La decisione di UniTo di disporre una sala del Campus Einaudi per l’assemblea nazionale di Askatasuna non è stata accettata da una parte degli studenti che, nel pomeriggio di venerdì 16 gennaio, hanno protestato in rettorato. Una decina di studenti appartenenti al Fuan-Azione Universitaria non hanno tollerato che fosse l’Università di Torino a fare da spalla al “lutto” del noto centro sociale. Uniti sotto lo striscione “UniTo ostaggio di Antifa”, gli studenti hanno ottenuto un incontro con il prorettore Gianluca Cuniberti per ribadire che per giustizia si dovrebbe dar voce a tutte le liste dei centri sociali, compreso il Fuan, in Università, non solo a chi ha nel suo “modus operandi” l’odio politico e la violenza. L’incontro con Cuniberti ha registrato un esito positivo, e il prorettore si è dichiarato favorevole ad aprire gli spazi universitari a chi sottoscriva una dichiarazione in favore della libertà d’espressione di tutte le liste.
Mara Martellotta



L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.
Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.
Le piazze in Italia tacciono. O meglio, si mobilitano più per decreto che non per convinzione.