Dal 25 settembre le storie dei quartieri in mostra a cielo aperto
Dal 25 settembre le facciate dei Bagni Pubblici di via Agliè, di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e di Dorado si trasformeranno in una grande galleria fotografica diffusa grazie a “Foto album da Aurora e Barriera”, il progetto collettivo realizzato dall’artista Bruno Boudjelal insieme agli abitanti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano.
L’iniziativa coinvolgerà direttamente le comunità dei due quartieri in un percorso di narrazione partecipata che, attraverso la fotografia, offrirà uno sguardo sulle storie, i ricordi e le esperienze di chi vive questi territori. Le immagini raccolte e realizzate durante il progetto comporranno un racconto corale capace di restituire la complessità, la vitalità e le trasformazioni di Aurora e Barriera di Milano.
Le installazioni fotografiche, esposte sulle facciate di tre luoghi significativi della città, porteranno lo spazio espositivo fuori dai suoi confini tradizionali, trasformando il paesaggio urbano in un’occasione di incontro, riflessione e condivisione. Attraverso gli sguardi dei residenti, il progetto racconterà il valore delle relazioni, delle memorie e delle identità che caratterizzano questi quartieri.
“Foto album da Aurora e Barriera” è parte di Urban Frame, il progetto ideato da Stratosferica e CAMERA Torino per promuovere la fotografia come linguaggio capace di raccontare la città e le sue trasformazioni, ed è tra i vincitori dell’Avviso pubblico “Torino, che cultura!”, attraverso il quale la Città sostiene proposte culturali innovative capaci di generare partecipazione e rafforzare il legame tra cultura, comunità e territorio. In questo contesto, “Foto album da Aurora e Barriera” offrirà un’occasione per mettere in dialogo arte contemporanea e cittadinanza, dando visibilità a racconti e prospettive che contribuiranno a costruire una narrazione condivisa della città.





LETTERE







Il progetto di un Centro autonomo, riformista, democratico e di governo è, oggi, quanto mai essenziale e decisivo. E non solo per rafforzare la qualità della nostra democrazia ma anche, e soprattutto, per attenuare gli effetti devastanti di quella radicalizzazione del conflitto politico e di quella polarizzazione ideologica che sono ampiamente cavalcati dalle leadership dell’attuale sinistra e di, conseguenza, della destra contemporanea. E proprio un Centro autonomo, schiettamente riformista e con una solida e credibile cultura di governo, può invertire questa rotta negativa e nefasta per la prospettiva concreta delle nostre stesse istituzioni democratiche. Ora, come insegnano le principali esperienze politiche centriste e riformiste della seconda repubblica, ci sono due componenti culturali – accanto ad altre, come ovvio e persino scontato – che possono e devono giocare un ruolo decisivo nella costruzione di questo progetto politico. In piena sintonia anche e soprattutto con la storia democratica del nostro paese. Le componenti fondamentali – o culture politiche o filoni di pensiero – che sono e restano decisive al riguardo sono l’area liberal/ democratica, laica e repubblicana e quella cattolico popolare e cattolico sociale. Due componenti che, come insegna l’ultimo grande partito centrista, riformista e culturalmente plurale, ovvero la Margherita, rappresentano il perno attorno al quale decolla un credibile progetto centrista. Al riguardo, è di tutta evidenza che si tratta di due tradizioni di pensiero e di due culture politiche che semplicemente non esistono più – o se esistono non giocano alcun ruolo significativo perché nascoste dagli azionisti principali – all’interno dei due schieramenti maggioritari. Che, com’è evidente a tutti, sono dominati in senso letterale da componenti riconducibili a precise derive: da quella massimalista a quella radicale, da quella estremista a quella sovranista. Sensibilità, culture, approcci e derive che erano, sono e restano quasi scientificamente alternativi rispetto a qualsiasi cultura o progetto o prospettiva centrista. Ma, per tornare alle due componenti fondamentali, è abbastanza evidente che il progetto guidato da Pina Picierno e da Carlo Calenda in vista delle prossime elezioni politiche del 2027, non può fare a meno di esaltare con forza e convinzione il profilo e le potenzialità di questi due grandi ceppi culturali. Appunto, l’area liberal/democratica e laico repubblicana e quella componente che storicamente ha accompagnato, e caratterizzato, l’evoluzione e la crescita della nostra democrazia. Cioè quella cattolico popolare e cattolico sociale. E questo non solo perchè si recupera un prezioso tassello storico del passato ma per la semplice ragione che la stessa cultura di governo è solida e credibile solo se è affiancata dal contributo decisivo di quelle tradizioni ideali e da quei filoni di pensiero che garantiscono di centrare quell’obiettivo senza degenerare o cavalcare derive che rischiano di minare le stesse fondamenta democratiche del nostro paese. Del resto, non passa attraverso la riscoperta degli “opposti estremismi” o, per dirla con un linguaggio più contemporaneo, degli “opposti populismi”, la strada migliore per avere governi seri, coerenti, credibili ed efficaci senza intraprendere avventure rischiose ed imponderabili. Ecco perchè il progetto di un Centro autonomo deve, sempre di più, rafforzare, affinare, irrobustire e rilanciare quelle culture che sono e restano fondanti per dare linfa e consistenza politica ad un progetto che oggi è semplicemente decisivo per le sorti stesse della nostra democrazia.



