ilTorinese

Da Genova gli alpini ci dicono che c’è anche un’altra Italia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai  proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila  Alpini rappresenta un’altra Italia  che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.
Anzi, per alcuni, quella sfilata può addirittura suonare una provocazione. La mancanza di esponenti del Pd di un certo livello a Genova  è indicativo di un pregiudizio sfavorevole nei confronti di raduni che potrebbero essere considerati bellicistici e nostalgici. Il Pd in passato ebbe ben altro atteggiamento . Il corpo degli Alpini è popolo in divisa, null’altro che popolo. Il ruolo che gli alpini hanno avuto durante le grandi calamità nazionali dovrebbero riabilitarli anche agli occhi dei più scettici, ma spesso non è così. Certo ascoltare le fanfare alpine che eseguono  le canzoni patriottiche della nostra storia, da Monte Grappa alle ragazze di Trieste, può dare fastidio in questa Italia che ha smarrito il senso della sua storia. Ma può anche suscitare sentimenti di commozione in chi ritiene che la Patria non è un’invenzione borghese per fregare il proletariato, ma è la sintesi che deve ricomporre tutti i dissensi e dare unità alle differenze. La Patria come elemento unificante della comunità nazionale. Anche il termine “nazionale“ appare a molti un aggettivo equivoco da bandire. Ma per fortuna dell’italia non ci sono solo gli scettici verdi e rossi  , ma c’è anche gente come gli Alpini e tra poco i Bersaglieri che si radunano, a proprie spese, per testimoniare la presenza viva, palpitante, forte di un’Italia capace di guardare al futuro sperando in un destino che appare nebuloso , contraddittorio, addirittura angosciante.   Il fatto che certi giornali nelle loro cronache abbiano ignorato la sfilata di Genova ci fa comprendere come anche l’informazione sia condizionata da preconcetti che sono l’esatto opposto del dovere di informare il lettore.

Ferramenta, Fai-da-te, Giardinaggio, Sicurezza: è tempo di ‘SiFerr 2026’

La più grande kermesse italiana del settore accende Napoli sabato 16 e domenica 17 maggio Con l’irriverente Giuseppe Cruciani e l’iconico Rocco Siffredi l’evento di business dà spazio anche allo spettacolo per essere ancora più trasversale, inedito e sorprendente.

Ferramenta, Fai-da-te, Giardinaggio e Sicurezza. Un intero mondo in Fiera. La 5a edizione di SiFerr è pronta a tornare protagonista con un evento che promette di superare ogni aspettativa e catalizzare l’attenzione anche oltre il settore. Sabato 16 e domenica 17 maggio 2026, presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, business, formazione e intrattenimento si fonderanno in un’esperienza ancora più intensa e coinvolgente, arricchita dalla presenza di due protagonisti capaci di attirare pubblico e media: Giuseppe Cruciani, volto noto per il suo stile diretto e provocatorio, e Rocco Siffredi, icona internazionale e testimonial ufficiale della manifestazione. Punto di riferimento per i professionisti dei settori ferramenta, utensileria, fai da te, colore, sicurezza e giardinaggio, SiFerr, targata Ma.Mu Divisione Eventi, si presenta con una proposta che unisce contenuti di livello e momenti ad alto impatto mediatico.

L’edizione 2026 rafforza la sua mission: creare connessioni, generare valore e sorprendere. Business in prima linea “Visitare SiFerr significa poter scoprire le ultime tendenze, confrontarsi con fornitori qualificati e valutare nuovi prodotti da inserire nel proprio assortimento, aumentando così la competitività dell’attività. Inoltre, la fiera favorisce la creazione di relazioni commerciali solide e durature, facilitando partnership strategiche e opportunità di collaborazione. Partecipare a SiFerr non è solo un’occasione per aggiornarsi, ma anche un momento concreto per generare contatti qualificati, sviluppare il fatturato e rafforzare la presenza sul mercato”, afferma Sebastian Galimberti, ideatore della manifestazione e titolare di Ma.Mu Divisione Eventi.

SiFerr rappresenta una piattaforma strategica per chi vuole trasformare la partecipazione a una fiera in reale opportunità di crescita. “Siamo contenti del ritorno alla Mostra d’Oltremare di SiFerr. Un appuntamento importante atteso da professionisti, aziende e operatori del settore. Un evento che si inserisce coerentemente all’interno della nostra agenda e arricchisce la nostra offerta fieristica”, dicono i vertici della MdO Remo Minopoli e Maria Caputo.

Nel corso delle due giornate, SiFerr offrirà un programma ancora più dinamico, pensato per stimolare confronto, relazioni e opportunità concrete. Dall’inaugurazione ufficiale con le autorità, prevista per la mattinata di sabato, fino ai corsi di formazione ERSI, i visitatori potranno entrare in contatto diretto con aziende e player di riferimento. Spazio anche ai contenuti editoriali, come i podcast “Smile SiFerr”, che darà voce ai protagonisti del mercato con uno sguardo attuale e diretto sulle evoluzioni del comparto. Sabato sarà segnato da uno degli appuntamenti più attesi: il talk show “Ipocriti… punto e a capo!”, che vedrà protagonista Giuseppe Cruciani, ideatore e conduttore del programma radiofonico e podcast più seguiti d’Italia ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’, insieme a Maurizio Scandurra, volto noto e opinionista del medesimo programma.

Un confronto diretto, provocatorio e senza filtri, destinato a catalizzare attenzione e dibattito. La giornata culminerà nell’aperitivo serale offerto da Gruppo Cardinale e da un ritmato DJ set, un momento informale. Domenica 17 maggio riflettori puntati su Rocco Siffredi, testimonial ufficiale dell’evento e presenza dirompente di questa edizione. Il suo incontro con il pubblico sarà uno dei momenti più attesi: un’esperienza diretta, coinvolgente e ad altissimo richiamo. Premi e riconoscimenti per celebrare l’eccellenza del settore.

Grande spazio sarà dedicato alla valorizzazione dei protagonisti del settore. Dopo il tributo alle attività delle 10 ferramenta storiche d’Italia nella giornata di sabato, la domenica vedrà la consegna dei Premi SiFerr 2026. Tra i riconoscimenti: il Premio alla Carriera ad Alberto Casati, il Premio alla Comunicazione a Chiara Dell’Acqua (Saratoga), il premio Miglior Agente dell’Anno a Michele Paladino e il riconoscimento a Eurogross come Miglior Grossista dell’Anno. Questi momenti celebreranno non solo i risultati, ma visione, capacità di innovazione e crescita.

SiFerr conferma la sua natura inclusiva con un’offerta pensata anche per le famiglie. Durante entrambe le giornate saranno attive aree dedicate al tempo libero. Dall’area bimbi con attività creative, fino agli spazi dedicati al divertimento come poligono di tiro e area con calcetti balilla, tutto è pensato per alternare lavoro e svago in modo naturale.

Non mancheranno giochi, iniziative speciali e momenti di incontro come “Un caffè con iFerr Magazine”. SiFerr 2026 ha pensato a due giornate che lasceranno il segno, dove ogni elemento contribuisce a creare un’esperienza unica. L’appuntamento è a Napoli, il 16 e 17 maggio 2026.

Piazza Baldissera, corso Moncalieri e via Tripoli: ecco i cantieri

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Lunedì 11 maggio, dalle 9.30 alle 13, la rotatoria di piazza Baldissera all’intersezione con corso Mortara sarà chiusa al traffico per consentire le asfaltature definitive del nodo viabile. Gli interventi serviranno a collegare la nuova pavimentazione con la carreggiata esistente e a preparare l’apertura della futura viabilità con il nuovo sistema semaforizzato. Durante la chiusura tutti i veicoli saranno deviati verso via Livorno. Sono previste anche modifiche temporanee alle linee del trasporto pubblico che attraversano l’area.

Sempre da lunedì 11 maggio, salvo maltempo, inizieranno i lavori di rifacimento della sede stradale in via Tripoli, nel tratto compreso tra largo Tirreno e piazza Santa Rita. Il cantiere procederà per fasi: prima sarà rimossa la vecchia pavimentazione, poi verrà steso il nuovo asfalto e rifatta la segnaletica orizzontale. L’obiettivo è completare l’intervento entro il 20 maggio, in vista della festa di via. Durante i lavori la carreggiata sarà parzialmente ridotta e potranno verificarsi rallentamenti.

Per consentire le operazioni in sicurezza saranno attivi divieti di sosta nelle aree interessate dal cantiere. Nelle ore serali sarà comunque possibile parcheggiare e, compatibilmente con l’avanzamento dei lavori, la sosta potrà essere consentita anche in alcune fasce della giornata. Non sono previste deviazioni delle linee del trasporto pubblico locale, anche se alcune fermate potranno essere temporaneamente spostate. Per agevolare la circolazione saranno presenti movieri per la gestione del traffico.

Mercoledì 13 maggio fino prenderanno invece il via i lavori in corso Moncalieri, dove nel tratto compreso tra il Ponte Isabella-viale San Vito e via Febo è prevista la realizzazione dell’ampliamento del marciapiede sul lato est, fino in prossimità dell’accesso al Parco Leopardi, oltre al rifacimento dell’asfalto.

Per tutta la durata del cantiere la carreggiata sarà ridotta da quattro a due corsie complessive, una per senso di marcia. È inoltre prevista la chiusura del marciapiede lato collina e sarà in vigore il divieto di sosta lungo la carreggiata.

I lavori in corso Moncalieri rientrano nel piano straordinario di manutenzione del suolo pubblico “Torino Cambia – Spazi che uniscono”, che nei prossimi 18 mesi porterà all’apertura di oltre 140 cantieri in tutta la città grazie a un investimento complessivo di 32 milioni di euro sostenuto da Fondazione CRT.

Tutti gli interventi si inseriscono nel più ampio quadro dei cantieri attivi in città. Si invitano i cittadini a prestare attenzione alla segnaletica provvisoria e, quando possibile, a scegliere percorsi alternativi.

TorinoClick

Foto Lori Barozzino

Auto si ribalta: gravi donna e figlia di 12 anni

Dopo un incidente stradale una donna di 48 anni e la figlia di 12 anni sono state ricoverate in prognosi riservata all’ospedale Maggiore di Novara. La vettura guidata dalla donna si è ribaltata autonomamente sulla la tangenziale di Novara, in direzione di Vercelli. In auto anche altre due bambine, di dieci e otto anni, ma non sono in condizioni preoccupanti.

AmMira, il Festival rigenerativo delle periferie di Torino 

Fondazione AIEF in collaborazione con Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. Fondazione AIEF inaugura la fattoria con i mini pony al Castello di Lucento e festeggia 5 anni di attività.

TORINO – Fondazione AIEF celebra il suo quinto anniversario con una grande festa al Castello di Lucento, luogo simbolo dell’azione rigenerativa che ha promosso in questi anni nelle periferie torinesi. Durante l’evento è stata inaugurata la nuova fattoria del Castello con i mini pony che ospiterà attività didattiche, educative e riabilitative rivolte in particolare a bambini e ragazzi con fragilità.

Ha, inoltre, preso il via l’edizione 2026 di AmMira Festival, il Festival rigenerativo promosso nelle periferie di Torino da Fondazione AIEF con il sostegno di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT: dal 9 maggio al 7 agosto, il Festival propone oltre 50 appuntamenti tra incontri, laboratori, spettacoli e momenti di partecipazione, coinvolgendo oltre 30 enti e associazioni, scuole, cittadini e istituzioni. Una programmazione trasversale rivolta a pubblici diversi, ospitata tra il Castello di Lucento e il Centro AIEF Mirafiori, che conferma AmMira non solo come calendario culturale e aggregativo, ma come percorso continuativo di ascolto e co-progettazione, parte integrante del modello rigenerativo di comunità. Il Festival, infatti, attiva processi strutturati di partecipazione e raccolta dati qualitativi, grazie a questionari somministrati durante gli eventi e ai successivi processi di analisi e mappatura, utili a intercettare bisogni e desideri dei quartieri e a orientare interventi futuri di riqualificazione urbana, sviluppo di servizi e rigenerazione sociale. AmMira Festival Mirafiori è anche parte del programma “ESTATE A SUD 2026: TORINO, CHE SPETTACOLO, CHE BELLA ESTATE!” promosso dalla Città di Torino e dalla Fondazione per la Cultura.

La fattoria del Castello è un nuovo spazio che amplia l’offerta progettuale di Fondazione AIEF, rafforzando il legame tra natura, cura, relazione e percorsi di autonomia. Nasce nell’ambito di AmMira, che è molto più di un Festival: è un processo che si rinnova e cresce ogni anno insieme ai quartieri, un’occasione concreta per costruire legami, raccogliere bisogni reali e trasformarli in azioni e servizi duraturi” dichiara Tommaso Varaldo, Presidente di Fondazione AIEF. “È questo il senso del modello AIEF: ascoltare, co-progettare e restituire valore al territorio attraverso percorsi condivisi”.

Cinque anni celebrati al Castello di Lucento, luogo che è diventato un esempio virtuoso di socialità, inclusione e impegno per i giovani e le famiglie, dove si creano legami e comunità. Continuiamo a sostenere realtà come questa che ogni giorno costruiscono relazioni, reti e futuro” ha scritto sui social, commentando la sua partecipazione all’evento, il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

Con il sostegno ad AIEF – sottolinea la Presidente Cristina Di Bari – la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT riafferma il proprio impegno nel promuovere progetti di rigenerazione territoriale che siano motori di cambiamento. Il nostro obiettivo è intercettare i bisogni reali delle persone attraverso azioni a impatto che offrano risposte concrete a tutte le fasce della popolazione, dall’infanzia alla terza età, promuovendo una comunità sempre più coesa e collaborativa, mettendo al centro il legame tra le generazioni e la solidità del tessuto sociale.”

A conferma dell’impatto sociale del festival, nelle prime tre edizioni AmMira ha realizzato oltre 120 eventi, coinvolgendo 50 enti e circa 6.000 partecipanti. Da queste edizioni sono nati servizi strutturati e continuativi come il Centro Diurno Aggregativo AIEF, dedicato alla prevenzione dell’isolamento degli anziani e delle malattie neurodegenerative, e l’Orto didattico urbano e la fattoria del Castello di Lucento, esempi concreti di come il Festival rappresenti un motore di rigenerazione e non solo un evento temporaneo.

Il programma completo è disponibile su www.fondazioneaief.org. Per aggiornamenti e contenuti si possono seguire le pagine social @ammirafestival.

FONDAZIONE AIEF

Fondazione AIEF si dedica al sostegno di persone fragili e alla promozione di comunità inclusive e solidali attivando progetti sociali nelle periferie di Torino. Nelle sue sedi, il Centro AIEF di Mirafiori e il Castello di Lucento, si sviluppano attività educative e riabilitative dedicate alle fragilità di bambini e adolescenti, interventi di contrasto alle povertà e alla dispersione scolastica, progetti a supporto delle vulnerabilità degli anziani e percorsi di formazione lavorativa per persone con disabilità. Tra il 2022 e il 2025 i progetti AIEF hanno accolto 219 minori con fragilità, 512 persone vulnerabili, 1.650 bambini in povertà economica, 3.800 studenti in percorsi educativi e oltre 2.470 nuclei familiari bisognosi. Una valutazione d’impatto, promossa dalla Fondazione nell’ambito di AmMira Festival 2025, per misurare in modo strutturato gli effetti generati dai progetti, ha stimato che, a fronte di 1,4 milioni di euro di donazioni raccolte e investite nelle attività, il valore economico generato per il territorio supera i 4 milioni di euro e il 79% dei beneficiari delle progettualità AIEF dichiara un miglioramento significativo della propria qualità della vita. Accanto ai progetti educativi e di inclusione sociale, c’è l’impegno di AIEF nella trasformazione di spazi abbandonati. Come realizzato per il Centro AIEF a Mirafiori e il Castello di Lucento, oggi Centri di Protagonismo Giovanile e punti di riferimento per il territorio, la Fondazione promuove interventi di riqualificazione urbana e rigenerazione sociale. Fondazione AIEF è un ente no profit nato nel 2021 per volontà di Tommaso Varaldo, grazie alla donazione delle opere d’arte di Eugenio Bolley che ne costituiscono il patrimonio. Sostiene il proprio operato con il contributo di imprese, fondazioni e benefattori attraverso donazioni, lasciti e il 5×1000.

“Napoli nobilissima”, due atti unici di Raffaele Viviani

In scena al teatro Carignano da martedì 12 maggio  per la regia e interpretazione di Geppy Gleijeses

Martedì 12 maggio, alle ore 19.30, debutterà al teatro Carignano la pièce teatrale “Napoli nobilissima”, spettacolo composto di due atti unici di Raffaele Viviani, dal titolo “Don Giacinto” e “La musica dei ciechi”. La pièce vanta come regista Geppy Gleijeses, che sarà in scena con il figlio Lorenzo, Massimiliano Rossi, Chiara Baffi e undici attori-musicisti da poco diplomati al teatro Nazionale di Napoli. Lo spettacolo è  prodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, Teatro Nazionale e resterà in scena fino a domenica 24 maggio.

Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani, il “Don Giacinto”, composto nel 1923, e “La musica dei ciechi” del 1928, offrendo uno spaccato della Napoli popolare e autentica. Nel primo il vecchio Giacinto, uomo di onore e dignità, si trova a dover fronteggiare le miserie umane e l’ipocrisia; nel secondo un’orchestrina di ciechi, guidata da un guercio e assistita da un pietoso venditore di ostriche, racconta una Napoli dolente e verace. Le musiche sono originali di Viviani  e si intrecciano a canti, danze e prosa, avvolgendo lo spettatore in un viaggio emozionante nel cuore del teatro partenopeo, restituendo la forza lirica dei bassifondi e immergendo il pubblico in una realtà cruda e poetica.

“Raffaele Viviani – spiega il regista e interprete Geppy Gleijeses –  rappresenta il più grande autore teatrale napoletano che ha esplorato, tranne che nell’ultimo periodo della sua attività,  la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente, i rifiuti della società  ( così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più profondi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è scoperta e esaminata del tutto la grandezza universale. Vicino a Bertold Brecht, per tematiche e analisi umana, ma culturalmente assai lontano non avendolo mai conosciuto  o comunque preso come riferimento,  Viviani, incredibilmente, pur non sapendo scrivere la musica, la fischiettava a un maestro, e pur non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, risulta estremamente vicino a quella temperie musicale.

Ho già diretto “Don Giacinto” nel 2000 per il Festival di Benevento. Si tratta della storia agrodolce  di un vecchietto dignitoso e nobilissimo, bersagliato dalla umanità  dolente e variopinta che lo circonda. “La musica dei ciechi” è  insieme  a “Sik Sik, l’artefice magico”, il più  bell’atto unico mai scritto da un autore napoletano, paragonato,  se non addirittura superiore a “I ciechi “ di Maeterlinck. Narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi guidati da un guercio”.

Info teatro Carignano, piazza Carignano 6 Torino

Orari degli spettacoli martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16. Lunedì riposo.

Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino

Tel 0115169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Foto Tommaso Le Pera

Un libro ripercorre la nascita del Barolo tra storia e figure leggendarie

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Un antico podere, un’imprenditrice ante litteram e un uomo vulcanico

Pierpaolo Ferrero, nonostante gli 87 anni compiuti, è l’emblema dell’esuberanza, della vitalità, dell’inventiva e dell’energia appassionata ed esplosiva che lo accompagnano da sempre. Dopo una vita rocambolesca, vissuta quasi come un romanzo in parte a Torino ed in parte in Costa Azzurra, a Cap d’Ail con l’adorata moglie Carla, pensa sia arrivato il momento di raccontare gli episodi più particolari della sua vita che riguardano la famiglia, il lavoro, le amicizie, i personaggi incredibili incontrati negli anni ed è così che nascono i primi libri autobiografici: Magic moments, White memories, Souvenirs de Cap d’Ail, scritti durante la pandemia da Covid nel suo ‘buen retiro’ in riviera.
“ A 85 anni ho avuto il desiderio fortissimo di conoscere mio cugino Roberto che non vedevo dal ‘49 quando i nostri genitori litigarono per questioni ereditarie e così gli ho telefonato, ci siamo incontrati , conosciuti e capiti perfettamente, stesso amore per il lavoro, la famiglia e le cose belle”, mi racconta Pierpaolo come un fiume in piena.
Cerco di farlo parlare dell’ultimo libro, La Saga dei Ferrero, che vuole pubblicare in un numero ristretto di copie, solo per famigliari ed amici ma si affollano i ricordi di una vita iniziata da bambino nelle Langhe poi da ragazzo a Torino, in cantiere, dove non voleva andare per non sporcarsi gli abiti ( ancora adesso Pierpaolo è un vero dandy) , inizia così come assistente di cantiere per poi essere assunto alla Recchi  e in seguito alla Stroppiana di Moncalieri che verrà acquisita da una società inglese, la Ready-mixed concrete spa, leader mondiale nel settore calcestruzzi dove a 34 anni diventa dirigente per l’Italia. Dopo qualche anno la società viene venduta al gruppo Ferruzzi e Pierpaolo assume il ruolo di capo area Piemonte.
“ Sono i primi anni ‘80 e la contestazione sindacale  in Piemonte è fortissima- mi dice Pierpaolo- il sindacato aveva distrutto la meritocrazia e i miei rapporti con loro erano molto duri ; durante i lavori preparatori per la costruzione della Rinascente in via Lagrange, inizia uno sciopero selvaggio e così , furibondo me ne vado e passo all’Unicem”.
A fatica, tra ricordi di auto sportive, belle donne e vacanze in Costa Azzurra, riesco finalmente a farmi raccontare l’amore per la terra di Langa e per il Barolo, “il vino più buono del mondo “.
La grande promotrice del Barolo, Virginia Ferrero, nasce nel 1865 a Torino da genitori originari di Serralunga che fondarono la casa vinicola nel 1856; Tota Virginia rappresenta tra le famiglie dei ‘barolisti’ ancora oggi un ricordo vivido e concreto. La prozia di Pierpaolo si avventurava, negli anni tra le due Guerre Mondiali, con il proprio calesse in Val d’Aosta, in Svizzera, Austria e Costa Azzurra per far conoscere il Barolo; questa donna che oggi sarebbe una grande imprenditrice, aveva intuito il potenziale della terra di Langa e aveva fatto crescere in modo esponenziale la sua azienda, negli anni ‘30 era diventata la più importante produttrice di vini con oltre 400.000 bottiglie prodotte in un anno.
I filari di uva di Tota Virginia erano stati messi a dimora nelle vicinanze del ‘palasot’, dove si faceva il vino,  oggi grazie all’imponente restauro voluto da Roberto Ferrero, il cugino di Pierpaolo, e’ diventato uno splendido Relais, Antico Podere Tota Virginia, in ricordo dell’intraprendente, tenace a coraggiosa prozia.
Didia Bargnani

Dialoghi al Museo Pietro Micca con Gianni Oliva

Lo scrittore presenterà, in occasione del Salone Off, ilsuo ultimo libro “La Prima Guerra Civile”

Il Museo Civico Pietro Micca di Torino inaugurerà, in occasione del Salone Off, un nuovo ciclo di incontri culturali dal titolo Dialoghi al Museo pensato come spazio di confronto, approfondimento e riflessione sulla storia e sull’attualità attraverso la voce di autori, studiosi e protagonisti del panorama culturale torinese e italiano. Il primo appuntamento si terrà il prossimo 12 maggio e avrà come ospite lo storico e scrittore Gianni Oliva, tra i più autorevoli divulgatori della storia contemporanea italiana. L’incontro sarà dedicato alla presentazione del suo ultimo libro, La Prima Guerra Civile, edito da Le Scie Mondadori, un’opera che affronta con rigore storico e grande capacità narrativa una delle pagine più complesse e controverse della storia nazionale; questa scelta rappresenta la volontà del Museo Pietro Micca di avviare questo percorso culturale con una voce autorevole e riconosciuta, capace di coinvolgere il pubblico in una riflessione profonda sul passato e sulle sue conseguenze nel presente. Il ciclo di incontri nasce con l’obiettivo di trasformare il museo in un luogo sempre più vivo e partecipato, aperto non soltanto alla memoria storica del protagonista, ma anche al dialogo culturale e civile. In questo spirito, la presenza di Gianni Oliva assume un valore simbolico importante, inaugurando una rassegna che intende diventare un appuntamento stabile per la città di Torino.

L’incontro si svolgerà presso il Museo Pietro Micca il 12 maggio prossimo alle 17.30

Per partecipare è richiesta la prenotazione all’ indirizzo email museopietromicca@comune.torino.it

Viaggi, ristoranti e benessere. Torino spende in esperienze per dimenticare la precarietà

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L’OPINIONE

A Torino si spende di più, ma non necessariamente si vive meglio
È questa la fotografia più nitida che emerge dai consumi delle famiglie torinesi tra il 2025 e l’inizio del 2026: meno soldi destinati alla spesa alimentare, più risorse investite in viaggi, cene fuori, palestra, sport e benessere personale. Un cambio di priorità che racconta molto più di una semplice moda.

Dietro questi numeri c’è una città che prova a difendere la propria qualità della vita in un clima economico percepito come fragile. La spesa media mensile cresce e supera i 2.600 euro, ma contemporaneamente diminuisce la capacità di risparmio: solo una minoranza riesce ancora a mettere qualcosa da parte. È il segnale di una classe media che continua a consumare, ma lo fa comprimendo le spese considerate essenziali.

Il dato più significativo non è tanto l’aumento delle uscite per il tempo libero, quanto il calo di quelle alimentari. Per la prima volta da anni, molte famiglie riducono acquisti quotidiani e consumi domestici pur di non rinunciare a esperienze che garantiscono evasione immediata. Ma anche qui vale la pena chiedersi: quale turismo, quali esperienze?

“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”, scriveva Lorenzo il Magnifico. E sembra quasi il manifesto implicito di questa stagione: spendere oggi per sentirsi vivi subito, anche se il risparmio si assottiglia e il futuro resta opaco. Il fitness, la cena fuori, il weekend diventano piccoli strumenti di compensazione emotiva dentro una quotidianità percepita come instabile.

Eppure sarebbe sbagliato leggere questi dati come il segnale di una città più ricca o più serena. Al contrario: raccontano una fragilità diffusa, mascherata da consumo. Si taglia sulla spesa quotidiana per salvare piccoli spazi di gratificazione personale. È il paradosso torinese contemporaneo: consumare esperienze per sentirsi meno precari, mentre la precarietà resta lì, sullo sfondo, sempre più normalizzata

Chiara Vannini

 

 

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Le famiglie torinesi faticano a risparmiare

La spesa media mensile delle famiglie torinesi si attesta nel 2025 a 2.616 euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Diminuisce la quota destinata ai consumi alimentari, tornati sui livelli precedenti alla pandemia, mentre cresce la spesa per beni e servizi non alimentari, trainata soprattutto dai costi legati alla casa — in particolare utenze e arredamento. Riprende anche il settore dell’abbigliamento, mentre restano stabili le spese per viaggi, vacanze e consumi fuori casa. In calo, invece, il numero delle famiglie che riesce a risparmiare. A livello territoriale, in Lombardia la spesa risulta superiore del 17% rispetto al Piemonte.

I dati sono stati presentati a Palazzo Birago nell’ambito dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, l’indagine promossa dalla Camera di commercio di Torino che, in coerenza con le rilevazioni ISTAT nazionali, analizza consumi e abitudini di acquisto di 240 nuclei residenti nel capoluogo piemontese.

Come sottolineato da Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, si registra un lieve incremento della spesa mensile, dovuto principalmente agli acquisti non alimentari. Tengono le spese per il tempo libero, riparte l’abbigliamento, ma si riduce la quota di famiglie in grado di accantonare risparmi. Cresce inoltre la preferenza per i negozi tradizionali, mentre la grande distribuzione mostra una lieve flessione. Nel confronto territoriale, la spesa delle famiglie torinesi si mantiene in linea con quella regionale piemontese, pur restando inferiore alla media nazionale.

L’indagine evidenzia anche l’evoluzione della composizione familiare nell’ultimo decennio. È diminuito il numero medio dei componenti dei nuclei familiari ed è aumentata in modo significativo la presenza di persone che vivono sole. Nel campione analizzato, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre il 45%, dato coerente con gli archivi anagrafici della Città di Torino, secondo cui circa un residente su due vive da solo.

Dal punto di vista economico, il 40% delle famiglie si colloca in una fascia di livello medio, il 15% in condizioni di agiatezza e il 14,2% in una situazione di autosufficienza. La fascia di debolezza economica interessa invece il 30,8% delle famiglie torinesi e supera il 53% tra le persone sole.

Nel complesso, il quadro del 2025 mostra famiglie che mantengono stabile il livello di spesa, ma con una crescente pressione sui bilanci domestici e una minore capacità di risparmio.