Un luogo di cultura, solidarietà e impegno sociale
A metà del Settecento, tra contrasti sociali e fermenti culturali, nacque un’opera sorprendente e coraggiosa: quella di Rosa Govone e delle sue Rosine. In un’epoca di guerra, in cui le donne subivano le conseguenze più gravi, Rosa Govone creò un percorso per salvarle: accogliere le ragazze, anche le più fragili, offrire loro strumenti concreti per costruire il proprio futuro e riscattare il proprio destino, insegnare che la dignità passa attraverso il lavoro, l’istruzione e la cura reciproca.
Il 2026 sarà un anno importante per la storia delle Rosine, poiché ricorrono i 270 anni della fondazione dell’Istituto a Torino ma anche i 350 dalla nascita della fondatrice e i 250 anni dalla sua morte. 365 giorni di celebrazioni e incontri, un’occasione unica per immergersi nella storia delle Rosine e riscoprire l’eredità di Rosa Govone, donna lungimirante e pioniera di un’idea fondamentale per l’emancipazione femminile: che le donne possano vivere del proprio
lavoro e determinare la propria vita.
Gli eventi del 270° anniversario permetteranno di esplorare le numerose sfaccettature della vita delle Rosine, con attenzione alla cultura, alla spiritualità, all’arte e al tessuto sociale che Rosa Govone seppe creare. Il programma invita a un vero e proprio viaggio tra storia e arti, un percorso che intreccia teatro, musica, laboratori creativi e incontri culturali. Attraverso i tanti appuntamenti sarà possibile rivivere la storia delle Rosine, scoprire il lavoro, la creatività e la vita quotidiana delle ragazze che seguirono Rosa Govone, comprendere come un modello educativo nato oltre due secoli fa sia ancora oggi fonte di ispirazione e come continui nel presente in modo vivace e
sfaccettato.
Oggi, a 270 anni dalla sua fondazione torinese, l’Istituto resta un luogo vibrante di cultura, arte e spiritualità, capace di intrecciare la memoria storica con l’innovazione educativa e sociale grazie alla creazione del suo Polo artistico e culturale. Nel cuore di Torino, le sue sale polifunzionali, il giardino e gli spazi espositivi continuano a ospitare iniziative culturali, eventi musicali, spettacoli teatrali, laboratori e incontri, consolidando il ruolo dell’Istituto come polo di riferimento per la vita culturale della città.
Accanto a questa dimensione culturale, l’Istituto, anche attraverso le attività del Polo artistico, mantiene intatta la missione sociale di Rosa Govone, offrendo progetti gratuiti che supportano le donne e le famiglie.
In questo modo, dopo 270 anni, l’Istituto delle Rosine continua a essere non solo un centro culturale di eccellenza, ma anche un punto di riferimento sociale, incarnando lo spirito innovativo di Rosa Govone, che più di due secoli fa immaginò e realizzò un luogo dove educazione, lavoro e solidarietà potessero crescere insieme.
Mara Martellotta


La villa dove Mussolini e la famiglia a partire dal 1932 passavano le vacanze marine rinascerà a nuova vita. Dopo varie vicende nel 1979 la giunta comunista di Riccione pensò bene di demolirla e di farne un parco, in vero stile sovietico, ma il progetto demolitorio non venne realizzato. Nel 1997 la villa venne acquistata dalla Cassa di Risparmio di Rimini. Il Comune con una delibera che suscitò aspre discussioni cambiò il nome originario di Villa Margherita in Villa Mussolini, trasformandola in sede di mostre e nel 2005 venne riaperta dopo i restauri. A margine dell’incontro torinese con Giordano Bruno Guerri è stato annunciato che il collezionista d’arte ed ex parlamentare Massimo Massano, editore tra il resto di “Torino cronaca“, intende realizzare una mostra permanente di opere d’arte nella villa di Riccione con particolare riferimento al Futurismo. Una buona notizia. Giovanni Agnelli volle a Venezia una grande mostra dedicata al Futurismo che consentì di superare il blocco renale critico nei confronti del movimento artistico e letterario più importante del ‘900 italiano. Massano da uomo di cultura aperto e ad sensibile intende fare qualcosa di molto importante che va ben oltre la tomba di Predappio anche perché il fascismo è stato anche cultura, come dimostrano Gentile, Bottai, Marinetti e tanti altri che poi diventarono antifascisti e comunisti dopo aver indossato la camicia nera ed aver vinto i Littoriali della cultura. Ricordiamo il primis il prof . Luigi Firpo che scrisse addirittura una poesia dedicata al duce e produsse articoli antisemiti. Poco a poco i tasselli storici si ricompongono e per merito di storici come de Felice e Guerri la verità rispunta a galla, consentendo ai giovani ciò che fu vietato alla nostra generazione a causa dei tanti Savonarola antifascisti che hanno impedito di studiare e anche solo di parlare.