Se Cronin avesse voluto scrivere un trattato sull’astrologia, lo avrebbe tranquillamente potuto intitolare così; invece usò questo titolo per un romanzo di grande successo e perse l’occasione.
Gli amanti della letteratura sono certamente contenti che sia avvenuto così e gli astrologi hanno sicuramente tirato un sospiro di sollievo per il pericolo scampato.
Sì, perché che le stelle stiano a guardare è normale; ma se Cronin avesse approfondito l’argomento ed avesse proseguito dicendo che più che guardare non fanno, perché non hanno alcun influsso sulla nostra vita, sarebbe stato un disastro per astrologi, cartomanti, chiromanti e simili che sulla dabbenaggine altrui campano, prosperano e si arricchiscono.
Purtroppo molti credono all’oroscopo e non credono in se stessi; molti pensano che Plutone influenzi negativamente la loro vita e non fanno niente per vivere meglio; molti si rivolgono ad un astrologo per sapere il loro stato di salute e non interpellano il medico; e così via. Il fatto è che da millenni si tramandano passivamente credenze e superstizioni prive di ogni valore scientifico e smentite da secoli.
Pensiamo ad esempio al fatto che con 6 miliardi di abitanti del mondo e 12 segni zodiacali, mediamente 500 milioni di persone sono Capricorno, altrettanti Acquario e così via. Astrologicamente sono tutti uguali ed a leggere certi “profili zodiacali” si rimane affascinati dalla precisione. I nati sotto il segno Pinco Palla sono generosi, amanti della famiglia, estroversi, ottimisti. Fantastico, neanche un depresso, uno spacciatore di droga, un pedofilo!
Strano che questo valga per tutti coloro che sono nati in 30 giorni definiti, siano essi tedeschi o cinesi (attenzione però, perché laggiù i segni non sono mensili, ma annuali, cioè tutti i nati nel 1975 sono Cane o Scimmia…).
E poi riflettiamo sui pianeti che influenzano la nostra vita. Se migliaia di anni fa il pianeta Marte fosse stato chiamato Bacco, il suo passaggio nelle costellazioni avrebbe influenzato la vita degli uomini in maniera diversa: certamente gli astrologi avrebbero sostenuto che, anziché stimolare l’aggressività (Marte= dio greco della guerra), avrebbe stimolato l’uso di alcolici (Bacco = dio greco del vino). Ve li immaginate i seriosi esperti di oroscopi a scrivere previsioni come : “Capricorno. Il passaggio di Bacco nel vostro segno vi renderà un po’ brilli; guidate con prudenza e occhio all’etilometro in autostrada…”
E così Mercurio, nome affibbiato al primo pianeta del sistema solare, influenza il denaro (perché Mercurio è dio greco del commercio), Venere (affascinante e misterioso pianeta) influenza gli innamorati perché il nome richiama la dea greca dell’amore; e giù giù fino al lontanissimo Plutone (dio degli inferi) che lancia influssi negativi per tutti.
A proposito di Plutone e degli altri due pianeti più lontani del sistema solare (Nettuno ed Urano) dobbiamo ricordarci che sono stati scoperti solo tra il 1700 e l’inizio del 1900, grazie agli strumenti scientifici. Per millenni sono stati elaborati oroscopi “precisissimi” che, ovviamente, non tenevano in alcun conto degli infausti influssi di questi corpi celesti. Così come gli oroscopi di oggi non tengono ovviamente conto di eventuali altri pianeti lontanissimi (molti scienziati stanno cercando il decimo pianeta che, sulla base di certe irregolarità dell’orbita di Nettuno, potrebbe esistere in qualche angolo del sistema solare). E non tengono neppure conto del fatto che Plutone, in base a recenti calcoli, è stato declassato ad asteroide o “pianetino” e, quindi,non può più influenzare le nostre vite!
Che le previsioni basate sulle stelle siano prive di validità lo dice il buon senso, ma lo dicono soprattutto i fatti.
Anni fa la rivista Micromega ha pubblicato un’analisi di previsioni fatte da celebri astrologi per il 1998 di cui cito le più divertenti.
“Ci sarà un forte aumento del marco svizzero”: a parte il fatto che non è mai esistito il marco, ma il franco svizzero (forse è colpa di Mercurio che non ha letto bene il sole 24 Ore?), la quotazione è rimasta stabile.
“Nesta farà la fortuna della Nazionale”: guarda caso, si è infortunato alla prima partita dei Mondiali e non ha più giocato.
E poi una serie di allegre notizie tipo “Il mondo finirà del 1998 perché è un numero multiplo di 666 che rappresenta Satana”; “Il mondo finirà il 17 luglio 1999” (preciso anche nel giorno, ma non è successo nulla); “Il mondo finirà il 12 ottobre 1998” (gli esperti non si erano telefonati per mettersi d’accordo sulla lieta novella).
E’ incredibile pensare che, se chiedi ad un lettore di oroscopi, se crede alla Befana ti risponde inorridito di no, che sono favole per bambini; ma è la stessa persona che è fermamente convinta che,entro giugno, Giove gli farà trovare un lavoro adeguato alle sue capacità…
Si può fare qualcosa contro questo fenomeno primitivo?
Poco purtroppo, perché l’inconscio umano ha bisogno di qualcosa cui aggrapparsi e le cose magiche, misteriose e scientificamente inattendibili sono quelle che attraggono di più.
Ma si potrebbe almeno fare una battaglia contro gli “oroscopi di Stato” diffusi con grande rilevo da tutte le televisioni che danno “credibilità” ad una materia incredibile. Passi se Telequi o Telelàdanno spazio (a pagamento…) a maghi, cartomanti, guaritori, lettori di fondi di caffè; ma se RAI1 o Canale5 spiegano ai nati sotto il segno del Toro che “la giornata sarà positiva per i nati della prima decade che realizzeranno il loro sogno d’amore” non si può che restare perplessi…
Anche perché (e tutti coloro che hanno frequentato la scuola dell’obbligo lo sanno) il fenomeno della precessione degli equinozi ha spostato il Toro a cavallo tra marzo ed aprile, e non si colloca più da molti secoli tra aprile e maggio…
PS Per chi volesse saperne di più sugli oroscopi cliccare
e visionare gli altri 11 segni zodiacali (dal n.32 al n.43)
Chi non crede negli oroscopi può cliccare
E visionare gli altri 11 segni “zoodiacali” (dal n.44 al n.55)
Gianluigi De Marchi

Pagine di puntiglioso rigore storico e scientifico. Ma non meno coinvolgenti sul piano emozionale. Da alcuni giorni è in libreria “Una guerra di nervi. Soldati e medici nel manicomio di Racconigi (1909-1919)”, scritto da Fabio Milazzo, per i tipi dell’editrice “Pacini”, nella collana di storia contemporanea “Le ragioni di Clio”. Di origini messinesi, classe ’79, Milazzo da sempre si occupa di “storia della devianza” , in particolare nell’ambito militare della Grande Guerra ed attualmente svolge attività di ricerca presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo, oltreché presso l’Archivio Storico dell’ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi. E proprio da qui, da queste sue esperienze professionali accompagnate da spiccate e personali “curiosità” culturali e di indagine approfondita sulla mente e la figura umana quand’essa sia investita da guerra e follia, nasce il suo ultimo libro, che verrà presentato il prossimo venerdì 16 ottobre, alle 21, dall’Associazione “Progetto Cantoregi”, in collaborazione con la Città di Racconigi, alla Soms (ex Società Operaia di Mutuo Soccorso, da tempo sede dell’Associazione) in via Carlo Costa 23, a Racconigi.“Sguardi sbarrati, allucinazioni, tremori, confusione mentale, depressione, tentativi di suicidio. Furono questi alcuni dei sintomi – si legge nella presentazione del libro – che i soldati investiti dalla potenza traumatica della Grande guerra manifestarono al momento del loro ingresso nel manicomio di Racconigi”. Queste le prime manifestazioni di un disagio e di una devianza psico-comportamentale difficilmente “rappezzabile”. Soprattutto allora e in istituzioni manicomiali quali erano quelle in quegli anni concepite. Sulla base di studi e indagini d’archivio, la ricerca di Milazzo si sofferma sulle storie di internamento dei soldati traumatizzati dal primo conflitto mondiale, in un periodo in cui non esisteva ancora la categoria clinico – diagnostica del trauna di guerra (“shell shock”), codificata pienamente soltanto dopo la guerra in Vietnam. Nello specifico il libro cerca di rispondere ad alcuni interrogativi: Quali furono le cause che determinarono l’internamento dei soldati in manicomio? Chi decideva e come venivano gestiti e organizzati i ricoveri? Quale fu il ruolo dei medici-alienisti? Quale fu invece il ruolo delle famiglie? Come reagì la psichiatria italiana di fronte ai traumi bellici? Come vennero trattati dalle autorità militari i soldati traumatizzati? Quale fu il ruolo delle teorie lombrosiane nel descrivere il fenomeno? E quali furono le diagnosi attraverso cui vennero inquadrati i sintomi? Come il conflitto investì e stravolse l’organizzazione e la vita nel manicomio? Interrogativi ad ampio spettro. Cui, attraverso lo spoglio sisistematico di vari fondi archivistici e l’esame di tutte le cartelle cliniche dei soldati, il volume risponde con puntualità, “interpretando in sede locale dinamiche più generali riguardanti il rapporto tra esercito, disagio mentale e guerra”. Rapporto che mette insieme “guerra e follia”, facendo per l’appunto emergere quella nozione di “trauma di guerra” che vede anche un altro tassello significativo nella guerra di Libia, affrontata sempre da Fabio Milazzo in un precedente volume dal titolo “Deserti della mente. Psichiatria e combattenti nella guerra di Libia 1911 – 1912”, scritto a quattro mani con Graziano Mamone e pubblicato nel 2019 da “Le Monnier”.