SPETTACOLI

Per Balletto Teatro di Torino “Studio sul fauno” e “White pages”

Mercoledì 20 maggio andranno in scena alla Lavanderia a Vapore

BTT_moves, la stagione e di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino, prosegue dal 7 maggio scorso per concludersi il 22 dicembre 2026, attraversando teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, incontri e visioni.
Mercoledì 20 maggio, alle 21, negli Spazi della Lavanderia  a Vapore di Collegno, andrà in scena  una serata capace di connettere generazioni, linguaggi e formati.
Aprirà  la serata nel foyer della Lavanderia ‘Studio sul fauno’ di Roberto Zappalà con Samuel Arisci, un lavoro che trasporta il pubblico in una soglia poetica e simbolica, dove realtà, sogno e desiderio si confondono.
Allo stesso modo lo spazio in cui si esprime la danza, l’universo interiore del fauno, è  un mondo altro dove esclusione, corteggiamento e erotismo trovano il proprio spazio espressivo.
In palcoscenico la serata prosegue con il trittico ‘White Pages’ di Manfredi Perego, un progetto che si articola in tre capitoli diversi per durata e composizione, tutti accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola e contraddistinto da una stessa intenzione poetica, il desiderio di condividere il percorso di ricerca che Perego conduce da oltre dieci anni.
In scena TIR Danza / MP. Ideograms  e Balletto Teatro di Torino mettono a confronto tre generazioni di performer, disegnando una grammatica plurale, dove l’identità diventa traiettoria. Il concetto del tempo è  esplorato in “Dedica al tempo” attraverso il corpo di Lucia Nicolussi, danzatrice e madre dell’artista.  Nella sezione centrale “Dedica al dinamismo” i quattro giovani danzatori  e danzatrici del Balletto di Torino, Bailey Kager, Ivo Santos, Noa Chatton e Noa Van Tichel, incarnano l’instabilità di una costante tensione verso l’ignoto. Con la danzatrice e compagna Chiara Montalbani il coreografo riscrive, a distanza di anni, dal solo “Grafiche nel silenzio” il nuovo lavoro intitolato “Dedica al silenzio”.
È possibile prenotare il proprio biglietto scrivendo a btt.moves@gmail.com, o chiamando ai numeri 0114730189 WhatsApp 3316139715 dalle 10 alle 17. È  anche possibile acquistare i biglietti direttamente a teatro , a partire da un’ora prima dello spettacolo.

Mara Martellotta

Regie Armonie lungo la via Francigena

La rassegna musicale il 23 e 24 maggio raddoppia la sua proposta settimanale con due appuntamenti a Sant’Ambrogio e Sant’Antonio di Ranverso

Il 23 e 24 maggio prossimi la rassegna musicale “Regie Armonie lungo la via Francigena” raddoppia la sua proposta settimanale con due concerti, il 23 maggio alle 21 a Sant’Ambrogio e il 24 maggio alle ore 17 a Buttigliera Alta.
Il 23 maggio alle ore 21, con il patrocinio e sostegno del Comune di Sant’Ambrogio di Torino e la partecipazione della parrocchia di San Giovanni Vincenzo, la stagione proseguirà a Sant’Ambrogio nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo in piazza San Giovanni Vincenzo 2 con un concerto con protagonisti l’organista Stefania Mettadelli e Isabella Stabio ai sassofoni.
Il programma è  molto ricco  e comprende il Concerto in Do Minore di Domenico Cimarosa ( 1749-1801), la Fantasia  n. 2 in La minore TWV per sax solo di Georg Philipp Telemann (1681-1767), la Sonata in Fa Maggiore  di Gaetano Donizetti ( 1797-1848), il Concerto per oboe in Mi bemolle maggiore di Vincenzo Bellini ( 1801-1835), la Sortie in Mi bemolle  di Louis James Alfred Lefébury Wély e il Salut d’amour  di Edward Elgar, Intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Tradizionale Irlandese ‘Believe me’ e la Fantaisie Op. 89 di Jean Baptiste Singelée.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Vincenzo, costruita tra il 1759 e il 1763 dall’architetto Bernardo Vittone, presenta sul lato destro un imponente campanile romanico dell’anno Mille, già edificato quando l’imperatore Federico Barbarossa concesse in investitura all’abate della Sacra il territorio di Sant’Ambrogio.

Il 24 maggio alle 17 le Regie Armonie approderanno in Strada Antica di Francia, nella precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, a Buttigliera Alta, con Les Violes du Roi, con Angelo Lombardo alla viola da gamba, Virginia Ghiringhelli e Eleonora Ghiringhelli alla viola da gamba, e Davide Stefanelli al clavicembalo. L’iniziativa si avvale della partecipazione dell’Ordine Mauriziano, del patrocinio e del sostegno del Comune di Buttigliera  Alta, della partecipazione del Club Rotary Rivoli e Valsusa.

Si tratterà di una giornata in cui, con la  Sagra del Canestrello e del Cioccolato di Buttigliera Alta, rivivrà tutta l’area della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso , dall’Ospedaletto ai giardini circostanti l’abbazia. Fin dal mattino saranno presenti banchi con esposizioni di eccellenze legate al tema gastronomico e a prodotti tipici artigianali della valle di Susa. Dalle 9.30 alle 17 si terranno visate guidate alla chiesa abbaziale, con particolare attenzione agli affreschi di Giacomo Jacquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte.

Mara Martellotta

Gianduiotto d’Oro a Raul Cremona

Una serata all’insegna del divertimento chiude il ciclo d’incontri di EnjoyBook

Al comico e illusionista milanese è stato consegnato il prestigioso premio assegnato alle eccellenze nel mondo del giornalismo, dell’imprenditoria e dello spettacolo.

Si chiude con una serata all’insegna del divertimento, della magia e della curiosità il ciclo dei sette incontri organizzato da EnjoyBook, una rassegna culturale ospitata dal teatro Juvarra di Torino, promossa da Marco Francia, Maurizio Conti e Cristiana Ferrini, che ha unito autori, artisti, imprenditori e intellettuali.

Raul Cremona, storico e amatissimo volto della comicità e dell’arte magica, è stato il grande mattatore dell’appuntamento conclusivo della rassegna, capace di conquistare il pubblico, presente in ogni ordine di posto, fin dalla sua entrata sul palcoscenico e proseguendo a ritmo di battute e momenti di tenerezza in un dialogo con il sempre ottimo Marco Graziano. Inizialmente non previsto nella scaletta dei sette appuntamenti – in quanto è andato a sostituire l’incontro del 9 aprile scorso con la giornalista Maria Luisa Rossi Hawkins, impossibilitata a partecipare a causa della guerra scoppiata tra Usa, Israele e Iran, e dalle diffuse tensioni geopolitiche – la scelta della direzione di EnjoyBook di puntare su un profilo come quello del comico milanese si è rivelata felice e premiata da un’importante partecipazione.

Raul Cremona ha ripercorso le fasi più importanti della sua vita e della sua carriera, nata nell’ambito dell’illusionismo grazie al padre, che eseguiva giochi di prestigio nelle piazze, e da una gavetta da prestigiatore che, nel tempo, facendo esperienza e “rubando il mestiere” ai maestri, gli ha aperto le porte del Derby Club di Milano, lo storico locale che negli anni Ottanta lo ha visto protagonista insieme ad artisti del calibro di Paolo Rossi, Aldo Baglio e Giovanni Storti (i due del Trio), Enzo Iacchetti e Francesco Salvi, tra i tanti.

Attraverso il bellissimo video proposto in sala, il pubblico ha potuto godersi e applaudire ancora i grandi personaggi interpretati da Raul Cremona: da Oronzo, il mago villano in canottiera di “Mai dire gol”, a Silvano il Mago di Milano, una parodia “rispettosa” – come è stata definita da Cremona durante l’incontro – del grande Silvan, fino al divertentissimo Omen, del quale anche le generazioni più giovani hanno potuto ridere grazie a Zelig.

Tanti sorrisi e un filo di commozione, da parte di tutti, per la telefonata in diretta da parte del Mago Silvan, con il quale Raul Cremona intrattiene un rapporto di grande stima reciproca, considerandolo un maestro e una fonte ispiratrice, e che ha affettuosamente omaggiato con uno dei suoi personaggi più celebri, quell’illusionista tutto da ridere che ognuno di noi ricorda per l’iconico “Sim sala bim”.

Ai presenti in sala è stato concesso un dialogo con l’artista, caratterizzato da scambi e curiosità a cui Cremona ha risposto con il suo solito savoir-faire e senza risparmiarsi, congedando un pubblico entusiasta e protagonista fondamentale della finalità benefica prevista nel costo del biglietto (3 dei 33 euro verranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo).

Gian Giacomo Della Porta

“Le domeniche dell’Auditorium” con i grandi maestri del classicismo e del barocco

Domenica 17 maggio, alle 10.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, per “Le domeniche dell’Auditorium”, in programma il settimo appuntamento cameristico che prevede il concerto dell’ensemble di corni dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Il concerto è registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 31 maggio alle 20.30. Il concerto si aprirà con le musiche dei grandi maestri del classicismo e del barocco. L’impeto eroico dell’Ouverture, dell’Egmont di Beethoven, che cede il passo al rigore formale del Preludio e Fuga in la minore di J.S. Bach, per sfociare nella brillantezza dell’Ouverture del Flauto Magico di Mozart. Dimensioni più evocative saranno presenti e evocate nella nostalgia sognante della Pavane di Gabriel Fauré, nel brio tipicamente italiano de La Danza di G. Rossini e nelle radici tipiche del folklore delle Danze popolari Rumene di Béla Bartók.

La parte conclusiva del concerto si aprirà alle suggestioni del Novecento e alla potenza evocativa del grande cinema. Dopo il tono narrativo e leggendario di “Farewell to Red Castle” di Karry Turner, sarà la volta di capolavori cinematografici che hanno segnato l’immaginario collettivo: il carattere avventuroso di Michael Kamen in “Robin Hood – principe dei ladri”, che preparerà il terreno all’omaggio finale dedicato a Ennio Morricone con due temi intramontabili tratta da La Califfa e Nuovo Cinema Paradiso.

L’ensemble dei corni dell’OSN Rai è composto da Ettore Bongiovanni, Francesco Mattioli, Gabriele Amarù, Marco Panella, Marco Peciarolo, Chiara Taddei, Paolo Valeriani e Mattia Venturi.

I biglietti sono in vendita al prezzo unico di 5 euro tramite la modalità online e la biglietteria dell’Auditorium Rai, in piazza Rossaro, a Torino.

011 8104996 – www.osn.rai.it

Mara Martellotta

La gelosia di Viviani, l’orchestrina di Geppy Gleijeses

Al Carignano, repliche sino al 24 maggio

Sul finire della stagione dello Stabile torinese, il partenopeo Geppy Gleijeses porta sul palcoscenico del Carignano, coprodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, “Napoli nobilissima”, nella doppia veste di interprete e regista, riunendo due atti unici di Raffaele Viviani, “Don Giacinto” (1923) e “La musiche dei ciechi” del 1928. Opere corali, piccoli personaggi che si fanno universalità, pennellate veloci che tuttavia lasciano il segno ancora nello spettatore di oggi. Nel primo, una variopinta parete sul fondo, la miniatura di un caseggiato – “miserabili, povera gente, rifiuti della società”, scrive il regista nelle sue note – da cui spuntano usci aperti e velocemente richiusi, panierini che salgono e che scendono, luci smorzate, voci che sanno di pettegolezzo e di bisticci, tutt’intorno al protagonista, un vecchio nobile decaduto e divenuto zimbello del vicinato, specchio per scherni e scherzi, lui sempre in cerca di un linguaggio forbito, di movenze eleganti, di un certo presentarsi che lo riporti agli occhi di tutti al benessere di un tempo. Serpeggia per il vicolo un’acredine, una malignità, un guardare con sotterranea ferocia, è la guerra dei poveri, si ride ma è sempre in agguato una punta di rabbia, un paesaggio povero e angusto in cui anche don Giacinto da vittima si fa crudele beffeggiatore – se la prende con il condomino che è fatto becco dalla moglie, con quel gagà in abiti bianchi (uno dei vari ruoli ricoperti da Lorenzo Glijeses) che gli staziona là sotto, non aspettando altro che il cocu se ne esca: non siamo appena usciti dal Ciampa di Silvio Orlando, che è vittima e carnefice elencando il proprio berretto e le tre corde che tiene in fronte? Si sente il profumo della vita (o l’odore stagnante?) con le sue leggi e i suoi paradossi, con il suo desiderio di distruzione dell’altro, di quella vita fa parte a pieno (de)merito anche don Giacinto, quanto tacerà il nome dell’uomo che lo ha ferito. Forse, qui, Gleijeses punta più su un versante di comicità e di folclore e non tutto s’incanala per il verso giusto, quello maggiormente drammatico, che ci aspetteremmo, troppo vociare di ragazze, troppo andare e venire in un amalgama a tratti sfilacciato, piuttosto caos che ordinato disordine.

Il sapore del capolavoro e della resa perfetta s’avverte al contrario nella “Musica dei ciechi”, opera che in chi scrive queste note trova un ricordo avendone definito la passione per il teatro, ne vidi una vecchia edizione a metà degli anni Sessanta (siamo nell’altro secolo, signori) per la regia di Peppino Patroni Griffi e l’interpretazione gigantesca di Franco Sportelli e Pupella Maggio – qualcuno ricorda ancora questi nomi: a volte, quando si dice la bellezza dell’anagrafe! Una orchestrina di pochi elementi, tutti nei loro abiti scuri, una sorta di fila di breugheliana memoria, a imbracciare strumenti e a chiedere l’obolo a chi distrattamente passa, direttore don Alfonso, guercio. E un ostricaro, che lancia cattiverie buttando dubbi tra malumori e disaccordi, facendo soprattutto credere a don Ferdinando, il contrabbasso, che la moglie abbia una relazione con chi li guida. È stato un vero e proprio incontro al buio il loro, e Nannina ha sempre amato il suo uomo, nascondendogli il proprio aspetto. Soltanto adesso, a porre entrambi al riparo da quelle insinuazioni, troverà il coraggio di gridargli “Ferdinà, io so’ brutta!”. Il regno della malinconia, tra amarezze e struggimento dell’orchestrina, poche parole che riempiono ampiamente i silenzi, commiserazione e la vita che continua, magari lungo una banchina che ha un finale amaramente ma splendidamente chapliniano.

Degli attori, ognuno si ritaglia il suo giusto spazio, tra quelli del caseggiato e tra i musici, chitarra e mandolino, violino e clarinetto, Massimiliano Rossi (che ci riporta anche “La risata”) e Chiara Baffi che è una giusta seppur “piana” sposa dolorosa. Di stampo antico le scene di Roberto Crea: mentre si esce dal teatro con la certezza che Viviani – senza le radici o le reminiscenze in Brecht o Eduardo – abbia tutto il diritto di meritare nella storia del teatro un autentico grande posto a sé. Pubblico non troppo folto alla prima, ma chi c’era prodigo d’applausi e di risate. Repliche sino al 24 maggio.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcuni momenti dello spettacolo.

Sul palco del teatro Alfieri il ritorno di “Aladin – The musical”

Dal 15 al 17 maggio, firmato dai Pooh e con la partecipazione straordinaria di Max Laudadio

Da venerdì 15 maggio a domenica 17 maggio andrà in scena al Teatro Alfieri il musical Aladin, il cui autore dei testi è Stefano D’Orazio e gli autori delle musiche sono Roby Facchinetti, Dodici Battaglia e Red Canzian. Il musical, targato Pooh, viene portato in scena dalla Compagnia dell’Ora per la regia di Luca Cattaneo e la partecipazione straordinaria di Max Laudadio, nel ruolo di un ironico e sorprendente genio. L’opera è ambientata tra i palazzi e nei vicoli dell’antica Baghdad, dove sono destinati a intrecciarsi le vite di due persone molto diverse fra loro. Da una parte l’unica erede al trono, la giovane e ribelle principessa Jasmin, costretta a maritarsi senza amore per dare continuità al Sultanato, dall’altra il giovane Aladin, ladruncolo astuto dal cuore d’oro e dall’anima pura, perennemente perseguito dalla Legge. Il loro primo incontro è un vero e proprio colpo di fulmine, un idillio subito spezzato dal malvagio Gran Visir, pronto a intromettersi e ingannare entrambi per la sua sete di potere. Sarà il casuale incontro fra Aladin e il Genio della Lampada a offrire al ragazzo la forza di reagire per tentare di cambiare il suo destino e quello della sua amata. Si tratta di una storia d’amore e di amicizia, di ribellione e giustizia, ambientata in una cornice fiabesca arricchita da un pizzico di magia, dove i sogni più profondi possono diventare realtà.

Le coreografie sono firmate da Ilenia De Rosa, con scenografie evocative capaci di ricreare le atmosfere orientali. Effetti speciali e illusioni sono realizzate da Antonio Casanova.

15-16 maggio ore 20.45 – 16 maggio ore 15.30 – 17 maggio ore 15.30

Mara Martellotta

“Una vita per il jazz”, con Sara Bowyer, Toni Laminarca, e Felice Reggio

A Grana Monferrato, sabato 16 maggio

Il palinsesto di Golosaria Monferrato 2026 si arricchisce di eventi culturali che riescono a superare i confini fra i vari linguaggi artistici, generando a Grana Monferrato una riflessione profonda sulla musica jazz. Sabato 16 maggio, alle ore 19, si terrà il concerto gratuito del trombettista Felice Reggio, “What a wonderful world”.

Dal 16 al 24 maggio gli spazi di via delle Scuole diventano il palcoscenico di “Una vita per il jazz”, un progetto espositivo nato dalla sinergia tra Erremusica APS, la Pro Loco e il Comune, capace di trasformare l’energia dei palchi in un percorso visivo di grande impatto. La mostra propone un dialogo serrato tra due forme d’arte apparentemente distanti: la pittura digitale di Sara Bowyer e la fotografia di Toni Laminarca. Da un lato notiamo il segno grafico, istintivo e cromaticamente acceso capace di catturare l’anima della performance dal vivo, dall’altro l’obiettivo fotografico che ferma l’attimo isolando il respiro e il gesto tecnico dei musicisti. Le 40 opere in esposizione affondano le loro radici nel memoriale “Sergio Ramella” e confermano come il jazz possa fungere da collante sociale e generatore di nuove narrazioni territoriali, capace di unire memoria storica e sperimentazione digitale.

L’inaugurazione è prevista per sabato 16 maggio, alle ore 19, e sarà affidata alla tromba di Felice Reggio, interprete raffinato dello stile di Chet Baker e collaboratore di giganti quali Ray Charles ed Ennio Morricone. Guiderà il pubblico nel concerto gratuito “What a wonderful world”. Il programma sarà un viaggio cosmopolita attraverso la Bossa Nova di Jobim, le colonne sonore immortali e grandi classici di Gershwin e Piazzolla.

La mostra “Una vita per il jazz” – Grana Monferrato – via delle Scuole 9 – 16-24 maggio

Concerto gratuito di Felice Reggio – sabato 16 maggio ore 19

Mara Martellotta

Giovani Sguardi presenta ‘Assetati’

Alla Casa del Teatro di Torino con la regia e l’interpretazione di Davide Pascarella

Per la stagione 2025-2026 della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, intitolata “Prendersi Cura”, la rassegna “Giovani Sguardi” ospita sabato 16 maggio alle 20.45 lo spettacolo “Assetati”, testo di Wajdi Mouawad prodotto dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. La regia e lo spazio scenico portano la firma di Davide Pascarella, impegnato anche come interprete.

Lo spettacolo intreccia tre esistenze lontane tra loro per tempo e vissuto: Murdoch, adolescente insofferente e pieno di rabbia verso il mondo adulto; Boon, antropologo forense che ha scelto di lavorare con i morti per sottrarsi ai rapporti con i vivi; Norvège, giovane donna che decide di isolarsi nella propria stanza smettendo di parlare. Tra silenzi, inquietudini e bisogno di ascolto, le loro storie compongono un racconto intenso sulla fragilità della giovinezza e sull’incapacità di comunicare.

Al centro del testo emerge anche una domanda profonda: come continuare a cercare la bellezza in una realtà che sembra aver smarrito il senso delle cose. Scritto nel 2007, “Assetati” è considerato uno dei lavori più significativi di Mouawad, capace di raccontare il dolore umano senza rinunciare alla possibilità della salvezza attraverso la bellezza e l’immaginazione.

Murdoch dà voce a una protesta generazionale che investe la società contemporanea, la televisione, il consumismo e l’incapacità degli adulti di comprendere i più giovani. Boon, invece, vive immerso nel silenzio dei cadaveri che analizza, rinunciando ai sogni coltivati da bambino, quando immaginava di diventare scrittore. Norvège sceglie una ribellione più silenziosa e trattenuta, fatta di isolamento e chiusura verso il mondo esterno.

A unire queste traiettorie è la scrittura visionaria di Mouawad, che intreccia destini e ferite personali in un unico affresco emotivo. “Assetati” diventa così un racconto struggente sul desiderio di essere visti, compresi e amati, ma anche sulla ricerca ostinata di un significato capace di resistere al dolore.

Lo spettacolo è inoltre il progetto vincitore della terza edizione del Premio Leo de Berardinis dedicato agli artisti e alle compagnie under 35.

Info Fondazione TRG c/o Casa del Teatro Ragazzi e Giovani

Corso Galileo Ferraris 266

Tel 01119740260

Mara Martellotta

Debutta al teatro Gobetti “Trenta milligrammi di Ulipristal” 

Debutta al teatro Gobetti, martedì 19 maggio, alle ore 19.30, la pièce teatrale “Trenta milligrammi di Ulipristal, testo scritto dalla giovane drammaturga Benedetta Pigoni e vincitore, nel 2023, del 15esimo premio Riccione-Pier Vittorio Tondelli – sezione under 30. La regia e l’allestimento sono di Paola Rota, mentre gli interpreti sono Eni Cassia Corvo, Lorenzo Fochesato, Mara Mafodda, Martina Massaro, Val Wandja. Il montaggio e il disegno sonoro sono di Angelo Elle, le scene e le luci di Nicolas Bovei. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale rimarrà in scena per la stagione in abbonamento fino al 24 maggio, e rappresenta un programma eventi di Europride 2027. Il racconto esplora il fatto che il telefono diventi uno spazio intimo dove la protagonista, in un viaggio fra app e messaggi, scopre un trauma nascosto, uno stupro di gruppo. La giuria dello storico premio Riccione-Pier Vittorio Tondelli afferma, nella sua motivazione, che “Benedetta Pigoni fa della forma una sostanza quando, con estrema delicatezza, usa la pagina assoluta di schermate e chat con amiche e conoscenti, per far accertare alla sua protagonista di essere stata vittima di uno stupro di gruppo da parte degli amici dell’università. Nella ricerca ansiosa di costruzione della verità, aleggia il dubbio, l’incredulità, la difficoltà di verbalizzazione che dà corpo a una scrittura chiaroscurale in grado di indagarne le pieghe, nelle reticenze e nelle falsificazioni del linguaggio. Il testo della Pigoni è potente e sensibile, severo e originario nella forma, non dilaga, ma indaga”.

“Trenta milligrammi di Ulipristal rappresenta un’indagine e una scoperta. È la ricostruzione di un abuso di una violenza subita – dichiara la regista Paola Rota – procede in modo assolutamente non didattico. Si tratta di un testo che riguarda un evento traumatico toccando punti poeticamente rilevanti. Ciò che mi ha colpito di questa pièce è il fatto che rifletta sui linguaggi del presente, in quanto l’autrice era giovanissima, appena ventiduenne, al momento della stesura. Questo lavoro rispecchia un lavoro sulla realtà completamente diverso dal mio poiché racconta un mondo che ha un tipo di interpretazione di ciò che accade filtrato dalla tecnologia. Attraverso il rapporto con il proprio cellulare e con le app, realistiche e fantasmatiche al tempo stesso, la protagonista compie un’indagine il giorno dopo una festa e poi 6 mesi dopo la medesima giornata: un atto di scoperta di che cosa le è successo. Ciò che si racconta è tutto interno al cellulare, è un dialogo con esso, dispositivo che protegge, contiene e filtra una realtà spaventosa da conoscere e affrontare. Il punto di partenza, per me, era che non volevo lavorare sulla tecnologia, quindi non intendevo riproporre nulla di tecnologico, come i video, ma volevo cercare di capire cosa rappresenti questo strumento freddo e piccolo per una persona di vent’anni, cosa sia diventato per milioni di persone, dove siamo quando stiamo con il cellulare in mano e il mondo che ci contorna”.

Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – “Trenta milligrammi di Ulipristal” (19-24 maggio)

Orario spettacoli: martedì, giovedì, sabato ore 19.30 – mercoledì e venerdì ore 20.45 – domenica ore 16

Biglietteria: teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19 – domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo – biglietteria attiva un’ora prima dell’inizio degli spettacoli per la vendita dei ticket dello spettacolo in programma– 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Choròs presenta la nuova edizione del Teatro Comunità in Festival

Alla biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”

Nell’ambito delle iniziative del Salone del Libro OFF 2026, sabato 16 maggio, alle ore 10, presso la biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”, in via dei Pioppi 43, a Torino, si terrà la pièce teatrale “Racconti tra memorie e velocità del presente”, a cura dell’Associazione Culturale Choròs, che presenta la XVII edizione del festival 2026 dal titolo “Nostos – viaggio verso casa”. L’Associazione presenta Il Teatro Comunità in Festival, un percorso che valorizza gli spazi di Torino Nord come luoghi simbolici di rigenerazione urbana e culturale. Il teatro diventa viaggio, approdo e racconto di nuove potenzialità attraverso il coinvolgimento di scuole e cittadini del territorio. Durante la mattinata si prevedono, alle ore 10, i saluti istituzionali, alle 10.15 la presentazione del progetto 2026 e alle 10.45 la pièce teatrale a cura di Maria Grazia Agricola, un viaggio tra generazioni, memorie e contemporaneità, alla ricerca delle radici della nostra identità collettiva. L’iniziativa è patrocinata, tra gli altri, dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte, dal Ministero della Cultura, dalla Fondazione CRT, da Biblioteche Civiche Torinesi e dalla 6ª Circoscrizione.

Informazioni e prenotazioni: 331 4649092 – infochoroscomunita@gmail.com

Mara Martellotta