevo del Piemonte e tra i più storici d’Italia, che trasformerà  il paese di Viarigi il 29 e 30 agosto prossimi, nel cuore del Monferrato astigiano, in un grande palcoscenico a cielo aperto dove il programma artistico prenderà una forma unitaria. Non si tratta, infatti, di un semplice calendario di eventi, ma di un progetto culturale nel quale compagnie italiane e internazionali, attraverso il circo contemporaneo, il teatro, la danza, la musica e la performance partecipativa, offriranno diverse interpretazioni sul tema “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità “, che rappresenta il fil rouge dell’intera edizione.

Dal 2016 la direzione artistica è  affidata a Milo Scotton, artista, autore e regista di fama internazionale, già interprete del Cirque du Soleil, fondatore della compagnia ArteMakìa e della Chapitombolo Academy, progetto di circo rurale nato nella provincia astigiana di Monale. Nel corso degli anni il suo lavoro ha contribuito a definire l’identità culturale del festival, sviluppando un progetto nel quale ogni edizione prende forma attorno a un tema capace di porre in dialogo spettacoli, compagnie, linguaggi artistici e territorio.
Con il riconoscimento del Fondo nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura, questo percorso ha trovato ulteriore slancio attraverso un progetto triennale dal 2025 al 2027. Dopo il tema “Il volo- anime leggere”, proposto nel 2025, l’edizione 2026 sviluppa “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità”, affidando agli artisti il compito di esplorare, ciascuno con il proprio linguaggio, le sue molteplici sfaccettature.

Ad aprire il festival sarà la compagnia internazionale Accompany ME con “A Mesure – Handle  with Care”, creazione di circo contemporaneo che esplora la fragilità delle relazioni umane attraverso il linguaggio del corpo, della roue cyr e un delicato gioco di equilibrio e di fiducia reciproca.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca il ritorno dei The Black Blues Brothers, acclamati già nell’edizione 2021, e che tornano con il secondo capitolo della saga sui Blues Brothers, uno spettacolo ricco di acrobazie spericolate e fragilità vertiginose al ritmo scatenato della musica cult dei Blue Brothers.
Di particolare rilievo anche “Frailty” della compagnia ‘Noto Ignoto’ con la partecipazione  della soprano guatemalteca Alejandra Flores. Un progetto dal respiro internazionale nel quale la lirica e le performance acrobatiche vengono a fondersi in un linguaggio scenico di grande eleganza e raffinatezza, dando vita ad una delle proposte più originali dell’edizione.
La Compagnia ArteMakìa, riconosciuta dal Ministero della Cultura e diretta da Milo Scotton, presenterà “La solitudine dei dispari”,  intensa creazione tra stunt acrobatico, danza contemporanea e arti circensi, dedicata al conflitto interiore dell’artista e alla ricerca della sua ispirazione.
La riflessione sul limite e sulla trasformazione prosegue con lo spettacolo di teatro-danza verticale “Limen”, portato in scena dalla compagnia ‘Eterea Arte Aerea’. Sulla parete della Torre dei Segnali, storico monumento che domina Viarigi, il corpo dei performer si muoverà in verticale trasformando l’architettura in spazio scenico. Una coreografia sospesa tra terra e cielo che esplora il sottile confine tra equilibrio e caduta, darà forma a un’intensa esperienza poetica e visiva.

Tra i momenti più significativi del festival figura anche “Sogno” di Stalker Teatro, storica compagnia torinese che, da oltre cinquanta anni, sviluppa una ricerca sul teatro partecipativo, coinvolgendo direttamente gli spettatori nella costruzione di una installazione- performance capace di unire creazione artistica, gioco collettivo, rito comunitario e festa.
Ampio spazio sarà poi dato alla formazione con “Deep in my Soul” restituzione scenica del percorso dell’Artistic Group della Chapitombolo Academy, diretta da Milo Scotton, rivolto ad adolescenti tra i 13 e i 18 anni di età. Attraverso circo contemporaneo, teatro, danza, musica e pratiche del movimento, lo spettacolo racconta un percorso di esplorazione, di interiorità, crescita personale, consapevolezza e scoperta della propria identità.
Altra proposta artistica riguarda “Lusin” della compagnia Hanami, nata dall’incontro tra Andrea Cerrato e Micol Veglia. Attraverso roue, cyr, mano a mano, discipline aeree, danza e teatro fisico, lo spettacolo accompagna il pubblico in un viaggio poetico dedicato alla ricerca del sé e al desiderio universale di inseguire i propri sogni.
Il cartellone è  completato da “Far Away” della compagnia ‘Amanti di Paglia’, poetico racconto teatrale  sull’amore e sulla distanza, “FrailTryo” dei Jumpin Jacks, uno spettacolo di clownerie acrobatica che trasforma il gioco in  virtuosismo e divertimento; “ Boy Band” di ZeGnis, teatro di strada ricco di comicità  e coinvolgimento del pubblico e il progetto musicale Lindal, capace di intrecciare la tradizione occitana alla sperimentazione elettronica attraverso interventi itineranti, e il concerto conclusivo del festival.

Per due giorni il festival inviterà il pubblico a vivere Viarigi nella sua interezza, trasformando piazze, vicoli e quelli che sono i luoghi simbolo del paese in scenari di incontro tra arte, comunità e territorio, valorizzandone il patrimonio storico e paesaggistico, arricchito dalla presenza di punti street food e dallo stand gastronomico curato dalla Pro Loco Viarigi.

“SaltinPiazza  è  molto più di un festival di teatro di strada – afferma il sindaco di Viarigi Francesca Ferraris – Si tratta di un progetto culturale che negli anni ha saputo  crescere, coinvolgere la comunità  e valorizzare il proprio territorio attraverso la forza dello spettacolo dal vivo. La qualità delle proposte artistiche, l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni e la capacità di mettere in relazione artisti, cittadini e visitatori rendono questa manifestazione un appuntamento di grande valore per il nostro Paese e per l’intero Monferrato. Si tratta di un progetto reso possibile dal lavoro condiviso tra amministrazione comunale, direzione artistica, volontari, associazioni, partner e cittadini, capaci di rendere questa festa aperta a tutti”.

Mara Martellotta

Cinema, musica e spettacoli: l’estate continua nei quartieri

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Musica, cinema, laboratori e iniziative animeranno anche il weekend di Ferragosto grazie a “Che Bella Estate!”, il programma promosso dall’Assessorato alla Cultura della Città di Torino e realizzato da Fondazione per la Cultura Torino, che fino a settembre propone occasioni di cultura e socialità in diversi luoghi della città, tra parchi, giardini, piazze e spazi culturali.

Il 15 agosto si comincia con la musica al Parco della Tesoriera, dove il violinista ucraino Anton Gerasymov sarà protagonista di un concerto che intreccia tradizione e contemporaneità. Nel pomeriggio e fino a sera, l’Imbarchino del Valentino ospiterà “Ferragosto all’Imbarchino”, mentre in serata il Parco Rignon farà da cornice alla proiezione del film Le cose non dette. Nella stessa giornata sarà inoltre possibile visitare l’Orto Botanico di Torino, aperto anche a Ferragosto.

La programmazione proseguirà domenica 16 agosto. Al Parco della Tesoriera spazio alla musica jazz con il concerto del JazzLag Quartet, mentre al Mausoleo della Bela Rosin sarà in scena lo spettacolo teatrale Ottava meraviglia, dedicato alla figura del celebre giocoliere Enrico Rastelli. Il cinema all’aperto proporrà invece I colori del tempo nell’Area Spettacolo di piazza Don Delpiano e Lazzaro Felice all’Imbarchino. Anche domenica sarà possibile visitare l’Orto Botanico, che conferma l’apertura per tutto il fine settimana festivo.

Il calendario degli eventi viene aggiornato costantemente e permette di scoprire giorno dopo giorno gli appuntamenti in programma per vivere Torino tra cultura e intrattenimento durante tutto il periodo estivo. Maggiori informazioni e il programma completo sono disponibili sul portale degli eventi della Città di Torino: eventi.comune.torino.it.

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Concerto di Ferragosto alla Tesoriera con il violinista ucraino Anton Gerasymov

Al parco della Tesoriera di Torino si terrà  il giorno di Ferragosto alle ore 11, davanti alle Scuderie della Tesoriera, un concerto a ingresso gratuito che fa parte dell’Evergreen Fest.
Protagonista il celebre violinista ucraino Anton Gerasymov, che condurrà il pubblico attraverso un  viaggio musicale indimenticabile, proponendo alcuni dei brani più conosciuti del repertorio della musica classica, tra cui l’Estate  di Antonio Vivaldi,  l’Ave Maria di Schubert e il Valzer n. 2 di Dmitrij Sostakovič.
Nel periodo dell’agosto edition il punto ristoro di Evergreen Fest non sarà  operativo.
In merito ai concerti per maggiori informazioni è  possibile contattare il numero 3477059959 o scrivere alla mail  coordmusicale@libero.it.
Il concerto è organizzato in collaborazione con il coordinamento Associazioni Musicali di Torino.

Mara Martellotta

“Occit’amo Festival”… Grande Ferragosto!

Al “Santuario di San Magno” a Castelmagno le “alte” note dei “Lou Dalfin” guidati dal mitico Sergio Berardo. A seguire il “Giro di Viso” in musica

Sabato 15 agosto, ore 16

Castelmagno (Cuneo)

Con il mese di agosto, il programma di “Occit’amo Festival” (rassegna itinerante di musica, danza e cultura delle Valli Occitane e delle Terre del Monviso, nata nel 2015 ed organizzata dalla “Fondazione Amleto Bertoni” di Saluzzo) entra nel clou e nel gran finale con prestigiosi ospiti e appuntamenti divenuti, nel tempo, una piacevole consuetudine. Così, dopo la storica “Cobla Sant Jordi” – formazione musicale tradizionale catalana, fondata nel 1983 e “Cobla” ufficiale di Barcellona – esibitasi in “grande spolvero” a Sampeyre mercoledì 5 agosto e a Saluzzo e a Cuneo giovedì 6 e venerdì 7 agosto scorsi, altro imperdibile appuntamento sarà il tradizionale concerto del celebre Gruppo folk-rock piemontese – fondato nel 1982 da Sergio Berardo– dei “Lou Dalfin”, letteralmente in lingua occitana “Il Delfino”, simbolo storico del “Delfinato”, antica regione delle “Terre d’oc” o valli occitane alpine tra Piemonte e Francia. Il concerto è in programma proprio nel pomeriggio ferragostano di sabato 15 agosto (ore 16) al “Santuario di San Magno” a Castelmagno, in Alta Valle Grana (a circa 1760 metri di altitudine) e come sempre sarà occasione di ritrovo per gli appassionati di musica e balli della tradizione occitana, provenienti da tutta Italia  e da diversi Paesi d’Oltralpe.

“ ‘Quest’anno potete fare ben alti i fuochi di San Giovanni, perché la terra occitana si sta sollevando’. Sono le parole del poeta catalano Joan Maragall, tratte da ‘Poésies I’ (1912) che fanno riferimento alla rivolta dei viticoltori occitani del 1907 e che, ancora oggi – spiega Sergio Berardo leader, come detto, dei ‘Lou Dalfin’, nonché direttore artistico di ‘Occit’amo’ – restituiscono il senso profondo di una fratellanza antica tra le terre occitane e quelle catalane. E’ da questo paradigma che, dalle montagne delle nostre valli fino alla metropoli di Barcellona, cerchiamo ancora oggi di aggiungere il nostro piccolo tassello a un rapporto culturale e politico che ha radici ben profonde. Su questa linea, il prossimo Ferragosto a San Magno torna a essere una delle consuetudini più attese del Festival: un appuntamento che richiama persone dalle valli e da oltre confine, in uno dei luoghi più magici e suggestivi del nostro territorio. Senza dimenticare i tanti altri appuntamenti nelle terre del Monviso, vetrina di una scena musicale occitana ricca ed articolata, con gruppi di generazioni diverse, molti dei quali composti da giovani. E proprio questa è la dimostrazione più concreta che la musica occitana non appartiene solo al passato o ad una sola generazione, ma è, al contrario, una tradizione viva, capace di rinnovarsi e di essere ancora oggi vissuta, suonata e condivisa”.

E passionalmente danzata. Sempre sabato 15 agosto, infatti, alle 11, in frazione Chiappi di Castelmagno, si potranno ammirare e (perché no?) partecipare alle “danze occitane” guidate dalla caragliese Daniela Mandrile, la “Signora della Danza Occitana” (la prima ad aver codificato l’insegnamento e avviato un percorso di ricerca e divulgazione delle danze occitane), dal 2011 alla direzione dell’Associazione Culturale “Lou Balet”. A partire dal patrimonio tradizionale delle Valli occitane, passando per la Provenza, per arrivare fino alla Guascogna e al confine basco, la Mandrile guiderà, per l’occasione, i suoi allievi dei tanti corsi da lei avviati in un “viaggio” a passo di danza nella sconfinata produzione artistica qual è quella delle danze tradizionali.

La stessa Daniela Mandrile, terrà un altro “stage” di danze occitane, mercoledì 19 agosto(ore 17,30) a Brondello, in Valle Bronda, dove, nella stessa data (ore 21) il ritmo coinvolgente dei “Le Randoulines” si unirà alla musica folk ed occitana dei “Jonglars”. Ingresso gratuito.

E per finire, da giovedì 20 a domenica 23 agosto, per la prima volta, “Occit’amo Festival” propone il “Giro di Viso” in musica. Il tradizionale “percorso escursionistico ad anello” intorno alla vetta del Monviso sarà accompagnato da “violino”, “organetto” e “fifres” (“pifferi”) tradizionali suonati da Chiara Cesano, Roberto Avena e Jean Paul Faraut che, di tappa in tappa, porteranno la musica occitana tra i “rifugi” storici del “gran giro”. Appuntamento conclusivo, domenica 23 agosto, con la “Festa del Rifugio Vallanta” ed i “Lindal” in concerto.

Per ulteriori info: www.occitamo.it

g.m.

Nelle foto: Concerto dei “Lou Dalfin” al “Santuario di San Magno”; Sergio Berardo e Daniela Mandrile

La Regione investe sulla cultura. In un anno 10 milioni per sostenere più di 300 realtà sul territorio

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Marina Chiarelli, assessore alla Cultura: «Un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta.  Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie».

 

Oltre 10 milioni di euro nel 2026 per sostenere 334 realtà culturali distribuite in tutte le province piemontesi: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, per consentire e garantire continuità alla programmazione, ampliando la platea dei beneficiari, a sostegno dell’intero sistema culturale diffuso sul territorio regionale, ovverosia i settori del cinema, dello spettacolo dal vivo, delle attività espositive, della divulgazione culturale, della musica popolare amatoriale, delle rievocazioni storiche e dei carnevali e della promozione educativa.  È un risultato importante perché significa dare continuità e prospettiva a un patrimonio straordinario di associazioni, fondazioni, enti e operatori che ogni giorno fanno vivere la cultura, anche nei centri più piccoli, generando partecipazione, identità e occasioni di crescita per le comunità. Questo risultato è il frutto di un lavoro di ascolto, di dialogo e di confronto col mondo culturale ed anche di diffusione il più possibile capillare dei criteri e delle modalità di accesso ai contributi regionali.

In questo quadro si inserisce anche la collaborazione con CRT e con le altre importanti Fondazioni di origine bancaria piemontesi con cui Regione Piemonte ha siglato appositi protocolli, che hanno nel proprio statuto il sostegno di attività considerate utili per la comunità. Tra queste, la cultura ha un ruolo fondamentale e, nel concreto, significa finanziare musei, teatri, festival, biblioteche, restauri, associazioni culturali, progetti educativi e iniziative che valorizzano il patrimonio e rendono più viva la vita esperienziale dei territori.

«Questo è un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie. Sostenere la cultura significa creare un ecosistema molto più ampio di un singolo evento, vuol dire patrimonio, conoscenza, creatività e partecipazione. Dentro ci stanno i musei, i teatri, la musica, il cinema, i libri, le biblioteche, gli archivi, le mostre, i festival, le tradizioni popolari, la tutela dei beni storici e artistici, ma anche i progetti educativi e le attività che aiutano una comunità a conoscere e valorizzare la propria identità. E che la creatività in Piemonte sia un fiore all’occhiello non lo diciamo noi lo dicono i numeri di chi la cultura la fa di mestiere e di chi la respira non solo nei luoghi a ciò deputati, ma nelle vie nei borghi e nelle piazze che raccontano la storia e l’evoluzione delle nostre comunità».

“Suzuki Jukebox – La notte delle hit” … Il ritorno!

All’“Inalpi Arena” di Torino, Antonella Clerici e Clementino tornano a riaccendere la Città con la grande musica dal vivo anni ’80 – 2000

Venerdì 11 e sabato 12 settembre / Già partite le prevendite

Da Loredana Berté a Paul Young, da Nek ad Anna Oxa e a Lou Bega via via fino a Patty Pravo, Mario Biondi, Sabrina Salerno e a molte altre grandi “voci”, per un totale che supera abbondantemente la ventina: l’intramontabile “musica dal vivo” dei mitici Anni ’80 e ’90, senza dimenticare in parte il 2000, tornerà a riaccendere, venerdì 11 e sabato 12 settembre prossimi (inizio spettacoli ore 21), gli ampi spazi della subalpina “Inalpi Arena” (all’interno della storica “Piazza  d’Armi” e accanto allo Stadio Olimpico “Grande Torino”), che per il secondo anno consecutivo si appresta ad ospitare la grande macchina di “Suzuki Jukebox – La notte delle hit”, (la prima “puntata” si tenne sempre a Torino il 12 e 13 settembre 2025 per essere trasmessa il 18 ed il 19 settembre su “Rai 1”) ben carica del grande successo e dell’entusiasmo travolgente (con serate da tutto sold out) dell’ edizione precedente.

Tempo ce n’è, ma (attenzione!) mica poi tanto. Le prevendite per le due serate, prodotte da “A1 Pictures” – in collaborazione la “Direzione Intrattenimento Prime Time Rai” – sono già attive infatti sul circuito ufficiale di “TicketOne” e nei punti vendita autorizzati. E dunque … chi ha tempo (come suole dirsi) … E a buon intenditor, poche parole!

Anche perché, l’edizione di quest’anno di quel magnifico “contenitore” musicale capace di unire nel suo titolo – “Suzuki Jukebox” – il brand sponsor (la “Suzuki Swift Hybrid”) a quella ormai leggendaria (pezzo di prezioso antiquariato) “macchina musicale” (il “Jukebox”, appunto) che, insieme all’altrettanto leggendario “flipper”, rappresentò negli Anni ’50 – ’60 il simbolo della gioventù e della diffusione della musica leggera nei bar e sulle spiagge, torna con un doppio evento consecutivo che segna un “salto di qualità” decisivo: per la prima volta, le due serate saranno infatti trasmesse in diretta televisiva su Rai 1, generando, con partenza da Torino e su tutto il territorio nazionale, uno dei più grandi “viaggi nel tempo” attraverso le hit che hanno accompagnato intere generazioni.

Ricordi! Piacevoli memorie! Anch’esse, in buon numero, felicemente riattivate dal tanto atteso “Suzuki Jukebox”, saggiamente e simpaticamente guidato, anche quest’anno da Antonella Clerici, la grande (per tutti!) “Regina del Mezzogiorno” italiano, volto amatissimo dal pubblico, affiancata dalla verve e dall’inesauribile energia di Clementino (all’anagrafe, Clemente Maccaro da Avellino, classe ’82, rapper e attore  dall’empatia e dall’entusiasmo che gli escono da tutti i pori), chiamati a guidare una vera festa della musica “live”. Sul palco saliranno gli interpreti originali delle “canzoni simbolo” degli ultimi decenni: quelle che hanno fatto ballare, emozionare, cantare a squarciagola milioni di persone e che oggi “tornano a vivere in uno show pensato come un grande jukebox collettivo”.

Progetto decisamente ambizioso, confermato dalla programmata line-up, con un cast che mescola icone italiane ed internazionali.

Nella serata di venerdì 11 settembre sono attesi sul palco dell’“Inalpi”, tra gli altri, Cristina D’Avena, DSL*Dire Straits Legacy, Drupi, Filippo Graziani, Irene Grandi, Loredana Bertè, Lou Bega, Nek, Neri per Caso, Nino Buonocore, Patty Pravo e Sugarfree.

Sabato 12 settembre il testimone passerà ad Alberto Bertoli, Anna Oxa, Erminio Sinni, Gaetano Curreri e gli Stadio, Gazebo, Luca Dirisio, Mario Biondi, Paul Young, Sabrina Salerno, Spagna e Toploader, per un secondo capitolo che promette di alzare ulteriormente l’asticella. E nuovi nomi andranno, probabilmente, ad arricchire il cast nelle prossime settimane, a conferma del carattere “aperto” e in continua evoluzione dell’evento, nato come appuntamento per i “nostalgici” delle grandi “hit” e diventato nell’arco di soli due anni il “ritrovo trasversale” per chi vive la musica dal vivo “come esperienza condivisa, da ripetere anno dopo anno”. Sempre in un’“Inalpi Arena”, di nuovo pronta e scalpitante a trasformarsi in un enorme “Jukebox”, capace di risuonare in tutt’ Italia grazie alla “diretta” di “Rai 1”, con Torino nuovamente al centro del “racconto musicale” dell’autunno televisivo. Che quasi già s’intravede. E non solo televisivamente … caldo “africano” permettendo!

Gianni Milani

Nelle foto: Antonella Clerici e Clementino; logo “Suzuki Jukebox”

Monferr’Autore Festival inaugura a settembre con tre appuntamenti imperdibili

Una serata su Giorgio Faletti aprirà il settembre di Monferr’Autore, la manifestazione piemontese di musica e cultura diretta da Enrico Deregibus insieme all’organizzazione di AccademiaMonferrato. L’evento, incentrato sulla presentazione del libro dal titolo “Io dico” (Carrocci Editore), si svolgerà nella giornata di giovedì 3 settembre, alle ore 21, presso la Polisportiva Quarti, in strada Rollini, a Quarti di Pontestura (AL), e vedrà la partecipazione di Franca Ballesini, moglie dell’amatissimo artista astigiano, che ha curato il libro insieme a Chiara Buratti. Si tratta di una raccolta di frasi e pensieri tratti dai romanzi più noti, dalle profonde, divertenti e iconiche interviste, dalle canzoni e da materiali inediti.
Giovedì 10 settembre, alle 18.30, il protagonista sarà Emidio Clementi, romanziere e musicista, autore e leader dei Massimo Volume, che presenterà il suo romanzo, edito da Playground, dal titolo “Prima dell’incendio”. L’appuntamento, incentrato sul percorso artistico di Clementi, avrà luogo presso la libreria “Andando e stando”, in via Giuseppe Bissati 14, ad Alessandria.
In programma l’8 settembre, alle ore 21, al Country Sport Village di Mirabello Monferrato, in strada Comunale 30, la finale del Monferrato Music Contest, che vedrà il vincitore, selezionato da una giuria composta da giornalisti e addetti ai lavori, ricevere un premio di 500 euro a supporto della propria attività musicale, oltre alla possibilità di esibirsi, nei mesi successivi, in diversi luoghi della provincia. Il Contest prevede, inoltre, un premio speciale assegnato da una giuria di giovani.
Il Monferrato Music Fest è un concorso dedicato ai giovani cantautori della provincia di Alessandria che vedrà in lizza Alba ad Alessandria, i Bailenga da Alessandria/Novi Ligure, Mosi da Alessandria, Soloselena da Valenza e i Velvet Mountain da Casale Monferrato. L’evento, patrocinato dalla Provincia di Alessandria, è ideato, organizzato e diretto da Enrico Deregibus con l’apporto di RadioGold e AccademiaMonferrato.

Monferr’Autore eredita il nome di un precedente festival che si era svolto fra il 2005 e il 2007. Alla direzione artistica c’era lo stesso Enrico Deregibus, giornalista e direttore, consulente di molti festival e premi in varie zone d’Italia.
Tra le molte manifestazioni curate negli anni in provincia di Alessandria, spicca il festival PeM, dalla cui direzione artistica si è dimesso alla fine del 2025 dopo undici anni, che ha visto protagonisti, fra gli altri, Ditonellapiaga, Valerio Lundini, Gad Lerner, Arturo Brachetti, Manuel Agnelli, Diodato, Nuzzo e Di Biase, Morgan, Paola Turci, Malika Ayane, Irene Grandi, Luca Barbarossa, Oscar Farinetti, Diego De Silva, Gene Gnocchi, Willie Peyote, Nada, Samuel dei Subsonica, Enrico Ruggeri e Vasco Brondi.

Gli appuntamenti del 3 e del 10 settembre sono entrambi a ingresso gratuito.

Mara Martellotta

Giorgio Risi, “Confini”: il nuovo concept album tra spiritualità e senso della vita

“Confini” è  il titolo del nuovo concept album di Giorgio Risi, un nuovo progetto discografico composto da otto brani originali ai quali si aggiunge una nona e conclusiva traccia speciale, “Il Viaggio”,  una suite di quarantotto minuti che raccoglie e ricompone l’intera opera in un unico flusso narrativo e musicale.
All’interno della suite, i brani vengono avvolti dell’intensità emotiva della voce narrante di Elena Fissore, trasformando l’ascolto in un’esperienza immersiva che va oltre la forma tradizionale della canzone.
Con “Confini” Giorgio Risi affronta uno dei temi più antichi e universali dell’esistenza, il rapporto tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che saremo.
L’album esplora il concetto di limite non come “confine”, ma come luogo di passaggio, uno spazio simbolico nel quale passato, presente e futuro  cessano di apparire come dimensioni separate, per diventare parti di un’unica esperienza dell’essere.
L’opera sviluppa una riflessione intima e spirituale  sulla continuità della coscienza, sull’eredità che ogni esperienza lascia dentro di noi  e sulla possibilità che l’esistenza si estenda oltre le convenzioni del tempo lineare.
In questa prospettiva l’individuo non è  soltanto il risultato della propria storia, ma anche il riflesso di ciò che deve ancora compiersi.

Dal punto di vista musicale, “Confini” si muove attraverso paesaggi sonori elettronici di grande intensità emotiva, nei quali synth, pianoforti, pad e texture sonore danno vita ad una dimensione metafisica.
Le sonorità, potenti e suggestive, accompagnano l’ascoltatore lungo un percorso che alterna introspezione, contemplazione e slancio visionario, grazie allo straordinario impegno di Alessandro Arianti, che ha arrangiato e prodotto l’intero lavoro.
Giorgio Risi, autore, compositore  e musicista, è anche noto come produttore pubblicitario e la Giorgio Risi di Lungo Dora Colletta 95 a Torino è  da oltre trent’anni una delle prime in Italia. Ha sviluppato il proprio percorso artistico a partire dalla fine degli anni Settanta, attraversando esperienze che spaziano dalla musica popolare alla sperimentazione sonora fino alla canzone d’autore contemporanea.
Con “ Confini” Risi firma una delle opere più mature e personali, nelle quali musica, pensiero e racconto convergono in una visione artistica di ampio respiro, capace di continuare a interrogarsi  sul significato del tempo, della memoria e della presenza umana nel mondo.

Mara Martellotta

Dalla storia al cinema: una torinese racconta l’eccidio di Otranto

Dietro la telecamera c’è Stefania Rocca, attrice torinese, che debutta con questo film nella regia cinematografica. La pellicola narra l’estate tragica del 1480 nel Salento, l’eccidio turco a Otranto, una vicenda poco conosciuta ma che rischiò di cambiare il corso della storia in Italia. Quando dal mare in tempesta spuntarono le nere vele dei turchi le mura di Otranto erano troppo deboli e crollarono sotto i colpi delle bombarde saracene nonostante l’accanita resistenza degli otrantini. Le scimitarre ottomane fecero strage uccidendo migliaia di persone. Ancora oggi, a distanza di oltre 500 anni, Otranto racconta quel che accadde nell’estate del 1480 e ogni anno, il 14 agosto, commemora l’eccidio e l’eroismo dei suoi martiri con cerimonie e solenni commemorazioni. Entro l’anno potremo vedere al cinema il sacco di Otranto ma prima è meglio leggere “L’ora di tutti” (1962), il libro di Maria Corti, uno dei romanzi storici più importanti del Novecento. Questa volta, come detto, la torinese Stefania Rocca indossa i panni della regista esordiente. La storia racconta l’assedio e la caduta di Otranto per mano dei turchi Ottomani. “Ho letto il libro anni fa, un’estate a Otranto, afferma Stefania Rocca, e in quel luogo la narrazione prendeva forma concreta. Alla storia si univano le leggende, la memoria degli otrantini che ancora oggi festeggiano i Santi martiri di Otranto che, in attesa di aiuti, furono costretti a combattere per difendere le proprie case e il proprio credo (intervista al Corriere della Sera, 16 novembre 2025).
Non è una storia così lontana. È una storia di invasione e oggi le invasioni sono all’ordine del giorno. Volevo raccontare chi non sceglie la guerra: gli otrantini si misero valorosamente in difesa della loro città”. Una storia tragica che pochi conoscono e che fa onore agli otrantini che preferirono morire piuttosto che rinnegare la loro fede. Molti furono trucidati e decapitati e le ossa di 800 otrantini sono conservate nella cattedrale di Otranto. I martiri furono canonizzati nel 2013 da Papa Francesco. Scrittrice, critica letteraria e filologa, Maria Corti, scomparsa nel 2002, invece di dare troppo spazio ai condottieri, si concentrò sulla gente comune di Otranto. E così troviamo, tra i vari personaggi descritti nel suo libro, un pescatore che assiste allo sbarco dei turchi nel porto, il governatore della città, un povero calzolaio, una giovane donna vedova, uomini che si rifiutano di rinnegare la propria religione e un sopravvissuto che descrive Otranto dopo il saccheggio degli invasori. Per le vie della cittadina salentina restano ancora oggi le tracce di quel drammatico evento di oltre cinque secoli fa. Le grandi palle di pietra che si vedono nelle viuzze bianche, su e giù per il centro storico, accanto a portoni ed edifici o ammucchiate nel cortile del castello sono proprio quelle che durante l’assedio volarono dalle navi turche e sfondarono le difese di Otranto. Alcune vie portano i nomi dei martiri mentre i resti umani di centinaia di otrantini, tra ossa e teschi, furono recuperati e sono ben visibili in cattedrale dall’inizio del Settecento in alcuni grandi armadi nella cappella al fondo della navata destra mentre sotto l’altare si trova il ceppo della decapitazione. Su un colle, poco sopra la città, una chiesetta votiva indica il luogo dove avvenne l’ultimo massacro con la decapitazione di 800 cittadini. È il 28 luglio 1480. Provenienti dal porto albanese di Valona quasi 20.000 turchi a bordo di 90 galee e 48 galeotte mettono piede sul litorale salentino scaricando dalle navi 1600 pezzi di artiglieria tra cui centinaia di bombarde, armi, munizioni e viveri.
All’interno delle mura di Otranto 20.000 cristiani, di cui solo 6000 armati, attendono l’assalto dell’armata ottomana guidata dall’ammiraglio dell’Impero Ottomano Gedik Ahmed Pascià, detto “lo sdentato”, il cui piano era molto ambizioso. Non si fermava alla conquista della Puglia ma prevedeva uno sbarco a Napoli, in Sicilia e in Sardegna per poi puntare a Roma. In sostanza si trattava di impadronirsi di gran parte della penisola. Le difese di Otranto sono deboli e vengono facilmente sfondate dai colpi della moderna artiglieria ottomana. La piccola guarnigione aragonese, a protezione della città, si ritira appena si rende conto della potenza dell’armata turca. Il 10 agosto i turchi sono già dentro le mura di Otranto e il muezzin sale in cima al campanile per chiamare i fedeli alla preghiera. Ahmed Pascià ordina di rastrellare tutti i superstiti maschi di età superiore ai 15 anni mentre le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù. Il 13 agosto Otranto è un mucchio di cadaveri e rovine. Diecimila otrantini muoiono combattendo e alcune migliaia, in fuga, vengono uccisi per le vie della cittadina pugliese o fatti prigionieri e poi schiavi. La tragedia di Otranto è diventata leggenda per il valore con cui gli otrantini difesero la loro città e per il coraggio con cui respinsero la resa chiesta dal nemico. “L’ora di tutti, scrisse Maria Corti, è quell’ora che, prima o poi, capita a tutti nella vita, quell’ora in cui ognuno può dimostrare a se stesso e agli altri di valere qualcosa”. Ora aspettiamo il film.
Filippo Re
Stefania Rocca, attrice e regista
Nelle foto, quadro con la decapitazione degli otrantini da parte dei turchi
libro di Maria Corti, “L’ora di tutti”