ilTorinese

Foto album da Aurora e Barriera

 Dal 25 settembre le storie dei quartieri in mostra a cielo aperto

 

Dal 25 settembre le facciate dei Bagni Pubblici di via Agliè, di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e di Dorado si trasformeranno in una grande galleria fotografica diffusa grazie a “Foto album da Aurora e Barriera”, il progetto collettivo realizzato dall’artista Bruno Boudjelal insieme agli abitanti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano.

L’iniziativa coinvolgerà direttamente le comunità dei due quartieri in un percorso di narrazione partecipata che, attraverso la fotografia, offrirà uno sguardo sulle storie, i ricordi e le esperienze di chi vive questi territori. Le immagini raccolte e realizzate durante il progetto comporranno un racconto corale capace di restituire la complessità, la vitalità e le trasformazioni di Aurora e Barriera di Milano.

Le installazioni fotografiche, esposte sulle facciate di tre luoghi significativi della città, porteranno lo spazio espositivo fuori dai suoi confini tradizionali, trasformando il paesaggio urbano in un’occasione di incontro, riflessione e condivisione. Attraverso gli sguardi dei residenti, il progetto racconterà il valore delle relazioni, delle memorie e delle identità che caratterizzano questi quartieri.

“Foto album da Aurora e Barriera” è parte di Urban Frame, il progetto ideato da Stratosferica e CAMERA Torino per promuovere la fotografia come linguaggio capace di raccontare la città e le sue trasformazioni, ed è tra i vincitori dell’Avviso pubblico “Torino, che cultura!”, attraverso il quale la Città sostiene proposte culturali innovative capaci di generare partecipazione e rafforzare il legame tra cultura, comunità e territorio. In questo contesto, “Foto album da Aurora e Barriera” offrirà un’occasione per mettere in dialogo arte contemporanea e cittadinanza, dando visibilità a racconti e prospettive che contribuiranno a costruire una narrazione condivisa della città.

Agosto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi tra stelle, storia e miti

La residenza alle porte di Torino resta aperta per tutto il mese con visite, appuntamenti speciali per famiglie e le esposizioni dedicate a Margherita di Savoia e al suo tempo

La figura di Margherita di Savoia continua ad essere uno dei fili conduttori dell’estate alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO), insieme alla storia della residenza e a nuove occasioni di scoperta dedicate a pubblici diversi. Per tutto il mese di agosto la Palazzina è aperta al pubblico con il percorso di visita, il giardino storico (chiuso nel caso di temperature elevate) e le mostre temporanee, cui si affiancano tre appuntamenti speciali. Dalla serata Aspettando San Lorenzo, organizzata in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino, alla visita guidata Le reali villeggiature, dedicata ai soggiorni estivi della sovrana a Stupinigi, fino a Diana&Co, il percorso per famiglie tra miti e leggende in programma in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Proseguono inoltre le esposizioni Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, visitabile fino al 25 ottobre, e Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, prorogata fino al 20 settembre. Il primo appuntamento è in programma sabato 8 agosto Aspettando San Lorenzo, una visita serale realizzata dai Servizi Educativi della Fondazione Ordine Mauriziano in collaborazione con Infini.to – Planetario di Torino. Il percorso conduce i partecipanti attraverso le sale della Palazzina e il giardino storico recentemente restaurato, per poi proseguire con una lezione dedicata alle costellazioni e ai fenomeni astronomici dell’estate. La serata si conclude all’aperto con l’osservazione delle Perseidi attraverso i telescopi del Planetario, accompagnata da una degustazione di vini e specialità del territorio. Domenica 9 agosto la visita guidata Le reali villeggiature accompagna invece il pubblico negli anni in cui Margherita di Savoia scelse Stupinigi come residenza per i soggiorni estivi. Attraverso ambienti, episodi e curiosità, il percorso racconta la vita di corte all’inizio del Novecento e restituisce il legame della sovrana con la Palazzina, offrendo uno sguardo sulle abitudini e sull’atmosfera delle villeggiature reali. Il programma si conclude domenica 30 agosto con Diana&Co, la visita guidata dedicata alle famiglie in occasione di FAMU – Famiglie al Museo. Attraverso affreschi, dipinti e sculture, il percorso prende spunto dalla figura della dea Diana, protagonista di numerose decorazioni della Palazzina, per raccontare miti e leggende dell’antichità in modo coinvolgente e accessibile ai più piccoli. Per tutto il mese di agosto è inoltre possibile visitare la mostra Giacomo Puccini: musica, cinema e storia, allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita. L’esposizione racconta il legame tra la sovrana e il compositore attraverso gli abiti originali realizzati da Georges Annenkov per il film Puccini di Carmine Gallone (1953), insieme a materiali cinematografici provenienti dall’Archivio Luigi Rovere. È visitabile fino al 20 settembre anche Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, allestita nella Citroniera di Ponente e realizzata da Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. La mostra mette a confronto carrozze ottocentesche e automobili delle origini per raccontare il passaggio dalla trazione animale ai primi veicoli a motore negli anni di Margherita di Savoia, testimone di una stagione di profonde innovazioni tecnologiche e culturali.     Scarica il comunicato stampa

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO) Le attività e le esposizioni prevedono modalità di accesso e costi differenti. Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18). Lunedì chiuso. Info: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it www.ordinemauriziano.it

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

Emergenza incendi in Piemonte: troppo caldo e poca acqua

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Prosegue l’emergenza incendi in Valsesia, dove da oltre un mese Canadair ed elicotteri svolgono le operazioni di spegnimento. L’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari dell’Anti Incendi Boschivi del Piemonte continua a contenere l’avanzata del fuoco, evitando conseguenze ancora più gravi. Un incendio è in corso anche nel Cuneese in valle Gesso.

Numerosi i fronti ancora attivi, con roghi che interessano le aree di Rima, Boccioleto e Fobello. Ieri le fiamme hanno raggiunto la zona dell’Alpe La Res, arrivando a circondare il rifugio Spanna Osella. Per motivi di sicurezza, i gestori della struttura sono stati evacuati in elicottero.

Le operazioni di spegnimento proseguono senza sosta, con una ventina di vigili del fuoco e numerosi volontari impegnati giorno e notte nel presidio dei diversi focolai. A rendere ancora più difficili gli interventi sono le elevate temperature, la scarsità d’acqua e le condizioni ambientali particolarmente critiche, che mettono a dura prova il lavoro delle squadre di soccorso.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Da Bologna alla Valle di Susa – I prezzi dinamici – Bocca scrittore – Lettere

Da Bologna alla Valle di Susa

Quanto sta accadendo a Bologna e in Valle di Susa, con manifestazioni violentissime contro la polizia e gravissimi danni al territorio, deve far meditare su un estremismo che non è contestazione e dissenso, ma è diventato terrorismo di piazza. Noi abbiamo conosciuto i terroristi delle Br che uccidevano singole persone; oggi questo estremismo è diventato lotta aperta in piazza allo Stato e una minaccia continua alla convivenza civile. Mi domando come questi manifestanti possano portare con sé oggetti contundenti senza che la Polizia abbia la possibilità di rintracciarli e disarmarli preventivamente. Identificare i responsabili a cose fatte non basta. La Polizia deve sempre rispondere del suo operato ed è giustificata la prudenza, ma oggi non si può accettare che i feriti siano solo da una parte soltanto. Qui è in gioco la convivenza tra cittadini.

Aggiungiamo inoltre che i lavori per la Tav, in ritardo di tanti anni, possono rendere davvero obsoleto il progetto. Anche la Francia si rivela poco interessata al progetto. Le madamine, che vogliono riprendere visibilità cogliendo la palla al balzo nel momento più inopportuno, devono farsi da parte. Gli schieramenti politici non possono più giocare sulle dichiarazioni ambigue e devono assumersi delle precise responsabilità. Lo Stato non può cedere alla violenza di gruppi armati che vanno messi al bando.

L’unico che ha lavorato con coerenza e con coraggio è  stato Mino Giachino che non ha trovato nei partiti l’attenzione che merita. Con coerenza Giachino ha continuato ad indicare una strada che i tentennamenti di Virano non hanno certo giovato a rafforzare.

I prezzi dinamici

Il fatto che da qualche tempo i prezzi degli aerei, delle ferrovie e degli hotel siano variabili, a seconda del periodo in cui si viaggia, appare una forma di liberismo selvaggio inaccettabile che penalizza gravemente gli utenti. I prezzi dei servizi non debbono crescere o diminuire a seconda del periodo. Un treno offre sempre lo stesso servizio a Ferragosto o nel mese di ottobre. Anzi, è probabile che durante i giorni di calca turistica si accumulino ritardi e disservizi. A volte si viaggia in piedi. C’era, per gli hotel, la bassa e l’alta stagione; adesso la dilatazione quasi giornaliera dei prezzi appare una iniquità assurda.

Possibile che il governo accetti una situazione che consente di lucrare maggiori ricavi senza dare nulla al cliente che giustifichi l’aumento?

L’esempio che a fine luglio l’alta velocità ferroviaria sia strozzata a Firenze rivela incapacità gestionali non giustificabili, che provocano ritardi e disservizi da terzo mondo. Così il turismo subisce danni notevoli mai vissuti in passato. Un ministro dei Trasporti come l’attuale ha superato tutti i record. Per non parlare della gestione approssimativa del progetto del ponte di Messina, che è morto prima ancora di nascere. Uno spot pubblicitario che si ritorce contro l’immagine stessa dell’Italia. Governare non significa fare solo propaganda, ma agire con provvedimenti sensati e concreti.

Bocca scrittore

Dopo anni di giusto oblio sta rinascendo il culto di Giorgio Bocca, un giornalista di successo che pretese di diventare scrittore senza avere la cultura necessaria. Se lo confrontiamo con Giampaolo Pansa, abbiamo chiara una differenza abissale che li ha divisi. Bocca era un umorale fazioso che passò dal fascismo antisemita alla Resistenza; Pansa è stato un grandissimo giornalista che ha saputo diventare scrittore, sollevando temi fino ad allora tenuti nascosti, pagando di persona il rifiuto di una vulgata improponibile.

(1986: Giorgio Bocca, Sandro Viola, Bernardo Valli)

Bocca è rimasto un “provinciale” della provincia di Cuneo. Anche umanamente era scostante e presuntuoso, a volte irascibile. Nemico giurato di Berlusconi, aveva lavorato e promosso le sue reti. Non a caso nessuno dei suoi libri viene più ristampato, neppure la biografia di Togliatti, che ha il merito di aver incominciato la smitizzazione del Migliore. Nel 1975 ritenne le Br una favola, anche se fu costretto a ricredersi. Fu persino simpatizzante della nascente Lega Lombarda. Ha prodotto un numero altissimo di libri, nessuno dei quali meritevole di sopravvivere al suo autore.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Il centro bloccato

Non si accontentano di via Roma pedonale, ma per esigenze di quartiere o addirittura di una scuola privata vogliono chiudere via Viotti, via Andrea Doria, via Coazze, via San Francesco da Paola. Ciò significa paralizzare il centro, isolarlo. Un esempio: con via Lagrange e via Carlo Alberto pedonali, con l’aggiunta di via San Francesco da Paola, si è raggiunto il blocco: non ci sono più vie di attraversamento perché anche via Accademia Albertina è vietata alle auto. Bloccare via Viotti ostacola l’ingresso al parcheggio sotterraneo di via Roma. Bloccare via Andrea Doria significa bloccare l’accesso a corso Matteotti. Si rendono conto di cosa stanno facendo?     

Emilia Ruella

Sono d’accordo con lei. È un grosso errore a danno dei torinesi. Cito un solo tema che mi riguarda personalmente: ho un garage in via San Francesco da Paola. Non potrò più usarlo?Problemi concreti rispetto alle utopie velleitarie. Torino ha tanti anziani che hanno difficoltà a camminare. Vogliamo tenerli chiusi in casa? Ma in questa città nessuno fa sentire la sua voce.

Campo largo?

Il Movimento 5 Stelle è da sempre contro la Tav e ha ribadito recentemente la contrarietà all’alta velocità. Come è possibile creare un campo largo con un Pd che si dichiara, sia pure quasi sottovoce, favorevole alla Tav? I Cinque Stelle non hanno condannato le violenze in Valle di Susa perché legati a doppio filo con gli estremisti valsusini. Come potranno governare insieme?

Bianca Ravenna

Pd e 5 Stelle hanno già governato insieme e l’idea di battere la destra al governo appare prioritaria. La Tav è ferma e le elezioni sono vicine. L’ambientalismo rosso-verde è già saldamente alleato con il Pd. Certo, la coerenza è un’altra cosa, ma la politica finisce per giustificare tutto. Almeno su un punto non dovrebbero esserci dubbi: la condanna della violenza. Ma è proprio così?

Vera contro Oriana?

Ho letto della Sua proposta inviata al Sindaco di Torino e volta a riservare un ricordo toponomastico a Oriana Fallaci, la più importante giornalista italiana del ‘900. Sono rimasto choccato dalla controproposta di una consigliera regionale del Pd che ha opposto il nome di Vera Schiavazzi, una giornalista legata alla politica di parte locale, che non mi pare abbia mai scritto nulla di davvero importante. Questo è puro provincialismo. Come si fa ad opporre Oriana a Vera, conosciuta non oltre la cinta daziaria?    Franca Fedeli

Io rispetto tutte le idee e le persone, ma certo la Schiavazzi non può definirsi una gloria del giornalismo, neppure subalpino. È una delle tante firme, neppure tra le migliori. È morta cinquantenne e questo dispiace. Ma il dispiacere per una morte precoce non può cambiare i dati oggettivi di una limitata notorietà professionale.

La Val Trebbia, piccoli canyon e acque cristalline

C’era una volta un monaco missionario irlandese che un giorno, tanto tempo fa, si allontanò dalla sua terra e non ci tornò più. Attraversò la Francia, la Svizzera e l’Italia del nord e si fermò a Bobbio in Valle Trebbia, nel piacentino, al confine con la provincia di Alessandria e la Liguria. Era il 614 dopo Cristo, il monaco, venerato come santo dalla Chiesa, si chiamava Colombano e fondò l’abbazia di Bobbio (o abbazia di San Colombano), uno dei più importanti centri monastici d’Europa che tra il VII e il XII secolo divenne una Montecassino dell’Italia settentrionale resa celebre dallo Scriptorium e dalla biblioteca con oltre 700 codici miniati e manoscritti che Colombano aveva portato dall’Irlanda celtica in terra longobarda. Il nord della penisola era infatti in mano ai Longobardi di Alboino e poi di Agilulfo e della regina Teodolinda, Colombano si affezionò talmente a Bobbio e al suo monastero che decise di concludere qui la sua vita.
E da allora, e di secoli ne sono passati tanti, il borgo e la sua abbazia lungo il corso del Trebbia sono diventati una meta assai frequentata da pellegrini, viandanti, cavalieri crociati, vescovi, sovrani, imperatori e…turisti. Tutto collocato in un paesaggio straordinario, di estrema bellezza, immerso nella storia, nell’arte e nella fede, che merita assolutamente una visita. Lungo la Val Trebbia, con le sue spiagge naturali e l’acqua limpidissima, verde e cristallina, che già Ernest Hemingway definì una delle Valli più belle del mondo, non c’è solo Bobbio da visitare (ahimè, dimenticavo di citare in paese il singolare Ponte Gobbo con undici archi dalla forma irregolare) ma tanti altri luoghi e paesini ricchi di storia medievale, castelli e panorami imperdibili sul fiume che ne fanno davvero una valle splendida. Ricordate Annibale? Ebbene, il condottiero cartaginese è passato anche da queste parti.
Seguendo il corso del fiume possiamo fermarci a Rivalta Trebbia, la località dove Annibale annientò nel 218 avanti Cristo le legioni romane del console Tiberio Longo. Prima di entrare a Piacenza sostiamo alla confluenza del Trebbia con il Po nell’antichissima Mansio di Cotrebbia dove i Templari erano di casa. E poi, oltre a Bobbio (3300 abitanti), da vedere Gazzola sulle rive del fiume con i suoi castelli, Travo, piccolo borgo molto frequentato d’estate e quel gioiello di Brugnello, minuscolo borgo medievale incastonato nella roccia, abitato da appena 11 persone, e che, da lassù a 464 metri, offre una vista mozzafiato al tal punto da essere chiamato il “Gran Canyon della Val Trebbia”. Ed è proprio così, vedere per credere! E questo è solo un pezzo della Val Trebbia che abbiamo percorso e descritto..
Filippo Re   (ha collaborato il piacentino Gianni Milani, giornalista del Torinese)
nelle foto, le spiagge della Val Trebbia e il borgo medievale di Bobbio con il ponte Gobbo

Le strade più belle del Piemonte da percorrere lentamente

Quando il viaggio diventa la destinazione.

Non sono solo tragitti che portano da una località all’altra, non serve accelerare, ma di rallentare, abbassare i finestrini e lasciare che i paesaggi avvolgano. In Piemonte l’estate è la stagione ideale per scoprire itinerari in cui il vero spettacolo non è soltanto il luogo d’arrivo, ma tutto ciò che si incontra lungo il cammino. Curve, valichi, vigneti, laghi e piccoli borghi trasformano ogni viaggio in un’esperienza da ricordare. Tra le strade più emozionanti c’è quella che conduce al Colle del Nivolet, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. Salendo di quota, i boschi lasciano spazio ai pascoli alpini, ai laghetti glaciali e alle cime che sembrano sfiorare il cielo.

È una delle strade panoramiche più spettacolari delle Alpi e regala scorci che cambiano a ogni tornante. Per chi ama la storia oltre alla montagna, il Colle delle Finestre è un’esperienza unica. Celebre per il Giro d’Italia, conserva un lungo tratto sterrato e attraversa boschi e pascoli d’alta quota. Poco distante si trova anche la Strada dell’Assietta, un percorso militare costruito nel Settecento che corre per decine di chilometri sul crinale tra la Val di Susa e la Val Chisone. Percorrere queste vie significa trovarsi sospesi tra cielo e montagne, con panorami che si aprono in ogni direzione. L’estate piemontese, però, non è fatta solo di alte quote. Nelle Langhe la Strada del Barolo attraversa dolci colline ricoperte di vigneti è patrimonio UNESCO. Castelli medievali, cantine storiche e paesi come Barolo, La Morra e Monforte d’Alba invitano a fermarsi spesso, perché ogni scorcio offre un panorama diverso e ogni piazza racconta una storia. Più a nord, la Panoramica Zegna, nelle Alpi Biellesi, è una strada nata dal sogno dell’imprenditore Ermenegildo Zegna, che volle trasformare la montagna in un luogo accessibile e ricco di bellezza. Boschi, pascoli e punti panoramici accompagnano il viaggio in un ambiente ancora autentico e poco affollato.

Si parte dalla Casa Zegna che si può visitare, la Conca dei Rodoendri dove si trovano diverse installazioni, il Santuario di San Bernardo, Bielmonte e il Bosco del Sorriso. Chi preferisce l’acqua può scegliere la strada che costeggia il Lago d’Orta, dove il blu del lago si alterna ai giardini delle ville e ai piccoli paesi in pietra. Da qui vale la pena raggiungere Orta San Giulio, uno dei borghi più romantici d’Italia, e imbarcarsi per la piccola Isola di San Giulio. Infine ci sono le vallate del Cuneese, come la Valle Maira, con i suoi 13 comuni, e la Valle Varaita, dove le strade si insinuano tra antichi villaggi in pietra, come Chianale, considerato il Borgo più bello d’Italia, e poi ancora prati fioriti e boschi silenziosi. Sono itinerari perfetti per chi cerca un Piemonte più riservato, lontano dal turismo di massa, dove ogni sosta diventa l’occasione per scoprire tradizioni, sapori e paesaggi rimasti quasi immutati nel tempo. Non solo chilometri da percorrere dunque, ma bellezza, emozioni, panorami che sorprendono dietro una curva, piccoli incontri e soste improvvisate. Ci sono viaggi in cui la destinazione conta, e altri in cui il vero privilegio è semplicemente percorrere, ed è proprio questo il fascino dell’estate piemontese.

“Le strade più belle non richiedono velocita, ma tempo”

 Maria La Barbera

Il Centro e le 2 culture fondamentali

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal/ democratica, laica e repubblicana e quella cattolico popolare e cattolico sociale. Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista. Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista. Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal/democratica e laico repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico popolare e cattolico sociale. E questo non solo perchè si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese. Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili. Ecco perchè il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.

Ultima prova del Campionato Mondiale BikeTrial B.I.U.

Sabato 8 e domenica 9 agosto ad Alpette è in programma la seconda ed ultima prova del Campionato Mondiale BikeTrial B.I.U. 2026, valida anche come quarta prova del Campionato Nazionale BikeTrial UISP. L’evento è organizzato dal Valli del Canavese Trial Team in collaborazione con il Comune di Alpette, con il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte e con il patrocinio della Città metropolitana di Torino.

Alla manifestazione partecipano le categorie agonistiche degli adulti, quelle amatoriali che competono per la Coppa del Mondo, le categorie giovanili (dai 7 a 15 anni, divisi per fasce d’età) e la categoria femminileLa partenza si troverà in paese, mentre le zone di gara saranno allestite lungo un percorso ad anello completamente naturale di circa 2 km vicino all’abitato di Alpette. Le zone saranno facilmente raggiungibili a piedi e anche dalle persone diversamente abili.

Venerdì 7 agosto sono in programma le iscrizioni degli atleti, la sfilata delle rappresentanze nazionali e la presentazione dell’evento con le autorità locali, metropolitane e regionali. Sabato 8 sono in programma le gare delle categorie giovanili (dai 7 ai 15 anni), di quelle amatoriali e di quella femminileDomenica 9 agosto sarà la giornata dedicata alle categorie agonistiche: i più forti atleti di tutto il mondo si sfideranno per circa 5 ore su di un percorso estremamente spettacolare. Il Campionato Mondiale BikeTrial B.I.U. ad Alpette sarà l’unica prova in Italia nel 2026 ed è la prima volta che il circuito iridato arriva in Piemonte, costituendo una importante occasione di promozione del territorio.

La disciplina del BikeTrial, il Trial in bicicletta, è nata negli anni ’80, come sport più semplice ed economico del Trial praticato in motocicletta. Fin dagli inizi lo spirito dei promotori e dei partecipanti è sempre stato improntato all’aggregazione intorno ad una disciplina praticabile fin dall’infanzia da bambine e bambini. Il movimento agonistico ha riservato uno spazio importante alle categorie giovanili, curando in particolar modo l’aspetto ludico e la promozione dei valori di sportività e rispetto del prossimo. Per i più giovani le gare di Alpette saranno un’occasione di aggregazione e di confronto con lingue e culture diverse, mentre gli adulti potranno confrontarsi con i migliori piloti del mondo e il pubblico potrà conoscere una disciplina sportiva molto spettacolare, nell’ambiente naturale dei boschi di Alpette adiacenti all’abitato, nell’area autorizzata del Valli del Canavese Trial Team. Gli spettatori potranno apprezzare il fresco garantito dalla quota di 1.000 metri, che nell’ultimo secolo ha fatto la fortuna di una località di villeggiatura scelta per la sua tranquillità e il gran numero di itinerari escursionistici possibili sulle montagne che la circondano, con vista sul vicino Parco Nazionale del Gran Paradiso. Alpette è celebre anche per l’Ecomuseo del Rame e per il suo Osservatorio Astronomico, un punto di riferimento del territorio per la divulgazione scientifica studentesca.

Il Valli del Canavese Trial Team asd è nato come Moto Club nel 1977 e ha organizzato gare di trial del Campionato del Mondo e un Campionato Italiano, con un forte impegno per rendere la disciplina motoristica sostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale. Nell’ultimo decennio il club ha sposato ancora di più la causa “green” promuovendo anche lo sport del Trial in bicicletta e organizzando diverse prove di Campionato Nazionale BikeTrial U.I.S.P. Il Valli del Canavese Trial Team è anche da sempre impegnato in iniziative di beneficenza per i bambini meno fortunati e nella collaborazione con cooperative sociali.

La Festa patronale di Sant’Eusebio a Cuceglio

Bartoli: «Tradizioni che rafforzano il legame tra le comunità»

CUCEGLIO – Una giornata di fede, tradizione e partecipazione ha accompagnato la festa patronale di Sant’Eusebio, celebrata domenica 2 agosto a Cuceglio con la Santa Messa e la tradizionale processione per le vie del centro storico.
Alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere regionale del Piemonte Sergio Bartoli, insieme ai rappresentanti delle istituzioni locali e del territorio. La celebrazione è stata presieduta da monsignor Stefano Bedello, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Vercelli.
La ricorrenza ha assunto un significato particolare per il legame che unisce Cuceglio alla città di Vercelli, entrambe profondamente legate alla figura di Sant’Eusebio. L’Amministrazione comunale vercellese è stata rappresentata da Fabrizio Finocchi.
«È stata una giornata capace di riunire istituzioni, associazioni, volontari e cittadini intorno a una tradizione profondamente radicata nella storia e nell’identità della comunità – ha dichiarato Bartoli –. Questi momenti rappresentano un’importante occasione di incontro e rafforzano i rapporti tra i nostri Comuni».
Il consigliere regionale ha quindi rivolto un ringraziamento al sindaco di Cuceglio Antonino Ioculano, all’assessore Mattia Baudino e a tutta l’Amministrazione comunale, al parroco don Luca, a monsignor Stefano Bedello, alle associazioni, ai volontari e alla Pro Loco per il lavoro svolto nell’organizzazione della manifestazione.
«Desidero inoltre ringraziare l’Amministrazione comunale di Vercelli, rappresentata dall’amico Fabrizio Finocchi, e tutti i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni limitrofi presenti. La partecipazione delle istituzioni testimonia la vicinanza al territorio e contribuisce a rendere ancora più sentite queste ricorrenze».
«Custodire e tramandare le nostre tradizioni – ha concluso Bartoli – significa mantenere vive le radici delle comunità e costruire, attraverso la collaborazione e la condivisione, un territorio sempre più unito».
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